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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘endometriosi’

Endometriosi e difficoltà all’accesso alle cure e il Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

Liste di attesa che si allungano, difficoltà economiche, limitato accesso alle cure. Queste alcune delle principali motivazioni emerse dal questionario elaborato da APE – Associazione Progetto Endometriosi, la quale ha investigato sugli effetti e la relazione tra l’endometriosi, malattia cronica e complessa che colpisce circa 3 milioni di donne in Italia, e il Covid19. Un’emergenza nell’emergenza che ha ripercussioni devastanti sulle persone che lottano con questa patologia, le quali, già prima della pandemia, non trovavano una pronta e necessaria risposta dal sistema sanitario nazionale e che adesso devono scontrarsi in modo ancora più critico con la difficoltà di curarsi, in un contesto in cui la diagnosi precoce è fondamentale. L’endometriosi è una malattia complessa che ha origine dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, chiamato endometrio, in altri organi (ad esempio ovaie, tube, peritoneo, vagina e talvolta anche intestino e vescica), che provoca dolori fortissimi, tanto da limitare la vita quotidiana e causare infertilità. Il questionario di APE, associazione che unisce pazienti di tutta Italia, è un’indagine inedita, in quanto non sono reperibili altri dati che mettono in correlazione gli effetti che la pandemia ha avuto sulle donne malate di endometriosi nel Paese. Ha coinvolto oltre mille donne, dal 3 agosto al 17 settembre 2020, che hanno risposto a domande specifiche sull’accesso alle cure, l’assistenza sanitaria e le spese da sostenere, per elaborare un punto di vista globale da parte delle pazienti che vivono la cronicità della malattia e che sono ancora prive di tutele economico-lavorative. Un punto di vista da portare all’attenzione delle istituzioni e degli addetti ai lavori. L’emergenza Covid ha aumentato le liste di attesa relative a molte patologie, ma nel caso dell’endometriosi, in cui tali liste erano già molto lunghe, la situazione si è aggravata notevolmente. Sono inoltre aumentati i costi sanitari, già molto alti per le donne affette da endometriosi. Molte pazienti per curarsi nei tempi brevi necessari devono rivolgersi a medici privati, aggiungendo dei costi a quelli dovuti alla mancata esenzione dai medicinali, terapie e altre prestazioni multidisciplinari non garantite dal sistema sanitario nazionale, come ad esempio la psicoterapia, l’osteopatia, il nutrizionista.Sito web: http://www.apendometriosi.it

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“Oggi convivere con l’endometriosi si può”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Lo afferma la dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – perché è possibile tenere sotto controllo i sintomi e mantenere una buona qualità di vita. Inoltre, nei casi in cui la donna non riesca a rimanere incinta naturalmente è possibile ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita con buone possibilità di avere un bambino. È importante sottolineare come la gravidanza abbia un impatto positivo sulla malattia, poiché riduce le fluttuazioni ormonali tipiche di questa patologia che sono la causa dei forti dolori”.
I numeri dell’endometriosi sono piuttosto allarmanti: 10-15% la stima delle donne affette da questo problema, principalmente in un’età che va dai 30 ai 40 anni e con un ritardo della diagnosi che mediamente si attesta sui 7 anni. 176 milioni le donne con endometriosi nel mondo, 3 milioni i casi solo in Italia. Inoltre, la malattia impatta fortemente sulla capacità riproduttiva: il 30-40% delle donne colpite da questa patologia sono infertili.
L’endometriosi è una malattia cronica, dolorosa e invalidante che, se non adeguatamente curata, provoca forti ripercussioni sulla vita delle pazienti, costrette a convivere con ansia, discriminazioni, paura, giornate a casa, rischio di perdere il lavoro. Si verifica quando cellule dell’endometrio, il tessuto che riveste normalmente l’utero, si accumulano al di fuori della cavità uterina, come ad esempio nell’addome, nelle ovaie o nelle tube; questo accumulo anomalo reagisce alle variazioni ormonali tipiche di ogni ciclo femminile, provocando gonfiore negli organi in cui si trova.Si tratta di un’infiammazione cronica che si manifesta con forti dolori e sofferenze intestinali, accentuati durante il periodo mestruale, ma anche con aderenze e infertilità.
L’endometriosi è una patologia complessa che richiede specifiche competenze. Per questa ragione IVI ha organizzato, in alcune cliniche, unità dedicate per la cura dell’endometriosi. Grazie alla diagnosi e a un corretto trattamento e relativo follow-up, sia medico che psicologico, le pazienti possono sentirsi supportate e comprese. Negli ultimi dieci anni più di 9.000 donne si sono rivolte a IVI per riuscire ad avere un bambino nonostante l’endometriosi.Diversi i progressi nel nostro Paese dal punto di vista terapeutico-assistenziale, ma anche istituzionale, degli ultimi anni: l’inserimento nel 2016 dell’endometriosi nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti; l’entrata in vigore nel marzo 2017 dei nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) previsti per gli stadi clinici di endometriosi moderato e grave; un disegno di legge recentemente presentato al Senato per cercare di risolvere le criticità provocate da questa patologia.

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Infertilità femminile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Sono sempre più le donne con endometriosi che si rivolgono alla procreazione assistita. Il desiderio di un figlio non si ferma davanti ad una malattia in crescente diffusione e per la quale non ci sono terapie di guarigione. La scienza però ha fatto passi importanti, dando buone possibilità di una gravidanza anche a chi è affetto da questa patologia. «Grazie alle più recenti scoperte, siamo in grado di avere percentuali di successo che superano il 30 per cento. Una media che deve però tenere sempre in considerazione l’età della donna», spiega Michael Jemec, medico specialista in Medicina della Riproduzione del centro per la fecondazione assistita ProCrea di Lugano (Svizzera). Del resto, il binomio problemi di infertilità ed endometriosi – di cui si celebra in questi giorni la settimana europea di consapevolezza dell’endometriosi, la Awareness Week voluta dalla European Endometriosis Alliance – è presente in quasi il 50 per cento delle donne in età riproduttiva. Non sempre la paziente soffre di sintomatologia dolorosa. E in molti casi non è possibile arrivare ad una gravidanza in modo naturale. «Davanti al desiderio di diventare mamme, negli ultimi tre anni sono aumentate del 20 per cento le donne con questo tipo di patologia che si sono rivolte a ProCrea; non sempre però, l’endometriosi era l’unico ostacolo alla gravidanza», continua Jemec. Inoltre, «statisticamente abbiamo rilevato che circa il 10 per cento dei problemi di infertilità nella donna, dipendono dalla presenza di endometriosi». Nello specifico, l’endometriosi è una malattia caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale, e cioè della mucosa che normalmente riveste la cavità uterina, in sedi diverse. «Può intaccare l’ovaio, la vescica o l’intestino, provocando forti dolori alla donna», continua Jemec. Si tratta di una patologia in diffusione: l’Onu stima che almeno il 10 per cento di tutte le donne in età riproduttiva ne soffra. «L’endometriosi porta ad irritazioni e infiammazioni dei tessuti, una situazione che non è favorevole ad una gravidanza», ricorda il medico. «I numerosi studi internazionali che sono stati fatti hanno portato ad individuare particolari metodologie di trattamento. L’intervento chirurgico di rimozione dell’endometrio non ha portato ad innalzare le possibilità di gravidanza in un trattamento di fecondazione assistita; maggiori successi si sono ottenuti andando ad analizzare le infiammazioni che l’endometriosi provoca: abbassando i livelli di autodifesa dell’organismo, le possibilità di una maternità aumentavano».Per quanto l’endometriosi resti ancora una malattia non curabile, «è importante individuarla in tempo per poter contenere i suoi effetti», raccomanda Jemec. «Una sana prevenzione permette non solamente alla donna di soffrire un po’ meno, ma anche di preservare il proprio apparato riproduttivo. Nelle sue fasi più acute, infatti, l’endometriosi può portare anche alla sterilità».ProCrea – Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un’équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare (www.procrealab.ch), ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell’infertilità con tecniche d’avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. http://www.procrea.ch.

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Biberon al Bisfenolo

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2010

Il Canada ha classificato il Bisfenolo A (BPA) sostanza nociva per l’uomo e l’ambiente. Ricordiamo che il BpA e’ il maggiore componente delle plastiche di policarbonato usate nei biberon ma anche in altri contenitori per alimenti (bottiglie per bibite con il sistema del vuoto a rendere, piatti e tazze, pellicole e rivestimenti protettivi per lattine e tini, ecc.). Il BpA puo’ migrare nei cibi e nelle bevande conservati in materiali che lo contengono; inoltre puo’ causare l’endometriosi nelle donne, con effetti sulla capacita’ riproduttiva, una modificazione dello sviluppo fetale e danni ai neonati perche’ altera l’attivita’ del sistema endocrino. Sull’argomento  siamo intervenuti piu’ volte (2,3,4). I ministri della Sanita’ e dell’Ambiente canadesi hanno definito pericoloso per la salute umana e l’ambiente il BisfenoloA in tutte le sue applicazioni e non solo per i biberon. Questa decisione contrasta con quanto deciso recentemente dall’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, che ha ritenuto accettabili i livelli di concentrazione di Bisfenolo A nei vari prodotti in commercio. Rammentiamo che i biberon al BPA non si usano negli Stati Uniti, sono proibiti in  Danimarca e in Francia e il Canada, come detto, ne ha esteso il divieto per tutte le merci.

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Vivere con l’endometriosi

Posted by fidest press agency su sabato, 27 marzo 2010

L’endometriosi profonda è una delle patologie ginecologiche più frequenti che colpisce 3 milioni di donne in Italia, 14 milioni in Europa e 5,5 milioni nel Nord America; secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si parla di 150 milioni di pazienti al mondo. Colpisce maggiormente le donne in età riproduttiva tra i 26 e i 35 anni e viene diagnosticata, mediamente, con un ritardo di 7 anni dall’insorgenza (Fonte: Ministero della Sanità Italiana). Il meccanismo di questa patologia riguarda le cellule dell’endometrio, la mucosa che riveste la cavità uterina che si localizzano al di fuori dell’utero, più frequentemente nell’addome, sotto forma di cisti o noduli che possono interessare le tube, le ovaie e l’intestino. Ogni mese queste cellule subiscono le modificazioni tipiche dell’endometrio: crescono e poi si sfaldano durante il ciclo mestruale causando, spesso, forti dolori pelvici e irregolarità mestruali. Il trattamento per la cura nella maggior parte dei casi è chirurgico e va individuato di volta in volta valutando l’intero quadro clinico della paziente: l’obiettivo è eliminare la patologia ma anche preservare la funzione riproduttiva e, al contempo, garantire una buona qualità di vita della donna. Dati recenti hanno evidenziato come il trattamento chirurgico dell’endometriosi nei primi stadi della malattia ha permesso un aumento delle probabilità di gravidanza pari al 38%; negli stati avanzati della malattia, invece, non esiste un’univocità di comportamento e occorre valutare con attenzione quale trattamento proporre tra chirurgia o fecondazione in vitro (Fonte: Marcoux  1997).  Negli ultimi anni, invece, si è riscontrato come l’endometriosi pelvica sia, nel 50% dei casi, associata alla presenza di adenomiosi: l’introduzione dell’ecografia transvaginale e, ancora di più, la risonanza magnetica hanno permesso una diagnosi precoce di questa patologia attraverso la valutazione dello spessore della zona giunzionale uterina, cioè dello strato interno dell’endometrio subito al di sotto dello strato muscolare dell’utero, che nelle donne con adenomiosi risulta più sottile. L’adenomiosi può essere responsabile anche di sterilità, sia per l’alterazione del trasporto spermatico intrauterino che per difficoltà dell’impianto dell’embrione In una review della Cochrane del 2009 sulle terapie alternative per la cura dell’endometriosi, si è posto l’accento sulla medicina cinese confrontandola con quella tradizionale. Dai primi dati raccolti sembra evidente come la medicina cinese ottenga dei risultati sulla sintomatologia buoni e, addirittura, migliori rispetto alla medicina tradizionale. Tali dati necessitano ancora di studi ma i primi riscontri sembrano promettenti.

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Il dolore sessuale femminile

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2010

E’, nel gergo tecnico, dispareunia.  E’ un “segreto” molto diffuso: ne soffre il 15% delle donne in età fertile e la percentuale sale fin quasi alla metà  in quelle in menopausa (44%). Con gravi ripercussioni sulla loro qualità di vita e sulla coppia. Tra i fattori scatenanti, quelli biologici (infezioni recidive da candida o pelviche, endometriosi, iperattività del muscolo che circonda la vagina, stipsi fin dall’infanzia), psicosessuali (paure, inibizioni educative o disturbi d’ansia), ma possono essere fonte di dolore alla penetrazione anche i preliminari frettolosi, i conflitti col partner e la scarsa compatibilità anatomica. Per far luce su questo intimo disturbo la Fondazione Graziottin e l’Associazione Italiana Vulvodinia, organizzano  a Milano il primo corso nazionale di formazione. “Si tratta di problemi frequenti – afferma la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano, che al dolore della donna ha dedicato la Fondazione che porta il suo nome  – ma che sono tabù per i medici: non esiste una cultura specifica per affrontare il dolore sessuale in modo rigoroso e mirato e vi è una scarsa attenzione a tutti quei disturbi “di genere” direttamente o indirettamente correlati alla sessualità femminile e che spesso le donne faticano a confessare. Trascorrono in media 6/7 anni prima di giungere a una diagnosi”. “È  necessario sviluppare tra i professionisti una nuova sensibilità – afferma il prof. Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) – per cogliere i “campanelli d’allarme” dall’infanzia (come la stipsi ostruttiva o i disturbi minzionali) e dall’adolescenza per intervenire precocemente. La nostra Società è fortemente impegnata nella lotta a questa sofferenza”. Ma quali sono i segnali da non sottovalutare? “La difficoltà ad inserire il tampone interno, spesso dovuta non alla scarsa dimestichezza ma ad un ipertono muscolare o a un imene troppo stretto o rigido – spiega la Graziottin -. E se la “prima volta” circa i due terzi delle ragazze sente male, nelle occasioni successive il dolore durante la penetrazione non deve più verificarsi. Anche alcuni consigli pratici possono essere d’aiuto. Come indossare biancheria intima di cotone bianco, preferire le gonne, usare protezione intima in fibre naturali, detergenti a pH 5, non profumati. In caso di vulvodinìa (la sensazione dolorosa cronica che interessa la regione vulvare), evitare esercizi fisici che comportino un eccessivo sfregamento e frizione, come la bicicletta”.  “Scopo condiviso della Fondazione e della nostra Associazione è mettere al centro della diagnosi di dolore la donna e le patologie che posso concorrere al quadro clinico – aggiunge l’altro presidente del corso, il dr. Filippo Murina Primo Referente Servizio di Patologia Vulvare dell’ Ospedale V. Buzzi e Direttore Scientifico dell’Associazione Italiana Vulvodinia -. L’impegno è molto pragmatico: fornire ai colleghi linee guida e indirizzi clinici concreti, basati su un rigoroso razionale fisiopatologico, così da aumentare il numero di medici che possano curare  questi problemi in modo definitivo, con piena soddisfazione della paziente e del professionista”. Maggiori informazioni sulle attività promosse dalla Fondazione sono reperibili nel sito http://www.fondazionegraziottin.org, dove è stato attivato anche un sondaggio sul dolore al femminile che per la prima volta in Italia raccoglierà dati certi su questo tema. (fonte Intermedia)

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Endometriosi

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2009

“Si è segnato un altro punto importante nella lunga partita contro l’endometriosi – commenta il prof. Giorgio Vittori presidente della Società Italiana di Ginecologia (SIGO) in merito alla firma del protocollo d’intesa su questa malattia siglato nei giorni scorsi dal Ministro per le Pari Opportunità -. Un cammino iniziato da lontano, con il Convegno “Endometriosi malattia sociale” promosso dal 2005 dalla SIGO con le più importanti società scientifiche della ginecologia italiana. In quell’occasione, per la prima volta, si è parlato apertamente di un problema che coinvolge oltre tre milioni di donne italiane e provoca in un caso su tre infertilità. Sono seguiti un’indagine conoscitiva del Senato, che ha documentato la grave invalidità e i pesanti costi patiti da chi ne è affetta: nell’Unione Europea si stimano circa 30 miliardi di euro in giorni di lavoro persi a causa della malattia, senza includere la spesa per medicinali, chirurgia, tentativi terapeutici ripetuti, fecondazione in vitro e altre terapie per l’infertilità”. Uno studio del 2005 fotografa chiaramente come l’endometriosi sia molto debilitante per la donna: nell’81% delle interviste sono emersi disturbi del sonno, nel 79% riflessi sulla vita lavorativa, nel 77% rapporti sessuali dolorosi quando non addirittura impossibili, con pesanti ripercussioni sulla vita di coppia. E molto spesso, prima di ricevere assistenza, si affrontano lunghi anni di “calvario”: secondo i dati dell’Associazione Italiana Endometriosi (AIE – http://www.endoassoc.it) meno del 50% delle donne che accusava i primi sintomi è stato preso in seria considerazione dal medico, il 65% è stato mal diagnosticato e il 46% ha dovuto consultare almeno cinque specialisti prima di avere una diagnosi corretta, con una media di 8 anni di attesa. “Il nostro parlamento ha compreso l’urgenza di interventi concreti su questo fronte – continua Vittori – e si sono compiuti passi importanti: dal riconoscimento dell’endometriosi come malattia sociale, alla definizione di priorità condivise e bipartisan. Fra tutte, l’istituzione del registro italiano dedicato e dell’Osservatorio nazionale permanente, la definizione e il finanziamento di un “pacchetto di sostegno” per donne con forme gravi o recidivanti di malattia (indagini diagnostiche gratuite, farmaci, riconoscimento di invalidità), l’individuazione di un DRG dedicato, pesato e retribuito in ambito nazionale. Desideriamo quindi esprimere il nostro apprezzamento, come ginecologi in prima linea contro questa patologia invalidante, al Ministero per le Pari Opportunità che ha voluto con questo protocollo d’intesa ribadire la necessità di interventi condivisi a tutela della salute delle donne. Ci auguriamo – conclude il Presidente – che le iniziative di informazione e sensibilizzazione previste ricevano presto adeguati finanziamenti, indispensabili per dare concretezza alle iniziative e finanziare la ricerca scientifica”.

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