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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Posts Tagged ‘energetica’

Direttiva efficienza energetica per le case e le politiche europee sull’immobiliare

Posted by fidest press agency su domenica, 5 febbraio 2023

Roma 7 febbraio 2023, dalle 15.00 alle 18.30. Esperienza Europa-David Sassoli Piazza Venezia 6c, In vista del voto del 9 febbraio in commissione Industria, ricerca ed energia, l’Ufficio in Italia del Parlamento europeo organizza un evento-dibattito sulla direttiva UE sull’efficienza energetica delle case. L’evento sarà anche un momento di confronto sulle misure in materia di energia per l’immobiliare tra gli attori istituzionali nazionali ed europei e i rappresentanti del settore.Il relatore per il Parlamento europeo, il verde irlandese Ciàran Cuffe, la relatrice ombra per il gruppo ID Isabella Tovaglieri (Lega) e il rappresentante dell’Italia presso la UE, l’ambasciatore Piero Benassi, illustreranno gli ultimi sviluppi del percorso legislativo della direttiva in ambito europeo. Questo aspetto verrà approfondito anche, successivamente, dagli eurodeputati Massimiliano Salini (PPE-FI), Beatrice Covassi (S&D-PD), Ignazio Corrao (Verdi/ALE), Nicola Procaccini (ECR-FdI) e Tiziana Beghin (M5S).I saluti del ministro dell’Ambiente e la sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e di quello alle Imprese e Made in Italy Adolfo Urso introdurranno, invece, il panel sullo scenario immobiliare italiano in cui il sottosegretario della presidenza del Consiglio Alessandro Morelli e il consigliere alle politiche di bilancio del Presidente del Consiglio Renato Loiero si confronteranno con i rappresentanti del settore. Tra questi: Gilberto Dialuce, presidente di ENEA, Alessandra del Verme, direttrice dell’Agenzia del Demanio, Alfonso Pallavicini, presidente dell’Associazione europea case storiche, Francesco Burrelli, presidente ANACI e vicepresidente Remind, e Gabriele Scicolone, presidente città metropolitane Remind e Ad Artelia Italia.L’evento sarà aperto da Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia e da Paolo Crisafi, presidente di Remind, e conclusi dall’intervento di Tommaso Accetta, presidente Giovani Remind.

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T. Rowe Price: la crisi energetica è appena iniziata

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2023

A cura di Justin Thomson, Chief Investment Officer, International Equity, T. Rowe Price. In estate i prezzi all’ingrosso del gas sono aumentati a tal punto da portare a previsioni di blackout e razionamenti e a timori di freddo estremo nelle abitazioni private. Da allora, i prezzi hanno ritracciato perché la maggior parte dei paesi europei è stata in grado, di stoccare riserve di gas in vista dell’inverno. Tuttavia, sarebbe un errore pensare che la crisi energetica sia finita, per molti versi è solo all’inizio. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha cercato di utilizzare le vaste riserve di petrolio e gas della Russia come strumento per indebolire l’opposizione tra i Paesi occidentali. Dal momento che Germania, Italia e altri Paesi europei sono sempre dipesi dall’energia russa a basso costo, si temeva che la Russia potesse infliggere enormi danni economici e sociali, più di quanto il continente potesse sopportare. Chiudere i rubinetti del gas è un’arma che poteva essere usata solo una volta. Quando la minaccia si è palesata, i Paesi hanno iniziato a cercare fonti di energia alternativa. Dall’invasione dell’Ucraina, le importazioni di gas dalla Russia ai Paesi dell’Unione Europea (UE) sono diminuite in modo significativo, ampiamente compensate da un forte aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti e dal Qatar. Ad un certo punto, c’erano così tante navi da GNL in coda nei porti europei che i prezzi spot del gas sono diventati, per un breve lasso di tempo, negativi. Allo stesso tempo, i paesi europei hanno annunciato tetti ai prezzi dell’energia per proteggere persone e imprese dalle conseguenze della crisi energetica. Questi programmi costosi hanno alimentato il debito pubblico, ma hanno contribuito a prevenire l’instabilità sociale e una forte contrazione economica. Anche il consumo di gas è diminuito in modo significativo a causa dell’impennata dei prezzi, del clima più caldo e dalla distruzione della domanda nel settore industriale. Gli impianti di stoccaggio del gas in Europa sono ben riforniti rispetto agli anni precedenti e, in base all’attuale tasso di domanda, il continente dovrebbe arrivare alla primavera del 2023 con 30 miliardi di metri cubi (bcm) – 50bcm di stoccaggio rimanenti – una posizione nettamente migliore di quanto si potesse immaginare solo pochi mesi fa. Per questo è improbabile che l’Europa si possa trovare ad affrontare una grave crisi energetica il prossimo inverno, a meno che non si verifichi un’impennata della domanda dovuta al freddo o ad un’inversione nella distruzione della domanda. Tuttavia, è troppo presto per dichiarare vittoria nella guerra dell’energia. Sebbene il tentativo di Putin di utilizzare la dipendenza dell’Europa dal gas russo come strumento di ricatto sia fallito, l’Europa si trova ancora di fronte ad una sfida importante per garantire il soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico nell’inverno 2023-2024, e oltre. L’era della Russia come principale fornitore che soddisfa il fabbisogno energetico europeo è finita: non è più possibile tornare allo status quo precedente alla guerra in Ucraina. La Russia non avrebbe sabotato i suoi gasdotti Nord Stream vicino alla Germania se avesse preso in considerazione l’idea di inviare nuovamente gas in Europa. Sul fronte europeo, del resto, non c’è alcun desiderio di tornare a dipendere dall’energia russa. La transizione dall’energia russa non sarà tuttavia semplice. Nonostante il calo delle importazioni, il gas russo rappresenta ancora più del 40% delle riserve europee per questo inverno. In parole povere, se l’Europa ha circa 50 miliardi di metri cubi di gas stoccati per la primavera, dovrà immagazzinare di nuovo una grande quantità di GNL per arrivare in sicurezza fino alla primavera del 2024. Ai livelli attuali di domanda, ciò significa che l’Europa dovrebbe attrarre il 30% del mercato globale del GNL o il 35% del mercato spot globale una volta depurato dei volumi già contrattati. Potrebbe rappresentare un’impresa ardua. Quest’anno si è registrato un aumento del 12% delle importazioni di GNL in Europa dagli Stati Uniti, ma questo tasso di crescita non è sostenibile perché la produzione e la capacità di esportazione degli Stati Uniti sono attualmente ai massimi. Anche se fossero disponibili più esportazioni statunitensi, in Europa la capacità di trattare il GNL è attualmente limitata. Anche se ci sono progetti per la costruzione di nuove infrastrutture di trattamento del GNL in Europa, il loro completamento richiederà probabilmente diversi anni.Resta inoltre il fatto che gran parte del GNL importato in Europa lo scorso anno proveniva dalla Russia cosa che, a causa delle sanzioni, non potrà verificarsi. È probabile che la domanda mondiale di GNL aumenterà anche il prossimo anno, soprattutto se la Cina inizierà ad allentare le politiche “zero Covid”. Il GNL è già molto costoso, e i prezzi probabilmente aumenteranno nel corso del 2023 al crescere della domanda. A lungo termine, le fonti rinnovabili sostituiranno le importazioni russe nel soddisfare il fabbisogno energetico europeo, ma questa prospettiva è ancora molto lontana. Pianificazione, finanziamento e costruzione di parchi eolici e solari sono i punti chiave di un processo pluriennale. Installare tubature e altre infrastrutture per consentire alle famiglie e alle imprese di utilizzare l’energia eolica e solare può richiedere ancora più tempo. Le forniture di turbine eoliche e pannelli solari sono limitate anche a causa dei colli di bottiglia derivanti dalle politiche restrittive in Cina, oltre che per i ritardi nelle autorizzazioni e nei finanziamenti. Le energie rinnovabili sono il futuro, ma non possono rappresentare l’unica risposta al fabbisogno energetico europeo nell’immediato futuro. Questo implica che i combustibili fossili continueranno a svolgere un ruolo centrale ancora per qualche tempo. Nel breve termine, mentre i Paesi si affannano per individuare fonti alternative di gas, ci aspettiamo prezzi elevati e una maggiore volatilità. Ciò comporterà un costo enorme, in quanto i governi dovranno far fronte all’aumento dei prezzi e contemporaneamente sostenere i rincari delle bollette energetiche dei cittadini privati. Se i Paesi faticano a procurarsi tutto il gas di cui hanno bisogno, potrebbe essere necessario ridurre i consumi, ma convincere le persone a consumare meno gas ed elettricità non sarà semplice. Riteniamo che molti paesi europei, ma non solo, quest’anno si troveranno ad affrontare una recessione, in gran parte causata dalla crisi energetica. È chiaro, quindi, che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia continuerà a ripercuotersi sui mercati energetici per un periodo prolungato. Chiudere i tubi del gas, seppur sia stata un’arma utilizzata una sola volta, avrà un impatto macroeconomico che si farà sentire per gli anni a venire.

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“La questione energetica rimane la priorità per il nostro Paese”

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2022

“E’ un problema che tocca direttamente famiglie e aziende, mettendo a serio rischio la tenuta sociale ed economica, e che sta spingendo molti imprenditori a fare un passo indietro. L’Italia però non può permettersi una deindustrializzazione. Occorre accelerare il piano di transizione energetica, perché il tema, ormai è evidente, non è più se attuarlo ma in quali modalità”. A dirlo è Antonella Giachetti, presidente di Aidda, l’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda. “Più produttori energetici non hanno dato certezze sulle forniture e i contratti del prossimo anno pongono le aziende, soprattutto al Sud, davanti a troppe incertezze. Il Servizio di Salvaguardia sul fronte energetico delle aziende non si sta rivelando sufficiente e anzi le imprese che non hanno un contratto di somministrazione energetica per il 2023 rischiano di rimanere scoperte o di pagare cifre molto più alte – prosegue Giachetti -. Non possiamo quindi che valutare positivamente il decreto sulle Comunità energetiche emanato dal ministro della Transizione Ecologica e in particolare l’avvio della pubblica consultazione online. Un passo fondamentale e molto atteso”. “Al tempo stesso va sottolineato un punto che riteniamo sia importante modificare: la richiesta di realizzare gli impianti energetici destinati allo scambio nelle comunità energetiche solo dopo l’entrata in vigore del provvedimento rappresenta un ulteriore elemento di ritardo, avendo in molti negli ultimi due anni già iniziato a lavorare per l’installazione. Con questa previsione tutti gli impianti ora in costruzione sarebbero esclusi dalla possibilità di venire utilizzati per gli scambi dentro le comunità, e questo sarebbe un problema. Si tratta – conclude la presidente di Aidda – di un aspetto su cui intervenire per non rallentare ulteriormente una transizione ormai urgente”.

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La politica energetica per le aree urbane

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2022

Roma, Martedì 6 Dicembre 2022 Auditorium Unioncamere, Piazza Sallustio 21 Forum Istituzionale CityLab Energy dedicato alle politiche energetiche nelle aree urbane. Il Forum è promosso da: Cnr, Unioncamere, Rete Nazionale delle Agenzie Energetiche, Cluster Nazionale dell’Energia e GreenHillAdvisory. – nella mattina sono previste due Sessioni su Strategie ed Esperienze per la produzione, l’ efficientamento e le Comunità Energetiche – nel pomeriggio si terrà una Sessione dedicata al tema Finanziare le Politiche Energetiche, l’integrazione tra investimenti Pubblici e Privati, Partecipano come relatori: Parlamentari, Amministratori Locali, Dirigenti Pubblici, Manager di Aziende e di Fondi di Investimento. Il Forum prevede momenti di networking in occasione del “Caffè di Benvenuto delle ore 9.00” e del “Light Lunch delle ore 13.30”. La partecipazione, in presenza o da remoto, è libera previa iscrizione.

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«Siamo uno dei Paesi con la più bassa autonomia energetica in Europa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2022

«Il nostro Paese produce solo il 23% dell’energia che consuma» sottolinea Moreno Scarchini, ceo di EnergRed (www.energred.com), E.S.Co. impegnata nel sostenere la transizione energetica delle pmi italiane con un particolare focus sulle fonti rinnovabili e sul solare.Ma sfruttando il sole, il vento e l’acqua, l’Italia potrebbe aumentare il suo livello di autonomia fino a quintuplicarla. Migliorando l’efficientamento energetico ed aumentando l’elettrificazione dei consumi, l’Italia potrebbe raggiungere infatti il 60% di autonomia energetica, triplicando i livelli attuali e quintuplicando la media degli ultimi 20 anni. Invece, ad oggi, il nostro Paese è quintultimo in Unione Europea. «Performance peggiori si riscontrano solo a Malta (3%), Lussemburgo (5%), Cipro (7%) e Belgio (22%). Allo stesso tempo, tuttavia, l’Italia è —insieme alla Spagna— uno dei due Paesi più favoriti in termini di esposizione al sole» spiega Giorgio Mottironi, marketing manager di EnergRed. «Eppure negli ultimi 20 anni, inoltre, l’autonomia energetica italiana ha fatto registrare un miglioramento maggiore rispetto a quello registrato negli altri Paesi dell’Unione Europea e questo ci fa molto sperare per gli anni a venire» aggiunge Mottironi. Vero è infatti che l’incremento dell’autonomia in Italia (pari al 9%) è quintuplo rispetto a quello della Spagna (1,8%) ed è oltre il doppio rispetto a quello della Francia (3,7%).Secondo EnergRed la fruibilità di sole, vento ed acqua presenti sul nostro territorio, rendono l’Italia leader in Ue per disponibilità di fonti energetiche rinnovabili. Il punto rimane ora aumentarne la diffusione e migliorarne lo sfruttamento. «Per farlo si rende necessario ottimizzare la produzione a seconda delle peculiarità di ciascuna regione e delle relative risorse, considerando anche gli impianti già presenti nelle diverse aree del Paese» sottolinea il ceo di EnergRed.Il fotovoltaico, risorsa per la quale il nostro Paese è particolarmente favorito, potrebbe crescere anche di 6 volte. Il potenziale aumento della produzione relativamente al fotovoltaico è infatti pari a 126 GW addizionali, circa 6 volte la capacità installata odierna con Lombardia, Sicilia e Puglia sul podio: queste tre regioni messe insieme rappresentano un terzo della potenza addizionale nazionale, il 40% è relativo agli impianti installati sui tetti ed il rimanente 60% relativo agli impianti a terra, includendo anche l’agrivoltaico.L’eolico —che in Italia non manca— ha invece un potenziale per crescere di 2,5 volte. L’incremento raggiungibile a breve in termini di potenza è pari a 26 GW, anche in questo caso con tre regioni sul podio: Sicilia, Puglia e Sardegna, che messe insieme rappresentano il 62% dell’opportunità di sviluppo legata all’eolico. Ma tra le regioni a più alta ventosità ci sono anche Basilicata, Calabria e Campania. Poi ancora, l’idroelettrico —sia mediante il repowering di impianti esistenti che attraverso lo sviluppo di impianti di mini-idroelettrico, come EnergRed già sta facendo— ha un potenziale di incremento del 25% pari a circa 6 GW, prevalentemente in Lombardia, Trentino Alto Adige e Piemonte. Ma anche in Abruzzo. Senza dimenticare i rifiuti. Con le potenzialità del biometano si potrebbe arrivare ad una produzione di 6,4 miliardi di metri cubi, pari all’8% del consumo nazionale ed al 22% del gas importato dalla Russia.

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“Robeco: La transizione energetica ha un prezzo”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2022

A cura di Peter van der Welle, Strategist Multi Asset di Robeco.L’impatto della transizione energetica sull’inflazione dei prezzi al consumo ha subito un forte incremento in molti Paesi negli ultimi anni. Attualmente è un punto focale per i mercati finanziari e per molti consumatori. Esplorando tre scenari principali e studi precedenti sull’impatto inflazionistico della tassazione del carbonio e dei cambiamenti climatici, forniamo una valutazione del possibile impatto sull’inflazione dei prezzi al consumo nell’UE fino al 2050. Dal momento che la decarbonizzazione equivale di fatto a considerare il costo di un’esternalità negativa che prima non era stata presa sufficientemente in considerazione, non dovrebbe sorprendere il fatto che probabilmente i consumatori dovranno pagare un prezzo. Tuttavia, fintanto che l’approvvigionamento energetico sarà salvaguardato e gli effetti sulle famiglie più vulnerabili saranno attenuati, si tratta di un prezzo necessario da pagare per mitigare gli effetti peggiori del cambiamento climatico. Quanto più agevole sarà la transizione, tanto minore sarà la pressione al rialzo sull’inflazione. Gli investitori sono ben consapevoli di doversi preparare a un contesto di inflazione più volatile.Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione della ricerca sulle conseguenze macroeconomiche della transizione energetica dalle fonti energetiche fossili che emettono carbonio, come il petrolio, il gas naturale e il carbone, alle fonti energetiche rinnovabili come l’energia eolica, solare e idroelettrica. Mentre molti studi si sono concentrati sulle implicazioni per la crescita economica, è aumentata l’attenzione – anche da parte delle banche centrali – per l’impatto sull’inflazione dei prezzi al consumo, sia a causa del cambiamento climatico stesso, che delle politiche adottate per facilitare la transizione.Per valutare in modo esaustivo il possibile impatto della transizione energetica sull’inflazione nell’UE, abbiamo definito tre scenari principali: 1. Scenario “Status quo”. Questo scenario presuppone il mantenimento delle politiche esistenti o dichiarate volte a ridurre le emissioni di gas serra del 55% nel 2030 rispetto ai livelli del 1990. Queste politiche riguardano principalmente la produzione di energia, le attività industriali e l’aviazione. Dei tre scenari, questo è quello in cui si compiono meno progressi verso il raggiungimento del net zero entro il 2050. 2. Scenario “Tassa sul carbonio”. In questo scenario si ipotizza l’introduzione o l’ulteriore implementazione di tasse sul carbonio come principale strumento politico per ridurre le emissioni di gas serra. Queste sarebbero destinate a una gamma più ampia di settori, tra cui la produzione di energia, le attività industriali, l’aviazione, il trasporto stradale e l’edilizia. Mentre l’UE considera questo come un percorso politico separato, l’AIE considera le tasse sul carbonio come parte del suo scenario di politiche “Net Zero by 2050”. In questo caso ipotizziamo una tassa sul carbonio di 100 dollari per tonnellata di CO2, in linea con la maggior parte degli studi, ma superiore ai 60 euro adottati nei calcoli dell’UE. Presumiamo che i proventi della carbon tax vengano reimmessi nell’economia (circa il 50% attraverso investimenti pubblici in energie prevalentemente rinnovabili e il 50% per sostenere le famiglie vulnerabili, per ridurre le imposte sul reddito o sui salari e per rimborsare il debito pubblico). 3. Scenario “corsa alla regolamentazione”. In questo scenario, la principale leva politica è la regolamentazione piuttosto che la determinazione dei prezzi. La politica è finalizzata alla riduzione forzata di specifiche attività ad alta intensità di carbonio. Questo scenario si spinge ancora più in là rispetto allo scenario REG dell’UE e, tra i nostri tre, è quello che dovrebbe portare al maggior numero di progressi verso il raggiungimento del net zero. Si tratta anche dello scenario più dirompente.Mentre l’inflazione climatica e l’inflazione fossile saranno viste principalmente come shock negativi dell’offerta, l’inflazione verde potrebbe essere considerata un segnale di forza della domanda. Ciò suggerisce che la politica monetaria sarà probabilmente più reattiva nello scenario di “corsa alla regolamentazione”, in cui la greenflation è più elevata. Tuttavia, in tutti e tre gli scenari le banche centrali vorranno garantire che le aspettative di inflazione a medio-lungo termine rimangano ancorate al loro obiettivo di inflazione. Gli investitori farebbero bene a prepararsi a uno scenario più volatile per quanto riguarda l’inflazione e i tassi di interesse. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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Crisi energetica: come orientarsi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2022

E’ il webinar organizzato da Confindustria Toscana Sud per i prossimi 15 e 16 novembre, durante il quale verranno affrontati gli aspetti tecnici, finanziari, legali contrattualistici e amministrativi legati ai contratti di fornitura di energia elettrica e gas. “L’incontro sarà l’occasione per approfondire le attuali criticità relative al settore energetico e per fornire alle imprese preziose indicazioni che le aiutino a superare questa nuova emergenza, che sembra purtroppo destinata a perdurare – dice Alessandro Tarquini, Responsabile Confindustria Toscana Sud Delegazione di Arezzo e Amministratore Delegato del Consorzio Energia Toscana Sud – L’aumento del prezzo del gas sta avendo diversi effetti tutti negativi e in generale, così come previsto dal Rapporto di previsione del Centro Studi Confindustria dei primi di ottobre, i costi energetici delle aziende italiane sono stimati aumentare di 110 miliardi di euro rispetto ai valori pre-pandemia. Una situazione molto difficile, che le nostre imprese stanno ancora una volta affrontando con coraggio e determinazione, riducendo drasticamente i loro margini e mettendo in atto strategie di riprogrammazione del ciclo produttivo per ridurre i costi energetici – continua Tarquini – durante il webinar, che abbiamo concepito con un taglio pratico, potremmo ascoltare l’intervento dell’Avv. Stefania Gorgoglione, che tratterà gli aspetti legali contrattualistici, dalle conseguenze della crisi energetica sui contratti di fornitura di energia elettrica e gas alle garanzie per il pagamento della fornitura, al recesso dal contratto da parte del fornitore. Il punto di vista dei fornitori sarà illustrato da Massimo Pagano (Key Account Manager grandi clienti Edison Energia Spa), che ci fornirà un aggiornamento del mercato energetico e delle sue criticità. Ascolteremo poi la testimonianza diretta di Andrea Fabianelli (Presidente del Pastificio Fabianelli spa e del Consorzio Energia Toscana Sud), su come ridurre la dipendenza dal metano diversificando le commodities”. All’evento, la cui partecipazione è riservata agli imprenditori ed ai responsabili dei settori energia ed amministrazione delle aziende associate, interverranno inoltre: Andrea Brocchi (Area Sviluppo e Innovazione Confindustria Toscana Sud) sugli aiuti alle imprese per il caro energia e Francesco Pierini (Area Ambiente ed Energia Confindustria Toscana Sud), che parlerà degli aspetti amministrativi del fotovoltaico, extra-profitti, scambio sul posto e ritiro dedicato. I lavori saranno moderati da Carolina Gattuso e Simona Terziani (Area Ambiente ed Energia Confindustria Toscana Sud). Ampio spazio verrà dedicato a domande e quesiti dei partecipanti. fonte: http://www.confindustriatoscanasud.it/

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Dalla crisi energetica a Taiwan: i 4 grandi rischi per i mercati globali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2022

A cura di Giorgio Broggi, Quantitative Analyst di Moneyfarm. La crisi energetica rischia di peggiorare ulteriormente e potrebbe scatenare una crisi di liquidità per le aziende energetiche europee, mettendo in crisi il sistema economico dell’area geografica e certamente peggiorando le attese recessive per l’economia globale in generale. Negli ultimi mesi, infatti, la volatilità dei prezzi delle materie prime ha messo in luce la fragilità dei bilanci delle aziende energetiche, che devono correre al riparo dal cambiamento dei prezzi in futuro. Per fare ciò, le aziende utilizzano una quantità significativa di strumenti derivati che richiedono un collaterale, cioè una quantità di cash (o simile) che garantisca che siano in grado di pagare la controparte nel caso in cui la posizione derivata vada in perdita. Per fare un esempio, un’azienda che vende energia si protegge da cambiamenti nei prezzi vendendo (attraverso prodotti derivati) contratti energetici nel futuro. Nel caso in cui il prezzo dell’energia crolli, il profitto sulla posizione allo scoperto nei mercati futures compenserebbe la perdita corrente data dalle vendite a prezzi minori. Nel caso di un aumento del prezzo, tuttavia, la posizione con gli strumenti derivati andrebbe in perdita, richiedendo un collaterale più alto e causando un esborso non immediatamente coperto dalle maggiori vendite (che richiederebbero, infatti, più tempo).Per dare un’idea della dimensione del problema, la Svezia ha proposto una linea di credito da 23 miliardi per le proprie aziende energetiche. Per il momento la situazione sembra gestibile, sia perché i prezzi delle materie prime si sono parzialmente normalizzati, sia perché i regolatori si sono dichiarati pronti a intervenire a supporto. Tuttavia, se la situazione geopolitica dovesse peggiorare o se la riapertura della Cina fosse più marcata delle attese, mettendo pressione sui prezzi delle risorse energetiche, le prospettive per l’economia europea sarebbero molto poco rosee. La Cina rimane in una situazione molto complicata. Nonostante l’allentamento di alcune misure anti-Covid, la seconda economia del mondo sembra più fragile che mai. Il mercato immobiliare continua a tentennare a causa di una nuova, preoccupante, tendenza dei consumatori cinesi che continuano a bloccare i pagamenti per le nuove costruzioni. Tradizionalmente i costruttori richiedono circa un 30% del pagamento in anticipo, quota che poi viene però sistematicamente utilizzata per finanziare nuovi progetti, piuttosto che per completare velocemente quelli già iniziati. I lunghi lockdown hanno ulteriormente ritardato il completamento di proprietà già vendute e parzialmente pagate, scatenando proteste, boicottaggi e mettendo sotto pressione la liquidità del settore immobiliare. Inoltre, a peggiorare le cose, le banche cinesi hanno “semi-chiuso” i rubinetti di credito per il settore, al fine rispettare le norme governative sui livelli massimi di leva degli istituti creditizi e per le paure legate a un’industria che, dopo il caso Evergrande, sembra decisamente in bolla. A nostro parere, nonostante la situazione non vada sottovalutata, il governo ha reagito prontamente, con una serie di misure sufficienti per dare stabilità. In particolare, il Partito Comunista Cinese è intervenuto sia incentivando la domanda di mutui (per esempio abbassando i tassi), sia istituendo fondi di aiuto per il completamento dei progetti immobiliari, con quasi 800 miliardi di yuan già stanziati. Per il momento i mercati sono soddisfatti delle misure adottate e la domanda per i mutui ha ricominciato a salire, facendo sperare in un graduale miglioramento della situazione. Tuttavia, la deriva sempre più autoritaria del governo e la minor attenzione alle logiche di mercato potrebbero sfociare in misure poco market-friendly e peggiorare le attese di crescita.Il terzo rischio chiave, soprattutto per l’Europa, è che la situazione economica porti i governi ad alzare i toni populisti, proprio come accaduto nel Regno Unito. Se questo dovesse succedere, nei Paesi periferici d’Europa (Italia e Spagna su tutti) gli spread sul debito tedesco potrebbero tornare ai livelli della crisi del debito del 2011, mettendo di fatto a rischio l’esistenza stessa dell’Unione Europea. I mercati sono attenti al nuovo governo Meloni, che per il momento sembra averli rassicurati, come ci dice lo spread lontano dai massimi degli ultimi anni. Se questa sicurezza dovesse venire meno, il fronte comune europeo su temi come il conflitto in Ucraina e la crisi energetica verrebbe meno, aggravando la fragilità dell’economia nel suo complesso. La situazione geopolitica globale rimane l’incognita principale. Anzitutto, Putin potrebbe dare seguito alle sue minacce e testare armi tattiche nucleari, causando un’escalation poco prevedibile e un possibile conflitto con la NATO. Inoltre, Xi Jinping, durante il Congresso, ha ribadito la sua volontà di annettere Taiwan entro il 2024, accrescendo le paure di un conflitto aperto sull’isola. Nonostante l’escalation di agosto non abbia causato forti reazioni sui mercati, gli Stati Uniti potrebbero intervenire in caso di invasione, con effetti chiaramente catastrofici per l’economia globale.

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Povertà energetica e solidarietà: per la Giornata mondiale dei poveri la Caritas di Roma presenta “Sguardi”, nuova collana editoriale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2022

Roma. La presentazione del quaderno avverrà mercoledì 9 novembre, alle ore 15.30, nella Sala “Ugo Poletti” del Vicariato di Roma (piazza San Giovanni in Laterano, 6), in occasione della Giornata mondiale dei poveri che verrà celebrata domenica 13 novembre. Durante l’incontro verrà presentata anche la campagna di solidarietà “Bolletta sospesa”, una raccolta straordinaria di offerte da destinare al Fondo Famiglia della Caritas diocesana finalizzato proprio al sostegno delle persone e delle famiglie in maggiori difficoltà con le utenze di luce e gas. All’incontro interverrà Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma, insieme ai curatori del quaderno e ai responsabili dei Centri di ascolto delle parrocchie romane.

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“Robeco: La crisi energetica dell’UE sarà istruttiva e distruttiva”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2022

A cura di Roman Boner, Portfolio Manager della strategia RobecoSAM Smart Energy Equities di Robeco. Con le forniture di gas che scarseggiano e i prezzi dell’elettricità che si mantengono elevati, l’Europa si trova nella fase più acuta della crisi energetica. Tuttavia, un inverno mite potrebbe contribuire a evitare nei prossimi mesi blackout e razionamenti drastici. Finora, l’Europa si è assicurata importazioni di GNL (Gas Naturale Liquefatto) diversificando i fornitori e la speranza è di ridurre ulteriormente la domanda attraverso un mix di consumi volontari e obbligatori per l’industria e le famiglie negli Stati membri. Le misure stanno funzionando e le riserve si stanno accumulando. Le importazioni di gas dalla Russia sono passate dal 40% a meno del 10% in meno di un anno. Nel frattempo, le riserve invernali per l’intero blocco dei Paesi europei sono tornate a un rassicurante 90%.Riteniamo che l’UE debba favorire l’approccio discriminatorio olandese, in cui i prezzi sono sottoposti a un tetto massimo, dopo il quale i consumatori pagano il prezzo pieno di mercato. In questo modo si smorzerebbe l’impatto degli alti prezzi dell’energia per le famiglie e si frenerebbero i consumi eccessivi. Inoltre, a meno che non si verifichi un inverno rigido in Asia settentrionale, riteniamo che l’accesso della Cina all’abbondante gas russo e il rallentamento dell’economia interna ridurranno la concorrenza globale e manterranno le forniture di gas verso l’Europa.Nonostante la retorica e i litigi iniziali, emergeranno accordi di condivisione dell’energia che ridurranno ulteriormente i rischi di scarsità per i singoli Paesi.Anche se i blackout saranno probabilmente evitati, lo stesso potrebbe non accadere per eventuali fallimenti. Come per i Paesi, l’impatto dei prezzi dell’energia sarà disomogeneo tra i settori e le aziende e le imprese ad alta intensità energetica sono quelle che stanno sostenendo il peso maggiore di questo periodo di crisi. I profitti dei settori ad alta intensità energetica, come quelli delle utilities, della lavorazione dei metalli e i prodotti chimici, saranno colpiti per primi, con effetti secondari nei settori alimentare, alberghiero e dei trasporti.Le società di servizi “troppo grandi per fallire” si stanno affidando agli aiuti governativi, mentre le aziende più grandi con ampie riserve di liquidità hanno ridotto la produzione. I produttori di prodotti chimici e di metalli di base stanno passando al carbone a basso prezzo per avere energia e stanno chiudendo la produzione non redditizia.La tendenza a trasferire i costi sui consumatori ha protetto in modo particolare le aziende che operano in settori ad alto margine o con prodotti di alta qualità. I settori a basso margine e ipercompetitivi come il settore aereo, l’alimentare e i servizi di vendita al dettaglio, in cui aumentare i prezzi per i consumatori significa perdere quote di mercato, saranno ancora più colpiti. Alcuni hanno abilmente spostato i costi sui consumatori all’improvviso. I produttori di carta e cellulosa – anch’essi tra i principali settori ad alta intensità energetica – stanno rendendo i fogli di carta igienica più corti e stretti, mentre le aziende del settore alimentare – colpite indirettamente dall’aumento dei prezzi dei fertilizzanti e delle materie prime – stanno riducendo la quantità di cibo nelle confezioni.È iniziato un periodo di distruzione creativa accelerato dalla scarsità di energia e dalla volatilità dirompente. Chi si è affidato a infrastrutture tradizionali inefficienti e poco flessibili, basate su combustibili tradizionali, avrà sempre più difficoltà a sopravvivere con l’emergere di crisi e rischi imprevisti.Tuttavia gli approvvigionamenti di energia rinnovabile erano già in aumento nel 2021 e la precarietà energetica delle imprese dovrebbe sostenere una maggiore crescita nel medio-lungo termine. Nel frattempo, anche gli investimenti in tecnologie efficienti dal punto di vista energetico, dei fattori produttivi e dei processi dovrebbero accelerare, poiché le imprese e le famiglie si adattano alla scarsità come a un “new normal”. I mandati dell’UE per l’energia solare sui tetti e le pompe di calore ad alta efficienza energetica accelereranno queste tendenze. La cattiva notizia è che i costi dell’energia, dei fattori produttivi e degli investimenti rimarranno elevati, per cui il consumo energetico deve rimanere sotto controllo. Tuttavia, la crisi è spesso un catalizzatore del cambiamento. I governi, i consumatori e le aziende non dovrebbero lasciare che questa crisi vada sprecata. (abstract by http://www.verinieassociati.com/)

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Dopo la crisi energetica arriva quella alimentare

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2022

Se le bollette e i costi produttivi continueranno a salire, chiuderanno i battenti migliaia di aziende agricole con seri rischi per l’approvvigionamento di cibo. Servono subito interventi strutturali per invertire la rotta e mettere al riparo il settore primario. Così Cia-Agricoltori Italiani in vista della Giornata mondiale dell’Alimentazione che ricorre il 16 ottobre, data di nascita della Fao.Per Cia, dunque, non c’è tempo da perdere contro l’avanzare prepotente di un’ennesima emergenza e il nuovo Governo dovrà dare assoluta priorità alla definizione di misure efficaci e immediate per risollevare le imprese del settore, schiacciate dal continuo rialzo dei costi produttivi, a partire da quelli dell’energia spinti dal prezzo del gas, aumentato dell’800% in un anno.Allo stesso tempo -continua Cia- occorre ridare fiducia ai cittadini, sostenendo e rilanciando i consumi. I prezzi dei beni alimentari cresciuti dell’11,5% sullo scaffale del supermercato, senza tra l’altro alcun vantaggio per gli agricoltori, stanno erodendo sempre di più il potere d’acquisto delle famiglie italiane e accrescendo il pericolo diffuso di indigenza e povertà, che ha già raggiunto in Italia 5,6 milioni di persone. Se tutto ciò non bastasse -conclude Cia- a minacciare la sicurezza alimentare anche lo spettro dell’etichettatura Nutriscore, sistema ambiguo che non informa, ma condiziona le scelte dei consumatori, assegnando il bollino rosso a prodotti tipici della nostra Dieta Mediterranea, già patrimonio Unesco, come l’olio extravergine di oliva e il Parmigiano Reggiano, colpendo, così, il valore dell’agroalimentare Made in Italy di qualità.

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Priorità del Paese: Crisi energetica e legge di bilancio

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2022

Conegliano – “La crisi energetica di queste mesi, l’aumento spropositato dei costi delle bollette, stanno mettendo a dura prova i conti dei Comuni, l’attività delle imprese e le loro produzioni. Come Governo siamo intervenuti a più riprese, con misure economiche di sostegno, ma anche e soprattutto con una strategia che stiamo condividendo a livello europeo e che presto potrebbe portarci ad avere un nuovo programma Sure, per alleggerire lo sforzo economico dei governi”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in visita istituzionale nel nord-est, dopo aver incontrato il Sindaco di Conegliano Veneto ed i vertici della Nicros srl, azienda leader nel settore dei trattamenti galvanici su metalli.“Gli incontri di questi giorni – prosegue Castelli – mi permettono di confrontarmi, ancora una volta, con gli Enti locali che hanno questo problema e con molte imprese su cui pesa, come un macigno, il caro energia. Ci sono realtà importanti, come questa che abbiamo appena visitato che ha avuto un rapido percorso di crescita e che quest’anno ha ricevuto il prestigioso riconoscimento “CRIBIS prime Company”, premio attribuito per il massimo livello di affidabilità economico-commerciale, che ora sono estremamente preoccupate per la loro produzione, messa a rischio. Sono realtà che inorgogliscono il nostro Paese e che hanno contribuito a renderlo sempre più grande”. “Sono momenti di confronto importate. Proprio in queste settimane stiamo lavorando – ha concluso il Vice Ministro dell’Economia – ad un passaggio di consegne che, visti i tempi strettissimi, consenta al nuovo Governo di essere immediatamente operativo e di poter presentare il Disegno di Legge di Bilancio. E questa dell’energia è certamente la grande priorità che anche il nuovo Esecutivo sarà chiamato ad affrontare”.

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Accesso diretto ai fondi UE e crisi energetica

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2022

Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia, è stato eletto presidente della commissione Ambiente, cambiamenti climatici ed energia (ENVE) del Comitato europeo delle regioni (CdR), nel corso di una riunione esterna a Milano. Trzaskowski, che ricoprirà l’incarico per due anni e mezzo, presiederà anche il gruppo di lavoro Green Deal a livello locale, guidando gli sforzi del CdR volti a porre le città e le regioni al centro della transizione dell’UE verso la neutralità climatica.Sul fronte istituzionale dell’UE, il sindaco Trzaskowski ha sottolineato: “Gli enti locali e regionali devono essere al centro delle riforme strutturali del mercato dell’energia previste per il 2023, con meccanismi di consultazione obbligatori nel quadro del regolamento sulla governance dell’energia. La presenza dei relatori del CdR nelle diverse formazioni del Consiglio, sia che si tratti di gruppi di lavoro o di consigli ministeriali, deve costituire la regola e non l’eccezione”.Nel corso dell’attuale mandato, il CdR ha concluso accordi strategici con la DG ENER sul piano d’azione congiunto relativo all’ondata di ristrutturazioni, sul lancio della piattaforma delle parti interessate per l’inquinamento zero con la DG Ambiente e sull’istituzione della Camera degli ambasciatori nazionali del Patto dei sindaci e della rete di ambasciatori del patto per il clima del CdR, in collaborazione con la DG CLIMA.A livello internazionale, e ad appena quattro settimane dall’inizio della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici – COP 27 di Sharm el-Sheikh, il sindaco Trzaskowski ha espresso apprezzamento per la risoluzione sulla COP 27 presentata dalla commissione del Parlamento europeo, votata lunedì 3 ottobre, che sostiene le proposte del CdR per un ruolo più incisivo delle città e delle regioni nell’attuazione dell’accordo di Parigi. “Seguiamo da vicino le posizioni degli Stati membri in merito ai negoziati mondiali sul clima e auspichiamo che il Consiglio dell’UE sostenga inequivocabilmente la necessità urgente di un’azione di cooperazione multilivello e di un pieno coinvolgimento degli enti locali e regionali nell’attuazione dell’accordo di Parigi nell’ambito delle conclusioni finali della COP 27”, ha dichiarato il sindaco Trzaskowski. “Il processo di Edimburgo e il quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla protezione della biodiversità (CBD COP 15) sono l’esempio da seguire”, ha sottolineato il nuovo presidente della commissione ENVE.

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GAM: Quali conseguenze avrà la crisi energetica per l’Europa?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

A cura di Niall Gallagher, Investment Director European Equities di GAM Investments. Attualmente ci troviamo in una fase di massimo ribasso per quanto riguarda i titoli azionari europei, con la crisi energetica in cima all’agenda globale. I prezzi del gas in Europa sono aumentati enormemente; sono scambiati a circa 15 volte la media quinquennale fino al 2021. Inoltre, sono completamente scollegati dai prezzi del gas altrove, in particolare negli Stati Uniti. Considerando una base di energia equivalente, i prezzi del gas sono scambiati a diverse centinaia di dollari per barile di petrolio equivalente e per l’elettricità il rapporto è ancora più alto. Nel breve termine, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha causato una carenza di gas in Europa, che negli ultimi 10 anni è diventata molto più gas-centrica a causa della progressiva eliminazione del nucleare e del carbone e dell’aggiunta di fonti rinnovabili intermittenti. Tuttavia, riteniamo che l’Europa avrebbe dovuto affrontare una crisi energetica durante il processo di transizione energetica anche se non si fosse verificato il conflitto tra Russia e Ucraina. L’Europa ha bisogno di ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica nei prossimi 30 anni, ma resta da capire come i legislatori intendano procedere. Ci sono diversi elementi che potrebbero aiutare l’Europa a raggiungere una base più solida per quanto riguarda la transizione energetica. Nel breve termine, una risoluzione con la Russia ci permetterebbe di importare nuovamente il gas russo. Questo, tuttavia, è altamente improbabile, poiché la solidarietà europea nei confronti dell’Ucraina non è destinata a venire meno. Inoltre, il parco nucleare francese è attualmente sottoutilizzato di circa il 50%, con un numero significativo di impianti chiusi per manutenzione; quelli che funzionano a piena capacità sarebbero d’aiuto. Anche un inverno mite con molto vento ridurrebbe la pressione. Ma anche se tutto ciò si verificasse, l’Europa avrebbe comunque bisogno di serie misure dal lato della domanda per ridurre il consumo di gas, in particolare in Germania. A medio termine, l’Europa ha bisogno di una fornitura di gas molto più diversificata e di prendere molto più seriamente la sicurezza energetica. I governi nazionali potrebbero considerare le opportunità di fracking e dello sviluppo di riserve di gas. Allo stato attuale, è difficile che l’UE elimini gradualmente l’uso del gas nei prossimi 20 o 30 anni e quindi i contratti a lungo termine con i produttori degli Stati Uniti e del Qatar garantirebbero una fornitura a lungo termine. È inoltre necessario aumentare gli investimenti nelle fonti rinnovabili, eliminando le strozzature come i problemi delle reti di trasmissione in Germania. Riteniamo inoltre improbabile che la transizione verso l’obiettivo Net Zero avvenga senza investimenti significativi nell’energia nucleare. In gran parte dell’Europa c’è un certo consenso sul fatto che il nucleare sia il futuro. Esistono anche soluzioni a più lungo termine, come i reattori nucleari modulari che possono essere adattati e industrializzati per la produzione di energia elettrica, e crediamo che vedremo investimenti in questo settore. Applicando queste analisi alle azioni europee, riteniamo che sia necessaria una ripresa molto significativa degli investimenti. Ciò avverrà in concomitanza con la transizione verso il Net Zero, poiché ci sono molte aree in cui vediamo la possibilità di effettuare investimenti significativi e l’attuale crisi energetica, a nostro avviso, accelererà l’attenzione su di esse. È necessario investire maggiormente nelle reti energetiche per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, a beneficio delle compagnie petrolifere e del gas, ma anche di alcune realtà industriali che riforniscono queste catene di valore. Una delle misure più importanti che possiamo adottare per ridurre la nostra domanda di energia è investire maggiormente negli edifici. Ad esempio, l’isolamento degli edifici farà un’enorme differenza nella riduzione del consumo energetico.L’ultimo aspetto della crisi attuale è che le aziende del settore petrolifero e del gas stanno beneficiando di prezzi molto più elevati. I prezzi rimarranno elevati per qualche tempo e queste società genereranno flussi di cassa significativi. Ovviamente, per mantenere la loro licenza sociale ad ottenere questo tipo di profitti, dovranno investire pesantemente, in particolare nelle energie rinnovabili, e riteniamo che probabilmente lo faranno in termini di espansione verso più rinnovabili e tecnologie a basse emissioni di carbonio, che saranno parte della soluzione a lungo termine. Nel complesso, l’Europa si trova in una situazione difficile dal punto di vista economico. Tuttavia, riteniamo che questo mercato sia ben compreso e scontato e che, se da un lato è probabile che alcune aree subiscano un forte calo degli utili a causa della necessità di ridurre l’attività o dall’impatto di prezzi molto più elevati, dall’altro vi sono aree che beneficerebbero di livelli molto più elevati di investimenti che saranno necessari per rendere plausibile la transizione energetica.

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Recessione, crisi energetica e fiducia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

A cura di James Lindley, gestore tassi globali, team obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments. L’Italia rimane un ingranaggio di vitale importanza all’interno del progetto dell’eurozona. Il governo uscente ha consolidato questa posizione, infondendo fiducia ai politici europei e agli operatori di mercato sulla direzione di marcia dell’economia italiana e sull’impegno nei confronti dell’Europa. Questa fiducia ha permesso al governo Draghi di concentrare risorse in settori che sostengono l’economia in questo periodo in cui i prezzi energetici hanno subito un’impennata senza precedenti, generando anche benefici a lungo termine attraverso le riforme. La fiducia è uno dei beni più importanti per i mercati. Il cambio di governo potrebbe mettere a dura prova la fiducia degli operatori di mercato. Attualmente in Italia la coalizione di centro-destra ha cercato di dissipare i timori di un allontanamento dell’Italia dall’Europa, ma rimangono alcune preoccupazioni legate alla possibilità di dare forza alle voci più estremiste all’interno della coalizione di maggioranza, innescando un confitto tra la Commissione europea e il governo italiano.Dalla crisi dell’eurozona del 2010/11, l’Italia ha faticato a riscuotere un significativo appeal tra alcuni dei nostri investitori, molti dei quali provengono da Paesi del Nord Europa: questo ci ha portato in passato ad assumere poche posizioni sull’Italia. Tuttavia, in seguito alla significativa sottoperformance dell’Italia durante le prime fasi della pandemia da COVID-19, abbiamo assunto una posizione più positiva, ritenendo che vi fosse un ampio margine di rialzo grazie agli ingenti acquisti di debito da parte della BCE e, cosa altrettanto importante, al Recovery Fund, che a nostro avviso ha rappresentato un passo significativo verso la mutualizzazione del debito.Queste dinamiche sono ora cambiate. La BCE non sta più acquistando debito italiano su base netta e potrebbe avviare il “quantitative tightening” nei prossimi mesi. Inoltre, la situazione politica italiana è diventata più incerta: siamo in attesa di capire se il nuovo governo opterà per un aumento del deficit fiscale e soprattutto come si relazionerà con la Commissione europea. Sebbene la volontà dell’Europa appaia più forte che mai, temiamo che una recessione combinata con il razionamento del gas naturale possa indebolire tale determinazione e portare a un’ulteriore sottoperformance dell’Italia, data la sua forte dipendenza dal gas russo.Per quanto riguarda la nostra view sui titoli di Stato italiani, nel breve termine, temiamo che la combinazione tra la fine degli acquisti netti di attività da parte della BCE, il possibile “quantitative tightening” e ulteriori rialzi dei tassi, nonché l’ipotesi di un nuovo governo non ancora collaudato, potrebbe avere un impatto negativo sui titoli di Stato. Con la stretta monetaria e la compressione dei proventi, uno scenario recessivo appare sempre più probabile, cosa che verosimilmente metterà sotto pressione i deficit fiscali. Dato l’elevato contesto inflazionistico, non riteniamo che la BCE possa ricominciare a breve gli acquisti e quindi gli acquirenti del debito italiano saranno operatori più sensibili al prezzo e potrebbero richiedere rendimenti più elevati per compensare il rischio aggiuntivo.Nel lungo termine, lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria (TPI), recentemente introdotto dalla BCE, dovrebbe contribuire a mettere un freno agli spread dei Paesi, ma è improbabile che venga attivato fino a quando non si verificheranno ulteriori tensioni sul mercato. Prevediamo, inoltre, che l’eurozona continuerà a gravitare verso un’ulteriore mutualizzazione che dovrebbe essere di supporto al debito italiano, anche se questo potrebbe cambiare con l’evolversi dello scenario politico.In riferimento al mercato obbligazionario corporate, attualmente, la performance delle obbligazioni societarie italiane è rimasta allineata a quella dei mercati del credito della zona euro. Di conseguenza, fatichiamo a vedere molte opportunità in Italia in questo momento, soprattutto per la significativa esposizione dell’economia italiana al gas russo.

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Crisi energetica. Questa storia degli extraprofitti… una condanna a morte?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2022

Sarà la campagna elettorale, saranno gli scarsi approfondimenti che talvolta vengono fatti sulle questioni curando più lo slogan mediatico che l’informazione…. ma oggi va abbastanza di moda una parola, “extraprofitto”: una sorta di aspirina per tutti i nostri mali. L’origine è una legge che stabilisce che alcuni profitti debbano essere fiscalizzati più di quanto già non lo siano da parte di imprese energetiche che, siccome i prezzi dei loro prodotti all’ingrosso sono schizzati verso l’alto, loro hanno guadagnato di più e parte di questo guadagno debba essere dato allo Stato. Un primo acconto doveva essere versato entro il 30 giugno, ma sugli 11 miliardi preventivati è entrato poco più di un miliardo. Alcuni, convinti di essere di fronte ad evasione fiscale, hanno fatto esposti giudiziari. Ieri 31 agosto, per chi non aveva pagato in tempo, è scaduto il termine per ravvedersi, dopo partiranno le sanzioni che, nel frattempo, sono state anche raddoppiate.Pur ammesso che abbia valore l’ipotesi di evasione fiscale stiamo parlando di importi che, ammesso dovessero essere recuperati, accadrà come minimo tra una decina d’anni… un po’ fuori tempo massimo rispetto alle esigenze. Inoltre, siccome anche queste aziende con i cosiddetti extraprofitti stanno cominciando a lamentare problemi per il generale carovita (inflazione quasi al 9% ) e sembra che alcune siano sul lastrico… non è che queste pillole di “economia socialista” contro “economia liberale” minino alla base il nostro regime economico? E’ bene ricordare che le aziende, oltre ai profitti (legittimi e auspicati) per se stesse, elargiscono servizi, creano concorrenza e mercato nonché posti di lavoro… una dinamica senza la quale, per esempio, l’Italia sarebbe più simile a Cuba o alla Russia che non agli altri partner Ue e ai nostri alleati per eccellenza Uk, Usa, Australia, Giappone, etc. Ci viene in mente un detto popolare: tirando la coperta per coprirsi il viso, essendo la coperta corta, non ci si rende conto che i piedi rimangono al freddo e, se i piedi si ammalano, non si è più in grado di camminare da soli. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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La crisi energetica e la siccità nel mondo agricolo

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2022

Ci auguriamo che in questa campagna elettorale estiva gli schieramenti politici affrontino le questioni che stanno più a cuore al mondo agricolo, impegnandosi a fornire soluzioni chiare e condivise – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Dopo il ruolo svolto dal primo settore nei due anni di emergenza sanitaria, è arrivato il momento di riconoscere ai coltivatori il ruolo che spetta loro fornendo risposte ai problemi più urgenti.La crisi energetica e la siccità stanno mettendo a dura prova la nostra agricoltura, che ha già mostrato di avere le risorse per sopravvivere ai momenti più difficili – continua Tiso. Le difficoltà legate all’approvvigionamento di derrate alimentari cruciali e l’aumento dei prezzi delle materie prime impongono decisioni coraggiose. Anche a livello europeo si avvicinano scadenze decisive: il piano strategico per la nuova Pac deve ancora essere rielaborato e inviato a Bruxelles in tempo utile.Non si può poi dimenticare l’esigenza di rinnovare la rete idrica e di costruire un sistema diffuso di invasi per far fronte all’estrema siccità di questi mesi. L’agenda del prossimo Governo in materia di agricoltura si annuncia pertanto fittissima. C’è per questo bisogno di avere un quadro chiaro degli interventi che le varie coalizioni intendono realizzare se avranno la meglio. La politica agricola non può essere frutto di scelte improvvisate e legate alla convenienza del momento, ma deve essere il risultato di un progetto trasparente e condiviso con tutto il mondo produttivo.

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Studio crisi energetica: “Avrà impatto su ripresa economica”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2022

Agli inizi del mese di agosto numerose testate giornalistiche nazionali ed internazionali hanno riportato la notizia della ricerca condotta dai professori Marco Mele (Unicusano) e Cosimo Magazzino (Roma Tre) ed altri docenti di università straniere relativamente ad un loro studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Energy Reports.Gli studiosi, attraverso un complesso modello basato sulla Wavelet Analysis, hanno verificato la presenza di un nesso di causalità tra consumo di energia e crescita economica in Italia gettando le basi per riuscire un domani a prevedere i valori futuri del PIL reale italiano. Gli autori, nel loro studio sottoposto a revisione paritaria anonima internazionale, hanno dimostrato che una politica volta alla riduzione del consumo di gas potrebbe generare una riduzione del PIL dell’Italia che va da 2,61–2,85 anni ad un massimo di 3,5 anni.Pertanto, una politica economica basata sulla riduzione del consumo di energia – così come oramai si sta prospettando – avrà sicuramente un effetto avverso sulla ripresa economica dell’Italia post crisi pandemica.Ed ora, a soli 20 giorni dalla pubblicazione stampa della notizia dello studio di Mele e Magazzino, le cose non vanno certo migliorando ed altri paesi pilastri dell’Unione Europea stanno per varare misure volte alla riduzione drastica dei consumi energetici.Marco Mele e Cosimo Magazzino avvertono che “la riduzione del consumo di gas in Italia, correlato con l’aumento dei costi dell’energia, potrebbe generare un processo di lockdown produttivo nel nostro paese anticipando quanto dimostrato nel nostro studio”.In tal caso, precisano i professori, dalla crisi energetica si passerebbe velocemente ad una crisi economica che genererebbe una vera e propria emergenza sociale. I professori consigliano di non continuare ad attendere ancora ma attuare tutte quelle misure che permettano di ottenere dalle energie rinnovabili maggiore capacità di quanto ricaviamo oggi attraverso, ad esempio, l’ammodernamento degli impianti per l’accumulo di fine ciclo. (fonte: eu-west-1.amazonses.com firmato da: amazonses.com)

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Sette notizie positive dal mondo della transizione energetica

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2022

A cura di Xavier Chollet, Senior Investment Manager e gestore del fondo Pictet-Clean Energy di Pictet Asset Management. La decarbonizzazione, a conti fatti, è qualcosa che ci possiamo permettere. Nell’ultimo paper pubblicato a inizio agosto 2022, un gruppo di ricercatori guidati da Mark Z Jacobson, dell’Università di Stanford, ha stimato che il costo totale del passaggio a un sistema energetico basato al 100% sulle energie rinnovabili entro il 2050 sarebbe di circa 61.500 miliardi di dollari, equivalenti a circa 2.200 miliardi di dollari all’anno, o al 2,5% del PIL mondiale: poco più del 10% dell’attuale investimento annuo di capitale a livello mondiale. Jacobson ha aggiunto che, passando all’energia pulita, il consumo energetico mondiale diminuirà del 56%. Uno dei motivi di questo risparmio è che i sistemi energetici basati sulla combustione richiedono molta energia solo per funzionare. I ricercatori ritengono, infine, che il ritorno sull’investimento tipico di una spesa per la decarbonizzazione sia inferiore ai sei anni.In una ricerca dedicata, pubblicata a luglio 2022, la società di consulenza Boston Consulting Group (BCG) ha sottolineato che circa il 15% delle emissioni globali di carbonio deriva dall’allevamento di bestiame. Le linee di alimentazione di corrente continua ad alta tensione (HVDC) sono ora in grado di portare l’elettricità da aree con un’eccellente disponibilità di energia solare ed eolica alle principali regioni di consumo. Due dei progetti più importanti attualmente in fase di realizzazione sul mercato prevedono la trasmissione di energia dal Marocco al Regno Unito, e dall’Australia a Singapore. L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ha pubblicato un rapporto sul futuro commercio internazionale di idrogeno. Secondo il World Energy Transitions Outlook di IRENA, l’idrogeno coprirà il 12% della domanda globale di energia e ridurrà del 10% le emissioni di CO2 entro il 2050. Il 55% del trasporto avverrà tramite condutture già presenti e riadattate e il resto principalmente via mare, sotto forma di ammoniaca (NH3), un vettore di idrogeno più facile da spostare per grandi distanze rispetto al gas liquido stesso. Tuttavia, l’idrogeno potrà essere considerato come una soluzione veramente praticabile solo quando l’energia necessaria per produrlo si appoggerà a un sistema energetico green, ponendo al centro della transizione una sempre maggiore diffusione delle rinnovabili. Man mano che l’idrogeno diverrà elemento sempre più scambiato a livello internazionale, il settore attirerà investimenti. Soddisfare la domanda globale richiede investimenti per quasi 4 mila miliardi di dollari entro il 2050. Gli strumenti finanziari netti allineati allo zero dovranno sfruttare gli investimenti necessari.La svolta che si è avuta sul mercato americano con la nuova proposta di legge, l’Inflation Reduction Act (IRA)[4], sblocca una parte delle risorse inizialmente previste dall’amministrazione Biden (tramite il piano mai approvato “Build Back Better”, pari a 2.000 miliardi di dollari) destinate alla transizione energetica. IRA è stata definita come la proposta “sull’azione per il clima più significativa della storia degli Stati Uniti”. La proposta stanzia circa 370 miliardi di dollari per programmi energetici e climatici nei prossimi dieci anni, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra degli Stati Uniti del 40% rispetto ai livelli del 2005. Prima della firma finale, il disegno di legge dovrà passare al voto del Congresso, previsto alla fine del terzo trimestre. L’impegno alla transizione energetica arriva anche dalle aziende tra cui, tra le altre, troviamo realtà come Arcelor Mittal e Stripe. Arcelor Mittal, leader della produzione di acciaio mondiale, si è impegnata a porre fine all’utilizzo del carbone al più tardi entro il 2050. Nonostante le difficili condizioni di mercato, le prospettive per la transizione energetica continuano a rimanere solide. La rapida innovazione tecnologica consentirà un’elettrificazione ancora maggiore di trasporti, edifici e fabbriche, mentre solare ed eolico saranno le principali fonti di questa nuova fornitura di elettricità basata sulla competitività dei costi. L’aumento della consapevolezza, l’innovazione tecnologica e il rapido calo dei costi, insieme all’azione politica di lotta contro l’inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico, portano a molteplici punti di svolta in questo universo di investimento, sia a livello di iniziative pubbliche che private. Le attuali dislocazioni nei mercati dell’energia continueranno a stimolare gli investimenti delle imprese nelle tecnologie del risparmio energetico, rafforzando al contempo la necessità di abbandonare i combustibili fossili al fine di migliorare l’indipendenza energetica. (abstract)

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Transizione Energetica: l’effetto incrociato tra innovazione, costi e regolamentazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

A cura di Xavier Chollet, Senior Investment Manager e gestore del fondo Pictet-Clean Energy di Pictet Asset Management. Quando si parla di transizione energetica va sottolineato come la politica non sia tutto. Non più, per lo meno. Nonostante l’importante ruolo svolto fino a dieci anni fa dai regolatori, che si sono fatti promotori della transizione energetica, la prima leva che muove oggi la transizione è l’aspetto economico, sotto la voce della competitività dei costi. La regolamentazione continua, comunque a giocare un ruolo attivo di primaria importanza: vista la maggiore accessibilità economica e il peggioramento della crisi climatica globale, c’è stato un enorme slancio da parte dei governi nel sostenere nuovi investimenti in transizione. Una situazione esacerbata dalle questioni di sicurezza energetica dopo l’avvio del conflitto Russia-Ucraina e dal desiderio di troncare la dipendenza dalle importazioni estere. Anche l’Europa si sta muovendo in questa direzione: il piano REPower EU ha lo scopo di sviluppare l’utilizzo di energie rinnovabili a livello industriale, abitativo e dei trasporti, promuovendo l’indipendenza energetica europea. Le misure previste da Bruxelles prevedono, anzitutto, l’aumento nell’utilizzo di fonti rinnovabili, che dovrebbero raggiungere il 45% del fabbisogno energetico complessivo entro il 2030 (rispetto al 15% attuale). Un obiettivo da perseguire avvalendosi principalmente di tre iniziative: il raddoppio della capacità solare fotovoltaica entro il 2025 sugli immobili e il raggiungimento del quadruplo di tale capacità entro il 2030; la graduale installazione di pannelli solari su tutti gli edifici pubblici entro il 2025, commerciali (esistenti e nuovi) entro il 2027 e su tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2029; l’avvio di un processo di autorizzazione abbreviato e semplificato per progetti di energia rinnovabile (da svilupparsi entro 6 mesi/un anno). Il piano tocca anche il tema dell’idrogeno e della decarbonizzazione e fissa l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate di produzione di idrogeno rinnovabile e di 10 milioni di tonnellate di importazioni entro il 2030 per sostituire gas naturale, carbone e petrolio nelle industrie più difficili da decarbonizzare. La Commissione lancerà, inoltre, vari incentivi per sostenere l’adozione dell’idrogeno verde da parte dell’industria, promuovendo la decarbonizzazione del settore manifatturiero con circa 3 miliardi di euro di progetti già anticipati nell’ambito del fondo per l’innovazione. In Pictet, riteniamo che l’idrogeno verde abbia un enorme potenziale nel lungo periodo (specie per alcune applicazioni, come nell’ambito dell’industria pesante). Tuttavia, la tecnologia a supporto del suo sviluppo e le opportunità di investimento in questo settore sono ancora in una fase iniziale, con molte società pure-play ancora volatili, negative in termini di free cash flow. Bisogna quindi ricordare che la transizione energetica avrà impatti positivi diretti e impliciti sulla “S” del noto acronimo ESG (sebbene più difficili da quantificare), riducendo i problemi di salute dovuti all’inquinamento atmosferico e fornendo elettricità pulita e conveniente, maggiore indipendenza energetica (stoccaggio e distribuzione locale) e sicurezza nazionale. Nel processo di selezione del fondo teniamo conto di tutti gli aspetti ESG, effettuando una analisi company-by-company per valutare le dinamiche di governance aziendale e promuovere pratiche di engagement che portino al miglioramento dell’attività delle aziende target. L’esempio forse più chiaro arriva dal comparto dei semiconduttori, su cui adottiamo una strategia di full engagement per rendere più sostenibile tutto quello che ruota attorno alle loro attività dal punto di vista sociale e ambientale. (abstract) fonte: https://am.pictet/it/italy/articoli/2022/idee-di-investimento/07/pictet-clean-energy-l-effetto-incrociato-tra-innovazione-costi-e-regolamentazione-sulla-transizione

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