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Posts Tagged ‘energetica’

Efficienza energetica nell’industria, gli investimenti 2021 crescono dell’8%

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2022

Nel 2021 in Italia gli investimenti per l’efficienza energetica in ambito industriale hanno raggiunto i 2,2 miliardi di euro, quasi totalmente (90%) per tecnologie hardware e solo in minima parte per soluzioni digitali e software. Si tratta di un 8% in più rispetto all’anno precedente, ma è difficile parlare di ripresa, visto che il 2020 aveva fatto registrare risultati particolarmente negativi (-19,6%) e che l’inversione di tendenza non è stata sufficiente a riportare i valori ai livelli pre-pandemici (peraltro già in frenata dopo il boom del biennio 2015-17) a causa di diversi fattori normativi e di mercato. Infine, l’ultimo trimestre del 2021 è stato investito dalla forte crescita dei prezzi delle commodities, a cui non è però corrisposto un aumento degli investimenti in efficienza energetica. Sono alcuni dei risultati contenuti nel Digital Energy Efficiency Report 2022 redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano e presentato questa mattina nell’ambito di un convegno a cui hanno preso parte, in tre diverse tavole rotonde, anche le numerose imprese partner della ricerca. L’aumento più sensibile all’interno delle tecnologie hardware (+8,4% di investimenti in totale) riguarda la cogenerazione (+21%), seguita dall’illuminazione efficiente (+8%) che però è ancora ben lontana dal colmare il -21% registrato nel 2020 rispetto al 2019. Le soluzioni digitali, invece, sono cresciute appena del 4% e quasi la metà degli investimenti (74 milioni di euro, pari al 47%) ha riguardato i sistemi di raccolta e monitoraggio dei dati energetici di processo. Gli stanziamenti del PNRR potrebbero contribuire a invertire la rotta? “Purtroppo l’efficienza energetica nel comparto industriale è la Cenerentola del Piano nazionale di ripresa e resilienza – commenta Federico Frattini, vicedirettore dell’Energy&Strategy e responsabile dell’Osservatorio DEER – e i fondi che le sono stati destinati sono decisamente esigui rispetto a quelli indirizzati ad altri settori. Le motivazioni possono essere diverse: fattori di carattere strategico, come la scelta di incentivare maggiormente l’installazione di impianti da fonti di energia rinnovabile per andare incontro agli obiettivi di decarbonizzazione imposti dalle direttive europee; oppure fattori legati alle caratteristiche intrinseche del parco edilizio ad uso civile, che essendo più arretrato rispetto a quello industriale è oggetto della maggior parte dei fondi per la riqualificazione degli edifici. Tuttavia, il processo di digitalizzazione delle imprese gioca un ruolo fondamentale per raggiungere qualunque obiettivo nell’ambito della transizione ecologica e dunque abbiamo ragione di ritenere che, superata l’attuale fase emergenziale, gli investimenti in chiave industriale saranno trainati dai fondi per il Piano Transizione 4.0”.In continuità con il triennio 2018-2020, le maggiori diffidenze sono legate agli eccessivi tempi di ritorno degli investimenti e all’incertezza del quadro normativo, ma nelle PMI si registra anche una mancanza di consapevolezza da parte del top management. Quasi il 90% delle imprese afferma che il rincaro dei prezzi dell’energia porterà a un incremento, nell’immediato o nel prossimo futuro, degli investimenti in efficienza energetica, soprattutto su tecnologie – illuminazione, inverter, motori elettrici, aria compressa – relative al processo produttivo. Quanto alle ESCo, si registra un rallentamento nella crescita, soprattutto rispetto al biennio 2017-2018: nel 2021 quelle certificate sono aumentate di appena 2 unità. Il 36% afferma di avere lo stesso numero di dipendenti del 2020, e una identica quota di averlo aumentato del 10% o più. Tuttavia, la maggioranza del campione (52%) dichiara un fatturato a fine 2021 accresciuto di oltre il 10% (anche l’Ebitda, nel 54% dei casi), a fronte di un 19% che ha subìto una diminuzione nei ricavi (il 14% di oltre il 20%). Emerge quindi un quadro sostanzialmente positivo che conferma il percorso di ripartenza intrapreso dal settore dell’efficienza energetica industriale nel corso del 2021, atteso in ulteriore crescita nel 2022.

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Crisi energetica e fonti alternative. Qualcosa non funziona

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2022

In attesa di definire meglio tempi e modi della rinuncia al gas russo, per ora, con la decisione di ieri della Commissione Ue, ci accontentiamo di una riduzione del 90% del petrolio del Paese di Putin che sta invadendo l’Ucraina. Guerra che si somma ad una crisi delle fonti energetiche che si è manifestata sin dagli ultimi mesi dell’anno scorso e che ha fatto diventare urgenza un nuovo sistema di approvvigionamento basato su fonti alternative… come del resto l’Italia dice da tempo e l’Ue incentiva anche tanto.Ma com’è la situazione, ce la possiamo fare o siamo il solito Paese che parla e poco agisce?Ha ragione, per esempio, l’amministratore delegato di Enel quando sostiene che sulle rinnovabili c’è un tale ingorgo per i progetti in attesa di autorizzazione che la pubblica amministrazione non è in grado di farvi fronte per le autorizzazioni? E’ probabile. Ma non solo. Sembra che il nostro Paese non sia adeguato per carenza di progetti (quantità e qualità) e autorizzazioni della pubblica amministrazione. Vediamo alcuni esempi. L’asta del Gse (Gestore Servizi Energetici) per l’assegnazione degli incentivi alle energie alternative, ha registrato un flop: 309 progetti su 324 avevano le carte in regola ma solo il 13% della potenza elettrica rinnovabile incentivata è stato assegnato. Molte aziende preferiscono giocare direttamente la partita del mercato aperto con altri contratti che non i macchinosi meccanismi di incentivazione. La maggior parte dei casi di abbandono delle aste riguarda progetti solari su terreno agricolo o agrivoltaico, ancora esclusi dalle gare. Gli uffici tecnici della Regione Puglia hanno dato due pareri negativi alla realizzazione di due grandi impianti di energia rinnovabile. Un impianto eolico della potenza pari a 42 Mwp e un altro di 66MW.Regione Puglia che non è nuova a queste bocciature, avendo fatto altrettanto anche nel 2019 con giudizio negativo sulla compatibilità ambientale.E sempre la stessa Regione, che si era arrogata il diritto di decidere in proprio, è stata bocciata dalla Corte Costituzionale: le regioni non possono indicare i luoghi in cui non è possibile costruire gli impianti eolici perché il loro “corretto inserimento” deve avvenire secondo linee guida nazionali. E’ evidente che c’è qualcosa che non funziona. Le Regioni (Puglia nello specifico) o sono troppo brave nell’individuare chi non è in regola, aggiudicandosi anche poteri che non hanno, o il contrario. Le aziende, società di profitto, hanno pochi stimoli a seguire le necessità impellenti. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Convegno sulla transizione energetica

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

Dalla collaborazione tra la Fondazione Critica Liberale e il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Filippo Gallinella, nasce ‘Piattaforma Tematica’, un luogo per affrontare e dibattere i grandi temi dell’attualità, aprendo a riflessioni e spunti risolutivi. “Partiremo dalla quantificazione del fabbisogno energetico italiano, tenendo conto del trend annuale e del prevedibile aumento o diminuzione nei prossimi anni, suddividendo tra richiesta di combustili per usi domestici e per usi industriali e richiesta di energia elettrica – dichiara il deputato Filippo Gallinella (Pres. Comagri Camera) – Cercheremo di ipotizzare un valore, credibile, di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Come integrare, dunque, la differenza?”. Dopo i saluti iniziali di Riccardo Mastrorillo (Critica Liberale), sarà il già presidente dell’Assemblea Parlamentare NATO Paolo Alli a riferire sul contesto internazionale e la sicurezza delle fonti di approvvigionamento. Il responsabile Sostenibilità e Affari Istituzionali Italia dell’Enel, Paolo Iaccarino, illustrerà invece il ruolo delle fonti energetiche rinnovabili. Il Direttore Generale di Elettricità Futura Andrea Zaghi parlerà dei nuovi impianti rinnovabili con capacità di 60 GW, il presidente ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), Simone Togni, relazionerà sulla semplificazione come strumento per la transizione energetica mentre ad illustrare quale sarà il ruolo che potrà giocare il Mezzogiorno d’Italia in questo scenario viene affidato al direttore SVIMEZ, Luca Bianchi. Al presidente Gallinella, infine, saranno affidate le conclusioni dei lavori.

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Agricoltura: Biometano e biogas cruciali per l’autosufficienza e la transizione energetica

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

28 aprile – “La scelta di investire su biogas e biometano non è più una possibilità da valutare, ma una necessità, sia per dare una risposta alla emergenza energetica e alle enormi difficoltà di approvvigionamento di materie prime, sia per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo. Proprio perché le agroenergie oggi rappresentano una risorsa importantissima, vanno sostenute anche attraverso un’opera di sburocratizzazione e semplificazione delle norme. Nella mia attività parlamentare mi sono sempre fatto interprete di queste esigenze e, come terminale del comparto, ho portato in approvazione numerose norme di semplificazione. Ma non basta, bisogna fare uno sforzo ulteriore nell’emanazione del decreto biometano e Fer 2 per consentire all’agricoltura Italiana di partecipare pienamente a quel mix energetico di cui il nostro Paese ha estremamente bisogno. Oggi più che mai”. Lo dichiara il deputato Gianpaolo Cassese, esponente M5S in commissione Agricoltura a margine del convegno ‘Biogas e biometano: la risposta agricola alla crisi energetica’, da lui promosso al Ministero delle Politiche agricole.“Nel 2021, gli impianti attivi in Italia – aggiunge – hanno prodotto 147 milioni di metri cubi di biometano, come ha reso noto Andrea Ripa di Meana, amministratore unico GSE, Gestore Servizi Energetici che ha riconosciuto 86 milioni di euro di incentivi. Attraverso le politiche di riconversione potremmo arrivare a oltre 900 impianti di biometano da attività agricola e forestale”. “Sia i presidenti Prandini (Coldiretti) e Giansanti (Agrinsieme), esponenti del comparto agricolo, sia il mondo ambientalista con Ciafani (Legambiente) – prosegue Cassese – hanno richiesto una accelerazione sulla semplificazione normativa che permetta di diffondere sui territori questi impianti, esempio perfetto di economia circolare per un’impresa agricola”. “Ringrazio il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, per aver ribadito l’impegno del Governo a partire dai 1,92 miliardi di euro previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per il comparto e per aver sostenuto la necessità di sburocratizzare gli iter autorizzativi per una transizione energetica che veda l’agricoltura protagonista” conclude Cassese.

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Transizione energetica: un percorso a ostacoli

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2022

A cura di Pauline Grange, gestore investimento responsabile e Jess Williams, analista, investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. Il ruolo chiave delle tecnologie pulite nella sesta ondata industriale, insieme alla digitalizzazione/IA e alla robotica, è ormai sempre più riconosciuto. Siamo solo all’inizio di un processo che vedrà le tecnologie green occupare un posto sempre più centrale negli investimenti pubblici e privati nei prossimi decenni. Nel 2021 la maggior parte dei paesi è stata colpita da un’impennata dei prezzi di petrolio, carbone e gas a causa del disallineamento tra domanda e offerta.La domanda di combustibili fossili si è ripresa rapidamente dopo l’allentamento dei lockdown. Allo stesso tempo l’aumento delle rinnovabili nel mix energetico globale e la siccità in America Latina, con ripercussioni sulla generazione di energia idroelettrica nella regione, hanno fatto aumentare la domanda di questi combustibili, che negli ultimi anni, hanno visto un calo degli investimenti dovuto alla debolezza dei prezzi delle materie prime e alle preoccupazioni legate ai fattori ESG. A causa dei problemi di approvvigionamento, l’offerta non è riuscita a tenere il passo con la domanda, facendo aumentare i prezzi.La crisi energetica e le tensioni geopolitiche globali accelereranno gli investimenti in rinnovabili e in tecnologie come la capacità di stoccaggio delle batterie e l’idrogeno verde, ma questo richiede una pianificazione più accurata della rete energetica, dato che le rinnovabili iniziano a superare il 30% della generazione di elettricità globale.Inoltre, le economie devono fare di più per quanto riguarda la riduzione della domanda di combustibili fossili: siamo ancora lontani dal picco della domanda globale di petrolio, atteso nei prossimi 5-15 anni.Le trasmissioni energetiche nei trasporti, nelle industrie e nel riscaldamento rappresentano il 78% delle emissioni globali. Oggi solo il 17% dell’energia proviene da fonti pulite e questa percentuale dovrà salire al 78% entro il 2050. La transizione verso l’energia pulita è necessaria anche dal punto di vista economico. Le rinnovabili sono ormai la forma più economica di generazione di nuova elettricità in circa il 90% del mondo e la recente impennata dei prezzi dei combustibili fossili ne migliora ulteriormente la competitività relativa in termini di costi. Inoltre il costo della mancata mitigazione del cambiamento climatico porterebbe a un’erosione del PIL annuale superiore al 3% entro il 2030. Infine, nel lungo periodo, il passaggio alle rinnovabili implica che governi e società non saranno più esposti alla volatilità dei prezzi delle materie prime, con evidenti benefici sociali.Le transizioni sono difficili, ma non impossibili. Non è la prima volta che attraversiamo transizioni energetiche: nel XIX secolo il passaggio dall’olio di balena al petrolio è stato altrettanto inflazionistico, poiché l’offerta è stata ridotta più velocemente della diminuzione della domanda, ma ciò non ha fermato la transizione verso una tecnologia energetica superiore. Crediamo che lo stesso valga per l’energia verde. (abstract http://www.columbiathreadneedle.it)

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L’accelerazione della transizione energetica comporta implicazioni per vari metalli, come il rame

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

Analisi a cura di Tom Nelson, Co-Head of Thematic Equity di Ninety One. I mercati si stanno muovendo sulla base di due fattori epocali, entrambi già visti in passato: uno shock energetico, legato al fatto che le principali catene di fornitura delle materie prime stanno subendo l’impatto di fattori geopolitici; e una transizione energetica. Il principale precedente a cui è riconducibile il primo fattore – lo shock energetico – è l’embargo petrolifero arabo del 1973-1974. Una lezione di quel periodo è che i mercati delle risorse naturali sono più vulnerabili agli shock dell’offerta di quanto gli investitori tendano a ricordare. Un altro è che come possibili scenari possono presentarsi incrementi netti e sostenuti dell’inflazione, che possono portare a cambiamenti considerevoli nella politica monetaria e a una stagflazione. Il secondo fattore concomitante è la transizione energetica, in questo caso dagli idrocarburi all’energia pulita. Anche in passato ci sono state importanti transizioni, quella dal legno al carbone a partire dalla metà del diciannovesimo secolo e quella dal carbone al petrolio e al gas iniziata circa 50 anni dopo. Questi cambiamenti evidenziano che le transizioni energetiche possono richiedere molti decenni, durante i quali le nuove fonti di energia vanno a sovrapporsi con quelle esistenti. Questo è il punto in cui ci troviamo oggi. Un elemento determinante di questa transizione energetica è l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico, che potrebbe rendere questa transizione più veloce delle due precedenti. Un altro sono le implicazioni della domanda per alcuni metalli e materiali. La transizione da un sistema energetico basato sugli idrocarburi richiede grandi quantità di rame, nichel, zinco, litio, alluminio, acciaio e altre commodities per scopi quali l’elettrificazione, la produzione di batterie e di veicoli elettrici e l’installazione di impianti di energia rinnovabile. L’andamento dei prezzi a cui stiamo assistendo evidenzia quanto il mondo dipenda dalla Russia per diversi prodotti. Quindi, come farà il sistema energetico globale a trovare un equilibrio dopo l’invasione russa dell’Ucraina? Ci aspettiamo che il passaggio alle energie rinnovabili acceleri, in parte perché i prezzi gonfiati degli idrocarburi rendono le fonti di energia pulita ancora più attraenti dal punto di vista economico nel lungo termine, e anche perché l’esigenza di sicurezza energetica accresce l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico.Il percorso da qui in avanti non sarà semplice. Per prima cosa, in Europa, ci saranno implicazioni di bilancio considerevoli derivanti dall’accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture per l’energia rinnovabile in un contesto di tassi di interesse in aumento e di crescita della spesa per la difesa. Ma, gli investitori dovrebbero tenere presente che, sebbene possano sembrare allo sbando, i mercati sono invece guidati da potenti forze che determineranno i risultati degli investimenti negli anni a venire. (abstract by ecomunicare.onmicrosoft.com)

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Guerra in Ucraina: mantenere la pressione sulla Russia e puntare all’indipendenza energetica

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2022

In un dibattito in Plenaria con i il Presidente Michel e la Presidente von der Leyen sul Vertice informale di Versailles e del successivo Consiglio europeo, i deputati hanno elogiato la risposta rapida dei Paesi UE e l’adozione di sanzioni senza precedenti contro la Russia, subito dopo l’attacco. Hanno inoltre applaudito l’accoglienza di milioni di rifugiati ucraini in fuga dalla guerra. Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha sottolineato che “la Russia è responsabile di questa guerra” e ha deplorato la morte, la distruzione e la sofferenza inflitta al popolo e alle città ucraine. Michel ha assicurato che non ci sarà impunità per i responsabili dei crimini di guerra e ha lodato la coalizione internazionale che si è sollevata con “l’obiettivo comune di sconfiggere Vladimir Putin”. Ha poi concluso affermando che, con la pace e la prosperità come obiettivi generali, l’UE deve ridurre la sua dipendenza energetica, migliorare la sua architettura di sicurezza e rafforzare i fondamenti della sua economia.La Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha affermato che “se la libertà ha un nome, il suo nome è Ucraina e la bandiera ucraina è oggi la bandiera della libertà”. Ha poi sottolineato che l’UE renderà questa guerra un fallimento strategico per Putin. Le severe sanzioni stanno già colpendo duramente ed è necessario drenare le risorse che Putin sta usando per finanziare questa guerra. Per quanto riguarda l’energia, la Presidente ha chiarito che “la politica energetica è anche una politica di sicurezza” e che l’UE ha già adottato e continuerà ad adottare misure per diventare indipendente dalle importazioni di gas e petrolio russo.La maggior parte dei deputati ha convenuto che l’UE deve rafforzare la sua autonomia strategica in materia di difesa e di energia, e dovrebbe farlo rapidamente. Notando come le importazioni UE di gas russo stiano finanziando indirettamente l’attacco russo all’Ucraina, hanno sostenuto la diversificazione degli acquisti di energia e l’investimento nelle energie rinnovabili. Molti deputati hanno sottolineato gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia sull’economia e i rischi per la sicurezza alimentare, e hanno chiesto un sostegno per famiglie e imprese.Le prospettive di adesione dell’Ucraina all’UE e la necessità di difendere la democrazia contro altri regimi autocratici, come la Cina, sono stati gli altri temi sollevati nel corso del dibattito. Infine, diversi deputati hanno insistito sulla condivisione di responsabilità da parte di tutti i Paesi UE – e non solo dai paesi vicini – per la protezione di coloro che fuggono dall’Ucraina.

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“Europa, è l’ora dell’indipendenza energetica”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

A cura di Jennifer Boscardin-Ching, Product Specialist del team Thematic Equities di Pictet Asset Management. Il conflitto in Ucraina ha colpito il mondo intero, le immani sofferenze umane causate non possono infatti lasciare indifferenti. Oltre a ciò, l’incertezza circa l’evoluzione futura della crisi sta gravando su mercati finanziari già volatili, con l’aggravante dell’effetto che le tensioni geopolitiche hanno avuto sul prezzo del petrolio e del gas. Il marcato rincaro delle materie prime energetiche ha causato un balzo dei costi dell’energia fino a livelli record in numerose regioni, in particolare in Europa.Come conseguenza di ciò, questioni quali la sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi sono tornate in primo piano, in cima alle priorità delle agende dei governi della regione. Un contesto che sta avendo un impatto strutturale piuttosto rilevante sul tema delle energie pulite (oggetto di investimento della strategia tematica Pictet-Clean Energy): le autorità europee, infatti, sono apparse ancor più motivate ad accelerare la transizione alle fonti di energia pulite e a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.Attualmente la Russia fornisce oltre il 40% del gas, il 27% del petrolio e il 46% del carbone consumati nell’Unione Europea. Nel tentativo di individuare fornitori diversi dalla Russia e accrescere l’indipendenza in ambito energetico, in questi giorni la Commissione Europea ha pubblicato un comunicato in cui sono illustrate misure aggiornate e ancor più ambiziose (rispetto al Green Deal originale) per incrementare la produzione di energia verde, diversificare le fonti di approvvigionamento ed evitare shock dei prezzi dell’energia.Un aspetto molto importante del report è l’intenzione di anticipare il termine per il raggiungimento di numerosi obiettivi dal 2030 alla prima metà del decennio, vale a dire nei prossimi 3-4 anni, a riprova della determinazione ad agire prima che sia troppo tardi. Contemporaneamente, la Germania ha proposto una nuova legislazione atta ad anticipare il traguardo dell’alimentazione energetica al 100% da fonti rinnovabili al 2035, ben 15 anni prima del termine originario.Degna di nota la frase conclusiva del report: “Visti gli sviluppi sui mercati dell’energia negli ultimi mesi e in particolare la drammatica evoluzione del contesto di sicurezza (energetica) nelle scorse settimane, si rendono necessari la netta accelerazione della transizione all’energia pulita e l’aumento dell’indipendenza energetica dell’Europa”. Facile immaginare che d’ora in avanti l’indipendenza e la sicurezza energetica rimarranno in cima alla lista delle priorità di governi, aziende e consumatori, insieme alla necessità di procedere senza indugi alla decarbonizzazione. In generale, occorrerà una transizione energetica su larga scala, che riguarderà non solo le forniture di energia (quindi le rinnovabili), ma anche i trasporti (e-mobility), l’edilizia (efficienza energetica degli edifici e pompe di calore) e l’industria (processi produttivi a basse emissioni di CO2, automazione, intelligenza artificiale, IoT e stoccaggio di energia). Questi sono i segmenti di investimento della strategia tematica di Pictet-Clean Energy, settori che godono del robusto sostegno di driver legati ai fondamentali, nonché di trend ineluttabili di lungo periodo. By https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2022/idee-di-investimento/03/europa-e-l-ora-dell-indipendenza-energetica

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Virginia Raggi: Indipendenza energetica e rinnovabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2022

“Dobbiamo uscire dal ricatto energetico che ci sta portando ad un aumento insostenibile delle bollette di luce e gas. Ora si sta pensando anche a tagli dell’illuminazione pubblica e alla riduzione delle ore per il riscaldamento. Questo momento difficile possiamo superarlo rendendoci indipendenti e puntando sulle energie rinnovabili. Lo Stato deve investire nella trasformazione energetica finanziando gli investimenti delle famiglie e delle imprese per acquistare, ad esempio, un impianto fotovoltaico o sistemi che riducono i consumi. Se nelle nostre periferie, sugli edifici pubblici e privati, installassimo pannelli solari, riusciremmo a produrre energia che ci renderebbe più liberi, non inquinerebbe e, indirettamente, darebbe un contributo economico a chi non riesce a pagare le bollette.A Roma negli ultimi anni abbiamo posto le basi per questa trasformazione, grazie all’approvazione del Paesc: si tratta del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima che traccia le azioni da realizzare per rendere la città e le persone meno dipendenti dalle fonti fossili. Il Paesc, realizzato grazie al contributo di Dario Tamburrano ed approvato da Giunta e Consiglio Comunale, ha avuto il placet dei principali protagonisti del settore.Ora può essere finalmente realizzato. In termini concreti significa aiutare chi è in difficoltà e, allo stesso tempo, rispettare l’ambiente.C’è un progetto che in questo periodo è particolarmente interessante: le Comunità Energetiche Rinnovabili per l’autoconsumo. In un quartiere dove può abitare chiunque di noi il mercato, la chiesa il condominio possono mettersi insieme e produrre energia da condividere o mettere in rete. È un sistema che può aiutare chi è in difficoltà. Facciamo queste cose: aiutiamoci. Mettiamo insieme aziende di distribuzione, cittadini, mondo produttivo e Istituzioni.Intanto, il Governo contribuisca con l’istituzione di un bonus a disposizione di famiglie ed imprese affinché possiamo renderci energeticamente liberi”. Lo dichiara, in una nota stampa, la consigliera capitolina del M5S Virginia Raggi

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Crisi energetica e politica del’Ue

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2022

L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e’ candidato ad entrare nel consiglio di amministrazione della compagnia energetica russa Gazprom. L’ex capo del governo tedesco e’ gia’ presidente del consiglio di amministrazione della compagnia petrolifera russa Rosneft e presidente del consorzio Nord Stream AG, che si e’ occupato della costruzione dell’omonimo gasdotto che invia carburante dalla Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico.La vocazione manageriale di Schoreder si aggiunge a quella di altri capi di governo che hanno fatto altrettante scelte professionali. Ci viene in mente il leader liberaldemocratico britannico Nick Clegg con Facebook/Meta e, ultimo della serie, l’ex-primo ministro austriaco Sebastian Kurz approdato ad un’azienda della Silicon Valley. Tutte aziende che alterano, e non poco, la governabilità dell’economia da parte degli Stati, con queste aziende che diventano Stati e sovra-Stati a loro volta.Forse, ma è prematuro, sarebbe da includere anche il nostro Matteo Renzi, anche se per ora si milita ad una serie di conferenze in Arabia.Tornando a Schroeder, è innegabile che è inserito e sta migliorando il proprio inserimento in una delle attività economiche chiave dell’attuale crisi energetica e politica tra Ue/Usa e Russia. Non ci interessa sapere come l’ex-canceliere abbia conciliato la sua difesa degli interessi tedeschi e dell’Ue quando da tempo ha accettato di essere parte dirigente di una delle principali aziende russe. Prendiamo atto che era lì e che ora sarà in un posto ancora più strategico.Noi siamo come il volterriano personaggio “Candide”, disincantato ma non stupido, e ci poniamo una domanda: stiamo generando mostri per il nostro futuro o non abbiamo compreso nulla della vita? François-Marie Arouet, Aduc

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Politica energetica europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2022

Improvvisamente l’Europa si è accorta che la sicurezza dell’approvvigionamento delle fonti energetiche, sulle quali si era cullata per anni, non è certa, che la transizione energetica ha tempi lunghi e che le decisioni di privilegiare una fonte non è così semplice come si pensava. La ripresa economica e le tensioni ai confini ucraino-russi hanno fatto lievitare il costo dei combustibili e, a cascata, su tutti i prodotti di consumo. Decarbonizzare è il traguardo che si è posta l’Unione europea, di qui al 2050, ma altrettante misure sono necessarie per l’integrazione energetica europea e per la diversificazione delle fonti esterne di approvvigionamento. Da subito, per esempio, si possono costituire riserve di gas comuni pronte per l’emergenza. La Commissione europea ha ora dato il via libera all’utilizzo del gas e del nucleare come fonti utili per la transizione energetica. La Francia ha annunciato la costruzione di nuove centrali e il potenziamento di quelle vecchie, Finlandia, Paesi Bassi e Polonia progettano nuove centrali, mentre la Germania chiuderà le proprie centrali entro quest’anno, il che comporterà maggior ricorso al gas e al carbone e Spagna e Belgio dismetteranno le centrali nucleari entro il 2035. Insomma, si va in ordine sparso perché manca una politica energetica comune. Che sia necessaria è di tutta evidenza. Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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Credem punta sulla transizione energetica

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 dicembre 2021

Credem Private Equity SGR, la società di gestione di private equity del Gruppo Credem, ha perfezionato tramite i tre fondi in gestione (Elite, Credem Venture Capital II ed EltifPlus) l’investimento in Regas, società attiva nella progettazione e nella gestione di impianti di decompressione, stazioni di misurazione ed apparecchiature specifiche per la regolazione ed il monitoraggio del gas immesso in rete, nonché leader in Italia nel servizio di odorizzazione del gas, funzione critica per la sicurezza delle pipeline. Regas è nata nel 1998 da un’intuizione di Francesco Jamoletti ed Angelo Mapelli ed è partner delle principali utility del settore gas (tra cui Italgas, Snam e 2i Rete Gas). I servizi ed i prodotti Regas hanno ed avranno un ruolo centrale nella realizzazione degli ingenti investimenti previsti per la gestione della prima fase di transizione energetica, che prevede l’immissione in rete di importanti quantità di biometano ed idrogeno verde. L’investimento congiunto dei tre fondi di Credem Private Equity, pari complessivamente a quasi 18 milioni di euro, si configura come una tipica operazione di leveraged buyout (LBO), a conclusione della quale la società sarà controllata dai fondi stessi mentre Francesco Jamoletti, fondatore di Regas, possiederà una quota pari al 30% e manterrà le deleghe operative in continuità con l’attività attuale.I tre fondi di Credem Private Equity, società guidata dagli amministratori delegati Maurizio Esposito e Daniele Molinaro, dispongono di una dotazione iniziale complessiva di oltre 200 milioni di euro e, con l’investimento in Regas, hanno perfezionato congiuntamente la terza operazione dall’avvio, dopo quelle in BrandOn e Vista Vision. Per quanto riguarda il fondo EltifPlus, che ha chiuso il periodo di raccolta lo scorso giugno con oltre 130 milioni di euro, si tratta della prima operazione finalizzata. Il fondo, in particolare, parteciperà sia con equity, sia con l’erogazione di una linea di mezzanino subordinata a quelle erogate dal pool di banche finanziatrici.

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Crisi energetica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2021

E’ a 3,8 miliardi di euro lo stanziamento del governo contro il nuovo aumento delle bollette di luce e gas che scatterà da gennaio 2022.In questo modo, gli aumenti che dal 1 gennaio erano previsti del 50% per il gas e del 25% per la luce, saranno contenuti al 35% per il gas e 15% per l’elettricità. Rincari comunque insostenibili per il sistema economico.Nel frattempo il mercato si comporta in modo irrazionale. Il gas in Europa viene estratto al costo di 5 euro per Megawattora (Mvh) ma, a fine filiera, costa 102 euro. Una speculazione che potrebbe subire dei freni se fosse aperta la fornitura russa Nord Stream, ma non è dietro l’angolo. Intanto le bollette rimarranno sostanzialmente le stesse, con una serie di oneri fiscali (il maggiore costo) che temporaneamente vengono ridimensionati ma di cui non se ne può fare a meno (fiscalità generale ed investimenti per energie rinnovabili). Ma mentre si lavora per le energie rinnovabili come panacea di questa situazione, sembra che non sia chiaro che prezzi alle stelle e mercato irrazionale potrebbero portare i consumatori allo stremo, con possibile disastro economico e sociale. E i 3,8 miliardi stanziati per evitarlo, potrebbero essere inutili.Motivo questo per tornare al fossile o incrementare il gas? Tecnicamente improbabile.Siamo quindi bloccati. Stiamo pagando il prezzo di essere marginali nelle politiche di produzione energetiche. E non c’è possibilità, politica e temporale, che il governo e il legislatore decidano per qualche altro modello energetico che ci dia possibilità di non soccombere. URL: http://www.aduc.it

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Crisi energetica: I consumatori finali gli unici colpiti

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2021

In un’economia di mercato come la nostra (grossomodo), l’anello che rimane sempre penalizzato è il consumatore finale. E’ quanto sta cominciando ad accadere per la crisi energetica, quella che vede le bollette di luce e gas schizzate verso l’alto e che nei prossimi mesi non potrà non essere drammatica.Cosa accade? Il produttore di beni o servizi ne è ovviamente colpito anche lui. Le sue materie prime, nonché il suo lavoro di trasformazione e/o commercializzazione, sono condizionati da questi aumenti energetici. Cosa fa il produttore? Aumenta i prezzi che, tramite i grossisti o anche direttamente, arrivano aumentati al consumatore. Aumenti che, nel corso dei passaggi, prima di arrivare al consumatore finale subiscono aggiustamenti verso l’alto, ben oltre i rincari “base”: se un prodotto o un servizio aumenta di +85, il classico arrotondamento sarà di +100. Arrotondamento che verrà applicato in crescendo da ognuno degli attori della filiera verso l’attore successivo, via via fino al consumatore finale. Che non può scaricare questi aumenti su nessun altro e, per cercare di farsi meno male, può solo contrarre i propri consumi o rinunciarvi. La crisi energetica, quindi, implica non solo gli aumenti in sé per tutti i consumatori, ma una reazione speculativa del mercato, con vittima unica il consumatore finale.Questi semplici concetti dovrebbero aiutare il legislatore a capire chi sono le reali vittime di questa crisi e come indirizzare le proprie decisioni. Con la consapevolezza che i rimedi tampone come quelli in atto e in preparazione da parte del governo, danno un leggero sollievo ai consumatori finali (e attenuano gli aumenti da parte dei consumatori industriali), ma non impediscono le speculazioni di mercato.Con linguaggio popolare si potrebbe dire che “l’occasione fa l’uomo ladro”.Per questo riteniamo che compito del legislatore dovrebbe essere di impedire la formazione di questa occasione: con politiche energetiche che non siano come oggi di dipendenza dalle geopolitiche di altri, e con bollette energetiche che non siano tra le principali raccoglitrici di proventi fiscali per le svariante esigenze dello Stato. Vincenzo Donvito, Aduc

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Rinnovabili: la risposta alla crisi energetica

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2021

A cura di Jennifer Boscardin-Ching, Client Portfolio Manager del fondo Pictet-Clean Energy di Pictet Asset Management. Nelle scorse settimane i leader mondiali si sono riuniti alla conferenza COP26 di Glasgow al fine di stabilire i prossimi passi per l’azzeramento delle emissioni nette globali di gas serra entro il 2050. Nel frattempo, però, la carenza di gas naturale a livello mondiale, riconducibile alla scarsità delle scorte, ha innescato una contrazione dell’offerta in tutto il mondo. Un fenomeno che ha portato all’innalzamento dei prezzi e che verosimilmente renderà le bollette dell’elettricità estremamente salate nei mesi invernali. Sebbene storicamente i prezzi di petrolio e gas siano sempre stati volatili e gli analisti prevedano una loro normalizzazione in primavera, ci si chiede quale impatto avranno i recenti rincari sulla transizione energetica.Molti fornitori di combustibili fossili stanno sfruttando l’attuale crisi per mettersi in guardia dai pericoli di una transizione energetica troppo frettolosa. In effetti, è essenziale coordinare il potenziamento della capacità di generazione e stoccaggio di energia pulita con l’abbandono dei combustibili fossili al fine di evitare ulteriori shock sistemici e nuove impennate della volatilità. In ogni caso, i dati scientifici sono chiari: la transizione green a scapito dei combustibili fossili dovrà avvenire nel minor tempo possibile se vogliamo scongiurare le ripercussioni più gravi del cambiamento climatico, che potrebbero comportare costi e danni a carico della collettività molto più elevati rispetto al rincaro dell’energia. Dal World Energy Outlook, pubblicato di recente dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, emerge che l’incremento annuo della capacità di produzione di energia pulita dovrà quadruplicare dai livelli attuali per consentire l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. Inoltre, Kadri Simson, Commissario europeo per l’energia, ha chiarito che “l’impennata del prezzo dell’energia non è riconducibile alla politica sul clima o ai costi delle rinnovabili, bensì al significativo rincaro dei combustibili fossili in una fase in cui l’energia pulita disponibile a prezzi convenienti non è ancora sufficiente a soddisfare la domanda complessiva. È necessario accelerare la transizione green, non rallentarla”. Per arginare la volatilità durante la transizione energetica, aumentare la capacità di stoccaggio dell’energia deve essere in cima alla lista delle priorità. Di certo la variazione delle condizioni atmosferiche può causare l’instabilità delle forniture energetiche, dovuta per esempio all’assenza di vento o sole. In effetti, l’impennata dei prezzi in Europa deriva non solo dalla solidità della domanda e da un’offerta di gas più contenuta del previsto, ma anche da una disponibilità di energia eolica inferiore alla norma. È in situazioni come questa che risulta evidente l’importanza di incrementare e sviluppare la capacità di stoccaggio a breve e lungo termine. Se per lo stoccaggio a breve termine esistono già alcune soluzioni efficienti (ad esempio, oggi i parchi fotovoltaici di nuova costruzione sono già dotati di strutture di stoccaggio a batterie al fine di contenere gli effetti del ciclo giornaliero di produzione dell’energia rinnovabile), invece lo stoccaggio a lungo termine rappresenta tuttora una sfida, pur in presenza di nuove opportunità e potenziali soluzioni. Il gas naturale potrebbe rappresentare ancora una strada temporanea da percorrere per qualche tempo, ma nel lungo periodo lo stoccaggio a costi contenuti ed emissioni zero (mediante pompaggio, biogas, e-gas o idrogeno green) contribuirà in modo determinante al raggiungimento dei target di azzeramento delle emissioni nette. In conclusione, malgrado gli inevitabili scossoni lungo la via, le ragioni economiche e ambientali alla base della transizione energetica non sono mai state così lampanti. La crisi energetica odierna ha confermato una volta di più che se vogliamo sistemi energetici più ecologici, economici e stabili non possiamo prescindere dalla transizione verso forme di energia più verdi. Pertanto, è lecito attendersi maggiori interventi da parte di governi ed enti di settore nei mesi e negli anni a venire al fine di favorire una transizione all’energia pulita che, in presenza di migliori economie di scala per numerose tecnologie ambientali (rinnovabili, batterie per la rete elettrica o per i veicoli elettrici) e dispositivi a basso consumo energetico, creerà un contesto più favorevole all’universo di investimento di Pictet-Clean Energy. Come affermato a settembre dal Direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia: ”Una transizione all’energia pulita adeguatamente gestita è la soluzione agli attuali problemi sul mercato del gas e dell’elettricità, non la loro causa”. (abstract)

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Canone Rai non più in bolletta energetica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

Sembra che la riscossione del canone Rai rimanga in bolletta elettrica solo fino alla fine del 2022. Oggi fa parte dei cosiddetti “oneri impropri” dei costi energetici. L’attuale metodo di riscossione lederebbe gli impegni presi in Ue con il Piano di ripresa e resilienza. La cancellazione dovrebbe avvenire con la riforma per rendere il mercato energetico al dettaglio più concorrenziale, levando oneri non legati al settore elettrico.Una bega per il Fisco che dovrà inventarsi un nuovo metodo per la riscossione di questa imposta per il possesso di un tv. Vista la sfrontatezza dei metodi utilizzati fino ad oggi, non ci sarà da stupirsi per quello che verrà inventato. Di certo non sarà occasione per ripensare tutto il sistema di informazione e intrattenimento di Stato, magari facendo fede ad un referendum che alcuni anni fa suggerì al legislatore che la Rai sarebbe meglio privatizzarla e farla concorrere al pari coi suoi avversari dell’etere generalista. Intanto, però, i contribuenti e i legislatori che ritengono vessatorio l’attuale sistema di radio-tv di Stato, possono cominciare ad organizzarsi per un eventuale referendum. Non per sostituirsi al legislatore, ma per aiutarlo a comprendere il danno che l’attuale regime provoca a libertà di informazione e all’economia di mercato. Per capirci sui tempi: nell’attuale “ingorgo” di scadenze istituzionali, una eventuale raccolta di firme referendarie non può partire prima del 2024. Tanto, nel frattempo, ci sembra difficile che la Rai venga meno ai propri presupposti monopolisti; anzi: ci sono tutte le avvisaglie per un peggioramento, anche e proprio in virtù del nuovo metodo di riscossione del canone che dovrà essere inventato. COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC URL: http://www.aduc.it

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Hitachi: così l’Italia può definire una transizione energetica sostenibile

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Ad una settimana dal lancio del Pre-Cop26, Hitachi ha presentato, presso la sede di Boston Consulting Group (BCG) “Race to Zero: How to Define a Sustainability Plan for Italy”, iniziativa patrocinata dal Ministero della Transizione Ecologica. L’incontro è stato occasione per illustrare i risultati di un’analisi approfondita condotta in collaborazione con BCG, contenente una serie di azioni prioritarie per ridurre l’impronta di carbonio italiana attraverso l’applicazione di tecnologie innovative. In primo luogo, l’Italia dovrebbe consumare ed diminuire le emissioni migliorando l’efficienza dei processi esistenti, e in questo la tecnologia digitale è la chiave per raggiungere gli obiettivi. Entro il 2030, l’economia mondiale crescerà del 40% ma dovrà consumare il 7% in meno per essere in linea con l’obiettivo “net zero” entro il 2050. In secondo luogo, l’Italia dovrebbe aumentare l’energia primaria derivante da fonti rinnovabili, cambiando progressivamente il mix. Quasi 1 tonnellata di CO2 su 3 oggi deriva dal solo settore energetico, ma entro il 2050 il settore sarà dominato globalmente dalle rinnovabili e l’elettricità rappresenterà quasi il 50% del consumo totale di energia a livello globale – rispetto al 20% circa di oggi. Per citare una fonte, l’eolico offshore potrebbe diventare un’industria di produzione rinnovabile di 5 GW entro il 2040 – secondo l’ANEV Associazione Nazionale dell’Energia Eolica. La necessità di integrare risorse rinnovabili su larga scala nella rete elettrica aggiunge strati di complessità ai modelli di produzione e distribuzione dell’energia, e tre elementi principali sono necessari per gestire questa crescente complessità: ° Tecnologie di stoccaggio e loro diffusione ° Reti elettriche nuove e migliorate sia a livello di distribuzione che di trasmissione ° Ampia diffusione delle tecnologie digitali per assicurare l’affidabilità e l’efficienza energetica economica e operativa: La digitalizzazione può portare a impatti positivi dal punto di vista di una più facile gestione dei sistemi energetici e della loro ottimizzazione. In terzo luogo, una volta che il processo sarà efficiente e l’energia “pulita”, sarà necessaria l’elettrificazione del consumo quando possibile ed economicamente sostenibile. Questo significa utilizzare l’elettricità come principale fonte di energia: una scelta che il mondo ha già fatto, ma che deve accelerare. Tutti gli ambiti di utilizzo sono coinvolti, dal consumo energetico industriale, alla mobilità, dal riscaldamento alla cucina. Guardando alla mobilità, il settore dei trasporti (aerei, ferroviari, marittimi, autotrasporti pesanti e leggeri) è responsabile di circa il 16% delle emissioni globali di gas serra (GHG) e del 28,6% di quelle italiane (99,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente). Attualmente, il maggior contributo alle emissioni è dato dal trasporto su strada, principalmente auto e autobus (93%). I combustibili fossili rappresentano ancora la principale fonte di energia. Infine, quando l’energia non è un’opzione, per i settori cosiddetti “Hard-to-abate” si devono adottare nuove fonti a basso contenuto di carbonio come l’idrogeno, i biocarburanti, i syn-fuels.

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ENGIE è partner di Johnson & Johnson per la riqualificazione energetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2021

ENGIE Italia, player globale dell’energia con la missione di accelerare un’economia carbon neutral, si aggiudica la gara di Johnson & Johnson Consumer Health, la divisione selfcare e personal care della più grande e diffusa azienda sanitaria al mondo, per la realizzazione dell’impianto di Trigenerazione del sito di Pomezia (RM).Lo stabilimento Johnson & Johnson Consumer Health impiega 532 persone e produce prodotti per i principali marchi internazionali come Listerine, Carefree, Le Petit Marseillais, Cotton Fioc e Johnson’s. Produce prodotti per l’Italia, ma serve anche mercati chiave in tutta Europa, come Germania, Regno Unito, Francia e Spagna.L’accordo prevede la progettazione, la costruzione e la gestione per 10 anni dell’impianto di trigenerazione, e permetterà una riduzione delle emissioni di CO2 del 30% rispetto all’emissione media di CO2 del sito negli ultimi 3 anni, pari a 4.900 ton in meno l’anno. Il nuovo impianto di ultima generazione garantirà al sito di Pomezia la copertura dell’intero fabbisogno (stabilimento e uffici) in termini di energia elettrica, calore e di refrigerazione.L’accordo tra Johnson & Johnson Consumer Health e ENGIE è di natura Asset-Based. ENGIE ha studiato le esigenze energetiche di processo dello stabilimento e progettato una soluzione energetica integrata basata su un approccio a 360°. Verrà, infatti, realizzato un nuovo impianto di Trigenerazione della potenza di 3,5 MW, attraverso un investimento, da parte di ENGIE, di 3,4 milioni di euro, garantendo la continuità di fornitura all’intero sito industriale. ENGIE realizzerà, inoltre, mirati interventi anche per rendere il sistema “no-blackout” e avere un consumo più efficiente di energia.Il sistema permetterà la copertura dell’intero fabbisogno energetico del sito di Pomezia, corrispondente a 26,7 GWh/anno di energia elettrica, di 9,3 di GWht di energia termica e 7,3 GWht di energia frigorifera prodotti e forniti dalla centrale di trigenerazione.

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L’Europa riconosce il nostro impegno verso la transizione energetica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

“Grande soddisfazione per la risposta dell’Unione Europea sul Pnrr, soprattutto per quanto riguarda il tema ambientale: Bruxelles ha giudicato il programma presentato dall’Italia ben allineato al Green Deal, con il 37% di misure volte alla transizione climatica e attente a migliorare l’efficientamento energetico e l’impatto sull’ambiente. Con gli strumenti offerti dal Recovery Fund è stato fatto un percorso articolato per giungere a questo risultato di cui possiamo essere orgogliosi. Si tratta di un Piano che condurrà il Paese verso gli obiettivi internazionali di riduzione delle emissioni di gas serra del 55% nel 2030 e di un impatto zero sul clima entro il 2050”. Così la presidente della commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, Alessia Rotta (Pd). “Dobbiamo proseguire su questa strada che è quella giusta. I prossimi anni – aggiunge Rotta – saranno caratterizzati dall’attuazione concreta delle proposte e al tempo stesso dalla definizione di politiche a lungo termine che pongano sempre più al centro la transizione dei sistemi produttivi verso un modello più sostenibile”.

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Continua l’impegno di Enerqos nella transizione energetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 Maggio 2021

In base alle stime del Rapporto, oltre 15 miliardi di euro sono stati destinati alla promozione della sostenibilità, dei quali 11,9 per l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, 1,1 miliardi per l’efficienza energetica e per le rinnovabili nel settore termico, 1 miliardo dedicato ai biocarburanti.Questi i principali numeri relativi all’attività svolta nel 2020 dal Gestore dei Servizi Energetici, società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che in Italia promuove lo sviluppo sostenibile attraverso l’incentivazione dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili, ma anche tramite una capillare campagna di informazione e formazione rivolta a cittadini, Pubbliche Amministrazioni e imprese.In quest’ottica, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima è divenuto la bussola per orientare le azioni tese a raggiungere i target 2030: riduzione delle emissioni dal 40% al 55%. In questo quadro si è inserita l’elaborazione del Piano Nazionale Italiano di Ripresa e Resilienza (PNRR), appena varato, nel solco delle traiettorie di decarbonizzazione individuate dal PNIEC.“Enerqos Energy Solutions opera da più di 15 anni con la missione di prendersi cura dell’ambiente, offrendo un vantaggio competitivo alle aziende italiane attraverso soluzioni di efficientamento energetico ed energie rinnovabili- dichiara il Presidente Giorgio Pucci-. I nostri interventi fanno leva sulle nostre competenze tecnologiche ed energetiche, generando risultati concreti in termini economici, riduzione dei consumi e delle emissioni. Siamo parte della transizione energetica”. Con una copertura da fonti rinnovabili stimata al 20% dei consumi energetici complessivi nei settori elettrico, termico e dei trasporti, l’Italia nel 2020 ha superato gli obiettivi fissati dall’Unione europea (17% al 2020 per l’Italia). Inoltre, nel settore elettrico il 37% dei consumi è stato soddisfatto da fonti rinnovabili, cui è associata una produzione di circa 116 TWh, grazie anche a nuovi impianti installati per oltre 900 MW di potenza (dei quali circa 750 di fotovoltaico) e all’incremento della produzione fotovoltaica dovuta al maggior irraggiamento solare. Il fotovoltaico sarà protagonista anche nel 2021 grazie all’avvio dei progetti relativi all’Autoconsumo collettivo e alle Comunità energetiche.

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