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Posts Tagged ‘energetica’

Efficienza energetica e riscaldamento degli edifici

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Il riscaldamento delle abitazioni è tra le cause principali dell’inquinamento delle città ed è responsabile di oltre il 19% delle emissioni climalteranti prodotti dal nostro Paese e del 60% delle polveri sottili nelle aree urbane. In Italia sono installati oltre 19 milioni di caldaie a gas e si stima che più di 7 milioni di caldaie siano antecedenti alla direttiva 90/396/CE sulle prestazioni degli apparecchi a gas che rischiano di essere sostituite da altri impianti a gas, più efficienti ma non risolutivi del problema di inquinamento locale e globale che producono. Questa situazione può e deve essere cambiata, come del resto prevedono gli obiettivi europei e come risulta tra gli impegni del Governo italiano del Pniec. Ma ora è il tempo di accelerare su questa direzione per ridurre l’inquinamento che ogni giorno respiriamo e per contribuire nella lotta ai cambiamenti climatici. Per questo Legambiente e Kyoto Club lanciano oggi una campagna dal titolo “Per la decarbonizzazione degli impianti di riscaldamento degli edifici in Italia” per far comprendere ai cittadini e alla politica la necessità di fermare la diffusione di impianti di riscaldamento da fonti fossili in Italia. Oggi esistono alternative competitive rispetto a impianti di riscaldamento a gas nelle abitazioni, come le pompe di calore elettriche, che oltretutto si possono integrare con impianti solari fotovoltaici e a geotermia a bassa entalpia con un’efficienza molto maggiore di quelli da fonti fossili. La nostra campagna è un contributo alla sensibilizzazione sull’urgenza di agire e per il sostegno alle aziende del settore perché entro il 2030 producano solo impianti senza emissioni climalteranti”. Legambiente e Kyoto Club ricordano che secondo dati più recenti dello European Environmental Bureau, l’energia consumata per il riscaldamento di edifici e forniture d’acqua rappresenta il 28% del totale dell’energia consumata nella UE, l’80% dei consumi finali di energia delle abitazioni e il 12% del totale delle emissioni di CO2 equivalenti UE. Sempre a livello UE, l’85% del riscaldamento centralizzato è alimentato con fonti energetiche fossili; i boiler a gas rappresentano il 58% di quelli installati e il 60% è vecchio e inefficiente (di classe C o inferiore).

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Classificazione energetica degli edifici e allo “Smart Readiness Indicator”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Si terrà in diretta streaming il prossimo 22 settembre dalle ore 14.30 alle 16.30.Il Webinar si aprirà con una relazione dedicata alla prestazione energetica degli edifici e alla nuova regolamentazione in Italia. La Direttiva Europea n. 2018/844 sulla prestazione energetica degli edifici ha rinforzato il quadro regolatorio e agli Stati membri viene richiesto un piano per la ristrutturazione programmatica degli edifici esistenti mirata all’efficientamento. Nel corso dell’intervento verrà analizzato il testo del D.Lgs. n. 48 del 10/06/2020 – che contiene le scelte fatte dal nostro Paese – e verranno introdotti i possibili scenari.
La seconda relazione riguarderà la contabilizzazione dell’energia elettrica negli edifici – Direttiva MID (CEI EN 50470) – che sta assumendo un ruolo strategico all’interno dei contesti urbani e industriali, sia per il prezzo crescente dell’energia, sia per l’evoluzione degli standard legislativi e normativi a livello nazionale e internazionale.
Il terzo intervento, sarà dedicato allo Smart Readiness Indicator e descriverà il nuovo sistema comune europeo per determinare la predisposizione degli edifici alla “smartness”, un “indicatore d’intelligenza” che misura la capacità degli edifici di migliorare l’efficienza energetica e le performance.Infine, l’ultima relazione sarà incentrata sulle opportunità della classificazione energetica con l’Ecobonus. Il Decreto Rilancio è una novità anche per il settore edilizio, con le applicazioni dell’Ecobonus e Sismabonus in validità dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 che garantiscono, oltre al miglioramento delle performance energetiche di edifici e impianti, anche una leva fiscale per il contribuente, offrendo la possibilità di detrarre tutti gli interventi di miglioramento della gestione energetica negli edifici. Si analizzano i punti di forza e di debolezza dell’attuale quadro legislativo e le eventuali proposte migliorative per consentire a condomini, famiglie e imprese di sfruttare al meglio questa opportunità di rilancio economico ed energetico.La partecipazione al Webinar è gratuita previa iscrizione obbligatoria fino ad esaurimento posti. È possibile iscriversi online compilando la scheda dal sito CEI http://www.ceinorme.it alla voce Eventi > Seminari e altri Convegni entro il 21/09/2020. Il pomeriggio precedente all’evento verrà inviato via email il link per partecipare all’incontro.

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“Super ecobonus” per interventi di efficienza energetica effettuati su unità immobiliari

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

Il D.L. n. 34/2020, convertito in Legge n. 77/2020, ha introdotto all’art. 119, comma 1, il “Super ecobonus”, prevedendo che possano essere portate in detrazione nella misura del 110% le spese sostenute per interventi di efficienza energetica effettuati su unità immobiliari, negli anni 2020 e 2021. Per ottenere la citata detrazione, ovvero esercitare l’opzione per la cessione o per lo sconto delle spese sostenute, il contribuente interessato è tenuto a presentare “asseverazioni” e “attestazioni” che certifichino il rispetto dei requisiti previsti. Con l’approfondimento del 27 agosto 2020 la Fondazione Studi illustra dettagliatamente la giurisprudenza in materia evidenziando i soggetti tenuti a rilasciare le asseverazioni che per gli interventi di cui ai commi 1, 2 e 3 sono i tecnici abilitati e, per gli interventi di cui al comma 4, i professionisti incaricati della progettazione strutturale, questi ultimi chiamati inoltre a rilasciare le documentazioni relative alla congruità delle spese sostenute. Il documento si sofferma poi sull’intervento dei Consulenti del Lavoro, tra i soggetti incaricati a rilasciare al contribuente il “visto di conformità”, previsto dall’articolo 35 del D.Lgs. n. 241/1997, dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta, oltre alle conseguenze in capo al professionista in caso di irregolare apposizione del visto.

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L’efficienza energetica nei trasporti e il ruolo della PA

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

Il settore dei trasporti in Italia pesa per il 32,4% del consumo energetico nazionale: circa l’83% riguarda il trasporto stradale (sia merci che passeggeri), il resto l’aviazione, la navigazione e le ferrovie. Negli ultimi 10 anni si è registrata una riduzione di circa il 10% dei consumi totali, rappresentati per il 91,8% da prodotti petroliferi; seguono FER (3,7%), gas naturale (2,8%) ed energia elettrica prodotta da fonti fossili (1,6%). Il trasporto pubblico locale impiega circa 124.000 addetti in 930 aziende, ha un fatturato annuo di 12 miliardi di euro (ricavi da traffico e contributi pubblici) e trasporta 5,4 miliardi di passeggeri, oltre 15 milioni al giorno: analizzandone i consumi energetici, si vede che essi rappresentano circa l’1% del totale con 308 ktep, mentre il trasporto a lunga percorrenza pesa per il 14% (2.400 ktep). Negli ultimi anni si sta assistendo a una graduale sostituzione dei veicoli più obsoleti con mezzi a più ecologici. Tuttavia, la quota di autobus che utilizzano combustibili ad alto livello di emissioni resta la più alta sia in ambito urbano che extraurbano. Sono molte le potenzialità di intervento e riguardano, più che i veicoli, le infrastrutture: gli investimenti stanziati al 2033 sono 22,7 miliardi di euro, il 60% dei quali per lo sviluppo delle infrastrutture metropolitane, tranviarie e per il trasporto rapido di massa, con la creazione attesa di 110.000 posti di lavoro.

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Il mercato dell’efficienza energetica industriale in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

Ammontano a circa 2,6 miliardi di euro nel 2019, appena un +1,9% rispetto al 2018, gli investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale, oltre il 90% dei quali relativi a tecnologie hardware, mentre solo il 7,5% riguarda software per il controllo e monitoraggio delle prestazioni dei cicli produttivi. Tuttavia, è in questa fascia minoritaria che si concentra la maggiore crescita: +34% sul 2018, pari a 200 milioni di euro, a testimonianza di come siano sempre più importanti la gestione di dati e la diagnosi energetica, divenuta obbligo di legge.
Rispetto al 2018, si registra una crescita significativa degli interventi sul processo produttivo (+18%), trend ormai consolidato nell’ultimo triennio che li fa salire al primo posto, e dei sistemi di aria compressa, che registrano un volume di affari di 170 milioni di euro (16%); seguono i sistemi HVAC e refrigerazione (+6%), stabili gli investimenti in relamping (illuminazione) e inverter e addirittura in calo (-5%) quelli in motori elettrici, cogenerazione (-13% sul 2018, a sua volta in diminuzione del 24%, a testimonianza di un segmento in sofferenza dall’entrata in vigore del Decreto Energivori) e sistemi di combustione (-19%). In sintesi, le tecnologie con un maggior grado di maturità vengono installate per sostituzione e mostrano una contrazione degli investimenti, mentre quelle con un minor grado di maturità, in particolare gli interventi di processo, che servono a ridurre in maniera significativa i consumi si rivelano in crescita o stabili.
Dei 196 milioni di euro investiti in tecnologie software per l’efficientamento energetico, circa 90 milioni (46%) hanno riguardato il monitoraggio energetico. A seguire, la sensoristica di base (20%), i sistemi SCADA (12%) e di cloud computing (10%). In questo scenario non tra i più rosei si è innestata l’epidemia da Covid19, che ha causato una riduzione degli investimenti nel 2020 (nella migliore delle ipotesi) di oltre il 25%, con un impatto del 20% sul fatturato degli operatori.
Nell’auspicata ipotesi di una ripresa nel 2021, sono stati disegnati due scenari previsionali: uno tendenziale, che immagina una crescita degli investimenti forte (rebound effect) ma inferiore alla contrazione del 2020, nonché limitata all’anno (successivamente sarebbe molto contenuta); e un altro full recovery, con aumento sostenuto degli investimenti anche negli anni successivi e in grado di colmare la flessione del 2020. Come si vede dal grafico, però, solo dal 2023 nello scenario full recovery e ben oltre il 2025 in quello tendenziale si ritornerà su valori di investimento vicini a quelli del 2020.
E’ evidente che un intervento normativo di rilancio del comparto sia quanto mai auspicabile, ma il quadro non è favorevole, in particolare con riferimento ai Certificati Bianchi. I risparmi conseguiti da nuovi progetti sono in continuo calo dal 2016 (0,06 Mtep nel 2019, circa un quarto del valore previsto nel 2021), anche per la riduzione costante dei TEE riconosciuti (2.906.000 nel 2019, 927.000 in meno sul 2018, pari al 24%, e tuttavia meglio del -34% dell’anno precedente). In pratica, in soli 2 anni il numero di TEE riconosciuti si è praticamente dimezzato, portando a uno squilibrio sul mercato e a crescenti difficoltà nell’adempimento degli obblighi previsti dalla normativa. Una possibile causa della progressiva riduzione del numero di Titoli di Efficienza Energetica riguarda l’esito dei procedimenti riconosciuti dal GSE. Infatti, nel 2019 il 97% degli oltre 5.000 procedimenti i è concluso con negativamente, percentuale ben più alta che per altri incentivi.

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Direttiva UE sull’efficienza energetica degli edifici

Posted by fidest press agency su sabato, 22 febbraio 2020

È stata resa pubblica la bozza del recepimento in Italia della Direttiva 2018/844 che modifica ed integra la Direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici (EPBD). Sul recepimento si esprimono le Associazioni Kyoto Club, Legambiente e Renovate Italy in una lettera al Governo in cui sottolineano come il nostro Paese debba fare scelte coraggiose senza bisogno di decisioni dilatorie. Chiedono perciò che il recepimento avvenga correttamente nei contenuti (adeguatamente al testo della Direttiva), nei modi (tramite convocazione degli stakeholder, alla quale saremo felici di portare i nostri contributi) e nei tempi (almeno entro la fine del presente anno). (fonte: Ufficio stampa Kyoto Club)

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L’Italia rischia una crisi energetica

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

Se non investe rapidamente in impianti moderni, efficienti e a basso impatto ambientale: più elettricità da fonti rinnovabili come vento, sole, acqua, biomasse; più centrali alimentate da metano; nuove connessioni per rafforzare la rete di alta e media tensione; sistemi di accumulo, realizzati soprattutto nel Mezzogiorno.“Per fare questi investimenti è urgente un progetto forte di politica energetica che aiuti la transizione e l’uscita dal carbone”, avverte Alessandro Marangoni, economista di Althesys, intervenuto nell’incontro “Il futuro del sistema elettrico italiano, decarbonizzazione, rinnovabili, reti” a Key Energy, la rassegna della IEG sulle nuove energie in corso a RiminiFiera. “Finora ci salvano le importazioni, ma presto non basteranno più – dice ancora Marangoni. Gli scenari NET, lo strumento Althesys di analisi sui trend del mercato elettrico, indicano una serie di criticità nel medio termine, tra cui la necessità di realizzare al 2026 nuove centrali a gas per 5 GW e accumuli per 3 GW, per limitare deficit, e di ulteriori 8 GW a gas e oltre 4 GW di accumuli al 2030.Accade infatti che, mentre altri Paesi europei non intendono rinunciare a bruciare forsennatamente il carbone, in primo luogo la Polonia e la “virtuosa” Germania, l’Italia ha deciso di chiudere entro 6 anni le sue centrali a carbone, come quelle di Brindisi, di Civitavecchia, quelle in Sardegna e quelle in Alta Italia: a Fusina, nel comune di Venezia e a Monfalcone, in provincia di Gorizia. Per compensare il cosiddetto phase-out occorre mettere mano al rafforzamento delle reti sulla dorsale Sud-Nord e ad un nuovo collegamento triterminale tra Sardegna, Sicilia e Campania. È inoltre necessario sviluppare i necessari sistemi di accumulo strategici per l’equilibrio del sistema, prevedendo 3 GW in più rispetto agli obiettivi della Sen per il Sud e le isole, ma anche nuova generazione FER al 2025 per 9,3 GW di fotovoltaico e 3,6 GW di eolico.“Purtroppo le sole fonti rinnovabili non basteranno a sostituire i grandi impianti a carbone. E nel frattempo – aggiunge Marangoni – le politiche climatiche e ambientali dovrebbero spostare i consumi verso l’elettricità, anche quelli termici e dei trasporti”. L’Italia dovrà dunque rivedere al rialzo il target di cui alla proposta PNIEC 2019 (30%), andando oltre il 55,4% per l’elettrico. Il fotovoltaico dovrebbe quindi superare i 50 GW indicati dal piano, arrivando a produrre più di 74 TWh/anno, mentre l’eolico dovrebbe più che raddoppiare, passando da 10,4 a 18,4 GW.“Appare, dunque, evidente – conclude Marangoni – che è necessario mettere mano a una riforma complessiva del mercato elettrico, andando così oltre le indicazioni del Clean Energy Package la cui revisione del market design pare oggi di non ampio respiro”.

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Transizione energetica in Sardegna

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Dopo le dichiarazioni del Premier Giuseppe Conte in occasione della sua visita in Sardegna, aumentano le preoccupazioni delle organizzazioni sindacali sugli effetti di una transizione energetica non attentamente gestita.La Flaei Cisl, Federazione dei Lavoratori delle Aziende Elettriche, conferma che la decarbonizzazione dell’economia sia un obiettivo da perseguire, per preservare ambiente e territorio per le future generazioni. Ma questo processo non deve provocare ulteriori danni economici e sociali, soprattutto in realtà già duramente provate dalla crisi economica come appunto la Sardegna.“Noi valutiamo positivamente l’accelerazione della transizione dall’uso di carbone ad altre fonti energetiche per la produzione di elettricità dove ciò è possibile” dichiara il Segretario Generale della Flaei Cisl Salvatore Mancuso. “siamo infatti favorevoli e sosteniamo i progetti di trasformazione delle centrali a Carbone in impianti a gas metano, come si sta prospettando, anche in tempi rapidi, nelle centrali presenti nel continente italiano”.“Le dichiarazioni del Premier Conte ci preoccupano molto”, afferma Mario Marras, Segretario Generale della Flaei Cisl Sardegna. “mettere contemporaneamente in discussione l’arrivo del gas metano tramite dorsale e rigassificatori ed il rinvio motivato dell’uscita dal carbone nelle due centrali della Sardegna (Portoscuso e Fiumesanto) metterebbe immediatamente a rischio il tessuto produttivo industriale dell’intera regione, azzerando le possibilità di ripresa delle produzioni”. Eurallumina, Sider Alloys (ex Alcoa) come il tessuto industriale di Porto Torres sono strettamente connessi alla possibilità di avere energia elettrica e vapore a prezzi convenienti, con continuità e sicurezza di approvvigionamento. Se già da oggi non si prevede un percorso certo con tempi adeguati per la transizione energetica garantendo la sicurezza del sistema elettrico e le forniture al sistema industriale, si corre il serio rischio del tracollo immediato di buona parte del settore industriale Sardo.“La Flaei sollecita”, ribadiscono Salvatore Mancuso e Mario Marras “la convocazione presso il Ministero dello Sviluppo del nuovo incontro del tavolo Sardegna per proseguire il confronto sul processo di decarbonizzazione ed il conseguente aggiornamento del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) in base alle esigenze prioritarie di sviluppo della Regione Sardegna”.La Flaei Cisl, insieme a tutti gli altri soggetti sindacali, imprenditoriali e istituzionali, farà valere gli interessi della Sardegna e dei lavoratori del settore. La transizione energetica, che la Flaei vuole, non può essere causa di crisi, ma deve essere occasione di sviluppo e benessere.

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L’etichetta energetica obbligatoria: una “pietra miliare” per il settore della ristorazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2016

pordenone. Con l’utilizzo di apparecchiature ad alte prestazioni e a bassi consumi energetici (in classe A), i professionisti della ristorazione ridurranno al minimo l’impatto ambientale della loro attività e potranno investire i maggiori ricavi derivati in nuove opportunità di crescita per il loro business.Un frigorifero professionale può avere diverse certificazioni, ma la più importante è sicuramente quella che ne misura il consumo energetico. Fino ad oggi c’è stata l’E.C.E, l’Etichetta di Classificazione Energetica volontaria promossa esclusivamente dalle imprese costruttrici aderenti a cecedItalia.
Dal 1° luglio 2016, invece, l’etichettatura è diventata per legge obbligatoria e riguarda tutte le apparecchiature refrigerate professionali immesse sul mercato europeo (Regolamento Commissione UE 2015/1094/Ue). Si tratta di un grande cambiamento soprattutto per il professionista che, in fase di acquisto, può finalmente scegliere il prodotto in maniera consapevole e sostenibile, basandosi sui dati riportati sull’etichetta. Questa certificazione analizza e classifica il prodotto sulla base dei consumi energetici, del volume netto di stoccaggio e delle condizioni di lavoro (temperatura e umidità) a cui l’armadio refrigerato è in grado di conservare correttamente.L’adozione dell’etichettatura nel mondo della ristorazione, settore di sua natura fortemente energivoro, apporterà significativi benefici all’ambiente e alla bolletta energetica nazionale. Pensando nel lungo periodo, un comportamento sostenibile da parte degli operatori verso apparecchiature in classe A (massima efficienza) potrà addirittura trasformare il valore aggiunto dell’efficienza energetica in fonte di energia!Electrolux Professional, che da sempre promuove una refrigerazione responsabile, attenta all’ambiente e ai costi di gestione, risponde alla normativa presentandosi sul mercato con ecostoreHP . Questa nuova gamma di frigoriferi professionali si posizione a pieno titolo nella classe A dell’etichetta energetica, avendo conseguito i più alti punteggi in tutti i parametri analizzati per l’assegnazione del classe. “Con ecostoreHP, Electrolux si è impegnata ai massimi livelli per realizzare un prodotto rispettoso dell’ambiente e quindi capace di ridurre i consumi e evitare gli sprechi” – afferma Massimiliano Falcioni, Head of Refrigeration Category di Electrolux Professional. “Se si considera l’intenso uso a cui sono sottoposti i frigoriferi, accesi giorno e notte, si può comprendere ancora meglio l’importanza dei risparmi assicurati dalla nuova linea che consente di consumare fino all’80% in meno rispetto a pari modelli in classe G”.Il rispetto per l’ambiente è uno dei valori fondamentali di Electrolux e ne sostiene la visione in ciascuna fase del ciclo di vita del prodotto: dalla progettazione alla produzione, dall’installazione allo smaltimento. Tutte le soluzioni sono progettate per consumare il minimo in termini di energia, acqua e detergenti oltre a garantire le più basse emissioni nell’ambiente. Un impegno riconosciuto anche a livello internazionale: numerosi indici, come il Dow Jones World Index, collocano infatti il Gruppo ad alti livelli per la sua responsabilità sociale e ambientale.

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Efficienza energetica in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2015

energiaLa cultura aziendale dell’efficienza energetica in Italia è diffusa in modo relativamente uniforme in tutte le regioni, ma trova nel Nord del Paese il suo punto di maggiore affermazione. Nel Nord Italia, infatti, si trovano la metà (180 mila aziende) delle 360 mila imprese che hanno fatto dell’efficienza energetica una priorità aziendale, di cui 100 mila collocate nel Nord-Ovest e 80 mila nel Nord-Est. A dirlo sono i dati elaborati da Avvenia (www.avvenia.com), leader nazionale nel settore della “white economy”, il ramo dell’economia relativo all’efficienza e alla riqualificazione energetica.Un’altra parte importante delle imprese “bianche” sono dislocate nel Sud Italia, dove ve ne sono circa 100 mila, mentre nel Centro Italia ve ne sono 80 mila.Analizzando i dati a livello delle singole regioni, Avvenia ha fotografato una realtà dell’efficienza energetica che vede Lombardia, Veneto e Lazio sul podio. A collocarsi al primo posto è proprio la Lombardia con oltre 66 mila aziende che hanno fatto dell’efficienza energetica una priorità aziendale. Al secondo posto nella classifica regionale di Avvenia per numero delle imprese “bianche” si colloca il Veneto con 39 mila imprese. Poi, al terzo posto, si colloca il Lazio che registra 34 mila imprese che puntano sull’efficienza energetica.
Nella classifica di Avvenia seguono poi l’Emilia-Romagna, il Piemonte, la Toscana, la Campania e la Puglia, rispettivamente con 30, 27, 26, 22 e 21 mila imprese attente alle loro performance energetiche. Ottimo anche il posizionamento della Sicilia, con 20 mila, e delle Marche, con 11 mila imprese.Passando poi da un livello regionale ad un’analisi a livello provinciale, Avvenia ha poi messo in evidenza che il maggior numero di imprese che hanno puntato sull’efficienza energetica come nuovo modello di sviluppo sono distribuite in uguali proporzioni sia nella Capitale che nel Capoluogo lombardo.
Roma e Milano, con oltre 20 mila imprese “bianche” ciascuna, si collocano infatti al primo posto ex-aequo e guidano la classifica, seguite da Napoli con circa 14 mila imprese e Torino con poco più di 12 mila.A dare un ulteriore contributo all’affermazione di una cultura aziendale dell’efficienza energetica, secondo Avvenia (www.avvenia.com), è stata la nuova norma sulle Diagnosi Energetiche Obbligatorie (DEO) che impone alle grandi imprese specifici obblighi in materia di efficienza energetica. A doversi sottoporre entro il 5 dicembre 2015 ad un primo audit, da ripetersi poi ogni 4 anni, sono le realtà produttive più energivore, ma anche tutte le altre aziende stanno divendando più sensibili a questa tematica.«Sull’efficienza energetica l’Italia si dimostra così ancora una volta all’avanguardia. Anche i finanziamenti al settore stanno diventando una realtà importante del mercato finanziario, dove i classici squilibri Nord-Sud vengono superati e dove la “white economy” è ormai diventata patrimonio di tutti» commenta l’ingegner Giovanni Campaniello, fondatore e amministratore unico di Avvenia che, creata nel 2001 con l’intento di fornire alle aziende e agli enti pubblici una risposta significativa per affrontare e risolvere in modo consapevole e sostenibile le problematiche legate all’efficienza energetica, ha sempre dimostrato una particolare attenzione ai meccanismi di innovazione tecnologica più adeguati per aumentare l’efficienza e la produttività di ogni specifico settore.

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Italia: efficienza energetica

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2015

energiaQuello dell’efficienza energetica è un settore dove l’Italia ha una indiscussa leadership tecnologica a livello europeo e mondiale. Lo conferma il bilancio dell’efficienza energetica tracciato da Avvenia (www.avvenia.com), leader nazionale nel settore della White Economy, che osserva come nel 2014 l’Italia ha collocato sulle aste di quote europee di emissione oltre 61 milioni di quote EUA (European Union Allowances), ricavando oltre 361 milioni di euro.Queste aste sono un meccanismo di assegnazione delle quote di emissione valide per adempiere agli obblighi EU ETS (European Union Emissions Trading Scheme), un sistema per lo scambio di quote di emissione di gas serra finalizzato alla riduzione delle emissioni di CO2 nei settori energivori che è parte integrante del Pacchetto Clima-Energia, strategia comune europea che pone in stretta connessione l’efficienza energetica e le emissioni di gas ad effetto serra.La collocazione dell’Italia in questo contesto corrisponde a oltre 61 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, che costituiscono il 13,11% delle risorse generate dalle aste di quote EUA nel 2014. Insomma un’ottima performance dell’Italia che però, secondo gli analisti di Avvenia (www.avvenia.com), dovrà ancora continuare a investire sull’efficienza energetica per raggiungere gli obiettivi al 2020.
«Il nostro Paese ha conosciuto uno sviluppo considerevole e costante nel tempo dell’efficientamento energetico, il che non implica solo ridurre i costi e quindi una maggiore competitività delle imprese, ma anche rilanciare l’intera economia nazionale» puntualizza l’ingegnere Giovanni Campaniello, fondatore e amministratore unico di Avvenia. Senza dimenticare che l’efficienza energetica è anche fondamentale sul piano ambientale per la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra e la lotta ai cambiamenti climatici. Analizzando poi i risparmi energetici conseguiti nel 2014, Avvenia osserva che il settore industriale ha raggiunto ottimi risultati. La maggior parte delle imprese ha infatti scommesso su innovazione, ricerca e qualità per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2.Un orientamento che si rivela strategico tanto che, secondo le previsioni di Avvenia, la White Economy sarà in grado di generare quest’anno 100 miliardi di euro di valore aggiunto. E, oltre alla ricchezza, l’«economia bianca» produce anche lavoro: già oggi in Italia ci sono circa 2 milioni di «white jobs», un numero considerevole che secondo gli analisti di Avvenia è destinato ad aumentare di 200 mila lavoratori entro la fine del 2015. Dal bilancio tracciato da Avvenia emerge anche una elevata propensione all’efficientamento energetico in tutti i settori della nostra economia, da quelli tradizionali a quelli high tech, dall’agroalimentare alla chimica. Ma anche nel settore residenziale, dove nel 2014 sono stati raggiunti ottimi risultati, con molti progetti che hanno dato luogo a interventi di recupero e di riqualificazione degli edifici.
Secondo Avvenia, player chiave in questo settore, l’edilizia ha infatti sperimentato una radicale trasformazione grazie alle nuove tecnologie per l’efficienza energetica e potrebbe così diventare per l’Italia un volano per l’economia e per l’occupazione, a partire dai grandi gruppi bancari e dalle poste, fino ai musei e agli edifici pubblici, perché in questo settore anche la Pubblica Amministrazione può ottenere notevoli risparmi energetici ed economici.E Avvenia, proprio su questo fronte, si è impegnata a collaborare con la Pubblica Amministrazione rendendosi anche disponibile a finanziare progetti per migliorare l’efficienza energetica che consentano di implementare le esclusive metodologie di analisi firmate Avvenia, che rappresentano il fiore all’occhiello dell’industria italiana.

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Efficienza energetica e mercato immobiliare

Posted by fidest press agency su martedì, 24 febbraio 2015

mercato-immobiliareDisponibili i dati 2014 dell’indagine promossa da ENEA, I-Com e FIAIP sull’andamento del mercato immobiliare visto nella prospettiva dell’efficienza energetica e frutto delle elaborazioni delle risposte di oltre 1000 agenti immobiliari.
I risultati dell’indagine mostrano un quadro complessivo della situazione composita e, in parte, contrastante. Il mercato rimane evidentemente dominato da immobili di qualità energetica molto scadente (anche per l’evidente peso degli edifici vecchi nello lo stock immobiliare), sebbene nelle dinamiche di mercato di alcuni segmenti sembra aumentare il peso della qualità energetica, come nel caso degli immobili di pregio: il dato delle compravendite in questo segmento per gli immobili di classe A+ e A è passato al 10%, rispetto al 6% del 2013. Questa tendenza può essere letta come un incoraggiante segnale della crescente considerazione dell’efficienza energetica come elemento essenziale e imprescindibile di un edificio. Sarà dunque necessario trasferire questa consapevolezza anche alle categorie edilizie di minor pregio per capitalizzare il potenziale di efficientamento del settore immobiliare oggi ampiamente inespresso.Incoraggianti anche i dati relativi alle nuove costruzioni, crescendo sensibilmente nel 2014 il peso delle compravendite di immobili efficienti rispetto all’anno precedente. In calo però lo stesso dato per gli immobili ristrutturati, segno che l’efficienza energetica non è un elemento sufficientemente valorizzato nelle ristrutturazioni edilizie. Infatti, le compravendite 2014 di immobili nuovi si sono realizzate per edifici di classe A+, A e B nel 49% dei casi (erano il 40% nel 2013); lo stesso dato per gli immobili ristrutturati crolla al 6%, dimezzandosi rispetto al 2013.Anche il sentiment rispetto al tema dell’efficienza energetica degli attori del mercato immobiliare presenta luci ed ombre. Se da una parte aumenta la consapevolezza dell’importanza della variabile energetica di un edificio sia da parte di chi compra che di chi vende un immobile, lo strumento della certificazione energetica continua a non essere percepito come utile nell’orientare il mercato verso immobili efficienti. Peggiora infatti il dato della percezione dell’utilità dello strumento nella lettura comparata dei dati 2014 e 2013: questa criticità potrebbe essere in parte dovuta alle frequenti modifiche normative a livello nazionale e alla frammentazione della materia a livello regionale.Rimane comunque evidente la necessità di porre in essere azioni di sistema per rendere lo strumento della certificazione energetica maggiormente incisivo rispetto alle scelte di tutti gli attori della filiera del mercato immobiliare.

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Obbligo certificazione energetica degli edifici

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2013

La conversione in legge del Dl 63/2013, avvenuta con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 3/8/2013 della Legge 90/2013, ha confermato la vigenza della nuova certificazione energetica degli edifici APE (attestato di prestazione energetica) che va a sostituire l’ACE (attestato di certificazione energetica).
Le nostre norme, fino all’intervento di questo decreto, non erano conformi ai dettami europei e per questo motivo siamo stati sanzionati.
E’ stata recepita la Direttiva 2010/31/UE, sanando diverse procedure di infrazione che la Comunita’ Europea aveva avviato contro l’Italia per errati o incompleti recepimenti di Direttive. Procedure che lo scorso giugno sono sfociate in una sentenza di condanna della Corte di giustizia europea. Essenzialmente per la mancanza dell’obbligo di consegnare l’attestato energetico in caso di vendita o locazione di un immobile: le nostre norme, pur prevedendo l’obbligo di indicare in contratto di aver ricevuto informazioni e documentazione energetica sull’immobile, prevedevano una deroga per le locazioni se questa documentazione mancasse al momento della firma del contratto. Non solo, ma in caso di edifici con rendimento energetico basso, il proprietario poteva ovviare all’obbligo consegnando un’auto-dichiarazione di appartenenza alla classe energetica piu’ bassa, la “G”.
Dallo scorso 6 giugno e’ quindi in vigore l’obbligo di allegare ai contratti di compravendita immobiliare e di locazione (quelli nuovi) la nuova attestazione energetica denominata APE, pena la nullità dei contratti stessi.
Il decreto prevede un regime di transizione: fino all’emanazione dei decreti ministeriali che fissano i criteri di calcolo dei nuovi parametri tecnici a cui riferirsi (emanazione che dovrebbe avvenire entro Gennaio 2014), si puo’ redigere il documento riferendosi alle precedenti istruzioni tecniche (inclusa la vecchia certificazione ACE in corso di validita’ -dieci anni). In merito, lo scorso 25 giugno, il ministero dello Sviluppo Economico ha emesso una circolare.
Tutto risolto? Sembra di no. In questi giorni infuria la polemica su questo obbligo, soprattutto nei contratti di locazione, e alcune associazioni di categoria hanno chiesto al Governo di toglierlo, e di farlo in fretta. Un “déjà vu”: nel 2008, con il DL 112/08 venne abrogato l’obbligo che il legislatore aveva introdotto nel 2006 con il D.lgs.311/2006 [6]. A chi rimane in mano il cerino? Al cittadino che si trova di fronte al caos, spesso alimentato anche dalla disinformazione. Non entriamo nel merito su quanto sia o meno giusto dover sborsare dei soldi per munirsi di una certificazione che alcuni ritengono inutile. La direttiva europea c’e’, la si puo’ ignorare, la si puo’ accogliere, ma saltare da un “si’” ad un “no” ci sembra pessimo, anche perche’ le multe che vengono inflitte all’Italia, oltre alla brutta figura che ci fanno fare, vengono comunque pagate coi soldi dei contribuenti… e tanto vale pagare e fare bella figura, e non il contrario. Poi, se qualcuno in sede comunitaria riuscira’ a far levare questo obbligo, convincendo gli altri partner comunitari della sua inutilita’, ci adegueremo. L’importante e’ che il singolo cittadino abbia certezza del diritto…. ma, ed è questa l’ennesima dimostrazione, nel nostro Paese questa è una chimera.

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Efficienza energetica

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2011

Deutsch: Toronto: Direct Energy Centre

Image via Wikipedia

Bruxelles sta varando una nuova direttiva sull’efficienza energetica il cui contenuto è stato oggetto di un dibattito nel forum promosso dalla FCS presso l’Auditorium del GSE . Il rappresentante della Direzione energia della Commissione Europea, la Dott.ssa Gergana Miladinova, ha sottolineato che la nuova direttiva prevede norme più vincolanti nei confronti degli stati e delle imprese, per realizzare entro il 2020 significativi miglioramenti di efficienza energetica nella produzione, trasmissione e consumo. L’ENEA è intervenuta presentando i risultati dell’utilizzo dello strumento delle detrazioni fiscali del55%. Tale strumento, a costo zero per lo Stato, ha permesso a migliaia di famiglie di fare investimenti per migliorare l’efficienza della propria abitazione (nuove caldaie, doppi vetri, coibentazione, etc), positivi i risultati sull’occupazione ed a far emergere il lavoro nero. La Fondazione Consumo Sostenibile ha evidenziato i “buchi neri” del 55% che hanno riguardato sia gli edifici pubblici, per mancanza di risorse, che i condomini, per le difficoltà a prendere decisioni unanimi. E’ stato, quindi, posto in evidenza che il ricorso ai cosiddetti “contratti servizio energia”, stipulati con le ESCO, possono rappresentare “l’uovo di colombo” per recuperare efficienza energetica anche negli edifici pubblici e nei condomini. Questa formula consente infatti alle ESCO di realizzare gli investimenti di riqualificazione degli edifici, il cui costo è ripagato dal risparmio conseguito in bolletta. Vari interventi hanno sottolineato di chiedere al Governo di valorizzare questo strumento, che consente di sbloccare consistenti investimenti per migliorare l’efficienza energetica negli edifici pubblici e nei condomini. Anche la rete di trasmissione deve essere ottimizzata con nuovi investimenti per produrre maggiore efficienza, perché sulla bolletta del consumatore ricadono sia i costi delle inefficienze che i costi dell’ energia elettrica prodotta, che non può essere distribuita per strozzature o inefficienze sulla rete. Di particolare rilievo è stato l’intervento del Sottosegretario Tullio Fanelli il quale ha sottolineato che il provvedimento del 55% rientra nelle priorità del Governo e che erano in corso gli approfondimenti per la messa a punto del provvedimento. Nel dibattito è intervenuto anche l’ex Presidente dell’Autorità dell’Energia Alessandro Ortis, che ha delineato il quadro delle problematiche del settore energetico ed i relativi provvedimenti che sarà opportuno prendere, nonché il ruolo che le associazioni consumatori devono svolgere in tema di proposte e di informazione ai consumatori. A conclusione del Forum, Paolo Landi, ha ricordato che la FCS intende svolgere attività di ricerca e di approfondimento sui grandi temi del consumerismo e della responsabilità sociale dell’impresa, con particolare attenzione al livello dell’Unione Europea. Ha sottolineato inoltre che qualora il costo delle detrazioni fiscali fosse scaricato dal Governo sulle bollette del gas, sarebbe una ulteriore tassa indiretta a carico delle famiglie, dopo che gli esorbitanti costi degli incentivi al fotovoltaico e delle altre fonti rinnovabili sono stati scaricati sulla bolletta dell’energia elettrica).

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Efficienza energetica

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

La Fondazione Consumo Sostenibile, promuove un incontro per approfondire come l’Italia intende applicare la nuova direttiva sull’efficienza energetica. Al confronto sono presenti la Commissione Europea, Direzione energia, con la Dott.ssa Gergana Miladinova, il Sottosegretario all’Ambiente Tullio Fanelli, rappresentanti dei partiti On. Stefano Saglia e On. Federico Testa, rappresentanti dell’imprese, delle Associazioni dei Consumatori, dell’Autorità e del Ministero. L’incontro si terrà lunedì 5 Dicembre 2011 ore 14.30 presso il GSE viale maresciallo Pilsudsky, 91 ore 14.30.
Sull’efficienza energetica, sottolinea il Presidente della Fondazione Consumo Sostenibile Paolo Landi, siamo tutti coinvolti, lo sono le famiglie per contenere la spesa della bolletta energetica, lo sono le imprese e soprattutto lo sono gli edifici pubblici e condomini ove si registrano le maggiori inefficienze e sprechi sull’energia.
Sarà importante capire cosa intende fare il nuovo Governo, con quali incentivi e strumenti intende rispettare gli obiettivi della direttiva. Nell’incontro la FCS presenterà anche una proposta per conciliare la necessità di investimento sull’efficienza energetica e i vincoli e le difficoltà di bilancio, resi sempre più acuti dalla crisi economica. La Fondazione Consumo Sostenibile nasce, con la collaborazione dell’Unione Nazionale Consumatori e Lega Consumatori, nel settembre 2011 da un idea di Paolo Landi con l’obiettivo di promuovere una cultura del consumo sostenibile, la responsabilità sociale d’impresa e la cooperazione internazionale. Prendendo ispirazione dal messaggio della lettera Enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate” (n.66) si vuole sviluppare la creazione di un “centro”, di una “rete” (reale e virtuale allo stesso tempo) dove poter fare maturare i concetti di sostenibilità e responsabilità legati da una parte ai consumatori (un consumo responsabile) e dall’altra alle imprese (responsabilità sociale d’impresa) il tutto dentro la cornice dell’Unione Europea.

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Governo: rivedere programma nucleare

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

«Sulla scia di quanto sta succedendo nella comunità internazionale, nella quale si distinguono Paesi dalla lunga “tradizione” nucleare che stanno rivedendo le proprie politiche energetiche riflettendo sull’opportunità di utilizzare il nucleare da fissione come forma di approvvigionamento, auspichiamo che il Governo italiano assuma una posizione netta, decidendo di non proseguire con il progetto di costruzione di quattro nuove centrali a tecnologia EPR. Una tecnologia che va consegnata definitivamente alla storia, per i problemi di sicurezza e smaltimento delle scorie che continua a generare».  Lo dichiara in una nota il presidente della Commissione Ambiente di Roma Capitale, Andrea De Priamo.  «Un deciso cambio di rotta – ha auspicato il presidente De Priamo – per far decadere l’imminente quesito referendario, dirottare risorse nella ricerca tecnologica sul nucleare di IV generazione e da fusione e rafforzare così l’impegno per una maggiore autonomia energetica del nostro Paese, possibile attraverso un mix di fonti inclusivo delle energie rinnovabili, di politiche a sostegno della riduzione degli sprechi e dell’efficienza energetica».

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Gli Oscar dell’Industria Energetica premiano il CEO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2011

Rafael Villaseca, amministratore delegato di Gas Natural Fenosa, è stato scelto tra più di 200 imprenditori come “CEO of the Year 2010” in occasione dell’edizione annuale dei Global Energy Awards indetti da Platts, agenzia di informazione leader mondiale nel campo dell’energia e delle materie prime.  Il riconoscimento, assegnato a fine 2010 a New York durante una cerimonia ufficiale alla quale hanno partecipato circa 500 imprenditori del settore energetico provenienti da tutto il mondo, è considerato a tutti gli effetti l’Oscar dell’Industria Energetica e ogni anno premia le imprese che si distinguono per leadership, innovazione e rendimento.  Il nome di Villaseca, 60 anni, amministratore delegato di Gas Natural Fenosa dal 2005, è stato selezionato da una giuria di esperti internazionali, tra cui Ministri dell’Energia, Autorità di Regolazione nazionali, alti dirigenti, legislatori e professori universitari, sulla base di criteri molto rigidi quali capacità di innovazione, visione strategica, decisione e leadership, nonché chiarezza di visione, discernimento e motivazione.  I Platts Global Energy Awards premiano più in generale Gas Natural Fenosa, che nel 2010 – per il secondo anno consecutivo – occupa la prima posizione nella classifica mondiale delle imprese nel settore del gas, la trentunesima posizione tra le imprese energetiche di Europa, Medio Oriente e Africa e la cinquantottesima nel mondo.
Il Premio “CEO of the Year 2010” assegnato a Villaseca conferma, quindi, l’importanza che attualmente l’Azienda riveste nel mercato energetico. Gas Natural Fenosa, infatti, è la più grande utility integrata di gas ed elettricità in Spagna e America Latina ed è presente nel mondo in ben 23 Paesi con un organico di circa 19 mila dipendenti e con oltre 20 milioni di clienti. Dal 2002 è il Gruppo è presente anche in Italia con tre Società – Gas Natural Italia Spa, Gas Natural Distribuzione Italia Spa e Gas Natural Vendita Italia Spa – ed ha all’attivo circa 420.000 utenti distribuiti in 7 Regioni e circa 200 Comuni del centro e sud Italia. (rafael)

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Riqualificazione energetica degli edifici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2011

Adiconsum è profondamente contraria alla proposta del Governo di finanziarli con una nuova tassa sulle bollette del gas Adiconsum chiede alle Commissioni Parlamentari di esprimere parere negativo sulla proposta Nello schema di Decreto Legislativo n. 302, per l’Attuazione della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili” si prevede che le risorse per l’erogazione degli incentivi per gli interventi di incremento dell’efficienza energetica negli edifici, siano recuperate mediante contributi a valere sulle tariffe del gas naturale, già gravate, per oltre il 40%, da imposte e tasse nazionali e regionali. Ciò si aggiunge agli altri pesanti oneri che gravano sulle bollette elettriche per finanziare gli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. È iniquo che le risorse per la politica energetica dell’Italia siano caricati sulle spalle dei consumatori, anziché sulla fiscalità generale, poiché non tengono conto della progressività del reddito dei cittadini e sono pagati anche dai pensionati con il minimo di pensione.
I consumatori italiani sono stufi di fungere da Bancomat per le esigenze finanziarie del Governo e chiedono alle Commissioni Parlamentari, che stanno esaminando lo schema di Decreto del Governo, di esprimere parere negativo su questa iniqua norma.

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Bollette energetiche “al palo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2010

L’Autorità per l’energia ha annunciato che dal prossimo 1 gennaio le bollette elettriche caleranno dello 0,1%, mentre quelle del gas aumenteranno dell’1,3%. La motivazione viene individuata nell’aumento delle quotazioni petrolifere. Piccoli ritocchi che, per le famiglie, significherà un risparmio di 7 euro annui per la luce (spesa media 420 euro) e un aggravio di 37 euro annui per il gas (spesa media 1.050). Tutto a posto, aumenti fisiologici? No! Per noi e’ un pessimo segnale di una situazione che si trascina e che al momento non ha via d’uscita. Abbiamo a che fare con due mercati che sulla carta sono liberalizzati e la situazione di aumento del gas rispetto alla diminuzione dell’elettricità viene dai piu’ letta come una maggiore difficolta’ di un mercato rispetto all’altro. Questione che, pero’, a nostro avviso e’ piu’  grave. Logica ci insegna che a fronte di una liberalizzazione, e quindi al moltiplicarsi delle offerte per gli utenti, il mercato dovrebbe calare nei prezzi e farsi piu’ rigoglioso per offerte e qualita’. E questo non solo non accade per l’elettricita’ ma ha una direzione opposta per il gas. Di là delle oggettive difficoltà per gli approvvigionamenti nel mercato internazionale, crediamo si debba parlare di responsabilità, con tanto di nomi cognomi. Il cosiddetto mercato italiano liberalizzato ha due caratteristiche:
1 – e’ un luogo di battaglia di aziende che, in modo spesso truffaldino, cercano d catturare clienti raccontando balle o rifilando contratti a insaputa dei malcapitati. La nostra associazione funge da punto di raccolta di queste truffe, spesso con risvolti giudiziari e richiami della specifica Autorita’ che pero’, invece di raddrizzare la situazione, essendo diffusissima la pratica e l’immunita’, sembrano alimentare il malaffare;
2 – nella maggior parte dei casi la liberalizzazione e’ solo un modo per far guadagnare piu’ aziende (che va anche bene), ma senza che questo corrisponda ad un risparmio per gli utenti: i monopoli di fatto in determinate zone sono all’ordine del giorno; monopoli che sono quasi sempre gestiti da aziende a partecipazione pubblica (Comuni, etc) che, con gli utili azionari, si guardano bene dall’incidere sui costi al dettaglio del servizio.
Un Bubbone vero e proprio!! Dobbiamo rassegnarci? A nostro avviso sono possibili due rimedi:
1 – bloccare le truffe con pesanti interventi del’Autorita’ per l’energia e dell’Antitrust, supportate da un legislatore che dia loro piu’ forza sanzionatoria. Oggi, per comportamenti scorretti et similia, le rare multe che Aeeg e Antitrust comminano sono per importi ridicoli, spesso scontati quando inesistenti perche’ si accontentano dell’impegno dei colpevoli a non reiterare il loro business scorretto Se invece fossero sanzioni con percentuali di due cifre rispetto al fatturato delle aziende, queste aultime, prima di continuare a far rientrare le multe nel loro bilancio promozionale, ci penserebbero due volte;
2 – oltre alla “tradizionali” difficolta’ che un’azienda ha nel nostro Paese per attivarsi (che fine ha fatto “aprire un’azienda in un giorno”?), il grosso del problema sta nel monopolio territoriale: fintanto che le pubbliche amministrazioni (detentrici di quote azionarie anche di maggioranza nella varie spa di gestione) competeranno con le aziende private, queste ultime saranno sempre poco presenti a causa di un finto mercato che, per esempio, vede le amministrazioni locali nella doppia veste di controllori e controllati. Ma forse questo e’ solo un libro dei sogni… (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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“Miopia” energetica-ambientale

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2010

Il Consiglio Regionale della Calabria, esprimendo parere negativo alle centrali a carbone di Montebello Ionico e Rossano Calabro, dimostra che la “Politica” non persegue finalità di sviluppo del Territorio e delle Comunità. Il diffuso luogo comune, che concepisce le centrali elettriche a carbone incompatibili con uno sviluppo sostenibile, continua ad allontanare l’Italia, e a maggior ragione il Meridione, dall’Europa e dalle opportunità di investimenti e occupazione. Gli altri Paesi Europei, al contrario, sfruttano adeguatamente (e in modo sostenibile) una fonte primaria come il carbone, che garantisce sicurezza energetica e un costo del Chilovattora compatibile con le esigenze economiche di Famiglie e Imprese. In Italia, invece, si preferisce continuare a opporsi pregiudizialmente a progetti tecnologicamente avanzati ed ambientalmente certificati dagli Enti preposti.  Con ciò, facendo pagare l’energia elettrica più cara d’Europa (35%). Gli stessi Oppositori del carbone, stranamente, nulla dicono su altri Settori molto più inquinanti. Produrre energia elettrica in maggiore quantità e a costi competitivi consentirebbe, tra l’altro, di sfruttare il trasporto automobilistico e ferroviario elettrificati.  Le Centrali a carbone previste in Calabria, dimostrano la falsità delle argomentazioni sostenute dai “no coke”: Impianti moderni che non solo garantiscono la diminuzione delle emissioni complessive di CO2, ma anche occupazione (diretta e indotta), oltre allo sviluppo dei Territori che li ospitano. Questo evidentemente non basta! I  tanti Giovani che vorrebbero lavorare e vivere dignitosamente in Calabria, continueranno ad emigrare, come i propri Padri e Nonni, per cercare lavoro dove non si rifiutano Impianti produttivi a prescindere.

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