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Posts Tagged ‘energetica’

GAM: Quali conseguenze avrà la crisi energetica per l’Europa?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

A cura di Niall Gallagher, Investment Director European Equities di GAM Investments. Attualmente ci troviamo in una fase di massimo ribasso per quanto riguarda i titoli azionari europei, con la crisi energetica in cima all’agenda globale. I prezzi del gas in Europa sono aumentati enormemente; sono scambiati a circa 15 volte la media quinquennale fino al 2021. Inoltre, sono completamente scollegati dai prezzi del gas altrove, in particolare negli Stati Uniti. Considerando una base di energia equivalente, i prezzi del gas sono scambiati a diverse centinaia di dollari per barile di petrolio equivalente e per l’elettricità il rapporto è ancora più alto. Nel breve termine, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha causato una carenza di gas in Europa, che negli ultimi 10 anni è diventata molto più gas-centrica a causa della progressiva eliminazione del nucleare e del carbone e dell’aggiunta di fonti rinnovabili intermittenti. Tuttavia, riteniamo che l’Europa avrebbe dovuto affrontare una crisi energetica durante il processo di transizione energetica anche se non si fosse verificato il conflitto tra Russia e Ucraina. L’Europa ha bisogno di ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica nei prossimi 30 anni, ma resta da capire come i legislatori intendano procedere. Ci sono diversi elementi che potrebbero aiutare l’Europa a raggiungere una base più solida per quanto riguarda la transizione energetica. Nel breve termine, una risoluzione con la Russia ci permetterebbe di importare nuovamente il gas russo. Questo, tuttavia, è altamente improbabile, poiché la solidarietà europea nei confronti dell’Ucraina non è destinata a venire meno. Inoltre, il parco nucleare francese è attualmente sottoutilizzato di circa il 50%, con un numero significativo di impianti chiusi per manutenzione; quelli che funzionano a piena capacità sarebbero d’aiuto. Anche un inverno mite con molto vento ridurrebbe la pressione. Ma anche se tutto ciò si verificasse, l’Europa avrebbe comunque bisogno di serie misure dal lato della domanda per ridurre il consumo di gas, in particolare in Germania. A medio termine, l’Europa ha bisogno di una fornitura di gas molto più diversificata e di prendere molto più seriamente la sicurezza energetica. I governi nazionali potrebbero considerare le opportunità di fracking e dello sviluppo di riserve di gas. Allo stato attuale, è difficile che l’UE elimini gradualmente l’uso del gas nei prossimi 20 o 30 anni e quindi i contratti a lungo termine con i produttori degli Stati Uniti e del Qatar garantirebbero una fornitura a lungo termine. È inoltre necessario aumentare gli investimenti nelle fonti rinnovabili, eliminando le strozzature come i problemi delle reti di trasmissione in Germania. Riteniamo inoltre improbabile che la transizione verso l’obiettivo Net Zero avvenga senza investimenti significativi nell’energia nucleare. In gran parte dell’Europa c’è un certo consenso sul fatto che il nucleare sia il futuro. Esistono anche soluzioni a più lungo termine, come i reattori nucleari modulari che possono essere adattati e industrializzati per la produzione di energia elettrica, e crediamo che vedremo investimenti in questo settore. Applicando queste analisi alle azioni europee, riteniamo che sia necessaria una ripresa molto significativa degli investimenti. Ciò avverrà in concomitanza con la transizione verso il Net Zero, poiché ci sono molte aree in cui vediamo la possibilità di effettuare investimenti significativi e l’attuale crisi energetica, a nostro avviso, accelererà l’attenzione su di esse. È necessario investire maggiormente nelle reti energetiche per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, a beneficio delle compagnie petrolifere e del gas, ma anche di alcune realtà industriali che riforniscono queste catene di valore. Una delle misure più importanti che possiamo adottare per ridurre la nostra domanda di energia è investire maggiormente negli edifici. Ad esempio, l’isolamento degli edifici farà un’enorme differenza nella riduzione del consumo energetico.L’ultimo aspetto della crisi attuale è che le aziende del settore petrolifero e del gas stanno beneficiando di prezzi molto più elevati. I prezzi rimarranno elevati per qualche tempo e queste società genereranno flussi di cassa significativi. Ovviamente, per mantenere la loro licenza sociale ad ottenere questo tipo di profitti, dovranno investire pesantemente, in particolare nelle energie rinnovabili, e riteniamo che probabilmente lo faranno in termini di espansione verso più rinnovabili e tecnologie a basse emissioni di carbonio, che saranno parte della soluzione a lungo termine. Nel complesso, l’Europa si trova in una situazione difficile dal punto di vista economico. Tuttavia, riteniamo che questo mercato sia ben compreso e scontato e che, se da un lato è probabile che alcune aree subiscano un forte calo degli utili a causa della necessità di ridurre l’attività o dall’impatto di prezzi molto più elevati, dall’altro vi sono aree che beneficerebbero di livelli molto più elevati di investimenti che saranno necessari per rendere plausibile la transizione energetica.

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Recessione, crisi energetica e fiducia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

A cura di James Lindley, gestore tassi globali, team obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments. L’Italia rimane un ingranaggio di vitale importanza all’interno del progetto dell’eurozona. Il governo uscente ha consolidato questa posizione, infondendo fiducia ai politici europei e agli operatori di mercato sulla direzione di marcia dell’economia italiana e sull’impegno nei confronti dell’Europa. Questa fiducia ha permesso al governo Draghi di concentrare risorse in settori che sostengono l’economia in questo periodo in cui i prezzi energetici hanno subito un’impennata senza precedenti, generando anche benefici a lungo termine attraverso le riforme. La fiducia è uno dei beni più importanti per i mercati. Il cambio di governo potrebbe mettere a dura prova la fiducia degli operatori di mercato. Attualmente in Italia la coalizione di centro-destra ha cercato di dissipare i timori di un allontanamento dell’Italia dall’Europa, ma rimangono alcune preoccupazioni legate alla possibilità di dare forza alle voci più estremiste all’interno della coalizione di maggioranza, innescando un confitto tra la Commissione europea e il governo italiano.Dalla crisi dell’eurozona del 2010/11, l’Italia ha faticato a riscuotere un significativo appeal tra alcuni dei nostri investitori, molti dei quali provengono da Paesi del Nord Europa: questo ci ha portato in passato ad assumere poche posizioni sull’Italia. Tuttavia, in seguito alla significativa sottoperformance dell’Italia durante le prime fasi della pandemia da COVID-19, abbiamo assunto una posizione più positiva, ritenendo che vi fosse un ampio margine di rialzo grazie agli ingenti acquisti di debito da parte della BCE e, cosa altrettanto importante, al Recovery Fund, che a nostro avviso ha rappresentato un passo significativo verso la mutualizzazione del debito.Queste dinamiche sono ora cambiate. La BCE non sta più acquistando debito italiano su base netta e potrebbe avviare il “quantitative tightening” nei prossimi mesi. Inoltre, la situazione politica italiana è diventata più incerta: siamo in attesa di capire se il nuovo governo opterà per un aumento del deficit fiscale e soprattutto come si relazionerà con la Commissione europea. Sebbene la volontà dell’Europa appaia più forte che mai, temiamo che una recessione combinata con il razionamento del gas naturale possa indebolire tale determinazione e portare a un’ulteriore sottoperformance dell’Italia, data la sua forte dipendenza dal gas russo.Per quanto riguarda la nostra view sui titoli di Stato italiani, nel breve termine, temiamo che la combinazione tra la fine degli acquisti netti di attività da parte della BCE, il possibile “quantitative tightening” e ulteriori rialzi dei tassi, nonché l’ipotesi di un nuovo governo non ancora collaudato, potrebbe avere un impatto negativo sui titoli di Stato. Con la stretta monetaria e la compressione dei proventi, uno scenario recessivo appare sempre più probabile, cosa che verosimilmente metterà sotto pressione i deficit fiscali. Dato l’elevato contesto inflazionistico, non riteniamo che la BCE possa ricominciare a breve gli acquisti e quindi gli acquirenti del debito italiano saranno operatori più sensibili al prezzo e potrebbero richiedere rendimenti più elevati per compensare il rischio aggiuntivo.Nel lungo termine, lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria (TPI), recentemente introdotto dalla BCE, dovrebbe contribuire a mettere un freno agli spread dei Paesi, ma è improbabile che venga attivato fino a quando non si verificheranno ulteriori tensioni sul mercato. Prevediamo, inoltre, che l’eurozona continuerà a gravitare verso un’ulteriore mutualizzazione che dovrebbe essere di supporto al debito italiano, anche se questo potrebbe cambiare con l’evolversi dello scenario politico.In riferimento al mercato obbligazionario corporate, attualmente, la performance delle obbligazioni societarie italiane è rimasta allineata a quella dei mercati del credito della zona euro. Di conseguenza, fatichiamo a vedere molte opportunità in Italia in questo momento, soprattutto per la significativa esposizione dell’economia italiana al gas russo.

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Crisi energetica. Questa storia degli extraprofitti… una condanna a morte?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2022

Sarà la campagna elettorale, saranno gli scarsi approfondimenti che talvolta vengono fatti sulle questioni curando più lo slogan mediatico che l’informazione…. ma oggi va abbastanza di moda una parola, “extraprofitto”: una sorta di aspirina per tutti i nostri mali. L’origine è una legge che stabilisce che alcuni profitti debbano essere fiscalizzati più di quanto già non lo siano da parte di imprese energetiche che, siccome i prezzi dei loro prodotti all’ingrosso sono schizzati verso l’alto, loro hanno guadagnato di più e parte di questo guadagno debba essere dato allo Stato. Un primo acconto doveva essere versato entro il 30 giugno, ma sugli 11 miliardi preventivati è entrato poco più di un miliardo. Alcuni, convinti di essere di fronte ad evasione fiscale, hanno fatto esposti giudiziari. Ieri 31 agosto, per chi non aveva pagato in tempo, è scaduto il termine per ravvedersi, dopo partiranno le sanzioni che, nel frattempo, sono state anche raddoppiate.Pur ammesso che abbia valore l’ipotesi di evasione fiscale stiamo parlando di importi che, ammesso dovessero essere recuperati, accadrà come minimo tra una decina d’anni… un po’ fuori tempo massimo rispetto alle esigenze. Inoltre, siccome anche queste aziende con i cosiddetti extraprofitti stanno cominciando a lamentare problemi per il generale carovita (inflazione quasi al 9% ) e sembra che alcune siano sul lastrico… non è che queste pillole di “economia socialista” contro “economia liberale” minino alla base il nostro regime economico? E’ bene ricordare che le aziende, oltre ai profitti (legittimi e auspicati) per se stesse, elargiscono servizi, creano concorrenza e mercato nonché posti di lavoro… una dinamica senza la quale, per esempio, l’Italia sarebbe più simile a Cuba o alla Russia che non agli altri partner Ue e ai nostri alleati per eccellenza Uk, Usa, Australia, Giappone, etc. Ci viene in mente un detto popolare: tirando la coperta per coprirsi il viso, essendo la coperta corta, non ci si rende conto che i piedi rimangono al freddo e, se i piedi si ammalano, non si è più in grado di camminare da soli. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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La crisi energetica e la siccità nel mondo agricolo

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2022

Ci auguriamo che in questa campagna elettorale estiva gli schieramenti politici affrontino le questioni che stanno più a cuore al mondo agricolo, impegnandosi a fornire soluzioni chiare e condivise – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Dopo il ruolo svolto dal primo settore nei due anni di emergenza sanitaria, è arrivato il momento di riconoscere ai coltivatori il ruolo che spetta loro fornendo risposte ai problemi più urgenti.La crisi energetica e la siccità stanno mettendo a dura prova la nostra agricoltura, che ha già mostrato di avere le risorse per sopravvivere ai momenti più difficili – continua Tiso. Le difficoltà legate all’approvvigionamento di derrate alimentari cruciali e l’aumento dei prezzi delle materie prime impongono decisioni coraggiose. Anche a livello europeo si avvicinano scadenze decisive: il piano strategico per la nuova Pac deve ancora essere rielaborato e inviato a Bruxelles in tempo utile.Non si può poi dimenticare l’esigenza di rinnovare la rete idrica e di costruire un sistema diffuso di invasi per far fronte all’estrema siccità di questi mesi. L’agenda del prossimo Governo in materia di agricoltura si annuncia pertanto fittissima. C’è per questo bisogno di avere un quadro chiaro degli interventi che le varie coalizioni intendono realizzare se avranno la meglio. La politica agricola non può essere frutto di scelte improvvisate e legate alla convenienza del momento, ma deve essere il risultato di un progetto trasparente e condiviso con tutto il mondo produttivo.

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Studio crisi energetica: “Avrà impatto su ripresa economica”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2022

Agli inizi del mese di agosto numerose testate giornalistiche nazionali ed internazionali hanno riportato la notizia della ricerca condotta dai professori Marco Mele (Unicusano) e Cosimo Magazzino (Roma Tre) ed altri docenti di università straniere relativamente ad un loro studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Energy Reports.Gli studiosi, attraverso un complesso modello basato sulla Wavelet Analysis, hanno verificato la presenza di un nesso di causalità tra consumo di energia e crescita economica in Italia gettando le basi per riuscire un domani a prevedere i valori futuri del PIL reale italiano. Gli autori, nel loro studio sottoposto a revisione paritaria anonima internazionale, hanno dimostrato che una politica volta alla riduzione del consumo di gas potrebbe generare una riduzione del PIL dell’Italia che va da 2,61–2,85 anni ad un massimo di 3,5 anni.Pertanto, una politica economica basata sulla riduzione del consumo di energia – così come oramai si sta prospettando – avrà sicuramente un effetto avverso sulla ripresa economica dell’Italia post crisi pandemica.Ed ora, a soli 20 giorni dalla pubblicazione stampa della notizia dello studio di Mele e Magazzino, le cose non vanno certo migliorando ed altri paesi pilastri dell’Unione Europea stanno per varare misure volte alla riduzione drastica dei consumi energetici.Marco Mele e Cosimo Magazzino avvertono che “la riduzione del consumo di gas in Italia, correlato con l’aumento dei costi dell’energia, potrebbe generare un processo di lockdown produttivo nel nostro paese anticipando quanto dimostrato nel nostro studio”.In tal caso, precisano i professori, dalla crisi energetica si passerebbe velocemente ad una crisi economica che genererebbe una vera e propria emergenza sociale. I professori consigliano di non continuare ad attendere ancora ma attuare tutte quelle misure che permettano di ottenere dalle energie rinnovabili maggiore capacità di quanto ricaviamo oggi attraverso, ad esempio, l’ammodernamento degli impianti per l’accumulo di fine ciclo. (fonte: eu-west-1.amazonses.com firmato da: amazonses.com)

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Sette notizie positive dal mondo della transizione energetica

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2022

A cura di Xavier Chollet, Senior Investment Manager e gestore del fondo Pictet-Clean Energy di Pictet Asset Management. La decarbonizzazione, a conti fatti, è qualcosa che ci possiamo permettere. Nell’ultimo paper pubblicato a inizio agosto 2022, un gruppo di ricercatori guidati da Mark Z Jacobson, dell’Università di Stanford, ha stimato che il costo totale del passaggio a un sistema energetico basato al 100% sulle energie rinnovabili entro il 2050 sarebbe di circa 61.500 miliardi di dollari, equivalenti a circa 2.200 miliardi di dollari all’anno, o al 2,5% del PIL mondiale: poco più del 10% dell’attuale investimento annuo di capitale a livello mondiale. Jacobson ha aggiunto che, passando all’energia pulita, il consumo energetico mondiale diminuirà del 56%. Uno dei motivi di questo risparmio è che i sistemi energetici basati sulla combustione richiedono molta energia solo per funzionare. I ricercatori ritengono, infine, che il ritorno sull’investimento tipico di una spesa per la decarbonizzazione sia inferiore ai sei anni.In una ricerca dedicata, pubblicata a luglio 2022, la società di consulenza Boston Consulting Group (BCG) ha sottolineato che circa il 15% delle emissioni globali di carbonio deriva dall’allevamento di bestiame. Le linee di alimentazione di corrente continua ad alta tensione (HVDC) sono ora in grado di portare l’elettricità da aree con un’eccellente disponibilità di energia solare ed eolica alle principali regioni di consumo. Due dei progetti più importanti attualmente in fase di realizzazione sul mercato prevedono la trasmissione di energia dal Marocco al Regno Unito, e dall’Australia a Singapore. L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ha pubblicato un rapporto sul futuro commercio internazionale di idrogeno. Secondo il World Energy Transitions Outlook di IRENA, l’idrogeno coprirà il 12% della domanda globale di energia e ridurrà del 10% le emissioni di CO2 entro il 2050. Il 55% del trasporto avverrà tramite condutture già presenti e riadattate e il resto principalmente via mare, sotto forma di ammoniaca (NH3), un vettore di idrogeno più facile da spostare per grandi distanze rispetto al gas liquido stesso. Tuttavia, l’idrogeno potrà essere considerato come una soluzione veramente praticabile solo quando l’energia necessaria per produrlo si appoggerà a un sistema energetico green, ponendo al centro della transizione una sempre maggiore diffusione delle rinnovabili. Man mano che l’idrogeno diverrà elemento sempre più scambiato a livello internazionale, il settore attirerà investimenti. Soddisfare la domanda globale richiede investimenti per quasi 4 mila miliardi di dollari entro il 2050. Gli strumenti finanziari netti allineati allo zero dovranno sfruttare gli investimenti necessari.La svolta che si è avuta sul mercato americano con la nuova proposta di legge, l’Inflation Reduction Act (IRA)[4], sblocca una parte delle risorse inizialmente previste dall’amministrazione Biden (tramite il piano mai approvato “Build Back Better”, pari a 2.000 miliardi di dollari) destinate alla transizione energetica. IRA è stata definita come la proposta “sull’azione per il clima più significativa della storia degli Stati Uniti”. La proposta stanzia circa 370 miliardi di dollari per programmi energetici e climatici nei prossimi dieci anni, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra degli Stati Uniti del 40% rispetto ai livelli del 2005. Prima della firma finale, il disegno di legge dovrà passare al voto del Congresso, previsto alla fine del terzo trimestre. L’impegno alla transizione energetica arriva anche dalle aziende tra cui, tra le altre, troviamo realtà come Arcelor Mittal e Stripe. Arcelor Mittal, leader della produzione di acciaio mondiale, si è impegnata a porre fine all’utilizzo del carbone al più tardi entro il 2050. Nonostante le difficili condizioni di mercato, le prospettive per la transizione energetica continuano a rimanere solide. La rapida innovazione tecnologica consentirà un’elettrificazione ancora maggiore di trasporti, edifici e fabbriche, mentre solare ed eolico saranno le principali fonti di questa nuova fornitura di elettricità basata sulla competitività dei costi. L’aumento della consapevolezza, l’innovazione tecnologica e il rapido calo dei costi, insieme all’azione politica di lotta contro l’inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico, portano a molteplici punti di svolta in questo universo di investimento, sia a livello di iniziative pubbliche che private. Le attuali dislocazioni nei mercati dell’energia continueranno a stimolare gli investimenti delle imprese nelle tecnologie del risparmio energetico, rafforzando al contempo la necessità di abbandonare i combustibili fossili al fine di migliorare l’indipendenza energetica. (abstract)

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Transizione Energetica: l’effetto incrociato tra innovazione, costi e regolamentazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

A cura di Xavier Chollet, Senior Investment Manager e gestore del fondo Pictet-Clean Energy di Pictet Asset Management. Quando si parla di transizione energetica va sottolineato come la politica non sia tutto. Non più, per lo meno. Nonostante l’importante ruolo svolto fino a dieci anni fa dai regolatori, che si sono fatti promotori della transizione energetica, la prima leva che muove oggi la transizione è l’aspetto economico, sotto la voce della competitività dei costi. La regolamentazione continua, comunque a giocare un ruolo attivo di primaria importanza: vista la maggiore accessibilità economica e il peggioramento della crisi climatica globale, c’è stato un enorme slancio da parte dei governi nel sostenere nuovi investimenti in transizione. Una situazione esacerbata dalle questioni di sicurezza energetica dopo l’avvio del conflitto Russia-Ucraina e dal desiderio di troncare la dipendenza dalle importazioni estere. Anche l’Europa si sta muovendo in questa direzione: il piano REPower EU ha lo scopo di sviluppare l’utilizzo di energie rinnovabili a livello industriale, abitativo e dei trasporti, promuovendo l’indipendenza energetica europea. Le misure previste da Bruxelles prevedono, anzitutto, l’aumento nell’utilizzo di fonti rinnovabili, che dovrebbero raggiungere il 45% del fabbisogno energetico complessivo entro il 2030 (rispetto al 15% attuale). Un obiettivo da perseguire avvalendosi principalmente di tre iniziative: il raddoppio della capacità solare fotovoltaica entro il 2025 sugli immobili e il raggiungimento del quadruplo di tale capacità entro il 2030; la graduale installazione di pannelli solari su tutti gli edifici pubblici entro il 2025, commerciali (esistenti e nuovi) entro il 2027 e su tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2029; l’avvio di un processo di autorizzazione abbreviato e semplificato per progetti di energia rinnovabile (da svilupparsi entro 6 mesi/un anno). Il piano tocca anche il tema dell’idrogeno e della decarbonizzazione e fissa l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate di produzione di idrogeno rinnovabile e di 10 milioni di tonnellate di importazioni entro il 2030 per sostituire gas naturale, carbone e petrolio nelle industrie più difficili da decarbonizzare. La Commissione lancerà, inoltre, vari incentivi per sostenere l’adozione dell’idrogeno verde da parte dell’industria, promuovendo la decarbonizzazione del settore manifatturiero con circa 3 miliardi di euro di progetti già anticipati nell’ambito del fondo per l’innovazione. In Pictet, riteniamo che l’idrogeno verde abbia un enorme potenziale nel lungo periodo (specie per alcune applicazioni, come nell’ambito dell’industria pesante). Tuttavia, la tecnologia a supporto del suo sviluppo e le opportunità di investimento in questo settore sono ancora in una fase iniziale, con molte società pure-play ancora volatili, negative in termini di free cash flow. Bisogna quindi ricordare che la transizione energetica avrà impatti positivi diretti e impliciti sulla “S” del noto acronimo ESG (sebbene più difficili da quantificare), riducendo i problemi di salute dovuti all’inquinamento atmosferico e fornendo elettricità pulita e conveniente, maggiore indipendenza energetica (stoccaggio e distribuzione locale) e sicurezza nazionale. Nel processo di selezione del fondo teniamo conto di tutti gli aspetti ESG, effettuando una analisi company-by-company per valutare le dinamiche di governance aziendale e promuovere pratiche di engagement che portino al miglioramento dell’attività delle aziende target. L’esempio forse più chiaro arriva dal comparto dei semiconduttori, su cui adottiamo una strategia di full engagement per rendere più sostenibile tutto quello che ruota attorno alle loro attività dal punto di vista sociale e ambientale. (abstract) fonte: https://am.pictet/it/italy/articoli/2022/idee-di-investimento/07/pictet-clean-energy-l-effetto-incrociato-tra-innovazione-costi-e-regolamentazione-sulla-transizione

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Risposta alla crisi energetica: rimettere in moto l’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2022

A cura di Natalia Luna, Analista senior investimenti tematici, Investimenti Responsabili di Columbia Threadneedle Investments Il conflitto tra Russia e Ucraina ha esposto l’Europa a uno shock energetico senza precedenti, aggravando un contesto di prezzi dell’energia già elevati e dando origine a una crisi della fornitura energetica. L’UE riceve circa il 40% del gas dalla Russia, ragion per cui, in risposta a questa crisi, ha presentato a marzo il piano energetico “RePowerEU”. Il suo obiettivo consiste nel ridurre di due terzi la dipendenza dell’Europa dal gas russo entro la fine del 2022, portandola a zero entro il 2030. Il piano mira a garantire la sicurezza energetica e a portare avanti la decarbonizzazione, principalmente mediante un’accelerazione significativa delle energie rinnovabili e delle misure di efficienza energetica. Il piano, pertanto, è in linea con il Green Deal europeo e punta a raggiungere entrambi gli obiettivi simultaneamente, grazie a misure volte a consentire più rapide autorizzazioni alle energie rinnovabili, che consideriamo un catalizzatore chiave per l’espansione dell’energia pulita. RePowerEU potrebbe di conseguenza ridurre le tempistiche degli investimenti in ulteriori capacità di generazione di rinnovabili e promuovere una maggiore enfasi sull’efficienza energetica. Di conseguenza, la Commissione Europea ha concordato un trattamento speciale temporaneo per la penisola iberica. Nel medio e lungo termine, RePowerEU dispone di tre leve con cui eliminare interamente la dipendenza dell’Europa dal gas russo entro il 2030: accelerazione dell’utilizzo delle rinnovabili, accelerazione dell’utilizzo delle pompe di calore e sviluppo dell’idrogeno verde. Rinnovabili: RePowerEU mira a raddoppiare gli attuali piani nazionali sulle nuove aggiunte di energia eolica e solare fotovoltaica entro il 2030. L’UE riconosce la necessità di semplificare e abbreviare il processo di autorizzazione come condizione preliminare per accelerare questa introduzione, e a maggio ha presentato raccomandazioni legislative volte a permettere ai paesi dell’Unione di ridurre tale processo. Riteniamo che ciò costituisca un catalizzatore necessario e significativo per potenziare le energie rinnovabili, dato che l’attuale processo di approvazione dura tra i due e i quattro anni circa. Secondo le stime di Goldman Sachs, ciò consentirà di realizzare impianti per 150GW all’anno rispetto ai circa 20GW- 30GW all’anno di poco tempo fa. Pompe di calore: l’obiettivo consiste nel più che raddoppiare gli attuali tassi di installazione, raggiungendo i circa 40 milioni di pompe di calore elettriche entro il 2030 per ridurre la domanda di energia e sostituire le caldaie a gas. Tuttavia, il finanziamento, la riqualificazione e la formazione dell’attuale forza lavoro devono essere potenziati ulteriormente al fine di consentire una rapida implementazione. Idrogeno verde: RePowerEU punta a innalzare di 4 volte i precedenti obiettivi di produzione di idrogeno verde entro il 2030, da 5,6 milioni di tonnellate a 20 milioni di tonnellate. A tal fine l’UE metterà in atto un programma chiamato Acceleratore dell’idrogeno che contribuirà a sviluppare infrastrutture integrate, impianti di stoccaggio e capacità portuali. Riteniamo che la tesi d’investimento a favore dell’idrogeno stia cambiando in misura significativa, poiché il piano RePowerEU sta accorciando le tempistiche per rendere tale carburante economico e accessibile.

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Efficienza energetica nell’industria, gli investimenti 2021 crescono dell’8%

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2022

Nel 2021 in Italia gli investimenti per l’efficienza energetica in ambito industriale hanno raggiunto i 2,2 miliardi di euro, quasi totalmente (90%) per tecnologie hardware e solo in minima parte per soluzioni digitali e software. Si tratta di un 8% in più rispetto all’anno precedente, ma è difficile parlare di ripresa, visto che il 2020 aveva fatto registrare risultati particolarmente negativi (-19,6%) e che l’inversione di tendenza non è stata sufficiente a riportare i valori ai livelli pre-pandemici (peraltro già in frenata dopo il boom del biennio 2015-17) a causa di diversi fattori normativi e di mercato. Infine, l’ultimo trimestre del 2021 è stato investito dalla forte crescita dei prezzi delle commodities, a cui non è però corrisposto un aumento degli investimenti in efficienza energetica. Sono alcuni dei risultati contenuti nel Digital Energy Efficiency Report 2022 redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano e presentato questa mattina nell’ambito di un convegno a cui hanno preso parte, in tre diverse tavole rotonde, anche le numerose imprese partner della ricerca. L’aumento più sensibile all’interno delle tecnologie hardware (+8,4% di investimenti in totale) riguarda la cogenerazione (+21%), seguita dall’illuminazione efficiente (+8%) che però è ancora ben lontana dal colmare il -21% registrato nel 2020 rispetto al 2019. Le soluzioni digitali, invece, sono cresciute appena del 4% e quasi la metà degli investimenti (74 milioni di euro, pari al 47%) ha riguardato i sistemi di raccolta e monitoraggio dei dati energetici di processo. Gli stanziamenti del PNRR potrebbero contribuire a invertire la rotta? “Purtroppo l’efficienza energetica nel comparto industriale è la Cenerentola del Piano nazionale di ripresa e resilienza – commenta Federico Frattini, vicedirettore dell’Energy&Strategy e responsabile dell’Osservatorio DEER – e i fondi che le sono stati destinati sono decisamente esigui rispetto a quelli indirizzati ad altri settori. Le motivazioni possono essere diverse: fattori di carattere strategico, come la scelta di incentivare maggiormente l’installazione di impianti da fonti di energia rinnovabile per andare incontro agli obiettivi di decarbonizzazione imposti dalle direttive europee; oppure fattori legati alle caratteristiche intrinseche del parco edilizio ad uso civile, che essendo più arretrato rispetto a quello industriale è oggetto della maggior parte dei fondi per la riqualificazione degli edifici. Tuttavia, il processo di digitalizzazione delle imprese gioca un ruolo fondamentale per raggiungere qualunque obiettivo nell’ambito della transizione ecologica e dunque abbiamo ragione di ritenere che, superata l’attuale fase emergenziale, gli investimenti in chiave industriale saranno trainati dai fondi per il Piano Transizione 4.0”.In continuità con il triennio 2018-2020, le maggiori diffidenze sono legate agli eccessivi tempi di ritorno degli investimenti e all’incertezza del quadro normativo, ma nelle PMI si registra anche una mancanza di consapevolezza da parte del top management. Quasi il 90% delle imprese afferma che il rincaro dei prezzi dell’energia porterà a un incremento, nell’immediato o nel prossimo futuro, degli investimenti in efficienza energetica, soprattutto su tecnologie – illuminazione, inverter, motori elettrici, aria compressa – relative al processo produttivo. Quanto alle ESCo, si registra un rallentamento nella crescita, soprattutto rispetto al biennio 2017-2018: nel 2021 quelle certificate sono aumentate di appena 2 unità. Il 36% afferma di avere lo stesso numero di dipendenti del 2020, e una identica quota di averlo aumentato del 10% o più. Tuttavia, la maggioranza del campione (52%) dichiara un fatturato a fine 2021 accresciuto di oltre il 10% (anche l’Ebitda, nel 54% dei casi), a fronte di un 19% che ha subìto una diminuzione nei ricavi (il 14% di oltre il 20%). Emerge quindi un quadro sostanzialmente positivo che conferma il percorso di ripartenza intrapreso dal settore dell’efficienza energetica industriale nel corso del 2021, atteso in ulteriore crescita nel 2022.

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Crisi energetica e fonti alternative. Qualcosa non funziona

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2022

In attesa di definire meglio tempi e modi della rinuncia al gas russo, per ora, con la decisione di ieri della Commissione Ue, ci accontentiamo di una riduzione del 90% del petrolio del Paese di Putin che sta invadendo l’Ucraina. Guerra che si somma ad una crisi delle fonti energetiche che si è manifestata sin dagli ultimi mesi dell’anno scorso e che ha fatto diventare urgenza un nuovo sistema di approvvigionamento basato su fonti alternative… come del resto l’Italia dice da tempo e l’Ue incentiva anche tanto.Ma com’è la situazione, ce la possiamo fare o siamo il solito Paese che parla e poco agisce?Ha ragione, per esempio, l’amministratore delegato di Enel quando sostiene che sulle rinnovabili c’è un tale ingorgo per i progetti in attesa di autorizzazione che la pubblica amministrazione non è in grado di farvi fronte per le autorizzazioni? E’ probabile. Ma non solo. Sembra che il nostro Paese non sia adeguato per carenza di progetti (quantità e qualità) e autorizzazioni della pubblica amministrazione. Vediamo alcuni esempi. L’asta del Gse (Gestore Servizi Energetici) per l’assegnazione degli incentivi alle energie alternative, ha registrato un flop: 309 progetti su 324 avevano le carte in regola ma solo il 13% della potenza elettrica rinnovabile incentivata è stato assegnato. Molte aziende preferiscono giocare direttamente la partita del mercato aperto con altri contratti che non i macchinosi meccanismi di incentivazione. La maggior parte dei casi di abbandono delle aste riguarda progetti solari su terreno agricolo o agrivoltaico, ancora esclusi dalle gare. Gli uffici tecnici della Regione Puglia hanno dato due pareri negativi alla realizzazione di due grandi impianti di energia rinnovabile. Un impianto eolico della potenza pari a 42 Mwp e un altro di 66MW.Regione Puglia che non è nuova a queste bocciature, avendo fatto altrettanto anche nel 2019 con giudizio negativo sulla compatibilità ambientale.E sempre la stessa Regione, che si era arrogata il diritto di decidere in proprio, è stata bocciata dalla Corte Costituzionale: le regioni non possono indicare i luoghi in cui non è possibile costruire gli impianti eolici perché il loro “corretto inserimento” deve avvenire secondo linee guida nazionali. E’ evidente che c’è qualcosa che non funziona. Le Regioni (Puglia nello specifico) o sono troppo brave nell’individuare chi non è in regola, aggiudicandosi anche poteri che non hanno, o il contrario. Le aziende, società di profitto, hanno pochi stimoli a seguire le necessità impellenti. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Convegno sulla transizione energetica

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

Dalla collaborazione tra la Fondazione Critica Liberale e il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Filippo Gallinella, nasce ‘Piattaforma Tematica’, un luogo per affrontare e dibattere i grandi temi dell’attualità, aprendo a riflessioni e spunti risolutivi. “Partiremo dalla quantificazione del fabbisogno energetico italiano, tenendo conto del trend annuale e del prevedibile aumento o diminuzione nei prossimi anni, suddividendo tra richiesta di combustili per usi domestici e per usi industriali e richiesta di energia elettrica – dichiara il deputato Filippo Gallinella (Pres. Comagri Camera) – Cercheremo di ipotizzare un valore, credibile, di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Come integrare, dunque, la differenza?”. Dopo i saluti iniziali di Riccardo Mastrorillo (Critica Liberale), sarà il già presidente dell’Assemblea Parlamentare NATO Paolo Alli a riferire sul contesto internazionale e la sicurezza delle fonti di approvvigionamento. Il responsabile Sostenibilità e Affari Istituzionali Italia dell’Enel, Paolo Iaccarino, illustrerà invece il ruolo delle fonti energetiche rinnovabili. Il Direttore Generale di Elettricità Futura Andrea Zaghi parlerà dei nuovi impianti rinnovabili con capacità di 60 GW, il presidente ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), Simone Togni, relazionerà sulla semplificazione come strumento per la transizione energetica mentre ad illustrare quale sarà il ruolo che potrà giocare il Mezzogiorno d’Italia in questo scenario viene affidato al direttore SVIMEZ, Luca Bianchi. Al presidente Gallinella, infine, saranno affidate le conclusioni dei lavori.

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Agricoltura: Biometano e biogas cruciali per l’autosufficienza e la transizione energetica

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

28 aprile – “La scelta di investire su biogas e biometano non è più una possibilità da valutare, ma una necessità, sia per dare una risposta alla emergenza energetica e alle enormi difficoltà di approvvigionamento di materie prime, sia per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo. Proprio perché le agroenergie oggi rappresentano una risorsa importantissima, vanno sostenute anche attraverso un’opera di sburocratizzazione e semplificazione delle norme. Nella mia attività parlamentare mi sono sempre fatto interprete di queste esigenze e, come terminale del comparto, ho portato in approvazione numerose norme di semplificazione. Ma non basta, bisogna fare uno sforzo ulteriore nell’emanazione del decreto biometano e Fer 2 per consentire all’agricoltura Italiana di partecipare pienamente a quel mix energetico di cui il nostro Paese ha estremamente bisogno. Oggi più che mai”. Lo dichiara il deputato Gianpaolo Cassese, esponente M5S in commissione Agricoltura a margine del convegno ‘Biogas e biometano: la risposta agricola alla crisi energetica’, da lui promosso al Ministero delle Politiche agricole.“Nel 2021, gli impianti attivi in Italia – aggiunge – hanno prodotto 147 milioni di metri cubi di biometano, come ha reso noto Andrea Ripa di Meana, amministratore unico GSE, Gestore Servizi Energetici che ha riconosciuto 86 milioni di euro di incentivi. Attraverso le politiche di riconversione potremmo arrivare a oltre 900 impianti di biometano da attività agricola e forestale”. “Sia i presidenti Prandini (Coldiretti) e Giansanti (Agrinsieme), esponenti del comparto agricolo, sia il mondo ambientalista con Ciafani (Legambiente) – prosegue Cassese – hanno richiesto una accelerazione sulla semplificazione normativa che permetta di diffondere sui territori questi impianti, esempio perfetto di economia circolare per un’impresa agricola”. “Ringrazio il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, per aver ribadito l’impegno del Governo a partire dai 1,92 miliardi di euro previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per il comparto e per aver sostenuto la necessità di sburocratizzare gli iter autorizzativi per una transizione energetica che veda l’agricoltura protagonista” conclude Cassese.

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Transizione energetica: un percorso a ostacoli

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2022

A cura di Pauline Grange, gestore investimento responsabile e Jess Williams, analista, investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. Il ruolo chiave delle tecnologie pulite nella sesta ondata industriale, insieme alla digitalizzazione/IA e alla robotica, è ormai sempre più riconosciuto. Siamo solo all’inizio di un processo che vedrà le tecnologie green occupare un posto sempre più centrale negli investimenti pubblici e privati nei prossimi decenni. Nel 2021 la maggior parte dei paesi è stata colpita da un’impennata dei prezzi di petrolio, carbone e gas a causa del disallineamento tra domanda e offerta.La domanda di combustibili fossili si è ripresa rapidamente dopo l’allentamento dei lockdown. Allo stesso tempo l’aumento delle rinnovabili nel mix energetico globale e la siccità in America Latina, con ripercussioni sulla generazione di energia idroelettrica nella regione, hanno fatto aumentare la domanda di questi combustibili, che negli ultimi anni, hanno visto un calo degli investimenti dovuto alla debolezza dei prezzi delle materie prime e alle preoccupazioni legate ai fattori ESG. A causa dei problemi di approvvigionamento, l’offerta non è riuscita a tenere il passo con la domanda, facendo aumentare i prezzi.La crisi energetica e le tensioni geopolitiche globali accelereranno gli investimenti in rinnovabili e in tecnologie come la capacità di stoccaggio delle batterie e l’idrogeno verde, ma questo richiede una pianificazione più accurata della rete energetica, dato che le rinnovabili iniziano a superare il 30% della generazione di elettricità globale.Inoltre, le economie devono fare di più per quanto riguarda la riduzione della domanda di combustibili fossili: siamo ancora lontani dal picco della domanda globale di petrolio, atteso nei prossimi 5-15 anni.Le trasmissioni energetiche nei trasporti, nelle industrie e nel riscaldamento rappresentano il 78% delle emissioni globali. Oggi solo il 17% dell’energia proviene da fonti pulite e questa percentuale dovrà salire al 78% entro il 2050. La transizione verso l’energia pulita è necessaria anche dal punto di vista economico. Le rinnovabili sono ormai la forma più economica di generazione di nuova elettricità in circa il 90% del mondo e la recente impennata dei prezzi dei combustibili fossili ne migliora ulteriormente la competitività relativa in termini di costi. Inoltre il costo della mancata mitigazione del cambiamento climatico porterebbe a un’erosione del PIL annuale superiore al 3% entro il 2030. Infine, nel lungo periodo, il passaggio alle rinnovabili implica che governi e società non saranno più esposti alla volatilità dei prezzi delle materie prime, con evidenti benefici sociali.Le transizioni sono difficili, ma non impossibili. Non è la prima volta che attraversiamo transizioni energetiche: nel XIX secolo il passaggio dall’olio di balena al petrolio è stato altrettanto inflazionistico, poiché l’offerta è stata ridotta più velocemente della diminuzione della domanda, ma ciò non ha fermato la transizione verso una tecnologia energetica superiore. Crediamo che lo stesso valga per l’energia verde. (abstract http://www.columbiathreadneedle.it)

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L’accelerazione della transizione energetica comporta implicazioni per vari metalli, come il rame

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

Analisi a cura di Tom Nelson, Co-Head of Thematic Equity di Ninety One. I mercati si stanno muovendo sulla base di due fattori epocali, entrambi già visti in passato: uno shock energetico, legato al fatto che le principali catene di fornitura delle materie prime stanno subendo l’impatto di fattori geopolitici; e una transizione energetica. Il principale precedente a cui è riconducibile il primo fattore – lo shock energetico – è l’embargo petrolifero arabo del 1973-1974. Una lezione di quel periodo è che i mercati delle risorse naturali sono più vulnerabili agli shock dell’offerta di quanto gli investitori tendano a ricordare. Un altro è che come possibili scenari possono presentarsi incrementi netti e sostenuti dell’inflazione, che possono portare a cambiamenti considerevoli nella politica monetaria e a una stagflazione. Il secondo fattore concomitante è la transizione energetica, in questo caso dagli idrocarburi all’energia pulita. Anche in passato ci sono state importanti transizioni, quella dal legno al carbone a partire dalla metà del diciannovesimo secolo e quella dal carbone al petrolio e al gas iniziata circa 50 anni dopo. Questi cambiamenti evidenziano che le transizioni energetiche possono richiedere molti decenni, durante i quali le nuove fonti di energia vanno a sovrapporsi con quelle esistenti. Questo è il punto in cui ci troviamo oggi. Un elemento determinante di questa transizione energetica è l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico, che potrebbe rendere questa transizione più veloce delle due precedenti. Un altro sono le implicazioni della domanda per alcuni metalli e materiali. La transizione da un sistema energetico basato sugli idrocarburi richiede grandi quantità di rame, nichel, zinco, litio, alluminio, acciaio e altre commodities per scopi quali l’elettrificazione, la produzione di batterie e di veicoli elettrici e l’installazione di impianti di energia rinnovabile. L’andamento dei prezzi a cui stiamo assistendo evidenzia quanto il mondo dipenda dalla Russia per diversi prodotti. Quindi, come farà il sistema energetico globale a trovare un equilibrio dopo l’invasione russa dell’Ucraina? Ci aspettiamo che il passaggio alle energie rinnovabili acceleri, in parte perché i prezzi gonfiati degli idrocarburi rendono le fonti di energia pulita ancora più attraenti dal punto di vista economico nel lungo termine, e anche perché l’esigenza di sicurezza energetica accresce l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico.Il percorso da qui in avanti non sarà semplice. Per prima cosa, in Europa, ci saranno implicazioni di bilancio considerevoli derivanti dall’accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture per l’energia rinnovabile in un contesto di tassi di interesse in aumento e di crescita della spesa per la difesa. Ma, gli investitori dovrebbero tenere presente che, sebbene possano sembrare allo sbando, i mercati sono invece guidati da potenti forze che determineranno i risultati degli investimenti negli anni a venire. (abstract by ecomunicare.onmicrosoft.com)

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Guerra in Ucraina: mantenere la pressione sulla Russia e puntare all’indipendenza energetica

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2022

In un dibattito in Plenaria con i il Presidente Michel e la Presidente von der Leyen sul Vertice informale di Versailles e del successivo Consiglio europeo, i deputati hanno elogiato la risposta rapida dei Paesi UE e l’adozione di sanzioni senza precedenti contro la Russia, subito dopo l’attacco. Hanno inoltre applaudito l’accoglienza di milioni di rifugiati ucraini in fuga dalla guerra. Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha sottolineato che “la Russia è responsabile di questa guerra” e ha deplorato la morte, la distruzione e la sofferenza inflitta al popolo e alle città ucraine. Michel ha assicurato che non ci sarà impunità per i responsabili dei crimini di guerra e ha lodato la coalizione internazionale che si è sollevata con “l’obiettivo comune di sconfiggere Vladimir Putin”. Ha poi concluso affermando che, con la pace e la prosperità come obiettivi generali, l’UE deve ridurre la sua dipendenza energetica, migliorare la sua architettura di sicurezza e rafforzare i fondamenti della sua economia.La Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha affermato che “se la libertà ha un nome, il suo nome è Ucraina e la bandiera ucraina è oggi la bandiera della libertà”. Ha poi sottolineato che l’UE renderà questa guerra un fallimento strategico per Putin. Le severe sanzioni stanno già colpendo duramente ed è necessario drenare le risorse che Putin sta usando per finanziare questa guerra. Per quanto riguarda l’energia, la Presidente ha chiarito che “la politica energetica è anche una politica di sicurezza” e che l’UE ha già adottato e continuerà ad adottare misure per diventare indipendente dalle importazioni di gas e petrolio russo.La maggior parte dei deputati ha convenuto che l’UE deve rafforzare la sua autonomia strategica in materia di difesa e di energia, e dovrebbe farlo rapidamente. Notando come le importazioni UE di gas russo stiano finanziando indirettamente l’attacco russo all’Ucraina, hanno sostenuto la diversificazione degli acquisti di energia e l’investimento nelle energie rinnovabili. Molti deputati hanno sottolineato gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia sull’economia e i rischi per la sicurezza alimentare, e hanno chiesto un sostegno per famiglie e imprese.Le prospettive di adesione dell’Ucraina all’UE e la necessità di difendere la democrazia contro altri regimi autocratici, come la Cina, sono stati gli altri temi sollevati nel corso del dibattito. Infine, diversi deputati hanno insistito sulla condivisione di responsabilità da parte di tutti i Paesi UE – e non solo dai paesi vicini – per la protezione di coloro che fuggono dall’Ucraina.

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“Europa, è l’ora dell’indipendenza energetica”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

A cura di Jennifer Boscardin-Ching, Product Specialist del team Thematic Equities di Pictet Asset Management. Il conflitto in Ucraina ha colpito il mondo intero, le immani sofferenze umane causate non possono infatti lasciare indifferenti. Oltre a ciò, l’incertezza circa l’evoluzione futura della crisi sta gravando su mercati finanziari già volatili, con l’aggravante dell’effetto che le tensioni geopolitiche hanno avuto sul prezzo del petrolio e del gas. Il marcato rincaro delle materie prime energetiche ha causato un balzo dei costi dell’energia fino a livelli record in numerose regioni, in particolare in Europa.Come conseguenza di ciò, questioni quali la sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi sono tornate in primo piano, in cima alle priorità delle agende dei governi della regione. Un contesto che sta avendo un impatto strutturale piuttosto rilevante sul tema delle energie pulite (oggetto di investimento della strategia tematica Pictet-Clean Energy): le autorità europee, infatti, sono apparse ancor più motivate ad accelerare la transizione alle fonti di energia pulite e a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.Attualmente la Russia fornisce oltre il 40% del gas, il 27% del petrolio e il 46% del carbone consumati nell’Unione Europea. Nel tentativo di individuare fornitori diversi dalla Russia e accrescere l’indipendenza in ambito energetico, in questi giorni la Commissione Europea ha pubblicato un comunicato in cui sono illustrate misure aggiornate e ancor più ambiziose (rispetto al Green Deal originale) per incrementare la produzione di energia verde, diversificare le fonti di approvvigionamento ed evitare shock dei prezzi dell’energia.Un aspetto molto importante del report è l’intenzione di anticipare il termine per il raggiungimento di numerosi obiettivi dal 2030 alla prima metà del decennio, vale a dire nei prossimi 3-4 anni, a riprova della determinazione ad agire prima che sia troppo tardi. Contemporaneamente, la Germania ha proposto una nuova legislazione atta ad anticipare il traguardo dell’alimentazione energetica al 100% da fonti rinnovabili al 2035, ben 15 anni prima del termine originario.Degna di nota la frase conclusiva del report: “Visti gli sviluppi sui mercati dell’energia negli ultimi mesi e in particolare la drammatica evoluzione del contesto di sicurezza (energetica) nelle scorse settimane, si rendono necessari la netta accelerazione della transizione all’energia pulita e l’aumento dell’indipendenza energetica dell’Europa”. Facile immaginare che d’ora in avanti l’indipendenza e la sicurezza energetica rimarranno in cima alla lista delle priorità di governi, aziende e consumatori, insieme alla necessità di procedere senza indugi alla decarbonizzazione. In generale, occorrerà una transizione energetica su larga scala, che riguarderà non solo le forniture di energia (quindi le rinnovabili), ma anche i trasporti (e-mobility), l’edilizia (efficienza energetica degli edifici e pompe di calore) e l’industria (processi produttivi a basse emissioni di CO2, automazione, intelligenza artificiale, IoT e stoccaggio di energia). Questi sono i segmenti di investimento della strategia tematica di Pictet-Clean Energy, settori che godono del robusto sostegno di driver legati ai fondamentali, nonché di trend ineluttabili di lungo periodo. By https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2022/idee-di-investimento/03/europa-e-l-ora-dell-indipendenza-energetica

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Virginia Raggi: Indipendenza energetica e rinnovabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2022

“Dobbiamo uscire dal ricatto energetico che ci sta portando ad un aumento insostenibile delle bollette di luce e gas. Ora si sta pensando anche a tagli dell’illuminazione pubblica e alla riduzione delle ore per il riscaldamento. Questo momento difficile possiamo superarlo rendendoci indipendenti e puntando sulle energie rinnovabili. Lo Stato deve investire nella trasformazione energetica finanziando gli investimenti delle famiglie e delle imprese per acquistare, ad esempio, un impianto fotovoltaico o sistemi che riducono i consumi. Se nelle nostre periferie, sugli edifici pubblici e privati, installassimo pannelli solari, riusciremmo a produrre energia che ci renderebbe più liberi, non inquinerebbe e, indirettamente, darebbe un contributo economico a chi non riesce a pagare le bollette.A Roma negli ultimi anni abbiamo posto le basi per questa trasformazione, grazie all’approvazione del Paesc: si tratta del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima che traccia le azioni da realizzare per rendere la città e le persone meno dipendenti dalle fonti fossili. Il Paesc, realizzato grazie al contributo di Dario Tamburrano ed approvato da Giunta e Consiglio Comunale, ha avuto il placet dei principali protagonisti del settore.Ora può essere finalmente realizzato. In termini concreti significa aiutare chi è in difficoltà e, allo stesso tempo, rispettare l’ambiente.C’è un progetto che in questo periodo è particolarmente interessante: le Comunità Energetiche Rinnovabili per l’autoconsumo. In un quartiere dove può abitare chiunque di noi il mercato, la chiesa il condominio possono mettersi insieme e produrre energia da condividere o mettere in rete. È un sistema che può aiutare chi è in difficoltà. Facciamo queste cose: aiutiamoci. Mettiamo insieme aziende di distribuzione, cittadini, mondo produttivo e Istituzioni.Intanto, il Governo contribuisca con l’istituzione di un bonus a disposizione di famiglie ed imprese affinché possiamo renderci energeticamente liberi”. Lo dichiara, in una nota stampa, la consigliera capitolina del M5S Virginia Raggi

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Crisi energetica e politica del’Ue

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2022

L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e’ candidato ad entrare nel consiglio di amministrazione della compagnia energetica russa Gazprom. L’ex capo del governo tedesco e’ gia’ presidente del consiglio di amministrazione della compagnia petrolifera russa Rosneft e presidente del consorzio Nord Stream AG, che si e’ occupato della costruzione dell’omonimo gasdotto che invia carburante dalla Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico.La vocazione manageriale di Schoreder si aggiunge a quella di altri capi di governo che hanno fatto altrettante scelte professionali. Ci viene in mente il leader liberaldemocratico britannico Nick Clegg con Facebook/Meta e, ultimo della serie, l’ex-primo ministro austriaco Sebastian Kurz approdato ad un’azienda della Silicon Valley. Tutte aziende che alterano, e non poco, la governabilità dell’economia da parte degli Stati, con queste aziende che diventano Stati e sovra-Stati a loro volta.Forse, ma è prematuro, sarebbe da includere anche il nostro Matteo Renzi, anche se per ora si milita ad una serie di conferenze in Arabia.Tornando a Schroeder, è innegabile che è inserito e sta migliorando il proprio inserimento in una delle attività economiche chiave dell’attuale crisi energetica e politica tra Ue/Usa e Russia. Non ci interessa sapere come l’ex-canceliere abbia conciliato la sua difesa degli interessi tedeschi e dell’Ue quando da tempo ha accettato di essere parte dirigente di una delle principali aziende russe. Prendiamo atto che era lì e che ora sarà in un posto ancora più strategico.Noi siamo come il volterriano personaggio “Candide”, disincantato ma non stupido, e ci poniamo una domanda: stiamo generando mostri per il nostro futuro o non abbiamo compreso nulla della vita? François-Marie Arouet, Aduc

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Politica energetica europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2022

Improvvisamente l’Europa si è accorta che la sicurezza dell’approvvigionamento delle fonti energetiche, sulle quali si era cullata per anni, non è certa, che la transizione energetica ha tempi lunghi e che le decisioni di privilegiare una fonte non è così semplice come si pensava. La ripresa economica e le tensioni ai confini ucraino-russi hanno fatto lievitare il costo dei combustibili e, a cascata, su tutti i prodotti di consumo. Decarbonizzare è il traguardo che si è posta l’Unione europea, di qui al 2050, ma altrettante misure sono necessarie per l’integrazione energetica europea e per la diversificazione delle fonti esterne di approvvigionamento. Da subito, per esempio, si possono costituire riserve di gas comuni pronte per l’emergenza. La Commissione europea ha ora dato il via libera all’utilizzo del gas e del nucleare come fonti utili per la transizione energetica. La Francia ha annunciato la costruzione di nuove centrali e il potenziamento di quelle vecchie, Finlandia, Paesi Bassi e Polonia progettano nuove centrali, mentre la Germania chiuderà le proprie centrali entro quest’anno, il che comporterà maggior ricorso al gas e al carbone e Spagna e Belgio dismetteranno le centrali nucleari entro il 2035. Insomma, si va in ordine sparso perché manca una politica energetica comune. Che sia necessaria è di tutta evidenza. Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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Credem punta sulla transizione energetica

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 dicembre 2021

Credem Private Equity SGR, la società di gestione di private equity del Gruppo Credem, ha perfezionato tramite i tre fondi in gestione (Elite, Credem Venture Capital II ed EltifPlus) l’investimento in Regas, società attiva nella progettazione e nella gestione di impianti di decompressione, stazioni di misurazione ed apparecchiature specifiche per la regolazione ed il monitoraggio del gas immesso in rete, nonché leader in Italia nel servizio di odorizzazione del gas, funzione critica per la sicurezza delle pipeline. Regas è nata nel 1998 da un’intuizione di Francesco Jamoletti ed Angelo Mapelli ed è partner delle principali utility del settore gas (tra cui Italgas, Snam e 2i Rete Gas). I servizi ed i prodotti Regas hanno ed avranno un ruolo centrale nella realizzazione degli ingenti investimenti previsti per la gestione della prima fase di transizione energetica, che prevede l’immissione in rete di importanti quantità di biometano ed idrogeno verde. L’investimento congiunto dei tre fondi di Credem Private Equity, pari complessivamente a quasi 18 milioni di euro, si configura come una tipica operazione di leveraged buyout (LBO), a conclusione della quale la società sarà controllata dai fondi stessi mentre Francesco Jamoletti, fondatore di Regas, possiederà una quota pari al 30% e manterrà le deleghe operative in continuità con l’attività attuale.I tre fondi di Credem Private Equity, società guidata dagli amministratori delegati Maurizio Esposito e Daniele Molinaro, dispongono di una dotazione iniziale complessiva di oltre 200 milioni di euro e, con l’investimento in Regas, hanno perfezionato congiuntamente la terza operazione dall’avvio, dopo quelle in BrandOn e Vista Vision. Per quanto riguarda il fondo EltifPlus, che ha chiuso il periodo di raccolta lo scorso giugno con oltre 130 milioni di euro, si tratta della prima operazione finalizzata. Il fondo, in particolare, parteciperà sia con equity, sia con l’erogazione di una linea di mezzanino subordinata a quelle erogate dal pool di banche finanziatrici.

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