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Posts Tagged ‘energetici’

Covid-19 e M&A nei mercati energetici: come tutelare la propria posizione negoziale

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

A cura di Avv. Lorenzo Parola, Partner dello Studio legale internazionale Herbert Smith Freehills. I mercati azionari di tutto il mondo hanno registrato movimenti significativi da metà febbraio 2020 a causa dell’impatto di Covid-19 e del calo dei prezzi del petrolio. A marzo 2020, in particolare, i mercati dei capitali hanno registrato livelli molto elevati di volatilità e subito i cali quotidiani peggiori dal 1987, nonostante le azioni intraprese dalle banche centrali. Anche in Italia, il principale indice della borsa di Milano, il FTSE MIB, lo scorso 12 marzo ha perso il 17 per cento del suo valore, il peggior calo giornaliero mai avvenuto nella sua storia.
Una recessione economica generalizzata viene ormai data per scontata e appare sempre più evidente che le aziende debbano agire rapidamente per tutelare il proprio business da possibili interruzioni della catena di fornitura, da chiusure forzate, da restrizioni alla circolazione e dalla possibilità che parte della forza lavoro si ammali o venga messa in quarantena. Per quanto riguarda, in particolare, le aziende del comparto energetico, il leverage e il rischio default delle società statunitensi produttrici di shale oil hanno innescato un sell off sui bond high yield e dei mercati emergenti, in particolare nel settore energy.Il crollo del prezzo del petrolio aumenta il rischio che le compagnie petrolifere e del gas non siano in grado di portare a compimento iniziative già pianificate di gestione e dismissione del portafoglio – aggravato dall’impatto del Covid-19 sull’organizzazione e sulla gestione dei processi di vendita. Inoltre, le società oil & gas potrebbero anche riscontrare maggiori difficoltà a finanziare anche gli investimenti programmati in energie rinnovabili così ritardando i propri piani di energy transition.In questo scenario le società di exploration and production soffriranno, in quanto la diminuzione dei ricavi in un ambiente ad alta intensità di costi mette a dura prova i profitti. Le società con una base di costo più elevata (ad esempio scisto, artico, acque profonde) ne risentiranno più significativamente e potrebbe non essere possibile deliberare alcuni nuovi progetti a prezzi correnti. La rideterminazione dei finanziamenti basati sulle riserve (Reserves Based Lending – RBL) può anche comportare una riduzione della capacità di indebitamento. Anche le società di servizi petroliferi (come le società di drilling e gli appaltatori di piattaforme petrolifere) subiranno un forte calo delle entrate.Gli acquirenti di private equity con disponibilità di dry powder possono già intravedere opportunità di investimento, mentre gli importatori di gas (shipper) e i produttori di energia elettrica beneficeranno, nel breve, di prezzi gas più bassi.Attuare una riduzione immediata dei costi, attingere i propri finanziamenti, ripensare la propria strategia di investimento, valutare le opzioni di M&A: questi sono solo alcuni degli strumenti che le aziende metteranno in campo per mitigare gli effetti della crisi sul proprio business.In ambito contrattuale è lecito attendersi impatti significativi in fase di esecuzione, tra cui il ricorso al rimedio della eccessiva onerosità sopravvenuta e la necessità di fornire garanzie aggiuntive. Liti di origine contrattuale particolarmente aggressive sono spesso un tentativo di cercare una giustificazione come base per la revisione dell’accordo commerciale. In presenza di clausole di cross default le conseguenze dell’inadempimento possono avere effetti più ampi. Nei contratti commerciali conclusi o modificati in questo periodo, è necessario valutare la previsione di clausole volte a determinare l’impatto dell’emergenza Covid-19.
Nel contesto dell’attuale pandemia, gli operatori di mercato stanno incontrando diversi ostacoli nella conduzione di operazioni di M&A in corso.Tali difficoltà hanno, innanzitutto, una natura organizzativa, posto che il management delle società è, a buona ragione, impegnato ad analizzare e cercare di contenere l’impatto del virus sulle proprie aziende, con un conseguente passaggio in secondo piano delle operazioni di M&A.Vi sono anche ostacoli logistici, dovuti all’impossibilità di prendere parte a riunioni, sia nell’ambito dell’attività di due diligence (come, ad esempio, site visit e management presentation), sia nel corso delle negoziazioni e, in particolare, nelle fasi finali delle medesime, quando incontri di persona dei key decision maker risultano imprescindibili per risolvere i punti più critici del deal.Tutto ciò porterà inevitabilmente ad una dilatazione dei tempi delle operazioni, se non addirittura ad una loro interruzione; in questo secondo caso, è di cruciale importanza per le parti tutelarsi da eventuali responsabilità pre-contrattuali, argomentando per iscritto l’impossibilità di portare avanti (anche se solo temporaneamente) le negoziazioni.
L’impatto del virus sull’attività della target e sul mercato di riferimento (con conseguente difficoltà di applicare i normali modelli valutativi) e la difficile reperibilità di equity e debito necessari per finanziare un’acquisizione costituiscono altrettanti ostacoli all’approvazione di un deal da parte di un board.Anche in fase di closing, pur ammettendo la reperibilità di notai in base alla legge notarile del 1913, si riscontrano comunque difficoltà pratiche a causa dell’accesso limitato agli uffici preposti all’espletamento delle formalità necessarie per il perfezionamento delle cessioni di partecipazioni societarie.

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Accordi energetici con Paesi terzi: approvate norme per aiuto della Commissione

Posted by fidest press agency su domenica, 5 marzo 2017

european commissionLe norme che impongono agli Stati membri UE di informare la Commissione europea della loro intenzione di negoziare accordi di fornitura di energia con Paesi terzi sono state approvate giovedì. Si tratta del primo elemento del pacchetto legislativo “Unione dell’energia” ad essere completato.”Questa legge garantirà la sicurezza energetica degli Stati membri, la creazione di meccanismi efficaci ex ante per la Commissione europea per verificare progetti di accordi sulle forniture di gas e petrolio nonché la loro conformità sia con il diritto dell’Unione europea sia con le esigenze di sicurezza energetica”, ha affermato il relatore Zdzisław Krasnodębski (ECR, PL), il cui testo è stato approvato con 542 voti in favore, 87 voti contrati e 19 astensioni.”Una clausola nel testo finale consente l’inserimento di meccanismi di verifica ex ante per gli accordi per l’energia elettrica, quando la legislazione sarà rivista”, ha aggiunto.
Concludendo il suo intervento, Krasnodębski ha chiesto alla Commissione “di essere coerente e di agire con determinazione per quanto riguarda le decisioni sul gasdotto OPAL e il controverso progetto Nord Stream 2”.
Un accordo informale, raggiunto da Parlamento e Consiglio nel dicembre 2016, stabilisce che uno Stato membro, quando decide di avviare negoziati con un Paese terzo al fine di modificare o di concludere un accordo intergovernativo sull’energia, debba informarne la Commissione europea per iscritto prima dell’inizio dei colloqui.Allo stato attuale, gli Stati membri sono tenuti a presentare tali accordi alla Commissione solo dopo la loro firma.
Secondo le nuove norme, la Commissione può rispondere alla comunicazione da parte di uno Stato membro fornendo un parere su come garantire che l’accordo da negoziare sia compatibile con il diritto dell’Unione, comprese le clausole modello opzionali e le linee guida che la Commissione elaborerà, in consultazione con gli Stati membri.Su richiesta di un paese, o qualora lo ritenga necessario, la Commissione può partecipare, o chiedere di partecipare, ai negoziati in qualità di osservatore. Tuttavia, la sua partecipazione sarà soggetta al consenso scritto dello Stato membro in questione.
La Commissione disporrà di cinque settimane per informare il paese UE in questione dei dubbi sull’accordo in corso di negoziazione e di dodici ulteriori settimane per esprimere un parere sulla compatibilità del contratto con il diritto comunitario, in particolare per quanto attiene la normativa sul mercato interno dell’energia e sulla concorrenza.
Se uno Stato membro non dovesse tener conto del parere della Commissione nella versione ratificata dell’accordo, dovrà spiegare senza indugi e per iscritto i motivi della propria decisione.

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Preoccupa rialzo beni energetici

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

istatSecondo i dati provvisori resi noti oggi dall’Istat, nel 2016 l’inflazione, in media d’anno, si porta a -0,1%. “Il fatto che l’Italia è in deflazione e che questo non accadeva da oltre mezzo secolo, ossia dal 1959, dimostra che, nonostante la recessione sia tecnicamente finita, il Paese è ancora in piena crisi e la domanda stenta a ripartire” sostiene Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ci preoccupa, in prospettiva, il rialzo mensile dei beni energetici non regolamentati (+1,1%), dovuto non certo ad una ripresa della domanda interna. In un solo mese si sono avuti aumenti dei prezzi di tutti i carburanti, dal gasolio per mezzi di trasporto (+1,5%) alla Benzina (+1,0%). Anche il Gasolio per riscaldamento è salito dell’1,8%. Se a questo si aggiunge che l’Istat non ha ancora incorporato la stangata di gennaio, +0,9% per la bolletta della luce e +4,7% per quella del gas, con un aggravio di spesa annua, per la famiglia tipo, di 52,50 euro, 4,5 euro per la luce e 48 euro per il gas, ecco che il quadro diventa allarmante” prosegue Dona.
“Per questo, il Governo Gentiloni dovrebbe intervenire almeno sulle imposte sul gas, pari al 38,18% e mettere mano agli oneri di sistema sull’elettricità, pari al 20,36%” conclude Dona.

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Consumi energetici

Posted by fidest press agency su martedì, 6 agosto 2013

Cavi a bassa dispersione, un progetto per il fotovoltaico e un altro per il riutilizzo del calore, ma soprattutto un sistema di free cooling che, con l’uso dell’aria esterna, già oggi permette di tenere spenti i tradizionali sistemi di condizionamento per oltre 290 giorni all’anno. Questi gli accorgimenti adottati da InAsset, azienda di Pasian di Prato (UD) che gestisce un data center di 1.800mq che fornisce servizi di hosting, housing, backup e disaster recovery per centinaia di aziende clienti. «Stiamo attuando un processo per ottenere la qualifica di Green Data Center -conferma il direttore tecnico di InAsset Michele Petrazzo- e il primo passo è stato proprio implementare un sistema di raffreddamento dei locali che, quando le condizioni ambientali lo permettono, capta e tratta l’aria esterna per mantenere la temperatura adatta al funzionamento dei macchinari. L’uso del free cooling è massiccio: più di 7.000 ore l’anno, l’80% del tempo».Pochi lo sanno, ma il risparmio energetico è una questione importantissima per chi gestisce un data center, grande o piccolo. «Le macchine sono in funzione 24 ore su 24 -spiega il vicepresidente e amministratore delegato Manuel Pascolat-, l’alimentazione energetica dev’essere garantita per il 100% del tempo e in più le apparecchiature disperdono grandi quantità di calore, perciò i locali in cui si trovano devono essere costantemente raffrescati per garantire l’attività». Considerando che oggi al mondo esistono 7,5 milioni di data center, che queste strutture rappresentano ormai l’1% dei consumi energetici dell’umanità e che questi numeri sono in continua crescita, sono evidenti i problemi di costi e di impatto ambientale che derivano dall’utilizzo sempre più massiccio delle tecnologie digitali, il cui cuore operativo è rappresentato appunto dai data center.L’estate, in particolare, è il periodo in cui i data center si trasformano in mostri energivori, ma le soluzioni per risparmiare e minimizzare l’impatto ambientale esistono. Continua sempre Pascolat: «Oltre a predisporre il sistema di free cooling, InAsset ha recentemente ricablato le sue strutture con una disposizione dei cavi ottimizzata per la dispersione di calore. Inoltre abbiamo un progetto per alimentare il data center con un impianto fotovoltaico e per riutilizzare negli uffici il calore prodotto dai macchinari». Tutti investimenti che permetteranno all’azienda di risparmiare e soprattutto evitare di produrre 105 tonnellate all’anno di CO2 e che qualificheranno la struttura di Pasian di Prato come “Green Data Center”.InAsset Srl è fra i maggiori operatori nel settore telecomunicazioni del Friuli Venezia Giulia. La sua infrastruttura principale è il data center di 1.800 mq a Pasian di Prato (UD), che fornisce servizi di hosting, housing, backup, disaster recovery e co-location su misura per le aziende. Con i marchi NordExt e Wipex, InAsset fornisce connettività a banda larga in fibra ottica e wireless in diverse zone della regione.

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“Unicredit fuori dal carbone”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 Maggio 2012

All’assemblea degli azionisti dell’Unicreditl’italiana CRBM, ha reiterato la sua richiesta all’istituto di credito di fermare i suoi investimenti e le sue relazioni finanziarie con l’industria dell’estrazione del carbone.Oltre agli interventi in assemblea di Tina Čeligoj (Greenpeace Slovenia) e Melinda Denes (European Coal Finance Campaign), la campagna ha consegnato ai vertici della banca una lettera firmata dal celebre meteorologo Luca Mercalli e dal Professor James Hansen, professore aggiunto presso la Columbia University e Direttore del NASA Goddard Institute, in cui si esprime un invito ad abbandonare il sostegno al combustibile fossile maggiormente responsabile per i cambiamenti climatici in atto, a causa dell’utilizzo che se ne fa nelle centrali per produrre energia elettrica. L’estrazione, la combustione, lo smaltimento dei residui materiali del carbone causano inoltre conseguenze devastanti sull’ambiente, la salute delle persone e il tessuto sociale delle comunità che vivono vicino alle miniere e alle centrali, come testimoniano centinaia di esempi sparsi per tutto il globo.
Dal 2005 si calcola che il contributo al comparto del carbone di una ventina di grandi banche internazionali ammonti a 171 miliardi di euro. In questo gruppo, tra i primi dieci istituti di credito europei, figura anche l’Unicredit con un totale di oltre cinque miliardi. Nell’ambito dei progetti più controversi sostenuti dalla banca italiana c’è l’ampliamento della centrale di Sostanj (TES6) in Slovenia, a soli 30 chilometri dal confine con l’Austria, che per i prossimi 40 anni terrà vincolato ben l’80 per cento delle emissioni permesse al Paese secondo gli accordi europei e in questo modo finirà per penalizzare la crescita del settore delle rinnovabili.
I gruppi della società civile domandano a Unicredit di ritirare il suo finanziamento per Sostanj, molto discusso sia per gli impatti ambientali che provoca che per la dubbia fattibilità economica. Per il governo sloveno, che pure nel febbraio del 2011 ha concesso la licenza ambientale per la costruzione del nuovo blocco, la centrale non sembra rappresentare una priorità assoluta, mentre la polizia locale sta conducendo un’indagine per far luce su possibili atti illeciti legati al progetto.“In un periodo in cui la crisi climatica ha raggiunto livelli allarmanti, l’Unicredit continua a finanziare la costruzione di centrali elettriche alimentate a carbone, il principale colpevole dei cambiamenti climatici” ha dichiarato Giulia Franchi della CRBM. “Così facendo la banca alimenta modelli energetici distruttivi, e perde un’opportunità fondamentale per sostenere lo sviluppo di fonti rinnovabili e di un modello più sostenibile. E’ giunto il momento che Unicredit trasformi in azioni concrete le sue proclamate credenziali verdi e dia un chiaro segnale di discontinuità col passato, cominciando col ritirare il proprio sostegno finanziario alla costruzione della centrale di Sostanj in Slovenia” ha concluso la Franchi.

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Campagna m’illumino di meno

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2011

Roma a partire dalle 18.00 di oggi. Spegnere la luce per accendere il faro dell’attenzione sulla necessità di ridurre i consumi energetici. E’ questo il senso della campagna “M’illumino di meno”, promossa dalla trasmissione di Radio2 Caterpillar, alla quale il Campidoglio partecipa invitando tutti i dipendenti e i cittadini comunali a spegnere le luci e i dispositivi non indispensabili.  L’Assessorato all’Ambiente e tutte le sedi del Dipartimento saranno spente a partire dalle 18 per sensibilizzare il pubblico sull’uso intelligente dell’energia e sulla necessità di ridurre i consumi energetici per limitare le emissioni che alterano il clima.   “E’ necessario che il problema del risparmio energetico – sottolinea l’assessore all’Ambiente di Roma Capitale, Marco Visconti – diventi obiettivo strategico per i Governi nazionali e locali affinché indirizzino i singoli cittadini verso stili di vita sempre più sostenibili. Dunque, rivolgo ai cittadini romani l’invito a partecipare a questa importante iniziativa simbolica, spegnendo le luci, i dispositivi non indispensabili e riducendo il più possibile gli sprechi energetici».

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Risparmi energetici

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2010

Arriva il freddo e con esso maggiori spese per il riscaldamento e l’acqua calda. Una doccia tiepida d’estate puo’ far piacere ma e’ improponibile durante l’inverno e questo comporta l’accensione del boiler o della caldaia. Diminuiscono le ore di luce e aumenta la bolletta elettrica per l’illuminazione. Come fare per ridurre al minimo gli sprechi e risparmiare? Ecco alcuni consigli utili.
Gas per riscaldamento e cucina Manutenzione annuale dell’impianto di riscaldamento.  Il termostato deve essere fissato su 20 gradi.  Abbassare le tapparelle quando fa buio e verificare la tenuta delle finestre. I termosifoni non devono essere coperti o nascosti dietro tende o mobili.  Sfiatare l’impianto di riscaldamento.  Spegnere il riscaldamento un’ora prima di andare a letto  Chiudere i termosifoni dove non serve (es. cucina) e/o dotarli di valvole termostatiche.  Regolare il forno di cucina su 180 gradi. Non far debordare la fiamma oltre la base delle pentole.  Fare la doccia piuttosto che il bagno, chiudere l’acqua quando ci si insapona.
Elettricità per illuminazione e riscaldamento dell’acqua Effettuare i lavaggi con lavatrici e lavastoviglie a pieno carico e regolare il termostato a 40 gradi, pulire filtro e vaschette.  Istallare lo scaldabagno vicino al luogo di utilizzazione dell’acqua e regolare il termostato a 60 gradi d’inverno e 45 gradi d’estate, fare la doccia piuttosto che il bagno. Limitare l’uso dei lampadari e dei faretti. Pulire le lampadine.  Nei pianerottoli, scale, negli androni e nelle cucine utilizzare lampade a risparmio.  Disporre i frigoriferi lontani dalle fonti di calore (cucina e termosifoni), regolare il termostato sulla posizione intermedia, riporre cibi gia’ freddi, lasciare uno spazio di 10 cm tra frigo e parete, pulire annualmente la serpentina e controllare lo stato delle guarnizioni.  Spegnere completamente tv, hi-fi e registratore (risparmio di 46 milioni di euro/anno).  La luce indiretta rende meno e costa di piu’.  Guardare la televisione con una luce bassa e diffusa.  Spegnere la luce quando non serve. (fonte Aduc)

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Autovie venete: minori costi energetici

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2010

Oltre 50 mila euro all’anno di risparmio sui costi energetici e di climatizzazione e  altri 150 mila euro risparmiati grazie alla virtualizzazione delle architetture di sistema (meccanismo che consente di simulare ciò che fa un calcolatore dentro un altro calcolatore), integrate in un unico, ipertecnologico “data center”, in grado di gestire centralmente tutti i servizi Itc di Autovie Venete. Un esempio concreto di come si risparmia?  Su ogni euro di spesa per far funzionare un server durante tutto il suo ciclo di vita, ben 0,75 centesimi rappresentano il puro costo energetico. Per quanto riguarda il singolo computer, del 30% di energia necessaria a farlo funzionare, solo il 5% serve per l’elaborazione dati. Riunire tutte le funzioni in un unico data center, efficiente, veloce e sicuro, come ha fatto Autovie Venete, significa ridurre – e di molto – il consumo energetico. L’infrastruttura di cui si è dotata la Concessionaria, è diventata un vero e proprio “caso” nazionale,  portato a modello nei convegni di settore  e visitato dagli staff informatici delle più importanti aziende italiane.   Un “cervello” che coordina, smista, seleziona tutto il traffico di informazioni e dati necessari per gestire una realtà complessa come quella di Autovie Venete, dove tutti i servizi, dalla Centrale Radio Operativa al Monitoraggio Centralizzato del Traffico, alle piste di esazione dei caselli, fino alle banche dati più sofisticate, devono funzionare 24 ore su 24 senza alcun tipo di anomalia.  Il controllo degli accessi, la videosorveglianza, la climatizzazione, l’antincendio e l’erogazione elettrica aziendale sono gestiti e monitorati in tempo reale. In caso di emergenza, rilevata dai dispositivi integrati e dislocati negli armadi di distribuzione, il sistema centralizzato invia un alert, in tempo reale, alla struttura di competenza, attivando l’immediato intervento.  L’evoluzione dei sistemi di assistenza tecnologica, in Autovie Venete è stata costante nel tempo e i progetti di informatizzazione spinta della società non hanno mai subito rallentamenti. L’ultima frontiera è rappresentata appunto dal data center unico realizzato di recente. Il prossimo passaggio, visto che l’infrastruttura  garantisce il servizio in qualsiasi sede aziendale, tramite una semplice connessione Internet, sarà quello di condividere infrastrutture e servizi con societa’ esterne in assoluta affidabilita’ e sicurezza. L’architettura del progetto, tuttora in fase di implementazione che in linguaggio tecnico prende il nome di “private cloud”, (ovvero la messa a disposizione dei servizi sempre e ovunque), è stata illustrata oggi a Misano Adriatico (Rn) durante un seminario promosso dall’Aused  (Associazione utilizzatori dei sistemi e tecnologie dell’informazione), al quale hanno partecipato realtà del calibro di Permasteelisa e Novartis. Durante il meeting  “L’evoluzione dei modelli di offerta e delivery delle soluzioni ICT: opportunità e rischi”, sono state illustrate le caratteristiche del data center, una specie di “torre di controllo” unica per tutti gli impianti tecnologici presenti in azienda (nei caselli autostradali,  nelle sedi distaccate, in itinere e nelle aree di manutenzione) che, nel caso di Autovie Venete, sono dislocate su un’estesa di più di 200 km di autostrada.

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Soluzioni Ict per la pubblica amministrazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2010

Roma 22 giugno al Melià Aurelia Antica, in via degli Aldobrandeschi 223. Tra i temi proposti: – Il ruolo delle tecnologie nella Riforma della PA – La rivoluzione digitale, tra processi e tecnologie – Quando la ricerca dell’efficienza nella PA incontra l’inclusione sociale – Il sistema informativo per il controllo di gestione dei progetti – Lo stato dell’arte dei progetti ICT rispetto alle strategie del piano e-Gov 2012 – La sicurezza nell’era del Web 2.0 e l’impatto sulla PA Centrale e Locale – La rete protetta: come mantenere in sicurezza i servizi e le applicazioni – Come ridurre i costi dell’ICT aziendale ottimizzando i consumi energetici nel Data Center – Il supporto dell’e-procurement alla domanda di tecnologia della PA – Il Data Center sotto controllo permette di migliorare l’efficienza, ridurre i costi di gestione e i consumi, liberando energia preziosa da dedicare alla crescita del business – Il Layer Zero alla base di un ICT Efficiente – L’e-Gov italiano a Expo Shanghai 2010: i servizi online per i cittadini previsti dal progetto Simel – Le risposte per la PA: virtualizzazione, consolidamento e Data Center on demand. La partecipazione al convegno è gratuita!

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Mostra Convegno Legno

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2010

Venosa (PZ), dal 16 al 18 aprile 2010, prima Mostra Convegno Legno Energia Sud Italia incentrata in modo specifico sui temi della filiera legno energia.  L’evento è patrocinato dalla Regione Basilicata – Dipartimento Agricoltura, e sostenuto dall’ Autorità di Gestione del Fondo Feasr – Programma di Sviluppo Rurale Basilicata 2007-2013. Anche in Basilicata, il settore foresta legno con l’uso delle biomasse per fini energetici suscita grande interesse a livello scientifico e presenta interessanti opportunità di crescita. L’appuntamento costituisce un’occasione utile per far conoscere alle aziende locali le caratteristiche dei segmenti produttivi direttamente coinvolti nei processi di trasformazione e commercializzazione.La finalità della manifestazione è di mostrare al pubblico le più interessanti e innovative tecnologie sia sulla meccanizzazione che sugli impianti termotecnici alimentati a biomassa legnosa. Legno Energia Sud Italia si sviluppa secondo una formula che abbina una fiera di natura commerciale ad iniziative di carattere divulgativo e di approfondimento tecnico-scientifico. Il programma della fiera prevede: dimostrazioni guidate di macchine e attrezzature agro-forestali impiegate per la raccolta di residui di potatura e trasformazione del legno a fini energetici (raccogli-trincia sarmenti, carri forestali, processori, cippatrici, spaccalegna, motoseghe e banchi sega); esposizione di tecnologie per la produzione di energia da legno (caldaie, stufe, termocamini, impianti a cogenerazione); visite guidate ad impianti già presenti sul territorio.Gli eventi si svolgeranno in diversi luoghi della città di Venosa: il parco acquatico “Le Onde” ospiterà gli stand di ditte commerciali mentre nel limitrofo boschetto comunale ci saranno le dimostrazioni di macchine agroforestali;  il cortile interno della Cantina sociale di Venosa sarà teatro delle dimostrazioni per le macchine che raccolgono, trinciano ed imballano i residui di potatura da uliveti e vigneti;  il Castello Aragonese di Venosa ospiterà i convegni. Sono in programma visite agli impianti già realizzati sul territorio ed eventuali ulteriori dimostrazioni pratiche direttamente su terreni agricoli. http://www.legnoenergia.it.

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Mille megawatts!

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2010

Il 2009 è stato generoso come previsto e anche se il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) non ha ancora terminato di evadere tutte le richieste pervenute negli ultimi due mesi dello scorso anno, i numeri mostrano che è già stata raggiunta la quota dei mille megawatt di solare fotovoltaico installato. Sembra incredibile pensando che nel 2007 eravamo a 100 MW, roba da fuoriserie: da cento a mille megawatt in due anni! Questo significa che in questo 2010 produrremo almeno 1,5 miliardi di chilovattora di energia elettrica col sole, sufficienti per coprire i consumi di seicentomila famiglie. Ma è importante che questo settore abbia generato posti di lavoro stimati in 15/20 mila unita’, che abbia prodotto fatturato e salvato fabbriche in crisi, come la Electrolux di Scandicci che dai frigoriferi è passata a produrre pannelli, che presto saranno aperti nuovi stablimenti come quello siciliano di Enel, Sharp e STMicroelectronics a Catania. Importante è che i due miliardi di giro d’affari non siano finiti in poche tasche ma siano stati distribuiti in molte. Appuntamento fra un anno, per festeggiare duemila megawatts!

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Bloccati fondi in favore cittadini

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2009

Cavilli e inefficienze burocratiche ancora una volta rischiano di pregiudicare le attività a favore dei cittadini: “bloccate” presso il Ministero dell’Economia le somme che dovrebbero essere state erogate nel 2009 derivanti dalle sanzioni che l’Autorità per l’energia commina ogni anno agli operatori del settore energetico per la violazione delle norme che regolano i mercati energetici nazionali. Non conosciamo il motivo di tale disguido, ma chiediamo al Ministro Tremonti e al Ministro Scajola di trovare una rapida soluzione del caso che consenta di rendere disponibili le suddette somme che ammontano a circa 2.500.000 euro così come esplicitamente previsto dalla Legge n.244 del 2007. Inaccettabile subire oltre al danno derivante dalla palese violazione dei diritti dei cittadini consumatori da parte delle aziende private, la beffa ad opera delle Pubbliche istituzioni che a causa della loro inefficienza pregiudicano le attività a vantaggio degli stessi consumatori. (fonte: Cittadinanzattiva onlus-)

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E’ tempo di bilanci energetici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

A metà agosto Terna, la società che gestisce la rete elettrica italiana, ha diffuso i dati definitivi del 2008, rettificando i dati parziali che aveva pubblicato nel mese di marzo. La rettifica spegne qualche eccesso di ottimismo sulla generazione elettrica italiana da fonti rinnovabili, in particolare è il dato relativo all’eolico che risulta ridotto rispetto a quanto comunicato in primavera. Peccato che il nostro paese muova qualche passo mentre il resto del mondo corre. In Europa lo scorso anno abbiamo perso posizioni e siamo stati superati (nella generazione) sia dalla Francia che dal Portogallo, mentre Spagna e Germania rimangono su un altro pianeta (31,5 TWh la Spagna e 40,4 la Germania a fronte di nostri 4,9).  Mentre la nostra Confindustria spalleggiava il governo nel piagnisteo verso gli impegni di riduzione delle emissioni, con la scusa di perdita di competitività dell’industria italiana (quale? Siamo fra i paesi che hanno meno investito nella green economy nel pacchetto di stimolo e siamo fra quelli che ne stanno uscendo peggio), il resto del mondo ha preso sul serio questa sfida. La Cina, accusata di essere il maggior inquinatore del mondo, sta raddoppiando ogni anno la potenza eolica installata ed ha raggiunto l’obiettivo dei 10 GW. Ne ha solo nel solare fotovoltaico, dove prevede di incentivare la generazione ai livelli attuali fino a un tetto di 1,2 GW. Ma la concorrenza si fara’ serrata prossimamente, l’India ha annunciato a luglio che entro il 2020 intende installare piu’ della cifra attualmente installata in tutto il mondo, ovvero 20 GW, per arrivare nel 2050 a dieci volte tanto: 200 GW. Le rinnovabili sono fra i pochi settori che nel 2008 hanno generato ricavi e posti di lavoro ma il nostro mondo imprenditoriale latita. Nel campo dei brevetti siamo indietro e dove ne abbiamo facciamo di tutto per mortificarli. Accade nel solare termodinamico, dove, come Archimede, si usano specchi concentratori per scaldare un fluido, produrre calore e con esso far girare un turbina. E’ uno dei pochi settori in cui abbiamo sviluppato innovazione, utilizzando come fluido, anziche’ olio (infiammabile in caso di rottura dei tubi ed inquinante) dei sali che permettono di avere temperature maggiori (550 gradi) e che sono innocui per l’ambiente in caso di fuoriuscite accidentali. Il progetto”Desertec” intende produrre il 15-20% dell’energia elettrica europea entro il 2050.  Il progetto è certamente discutibile ma al momento preme rilevare che mentre al mondo risulta un crescente interesse su questo settore (ovvero possibili commesse di lavoro), la maggioranza governativa italiana ha trovato il tempo per approvare una mozione che giudica inutile sussidiarla. E subito viene da chiedersi quanto lo stato italiano stia spendendo per incentivare questo settore: zero, si’ avete letto bene, zero.  E col termodinamico finiremo come con l’eolico dove avevamo una impresa di Finmeccanica che produceva turbine, in partnership con Vestas,  che abbiamo venduto a loro nel 2001. Sarà della Siemens il business dei tubi Archimede? E continueremo a finanziare cassa integrazione per incapacità a sostenere settori innovativi.

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