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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Mercati delle Energie Pulite

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2009

Dopo una fine d’anno difficile, il 2009 sembra promettere bene per le energie rinnovabili. Tuttavia, le aziende si troveranno a dover affrontare alcune sfide. Nell’attuale clima economico, il settore si dovra’ adattare a quei fattori che giocano un nuovo ruolo nell’economia mondiale, quali le scarse risorse finanziarie, gli alti tassi di interesse e una fiducia sempre piu’ scarsa da parte degli investitori. Le imprese dovranno anche combattere i problemi associati a profitti in calo, crescente competizione e persino guerra dei prezzi in alcuni settori dell’energia verde. Ci sono, pero’, alcuni fattori positivi che influenzeranno il mercato, quali i minori costi delle materie prime e dei macchinari. In questo senso, anche valutazioni del costo dei progetti sono di nuovo a livelli accettabili, rendendo quindi il 2009 l’anno giusto per investire o acquistare. Si prevede, pertanto, che, passata la tempesta, il mercato sara’ di nuovo in crescita. L’energia rinnovabile offre una soluzione ai problemi energetici sia delle nazioni piu’ avanzate sia di quelle in via di sviluppo. C’e’ oggi, infatti, una maggiore accettazione e una crescente domanda di energia rinnovabile nei Paesi in via di sviluppo grazie alla capacita’ che questa forma energetica ha di alleviare i problemi del settore connessi alla mancanza di energia e alla carente qualita’ e copertura della rete. Le nazioni piu’ avanzate, per le quali la disponibilita’ di energia non e’ un problema, potrebbero pero’ trovarsi di fronte a buchi energetici dovuti alla dismissione degli impianti nucleari e a carbone esistenti, a meno che questi non vengano prontamente sostituiti. Dall’altro lato, pero’, altri operatori potranno trarre vantaggio da questo periodo di crisi che potra’ rappresentare un’opportunita’ di crescita. Queste aziende useranno la recessione per eliminare difficolta’ di tipo tecnico o operativo e saranno quindi capaci di entrare in una nuova fase di crescita molto meglio equipaggiati. Pensiamo, per esempio, agli Original Equipment Manufacturers (OEMs), cioe’ ai produttori di soluzioni ed equipaggiamenti unici, con una offerta totale di mercato, focalizzata soprattutto alle centrali rinnovabili gia’ in esistenza,  a societa’ tecnologiche che offrono soluzioni incentrate sullo sviluppo delle efficienze, a OEMs che sviluppano o adottano gli avanzamenti tecnologici, o a societa’ di sviluppo di progetti che non hanno problemi di cassa.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, lavora in stretta collaborazione con i propri clienti per aiutarli ad accelerare la loro crescita e a raggiungere risultati di rilievo in termini di  crescita, innovazione e leadership di mercato. Il Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre ai manager e ai loro team una serie di strumenti quali ricerche e modelli di best practice che permettono l’identificazione, la valutazione e l’implementazione di significative strategie di crescita. Frost & Sullivan ha oltre 45 anni di esperienza maturata lavorando per conto e in collaborazione con importanti societa’ a livello globale fra cui le prime 1000, aziende emergenti e investitori e vanta una rete di  31 uffici in cinque continenti. Per far parte della nostra Growth Partnership, si prega di visitare il sito http://www.frost.com

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Greenpeace: scambiare co2 con le foreste?

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2009

Includere le misure per la protezione delle foreste nel mercato di scambio delle emissioni determinerebbe un crollo del 75% del prezzo dei crediti di CO2. Ciò vanificherebbe gli sforzi in atto per combattere il cambiamento climatico e i Paesi in via di sviluppo perderebbero gli incentivi destinati  allo sviluppo di energie pulite e rinnovabili per miliardi di dollari ogni anno. È quanto emerge dal nuovo rapporto commissionato da Greenpeace.  Proprio ai negoziati internazionali di Bonn, infatti, verrà valutata la proposta di includere i crediti derivanti dal REDD (Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degradazione delle Foreste) all’interno dei meccanismi per il commercio delle emissioni. Nel rapporto –  commissionato da Greenpeace a una delle poche organizzazioni di esperti (KEA 3)  che lavorano sull’interazione “deforestazione-cambiamenti climatici” – si esamina questa proposta valutandola in base all’obiettivo che l’Unione Europea e molti altri paesi ritengono imprescindibile: mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C.  Il rapporto dimostra che paesi come la Cina, l’India e il Brasile potrebbero perdere 10 miliardi di dollari di investimenti per lo sviluppo di energie pulite se le misure per la protezione delle foreste – senza alcuna restrizione – verranno incluse in un mercato dei crediti di CO2. Se questi paesi non saranno messi in condizione di sviluppare rapidamente fonti rinnovabili, le emissioni, a livello globale, continueranno a crescere. La deforestazione, soprattutto nelle aree tropicali, determina il 20% delle emissioni di CO2 a livello globale. Fermare la distruzione delle foreste del pianeta è, senza dubbio, il modo più veloce e semplice per combattere il cambiamento climatico. “Acquistare crediti di CO2 che risultino particolarmente economici attraverso il meccanismo REDD è un argomento che desta l’interesse di molti. Ma a un’analisi più attenta questi ultimi si rivelano più che altro pericolosi, non ci aiuteranno a salvare le ultime foreste del pianeta né a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici – sostiene Chiara Campione, responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace Italia – Delle innumerevoli opzioni sul tavolo delle trattative di Bonn questa è senz’altro la peggiore.” Greenpeace crede che i mercati di scambio della CO2 dovrebbero focalizzarsi sulle nuove tecnologie per la produzione di energia pulita e rinnovabile. I paesi industrializzati dovrebbero impegnarsi ulteriormente per fermare la deforestazione a livello globale istituendo un fondo per la protezione delle foreste nei Paesi in via di sviluppo. È l’unico meccanismo che garantirebbe benefici sia in termini di mitigazione dei cambiamenti climatici, sia di protezione della biodiversità e  dei diritti dei popoli indigeni che popolano le ultime foreste del pianeta.

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