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Il topolino domestico delle Isole Eolie

Posted by fidest press agency su domenica, 31 maggio 2020

Lo studio firmato Sapienza identifica nel patrimonio genetico del piccolo animale il segreto per la comprensione degli intricati meccanismi legati alla comparsa di nuove specie I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Molecular Biology and Evolution. Secondo il calendario cinese, il 2020 è l’anno del Topo e la rivista Molecular Biology and Evolution ha voluto celebrare questo avvenimento dedicando una particolare attenzione scientifica agli studi sulla genetica evolutiva di ratti e topi. Fra questi, è stato selezionato e pubblicato il lavoro del gruppo di ricerca coordinato da Riccardo Castiglia del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, riguardante l’evoluzione in Mus domesticus, anche detto topolino delle case o topo domestico, nell’arcipelago delle Isole Eolie (Sicilia).Lo studio, per mezzo di tecniche di sequenziamento genetico di ultima generazione (Next Generation Sequencing, NGS), ha analizzato da un nuovo punto di vista la straordinaria diversità cromosomica delle popolazioni del topolino delle case che vivono nell’arcipelago. La particolarità genetica di questo animale è il risultato di una millenaria convivenza con l’uomo che avrebbe avuto quindi un ruolo determinate nel suo processo evolutivo.Il topolino domestico ha origine nel corso del Neolitico in Medio Oriente, come commensale dell’uomo che, a quel tempo, iniziava a vivere in comunità stanziali. Da lì, insieme al suo compagno di viaggio si è spostato arrivando nel Mediterraneo centrale circa 3.000 anni fa, durante l’Età del Ferro. Le Isole Eolie rappresentavano in quel periodo storico un crocevia di passaggio delle navi mercantili, una delle principali vie commerciali dell’ossidiana, il prezioso vetro nero vulcanico.“Le isole – commenta Emanuela Solano, autrice dello studio – sono una fabbrica di variabilità genetica e rappresentano un vero paradiso per il biologo evoluzionista. Grazie alla collaborazione con l’Università di Konstanz, nel nostro lavoro abbiamo affiancato per la prima volta all’analisi dell’evoluzione cromosomica in Mus domesticus, che è il nostro ambito di ricerca da svariati anni, un approccio genome wide, basato sull’indagine dell’intero genoma”. Così i ricercatori hanno osservato come il Mus domesticus abbia sviluppato, nel tempo e in molte delle aree che ha “colonizzato”, diverse mutazioni cromosomiche (dette traslocazioni Robertsoniane) da cui sono derivate le cosiddette razze cromosomiche, ovvero numerose popolazioni con numero cromosomico variabile. Nello specifico è stato evidenziato che tale diversità cromosomica si è originata all’interno dell’arcipelago e non deriva da colonizzazioni multiple da aree limitrofe, come invece si riteneva in precedenza.Inoltre, sono stati dimostrati complessi meccanismi di ibridazione che hanno “rimescolato” le razze cromosomiche presenti sulle diverse isole per arrivare a nuove combinazioni cromosomiche.“La presenza di razze cromosomiche – aggiunge Solano – rende il topolino un modello per gli studi volti a comprendere i meccanismi legati all’origine di nuove specie (la speciazione) e il ruolo delle mutazioni cromosomiche nella fertilità degli ibridi”. “La risoluzione di questo complesso modello di evoluzione cromosomica – conclude Riccardo Castiglia – ha dimostrato che il topolino ha grandi “capacità evolutive” e che nella sua veste selvatica può rappresentare un occhio sull’evoluzione in tempi brevi, evidenziando, ogni volta che si va a fondo su questo argomento, aspetti sorprendenti. Rappresenta, quindi, un validissimo strumento per la comprensione degli intricati meccanismi che portano alla comparsa di nuove specie rappresentando un proxy per lo studio della biodiversità del pianeta”.

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Campagna: proteggi le Eolie

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Cambiamenti climatici, movimenti del suolo e aumento del livello del mare: gli scenari attesi a LipariL’INGV partecipa alla campagna di comunicazione sulle isole Eolie promossa da Blue Marine Foundation (BLUE) e dall’Aeolian Islands Preservation Fund (AIPF) per richiamare l’attenzione sugli effetti dell’aumento del livello marino sulle coste causato da cambiamenti climatici, movimenti tettonici e attività vulcanica. Secondo appuntamento per l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) con la campagna informativa #ProteggiLeEolie volta a far conoscere il mare eoliano e a sensibilizzare i cittadini alla protezione dell’ambiente marino, della biodiversità e delle coste di questo arcipelago patrimonio dell’UNESCO dal 2000. L’INGV, oltre al monitoraggio sismico e vulcanico delle isole Eolie, si dedica allo studio degli effetti dell’aumento del livello marino lungo le coste, anche attraverso progetti multidisciplinari finanziati dall’Unione Europea come SAVEMEDCOASTS (www.savemedcoasts.eu), recentemente concluso. La combinazione di fenomeni quali l’aumento del livello del mare indotto dal riscaldamento climatico globale e la subsidenza connessa all’intensa attività sismica e vulcanica tipica di quest’angolo del Mediterraneo ha come conseguenza ultima il rapido arretramento delle coste dell’arcipelago.
Chiari segnali del fenomeno di arretramento delle coste sono evidenziati, oltre che dal continuo restringimento della fascia costiera, anche da opere marittime di epoca romana come il porto Sottomonastero di Lipari e la banchina di approdo di Basiluzzo, oggi sommersi rispettivamente alle profondità di circa 9 e 3 metri. Da rilievi oceanografici, analisi geofisiche e osservazioni geo-archeologiche di questi manufatti è stato possibile stabilire che a Sottomonastero la linea di costa di epoca romana si trova oggi a circa 12 metri di profondità, mentre a Basiluzzo giace a circa 4,5 metri sotto il livello del mare. Tali differenze di profondità sono dovute alla variabilità dell’attività tettonica e vulcanica che ha agito nel tempo e nello spazio in modo diverso a seconda dei luoghi.A differenza del porto Sottomonastero, non osservabile direttamente a causa del traffico marittimo portuale che ne impedisce la visita per motivi di sicurezza, il sito di Basiluzzo è facilmente visibile dalla superficie e visitabile sott’acqua. Questi due siti, oltre a essere di estremo interesse archeologico, mostrano come le coste delle isole Eolie siano fortemente cambiate nel corso degli ultimi due millenni, e in particolare negli ultimi anni.
Se le proiezioni stimate dall’International Panel on Climate Change (IPCC) indicano un aumento del livello del mare fino a circa 1 metro su scala globale entro il 2100, alle Eolie – e a Lipari in particolare – a causa della subsidenza l’aumento atteso per la fine del secolo potrà raggiungere anche 1,6 metri.

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Campagna ProteggiLeEolie

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha aderito alla campagna informativa #ProteggiLeEolie volta a far conoscere il mare eoliano e a sensibilizzare i cittadini alla protezione dell’ambiente marino e della sua biodiversità.Le attività della Sezione di Palermo dell’INGV, in particolare, sono dedicate anche allo studio dei cosiddetti “sistemi idrotermali sottomarini”, tipici dei fondali dell’arco Eoliano e apprezzabili dai turisti in visita alle isole Eolie attraverso le caratteristiche “bollicine” che risalgono in superficie. Tali risalite in superficie di acque calde ricche di gas (principalmente anidride carbonica) sono accompagnate da variopinti depositi sui fondali composti da un’associazione di minerali (tra cui zinco e ferro) e batteri in grado di sintetizzare elementi chimici direttamente dalle acque termali, dando inizio alla catena della vita.“Appare del tutto evidente la delicatezza dei sistemi idrotermali sottomarini, da proteggere in modo assoluto, ed è importante ricordarlo in occasione di campagne informative come questa” spiega Francesco Italiano, Direttore della Sezione di Palermo dell’INGV. “I sistemi idrotermali sottomarini sono stati riconosciuti come i sistemi da cui può aver avuto origine la vita sulla Terra. Le scoperte della metà degli anni Settanta hanno mostrato, inoltre, come intorno ad essi si instaurino ecosistemi anche a profondità abissali, in assenza totale di luce”, aggiunge il Direttore, “Alterare tali sistemi significherebbe, quindi, interrompere qualunque ciclo vitale con conseguenze irreparabili sulla vita, non solo dell’ambiente marino”.La capacità di mantenere un ecosistema in equilibrio che, da un lato, consenta l’immissione di elementi utili alla sopravvivenza delle comunità microbiche che forniscono l’alimentazione primaria alle altre forme di vita e, dall’altro, garantisca lo sviluppo e il mantenimento di vere e proprie aree di riproduzione di numerose specie floro-faunistiche, dovrebbe essere alla base di qualunque programma di salvaguardia e tutela di questi ambienti particolari e poco diffusi.“L’instaurarsi di un sistema idrotermale sottomarino richiede come condizione primaria la presenza di una sorgente di energia termica (in genere magmi in raffreddamento) e la disponibilità di un trasportatore di materia ed energia verso la superficie”, prosegue Italiano. “Il trasportatore di energia è l’acqua di mare che, laddove le condizioni di permeabilità consentano di infiltrarsi in profondità, raggiungere i corpi magmatici in raffreddamento e circolare al loro interno, riesce ad estrarre calore ed elementi chimici dalle rocce. I sistemi idrotermali sottomarini sono quindi l’indice della disponibilità di un’importante risorsa per l’uomo, che può potenzialmente utilizzarne l’energia geotermica”.Insieme all’energia, utile per produrre elettricità e per numerosi altri scopi, i sistemi idrotermali sono noti per essere delle vere e proprie miniere. I depositi e i camini idrotermali contengono infatti numerosi minerali come rame, zinco, argento e manganese.
“Va ricordato che tali sistemi possono anche produrre effetti negativi per l’ambiente marino. Nel novembre del 2002, ad esempio, al largo di Panarea l’ingresso di fluidi magmatici all’interno di un serbatoio geotermico causò un’esplosione sottomarina. L’evento, naturale e non impossibile in un’area vulcanica attiva come quella delle isole Eolie, ha avuto un forte impatto sull’ambiente marino dell’area intorno al cratere, in cui, però, la vita è ritornata piuttosto velocemente”, conclude Francesco Italiano.La sfida, dunque, è trarre forza da un sistema come questo in continua evoluzione, per valorizzare e trasformare opportunamente queste potenti forme di energia potenzialmente in grado di dare un contributo significativo all’evoluzione socio-economica delle nostre isole.

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