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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘epatocarcinoma’

Epatocarcinoma e metastasi epatiche da carcinoma colo rettale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 ottobre 2018

Sono gli argomenti trattati nel consueto convegno annuale organizzato da Humanitas Centro Catanese di Oncologia presso il Grand Hotel Baia Verde di Acicastello. Si stima che l’epatocarcinoma abbia un’incidenza intorno ai 5 casi su 100.000 persone nei paesi occidentali e 110 casi su 100.000 in alcuni paesi sudafricani, dove risulta il tumore più frequente in assoluto per la presenza di moltissimi soggetti contagiati dai virus dell’epatite B e C. “La coesistenza di un quadro di epatite virale, e spesso di cirrosi epatica, condiziona certamente l’approccio terapeutico – spiega la Dott.ssa Salumeh Goudarzi, radiologo di Humanitas Centro Catanese di Oncologia. Da quando sono in vigore i protocolli di screening dei pazienti cirrotici a rischio per lo sviluppo di epatocarcinoma e dopo che i progressi della chirurgia resettiva, di trapianto e delle tecniche percutanee hanno consentito di ottenere soddisfacenti sopravvivenze a distanza – prosegue lo specialista – alle metodiche diagnostiche si richiede, non solo di identificare l’epatocarcinoma quanto più precocemente possibile, ma anche di fornire una stadiazione completa pre-trattamento. Tale scopo viene attualmente perseguito mediante l’impiego delle metodiche di imaging nella diagnosi che si svolge in differenti fasi: identificazione, caratterizzazione ed indicazione a terapie radicali o palliative. L’imaging – conclude – deve fornire elementi per collocare correttamente l’epatocarcinoma nell’ambito della stadiazione proposta dalle linee-guida EASL/AASLD, secondo cui a diversi stadi della malattia corrispondono differenti indicazioni al trattamento”.
Il secondo tema affrontato riguarda le metastasi epatiche da carcinoma del colon: poiché il fegato è la sede principale delle localizzazioni secondarie nel carcinoma del colon, i maggiori sforzi in termini di diagnosi e terapia sono indirizzati a consentire una chirurgia epatica radicale che, a sua volta, potrà offrire considerevoli margini di guarigione.
L’approccio multidisciplinare mira ad ottenere, nel maggior numero di pazienti, una resezione senza malattia residua, utilizzando un trattamento farmacologico di conversione anche nei casi non resecabili o borderline alla diagnosi. Nei pazienti non operabili radicalmente anche dopo terapia medica di conversione, i trattamenti locoregionali, quali termoablazioni o radioterapie stereotassiche, possono intervenire nel controllo della malattia.
Le terapie antiblastiche utilizzano farmaci biologici in associazione a convenzionali regimi chemioterapici, permettendo di consegnare al chirurgo pazienti inizialmente non operabili: “L’obiettivo principale – spiega il dott. Maurizio Chiarenza, oncologo di Humanitas Centro Catanese di Oncologia – è riuscire a colpire la neoplasia in modo sempre più specifico senza aumentare considerevolmente gli effetti collaterali legati ai trattamenti chemioterapici di base. Lo scopo fondamentale è, quindi, ottenere risposte sempre maggiori mantenendo una discreta qualità di vita dei pazienti”.
Il percorso più efficace è dato dall’integrazione tra il trattamento chemioterapico e i farmaci biologici: “In base ai risultati delle analisi biomolecolari – espone il dott. Chiarenza – si scelgono le migliori associazioni polifarmacologiche in grado di dare più vantaggi in termini di risposta e sopravvivenza, con un’incidenza sull’aumento della quota di operabilità dei pazienti metastatici”. Anche la chirurgia conosce continui sviluppi ed è stato possibile apprezzare in diretta video con la sala operatoria di Humanitas alcune fasi di un intervento: “Oggi, sia per quanto riguarda le metastasi epatiche che l’epatocarcinoma – spiega il dott. Sebastiano Mongiovì, chirurgo oncologo di Humanitas Centro Catanese di Oncologia – é possibile intervenire chirurgicamente con resezioni sempre più limitate, mantenendo tutti i criteri resettivi necessari, così da poter rioperare in caso di ricaduta”. La chirurgia cosiddetta “segmentaria” risulta, pertanto, di grande aiuto perché permette di risparmiare maggiori porzioni di organo: “Se le lesioni – continua il Dr. Mongiovì – riguardano solo alcuni segmenti, possiamo intervenire esclusivamente sulla parte interessata, escludendo così asportazioni maggiori che potrebbero avere effetti indesiderati sul paziente. La particolarità tecnica risiede nel clampaggio selettivo che permette di interrompere l’afflusso sanguigno limitatamente ai segmenti interessati dalla resezione, mentre il resto dell’organo rimane perfuso per tutta la durata dell’intervento e questo consente di migliorare i risultati post-operatori per la mancanza di perdite ematiche importanti e di insufficienze epato-cellulari”.

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Epatocarcinoma e metastasi epatiche da carcinoma colo-rettale

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

Acicastello (Ct) Venerdì 19 Ottobre Hotel Baia Verde Via Angelo Musco 8/10 Inizio ore 9.00 convegno di oncologia. Oggi più che mai è fondamentale l’approccio multidisciplinare per garantire maggiori possibilità di cura.
In entrambe le patologie, i progressi medici rappresentano un’arma importantissima per gli sviluppi futuri volti a contrastare la malattia in tutte le sue fasi. La diagnosi precoce, un preciso quadro di imaging, le nuove terapie farmacologiche e la chirurgia sono fondamentali per affrontare le neoplasie nel modo più completo e dunque migliore per ogni paziente.
Questi e altri argomenti verranno trattati venerdì 19 Ottobre al convegno organizzato da Humanitas Centro Catanese di Oncologia, presieduto dal dott. Maurizio Chiarenza, oncologo; dalla dott.ssa Salumeh Goudarzi, radiologa; e dal dott. Sebastiano Mongiovì chirurgo.
Durante i lavori, collegamento in diretta video con la sala operatoria di Humanitas Centro Catanese di Oncologia per seguire le fasi più importanti di un intervento di chirurgia epatica o pancreatica.

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Epatocarcinoma: protezione antiossidante da parte del selenio

Posted by fidest press agency su martedì, 1 maggio 2012

«Ridotti livelli di selenio portano a un accumulo di perossidi lipidici e ciò causa il potenziamento di meccanismi che comportano la crescita dei carcinomi epatocellulari (Hcc)». Lo affermano studiosi dell’università di Vienna guidati da Nataliya Rohr-Udilova, secondo cui l’integrazione con selenio potrebbe essere presa in considerazione per strategie di prevenzione e cura nelle fasi precoce dello sviluppo neoplastico. I ricercatori hanno verificato che, in linee cellulari umane Hcc, il perossido dell’acido linoleico (Looh) e altri pro-ossidanti aumentano l’espressione del fattore di crescita vascolare endoteliale (Vegf) e dell’interleuchina-8 (Il-8), e sovraregolano l’attivazione della proteina attivatrice-1 (Ap-1), tutti e 3 noti marker predittivi di scarsa prognosi nei pazienti con Hcc. Il selenio, la cui carenza può causare perossidazione lipidica e stress ossidativo, inibisce tali effetti, aumentando l’espressione di glutatione-perossidasi antiossidativa 4 (Gpx4), enzima di cui è componente essenziale, che in preferenza degrada i perossidi lipidici e la cui carente attività aumenta l’espressione di Vegf e Il-8. Questi risultati sono stati confermati in vivo. In pazienti con Hcc si sono riscontrati alti livelli di anticorpi ant-Looh, suggestivi di un’aumentata formazione di Looh. L’aumento di tali anticorpi è apparso correlato con il Vegf e l’Il-8 sierici e con l’attivazione di Ap1 nel tessuto dell’Hcc. All’opposto il selenio è apparso inversamente correlato con il Vegf, l’Il-8 e la dimensione del tumore (solo nel caso di lesioni inferiori a 3 cm). Dunque, la tesi sostenuta dagli autori è quella di un antagonismo tra selenio e perossidi lipidici nell’espressione dei marker tumorali e nella crescita dell’Hcc. Hepatology, 2012; 55(4):1112-21 (fonte: doctornews33)

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Trattamento dell’epatite B

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2010

II 99% dei pazienti in cura con entecavir, molecola di nuova generazione e antivirale orale per il trattamento dell’epatite B cronica, non ha sviluppato resistenza al virus nel corso di cinque anni di terapia. Il tasso di probabilità cumulativa di resistenza è infatti attorno all’1%, risultato mai raggiunto nella storia farmacologica di questa malattia cronica, nei pazienti che non hanno seguito alcun trattamento con antivirali orali in precedenza. I dati confermano l’alta barriera genetica di entecavir e il bassissimo rischio di sviluppare resistenza. Infatti, per sfuggire ad entecavir il virus dell’epatite B cronica deve sviluppare almeno tre mutazioni. Al contrario, per gli altri antivirali oggi disponibili la perdita di efficacia si sviluppa con una o due sole mutazioni del virus. Queste importanti notizie giungono dal più autorevole appuntamento di epatologia in Europa in corso a Milano, il 43° congresso della European Association for the Study of the Liver (EASL). Per Alfredo Alberti, professore di Medicina Interna e Gastroenterologia dell’Università di Padova, “I risultati confermano la potenza di entecavir e l’efficacia a lungo termine, dati essenziali per impostare una strategia iniziale di trattamento e superare i timori di insorgenza di resistenze comuni con le terapie disponibili fino ad oggi. Questo significa poter iniziare a trattare i pazienti prima e meglio, così da ridurre i rischi di insorgenza di cirrosi o di epatocarcinoma.”

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