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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘epidemia’

L’Epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2019

L’epidemia di di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo compie un anno ed entra nel suo secondo anno di vita ancora incontrollata. La settimana scorsa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato lo stato di emergenza internazionale (PHEIC, Public-Health Emergency of International Concern) in merito all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. In un anno questa epidemia ha già colpito 2.700 persone, con 1.800 decessi. La decisione dell’OMS è giunta però soltanto adesso, dopo che è stato registrato il primo caso a Goma, città di oltre un milione di abitanti con un aeroporto internazionale al confine con il Ruanda. Il paziente era un pastore che era arrivato da Butembo passando attraverso 3 posti di controllo sanitario senza che venisse fermato. La dichiarazione di PHEIC facilita la condivisione di informazioni per la valutazione del rischio, permette al comitato di emergenza dell’OMS di dare agli stati membri raccomandazioni temporanee e, soprattutto, facilita a livello internazionale le attività diplomatiche, di salute pubblica, di sicurezza e di logistica, oltre a permettere l’utilizzo di maggiori risorse finanziarie. Un secondo caso è stato identificato a Goma il 30 luglio in un cercatore d’oro che aveva percorso 70 chilometri nel Paese, ma non è collegato in nessun modo con il primo. Si tratta della quinta volta nella sua storia che l’OMS preme il tasto rosso dell’allarme globale: era già successo nel 2009 con l’influenza aviaria, nel 2014 con la polio, nel 2013-2016 con l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale, nel 2016 con l’epidemia di Zika. Ognuna di queste emergenze ha mostrato varie criticità nei protocolli internazionali di risposta, evidenziando la necessità di migliorare le infrastrutture, la ricerca scientifica, e le procedure di diagnosi nelle aree più a rischio. L’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, la nazione dove il virus fu isolato per la prima volta nel 1976, ha già raggiunto per numero di persone infettate e di decessi il secondo posto tra le epidemie di Ebola, dietro quella che in Africa occidentale tra il 2014 e il 2016 colpì 28.000 persone, uccidendone oltre 11.000. Questa epidemia di Ebola si sta rivelando però di difficile gestione, nonostante i controlli clinici effettuati su più di 70 milioni di persone e le oltre 160.000 dosi di vaccino somministrate alle fasce di popolazione più a rischio ed agli operatori sanitari. A complicare la situazione il fatto che le province maggiormente colpite, North Kivu e Ituri, da anni sono interessate da conflitti armati: più di 70 sono stati sino ad oggi gli attacchi a ospedali, ambulatori ed operatori sanitari. È quindi probabile che il numero effettivo degli infettati e dei decessi sia superiore a quello ufficiale, proprio perché in molte aree del focolaio epidemico l’attività degli operatori sanitari è difficile e pericolosa.
Quali i potenziali rischi per il nostro paese? Al riguardo il prof. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’INMI “Lazzaro Spallanzani” di Roma e coordinatore per l’Italia del GVN,Ippolito precisa che “L’epidemia di Ebola del 2014- 2016 ha visto in prima fila l’INMI, con la partecipazione dei nostri virologi e medici alle missioni internazionali nei paesi colpiti dall’epidemia come la Sierra Leone o la Guinea, e con la gestione dei due pazienti italiani che contrassero la malattia nelle aree di contagio e che furono curate con successo nel nostro ospedale a Roma. L’esperienza maturata dagli operatori dell’INMI nelle aree nelle quali si sono verificate negli ultimi anni le epidemie di Ebola e di altre malattie come Dengue, Chikungunya, Malaria, dimostra chiaramente come l’investimento in cooperazione internazionale in campo sanitario produca benefici concreti anche per i cittadini e i contribuenti italiani. Ciò che
abbiamo appreso in quella occasione costituisce infatti un prezioso patrimonio a disposizione della collettività oggi che Ebola torna ad affacciarsi sulla scena, per cui possiamo senz’altro dire che siamo pronti per affrontare questa emergenza nel caso in cui si dovessero verificare dei casi anche nel nostro paese”.

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Ebola: Save the Children

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Nella Repubblica Democratica del Congo, nelle ultime due settimane l’epidemia di ebola ha fatto registrare un record di nuovi casi. Sono stati, infatti, 57 nella prima e 72 nella seconda per un totale di 1.100 casi segnalati fino ad oggi. I bambini morti a causa malattia sono già 100. La scorsa settimana, più della metà delle morti di ebola si sono verificate al di fuori dei centri di trattamento, aumentando in modo rilevante la possibilità di contagio. A rendere ancora più drammatica la situazione, ci sono i crescenti conflitti che ostacolano la lotta alla diffusione della malattia. È l’allarme lanciato da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che sta cercando di combattere la disinformazione e le ostilità formando circa 1.200 operatori sanitari e 1.000 capi di comunità.“Le sfide che devono essere affrontate per debellare la malattia sono enormi. Sono stati fatti progressi, ma questo picco di casi mostra che qualsiasi passo avanti potrebbe essere vanificato. Con l’approccio sbagliato, la paura e il sospetto potrebbero ancora sopraffare la lotta contro l’Ebola” dichiara Heather Kerr, direttore di Save the Children nella Repubblica Democratica del Congo.“Save the Children lavora 24 ore su 24 all’interno e a fianco delle comunità per combattere la malattia, per garantire che le persone sappiano come proteggersi e per far sì che si sentano supportate nella terribile esperienza di aver contratto la terribile malattia in casa propria” prosegue Kerr che aggiunge che il conflitto che affligge da tempo l’area combinato con la diffusione dell’ebola getta i bambini in un costante stato di paura e di sconforto” prosegue Kerr.Il picco dei casi arriva poco dopo le segnalazioni di quattro attacchi in sole due settimane alle strutture di trattamento dell’ebola o a quelle di transito.“I bambini sono arrabbiati per ciò che gli sta accadendo. Per anni hanno dovuto assistere a vicini, persone care e amici uccisi brutalmente nel conflitto mentre lavoravano nei campi o camminavano per le strade. E ora l’ebola non si sta solo prendendo altre vite, ma sta anche distruggendo la relazione tanto necessaria per i bambini con le loro famiglie e con i loro amici, perché non possono toccarsi o confortarsi a vicenda. Vivono nella costante paura di contrarre la malattia ma anche di essere attaccati da gruppi armati” conclude Kerr.
Sono più di un milione le persone raggiunte da Save the Children che hanno ricevuto informazioni sulla malattia. Il lavoro dell’Organizzazione include la creazione di strutture di screening e l’individuazione delle persone che sono entrate in contatto con il virus per evitare una diffusione ulteriore. Il team dell’Organizzazione nel Nord Kivu sottolinea che la sfiducia diffusa nei confronti degli sforzi per arginare la malattia rende più difficile combattere l’epidemia e raggiungere i minori che hanno più bisogno di supporto.L’Organizzazione sta attualmente supportando 39 strutture sanitarie nel Nord Kivu e a Ituri e 44 strutture sanitarie a Petit North Kivu (Goma e aree limitrofe) per la prevenzione e il controllo delle infezioni, per la formazione degli operatori sanitari e per le aree di triage.

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Epidemia di Ebola: Bambini a rischio nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Secondo l’UNICEF i bambini rappresentano una percentuale insolitamente elevata di persone colpite dall’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale.
Due bambini sono già morti a causa della malattia. I centri di cura per Ebola di Beni e Mangina stanno attualmente curando sei bambini colpiti dalla malattia o sospetti. L’UNICEF ha individuato 53 bambini orfani che hanno perso i genitori a causa di Ebola.”I bambini colpiti dall’epidemia in corso necessitano di particolare attenzione e cure”, ha dichiarato il Dottor Gianfranco Rotigliano, Rappresentante dell’UNICEF nella RDC. “Le donne sono spesso le prime a prendersi cura dei bambini, quindi se sono colpite dalla malattia, c’è un rischio maggiore che i bambini e le famiglie diventino vulnerabili”.L’UNICEF e i suoi partner hanno formato 88 operatori psicosociali per assistere e confortare i bambini nei centri e per sostenere i bambini che sono stati dimessi in quanto liberi da Ebola, ma che possono ancora essere a rischio di stigmatizzazione all’interno della comunità. Gli operatori psicosociali organizzano attività di sensibilizzazione per facilitare il ritorno di questi bambini nelle loro comunità.”L’impatto della malattia sui bambini non è limitato a coloro che sono stati colpiti o sospettati di esserlo”, ha dichiarato Rotigliano. “Molti bambini si trovano di fronte alla malattia o alla morte dei loro genitori e dei loro cari, mentre alcuni bambini hanno perso gran parte dei loro familiari e sono isolati. Questi bambini hanno urgente bisogno del nostro sostegno”. L’UNICEF supporta le famiglie affidatarie per questi bambini e fornisce loro assistenza psicosociale e alimentare.

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Ebola: nuova epidemia nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su martedì, 7 agosto 2018

A seguito dell’annuncio (lo scorso 1° agosto) del Governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC) di una nuova epidemia di Ebola (EVD, Ebola Virus Disease) nel Nord Kivu, l’UNICEF ha mobilitato i suoi team per contribuire a contenere la diffusione della malattia e proteggere i bambini. “La risposta a quest’ultima epidemia di Ebola potrebbe essere complicata dai conflitti armati e dall’insicurezza nella zona colpita”, ha dichiarato il dottor Gianfranco Rotigliano, Rappresentante dell’UNICEF nella R.D. del Congo.Questa è la decima epidemia nella R.D. del Congo dal 1976 e arriva pochi giorni dopo la dichiarazione della fine dell’epidemia di Ebola nella provincia occidentale dell’Equatore, iniziata a metà maggio. Allo stato attuale, non vi sono indicazioni che i focolai di Equatore e del Nord Kivu siano collegati.Il governo congolese ha attivato il suo piano di risposta e ha invitato i suoi partner, tra cui l’UNICEF, a prenderne parte. Un team UNICEF con il Vice rappresentante dell’UNICEF in R.D. del Congo e il Responsabille dell’ufficio sul campo per l’UNICEF a Goma, ha effettuato una missione lo scorso 2 agosto con il Ministro della Salute, il rappresentante dell’OMS e altri partner nell’epicentro dell’epidemia per analizzare la situazione e organizzare la risposta.
“Il contributo dell’UNICEF alla risposta si concentrerà sulle attività di sensibilizzazione per informare e proteggere la comunità locale, promuovendo l’accesso all’acqua potabile, adeguati servizi igienici e corrette pratiche igieniche per aiutare a prevenire l’ulteriore diffusione della malattia, e fornendo supporto psicosociale ai bambini e alle famiglie colpite dalla malattia”, ha detto Rotigliano.L’UNICEF ha inviato un team di cinque membri dello staff a Beni per la risposta, tra cui due specialisti sanitari, due per la sensibilizzazione e uno per acqua e servizi igienico-sanitari dal team di risposta a Ebola nella Provincia di Equatore. Sono previsti ulteriori interventi dalla sede centrale di Kinshasa e dagli uffici sul campo di Goma, Bunia e altre località.
Salute, acqua, kit igienici-sanitari e di sensibilizzazione saranno inviati alla zona colpita nei prossimi giorni, tra cui: 300 termometri laser per monitorare le condizioni di salute delle persone nella regione colpita e 2.000 kg di cloro per il trattamento dell’acqua per contribuire a contenere la diffusione della malattia. The information contained in this e-mail message is confidential and intended only for the use of the individual or entity named above. If you are not the intended recipient, please notify us immediately by telephone or e-mail and destroy this communication. Due to the channel of transmission, we are not liable with respect to the confidentiality of the information contained in this e-mail message. Please, think of the environment before printing this message.

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Epidemia di Salmonella in Europa, oltre 450 casi

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

Focolaio di salmonellosi in Europa. Nel mese di maggio un Paese europeo ha segnalato casi – 453 confermati e 2 probabili – di Salmonella enteritidis in alcuni bambini di 44 scuole. I casi sono stati riferiti dal Belgio. La contaminazione da Salmonella è stata rilevata nelle Fiandre occidentali e orientali. Il sequenziamento dell’intero genoma, indagini su cibi e ambiente, nonché indagini sulla tracciabilità a monte non hanno stabilito ancora un legame tra il focolaio e le scuole interessate che sono tutte fornite da un singolo addetto al catering di Harelbeke. Nello specifico l’Agenzia federale per la sicurezza della catena alimentare (Afsca) ha prelevato 79 campioni da questo servizio di catering. Sessantacinque sono risultati conformi. La società è in attesa dei risultati più recenti. Per contenere l’epidemia e individuare tempestivamente eventuali nuovi casi, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l’Efsa raccomandano che gli Stati membri dell’Ue intensifichino le proprie attività di monitoraggio”. Il Paese colpito, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, dovrebbe condividere informazioni sulle indagini epidemiologiche, microbiologiche e ambientali, compresa l’emanazione di notifiche del caso, utilizzando il sistema di allarme rapido per alimenti e mangimi (Rasff) e il sistema di allarme precoce e risposta (Arr). Quest’ultimo rappresenta il canale ufficiale di notifica per le gravi minacce transfrontaliere alla salute. Per monitorare l’entità e la gravità di questo evento, i nuovi casi dovranno essere segnalati anche all’Epidemic Intelligence Information System for food- and waterborne diseases”. La situazione sarebbe comunque sotto controllo.

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L’epidemia di Chikungunya e quanto accade a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

zanzara tigreIl progressivo aumento di casi di chikungunya nel Lazio ed in altre regioni lascia facilmente presagire il carattere epidemico che sta assumendo l’infezione. La differenza tra questa epidemia e quella che colpì alcune aree del ravennate nell’estate 2007 è l’estensione geografica che sta interessando quella in corso. Essa ha come cause il ritardo nella diagnosi dei primi casi dovuto alle carenze nel sistema di sorveglianza epidemiogica del Lazio e l’inadeguata disinfestazione della zanzara tigre nel Comune di Roma. Man mano che aumentano i casi di chikungunya, aumenta il serbatoio di infezione del virus e quindi la possibilità di trasmissione attraverso la puntura della zanzara Aedes albopictus, ormai stabilmente insediatasi nel nostro Paese. Il virus della chikungunya ha dimostrato, a livello mondiale, di poter causare epidemie di vaste dimensioni. Il serbatoio del virus può essere ampio se si si considera che dal 3 al 30% delle persone affette da chikungunya non manifesta sintomi. E’ quindi prevedibile che il numero di casi di chikungunya nelle prossime settimane possa salire a parecchie migliaia. A livello mondiale l’infezione è presente in Africa, in Asia, nelle Americhe. Nelle Americhe, dalla fine del 2014, sono stati riportati più di 1,1 milioni di casi. Le epidemie avvengono prevalentemente durante la stagione delle piogge, ma in Africa possono avvenire anche durante periodi di siccità. I viaggiatori internazionali sono quindi categorie a rischio d’infezione. Essi possono facilmente causare la trasmissione del virus al ritorno in Italia, se si trovino nella fase viremica (solitamente i primi 2-6 giorni della malattia). La prevenzione e controllo della chikungunya in Italia si realizza attraverso:
1) l’eradicazione della zanzara tigre, obiettivo finora sempre fallito,
2) il miglioramento della sorveglianza epidemiologica,
3) la formazione del medico nel campo della sanità internazionale.
Se i programmi di disinfestazione falliranno, è probabile che l’Italia possa avere epidemie di dengue, malattia virale trasmessa sempre dalla zanzara tigre, ma clinicamente più severa della chikungunya. (Walter Pasini Direttore Centro di Travel Medicine and Global Health)
Per il caso Roma l’Assessora alla Sostenibilità di Roma Capitale, Pinuccia Montanari ci informa: “Ci lasciano sconcertati le parole di Benvenuti, ex presidente AMA nominato da Alemanno, intervistato da TG5 sul caso chikungunya. A Roma disinfestazioni e derattizzazioni sono state effettuate con grande impegno. Dire o lasciar intendere il contrario è un gesto irresponsabile nei confronti dei cittadini.
Il focolaio non è a Roma ma ad Anzio. Roma è stata danneggiata dalle disinfestazioni inefficaci di altri comuni laziali. Per noi, parlano i numeri.
Roma, con 2.875.364 abitanti ha subito 6 casi di contagio. Anzio, con 54.211 abitanti ha riscontrato 19 casi di contagio. Una parte dei cittadini romani che è risultata positiva alla chikungunya era stata in vacanza ad Anzio.
Mentre i nostri trattamenti preventivi a bassa tossicità hanno funzionato molto meglio degli altri, ci chiediamo cosa hanno fatto le altre Amministrazioni per garantire la salute dei cittadini.
La nuova ordinanza Raggi è servita per permettere gli interventi anche sul suolo privato. Nessun passo indietro e nessun ritardo da parte nostra. I trattamenti adulticidi erano già previsti.
Su questo caso andremo fino in fondo, per ristabilire la verità e valuteremo tutte le azioni possibili, anche legali, denunciando il procurato allarme e la diffusione di notizie false, per tutelare l’operato dell’Amministrazione Capitolina”.

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In Yemen la peggiore epidemia di colera al mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

YemenDichiarazioni di Anthony Lake, Direttore generale UNICEF, David Beasley, Direttore esecutivo WFP e Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale OMS su missione congiunta in Yemen: ““In quanto responsabili delle tre Agenzie delle Nazioni Unite – UNICEF, WFP e OMS – abbiamo realizzato una missione congiunta in Yemen per vedere con i nostri occhi la portata di questa crisi umanitaria e pianificare un impegno congiunto per aiutare le persone dello Yemen.”
“Il paese è sull’orlo della carestia, oltre il 60% della popolazione non sa dove reperire il prossimo pasto. Circa 2 milioni di bambini dello Yemen sono colpiti da malnutrizione acuta. La malnutrizione rende questi bambini ancora più vulnerabili al colera, le malattie creano più malnutrizione. Una combinazione terribile.In un ospedale, abbiamo visto bambini che a malapena avevano la forza di respirare. Abbiamo parlato con famiglie sopraffatte dal dolore per i propri cari malati e che lottano per garantire cibo ai familiari.Mentre attraversavamo la città, abbiamo visto le infrastrutture vitali, come strutture sanitarie e idriche, danneggiate o distrutte.In mezzo a questo caos, circa 16.000 volontari delle comunità si muovono casa per casa per condividere con le famiglie informazioni su come proteggersi dalla diarrea e dal colera. Medici, infermieri e altri operatori sanitari stanno lavorando senza sosta per salvare vite.Oltre 30.000 operatori sanitari non ricevono lo stipendio da più di 10 mesi, molti lavorano ancora per dovere. Abbiamo chiesto alle autorità dello Yemen di pagare urgentemente gli operatori sanitari perché, senza di loro, temiamo che le persone che hanno possibilità di sopravvivere potrebbero morire. Le nostre agenzie faranno il possibile per supportare con incentivi e stipendi questi operatori sanitari estremamente dediti al loro lavoro.Conosciamo anche il lavoro fondamentale svolto dalle autorità locali e dalle ONG, supportate dalle agenzie umanitarie internazionali, comprese le nostre. Abbiamo aperto oltre 1.000 centri per la cura della diarrea e punti per la reidratazione orale. Sono in corso anche la distribuzione di integratori alimentari, fluidi per terapie endovenose e altre forniture mediche, comprese le ambulanze, e la riparazione di infrastrutture fondamentali, come ospedali, centri sanitari distrettuali e reti idriche e igienico-sanitarie. Stiamo lavorando con la Banca Mondiale ad un’innovativa collaborazione per rispondere ai bisogni sul campo e aiutare a sostenere le istituzioni sanitarie locali.
Ma una speranza c’è ancora: oltre il 99% delle persone malate sospette di colera e che possono avere accesso ai servizi sanitari, stanno sopravvivendo. Per quest’anno, il numero totale stimato di bambini che saranno colpiti da malnutrizione acuta grave è di 385.000.
Tuttavia la situazione rimane disperata. Migliaia di persone si ammalano ogni giorno. È necessario un impegno duraturo per fermare la diffusione della malattia. Circa l’80% dei bambini dello Yemen ha immediato bisogno di assistenza umanitaria.Quando abbiamo incontrato i leader dello Yemen, ad Aden e a Sana’a, abbiamo chiesto loro di garantire agli operatori umanitari accesso alle aree colpite dal conflitto e abbiamo sollecitato – più di ogni altra cosa – che venga trovata una soluzione politica pacifica al conflitto. La crisi dello Yemen richiede una risposta senza precedenti. Le tre agenzie che rappresentiamo collaborano con le autorità dello Yemen e altri partner per coordinare le attività in nuovi piani di lavoro per salvare le vite e prepararsi a emergenze future.
Chiediamo adesso alla comunità internazionale di moltiplicare il suo supporto per le persone dello Yemen. Se non faremo nulla adesso, la catastrofe che abbiamo visto espandersi davanti ai nostri occhi non solo continuerà a mietere vite, ma comprometterà il futuro delle prossime generazioni e del paese per gli anni a venire.”

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Malattia di Alzheimer: è una “epidemia sociale”

Posted by fidest press agency su sabato, 28 maggio 2016

alzheimer-cervelloUna vera e propria “epidemia” sanitaria e sociale, con oltre 600.000 mila pazienti, destinati rapidamente ad aumentare, e un impatto crescente sul sistema sociale ed economico dell’Italia, Paese più longevo d’Europa, con 13,4 milioni di ultrasessantenni, pari al 22% della popolazione.
È lo scenario della malattia di Alzheimer, una delle grandi patologie cronico-degenerative delle società contemporanee, che non compromette solo la memoria e altre facoltà cognitive dei pazienti, ma assorbe risorse, sottrae tempo, intacca salute e prospettive di lavoro dei caregiver.
Lo confermano anche i dati della terza ricerca realizzata di recente dal Censis con l’AIMA (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer): i costi diretti dell’assistenza in Italia ammontano a oltre 11 miliardi di euro, di cui il 73% a carico delle famiglie. Il costo medio annuo per paziente è pari a 70.587 euro e comprende i costi a carico del Servizio sanitario nazionale, quelli sostenuti direttamente sulle famiglie i costi indiretti come gli oneri di assistenza, i mancati redditi da lavoro dei pazienti, etc. Le famiglie si fanno carico sempre più spesso delle attività di cura e sorveglianza, sacrificando salute e lavoro: solo il 56,6% dei pazienti è seguito da una struttura pubblica, mentre il 38% delle famiglie deve ricorrere a una badante, attingendo per lo più a risorse proprie. Di fronte a un impatto sempre meno sostenibile, sicuramente è l’intero modello assistenziale che andrebbe ripensato, potenziando la rete dei servizi e prevedendo interventi a sostegno del malato e dei caregiver. Accanto a questo approccio sinergico, un ruolo cruciale lo potrebbe avere la ricerca scientifica, poiché la scoperta di un farmaco, capace di ritardare di soli 5 anni lo stato di perdita dell’autosufficienza del paziente, avrebbe un impatto significativo sui costi sociali e sanitari.
È l’indicazione su cui concordano decisori istituzionali, specialisti e rappresentanti di pazienti e famiglie che si sono confrontati a Roma in occasione del Corso di Formazione Professionale “Malattia di Alzheimer, cronaca di un’epidemia sociale. Tra terapie e assistenza, oltre i luoghi comuni” promosso dal Master della Sapienza Università di Roma ‘La Scienza nella Pratica Giornalistica’, con il supporto di Lilly.
«Il livello di civiltà di un Paese si misura anche dall’attenzione nei confronti dei pazienti affetti da disturbi che riguardano il cervello, che necessitano di un livello di assistenza molto più complesso rispetto ai pazienti affetti da altre patologie – afferma Mario Melazzini, Presidente AIFA – intervenire precocemente, diagnosticare la malattia nelle fasi iniziali rallentando il processo neurodegenerativo è di fondamentale importanza. Si stima infatti che, se non ci saranno investimenti in prevenzione e trattamento, solo per la malattia di Alzheimer si passerà dai 36 milioni di casi attuali nel mondo ai 115 milioni del 2050, con un aumento vertiginoso dei relativi costi sanitari.

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Vaccinazioni antipolio in Ucraina

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2015

Ucraina-graA sei settimane di distanza dall’epidemia di polio in Ucraina, l’UNICEF e l’OMS hanno predisposto delle azioni per una prima fase immediata di vaccinazioni anti polio nel Paese. Il 1 settembre il Ministro della Salute dell’Ucraina ha confermato due casi di polio. Sono stati riscontrati in bambini che vivono nella regione di Zakarpatska, nel Sud est dell’Ucraina. Entrambi i bambini tra i 10 mesi e i 4 anni non erano stati vaccinati contro la malattia. Se non si interverrà subito, il virus potrebbe diffondersi in Ucraina, mettendo a rischio la vita di 1,8 milioni di bambini. Il rischio di una diffusione di ulteriori casi resta, a meno che non venga intrapresa subito una campagna di vaccinazione per fermare la trasmissione del virus. Secondo le linee guida internazionali anche un sol caso di polio costituisce un’epidemia e richiede una risposta urgente perché la polio si diffonde velocemente, a meno che tutti i bambini non siano stati completamene vaccinati. L’epidemia e il basso tasso di vaccinazioni in Ucraina rischiano di minacciare la salute e il benessere dei bambini nel paese, così come anche lo status “polio free” (libera dalla polio) dell’Europa.
L’epidemia può essere rapidamente fermata attraverso la vaccinazione dei bambini in tutta la nazione, somministrando tre dosi orali del vaccino, secondo le linee guida della Global Polio Eradication Inititative, in cui sono impegnati insieme OMS, UNICEF e altri partner. L’UNICEF ha fornito 3,7 milioni di vaccini orali antipolio in Ucraina, grazie ai fondi del Governo del Canada. L’OMS ha confermato che i vaccini sono completamente sicuri e pronti all’uso.
“Quanto più a lungo il virus della polio circolerà in Ucraina, tanto più alto sarà il rischio che questa epidemia si diffonderà e paralizzerà tanti bambini. Chiediamo a tutti i responsabili e agli operatori del sistema sanitario in Ucraina di intraprendere azioni immediate e di vaccinare tutti i bambini per fermare urgentemente la trasmissione del virus”, ha dichiarato Zsuzsanna Jakab, Direttore Regionale Oms per l’Europa. Questi sono i primi caso di polio in Ucraina in 19 anni e rivelano la vulnerabilità dei bambini nel paese. “Le autorità governative hanno la responsabilità di proteggere i bambini contro questa malattia debilitante. Siamo soddisafatti perché oggi il 70% delle madri ucraine sono a conoscenza dei benefici delle vaccinazioni per proteggere i propri bambini. Il ciclo di vaccinazioni deve iniziare adesso,” ha dichiarato Marie Pierre Poirier, Direttore Regionale dell’UNICEF. I leader politici dell’Ucraina devono supportare le misure di risposta all’epidemia e lanciare una campagna di vaccinazioni nel paese per proteggere i bambini da una paralisi evitabile e una possibile morte.

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Epidemia di paralisi flaccide negli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 febbraio 2015

paralisi flaccida“La recentissima notizia di una epidemia di paralisi infantili negli Stati Uniti ha causato in alcuni strati della nostra popolazione il timore della ricomparsa della poliomielite nel mondo occidentale, anche se il quotidiano nazionale che ha diffuso questa informazione ha correttamente precisato che tale epidemia simile alla polio, in base ai risultati di uno studio pubblicato il 29 gennaio 2015 sulla prestigiosa rivista scientifica “The Lancet”, era stata causata da altri virus, molto probabilmente da un enterovirus diverso dalla polio, il ceppo EV-D68”.E’ quanto dichiara il Professor Luciano Pinto, vicepresidente SIPPS Campania, in merito ai numerosi casi di paralisi infantili registrati da agosto ad oggi negli Stati Uniti. Il CDC (Center for Disease Control and Prevention) di Atlanta, principale organismo per la prevenzione delle malattie infettive degli USA, segue attentamente questa epidemia di paralisi flaccida, che dal 2 agosto 2014 al 28 gennaio 2015 ha colpito 111 bambini dell’età media di 7 anni residenti in 34 Stati americani: nei due terzi dei casi si è verificato un miglioramento della sintomatologia, ma solo 1 è completamente guarito.Il CDC raccomanda ai genitori le seguenti misure di prevenzione:
· Essere in regola con tutte le vaccinazioni consigliate è il modo migliore per proteggere se stessi e la propria famiglia da alcune infezioni che possono causare gravi patologie quali la poliomielite, il morbillo, la pertosse e le malattie respiratorie acute come l’influenza ma anche la morte.
· Proteggere se stessi dalle infezioni mediante l’igiene delle mani con acqua e sapone, evitando i contatti con le persone ammalate, disinfettando frequentemente le superfici i malati con cui vengono in contatto.
La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale coglie l’occasione per sottolineare l’importanza di queste misure di prevenzione.
“L’igiene delle mani, considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “la singola misura più efficace delle infezioni trasmissibili” – spiega il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente della SIPPS – deve essere adottata dalle famiglie nella vita di ogni giorno, a casa, a scuola, nei posti di lavoro. Grazie alle vaccinazioni, nel nostro Paese l’incidenza delle malattie infettive prevenibili con la vaccinazione si è così ridotta che molti hanno perso la memoria di queste malattie e dei rischi che comportano”. “Ma se è vero che, grazie alla vaccinazione, il vaiolo è stato debellato – conclude Di Mauro – le altre malattie continuano a manifestarsi, anche se, come nel caso della poliomielite e della difterite, in Paesi diversi dall’Italia; bisogna tenerne conto, perché sono sempre più frequenti le occasioni di contatto con persone di cui si ignora lo stato vaccinale: solo il rispetto da parte dei genitori del calendario vaccinale può garantire la protezione dei propri figli da queste malattie”.

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Sicurezza alimentare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

Nell’epoca della globalizzazione economica e della mobilità internazionale in cui viviamo, la sicurezza alimentare rappresenta un aspetto di fondamentale importanza sul piano della salute pubblica e di quella individuale. L’esperienza dell’epidemia tedesca dovuta a Escherichia colientero-emorragica O104:H4 sta dimostrando come ogni emergenza sanitaria di tipo alimentare, oltre a causare mortalità e morbilità nella popolazione, causi pesanti ripercussioni di tipo economico. Ne sono esempi nel caso specifico dell’epidemia in corso il crollo dei consumi di cetrioli e pomodori verificatosi in tutta Europa e il blocco delle importazioni di verdura da parte della Russia.Il tema della sicurezza alimentare è stato considerato prioritario anche dall’Unione Europea tanto è vero che nel 2003 essa si dotò di una specifica Agenzia Europea per la sicurezza alimentare (European Food Safety Agency, EFSA) con sede in Italia a Parma per la tutela del consumatore europeo. Con quella decisione l’Unione Europea voleva dotarsi di uno strumento di controllo simile a quello esistente degli Stati Uniti d’America: la Food and Drug Administration che oltre al controllo degli alimenti presiede negli Stati Uniti anche al controllo dei farmaci. La burocrazia di Bruxelles aveva posto inizialmente a capo di quella agenzia un professore di lettere antiche. Dal momento della sua fondazione ad oggi l’Agenzia per la Sicurezza Alimentare Europea (EFSA) non è riuscita ad acquisire autorevolezza e prestigio in campo internazionale ed è apparsa sempre del tutto spiazzata di fronte alle emergenze sanitarie che hanno colpito l’Europa in questi anni. Considerando gli aspetti di sanità pubblica e quelli economico commerciali legati alla sicurezza degli alimenti, gli stati europei ed in particolare l’Italia che ospita questa agenzia, devono chiedere conto al direttore dell’EFSA ed ai suoi dirigenti dell’attività svolta fino ad ora ed operare le necessarie verifiche per valutare la competenza dei funzionari e la strategia operativa che l’agenzia si è data. (Walter Pasini Direttore Centro di Travel Medicine and Global Health)

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Roma: epidemia influenzale

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2011

«Questa sera ho informato il sindaco Alemanno sulla situazione dell’andamento dell’epidemia influenzale a Roma, segnalando anche la richiesta di molti cittadini per ridurre le liste di attesa e l’affollamento dei pronto soccorso dei maggiori ospedali romani. Ritengo che le misure che sono state indicate dal presidente della Regione Polverini saranno utili per migliorare la situazione di questo stato di emergenza. Ai cittadini raccomando di recarsi al pronto soccorso solo in caso di grave necessità, dopo aver sentito il medico di famiglia, e di non allarmarsi in quanto il decorso di questa influenza non è diverso da quello degli altri anni. Ai familiari delle persone anziane e con fragilità raccomando infine una particolare sorveglianza».
È quanto dichiara Fernando Aiuti, presidente Commissione Politiche Sanitarie di Roma Capitale, che negli ultimi  giorni ha fatto visita ai pronto soccorsi dei principali ospedali romani.

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Il colera ad Haiti

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Le notizie provenienti da Haiti relative al dilagare dell’epidemia di colera all’uccisione di stregoni considerati “untori”, evidenziano chiaramente come le epidemie evochino oggi le stesse paure, la stessa angoscia e le stesse credenze che suscitavano nei secoli passati le grandi epidemie di peste, di sifilide, di vaiolo o le grandi pandemie di colera. Gli stregoni haitiani dunque come gli untori descritti dal Manzoni nella “Storia della Colonna Infame” e nei “Promessi sposi”. Il colera rappresenta ancora oggi una delle principali sfide di sanità pubblica a livello mondiale rappresentando un importante indicatore di sviluppo sociale. Il colera caratterizzò tutto l’800 e interessò l’Europa ad ondate successive con epidemie propagate sempre da Oriente. Dal 1817 si contano 7 pandemie l’ultima delle quali tutt’ora in corso originante dall’Indonesia e causato dal vibrio cholerae El Tor. Per studiare l’impatto demografico, economico, culturale e sanitario che le grandi epidemie hanno avuto in passato, il Centro di Travel Medicine and Global Health ha organizzato sabato 4 dicembre 2010 un convegno sul tema “Vecchie e nuove epidemie” patrocinato dall’Università di Modena e Reggio Emilia che si svolgerà presso l’Aula Magna Storica di quell’Ateneo a conclusione di una Mostra didattica esposta in quella città a partire dal 28 ottobre scorso.  La Mostra che consiste in 65 pannelli che descrivono le caratteristiche delle principali malattie epidemiche del passato come la peste, il vaiolo, la sifilide, il colera e la tubercolosi, e in numerosi oggetti, sarà esposta a Forlì a partire dal 7 dicembre 2010 fino a metà febbraio 2011 presso il Palazzo Albertini Piazza Saffi. La Mostra ha avuto i Patrocini del Presidente della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del MInistero della Salute, del Ministero dei Beni Culturali, del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. (dr. Walter Pasini)

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Morte intrauterina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

Perdere un bambino durante la gravidanza purtroppo non è un evento raro e deve essere considerato un vero e proprio lutto. In questi giorni i media si sono interessati a diversi casi di morte intrauterina avvenuti in alcuni ospedali italiani, sollevando spesso il sospetto di episodi di malasanità. “Sembra che improvvisamente ci sia una epidemia di morti intrauterine” ha commentato la dott.ssa Claudia Ravaldi psichiatra e psicoterapeuta, fondatrice e presidente di CiaoLapo Onlus “quando la vera ragione è che normalmente nessuno ne vuole parlare. Negli ultimi 10 anni il tasso di nati-mortalità in Italia si è infatti assestato intorno al 3 per mille nati, una percentuale buona, rispetto ad altri paesi industrializzati, ma purtroppo stabile.” Ciò significa che nonostante il progredire della scienza e il miglioramento della assistenza di base alle donne in gravidanza, rimane una percentuale significativa di donne che perdono i loro figli nella seconda metà della gravidanza, senza alcun motivo apparente.
La malasanità ovviamente esiste e come medici siamo i primi a combatterla e denunciarla, ma non dobbiamo trascinare nel calderone mediatico eventi clinici drammatici ma purtroppo spesso imprevedibili, con conseguenze nefaste sui genitori. Ma non ci sono dunque cause per queste morti? “In circa un terzo dei casi” spiega la dott.ssa Ravaldi “nonostante le indagini approfondite, non sarà rilevata alcuna causa di morte, ma solo una combinazione di fattori di rischio materni, paterni o del bambino. Gli studi internazionali in particolare indicano tra i fattori di rischio materni il sovrappeso e l’obesità, il fumo di sigaretta, l’utilizzo di alcol o sostanze d’abuso, il diabete, l’età materna avanzata (sopra i 35 anni) o giovanile (sotto i 20), alcune malattie del sistema immunitario, e l’alterazione di fattori della coagulazione. Non tutti questi fattori si possono controllare, ma ciò che le madri possono fare in prima persona per prevenire questi eventi è modificare il loro stile di vita (alimentazione, alcol e fumo in particolare) ed eseguire il conteggio attivo dei movimenti fetali (dalla 28° settimana di gravidanza in poi non dovrebbero mai scendere al di sotto di 10 in una mezz’ora in cui il bambino è sveglio e solitamente attivo), rivolgendosi al ginecologo non appena i movimenti cominciano a diminuire”.

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Epatite b cronica, l’epidemia non si arresta

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 marzo 2010

Pechino. E’ un’epidemia silenziosa che continua inarrestabile. Nel mondo 2 miliardi di persone (una su tre) sono venuti a contatto con il virus dell’epatite B (HBV), 350 milioni hanno sviluppato l’infezione nella forma cronica e ogni anno si registra un milione di decessi per malattie correlate al virus. I dati emergono dal 20° Congresso dell’Asian Pacific Association for the Study of the Liver (APASL), il più importante appuntamento del continente asiatico sulle malattie del fegato, che si apre oggi a Pechino. E la regione asiatica è la più colpita al mondo, il 75% dei portatori cronici (circa 20 milioni solo in Cina)  si trova infatti in questa zona. L’HBV è estremamente contagioso, 100 volte più dell’HIV (il virus dell’AIDS) e, se non trattata, l’infezione può causare gravi complicanze tra cui fibrosi, cirrosi e tumore del fegato. Nonostante queste cifre allarmanti, poche persone sono consapevoli dell’importanza di sottoporsi a una terapia. Basti pensare che in Europa solo il 12% dei malati sa di avere il virus e in Italia, su circa 700mila persone colpite da epatite B cronica, solo 25mila sono in terapia, ma molte di più potrebbero trarre beneficio da trattamenti efficaci per arrestare l’evoluzione della malattia. In particolare entecavir, molecola scoperta nei centri di ricerca di Bristol-Myers Squibb e disponibile in Italia da tre anni, è un antivirale orale ad elevata potenza e barriera genetica. È stato dimostrato che un trattamento a lungo termine con un antivirale potente ed efficace è in grado di arrestare i danni al fegato, di migliorare la fibrosi epatica e di aumentare la sopravvivenza dei pazienti. Entecavir non solo blocca la replicazione del virus nel sangue, ma spegne anche l’infiammazione indotta dall’HBV nel fegato. E se non c’è infiammazione, il danno al fegato non progredisce. I dati di efficacia hanno rilevato che il 94% dei pazienti trattati con entecavir ha mantenuto la carica virale a livelli non determinabili dopo 5 anni di terapia. E studi di resistenza su pazienti trattati con entecavir per più di sei anni continuativamente hanno evidenziato che la probabilità che sviluppino mutazioni virali che conferiscono resistenza alla molecola è stata molto bassa (circa l’1,2%). Entecavir ha raggiunto questi risultati grazie alla sinergia fra la potenza nell’abbattere la carica virale e l’alta barriera genetica con la necessità per il virus di sviluppare almeno tre mutazioni per sfuggire all’effetto della molecola.

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Il “Premio Frignano” a Ugo Cornia

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2009

È lo scrittore modenese Ugo Cornia, con il romanzo “Le storie di mia zia (e di altri parenti)”, pubblicato da Feltrinelli, il vincitore della quattordicesima edizione del Premio letterario “Frignano”, che ha inoltre segnalato ex aequo come migliore opera prima Claudio Nizzi con “L’epidemia (I peccatori di Borgo Torre)” edito da Mobydick e Giulio Casale con “Intanto corro” uscito per i tipi di Garzanti.  I premi – 5.000 al vincitore e 1.500 agli autori dei libri segnalati – saranno consegnati ai vincitori sabato 22 agosto nel corso di una cerimonia che si terrà a Pievepelago al Cinema Teatro Cabri alle 17 e 30. La più prestigiosa manifestazione letteraria dell’Appennino modenese, nata esattamente 50 anni fa e che ha visto fra i fondatori il critico Carlo Bo, è organizzata dal Comune di Pievepelago in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, l’Accademia “Lo Scoltenna” e con il Patrocinio della Provincia di Modena. Anche quest’anno il Premio ha ottenuto il prestigioso riconoscimento del Presidente della Repubblica, la Medaglia per la Cultura.  La partecipazione al Premio era riservata a opere narrative di autori italiani viventi edite tra il maggio 2008 e il maggio 2009, che potevano essere presentate dagli autori stessi, da editori o proposte dalla giuria, di cui Arrigo Levi è presidente onorario. Gli altri componenti sono Franca Baldelli, Roberto Barbolini, Alberto Bertoni, Michelina Borsari, Stefano Calabrese e Giuseppe Pederiali.  Edizione dei record, quella che festeggia i 50 anni dalla fondazione del premio: alla giuria sono state mandate 82 opere da 47 case editrici. “Quest’anno c’erano proprio tutte – spiega Michelina Borsari, coordinatrice della giuria – dalle grandi come Garzanti, Longanesi, Mondadori, Feltrinelli alle medie come Pendragon, Moby Dick fino alle piccole provenienti da tutte le parti della penisola. Segno ormai della rilevenza nazionale raggiunta dal premio. Nella maggior parte dei casi si è trattato di opere di grande interesse e per questo ci preme segnalare oltre ai vincitori anche alcune altre autori come Alfredo Colitto con il romanzo “Cuore di ferro” (Piemme), Rita Charbonnier con “La strana giornata di Alexandre Dumas” (Piemme), Berto Gavioli con l’opera “Il leon d’oro” (Pendragon) e Martino Gozzi con “Giovani promesse” (Feltrinelli)”.

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L’allarme epidemiologico è giustificato in Europa?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2009

Il primo campanello d’allarme è suonato allorché la salute del vecchio continente è stata intaccata dalla constatazione che per la prima volta dalla seconda guerra mondiale la vita media degli europei è rimasta stazionaria. Questa rilevazione, è bene precisare, riguarda in via prevalente i paesi dell’Europa centro-orientale, dove la mortalità elevata delle popolazioni più povere abbassa la media europea e dove malattie che si credevano sconfitte da tempo ricominciano a mietere vittime come la tubercolosi, il colera, la difterite e la malaria. Ricordiamo, ad esempio, che nell’ex U.R.S.S. nel 1990 una epidemia di difterite ha causato quattromila morti e 150 mila casi accertati. Altre malattie in alcuni paesi come la Russia, l’Ucraina e la Lettonia trasmesse per via sessuale, come la sifilide, favorite dalla povertà e dalla prostituzione, hanno provocato decine di milizia di infezioni e centinaia di morti. Oggi la stessa situazione si sta determinando con i casi di infezione da virus Hiv.  Dobbiamo, quindi, convenire che le malattie infettive più che essere un prodotto d’importazione sono per gli europei una “merce” autogeneratasi e persino d’esportazione. E talune epidemie che si ritenevano del tutto scomparse come la tubercolosi si stanno riaffacciandosi in modo inquietante. Oggi un terzo dell’umanità, quasi due miliardi di persone, è infettata dal Mycobacterium tuberculosis e dai dati dell’Oms (Organizzazione Mondiale della sanità) che questi nuovi casi di tubercolosi oggi abbiano raggiunto dimensioni notevoli e tali da provocare negli ultimi anni tre milioni di decessi. Non solo. Il bacillo tubercolare risulta essere la più importante causa di mortalità da malattia contagiosa nella donna. Il risorgere della tubercolosi è imputabile a vari fattori: anzitutto l’assenza o il declino di programmi di controllo nazionali in molti Paesi e la inadeguatezza di alcuni tra i programmi residui; in secondo luogo, la crescita della popolazione mondiale nei gruppi di età a maggiore rischio di malattia e la diffusione dell’epidemia da Hiv. Nel Paesi industrializzati, oltre allo smantellamento dei programmi di controllo, fattori quali l’Hiv e, soprattutto, l’immigrazione da Paesi ad alta incidenza di tubercolosi hanno provocato il risorgere della malattia quale problema importante di salute pubblica. Questa scarsa importanza attribuita alla tubercolosi ha fatto si che nelle scuole di medicina si generasse, in proposito, un basso livello di preparazione del medico moderno. Questa scarsa preparazione clinica accompagnata all’assenza di un programma di controllo efficace sono alla base della drammatica epidemia di multifarmaco-resistenza scoppiata in alcune città nord americane qualche anno fa.

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Emergenza virale: l’Italia è pronta

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2009

“Abbiamo incaricato l’Istituto farmaceutico militare di Firenze di incapsulare 30 milioni di dosi di farmaci antivirali”, per essere pronti all’eventualità che l’epidemia di febbre suina scoppiata in Messico arrivi anche in Italia Lo annuncia il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, che ricorda “in tutto abbiamo a disposizione 40 milioni di dosi di antivirali, per trattare 4 milioni di cittadini”. Ma di questi 40 milioni, precisa, “10 milioni di dosi erano già pronte, mentre 30 milioni erano ancora da confezionare in capsule. Una decisione giustissima presa dal Governo precedente – puntualizza Fazio – e legata al fatto che il principio attivo” ingrediente base di queste 30 milioni di dosi, “in polvere ha una durata media di 10 anni, mentre in capsule di soli tre anni. Pertanto,se il prodotto fosse stato acquistato già in capsule due anni fa, tra un anno sarebbe scaduto”. Perciò “adesso abbiamo incaricato l’Istituto farmaceutico militare di Firenze di procedere all’incapsulamento”, spiega. E sulle capacità di risposta all’influenza suina, che dopo aver colpito Messico e Usa è sbarcata in Europa, il commissario UE alla Salute, Androulla Vassiliou, ha deciso di convocare per oggi a Bruxelles una riunione dei principali gruppi farmaceutici. Obiettivo dell’incontro “è fare il punto sui farmaci disponibili e sui tempi necessari per creare un vaccino ad hoc”, prima della riunione straordinaria dei ministri UE della Salute di giovedì a Lussemburgo. “Il nostro problema è la terapia, gli esperti al momento stanno studiando perché vi siano tante vittime in Messico e nessuna in altri Paesi, se questo è dovuto al virus o ad altre complicazioni”, ha spiegato Vassiliou, sollecitando un migliore coordinamento tra i Paesi membri in termini di informazione pubblica

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Summit sull’emergenza virale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2009

Si tiene il 30 aprile  a Lussemburgo l’incontro straordinario dei ministri della Sanità dell’UE E’ quanto è emerso nel corso del Consiglio affari generali e relazioni esterne che riunisce nel Granducato i ministri degli Esteri dei Ventisette. In rappresentanza dell’Italia, il Sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, che a Milano, a margine della presentazione del terzo rapporto della Fondazione Rosselli, ha sottolineato come “In Europa è da parecchio tempo che ci prepariamo insieme agli altri Paesi europei per questi fenomeni. Negli ultimi tre mesi sono stato almeno tre volte a Bruxelles proprio per parlare di pandemie”. A livello mondiale è da tempo che si parla dell’arrivo di una possibile pandemia. “Non sapevamo come sarebbe venuta, né se sarebbe stata una variante dell’aviaria o un’altra cosa, ma sapevamo che sarebbe arrivata e ci siamo preparati. L’Unione Europea  può dirsi protetta grazie a una serie di misure che vengono attuate ormai da anni”. La situazione, assicura Fazio, “è attualmente sotto controllo. In Italia non abbiamo casi dimostrati. Fin dall’inizio dell’epidemia abbiamo attivato tutto il meccanismo, l’unità di monitoraggio, i mille medici sentinella della rete InfluNet che abbiamo in Italia anche in collaborazione con l’Iss”. Rispetto all’aviaria, conclude Fazio, la febbre suina ha una differenza buona e una meno buona. “Quella meno buona è che si trasmette da uomo a uomo, a differenza dell’aviaria, e quindi ha le potenzialità per diventare una pandemia, tanto è  vero che ormai siamo in fase 4 di allerta. La notizia positiva, invece, è che nella trasformazione da influenza suino-uomo a quella che si trasmette da uomo a uomo sembrerebbe aver perso virulenza. Tanto è vero che i casi che si sono registrati in America non sono stati gravi e sono stati tutti curati prontamente con antivirali”.

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Scilipoti (idv): possibili speculazioni su vendita antivirali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2009

“E’ necessaria una comunicazione efficace per evitare allarmismi e strumentalizzazioni, le persone hanno diritto alla massima trasparenza delle informazioni, sia in materia di prevenzione che di terapia”. Così l’On. Domenico Scilipoti sul tema del virus della febbre suina. “Le notizie che arrivano da tutto il mondo sono allarmanti, ciò può portare ad una impropria e smodata vendita di farmaci antivirali di incerta efficacia; infatti secondo i dati in nostro possesso – continua il deputato dell’Italia dei Valori – non è stato ancora prodotto un antivirale specifico per questo virus. Sottolineo ancora, che le persone e le zone più colpite dall’epidemia, sono quelle con condizioni socio demografiche difficili, le cosiddette zone povere; a tal proposito pongo l’accento sul forte legame che c’è tra malattie ed ambiente. Ricordando la fondamentale importanza del bene essenziale acqua, quale fonte di vita ed anche via primaria per la cura e l’igiene delle persone e dei luoghi, mi rivolgo ai governi di tutto il mondo – conclude Scilipoti – in primis a quello italiano, affinché diano il giusto peso alle necessità sociali ed ambientali”.

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