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Posts Tagged ‘epidemie’

Combattere le diverse epidemie che colpiscono l’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2021

Un laboratorio di analisi biomediche utilizzato come strumento di lotta al Covid-19 e, insieme, come centro di ricerca e monitoraggio per le malattie tropicali – come la malaria, la tubercolosi, l’AIDS-HIV, le epatiti, la Chikungunya – che continuano a mietere vittime.È questo il nuovo e innovativo progetto avviato all’Ospedale universitario Le Bon Samaritain, situato a N’Djamena – capitale del Ciad, nel centro dell’Africa – grazie alla Fondazione Magis, ONG dei gesuiti con sede a Roma che promuove attività di cooperazione internazionale attraverso l’impegno di gesuiti e di laici in varie parti del mondo, con l’obiettivo di sostenere le comunità locali nel diventare protagonisti di uno sviluppo sostenibile.L’obiettivo del laboratorio è garantire l’assistenza ai più vulnerabili, concentrandosi sull’attuale situazione emergenziale causata dalla pandemia ma senza dimenticare l’impatto di quelle malattie che in Africa provocano migliaia di morti ogni anno.Dotato di moderne attrezzature in grado di realizzare indagini sierologiche e tam­poni in tempi brevi, il laboratorio effettua anche studi e ricerche sul Covid-19, fondamentali per monitorare i contagi ed effettuare analisi attendibili, oltre che permettere uno screening di massa della popolazione.Inoltre il laboratorio di analisi è in grado di intervenire su altre gravi malattie che colpiscono il Ciad; ne è un esempio la malaria, che costituisce il 50% delle patologie più diffuse nel Paese e, come in molti Paese dell’Africa subsahariana, è la principale causa di morte.Oltre alla costruzione del laboratorio specializzato, Fondazione Magis ha ampliato il progetto dedicato all’Ospedale con l’allestimento di un’unità di terapia sub intensiva (con 4 letti), la dotazione di attrezzature elettromedicali, la ristrutturazione di spazi adibiti alla formazione (sale universitarie e alloggi per gli studenti) e il supporto ai Centri nutrizionali infantili. Fondamentale è infine la formazione del personale sanitario locale: 90 professionisti tra medici, biologi, tecnici di laboratorio e infermieri, più 450 studenti universitari in Medicina.Il progetto gode del finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e della stretta collaborazione della task force del Ministero della Sanità Pubblica ciadiano in risposta al Covid-19, oltre che dell’Università statale e varie strutture sanitarie.

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I sistemi sanitari europei devono prepararsi per le epidemie del futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

La visione di una Europa unita ci ha permesso di godere di oltre settant’anni di pace e di crescita e benessere economico, il periodo più lungo nella storia moderna. E, tuttavia, un evento senza precedenti come la pandemia COVID-19 ha messo a nudo la debolezza dei sistemi europei di salute pubblica e delle istituzioni politiche ad essi preposte. È giunto il tempo per l’Unione di sfruttare le proprie capacità e di proteggere i propri cittadini senza piegarsi su se stessa, definendo nuovi e più ambiziosi standard in termini di protezione, salute, e sicurezza sociale per i suoi cittadini. È questa la sintesi dell’appello alle Istituzioni Europee pubblicato su Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo, firmato da Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, e sottoscritto da quindici scienziati di Istituzioni sanitarie, Agenzie governative, università e organizzazioni non governative di Italia, Francia, Stati Uniti, Germania, Portogallo, Regno Unito. Trai firmatari, Franco Locatelli dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Università Sapienza di Roma e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Nicola Magrini dell’ Agenzia Italiana del Farmaco, Raffaella Sadun della Harvard University di Boston, Antoine Lafont dell’ Hôpital Européen Georges-Pompidou di Parigi, Markus Maeurer del Champalimaud Centre for the Unknown di Lisbona, Gino Strada di EMERGENCY, Rainer Meillicke del Public Health Department di Siegburg in Germania, Alimuddin Zumla dell’University College di Londra e Michel Pletschette dell Università di Monaco.L’Unione Europea ha risposto alla pandemia con un pacchetto di misure da 750 miliardi di euro che punta anche a riformare i sistemi sanitari dei paesi membri. Per realizzare questo obiettivo, prosegue l’appello, è necessaria una strategia multi-disciplinare, l’unica in grado di affrontare le esigenze individuali, locali, regionali e globali. I piani sanitari nazionali dovrebbero prevedere la creazione di centri di riferimento nazionali per le malattie infettive con potenziale epidemico, fortemente connessi in un Network europeo. Questo network dovrebbe occuparsi della sorveglianza epidemiologica e dei sistemi di allerta precoce, di promuovere la cooperazione tra gli enti di sanità pubblica nazionali e internazionali, di diffondere linee guida tecniche e protocolli clinici per la gestione delle malattie, di coordinare la ricerca, favorendo una maggiore capacità di laboratorio per l’identificazione tempestiva di nuovi patogeni, e di formare gli addetti pronti a implementare test su larga scala, tracciamento dei contatti e misure di quarantena. Tali compiti potrebbero essere integrati con la EU BARDA, la nuova agenzia europea dedicata alla ricerca biologica avanzata, la cui costituzione è stata annunciata dalla Presidente dell’Unione Ursula von der Leyen nel suo discorso al Parlamento Europeo sullo Stato dell’Unione lo scorso 16 settembre.Se l’Europa investirà nella salute e nel benessere dei suoi cittadini potrà nei prossimi anni giocare un ruolo fondamentale nel proporsi come il più avanzato modello politico del mondo: democrazia, rispetto dei diritti umani e sociali, in grado di combinare la crescita economica con la protezione della salute e del benessere dei suoi cittadini, garantite dallo Stato attraverso politiche pubbliche in supporto della salute, dell’educazione, della sicurezza sociale. Questi sono i temi che dovrebbero essere al centro dell’agenda del prossimo summit sulla Salute del G20, in programma in Italia l’anno prossimo.

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Un volume dal titolo “I Virus. Salute, epidemie, prevenzione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

(I Virus. Quaderni della Fondazione Umberto Veronesi segnalato dal Salvatore Curiale Science communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.S.S.) Sono passati sette anni dalla prima edizione di questo volume, e l’argomento virus non è mai stato così attuale. La pandemia di COVID-19 è solo l’ultima e più importante di una serie di emergenze che hanno punteggiato la storia di questi anni: dalle epidemie di Ebola (Africa Occidentale nel 2014, Congo nel 2018-19) a quella di Zika in Sudamerica nel 2016, senza dimenticare la massiccia diffusione del virus Dengue in tutta la fascia equatoriale, più i tanti focolai locali che spesso non fanno notizia, specialmente in Africa ma non solo. Un paio di esempi di casa nostra: l’epidemia di Chikungunya sulla costa laziale nel 2017 e la presenza ormai endemica del West Nile Virus in ampie aree d’Italia.Si è detto e scritto molto sul motivo per il quale, in un mondo in cui la tecnologia, la ricerca e le scienze mediche hanno fatto progressi enormi, raddoppiando di fatto l’aspettativa di vita media degli uomini nell’ultimo secolo, continuino a ripresentarsi epidemie che richiamano sensazioni di ansia e di angoscia che pensavamo ormai affidate alla letteratura, da Tucidide a Lucrezio, da Boccaccio a Manzoni, da Camus a Mann. Varie ipotesi sono state formulate, tutte interessanti e che sicuramente contengono elementi di verità: la globalizzazione che ha reso facili gli spostamenti delle persone (e dei patogeni) da un continente all’altro, la tendenza della popolazione a concentrarsi in grandi agglomerati urbani, o ancora i cambiamenti climatici, che favoriscono il radicamento di specie animali e vegetali alloctone, con i relativi agenti patogeni per i quali le specie autoctone non hanno immunità. E non dimentichiamo la guerra, la vera grande nemica della salute mondiale, al tempo stesso causa ed effetto delle emergenze sanitarie. ACLED, organizzazione non-profit che mappa le aree di crisi in tutto il mondo, ha censito nell’anno 2019 quasi 120.000 eventi di violenza, dalle rivolte urbane agli attentati terroristici, dagli attacchi missilistici ai veri e propri conflitti bellici, che hanno causato circa 150.000 morti in tutto il mondo. Recenti ricerche realizzate durante l’ultima epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo hanno dimostrato che sia la rapidità nell’isolamento dei casi di contagio che l’efficacia della vaccinazione variano notevolmente in relazione alla presenza o meno di eventi di conflitto.Le maggiori criticità sono rappresentate oggi dal presentarsi di nuovi patogeni sconosciuti come il SARS-CoV2, ma anche dalla riemersione di patogeni che pensavamo di aver eradicato. Un caso esemplare è quello del vaiolo delle scimmie, malattia causata da un virus (monkeypox) simile a quello del vaiolo, e la cui diffusione interumana sembra sia facilitata dal fatto che, a seguito dell’eradicazione del vaiolo all’inizio degli anni Ottanta, le persone nate a partire dalla seconda metà degli anni Settanta non sono più state vaccinate e sono quindi prive di difese immunitarie. Naturalmente ci sono anche le notizie positive che vengono soprattutto dal mondo della ricerca. Anzitutto fa piacere constatare come il livello di collaborazione tra gli scienziati di tutto il mondo abbia raggiunto oggi livelli mai toccati in passato: a pochi giorni dall’emergere dell’epidemia di coronavirus in Cina, il virus era già stato isolato, sequenziato e messo a disposizione della comunità scientifica internazionale, e la corsa verso le cure e il vaccino è molto più simile ad una staffetta che ad una gara individuale. Grazie allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie oggi abbiamo molti più strumenti a nostra disposizione, e malattie virali che solo pochi anni fa – pensiamo all’AIDS – erano sinonimi di morte e di stigma sociale, oggi sono, se non ancora eradicate, certamente controllabili. La tecnologia degli anticorpi monoclonali ci dà molte più armi per combattere i virus e i danni che essi provocano, e i tempi di sviluppo, test e produzione dei vaccini si sono enormemente accorciati rispetto ad un passato neanche troppo lontano. Si cominciano a intravedere le prime applicazioni della network medicine anche nel campo delle malattie infettive: è un approccio totalmente nuovo, che ribalta il tradizionale assunto in base al quale i pazienti con sintomi simili hanno la stessa malattia e devono ricevere la stessa cura. Grazie infatti alla possibilità di analizzare in breve tempo ed a costi sostenibili enormi moli di dati a livello molecolare, sarà presto possibile individuare profili altamente individualizzati dei singoli pazienti, e disporre così di cure sempre più mirate, e nello stesso tempo costruire “mappe di malattia” nelle quali verranno ricostruite le interazioni e gli scambi a livello molecolare tra l’ospite, il patogeno e – perché no – l’ambiente nel quale entrambi operano: non più entità separate ma, appunto, nodi di una rete.Rimangono validi ancora oggi, ancora più di ieri, alcuni aspetti assolutamente cruciali non soltanto all’interno del mondo scientifico, ma per tutta l’opinione pubblica: il problema delle malattie infettive è globale e interessa l’intero pianeta, e può avere enormi implicazioni sia per i singoli che per le comunità e le nazioni, dal punto di vista sanitario, sociale, economico; i comportamenti individuali e collettivi possono incidere in maniera importante sulla comparsa e diffusione delle malattie infettive; occorre investire in sistemi di salute pubblica efficienti: l’identificazione precoce, la pronta attuazione di idonee misure di isolamento, una diagnostica adeguata, sono essenziali sia per la gestione di casi che per la sorveglianza ed il controllo delle malattie infettive; i vaccini, laddove disponibili, rappresentano lo strumento più efficace ed efficiente per prevenire le malattie;
l’investimento in ricerca, soprattutto nei momenti di “pace”, quando non vi sono emergenze, è la migliore polizza assicurativa di cui disponiamo per fronteggiare il rischio dell’emersione di nuove epidemie su larga scala.
“Una farfalla batte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia invece del sole”: mai come oggi è attuale la battuta con la quale, nel film Jurassik Park, il matematico Ian Malcolm spiega alla botanica Ellie Sattler la teoria del caos e l’impossibilità per l’uomo, con tutta la sua scienza presuntuosa, di controllare la natura ed il corso degli eventi. È l’eterno mito di Icaro che volle volare verso il sole con ali di cera.
E, tornando alla pandemia di COVID-19, viene quasi da sorridere a pensare che i sistemi sanitari e la tenuta sociale ed economica di intere nazioni siano stati messi in crisi da un organismo così piccolo che bisogna metterne in fila diecimila per arrivare ad un millimetro: ma questo è, esattamente, ciò che è successo. I virus esistono da miliardi di anni, esistono da prima dell’arrivo degli uomini sulla terra ed esisteranno dopo che la specie umana si sarà estinta. “One health”, non è più possibile separare la salute degli uomini da quella degli animali e dell’ambiente: l’esperienza di questi anni, con l’emergere di continue zoonosi, ci ricorda che siamo ospiti e non padroni di questo pianeta, e ci impone di cercare il giusto equilibrio tra le esigenze della specie umana e delle altre specie animali e vegetali che viaggiano insieme a noi in questa arca di Noè chiamata Terra. (by Giuseppe Ippolito Direttore Scientifico Istituto Nazionale Malattie Infettive (INMI) Lazzaro Spallanzani, Roma)

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Contrastare l’aumento delle epidemie di HIV, tubercolosi ed epatite C

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 luglio 2017

strasburgo-parlamento-europeoStrasburgo Parlamento europeo. Mercoledì, i deputati hanno chiesto alla Commissione di sviluppare un programma a livello UE e a lungo termine per affrontare l’aumento delle epidemie di HIV/AIDS, tubercolosi ed epatite C.Sono necessari programmi armonizzati di sorveglianza delle infezioni per individuare in modo tempestivo focolai di queste malattie contagiose, valutare l’andamento dell’incidenza della malattia, fornire stime sul carico della malattia e monitorare efficacemente e in tempo reale la sequenza di diagnosi, trattamento e cura, dicono i deputati. Poiché l’HIV rimane la malattia trasmissibile con la più elevata stigmatizzazione sociale, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero facilitare l’accesso a trattamenti innovativi, anche per i gruppi più vulnerabili, e adoperarsi per combattere l’impatto sociale. Inoltre, i deputati chiedono agli Stati membri di rendere i test HIV disponibili gratuitamente al fine di garantire una diagnosi precoce.La tubercolosi (TB) costituisce la principale causa di decesso delle persone affette da HIV ed è diventata una seria minaccia per la salute a carattere transfrontaliero, in un mondo in cui la mobilità della popolazione è in aumento. Il numero di persone che hanno contratto la tubercolosi nel mondo è aumentato nel 2014 per il terzo anno consecutivo. Nel caso dell’epatite C, oltre il 90% dei pazienti non presenta sintomi al momento della contrazione della malattia. Non esiste attualmente negli Stati membri un protocollo standardizzato per lo screening e i dati sulle persone affette dalla malattia potrebbero essere sottostimati. La Commissione dovrebbero pertanto istituire un piano multidisciplinare finalizzato a standardizzare i protocolli di screening, di controllo e di cura per eradicare l’epatite C nell’UE entro il 2030.I deputati hanno infine sottolineato l’importanza di affrontare l’emergente crisi della resistenza antimicrobica esortando i leader UE a istituire misure transfrontaliere di prevenzione e avviare azioni congiunte.
· nel 2015, circa 30 mila nuovi casi di infezione da HIV sono stati segnalati da 31 Paesi EU/EEA.
· circa 120 mila persone in Europa hanno sviluppato una forma di tubercolosi multi farmacoresistente (MDR-TB)
· l’epatite virale (HCV) è considerata una delle principali minacce alla salute pubblica globale
· secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), 1 persona su 7 affetta da HIV non sa di essere sieropositiva
· il periodo stimato che intercorre tra l’infezione da HIV e la diagnosi è di quattro anni
· per il 2050, dei 10 milioni di decessi stimati nell’UE ogni anno e attribuiti alla resistenza ai farmaci, circa un quarto sarà dovuto a ceppi di TBC resistenti ai farmaci.

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“Hunger season” (o stagione della fame)

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2012

La “hunger season” (o stagione della fame) che ogni anno colpisce il Sahel, sembra preannunciarsi particolarmente difficile e alcune regioni rischiano di affrontare gravi crisi alimentari nei prossimi mesi. L’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) sta quindi espandendo le proprie attività nutrizionali per affrontare il picco della malnutrizione e contemporaneamente sta sviluppando strategie a lungo termine da integrare nei suoi programmi regolari. Nella fascia del Sahel, in Africa occidentale è stata dichiarata la crisi alimentare. L’UNICEF ha stimato che fino a 15 milioni di persone in sei paesi della regione sono a rischio insicurezza alimentare moderata o acuta. In una regione dove i tassi di malnutrizione acuta globale infantile sono regolarmente attorno alla soglia critica del 10%, qualsiasi fattore che riduca ulteriormente l’accesso al cibo può far scaturire una vera e propria crisi nutrizionale. Sebbene MSF non abbia ancora osservato un aumento significativo dei casi nella maggior parte dei suoi attuali programmi nutrizionali, ha dovuto aprire nuovi programmi per la malnutrizione in Biltine e Yao, in Ciad, dove sono stati riscontrati tassi di malnutrizione acuta rispettivamente del 24% e 20%. Le équipe stanno inoltre monitorando la situazione nutrizionale in altre zone del Ciad, così come in Mali, Niger, Mauritania e Senegal. “E’ troppo presto per conoscere la portata della crisi nutrizionale”, afferma Stéphane Doyon, responsabile della campagna contro la malnutrizione di MSF. “Tradizionalmente, il periodo più difficile è tra maggio e luglio. Tuttavia, sappiamo già che centinaia di migliaia di bambini soffriranno di malnutrizione acuta severa, come succede ogni anno in questa regione”. Nel solo Niger, 330.000 bambini sono stati curati per malnutrizione acuta grave nel 2010, che viene ricordato come un “anno di crisi”. Nel 2011, considerato un anno buono per l’agricoltura, il numero è stato pari a 307.000. Ciò suggerisce che la crisi è ricorrente. “Dobbiamo ripensare cosa costituisce una “crisi” e cosa può essere considerato “normale” in questa regione”, continua Stéphane Doyon. “Più di 300.000 bambini gravemente malnutriti è un numero enorme e parliamo solo del Niger. La risposta all’emergenza umanitaria è necessaria perché permette di salvare vite umane, ma non può essere l’unica opzione”Un allarme preventivo emesso lo scorso autunno dai governi dei sei paesi della regione, ha permesso di sviluppare per quest’anno una risposta ambiziosa che per ora esiste solo sulla carta, ma che non sarà facile mettere in atto. I finanziamenti non sono ancora stati ottenuti e una sfida è rappresentata dall’accesso alle zone più remote della regione. Inoltre, l’insicurezza e la violenza in alcune aree stanno già rendendo difficile la distribuzione degli aiuti. Le popolazioni hanno inoltre livelli molto diversi di accesso ai servizi sanitari da un paese all’altro e anche all’interno dello stesso paese. Ciò significa che gli attori coinvolti hanno questioni molto complesse da affrontare. Molte delle organizzazioni umanitarie che operano nella regione concordano sul fatto che deve iniziare una transizione da misure di urgenza verso misure strutturali che possano risultare utili anche a lungo termine per combattere la malattia. MSF, da parte sua, sta già attuando strategie per combattere le ricorrenti crisi nutrizionali nel Sahel non solo nell’immediato. Per esempio, nel 2012, l’organizzazione amplierà le proprie attività nella regione, in risposta ai bisogni giorno per giorno. I programmi che MSF ha portato avanti per diversi anni soprattutto in Niger, Mali, Ciad e Burkina Faso, sono inoltre stati progettati sia per curare i bambini più a rischio sia per trovare nuovi modi per affrontare le dinamiche alla base della malnutrizione ricorrente. “Nessuno ha la soluzione, ma ora sappiamo che la cura dei bambini attraverso la responsabilizzazione delle madri e la prevenzione attraverso l’utilizzo di prodotti appositi a base di latte, offrono risultati estremamente incoraggianti”, conclude Stéphane Doyon. “Il nostro obiettivo è quello di contribuire a individuare gli approcci più semplici ed economici possibili, in modo che tutti i bambini ne possano beneficiare, come vaccinazioni regolari e accesso alle cure sanitarie, che sono già stati riconosciuti efficaci nel ridurre la mortalità infantile”.
Nel 2011, più di 100.000 bambini gravemente malnutriti sono stati curati nei programmi di MSF nel solo Niger. Più del 90% di loro si sono ripresi. In Niger e Mali, MSF ha fornito anche supplementi nutrizionali a base di latte a più di 35.000 bambini a supporto dei propri programmi standard per l’età pediatrica.
Medici Senza Frontiere è la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Opera in oltre 60 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie.

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Possibili epidemie a Napoli?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

Dichiarazione degli onorevoli Sarubbi e Bossa del (Pd): “Le parole del ministro Fazio sulla situazione di Napoli ci convincono molto a livello lessicale, ma purtroppo ci rassicurano assai meno sotto l’aspetto sanitario”. E’ quanto dichiarano Andrea Sarubbi e Luisa Bossa, deputati del Pd, in merito alla risposta data dal ministro della Salute ad una interrogazione parlamentare, presentata insieme alla collega Margherita Miotto, nella quale il Partito democratico chiedeva lumi circa le possibili epidemie dovute al protrarsi della presenza di immondizia nelle strade del capoluogo campano. “Ci è stato detto da Fazio”, spiega Sarubbi, “che il caso di tifo murino diagnosticato nei giorni scorsi al Policlicnico dell’Università Federico II non potrà dar seguito ad epidemie, perché nella monnezza sono assenti feci e deiezioni. Eppure – visto l’aumento della presenza di blatte, scarafaggi, topi e zecche – lo stesso ministro non ha potuto negare il rischio di endemie, ovvero di trasmissioni di malattie da animale a essere umano. Il fatto che non siano contagiose è certamente una buona notizia, ma questo non significa che i napoletani possano girare tranquilli”. Il ministro ha poi confermato i dati sull’aumento dell’asma nei bambini napoletani, in conseguenza della diossina sprigionata dai roghi: l’aumento dei minori affetti è del 2% e non va sottovalutato. “Al di là dei toni rassicuranti del ministro – conclude Luisa Bossa – questi dati ci dimostrano che un problema sanitario esiste davvero e che la salute dei napoletani continua dunque ad essere a rischio: chiediamo dunque, da parte della Regione Campania e del governo, che il livello di guardia resti massimo e che non si ceda alla tentazione di minimizzare, rispettando il sacrosanto diritto dei cittadini ad essere informati”.

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Sanità pubblica e i 150 anni di storia

Posted by fidest press agency su martedì, 31 maggio 2011

Il batterio responsabile dell’epidemia che sta colpendo vari paesi europei, l’Escherichia coli entero-emorragica chiamato anche STEC (Shiga Toxin-producing E. coli) o Escherichia coli O157 era stato identificato nel 1982. A partire da allora negli Stati Uniti il batterio viene sorvegliato dai Centri di Controllo delle Malattie (CDC) di Atlanta in quanto responsabile di numerose epidemie negli USA. Il batterio appartiene al gruppo delle malattie infettive emergenti, così chiamate perché comparse recentemente sulla scena mondiale. A tale gruppo appartengono malattie come l’HIV/AIDS, la SARS, l’influenza aviaria da A/H5N1, l’influenza suina da A/H1N1, le sindromi emorragiche come le infezioni da virus Ebola e Marburg. Con la globalizzazione economica ogni malattia infettiva si diffonde rapidamente da un paese all’altro e da un continente all’altro, ad esempio attraverso la contaminazione degli alimenti e la loro commercializzazione sui mercati stranieri come nel caso dell’infezione da Escherichia coli O157. In Europa il controllo delle malattie infettive emergenti è affidato al Centro Europeo di Controllo delle malattie (ECDC) istituto creato dall’Unione Europea nel 2002 e che ha sede a Stoccolma. Nello stesso anno su istituita l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) che ha sede a Parma e che ha autorità per ogni problema relativo alla sicurezza alimentare quale è ad esempio quello creato dal batterio killer in questione. Entrambe devono acquistare ancora autorevolezza e reputazione.
L’Escherichia coli O157 (STEC) si trova nell’intestino del bestiame (bovini, ovini). La contaminazione fecale di verdure, di latte e di altri alimenti può comportare il rischio di malattia nell’uomo che consumi materiale contaminato da feci infette. La malattia si presenta con diarrea spesso sanguinolenta, crampi allo stomaco e vomito. Nel 5/10% dei casi può assumere forme cliniche severe. Il tema della sicurezza alimentare ed in particolare dell’infezione da Escherichia coli O157 verrà trattato domani 31 maggio dalle 9 alle 13 presso il CNR di Roma Piazzale Aldo Moro nell’ambito del convegno dedicato ai 150 anni di sanità italiana, in occasione della ricorrenza del 2 giugno festa della Repubblica. Al convegno saranno presenti tra gli altri Gaetano Maria Fara dell’Università La Sapienza, Antonio Gasbarrini e Roberto Cauda dell’Università Cattolica di Roma. (Dr Walter Pasini Direttore del Centro di Travel Medicine and Global Health)

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Le principali minacce alla salute

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Quali saranno nei prossimi anni le principali minacce alla salute secondo i cittadini italiani? I recenti allarmi legati a virus e pandemie hanno lasciato il segno sull’opinione pubblica?  Secondo i principali dati dell’Osservatorio Scienza e Società, il timore per epidemie causate da nuovi virus resta elevato (il 23,8% degli intervistati li considera la principale minaccia per la propria salute nell’imminente futuro), ma è comunque meno sentito rispetto a rischi di lungo periodo quali l’inquinamento dell’aria nelle città, al primo posto nella graduatoria delle preoccupazioni per quasi quattro italiani su dieci (39,1%); qualità dell’aria che peraltro da almeno un quinquennio risulta stabilmente ai primi posti nella percezione dei rischi più rilevanti per la salute degli italiani.
Un altro tema saliente nella percezione dei pericoli potenzialmente incombenti sulla nostra salute è quello dei mutamenti del clima, che preoccupano in modo particolare circa un intervistato su quattro (24,4%). Poco più di un italiano su dieci, infine, cita come rischio più rilevante per i prossimi anni la diffusione dei cibi OGM (11,7%).  Sono i laureati a preoccuparsi meno per pandemie e virus. I più istruiti sono infatti più sensibili ai rischi rappresentati dall’inquinamento dell’aria e meno allarmati dalla potenziale diffusione di cibi OGM, che tra di loro preoccupa solo il 4,9%.
L’Osservatorio Scienza e Società è dal 2002 il primo monitoraggio permanente delle tendenze e degli orientamenti dell’opinione pubblica italiana nei confronti di ricerca e innovazione tecnologica. L’Osservatorio è un’iniziativa di Observa Science in Society, con il sostegno della Compagnia di San Paolo.   Rilevazione CATI su un campione di 985 casi, stratificato per genere, età e ripartizione geografica, rappresentativo della popolazione italiana con età uguale o superiore ai 15 anni.

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Alluvioni in Pakistan: gli interventi della Caritas

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2010

Le alluvioni di questo mese di agosto hanno provocato il peggior disastro a memoria  d’uomo nel paese. I morti sono più di 2.000, le persone colpite circa 20 milioni. Danni incalcolabili alle abitazioni e ai raccolti, vie di comunicazione interrotte e rischi di epidemie per la mancanza di acqua potabile e le difficili condizioni igienico-sanitarie. Secondo le Nazioni Unite, 3,5 milioni di bambini rischiano di contrarre malattie mortali. La Conferenza Episcopale Italiana ha stanziato già dall’inizio di agosto un milione di euro e invitato le comunità ecclesiali alla preghiera e al sostegno delle iniziative di solidarietà promosse dalla Caritas Italiana.  Caritas Pakistan, con il sostegno delle altre Caritas, tra cui anche Caritas Italiana, si sta concentrando su 4.795 famiglie in cinque diocesi colpite (Multan, Quetta, Faisalabad,  Rawalpindi/Islamabad e Hyderabad), alle quali distribuisce tende, cibo, articoli non alimentari di prima necessità e garantisce assistenza sanitaria e medica.  Questi primi interventi rientrano nel più ampio programma di emergenza alluvioni, che  verrà realizzato nell’arco di tre mesi, per il quale sono necessari fondi pari a 4 milioni di euro. A beneficiarne saranno complessivamente 250.000 persone.  Interventi analoghi seppur di minore entità sono in corso in India e Cina, altri due Paesi  asiatici colpiti in questi giorni dalle alluvioni.
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite  C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Pakistan.  Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio

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Sicurezza stradale: confronto

Posted by fidest press agency su sabato, 22 maggio 2010

Pavia Università, 24 maggio, ore 15, via Bassi 21, aula D  La sicurezza stradale: confronto tra Europa e Australia  Apertura dei lavori Ing. Paolo Mauri Evidenze di ricerche in Australia Dott. Ross Blackman Evidenze di ricerche in Europa Dott.ssa Chiara Orsi L’incidentalità  stradale sulla base delle rilevazioni correnti Dott. Pierpaolo Marchetti  Moderatori: Prof.ssa Alessandra Marinoni Dott.ssa Anna Morandi  Il Dottorato di Ricerca in Scienze Sanitarie e Formative Public Health and Education, coordinato da Alessandra Marinoni, insieme al Centro Interdipartimentale di Studi e Ricerche sulla Sicurezza Stradale, organizza il 24 maggio un workshop dal titolo “La sicurezza stradale: confronto tra Europa e Australia”.   Gli incidenti stradali rientrano oggi nel novero delle epidemie moderne più diffuse ma anche più evitabili. I fattori che aumentano il rischio di incorrere in incidenti stradali sono riconducibili a un sistema di quattro distinti elementi: umano, meccanico, antropico e ambientale. Mentre negli ultimi anni numerosi interventi sia normativi che tecnologici rivolti a due degli elementi del sistema sicurezza, l’ambiente e il veicolo, hanno portato a un miglioramento della sicurezza stradale, più difficile è intervenire sul fattore uomo, per sua natura molto complesso, e sul fattore antropico. Quali contromisure possiamo suggerire?

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Vecchie e nuove epidemie

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2010

Le epidemie hanno sempre attraversato il cammino dell’uomo seminando lutti e sofferenze. Peste, vaiolo, sifilide, colera, tubercolosi, influenza hanno cambiato la storia dell’umanità per i loro effetti sulla vita e la salute degli uomini e per gli effetti demografici, economici, sociali. Le grandi epidemie creavano panico ed angoscia perchè falcidiavano intere popolazioni. Se la malattia e la morte di una singola persona rappresenta una tragedia per i familiari, la morte collettiva  aggiunge il sentimento di impotenza e di paura per il destino degli uomini.  Le epidemie non sono solo un terrribile ricordo del passato, ma rappresentano ancor oggi un rischio per l’umanità. Negli ultimi 30 anni oltre 30 nuove malattie infettive a carattere epidemico (chiamate “malattie infettive emergenti”) hanno fatto la loro comparsa. Tra queste l’AIDS, la SARS, l’infezione da virus Ebola, l’influenza aviaria da virus H5N1, la nuova influenza da virus H1N1.  La gestione della pandemia influenzale ha mostrato ampie carenze sulm piano scientifico, tecnologico, organizzativo e comunicativo.  Per riuscire a gestire le sfide del presente e del futuro occorre partire dalla lezione del passato, dalla conoscenza della storia. La mostra didattica su Vecchie e Nuove epidemie, patrocinata dalla Presidenza della Repubblica, dalla Presidenza del Conisglio e da tutti i Ministeri competenti,   sarà esibita a Bologna presso l’Archiginnasio di Bologna, Piazza Galvani dal 24 aprile a fine maggio 2010.  All’incontro parteciperanno: Luigi Bolondi- Presidente Società Medico-Chirurgica di Bologna Francesco Chiodo, già Ordinario di Malattie Infettive. Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Bologna Stefano Arieti, storico della medicina, Università di Bologna Giorgio Cantelli-Forti, presidente polo didattico di Rimini, Università di Bologna Walter Pasini, direttore Centro Travel Medicine & Global Health

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Nuove e vecchie epidemie

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

Roma 2 marzo 2010 ore 17,00 – 19,00 Campus Bio-Medico – Via Alvaro del Portillo, 21 (Trigoria) si terrà la cerimonia inaugurale della Mostra storico-scientifica “Vecchie e Nuove Epidemie: dalla peste nera alla pandemia influenzale”.  Dopo interventi di apertura tra cui quello di Isabella Menichini, Direttrice dellì’Istituto per gli Affari Sociali parleranno: Walter  Pasini:  curatore della mostra e direttore del Centro di Travel Medicine and Global Health  Perchè  una mostra sulle epidemie  Massimo  Ciccozzi: epidemiologo – ricercatore presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma Gli attuali strumenti tecnologici per lo studio del fenomeno epidemico Dominique Corti: Fondazione Corti di Milano Più forte di Ebola. Diario di un’epidemia in Uganda  dalla testimonianza di una protagonista.  Modera: Giovanni Mottini docente del Campus Bio-Medico La mostra sarà esposta presso il Campus Bio-Medico dal 1° al 12 marzo 2010. La Mostra consiste in 65 pannelli che illustrano le caratteristiche epidemiologiche e storiche delle principali malattie epidemiche ed oltre 100 oggetti (patenti e fedi di sanità, editti di sanità, libri antichi, oggetti di fede e di superstizione). Le epidemie hanno sempre attraversato il cammino dell’uomo seminando lutti e sofferenze e provocando importanti effetti demografici, economici e sociali.  Le epidemie rappresentano ancor oggi un problema di salute mondiale alla luce della globalizzazione economica e della grande mobilità internazionale. Pertanto, la sanità pubblica deve essere in grado di fronteggiare tempestivamente ed efficientemente ogni sfida mondiale. L’esperienza recente di gestione sanitaria della pandemia influenzale da virus A/H1N1 ha messo in evidenza, non solo in Italia, grandi difficoltà sul piano organizzativo, scientifico, comunicativo nel fronteggiare l’emergenza sanitaria. La mostra intende portare a conoscenza delle Istituzioni, delle Università e del personale sanitario il patrimonio di conoscenze e di valori attraverso secoli di lotta alle grandi epidemie. “Chi non conosce il suo passato – scriveva Ippocrate di Kos – rimane un bambino”. http://www.vecchieenuoveepidemie.org.

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Rischio epidemie ad Haiti

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2010

Non sono le migliaia di cadaveri in strada a determinare il rischio di epidemie ad Haiti, bensì la distruzione della rete idrica e fognaria dovuta al cataclisma, con la conseguente contaminazione fecale di acqua ed alimenti. Le più probabili epidemie che potrebbero verificarsi sono quelle dovute a colera, febbre tifoide, epatite virale A, infezione da Cscherichia Coli Enterotossica (ETEC) e sighellosi. La prevenzione di tali epidemie si realizza solamente rifornendo la popolazione di acqua potabile attraverso idonee cisterne fornite dal soccorso internazionale. E’ della massima importanza inoltre evitare la concentrazione di popolazione nelle tende e nelle altre strutture abitative fornite dal soccorso internazionale per limitare il più possibile il contagio oro-fecale. Particolare attenzione da parte dei soccorritori dovrà essere dedicata ai bambini che sono i soggetti assolutamente più a rischio di complicazioni mortali connesse alle malattie epidemiche gastroenteriche. (Walter Pasini Direttore Centro di Travel Medicine and Global Health)

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Vecchie e nuove epidemie

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2009

Ancona 24 ottobre 2009 ore 11,00 Mole Vanvitelliana – Ex Lazzaretto La storia dell’umanità è sempre stata attraversata da epidemie che hanno provocato lutti, sofferenze, sconvolgimenti sociali e demografici. Contro le epidemie gli Stati hanno adottato nei secoli misure di sanità pubblica, prima fra tutte la creazione di lazzaretti per l’isolamento dei malati e dei presunti tali.  Ed è proprio presso l’ex Lazzaretto di Ancona, grande baluardo di sanità creato dal famoso architetto Luigi Vanvitelli agli inizi del ‘700, che sarà esposta dal 24 ottobre 2009 al 7 gennaio 2010 una mostra didattica su “Vecchie e Nuove Epidemie: dalla peste nera alla pandemia influenzale”.  Attraverso 65 pannelli, 12 gigantografie ed oltre 100 oggetti, la mostra illustra le caratteristiche delle principali malattie epidemiche che hanno sconvolto l’umanità e le misure di sanità pubblica adottate dagli stati nei secoli passati. La mostra illustra inoltre le caratteristiche cliniche ed epidemiologiche delle principali malattie infettive emergenti, comparse negli ultimi trent’anni, dall’AIDS alla pandemia influenzale da virus suino A/H1N1. Attraverso la conoscenza scientifica, la collaborazione internazionale e l’organizzazione dei sistemi di sanità pubblica, gli stati sono oggi in grado di fronteggiare con successo le nuove emergenze.

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Vecchie e nuove epidemie

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2009

Ancona, lunedi’ 12 ottobre 2009 alle ore 12.00 presso il Municipio di Ancona presentazione della mostra: mole Vanvitelliana 24 ottobre 2009-7 gennaio 2010 Contenuti e finalità della Mostra verranno presentati alla stampa dal Sindaco della Città, professor Fiorello Gramillano  e dal Dr Walter Pasini. Direttore del Centro di Travel Medicine e Global Health, curatore dell’iniziativa. I porti sono stati per secoli porta di ingresso di grandi epidemie, come peste e colera, per l’arrivo di uomini e merci proveniente da aree infette. Sui porti vennero costruiti, a partire dal XV secolo, luoghi di isolamento per malati o sospetti tali: i lazzaretti. E’ all’interno dell’Ex Lazzaretto di Ancona, ora Mole Vanvitelliana, monumento mondiale di sanità pubblica, che si terrà una Mostra didattica nazionale dedicata al tema “Vecchie e Nuove Epidemie: viaggio dalla Peste nera alla Pandemia influenzale“ La Mostra ha il Patrocinio del Comune di Ancona, della Presidenza della Repubblica, della Presidenza del Consiglio, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali e del Ministero dei Beni Culturali. La Mostra ha lo scopo di portare all’attenzione del pubblico, il patrimonio di conoscenze e di valori acquisito attraverso secoli di lotta alle grandi epidemie e dimostrare che, mentre in passato l’umanità assisteva inerme al dilagare del contagio, ora possiede conoscenze scientifiche e strumenti per fronteggiare nuove sfide. La letteratura ed altre forme d’arte si sono sempre occupate del tema delle epidemie ed è per questo motivo che la Mostra intende rivolgersi anche alle Scuole secondarie per trasformare la paura per la nuova influenza in occasione di arricchimento culturale. Nel corso della Conferenza Stampa verranno fornite informazioni relative al Concorso per alunni di Scuola Secondaria di 2° grado sul tema Vecchie e Nuove Epidemie. (Prof. Fiorello Gramillano  Dr Walter Pasini)

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Emergenze Filippine, Samoa e Sumatra

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Caritas Italiana ha subito risposto all’emergenza del tifone Ketsana, sostenendo Caritas Filippine (NASSA – National Secretariat for Social Justice and Peace).  La direttrice Suor Rosanne Mallillin coordina gli interventi in loco e già parecchie migliaia di kit di prima emergenza sono stati distribuiti. I bisogni immediati riguardano sia generi alimentari che prodotti di prima necessità per gli oltre 600.000 senza tetto e a tutta la popolazione colpita dal tifone nelle Filippine, in Vietnam, Cambogia e Laos. Un appello d’urgenza è stato lanciato alla rete internazionale. La Conferenza Episcopale Italiana ha stanziato un milione di euro dai fondi otto per mille. L’onda anomala che ha invaso le strade dell’isola di Samoa e di Tonga ha distrutto 70 villaggi, causando morti, dispersi e migliaia di  ‘senza tetto’.  La rete Caritas ha risposto al disastro in coordinamento con il Centro Pastorale di Apia, la capitale, con le Caritas locali di Samoa e di Tonga, e con la Chiesa locale.  Molti edifici utilizzati per le attività pastorali sono stati adibiti a centri di pronto soccorso e assistenza medica. Resta alto il rischio di infezioni ed epidemie.

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Solidarietà ed egoismi nelle epidemie

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2009

Il primo caso di ricovero in rianimazione di un neonato di tre mesi per complicazioni polmonari dovute virus A/H1N1 scatenerà certamente allarme in migliaia di madri di bambini che tempesteranno di domande i loro pediatri sui modi di prevenire la nuova influenza. Recentemente il Consiglio Superiore di Sanità, organo di consulenza del Ministero del Lavoro, salute e politiche sociali e l’EMEA, l’autorità europea in materia di licenze di farmaci, hanno dato parere favorevole sull’utilizzo del vaccino in età pediatrica. Il nostro Ministero sta ultimando la definizione delle categorie di soggetti che andranno vaccinati per primi. Tra questi, oltre al personale sanitario, vi sono soggetti, tra cui i bambini, con malattie croniche che potrebbero facilmente avere una malattia severa e complicanze serie nel caso venissero infettati dal virus A/H1N1.  Avremo certamente a che fare nelle prossime settimane con richieste e pretese di vaccinazione prioritaria di determinate categorie professionali, come è già avvenuto per i taxisti. Ciò può creare disordine organizzativo ed allarmismo. E’ bene , al contrario, che, in situazioni di emergenza, i cittadini abbiano fiducia nello Stato nelle scelte dell’ Autorità sanitaria che opera nell’interesse della salute pubblica grazie alle competenze di cui dispone e al confronto con gli altri Stati. I sentimenti di appartenenza civile e di solidarietà devono prevalere sugli egoismi che in tutti gli eventi epidemici della storia hanno avuto grande rilevanza, come ricordava il Boccaccio.,nell’introduzione del Decamerone riferendosi alla peste del 137-50:”Era con sì fatto spavento questa tribolazione entrata nè petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava. E il zio il nipote,e la sorella il fratello, e spesse volte la moglie il marito; e che maggior cosa è e quasi non credibile, li padri e le madri i figlioli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano. Per la qualcosa a coloro de’ quali era la moltitudine inestimabile, e maschi e femmine, che infermavano, niuno altro sussidio rimase che o la carità degli amici ( e di questi fuor pochi) o l’avarizia dei serventi.” (Dr. Walter Pasini Direttore Centro di Global Health)

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Vecchie e nuove epidemie

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2009

Roma 6 maggio 2009 Ore 10-13 Sala Del Cenacolo – Camera dei Deputati Vicolo Valdina, 3/a. L’epidemia da virus suino A/H1N1 con cui il mondo di sta confrontando non è un evento nuovo. L’umanità da sempre si è dovuta misurare con le epidemie. La peste nera del 1347-50 aveva portato a morte un terzo della popolazione europea. La sifilide, il vaiolo, il colera e la tubercolosi hanno provocato nei secoli eventi epidemici ad elevata morbilità e mortalità. L’influenza “spagnola” del 1918-19 ha provocato 20-40 milioni di morti. Negli ultimi trent’anni sono state identificate più di trenta nuove malattie infettive, tra cui l’AIDS, la SARS, l’influenza aviaria da virus A/H5N1. Nel corso dei secoli, gli Stati hanno adottato misure di sanità pubbliche come lazzaretti, cordoni sanitari, fedi e patenti di sanità, sospensione di fiere e mercati, ma mentre un tempo l’umanità assisteva inerme al dilagare dei flagelli, oggi ha la capacità di fronteggiare con successo gli eventi.
La comunità internazionale può contare su una solida esperienza nella collaborazione internazionale, su una incrementata capacità di sorveglianza epidemiologica, su un numero maggiore di laboratori in grado di identificare le caratteristiche genetiche dei virus e di fare diagnosi negli esseri umani, su maggiori conoscenze scientifiche e su una raffinata tecnologia che consentono la produzione di vaccini in tempi più rapidi e su organizzazione sanitaria in grado di coprire il territorio.  La Mostra, realizzata dal Centro di Global Health in collaborazione con l’Istituto per gli Affari Sociali, intende portare all’attenzione dei membri del Parlamento, delle autorità sanitarie, dei medici e del pubblico il patrimonio di conoscenze acquisito attraverso secoli di lotta alle grandi epidemie. Imparare dunque dall’esperienza per gestire con successo il presente. Attraverso l’informazione e la conoscenza l’uomo di oggi riesce a vivere coscientemente, superare la paura e fronteggiare anche situazioni di emergenza.  La mostra ha avuto il Patrocinio del Presidente della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati e del Ministero dei Beni Culturali. La Mostra avrà carattere itinerante coinvolgendo le principali città italiane nel 2009-2010. Modererà l’incontro l’On. Prof. Umberto Scapagnini. Parteciperanno alla conferenza stampa gli esperti che hanno contribuito alla realizzazione della mostra: Dr. Walter Pasini, Esperto di Sanità Internazionale, ha diretto dal 1988 al novembre 2008 il Primo Centro Collaboratore creato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la salute dei viaggiatori internazionali. Ha organizzato 11 Convegni internazionali nel campo della Travel Medicine, ha promosso la disciplina in Europa e nel Continente Asiatico è autore del Passaporto Sanitario e di numerosissime pubblicazioni a carattere scientifico e divulgativo. Prof. Vincenzo Ziparo – Preside della II Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università la Sapienza di Roma.  Dr. Gianni Rezza, Istituto Superiore di Sanità. Prof. Roberto Cauda, Ordinario di Malattie Infettive, Università Cattolica di Roma. Prof. Gaetano Maria Fara, Ordinario di Igiene e Sanità Pubblica presso la I Facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza di Roma  Prof. Antonio Guidi, Presidente dell’Istituto per gli Affari Sociali, Roma. Prof. Stefano Arieti, è professore a contratto nell’ Alma Mater Studiorum Università di Bologna, dove dall’a.a.  2000/2001  insegna  Storia della Medicina e Bioetica e Storia della Bioetica. Autore (febbraio 2009) di 149 pubblicazioni edite, tra cui  3 monografie,  si occupa in prevalenza di temi di ricerca  che riguardano la Storia della medicina e la Bioetica ebraica. Prof.ssa Nelli-Elena Vanzan Marchini, storica veneziana, specializzata in archivistica e paleografia, autrice di 19 volumi e di decine di pubblicazioni sulla storia della sanità della Repubblica di Venezia, già  docente all’Università di Torino (sede di Vercelli), dirige la collana di fonti per la storia della sanità del Veneto. Dr. Antonio Tagarelli, ricercatore presso il CNR di Cosenza e autore di fondamentali monografie su colera, vaiolo e sifilide.  Prof. Luca Borghi, Docente di Storia della Medicina presso il Campus Biomedico di Roma.

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L’influenza da virus suino è davvero pandemica?

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2009

Per il dott. Walter Pasini Direttore Centro di Global Health “Non vi è ormai più dubbio che l’influenza da virus suino A/H1N1 stia assumendo i caratteri di una pandemia che si diffonderà in tempi più o meni brevi in tutti i continenti. Le caratteristiche di aggressività non sono ancora chiare, ma la presenza contemporanea di casi in diversi Stati degli USA e in varie zone del Messico lasciano intendere che sarà molto difficile contenerla.  Considerando che ogni annosi registrano più di 800 milioni di arrivi alle frontiere internazionali, sarà molto difficile evitare che l’epidemia si propaghi in altri continenti. Fin dai tempi della Grande Peste Nera del 1317, i viaggi internazionali hanno rappresentato un mezzo di diffusione delle grandi epidemie. Pur in assenza di una conoscenza degli agenti eziologici delle malattie, gli Stati ricorsero nei secoli  a misure di prevenzione e controllo del contagio come la costruzione di lazzaretti per la misure di contumacia,  la sospensione di fiere e mercati, l’obbligo di patenti e fedi di sanità per i viaggiatori via mare e terra.  Come dimostrato recentemente dalla SARS, i viaggi internazionali rappresentano oggi,molto più che un tempo, un mezzo di rapida diffusione del contagio, soprattutto in caso di malattie trasmesse per via aerea, come l’influenza.  Grande importanza avranno, per ritardare l’arrivo della pandemia influenzale in Italia, le misure che si adotteranno nei porti e negli aeroporti e la sorveglianza epidemiologica dei casi. Il Giappone ha già adottato la metodica di controllo della temperatura corporea in tutti i viaggiatori provenienti dal Messico. Un altro elemento di vantaggio di cui disponiamo è la stagionalità. I casi di influenza da virus suino che si dovessero presentare sono molto più facilmente diagnosticabili in primavera quando l’influenza stagionale è terminata. Sarebbe stato impossibile identificare questi casi in inverno. Grande importanza assume dunque la diagnosi precoce dei nuovi casi. Quando l’epidemia si diffonderà in altri paesi, saranno praticamente inutili le misure di controllo negli aeroporti ed assumerà invece un ruolo strategico fondamentale l’uso degli antivirali nella cura dei malati  e nella prevenzione specie di alcune categorie di persone, come ad esempio il personale sanitario. Per contenere la diffusione del contagio sarà di fondamentale importanza trattare i casi nelle 48 ore dall’esposizione ed adottare strategie di profilassi per i contatti”. Non tutti concordano con il dr. Pasini. Vi è anche chi ritiene la situazione legata a facili e persino interessati allarmismi. In ogni caso basta adottare semplici cautele come evitare la promiscuità, lavarsi bene le mani e… dare meno baci e strette di mano.

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