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Posts Tagged ‘epigenetica’

Tumore della prostata: nuove cure dall’epigenetica

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

Roma. Novità importanti sulla cura del tumore alla prostata grazie all’epigenetica, il meccanismo principale che controlla la trascrizione di geni specifici senza cambiamenti nelle sequenze del DNA sottostanti. Le alterazioni epigenetiche portano a modelli anormali di espressione genica che contribuiscono alla carcinogenesi e persistono durante la progressione della malattia.“A causa della natura reversibile le modificazioni epigenetiche emergono come promettenti bersagli farmacologici antitumorali. Diversi composti sono stati sviluppati per invertire le attività aberranti degli enzimi coinvolti nella regolazione epigenetica, e alcuni di essi mostrano risultati incoraggianti in studi preclinici e clinici” – spiega il Dr. Andrea Militello, eletto come miglior andrologo e urologo nel 2018 e già libero docente presso l’Università Federiciana di Cosenza.“Negli ultimi tempi i nostri studi, cercano di interpretare in modo completo i ruoli aggiornati dell’epigenetica nello sviluppo e nella progressione del cancro alla prostata. Ci concentriamo soprattutto su tre meccanismi epigenetici: metilazione del DNA, modificazioni dell’istone e RNA non codificanti. Elaboriamo gli attuali modelli / teorie che spiegano la necessità di questi programmi epigenetici nel guidare i fenotipi maligni delle cellule tumorali della prostata” racconta ancora l’urologo.
In particolare, si cerca di far chiarezza in che modo alcuni regolatori epigenetici incrociano con percorsi biologici critici, come la segnalazione del recettore degli androgeni (AR), e come la cooperazione controlli dinamicamente i profili trascrizionali orientati al cancro.Il ripristino di un paesaggio epigenetico “normale” è promettente come cura per il cancro alla prostata.”Potremmo in futuro prossimo, evidenziare particolari modificazioni epigenetiche come biomarcatori diagnostici e prognostici o nuovi bersagli terapeutici per il trattamento della malattia”, conclude il dott. Militello.

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Passa dalla genetica e dall’epigenetica il futuro diagnostico e terapeutico del sarcoma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

E’ un tumore estremamente aggressivo di origine mesenchimale di cui si distinguono almeno cento sottotipi. «Da una parte, – spiega Katia Scotlandi, coordinatrice del Working Group che in Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale fondata nel 2002 dal Ministero della Salute, si occupa di questa neoplasia, – c’è la necessità di fornire ai Pazienti diagnosi sempre più adeguate ed effettuabili in tutti gli ospedali del SSN e, dall’altra, di proporre trattamenti innovativi. Per la cura del sarcoma, infatti, accanto alla chemioterapia – sostiene ancora la ricercatrice che opera all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, IRCCS associato ad ACC dove il WG ha il suo quartier generale – sono proposti prevalentemente farmaci classici ad elevato dosaggio».
Ogni anno in Italia vengono diagnosticati tra i 3 mila e i 3 mila 500 nuovi casi di sarcoma «tumore ad elevata aggressività biologica e forte tendenza a sviluppare metastasi che – aggiunge Scotlandi – necessita di cure invasive e con potenziali effetti limitanti la qualità della vita». Nel totale delle neoplasie il sarcoma persa per il 2% circa, percentuale che tende a salire nella popolazione pediatrica o nei giovani adulti dove raggiunge il 15%.
All’attività di ricerca concorrono i principali IRCCS italiani con expertise specifico nonché l’Italian Sarcoma Group per disegnare e attivare clinical trials in tutt’Italia. «Stiamo lavorando per creare strumenti che consentano a tutte le strutture ospedaliere del Paese di fornire una diagnosi estremamente precisa e, di conseguenza, un trattamento ancor più idoneo di quanto accade oggi. Sul fronte delle terapie innovative, la cui individuazione passa attraverso la caratterizzazione genetica della patologia, abbiamo utilizzato un oncochip particolare che permette di rilevare con precisione e accuratezza prodotti di fusione genica noti e non noti. L’utilizzo associato della tecnologia Next Generation Sequencing (NGS), seppur complessa, fornisce un dato di facile lettura consultabile anche dalle anatomie patologiche per diagnosi routinarie» «Il WG di ACC – conclude Scotlandi – è un momento unico e di grande valore nel panorama nazionale poiché consente a ricercatori di istituti differenti di lavorare in équipe per trasferire ai colleghi che operano in ambito clinico il frutto delle nuove conoscenze cellulari applicabili a trattamenti più efficaci e a tossicità ridotta».

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Come lo stress precoce modifica i nostri geni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Mag 2015

IRCCS Medea di Bosisio Parini (Lc)Non tutto è già scritto nel DNA. Uno studio del Medea sull’epigenetica della prematurità indaga lo stress nei bambini nati pretermine. Il DNA non è una struttura fissa e un nuovo campo di studi, noto come epigenetica, suggerisce che l’esperienza possa avere degli effetti anche sul breve tempo, modificando il modo in cui i nostri geni lavorano e fanno ciò che per cui sono stati programmati. In particolare, l’epigenetica trova un interessante campo di applicazione nello studio dello stress precoce nei bambini nati pretermine, che a causa della loro immaturità trascorrono i loro primi mesi di vita in Terapia Intensiva Neonatale (TIN). Nonostante l’adozione di procedure farmacologiche e non-farmacologiche di contenimento del dolore, questi bambini sono comunque esposti a numerose procedure di assistenza stressanti che possono influenzare la loro risposta allo stress. Uno studio italiano. Presso il Centro 0-3 per il bambino a rischio evolutivo dell’IRCCS Medea di Bosisio Parini (Lc) è stato avviato un programma di ricerca il cui obiettivo è indagare le alterazioni della metilazione (uno dei meccanismi epigenetici più studiati) nel gene trasportatore della serotonina, sul breve e lungo termine, in rapporto allo stress a cui sono esposti i bambini prematuri ricoverati in TIN. Lo studio, coordinato dal dott. Rosario Montirosso e dal dott. Livio Provenzi dell’IRCCS Medea, è condotto in collaborazione con l’equipe dell’Unità Operativa di Neonatologia e TIN della Fondazione IRCCS Ca Granda dell’Ospedale Maggior Policlinico di Milano e dell’Unità di Pediatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Erba (Co). L’impronta epigenetica del dolore neonatale. I primi risultati, appena pubblicati sulla rivista Frontiers in Behavioral Neuroscience, indicano che i bambini prematuri sottoposti ad un maggior numero di procedure stressanti nel corso del loro ricovero in TIN risultano avere livelli più alti di metilazione del gene SLC6A4 deputato al trasporto della serotonina, uno dei principali neurotrasmettitori coinvolti nella risposta allo stress. Se questo gene viene metilato, la sua attività viene alterata fino a condurre al suo silenziamento, con la conseguente riduzione di proteine deputate al trasporto della serotonina. Ebbene, in base ai dati, i livelli di metilazione di SLC6A4 nei bambini nati pretermine risultano uguali a quelli dei bimbi full term al momento della nascita ma incrementati alla dimissione dalla TIN. Ciò vuol dire che la nascita pretermine di per sé non è associata ad alterazioni epigenetiche del gene SLC6A4, mentre i livelli più alti di esposizione al dolore durante il soggiorno in terapia intensiva potrebbero alterare la funzionalità del gene, causando una sorta di “deficit” serotoninergico. Interventi precoci nelle Terapie Intensive Neonatali. In base allo studio, le prime esperienze di vita sembrano essere in grado di modificare a livello biochimico il modo con cui il nostro DNA funziona. In particolare, l’epigenetica applicata alla prematurità può aprire nuove prospettive sugli effetti che lo stress precoce esercita sullo sviluppo neurocerebrale dei bambini prematuri, in un momento di neuroplasticità molto elevata. Come proposto sul Journal of Obstetric, Gynecologic, & Neonatal Nursing, sarà necessario avviare seguire un programma di ricerca molto nutrito. ”L’obiettivo – afferma il dottor Montirosso – è quello di sviluppare protocolli di studio che non solo ci permettano di ampliare le nostre conoscenze sui marker epigenetici associati ad esperienze precoci avverse, ma che ci consentano anche di valutare l’efficacia di interventi di sviluppo in TIN finalizzati alla riduzione dello stress di questi bambini”. Certamente l’epigenetica della prematurità costituisce un’area affasciante di ricerca. Tuttavia, come riportato in un recente articolo apparso nella sezione Pediatrica del Journal of the American Medical Association, i due ricercatori ne sottolineano anche i limiti. “Siamo solo all’inizio – sostiene il dott. Provenzi – e per questo motivo sono necessari ulteriori studi per iniziare ad acquisire un quadro più completo della complessa interazione tra natura e cultura nel contesto dello sviluppo in condizioni di rischio evolutivo”.

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Epigenetica e lotta al cancro

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2010

Alla base di tutti i processi biologici vi la capacità del DNA di replicarsi e di dirigere la vita di una cellula attraverso la sua sequenza che, come una serie di lettere, vengono lette ed interpretate dagli apparati cellulari. Negli ultimi 10-20 anni si è scoperto che la funzione esplicata dal DNA viene modificata e resa ulteriormente complessa dal fatto che il DNA stesso e le molecole che con esso direttamente interagiscono possono essere modificate chimicamente. Per certi aspetti, queste modifiche possono per essere viste come la punteggiatura che chiarisce e modula il significato della semplice sequenza di lettere.Si tratta della cosiddetta epigenetica: quegli insiemi di processi che, senza alterare la sequenza della basi azotate del DNA, ne alterano la funzione. I processi epigenetici sono i principali responsabile della capacità delle cellule di differenziarsi, ossia di acquisire funzioni tra loro molto diverse. Ma proprio per questo loro ruolo, le alterazioni nei processi epigenetici possono causare e contribuire a causare la trasformazione di una cellula “sana” in una cellula cancerosa. Da questo concetto trae spunto l’idea dei “farmaci epigenetici”, ossia sostanze che alterano e interferiscono con i processi che portano alla deposizione o alla eliminazione delle modifiche chimiche (“epigenetiche”) del DNA e delle proteine ad esso associate.
In questo contesto si inserisce la ricerca svolta presso la nostra università e recentemente pubblicata sul Journal of the American Chemical Society da Andrea Mattevi e Claudia Binda in collaborazione con le Università di Roma (Prof. Antonello Mai) e l’IEO-Istituto Europeo di Oncologia (Prof. Saverio Minucci). Inizialmente (4-5 anni fa) vi è stata la scoperta  – avvenuta a Pavia – di una proteina fondamentale nei processi epigenetici. A questa scoperta è seguito un studio mirato alla individuazione di molecole in grado di interferire con l’attività di questa proteina. Infine, un prima analisi della azione di queste molecole ha rivelato una proprietà certamente interessante: esse, infatti, non uccidono le cellule tumorali (leucemiche) direttamente ma aumentano drasticamente l’azione di farmaci già esistenti. E’ una osservazione assai interessante: la dimostrazione della validità del concetto di “farmaco epigenetico” come potenziale supporto di farmaci già esistenti. In altri termini, l’idea da perseguire è di attaccare la cellula tumorale su più fronti non solo uccidendola ma anche riconducendola ad una stato normale e non canceroso agendo sui processi epigenetici.

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