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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘equità’

Conte su equità accesso a cure

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

L’equità nell’accesso alle cure è da sempre al vertice delle richieste che, a nome dei 3,8 milioni di over 65 aderenti alla nostra federazione, rivolgiamo alle Istituzioni che governano la Sanita’ del nostro paese”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “Per questo oggi ascoltiamo con vivo interesse le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in aula al Senato e il suo riferimento alla necessità di cambiare rotta, mettendo fine ai ripetuti tagli in sanità che in questi anni hanno messo a rischio la tutela della salute dei cittadini, in particolare dei più fragili, privilegiando spesso una logica ragionieristica rispetto alla necessaria equità nell’accesso alle cure”.“Ben venga dunque”, prosegue Messina, “l’impegno a superare l’attuale divisione tra cittadini di serie A e serie B, a puntare sulla prevenzione e sul rafforzamento della medicina di territorio per una efficace presa in carico dei pazienti cronici, che sono prevalentemente anziani. Ci auguriamo di assistere a maggiori investimenti in prevenzione, nella diagnosi precoce delle tante patologie sommerse e nell’accesso ai farmaci innovativi. Rispetto a questi obiettivi e a tutte le priorità che riguardano il mondo dei senior, la nostra organizzazione è pronta a offrire il suo contributo nell’ottica della tutela dei cittadini, dell’ottimizzazione della spesa pubblica e del dialogo intergenerazionale, in quanto valori imprescindibili per il perseguimento del bene comune della nostra collettività”.

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Convegno: “L’Italia per l’equità nella salute”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

Lorenzin beatriceRoma venerdì 1° dicembre 2017, a partire dalle ore 9:00, Sala Benedetto XIII, in via di San Gallicano 25 /a si terrà il convegno “L’Italia per l’equità nella salute”. L’evento, promosso dal Ministero della Salute e dall’INMP Lo scopo dell’evento è quello di lanciare, attraverso la presentazione del documento dal titolo “L’Italia per l’equità nella salute”, predisposto da INMP, AGeNaS, ISS e AIFA, una consultazione strutturata presso i principali responsabili delle politiche pubbliche che influenzano la salute dei cittadini, per poi allargarla a coloro interessati a vario titolo nel Paese.
La presentazione del documento avverrà alla presenza del Ministro Lorenzin e sarà anticipata dalla lectio magistralis del Prof. Michael Marmot, il maggiore esperto mondiale sulle tematiche dell’equità nella salute. In esso vi è una ricognizione delle evidenze scientifiche attualmente disponibili sul tema delle disuguaglianze di salute ma anche un elenco di possibili azioni selezionate e attuabili da subito, che vanno nella direzione di una maggiore equità. Alla presenza del Ministro della Salute Lorenzin, la tavola rotonda affronterà poi le sfide poste da una società disuguale, specie nella salute, definendo anche le azioni che ciascuno può realisticamente intraprendere a livello settoriale e intersettoriale, nel medio e lungo termine.
Favorire l’apertura di un dibattito tra i responsabili di tali settori della vita pubblica ha il pregio di generare un processo virtuoso per una nuova taratura degli obiettivi settoriali di programmazione, nel verso di una maggiore equità e sostenibilità. Ma un contributo è atteso anche dai responsabili delle politiche ai vari livelli dell’attuazione territoriale, regionale e locale, nonché dagli attori del terzo settore che operano quotidianamente con azioni contro le principali vulnerabilità.
L’auspicio è che il documento si arricchisca in un tempo definito di ulteriori contributi significativi da parte di cittadini e stakeholder, utili per la definizione di un framework d’azione chiaro e condiviso. Per tale motivo, il convegno “L’Italia per l’equità nella salute”, che si svolgerà venerdì 1° dicembre dalle ore 9 alle 16,30 presso l’INMP, in via di S. Gallicano, 25/a, a Roma, verrà anche trasmesso in streaming sul sito YouTube dell’INMP. (foto: Ambulatorio sala d’accoglienza)

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Rigore, equità, crescita

Posted by fidest press agency su martedì, 10 ottobre 2017

elezioniMolti di noi di certo ricorderanno le parole “Rigore, equità, crescita” espresse da un signore che ha conquistato la nostra fiducia per l’essere serio, riflessivo e con un curriculum professionale dal punto di vista accademico e istituzionale di tutto rispetto. Parole dette in presenza di autorevoli personalità, rilanciate dai media, sublimate nei nostri pensieri. E il rigore è calato come una clava, nelle mani di un energumeno, sui poveri pensionati in nome dell’equità come se il necessario fosse traducibile in superfluo e tutti hanno accettato nella consapevolezza del momento critico che ci attraversa. Ma con il passare del tempo la verità delle parole si è tradotta con la menzogna dei fatti. Rigore si, ma per certi e non per altri. Si toglie dalla bocca del povero il pane per lasciare le leccornie nel piatto del benestante. Così abbiamo compreso cosa significa equità per questo signore blasonato.
Tutti noi sappiamo che se si volesse essere equi potremmo ricavare senza molti affanni qualcosa corrispondente a oltre 200 miliardi di euro dagli sprechi, dalle spese evitabili, dai recuperi di risorse, da un’economia virtuosa capace d’escludere le aree del privilegio senza esercitare vessazioni di alcun genere. La crescita, a questo punto diventerebbe una naturale conseguenza e non una artificiosa misura costruita sulle sabbie mobili. La crescita del sistema paese in Italia come nel resto del mondo non è il frutto, sia chiaro, di un’invenzione mediatica o di un trucco da prestigiatore, ma si costruisce pietra su pietra attraverso una progettua-lità legata alla funzionalità e l’operatività dei suoi strumenti. Ovvero attraverso una politica dalle decisioni rapide, una giustizia con procedi-menti che portano una sentenza definitiva in tempi brevi, uno sviluppo omogeneo sull’intero territorio sanando le aree depresse, una scuola del sapere prima ancora d’essere una macchina che produce solo titoli, una politica sociale e del lavoro che sappia essere giusta interprete del diritto dei tutti ad un lavoro quale naturale passaggio per un vivere civile e dignitoso, alla salute e al rispetto per chi ha già dato e che ora attende l’adeguato corrispettivo. In difetto di ciò le parole “rigore, equità, crescita” sono diventati una beffa e quel signore che le ha pronunciate ha avuto solo il merito di renderle vuote, prive di significato, amare e false. Tutto questo lo scrivo a futura memoria per la prossima tornata elettorale e per una riflessione sull’uso che ne faranno i molti politici per la delizia dei nostri uditi. (Riccardo Alfonso)

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Tavola rotonda su Diversità linguistica ed equità nell’Università

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 maggio 2017

torinoTorino giovedì 25 maggio, dalle h. 18.00 alle h. 20.00, presso gli spazi del Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi, 13 una tavola rotonda con lo scopo di dibattere di tali aspetti, dal tema Diversità linguistica ed equità nell’Università. Interverranno esponenti di primo piano del mondo culturale e accademico torinese e non solo, che da tempo si occupano di problematiche linguistiche, come il Prof. Gianluigi Beccaria (Università di Torino), la Prof.ssa Maria Agostina Cabiddu (Politecnico di Milano), il Prof. Enrico Prenesti (Università di Torino) e il Dr. Michele Gazzola (Humboldt-Universität zu Berlin). In tale occasione sarà presentato in anteprima assoluta il libro “L’italiano alla prova dell’internazionalizzazione”. I lavori si concluderanno con una testimonianza di Gian Carlo Fighiera sulle idee di giustizia linguistica di L.L. Zamenhof, inventore della lingua esperanto, nell’anno in cui si celebra il centenario della sua scomparsa. La tavola rotonda sarà moderata dalla Dott.ssa Francesca GM Gastaldi.
L’affermazione e diffusione dell’inglese, da un punto di vista storico e linguistico, costituisce un fenomeno culturale sempre più in espansione. Di recente tale tendenza è recepita anche nel contesto accademico, esprimendosi anche con l’adozione di politiche linguistiche che incentivano l’uso esclusivo dell’inglese a livello didattico oltre che nella comunicazione scientifica. La sentenza della Corte Costituzionale (decisione del 21/02/2017; sentenza n. 42) rispetto all’uso dell’inglese nella didattica accademica invita invece a riflettere sulle effettive possibilità ed esiti di applicazione di tali politiche: quali potrebbero essere le conseguenze, da un punto di vista formativo e sociale, sulle future generazioni? Quali gli esiti per l’uso della lingua italiana a livello accademico? Quali effetti sulla qualità della trasmissione del sapere?

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Il vero signor No è Matteo Renzi

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2016

padova“Il vero signor no è il presidente Renzi, ha detto no all’elezione diretta del Presidente della Repubblica, alla costituzionalizzazione della sovranità nazionale con l’introduzione del referendum abrogativo delle leggi europee, al principio di equità generazionale per evitare che si possano lasciare buchi nella finanza pubblica che dovranno ripianare coloro che verranno dopo di noi, alla norma antiribaltone, al tetto massimo alle tasse, alla separazione delle banche commerciali da quelle d’affari per impedire agli speculatori finanziari di far collassare il sistema del credito e mettere in ginocchio i risparmiatori, alla vera abolizione delle province abrogando solo il diritto di voto dei cittadini, alla certezza della pena impedendo depenalizzazioni e svuota carceri, alla legittima difesa, al contrasto per l’immigrazione clandestina.
C’è un solo resistente al vero cambiamento, ha la faccia da ragazzo e il linguaggio del rottamatore, scelto dai poteri forti in quanto prototipo ideale per lasciare tutto com’è e svendere l’Italia nel più assordante silenzio”. È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli durante la presentazione della manifestazione del comitato Terra Nostra organizzata a Padova il 23, 24, 25 settembre dal deputato Walter Rizzetto.
“Il debito dello Stato aumenta, lo certifica la Banca d’Italia, il Pil non cresce come hanno riconosciuto prima Padoan, poi Renzi; la riforma della scuola (la ridondante ‘buona scuola’) secondo il premier non è il massimo. L’Italicum va cambiato e gli italiani nei sondaggi bocciano la riforma costituzionale, tanto da costringere Renzi a occupare militarmente sia le reti Rai che quelle Mediaset per provare a ribaltare la tendenza.Insomma, un vero successone. Ci manca solo la cessione dell’Alto Adige all’Austria per completare la iattura imposta agli italiani da Napolitano”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli

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“L’Italia dell’Economia Civile”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2015

loppianoFigline e Incisa V.no (FI) 12-13 giugno 2015 primo seminario nazionale promosso dalla Scuola di Economia Civile (SEC) presso il Polo Lionello Bonfanti e il centro internazionale di Loppiano. I lavori inizieranno venerdì 12 giugno alle 9 all’Auditorium di Loppiano con gli interventi degli economisti Zamagni: “L’impresa civile” e Bruni: “Quali dimensioni Misurano quanto un’impresa è civile?”. Seguirà l’incontro con Cesare Vitali di Banca Etica, Claudia Benedetti di Federcasse e Luca Raffaele di Grandi Imprese e PMI su “Cosa si misura oggi nelle imprese? Le esperienze di misurazione e le sfide che pongono”. Al Panel conclusivo parteciperà anche Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. “Siamo convinti che l’economia o è civile o è incivile – spiega Silvia Vacca, presidente SEC – e che non basta più che le aziende adottino comportamenti socialmente responsabili. Serve introdurre equità, giustizia, attenzione alla persona, alle relazioni e dare voce non solo ai prodotti e servizi dell’impresa, ma anche ai valori che l’hanno fatta nascere. E questo vale per tutte le organizzazioni che con la loro attività e comportamento incidono sul sistema economico. Si tratta di passare dalla teoria alla prassi, cercando di delineare alcune piste che possano essere una traccia comune che aggrega gli sforzi del multiforme e variegato universo delle tante realtà che oggi, specie in Italia, con la loro attività contribuiscono al bene comune”.
“Dalla qualità della vita alla qualità dell’impresa: cosa dovrebbe accadere nel mondo dell’impresa per recepire quello che si sta studiando in ambito economico-sociale?” è invece il titolo della tavola rotonda a cui interverranno gli economisti Enrico Giovannini dell’Università di Roma Tor Vergata, Pierluigi Sacco dell’Uiav di Venezia, Nicolò Bellanca dell’Università di Firenze e l’urbanista Elena Granata del Politecnico di Milano.
Sabato 13 giugno i lavori proseguiranno al Polo Lionello Bonfanti con l’incontro “Dai laboratori verso nuovi cantieri e sfide”, con la partecipazione dell’economista Leonardo Becchetti dell’Università di Roma Tor Vergata, di Helen Alford dell’Università Pust e di Aldo Bonomi del consorzio Aaster.

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Equità delle cure contro il dolore

Posted by fidest press agency su domenica, 29 giugno 2014

doloreIn Europa 500 milioni di giornate lavorative e 34 miliardi di euro persi, a causa di patologie algiche; sul fronte delle cure, in Italia il consumo di oppioidi forti cresce del 20%, con un livello attuale pari a circa 1,70 euro procapite. Questi alcuni dati emersi a IMPACT proactive 2014, che si è chiuso oggi a Firenze. Gli esperti, riuniti in gruppi di lavoro, hanno definito le scelte ‘giuste’, condivise e appropriate, sui trattamenti da implementare e quelli da ridimensionare. Entro fine anno, azioni pilota per migliorare la pratica clinica quotidiana. Grandi protagoniste anche le Associazioni di pazienti e cittadini, che davanti all’Assemblea si sono impegnate ufficialmente in una battaglia per un accesso più equo alle cure. Implementare il lavoro d’équipe e la presa in carico integrata del paziente, anche con il supporto di reti informatiche per la condivisione real time delle informazioni; dedicare tempo adeguato all’ascolto del malato, rendendolo più partecipe nelle scelte di cura; privilegiare un approccio precoce e meditato al dolore, senza attendere che cronicizzi; evitare di prescrivere esami e terapie senza prima un inquadramento clinico e psicologico del paziente; scoraggiare uso improprio di FANS e automedicazione; intensificare l’impegno nel formare i medici e informare i cittadini. Queste alcune delle raccomandazioni emerse nella due giorni di IMPACT proactive 2014, gli Stati Generali del dolore in Italia, che ha visto la partecipazione di oltre 200 delegati provenienti da tutto il Paese. Intenso il dibattito intercorso fra Ministero della Salute, Regioni e oltre 70 Società Scientifiche, Associazioni e Fondazioni sull’applicazione nella pratica clinica della Legge 38/2010. Un ruolo decisivo, quest’anno, è stato quello giocato da pazienti e cittadini che, attraverso Cittadinanzattiva e Federconsumatori, hanno portato all’attenzione della platea i bisogni e le aspettative di chi soffre.“Uno dei fronti su cui occorre lavorare è quello dell’umanizzazione della medicina”, ha dichiarato Gian Franco Gensini, Presidente del Comitato Scientifico IMPACT proactive e Ordinario di Medicina Interna all’Università di Firenze.“Serve un maggiore sforzo dei clinici verso la riflessione e la disponibilità all’ascolto del paziente, che si attua dando valore alla sua specifica storia e instaurando con lui una relazione simmetrica. Solo così sarà possibile raccogliere le informazioni e sviluppare gli strumenti necessari affinché le cure siano davvero tailor-made. Proprio in questa direzione, i gruppi di lavoro IMPACT proactive 2014hanno individuato una serie di scelte ‘giuste’, condivise e appropriate, sui trattamenti da implementare e quelli da ridimensionare, perché troppo spesso non necessari. Tutti gli attori del sistema devono esserne resi consapevoli. Ciò che è inutile, infatti, non è detto che non sia anche dannoso, per l’ulteriore aggravio di costi sanitari ma soprattutto per la salute del malato. I tempi ora sono maturi per passare da ‘IMPACT proactive’ a ‘IMPACT in action’: sulla base delle scelte ‘giuste’ oggi definite, ci auguriamo di poter avviare entro l’anno alcune azioni pilota che ci consentano di implementare un reale cambiamento nella pratica clinica di gestione del dolore”.Un problema, quello dei trattamenti inappropriati ed evitabili, comune a molti Paesi europei, come ha sottolineato Hans Kress, Presidente EFIC European Pain Federation: “Il dolore è una patologia ancora sottodiagnosticata e sottotrattata, con rilevanti costi sociali ed economici: in Europa colpisce 1 cittadino adulto su 5 e fa perdere 500 milioni di giornate lavorative, l’equivalente di 34 miliardi di euro. Spesso sono anche gli esami inutili e le terapie inadeguate ad incidere sui sistemi sanitari. Siamo di fronte a un’epidemia invisibile: nelle rilevazioni statistiche il dolore come vera e propria malattia non esiste, ma si nasconde all’interno di altre diagnosi. A tale proposito, EFIC sta collaborando con l’OMS per una nuova edizione dell’International Classification of Diseases e poter così attribuire alla patologia dolorosa un suo specifico codice. Nonostante il suo impatto socio-economico così rilevante, il problema non è una priorità nell’agenda degli Stati europei. Ammiro molto il lavoro svolto dal Governo italiano che, con la Legge 38, è stato tra i primi a comprendere la necessità di creare un network sul territorio, per garantire al cittadino cure antalgiche appropriate: un passo fondamentale nella giusta direzione”.Eppure questa legge, tanto innovativa e oggetto di ammirazione anche all’estero, in Italia è ancora troppo spesso disattesa. A denunciare questa situazione sono anche le Associazioni di pazienti e cittadini, che nell’edizione 2014 di IMPACT proactive hanno avuto un ruolo di primo piano, arricchendo il dibattito dell’Assemblea con il loro prezioso contributo. “Se possono esserci delle differenze nel trattamento del dolore tra i vari Paesi europei, è invece inaccettabile che vi siano disparità all’interno di un medesimo Servizio Sanitario Nazionale, tra Regione e Regione”, ha ammonito Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori. “La 38/2010 è un’ottima legge per contrastare un reale problema di salute pubblica ma è fondamentale che i cittadini conoscano e rivendichino con determinazione il loro diritto a ricevere in tutta Italia il medesimo livello di assistenza. Oggi Federconsumatori intende scendere in campo accanto a tutti i partner di Impact e portare il suo contributo a questa importante partita che si sta giocando a livello nazionale ed europeo. Vogliamo impegnarci per diffondere, attraverso le oltre 1000 sedi che abbiamo sul territorio italiano, il massimo livello di informazione. La nostra, dunque, sarà soprattutto una battaglia di equità, perché combattendo per l’equità non solo si difende chi soffre ma si arricchisce tutto il Paese: la sua cultura, il suo sviluppo civile e sociale”.Pazienti e medici uniti nell’impegno comune verso una sanità migliore anche nel nuovo movimento Slow Medicine, tra i protagonisti di IMPACT proactive 2014. “Slow Medicine, rete di professionisti e di cittadini che si riconosce in una Medicina Sobria, Rispettosa e Giusta (www.slowmedicine.it), ha lanciato in Italia, in analogia all’iniziativa Choosing Wisely già in atto negli Stati Uniti, il progetto ‘Fare di più non significa fare meglio’”,ha spiegato Sandra Vernero, cofondatore e segretario generale Associazione Slow Medicine. “Il progetto si propone di migliorare la qualità e la sicurezza dei servizi sanitari in Italia attraverso la riduzione di esami diagnostici e trattamenti che spesso non sono efficaci e rischiano al contrario di essere dannosi: di questi esami e trattamenti, come la Risonanza Magnetica della colonna nel mal di schiena o pesanti trattamenti antitumorali nei pazienti oncologici in fase terminale, dovranno interrogarsi e parlare tra loro i medici, gli altri professionisti e i pazienti, perché le scelte siano informate, sagge e condivise”.

 

 

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Corruzione e equità fiscale

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2013

English: Capri harbour, from the viewpoint at ...

English: Capri harbour, from the viewpoint at Anacapri (Photo credit: Wikipedia)

“La corruzione e l’equità fiscale sono i principali problemi che affliggono i contribuenti”. Lo ha affermato il Presidente dei Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno nel presentare stamane a Capri il 3° Rapporto del Contribuente 2013 redatto da Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani. “Non si può combattere l’evasione fiscale se non si sradica la corruzione diffusa che si registra nel nostro Paese – ha aggiunto Carlomagno – La corruzione provoca sia un danno diretto all’economia, generando costi insostenibili per le imprese, che un danno indiretto, allontanando quelle straniere dall’investire in Italia”. In Italia, dal 2008 al 2013, la corruzione è cresciuta del 536%, raggiungendo un giro d’affari di 74 MLD di euro l”anno. Anche lo stato di salute dei contribuenti italiani p eggiora. Sempre più imprese italiane chiudono i battenti dopo aver ricevuto una verifica fiscale. Secondo il 3° Rapporto del Contribuente 2013, nel I semestre soltanto 2 imprese su 5 (40,3%) che ricevono un accertamento tributario riescono a sopravvivere, contro il 93,2% registrato nel 2008. Anche la richieste di rateizzazione del pagamento dei tributi è cresciuta superando la stratosferica cifra di 20 MLD di euro.
Ma il vero e proprio boom si registra nell’uso del ravvedimento operoso: +166% nel 2013: 3 contribuenti su 4 non riescono più a pagare nei termini le imposte. Nel I semestre del 2013 è cresciuta anche la sfiducia dei Contribuenti Italiani nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria. Il 74,8% dei Contribuenti chiedono la riforma del Garante del Contribuente e la riforma della mediazione tributaria perché non sono organi terzi. Al contrario, cresce la fiducia nella Giustizia tributaria dell’16,1%, passando dal 73,3% del 2008 all’89,4% del 2012.
«Ciò che ci stupisc e maggiormente è apprendere dalle agenzie di stampa che anche nei confronti dell’attuale direttore regionale dI Equitalia della Liguria, Francesco Pasquini, la Procura della Repubblica di Roma ipotizza reati di corruzione- ha concluso Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Siamo certi che il dirigente saprà chiarire rapidamente la propria posizione ai pubblici ministeri anche per non danneggiare l’immagine di Equitalia e il rapporto tra fisco e contribuenti”. (Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani)

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Rigore, equità, crescita

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2012

Molti di noi di certo ricorderanno le parole “Rigore, equità, crescita” espresse da un signore che ha conquistato la nostra fiducia per l’essere serio, riflessivo e con un curriculum professionale dal punto di vista accademico e istituzionale di tutto rispetto. Parole dette in presenza di autorevoli personalità, rilanciate dai media, sublimate nei nostri pensieri.
E il rigore è calato come una clava, nelle mani di un energumeno, sui poveri pensionati in nome dell’equità come se il necessario fosse traducibile in superfluo e tutti hanno accettato nella consapevolezza del momento critico che ci attraversa.
Ma con il passare del tempo la verità delle parole si è tradotta con la menzogna dei fatti. Rigore si, ma per certi e non per altri. Si toglie dalla bocca del povero il pane per lasciare le leccornie nel piatto del benestante. Così abbiamo compreso cosa significa equità per questo signore blasonato.
Tutti noi sappiamo che se si volesse essere equi potremmo ricavare senza molti affanni qualcosa corrispondente ad oltre 200 miliardi di euro dagli sprechi, dalle spese evitabili, dai recuperi di risorse, da un’economia virtuosa capace d’escludere le aree del privilegio senza esercitare vessazioni di alcun genere.
La crescita, a questo punto diventerebbe una naturale conseguenza e non una artificiosa misura costruita sulle sabbie mobili.
La crescita del sistema paese in Italia come nel resto del mondo non è il frutto, sia chiaro, di una invenzione mediatica o di un trucco da prestigiatore, ma si costruisce pietra su pietra attraverso una progettualità legata alla funzionalità e l’operatività dei suoi strumenti. Ovvero attraverso una politica dalle decisioni rapide, una giustizia con procedimenti che portano una sentenza definitiva in tempi brevi, uno sviluppo omogeneo sull’intero territorio sanando le aree depresse, una scuola del sapere prima ancora d’essere una macchina che produce solo titoli, una politica sociale e del lavoro che sappia essere giusta interprete del diritto dei tutti ad un lavoro quale naturale passaggio per un vivere civile e dignitoso, alla salute e al rispetto per chi ha già dato e che ora attende l’adeguato corrispettivo. In difetto di ciò le parole “rigore, equità, crescita” sono diventate una beffa e quel signore che le ha pronunciate ha avuto solo il merito di renderle vuote, prive di significato, amare e false. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Quando la Chiesa sapeva parlare di equità

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2012

Si è tanto parlato di misure di equità per superare l’attuale crisi economica che attanaglia l’Italia, l’Europa e tutto il mondo occidentale; l’appello fatto a Mario Monti di intervenire in tali misure in Italia ed Europa, suggerì un’ondata di fiducia e di speranza, alimentate dalla defenestrazione del governo Berlusconi, che aveva furtivamente negato la crisi, aggravandone l’esito che stava diventando finale. Discutere di equità non servirebbe a nulla senza disporre di un punto solido di riferimento a cui ispirarsi.
Fu la Chiesa che, anticipando i tempi, inquadrò il problema sociale nell’ambito della solidarietà e, conseguentemente dell’equità. Purtroppo possiamo parlarne solo al passato, perché il vertice attuale della Chiesa sembra voler contrastare i principi della solidarietà universale, dedicandosi, piuttosto, alla separazione tra mondo occidentale, liberista, detentore delle radici cristiane e il resto del mondo, appartenente ad una razza diversa, destinata alla sottomissione. Per parlare in positivo preferisco driblare l’attualità del non-insegnamento dell’attuale gerarchia varticana, per ricordare le pagine più significative che hanno anticipato tutto ciò che, ineluttabilmente, sta accadendo. Il Concilio vaticano II inquadrò i problemi dell’uomo, dilatandolo ai problemi di tutti gli uomini, affidando alla riflessione quella
COSTITUZIONE PASTORALE SULLA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO GAUDIUM ET SPES;
molto probabilmente la ragione principale per l’aperta ostilità che l’attuale vaticano manifesta verso l’intero Concilio. Se oggi riprendo quel tema è per la sua attualità mortificata.
La “Gaudium et Spes”, specie nella 2° parte, cap. 3°, affronta il problema sociale sotto un profilo più ampio che non quello dato dalle precedenti Encicliche sociali, che volgevano lo sguardo ai problemi delle singole nazioni.
La Chiesa comprese bene come il concetto di “sviluppo” si sia dilatato oltre le frontiere dei singoli Stati, diventando un elemento fondamentale dell’economia. Difficilmente la Chiesa è riuscita ad anticipare l’evoluzione dei tempi, ha sempre analizzato tale evoluzione per dire la Sua parola: la Rerum Novarum fu la risposta della Chiesa al “Capitale” di Carlo Marx dopo 50 anni ! Con la “Gaudium et Spes”, specie a rivederla alla luce degli accadimenti attuali dopo 60 anni dalla promulgazione, ci rendiamo conto come la Chiesa, in questo caso, abbia anticipato i tempi, prevedendo ciò che sarebbe accaduto. Si tratta di un intervento prettamente “politico”, cioè del comportamento che l’uomo assume di fronte a determinati eventi, in questo caso l’etica ha la sua parola da dire, per questo la Chiesa intervenne. Non si guardò più all’aiuto che i paesi ricchi devono elargire a quelli poveri, ma essa trasformò quest’intervento in problema politico e di politica planetaria.
Al centro del problema si pose lo sforzo che tutti devono compiere, a cominciare dai paesi progrediti, per regolare le leggi dell’economia e orientare le singole politiche sociali dei singoli paesi nel quadro generale di una economia del benessere globale. Venne anche indicata la via da seguire, sottolineando come l’oggetto di una sana politica economica non deve limitarsi alla sola moltiplicazione dei beni, né al profitto, né alla potenza, bensì deve porsi al servizio dell’uomo, considerato nella gerarchia delle sue necessità materiali, spirituali e religiose: “d’ogni uomo, d’ogni gruppo di uomini, senza distinzioni di razza, di continente, di cultura o di religione”. (Gaudium et Spes” parte II, cap. III). Così il Concilio insegnò che lo sviluppo non poteva essere abbandonato né alla discrezione dei “grandi interessi”, né all’arbitrio degli Stati più sviluppati, né “all’egemonia delle grandi Potenze né agli automatismi dell’economia”.
Sembra leggere la condanna anticipata della globalizzazione dei mercati, che oggi viene presentata come una naturale ed automatica evoluzione dell’economia. Per la prima volta, molto tempo prima della fine della guerra fredda con la divisione del mondo in Est e Ovest; molto tempo prima della nuova divisione del mondo in Nord e Sud, in paesi ricchi e in paesi poveri, in nazioni produttrici e nazioni consumatrici, in popoli creditori e popoli debitori, si entrò nel vivo della problematica della cooperazione internazionale. Emerge anche una nuova visuale: nel secolo XIX, con l’inizio del Magistero Sociale della Chiesa, si passò dal “paternalismo” alla “giustizia sociale”, con la Gaudium et Spes si impose la costruzione di una “comunità mondiale”, antitesi perfetta di quello che, invece, è accaduto con la promozione della globalizzazione dei mercati. La “comunità mondiale” non escluderebbe l’aiuto che il più forte deve dare al più debole, ma tale aiuto, senza tornare a cadere nel “paternalismo” ormai superato, deve avvenire al di sopra delle disparità di fatto, nel riconoscimento di una eguaglianza fondamentale di diritto.
Altro che radici cristiane dell’Europa, ridotte ad elemento di antropologia culturale, come il naso adunco degli Aztechi. Ritengo che non si possa negare la lineare continuità del pensiero sociale della Chiesa, almeno fino a Gioovanni Paolo II e alla Centesimus Annus, pur nel costante adeguamento alle situazioni diverse dei tempi e della società.
Leone XIII fece il primo passo, in risposta al marxismo che stava già guadagnando proseliti; si rivolse ad una società statica e individualistica, fondamentalmente ostile al diritto di associazionismo, e rivendicò, per primo, il diritto dei corpi intermedi alla propria esistenza e alla loro autonomia in seno alla comunità.
Pio XI e Pio XII si ritrovarono in una società in movimento, minata dalla contrapposizione di gruppi già legalmente riconosciuti, ma ostili fra di loro; questa realtà li portò ad insistere sul concetto di un ordine corporativo in grado di unificare armonicamente in un solo corpo sociale gli interessi più diversi.
Giovanni XXIII aprì il Concilio su un mondo in pieno processo di socializzazione, esteso in ogni campo dell’attività umana. Questa evoluzione spiega il tramonto dell’idea del corporativismo, sostituita con l’idea del cooperativismo; l’internazionalizzazione del cooperativismo non potrà che diventare “integrazione fra i popoli”, in alternativa e in contrasto con la globalizzazione dei mercati promossa e imposta, anche con la forza, dalla minoranza opulenta del mondo occidentale alla maggioranza bisognosa del resto del pianeta.
La globalizzazione guarda ai mercati e divide il mondo in nazioni produttrici e nazioni consumatrici; è un ritorno al materialismo, quello stesso materialismo che il sistema liberal-democratico ha sempre combattuto a parole, cadendo però nel materialismo edonistico; il cooperativismo torna ad appropriarsi della centralità dell’uomo, ponendo l’economia al servizio dell’uomo e di tutti gli uomini, solo così potrà realizzarsi l’etica economica. Immutato rimane l’invito, da parte della sociologia del Nuovo Umanesimo, alla partecipazione di tutti nella edificazione della società; sostanzialmente identico resterà il modello teorico a cui si ispira, quello di un insieme pluralistico di istituzioni a natura privatistica, tra loro in posizione di parità giuridica, ma regolate dal diritto pubblico in quegli aspetti che toccano direttamente il bene comune; ma offre una versione più aderente alla nuova realtà, sempre in evoluzione, più moderna e “socializzata”. (cfr.37° Settimana sociale del Canada, Syndacalisme et organisation professionelle, Atti Ufficiali, Trois-Rivières 1960, pag. 12) (Rosario Amico Roxas)

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Equità, questa sconosciuta

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2012

E’ una parola utilizzata spesso da presidente Monti e dai suoi ministri. Forse per la fonetica, gli piace il suono e la ripetono come fosse un mantra. Devono, però, ignorarne il significato, perché di equità nella loro azione di governo ce n’è ben poca. Oggi scattano le addizionali Irpef e la busta paga degli italiani sarà ancora più leggera, mentre i prezzi di carburanti e generi di prima necessità continuano a salire. E questo si sa da tempo, purtroppo, come anche la reintroduzione dell’Ici, che oggi si chiama Imu. Si pagherà e sarà salata perché il governo ha alzato le rendite catastali. Sull’Imu c’è una magagna grande come una casa. Di riposo. Sì, perché, come scrive oggi il quotidiano La Stampa, i circa 300.000 lungodegenti che si trovano ospiti nelle case di riposo, dovranno pagare l’Imu su questi istituti. Una follia. La legge prevede, infatti, che se il ricovero è permanente il tributo 2012 deve essere pagato come se si trattasse di seconda casa. Quindi un paziente malconcio in età avanzata dovrà pagare l’Imu sulla casa di proprietà e sulla casa di riposo. Far cassa sulla pelle degli anziani in questo modo è vergognoso. Ci auguriamo che si tratti solo di incompetenza e inettitudine nella stesura del testo e non di volontà politica di spremere i più deboli tra i deboli, incapaci di difendersi. Dopo aver scoperto tutto ciò, ci impegneremo a sollevare il caso in Parlamento per ripristinare non la giustizia sociale, perché non basterebbe di certo questo, ma almeno un livello minimo di dignità politica e di umanità anche nel prelievo fiscale.(Massimo Donadi)

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I giovani farmacisti vogliono equità e meritocrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2012

Farmacia

Farmacia (Photo credit: Derek Caiden)

«Un occasione persa per il mondo della Farmacia» è questo il risultato della stesura finale dell’art.11, secondo Fenagifar, Federazione nazionale delle associazioni dei giovani farmacisti, che in una nota invita a evitare il «circolo vizioso che indebolisce la categoria professionale». Nel comunicato Fenagifar ribadisce con forza di essere per la meritocrazia, cioè per un concorso che preveda gli esami oltre che i titoli; per l’equità, cioè per una valutazione dei titoli che tenga conto del valore delle più qualificanti esperienze maturate ; per la Farmacia, affinché essa sia l’unico luogo di dispensazione di tutto il farmaco, garantendole sostenibilità e risorse e non continui impoverimenti e infine per il superamento dell’esperienza mal riuscita del secondo e terzo canale di distribuzione del farmaco. I giovani farmacisti, in conclusione, si dichiarano «d’accordo con chi vuole ricercare una soluzione definitiva e positiva del ruolo e della posizione dei giovani farmacisti titolari di parafarmacia, che non devono essere strumentalizzati dalla politica e rimanere vittime di un ulteriore inganno imprenditoriale con gli annunci di possibili allargamenti del loro mercato».(fonte farmacista33)

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Bisogno di equità sociale

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2012

Le notizie ricorrenti sugli stipendi milionari dei manager statali, sulle centinaia di miliardi di euro evasi, su altrettanti per sprechi, abusi e quanto altro rendono ancora più amaro il prezzo che devono sborsare i piccoli contribuenti, i lavoratori dipendenti con il prelievo alla fonte, i pensionati e tutta quell’area di cittadini che vive modestamente. Eppure, di là di qualche mugugno, di sporadiche proteste scritte che trovano il tempo per uno sfogo e nulla più, sembra che gli italiani si siano rassegnati al peggio e alla consapevolezza che esiste una classe di privilegiati, di furbi, di approfittatori e che dobbiamo tenercela. E’ inestirpabile. E’ peggio della gramigna che soffoca, in un campo di grano, la spiga della vita. Ma il male, che riceviamo, non distrugge solo una esistenza o circoscritte in particolari ambiti della società, è destinato ad incidere nel profondo. Abbiamo perso il senso dell’equità, della giustizia sociale, del vivere in comune e ci comportiamo sempre di più come coloro che hanno messo al primo posto la frenesia dell’accaparramento delle risorse disponibili, del possesso come primato per emergere, della sopraffazione come il prezzo da far pagare agli altri per il proprio benessere. E questa cultura dell’avere, costi quel che costi, l’abbiamo inculcata ai giovani rendendoli cinici, spietati, egoisti, opportunisti. Siamo entrati mani e piedi nella logica dello homo homini lupus e cerchiamo di fare intorno a noi terra bruciata. In noi prevale il modello di essere umano ad una dimensione: un soggetto alienato, stordito e consumista e che accetta la realtà come se non ve ne fossero altre e vi soggiace passivamente. Brutalizziamo noi stessi rinunciando a riscattarci dal sostrato dei reietti e degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati, dei disoccupati e degli inabili. Ci manca una disciplina “rivoluzionaria” per cogliere l’anelito ad un mondo liberato e diverso da quello esistente. Ma sia chiaro. La rivoluzione che prefiguriamo non è certo quella dell’istinto o dal rifiuto della ragione, ma di una razionalità propria nella presa di coscienza collettiva che due sono i diritti che ci appartengono e che sono inscindibili e conseguenti: il diritto alla vita e a vivere. E per vivere dobbiamo rinunciare ad avere per ritornare ad essere e sull’essere fondare la nostra religione e la nostra ragione di vita. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il Pd e le rendite catastali

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

I territori amministrativi e catastali dei com...

Image via Wikipedia

”Il Governo sta decidendo di rivedere le rendite catastali di tutti i fabbricati e di riconsiderare il meccanismo che le determina? Io dico: Finalmente! Si tratta di un provvedimento di vera equita’, un modo per mettere tutti i cittadini sullo stesso piano. Nel corso degli anni si e’ sedimentata una situazione sperequata che mette i cittadini, anche nello stesso comune di residenza, in situazioni di iniquita’. La riforma e’ assolutamente necessaria. Ad esempio, per quanto riguarda le abitazioni in Italia ci sono 14 milioni di residenze con rendita catastale inferiore ai 370 euro. Questo significa che ci sono oltre 14 milioni di famiglie che, con le rendite attuali, pagheranno a partire dal 2012 da zero a un massimo di 50 euro annui di IMU relativo alla prima casa. L’attuale sistema IMU previsto dalla manovra salvaitalia basandosi, di fatto, sulle attuali rendite catastali, crea un elemento di iniquità: famiglie ricche che vivono in abitazioni di alto valore commerciale ma dallo scarso valore catastale che non pagano nulla di IMU e, magari, famiglie povere residenti in appartamenti più recenti di scarso valore commerciale ma con alto valore catastale che invece dovranno pagare cifre spropositate di IMU. Pertanto la scelta del Governo di rivedere le rendite catastali a parità di gettito e’, senza dubbio, un intervento che determinerà maggiore equità e giustizia”. Così Marco Stradiotto, senatore del PD.

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Economia: Rigore e sviluppo

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2011

Una manovra finanziaria di rigore ma senza equità e senza meccanismi efficaci di ripresa economica sarebbe destinata al fallimento. In una situazione occupazionale già difficile e con la stima di un ulteriore aggravamento tanto da prevedersi una perdita di altri 100.000 posti di lavoro entro la fine dell’anno, i tagli annunciati da soli sarebbero altamente recessivi. Non sarebbe capito e tanto meno accettato dai cittadini. Inevitabilmente provocherebbero tensioni sociali con ricadute pesanti sulla stessa economia e tanto più sul ridimensionamento del debito. Non siamo contro il rigore. Anzi occorrono controlli stringenti per eliminare i tanti sprechi quotidiani. Non solo nei ministeri e negli enti e società ad essi collegati. Comuni, province e regioni non sono sottoposti ad alcun controllo, se non quello della Corte dei Conti che arriva dopo molti anni. Si pensi che i revisori dei conti vengono scelti dagli stessi amministratori ed è stato eliminato finanche il parere di legittimità obbligatorio che prima esprimevano i segretari comunali e provinciali. Il peso della manovra non può che essere giustamente distribuito. Ciò vuol dire che a pagare di più deve essere chi ha e ha avuto di più. Non si tratta di punire i più fortunati, ma di chiedere loro di contribuire di più alla salvezza del paese. Perciò serve una patrimoniale forte sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni. Secondo noi la metà della manovra dovrebbe essere a loro carico. Del tutto fuori luogo sono le lamentele per la cosiddetta tassa di solidarietà a carico di manager, calciatori, attori, giornalisti, grandi professionisti, alti dirigenti delle Stato e delle Regioni, ecc. Certo bisogna ridurre anche le spese inutili ed eccessive della politica, a partire dalla drastica riduzione del finanziamento pubblico dei partiti. La lotta al sommerso, all’elusione e all’evasione fiscale, anche quella che usa i derivati finanziari come moderni strumenti di abbattimento dell’imponibile, deve essere fatta con maggiore convinzione. Le ultime stime indicano un sommerso di 230 miliardi di euro! Dopo averne verificato la praticabilità costituzionale, si potrebbe recuperare qualcosa anche dai capitali già fuggiti all’estero e scudati con il semplice pagamento del 5%. Non si può ritenere equo l’aumento dell’Iva, come molti auspicano, in quanto andrebbe a colpire linearmente tutti i cittadini e avrebbe effetti recessivi. Scaricare pesanti tagli sugli enti locali, soprattutto per quella parte che andrebbe a colpire i servizi sociali, è la strada più semplice ma non la più equa. Certamente occorre razionalizzare l’amministrazione pubblica. Vi è l’indubbia necessità di un progressivo adeguamento del nostro welfare, delle nostre pensioni e del lavoro agli standard europei. L’Italia, la Francia e gli altri Paesi non potranno chiedere aiuto all’Europa se non adeguano l’età pensionistica a quella dei lavoratori tedeschi.Ma colpisce molto il fatto che la manovra manchi di una idea e di una visione strategica per la crescita e per lo sviluppo. In verità non ci sorprende in quanto un crescente fondamentalismo neoliberista, che vede lo Stato come il nemico da abbattere, è penetrato ovunque. È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Attualmente gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali 78 nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. Alla quale ovviamente pagano gli interessi dovuti. Secondo noi, potrebbero estinguere tale debito nei confronti della Cassa vendendo alla stessa parte dei loro immobili. Ma la Cdp dovrebbe creare un Fondo equity il cui capitale sarebbe formato proprio dal valore degli immobili. Tale fondo dovrebbe essere finalizzato alla promozione di investimenti, a partire dalle grandi infrastrutture nel Mezzogiorno la cui carenza incide negativamente sull’intera economia nell’area e nel Paese.
Lo stesso si potrebbe fare anche con le riserve auree della Banca d’Italia. Esse erano 2.412 tonnellate a fine 2010 con un valore di 83 miliardi. Oggi con il mercato dell’oro in crescita vertiginosa, valgono oltre 100 miliardi. Da tempo noi sosteniamo, e recentemente con la loro autorevolezza lo propongono anche Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, la istituzione degli EuroUnion Bond. Secondo la loro proposta i paesi dell’Unione europea dovrebbero conferire in un Fondo finanziario europeo in modo proporzionale capitali per 1.000 miliardi di euro. In parte formati dalle riserve auree e in parte dalle quote azionarie di società partecipate dai vari governi. L’Italia dovrebbe contribuire per 180 miliardi, di cui oltre 100 riferiti alle riserve auree. Il fondo potrebbe emettere bond per circa 3.000 miliardi: 2.300 per portare la media del debito europeo da 86% al 60% del Pil e 700 miliardi per promuovere grandi progetti di investimento. Anche su questo terreno si valuterà la capacità del governo e del parlamento italiano. (Mario Lettieri Sottosegretario dell’Economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi Economista – fonte Italiaoggi)

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La giustizia una misura che non esiste

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2011

La Società civile ha dettato diverse norme di tutela, per garantire un rapporto di convivenza, che non spinga gli uni contro gli altri in una lotta continua di sopraffazioni e violenze. E’ un giusto criterio di equità che è affidato ad una serie di norme che noi definiamo leggi e le lasciamo legiferare, per crearne di nuove o per modificare le esistenti, ad una assemblea di rappresentanti del popolo che chiamiamo Parlamento. Dobbiamo, presumere, a questo punto di trovarci al cospetto di una società perfetta o in continuo stato di perfezionamento, ma non è così, purtroppo. Non esiste, in pratica, alcuna garanzia per l’essere umano che dentro una società costituita da tante e varie regole di comportamento civile e democratico si possa vivere in pace e in serenità. Pensiamo, ad esempio, a quei campioni di Paese che, per definizione, si possono classificare “democratici” come negli Usa e nella stessa Gran Bretagna, Da essi vi sono tanti, probabilmente, troppi segnali non confortanti. Eppure dentro le loro impalcature si regge un maldestro sistema fatto di poche o nulle garanzie per i non abbienti, con un welfare ai limiti della sopravvivenza e con aree consistenti di povertà e di emarginazione. La giustizia, non dimentichiamo, si regge su piedi che hanno i loro punti appoggio non solo nelle aule dei tribunali ma anche nel sociale, nel rispetto dei diritti civili, nel garantire la salute e il lavoro a tutti. Sono tutte premesse che evitano di ricacciare l’essere umano nel vortice delle sopraffazioni private e pubbliche e che generano propositi di rivolta e di disobbedienza civile o di sfiducia nelle istituzioni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Giustizia ed equità per chi manifestò contro la guerra

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2010

Il Comitato di Solidarietà 13 maggio 1999 ha reso noto: “Il 5 novembre comincerà il processo di appello per i fatti avvenuti oltre dieci anni fa, il 13 maggio 1999, nei pressi del consolato statunitense di Firenze. Quel giorno migliaia di persone parteciparono a una manifestazione contro la guerra in Jugoslavia, che si concluse appunto sotto il consolato. Vi fu un breve concitato contatto fra le forze dell’ordine e i manifestanti, per fortuna senza conseguenze troppo gravi, se non alcuni manifestanti contusi, fra cui una ragazza che dovette essere operata ad un occhio. Nessuno, sul momento, fu fermato o arrestato, ma in seguito vi furono identificazioni e denunce. Si è arrivati così alle condanne di primo grado, molto pesanti per i 13 imputati: ben sette anni, per le accuse di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Nel dibattimento si sono confrontate le tesi – molto divergenti – delle forze dell’ordine e dei manifestanti. Non intendiamo sindacare le procedure legali, né esprimere giudizi tecnico-giuridici sulla sentenza, ma ci pare che le pene inflitte in primo grado e le loro conseguenze sulla vita delle persone imputate, siano del tutto sproporzionate rispetto alla reale portata dei fatti. Non vi furono, il 13 maggio 1999, reali pericoli per l’ordine pubblico o per l’incolumità delle persone, e non è giusto – in nessun caso – infliggere pene pesanti, in grado di condizionare e stravolgere l’esistenza di una persona, per episodi minimi: perciò esprimiamo la nostra pubblica preoccupazione in vista del processo d’appello, convinti come siamo che la giustizia non possa mai essere sinonimo di vendetta e nemmeno strumento per mandare messaggi “esemplari” a chicchessia. Seguiremo il processo e invitiamo la cittadinanza a fare altrettanto, perché questa non è una storia che riguarda solo 13 persone imputate, ma un passaggio significativo per la vita cittadina e per il senso di parole e concetti che ci sono cari, come democrazia, giustizia, equità”. (n.r. pervenire ad un sentenza, sia pure di secondo grado, dopo undici anni, costituisce per noi la più grave delle anomalie del sistema giudiziario italiano e rappresenta di per se già una forma di condanna per gli inquisiti)

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La spesa farmaceutica

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2010

“Si parla di tagli sui farmaci, e il Governo, invece di intervenire con provvedimenti strutturali sugli sprechi di risorse, scarica ulteriori sacrifici sui lavoratori, sulle famiglie e sugli ammalati”. Così l’On. Scilipoti (IDV) in relazione alla spesa dei farmaci. “Alla luce dell’evidente iniquità sociale che si è venuta a creare (chi ha meno capacità di spesa rinuncia a curarsi) è necessario che il Governo provveda subito a far pagare di meno i farmaci, sia se acquistati direttamente dai cittadini – prosegue il Deputato IDV – sia se forniti dalle ASL con le esenzioni. Ma questa procedura, da sola, non basta; infatti, pur rispettando i tetti di spesa voluti dal Governo, è indispensabile garantire equità e trasparenza: si abbattano i prezzi all’origine, tenuti alti dalle lobbies farmaceutiche! Ciò consentirebbe un recupero di risorse economiche – conclude l’On. Dott. Scilipoti (IDV) –  ben superiori a quelle preventivate con i tagli alla Legge finanziaria”.

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Ricordare Enrico Berlinguer

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2010

A 26 anni dalla morte significa ricordare uno dei pilastri culturali del Partito Democratico e del centrosinistra in Italia. In particolare suona come di straordinaria attualità il richiamo storico che Berlinguer fece all’indissolubile legame che deve esserci tra etica e politica: un legame che non deve rimanere solo un principio enunciato ma che va anche praticato e diffuso a tutti i livelli della politica, da quello nazionale a quello locale e microlocale. Il legame tra etica e politica deve essere un patrimonio di valori da conservare con cura non solo per il centrosinistra ma per l’intero mondo politico.  Insegnamenti ed esempi di strettissima attualità così come lo sono quelli di equità e di uguaglianza sociale che Berlinguer ha propugnato in ogni sua azione politica. Principi che sono messi in discussione da un modello sociale, culturale e politico che sembra essere vocato alla disgregazione sociale, alla frammentazione delle relazioni, ad un individualismo che rischia di pendere verso derive pericolose.  Quando Enrico Berlinguer morì, non avevo ancora compiuto un anno di vita: non ho vissuto in prima persona quella stagione, ma ne ho ‘subito’ il suo straordinario trasporto in una tradizione di impegno e passione politica genuina, in scelte lungimiranti capaci di guardare oltre alla visione dell’oggi. Una capacità di guardare oltre i confini del contingente che anche oggi dobbiamo recuperare: anche per dare al nostro paese e ai nostri territori un modello di sviluppo futuro più sostenibile, sotto ogni punto di vista. Capendo sin da subito ciò che anche Berlinguer ha sempre promosso: e cioè che talvolta, come nei momenti di grande difficoltà come quello che stiamo attraversando, è necessario rinunciare ad un pezzetto del proprio interesse a favore di un benessere diverso e più ampio, quello della nostra comunità. (Marco Di Maio Segretario  territoriale Pd forlivese) (foto Berlinguer)

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Sacrifici con maggiore equità

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2010

I responsabili per il Lazio della Federfarma, pur «consapevoli della necessità di sostenere sacrifici al fine di superare la crisi economica», chiedono al Governo e al Parlamento che questo sforzo doveroso «sia ripartito in maniera equa tra tutti protagonisti della filiera del farmaco» e «non vada a incidere quasi esclusivamente sul bilancio delle già gravate farmacie». Franco Caprino, presidente di Federfarma Lazio, nel corso di un incontro a Roma ha sottolineato «come si sarebbero potuti ottenere risultati più importanti, sotto il profilo della spesa, riducendo il prezzo al pubblico di tutti i farmaci di classe A e non solo dei generici come previsto dalla manovra. Facciamo notare – incalza – che sui farmaci sono state adottate due pesi e due misure diverse». «Questo provvedimento inspiegabilmente non applicato – conclude Caprino – avrebbe avuto infatti come immediata conseguenza risparmi per le tasche dei cittadini e, nel contempo, avrebbe risposto anche ad un criterio di equità, in quanto la riduzione del prezzo al pubblico di questi farmaci avrebbe consentito di spalmare la misura di contenimento della spesa a carico di tutti gli attori della filiera del farmaco (industria, distribuzione intermedia, farmacie)». Nel momento in cui alle farmacie «si chiede di svolgere una funzione sanitaria e sociale sempre più significativa all’interno del sistema», come previsto dalla legge 69/2009 che coinvolge le farmacie nell’offerta di importanti servizi sanitari per la collettività, «non si può contestualmente renderne più onerosa la gestione con costi aggiuntivi, perché il rischio finale è – secondo i rappresentati regionali di Federfarma – rendere inutile la legge 69, provocando la chiusura di molte farmacie sul territorio, a partire dalle più piccole situate nelle zone più disagiate, con la conseguenza di indurre un danno grave e irreparabile a tutta la collettività». (fonte farmacista33)

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