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“Una nuova era per le infrastrutture”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

A cura di Ingrid Edmund, Gestore di portafoglio senior, investimenti in infrastrutture di Columbia Threadneedle Investments. Gli investitori si stanno buttando sugli attivi infrastrutturali con un entusiasmo mai visto in passato. Al momento della redazione del presente articolo, sembra che gli investimenti in infrastrutture non quotate siano in procinto di segnare un record per il 2018.1
Qual è il motivo? Gli attivi infrastrutturali sono in grado di offrire rendimenti relativamente elevati, che gli investitori con esigenze di reddito regolare, quali compagnie assicurative e fondi pensione, fanno fatica a ottenere nell’attuale contesto di tassi d’interesse persistentemente bassi.
Agli investitori si stanno presentando numerose opportunità, poiché il settore privato va a colmare la carenza di finanziamenti lasciata dai governi. Secondo la Commissione europea, in Europa, dove investiamo, occorrono 2.000 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture entro il 2020 per mantenere la competitività. In un periodo di ristrettezze, si tratta di un conto che la maggior parte dei governi molto semplicemente non può permettersi di pagare.Le infrastrutture europee necessitano di rinnovamento, ma con modalità sostenibili nel lungo periodo. Ad esempio, i porti vengono ammodernati per migliorare la funzionalità delle catene produttive, così che le merci possano viaggiare nel mondo in maniera efficiente. Questi adeguamenti migliorano le capacità dei porti, garantendo ai clienti migliori servizi. All’opposto, l’imposizione di un nuovo e più rigido tetto sul tenore di zolfo nel carburante marittimo rischia di abbattere i ricavi per i porti, in quanto è possibile che gli spedizionieri si impuntino maggiormente sui prezzi. Uno scenario in continua evoluzione significa che gli investitori in infrastrutture devono valutare con attenzione le opportunità e le sfide.Sotto molti aspetti, questa crescente enfasi sulla sostenibilità e sulle nuove tecnologie apre la strada a una nuova era per l’investimento in infrastrutture. Gli investitori non sono mai stati così attenti alle questioni ambientali, sociali e di governance (ESG). A nostro parere gli aspetti ESG e l’investimento in infrastrutture sono un’accoppiata vincente. Gran parte del patrimonio infrastrutturale europeo necessita di ammodernamento per garantirne la sostenibilità.Quando investiamo nelle infrastrutture, crediamo che sia importante adottare un approccio lungimirante, intraprendendo progetti sostenibili e responsabili sotto il profilo ecologico, ed essere pronti ad apportare miglioramenti continui. In ultima analisi, ciò si tradurrà in rendimenti superiori e rischi ridotti, poiché l’intervento del mondo politico e delle autorità è molto meno probabile.
Il 2019 si prospetta come un altro anno di straordinaria crescita per le infrastrutture, all’alba di una nuova era trainata dalle innovazioni tecnologiche e dalla crescente importanza della sostenibilità.In un’ottica di investimento, riteniamo che sia fondamentale operare una selezione oculata di opportunità. Anziché unirci alla schiera di concorrenti impazienti di partecipare a mega collocamenti di alto profilo, siamo più interessati al mercato di fascia media, dove abbondano opportunità spesso più convenienti in termini di valore e concorrenza.Il tema della sostenibilità sta acquisendo sempre più importanza. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’enorme crescita nel campo delle infrastrutture per energie rinnovabili, specialmente parchi fotovoltaici ed eolici. Il cambiamento ha luogo a un ritmo talmente repentino che le reti elettriche non riescono necessariamente a tenere il passo, pertanto è facile che nascano sempre più opportunità in quest’area, di pari passo con l’evoluzione del settore. Circa il 30% degli investimenti in infrastrutture riguarda fonti energetiche rinnovabili.2 Si sente molto parlare di città intelligenti. Quando diventeranno una realtà, saranno alimentate da infrastrutture sofisticate e altamente tecnologiche.
In linea di massima la distribuzione dell’energia sta diventando più efficiente. Il teleriscaldamento, ad esempio, ha sempre fatto affidamento sull’alimentazione a gas o diesel, ma oggi si stanno diffondendo fonti alternative, come l’acqua e l’idrogeno, al pari del riscaldamento a biomassa. Il graduale ammodernamento di questi sistemi creerà nuove opportunità per gli investitori.Il ruolo delle tecnologie nell’aumento dell’efficienza infrastrutturale è anch’esso destinato a crescere nel 2019. Ad esempio, per le società idriche ora è sufficiente perlustrare un’area con un apposito scanner per individuare eventuali perdite, mentre in passato sarebbe stato necessario scavare per localizzare il problema.
Secondo un’opinione ampiamente diffusa, il settore delle infrastrutture sarebbe stabile e prevedibile. Tuttavia, ciò è vero solo a condizione di poter contare su una gestione impeccabile. Il mondo delle infrastrutture è sospinto da una miriade di fattori di rendimento e, analogamente, può risentire di svariati elementi di rischio.I potenziali rendimenti in questo campo possono risentire anche dei cambiamenti a livello politico e normativo. Ad esempio, l’Organizzazione marittima internazionale ha introdotto un tetto dello 0,5% sullo zolfo, che tutte le navi dovranno osservare entro il 2020. Questa novità avrà conseguenze radicali sulle modalità di alimentazione delle navi, ma anche sulle spedizioni e sul commercio in senso più ampio.Guardando al 2019, per gli investitori sarà più importante che mai adottare un approccio lungimirante ed essere pronti a seguire da vicino le evoluzioni politiche e normative. I proprietari di attivi a lunga scadenza impegnati nel campo della sostenibilità avranno molte più probabilità di avere voce in capitolo dinanzi alle autorità e ai governi rispetto a chi insegue unicamente il profitto immediato.

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Paris Agreement spells the end of the fossil fuel era

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 novembre 2016

Amsterdam. As the Paris agreement comes into force tomorrow, setting an irreversible trajectory towards the complete phase out of fossil fuels, Greenpeace International Executive Director, Jennifer Morgan, said:“By governments committing to the Paris agreement they have underscored the inevitable global transition away from fossil fuels. With renewable energy already winning markets from fossil fuels and coal heading into amsterdamterminal decline we have good reasons to be optimistic, but it will take even more innovation and civic support before we can uncork the champagne. We need to see governments’ national plans be much more ambitious in cutting emissions, because their current contributions to this agreement are nowhere near enough to achieve its goals.We expect that in the next couple of weeks, at the Marrakech climate talks, governments will start addressing this dangerous gap with the urgency our planet requires.”Commenting on the UNEP Emissions Gap report 2016, Morgan added:“We’re entering the crucial years in our fight against climate chaos when we can still tackle climate change with clean, safe and smart solutions that are proven, ready to roll out and come with absolute benefits to our health, jobs and to the environment. If we miss this window because we’re stuck with weak national targets, it will quickly close and we’ll be left with big costs, big risks and big question marks. The only choice is to act now.”

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Teatro: Incontri ai confini di un’era

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

alessandro haberRoma Lunedì 26 ottobre 2015 – ore 21,00 Teatro Parioli Peppino De Filippo – Via Giosuè Borsi, 20. Musica al Teatro Parioli Peppino De Filippo per una serata che chiama a rapporto alcuni significativi artisti dello spettacolo per accompagnare sul palco Alessio Bonomo, artista inafferrabile e innovativo dal percorso sorprendente, nella performance live tratta dal suo ultimo lavoro discografico “Tra i confini di un’era”. Lunedì 26 ottobre alle ore 21, Alessio proporrà infatti uno spettacolo di musica e parole che si allontana dal concerto tradizionale per approdare ad una messa in scena inedita, visionaria ed eclettica. Con il coinvolgimento di artisti quali Alessandro Haber, Neri Marcorè, Fausto Mesolella, Momo, Pilar e Ferruccio Spinetti, e altri compagni di viaggio del passato e del futuro, Bonomo vuole offrire la sua personalissima lettura dei tempi indecifrabili in cui stiamo vivendo, ponendosi e ponendoci degli interrogativi. E sarà proprio l’arte dell’incontro e del confronto umano e artistico, a rivelarsi, forse, la chiave che ci consentirà di scorgere qualche risposta all’orizzonte.
L’evento sarà quindi un viaggio ai confini della nostra era che permetterà allo spettatore di entrare in contatto con un artista che mette sempre l’emozione al centro della propria poetica.La serata è organizzata da Rapsodica, in collaborazione con Esordisco e Leavemusic. Media partner: Radio Città Futura. Biglietti in prevendita al botteghino del Teatro Parioli e su TicketOne (15€ + d.p.)
Alessio Bonomo esordisce al Festival di Sanremo nel 2000 con “La Croce”. L’anno successivo co-firma con Bob Dylan l’adattamento italiano del brano “Girl from the North Country”, è autore per Andrea Bocelli, Nastro d’Argento per la miglior canzone originale contenuta nel film “Se sei così ti dico di sì”. “Tra i confini di un’era” è il titolo del suo ultimo lavoro discografico che include il brano “L’impermeabile blu”, rilettura in italiano autorizzata di “Famous blue raincoat” di Leonard Cohen. (foto alessandro)

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Crisi nell’era post-democratica

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2011

Gabriele Adinolfi

Image via Wikipedia

Bruxelles. ‘’Salvaguardiamo la partecipazione nell’epoca della post-democrazia. Assicuriamo un ruolo all’Europa all’altezza della sua civiltà”. Sono queste in sintesi le esortazioni di Gabriele Adinolfi al Parlamento Europeo durante la presentazione del think tank Polaris e dell’omonima rivista in una conferenza presieduta dall’eurodeputato ungherese Bela Kovacs e svoltasi nel ventiduesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. Il segretario generale Aemn (Alliance Européenne des Mouvements Nationaux), Valerio Cignetti, ha sottolineato alcune delle affermazioni fatte da Adinolfi come, in particolare, la necessità di cambiare filosofia per raggiungere un’unità articolata e non standard che salvaguardi culture e tradizioni. “Non possiamo continuare a far pagare ai popoli e alle nazioni le cattive gestioni economiche e le decisioni dei tecnici. Atene ci dimostra chiaramente che servono una sovranità monetaria che sia comunitaria e non di casta e che non possiamo più subire i ricatti delle agenzie private di rating, oltretutto straniere”. Ricco il dibattito tra i numerosi presenti provenienti dal Belgio, dalla Francia, dall’Italia, dall’Ungheria, dalla Spagna, dalla Bielorussia e dalla Russia, cui è stato illustrato l’intero percorso del Centro Studi Polaris dal 2006 ad oggi. Tra i presenti l’eurodeputato Mario Borghezio che ha rivolto l’invito alla costituzione di un centro di documentazione e traduzione degli studi, delle analisi e delle proposte dell’intelligenza europea.

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Inizia l’era della Svezia

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2009

E’ appena iniziata la nuova Presidenza di turno svedese della Ue che nei prossimi sei mesi avrà il non facile compito di guidare la nave dei 27 tra le perigliose acque della crisi economica passando dal rinnovo dei vertici delle Istituzioni e all’agognata entrata in vigore del nuovo Trattato sottoscritto a Lisbona. Come si evince dai discorsi del giovane primo ministro Fredrik Reinfeldt oltre alla crisi, la lotta al surriscaldamento sembra essere in cima alle preoccupazioni del paese scandinavo. All’inizio del dicembre 2009 si tiene a Copenaghen il vertice ONU per definire un nuovo accordo globale sulla riduzione delle emissioni per il dopo Kyoto. Portare i 27 verso negoziati complicati col resto del mondo riuscendo a preservare una qualche unità di posizione sembra davvero difficile anche per gli abili navigatori di stirpe vichinga; impresa resa, se possibile, ancora più ardua dalla crisi economica con recessione e perdita di posti di lavoro che spengono gli entusiasmi pro clima in alcuni Stati membri, sempre più riluttanti ai sacrifici che il taglio delle emissioni comporta almeno nel breve periodo. Anche se il fallimento dei negoziati è ritenuto da tutti improbabile, pochi scommettono sulla possibilità di un accordo preciso e dettagliato. Ci si aspetta uno schema simile a quello di Kyoto, con un accordo quadro che farà da cornice ad ulteriori negoziati probabilmente già nel successivo incontro in Messico. Quello che è certo è che nessuno si può permettere un fallimento di Copenaghen, specie dopo le aspettative che tale appuntamento sta creando. La sfida che si prospetta è davvero epocale: per i più “ottimisti” una riduzione del 50% delle emissioni entro il 2050 dovrebbe bastare a limitare il riscaldamento globale di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali; ma alcuni esperti arrivano a ritenere indispensabile un taglio di almeno l’80%. In particolare, alcune organizzazioni ambientaliste giudicano insufficiente l’obiettivo indicato finora dalla Commissione europea (taglio del 50% rispetto al 1990 entro il 2050). Tra queste il WWF che fonda i suoi timori su vari studi, tra cui quello dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e ritiene che per fare adeguatamente la sua parte, contribuendo ad un taglio medio a livello planetario di almeno l’80%, l’Europa dovrebbe puntare a uno zero emissioni entro il 2050. (Carlo Corazza Direttore della Rappresentanza a Milano)

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