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“Convegno ad Unicam in occasione dei 50 anni dall’eradicazione della malaria in Italia”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Camerino. La Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino organizza per il prossimo martedì 17 novembre un convegno in modalità telematica in occasione dei 50 anni dalla dichiarazione dell’eradicazione della malaria in Italia.Unicam è infatti da tempo impegnata in attività di ricerca scientifica volte al controllo della malaria, con gruppi di ricerca che collaborano attivamente con altri Atenei italiani ed importanti istituzioni straniere. Dopo i saluti del Rettore Claudio Pettinari, il prof. Guido Favia, parassitologo e Direttore della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria di Unicam, traccerà una breve introduzione, mentre il prof. Massimo Galli del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche ‘L. Sacco’ dell’Università di Milano illustrerà la storia evolutiva e sociale della malaria. Il ruolo della malariologia italiana nella cooperazione internazionale sarà il tema dell’intervento del prof. Fulvio Esposito di Unicam, mentre il prof. Francesco Castelli del Dipartimento di Medicina dell’Università di Brescia parlerà di malaria e vaccini. L’esperienza a cavallo tra la malariologia italiana e quella britannica sarà al cemtro dell’intervento del prof. Tony Nolan della Liverpool School of Tropical Medicine, mentre il prof. Pierangelo Luporini di Unicam traccerà un ricordo di Mario Coluzzi, esperto di fama internazionale nel campo dell’epidemiologia della malaria.

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Ulivi: i deputati dovrebbero chiedere di risarcire i produttori coinvolti nelle eradicazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2015

raccolta uliveIl Parlamento europeo, in una risoluzione che sarà votata mercoledì, dovrebbe ribadire la necessità di fare tutto il possibile per affrontare l’epidemia di batteri Xylella fastidiosa e prevenirne la diffusione in altre regioni dell’UE, investendo maggiormente anche nella ricerca. Il batterio Xylella ha già infettato diverse migliaia di ettari di piantagioni di ulivi in Italia, facendo temere per la sua possibile ulteriore diffusione anche negli Stati vicini.Durante il dibattito in Plenaria di aprile, gli eurodeputati avevano chiesto alla Commissione di risarcire i produttori i cui alberi dovranno essere distrutti a causa delle misure di eradicazione decise. Avevano, inoltre, invitato l’Esecutivo UE a proseguire nella ricerca per eliminare le malattie mortali delle piante, causate da agenti patogeni come la Xylella fastidiosa e la cosiddetta Macchia nera, trovata negli agrumi importati dal Sudafrica.Il batterio Xylella fastidiosa ha già infettato migliaia di ettari di alberi di olivo in Puglia e nel Sud dell’Italia, e potrebbe attaccare anche altre specie di piante, come agrumi, viti e frutta a nocciolo (mandorle, pesche e prugne), portando, nei casi più gravi, alla morte delle piante.In Italia gli alberi di olivo crescono su circa 1 milione e 700 mila ettari di terreno, facendo del Paese il secondo maggior produttore dell’UE dopo la Spagna. Circa l’80% della zona infettata si trova nel Sud dell’Italia, di cui circa 370.000 ettari nella sola Puglia.Dibattito: giovedì 30 aprileVoto: mercoledì 20 maggio. Procedura: risoluzione non legislativa

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Eradicazione dell’epatite C

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 febbraio 2015

Epatite_C. progressioneA fronte della notevole eterogeneità di dati e performance esistente tra una Regione e l’altra, che evidenzia una notevole asimmetria tra nord e sud nei processi di screening, sorveglianza e trattamento, l’Euro Hepatitis Index 2012 ha collocato l’Italia al sesto posto nella scala tra i 30 Paesi europei in virtù soprattutto degli eccellenti outcome riportati. Va comunque fatto presente che, alla luce dell’indagine condotta dall’OMS, nel 2012 l’Italia risultava priva di una strategia o piano nazionale focalizzati specificatamente sulla prevenzione e il controllo delle epatiti virali, con un sistema di sorveglianza nazionale che non includeva le infezioni croniche. L’indagine evidenziava anche l’assenza di specifiche linee guida per la prevenzione dell’infezione da HCV in ambiti sanitari, così come di protocolli clinici per la gestione delle epatiti virali. A fronte di questa situazione, che vedeva anche l’assenza di politiche governative relative allo screening e all’invio ai Centri per l’epatite C, nel luglio 2012 il Ministro della Salute ha istituito un gruppo di lavoro sulle epatiti, incaricato di elaborare un Piano Nazionale per la Lotta alle Epatiti Virali (PNLEV), costituito da associazioni, medici, pazienti e istituzioni, al fine di uniformare le cure e l’accesso alla terapia in tutte le Regioni d’Italia Il PNLEV si fonda su 5 linee di indirizzo.
• La prima riguarda l’epidemiologia e punta in particolare a rafforzare il sistema di sorveglianza e monitoraggio dei casi.
• La seconda riguarda la prevenzione e prevede, tra le altre cose, progetti pilota di screening a livello regionale, soprattutto per quanto concerne l’epatite C, e un lavoro di sensibilizzazione per aumentare l’adesione alla vaccinazione contro l’epatite B.
• La terza linea di indirizzo riguarda la conoscenza e l’attività di formazione e informazione tra i cittadini, ma epatite C ospedale cardarellianche tra i medici e gli operatori sanitari.
• La quarta si concentra sull’accesso alle cure e prevede la definizione di linee guida per i percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali, l’istituzione di un Registro nazionale Epatiti e la realizzazione di una rete di Centri specializzati.
• La quinta linea di indirizzo, infine, riguarda la qualità di vita dei pazienti e si concentra sull’assistenza domiciliare, sul counselling per i malati e i familiari, sulla valutazione dell’impatto della malattia sulla vita sociale, lavorativa ed economica, ma anche sulla possibilità di revisione della normativa in materia sociale e di lavoro per favorire l’aderenza e la continuità terapeutica da parte dei pazienti.
Nell’attesa che il PNLEV in sviluppo sia vagliato e approvato dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Conferenza Stato-Regioni, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha recentemente definito i criteri per la distribuzione del primo nuovo antivirale per l’HCV approvato, che permettono un accesso progressivo a partire dai pazienti che hanno più bisogno e da quelli in cui questi farmaci
funzionano meglio. Con la pubblicazione del primo dei nuovi farmaci per l’HCV sulla Gazzetta Ufficiale del 5 dicembre (GU Serie Generale n. 283 del 5-12-2014) si è concluso l’articolato iter burocratico e autorizzativo del farmaco, e si pone ora la necessità di impegnarsi nella ricerca di fondi dedicati, anche nell’ottica dell’arrivo di altre molecole efficaci contro l’HCV. Di certo, la pubblicazione del PNLEV rappresenta oggi una vera urgenza sanitaria anche in risposta all’ultima risoluzione dell’OMS del maggio 2014. È auspicabile che questo Piano Nazionale, in lavorazione da ormai circa 3 anni, sia aggiornato con le più recenti acquisizioni in materia di terapia dell’HCV. Il rischio infatti, è quello di vedere approvato uno strumento che sia già alla fonte obsoleto perché basato su dati epidemiologici non aggiornati e su approcci terapeutici tradizionali, quali gli interferoni, ormai superati da terapie che hanno invece dimostrato un alto potenziale di cura.  (foto fonte ospedale Cardarelli)

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Il vaiolo a 30 anni dalla sua eradicazione

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2009

Il 6 maggio del 1980 l’Assemblea Mondiale della Sanità riunitasi a Ginevra dichiarava solennemente che a seguito della campagna di vaccinazione di massa promossa dall’ OMS, il vaiolo era stato eradicato dal nostro pianeta e che pertanto in nessun paese del mondo era più necessaria la vaccinazione e stabiliva ancora che tutti i ceppi di laboratorio del virus presenti al mondo confluissero in due soli Centri, uno americano e l’altro russo. A distanza di 25 anni dalla dichiarazione di eradicazione, il vaiolo rappresenta malattia che desta grande allarme nella comunità internazionale perché un singolo caso in qualunque parte del mondo rappresenterebbe di per sé un’ emergenza sanitaria per tutta l’umanità non trovando più immunità nella popolazione mondiale.  Poiché non  esiste certezza assoluta che gli unici ceppi esistenti siano effettivamente solo nei due laboratori di riferimento e che non esista al contrario uno stato o un gruppo di terroristi che disponga di questa potenziale arma di distruzione di massa occorre che gli stati e la comunità mondiale siano pronti a fronteggiare la possibilità di una reintroduzione deliberata o accidentale del vaiolo e che i medici siano in grado di saperla diagnosticare rapidamente. La sanità mondiale è dunque chiamata ad una stretta sorveglianza di ogni caso sospetto, all’individuazione dei casi dubbi, all’effettuazione nel più breve tempo possibile della diagnosi clinica e laboratoristica ed alla prevenzione della trasmissione ad altre persone attraverso l’isolamento dei malati e la vaccinazione delle persone venute a contatto con i malati. A questo fine l’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha predisposto da tempo un Piano di Preparazione e Risposta alle Epidemie provocate deliberatamente basato sulla disponibilità di quantità sufficiente di vaccini da parte degli stati e della stessa OMS.

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