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Spending review, Enpam annuncia ricorso contro tripla tassazione

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2012

L’Enpam farà ricorso contro la norma della spending review che impone a enti e organismi pubblici il taglio dei costi intermedi del 5% per quest’anno e del 10% per il prossimo, con versamento all’erario dei risparmi realizzati. L’annuncio arriva da un comunicato diffuso ieri direttamente dalla Fondazione: «Di fatto» è la spiegazione del presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti (foto) «siamo davanti a una nuova tassa che sottrarrebbe soldi alle pensioni, vanificando l’autonomo e doveroso percorso di controllo della spesa che abbiamo già efficacemente intrapreso».
Contro il provvedimento della spending review, l’Adepp (l’associazione che riunisce le casse privatizzate) aveva già annunciato ricorso davanti alla giustizia europea. «Condividiamo l’iniziativa» osserva Oliveti «ma come Enpam crediamo di dover adire anche la via nazionale, fino a giungere di fronte alla Corte Costituzionale. A differenza dell’Inps, gli enti previdenziali privati non gravano sulle casse dello Stato ma nonostante ciò gli iscritti vengono sottoposti a una tripla doppia tassazione: le imposte sui proventi del patrimonio che servono a pagare pensioni, le tasse sugli assegni previdenziali e, ora, la spending review».
Ma a preoccupare l’Enpam c’è anche il decreto Balduzzi e quella richiesta di provenienza regionale (per ora respinta ma sempre pronta a tornare in auge nell’iter parlamentare) per il passaggio dei medici di famiglia dal rapporto convenzionale e quello di dipendenza. «Questa eventualità» avverte Oliveti « avrebbe effetti nefasti sulla previdenza della categoria, anche trascurando il fatto che attualmente i contributi vengono pa gati sul lordo dei compensi e non solo sugli onorari professionali». A parità di compenso netto, ricorda infatti l’Enpam, nel rapporto convenzionale la base imponibile per i contributi previdenziali è più ampia mentre le aliquote a carico del Ssn sono più basse. «Il mero passaggio allo status di dipendente senza modifiche al sistema contributivo» è la conclusione del presidente della Fondazione «comporterebbe quindi una riduzione delle pensioni future dei medici». Considerazioni analoghe nell’eventualità, contemplata dal decreto, che le Asl provvedano direttamente alla fornitura alle medicine di gruppo di servizi o personale anziché versare le relative indennità: «Anche qui» conclude Oliveti «va tenuta ben presente la questione previdenziale».

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Ministeri trasferiti? No! solo rappresentanze

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2011

Altero Matteoli, Italian politician. Festival ...

Image via Wikipedia

Il ministro Altero Matteoli in un comunicato ci informa che “L’ordine del giorno presentato dalla maggioranza sulle sedi di rappresentanza dei Ministeri in altre aeree del territorio rispetto alla Capitale è pienamente condivisibile e attua lo spirito della Costituzione”. Ora è chiaro il tutto. A Pontida Bossi si è espresso male e i leghisti hanno inteso altrettanto male. Non si vogliono trasferire i ministeri ma avere solo un ufficio di rappresentanza come già lo ha il ministro della difesa La Russa in una caserma milanese. Ma cosa sono questi uffici di rappresentanza? Nient’altro che la segreteria del ministro e dei sottosegretari. Sono preposti alla cura del collegio dei rispettivi uomini politici poichè tutti gli altri uffici sono e restano a Roma. Ora che abbiamo un ministro Virtuoso qual è Tremonti ci vorrà di certo spiegare quanto verrà a costare all’erario questa “rappresentanza”. Noi invece, come ha già fatto pubblicamente l’on.le sottosegretario Alessandra Mussolini, insistiamo per l’abolizione dei ministeri “doppioni” che già furono ridotti dal precedente governo Prodi e portati a 20 mentre l’attuale governo pensa di raddoppiarli e di triplicare i sottosegretari. E’ troppo comodo parlare di risparmi e di soldi che non ci sono per le riforme, e quella fiscale in prima fila. Perché non facciamo i conti di quanti soldi possiamo risparmiare se:
• riduciamo del 50% il numero dei parlamentari e degli amministratori locali;
• riduciamo a 20 i ministeri e conteniamo il numero degli addetti alle segreterie dei ministri e segretari;
• recuperiamo le strutture pubbliche abbandonate in corso d’opera o le cediamo ai privati per cambio d’uso;
• riduciamo le spese militari per gli armamenti;
• accorpiamo i diversi uffici della presidenza del Consiglio sparsi al centro di Roma;
• aboliamo le province;
• razionalizziamo il servizio sanitario eliminando gli sprechi;
• cerchiamo di recuperare l’evasione fiscale almeno al 50% del suo ammontare che oggi si aggira sui 200 miliardi di euro e facendo in modo che i soldi entrino nelle casse dello stato anche perché è noto come l’accertamento non è sufficiente per garantire l’introito delle somme evase.
E da tutto questo potremmo offrire due opportunità: aboliamo l’Irpef per i redditi inferiori a 600 euro mensili e miglioriamo le infrastrutture nei trasporti e tecnologiche. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Cresce l’evasione nel nord del 11,7%

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2011

Nel 2010 l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 10,1% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 11,7%. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 176 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da Krls Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani e sarà pubblicata nel prossimo numero del magazine “Contribuenti.it”.Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. La prima riguarda l’economia sommersa che sottrae al fisco italiano un imponibile di circa 135 MLD di euro l’anno. L’esercito di lavoratori in nero è composto da circa 2,4 milioni. Di questi 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo la voro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 30 MLD di euro. La seconda è l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose che, nel nord Italia è cresciuta nel 2010 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” si attesta sui 192 miliardi di euro l’anno con un’imposta evasa di 77 MLD di euro. La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che l’ 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative l’ 81% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 21 miliardi di euro l’anno. La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94 % delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fitt iziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 36 MLD di euro. Nel 2010, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 11 per cento le imposte dovute all’erario.Infine c’è l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all’erario circa 12 miliardi di euro l’anno.In testa nel 2010, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +12,1%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 11,9% e la Valle d’Aosta con +11,6%. A seguire la Liguria con +11,5%, il Piemonte con 11,4%, il Trentino con 10,4%, il Lazio con +10,3%, , l’Emilia Romagna con +10,1%, la Toscana con +9,4%, le Marche con +9,2%, la Puglia con +8,3%, alla Campania +8,0 %, la Sicilia con +7,5% e l’Umbria con +7,4%. La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2010, di circa il 13,3%. In Italia i principali evasori sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%).A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (25,5%%). dal Centro (23,2 %) e Sud (21,9%). “Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente dell’Associazione Contribuenti Italiani al termine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario avvenuto in Campania – bisogna riformare il fisco italiano introducendo la tax compliance, seguendo ciò che avviene nei principali paesi europei che hanno ridotto le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e sopratutto eliminato gli sprechi di denaro pubblico L’evasione fiscale a causa dell’inefficacia della P.A. è diventato lo sport più praticato dagli italiani. al punto che anche i morti evadono il fisco tumulandosi da soli. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria, il governo avrà bisogno di emanare nuovi condoni per far cassa ad ogni costo. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto”.”La lotta all’evasione fiscale non si fa con i comunicati stampa ne terrorizzando i cittadini tramite gli esattori – conclude Carlomagno – Bisogna dare immediata attuazione al federalismo fiscale fornendo al contempo alla guardia di finanza nuovi e più efficaci strumenti d’indagine”

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Evasione fiscale in Italia e in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Cresce l’evasione fiscale in Italia che si conferma primatista europeo con il 51,1% del reddito imponibile non dichiarato. Nel 2009, l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 11,4% rispetto al 2008 ed ha raggiunto l’ammontare di 366 miliardi di euro l’anno. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 143 miliardi di euro l’anno. E’ quanto emerge da un’indagine , diffusa oggi a Capri, effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, l’Associazione Contribuenti Italiani condotta su dati divulgati dalle Polizie tributarie degli Stati europei. Nella speciale classifica degli evasori, l’Italia è seguita da Romania (42,4% del reddito imponibile non dichiarato), da Bulgaria (39,5%), Estonia (37,1%), Slovacchia (3 4,5%). In Italia i principali evasori sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%). A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,1% del totale nazionale), seguito dal Sud (27,9%), dal Centro (23,2%) e dal Nord Est (20,8%).  Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate da KRLS Network of Business Ethics: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. “Per combattere l’evasione fiscale bisogna ridurre le attuali aliquote fiscali di almeno 5 punti, migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti eliminando gli sprechi di denaro pubblico e riformare il fisco introducendo la tax compliance – afferma Vittorio Carlomagno Presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dagli italiani al punto che anche i morti evadono il fisco tumulandosi da soli. Serve archiviare al più presto e per sempre la stagione degli scudi fiscali e dei condoni che favoriscono i grandi evasori. E’ importante dare segnali precisi in tal senso destinando, parte delle entrate derivanti dallo scudo, al personale dell’Amministrazione finanziaria per potenziare la lotta all’evasione fiscale nei confronti delle grandi imprese.

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