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Mais geneticamente modificato e erbicida nocivi?

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2012

E’ nocivo o no il mais geneticamente modificato NK603 e l’erbicida Roundup? Si, per il prof. Gilles-Éric Séralini dell’Istituto di Biologia dell’Universita’ di Caen (Francia), che ha pubblicato uno studio sulla rivista Food an Chemical Toxicology, e ha messo in correlazione gli effetti tossici e oncogeni del mais in questione e dell’erbicida Roundup, su ratti esposti a tali prodotti. Gli effetti negativi potrebbero, quindi, essere trasferibili all’uomo.
No, per l’EFSA, L’Autorità europea per la sicurezza alimentare, la quale ritiene che lo studio presenta gravi vizi di progettazione e metodologia e che non soddisfi standard scientifici accettabili.  No, secondo le organizzazioni scientifiche di 6 stati membri della Unione europea (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi) (3). Per l’Italia hanno espresso opinioni l’Istituto Superiore di Sanita’ e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Uso erbicidi in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2010

Dal lontano 2001 la confinante Svizzera ha adottato con una propria ordinanza il divieto dell’utilizzo di erbicidi sia in campo privato che pubblico ed in particolare sulle strade, i sentieri e gli spiazzi come pure sui tetti, le terrazze e i depositi con delle deroghe che riguardano solo le strade cantonali e nazionali. Il divieto assoluto di utilizzo dei prodotti fitosanitari (in cui rientrano gli erbicidi, i fungicidi, gli insetticidi ecc.) riguarda in particolare le riserve naturali, i cariceti e le paludi; le siepi ed i boschetti campestri e in una striscia di tre metri di larghezza lungo gli stessi, i boschi e in una striscia di tre metri di larghezza lungo i loro margini; le acque superficiali e in una striscia di tre metri di larghezza lungo le rive delle stesse. E’ evidente che la normativa svizzera sia stata improntata ad evidenti esigenze di salute pubblica ed in particolare alla salvaguardia delle falde e quindi dell’approviggionamento idrico da ogni possibile contaminazione. Tanto è ritenuta basilare la protezione delle riserve di acqua potabile e dei corsi d’acqua che, contestualmente al divieto, sono stati organizzati dei corsi di manutenzione del verde senza l’utilizzo di erbicidi in centinaia di comuni. In Italia, invece, tale esigenza pare non si sia ancora manifestata, nonostante la riduzione progressiva delle fonti di approvviggionamento idrico e del rischio di desertificazione – di alcune aree del Paese in cui l’acqua potabile in alcuni periodi dell’anno sgorga a singhiozzo dai rubinetti. Insomma la riduzione dell’acqua da bere e per usi domestici cammina di pari passo con la non remota possibilità di aumento dell’inquinamento dell’acqua disponibile tenuto conto che al di là di altre fonti di contaminazione, attraverso gli erbicidi finiscono in falda ogni anno migliaia di tonnellate di sostanze attive contenute nei diserbanti. L’estensione del divieto di vendita di prodotti fitosanitari di tipo erbicida potrebbe costituire un primo passo per la riduzione dei rischi da contaminazione delle falde, sostiene Giovanni D’AGATA componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, tanto più che in Italia non esiste nel pubblico come nel privato una sensibilità ambientale tale da consentirne il progressivo abbandono spontaneo anche perché l’utilizzo di sostanze erbicide è pressoché totalmente legale.

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