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Concerto “Chopin e i suoi eredi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 febbraio 2019

Trapani Domenica 10 febbraio, alle ore 18.30, nella Chiesa di Sant’Alberto, a Trapani, il concerto con “Chopin e i suoi eredi”, con la musica più celebre di Chopin, eseguita dal pianista polacco Kamil Pacholec, e alcune rarità di Paderewski e Szymanowski, che testimoniano la crescita musicale in Polonia.Pacholec è considerato una delle più grandi promesse del panorama concertistico internazionale. Non ancora ventenne si è già affermato in molti concorsi musicali.La serata si aprirà con “Mazurke op. 24” (n.1, 2 e 4) di Chopin, autore di cui saranno proposti all’ascolto “Tre Valzer op. 34” e “Grande Polacca brillante” a cui si alterneranno i non meno appassionati lavori “Variations in Sib minore op. 3” di Karol Szymanowski e “Minuetto” di Ignacy Jan Paderewski.
La 66ª stagione concertistica degli Amici della Musica di Trapani è realizzata con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Siciliana – Assessorato Regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo e con la collaborazione dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, della Fondazione Pasqua 2000, il Conservatorio di Musica “A. Scontrino” di Trapani, il Goethe Institut e l’Istituto di Cultura ItaloTedesco – sezione di Trapani.
I biglietti potranno essere acquistati, presso la Chiesa di Sant’Alberto, a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo: intero euro 7,00, ridotto euro 5,00 (studenti fino a 24 anni, soci Fondazione Pasqua 2000 per l’anno 2018, possessori Diamond Card, Associazione 50&Più).

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Così va il mondo: Gli eredi di Lenin e Stalin

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

putinMa cosa avvenne in Russia dopo il disfacimento politico ed ideologico del comunismo che fu già di Lenin e di Stalin? Il tutto incominciò nel 1992. Il tentativo fu quello di voler mantenere l’influenza globale nonostante le sue difficoltà economiche e la svolta nell’operare le necessarie riforme per adeguare il paese al superamento della propria antiquata struttura industriale. Questo processo di transizione da un’economia di tipo comunista a una simil-capitalista non fu indolore anche sotto l’aspetto della sua leadership politica e istituzionale. In questo contesto non dobbiamo dimenticare che la Russia restava e resta un paese molto sviluppato nei settori chimico, petrolchimico, militare e meccanico, aero-mobile e spaziale e se il suo gap nel settore alimentare si fece sentire, costringendola ad importare grandi quantità alimentari, restò, comunque, tra i maggiori produttori al mondo di cereali e tra i mercati ittici più abbondanti. Da qui partì la rimonta della Russia e la liberalizzazione e stabilizzazione della sua economia secondo un modello occidentale ma con stile russo e con essa il nuovo processo politico e di leadership del Paese con una nuova costituzione e una “presidenza” forte. Ma la fase che fu in grado di avviare il processo di stabilizzazione della Russia avvenne dopo la crisi finanziaria del 1998. Si susseguirono i primi ministri Evgenij Maksimovič Primakov Sergej Stepašin e per finire, si arrivò a Vladimir Putin. Questi era uomo dell’apparato, già direttore dei servizi segreti (Fsb ex Kgb) sconosciuto ai più ma capace di ricucire l’unità del paese, nel tenere a bada gli stati più recalcitranti della Federazione russa e nel tessere una solida trama di amicizie e alleanze che se in apparenza innocue, come quella con Silvio Berlusconi, si rivelò, ai più attenti osservatori, come un progetto capace di riallacciarsi alla visione che era stata abbozzata in quel lontano 1989 in un appartato ufficio di una torre del Cremlino.
Putin seppe accrescere notevolmente il suo prestigio internazionale e la sua economia riportando la Russia al rango di potenza globale. E’ stato il primo passo per far acquistare affidabilità al ruolo di un paese guida per una nuova svolta negli equilibri internazionali del potere stabilendo nuove alleanze e nel tentare di sfaldare quelle esistenti nella parte avversa per incrinare sempre di più il predominio capitalistico degli U.S.A. e dei suoi alleati, ovunque essi si trovassero. (Riccardo Alfonso)

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Risorgimento: gli eroi di allora senza eredi

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

Per parlare di Risorgimento e dei suoi valori Art News ha incontrato Giuliano Amato, presidente del Comitato nazionale per i 150 anni dell’Unità d’Italia, tornato di recente dagli Stati Uniti dove ha avuto modi di confrontarsi con la comunità italiana più che mai legata alle proprie radici: «Il legame tra gli emigranti e la propria terra – ha detto l’ex presidente del Consiglio – è rimasto forte e anzi si sta fortificando col tempo. Fino a 150 anni fa quanti giungevano in Usa tendevano ad americanizzare il proprio cognome: tendenza che si è andata esaurendo con un ritorno alle radici». Quello che ancora possiamo mostrare con vanto sono sicuramente la nostra arte e la nostra cultura, esportate in tutto il mondo nel corso dei secoli e vero marchio di fabbrica della Penisola: «Fin dai tempi più remoti – conferma Amato – si vedeva come l’Italia avesse avuto prima una identità culturale che politica. Eppure il concetto di Stato era già insito anche negli artisti più datati. Basti pensare che nella Basilica di Assisi è presente un affresco del Cimabue in cui appare il termine Italia». E alla domanda se oggi esistano da noi figure politiche assimilabili agli eroi del Risorgimento, la risposta del presidente Amato non lascia adito a dubbi: «Non vedo nulla di paragonabile a Mazzini o Garibaldi – dice – Forse qualche anno fa quando al governo c’era chi aveva fatto la guerra e aveva difeso a mano armata la Patria, penso a Pertini. Potrebbero esserci similitudini tra De Gasperi e Cavour: anche se estrapolare, come fece quest’ultimo,  un concetto di unità di Patria ai suoi tempi era un’utopia guardando a quello che era l’oggettivo quadro politico». Nato nel 2006, Art News è il magazine settimanale di Rai Educational che si occupa di arte e cultura in onda il sabato pomeriggio su Rai Tre. Maria Paola Orlandini, autrice del programma con Luigi Ceccarelli e Vincenzo Sferra, conduce la trasmissione coadiuvata da esperti quali Claudio Strinati, Antonio Paolucci, Cristiana Perrella, Demetrio Paparoni.

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Eredi e danno tanatologico

Posted by fidest press agency su martedì, 15 giugno 2010

Il “danno tanatologico” o “danno da morte” è una categoria di danno non universalmente riconosciuta dai giuristi che trae la sua scaturigine a seguito del decesso di un soggetto conseguente ad un’azione di terzi, tipicamente una lesione e in genere conseguente a fatto illecito altrui.   In dottrina si discerne di “danno tanatologico” in caso di morte avvenuta senza apprezzabile lasso di tempo tra lesione e morte, così da poter ragionevolmente presumere che la seconda sia esclusivamente effetto della prima, potendosi perciò escludere altre eventuali ragioni per il decesso (ove fosse apprezzabile il tempo fra lesione e decesso si tratterebbe infatti di lesione aggravata da morte).  Chiaramente tale voce risarcitoria è da intendersi ricompresa nella più  ampia categoria dei danni non patrimoniali ex art. 2059 del Codice Civile. Si tratterebbe, quindi di una fonte di danno autonomamente risarcibile, separata e distinta rispetto al danno morale, biologico ed esistenziale, solitamente riconosciute a seguito della morte dell’individuo, fondata sul rilievo che l’intero ordinamento, nel suo complesso, tutela a pieno il diritto alla vita. Nella querelle sulla riconoscibilità o meno di questo tipo di danno è intervenuta di recente la sezione lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n. 13672/2010, che partendo dal presupposto della sussistenza di tale voce risarcitoria ha chiarito che al fine del riconoscimento del danno tanatologico agli eredi di una vittima di un infortunio sul lavoro è sufficiente che “tra il manifestarsi dell’evento lesivo e il decesso dell’infortunato siano trascorsi solo pochi istanti”. Nel motivare tale importante decisione gli ermellini hanno chiarito che “nel quadro sistematico del danno non patrimoniale complessivo recentemente precisato dalle Sezioni Unite di questa Corte (Cass S.U. 26972/2008) deve essere riconosciuto (ove, in sostanza, allegato e provato) il danno morale, a ristoro della sofferenza psichica provata dalla vittima di lesioni fisiche, alle quali sia seguita dopo breve lasso di tempo la morte, che sia rimasta lucida durante l’agonia in consapevole attesa della fine”.

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Casa Savoia

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2009

La storia non è quella che ci insegnano. Lo sostiene Paolo Federici nel suo libro “Una Labile Traccia Indelebile” che diventa ora un film in cui realtà e fantasia si intrecciano a partire da un complotto in Casa Savoia. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Re Umberto II di Savoia avrebbe deciso di mettere la parola fine alla storia di Casa Savoia portandosi nella tomba il sigillo del casato. Questo è il punto di partenza —a cavallo tra realtà e fantasia— del film «Una Labile Traccia», tratto dal libro di Paolo Federici che vede come protagonisti Casa Savoia e una mutazione genetica (una «labile traccia») che secondo l’autore caratterizzerebbe tutti i membri di Casa Savoia a partire da Amedeo VII fino ai nostri giorni e che ancora oggi identificherebbe il vero erede dei Savoia e quindi il legittimo pretendente al trono d’Italia. Perché mettere la parola fine alla storia dei Savoia? Cosa avrebbe scoperto Re Umberto II di così importante da fargli prendere una tale decisione? Il film condurrà lo spettatore in un viaggio nel tempo, in cui passato e presente giocano tra di loro in una danza avvincente che lascia senza fiato, segnato da un segreto custodito nelle tele di Giovanni Canavesio, pittore piemontese della seconda metà del Secolo XV. Ma il punto di partenza di questo «giallo temporale» si colloca nella seconda metà del Secolo XIV, quando —secondo l’autore— Amedeo VII di Savoia, detto il Conte Rosso, si sarebbe innamorato di Aurora. La loro storia è osteggiata da suo padre, il Conte Verde, ma Aurora aspetta un bambino dal Conte Rosso, erede di Casa Savoia, e deve fuggire. Una piccola mutazione genetica caratterizzerà la vita di sua figlia Francesca e ancora oggi —proprio grazie a quella labile traccia (la mutazione genetica)— sarà possibile risalire all’unico vero erede di Casa Savoia, destinato prima o poi a riprendere il potere. I riferimenti storici si intrecciano dunque in un abbraccio appassionato con la fantasia. Una fantasia supportata da dati storici verificabili che rendono il film avvincente e anche convincente, facendo coesistere avvenimenti passati, presenti e addirittura futuri. Dell’esistenza di un complotto in Casa Savoia ne era convinto lo stesso Amedeo VII. È infatti un dato storico che il Conte Rosso morì nel 1391 durante una caccia al cinghiale, ma non pochi avanzarono accuse sulla famiglia e sulla corte per un possibile avvelenamento, tanto da convincere di questa ipotesi lo stesso Amedeo VII ormai morente. A partire dai riferimenti storici verificabili, il film segue il filo rosso del complotto in Casa Savoia. Un complotto che sarebbe poi volto a eliminare anche il vero erede di Amedeo VII, affetto dal raro morbo. Il perno della vicenda è il segreto che Giovanni Canavesio ha nascosto nei suoi dipinti. L’autore azzarda così, insistendo sulla credibilità di avvenimenti che non sono storicamente verificabili ma che potrebbero anche essere veri.

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