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Posts Tagged ‘ergastolo’

Ergastolo ostativo, Comunità Papa Giovanni XXIII: «La soluzione è la rieducazione»

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2021

Il contributo al dibattito firmato dal Presidente Giovanni Paolo Ramonda. «L’ergastolo ostativo è incostituzionale perché disumano in quanto elimina la speranza. Anche gli ergastolani hanno il diritto di dare la prova che sono cambiati. Il problema non è la durata ma l’efficacia della pena. L’attuale carcere non rieduca, per cui la maggior parte di chi esce di prigione poi torna dentro con pene ancora più pesanti. Pertanto se l’Italia non si dota di un efficace sistema rieducativo come quello che noi applichiamo nelle nostre comunità per carcerati allora non risolverà i problemi del sistema carcerario». È quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito all’ordinanza della Corte Costituzionale sull’incompatibilità dell’ergastolo ostativo con la Costituzione. «Fu don Benzi a mettersi per primo al fianco degli ergastolani: una persona condannata, diceva don Oreste, deve pagare per i suoi delitti, ma può riscattarsi e cambiare vita, perché l’uomo non è il suo errore — spiega Ramonda —. Attualmente gestiamo 10 Comunità Educanti con i Carcerati. Seguono un metodo duro, più impegnativo del carcere. Chi lo completa è nella gran parte dei casi una persona nuova, non più un pericolo ma una risorsa per la società. Se questa esperienza funziona perché non promuoverla?».Le Comunità per Carcerati. La Comunità di don Benzi gestisce 10 Comunità Educanti con i Carcerati (CEC), strutture per l’accoglienza di carcerati che scontano la pena, dove i detenuti sono rieducati attraverso esperienze di servizio ai più deboli nelle strutture e nelle cooperative dell’associazione. La prima casa è stata aperta nel 2004. Ad oggi sono presenti 290 detenuti. Negli ultimi 10 anni sono state accolte 695 persone.La recidiva crolla. Per chi esce dal carcere la tendenza a commettere di nuovo dei reati, la cosiddetta recidiva, è il 75% dei casi. Invece nelle comunità della Papa Giovanni, dove i detenuti sono rieducati attraverso esperienze di servizio ai più deboli, i casi di recidiva sono appena il 15%. Don Oreste Benzi. L’8 Giugno 2007 don Benzi incontrò 300 ergastolani ostativi nel carcere di massima sicurezza di Spoleto. Stavano facendo uno sciopero della fame per sensibilizzare sulla loro pena senza speranza, che già chiamavano “pena di morte viva”. Uno di loro chiese il supporto del sacerdote dalla tonaca lisa. Don Benzi dichiarò: “Si, vi aiutiamo, perché togliere ogni speranza è contro l’uomo e contro Dio”. Da allora la Comunità Papa Giovanni XIII iniziò, per prima, una campagna di sensibilizzazione contro il carcere a vita. Pochi mesi dopo don Oreste salì in cielo, ma nel suo ultimo intervento pubblico parlò proprio degli ergastolani. Quel primo ergastolano che interpellò don Oreste Benzi ora vive e lavora, da quasi 5 anni, in una delle nostre strutture.

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Ergastolo ostativo. Perché la sentenza della Corte Costituzionale è una speranza

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2021

La Corte Costituzionale ha dato un anno alle Camere per cambiare la legge sull’ergastolo ostativo. Sentenza che ovviamente ha generato reazioni di ogni tipo, trasversali ai tradizionali partiti, con due approcci: garantista e giustizialista. I primi che, rifacendosi per l’appunto alla Costituzione, ritengono che la pena deve essere rieducativa e portare alla re-inclusione del reo nella società. I secondi che, dopo questa sentenza non sono conformi alla Costituzione, ritengono che la pena debba essere punitiva. Per noi questa sentenza è una speranza. Indicatore di qualcosa che potrebbe cambiare nel pianeta giustizia, anche grazie alle potenzialità del neo ministro Marta Cartabria. Alla Corte la definizione e correzione dei principi di riferimento, al ministro l’esecuzione in base alle leggi, al legislatore la decisione di armonizzare. E, superato lo scoglio del precedente ministro che sembrava operasse per trovare i metodi più giustizialisti per l’esecuzione, è il legislatore che, al momento, sembra essere recalcitrante. Vedremo. Aduc ha a che fare sempre con la giustizia e, nel nostro piccolo (dimensione e tipologia) siamo testimoni e vittime del non-funzionamento e della mancanza di principi garantisti che mettano al primo posto il cittadino. Contesto in cui delinquenti di varia tacca hanno mano libera e – risultato dannoso per tutta la comunità – contribuiscono a discredito e sfiducia dell’istituzione. Quella di oggi è una rosa e fiorirà solo se non rimane isolata. Aduc dà il suo contributo nella giustizia consumeristica. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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La Consulta ritiene l’ergastolo ostativo incompatibile

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2021

L‘ergastolo è un inferno, ancora più brutto dell‘inferno vero perché quello dell‘aldilà lo sconti da morto ma questo lo sconti da vivo. Per questo nessun uomo, nessuna donna, anche con i valori opposti al resto della società perbene, merita di passare tutta la sua vita in carcere e, anche se poi non dovesse accadere, il solo pensiero “fine pena mai” equivale alla più terribile tortura. La Corte Costituzionale ha imposto di rivedere l’ergastolo ostativo, c’è da essere contenti? Si! Ma non tanto, perché questa terribile condanna continuerà ad esistere, a rafforzarsi e a legittimarsi. Già in passato la Corte Costituzionale non aveva abolito l’ergastolo perché aveva affermato che tale pena non è contraria alla funzione rieducativa, solo perché potrebbe non essere perpetua. Insomma in Italia l’ergastolo c’è… perché non c’è. Per questo mi piace ricordare che nella Francia rivoluzionaria l’orrore per questo tipo di pena fu tale che l’Assemblea Costituente, mentre mantenne la pena capitale, vietò la pena dell’ergastolo: fu così che nel codice penale del 28 settembre 1791 la pena più grave dopo la morte fu la pena di ventiquattro anni.Come l‘abolizione della pena di morte ha legittimato l‘ergastolo, adesso la probabile possibilità della liberazione condizionale per gli ergastolani ostativi legalizzerà ancora di più l‘ergastolo. Questa terribile pena è peggiore della morte perché più lunga da scontare: la morte dura un attimo, l’ergastolo, a parte rare eccezioni, dura tutta la vita. Per questo bisognerebbe essere contrari, senza sé e senza ma, a qualsiasi tipo di pena che non abbia un inizio e una fine. Lo Stato può togliere la libertà di un uomo, può limitarla, ma non per sempre. La vita, si dice, dà la possibilità di risorgere dopo una caduta: un buon sistema penitenziario dovrebbe fornire questa possibilità, invece senza un fine pena certo e sicuro ti proibisce di pensare al futuro, perché questo non dipende più da te ma dalla fortuna, dal destino, dal caso.L’eventuale liberazione di un ergastolano non è automatica, né un diritto: è una concessione, una possibilità, la cui attuazione dipende dalla discrezionalità dell’autorità giudiziaria, sulla base di criteri per loro natura senza vincoli, o, peggio, di pura casualità, come l’indulgenza, o la severità, il coraggio dei giudici di sorveglianza.La sofferenza della pena può essere anche accettata, purché rimanga una speranza reale, e non solo teorica, come quella che un ergastolano può usufruire della liberazione condizionale. La forza della giustizia e di una società sta nel perdonare il colpevole in tempi accettabili, perché altrimenti col passare degli anni il colpevole diventa una vittima e qualsiasi popolo si dovrebbe vergognare della sofferenza quando questa non è più necessaria.La pena per funzionare dovrebbe essere un’opportunità e non solo una punizione, perché giustizia non vuol dire vendetta, ma anche compassione verso chi ha fatto del male. E poi bisognerebbe chiedersi che se ne fa la società della punizione del colpevole se è solo carcere che non produce pentimento. Credo, o mi piace pensare, che le vittime dei reati desiderino più che i loro carnefici soffrano e scontino una pena che gli faccia “bene”, per fare uscire loro il senso di colpa per il male fatto. Credo anche che per prevenire i crimini bisogna umanizzare le pene, perché una pena cattiva e dannosa è controproducente non solo per chi la subisce ma anche per la società.Dopo questa sentenza della Corte Costituzionale immagino che molti diranno e scriveranno: “Centinaia di boss mafiosi ergastolani potrebbero uscire dal carcere”. Tranquilli! Continueranno a morire in carcere perché sarà molto difficile che qualcuno possa farcela, basti pensare che ci sono ergastolani non ostativi che sono in carcere da 30/40 anni e non sono mai usciti. By Carmelo Musumeci

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Ergastolo a “pane e acqua”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

Tenere un prigioniero “a pane e acqua” era un tipo di alimentazione ai limiti della sopravvivenza utilizzata in tempi non lontani come forma di punizione carceraria, ma sembra, anche se in forma diversa, che nel nostro paese voglia tornare di moda. Penso che tutti si dovrebbero interessare di cosa accade nell’inferno delle nostre “Patrie Galere” perché al giorno d’oggi il carcere è una specie di autostrada e un giorno o l’altro ci potrebbero passare molti cittadini o parenti, sia innocenti che colpevoli. L’ergastolano Cesare Battisti ha osato lamentarsi dell’alimentazione che gli viene somministrata nel carcere dove è detenuto (gli è vietato persino cuocersi un po’ di “riso o pasta in bianco”) e un noto politico (la storia giudiziaria ci insegna che anche loro sono a rischio e che convenga a tutti che in galera venga rispettata la legge e la Costituzione) lo ha anche sbeffeggiato per le sue lussuose pretese. Il nostro Ordinamento penitenziario prevede, nell’articolo 9 sull’alimentazione: “Ai detenuti e agli internati è assicurata un’alimentazione sana e sufficiente, adeguata all’età, al sesso, allo stato di salute, al lavoro, alla stagione, al clima.” Purtroppo ricordo, invece, che il cibo in carcere fa schifo, non per niente in gergo carcerario viene chiamato “sbobba”. Solo i più poveri fra i poveri lo prendono, non per mangiarlo ma solo per mantenersi in vita. È poco, cucinato male e quando dalla cucina arriva in sezione, spesso senza carrelli termici, sembra un pastone per galline o brodaglie che neppure i maiali mangerebbero Per questo molti detenuti si cucinano da soli, anche perché chi ha scontato molti anni di carcere è spesso ammalato allo stomaco. Penso che se ai prigionieri vengono inflitti ulteriori disagi, che non hanno nulla a che fare con la sicurezza o con la pena da scontare, sia controproducente per la società, perché poi uno esce dal carcere arrabbiato e peggiore di quando è entrato. A questo punto, a quando la palla al piede? L’ho detto e scritto tante volte che certe prese di posizione forcaiole rafforzano la mentalità deviante. La stragrande maggioranza dei mass media, della classe politica e dei professionisti dell’antimafia si sono arrabbiati per la scarcerazione di alcuni detenuti anziani e malati condannati per mafia e addirittura qualcuno si è lamentato che alcuni di questi detenuti, per alcune ore del giorno, abbiano la cella aperta, perché secondo loro dovrebbero essere sepolti vivi fra sbarre e cemento 24 ore su 24. Eppure qualcuno di questi dovrebbe conoscere la nostra Carta Costituzionale, che dà alla pena esclusivamente una funzione rieducativa. Se la maggioranza dei cittadini del nostro Paese non è d’accordo, ed è convinta che la pena per funzionare debba recare dolore e sofferenza, perché non cambiare la nostra Costituzione? Se si pensa che alcuni prigionieri non possano smettere di essere dei delinquenti, perché curarli e farli invecchiare e morire in carcere? Se si è convinti che una pena cattiva faccia bene alla società o possa essere un deterrente, perché non ripristinare la pena di morte, la tortura o l’inquisizione?
Io sinceramente penso che il carcere duro o la pena dell’ergastolo facciano più male alla società che ai prigionieri perché, nella maggioranza dei casi, una pena cattiva e senza speranza modella nuovi criminali. Se dopo tutte le misure attuate all’indomani delle stragi di mafia siamo ancora a parlare di mafia, credo che il regime di tortura del 41-bis, insieme alle pene che non finiscono mai, non abbiano funzionato. D’altronde senza speranza è difficile cambiare e migliorarsi, o smettere di essere delinquenti. Sono convinto che la pena dell’ergastolo e il carcere duro non siano assolutamente un deterrente, anzi alimentano la cultura deviante e criminale. E non lo dico solo io ma lo affermano anche i dati sulla recidiva. Nei Paesi dove ci sono carceri vuoti c’è più sicurezza. Diciamoci la verità: molti chiedono giustizia ma in realtà vogliono vendetta, vogliono che i prigionieri soffrano per il male che hanno fatto, così imparano per la prossima volta. Solo che per molti di loro non ci sarà una prossima volta. In tutti i casi non penso che proibire ad un detenuto di cucinarsi una ciotola di riso in bianco possa alleviare il dolore delle vittime, ma forse mi sbaglio. (Per l’Associazione Liberarsi, Carmelo Musumeci)

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Mai dire mai: ergastolo per nessuno

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

“La giustizia non è fatta dal “… ti punisco”, è fatta dal “ti riporto insieme con noi…”. (Agnese Moro)Premetto che non c’è prezzo, né pena, e mai ce ne potrà essere, che possa ripagare i parenti delle vittime di un reato, non a caso alcuni filosofi dicono che la migliore vendetta è il perdono. Sono fortemente convinto che uno dei maggiori valori dell’umanità sia il perdono.
Infatti, che soddisfazione potrà mia avere una persona a cui hanno ucciso il padre in una rapina, sapere che il suo assassino deve stare chiuso in una cella 20, 30 anni o per sempre?
Questa non è giustizia, è solo vendetta e la vendetta lascia solo uno strano sapore amaro in bocca.E questo lo dico per esperienza.La migliore vendetta per un figlio a cui hanno ucciso il padre sarebbe pretendere che la società o lo Stato cambi, migliori ed inserisca nella società, la persona che ha sbagliato.
Sì, è vero, la mia è utopia, ma l’utopia è il motore del mondo. Cent’anni fa andare sulla luna era un’utopia, io ora sono convinto che il carcere non sia necessario: il carcere non è la medicina, il carcere è il male e pure il carcere migliore è sempre un luogo di ingiustizia e sofferenza.È improbabile che le persone diventino buone chiuse in una gabbia.La certezza della pena potrebbe essere anche di fare scontare la pena fuori dal carcere.
La società non è più tutelata se si mettono fuori le persone a fine pena, perché il carcere, nella maggioranza dei casi, crea dei mostri o degli emarginati.Una società è giusta se, prima di pretendere che non ci siano reati, pretende che non ci siano luoghi di sofferenza e d’ingiustizia.Io credo che l’inferno non sia un luogo giusto, né di qua, né nell’aldilà, per questo penso che Dio all’inferno non ci mandi nessuno.Penso che se qualcuno desidera che una persona stia dentro tutta la vita il suo desiderio di giustizia si trasforma in vendetta.La pena per essere giusta deve pensare al futuro e non al passato, l’ergastolo invece guarda sempre indietro e mai avanti. La pena per essere capita, compresa ed accettata deve avere una fine, una pena che non finisce mai non può essere capita, compresa ed accettata. Credo che neppure Abele avrebbe voluto l’ergastolo per Caino, altrimenti Abele sarebbe diventato come Caino, come sta accadendo in questo periodo, che i “buoni” stanno diventando peggio dei cattivi e la cosa più brutta è che lo stanno diventando in nome della giustizia. (Carmelo Musumeci)

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“Potere al popolo” aderisce al digiuno nazionale per l’abolizione dell’ergastolo

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

L’Associazione Liberarsi ha sempre sostenuto la campagna contro il carcere a vita e per questo sta organizzando il terzo giorno di digiuno nazionale martedì 26 giugno 2018 data a cui l’ONU dedica una giornata alle vittime della tortura, quindi anche ai detenuti condannati alla pena dell’ergastolo. Ancora una volta sta cercando di coinvolgere il maggior numero di persone interessate, le associazioni di volontariato, i nuovi parlamentari e/o chi si occupa di politica attiva, i centri sociali, esponenti della magistratura, dell’università, delle camere penali, uomini e donne di tutte le chiese, fedi religiose e movimenti spirituali, intellettuali, personaggi del mondo dello spettacolo e dell’informazione.
La campagna deve avere l’appoggio di tanti cittadini e cittadine. Siamo pronti a ricevere i vostri consigli, suggerimenti e idee per diffondere il nostro no contro il carcere a vita. È importante che i digiuni abbiano un ritmo, date precise, per non dimenticare, per scuotere le coscienze, per sensibilizzare l’opinione pubblica, per mettere in luce la situazione reale di tutti gli ergastolani. Per fare questo, è necessario il supporto di tutte le persone detenute, dei vostri familiari, delle associazioni e degli organi di informazione. Collegandosi al sito http://www.liberarsi.net troverete maggiori informazioni sulla terza campagna di digiuno per l’abolizione dell’ergastolo. Dite ai vostri familiari e amici di collegarsi sul nostro sito e cliccando su: Aderisci alla terza giornata di digiuno fissato per martedì 26 giugno 2018 per l’abolizione dell’ergastolo sarà possibile sottoscrivere l’adesione.
Per la comunicazione e la promozione della giornata sui social media vi chiediamo di utilizzare l’hashtag #campagnadigiunaperlavita#9999#noergastolo#26giugno2018.
La quarta Assemblea nazionale di Potere al popolo (Tavolo 8 Giustizia) ha deciso, tra l’altro, di appoggiare l’iniziativa dell’Associazione Liberarsi, della Comunità Papa Giovanni XXIII, dell’Associazione Yairaiha e altre con queste parole:
“Il prossimo 26 giugno è la giornata mondiale dedicata dall’Onu alle vittime della tortura e in Italia è già stata lanciata la terza giornata nazionale di digiuno nelle carceri per chiedere la cancellazione dell’ergastolo: Potere al Popolo aderisce all’iniziativa e richiede la partecipazione attiva su tutto il territorio nazionale, anche per dare continuità al già citato punto 15 del programma.”
Sono entrato in carcere che mi sentivo “mezzo” colpevole, col passare degli anni, con una pena che finisce nell’anno 9999 e con regimi di carcere duro, iniziai a sentirmi innocente. Dopo un quarto di secolo ho iniziato a usufruire dei primi permessi premio, poi ho ottenuto la semilibertà, uscendo al mattino e rientrando alla sera in carcere. Ormai da circa un anno e mezzo durante il giorno continuo a scontare la mia pena facendo il volontario in una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, dando una mano ad adulti e bambini disabili e ricevendo in cambio affetto sociale. Solo qui ho iniziato a sentirmi completamente colpevole del male fatto in passato. Per questo mi sento di dire che la mancata riforma penitenziaria è stato un duro colpo per la popolazione detenuta e per la società, perché con le misure alternative al carcere ci sono più probabilità di sconfiggere sia la piccola che la grande criminalità. Purtroppo, invece, a causa delle pulsioni giustizialiste di alcuni partiti, la riforma penitenziaria è stata affossata, o, meglio, è stata gettata nelle sabbie mobili. In questo modo, a mio parere, in nome della legalità, sicurezza, ordine e certezza della pena, si produrrà altra criminalità. Da molti anni lotto per l’abolizione dell’ergastolo perché credo che sia una pena che non faccia bene neppure alle vittime dei nostri reati, perché il carcere senza un fine pena ti fa sentire innocente, mentre con un fine pena o con una pena alternativa ti fanno sentire veramente colpevole. (Per l’Associazione Liberarsi Carmelo Musumeci)

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Giornata di digiuno nazionale per l’abolizione dell’ergastolo in Italia!

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

Il prossimo 30 marzo nelle carceri italiane gli ergastolani e le ergastolane saranno in sciopero della fame, per chiedere, ancora una volta, che l’Italia abolisca l’ergastolo. Accanto a loro ci saranno migliaia di detenuti e detenute. Ci saranno le loro famiglie, anch’esse condannate per sempre. Siamo certi che ci sarete anche voi. Cosa vi chiediamo?Quel giorno venite intorno alle carceri, fate uno striscione nella vostra città, un volantinaggio su questo tema, organizzate un dibattito per ricordare che Eichmann, gerarca nazista, non provava il minimo rimorso di coscienza a fare del male, perché sotto il nazionalismo il male era la legge e lui non avrebbe pensato un solo istante che si potesse infrangere la legge.Pensiamo che un individuo umano in carcere non perda il diritto di avere diritti e che un carcerato resti un membro della famiglia umana.
Pensiamo che la collettività si debba difendere dal male, e da chi lo fa, ma non dovrebbe farlo dimostrando di essere peggiore del male che combatte, aggiungendo così altro male al male.
Pensiamo che la legalità prima di pretenderla bisogna darla.
Pensiamo che lo Stato faccia le leggi ma, quando si tratta di carcere, non ne rispetti quasi nessuna. E se poi chi è recluso per pagare il proprio reato vede che il “sistema” è peggiore di chi vuole rieducare, non riuscirà mai a provare rimorso per il male commesso.
Pensiamo che senza speranza chi ha sbagliato non capisca perché dovrebbe cambiare, o smettere di essere “cattivo”. Pensiamo che quello che manchi di più in carcere, a parte l’amore, sia la speranza. Pensiamo che trattando una persona come un mostro, senza dargli una possibilità di uscire vivo dal carcere, questa diventerà inevitabilmente irrecuperabile.
Pensiamo che il modo con il quale lo Stato si comporta con i prigionieri dimostri il suo grado di civiltà.

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Giornata di digiuno nazionale per l’abolizione dell’ergastolo in Italia!

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

L’associazione Liberarsi ha organizzato il secondo giorno di digiuno nazionale, venerdì 30 marzo 2018, contro la pena dell’ergastolo. Ci rivolgiamo a tutte le comunità cristiane d’Italia e a tutti i credenti nelle varie religioni e a coloro che pur non credenti operano per il rispetto dell’umanità. Vi chiediamo di prendere posizione contro l’ergastolo: venerdì 30 marzo 2018 è una giornata particolare per molti cristiani, ma non ci rivolgiamo solo a loro. Vogliamo sentire vicini a noi anche i cristiani ortodossi, che celebreranno la passione e morte di Cristo una settimana dopo, vogliamo sentire accanto a noi anche gli ebrei, i mussulmani, gli induisti, i buddhisti, gli atei.
Sappiate che siamo 1.677 persone attualmente condannate all’ergastolo in Italia, alcuni nell’isolamento delle sezioni a 41 bis, altri nelle sezioni ad alta sicurezza, altri ancora nel sovraffollamento delle celle comuni. Con noi migliaia di detenuti e detenute, migliaia di nostri familiari e di volontari, venerdì 30 marzo 2018, digiuneranno per la vita, perché il nostro nuovo Parlamento si pronunci contro l’ergastolo che ci condanna fino alla morteperché per legge siamo cattivi e colpevoli per sempre. Siamo né morti né vivi. Siamo uomini ombra (così si chiamano gli ergastolani fra loro) prigionieri dell’Assassino dei Sogni (così i prigionieri chiamano il carcere) condannati alla “Pena di Morte Viva” (così è chiamata da noi la pena dell’ergastolo).
Per molti di noi non c’è più nessuna speranza, nessun futuro e nessuna compassione. Non c’è più nulla. Solo il dolore, perché il tempo passa e non abbiamo nulla da aspettare. Siamo destinati per tutta la vita a stare nell’ombra e a morire di vecchiaia murati vivi nelle nostre celle. Nel medioevo ti ammazzavano, ti cavavano gli occhi, ti tagliavano un braccio, ma il dolore non durava per sempre. Ora, invece, l’ergastolo è nello stesso tempo una pena di morte, una tortura e un dolore all’infinito. Un vero e proprio incubo a occhi aperti, da cui non è possibile svegliarsi. Sembra che gli uomini ergastolani siano umani azzerati, non più figli di Dio, ma figli della malvagità degli uomini. E, condannati ad essere cattivi e colpevoli per sempre, molti di noi vivono ormai una vita vegetativa, senza volontà, né desideri, né sogni.

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Abbiamo un sogno: l’abolizione dell’ergastolo in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 dicembre 2017

ergastoloL’Associazione Liberarsi onlus sta organizzando un giorno di digiuno nazionale per domenica 10 dicembre 2017 (Anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani) contro la pena dell’ergastolo. Si può aderire e avere più informazioni sul sito http://www.liberarsi.net. Ecco perché bisognerebbe abolire questa terribile e crudele pena: La pena dell’ergastolo è una sentenza senza speranza e con questa condanna gli ergastolani muoiono ancor prima di finire la loro pena. E li vedi camminare in carcere in modo diverso da tutti gli altri prigionieri, perché fanno su e giù come morti in vita. Si muovono come spettri, guardando il tempo che va via, facendo una decina di passi avanti ed una decina di passi indietro. Perduti per sempre in un mondo perduto, senza avere nulla, neppure il nulla, per cui attendere, sperare e vivere. Camminano senza neppure pensare, perché non riconoscono più il mondo che li ha visti nascere. La loro sembra una passeggiata della morte, con la morte e per la morte, e marciano da un muro all’altro, privi di sogni e di ogni speranza. Passeggiano nelle loro celle, da una parte all’altra, senza saper cosa fare. Indecisi a volte se morire o vivere. Vagano in un fazzoletto di cemento per mesi e anni. Da una parete all’altra con una pena senza fine. E con un giorno uguale all’altro. Muoiono un po’ ogni passo, per tornare di nuovo a morire ancora un po’ ogni volta che incontrano il muro di fronte e si fermano per girarsi. Camminano sapendo che non possono guardare in faccia il futuro, consapevoli che possono solo guardare il tempo che va via, perché il loro domani è già tutto scritto. E il loro futuro sarà una lenta agonia senza rimedio che durerà un’intera vita. I passi degli ergastolani sono lenti e corti forse perché non possono andare da nessuna parte e i loro sogni finiscono dove iniziano, e muoiono passo dopo passo. I loro cuori si spengono dentro a poco a poco, perché avranno sempre un presente uguale al futuro poiché la loro vita diventerà una malattia o una morte lenta, bevuta a sorsi.www.carmelomusumeci.com

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Ergastolo: la voce dei detenuti, delle famiglie e di chi vive il carcere

Posted by fidest press agency su domenica, 14 Maggio 2017

detenutoLe notizie degli ultimi suicidi in carcere mi indignano. Eppure nessuno ne parla, nessuno affronta il problema delle molte “Guantanamo” che ci sono in Italia e di tutti questi morti che restano, per lo più, anonimi e, quindi, dimenticati. Non starebbe a me dire certe cose: io non ho la moralità e l’intelligenza dei nostri governanti, politici ed intellettuali. Io sono un avanzo di galera, un delinquente e per giunta pure ergastolano, anche se in regime di semilibertà.
Tutti sanno che in Italia il carcere, nella migliore delle ipotesi, è una fabbrica di stupidità umana mentre, nella peggiore, è una fabbrica di morti.
È come se chi va all’ospedale morisse invece di guarire. Il carcere, così com’è, produce negatività, si nutre di male per produrre altro male e nuovi detenuti.
Sì, è vero, il carcere, per qualsiasi classe politica e per qualsiasi governo, porta consensi e voti elettorali, ma sono consensi e voti che grondano sangue e morte.
Questa non è più giustizia, è solo vendetta culturale e sociale di uno Stato ingiusto che guadagna sulla sofferenza sia delle vittime sia degli autori dei reati. (foto: detenuto)

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Ergastolo: la voce dei detenuti, delle famiglie e di chi vive il carcere

Posted by fidest press agency su domenica, 19 marzo 2017

carmelo musumeciCiao Carmelo, stamattina leggendo “Famiglia Cristiana” seduta comodamente sul divano dei miei genitori, mi sono “imbattuta” in un articolo che ti riguarda, e mi è venuto spontaneo scriverti.
Non avevo mai sentito il racconto della tua storia e delle tue fatiche che sicuramente traspaiono con enorme forza dalle tue parole, ma vorrei semplicemente condividere con te alcuni piccoli pensieri – ti stupirai! – non sul tuo ergastolo e sulla tua Libertà, ma sulla tua Libertà legata anche al servizio che stai svolgendo con i bambini disabili. Mi ha colpita molto quando definisci la tua esperienza attraverso parole quali “I sorrisi di questi bambini fanno emergere in me il senso di colpa e mi fanno pensare a quanto nella mia vita sono stato cattivo”. Mi hanno colpita perché sono madre di una bambina disabile e, in qualche modo, riconosco che l’incontro con la disabilità di un bambino opera un grande miracolo che è quello di toccare nel profondo l’esistenza. Mi permetto, non con invadenza, di correggerti: un bambino disabile fa emergere in noi quanto siamo in cammino nella vita, non quanto siamo cattivi e, nel cammino di ciascuno, c’è la difficoltà e c’è la Resurrezione.
Ti regaleranno libertà quei bambini, loro che sanno che ciascuno di noi ne ha diritto perché anche loro ne hanno diritto. Io e mio marito abbiamo dato la vita alla nostra piccola Marta, crediamo fermamente che nessun uomo può disporre della vita di un altro e quando dovesse accadere per varie ragioni, questo non deve consentire la vendetta contro chi ha commesso un errore.
Stamattina sono poi andata a farmi una passeggiata e a bermi un caffè; sì, hai ragione, quanto siamo fortunati a poter respirare ossigeno e a poter guardare il cielo o sentire il vento gelido noi uomini e donne liberi. Te lo prometto, ogni volta che farò una passeggiata non dimenticherò di pensare a te o a chi, come te, questo non può farlo. Anche il Creato è un dono e nessuno dovrebbe disporne.
Ti saluto con un “buona Strada”, saluto scout con cui si da per scontato che ciascuno abbia il suo cammino di Libertà. Mi spiace che il tuo sia così faticoso, ma grazie perché la tua profondità ci fa crescere! (Chiara) (foto: carmelo)

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La pena dell’ergastolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

squarcio nelle tenebreAvvelena lentamente e inesorabilmente la tua esistenza, facendo attenzione però a non ucciderti. Ma se tenti di resistere è peggio per te, perché poi rischi di diventare matto. Questa terribile condanna ti porta via i sogni ma incredibilmente ti lascia la vita. Probabilmente per farti soffrire di più, perché aspettare un giorno che non arriverà mai conduce alla follia.Gli ergastolani vivono in una realtà tutta diversa dagli altri detenuti perché un uomo ombra deve scegliere tra la rassegnazione e la speranza. Io ho continuamente cercato di resistere fra l’una e l’altra, ma il mio cuore ha sempre preferito l’assurdità della speranza. Ed io in tutti questi anni gli ho sempre ricordato che gli ergastolani ostativi ai benefici hanno molte meno possibilità di finire la loro esistenza vicino ai loro cari di quante ne avevano gli internati nei campi di concentramento. Almeno loro avevano la speranza che con la sconfitta della Germania i vincitori li liberassero. Noi invece non abbiamo nessuna speranza, perché nessuno verrà mai a liberare noi. E la cosa più disumana è che non ci ammazzano, ma ci tengono in vita nonostante per un ergastolano ostativo ad ogni beneficio penitenziario non rimanga altro che prepararsi a morire in carcere. Da pochi giorni invece ho ricevuto la più bella notizia che un ergastolano ostativo possa aspettarsi. Dopo ventiquattro anni di carcere, il Tribunale di Sorveglianza mi ha concesso la cosidetta collaborazione impossibile o irrilevante, perché anche se collaborassi con la giustizia i reati sarebbero prescritti, mentre sono già tutti accertati quelli più gravi.E questo significa che mentre prima non avevo diritto a nessuno beneficio penitenziario adesso invece ne potrei avere, senza mettere nella mia cella un altro al posto mio.È un po’ la fine della guerra, ancora non c’è la pace, ma mi sento un soldato stanco di essere belligerante e con la speranza un giorno di poter morire da uomo libero.Ho passato la prima notte da ergastolano non ostativo senza chiudere occhio. E ho iniziato a ragionare con me stesso su come cercare di realizzare gli ultimi sogni che mi sono rimasti. Ho pensato che adesso mi aspetta la battaglia più difficile della mia vita, perché devo di nuovo imparare a sperare, a vivere e a sognare.Sto cercando di affrontare i primi giorni da ergastolano resuscitato non pensando più che la mia unica via di fuga e di salvezza dall’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io) sia solo la morte. Dopo ventiquattro anni di carcere mi è arrivato il primo permesso premio:“(…) concede a Musumeci Carmelo, sopra generalizzato, il permesso di recarsi a Padova presso la Casa di Accoglienza “Piccoli Passi” sita in via Po n. 261, accompagnato da un operatore volontario della struttura. Il detenuto uscirà dalla Casa di Reclusione di Padova alle ore 9.00 del 14 marzo 2015 e vi farà rientro alle ore 18.00 dello stesso giorno”. Con il trascorrere degli anni la mia speranza si era assottigliata, avevo imparato a fare il morto perché non mi aspettavo proprio più nulla dagli esseri umani, ora devo anche rimparare a credere, ad avere fiducia: non sarà facile, ma non sono mai stato così felice di avere paura. (Carmelo Musumeci) (foto: squarcio nelle tenebre)

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Giustizia: quei lugubri luoghi comuni sull’ergastolo..

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2013

Non è vero che il carcere a vita non viene applicato. Lo dimostrano le storie di tanti dei 1.581 ergastolani in Italia. L’abolizione è un obiettivo di civiltà.La principale motivazione giuridica, morale e sociale a favore della permanenza dell’ergastolo è, nel senso comune, che “tanto prima o poi escono tutti”. Un argomento di fatto. Peccato che non sia così e che quindi non possa essere speso a difesa della pena senza tempo.
Al 31 dicembre dello scorso anno i condannati all’ergastolo nelle carceri italiane erano 1.581, circa quattro volte in più di quanti non fossero vent’anni fa. Ma la vulgata vuole che l’ergastolo nei fatti non si sconti. Sorprende e, se è consentito, addolora che a quel lugubre luogo comune regressivo si riferisca una persona stimabile come il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi, per il quale “la carcerazione a vita non esiste più, o meglio non viene applicata” (il Fatto Quotidiano, 10 agosto 2013).Si sa: c’è sempre la liberazione condizionale, dietro l’angolo, a permettere dopo ventisei anni l’uscita dal carcere degli ergastolani e, dopo ventidue, di coloro ai quali venisse riconosciuto l’ordinario sconto di pena per buona condotta. Questo, sulla carta e nei codici. La nostra personale esperienza ci dice che i dati reali non sono mai stati corrispondenti ai calcoli che alimentano la diceria di un ergastolo ineffettivo e inapplicato.Durante la XIII legislatura, in occasione della discussione del disegno di legge che aboliva il carcere a vita (e che fu approvato dal Senato nel 1997), scoprimmo che non erano pochi gli ergastolani che avevano superato il limite per l’accesso alla liberazione condizionale senza poterne godere. Addirittura uno, Vito De Rosa, si trovava sepolto in un ospedale psichiatrico giudiziario da 47 anni (e ci sarebbe rimasto altri sei, prima di essere graziato per andare a morire in un istituto di cura).
Dieci anni dopo, gli ergastolani con più di ventisei anni di pena già scontata si erano addirittura moltiplicati per otto: il 17 settembre 2007 erano 94, di cui solo 29 in regime di semilibertà, gli altri ordinariamente chiusi. 49 di questi ergastolani erano in carcere da più di trent’anni, la pena temporanea massima prevista dal nostro ordinamento.Stanno o non stanno scontando la pena dell’ergastolo, queste persone che – passato il termine per l’accesso alla liberazione condizionale, o addirittura il termine di durata massima delle pene detentive – sono ancora in carcere? O dobbiamo aspettare che muoiano in galera per accertare che stiano scontando la pena a vita?
È o no un ergastolano Calogero Diana, quarantuno anni di pena scontata, da diciannove in semilibertà, che non riesce ad accedere alla liberazione condizionale e che tutte le sere – dopo aver assistito malati e disabili di ogni genere nella cooperativa sociale per cui lavora – torna a dormire in carcere?Non è una discussione oziosa, dunque, quella intorno all’abolizione dell’ergastolo: e ciò rende ancora più importante il referendum in materia promosso da Radicali italiani. Soprattutto quando quella discussione sia rimotivata – come è accaduto in Italia – dall’emersione di una nuova figura, “l’ergastolano ostativo” che, a causa dei suoi reati, alla liberazione condizionale non può accedere a meno che non collabori con la giustizia o non dimostri di non poter collaborare in qualche modo.Si stima che circa due terzi degli ergastolani attualmente detenuti nelle carceri italiane (più di 1.500, come si è detto) siano in questa condizione; una condizione sotto osservazione anche da parte della Corte europea dei diritti umani, che contesta la legittimità dell’ergastolo senza possibilità di revisione (e dunque di liberazione del condannato).Nel 1975 Aldo Moro scriveva che “un giudizio negativo, in linea di principio, deve essere dato non soltanto per la pena capitale, che istantaneamente, puntualmente, elimina dal consorzio sociale la figura del reo, ma anche nei confronti della pena perpetua”, che contraddice entrambi i principi costituzionali in materia di pena: ossia il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità e la sua finalità rieducativa. Se tutto ciò è vero, non basta cavarsela con un giro di parole e inventarsi una realtà che non esiste.Lo disse nel 1974 la Corte costituzionale: l’ergastolo tanto è costituzionalmente legittimo in quanto non si applichi effettivamente. Ecco, allora facciamo questo passo in più e rendiamolo costituzionalmente legittimo vietandone l’applicazione in ogni e qualsiasi caso.(fonte L’Unità, 11 agosto 2013)

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Ministro tecnico e parlare politichese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2011

“L’Italia è in prima linea nella campagna contro la pena di morte. Lo ha detto il Ministro della Giustizia, Paola Severino, nel saluto rivolto in apertura del sesto Congresso internazionale dei ministri della Giustizia “Dalla moratoria all’abolizione della pena capitale”, organizzato oggi a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. Quello della battaglia contro la pena di morte, ha ricordato il ministro, è un “tema caro all’Italia, paese da sempre attento alla tutela dei diritti della persona” e l’applicazione della pena capitale “non dà nessuna garanzia di sicurezza”. (Fonte: Adnkronos, 29 novembre 2011) Ci vuole certo un bel coraggio a dichiarare che l’Italia è contro la pena di morte quando nel suo paese esiste la “Pena di Morte Viva” che è molto più disumana di quella di morte.
Signora Ministra, non me ne voglia se mi permetto di ricordarle che lo scrittore e politico Benjamin Constant (Losanna 1767- Parigi 1830) arrivò a giustificare la pena di morte, ma non la pena perpetua, nel quale vide “un ritorno alle più rozze epoche, un consacrare la schiavitù, un degradare l’umana condizione”.Fu tale nella Francia rivoluzionaria l’orrore di murare vivo un uomo per tutta la vita senza la compassione cristiana di ammazzarlo che l’Assemblea Costituente, mentre mantenne la pena capitale, vietò le pene perpetue. E fu così che nel codice penale del 28 settembre del 1791 la pena più grave dopo la morte fu la pena di ventiquattro anni di detenzione.
Signora Ministra, molti uomini ombra, come sono chiamati dagli altri detenuti gli ergastolani ostativi a qualsiasi beneficio penitenziario, preferirebbero la ghigliottina che essere murati vivi fino all’ultimo dei propri giorni.
Signora Ministra, Lei non può immaginare cosa vuol dire essere vivi, ma dichiarati morti dallo Stato, dalle leggi e dalla Società. E mi creda, l’ergastolo ostativo è una pena bestiale, perché molto più lunga, dura e inumana di quella di morte.
Signora Ministra, l’ergastolo ostativo senza nessuna possibilità di uscita è un inferno ancora più brutto dell’inferno perché quello dell’aldilà lo sconti da morto, ma questo lo sconti da vivo.La nostra vita è già tanto difficile, non ci faccia sentire dichiarazioni a proposito della pena di morte: “tema caro all’Italia, paese da sempre attento alla tutela dei diritti della persona”. E adesso la lascio con una preghiera di Luigi Settembrini, (Napoli 1813- 1876), letterato e patriota italiano condannato dell’ergastolo:
O Dio Padre
Fammi la grazia della morte
Giacché gli uomini
Per tormentarmi
Mi hanno fatto la grazia della vita.
Le auguro Buon Natale con la speranza che lei mi auguri una buona morte. (Carmelo Musumeci)

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Piazza Navona: Caso Battisti

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2011

Roma oggi alle ore 16 Piazza Navona” Il Movimento res comunica: “Come avevamo gioito per il via libera strappato diversi mesi fa per l’estradizione del pluriomicida Cesare Battisti, così oggi dopo la decisione dell’ex-presidente Lula ci stringiamo al grido di dolore dei familiari delle vittime e grideremo il nostro sdegno davanti all’ambasciata brasiliana, aderendo al sit-in indetto da Riva Destra. “Il fatto che un pluriomicida sfugga alla condanna di ergastolo che lo aspetta in Italia crea un precedente gravissimo e molto pericoloso, che potrebbe influire sui destini di tanti latitanti che hanno trovato in altri paesi, troppo facilmente, protezione e asilo” “Non deve essere infatti dimenticato – prosegue il RES – che in Brasile c’è anche Achille Lollo che durante gli anni di piombo faceva parte di Potere Operaio e condannato per il rogo di Primavalle dove, nel 1975, morirono i fratelli Mattei”. “Ci aspettiamo ora un segnale forte da parte delle istituzioni nazionali e comunitarie, affinchè si recuperi almeno una volta quel senso del giusto, che puntualmente viene tradito o aggirato. Altrimenti – fa sapere il Movimento RES – siamo pronti a far uscire nelle prossime settimane un dossier accompagnato da azioni dimostrative volte a boicottare i prodotti brasiliani”.

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Petizione per abolizione ergastolo

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2010

La petizione vuol coinvolgere tutti i cittadini dei paesi che fanno parte dell’Unione Europea, essi chiedono che nel Parlamento Europeo venga discusso il tema dell’ergastolo e venga presa una posizione favorevole per l’abrogazione di questa pena disumana e incivile. Già in alcune nazioni europee l’ergastolo non esiste più, quello che chiediamo è che scompaia questa pena eterna  in tutta Europa, come è stata, giustamente, abolita la pena di morte, mostrando a tutto il mondo il nostro grado di civiltà e di umanità. L’ergastolo per molti aspetti è una pena ancor più dura e incivile della pena di morte. I condannati all’ergastolo sono spesso come schiavi in attesa di essere liberati da un provvedimento legislativo (che può esserci e che può anche non esserci), hanno una pena senza fine, non possono fare progetti, non hanno un futuro. In Italia, nazione da cui parte questo appello, la situazione è ancora più drammatica, circa mille dei condannati all’ergastolo, hanno un ergastolo che impedisce per legge ogni tipo di accesso ad una forma alternativa alla detenzione e quindi sono condannati a morire in carcere, a meno che non inizino a collaborare con la giustizia. Noi, cittadini europei, che firmiamo questa petizione ci dichiariamo contrari all’ergastolo e chiediamo a coloro che abbiamo eletto al Parlamento Europeo una presa di posizione chiara a favore dell’abrogazione di questa pena così violenta.

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Il padre di Sanaa condannato all’ergastolo

Posted by fidest press agency su martedì, 15 giugno 2010

Il padre di Sanaa, uccisa a Azzano Decimo (PN) nel 2009, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della figlia. Il delitto fu compiuto dal padre per punire la figlia che aveva una relazione con un italiano, ovvero un infedele secondo una personale interpretazione della religione musulmana, L’attualità nel romanzo di Paolo Grugni Italian Sharia, dedicato a Sanaa e Hina, contro ogni forma di integralismo si mescola con la realtà.

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Accensione straordinaria e cerimonia al Colosseo

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2009

Roma 15 Aprile 2009 Ore 20,15 – 21,15 Davanti al Colosseo Con la partecipazione di Mario Marazziti, Comunità di Sant’Egidio,  del Sindaco di Roma Gianni Alemanno, del Governatore Bill Richardson  e dell’Arcivescovo di Santa Fe, Michael Sheehan. Il New Mexico è il 15mo Stato degli USA ad abolire la pena capitale. Dopo molti tentativi di legislatori e della società civile e dopo l’approvazione il 10 marzo 2009 da parte del senato dello stato del New Mexico del disegno di legge che abolisce la pena di morte, il governatore Bill Richardson ha firmato la norma il 18 marzo scorso. Si tratta di una legge che sostituisce la pena di morte con l’ergastolo, senza la possibilità di sconti di pena. Il New Mexico è il quindicesimo Stato americano ad abolire la pena capitale. Segue di meno di due anni la legge approvata nel dicembre 2007 dallo Stato del New Jersey e firmata dal governatore Corzine il 17 dicembre, alla vigilia della storica approvazione da parte dell’Assemblea generale dell’Onu a New York della Risoluzione per una moratoria universale della pena di morte. L’iniziativa del New Mexico è un esempio che potrebbe contagiarsi ad altri stati, dentro a fuori gli USA. Di recente molti altri stati hanno preso in considerazione leggi analoghe alla luce dell’evidenza di errori nel sistema giudiziario, dei numerosi casi di prigionieri nel braccio della morte innocenti, della crescente pressione delle famiglie delle vittime della criminalità e dell’importante risparmio che deriverebbe dall’abolizione delle pena di morte: tra i vari Stati, il Nebraska, il Maryland, il Kansas, il New Hampshire, il Colorado e il Montana.

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