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Posts Tagged ‘Eritrea’

Human rights breaches in Eritrea, Nicaragua and Saudi Arabia

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

The European Parliament adopted three resolutions taking stock of the human rights situation in Eritrea, Nicaragua and Saudi Arabia. Eritrea, notably the case of Dawit Isaak. Parliament demands that all prisoners of conscience in Eritrea, notably Swedish citizen Dawit Isaak and several other journalists detained since September 2001, are immediately and unconditionally released. It calls on the Eritrean authorities to provide information immediately regarding Mr Isaak’s whereabouts and well-being, and to grant him access to representatives of the EU, its member states and Sweden, in order to establish his healthcare needs and any other support he might need. Members also condemn, in the strongest terms, Eritrea’s systematic, widespread and gross human rights violations and urge the country’s government to put an end to detentions of the opposition, journalists, religious leaders and innocent civilians. They further appeal to the African Union, as an EU partner that has explicitly committed to uphold the universal values of democracy and human rights, to step up its activity in relation to the regrettable situation in Eritrea. The full text, adopted by 663 votes in favour, 19 against and 13 abstentions, will be available here. (08.10.2020). MEPs urge the Saudi authorities to immediately release all these detainees, prioritising those in the most vulnerable situations, including women and children. The Saudi side must also ensure that every person entering the country from neighbouring war-torn Yemen is allowed to do so safely and is transferred to an appropriate reception centre that meets international standards. The text finally urges Saudi Arabia to immediately end torture and other ill-treatment in detention, and to provide appropriate mental and physical care to all.

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Si sta avviando un percorso di pace tra l’Etiopia e l’Eritrea

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 giugno 2018

È un’opportunità di eccezionale importanza dal momento che nel corso degli anni ogni tentativo di riappacificazione è risultato vano. Eppure, nonostante questa unicità e questa notizia di grande rilievo per il nostro Paese, il Governo italiano non si è pronunciato.
Ho presentato un’apposita interrogazione perché ritengo che favorire con ogni mezzo questo processo di pace, debba essere una priorità sia per l’Italia che per l’Unione Europea, perché ciò consentirebbe di sviluppare una politica efficace in loco e frenare i flussi di immigrazione.Consentirebbe inoltre lo sviluppo di condizioni migliori in tutta l’area e permettere di fronteggiare meglio il fondamentalismo islamico e aiutare la lotta contro il terrorismo” È quanto dichiarato dal Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, intervenuto in aula ad inizio seduta per chiedere una informativa urgente del Governo in merito. Richiesta a cui si è subito associato il Senatore Casini.”Il Governo italiano deve attivarsi per facilitare e supportare questa fase assolutamente strategica per i nostri interessi nazionali. Non può essere assente in questa fase.
Per l’Italia il Corno d’Africa rappresenta da sempre un teatro importante per ragioni storiche, culturali, politiche ed economiche deve essere protagonista in questo momento attivandosi in sede UE affinché le istituzioni comunitarie intervengano nelle forme più opportune per sostenere questa azione pacificatrice tra i due Paesi, anche attraverso un piano straordinario di sostegno economico e sociale.Non sono poi da sottovalutare le conseguenze positive di questo riavvicinamento storico. Come la stabilizzazione della Somalia, dove non si riescono a fronteggiare gli attacchi delle organizzazioni terroristiche islamiche, del confinante Sudan, ancora dilaniato dai conflitti etnici, e del vicino Yemen in cui si sta realizzando una catastrofe umanitaria nel silenzio preoccupante dell’Occidente. L’Italia deve far sentire la propria voce”. Conclude il Senatore Urso, capogruppo in Commissione Affari Esteri.

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Impronte umane fossili di 800.000 anni fa portate alla luce in Eritrea

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

fossiliLa “Eritrean-Italian Danakil Expedition”, un gruppo di ricerca internazionale coordinato dalla Sapienza, ha scoperto una superficie di impronte fossili di circa 800 mila anni fa, che comprende quelle che sembrano essere orme lasciate da antichi antenati umani. La scoperta è avvenuta durante l’ultima campagna di scavo nel sito di ad Aalad-Amo, nella regione di Buia situata nella parte orientale dell’Eritrea.Le impronte potrebbero essere le prime inequivocabilmente identificabili come appartenenti a Homo erectus, l’unica specie di ominidi che abitavano l’area in quel periodo, una specie chiave nella storia evolutiva umana che ha dato origine a quegli antenati dal cervello più grande da cui deriverà l’uomo moderno.“Le impronte umane fossili sono estremamente rare. In Africa ne sono state scoperte a Laetoli in Tanzania e risalgono a 3,7 milioni di anni fa, mentre in Kenya sono emerse a Ileret e Koobi Fora, due siti datati a 1,5-1,4 milioni di anni. Ma finora nessuna orma è riconducibile al Pleistocene medio” – spiega il paleoantropologo Alfredo Coppa – “Se confermata dallo studio fotogrammetrico in corso e da ulteriori ritrovamenti nella prossima campagna di scavo, la sequenza di impronte emerse in Dancalia sarà in grado di raccontarci molte cose dell’Homo Erectus”.Le impronte identificate, infatti, presentano una generale somiglianza con quelle dell’uomo moderno e potrebbero quindi dare importanti indicazioni riguardo l’anatomia del piede e la locomozione di questi nostri antenati: mostrano dettagli delle dita dei piedi, un arco longitudinale mediale marcato e un alluce addotto, tutte caratteristiche che rendono distintivi i piedi umani e che li rendono efficienti nella camminata e nella corsa. Inoltre le orme possono restituirci informazioni

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uniche, non ricavabili da altri tipi di reperti come ossa o denti, come la statura, la massa corporea e la biomeccanica dell’apparato locomotore, compresi andatura e velocità del passo.Le probabili impronte di Homo Erectus scoperte ad Aalad-Amo sono conservate in un sedimento di sabbia limosa indurita, che è stata in parte esposta da inondazioni di acqua. Ad oggi, ne è stata portata alla luce una porzione di 26 m² che presenta tracce di impronte possibilmente attribuibili a più individui; alcuni strati di questo sito, al di sopra e al di sotto di quello scoperto, mostrano però caratteristiche simili, suggerendo che vi possano essere una successione a più strati di superfici fossili. Le tracce umane sono orientate in direzione nord-sud, e sono allineate ad altre lasciate, plausibilmente, da antilopi estinte: l’abbondanza e la diversità delle impronte conservate in questa piccola zona esposta, in combinazione con evidenze geologiche e fossili, suggeriscono che in quest’area oggi desertica, vi fosse un lago circondato da praterie.“Le recenti scoperte sottolineano la necessità e l’importanza di ulteriori indagini e scavi archeologici poiché a causa della natura effimera dei sedimenti soffici, le superfici ad impronte tendono ad alterarsi ed erodersi molto rapidamente” sottolinea Alfredo Coppa” “L’area dello scavo è infatti caratterizzata da una lunga successione di strati geologici che coprono diverse centinaia di migliaia di anni e mostra caratteristiche idonee alla preservazione sia di resti scheletrici sia di superfici fossili. Durante l’ultima campagna sono emersi ulteriori frammenti fossili umani da due differenti siti, tanto che possiamo considerare di aver scoperto ad oggi un numero minimo di 5 o 6 individui nell’area.” (foto: fossili)

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E’ andato lontano…

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 dicembre 2013

Yatching Porto Ulisse Ognina Catania Sicilia t...

Yatching Porto Ulisse Ognina Catania Sicilia taly – Creative Commons by gnuckx (Photo credit: gnuckx)

… perché l’avventura c’è in lui. A scuola il mio impatto con il “romanzo storico” espresso poeticamente fu con l’Odissea. E’ stato il racconto in cui Ulisse fornì prova, prima ancora della fatalità degli eventi che sembravano opprimerlo, di voler esplorare terre nuove. Nemmeno dopo aver ritrovato la via del ritorno a casa e gli affetti della famiglia fu capace di restarvi a lungo. La sua meta, ci dicono gli storici, fu più ambiziosa: il suo intento fu di andare oltre le colonne d’Ercole. Così l’avventura l’ho intesa nelle mie letture giovanili e l’ho rivista riflessa nel mio modo d’uscire dal mio ambiente il più presto possibile ora come volontario nell’esercito, ora come emigrante per studio o per lavoro prima in Australia, in India, in Eritrea e poi in Belgi, Germania e in Gran Bretagna. A differenza d’Ulisse vi fu anche il tempo in cui mi fermai preferendo le pantofole agli scarponi da montanaro. Il caso volle che a seguire le mie orme fu mio figlio e questa volte non si fermò come il padre, ma andò oltre. Ora resta solo nei miei ricordi come Telemaco li ha avuti del padre. Un figlio per la cronaca trasformato in globe trotter che amava di tanto in tanto ritornare in famiglia ma non per molto. Il suo ultimo viaggio, purtroppo, gli fu fatale. Così mentre Ulisse con molta probabilità scomparve tra i marosi in una tempesta di mare, mio figlio riuscì a sfidare il suo destino in un piccolo paese della Spagna chiamato Nerja e lì chiuse il ciclo delle sue avventure. Questo comune evento che associa i figli e i padri esprime un senso alla vita per ciò che siamo e vorremmo essere e questa nostra ansia di conoscenza che ci spalanca le porte del mondo e rischia, alla fine, di farci perdere la misura del nostro osare a fronte di eventi che possono sovrastarci e perderci. E’ l’avventura che è in loro. (Riccardo Alfonso)

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Eritreo deportato dall’Italia in Turchia. Pericolo persecuzione e morte in Eritrea

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2011

English: Asmara, Eritrea.

Kidan Asmeron, nato ad Asmara (Eritrea) il 23 aprile 1977 è stato arrestato all’aeroporto di Roma dalle autorità italiane in data 14 dicembre 2011. Il giovane, che proveniva dall’Eritrea, nazione in cui è in corso una grave crisi umanitaria, ha chiesto protezione internazionale, facendo presente di aver già subito gravi forme di persecuzione in Eritrea: due anni di carcere per aver rifiutato l’arruolamento coatto, nonché trattamenti inumani e degradanti. Quindi Kidan Asmeron è fuggito dall’Eritrea, affrontando il pericoloso viaggio verso il Sudan, dove ha vissuto per due anni e da dove ha preso contatto con la sorella in Germania. La polizia italiana gli ha consentito di effettuare una telefonata alla sorella, alle 8.30 del mattino. Il giovane tentava di spiegare che a causa del suo stato di profugo, non disponeva di tutti i documenti richiesti, ma solo del passaporto e che era necessario un contatto con l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati per chiarire la sua posizione umanitaria. Le autorità tuttavia ignoravano le richieste del giovane, che si appellava invano alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati. Le autorità non prendevano contatto con l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati, ma decidevano di deportare il profugo in Turchia. Perché in Turchia? Le autorità non hanno fornito spiegazioni, ma hanno comunicato al profugo che la deportazione era stata decisa poiché i suoi documenti non erano sufficienti per accoglierlo in Italia. Lo stesso giorno, il 14 dicembre 2011, le autorità italiane costringevano il profugo a imbarcarsi su un volo per Istanbul. Kidan riusciva a contattare la sorella da Istanbul alle 20.00. Si trovava nella stazione di polizia dell’aeroporto. Comunicava alla sorella di trovarsi agli arresti e di non aver avuto, neanche a Istanbul, diritto a un interprete né a un contatto con l’UNHCR. Il Gruppo EveryOne, in contatto con la sorella di Kidane, lancia un appello urgente all’UNHCR e al governo turco affinché il profugo non venga deportato in Eritrea, dove subirebbe l’imprigionamento, trattamenti inumani e degradanti e forse la morte, come è accaduto a molti altri profughi ingiustamente rimpatriati in Eritrea. Il Gruppo EveryOne chiede inoltre al governo italiano di rivedere la propria posizione rispetto al giovane, posizione che viola apertamente la Convenzione di Ginevra del 1951 e che ha messo – attraverso un’inspiegabile deportazione in Turchia – un profugo innocente e già vittima di persecuzione in gravissimo pericolo di vita. E’ fondamentale che il governo italiano comunichi con grande urgenza con il governo turco, per concordare un rientro del giovane in Italia o comunque il trasferimento di Kidan in un paese sicuro.

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Corno d’Africa: colletta solidarietà

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2011

Ruins of Qa’ableh, Somalia.

Image via Wikipedia

Dodici milioni di persone e otto paesi coinvolti per quella che è ormai considerata la più grave siccità degli ultimi decenni. La scarsità di piogge dell’autunno scorso ha causato nelle regioni del Corno d’Africa una situazione che si aggrava di giorno in giorno e che, secondo gli esperti della Nazioni Unite, potrebbe avere l’apice nel gennaio del 2012. Pochi mesi dunque per cercare di arginare una catastrofe che dall’inizio dell’estate ha causato numerose vittime in particolare tra i bambini. Per questo la Conferenza Episcopale Italiana ha indetto per domenica 18 settembre una colletta nazionale in tutte le chiese e Caritas Italiana ha promosso un fondo di solidarietà. S. Em. Agostino Vallini, cardinale vicario per la Diocesi di Roma, ha inviato la comunità a partecipare alla colletta “al fine di raccogliere una somma da destinare a quelle popolazioni per alleviare la difficile situazione in cui si trovano”. Il vicario del Santo Padre ha sollecitato alla solidarietà con le popolazioni africane “pur consapevole della grave e difficile situazione economica che attraversa il nostro Paese”.
Le somme raccolte nella colletta di domenica saranno utilizzate per tutte le vittime della siccità soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia, Gibuti, Eritrea e anche in Sud Sudan, Uganda, Tanzania con progetti promossi da Caritas Italiana in collaborazione con la rete di Caritas Internationalis.

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