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Posts Tagged ‘eritrei’

Eritrei e Somali in Libia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2011

Roma 10 marzo 2011 ore 11.00-13.00 Presso la rappresentanza del Parlamento Europeo a Roma Sala delle Bandiere Via IV Novembre, 149 Appello all’Europa Agenzia Habeshia, comunità eritrea e somala CIR Intervengono Savino Pezzotta, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati Don Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Hebeshia Gino Barsella, Capo Progetto in Libia del Consiglio Italiano per i Rifugiati Con le testimonianze dalla comunità eritrea e somala e la partecipazione di alcuni parenti di profughi intrappolati in Libia In collegamento telefonico le testimonianze di 2 dei rifugiati eritrei evacuati da Tripoli e ora accolti al CARA di Crotone E con l’adesione degli Europarlamentari: Rosario Crocetta Rita Borsellino Silvia Costa Patrizia Toia Modera Maria de Donato, Responsabile Area Legale del Consiglio Italiano per i Rifugiati  Alla vigilia della riunione straordinaria del Consiglio Europeo chiediamo che l’Europa si mobiliti urgentemente per evacuare e offrire protezione sul territorio europeo ai circa 2.000 profughi dell’Africa sub-sahariana intrappolati in Libia, soprattutto eritrei e somali. Partendo dall’esperienza positiva dell’evacuazione umanitaria che l’Italia ha realizzato per un primo gruppo di 58 rifugiati eritrei, chiediamo che l’Europa provveda a portare in salvo i rifugiati, i più vulnerabili tra i vulnerabili, quelli che non riescono a uscire dalla Libia perché non hanno nessuno che li rappresenti e li protegga. Chiediamo che l’evacuazione umanitaria sia messa all’ordine del giorno del Consiglio Europeo e diventi una delle priorità nei programmi di aiuto al Nord Africa.

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58 rifugiati eritrei sono arrivati a Crotone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Sono arrivati da Tripoli con un aereo dell’aeronautica militare italiana e sono stati ospitati nel Centro di Sant’Anna per richiedenti asilo. Il gruppo è costituito da 18 nuclei familiari: 18 donne, 26 minori (tra cui molti neonati e il più grande di soli 11 anni) e 14 uomini. “Apprezziamo il fatto che l’Italia sia stato il primo paese europeo a trasferire un gruppo di rifugiati che erano intrappolati a Tripoli da settimane e ringraziamo tutti gli attori impegnati in questa operazione, tra cui il Vescovato cattolico di Tripoli, l’ambasciata italiana, l’aeronautica e i Ministeri degli Esteri e dell’Interno” –  dichiara Christopher Hein, direttore del CIR. Anche se per il momento riguarda un gruppo relativamente ristretto di rifugiati, il CIR considera l’operazione un importante gesto umanitario nei confronti di persone che non possono essere rimpatriate, che vivevano in Libia nella paura di subire attacchi e che non potevano neppure raggiungere il confine con la Tunisia.Il Consiglio Italiano per i Rifugiati aveva lanciato un appello all’Italia e all’Europa il giorno 28 febbraio per procedere urgentemente all’evacuazione umanitaria di circa 2.000 rifugiati somali ed eritrei dalla Libia e si augura che il Consiglio Europeo straordinario del prossimo 11 marzo a Bruxelles possa essere l’occasione perché altri Stati europei aprano le proprie porte.  Il CIR appoggia la conferenza stampa prevista per giovedì 10 marzo alle ore 11.00 presso la sede della rappresentanza del Parlamento Europeo a Roma, in Via IV Novembre 149, lanciata dalle comunità eritrea e somala sulla situazione attuale dei rifugiati del corno d’Africa in Libia e nella quale ci saranno testimonianze di familiari di profughi intrappolati in Libia.

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Profughi eritrei nel Sinai

Posted by fidest press agency su sabato, 25 dicembre 2010

In base alla situazione umanitaria ormai disperata dei profughi eritrei prigionieri dei trafficanti nel nord del Sinai e alle testimonianze dei migranti eritrei che negli ultimi mesi hanno raggiunto Israele, abbiamo chiesto al Presidente della Repubblica Araba d’Egitto Hosni Mubarak, al Primo Ministro Ahmed Nazif e la Ministro degli Interni Habib Ibrahim El Adly di inviare con urgenza una task force militare nella parte egiziana di Rafah, per liberare i migranti e procedere contro i loro sequestratori.
Il Gruppo EveryOne ha fornito alle massime autorità egiziane i numeri di telefono di alcuni dei trafficanti beduini e, ancora una volta, le indicazioni atte a identificare il frutteto di Rafah in cui si trovano i tre container metallici interrati che fungono da prigione per i profughi. Nell’invito a un’azione urgente, i difensori dei diritti umani di EveryOne hanno inoltre esposto alcuni punti importanti riguardo alla situazione in cui si trova il gruppo di eritrei e alle prossime mosse dei trafficanti. Innanzitutto si può ormai escludere la collaborazione delle forze dell’ordine del nord del Sinai, che – come confermano testimoni degni di fede – sono corrotte e caratterizzate da forti connivenze con la criminalità che gestisce i traffici illeciti. Basandoci sulle testimonianze di profughi che hanno raggiunto Israele, si può ora ipotizzare che gruppi di eritrei – dopo il pagamenti dei riscatti, che continuano quotidianamente via Western Union – saranno condotti a piedi verso il confine con Israele. Cammineranno per ore, scegliendo vie già collaudate dai trafficanti. Sentinelle beduine precederanno e seguiranno il carico umano, evitando i controlli o corrompendo le pubbliche autorità. Quindi sfrutteranno i punti deboli lungo il confine, dove non esistono barriere, per consentire ai migranti di raggiungere lo Stato ebraico. Nell’appello alle Istituzioni egiziane si sottolinea la gravità della situazione in cui versano i migranti e si ricorda come otto di essi siano stati assassinati, quattro siano stati portati in una clinica clandestina e altri cento, sui 250 inizialmente detenuti nel frutteto di Rafah, siano stati trasferiti dai predoni verso una località sconosciuta. Tutti elementi che rendono drammatica l’urgenza relativa a un intervento da parte del governo.

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Uccisioni di eritrei nel Sinai

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Rafah (Egitto), I trafficanti di Abu Khaled hanno ucciso ancora nel Sinai. Oggi nel pomeriggio due diaconi ortodossi sono stati assassinati dai mercanti di carne umana. Gli assassini li sospettavano di aver chiesto aiuto al mondo civile. Le autorità locali non agiscono e sono complici dei criminali. Gli altri migranti sono stati pestati e torturati. Gli aguzzini non danno più loro acqua e sono costretti a bere la propria urina. Altri migranti, non sappiamo il loro numero, vengono portati in laboratori clandestini per la vendita dei loro reni. Le donne incinte sono state sottoposte ad aborto. Molti giovani sono in fin di vita. L’Agenzia Habeshia, il Gruppo EveryOne e le ong della rete umanitaria chiedono alle Nazioni Unite e all’Unione europea di agire in modo più efficace, per evitare che la serie di orribili crimini contro l’umanità continui. La sola diplomazia e l’indifferenza non salveranno queste persone innocenti dai carnefici del Sinai.

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Eritrei nel Sinai

Posted by fidest press agency su domenica, 12 dicembre 2010

Rafah (Egitto), 11 dicembre 2010. I trafficanti di Abu Khaled hanno ucciso ancora nel Sinai. Oggi nel pomeriggio due diaconi ortodossi sono stati assassinati dai mercanti di carne umana. Gli assassini li sospettavano di aver chiesto aiuto al mondo civile. Le autorità locali non agiscono e sono complici dei criminali. Gli altri migranti sono stati pestati e torturati. Gli aguzzini non danno più loro acqua e sono costretti a bere la propria urina. Altri migranti, non sappiamo il loro numero, vengono portati in laboratori clandestini per la vendita dei loro reni. Le donne incinte sono state sottoposte ad aborto. Molti giovani sono in fin di vita. L’Agenzia Habeshia, il Gruppo EveryOne e le ong della rete umanitaria chiedono alle Nazioni Unite e all’Unione europea di agire in modo più efficace, per evitare che la serie di orribili crimini contro l’umanità continui. La sola diplomazia e l’indifferenza non salveranno queste persone innocenti dai carnefici del Sinai.

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Immigrazione: profughi eritrei a rischio

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2010

“Ci è giunta notizia dall’Agenzia umanitaria Habeshia che sedici ragazzi e cinque ragazze di nazionalità eritrea, tutti profughi, sono stati prelevati dalle autorità libiche dalle loro abitazioni nella città di Benkazi”. Lo affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione per i diritti umani EveryOne. “I sedici ragazzi sono ora detenuti nella località di Frnash Sebaa (70) Algedya, mentre le cinque ragazze sono state condotte nel centro di detenzione di Kuifia, nei pressi di Benkazi. I ragazzi” continuano gli attivisti, “sono stati raggiunti in tarda serata da un rappresentante dell’Ambasciata eritrea a Tripoli, il quale ha comunicato loro che presto, forse addirittura nelle prossime ore, a causa della mancanza di un passaporto valido saranno deportati nel Paese d’origine. La notizia ha ovviamente messo in allarme tutti i profughi attualmente trattenuti nei centri di detenzione libici, che temono un’imminente deportazione forzosa, senza la possibilità di ricevere l’adeguata protezione umanitaria. Ovviamente” spiega la presidenza del Gruppo EveryOne, “tutto questo accade in conseguenza dell’accordo Italia-Libia, secondo il quale il leader Gheddafi si impegna a fermare nel suo Paese i profughi richiedenti asilo, impedendo loro di beneficiare della convenzione di Ginevra e di godere dunque dei propri diritti fondamentali. Chiediamo pertanto al Governo italiano, e in particolare al ministro Frattini, di attivarsi al più presto per scongiurare un’imminente deportazione che potrebbe mettere in serio pericolo di vita i profughi. Abbiamo inoltre inviato un messaggio urgente all’Alto Commissario ONU per i Rifugiati Antonio Guterres e all’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Pillay – e alle loro rappresentanze in Italia – affinché vigilino sui diritti dei profughi, assicurandosi delle loro condizioni di salute; abbiamo infine allertato il Comitato contro la Tortura del Consiglio d’Europa,” concludono Malini, Pegoraro e Picciau, “perché sia scongiurato il perpetrarsi di trattamenti inumani e degradanti all’interno dei centri di detenzione libici, ai danni di esseri umani innocenti”.

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Eritrei prigionieri in Libia

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2010

E’ di questi giorni la notizia, ripresa dalla stampa nazionale, che i cittadini eritrei prigionieri in Libia non siano stati liberati, ma versino ancora in condizioni disumane presso il campo “lager” di Brak.
Secondo le testimonianze rese da alcuni prigionieri, a Brak mancano cibo, acqua e assistenza medica. Pochi giorni fa alcuni esponenti istituzionali si erano affrettati a proclamare una presunta libertà concessa ai prigionieri eritrei, in cambio di imprecisate attività lavorative da effettuarsi secondo le rigide indicazioni del governo libico. Una parte dei rifugiati, attualmente prigionieri in Libia, era stata in precedenza respinta dalle forze di sicurezza italiane.  E’ necessario che venga fatta maggiore chiarezza sui criteri in base ai quali opera il respingimento effettuato dalle autorità nazionali italiane.  Non può essere ulteriormente tollerato un tale abuso dei diritti umani. La Fondazione Kennedy si appella pertanto alle istituzioni europee, italiane e libiche, affinché si riesca a garantire ai rifugiati la tutela dei loro diritti, sanciti dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Ai cittadini eritrei deve essere concessa una libertà effettiva e non condizionata a contropartite poco chiare ed elusive del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.
La Robert F. Kennedy Foundation of Europe (RFK Europe) è una Onlus indipendente, apolitica e senza scopo di lucro che nasce a Roma nel 2005, ispirata dal sogno di Robert f. Kennedy di realizzare un mondo più giusto ed equo. Attraverso il manuale educativo “Speak Truth to Power: Coraggio senza Confini”, l’esposizione delle emozionanti foto di Eddie Adams, e la messa in scena dello spettacolo teatrale “Coraggio senza confini – voci oltre il buio”, RFK Europe coinvolge ogni anno più di 200mila persone, giovani in particolare, nella riflessione sui principi dei diritti umani e sulle violazioni della dignità umana, raccontando le storie esemplari di 51 uomini e donne che nel mondo dedicano la loro vita alla difesa dei diritti umani.

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La Libia e i profughi eritrei

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2010

Dopo lunghi mesi di continui abusi, sopprusi e spietate repressioni contro i circa 700 profughi eritrei incarcerati arbitrariamente e senza difesa nelle prigioni libiche, in questi giorni drammatiche notizie fatte  pervenire dalla comunità eritrea in Libia, ci obbligano, ancora una volta, a denunciare con forza al mondo intero le gravissime azioni intraprese dalle autorità libiche nei confronti delle nostre sorelle e fratelli eritrei. La decisione di deportare, dentro dei container completamente sigillati, verso il carcere di Al-Biraq, nella  provincia di Sebha, un numero che varia tra i 250 e 300 rifugiati eritrei, in seguito al loro rifiuto di compilare un modulo prestampato di espatrio “volontario” preparato dall’ambasciata del regime eritreo a Tripoli, ha suscitato vasta indignazione e la condanna da parte di diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani. Già lo scorso gennaio, le autorità libiche avevano cercato di imporre ai profughi eritrei, con l’uso della forza e del ricatto, la compilazione del sucitato modulo di identificazione e la loro schedatura fotografica. Al loro rifiuto di compilare il sudetto modulo, la polizia libica, aveva scatenato contro i profughi eritrei pesanti torturare accompagnate perfino da scariche elettriche. Questa ennesima grave azione intrapresa da parte delle autorità libiche, ha suscitato allarme e ferma condanna degli eritrei residenti all’estero. Un’azione di rimpatrio forzato di questi profughi verso l’Eritrea, oltre a mette in serio pericolo la loro sorte, apre le porte a nuove torture e condanne di persone innocenti,  costrette ad emigrare per scampare da una spietata dittattura instaurata nel paese. Di fatti, sono tutt’ora fresche nella memoria della popolazione eritrea, le brutalità che hanno subito i profughi eritrei deportati da  Malta nel 2002, dalla Libia nel 2004 ed infine dall’Egitto nel 2008, che una volta scaricati all’aeroporto di Asmara, sono stati direttamente accompagnati dentro i lager del regime e fatti letteralmente scomparire. L’Italia, ha una sua responsabilità politica, pertanto occorre che le autorità politiche e diplomatiche italiane, intervengano con la massima urgenza presso le autorità libiche, affinchè gli abusi, le torture ed i massacri indiscriminati contro i profughi eritrei, non si consumino nel silenzio sotto gli occhi del mondo intero ed in particolare sotto quelli dei loro cari genitori, in questo momento in apprensione. La nostra associazione: esprime una ferma condanna delle azioni repressive attuate dalle autorità libiche; chiede che i profughi eritrei vengano liberati immediatamente e trovata a loro una soluzione che possa darli l’opportunità al trasferimento verso altri paesi disposti ad accoglierli dignitosamente; si appella all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Profughi, affinchè si impegni a trovare un’appropriata soluzione del caso; chiede alle forze politiche Italiane, le associazioni umanitarie, le organizzazioni del lavoro e al popolo italiano ad unirsi alla nostra voce di denuncia ed intraprendere azioni urgenti in difesa dei rifugiati eritrei

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Rifugiati eritrei in Libia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2010

Il dramma dei 245 rifugiati eritrei e somali trasferiti forzatamente dal centro di detenzione di Misurata al centro Sebha nel sud della Libia il 30 giugno si sta ulteriormente aggravando. Secondo testimonianze dirette raccolte questa mattina i rifugiati sono stati sottoposti a forti maltrattamenti e sono tenuti in estrema scarsità di acqua e di cibo. Alle persone che presentano ferite e gravi condizioni di salute non sono fornite cure mediche. Molti rifugiati sono feriti ed estremamente debilitati dopo un viaggio nel deserto chiusi in container di metallo per oltre 12 ore: dall’alba al tramonto del 30 giugno. Il centro di Sebha si trova nel mezzo del deserto del Sahara dove attualmente la temperatura supera i 50 gradi. Sembra che questo trattamento sia  stato decretato come “punizione” per una rivolta e un tentativo di fuga che si è verificato nel centro di Misurata la sera del 29 giugno. Il CIR fa notare che tra le persone ci sono numerosi rifugiati eritrei respinti nel 2009 dalle forze italiane dal Canale di Sicilia in Libia. Anche in riferimento al trattato di amicizia italo-libico già la sera del 30 giugno il CIR aveva chiesto l’intervento del Presidente del Consiglio Berlusconi e del Ministro degli Affari Esteri Frattini di fronte all’eminente pericolo di vita di molte persone. Il CIR ha inviato oggi una lettera al Presidente della Repubblica Napolitano appellandosi alla sua sensibilità per i diritti umani. Contemporaneamente il CIR ha scritto una lettera al Ministro dell’Interno Maroni chiedendo che l’Italia si faccia carico di queste persone offrendo al governo libico l’immediato trasferimento e reinsediamento nel nostro paese.

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