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Posts Tagged ‘eruzione’

Straordinaria scoperta di neuroni umani in una vittima dell’eruzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

Un nuovo studio pubblicato dal PLOS ONE, autorevole rivista scientifica americana, rivela l’eccezionale scoperta di neuroni umani da una vittima dell’eruzione che nel 79 d.C. seppellì Ercolano, Pompei e l’intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano.La straordinaria scoperta è tutta italiana, frutto del prestigioso lavoro dell’antropologo forense Pier Paolo Petrone, responsabile del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense presso la sezione dipartimentale di Medicina Legale dell’Università di Napoli Federico II, in collaborazione con geologi, archeologi, biologi, medici legali, neurogenetisti e matematici di Atenei e centri di ricerca nazionali, che hanno raggiunto risultati eccezionali nonostante le limitazioni imposte dal Covid-19. “Il rinvenimento di tessuto cerebrale in resti umani antichi è un evento insolito – spiega Petrone, coordinatore del team – ma ciò che è estremamente raro è la preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa, nel nostro caso a una risoluzione senza precedenti”.L’eruzione, che causò la devastazione dell’area vesuviana e la morte di migliaia di abitanti, seppellendo in poche ore la città di Ercolano ha permesso la conservazione di resti biologici, anche umani. “La straordinaria scoperta ha potuto contare sulle tecniche più avanzate e innovative di microscopia elettronica del Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre, un’eccellenza italiana – spiega Guido Giordano, ordinario di Vulcanologia presso il Dipartimento di Scienze dell’Ateneo romano – dove le strutture neuronali perfettamente preservate sono state rese possibili grazie alla conversione del tessuto umano in vetro, che dà chiare indicazioni del rapido raffreddamento delle ceneri vulcaniche roventi che investirono Ercolano nelle prime fasi dell’eruzione.“I risultati del nostro studio mostrano che il processo di vetrificazione indotto dall’eruzione, unico nel suo genere, ha “congelato” le strutture cellulari del sistema nervoso centrale di questa vittima, preservandole intatte fino ad oggi”, aggiunge Petrone.Le indagini sulle vittime dell’eruzione proseguono in sintonia tra i vari ambiti della ricerca. “La fusione delle conoscenze dell’antropologo forense e del medico-legale stanno dando informazioni uniche, altrimenti non ottenibili”, afferma Massimo Niola, ordinario e direttore della U.O.C. di Medicina Legale presso la Federico II.Le indagini sui resti delle vittime dell’eruzione non si fermano qui. Il Parco Archeologico ha inserito tra i temi di ricerca prioritari le indagini bioantropologiche e vulcanologiche per l’eccezionale interesse che possono avere non solo nello stretto ambito scientifico ma anche nel campo degli studi storici e del rafforzamento della capacità di gestire catastrofi come l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “Gli straordinari risultati ottenuti – conclude Francesco Sirano, Direttore del Parco Archeologico di Ercolano – dimostrano l’importanza degli studi multidisciplinari condotti dai ricercatori della Federico II e l’unicità di questo sito straordinario, ancora una volta alla ribalta internazionale con il suo patrimonio inestimabile di tesori e scoperte archeologiche”. Le ricerche in corso vanno nella direzione di una ricostruzione a ritroso delle varie fasi dell’eruzione, valutando i tempi di esposizione alle alte temperature e del raffreddamento dei flussi, che hanno importanza non solo per l’archeologia e la bioantropologia, ma anche per il rischio vulcanico. Queste ed altre informazioni che verranno dagli studi in corso potranno offrire importanti parametri per la gestione delle emergenze nell’area vesuviana.Pier Paolo Petrone è antropologo forense ed è responsabile del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense presso la sezione dipartimentale di Medicina Legale dell’Università di Napoli Federico II.

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Scoperta la vera data della misteriosa e colossale eruzione della Tierra Blanca Joven che sconvolse la civiltà Maya

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

Un team internazionale di ricercatori, cui ha preso parte l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha individuato nel 431 d.C., con un margine di incertezza di circa due anni, la data esatta dell’eruzione della caldera vulcanica Ilopango, detta della Tierra Blanca Joven, nello Stato centroamericano di El Salvador. L’obiettivo della ricerca era datare definitivamente l’eruzione chiarendo gli impatti che questo evento ebbe nella regione, sia sul clima e l’ambiente che sulla vita dell’uomo, facendo quindi un ulteriore passo in avanti rispetto agli studi precedenti. La violenta eruzione, che si conosceva fosse avvenuta nel periodo compreso tra il 300 e il 600, ricoprì con uno spesso strato di cenere bianca e detriti (in parte ancora visibili) vaste aree di El Salvador, tra cui siti risalenti al cosiddetto “periodo classico” della antica civiltà Maya, rendendo inabitabile per decenni un’area nel raggio di 80 km dal vulcano. Inoltre, alcune evidenze archeologiche indicano che, intorno alla data del 431 d.C., in El Salvador si verificò un’improvvisa interruzione della produzione delle ceramiche Maya, inattività quindi compatibile con il catastrofico evento naturale che colpì la zona.Grazie a competenze multidisciplinari messe in campo dal gruppo proveniente da 12 Istituti di ricerca (tra cui l’Università di Oxford e l’UNAM, Università Nazionale Autonoma del Messico), gli autori dello studio ‘The magnitude and impact of the 431 CE Tierra Blanca Joven eruption of Ilopango, El Salvador’, appena pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (USA), hanno combinato dati geologici e archeologici provenienti dall’America centrale con le analisi chimiche di carote di ghiaccio della Groenlandia e dell’Antartico.In particolare, è stato grazie a dei frammenti di vetro vulcanico rinvenuti nelle carote di ghiaccio prelevato in Groenlandia, datato 431 d.C., che è stato possibile individuare una corrispondenza con il materiale vulcanico emesso durante l’eruzione della Tierra Blanca Joven e datare, conseguentemente, l’eruzione stessa.L’eruzione, secondo le stime effettuate dai ricercatori, avrebbe prodotto una colonna di gas e cenere alta circa 45 km. Grazie alla comparazione tra la datazione al carbonio-14 dei tronchi degli alberi abbattuti dalla forza dell’eruzione e rinvenuti nei residui del flusso piroclastico e le analisi chimiche dei prodotti eruttati e dei frammenti di vetro vulcanico presenti nelle carote di ghiaccio prelevate, è stato possibile individuare una corrispondenza che indica la provenienza dei reperti non soltanto dallo stesso arco temporale ma esattamente dallo stesso evento eruttivo. Da un punto di vista climatico, inoltre, l’eruzione sembrerebbe aver raffreddato di mezzo grado centigrado la temperatura media della Terra su scala globale, anche se per un periodo piuttosto limitato di alcuni anni; gli effetti più intensi interessarono maggiormente la regione stessa del centro America in cui ebbe luogo l’evento.

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Ercolano: rinvenuti i resti di cervello di una vittima dell’eruzione del 79 d.C.

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 gennaio 2020

Ancora una volta, l’antica Ercolano si impone al centro dell’attenzione internazionale grazie ad una nuova sensazionale scoperta ad opera di un team di antropologi e ricercatori guidato da Pier Paolo Petrone dell’Università Federico II di Napoli, che da anni studia gli effetti delle eruzioni del Vesuvio sul territorio campano e le popolazioni che lo hanno abitato nel passato.Il New England Journal of Medicine, prestigiosa rivista medica leader a livello mondiale, ha pubblicato i risultati di uno studio sui resti di materiale cerebrale rinvenuti in una delle vittime dell’eruzione, il cui scheletro si trova ancora oggi in uno degli ambienti di servizio del Collegio degli Augustali. Allo studio hanno preso parte il Direttore del Parco Francesco Sirano, insieme al Prof. Piero Pucci del CEINGE – Biotecnologie Avanzate e il Prof. Massimo Niola dell’Università di Napoli Federico II, insieme a ricercatori dell’Università di Cambridge.
L’eruzione, che nel 79 d.C. colpì con valanghe di cenere bollente Ercolano e Pompei uccidendo all’istante tutti gli abitanti, in poche ore seppellì l’intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano. Negli anni ’60, durante gli scavi condotti dall’allora Soprintendente Amedeo Maiuri, nella cenere vulcanica furono rinvenuti un letto ligneo e i resti carbonizzati di un uomo, che gli archeologi ritengono fosse il custode del Collegio consacrato al culto di Augusto.Nell’ambito di una decennale collaborazione scientifica con Francesco Sirano, recenti indagini sul campo, condotte da Pier Paolo Petrone, hanno portato alla scoperta nel cranio della vittima di materiale vetroso, nel quale sono state identificate diverse proteine ed acidi grassi presenti nei tessuti cerebrali e nei capelli umani. L’ipotesi degli studiosi è che l’elevato calore sia stato letteralmente in grado di bruciare il grasso e i tessuti corporei della vittima, causando la vetrificazione del cervello.La conservazione di tessuto cerebrale è un evento estremamente raro in archeologia, ma è la prima volta in assoluto che vengono scoperti resti umani di cervello vetrificati per effetto del calore prodotto da un’eruzione.“Sin dalle eccezionali scoperte avvenute all’inizio degli anni 80 del 900 presso l’antica spiaggia, il campione antropologico offerto dal sito di Ercolano si è rivelato di estremo interesse.- dichiara il Direttore Sirano- Gli studi di antropologia fisica sono ora supportati da analisi di laboratorio sempre più sofisticate. Stiamo inoltre associando ad esse innovative ricerche sul DNA degenerato che, come sembrano dimostrare lavori di prossima edizione da parte del dr. Petrone, ha ancora racchiuse in sé alcune parti della sequenza del codice in grado di chiarire origine e grado di parentela delle vittime ritrovate nelle rimesse delle barche presso l’antica spiaggia. Questi straordinari dati possono peraltro confrontarsi con quelli derivanti dalle analisi sui materiali organici e sui coproliti rinvenuti nel corso degli scavi nelle fogne sotto il cardo V (scavi condotti in collaborazione con la Fondazione Packard) che hanno chiarito tanti aspetti del regime alimentare e contribuito ad arricchire il quadro delle più frequenti patologie che affliggevano gli abitanti di Herculaneum. Se pensiamo a tutto quanto conosciamo attraverso la variegata documentazione scrittoria antica formata da documenti pubblici e privati (epigrafi su marmo, tavolette cerate, papiri, graffiti)- conclude il Direttore- davvero si comprendono l’inestimabile valore e le potenzialità ancora inespresse da questo prezioso sito UNESCO che il Parco Archeologico conserva e valorizza in un’ottica di ricerca aperta e multidisciplinare.”
Pier Paolo Petrone è antropologo forense e dirige il Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense, Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate presso l’Università di Napoli Federico II

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Pompei: il giorno dell’eruzione del Vesuvio

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 agosto 2018

Il 24 agosto del 79 d.C. è la data in cui, dall’esito di un’analisi filologica di un passo della lettera di Plinio il Giovane a Tacito, si colloca convenzionalmente l’eruzione del Vesuvio che portò alla devastazione di tutta l’area circumvesuviana.
Per ricordare quel fatidico giorno, i social network del parco archeologico di Pompei hanno fatto rivivere ai propri utenti i terribili istanti dell’eruzione, attraverso una sequenza di immagini fortemente evocative ed il racconto di Plinio il Giovane contenuto nelle sue famose epistole.
I canali social del Parco, in continua crescita di numeri ed interazione, rappresentano la piattaforma principale per la promozione e la quotidiana comunicazione di notizie e curiosità che riguardano Pompei e i siti vesuviani di Oplontis, Stabiae e Boscoreale, luoghi che oggi, a centinaia di anni dalla loro scoperta, ancora riservano importantissime novità grazie ai recenti e sensazionali rinvenimenti che continuano ad affiorare dai lapilli di quella tragica eruzione. (fonte: www.pompeiisites.org)

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Guatemala/vulcano Fuego: più di 650.000 bambini vivono in aree colpite dall’eruzione del vulcano

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

L’UNICEF sta lavorando in Guatemala con i partner per fornire aiuto agli oltre 650.000 bambini e adolescenti che vivono nelle aree colpite dall’eruzione del vulcano Fuego. Finora sono state evacuate oltre 12.000 persone, mentre circa 3.700 persone – tra cui centinaia di bambini – sono ora ospitate in rifugi di emergenza.
“In situazioni di emergenza come questa, i bambini potrebbero perdere l’accesso a cibo e nutrimento adeguati, assistenza sanitaria, protezione, acqua potabile e servizi igienico-sanitari”, ha dichiarato Carlos Carrera, rappresentante dell’UNICEF in Guatemala. “È imperativo garantire che i bambini colpiti, compresi quelli che ora vivono in centri di accoglienza, rimangano protetti da malattie e violenze e siano al sicuro”.Team dell’UNICEF in Guatemala hanno effettuato una valutazione della situazione con il governo e i suoi partner per determinare le necessità urgenti dei bambini e delle loro famiglie e coordinare le azioni di risposta, tra queste:Fornire sostegno psicosociale ai bambini colpiti e alle loro famiglie;
Sostenere il ricongiungimento familiare per i figli separati;
Garantire la protezione dei bambini nei centri di accoglienza;
Garantire acqua, igiene e servizi igienici adeguati;
Aprire spazi adatti ai bambini;
Sostenere un’alimentazione adeguata per i bambini, sottolineando i benefici dell’allattamento al seno per i bambini;
Garantire la continuità dell’istruzione e il ritorno a scuola il più presto possibile.

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L’eruzione pliniana

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 agosto 2010

Scavi di Pompei  24 agosto ore 13.00 e ore 16.00 – Foro triangolare – Orto dei fuggiaschi.  Il boato del vulcano, la tempesta, il mare, il vento, i versi degli  animali:  i rumori dell’eruzione tornano negli scavi di Pompei per ricordare l’eruzione del 24 agosto del 79 d.C, I Pompeiani si protessero nelle case o provarono a scappare, camminando sul letto di pomici alto più di 2 m. Alle 7.30 del 25 agosto, gas tossici e cenere ardente si abbatterono sulla città, rendendo vano ogni tentativo di fuga, come testimoniano i calchi dell’Orto dei Fuggiaschi, uno degli scenari dell’evento.
La performance, (replica alle ore 16.00 dello stesso 24 agosto, nessun costo aggiuntivo al prezzo del biglietto) è  promossa dalla Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e dall’ex Commissario Delegato per l’Emergenza, Marcello Fiori, nell’ambito del programma PompeiViva, ed è  prodotta dall’Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali. Per la prima volta i visitatori potranno assistere ad un’opera sonora che riproporrà l’evento catastrofico sia sotto l’aspetto naturalistico, con una suggestiva  ‘trascrizione’  dell’accaduto, che narrativo. In programma infatti anche la lettura di brani estratti dagli scritti dell’archeologo Amedeo Maiuri  e letti dall’attrice Francesca Puglisi. L’ideazione de ‘L’eruzione pliniana’ è di Claudio Rodolfo Salerno.

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Bloccare l’aumento dei diritti aeroportuali

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2010

In seguito al blocco del trasporto aereo avvenuto nei giorni scorsi in gran parte d’Europa, easyJet si appella alla sensibilità del Governo Italiano, affinché la procedura di approvazione dell’aumento dei diritti aeroportuali relativi alla tassa d’imbarco passeggeri venga sospesa a tempo indeterminato e venga quindi eliminata dall’agenda del CIPE, che sull’argomento e’ chiamato a riunirsi a breve.   François Bacchetta, Regional General Manager di easyJet per il sud Europa, afferma “Chiediamo che l’iter venga sospeso con effetto immediato, le compagnie hanno subito già molte perdite a causa dell’eruzione vulcanica. E’ ingiusto che sulle nostre spalle debbano gravare anche questi costi addizionali in un momento così delicato e difficile”.
EasyJet è ora il primo network di trasporto aereo in Europa grazie alla presenza di primo piano sulle prime 100 rotte e nei 50 maggiori aeroporti in Europa. Più di 300 milioni di Europei vivono a un’ora di distanza da un aeroporto easyJet, più di qualsiasi altra compagnia.   Offrendo i prezzi più bassi verso gli aeroporti più convenienti, quest’anno il profitto di easyJet crescerà del 10% e la compagnia trasporterà 50 milioni di passeggeri su 500 rotte tra 119 aeroporti in 29 paesi.   easyJet è la maggiore compagnia in Gran Bretagna e la quarta in Europa per numero di passeggeri. Nel 2009, la compagnia ha trasportato 28 milioni di passeggeri in Gran Bretagna e 46 milioni in totale. In media i passeggeri easyJet possono volare con €50 per 1100 km.  Per easyJet la sostenibilità  è molto importante. Negli ultimi 10 anni la Compagnia ha ridotto del 25% le emissioni di CO2 per passeggero al chilometro investendo nelle ultime tecnologie. La sua flotta di circa 200 aerei all’avanguardia ha appena poco più di 3 anni.

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Fondi per Unicam dalla geologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2010

Camerino, In questo particolare momento di tagli ai fondi per la ricerca, numerose notizie positive arrivano invece per Unicam: dopo aver ottenuto il finanziamento del progetto PRIN sui modelli di evoluzione dell’Appennino e la formazione del Mar Tirreno (coordinatore nazionale prof. Turco), uno dei 6 arrivati all’Ateneo,  la Geologia della Scuola di Scienze e Tecnologie ottiene il prestigioso FIRB Progetto Giovani, l’unico della geologia tra i 100 finanziati in ogni ramo delle scienze in tutta Italia per i ricercatori con meno di 38 anni!   Il progetto FIRB, finanziato con circa 250 mila euro è coordinato dal dr. Gabriele Giuli e riguarda lo studio degli effetti di alcuni elementi, come lo zolfo, sul comportamento dei magmi e delle implicazioni che questo può avere per le eruzioni vulcaniche esplosive. Un argomento quindi che mette in collegamento la ricerca di base in ambito mineralogico-vulcanologico e le implicazioni di particolare rilevanza ambientale come si e’ visto dalle recenti eruzioni in Islanda.  Grazie al finanziamento, il Laboratorio di vulcanologia sperimentale di UNICAM, in cui saranno effettuati tutti gli esperimenti, si arricchirà di nuovi strumenti che lo renderanno più competitivo e potrà mettere a disposizione borse di studio per giovani ricercatori.  Buona ricerca e buona didattica, in un connubio inscindibile e fruttuoso, testimoniato anche dal successo del corso di laurea magistrale in Geologia sulle risorse e rischi geologici (Geoenvironmental resources and risks, in inglese, in consorzio con Monaco di Baviera) che vede già numerose richieste di accedere al corso del prossimo anno da parte di studenti di altre università italiane e straniere. (G. Giuli, vulcano)

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Il miracolo di San Gennaro

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2009

reliquia san gennaro19 settembre nell’imminenza del biannuale prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro, conservato in due ampolline nella Cappella del Tesoro del Duomo, l’attesa dei napoletani, e non soli, è grande.  “Il sangue di San Gennaro, conservato in due balsamari vitrei di foggia diversa, databili al IV secolo, si scioglie costantemente, a partire dal 1389, il  19 settembre, anniversario del martirio, avvenuto come è noto nella Solfatara il 305 ed il primo sabato di maggio, con qualche sporadico fuori programma il 16 dicembre, anniversario della apocalittica eruzione del Vesuvio del 1631, quando la lava giunse a lambire Napoli e venne fermata sul ponte della Maddalena dal pronto intervento del Santo, da allora indiscusso patrono della città ed eccezionalmente anche il 14 gennaio, in ricordo del ritorno a Napoli delle spoglie del martire, nascoste a Montevergine sino al 1497. La fama universale del sangue di San Gennaro, un prodigio osservato nei secoli da tanti smaliziati visitatori stranieri, a Napoli per il Grand Tour, scettici ed illuministi, ma sempre cauti nel cercare una spiegazione razionale del fenomeno, ha rubato la scena alle numerose altre testimonianze del fenomeno liquefattivo, che si ripete da secoli in numerose chiese napoletane e nel segreto di cappelle gentilizie di antiche e nobili famiglie. Cominceremo ora un’ appassionante carrellata attraverso l’affascinante universo esoterico partenopeo, partendo da alcune tra le reliquie più note quali: il sangue di Santo Stefano, custodito nel monastero di Santa Chiara, che si liquefa il 3 agosto ed il 25 dicembre, quello di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, conservato nella chiesa della Redenzione dei Captivi, che si scioglie il 2 agosto, quelli di San Pantaleone e di San Luigi Gonzaga, nel Gesù Vecchio, attivi entrambi il 21 giugno o quello di Santa Patrizia, il più dinamico in assoluto, conservato in San Gregorio Armeno. Sorprendente è il comportamento del sangue del Battista, scioltosi per la prima volta nel 1554 durante la celebrazione della messa nel convento di Sant’Arcangelo a Baiano, dove era custodito, proveniente dalla Francia, sin dal Duecento. Quando il convento venne soppresso, per il leggendario comportamento licenzioso delle monache, il sangue del santo, diviso ab antico in due ampolle, venne affidato alle monache di San Gregorio Armeno e di Donnaromita. Il primo continua regolarmente a sciogliersi, mentre il secondo ha cessato ogni attività dal Seicento. Quando anche il monastero di Donnaromita venne soppresso, l’ampolla “inattiva” ritornò vicino alla gemella conservata in San Gregorio Armeno e stranamente ha ricominciato a manifestarsi anche se in formato ridotto, con un semplice arrossamento, in occasione della festa del Santo. Questa moltitudine di eventi prodigiosi rappresenta per il credente un valido motivo di orgoglio, con il sangue che tanti martiri versarono per la loro fede, il quale si riversa, come una pioggia ristoratrice, su tutti noi, in un periodo così difficile per la Chiesa e per l’umanità tutta; ma anche per i laici deve rappresentare un motivo di profonda meditazione, perché le spiegazioni fino ad ora proposte dalla scienza, per cercare di dare una spiegazione razionale al fenomeno, sono poco più che risibili. Basta leggere le conclusioni del Cicap, un’associazione scientifica che si propone di trovare la soluzione ai tanti quesiti ancora aperti della parapsicologia, per convincersene. Si è dato grande risalto ad una pubblicazione, nell’ottobre del 1991, sulla prestigiosa rivista Nature, di una equipe dell’università di Pavia, guidata dal ricercatore Garlaschelli, che riteneva di saper riprodurre il fenomeno del passaggio dallo stato solido allo stato liquido in un fluido, adoperando poche sostanze elementari già note agli alchimisti medioevali, dal carbonato di calcio al cloruro di ferro in soluzione, per ottenere una sostanza gelatinosa ”reversibile” a piacimento, purché dall’esterno venga fornita energia attraverso lo scuotimento del contenitore; condizione del tutto assente nella liquefazione di gran parte dei grumi di sangue dei santi precedentemente descritti, incluso lo stesso San Gennaro, che si “manifesta” nelle più diverse condizioni. Un’ipotesi alchemica, affascinante, ma forse vicina alla verità, era stata avanzata dal compianto Mario Buonoconto, uno studioso autore di un prezioso libretto sulla Napoli esoterica, ancora reperibile sulle bancarelle in edizione economica, profondo conoscitore della antica scuola napoletana specializzata nell’apertura della materia e nella possibilità di trasformare gli elementi naturali in maniera reversibile, come ridurre il ferro malleabile o le interiora umane dure come il marmo. E nell’attesa che parte del mistero che circonda i sacri grumi possa dissolversi attraverso l’indagine della scienza resta l’oggettività del prodigio sotto gli occhi di tutti, credenti e scettici, a fornire agli uni il coraggio della fede, agli altri una giusta dose di meditazione e riflessione”. (fonte in sintesi amico47) (miracolo san gennaro)

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