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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘esami’

Ipotiroidismo: meno esami di controllo

Posted by fidest press agency su domenica, 30 aprile 2017

tiroide5Le persone con ipotiroidismo potrebbero necessitare di un minor numero di esami di laboratorio per il controllo del TSH dopo il passaggio dalla terapia con compresse alle formulazioni liquide della levotiroxina, soprattutto in presenza di fattori che possano alterare l’assorbimento della formualzioni in compressa: questo in sintesi è il risultato di uno studio pubblicato recentemente su Endocrine, che ha visto la collaborazione delle Università di Messina, Napoli e Bologna e l’IRCCS Casa Sollievo della sofferenza di S. Giovanni Rotondo, messo a punto per comprendere come il passaggio da una formulazione all’altra potesse ricadere su pazienti e Servizio Sanitario Nazionale.“Lo studio aveva l’obiettivo di quantificare l’impiego delle diverse formulazioni di levotiroxina disponibili sul mercato e di valutare le ricadute cliniche del passaggio da una formulazione ad un’altra, spiega Gianluca Trifirò, Ricercatore Farmacologo dell’Università di Messina e coordinatore dello studio. Analizzando i dati delle prescrizioni mediche dal 1 gennaio 2009 al 30 ottobre 2015 nei database amministrativi di un’ASL del Sud Italia sono stati identificati 56.354 soggetti in trattamento con levotiroxina di cui il 97,9% ha ricevuto almeno una prescrizione di terapia in compresse e il 6,1% almeno una prescrizione di formulazioni liquide. Durante la finestra temporale analizzata, i pazienti in trattamento con le formulazioni liquide sono leggermente aumentati e l’analisi degli utilizzatori ha rilevato che le formulazioni liquide sono preferite nei soggetti più giovani e nei pazienti in trattamento con farmaci che possono interagire con l’assorbimento delle compresse; problema superato dalle formulazioni liquide che non risentono delle interazioni con altri farmaci, cibo, caffè e diverse condizioni cliniche come patologie gastrointestinali, intolleranza al lattosio e infezioni da Helicobacter Pylori. Nel periodo preso in considerazione 1950 pazienti sono passati dalle compresse alle formulazioni liquide. Per valutare le ricadute cliniche di questo passaggio, è stato valutato il numero di test del TSH prima e dopo e si è così dimostrato che nei i pazienti passati alle formulazioni liquide si è significativamente ridotto il numero dei test di controllo della funzionalità tiroidea che potrebbe suggerire una stabilizzazione dei livelli di ormoni toroidei”.“Secondo il Rapporto Health Search di SIMG, aggiunge Gerardo Medea, Responsabile area metabolica di SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, l’ipotiroidismo è una tra le più abituali cause di visita per il medico di medicina generale che è chiamato a riconoscerne i primi segni per l’invio al consulto dello specialista endocrinologo ma, soprattutto, alla gestione complessiva del paziente dopo la diagnosi e l’impostazione della terapia. Una diminuita richiesta e frequenza del test del TSH, potrebbe significare livelli ormonali più stabili e un paziente con un maggiore livello di benessere legato a ridotta sintomatologia da ipotiroidismo. Un paziente ipotiroideo in equilibrio ormonale può significare anche meno accessi negli ambulatori dei medici di medicina generale e meno controlli di laboratorio con un evidente vantaggio in qualità della vita per il paziente e un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale”.

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Esami strumentali nelle persone con diabete

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

riccioneRiccione. La Sid da anni effettua il monitoraggio dei flussi amministrativi (ricoveri ospedalieri, prescrizioni di esami e di farmaci) di un campione di oltre mezzo milione di persone con diabete. Da questa analisi emergono dati interessanti, di vita reale, su come vengono assistiti gli italiani con diabete e quanto costa curarli. La spesa è impressionante (soprattutto se il dato desunto dalle tariffe viene corretto per i costi reali che sono maggiori di quelli virtuali) ed è in larga parte attribuibile ai ricoveri ospedalieri, a loro volta causati dalle complicanze della malattia. Una parte della spesa (il 10-15 per cento) è però attribuibile agli esami di laboratorio e strumentali prescritti nel territorio da medici di famiglia e da specialisti di tutte le discipline.
“L’osservatorio CINECA-SID ARNO nel report pubblicato a fine 2015 – ricorda il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia – indicava per le persone con diabete una spesa media pro capite di 520 euro per visite specialistiche ed esami diagnostici. Nel 2007 la spesa per queste voci era di 387 euro e nel 2012 di 471 euro. E’ dunque in evidente crescita. Moltiplicando questa cifra per i 3.500.000 diabetici ‘certi’ (cioè che hanno avuto almeno una ricetta/prestazione/ricovero per diabete) la cifra totale delle prestazioni specialistiche e diagnostiche risulta pari a 1,8 miliardi/anno. Andando a valutare criticamente questa montagna di prescrizioni emerge una frequente inappropriatezza soprattutto in difetto.
“La stima delle persone con diabete che non si sottopongono regolarmente agli esami di screening – prosegue il professor Giorgio Sesti – è naturalmente molto difficile. Sappiamo da dati ARNO e dagli Annali AMD che dal 50 al 70 per cento dei pazienti con diabete di tipo 2 è abitualmente seguito presso i Servizi di Diabetologia in modo esclusivo o in gestione integrata con il medico di famiglia. Sono certo che presso i Servizi di Diabetologia gli screening vengano eseguiti regolarmente. Il problema dunque riguarda principalmente le persone con diabete non assistite presso i centri diabetologici, cioè circa il 40-50 per cento del totale dei diabetici che potrebbe non sottoporsi ad una programma di screening periodico regolare”.
Sia lo spreco che la mancata effettuazione degli esami di screening dovrebbero dunque essere corrette. Consapevole che ottimizzare l’uso delle risorse è l’unico modo di poter garantire alle persone con diabete l’accesso all’innovazione in campo diagnostico e terapeutico, la Sid, dopo il documento sull’appropriatezza prescrittiva degli esami di laboratorio, ha deciso di redigere un position statement sull’appropriatezza delle prescrizioni degli esami strumentali alle persone con diabete, principalmente in relazione alla diagnosi, allo screening e al monitoraggio delle complicanze diabetiche. L’obiettivo è fornire raccomandazioni solide, sostenute da prove scientifiche e dirette ai diabetologi, agli specialisti di altre discipline e ai medici di famiglia.

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Scuola: Leggi delega su Esami di Stato

Posted by fidest press agency su domenica, 5 marzo 2017

ministero-pubblica-istruzionePer un sindacato dei dirigenti scolastici, il decreto legislativo sulla valutazione degli alunni è l’occasione giusta per ‘abolire il valore legale del titolo di studio in quanto non più rispondente al titolo stesso’. Anief si oppone: il titolo non può essere sminuito, ma va valorizzato, a iniziare da quello relativo alla licenza media, sino alla maturità, che secondo l’Anief dovrebbe rappresentare anche la fine dell’obbligo scolastico, anziché gli attuali 16 anni di età dell’alunno, assieme all’inizio anticipato a 5 anni anziché 6 in classi di compresenza materna-primaria. Giusto, invece, dare il maggior peso possibile al percorso formativo che ha condotto agli esami finali, frutto delle decisioni collegiali intraprese.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): l’Esame di Stato è modello di verifica ben diverso dalla semplice valutazione delle competenze, la quale può essere attuata certamente anche al di fuori dalla scuola. Confondere o plasmare i due livelli non ha senso. Inoltre, la scuola statale produce titoli utili all’accesso ai concorsi pubblici e per diventare dipendenti della P.A., oltre che a svolgere la libera professione e operare nel privato. Come si può dire che tutto questo d’ora in poi si potrà verificare solo attraverso delle semplici prove di certificazione delle competenze? Significherebbe portare l’Italia indietro di 900 anni. Il pericolo è conferire dei diplomi con peso specifico diverso. Così, solo gli allievi delle scuole e degli atenei più prestigiosi potranno aspirare all’ingresso di determinati posti di lavoro. Si mettono sotto il tappeto principi costituzionalmente protetti, come la parità d’accesso al pubblico impiego, il principio di uguaglianza e di ragionevolezza.

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Allarme dei gastroenterologi SIGE: “Troppi esami, rischi e costi inutili”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

La Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva (SIGE) lancia un appello affinché venga ristabilita una corretta appropriatezza prescrittiva degli esami endoscopici, in particolare di esofagogastroduodenoscopie (Egds) e colonscopie, strumenti diagnostici certamente preziosi ma richiesti in numeri esorbitanti e spesso al di fuori delle corrette indicazioni. Colpa della medicina difensiva ma anche di una mancata conoscenza delle corrette indicazioni. E le conseguenze sono pesanti per le casse dello stato e per la salute dei pazienti.
Ogni anno vengono effettuate in Italia oltre 1,7 milioni di Egds e di colonscopie, in pratica quasi 29 procedure ogni 1.000 abitanti, quasi tutte per motivi diagnostici (solo l’11,2 per cento rappresenta una proceduta terapeutica). “Un numero enorme di esami che si traduce in una spesa notevole – sottolinea Gerardo Nardone, professore associato di gastroenterologia dell’Università Federico II di Napoli e componente del consiglio direttivo della Sige – calcolando una media di 60 euro ad esame endoscopica (può essere fatta solo una stima approssimativa in quanto il costo cambia da regione a regione) si arriva dunque alla ragguardevole cifra 102,7 milioni di euro. Di questa spesa ingente si stima che almeno 30 milioni di euro vadano bruciati per esami inutili (che sono il 25-30% del totale). Le cause di questo spreco vanno ricercate in una inadeguata conoscenza delle indicazioni da parte della classe medica, ma spesso anche nella possibilità da parte dei pazienti di prenotare direttamente gli esami attraverso CUP, farmacie, e altri canali senza effettuare prima una visita specialistica”.
Le richieste inappropriate più gettonate. Il controllo di una dispepsia funzionale (il giovane con una digestione difficoltosa), la necessità di un controllo per prescrivere farmaci anti-secretori in soggetti che hanno una patologia da reflusso gastro-esofageo. Un esame endoscopico del tratto digestivo superiore negativo può essere ripetuto dotumore gastricopo 5 anni salvo che non vi sia una variazione sostanziale della sintomatologia. Nella ‘top five’ delle richieste inappropriate più gettonate, sia per Egds che per colonscopia svettano le seguenti voci:
Controlli Egds dopo 12-24 mesi in un pazienti giovani ( Controlli colonscopie dopo 12-24 mesi in pazienti giovani ( Gli esami per la digestione ‘difficile’. La digestione difficile “dispepsia” è una condizione molto frequente per lo più secondaria ad una gastrite la cui causa principale è l’infezione da Helicobacter pylori. Nel caso di un giovane in buona salute con una banale dispepsia, in assenza di sintomi di allarme, è consigliabile adottare, come avviene in molti paesi europei ed americani la cosiddetta strategia test-and-treat ovvero, viene richiesto un test non invasivo (breath test o test fecale) per valutare la presenza dell’Helicobacter pylori; se il test è positivo il paziente viene trattato con terapia eradicante, se è negativo con terapia sintomatica.Chi deve invece assolutamente sottoporsi ad esame endoscopico sono i pazienti che presentino i cosiddetti segni e sintomi d’allarme ovvero, dimagrimento, anemia, sanguinamento gastro-intestinale (emissione di sangue con le feci o con il vomito), vomito alimentare persistente, brusche variazioni delle abitudini alvine. In questi casi non dobbiamo perdere tempo ma eseguire urgentemente un esame endoscopico, gastroscopia o colonscopia in base ai sintomi, per effettuare una diagnosi corretta nel più breve tempo possibile.
Gli esami di prevenzione per il cancro del colon: se la prima colonscopia, in condizioni ottimali di pulizia, è negativa, l’esame può essere ripetuto anche a distanza di 7-10 anni, se non compaiono nuovi sintomi.Fare sempre le biopsie. Nel momento in cui il paziente fa un esame endoscopico è molto importante effettuare delle biopsie per avere una valutazione microscopica dello stato della mucosa, sia per il tratto digestivo superiore che per quello inferiore. L’endoscopista vede lo stato macroscopico della mucosa ma non è in grado di definire la presenza di un infiltrato infiammatorio, di infezioni batteriche o parassitarie, di trasformazioni cellulari come atrofia, metaplasia e displasia. Le conseguenze e i rischi degli esami inutili. Bisogna ricordare infine che gli esami endoscopici inutili non solo rappresentano un spreco delle risorse sanitarie con un allungamento delle liste d’attesa, ma anche che sono procedure non scevre da rischi. Non va dimenticato che una Egds o una colonscopia sono sempre esami invasivi. I tassi di complicanze, per quanto bassi (1:1.000 – 1:10.000) ci sono e possono essere serie quali la perforazione del viscere o un sanguinamento per una lesione della mucosa.
Centri di riferimento per le procedure endoscopiche terapeutiche. L’endoscopia da esame squisitamente diagnostico sta diventando sempre più terapeutico; un esempio è rappresentato dall’asportazione di calcoli dalle vie biliari o dal posizionamento di uno stent (‘tubicino’) nei pazienti che presentino una lesione stenosante delle vie biliari o del pancreas; la dilatazione esofagea per il trattamento dell’acalasia esofagea; l’asportazione di polipi e lesioni piatte “mucosectomia”. Per queste procedure un po’ più complesse è auspicabile che vi siano dei centri di riferimento per far si che ci sia una centralizzazione dei pazienti al fine di ridurre gli eventi avversi e le complicanze e migliorare i livelli assistenziali.
La collaborazione tra SIGE e medicina generale. Solo il 20 per cento degli esami endoscopici vengono richiesti dallo specialista gastroenterologo; la stragrande maggioranza delle richieste (l’80 per cento) proviene dal medico di famiglia, da altri specialisti o dagli stessi pazienti. E l’eccesso di richieste è conseguenza della medicina difensiva ma anche di un problema culturale. Nel caso degli esami endoscopici ad esempio è importante conoscere il ritmo di progressione di una lesione neoplastica, per stabilire quando deve essere ripetuto un esame e quante volte nel corso della vita andrebbe ripetuto. La collaborazione tra medici di medicina generale anche con iniziative come i campus tenuti dalla SIGE mirano proprio a fare aggiornamento e formazione sull’argomento allo scopo di aumentare l’appropriatezza delle richieste di esami diagnostici, quali gli esami endoscopici e delle cure farmacologiche. Gli argomenti dei campus SIGE nascono da specifiche richieste emerse in una survey che ha coinvolto la maggior parte dei medici di medicina generale italiani. La SIGE, prendendo spunto da questa attiva collaborazione, ha schedulato una serie di position statement che saranno pubblicati nella pagina web della Società in modo da poter essere facilmente consultate.

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Linee-guida, errori comuni e prescrizioni, tra le notizie del 2016 da non perdere

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2016

medicoEsami inutili, gestione del dolore, interazioni tra farmaci, colesterolo, statine e cefalea sono in cima agli argomenti più seguiti dai lettori di Doctor nel corso dell’anno che si sta concludendo, anche per la pubblicazione di nuove linee-guida internazionali. Questo numero speciale di Doctor33 ripercorre i fatti salienti del 2016 sul fronte della clinica. Il 2016 delle notizie più apprezzate – alcune delle quali sono forse sfuggite a qualche lettore – è stato aperto dalle raccomandazioni del programma americano «Choosing Wisely» per ridurre gli atti medici inutili (in particolare gli esami del sangue). Nelle settimane seguenti l’attenzione è andata in particolare alle linee-guida per l’uso dei bisfosfonati nell’osteoporosi e a quelle sulla gestione del dolore post-operatorio in adulti e bambini. Subito dopo, le notizie più cliccate sono state di carattere oncologico: la conferma dell’efficacia preventiva anche per il tumore del colon della somministrazione a lungo termine di aspirina e gli otto segni clinici che aiutano a prevedere quando la morte è imminente nei malati di cancro. In cima all’interesse dei clinici ci sono state poi le prescrizioni inappropriate negli anziani, con le conseguenti interazioni pericolose, e tre notizie riguardo a linee-guida internazionali: sull’infezione da elicobatterio, sulla gestione del colesterolo negli ultrasessantenni, e sulla gestione delle dislipidemie e della fibrillazione atriale presentate a Roma in occasione del congresso annuale della European society of cardiology. Nei mesi seguiti alla pausa estiva, le notizie più apprezzate hanno riguardato raccomandazioni per evitare errori frequenti: quelli commessi dai pazienti alle prese con le iniezioni di insulina e quelli commessi troppo spesso dai clinici alle prese con la terapia della cefalea a grappolo e in generale da clinici e ricercatori nel non riconoscere i vantaggi della somministrazione a lungo termine di statine esagerandone i rischi, su cui ha fatto il punto un’ampia revisione pubblicata da Lancet. All’insegna delle linee-guida internazionali sono stati anche gli ultimi mesi del 2016, con la pubblicazione di quelle sull’acne e sul trattamento della malattia arteriosa periferica. Chi se le fosse perse vorrà forse approfittare della pausa natalizia per «rimettersi al passo» con i colleghi più informati. (fonte: doctornews33)

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Esami di laboratorio appropriati: Un investimento di salute

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

laboratorio igieneRischio di falsi positivi, come nel caso della funzionalità della tiroide, di sovradiagnosi, comunque di utilità non sempre certa e spesso capace di creare confusione: nel nostro Paese si pone un problema legato all’appropriatezza degli esami di laboratorio. “Sono esami fondamentali perché il laboratorio influenza fino al 70% delle diagnosi mediche e dei successivi trattamenti – afferma il prof. Mario Plebani, Dipartimento Medicina di Laboratorio, Azienda Ospedaliera-Universitaria di Padova – però va definito nel dettaglio il suo ruolo in rapporto diretto col clinico. Si tratta di procedure che spesso presentano costi economici diretti e indiretti, importanti anche perché possono portare ad altre indagini diagnostiche, ricoveri e trattamenti terapeutici”. All’inizio del 2016 è entrato in vigore il Decreto sull’appropriatezza delle prescrizioni mediche del Ministero della salute che definisce i criteri e i limiti con cui i medici possono prescrivere circa 200 prestazioni a carico del Sistema sanitario nazionale, ma è forte la necessità di posizionarsi al meglio per evitare procedure inutili, talvolta dannose e soprattutto costose. Per questo, caso unico in Italia finora, un board scientifico di esperti del settore ha ideato e realizzato con il supporto di Siemens Healthcare – una serie di corsi ECM dedicati ai professionisti di laboratorio sul tema dell’appropriatezza nella funzionalità tiroidea, in quella renale, nella malattia celiaca e sui Point of Care Testing. “Abbiamo preso in considerazione le più recenti e consolidate prove scientifiche e le linee guida nazionali e internazionali – sottolinea Plebani – e le possibili criticità che ostacolano l’attuazione di un corretto percorso di appropriatezza. I risultati vengono presentati oggi nel corso di un convegno nazionale che si svolge all’Auditorium del Ministero della Salute a Roma. “Prendiamo i test di funzionalità tiroidea – spiega il dott. Renato Tozzoli, Dipartimento di Medicina di Laboratorio, Laboratorio di Patologia Clinica, Presidio Ospedaliero S. Maria degli Angeli, Pordenone – l’opinione largamente diffusa fra i pazienti è che più esami si fanno, meglio è. E’ vero invece proprio il contrario: più profili di test vengono effettuati maggiore è la possibilità di risultati discordanti fra loro, il che complica la diagnosi per il medico che non riesce spesso a spiegarsi la discordanza. Si concretizza – aggiunge Tozzoli – la cosiddetta ‘sindrome di Ulisse’ del malato che deve fare altri test, ecografie, scintigrafie passando dal medico di famiglia, al laboratorio, eventualmente dall’endocrinologo, al medico nucleare non perché sia veramente malato, ma perché sono stati prescritti test non adeguati”.
In altre aree, invece, i test genetici diventano prioritari. È il caso della celiachia – sottolinea il dott. Tommaso Trenti, Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Anatomia Patologica, Azienda Ospedaliero-Universitaria e Azienda USL, Modena – oggi il laboratorio è in grado di effettuare diagnosi di celiachia senza biopsia intestinale con grande vantaggio per il malato di età pediatrica ed ha assunto una rilevanza fondamentale per la diagnosi della malattia. L’importante – spiega il medico – è però ricordarsi che gli esami hanno valore se il paziente non ha già eliminato il glutine: vanno quindi evitate le diete fai da te e va preferito l’immediato ricorso al test”.
Analogo discorso può essere fatto per la malattia renale cronica che colpisce in Italia circa 2 milioni e 200mila persone. La medicina di laboratorio – aggiunge la dott.ssa Francesca Di Serio, Patologia Clinica Ospedaliera, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico, Bari – svolge un ruolo centrale nella identificazione dei fattori di rischio, di diagnosi precoce, stadiazione e monitoraggio della malattia. E tutto ciò consente al clinico di intervenire efficacemente riducendo il rischio che questa patologia possa peggiorare, portando il malato alla dialisi o al trapianto con costi importanti e una ridotta qualità di vita”.
Ma l’appropriatezza – conclude Plebani – entra in campo soprattutto in cardiologia e oncologia. “Nel caso del dolore toracico acuto, per esempio, alcuni esami risultano ormai obsoleti ed altri rischiano di creare confusione, come quelli della mioglobina e della CKMB. Va invece scelto il solo esame appropriato, la troponina cardiaca, che permette di dimostrare che il 30% dei pazienti con dolore cardiaco senza segni elettrocardiografici ha un infarto ben definito. E nel cancro, i marcatori tumorali devono essere richiesti in modo adeguato per pazienti preparati psicologicamente a ricevere la risposta e consultarsi col proprio medico per la corretta interpretazione”.

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Troppi esami di laboratorio inutili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2016

UCBM - LaboratorioRoma Il 30 novembre all’Auditorium del Ministero della Salute si terrà un convegno nazionale, alla presenza dei massimi esperti del settore. Alle 12 si terrà la conferenza stampa ufficiale con la partecipazione di: Francesca Di Serio, U.O Patologia Clinica Ospedaliera, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico, Bari, Mario Plebani, Dipartimento Medicina di Laboratorio, Azienda Ospedaliera-Universitaria, Padova, Renato Tozzoli, Dipartimento di Medicina di Laboratorio, Laboratorio di Patologia Clinica, Presidio Ospedaliero S. Maria degli Angeli, Pordenone, Tommaso Trenti, Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Anatomia Patologica, Azienda Ospedaliero-Universitaria e Azienda USL, Modena.la richiesta di esami di laboratorio è in continuo aumento nel nostro Paese, soprattutto da parte della medicina di famiglia: le stime indicano che l’incremento annuale delle prescrizioni da parte di questo settore può arrivare in qualche caso anche al 20%. Questo è dovuto a diversi fattori tra i quali la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, che ha spostato il centro di cura dei pazienti con malattie croniche (diabetici, insufficienza renale, malattie cardiovascolari) dall’ospedale ai servizi di cure primarie sul territorio. Un altro aspetto da non sottovalutare per giustificare l’aumento delle richieste di test è la medicina difensiva, cioè la volontà di evitare contestazioni e controversie con il paziente proponendo esami spesso inutili. Inoltre alcuni test possono produrre risultati anomali in pazienti che non presentano patologie e questo induce, a cascata, la richiesta di ulteriori esami diagnostici, spesso complessi.
Da questa consapevolezza, la SIBioC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare) ha deciso di proporre un percorso formativo iniziato nel 2015 sull’appropriatezza degli esami di laboratorio in alcune grandi patologie, soprattutto croniche. L’obiettivo è definire al meglio l’approccio più razionale per garantire diagnosi mediche esatte, senza sprechi, ma capaci di favorire il lavoro del clinico, a tutto vantaggio per il paziente.

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Maturità, dopo l’esame che fare?

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2016

esami

Il primo passo fondamentale è orientarsi. Può sembrare ovvio, ma è importante in primis capire quali sono le proprie passioni e qual è la Facoltà più adatta. Si apriranno il 14 luglio le immatricolazioni all’Univpm: novità, tempistiche e prospettive.
Caffè, notti insonni e la tentazione di fare una pausa dallo studio andando al mare. Difficili le giornate del maturando a cui ora spetta completare l’ultima parte del percorso, il colloquio orale. Ma dopo la maturità? Il primo passo fondamentale è orientarsi. Può sembrare ovvio, ma è importante in primis capire quali sono le proprie passioni e qual è la Facoltà più adatta. Il 15, 18 e 19 luglio ad Ancona, San Benedetto e Fermo l’Università Politecnica delle Marche organizza 3 giornate di orientamento rivolte ai diplomati e alle loro famiglie. Le giornate saranno caratterizzate da un’informazione sull’intera offerta formativa dell’Ateneo e sulle modalità di partecipazione al “test di verifica delle conoscenze” previsto per accedere ai corsi di Laurea.
Si apriranno il 14 luglio le immatricolazioni all’Univpm per l’anno accademico 2016-2017. La nuova offerta formativa è composta da 45 corsi di laurea nelle diverse aree Agraria, Economia, Ingegneria, Medicina e Chirurgia e Scienze. Tra le novità di quest’anno il Corso di studi internazionale, unico nel panorama europeo, integralmente in lingua inglese, “Food and Beverage Innovation and Management” che fa parte delle lauree magistrali di Agraria. Al termine degli studi il laureato saprà coniugare innovazione e sostenibilità nell’ambito della tradizione agro-alimentare italiana e mediterranea. Non è l’unico corso in lingua c’è anche “Biomedical Engineering” ad Ingegneria e “International Economics and Commerce” ad Economia che ha anche il rilascio del doppio titolo come per il corso di Economia aziendale a San Benedetto del Tronto.Le immatricolazioni avvengono in due fasi: la prima prevede la registrazione al link https://esse3web.univpm.it e una volta ottenuti username e password ci si potrà loggare sul portale e terminare l’immatricolazione.Importante anche sapere quali sono gli sbocchi occupazionali. Secondo il Consorzio Almalaurea (al quale oggi aderiscono 73 Atenei Italiani e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) l’Università Politecnica delle Marche si contraddistingue rispetto alle università del centro Italia e somiglia di più alle università del nord. L’88,4% dei neo-laureati Univpm lavora. E sempre l’88,4% dei laureati lavora 3 anni dopo la laurea magistrale come quelli di Venezia, Bergamo e Firenze e contro una media nazionale che si ferma all’81,5%. I laureati Univpm hanno un reddito medio pari a 1.300 € netti al mese. Un dato che ci pone sullo stesso livello dei redditi degli studenti del nord: Torino, Milano, Venezia e Trieste. Altro dato da non sottovalutare quello del luogo di lavoro. Il 65,3% dei laureati della Politecnica delle Marche trova un impiego nell’area in cui si trova l’università come succede a Trento e a Milano vantando risultati migliori rispetto a molte altre università del nord. Quali sono le professioni a più alto tasso di occupazione? Nel 2015, tre anni dopo essersi laureati, lavorava il 95% degli ingegneri e con loro anche gli studenti appartenenti alle professioni sanitarie. (foto: esami)

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“È ora di interrompere la pratica di prescrivere esami di laboratorio inutili”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2016

diabete_21-300x224La Società Italiana di Diabetologia, in assoluta sintonia con il Ministero della Salute, nell’ottica di ottenere attraverso l’appropriatezza delle prescrizioni un risparmio che consenta di garantire un maggiore accesso all’innovazione e quindi una migliore assistenza sanitaria, fornisce il suo contribuito nel mettere in evidenza sprechi nella richiesta di esami di laboratorio alle persone con diabete. “In un momento di ristrettezze economiche com’è quello attuale – afferma il professor Enzo Bonora, Presidente della SID – la ricerca dell’appropriatezza in sanità rappresenta un capitolo importante della spending review. In quest’ottica, la Società Italiana di Diabetologia, consapevole che evitare sprechi è fondamentale per liberare risorse in campo diagnostico e terapeutico, ha redatto un Position Statement sull’appropriatezza nella prescrizione alle persone con diabete di oltre 20 parametri di laboratorio che risultano essere stati prescritti troppo spesso nel 2014. Il Servizio Sanitario Nazionale potrebbe funzionare benissimo e forse anche meglio con il Fondo Sanitario allocato per il 2016 , se tutti applicassero in ogni circostanza le ‘4 C’ indispensabili per fare bene il medico: Conoscenza, Competenza, Compassione e Coscienza. L’appropriatezza, sia nelle procedure diagnostiche che nelle scelte terapeutiche, ne sarebbe una logica conseguenza”.
La spesa per il diabete. Attualmente, l’assistenza medica ai circa 4 milioni di italiani con diabete costa al Servizio Sanitario Nazionale circa 16 miliardi di euro, pari a quasi il 15% del Fondo Sanitario Nazionale. Questa spesa (circa 4 mila euro per paziente per anno se vengono considerati i costi reali e non le tariffe virtuali) è così distribuita: 1% per visite specialistiche diabetologiche, 1% per esami di laboratorio di routine come l’emoglobina glicata, 4% per farmaci anti-diabete orali e iniettivi, 4% per dispositivi (siringhe, aghi, lancette e strisce reattive). A fronte del 10% circa della spesa totale attribuibile alla gestione ordinaria della malattia, ben il 90% è da riferire a ricoveri ordinari e Day Hospital (il 68% circa), altri farmaci (14%), consulenza specialistiche extra-diabetologiche, esami strumentali, esami di laboratorio diversi da quelli utilizzati per il monitoraggio ordinario della malattia ma spesso prescritti aille persone con diabete, procedure terapeutiche ambulatoriali (8%).
Le raccomandazioni della SID. Il documento non riguarda i parametri di laboratorio standard utilizzati nel monitoraggio del diabete e neppure l’automonitoraggio glicemico domiciliare, ma un’altra ventina di parametri di laboratorio che vengono spesso prescritti alle persone con diabete senza forti evidenze di una loro reale utilità clinica se non in casi particolari. Si va dal dosaggio dell’acido urico a quello degli enzimi epatici (ALT, AST, GGT), dal dosaggio del calcio a quello della vitamina D, dall’emocromo all’esame fisico-chimico delle urine. Ognuno dei parametri esaminati dagli esperti della SID, ha una sua utilità all’interno di condizioni situazioni cliniche particolari, ma è di limitata o nulla utilità nella grande maggioranza delle circostanze in cui viene prescritto. La SID stima che, su base nazionale, il risparmio annuo derivante da un minor ricorso a questi esami inappropriati nelle persone con diabete (prescritti da specialisti di tutte le discipline e da medici di medicina generale), ammonta a oltre 50 milioni di euro (equivalente alla somma degli stipendi lordi di oltre 600 diabetologi o a tutta la spesa per farmaci anti-diabete consumati in una regione con 5 milioni di abitanti). Il position statement si propone di offrire raccomandazioni evidence-based ai diabetologi, agli altri specialisti e ai medici di medicina generale. Queste raccomandazioni si riferiscono alle sole persone con diabete. Di seguito sono riportate in breve le principali raccomandazioni. “La SID ritiene – sottolinea il presidente Enzo Bonora – che se tutte le società scientifiche facessero altrettanto per le aree cliniche di loro competenza si potrebbe avviare un percorso virtuoso in grado di determinare risparmi ben superiori ai 100 milioni di euro annui ipotizzati dal Ministero della Salute”.

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Mammografia in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2015

tumore al senoIl 30% delle donne italiane, d’età compresa fra i 50 e i 69 anni, non ha mai eseguito una mammografia pur avendo diritto a ricevere dalla propria Regione l’invito gratuito a eseguire il test. Per incentivare l’organizzazione dell’esame da parte delle istituzioni competenti e favorire la partecipazione ai programmi di screening parte oggi Pink is Good – Prevenzione Seno: obiettivo 100%, la nuova edizione della campagna nazionale della Fondazione Veronesi, presentata oggi in un incontro coi giornalisti a Milano. Per la prima volta, partecipano all’iniziativa le società scientifiche più coinvolte nella gestione della salute delle donne: l’AIOM (l’Associazione Italiana di Oncologia Medica), la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), la Società Italiana di Medicina Generale SIMG) e l’Osservatorio Nazionale Screening (ONS). “Con la mammografia possiamo sconfiggere il carcinoma mammario – afferma Umberto Veronesi -. Se la malattia viene identificata nelle fasi iniziali e adeguatamente curata la sopravvivenza può arrivare fino al 98%. Ecco perché la prevenzione è un’arma così importante per tutte le donne. Si tratta poi di un esame sicuro e poco invasivo per il corpo femminile. Negli ultimi tre anni abbiamo avuto il 2% in più di adesioni ai programmi di screening organizzati sul territorio nazionale. E’ un dato incoraggiante, ma ancora insufficiente. Pigrizia, paura o noncuranza del pericolo spingono ancora troppe italiane a non svolgere i controlli. Il nostro compito oggi è invitarle ad essere più attente, a prendere coscienza di quanto la loro salute dipenda principalmente da una doverosa e consapevole “attenzione personale”. “Solo il 70% delle donne ha svolto una mammografia negli ultimi due anni – dice Marco Zappa, direttore dell’Osservatorio Nazionale Screening -. Di queste il 57% ha aderito allo screening ma con forti differenze percentuali tra i vari territori. Si va dal 76% registrato nella provincia di Trento al 20% di Campania e 26% della Calabria. Dobbiamo invece, in tutta Italia, aumentare la partecipazione al test che, ricordiamo, è garantito gratuitamente ogni 24 mesi a tutte le donne dai 50 ai 69 anni”.
Il problema da risolvere non è solo quello di convincere tutte le donne che ricevono l’invito ad accoglierlo e fare il test. “C’è anche una marcata differenza di copertura fra il Centro-Nord e il Sud – prosegue Zappa -. Ovvero, in pratica, molte più abitanti delle regioni centrosettentrionali ricevono l’invito a fare gratis i test che permettono di scoprire precocemente l’eventuale presenza di un tumore (e di salvarsi la vita), mentre al Sud troppo spesso accade che le Regioni non si organizzino e l’invito a casa non arriva”.
Lo screening è un servizio compreso nei Livelli essenziali di assistenza, cioè nelle prestazioni sanitarie che spettano a tutti i cittadini indipendentemente dalla regione di residenza. Ad oggi, tutte le donne dopo i 50 anni e prima dei 70, ogni due anni, dovrebbero ricevere la chiamata a effettuare una mammografia.
Guardando i dati più recenti dell’ONS nel dettaglio si nota che circa 3 donne su 4 della popolazione target sono regolarmente invitate a fare la mammografia, ma permane una grande e purtroppo immutata differenza fra Nord (più di 9 donne su 10), Centro (più di 8 su 10) e Sud (solo 4 su 10). “Questo è il “minimo sindacale” che andrebbe garantito a tutti – aggiunge Zappa -. Ci sono poi regioni che hanno già esteso le fasce d’età, coinvolgendo nello screening anche persone più giovani o più anziane”. Per raggiungere l’obiettivo del 100% di adesione la Fondazione Veronesi nelle prossime settimane distribuirà materiale informativo in tutti gli ospedali italiani, ASL, consultori e ambulatori di ginecologi e medici di famiglia. “Oggi nel nostro Paese il tumore del seno fa meno paura e ben otto pazienti su dieci riescono a sconfiggerlo – sottolinea Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. La ricerca medico-scientifica ha portato a terapie sempre più efficaci e “personalizzate”. E poi c’è l’indubbio ruolo della diagnosi precoce. La mammografia è il più importante strumento con il quale possiamo individuare la neoplasia. Grazie al test la grande maggioranza dei carcinomi accertati ha dimensioni inferiori ai due centimetri. Così possiamo intervenire subito e con la massima efficacia possibile”. Fondamentale per la prevenzione del cancro del seno è anche il ruolo del ginecologo. “Siamo i migliori alleati del benessere femminile e seguiamo una donna dal menarca fino alla terza età – afferma Paolo Scollo, presidente nazionale SIGO -. I ginecologi dovrebbero sempre insegnare alle loro pazienti come fare l’autopalpazione del seno e durante la visita ginecologica è buona norma che il medico svolga un controllo approfondito anche del seno. Capita così che molte volte siamo noi a individuare noduli alla mammella e ad indirizzare la paziente da un senologo o un medico oncologo. E troppo spesso siamo costretti a spronare le nostre assistite a sottoporsi regolarmente ai programmi di screening. Purtroppo a volte un esame non svolto può comportare una diagnosi peggiore poco tempo dopo”.
I programmi di prevenzione organizzati sul territorio sono rivolti anche alle donne di origine straniera diventate cittadine italiane, ma fra le immigrate i tassi di adesione agli screening sono ancora critici.
“Solo il 43% di loro si sottopone alla mammografia – aggiunge Claudio Cricelli, presidente nazionale SIMG -. Le differenze culturali, prima fra tutte la lingua, non favoriscono il ricorso agli esami preventivi. L’integrazione degli stranieri nel nostro sistema nazionale di prevenzione del cancro deve cominciare proprio negli ambulatori dei medici di famiglia. E’ molto più facile che sia una donna a venire da noi rispetto ad un uomo. Siamo molte volte gli unici camici bianchi che vedono, visitano o semplicemente parlano con loro. Dobbiamo convincere anche loro a partecipare ai programmi di screening”. Pink is GOOD è una campagna della Fondazione Veronesi che si pone l’obiettivo di sconfiggere il tumore al seno. Per questo vuole promuovere la prevenzione (indispensabile per evitare la malattia o individuarla nelle primissime fasi); fare informazione sul tema in modo serio, accurato, aggiornato; e sostenere la ricerca contro il cancro grazie al finanziamento di borse e progetti di ricerca per medici e scienziati che hanno deciso di dedicare la loro vita allo studio. “La ricerca ha cambiato la vita di migliaia di donne – conclude Veronesi -. E’ importante sostenerla perché continui ad individuare soluzioni innovative per anticipare il più possibile la diagnosi, trovare nuove terapie, nuovi farmaci, in grado di sconfiggere definitivamente il carcinoma mammario. Per migliorare ulteriormente la possibilità di diagnosi precoce, come Fondazione stiamo elaborando una proposta al Ministero della Salute per includere nello screening mammografico le donne dai 40 e fino ai 75 anni, come hanno già iniziato a fare alcune regioni. Bisogna poi valutare l’ipotesi di proporla annualmente e non ogni due anni. Si deve anche studiare la possibilità offrire gratuitamente alle donne dai 35 anni ai 50 ogni anno un’ecografia, che meglio “vede” attraverso i tessuti più densi di un seno giovane. Infine, non dobbiamo dimenticare l’importanza della prevenzione primaria: gli stili di vita sani rimangono infatti la prima arma a nostra disposizione per tenere lontani i tumori”.

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Cipomo: contro i tumori più medici di famiglia e meno esami

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2012

Appropriatezza ma anche sobrietà e sostenibilità» sono i criteri chiave della “green oncology”, una nuova visione dell’oncologia al centro del XVI° Congresso nazionale Cipomo che si svolgerà a Cosenza dal 17 al 19 maggio. «In un’epoca di crisi e ridimensionamento e di ricerca di una sanità più equa e disponibile» sottolinea il presidente dei Primari oncologi medici Roberto Labianca «intendiamo fornire il nostro contributo garantendo una conversione ecologica nell’agire clinico, che si affianchi ai tradizionali criteri di appropriatezza – prescrittiva, diagnostica e terapeutica – di sobrietà e di sostenibilità». Cipomo ha promosso un gruppo di studio permanente con Aiom, Simg e Favo sulla necessità che l’attività di follow up del paziente oncologico sia assorbita da più figure professionali come quella del medico di famiglia. «Il coinvolgimento del medico di famiglia è un obiettivo importante» conferma Cristina Oliani del Consiglio direttivo Cipomo «e il suo ruolo andrebbe valorizzato meglio». Non si tratta di delegare al mmg, spiega l’oncologa «ma di definire un percorso di cure condiviso e un adeguato trasferimento di competenze al medico di famiglia. Una figura centrale» continua la rappresentante del Cipomo «per il benessere della persona e più che mai di un paziente come quello oncologico». Da non sottovalutare anche l’aspetto dell’appropriatezza delle procedure «troppi esami sono uno spreco» rileva Labianca «in Italia, per fare un esempio, si fanno 40 milioni di Tac ogni anno. Un numero eccessivo. Compito dell’oncologo» conclude il presidente Cipomo «è anche trovare il miglior equilibrio tra appropriatezza delle cure e sostenibilità delle stesse». (Marco Malagutti – fonte doctornews33)

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Esami Abilitanti professione agrotecnico

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2011

Sarà pubblicata venerdì 27 maggio prossimo l’Ordinanza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che indice la sessione unica per il 2011 degli esami di Stato abilitanti alla libera professione di Agrotecnico e di Agrotecnico laureato; da quella data ci sono 30 giorni per presentare domanda, da inviarsi all’indirizzo precisato nell’Ordinanza stessa. Possono concorrere alle prove di esame:
• I diplomati in agraria che abbiano assolto ad un biennio di praticantato professionale certificato ovvero svolto un percorso equivalente.
• I laureati di primo livello in una delle Classi di laurea “coerenti” (1°-Biotecnologie – ora diventata L-2; 7°-Urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale – ora diventata L-21; 8°-Ingegneria civile e ambientale – ora diventata L-7; 17°-Scienze dell’economia e della gestione aziendale – ora diventata L-18; 20°-Scienze e tecnologie agrarie e forestali – ora sdoppiata in L-25 ed L-26; 27°-Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura – ora diventata L-32; 40° -Scienze e tecnologie zootecniche e delle produzioni animali – ora diventata L-38) che abbiano svolto sei mesi di tirocinio professionale certificato (dal tirocinio sono esentati i laureati provenienti da Università convenzionate con il Collegio Nazionale).
• A determinate condizioni, i laureati “vecchio ordinamento” che abbiano conseguito il titolo presso le Facoltà ed Università che attualmente rilasciano i nuovi titoli di laurea, come sopra indicati.
• I Diplomati Universitari in possesso di un diploma “coerente” (Biotecnologie agro-industriali; Economia e amministrazione delle imprese agricole; Economia del sistema agroalimentare e dell’ambiente; Gestione tecnica e amministrativa in agricoltura; Produzioni animali; Produzioni vegetali; Tecniche forestali e tecnologie del legno; Viticoltura ed enologia od altro diploma equipollente) senza necessità di alcun tirocinio.
I modelli delle domande, distinti per titolo di studio di accesso, l’elenco delle sedi d’esame ed ogni altra informazione saranno pubblicate il 27 maggio prossimo (e da quel momento liberamente scaricabili) nel sito internet http://www.agrotecnici.it oppure ottenibili presso ciascun Collegio provinciale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati

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Concorso per tre contratti a tempo determinato

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2011

E’ indetta all’Università di Pavia una prova selettiva, per titoli ed esami, per tre contratti a tempo determinato di cat. C/1 della durata di un anno e con orario di lavoro a tempo parziale (due unità all’ 80% e una unità al 70% del tempo pieno di 36 ore) per il Centro Interdipartimentale di Biologia e Medicina dello Sport dell’Università degli Studi di Pavia. I requisiti richiesti sono: Diploma di Istruzione Secondaria di secondo grado, limitata al solo indirizzo amministrativo conseguito presso Istituti Tecnici/Professionali; Esperienza lavorativa certificata di almeno due anni nell’attività in settori analoghi. La prova selettiva consisterà in un colloquio sulle seguenti materie: Elementi di contabilità – Normative/direttive relative alle federazioni medico/sportive e dilettantistiche – Statuto universitario e organizzazione dell’ Università – Conoscenza dei principali pacchetti applicativi informatici (Microsoft Office, Excel e Word Il termine per la presentazione della domanda da indirizzare al Direttore amministrativo Università degli Studi di Pavia – Strada Nuova 65 – dovrà essere presentata direttamente o a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento all’Università stessa entro il 18 marzo 2011. Il bando integrale, disponibile anche presso l’Ufficio Politiche Giovanili di Ateneo – Palazzo Maino – via Mentana 4 – è stato affisso all’Albo Rettorale in data 16/02/2011

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Esami e “copia incolla”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

Per proteggersi meglio contro gli imbrogli e le tesi copia-incolla in tutt’Europa (e non solo) si sta diffondendo l’uso di softwares capaci di individuare le similitudini tra un documento e le fonti liberamente accessibili da Internet.  Ogni anno, i professionisti dell’insegnamento  lo sanno : in periodi di esami o di consegna delle tesi di laurea i casi di plagio aumentano. Le cause possono ritrovarsi nello stress, nell’aumento del lavoro a pochi giorni dalla data limite di consegna della tesi o semplicemente dalla facilità  che rappresenta un copia-incolla.  Se l’utilizzo di internet permette agli studenti della nuova generazione di documentarsi facilmente senza doversi spostare, senza orari e a costo zero, è altrettanto vero che facilita  la pratica del « copia-incolla ». Cosi’ spesso gli studenti cedono alla tentazione di riportare tali e quali le informazioni trovate sul web con un semplice Ctrl-C/Ctrl-V.
Secondo uno studio su 1200 studenti e insegnanti, 3 studenti su 4 dichiarano di aver ricorso al copia-incolla. Inoltre, il  51% non crede che imbrogliare sia un reato. I docenti a volte si trovano rassegnati di fronte a questa tendenza dilagante:il  20 % sostiene di chiudere un occhio di fronte a palesi casi di plagio.
In tutt’Europa, Canada, Stati Uniti e anche Tunisia, Alegria e Marocco i software di rilevamento delle similitudini da Internet  sono ormai presenti nell’insegnamento superiore. Anche in Italia la situazione sta rapidamente cambiando. L’Università degli studi di Milano (Facoltà di Economia) e l’Università degli studi di Firenze (Facoltà di scienze Politiche) sono state le prima a dotarsi di tali sistemi di lotta al plagio, seguite a ruota dall’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” e dalla IULM di Milano. Il fenomeno sempre più diffuso del copia incolla nelle tesi di laurea comporta una riflessione sull’attuale sistema universitario italiano: forse occorrerebbe privilegiare la qualità con tesi più corte, ma originali?

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La Sapienza di Roma: esami in notturna

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2010

Roma. «Non c’è nulla di coraggioso né tanto meno meritorio nella protesta messa in piedi ieri dal corpo docente della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza contro la riforma del sistema universitario del Ministro Gelmini: è uno spettacolo paradossale. Un modus operandi che ha danneggiato gli studenti, snaturato l’offerta didattica dell’area, premiato i peggiori e favorito la gestione localistica del reclutamento». È quanto dichiarano in una nota congiunta il presidente romano di Azione Universitaria, il movimento universitario del Pdl, Matteo Petrella e il presidente di Azione Universitaria Sapienza, Cristian Alicata.  «Ancora più gravi le dichiarazioni del preside Piperno – aggiungono Petrella e Alicata – sulla partecipazione studentesca alla protesta: come si fa a confondere la volontà di uno studente di sostenere un esame senza perdere mesi di lavoro con l’adesione ad una protesta politica? Come si fa a stabilire che gli studenti, giocoforza costretti a partecipare alla sessione in notturna, siano stati contenti di svolgere un esame in condizioni al limite della legalità, sotto l’occhio interessato delle telecamere e della stampa?». «Ricordiamo ai docenti della Facoltà  – concludono i due responsabili romani di Azione Universitaria – che non è attraverso una carnevalata fuori stagione che si risolvono i problemi dell’università italiana. Il futuro del nostro sistema universitario passa infatti per ben altro: concorsi trasparenti, giudizi obiettivi, efficienza e produttività dei ricercatori. Tutte caratteristiche che, salvo meritorie eccezioni, alla Sapienza continuano a latitare».

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Blocchi della didattica e degli esami

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2010

“Le nostre fonti in alcuni Atenei italiani riferiscono di blocchi della didattica e delle sessioni di esame, estremi atti di prevaricazione messi in atto da professori senza scrupoli pronti a calpestare i diritti degli studenti nel tentativo di contrastare una riforma che finalmente li inchioda ai loro doveri ed alle loro responsabilità di pubblici dipendenti “ così Andrea Volpi, leader di Azione Universitaria – movimento studentesco vicino al PDL – commenta i blocchi delle attività in alcune università denunciati dagli studenti. “Impedire agli studenti di sostenere un’intera sessione di esami – aggiunge Volpi – significa non solo violare il diritto allo studio sancito nella nostra costituzione, ma soprattutto porre un forte ostacolo nel percorso formativo degli studenti, spesso Fuori Sede e lavoratori, che tra mille sacrifici personali e delle loro famiglie pagano tasse onerose spesso in cambio di servizi insufficienti: per questo invitiamo i Rettori a garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche e laddove i diritti degli studenti non vengano tutelati non esiteremo a sporgere regolare denuncia per interruzione di pubblico servizio “

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Cala la fertilità maschile

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2010

Negli ultimi anni si è ridotta la capacità riproduttiva negli uomini. Stress, ma anche stili di vita non corretti hanno influito negativamente sulla fertilità maschile; tanto che «negli ultimi 20 anni il numero degli spermatozoi prodotti si è quasi dimezzato». A dirlo è ProCrea, centro svizzero per la Medicina della Riproduzione, punto di riferimento internazionale nella procreazione medico assistita al quale si rivolgono coppie, per lo più italiane, alla ricerca di un figlio, ma anche potenziali donatori di seme. Una tendenza che acuisce quanto rilevato da un’indagine di alcuni anni fa, secondo la quale tra il 1940 e il 1990 la concentrazione media degli spermatozoi sarebbe crollata da 113 a 66 milioni. «Gli esami cui i nostri pazienti si sottopongono rivelano una situazione preoccupante: non solamente sono in aumento le infezioni e le patologie che influiscono sulla salute riproduttiva maschile, ma c’è alla base una scarsa conoscenza di quali possono essere i problemi andrologici», osserva Thierry Suter, medico esperto in Medicina della Riproduzione che opera all’interno di ProCrea. Del resto, aggiunge, «il problema diventa oggetto di attenzione da parte degli uomini solo nel momento in cui cercano un figlio, ma le cause che possono portare ad alterazioni riproduttive insorgono talvolta fin dall’infanzia». «Lo stress influenza la fecondità dell’uomo e produce cambiamenti sia psichici che fisici -sottolinea Suter-. Situazioni di forte stress, col passare del tempo, incidono in modo notevole sulla produzione di spermatozoi, quindi sulla salute riproduttiva dell’uomo. Un altro elemento da non sottovalutare è il troppo caldo e una vita eccessivamente sedentaria». Nell’elenco delle cause figurano anche anomalie genetiche o deficit ormonali, come pure alcune malattie a trasmissione sessuale. «Anche l’orchiepididimite, causata dagli orecchioni o da infezioni dopo la pubertà, oppure traumi o torsioni testicolari possono determinare un’atrofia dei testicoli con danni permanenti. Il criptorchidismo, ovvero la mancata discesa di uno o di entrambi i testicoli nello scroto, è un difetto congenito che può provocare sterilità permanente tanto più tardivo è l’intervento di riposizionamento nella sua sede», prosegue il medico
ProCrea – Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un’équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare, ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell’infertilità con tecniche d’avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. http://www.procrea.ch.

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Un anno di attesa per due esami cardiaci a Bari

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2010

“Le lunghe file di attesa per effettuare visite ed esami specialistici si innestano in un percorso di malasanità che da troppo tempo caratterizza le notizie sulla qualità delle prestazioni sanitarie in Puglia”. Questo il commento di Patrizia Lusi, viceresponsabile regionale dell’Italia dei Diritti, in merito alla vicenda accaduta ad un’anziana di 77 anni, la quale prenotando due esami cardiaci al Policlinico di Bari, si è vista collocare a Gennaio e Giugno 2011. L’elettrocardiogramma e l’ecodoppler erano stati prescritti dal medico della Asl in quanto la donna da tempo soffre di problemi cardiaci, per i quali è anche sotto terapia farmacologica. Ma per l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, la situazione è tutt’altro che in via di miglioramento: “Con i tagli alle regioni stabiliti dal Governo, il settore dei servizi sociali sarà il più colpito. Il nuovo piano regionale, condizionato dalla manovra “lacrime e sangue” e dal debito accumulato dalla sanità pugliese – conclude la Lusi – sarà oggetto specifico del prossimo consiglio regionale che si preannuncia infuocato dalle polemiche riguardanti un governatore, a detta dei capigruppo Idv e Pd, decisionista e che coinvolge troppo poco l’assemblea su questi temi di grande sensibilità”.

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In ospedale visite ed esami con il CRM

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 maggio 2010

Asl di Alessandria.  La gestione della prenotazione di visite ed esami passa dal CRM (customer relationship management). Da un anno il servizio di prenotazioni telefoniche della Asl di Alessandria è stato affidata al Service Point Val Curone che ha scelto, per ottimizzare la gestione del call center, di affidarsi al CRM made in Italy di Siseco, in particolare al Gat.crm. «Da un anno ci è stata affidata la gestione delle prenotazioni telefoniche per il distretto di Tortona e Alessandria – afferma la direzione di Service Point Val Curone -. Il servizio ha avuto così tanto successo che, dal 6 maggio, ci hanno affidato anche quello di Novi, Acqui e Ovada». Le prenotazioni telefoniche in precedenza erano gestite da un call center interno alla Asl: la scelta di affidarsi a un’azienda specializzata ha portato a implementare il servizio, rafforzando il numero delle linee telefoniche in entrata e potenziando lo strumento acquisito. Sono state raddoppiate le risorse dedicate e c’è la possibilità di gestire fino a 15 chiamate in contemporanea.
Il CRM aiuta a migliorare la customer satisfaction: «Utilizziamo il VoIP di Siseco per gestire le telefonate e il software Gat.crm ci consente di automatizzare alcuni importanti processi, come la rielaborazione delle statistiche dei flussi – spiega ancora la direzione dell’azienda -. Segnaliamo le operazioni fatte, che possono essere le prenotazioni, la simulazione, la richiesta di cambio di dati anagrafici. Questo ci permette di intervenire dove ci sono problemi e di migliorare sempre di più il servizio ai clienti».  Il servizio di call center offerto da Service Point Val Curone alla Asl di Alessandria sta riscuotendo successo tra gli utenti e l’azienda: «Il CRM, che è stato realizzato completamente dal nostro staff di programmatori, consente di adeguarsi alle varie esigenze, sia delle aziende private sia della pubblica amministrazione – afferma Roberto Lorenzetti, amministratore delegato di Siseco -. Integrandosi con il VoIP per le telefonate, si ottiene poi un servizio completo che permette di automatizzare i flussi e i processi, migliorando le prestazione sia nei tempi sia in qualità».
Siseco. Nata nel 1987, Siseco (www.siseco.com) è azienda leader nel settore IT e sviluppa soluzioni rigorosamente “Made in Italy” grazie a un team interno di ingegneri e tecnici. I prodotti di punta sono GAT.crm, un sistema che vanta 10 anni di esperienza ed è utilizzato da oltre 25mila utenti, e b.com il CRM di nuova generazione realizzato in un’ottica web 2.0, potente, innovativo e altamente personalizzabile. Le proposte Siseco sono le uniche fornite già con i dati della Guida Monaci integrati: un database completo con l’anagrafica di 500mila aziende italiane verificate pronto per essere utilizzato e l’innovativo sistema di Lead Generation Integrato al CRM, basato sulla formula “Pay per Lead”. Sono oltre 250 le realtà in tutta Italia che utilizzano le piattaforme Siseco, tra queste Editalia (Istituto Gruppo Poligrafico Zecca dello Stato), Fastweb, Tre, Michelin, Il Sole 24 Ore, Telecom Italia, Editoriale Secondamano, Bottega Verde, Del Taglia Piscine.

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Liste d’attesa infinite per esami radiografici

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2009

“Le liste d’attesa sono una necessità perché la gente si rivolge ai centri d’eccellenza che attirano i pazienti, ci sono ospedali – ad esempio quelli più piccoli – che non hanno attrezzature adeguate: si concedono tante risorse alle strutture ospedaliere delle grandi città togliendole ai piccoli centri: ogni zona dovrebbe avere un ospedale di qualità, anche piccolo, nella sua area, è venuta a mancare una riorganizzazione territoriale in tal senso e questi sono i risultati”. Questo il commento del responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti Manlio Caporale all’ennesima notizia sulle interminabili attese per esami radiografici quali ecografie, risonanze, tac, ecc., con grosso disagio per i cittadini che migrano da una struttura all’altra. Continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “E’ necessaria un’organizzazione capillare e coordinata: in una città, come in una regione, non ci devono essere aree con tre grossi ospedali e altre sprovviste di assistenza o con centri scadenti: ogni zona dovrebbe avere strutture con apparecchiature adeguate e medici qualificati per evitare costose trasmigrazioni da una Asl all’altra.  Sì perché – spiega Caporale – i costi degli spostamenti si pagano: se ad esempio faccio capo alla Asl A e l’attesa per un esame è lunga io ho diritto ad andare alla Asl B dove l’attesa è più breve ma a pagare i costi aggiuntivi è sempre la Asl di appartenenza, soldi che potrebbero essere risparmiati. Il problema è che molti fondi vanno alle cosiddette cliniche convenzionate che però non possono offrire le stesse competenze perché non hanno pronto soccorso e svolgono solo alcune attività: si fanno solo alcuni tipi di interventi chirurgici ma non dispongono neanche di presidi di terapia intensiva, necessari per qualsiasi operazione in anestesia generale. Ma questi posti hanno comunque dei costi elevati allora – propone concludendo Caporale – andrebbero trasformati in presidi completi dotati di pronto soccorso, terapia intensiva e pianta organica con primario, aiuto primario, ecc. ammessi per concorso. In tal modo si parificherebbero così agli ospedali e potrebbero essere per essi un valido supporto in grado fronteggiare qualsiasi emergenza oppure, queste cliniche cosiddette ‘convenzionate’, si trasformino in apparati privati rinunciando alle sovvenzioni pubbliche che possono essere distribuite meglio.  Per limitare le liste d’attesa vanno evitate le migrazioni offrendo qualità e presidi in ogni parte del territorio”.

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