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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 25

Posts Tagged ‘esegesi’

Esegesi virgiliana antica e interpretazioni dell’Eneide: Seminari di Antichistica

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

Roma Venerdì 17 Marzo 2017, ore 15:00 Dipartimento di Studi Umanistici, Aula Paolo Radiciotti Via Ostiense 234/236 la Prof.ssa Maria Luisa Delvigo (Università di Udine) terrà un Seminario sul tema: Esegesi virgiliana antica e interpretazioni dell’Eneide. I Penati di Troia.

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“Glossatori de natura, più che Irnerio: per un’esegesi del ‘Pasticciaccio’”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 aprile 2012

Carlo Emilio Gadda

Carlo Emilio Gadda (Photo credit: Wikipedia)

Università di Basilea, 9-11 maggio 2012 Alte Aula Augustinergasse 2 / Basel L’Istituto di Italianistica dell’Università di Basilea, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, il Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica, la Freiwillige Akademische Gesellschaft di Basilea e la Fondazione Max Geldner di Basilea, organizza un convegno internazionale di studi sul tema:
“… glossatori de natura, più che Irnerio: per un’esegesi del ‘Pasticciaccio’” Il convegno vedrà la partecipazione di autorità e illustri studiosi, fra cui: Manuela Bertone, (Université de Nice), Federico Bertoni (Università di Bologna), Monica Bianco (Universität Basel), Giuseppe Bonifacino (Università di Bari), Franco Contorbia (Università di Genova), rancesca Latini (Universität Basel), Mario Lavagetto (Università di Bologna), Luigi Matt Università di Sassari), Federica Pedriali (University of Edinburgh), Giorgio Pinotti (Edizioni Adelphi), Lisa Poretti (Universität Basel), Enrico Roggia (Université de Genève), aria Antonietta Terzoli (Universität Basel), Cosetta Veronese (Universität Basel), Vincenzo Vitale (Universität Basel). Il convegno sarà aperto da un discorso dell’Ambasciatore d’Italia in Svizzera Giuseppe Deodato. Comitato Scientifico: Prof. Dr. Maria Antonietta Terzoli, Dr. Monica Bianco, Dr. Cosetta Veronese, Vincenzo Vitale. Carlo Emilio Gadda è probabilmente il più grande narratore italiano del Novecento dopo (o insieme) a Italo Svevo, ma ha avuto relativamente non grande fortuna fuori d’Italia e particolarmente nei Paesi di lingua tedesca (dove è ben poco conosciuto); una non grande fortuna essenzialmente dovuta all’estrema difficoltà di tradurre in altre lingue – o di trovare in altre lingue gli equivalenti approssimativi – del complesso, raffinato, polisemantico e affascinante impasto espressivo dell’autore. La Svizzera ha una tradizione di studi gaddiani di altissimo livello, a partire dal magistero di Gianfranco Contini, illustre docente all’Università di Friburgo dal 1938 al 1952 e fra i primi in Italia ad apprezzare e studiare Gadda, per passare poi a Dante Isella, docente al Politecnico Federale di Zurigo dal 1977 al 1988, che a Gadda ha dedicato fondamentali lavori, oltre ad avere diretto e curato, insieme ad altri studiosi, la migliore edizione critica esistente di tutta l’opera gaddiana.

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Questioni aperte nell’esegesi michelangiolesca

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 agosto 2010

E’ il titolo  di un lavoro  dei prof. Adriano Prosperi e Antonio Forcellino pubblicato tempo fa negli “Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Classe di Scienze morali, storiche e filologiche”. La domanda che si posero e ci pongono i due autori è di che genere fosse stato l’atteggiamento di Michelangelo, pittore, scultore, architetto, poeta e dotato di una grande sensibilità religiosa, posto di fronte alla sua età che fu anche di Savonarola, Lutero, del Concilio di Trento e dell’Inquisizione. Fu, senza dubbio, uno scontro tra le diverse interpretazioni del cristianesimo sfocate nella costruzione di diverse chiese e nella fine dell’unità della Chiesa cristiana d’Occidente. Fu anche il tempo della scoperta dell’America e dell’espansione missionaria europea. Tutto questo mentre si maturavano le indelebili e magistrali opere dalla Pietà al Giudizio universale. Un pennello ed una scultura che taluni vollero vedere il tormento dell’uomo, della sua religiosità tra le forme statuarie che esaltano la grandezza dell’essere umano, la sua dignità, la sua aspirazione alla liberazione dai vincoli del male e della morte, e la sua ricerca della salvezza. Se da una parte non sembra realistico che possa essere sfuggito alla sensibilità dell’artista e dell’uomo di Fede questa battaglia delle Chiese divise e in lotta, dall’altra è possibile dall’analisi del linguaggio artistico intravedere questo trauma esistenziale? Tali segnali, sia pure impercettibili, possono essere scaturiti dai riti della Sistina, dove il Cristo di Michelangelo ha presieduto a tutte le elezioni papali dei secoli successivi. E si chiede Prosperi c’è dunque un legame storico fra l’arte di Michelangelo e l’universo religioso del cattolicesimo del suo tempo? Ed ancora quali furono le scelte di Michelangelo all’interno di un cristianesimo così diviso e attraversato da profondi contrasti? E questa lettura fu percepita in qualche modo dai suoi contemporanei? Una chiave di lettura significativa per Prosperi è data dall’immagine del Crocefisso eseguita da Michelangelo per Vittoria Colonna tra il 1538 ed il 1541. Fu il punto d’incontro tra i due ma anche la conferma della centralità del tema di Cristo crocefisso e del misticismo della Redenzione in ambienti significativi della vita culturale e religiosa italiana intorno alla metà del ‘500. Non dimentichiamo che Michelangelo realizzò  una immagine nuova della passione di Cristo. “Non l’uomo di dolori della tradizione, ma un uomo divino, visto nella torsione di un corpo atletico e integro, teso in una sofferenza tutta interiore, che ricorda il movimento di Lacoonte, in lotta con gli invisibili mostri del male e della morte.” Un altro segno rilevato è quella della meditazione michelangiolesca sul tema della pietà e l’opera dell’artista per la tomba di Giulio II. Vittoria Colonna, per i suoi tempi non fu certo una figura di secondo piano nel mondo culturale della Roma laica e religiosa. Essa divenne l’interlocutrice e la mediatrice mistica di un gruppo  che si riuniva per coltivare una pietà speciale, fatta di mediazioni, di illuminazioni e di una auto-elezione al di sopra dei comuni cristiani. La nobildonna amava circondarsi di una piccola ma raffinata aristocrazia di alti prelati, poeti, scrittori e artisti. Passava per l’essere la mediatrice del gruppo e Michelangelo, proprio suo tramite, godeva tra costoro di illimitata ammirazione e di grande amicizia spirituale.

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Identità e l’ubicazione del monte Sinai

Posted by fidest press agency su martedì, 25 maggio 2010

Vicenza (Italia) 28 maggio 2010 con inizio alle ore 20.30 presso la Sala Accademica del Seminario Teologico (Nuovo), borgo S.Lucia, 51 presentazione di due libri del prof. Emmanuel Anati che escono in contemporanea per la casa editrice Messaggero che  affrontano e cercano di risolvere uno dei grandi problemi della geografia e dell’esegesi biblica: l’identità e l’ubicazione del monte Sinai.  La tradizione ha proposto la montagna sacra del monoteismo accanto al monastero di S.Caterina nel sud della penisola del Sinai ma un’attenta lettura del Pentateuco sembra smentire questa ubicazione, infatti tutte le descrizioni della Bibbia fanno pensare che il monte Sinai si trovi al nord e non al sud della penisola, sulla strada che conduce dalla terra di Goshen alla terra promessa. I libri di Anati sono, una guida ai siti archeologici da lui scoperti ad Har Karkom, e l’altro una esposizione delle ragioni che lo hanno condotto a proporre Har Karkom come la montagna biblica del Sinai. L’ipotesi ha già affrontato numerose critiche ed opposizioni e questo affascinante dibattito si è esteso a livello mondiale. Le spedizioni di Anati hanno messo in luce una scoperta eccezionale di una montagna sacra con altari, santuari ed altri luoghi di culto circondata ai suoi piedi da innumerevoli insediamenti riferibili all’età del bronzo, nel cuore del deserto dell’Esodo. I libri presentati propongono un nuovo tipo di analisi multi disciplinare che fa convergere archeologia, antropologia culturale, sociologia, topografia all’esegesi teologico-biblica. E’ questa la montagna alla quale la Bibbia si riferisce? Il libro espone le argomentazioni di carattere esegetico, archeologico, topografico e storico che conducono alla rivoluzionaria proposta di ricollocare il monte Sinai di circa 200 km più a nord di quello che finora si era pensato e studiato. Il due libri che vengono ora presentati faranno certamente discutere e risvegliare le ricerche sui messaggi e sulle prospettive che la lettura biblica può contribuire alla cultura contemporanea. Il problema essenziale è quello di presentare una credibile sinergia tra reperti archeologici, testi biblici e l’antica letteratura del Vicino Oriente per comprendere i fatti che celano dietro la narrazione. Contestualmente a queste due pubblicazioni è stato stampato anche il rapporto scientifico dei ritrovamenti presso Har Karkom nel deserto del Negev in Israele.

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Questioni aperte nell’esegesi michelangiolesca

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

E’ il titolo  di un lavoro  dei prof. Adriano Prosperi e Antonio Forcellino pubblicato qualche anno fa negli “Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Classe di Scienze morali, storiche e filologiche”. La domanda che si posero e ci pongono i due autori è di che genere fosse stato l’atteggiamento di Michelangelo, pittore, scultore, architetto, poeta e dotato di una grande sensibilità religiosa, posto di fronte alla sua età che fu anche di Savonarola, Lutero, del Concilio di Trento e dell’Inquisizione. Fu, senza dubbio, uno scontro tra le diverse interpretazioni del cristianesimo sfocate nella costruzione di diverse chiese e nella fine dell’unità della Chiesa cristiana d’Occidente. Fu anche il tempo della scoperta dell’America e dell’espansione missionaria europea. Tutto questo mentre si maturavano le indelebili e magistrali opere dalla Pietà al Giudizio universale. Un pennello ed una scultura che taluni vollero vedere il tormento dell’uomo, della sua religiosità tra le forme statuarie che esaltano la grandezza dell’essere umano, la sua dignità, la sua aspirazione alla liberazione dai vincoli del male e della morte, e la sua ricerca della salvezza. Se da una parte non sembra realistico che possa essere sfuggito alla sensibilità dell’artista e dell’uomo di Fede questa battaglia delle Chiese divise e in lotta, dall’altra è possibile dall’analisi del linguaggio artistico intravedere questo trauma esistenziale? Tali segnali, sia pure impercettibili, possono essere scaturiti dai riti della Sistina, dove il Cristo di Michelangelo ha presieduto a tutte le elezioni papali dei secoli successivi. E si chiede Prosperi c’è dunque un legame storico fra l’arte di Michelangelo e l’universo religioso del cattolicesimo del suo tempo? Ed ancora quali furono le scelte di Michelangelo all’interno di un cristianesimo così diviso e attraversato da profondi contrasti? E questa lettura fu percepita in qualche modo dai suoi contemporanei? Una chiave di lettura significativa per Prosperi è data dall’immagine del Crocefisso eseguita da Michelangelo per Vittoria Colonna tra il 1538 ed il 1541. Fu il punto d’incontro tra i due ma anche la conferma della centralità del tema di Cristo crocefisso e del misticismo della Redenzione in ambienti significativi della vita culturale e religiosa italiana intorno alla metà del ‘500. Non dimentichiamo che Michelangelo realizzò  una immagine nuova della passione di Cristo. “Non l’uomo di dolori della tradizione, ma un uomo divino, visto nella torsione di un corpo atletico e integro, teso in una sofferenza tutta interiore, che ricorda il movimento di Laocoonte, in lotta con gli invisibili mostri del male e della morte.” Un altro segno rilevato è quella della meditazione michelangiolesca sul tema della pietà e l’opera dell’artista per la tomba di Giulio II. Vittoria Colonna, per i suoi tempi non fu certo una figura di secondo piano nel mondo culturale della Roma laica e religiosa. Essa divenne l’interlocutrice e la mediatrice mistica di un gruppo  che si riuniva per coltivare una pietà speciale, fatta di mediazioni, di illuminazioni e di una auto-elezione al di sopra dei comuni cristiani. La nobildonna amava circondarsi di una piccola ma raffinata aristocrazia di alti prelati, poeti, scrittori e artisti. Passava per l’essere la mediatrice del gruppo e Michelangelo, proprio suo tramite, godeva tra costoro di illimitata ammirazione e di grande amicizia spirituale.

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