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PMI italiane: è tempo di cavalcare l’onda ESG

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2021

A cura di Marco Ruspi, Head of ESG di AcomeA Sgr.La sostenibilità rappresenterà sempre di più un elemento centrale non solo per le aziende, ma anche per gli investitori e, a dimostrare l’impatto sempre più marcato che questo tema avrà in futuro, è l’ampia percentuale di fondi del Next Generation EU destinata proprio a iniziative green e digitali, innovazioni che le PMI italiane devono saper cogliere per essere pronte a un futuro sempre più incerto.Proprio il tema della sostenibilità, con una chiave di lettura incentrata sulle piccole e medie imprese, cuore pulsante del tessuto produttivo italiano, è oggetto del Report sulla rendicontazione ESG dell’Aim, redatto da Sustainable Value Investors in collaborazione con AcomeA SGR e presentato nel corso della Digital Round Table “La sostenibilità come nuova strategia d’impresa e di investimento”. Il Report analizza le 149 aziende quotate (al 20 aprile 2021) sul segmento Aim di Borsa Italiana ed evidenzia come, in termini di rendicontazione ESG, le società abbiano ancora ampi margini di miglioramento. Solo la metà delle imprese dell’Aim, infatti, dimostra una focalizzazione proattiva verso la sostenibilità, rilasciando un’informativa ESG. Il trend è in netto miglioramento dal 2020, in quanto sono passate da 45 a 70 le società che pubblicano informazioni ESG qualitative e che presentano un orientamento alla sostenibilità. Rispetto al settore di attività, dallo studio emerge come le imprese dell’Aim attive nel settore della moda (Fashion & Luxury), dell’Health Care, dell’Energy & Utility e dell’Industria, mostrino un più avanzato orientamento alla sostenibilità, mentre Finanza e Media & Communications presentino una minore sensibilità al tema. Volendo fare un confronto con l’orientamento alla sostenibilità di realtà più strutturate, possiamo tranquillamente trarre la conclusione che le PMI italiane non abbiano nulla da invidiare ad esse. Molte, infatti, mostrano già al proprio interno un certo livello intrinseco di sostenibilità. Il fattore decisivo che va a svantaggio delle piccole imprese italiane riguarda, invece, il grado di comunicazione delle informazioni non finanziarie verso l’esterno, che riesce a rendere visibile il valore di una realtà attraendo così sempre più investitori istituzionali.Ad oggi, la maggior parte degli investitori finanziari si focalizza su quelle società che presentano già alti rating ESG e la maggior parte delle strategie ESG si concentra sui Best in Class. Al contrario il fondo AcomeA PMItalia ESG adotta la strategia opposta, focalizzandosi sulle società con un grande potenziale non rendicontato all’esterno, per affiancarle attivamente, attraverso un processo di engagement. In questo modo, a trarre giovamento è sia l’impatto sostenibile della società sull’aspetto sociale, ambientale e di governance verso tutti gli stakeholders, sia la performance finanziaria, permettendo così di migliorare la visibilità verso investitori italiani e internazionali.La sostenibilità è ormai un cammino ineluttabile e rappresenta per le imprese una vera e propria strategia per crescere, per gli investitori un’occasione per ottenere rendimenti davvero competitivi. L’approccio virtuoso da investitori è quello di focalizzarsi sulle aziende che hanno ottime basi di partenza ma anche tanto spazio per migliorare nel tempo. Da qui il valore della testimonianza, durante la Digital Round Table, del top management di cinque società partecipate dal fondo AcomeA PMItalia ESG come Energica Motor Company, Gruppo Fos, Vantea Smart, Reti e Convergenze. Questi imprenditori stanno cogliendo le opportunità offerte dalla sostenibilità, intesa non più come semplice compliance, ma resa una vera e propria opportunità di business. Si tratta di un fattore che, in particolare a certi livelli di innovazione, è in grado di conferire un’elevata competitività in un panorama sempre più internazionale. Si tratta quindi di un’onda da cavalcare, per accogliere il cambiamento portato sotto i riflettori dall’emergenza pandemica, durante la quale, più che mai, è risultata evidente la centralità di persone, ambiente e territorio.Ed è proprio per la sua centralità sul panorama nazionale e internazionale per le aziende e per gli investitori, che la sostenibilità è stata scelta come oggetto della tavola rotonda “Inchiesta sulla Sostenibilità: strategia d’impresa e di investimento per la crescita e il futuro. Parola agli imprenditori” organizzata da AcomeA SGR in occasione del Salone del Risparmio e moderata dal giornalista e direttore di Libero Alessandro Sallusti.Per iscriversi alla conferenza, in programma per giovedì 16 settembre alle ore 11:00, è sufficiente cliccare il link: https://www.acomea.it/conferenza/

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Report sulla rendicontazione ESG delle PMI quotate all’AIM

Posted by fidest press agency su domenica, 23 maggio 2021

AcomeA SGR – società di Gestione del Risparmio specializzata in fondi comuni d’Investimento e gestioni patrimoniali – e Sustainable Value Investors (SVI) – prima realtà italiana a firmare i PRI (Principi per l’Investimento Responsabile) nella categoria “service provider” – presentano il secondo rapporto sulla rendicontazione ESG da parte delle PMI italiane quotate al mercato AIM di Borsa Italiana. Il Rapporto, illustrato oggi alla comunità finanziaria in occasione del tavolo virtuale sull’impatto delle variabili ESG sui profitti e sul valore delle imprese, ha analizzato 149 aziende quotate al 20 aprile 2021 sul segmento AIM e si concentra, in particolare, sullo stato di comunicazione, performance e integrazione dei parametri ESG delle società dell’AIM di Borsa Italiana, allo scopo di favorire il dialogo tra le aziende e gli investitori.Nella ricerca presentata dalla curatrice Daniela Carosio, Senior Partner di SVI, alla presenza di Matteo Serio, Managing Partner di AcomeA SGR, Marco Ruspi, Head of ESG di AcomeA SGR, Luca Tavano, Head of product development Mid&Small Cap-Primary Markets di Borsa Italiana, Francesco Mele, CFO & Head of Central Functions di Illimity, Fabio Ortolani, Vice Presidente del Fondo Pensione Eurofer, si evidenzia che, anche se in termini di divulgazione della sostenibilità le società AIM sono ancora allo stato embrionale, il dialogo con gli investitori è centrale per migliorare l’orientamento alla sostenibilità e il livello di rendicontazione qualitativo e quantitativo delle informazioni non finanziarie, liberando di fatto un potenziale di sviluppo delle PMI. Il top management di cinque società quotate all’AIM – Energica Motor Company S.p.A., Gruppo FOS, Vantea SMART, Reti S.p.A., CONVERGENZE S.p.A. – ha inoltre spiegato come sono state implementate nelle loro aziende strategie di impatto sostenibile e quali i risultati ottenuti in termini di crescita, vantaggi competitivi e branding.Ecco i principali risultati emersi dal rapporto:Sono 79 su 149 le società che non pubblicano alcun tipo di rendicontazione, in netta diminuzione rispetto al 2020 (84 su 129).Le restanti 70 presentano orientamenti diversi ai temi ESG:L’orientamento alle pubbliche relazioni, caratterizzato da vaghe dichiarazioni o impegno verso la sostenibilità promossa più che altro come forma di auto-branding; L’orientamento alla beneficenza (charity) – dove chiaramente le attività di charity non sono correlate al core business – e che spesso tende a presentarsi insieme all’orientamento PR;L’orientamento alla gestione del rischio ESG, caratteristico di imprese che divulgano e misurano le informazioni non finanziarie; L’orientamento strategico, quello più avanzato, che caratterizza le imprese che integrano gli obiettivi di sostenibilità all’interno della strategia aziendale e del business, puntando a massimizzare il valore economico attraverso un modello di business sostenibile. Le società che rilasciano informazioni ESG qualitative con orientamento PR sono aumentate, rispetto al 2020, del 54% (da 24 a 37) e quelle con orientamento Charity del 20% (da 10 a 12); sono aumentate del 91% le società AIM con orientamento avanzato alla sostenibilità in termini di ESG Risk Management e di ESG Strategico (da 11 a 21). Di seguito la tabella riassume la ripartizione per tipologia di orientamento e la variazione rispetto alla rilevazione dell’ottobre 2020.Il 47% delle aziende dell’AIM che rilasciano informativa ESG pubblicano per lo più un bilancio di sostenibilità di tipo qualitativo. Solo il 31% rilascia dati ESG quantitativi, il 29% riporta una matrice di materialità rispetto ai propri stakeholder e il 27% rendiconta secondo gli standard della Global Reporting Initiative (GRI). Infine, solo 3 società su 70 pubblicano una Rendicontazione Non Finanziaria ex Decreto Legislativo n. 254/2016 che recepisce la direttiva UE n.95/2014 sulla rendicontazione sociale, ambientale e di governance per le imprese oltre una certa dimensione e di interesse pubblico.79 aziende su 149 (53 su 129 nel 2020) hanno adottato un Codice Etico ex Decreto Legislativo 231/2001, cioè una mappa dell’insieme dei diritti, doveri e responsabilità dell’azienda nei confronti degli stakeholders per esonerare la responsabilità amministrativa e penale dell’azienda rispetto alla commissione di reati a suo favore. Le aziende che non lo adottano si trovano principalmente tra quelle più piccole e con minori ricavi.L’indagine sulle cause della scarsa propensione alla rendicontazione delle PMI, rivela che l’orientamento alla sostenibilità non dipende tanto da fattori strutturali, come la quantità di risorse finanziarie, energie e tempo, quanto da una diversa esposizione al controllo da parte di terzi, per esempio gli investitori istituzionali.

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La sostenibilità e gli ESG stanno crescendo troppo velocemente?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2021

Analisi di Louis Larere e Sebastien Maillard di Zadig Asset Management (iM Global Partner) Mentre il mondo degli investimenti abbraccia l’investimento verde, Louis Larere, Portfolio Manager SRI e Sebastien Maillard, head della systematic asset allocation, entrambi di Zadig Asset Management (società di iM Global Partner), mettono in guardia dai pericoli di una crescita troppo veloce, troppo presto. Una volta erano oscuri acronimi usati da pochi esperti, ora ESG/SRI hanno trovato molti ammiratori tra gli analisti e millennial come noi, i fondi pensione, i fondi sovrani e gli investitori retail. Al tempo stesso, gli asset sostenibili under management sono cresciuti da una base piuttosto bassa fino a raggiungere il 44% dell’AuM globale, con afflussi senza segni di diminuzione, nonostante il Covid-19. Tutto ciò era atteso da tempo, date le imminenti sfide ambientali che dobbiamo affrontare. Anche l’allineamento dei consumatori, delle aziende, degli investitori e, non da ultimo, dei politici attorno al tema della sostenibilità è in grado di creare un contesto favorevole per individuare alcune delle migliori opportunità di investimento di questo periodo. Allora, come possiamo garantire che questa industria nascente, proprio in un momento critico del suo sviluppo, riesca fino a raggiungere il suo scopo principale? Ovvero: soddisfare le richieste della generazione attuale, senza però mettere in pericolo i bisogni fondamentali di quelle future. Per essere credibile e ottenere risultati positivi per tutti gli stakeholder, qualsiasi strategia sostenibile deve essere realistica e ancorata alla valutazione. Dobbiamo, innanzitutto, riconoscere che ci sono poche aziende sostenibili vere e proprie in Europa oggi. In base alla nostra analisi e utilizzando i dati raccolti da Vigeo Eiris, il numero di aziende con una capitalizzazione di mercato di 1 miliardo di euro o più che derivano dal 90% al 100% dei loro ricavi da beni e servizi sostenibili, rappresenta meno di 75 aziende o il 12% della capitalizzazione di mercato globale. Inoltre, il 70% di questi “prodotti di sostenibilità pura” sono nel settore della sanità, il che significa che l’opportunità è concentrata in una ventina di aziende ben conosciute e i cui titoli sono già presenti nei fondi, al di fuori del settore sanitario. Guardando al mercato più in generale, l’esposizione a beni e servizi sostenibili dell’indice MSCI Europe è aumentata leggermente, passando dal 20% a circa il 23% negli ultimi due anni, ma molte delle società non hanno ricavi sostenibili o hanno ricavi sostenibili tra il 10% e il 30% del totale dei ricavi. Nello stesso periodo di due anni, il fondo OYSTER Sustainable Europe gestito da Zadig, ha avuto un’esposizione alle aziende sostenibili sempre superiore al 40%, concentrandosi non solo sui leader sostenibili di oggi, ma anche sulle imprese che stanno spingendo i loro modelli di business verso attività più sostenibili. Se le aziende del nostro portafoglio realizzeranno i loro piani aziendali, stimiamo che l’esposizione a beni e servizi sostenibili aumenterà al 60% tra 5 anni. Si tratta di un approccio misurato, ma più realistico per portare avanti l’agenda della sostenibilità in modo sano. Ancora più importante, affinché gli investimenti sostenibili abbiano successo domani, devono essere ancorati alle valutazioni di oggi. I titoli “da copertina” sono popolari perché sono facili da capire e la sostenibilità aggiunge una dimensione di emozione umana a qualsiasi storia azionaria. Ma se lasciate incontrollate e slegate dai numeri, queste narrazioni possono trasformarsi in favole che portano a valutazioni irreali e alimentano la proverbiale “bolla verde”. In effetti, non bisogna andare troppo lontano per trovare segni di surriscaldamento. I leader della sostenibilità in Europa hanno rivalutato la situazione con un fattore di grandezza 2 volte superiore rispetto agli ultimi 3 anni. Inoltre, questi leader tendono ad avere un’inclinazione verso i titoli “growth”. Ciò significa che ci sono rischi associati a un aumento dei tassi di interesse o a un periodo prolungato di rotazione del mercato verso i titoli “value”. Tuttavia, dobbiamo stare attenti a non confondere l’investimento growth con l’investimento sostenibile. Per esempio, OYSTER Sustainable Europe mostra una valutazione vicina alla media del mercato, pur avendo un’esposizione sostenibile doppia rispetto al mercato. Allo stesso tempo, si tratta di un portafoglio diversificato di titoli leader e imprese sostenibili a prezzi ragionevoli, con una gestione bilanciata tra gli stili Cyclicals, Value e Growth. I benefici di una tale strategia sono particolarmente evidenti in periodi come il 2020, quando la prima metà dell’anno è stata dominata da un’avversione al rischio senza precedenti, mentre la seconda da un appetito di rischio insaziabile. In una certa misura questo dimostra che anche in ambienti di mercato estremi, e se fatto bene, l’investimento sostenibile può abbassare il rischio e fornire una performance decorrelata superiore alla media dei peer.

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Le azioni europee attraverso la lente ESG

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

A cura di Ann Steele, Gestore di portafoglio e Dan Ison, Gestore di portafoglio di Columbia Threadneedle Investments. Quando all’inizio di quest’anno la pandemia di Covid-19 si è diffusa in tutta Europa, il suo impatto ha portato alla luce molti aspetti di alcune delle società più note del continente. Philips ha raddoppiato la fabbricazione di ventilatori mentre L’Oreal ha iniziato a produrre disinfettante per le mani su larga scala.Entrambe le aziende hanno reagito con decisione alla crisi, dando prova di solide capacità di gestione e dimostrando di essere in grado di adattarsi rapidamente all’evolversi delle condizioni di mercato a vantaggio della società.La selezione di titoli di elevata qualità come Philips e L’Oreal costituisce il fulcro dell’approccio di gestione che da sempre adottiamo in Threadneedle (Lux) Pan European Equities Fund. Combinando la ricerca finanziaria e non finanziaria (ambientale, sociale e di governance, ESG), conferiamo alla selezione dei titoli un vantaggio ancora più netto, che riteniamo possa generare performance d’investimento ancora più brillanti.Di conseguenza, ci stiamo adoperando per integrare ufficialmente l’analisi ESG all’interno del nostro approccio d’investimento. L’analisi finanziaria e quella non finanziaria avranno pari importanza nel nostro processo decisionale, migliorando ulteriormente la nostra comprensione della qualità della gestione e della sostenibilità dei modelli di business.L’integrazione dei fattori ESG nel mandato del fondo rappresenta un’evoluzione naturale. Per più di cinque anni ci siamo concentrati in misura crescente su società che presentavano vantaggi competitivi sostenibili e solide prassi operative. Abbiamo anche rafforzato l’intensità dell’analisi ESG negli ultimi 18 mesi, il che ha dato impulso alla sovraperformance.La strategia Pan European Equities si è distinta per la sua straordinaria resilienza in uno dei periodi più difficili per i mercati azionari. A fine aprile 2020, evidenziava una flessione annuale del 4,3% (al netto delle commissioni) a fronte di un calo dell’11% dell’indice MSCI Europe, una sovraperformance dovuta principalmente alla nostra capacità di selezione dei titoli. I dati a più lungo termine indicano che non si tratta di una tendenza di breve periodo, come testimoniano le nostre sovraperformance degli ultimi dieci anni. Durante la recente volatilità di mercato, la combinazione di analisi finanziaria e non finanziaria ha giovato ai nostri clienti. Tra le società in portafoglio figura Lonza, che sta sviluppando trattamenti e prodotti igienizzanti contro il Covid-19, nonché Novo Nordisk e Grifols, le cui valutazioni hanno raggiunto un massimo storico quest’anno. Detenevamo anche l’azienda sanitaria Roche e la società di dispositivi medicali Eurofins, che ha elaborato i test per il Covid-19.Mentre il mercato sta ancora valutando le conseguenze a lungo termine della pandemia, le tematiche ESG, e in particolare l’impatto significativo dell’epidemia a livello sociale, hanno assunto una rilevanza crescente per la prosperità finanziaria. Le norme e la supervisione in materia di emissioni e responsabilità sociale sono destinate ad aumentare. Per molti versi, rendere ufficiale il nostro mandato significa semplicemente riconoscere l’inevitabile. Da sempre ci concentriamo su società di alta qualità dotate di un solido vantaggio competitivo, potere di prezzo ed elevate barriere all’entrata. Le tematiche ESG sono sempre più presenti in questa nuova realtà economica, caratterizzata tanto da rischi quanto da opportunità. Per i vincitori di domani, l’analisi ESG contribuirà a generare e a favorire i rendimenti economici, e noi ci impegniamo a prendere parte a questa realtà. (abstract http://www.columbiathreadneedle.com)

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Liquidità ed ESG alla base della nuova gamma di ETF sul reddito fisso di LGIM

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

Londra. Legal & General Investment Management (LGIM) annuncia oggi il lancio della sua gamma di ETF core sul reddito fisso elaborata per gli investitori wholesale e istituzionali del Regno Unito ed Europa.Costituita da cinque fondi, la gamma risponde alla crescente esigenza degli investitori di ottenere un’esposizione al reddito fisso core che integri considerazioni ESG e di liquidità. In tutta la gamma, LGIM attinge all’esperienza dei suoi team specializzati negli investimenti attivi e indicizzati nel reddito fisso, che gestiscono complessivamente 236 miliardi di dollari americani: in questo modo, può aggiungere quel valore che potrebbe essere altrimenti perso con le inefficienze dell’investimento indicizzato, a vantaggio degli investitori.Tutti e cinque gli ETF core sul reddito fisso saranno quotati alla Borsa di Londra (LSE): due di questi – l’L&G ESG Emerging Markets Government Bond UCITS ETF e l’L&G ESG China Bond UCITS ETF – saranno anche quotati in Borsa Italiana e su Deutsche Boerse.Rispetto ai tradizionali ETF sul reddito fisso, queste soluzioni permettono di ottenere un’esposizione maggiore ai green bond e agli emittenti con i punteggi ESG più elevati, pur mantenendo un profilo di rischio / rendimento simile agli indici tradizionali. La gamma esclude anche l’ultimo quintile di emittenti sulla base dei loro punteggi ESG, nonché alcuni settori come produttori di armamenti controversi, società di estrazione di carbone termico, produttori di tabacco, sabbie bituminose (dal 29 gennaio 2021) e coloro che violano il Global Compact delle Nazioni Unite.L’indice elaborato da LGIM utilizza un approccio attento alla liquidità, che include soglie di emissione minime più alte rispetto ai benchmark tradizionali con l’obiettivo di migliorare il profilo di liquidità complessivo. Gli indici sono appositamente ottimizzati per la liquidità, il bilanciamento del portafoglio e anche la liquidità delle singole obbligazioni, rispetto a potenziali trade off di performance.Valorizzando l’esperienza di LGIM negli investimenti indicizzati nel reddito fisso, la strategia dei nuovi ETF affronta in modo trasparente il tema delle inefficienze comunemente riscontrate nell’index investing. Questi indici sono stati progettati per evitare i crowded trades e gestire la liquidità in modo più efficiente. Di conseguenza, gli investitori in questi ETF hanno l’opportunità di trarre vantaggio dalla cosiddetta “price reversion” che può essere intercettata evitando il crowded bond selling – questi ETF possono rimanere investiti in “fallen angel” per un massimo di sei mesi dopo il downgrade e rimanere investiti in obbligazioni più vicine alla maturity. Reinvestiranno immediatamente la liquidità generata dalle cedole anziché trattenerla fino alla fine del mese, come avviene comunemente negli indici obbligazionari tradizionali.Per soddisfare questi requisiti della loro progettazione, LGIM ha collaborato con un index partner che ha una vasta esperienza nella gestione di indici obbligazionari, nonché un solido processo di integrazione dei parametri ESG. In collaborazione con JPMorgan, la gamma di ETF valorizzerà al meglio l’approccio ESG che incorpora sia dati ESG esterni riconosciuti sia quelle esclusioni spesso richieste da investitori e asset manager sensibili a queste tematiche.Giancarlo Sandrin, Country Head Italy di LGIM, ha aggiunto: “I nostri clienti italiani sono sempre più attenti e sensibili alle tematiche ESG dei loro portafogli e con questi nuovi ETF core sul reditto fisso possiamo mettere a disposizione strumenti che uniscono il tema della sostenibilità con quello della liquidità, e valorizzano la nostra esperienza negli investimenti indicizzati. In questo modo, possiamo ampliare ulteriormente la gamma e la varietà di soluzioni sul mercato italiano”.Il lancio della gamma di questi ETF core sul reddito fisso porta la gamma complessiva di ETF di LGIM a 33 fondi, tra la sua suite principale e quella tematica, per un totale di asset in gestione di €6.2 miliardi. Inoltre, questo lancio avviene dopo che una recente ricerca di ShareAction (Voting Matters, 2020) ha evidenziato la posizione leader di LGIM tra gli asset manager per le sue attività di voto ed engagement su temi ESG.

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Lancio dei fondi Emerging Markets ESG Equities e Pan European ESG Equities

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Columbia Threadneedle Investments, gruppo specializzato nell’attività di asset management leader a livello globale, ha ampliato la propria gamma di fondi con il lancio dei fondi Threadneedle (Lux) Emerging Market ESG Equities e Threadneedle (Lux) Pan European ESG Equities. Il lancio di questi nuovi fondi si inserisce all’interno di un percorso di ampliamento strategico dell’offerta di investimenti responsabili della società.Il fondo Threadneedle (Lux) Emerging Market ESG Equities è gestito da Young Kim, Gestore con una pluriennale esperienza nella gestione di portafogli. Avvalendosi del sistema proprietario di rating e ricerca di Columbia Threadneedle per gli investimenti responsabili, nonché dell’analisi fondamentale delle società, Young applicherà sistematicamente fattori ambientali, sociali e di governance per individuare opportunità di crescita e rischi significativi tra le società dei mercati emergenti. Young si concentrerà su imprese innovative di alto profilo qualitativo che, a suo avviso, sono in grado di offrire un’elevata redditività del capitale e una crescita sostenuta nel lungo periodo. Punterà inoltre a individuare società focalizzate sull’innovazione che possono acquisire vantaggi competitivi, conquistare quote di mercato e promuovere la crescita a lungo termine creando e adottando nuove idee, processi e tecnologie.Il secondo fondo, Threadneedle (Lux) Pan European ESG Equities, è frutto della conversione del Threadneedle (Lux) Pan European Equities. Questo fondo continuerà a essere gestito da Ann Steele e Dan Ison, che negli ultimi 18 mesi hanno rafforzato l’intensità dell’analisi ESG nel fondo. I gestori puntano a fornire crescita del capitale investendo in società con vantaggi competitivi sostenibili e solide prassi operative. I nuovi comparti ESG di Columbia Threadneedle si vanno ad aggiungere alla gamma di fondi orientati a risultati sostenibili, che comprendono le strategie UK Sustainable Equity e Global Sustainable Equity, Social Bond, European Sustainable Infrastructure e Carbon Neutral Real Estate. L’anno scorso Columbia Threadneedle ha lanciato un sistema proprietario di rating degli investimenti responsabili, che fornisce al team d’investimento globale un solido sistema di valutazione degli investimenti responsabili e una capacità di analisi ottimizzata su oltre 5.500 aziende di tutto il mondo. Basandosi su stewardship finanziaria e fattori ESG, i rating forniscono un unico segnale di investimento prospettico che consente di individuare e valutare rischi e opportunità potenzialmente significativi, in aggiunta a ciò che può essere colto con l’analisi convenzionale.

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“Pictet Asset Management consolida ulteriormente il proprio primato negli investimenti ESG”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

Pictet Asset Management, la divisione di asset management del Gruppo Pictet, conferma ancora una volta, il rating A+, il punteggio più alto ottenibile, nella valutazione dei Principi di Finanza Responsabile delle Nazioni Unite (UN PRI) 2020 nella categoria “Strategy & Governance”. A ulteriore conferma della centralità che i temi ESG ricoprono da sempre in Pictet Asset Management, con €5 miliardi di masse gestite in prodotti SRI (pari a circa il 15% del totale delle masse collocate), la Società è oggi la prima casa di gestione estera in Italia per investimenti socialmente responsabili, e seconda in termini assoluti. I Principles for Responsible Investment sono standard di eccellenza a livello internazionale lanciati dalle Nazioni Unite nel 2006 con l’intento di favorire la diffusione dell’investimento sostenibile e responsabile tra gli investitori istituzionali. Pictet Asset Management è stata una delle prime a sottoscrivere gli UN PRI nel 2007 e, in questi anni, si è sempre confermata fra le società di investimento più attive nel favorire un approccio sostenibile agli investimenti. UN PRI, ad oggi, sono adottati da più di 1200 firmatari tra investitori istituzionali, società di gestione del risparmio e fornitori di servizi. Il principale obiettivo è quello di far comprendere le implicazioni positive che comporta operare scelte di investimento che tengano conto dei fattori ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social and Governance – ESG) e di favorire, a livello internazionale, l’introduzione di tali fattori nelle decisioni di investimento e di ownership.Per raggiungere risultati di questa portata, in un ambito relativamente recente come quello degli ESG nel settore degli investimenti, è imprescindibile un impegno costante. Pictet AM ha adottato già dal 2007 i Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite proprio con la convinzione che considerazioni di carattere ambientale, sociale e di governance siano fondamentali per prendere decisioni di investimento migliori nel lungo termine. Forti di un approccio olistico, oltre a integrare i fattori ESG all’interno di tutti i processi di investimento e di gestione del rischio, in Pictet AM è tangibile l’impegno nel collaborare attivamente con gli emittenti su delicate questioni legate ad ambiente, società e governance (engagement). Altra componente imprescindibile dell’approccio di investimento di Pictet AM è l’azionariato attivo, cioè l’esercizio proattivo del diritto di voto per le partecipazioni detenute (proxy voting), oltre a dare informativa in modo trasparente ai clienti su tali attività e a promuovere l’adozione di un approccio responsabile all’interno del settore del risparmio gestito.

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Pictet Asset Management consolida ulteriormente il proprio primato negli investimenti ESG

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

Pictet Asset Management, la divisione di asset management del Gruppo Pictet, conferma ancora una volta, il rating A+, il punteggio più alto ottenibile, nella valutazione dei Principi di Finanza Responsabile delle Nazioni Unite (UN PRI) 2020 nella categoria “Strategy & Governance”. A ulteriore conferma della centralità che i temi ESG ricoprono da sempre in Pictet Asset Management, con €5 miliardi di masse gestite in prodotti SRI (pari a circa il 15% del totale delle masse collocate), la Società è oggi la prima casa di gestione estera in Italia per investimenti socialmente responsabili[2], e seconda in termini assoluti.I Principles for Responsible Investment sono standard di eccellenza a livello internazionale lanciati dalle Nazioni Unite nel 2006 con l’intento di favorire la diffusione dell’investimento sostenibile e responsabile tra gli investitori istituzionali. Pictet Asset Management è stata una delle prime a sottoscrivere gli UN PRI nel 2007 e, in questi anni, si è sempre confermata fra le società di investimento più attive nel favorire un approccio sostenibile agli investimenti. UN PRI, ad oggi, sono adottati da più di 1200 firmatari tra investitori istituzionali, società di gestione del risparmio e fornitori di servizi. Il principale obiettivo è quello di far comprendere le implicazioni positive che comporta operare scelte di investimento che tengano conto dei fattori ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social and Governance – ESG) e di favorire, a livello internazionale, l’introduzione di tali fattori nelle decisioni di investimento e di ownership. Per raggiungere risultati di questa portata, in un ambito relativamente recente come quello degli ESG nel settore degli investimenti, è imprescindibile un impegno costante. Pictet AM ha adottato già dal 2007 i Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite proprio con la convinzione che considerazioni di carattere ambientale, sociale e di governance siano fondamentali per prendere decisioni di investimento migliori nel lungo termine. Forti di un approccio olistico, oltre a integrare i fattori ESG all’interno di tutti i processi di investimento e di gestione del rischio, in Pictet AM è tangibile l’impegno nel collaborare attivamente con gli emittenti su delicate questioni legate ad ambiente, società e governance (engagement). Altra componente imprescindibile dell’approccio di investimento di Pictet AM è l’azionariato attivo, cioè l’esercizio proattivo del diritto di voto per le partecipazioni detenute (proxy voting), oltre a dare informativa in modo trasparente ai clienti su tali attività e a promuovere l’adozione di un approccio responsabile all’interno del settore del risparmio gestito. Paolo Paschetta, Country Head Italia di Pictet Asset Management dichiara: “Con tutte le nostre azioni, ormai ventennali, in ambito ESG cerchiamo di guidare le aziende verso un cambiamento positivo. Crediamo in un capitalismo responsabile e adottiamo una visione ampia dell’economia e delle sue interazioni con la società e la natura, cercando di indirizzare il capitale verso quelle aziende che operano in modo coerente con tale visione. Dall’altro lato, guidiamo i nostri clienti verso scelte di investimento profittevoli, certamente, ma anche responsabili e che comportino un impatto positivo sull’ambiente. Gli investimenti socialmente responsabili, in cui siamo pionieri a livello globale, non sono per noi né una moda passeggera né un mero esercizio di stile, ma una componente fondamentale del processo di allocazione ottimale di portafoglio”.Non da ultimo, Pictet Asset Management ha appena ideato un Advisor Toolkit, disponibile online, che offre vari strumenti (calcolatore online, quiz tematico sulle conoscenze ambientali, un Listicle e un modulo “e-learning”) agli investitori retail e fornisce, in particolare, una serie di informazioni utili in tema di investimenti responsabili. Permette, inoltre, di misurare efficacemente l’impatto ambientale positivo, derivante da scelte di investimento più sostenibili e consapevoli, in termini di acqua risparmiata, kg di materiale riciclato, minori emissioni di CO2, rifiuti riciclati, energia rinnovabile prodotta e minor uso di fertilizzanti riversati nei laghi e negli oceani.

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“Azionariato attivo: l’87% delle aziende monitorate da Pictet AM nel 2019 ha ancora carenze sul fronte ESG”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

A cura di Paolo Paschetta, Country Head Italia di Pictet Asset Management. L’azionariato attivo, ossia la gestione attiva delle partecipazioni, non è per Pictet AM un mero esercizio di stile, tutt’altro. Essendo stati tra i primi firmatari dei Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite (UNPRI) nel 2007, siamo convinti che le considerazioni di carattere ambientale, sociale e di governance (Environmental, Social and Governance, ESG) possano aiutarci a prendere decisioni di investimento a lungo termine migliori per i nostri clienti. Crediamo, infatti, in un capitalismo responsabile e adottiamo una visione ampia dell’economia e delle sue interazioni con la società e la natura, cercando di indirizzare il capitale verso le aziende che operano in modo coerente con tale visione. Coerentemente con tale approccio olistico, non ci limitiamo a integrare i fattori ESG all’interno dei nostri processi di investimento e di gestione del rischio, ma ci impegniamo a collaborare attivamente con gli emittenti su delicate questioni legate ad ambiente, società e governance (“engagement”) e a esercitare attivamente il diritto di voto per le partecipazioni che deteniamo (“proxy voting”), oltre a dare informativa in modo trasparente ai nostri clienti su tali attività e a promuovere l’adozione di un approccio responsabile all’interno del settore del risparmio gestito.Ci sono anche quattro società italiane tra le 166 con cui Pictet AM ha intrapreso iniziative di collaborazione attiva su tematiche ESG nel 2019. Si tratta di Atlantia ed Enel, per cui abbiamo espresso il nostro voto su questioni sociali, ed Eni e Leonardo, che abbiamo tenuto sotto controllo sul fronte della governance. Delle 192 problematiche affrontate nel 2019, il 45% ha riguardato questioni connesse alla governance, il 42% all’impatto sociale e solo il 13% a quello ambientale. Un segnale che su quest’ultimo aspetto della sostenibilità, su cui l’attenzione dell’opinione pubblica è particolarmente elevata, probabilmente la maggior parte delle aziende ha agito in maniera più efficace nel corso degli ultimi anni. Delle 192 questioni ambientali, sociali e di governance su cui abbiamo collaborato con gli emittenti su cui investiamo (con istanze multiple in alcuni casi) il 13% (25 casi) è stato risolto positivamente già nel corso dell’anno, mentre le restanti 167 problematiche sono tuttora in fase di risoluzione, a dimostrazione di come il lavoro da fare per migliorare l’attenzione delle aziende sulle tematiche ESG sia ancora lungo e richieda una collaborazione costante ed efficace.Nel corso del 2019, abbiamo anche votato in 3.489 riunioni dell’assemblea generale, sulle 4.069 in cui avevamo diritto di voto. In 1.604 di queste abbiamo espresso voto contrario in almeno una delibera. Lo scopo principale per cui ci impegniamo a esercitare i nostri diritti di voto è quello di tutelare i diritti e gli interessi a lungo termine dei nostri clienti, come azionisti. Facendo ciò, miriamo a favorire la diffusione di solide prassi di corporate governance e una gestione efficace delle questioni di carattere sociale e ambientale.
Essere un investitore responsabile richiede l’esercizio sistematico dei diritti di voto nei migliori interessi dei clienti e la collaborazione attiva con le aziende e gli emittenti sovrani. In qualità di gestori attivi, siamo fortemente convinti che prendere in considerazioni le tematiche ESG (ovvero di natura ambientale, sociale e di governance) ci aiuti ad adottare decisioni d’investimento a lungo termine migliori per i nostri clienti. Inoltre, crediamo fermamente nel potere degli investitori di innescare un cambiamento positivo. Ci crediamo perché lo vediamo, ogni giorno, accadere sotto i nostri occhi. E continueremo a far sì che accada, anche in mondo sempre più complesso e caratterizzato da sfide nuove e inimmaginabili solo qualche mese fa.

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Il coronavirus preme l’acceleratore sui social bond

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

A cura di Benjamin Kelly, Analista Senior, Investimento responsabile e Simon Bond, Direttore investimento responsabile, Gestione di portafoglio di Columbia Threadneedle Investments. Quando si valutano gli investimenti ESG (con caratteristiche ambientali, sociali e di governance), la componente sociale viene spesso messa in secondo piano rispetto ai fattori ambientali e di governance. In parte, ciò è dovuto al fatto che questi due elementi sono più facili da valutare. Ad esempio, possiamo misurare le emissioni di anidride carbonica degli aerei o la diversità di un consiglio di amministrazione in maniera relativamente semplice. Gli aspetti sociali presentano qualche difficoltà in più. Ad esempio, la creazione di posti di lavoro è importante ed essenziale per imprimere vigore a un’economia, ma dobbiamo comprendere la qualità dei lavori offerti in termini di trattamento e remunerazione dei lavoratori. Oggi, però, gli investimenti sociali potrebbero essere in procinto di passare alla ribalta. I mercati obbligazionari sono sempre stati un ottimo barometro dell’interesse degli investitori nei confronti delle attività ESG attraverso l’emissione di green bond, social bond e sustainability bond. Si tratta di obbligazioni con “utilizzo specifico dei capitali raccolti”, il che significa che il finanziamento è destinato esclusivamente a progetti predefiniti il cui risultato sarà ambientale, sociale o sostenibile (una combinazione di ambientale e sociale). Questo segmento ha registrato una crescita rapida negli ultimi anni, con collocamenti per oltre 800 milioni di dollari.
Di fatto, la comunità sovranazionale ha già destinato capitali alla lotta contro il Covid-19 emettendo più di 9 miliardi di titoli di debito nelle ultime settimane attraverso i Social Bond della Società finanziaria internazionale (IFC); i Sustainability Bond della Banca di sviluppo interamericana (IADB); i Social Bond della Banca africana per lo sviluppo (AfDB); i Response Bond della Nordic Investment Bank; e i due collocamenti più recenti di 1 miliardo di euro ciascuno: uno della Banca europea per gli investimenti e l’altro della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, che hanno ricevuto richieste di sottoscrizioni 5,9 e 3,9 volte superiori al limite massimo. Nel complesso, queste obbligazioni contribuiranno a finanziare prodotti e servizi tesi a migliorare le condizioni sanitarie e a preservare il tenore di vita delle comunità colpite dal virus. I collocamenti rientrano nei Principi per i Green e Social Bond stilati dall’ICMA e l’utilizzo specifico dei capitali raccolti include aree quali sanità, accesso ai finanziamenti per le piccole imprese, occupazione e infrastrutture ambientali di più lungo termine.La crisi attuale, tuttavia, ha fatto emergere con urgenza la necessità di ampliare il campo di applicazione dai green bond ai social e sustainability bond. Ad esempio, la IFC ha cominciato a emettere social bond nel 2017 raccogliendo 1,46 miliardi di dollari nell’ambito di 28 collocamenti al 31 dicembre 2019. L’ultima obbligazione sociale è un’emissione da 1 miliardo di dollari, che ha quasi raddoppiato il portafoglio social bond dell’istituto in un sol colpo. Questo trend è chiaramente osservabile anche guardando alle emissioni globali di obbligazioni con utilizzo specifico dei capitali raccolti. Da inizio anno la componente sociale rappresenta il 18% di questi bond, una quota mai raggiunta prima, e si prevede una prosecuzione di questo trend con l’evoluzione e l’uscita dalla pandemia.
Da un punto di vista psicologico, gli investitori tendono ad essere monotematici, ossia riusciamo a concentrarci su un’unica grande idea alla volta. Prima si trattava del cambiamento climatico, che pur restando di fondamentale importanza sta passando in secondo piano perché gli investitori si stanno concentrando sulla crisi sanitaria in corso. Prevediamo che l’emissione di social bond aumenterà per far fronte all’attuale emergenza sanitaria, tuttavia una volta superata la crisi Covid19 il cambiamento climatico dovrebbe tornare ad essere il tema ESG preponderante, benché la componente sociale rimarrà psicologicamente rilevante.L’attuale situazione offre ai governi l’opportunità di seguire le orme degli organismi sovranazionali ed emettere titoli di Stato in risposta alla crisi. L’emissione di obbligazioni sovrane con utilizzo specifico dei capitali raccolti non è un’idea nuova: alcuni paesi lo hanno già fatto negli ultimi tre anni, tra cui l’Olanda, la Francia, l’Irlanda e il Belgio (e in tutti i casi si trattava di green bond). Una tendenza interessante rispetto alle emissioni sovrane vede gli investitori britannici stabilmente tra le fila dei maggiori acquirenti. Ad esempio, in occasione del Social Bond emesso recentemente dal Consiglio d’Europa hanno rappresentato il 14% degli acquirenti (secondi solo ai francesi e agli asiatici, al 25% e 16% rispettivamente). Tuttavia, malgrado l’interesse degli investitori il Regno Unito non ha ancora emesso un Gilt di questo tipo. A nostro avviso, la crisi attuale ha creato un momento particolarmente propizio per emettere un Gilt sociale che fornisca supporto non solo nell’immediato ma miri a risolvere alcune delle problematiche sociali di più lungo termine.Se la componente sociale comincerà ad avere la meglio su quella ambientale come criterio di selezione degli investimenti, si aprirà un dibattito molto interessante. I viaggi e i trasporti aerei sono due aree in cui gli aspetti sociali vengono spesso trascurati per dare risalto all’impatto ambientale negativo (emissioni di anidride carbonica), ma in realtà si tratta di due attività prettamente sociali. Il nostro fondo Sustainable Infrastructure ha recentemente investito in una compagnia di navigazione che offre servizi merci e passeggeri dal Regno Unito e dalla Francia alle Isole del Canale. La componente sociale ha giocato un ruolo chiave nella decisione di investire in questa società, che fornisce servizi di collegamento essenziali per le isole. A causa della pandemia, al momento i servizi passeggeri sono sospesi ma i traghetti continuano a far arrivare alimentari e forniture mediche fondamentali alle Isole del Canale.
In conclusione, il Covid-19 ha cambiato profondamente la vita della popolazione mondiale. L’emissione di social bond per mitigare i danni di questa pandemia è positiva ma sono necessari ulteriori collocamenti e i governi dovrebbero cogliere quest’occasione per potenziare e strutturare le proprie obbligazioni sociali. Una volta usciti dalla crisi, ci aspettiamo di assistere a un cambiamento comportamentale nel mondo imprenditoriale in direzione di una maggiore attenzione agli impatti sociali. Pertanto, gli investimenti sociali sono un tema destinato a durare.

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“Sempre più Esg nel futuro dei fondi pensione anche in Italia?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

A cura di Marco Ghilotti, Senior manager – Institutional Clients di Pictet Asset Management e analista ESG. Gli investimenti in Esg, considerando il totale degli Asset Manager e degli Asset Owner europei, hanno raggiunto un volume totale di 20 trilioni di euro a fine 2018, secondo lo European Sri Study di Eurosif.Tuttavia, parlare genericamente di Esg può essere fuorviante, in quanto dietro questa etichetta sono raggruppati prodotti molto diversi tra di loro per struttura e strategia sottostante. La tassonomia riportata da Eurosif classifica i fondi sostenibili in sette categorie, ognuna delle quali integra i fattori Esg nella ricerca, analisi e selezione dei titoli in portafoglio, con l’obiettivo di catturare i migliori ritorni di lungo termine per l’investitore, assicurandosi, nel contempo, che il comportamento delle aziende sottostanti sia benefico per la società.
Per quanto riguarda le categorie, si va dalla più semplice esclusione di interi settori (armi, alcol, tabacco, pornografia) a quelle più complesse dell’impact investing e del sustainability themed investment, il primo raccogliendo gli investimenti che producono un impatto positivo su ambiente e società; i secondi i macrotrend secolari. Tra le strategie complesse compare anche quella dell’Engagement, che prevede il coinvolgimento diretto dell’investitore il quale esprime il proprio voto sulle questioni attinenti alla sostenibilità sollevate all’interno delle assemblee degli azionisti o direttamente con il management. In mezzo, la best-in-class investment selection, la norms-based screening e l’integrazione.
In Europa prevale ancora la strategia dell’esclusione, che caratterizza quasi la metà dei fondi Esg europei, per un volume di 9,5 miliardi di euro. Tuttavia, la seconda strategia per dimensioni è quella che prevede un’azione di “engagement e “voting” e cresce al ritmo del 27% annuo, indicando che qualcosa, anche nel mondo della sostenibilità, sta cambiando. E anche velocemente.I Paesi con i maggiori tassi di crescita nell’area, nell’ultimo biennio, sono stati Polonia (+159%) e Italia (+154%). L’Italia ha raggiungo asset superiori a 1,5 trilioni di euro: anche in questo caso le strategie di esclusione sono preponderanti. Tuttavia, il nostro è il Paese con la fetta maggiore di investimenti cosiddetti impacting (pari a 51 miliardi di euro su un totale di 108 miliardi per tutta l’Europa); la strategia Sustainability Themed ha segnato il maggior tasso di crescita negli ultimi tre anni, raggiungendo il traguardo dei 53 miliardi.
Un segnale forte dell’evoluzione positiva del mercato domestico, che dimostra che la delega affidata al gestore sia la scelta giusta per l’investitore istituzionale. Le strategie più sofisticate hanno dimostrato di essere anche quelle capaci, nel lungo termine, di garantire le performance migliori.Un indicatore grezzo come il confronto tra l’indice MSCI World ESG Net Total Return, che rappresenta azioni di tutto il mondo rispettose dei criteri ESG, e l’indice MSCI AC World Daily Net Total Return, il premio ESG cumulato dal 2007 a tutto il primo trimestre 2019, ammonta al 6% circa.Secondo un recente studio del Politecnico di Milano che ha preso in considerazione l’EUROSTOXX 600 nel periodo 2012-2017, l’over-performance è di quasi il 3% annuo per le aziende ad alto punteggio ESG nei confronti di quelli a basso punteggio. Le aziende con alto rating Esg sono, infatti, anche le più efficienti nell’aumentare i volumi di fatturato e nel migliorare la marginalità operativa: nei cinque anni osservati, i titoli caratterizzati dal punteggio Esg più elevato hanno registrato una performance cumulata dell’86,1% (13,2% annualizzata) contro il 70,9% (11,3%) dei portafogli a basso contenuto di Esg.
Le strategie Esg che, come notato, diventano sempre più impacting e basate sui megatrend, sono quelle dunque maggiormente in linea con gli obiettivi di rendimento e stabilità nel lungo periodo, ma anche di controllo del rischio degli investitori istituzionali.
Nel prossimo futuro, a spingere i piani previdenziali all’adozione di scelte sostenibili saranno anche le novità normative in arrivo dall’Unione europea, prima fra tutte la Direttiva IORP II che obbligherà gli enti pensionistici aziendali o professionali, a fornire disclosure sul modo in cui le tematiche socio/ambientali sono integrate nella gestione finanziaria e nell’analisi dei rischi di investimento.

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Investimento sostenibile: ESG nel debito dei mercati emergenti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt di Pictet Asset Management. Perché gli investitori nelle obbligazioni sovrane dei mercati emergenti devono fare attenzione ai fattori ambientali, sociali e di governance.Le immagini delle mazzette di banconote praticamente prive di valore dello Zimbabwe o del Venezuela necessarie per acquistare prodotti di base come il pane e la carne che spesso sono comparse sui social media sottolineano chiaramente l’importanza della governance nelle economie dei mercati emergenti. Ma cercare di scoprire – non diciamo leggere – i segnali che indicano come stanno cambiando le condizioni, se in meglio o in peggio, è difficile.A complicare ulteriormente le cose ci sono le dimensioni sociali e ambientali che potrebbero svolgere ruoli altrettanto critici nelle scelte di investimento. Ad esempio, la deforestazione in atto ad Haiti e la Primavera araba hanno prodotto come conseguenza drammatica la totale svalutazione delle rispettive valute.
Ma gli investitori hanno fatto molta fatica a valutare le caratteristiche ambientali, sociali e di governance dei Paesi in modo onnicomprensivo o sistematico, soprattutto nei mercati del reddito fisso. Una ragione per la quale gli investitori in obbligazioni sovrane sono stati notevolmente più lenti rispetto, diciamo, a quelli azionari nella capacità di riconoscere l’importanza dei fattori ESG è una relativa mancanza di informazioni di qualità. Mentre i fattori ESG vengono sempre più quantificati a livello di aziende e utilizzati per l’’investimento in azioni e credito, ci sono state meno ricerche sul modo in cui tali parametri influiscono sul merito creditizio degli Stati.Recentemente, tuttavia, i servizi di consulenza e le agenzie di rating hanno risposto alla crescente domanda di analisi ESG basata sui titoli sovrani. Si tratta di una tendenza che è destinata a crescere, in quanto gli investitori vedono la diretta dimostrazione della correlazione tra il punteggio dei Paesi in base a diversi criteri ESG e la performance delle loro obbligazioni. Ad esempio, è sempre più evidente la correlazione tra una buona governance e un minore rischio di insolvenza sovrano e l’andamento degli spread. Un altro recente studio ha evidenziato che mentre il cambiamento climatico ha aumentato il costo medio del debito dei Paesi emergenti di 117 punti base, coloro che hanno investito in adeguamento sociale sono riusciti a ridurre i costi di 67 punti base.
L’approccio più redditizio all’investimento in ESG sovrani è tuttavia probabilmente un approccio che riguardi l’intero settore. I governi a cui si chiede di migliorare le credenziali ESG, con ogni probabilità evidenzieranno una crescita più robusta e stabile e saranno più capaci di sopportare le turbolenze macroeconomiche. In effetti, il miglioramento dei criteri ESG tra i mercati emergenti migliorerebbe la performance tendenziale della classe di attivi – o darebbe slancio al loro beta, come si dice nel gergo dei mercati.
Presi singolarmente, i gestori di portafoglio hanno relativamente poco potere di incidere, sebbene ci siano esempi in cui i debitori governativi si sono inchinati alla pressione esercitata dai gestori, come quando noi abbiamo espresso preoccupazioni sulle riforme agrarie in Sudafrica.
Invece, nel complesso il settore ha la forza per guidare i governi nella direzione giusta – circa 592 miliardi degli 8.311.000 miliardi di dollari di debito sovrano dei mercati emergenti in circolazione sono detenuti da società di gestione patrimoniale.Le società di investimento stanno già prendendo alcuni provvedimenti in questa direzione. Ad esempio, l’iniziativa Principles for Responsible Investment, sponsorizzata dall’ONU con oltre 1800 firmatari a livello di settore che gestiscono oltre 2.250 miliardi di dollari di attivi, ha recentemente istituito un gruppo di lavoro sul coinvolgimento dei governi per incoraggiare un maggiore dialogo e una maggiore collaborazione tra il settore della gestione patrimoniale e i debitori governativi. C’è un numero crescente di altre iniziative di settore, come, ad esempio, il Global Green Finance Council, che si prefigge di coordinare gli sforzi di diversi enti di settore al fine di incoraggiare lo sviluppo della “green finance”.
La sostenibilità è stata al centro delle attività di Pictet Asset Management. Motivo per cui siamo anche in prima linea nell’integrare i criteri ESG in tutti i nostri processi di investimento – se non altro per le nostre strategie di debito dei mercati emergenti.
Non solo ci impegniamo direttamente con gli emittenti delle obbligazioni sovrane. Lavoriamo anche con i nostri concorrenti e con gli enti multinazionali rilevanti per sviluppare un approccio a livello di settore in grado di sostenere e incoraggiare i governi ad essere meglio gestiti, più attenti all’ambiente e a fare cosa è meglio per le loro società. Perché questo è il modo migliore per migliorare il welfare delle persone nelle economie emergenti, e nel corso del tempo, avvantaggiare i nostri investitori. E perché è la cosa giusta da fare.

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