Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 126

Posts Tagged ‘esorcizzare’

Vita e morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Due facce della stessa medaglia. Ho letto e scritto molto sull’argomento e nelle sue varie sfaccettature e punti di vista e credi religiosi e fantasticherie d’ogni genere. Ma alla fine raschiando il fondo del barile restano solo due certezze: la vita e la morte. Nel mezzo vi è solo un passaggio che possiamo arricchire o umiliare, esaltare o deprimere, gioire o soffrire. Studiamo la possibilità di allontanare l’amaro calice, con i ritrovati della scienza, ma alla fine giunge comunque il momento. Esaltiamo la vita probabilmente per esorcizzare l’ignoto che ci attende e ci immergiamo nelle logiche esistenziali alla ricerca di uno stordimento che allontani in qualche modo ciò che costituisce l’inevitabile. Restano anche due grossi interrogativi. Perché nasciamo? Perché dobbiamo morire? E subito dopo ci viene la risposta dei nostri padri: non omnis moriar come disse di sé il poeta Orazio certo della sua gloria futura. E qui si aggiunge un’altra suggestione tipicamente umana nel ritenere le proprie gesta eroiche e immortali. Una sorta di sconfitta della morte attraverso la memoria dei posteri. E per conservarne il ricordo bisogna lasciare una traccia indelebile sia nel bene sia nel male. Ma quanti miliardi di esseri umani, in tutta la storia che ci ha attraversato, sono nati e sono morti nel più assoluto anonimato? Tanti per la gloria di pochi. Da qui la ricerca quasi disperata nel trovare una ragione di vita, nell’attaccarsi a richiami di natura religiosa che predicano l’eternità e altri la reincarnazione per renderci immortali “a rate”. Vi è certamente una spiegazione alla radice del nostro afflato esistenziale e alla sua conclusione ma ciò che non ci fa difetto è la fantasia che lo ha impreziosito di ogni tipo di credenza e di convincimento. Questi, purtroppo, non sono fatti. E’ il semplice modo d’eludere il problema. La verità risiede altrove. Forse è sotto i nostri occhi ma non ce ne accorgiamo. Forse. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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L’amico del giaguaro

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Allorché i politici ci parlano di riforme la diffidenza da parte di chi li ascolta cresce nel tempo perché è invalsa la convinzione che non si voglia andare oltre le parole. Questa riflessione la facciamo leggendo un progetto messo a punto già da tempo dai Centri studi della Fidest riguardo alle riforme strutturali che dovrebbero essere introdotte nel nostro Paese e che sono in vario modo esorcizzate sia dagli attuali governati che dalle rispettive opposizioni. Se vogliamo dare a questa lettura una sintesi estrema nel presentare le sue proposte possiamo dire che sul piano istituzionale si parla dell’abolizione delle province e delle Asl considerate per lo più dei carrozzoni mangia soldi e superabili da una realtà che si può considerare in ben altro modo e lo si dimostra con opportune argomentazioni. Per quanto riguarda l’imposizione fiscale locale, che sembra voler fare la parte del leone nell’erodere i redditi da lavoro degli italiani, è giusto che le amministrazioni locali diano prova di sapersi amministrare meglio e di bandire sistematicamente tutte quelle spese che si possono considerare superflue o, se vogliamo, opzionali. Per quanto riguarda tutta la filiera che va dalla magistratura ai tutori dell’ordine occorre imprimere una svolta decisiva per rendere i processi più rapidi e risolutori. Le idee non mancano ed i mezzi si possono trovare non certo con maggiori spese ma sicuramente con un loro migliore utilizzo. Possiamo persino migliorare il profilo della spesa delle famiglie con opportuni accorgimenti pratici e riducendo quelle uscite che non dovrebbero esserci come il ricorso alla sanità privata per le carenze e gli sprechi di quella pubblica o all’istruzione privata a svantaggio della pubblica ed ancora per l’accesso al lavoro per i giovani evitando l’espediente di un ricorso sempre più frequente dei costosissimi  corsi master in prevalenza post universitari. Ed il lavoro dove lo mettiamo? Ci rendiamo conto che l’essere occupati o disoccupati è anche una questione anagrafica ed allora perché non individuare nel tipo di lavoro la sua congenialità con l’età? Abbiamo mai pensato, ad esempio, di utilizzare un quarantenne per giocare in serie A tra i professionisti del calcio? E ciò che può essere considerato vecchio per un mestiere può diventare giovane per un altro, ovviamente. E se tale ipotesi la traduciamo in pratica potremmo persino pensare che la stessa regola oggi invalsa di mandare in pensione un sessantenne o un sessantacinquenne è senza dubbio superata. Da qui la proposta di abolire le pensioni e di  dare ai lavoratori la libertà di lavorare liberamente e di scegliersi il genere di impegno che la loro età biologica e non permette di assolvere. Ed il risparmio oggi che senso ha? Agli “anziani” vale molto di più avere la garanzia di una prevenzione e di una riabilitazione ai massimi livelli e la garanzia di un tetto sulla testa. E in questo modo il risparmio si potrebbe trasformare in una polizza di pegno da riscuotere per i momenti più difficili o per particolari esigenze.

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Ciò che Josè Saramago non ha detto

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2010

Di Rosario Amico Roxas Stringere in poche battute la dimensione culturale di Josè Saramago è impresa ardua. Saranno scritti trattati di interpretazione, non sempre aderenti al suo pensiero, per questa ragione, mi accosto con umiltà, limitando le interpretazioni per realizzare più il “non detto” .
Lo scontro frontale che è sfuggito  a Josè Saramago, in quanto più impegnato a narrare che a registrare la cronaca, sta nell’ottimismo delle parole quando  si confronta con il pessimismo della ragione.  Il momento più grave sta nella evidenza che una larga parte dell’elettorato, almeno in Italia,  ha optato per credere all’ottimismo delle parole, forse nel tentativo di esorcizzare quel pessimismo latente che lasciava poche chances alla speranza. La diseducazione alla cultura, poi, così abilmente pilotata dai media secondo un ben preciso progetto,  ha fatto il resto, elevando le parole a “verbo”,  in una alterazione dei fatti che diventavano “verità” solo se emesse, come un rutto post-prandiale, dai mezzi di comunicazione di massa. La vittoria della menzogna diventa la vittoria di chi riesce farla passare per verità, avendo martellato di disinformazione i già distratti ascoltatori. La parabola del rifiuto del voto,  si sta formalizzando nella realtà, per cui finirà che si recheranno al seggio solo i fedelissimi del banchetto, molto attenti a non perdere il posto a tavola.
L’antipolitica non è una invenzione di qualcuno che ha voluto programmarne la struttura; l’antipolitica è nel rifiuto di accettare l’attualità compromessa per la quale non si intuisce soluzione, mancando i predicatori del vero, ormai spariti anche dalla ufficialità delle Chiese. (Rosario Amico Roxas)

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Elezioni universitarie: La vittoria della minoranza

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2010

L’Ufficio Stampa Azione Universitaria rende noto: “La sinistra universitaria continua a inviare comunicati stampa per dire che ha vinto le elezioni nel vano tentativo di esorcizzare la realtà. In questa psicopatica frenesia comunicativa si sono anche divertiti a offendere Gasparri e la Meloni. Siamo contenti che i vertici dell’UDU siano soddisfatti del risultato che hanno  ottenuto, ci auguriamo che continuino cosi’ per sempre: loro a festeggiare e noi a governare il Consiglio Nazionale Universitario. I numeri possono essere sempre interpretati, ma il CNSU e’ un organo di 30 eletti (28 studenti e 2 tra specializzandi e dottorandi) che al proprio interno elegge anche a maggioranza un presidente. Vedremo dopo lo spoglio dei voti se il presidente sara’ espressione dell’UDU o delle liste di centrodestra. Questo e’ l’unico sistema per vedere chi ha vinto. Le liste di sinistra dell’UDU su 28 studenti eletti al massimo potranno contare su 10-11 rappresentanti, se per loro questa e’ una vittoria a noi va benissimo così. Se vogliono gli stringiamo la mano e gli diamo pure una coppa per aver vinto la possibilità di rimanere minoranza tra gli studenti e opposizione al CNSU. Contenti loro…”

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Tra una coppa di spumante e un sorriso “amaro”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2010

Quanti oggi vivono il presente cercando di esorcizzare le incognite del futuro celandosi dietro i simboli di uno stordimento collettivo colto dalle festività di fine anno? Probabilmente sono in molti, ma nessuna statistica sarebbe in grado di quantificarli con precisione e nemmeno con larga approssimazione. Sta di fatto che questo disagio si avverte nell’aria e a volte diventa inquietante. Gli italiani, si sa, sebbene siamo propensi nel credere che sia più un luogo comune che una realtà, sono abituati ad arrangiarsi. Resta, tuttavia, un aspetto contingente che si lega alla sopravvivenza che è connaturato ad ogni essere umano e che fa dell’ingegnarsi per uscire dalle difficoltà una condizione naturale che abbiamo ereditato dai nostri antenati e che, come si dice ora, è nel nostro codice genetico. Sta di fatto che in Italia molti italiani hanno vissuto le varie fasi storiche che ci hanno portato alla nostra attualità con una sopportazione che sa quasi di masochismo. Pensiamo al Meridione d’Italia. Le stesse parole che sono agli atti parlamentari, da un secolo a questa parte, potremmo riesumarle senza loro togliere una virgola pensando alle tante promesse regolarmente disattese secondo una logica gattopardesca del tutto cambiare per nulla cambiare. Pensiamo all’assistenza sanitaria che ingrassa solo coloro che insistono nel lasciarla con gli sprechi e le disfunzioni che ci ritroviamo. E questo per non parlare della cosiddetta giustizia dei tribunali che diventa chiaramente una “ingiustizia” se per giungere ad una sentenza definitiva sia nei procedimenti processuali del civile come del penale occorre ragionare in termini di lustri. E la scuola? E’ un’altra bufala dei nostri tempi. Avevamo inventato, negli anni del dopo guerra, gli ammortizzatori sociali, e gli studi universitari, dilatati sino all’inverosimile con la logica del “fuori corso”, ne facevano parte di diritto unitamente al servizio militare obbligatorio e agli impieghi pubblici, e taluni privati, moltiplicatori di lavori “fatiscenti”, per nascondere l’impossibilità di assicurare maggiori opportunità lavorative ed ora, che questi “idoli” stanno andando in frantumi uno dopo l’altro, ci ritroviamo con figli meno istruiti, più bisognosi di cercarsi un lavoro, più ossessivamente votati a darsi delle risposte attraverso i master che sembrano volerci insegnare ciò che la scuola non è più in grado di fare e scaricando i costi non indifferenti sui già modesti bilanci delle famiglie di provenienza. Eravamo orgogliosi di essere un popolo di formiche ed ora ci costringono ad essere delle cicale. Perdiamo i nostri risparmi con le speculazioni finanziarie messe in atto dai soliti furbi. Perdiamo la possibilità di farlo in futuro con la frenesia degli acquisti a rate per ottenere oggi ciò che i magri stipendi non ci permettono. Ed in questa misura incominciamo a perdere la nostra identità per diventare quella di qualcosa di diverso sebbene non riusciamo a definirne con esattezza i contorni. Ci rendiamo conto che Dna o qualcosa d’altro forse solo “arrangiandoci” potremo dare una continuità alla nostra vita. Ma è vita o qualcosa d’altro?

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