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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘espansionismo’

Mostra: Marco Ambrosecchia Espansionismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2017

vittorianoRoma Martedì 21 febbraio dalle ore 11.00 alle ore 13.00 Sala del Giubileo, Complesso del Vittoriano – Ala Brasini mostra dal titolo Marco Ambrosecchia Espansionismo dedicata al Movimento fondato dallo stesso artista che ne è insieme teorico e ideatore.La teoria dell’Espansionismo (teoria del tutto, che contiene anche una cosmogonia ed una teoria della conoscenza) proietta e condensa i propri contenuti nel Manifesto dell’Arte dell’Espansionismo del quale lo stesso Marco Ambrosecchia è autore.
Per Ambrosecchia non esistono opere più importanti di altre, perciò nessuna creazione ha un titolo identificativo: tutte nascono direttamente dal Manifesto dell’Arte dell’Espansionismo, incarnandone i fondamenti teorici.
Teorizzando e dimostrando il modo di funzionamento del tutto e la posizione dell’uomo e dell’arte in quel contesto stesso, l’Espansionismo è un Movimento che si prefigge di sollecitare l’umanità a conoscere l’intero nostro universo e a spingersi anche al di là della nostra dimensione attraverso un viaggio che è sia cognitivo che fisico; e l’Espansionismo teorizza anche come riuscirci, come arrivare, attraverso l’arte, al progresso della scienza bioelettronica e di ogni sapere e così – un giorno – all’unico mezzo in grado di garantire eternità, onnipotenza e conoscenza totale.
In mostra saranno esposte 35 opere di Marco Ambrosecchia tra dipinti, bassorilievi e sculture con lo scopo di proseguire la divulgazione al pubblico dell’opera del maestro e dei fondamenti teorici che la sostengono. Orario apertura Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30
(L’ingresso in mostra è consentito fino a 30 minuti prima) Ingresso Gratuito.

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Quarto Reich

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2015

democratura europeaTorna come una cometa profeta di sventure il Pangermanesimo, ispiratore della prima e della seconda guerra mondiale, che causò milioni di morti nonché la distruzione materiale dell’Europa. Lo slogan abituale del pangermanesimo che fu di Guglielmo II, di Adolf Hitler e lo è adesso con Anghela Merkel, rappresentava la volontà di una unione dell’Europa, ma vista come dilatazione territoriale, economica e politica della Germania. La storia dell’espansionismo tedesco coincide con la storia dei reich che hanno rappresentato la Germania.
Primo Reich – riferito al Sacro Romano Impero dal 962 al 1806
Secondo Reich – l’Impero tedesco dal 1871 al 1919 Guglielmo II,
Terzo Reich – designazione informale della Germania nazista (1933-1945), Adolf Hitler
Quarto Reich: Merkel e l’unione monetaria europea ed espansionismo finanziario della Germania.
Da Guglielmo II, transitando per Hitler, fino alla Merkel, il leit motif si è ripetuto, con eventi tragici. E’ nell’aspirazione all’unità dell’Europa che si nasconde l’inganno, perché il pangermanesimo è stato, ed è, il sogno proibito dei governanti tedeschi, limitato solamente nei brevi periodi successivi alle sconfitte militari della prima e della seconda guerra mondiale, per riprendere vigoria quando le altre nazioni hanno permesso alla Germania sconfitta di tornare ad essere potenza militare, fino al terzo reich, per diventare, adesso, dopo la sconfitta militare, potenza economica in grado di condizionare l’intera Europa agli interessi del pangermanesimo.
L’unione dell’Europa, sotto la guida della Germania, con uno stato di sudditanza e subalternità delle altre nazioni, ritorna puntualmente, con una periodicità allarmante.Il grande errore degli alleati, vincitori della seconda guerra mondiale, fu di permettere la riunificazione delle due Germanie, divise dopo gli accordi di pace, con particolare riferimento ai Patti di Parigi del 1947.L’esclusione della Germania dalle nazioni firmatarie ebbe una chiara valenza di diritto internazionale, avendo subito la nazione tedesca il fenomeno della debellatio in seguito all’occupazione totale del suo intero territorio e alla conseguente soppressione di qualsiasi governo. La Germania non era dunque più un soggetto di diritto internazionale e pertanto non poteva firmare alcun trattato, le sue sorti anche territoriali vennero affidate a semplici ordinanze militari delle quattro potenze occupanti.Malauguratamente prevalsero i compromessi per restituire alla Germania la dignità di “nazione”. Ma non bastò, perché venne consentita la riunificazione delle due Germanie e, cosa ancora ben più grave, vennero, praticamente, abolite le penali per danni di guerra, che avrebbero costretto a stringere la cinghia per oltre mezzo secolo, invece di stare a pensare ai modi come condizionare la vita delle altre nazioni europee aderenti all’UE.Che piaccia a meno, la terza guerra mondiale è stata sibillinamente dichiarata dalla Germania della Merkel al resto dell’Europa, ma, forte delle precedenti sconfitte militari, ha cambiato metodo aggressivo, non più affidato ai panzer, bensì alle banche.Gran parte delle banche tedesche sono in mani pubbliche, tramite tali banche la Germania investe pesantemente nei titoli di Stato delle nazioni prese di mira, lucrando sulle variazioni dello spread che la Germania controlla; basta fermare la voragine degli acquisti di btp e lo spread si innalza, alimentando gli interessi sugli investimenti. Praticamente si tratta di un esercizio abusivo di controllo diretto sulla nostra politica interna, che vede il montante degli interessi passivi cambiare da un giorno all’altro, alimentando guadagni parassitari da parte delle banche tedesche.Ma Berlino opera al contrario con i propri titoli, investendo i guadagni ricavati dai titoli italiani su titoli tedeschi, mantenendo bassi i tassi di interesse.
Non è ancora una guerra dichiarata e ufficialmente aperta, ma è certamente una guerriglia di posizione, dove le forze italiane non sanno trovare compattezza, preferendo l’esportazione all’estero in isole fiscali, alla difesa sostenuta da una folle politica fiscale che, con i governi Berlusconi, ha sostenuto la finanza creativa scoraggiando investimenti produttivi con condoni fiscali, sanatorie e scudi fiscali che hanno fornito di denaro fresco e senza pagare il dovuto, la mafia, la camorra, la ndrangheta e sacra corona, nonché le varie criminalità associate nella gestione delle istituzioni, grazie alla corruzione dilagante.
Mancando la parità di poteri, è escluso che possa affermarsi una Europa Unita, perché la Germania vorrà sempre germanizzare il resto dell’Europa, a meno che non nasca una Repubblica Federale Europea, con l’esclusione della Germania, a meno che non venga sancita una “camera di compensazione”, che abbia, come sua missione, quella di equilibrare le bilance dei pagamenti tra import ed export, in modo che le esportazioni della Germania coincidano con analogo valore di importazione, con ogni singola nazione.Verrebbero azzerati gli squilibri, ottenuti grazie a maggioranze anomale in sede parlamentare europea; per tutti valga un esempio minimo: L’Italia è vincolata ad una produzione minimale di latte, quindi costretti ad importare latte per la caseificazione; così dall’essere i migliori produttori al mondo di formaggi, ci ritroviamo ad importare latte e formaggi dalla Germania. (Rosario Amico Roxas) (foto: democratura europea)

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Espansionismo cinese nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2010

A fronte delle notizie su accordi e trattati fra la Regione Siciliana e le Banche e le “Istituzioni” della Repubblica Cinese, l’FNS “Sicilia Indipendente” lancia l’allarme rosso. Anzi l’allarme “giallo”. “Non si associa al trionfalismo manifestato dal Governo Regionale e dai rappresentanti dei Partiti italiani, autonomisti e non, dominanti in Sicilia, tutti d’accordo, in modo inciuciato e trasversale, nel  fingere di cantare vittoria per il fatto che il Drago Cinese, in versione capitalistica ed imperialistica, estenderà il proprio potere anche in Sicilia. E sulla Sicilia. A cominciare dal finanziamento delle grandi opere pubbliche. E dall’uso del territorio siciliano. Addirittura, si “festeggia” il fatto, – tutt’altro che esaltante, – che la Sicilia diventerà la “Piattaforma” al centro del Mediterraneo, dei grandi “Traffici Cinesi” nello stesso bacino del Mediterraneo, nel Nord-Africa ed, ovviamente, in gran parte dell’Europa. Vergogna! Assistiamo, cioè, alla replica della tragedia vissuta, dal 1860, che ha visto dare una risposta di servilismo e di autocolonialismo da parte della classe politica pseudo dirigente a tutte le avances imperialiste proveniente da poteri forti estranei (ed oggettivamente ostili) alla Sicilia. Ed al suo diritto ad un futuro di libertà e di creatività. Una “Replica” in grande stile, dunque, molto più pericolosa e forse devastante della prima (tragedia). L’F.N.S. precisa, altresì, che non vorrebbe parlare male della Cina (e, per la verità, neppure bene), ma che non può tacere di fronte alla realtà dell’invasione della Sicilia, “Programmata”, “Organizzata” e ricca di complicità locali. L’F.N.S. ci tiene inoltre a puntualizzare che nessuno è legittimato a tradire o, peggio, a vendere (o a svendere) la Sicilia ed i … Siciliani, con i rispettivi diritti, con la loro dignità, con le proprie speranze. L’esempio del “sorpasso cinese” avvenuto nella Città di Prato, in Italia, dovrebbe insegnarci qualcosa. E noi, Indipendentisti FNS, diciamo ciò nel rispetto della Comunità Cinese, che, per altri versi, stimiamo e talvolta ammiriamo. E con la quale condividiamo il lutto ed il dolore per le tre vittime del recente maltempo. La “legittima” difesa dei Diritti fondamentali del Popolo Siciliano, della sua economia, del suo territorio del suo diritto al futuro… è – tuttavia – un’altra cosa. Lo diciamo a noi stessi. Lo diciamo alla classe politica ed ai partiti dominanti in Sicilia. E lo diciamo ai nostri “fratelli” cinesi, dai quali pretendiamo comprensione avendo essi stessi subito, per secoli, le mortificazioni e i danni derivanti dalla condizione coloniale. Insomma: Cina über alles? no, grazie!”

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La coscienza dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2009

Editoriale fidest. Il processo di costruzione di un’identità europea e della sua sicurezza si può collocare dal secondo dopoguerra mondiale a partire dalla funzione della Nato nel 1949 e che è proseguito con i Trattati di Roma del 1957 attraverso la Ceca nel 1951 e dalla Ced del 1952. Il tutto è partito dalla sua origine ideale nel voler dare una risposta alla storia nell’avviare il continente verso cammini nuovi. Nella scelta genuinamente europea, quella occidentale, due elementi hanno agito con grande coerenza: prima la paura verso una possibile azione di espansione dell’Urss e del comunismo di stampa sovietico e, secondo, la pietra angolare della riconciliazione franco-tedesca. Una coscienza, se stiamo alle parole pronunciate da De Gasperi nel suo memorabile discorso a Bruxelles il 20 novembre del 1948 che “libertà e giustizia sociale si difendono e si raggiungono solo in un clima di sicurezza e di pace.” Una scelta difficile che da allora ad oggi non ha trovato nel Nord dell’Europa una comprensione convinta. Non dimentichiamo che il mercato comune dagli anni cinquanta sino alla fine degli anni settanta si sviluppava in funzione del Nord. Solo con l’ampliamento graduale alla Grecia e poi alla Spagna e Portogallo si incominciò ad intravedere uno spostamento del fulcro europeo verso il Sud. Ma per molti versi l’Europa resta ancora di là delle Alpi e ciò non risulta positivo in quanto si teme un perdurare della difficoltà economica e della instabilità politica nel Sud Europa.(Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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