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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Esperti a confronto sui grandi temi di Sanità Pubblica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

In uno scenario dove il futuro della salute è sempre più connesso con i grandi temi globali, la centralità del paziente resta il criterio guida per identificare le priorità da affrontare e per misurare l’efficacia dei sistemi sanitari e la loro capacità di rispondere ai bisogni di salute. In Italia, secondo quanto emerge da un’indagine quantitativa svolta da Istituto Piepoli per conto di MSD Italia, i cittadini soddisfatti del Servizio Sanitario Nazionale sono ancora la maggioranza (57%), ma il dato risulta in calo rispetto al 2018 quando, sempre secondo l’Istituto Piepoli, a dichiararsi molto o abbastanza soddisfatti era il 65% della popolazione.
Secondo l’opinione degli italiani, il compito primario della sanità pubblica dovrebbe essere quello di accelerare i percorsi di cura delle persone con malattia e di evitare che le persone sane si ammalino: le priorità sulle quali dovrebbero concentrarsi nei prossimi anni gli sforzi del Servizio Sanitario Nazionale sono, nell’ordine, la riduzione dei tempi di attesa per esami e interventi (79%) e la prevenzione delle malattie (51%) seguiti dal sostegno alle fasce deboli, come famiglie a basso reddito, malati cronici, disabili (49%).
L’indagine è stata presentata oggi nel corso di Inventing for Life – Health Summit, evento istituzionale organizzato a Roma da MSD Italia, che ha riunito clinici, rappresentanti di Istituzioni, Società Scientifiche e associazioni di Pazienti per fare il punto sulle grandi priorità della sanità pubblica a livello globale nella prospettiva della centralità dei pazienti e del difficile equilibrio tra innovazione e sostenibilità.
Ospiti prestigiosi e autorevoli si sono avvicendati sul palco: ad aprire i lavori il Vice Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Lorenzo Fioramonti, che ha inquadrato lo scenario Italiano.
Sono seguiti gli interventi del Premio Nobel per la Pace 2011 Ellen Eugenia Johnson Sirleaf, già presidente della Liberia, e di Julie Gerberding, M.D., M.P.H. Executive Vice President & Chief Patient Officer per MSD, che hanno delineato le principali sfide dei prossimi anni, in primis la minaccia delle grandi malattie infettive, come Ebola e HIV, identificando nelle partnership internazionali pubblico-privato un modello per sostenere l’innovazione e promuovere la salute globale.
Gli spunti emersi dall’indagine dell’Istituto Piepoli sono stati poi discussi nella prima tavola rotonda “La centralità del paziente nel percorso diagnostico-assistenziale” da Luca Coletto, Sottosegretario Ministero della Salute, Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva, Annamaria Mancuso, Presidente Salute Donna onlus, Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale FIMMG, Pierpaolo Sileri, Presidente XII Commissione del Senato.
Al termine dell’incontro sono stati proclamati i vincitori della prima Edizione del ‘Premio Umberto Mortari’ per la ricerca scientifica nell’ambito delle Life Sciences istituito per onorare, a pochi mesi dalla sua scomparsa, la memoria di Umberto Mortari, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia dal 1992 al 2007. Obiettivo del riconoscimento è quello di valorizzare le giovani eccellenze italiane che si siano distinte nel campo delle Life Sciences all’estero, dando lustro al nostro Paese, o rientrando in Italia.
Sono stati premiati rispettivamente: Ricercatore italiano under 40 che lavora stabilmente all’estero Simone Sidoli, che dal Febbraio 2019 dirige il Laboratorio di Proteomica e Biologia Strutturale dell’Albert Einstein College of Medicine (New York, USA), è stato premiato per lo sviluppo di tecniche innovative di spettrometria di massa (middle-down proteomics e bottom-up proteomics) dedicate all’analisi delle modificazioni epigenetiche degli istoni, che sono alla base della regolazione dell’espressione genica.
Ricercatore italiano under 40 che lavora stabilmente in Italia
Velia Siciliano, giovane biologa che guida il suo gruppo di ricerca presso il Center for Advanced Biomaterials for Healthcare dell’Istituto Italiano di Tecnologia (diretto da Paolo Netti). La sua attività si è indirizzata all’utilizzo della biologia sintetica per sviluppare terapie per malattie infettive e tumorali.

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Nasce AssoAML l’associazione degli esperti nel contrasto dei reati finanziari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Sono questi i principali ambiti dei quali intende occuparsi la neonata AssoAML, associazione anti money laundering. Costituita a Milano su iniziativa di alcuni esperti del settore tra i quali l’avv. Fabrizio Vedana Vice direttore Generale di Unione Fiduciaria, il professor Valerio Vallefuoco, il notaio Angelo Busani, Antonio Martino, già capo dell’UCIFI dell’Agenzia delle Entrate e Tiziana Ballarini Of Counsel PwC TLS per la Compliance Anti Money Launderin.L’associazione si propone di costituire un centro aggregativo di riferimento per lo studio, l’approfondimento, la discussione e la divulgazione della normativa in materia di antiriciclaggio, di contrasto del finanziamento del terrorismo e di lotta alla corruzione.
L’associazione si candida ad avere un ruolo di propulsione e diffusione sul corretto utilizzo delle nuove tecnologie, blockchain e criptovalute in primis ed essere un affidabile interlocutore per quanti nelle aziende, bancarie e non, negli studi professionali e negli operatori non finanziari si occupano di antiriciclaggio ed ora anche di whistleblowing.
Nelle prossime settimane AssoAML presenterà il suo sito e le iniziative che verranno avviate nel corso del nuovo anno.

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Gli esperti di Frost & Sullivan svelano le strategie 5G degli operatori in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 30 giugno 2018

Le reti 4G esistenti si stanno rivelando inadeguate a supportare l’ampia gamma di servizi ad uso intensivo di larghezza di banda come multimedia, videoconferenza e shopping online. Di conseguenza, gli operatori di reti mobili manifestano un interesse crescente verso il passaggio alla tecnologia 5G. Questa tecnologia di prossima generazione garantirà una connettività senza interruzioni anche durante le ore di punta, oltre ad offrire la velocità richiesta per servizi quali l’ottimizzazione della banda larga mobile e Internet of Things (IoT). In particolare, la tecnologia 5G ha il potenziale per consentire una rete perfettamente convergente, in quanto incorpora diverse soluzioni tecnologiche esistenti ed è interoperabile con le tecnologie di generazione precedente.
La nuova analisi di Frost & Sullivan, Operator Strategies and Vertical Perspectives for 5G in Europe, Forecast to 2024, fornisce descrizioni dettagliate delle diverse tecnologie utilizzate per l’implementazione della tecnologia 5G. Vengono presentati casi d’uso per l’impiego del 5G all’interno di tre settori/mercati verticali: industria/produzione (IIoT), illuminazione stradale nelle città intelligenti e trasporto pubblico e privato. Lo studio include anche progetti pilota in Francia, Italia, Irlanda, Germania, Spagna, Norvegia, Svezia, Finlandia, Russia e Regno Unito.La maggior parte degli operatori europei ha una base consolidata di servizi 3G e 4G e avrà quindi bisogno di incentivi per passare alla tecnologia 5G. La condivisione e il leasing della rete e le soluzioni software possono ridurre i costi iniziali, mentre le partnership con aziende nei mercati verticali garantiranno entrate aggiuntive. Tra i pionieri in questo campo figurano Vodafone, Telefonica, Deutsche Telekom e British Telecom.Ecco come gli operatori di rete possono sfruttare al meglio le opportunità di crescita offerte da 5G:
Eseguendo dei test in collaborazione con aziende dei mercati verticali per prepararsi al lancio di servizi alternativi supportati dalla tecnologia 5G.
Concentrandosi sui mercati verticali quali l’industria manifatturiera, i sistemi di citta intelligenti e l’assistenza sanitaria.
Collaborando con i fornitori di servizi over-the-top (OTT) che offrono sport, musica, film e/o serie TV per fidelizzare i clienti.
Instaurando solide relazioni con aziende che forniscono soluzioni di cybersicurezza collaudate.
Unendosi agli operatori locali nell’accesso ai mercati emergenti, poiché si trovano nella posizione migliore per identificare le opportunità ideali per la crescita.
“I progetti di collaborazione che coinvolgono le organizzazioni governative o le istituzioni educative possono contribuire a dare maggiore visibilità alle aziende che cercano di entrare nei mercati stranieri” osserva Vanier. “La presentazione di una più grande varietà di servizi a valore aggiunto per una maggiore fidelizzazione della clientela e la fornitura di contenuti locali saranno fondamentali per penetrare nei mercati emergenti.” Operator Strategies and Vertical Perspectives for 5G in Europe, Forecast to 2024 fa parte del programma globale Connected Industries Growth Partnership Service di Frost & Sullivan.

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Il governo degli esperti

Posted by fidest press agency su domenica, 7 gennaio 2018

di maio10Quando si dice che il Movimento 5 Stelle non ha la sufficiente esperienza per governare il Paese perché non chiediamo a questi critici, che si considerano degli esperti, cosa hanno fatto per meritarsi tanti onori? Non sono quelli che hanno portato il debito pubblico alla cifra astronomica di 2300 miliardi di euro? Che hanno favorito un’evasione fiscale da oltre 120 miliardi di euro? Che hanno messo in ginocchio la giustizia e umiliato i tutori dell’ordine e della legalità? Che hanno arrecato discredito alle istituzioni con la corruzione e il mal governo? L’Italia è in ginocchio per colpa loro eppure hanno l’improntitudine di erigersi a tutori del buon governo. Se oggi milioni di italiani disertano le urne disgustati da tanto sfacelo e dalla convinzione che ci troviamo al cospetto di una classe politica che ha perso in dignità e fiducia, lo dobbiamo al disastro che hanno combinato e pensano di poter continuare come se nulla fosse turlupinando gli italiani e considerandoli degli gnoccoloni da strapazzare a loro piacimento. E’ tempo di destarsi dal torpore. E’ tempo di prendere coscienza che non possiamo fare a meno della politica perché essa è l’unica strada che abbiamo per migliorarci e progredire e permettere ai nostri figli un avvenire migliore.

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Consigli degli esperti su come difendersi dall’influenza

Posted by fidest press agency su martedì, 19 dicembre 2017

vaccinazione-antinfluenzale-2012-2013Preceduto da notizie preoccupanti provenienti dall’Australia, dove c’è stato un alto incremento della diffusione della malattia e dei casi gravi rispetto agli anni precedenti, con oltre 50 morti, il male di stagione è alle porte e non è il caso di prenderlo “sotto gamba”. Secondo le previsioni, quest’anno saranno circa 5 milioni gli italiani colpiti dall’influenza, con un maggiore interessamento delle fasce che comprendono bambini ed anziani.
Anche se il picco influenzale è atteso dopo l’Epifania, migliaia di italiani sono già bloccati a letto in queste ore; la causa però non è solamente l’influenza vera e propria, infatti si stanno ancora registrando infezioni ad opera di virus “cugini”: “Attualmente, oltre i primi casi di influenza conclamata, stiamo assistendo, principalmente, alla circolazione di forme parainfluenzali legate agli sbalzi termici, causate da uno dei 262 virus diversi che hanno sintomi meno pesanti dell’influenza stagionale, ma che sono ugualmente debilitanti” – precisa il Prof. Pregliasco.
“La “vera” influenza – continua il Prof. Pregliasco – si riconosce perché causa la presenza contemporanea di tre fattori: febbre elevata (più di 38 gradi) ad esordio brusco, sintomi sistemici come dolori muscolari/articolari e sintomi respiratori come tosse, naso che cola, congestione/secrezione nasale o mal di gola. Questi sintomi perdurano per diversi giorni e, nei soggetti più deboli, possono insorgere gravi complicanze, purtroppo a volte dall’esito addirittura fatale. Per tutte le altre patologie circolanti nei mesi invernali, si parla di infezioni respiratorie acute o sindromi parainfluenzali, ugualmente fastidiose, certo, ma non pericolose come può essere l’influenza per alcune categorie o fasce d’età”.Oltre alla vaccinazione ci sono alcune misure efficaci nel prevenire infezioni di questo tipo: lavarsi frequentemente le mani, coprire la bocca e il naso quando si starnutisce e tossisce e rimanere a casa nei primi giorni di malattia respiratoria febbrile per non contagiare le persone con cui si viene in contatto.
L’influenza è altamente “età-dipendente”: se è vero che il paziente anziano è maggiormente vulnerabile al virus di tipo A, il virus B ha un impatto relativamente maggiore nei bambini e negli adolescenti. Una strategia vaccinale ottimale dovrebbe tener conto di questi aspetti epidemiologici.
“Gli anziani, anche se in buona salute, hanno una ridotta capacità di risposta agli stimoli antigenici ed è quindi importante scegliere per loro un vaccino in grado di potenziare la risposta immunitaria” – continua il Prof. Pregliasco. “Nei vaccini adiuvati, oltre all’antigene, cioè quella sostanza che è propria dei batteri o dei virus verso la quale dobbiamo innescare la difesa, contiene anche altre sostanze adiuvanti, che aiutano il sistema immunitario a reagire in maniera più efficace alla presenza del virus”.Tutto ciò è stato ampiamente confermato dalla ricerca scientifica, infatti il vaccino adiuvato viene utilizzato in circa 30 paesi del mondo, inclusi gli Stati Uniti d’America. Recentemente, anche il Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI) Inglese ha espresso parere positivo per l’utilizzo del vaccino trivalente adiuvato negli over 65 in Gran Bretagna a partire dalla stagione influenzale 2018-19.“Vaccinarsi – conclude il Prof. Pregliasco – rappresenta un indubbio contributo a preservare le aspettative e la qualità di vita, soprattutto nei più anziani, sia in termini di benessere fisico che psicologico. La prevenzione è l’arma vincente, perché offre sempre la grande opportunità di poter condurre una vita in salute, attiva e indipendente”.

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Pechino: Esperti forlivesi sul tumore

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

espeerti forlivesiPechino Anche quest’anno il Dr.Luca Saragoni, e il Dr.Paolo Morgagni, rispettivamente appartenenti alle Unità Operative di Anatomia patologica e Chirurgia dell’ospedale di Forlì, hanno partecipato al 12th International Gastric Cancer Congress, che si è tenuto a Pechino dal 20 al 23 Aprile.Il congresso internazionale ha visto la partecipazione di più di 3000 medici provenienti da 41 paesi.I due professionisti, invitati degli organizzatori del convegno, che ha visto la partecipazione dei massimi esperti internazionali in tema di tumore dello stomaco sono da tempo inseriti nel comitato scientifico internazionale della International Gastric Cancer Association.La loro partecipazione è avvenuta non solo in veste di relatori, ma anche di coordinatori di lavori multidisciplinari realizzati dall’Ausl Romagna e dall’’IRST – IRCCS di Meldola.
“La Romagna, ed in particolare Forli – spiegano i due medici – hanno potuto presentare in questa occasione, a specialisti di tutto il mondo, la propria esperienza scientifica, frutto di anni di lavoro multidisciplinare e di relazioni con i principali istituti di ricerca mondiali, spesso invitati anche a partecipare a congressi presso il centro Universitario di Bertinoro.” “Le relazioni che ci sono state richieste – proseguono – hanno riguardato la diagnosi ed il trattamento della neoplasia allo stadio precoce, che vedono Forlì e la Romagna tra i più attivi centri occidentali, mentre altre ricerche, da noi presentate, hanno riguardato la diagnosi endoscopica, radiologica e patologica ed il trattamento multidisciplinare, effettuato regolarmente presso le nostre strutture” In particolare, il Dr.Saragoni ha esposto i risultati dello studio italiano da lui condotto su 1074 pazienti affetti da Early Gastric Cancer, dimostrando come, anche questo tipo di tumore, generalmente a buona prognosi, nasconda spesso sottotipi con caratteristiche del tutto simili a quelle dei tumori avanzati a prognosi infausta. Il Dr.Morgagni, invece, ha presentato alcune indicazioni ai trattamenti diversificati e più appropriati in rapporto allo stadio tumorale.Il gruppo italiano di ricerca sul cancro gastrico (GIRCG), di cui il Dr.Saragoni e il Dr.Morgagni sono tra i fondatori, ha contribuito al buon esito del convegno, portando ben 31 contributi scientifici.In ambito congressuale sono inoltre stati definiti protocolli di ricerca internazionali per i quali, il Dr.Saragoni e il Dr.Morgagni, parteciperanno in qualità di esperti.“La partecipazione italiana – concludono – è stata molto apprezzata e ci ha permesso di creare ulteriori contatti con colleghi orientali ed europei davvero entusiasti a partecipare alle iniziative scientifiche che potremo organizzare presso la nostra Ausl della Romagna in un prossimo futuro.” (foto: esperti forlivesi)

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10 anni di vaccino HPV, esperti fanno il punto all’Istituto Regina Elena

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 marzo 2017

san gallicanoRoma In Italia si stima che ogni anno il papilloma virus sia responsabile di circa 6.500 nuovi casi di tumori in entrambi i sessi, circa 12.000 lesioni anogenitali di alto grado nella donna e almeno 80.000 casi di condilomi genitali. L’efficacia dei vaccini contro la patologia HPV-correlata è oggi ampiamente dimostrata. Risultati positivi e problematiche di copertura vaccinale hanno caratterizzato il decennio di programmi organizzati di vaccinazione. E’ quanto emerso oggi agli Istituti Regina Elena e San Gallicano all’incontro“10 anni di vaccinazione HPV”.
Un bel gol arriva dal vaccino Nonavalente che, da Febbraio scorso, è disponibile anche in Italia. La vaccinazione protegge dai nove ceppi di HPV umano responsabili delle lesioni precancerose, dei tumori del collo dell’utero, della vulva, della vagina, dell’ano e dei condilomi genitali in adolescenti maschi e femmine. Il Nonavalente rappresenta una importantissima innovazione biotecnologica e insieme ai nuovi programmi di screening con il Test HPV, che sostituisce il Pap-Marianitest, danno il via ad una prevenzione globale impensabile fino a dieci anni fa. La sanità pubblica punta ad implementare campagne gratuite rivolte alle dodicenni per una progressiva immunizzazione degli adolescenti esposti a rischio di infezione.
Per usufruire al massimo dei vantaggi che arrivano dai programmi vaccinali e di screening è necessario che la schiera multidisciplinare di medici che ruota intorno alla malattia HPV-correlata, dall’igienista, al ginecologo, pediatra, dermatologo, medico di medicina generale, otorino o il proctologo, illustrino a pazienti e familiari i benefici della vaccinazione, in modo aggiornato e scientificamente corretto. Nondimeno è importantissimo far percepire la vaccinazione come una opportunità di protezione per i propri figli e favorire la consapevolezza del bilancio positivo tra benefici ed eventi avversi.
Sono intervenuti al meeting promosso dall’HPV Unit e la Ginecologia Oncologica IRE, i massimi esperti sul tema tra cui Xavier Bosch, del Cancer Epidemiology ResearchProgramme dell’ICO (Institut Català di Oncologia) e Maria Kyrgiou, dell’Imperial College di Londra.
In Italia il nuovo piano vaccinale coinvolgerà anche i maschi – dichiarano Luciano Mariani e Aldo Venuti, Responsabili dell’HPV Unit – un passo importante di equità sociale, che tra l’altro protegge alcune fasce ad alto-rischio di malattia (Men whohave sex with men – MSM), contribuendo al successo del programma stesso. A tutto questo si affianca l’arrivo nel nostro Paese del nuovo vaccino 9-valente con un potenziale di prevenzione del 90% per il cancro del collo dell’utero, del 75-85% per le lesioni precancerose Cin 2 e 3, dell’85-90% per il cancro della vulva, dell’80-85% per il cancro della vagina, del 90-95% per il cancro dell’ano e del 90% dei condilomi genitali.” (foto: san gallicano, Mariani)

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Esperti discutono sulle sfide nel mondo dell’educazione alla Teaching and Learning Conference 2017

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 marzo 2017

BlackboardMilano. La conferenza, che si terrà presso l’Università Bocconi, sarà preceduta, il 21 marzo, dal Corporate Education Forum, una giornata-evento, sempre organizzata da Blackboard e dedicata ai dirigenti aziendali e ai professionisti delle Risorse Umane e della formazione professionale.
La Teaching and Learning Conference è il principale evento di Blackboard in Europa. Educatori ed esperti provenienti da oltre 20 paesi discuteranno, insieme ai responsabili della società, di come offrire le migliori opportunità di apprendimento agli studenti. I delegati avranno inoltre la possibilità di partecipare a più di 60 presentazioni, workshop e momenti di formazione, condividere le proprie esperienze e best practice e creare relazioni con esponenti di altri paesi.
Quest’anno i saluti di benvenuto e i principali interventi saranno tenuti da:
Bruno Pavesi, Consigliere Delegato dell’Università Bocconi
Roberta Cocco Assessore alla Trasformazione Digitale e ai Servizi Civici del Comune di Milano
Eric Stoller, Consulente di strategie e comunicazione per l’educazione universitaria e blogger di InsideHigherEd.com
Dr. William (Bill) Ballhaus, Presidente e Amministratore Delegato di Blackboard
Lee Blakemore, Presidente di Blackboard International
Venerdì 24 marzo, il Prof. Leonardo Caporarello, Direttore di BETA (Bocconi Education and Teaching Alliance) presso l’Università Bocconi, sarà moderatore di una discussione dedicata alle tecnologie per l’apprendimento nell’ambito dell’educazione permanente.
Il Corporate Education Forum, sponsorizzato in esclusiva da IBM, è focalizzato sul training aziendale e sul ruolo chiave che la tecnologia gioca nell’aiutare le aziende e i dipendenti a raggiungere i propri obiettivi di formazione. Più di 100 rappresentanti provenienti da diversi settori industriali si confronteranno sulle ultime novità riguardanti la creazione e la realizzazione di programmi di apprendimento efficaci e misurabili, con esempi pratici di aziende di fama Computer Labmondiale.I principali interventi saranno tenuti da:
Nigel Jeremy, Chief Learning Officer di British Airways
Federico Botti, Head of Mobility, Europe di IBM
James Cook, Global Partner, Workforce Development di IBM
James Hoyle, Director, Go English SL, English Language Training Professional
Sabrina Castellan, Direttore Training Recruiting and Development presso Gruppo Bosch Italia
Lee Blakemore, Presidente di Blackboard International,
Tom Holz, Senior Director di Blackboard for Business International
La mission di Blackboard è quella di collaborare con la comunità globale della didattica e della formazione per consentire agli studenti, ai docenti, agli istituti scolastici, alle università e alle aziende di raggiungere i propri obiettivi educativi, sfruttando le tecnologie e i servizi di eLearning più innovativi e avanzati. Forte di una conoscenza ineguagliata del mondo dello studente e grazie alle le soluzioni più complete del mercato e a una grande capacità di innovazione, Blackboard è il partner ideale per supportare scuole, università e aziende nei processi di cambiamento in atto nel settore dell’educazione.(foto: Blackboard)

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“Farmacisti esperti di infezioni in corsia, i risultati del progetto Antimicrobial Stewardship”

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

Interno farmacia

La presenza di farmacisti ospedalieri esperti di infezioni in corsia non solo porta vantaggi organizzativi ma anche economici. La prova arriva dal progetto “Antimicrobial stewardship” di SIFO, la Società italiana dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici delle Aziende sanitarie, che si è svolto nel corso dell’ultimo anno. Il progetto, lanciato lo scorso anno dal congresso di Catania, si è concretizzato nel 2016 e in queste ultime settimane sono arrivati i risultati. Oggi sono stati presentati al XXXVII Congresso nazionale SIFO in corso a Milano. Il progetto ha coinvolto 12 farmacisti (sei borsisti e sei tutor) che dall’autunno scorso hanno trascorso 12 mesi di lavoro in sei centri ospedalieri: a Torino, Milano, Alto Vicentino di Thiene (Vicenza), Ferrara, Sassari e Acquaviva delle Fonti (Bari). Dopo aver svolto un corso di formazione, questi professionisti hanno lavorato come farmacisti di reparto e, in collaborazione con i medici, hanno monitorato l’andamento dei casi di infezioni verificatisi durante i ricoveri in ospedale, occupandosi in particolare di gestire l’impiego dei farmaci antifungini e antimicrobici, controllando la preparazione, la scelta delle terapie, l’appropriatezza e anche le scorte. Il tutto facendo riferimento alle linee guida dei singoli ospedali.
I RISULTATI – Complessivamente, i farmacisti coinvolti nel progetto (tra i tutor c’erano esperti SIFO ma anche di altre enti e microbiologi di rilievo) hanno esaminato 3.294 cartelle cliniche. Il loro lavoro ha fatto registrare, negli ospedali in cui hanno operato, un aumento medio del 42% nello switch dalla terapia antibiotica iniettabile a quella orale; un miglioramento del 5% nella correzione della posologia, una riduzione del 34% delle scorte di farmaci nell’armadio di reparto; un aumento del 4% delle segnalazioni di allergie e un aumento del 275% nella rilevazione delle reazioni avverse ai farmaci, quindi un vero e proprio ‘boom’ di quella che viene definita farmacovigilanza attiva. Si è registrato, infine, un miglioramento anche nella preparazione dei farmaci e antibiotici in reparto.
Il progetto non lascia dubbi sui benefici che la presenza di un farmacista esperto di infezioni presente in reparto può portare, sia dal punto di vista organizzativo che economico. Del resto, il progetto “Antimicrobial stewardship” è nato proprio con l’obiettivo di portare un risparmio dato da una miglior gestione organizzativa, oltre che di dare un contributo al contrasto della diffusione delle farmaco-resistenze, spesso conseguenza dell’utilizzo non appropriato di un antibiotico per la cura di un’infezione. Il fenomeno, che si sta diffondendo sempre più in Italia, è molto preoccupante dal punto di vista sanitario, sia in termini clinici che economici, ed è ormai al centro dell’attenzione e del confronto tra esperti a livello nazionale e internazionale. SIFO, inoltre, si prefiggeva anche di migliorare l’assistenza per i pazienti, offrendo loro la terapia migliore e più appropriata.
ARRIVA IL MANUALE FORMATIVO – “L’ottimizzazione dell’uso degli antibiotici ha il triplice obiettivo di migliorare il percorso assistenziale nei confronti del paziente e quindi anche l’esito del trattamento, garantire una terapia che risponda ai criteri di costo-efficacia, e ridurre gli effetti avversi dei farmaci stessi, oltre che prevenire l’insorgenza di resistenze indesiderate alle terapie antibiotiche”, afferma Piera Polidori, vicepresidente SIFO e responsabile del progetto. “I programmi ospedalieri di gestione degli antimicrobici, proprio come quello che abbiamo sperimentato in questa esperienza ‘pilota’, sono pertanto elementi necessari per l’attuazione di una politica degli antibiotici nelle strutture assistenziali” Ora, dal progetto, verranno realizzate una serie di schede formative, che insieme ai risultati confluiranno in un manuale formativo sulla tematica delle infezioni, in uscita all’inizio del 2017. La SIFO sostiene fortemente progetti volti al miglioramento costo-efficacia della gestione del le terapie grazie all’intervento del farmacista clinico/di dipartimento.
Il progetto dedicato all’Antimicrobial stewardship di SIFO prendeva le mosse dal precedente progetto del ‘Farmacista di dipartimento’ in ambito oncologico, che cinque anni fa ha visto la Società dei farmacisti al lavoro, in collaborazione con il ministero della Salute, per promuovere la figura del farmacista di reparto esperto in oncologia.
La società scientifica SIFO, che conta oltre 3.000 iscritti, raccoglie la quasi totalità dei farmacisti pubblici dipendenti dal Servizio sanitario nazionale e quelli dipendenti dalle strutture ospedaliere private. Sono i farmacisti ospedalieri che, dopo un percorso universitario di base e un periodo di specializzazione che nell’insieme durano circa nove anni, si occupano di seguire il processo di acquisto, gestione e distribuzione di tutti i beni farmaceutici, per assicurare ai pazienti un’assistenza farmaceutica sicura, appropriata ma anche sostenibile per il Sistema sanitario nazionale. E dalle loro mani passa la stragrande maggioranza della spesa sanitaria nazionale.

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Neuroendocrinologia: massimi esperti europei riuniti a Milano

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2016

porta nuova milanoMilano dal 19 al 22 ottobre riunisce a Milano (Palazzo Mezzanotte – Piazza degli Affari, 6) i massimi esperti nel campo. Lo stato delle conoscenze e i più recenti avanzamenti in fatto di diagnostica, terapie e gestione delle malattie neuroendocrine, fino a non molto tempo fa quasi misconosciute ma che interessano decine di migliaia di persone nel mondo e per questo oggi all’attenzione della ricerca mondiale, sono al centro del 17° Congresso della European Neuroendocrine Association. Un evento importante, che ogni due anni approda nelle capitali europee e che quest’anno torna in Italia dopo alcuni anni di assenza: un Congresso che vanta una lunga e consolidata tradizione e per questo Milano, la città dove è nata la neuroendocrinologia italiana negli anni ’60-’70 grazie al lavoro di grandi ricercatori di base e clinici, è stata scelta come palcoscenico delle quattro giornate di intensi lavori.
«Il Congresso ENEA è un momento fondamentale e di estremo valore nel contesto europeo e non solo, un’operazione di sensibilizzazione, di conoscenza, di informazione sulle più recenti acquisizioni della medicina traslazionale nel campo della neuroendocrinologia e sulle ricadute cliniche presenti e future. È anche un’opportunità per la costituzione di reti di ricerca essenziali per gli specialisti e gli stessi pazienti, trattandosi spesso di malattie rare – afferma Anna Spada, Professore Ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano e Presidente del Comitato organizzatore locale – Il fatto che la sede di questa 17° edizione del Congresso sia l’Italia e Milano è un privilegio che, oltre a conferire il giusto riconoscimento all’eccellenza della ricerca biomedica e clinica italiana in questo settore, consentirà a molti studiosi italiani la partecipazione attiva ai lavori».
Obiettivo del Congresso, che vedrà riuniti oltre 400 tra endocrinologi, specialisti in altre aree e ricercatori provenienti da tutta Europa, è valorizzare l’enorme mole di lavoro portato avanti in ambito biomedico e clinico rispetto alle patologie neuroendocrine, dare spazio e voce alle nuove generazioni di giovani medici e ricercatori, e creare nuovi rapporti per fare “sistema” a livello europeo, senza il quale oggi è estremamente difficile svolgere attività di ricerca di qualità. Vasto il campo d’interesse della neuroendocrinologia e ampio il programma delle quattro giornate, fondato sull’interdisciplinarietà: alle letture plenarie si alterneranno simposi, meet the expert, comunicazioni libere. All’avanguardia e originali molte delle tematiche presentate, a partire dai più recenti avanzamenti sulla fisiopatologia dello stress e dell’equilibrio energetico e il suo impatto in moltissime patologie, fino ai meccanismi patogenetici delle neoplasie neuroendocrine. Ampio spazio sarà dedicato alla gestione della sindrome di Cushing e dell’acromegalia così come alla neuroendocrinologia dell’invecchiamento attivo e in salute.
«Alcune relazioni presentate al Convegno sono caratterizzate da spunti particolarmente originali e interessanti – dice Annamaria Colao, Professore Ordinario di Endocrinologia all’Università “Federico II” di Napoli, Presidente ENEA, che nella sua Lettura Magistrale ripercorrerà la storia e il trattamento dei tumori ipofisari – si parlerà delle terapie innovative dei tumori neuroendocrini particolarmente aggressivi del surrene, dell’ipofisi, della tiroide, vere e proprie target therapy che vanno ad inibire le vie del segnale molecolare delle protein chinasi indispensabili per la crescita tumorale; un approfondimento si farà sui meccanismi cerebrali che regolano l’appetito; si farà il punto sulle novità più recenti nel trattamento della sindrome di Cushing e dell’acromegalia, quale ad esempio pasireotide, ormai entrato nella pratica clinica, e sugli inibitori enzimatici della funzione surrenalica. Il Congresso sarà anche stavolta un momento di trasduzione a livello clinico delle più attuali conoscenze dei meccanismi molecolari ma anche della gestione di alcune patologie nella pratica clinica».
La vastità del settore neuroendocrino ha indotto gli organizzatori, tra i quali l’endocrinologo Diego Ferone dell’Università degli Studi di Genova, che ha curato il programma, a puntare su alcuni aspetti: il controllo dei sistemi che regolano le risposte allo stress, il bilancio energetico e l’importanza di questo sistema sulla fertilità, i nuovi approcci terapeutici alle patologie espansive ipotalamo-ipofisarie, i nuovi farmaci oggetto di trials europei e gli studi sull’assetto recettoriale e post-recettoriale dei tumori neuroendocrini (NET) e le loro implicazioni terapeutiche. Nel corso del Congresso, la professoressa Colao riceverà il Premio ENEA 2016 come migliore ricercatore dell’anno nel campo dell’Endocrinologia.

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Gli esperti sulla Malattia di Gaucher

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 ottobre 2016

porto antico genovaGenova 11 ottobre 2016 Palazzo della Borsa a partire dalle 8.15 XII incontro annuale sulla Malattia di Gaucher. L’evento è sotto la guida della dottoressa Maja Di Rocco, responsabile dell’Unità operativa semplice dipartimentale di Malattie Rare dell’Ospedale Gaslini di Genova, che da dodici edizioni è responsabile scientifico dell’evento, affiancata da uno Scientific Steering Committee, l’appuntamento chiamerà a raccolta i medici che da anni si occupano della patologia. La giornata, che sarà aperta appunto dalla dottoressa Di Rocco con la presentazione degli obiettivi dell’incontro, vedrà tra i protagonisti il professor Timothy M. Cox, del Dipartimento di Medicina dell’Università di Cambridge, che terrà una lectio magistralis proprio sui benefici della terapia, dal titolo “Development of substrate reduction therapy in Gaucher disease” e parlerà di una nuova terapia orale per la Malattia di Gaucher, che potrebbe migliorare la qualità di vita delle persone affette per le quali ad oggi è disponibile solo l’infusione endovenosa. Durante i lavori, diversi altri specialisti ed esperti svilupperanno una serie di argomenti di discussione (in allegato, il programma) per poi arrivare alle conclusioni, in serata.
E’ così che anche quest’anno, Genova ospiterà i maggiori esperti nazionali e internazionali della Malattia di Gaucher, per fare il punto su diagnosi, terapia, esperienze e ricerca riguardo a questa patologia rara che in due terzi dei soggetti affetti vede l’esordio in età pediatrica. Anche se la diagnosi è spesso ritardata all’età adulta. E’ a partire dalla prima edizione del 2005 che ogni anno, grazie al contributo non condizionato di Genzyme, gli esperti si riuniscono a Genova per confrontarsi e discutere sulle più recenti acquisizioni sulla Malattia di Gaucher. L’obiettivo raggiunto è stato la creazione di un gruppo di lavoro italiano che coinvolge non solo i clinici dei centri di riferimento per la malattia di Gaucher del nostro Paese, ma anche i medici ospedalieri che effettuano ogni quattordici giorni la terapia enzimatica sostitutiva. Un gruppo di lavoro coeso, che ha condiviso le conoscenze ed elaborato le esperienze cliniche in pubblicazioni di rilievo internazionale, creando cultura e professionalità per questa malattia rara. Un percorso che ha permesso di rendere omogeneo l’approccio clinico e terapeutico.
Nel 2014, per esempio, è stato presentato un algoritmo che individua la malattia già nei bambini. Creato da un gruppo di metabolisti ed ematologi, l’algoritmo è nato partendo da due premesse: la prima è che più del 30% di chi manifesta la malattia lo fa, appunto, in età pediatrica, pure se la diagnosi può arrivare con ritardo anche di otto o dieci anni. La seconda è che con la giusta terapia, se iniziata precocemente, si possono evitare danni permanenti e irreversibili agli organi. Durante il convegno, saranno presentati i primi risultati di uno studio italiano che, applicando appunto l’algoritmo, aiuta il pediatra a diagnosticare precocemente i bambini affetti dalla malattia.
La Malattia di Gaucher è una condizione rara ed ereditaria con una frequenza intorno a 1 su 40.000 persone. A causa della carenza di un enzima, la beta-glucosidasi acida (glucocerebrosidasi), che ha il ruolo di scindere una molecola di natura lipidica, la malattia porta un accumulo di lipidi nelle cellule denominate appunto di Gaucher. Questo provoca l’ingrossamento della milza e del fegato con anemia, ematomi, sanguinamento eccessivo, ma anche osteoporosi o alterazioni ossee. La malattia di Gaucher fu descritta per la prima volta nel 1882, ma gli studi clinici sono partiti molti anni dopo. Basti pensare che solamente nel 1984, grazie alla madre di un bambino statunitense e a un gruppo di ricercatori, si iniziò la sperimentazione della terapia con l’enzima mancante.

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Agricoltura, la ricetta per il futuro dagli esperti di Economia sotto l’Ombrellone

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2016

agricolturaPuntare su colture ad alta redditività, anche di nicchia. Sfruttare le nuove tecnologie e preparandosi a una gestione economica attenta, curando in particolar modo il rapporto con le banche. Creare un forte accordo fra agricoltori, università e istituti di credito e sviluppare reti di imprese. Da questi punti chiave può uscire una ricetta per rilanciare l’agricoltura del Friuli Venezia Giulia e dell’Italia, un settore che ha prospettive interessanti ma che presenta molti aspetti da migliorare. Di questo si è parlato durante il primo incontro della sesta edizione di “Economia sotto l’ombrellone”, ieri all’Hotel President di Lignano Sabbiadoro, incentrato sul tema “La nuova agricoltura fra evoluzione e difficoltà di finanziamento”. Fra i relatori Carlo Antonio Feruglio, consigliere della Federazione delle Bcc del Friuli Venezia Giulia, il professor Alessandro Peressotti del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Udine e l’imprenditore Marco Tam, presidente di Greenway Group.«Il sistema delle Bcc del Friuli Venezia Giulia dal 2010 al 2015, nonostante la crisi, ha aumentato i suoi impieghi a favore di aziende del settore agricolo di 54 milioni di euro passando da 336 a 390 milioni di euro (+26,5%), con un aumento di circa il 4-5% all’anno». Lo ha spiegato Carlo Antonio Feruglio, che è anche presidente della Bcc di Staranzano e Villesse, nonché titolare di una grande azienda agricola. «La crescita degli impieghi –ha detto ancora Feruglio– dimostra che l’agricoltura è un settore con prospettive interessanti e al quale le banche guardano con attenzione anche per il basso livello di sofferenze (5,2%). Quello che conta, però – ha concluso – è che le aziende sappiano presentarsi alle banche con idee innovative, business plan ben fatti e bilanci ben scritti perché oggi non si possono più concedere finanziamenti al mondo agricolo contando sul fatto che ha forti capitali (i terreni), ma bisogna che chi chiede credito abbia progetti validi e possibilità di generare reddito».Sui cambiamenti in atto nel mondo agricolo si è incentrato l’intervento del professor Peressotti «Oggi il 90% circa delle aziende agricole del Fvg ragionano con logiche “industriali” e cercano quindi la strada per ottimizzare il reddito, l’8% sono, invece, aziende di piccole dimensioni che puntano sul bio e sulla sostenibilità, vendono direttamente i propri prodotti e hanno l’interesse non solo a produrre, ma a riappropriarsi del territorio. Il 2%, infine, pratica un nuovo tipo di agricoltura, ancora poco conosciuto, che si sta sviluppando nelle città grazie agli orti urbani o alle coltivazioni sui terrazzi che è fatta da persone che desiderano produrre quello che consumano. Certamente – ha continuato Peressotti – se guardiamo alle aziende agricole tradizionali in rapporto al credito è uno dei problemi. Oggi, comunque – ha aggiunto – tutti coloro che frequentano i corsi di agraria all’Università imparano anche gestire correttamente la finanza aziendale e, quindi, i nuovi imprenditori agricoli sanno perfettamente cosa vuol dire presentare un business plan o un bilancio». Un ulteriore problema del mondo agricolo segnalato da Peressotti è la scarsa propensione degli studenti di agraria a fare l’imprenditore: «Una bassa percentuale degli studenti dei corsi di agraria – ha sostenuto il professore del Disa di Udine –aspira a diventare imprenditore agricolo in prima persona, meno rispetto ad altri Paesi come Usa, Gran Bretagna e Germania. La gran parte punta a un lavoro dipendente. Va anche detto – ha concluso – che non di rado i ragazzi che si formano nelle nostre università finiscono per andare all’estero perché trovano condizioni di lavoro più interessanti e remunerative».
Marco Tam, titolare del gruppo Greenway che possiede due impianti di produzione di Biogas a Bertiolo e San Daniele del Friuli, nonché titolare di un’azienda agricola estensiva, ha sottolineato i grandi cambiamenti tecnologici in atto nell’agricoltura, nonché gli aspetti positivi e negativi dell’agricoltura a Nord Est e in Italia in genere: «Droni che sorvegliano le colture, controllo dei campi da remoto, macchine robot che potranno sostituire almeno in parte i trattori a guida umana e molte altre novità – ha spiegato –aiuteranno sia l’agricoltura tradizionale ed estensiva, sia quella di nicchia sia quella biologica, consentendo anche all’agricoltura di diventare più sostenibile. Diminuisce e diventa molto più preciso l’uso sia dei concimi, sia dei mezzi naturali di contrasto alle malattie e ai parassiti delle piante. L’università dovrà formare figure adatte a gestire questi cambiamenti. Fondamentale inoltre – ha aggiunto poi Tam – una conduzione economicamente sensata delle aziende, che richiede investimenti significativi e una gestione finanziaria, produttiva e commerciale molto attenta». Purtroppo in Friuli la mentalità favorevole a una gestione imprenditoriale dell’aziende agricole è ancora poco diffusa: «Basti dire – ha aggiunto Tam – che alla più tradizionale delle colture estensive, quella del mais, in regionesono dedicati circa 50mila ettari (erano 80mila 5 anni fa) suddivisi fra circa 2000 aziende, con circa 2000 occupati, mentre nel midwest statunitense una superfice analoga è divisa fra circa 50 aziende con 250 occupati. È evidente – ha concluso – che in queste condizioni le colture estensive in Friuli Venezia Giulia, e in Italia in genere, non hanno molto futuro. Noi invece dobbiamo sfruttare la nostra elasticità, le nostre capacità, un forte accordo fra agricoltori, università e istituti di credito per indirizzare le nostre produzioni verso settori agricoli, anche di nicchia, ma ad alta redditività che ci consentano di essere competitivi grazie alla qualità del nostro lavoro. Dovremo sviluppare le reti di impresa per poter aumentare la massa critica delle nostre aziende. Non possiamo competere sulla quantità e sul prezzo perché in questo campo saremmo sempre perdenti rispetto a Paesi che hanno estensioni agricole enormemente superiori alle nostre».

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I rischi del market timing

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 maggio 2016

borsa milanoIl market timing, la strategia d’investimento che prova a vendere prima di una fase rialzista del mercato e a comprare prima di quella ribassista, è da tempo tema al centro delle discussioni di addetti ai lavori, accademici e stampa. L’idea di poter prevedere i trend dei mercati, un po’ come si fa il weekend quando tutti si trasformano in esperti allenatori, per quanto attraente dal punto di vista psicologico, in caso di scelte sbagliate può comportare conseguenze molto pericolose per i nostri patrimoni.Basta guardare all’analisi storica dei principali indici che monitoriamo giornalmente (inclusi i dividendi), per comprendere quanto il market timing sia rischioso e sconveniente.Se guardiamo al comparto azionario, la media dei rendimenti dell’indice MSCI World, calcolata su un periodo compreso tra gennaio 1990 e marzo 2016, è pari al 5,6% per anno; per lo S&P è un sorprendente 8,7%; per l’inglese FTSE 100 è al 6,5% e, infine, per il nostrano FTSEMIB allo 0,8% (sebbene per quest’ultimo l’analisi parta dal 1998).A primo impatto sembrano numeri ben al di sotto di quelli che ci si aspetta in genere dal comparto azionario, soprattutto se si considera il FTSEMIB. Ma se per gli stessi indici si considera il rendimento complessivo, il 371% per l’MSCI World e il 917% per lo S&P 500 sono rendimenti decisamente attraenti. L’effetto del compounding (la regola d’oro nella gestione del risparmio che consiste nel semplice concetto che ritorni annuali non vanno sommati, ma moltiplicati aumentando così il ritorno dell’investitore) non va sottovalutato.
Ciò che l’investitore dovrebbe monitorare è il ritorno reale, ossia quello dato dal ritorno nominale dell’investimento meno l’inflazione, perché il potere d’acquisto aumenta sulla base della ricchezza reale e non nominale. Per un calcolo corretto, dovremmo quindi prendere in considerazione indici relativi alla valuta locale e l’inflazione di riferimento.Prendiamo ad esempio gli indici MSCI World e S&P 500 entrambi prezzati in dollari. Tra il gennaio 1990 ed il marzo 2016, l’inflazione media americana e’ stata pari al 2,5% all’anno, il rendimento reale complessivo è stato pari al 3.1% per l’indice MSCI World e al 6.2% per l’indice S&P, meglio di quanto si sarebbe ottenuto investendo in prodotti monetari.Se si guarda ad esempio all’indice Barclays 3 mesi LIBOR, che si avvicina molto a quanto si sarebbe potuto ottenere con un conto di risparmio a breve termine negli Stati Uniti, il rendimento annualizzato totale da dicembre 2008 a marzo 2016 sarebbe stato del 2,3%.Tenendo conto poi dell’inflazione, il rendimento reale sarebbe stato nettamente inferiore, ossia -0,2% per anno.Per quanto riguarda il comparto obbligazionario, analizziamo l’andamento del’ indice JP Morgan Global Aggregate Bond, tra i più importanti benchmark per il mondo degli investimenti obbligazionari che comprende obbligazioni governative e societarie.Da gennaio 1990 a marzo 2016, il rendimento annualizzato è stato del 5,8% e quello complessivo del 390%.
In riferimento alle materie prime, l’indice RJ/CRB index, uno tra i benchmark più noti, ha guadagnato tra gennaio 1994 e marzo 2016, il 4,3%, ossia il 167% in termini di rendimenti totali, positivi anche dopo aver sottratto l’impatto dell’inflazione (sempre considerando una strategia buy and hold, dunque l’assenza di transazioni che richiederebbero diversamente dei costi da tenere in considerazione).Se di tutti gli indici analizzati, escludessimo i 10 giorni migliori, avremmo uno scenario del tutto diverso che dovrebbe far riflettere gli investitori/trader focalizzati nel breve termine.Sul fronte azionario, il rendimento annualizzato del MSCI World sarebbe stato del 3,5%, il 2,1% in meno di quello ottenibile con una strategia buy and hold,.Gli indici S&P, FTSE100 e FTSEMIB avrebbero offerto rispettivamente il 6,1%, il 4% e il -3,6%.Sull’obbligazionario e le materie prime, l’indice JP Morgan Aggregate Bond ha prodotto un rendimento pari al 5.1%, mentre l’indice RJ/CRB 2.1%.I rendimenti cambiano considerevolmente se si considerano i costi di trading, soprattutto nel mondo dell’obbligazionario, caratterizzato da un bid-ask spread (costo di acquisto e vendita).
La letteratura accademica fornisce evidenze ancora più chiare in merito alle difficolta nell’utilizzare strategie di market timing che tendono spesso ad assomigliare più ad una scommessa al casinò che ad un investimento. Assumendo la probabilità di “cogliere il momento giusto” sia pari al 50%, se si considerano i costi di trading, questa si riduce notevolmente.
Il gruppo di addetti ai lavori in grado di ottenere benefici dal market timing è ristretto ed è difficile averne accesso. I risparmiatori prima di provare con il loro risparmi a perseguire strategie di market timing dovrebbero chiedersi se dispongono delle competenze necessarie, se sono in grado di gestire lo stress insito in queste strategie e se hanno il tempo necessario da dedicare a questa attività.Quanto descritto non deve scoraggiare gli investitori. Infatti la soluzione per i risparmiatori è utilizzare un approccio basato sull’analisi dei trend di mercato di lungo termine, e sfruttare i principi della diversificazione e di un’adeguata gestione del rischio. Questi punti chiavi sono la condizione necessaria per rendimenti soddisfacenti e sostenibili nel lungo termine.
Il primo riguarda appunto la comprensione dei trend di lungo termine e dei rendimenti attesi delle varie asset class, sui quali vi è una vasta ricerca accademica che testimonia quanto sia più semplice ottenere stime corrette sui rendimenti futuri con orizzonti a 5/10 anni, piuttosto che stimare cosa succederà’ l’anno prossimo.Il secondo punto è fondamentale per ottimizzare l’investimento e ottenere migliori rendimenti, sfruttando i punti di forza e debolezza di ciascuna asset class.
Il terzo infine permette di preservare il capitale in condizioni di mercato difficili e di bilanciare i rendimenti, evitando agli investitori cattive sorprese.

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Incontro con esperti nel settore culturale, educativo ed editoriale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 maggio 2016

parma universitàParma Giovedì 5 maggio, a partire dalle ore 10, nell’Aula K1 del Plesso D’Azeglio (via D’Azeglio 85), si terrà l’incontro Gli studi umanistici: Università, formazione, lavoro, organizzato dal Dipartimento di Antichistica, Lingue, Educazione, Filosofia – A.L.E.F. e dal Dipartimento di Lettere, Arti, Storia e Società. La giornata è dedicata agli studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale dell’Ambito Umanistico e delle Scienze Umane ed è pensato per illustrare – grazie alla partecipazione di esperti nel settore culturale, educativo ed editoriale – le competenze attualmente richieste ai neolaureati in campo umanistico e le possibili future opportunità di lavoro. L’incontro verrà introdotto dai proff. Luigi Allegri, Direttore del Dipartimento L.A.S.S., e Giuseppe Biondi, Direttore del Dipartimento A.L.E.F. Seguirà la tavola rotonda I luoghi della cultura: formazione e ricerca, cui parteciperanno rappresentanti del mondo culturale (musei, biblioteche e archivi), della scuola ed esponenti delle case editrici.
Coordineranno i lavori i proff. Ugo Fantasia (Presidente del corso di laurea in Lettere), Massimo Magnani (Presidente del corso di laurea magistrale in Lettere classiche e moderne), Beatrice Centi (Presidente del corso di laurea triennale in Studi filosofici) e Faustino Fabbianelli (Presidente del corso di laurea magistrale in Filosofia).

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Esperti italiani a Londra per un Workshop Internazionale sulle malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2016

london-centralLondra. Le malattie cardiovascolari nella donna sono uno dei temi principali del Workshop Internazionale “Treatment of Cardiovascular Disease in 2016 – Confronting ‘Real Life’ Challenges”. L’evento, organizzato dal Cardiovascular and Cell Sciences Research Institute della St George’s University di Londra con il supporto della Fondazione Internazionale Menarini, è in programma a Londra dal 5 al 7 maggio 2016. Tutte le sessioni saranno condotte da clinici di fama internazionale e prenderanno in esame i diversi aspetti della cardiologia. In particolare la mattina di venerdì sarà dedicata alle patologie cardiache nella donna, con focus sulla prevenzione, le differenze di genere nella diagnosi e nella gestione dell’ischemia cardiaca, il ruolo dell’ecocardiografia come strumento diagnostico, l’angina nelle donne in post-menopausa e lo scompenso cardiaco. A questa sessione, oltre a relatori internazionali, partecipano gli italiani Giuseppe Rosano, Visiting Professor di Farmacologia al St George’s Hospital di Londra, e Paolo Camici, Professore di Cardiologia all’Università Vita-Salute – San Raffaele di Milano

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Infezioni difficili in oncologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2016

broncopatiaRoma 4 Marzo 2016 ore 8.30 Centro Congressi Multimediale Via Fermo Ognibene 23 un incontro interattivo tra esperti per discutere proprio di infezioni difficili in oncologia e dermatologia e degli aspetti economici che ne derivano. Responsabile scientifico del convegno è Luigi Toma, infettivologo degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri.Sono 25.000 i decessi annuali in Europa a causa di infezioni da germi multiresistenti (MDR) con un costo annuale complessivo pari a 1,5 miliardi di euro. I dati emergono da recenti studi dell’European Centre of Disease Prevention and Control (ECDC). Se il fenomeno dell’antibiotico-resistenza continuerà a crescere come oggi, si stima che nel 2050 le persone che nel mondo moriranno per queste infezioni saranno 10 milioni all’anno, con un costo complessivo di 100 triliardi di dollari per anno. Lo sviluppo negli ultimi anni di farmaci sempre più efficaci in ambito oncologico e dermatologico ha notevolmente migliorato la spettanza e la qualità di vita di molti pazienti con tali patologie ed analogo risultato è stato ottenuto con i farmaci altamente efficaci contro l’infezione da HIV. “Queste nuove opportunità terapeutiche – precisa Luigi Toma – determinano inevitabilmente una maggiore complessità dei pazienti che, diventando sempre più anziani e/o immunodepressi, sono maggiormente esposti a complicanze infettive spesso sostenute da MDR.” Un altro aspetto che rende più complessa la gestione clinica delle complicanze infettive, specie nel paziente anziano, è rappresentato dal sempre maggior uso di dispositivi medici all’interno del corpo umano e dall’intrinseca capacità da parte di alcuni microrganismi di formare il cosiddetto “biofilm microbico” su tali dispositivi.
“La gestione clinica di tali complicanze – chiarisce Toma – non può prescindere dal supporto del microbiologo clinico che a sua volta viene investito con sempre maggiore frequenza della responsabilità di scelte terapeutiche che tengano anche conto delle caratteristiche peculiari dei singoli ceppi microbici.”Anche il settore della microbiologia clinica ha conosciuto negli ultimi anni notevoli progressi metodologici e strutturali che permettono oggi di avere in pochissimo tempo l’identificazione microbica dell’agente eziologico in molte complicanze infettive.”Non tutti gli ospedali – sottolinea Marta Branca, Commissario Straordinario IFO – hanno un reparto di microbiologia clinica in grado di fornire tali servizi e questo a volte determina: inappropriatezza terapeutica, aumento dei costi di degenza, incremento della mortalità e della farmaco-resistenza.

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A Udine i maggiori esperti mondiali di chirurgia del fegato

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

udineUdine dal 1 al 3 ottobre 2015 promosso dalla FONDAZIONE INTERNAZIONALE MENARINI. Organizzato dalla Clinica Chirurgica e Centro Trapianti dell’Azienda ospedaliero universitaria di Udine e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, il congresso vede la partecipazione di alcuni fra i massimi esperti mondiali nel settore. L’evento sarà articolato in tre sessioni. Nella prima, dedicata al tumore del fegato, verranno presentate le più moderne metodiche di trattamento integrato chirurgico/trapiantologico, in un panel di discussione fra epatologo e chirurgo. Nella seconda il campo di azione viene spostato a uno dei tumori oggi più frequenti, quello del colon. La terza sessione illustrerà la prospettive di cura emergenti per il tumore del pancreas e delle vie biliari. Al congresso si affiancano due simposi satelliti: il primo dedicato alla chirurgia del seno, sotto l’egida della Scuola Italiana di Chirurgia Senologica, e il secondo in collaborazione con la Società Italiana di Chirurgia Ambulatoriale e Day Surgery. Sede del Congresso e dei Simposi sarà il Salone del Parlamento al Castello di Udine. La partecipazione è aperta a tutti i medici ed è gratuita.

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A Genova un simposio internazionale sulla leucemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 febbraio 2015

porto antico genovaI maggiori esperti internazionali e italiani sulle leucemie si riuniranno a Genova dal 12 al 14 febbraio in occasione del simposio “Stem Cells, Cancer, Immunology and Aging”, organizzato dall’Istituto Giannina Gaslini e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.Il simposio si svolgerà all’Acquario di Genova, Area Porto Antico.Al centro dell’incontro nuove e promettenti metodiche che negli studi clinici hanno dimostrato di poter sconfiggere la leucemia anche nei casi più difficili, che non rispondono ai trattamenti attualmente disponibili. Se le promesse saranno mantenute, in futuro le nuove terapie potranno sostituire il trapianto di midollo, oggi unica speranza in caso di malattia avanzata. Un’altra sessione del simposio sarà dedicata al confronto tra tumori infantili e negli adulti: oncologi ed ematologi stanno cercando di capire come mai la guarigione è più frequente nei bambini rispetto agli adulti e se lo studio dei tumori infantili può aiutare a migliorare le terapie anche negli altri tipi di tumore.Un’ultima sessione, infine, sarà dedicata alla creazione e all’organizzazione dei Centri per lo studio delle cellule staminali e delle terapie cellulari, àmbito in cui l’Istituto Gaslini è all’avanguardia.

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Menopausa, esperti a confronto

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 novembre 2014

menopausaRoma “Adottare una strategia condivisa per la somministrazione della terapia ormonale”. Così il professor Annibale Volpe, presidente della società italiana menopausa (sim) sintetizza uno tra gli obiettivi del 2° Congresso nazionale congiunto sim e SIPO (Società Italiana Policistosi Ovarica) che si apre oggi a Roma e si chiuderà domani sera, 14 novembre. “Dopo un iniziale periodo di fiducia, intorno agli anni ’90, nei confronti della terapia ormonale sostitutiva, ritenuta in grado non solo di controllare la sintomatologia, ma anche di prevenire le patologie cardiovascolari e dell’osteoporosi,” spiega il professor Volpe “nel 2000 la tendenza si è invertita”. Oggi però sembra che un compromesso sia stato raggiunto: “Proprio questo tema sarà il focus del Congresso in occasione del quale presenteremo il nostro position paper sul tema”. Specifica il presidente della sim: “In sintesi, la terapia ormonale deve essere somministrata a tutte quelle donne che evidenzino una sintomatologia chiara e specifica. Le maggiori società scientifiche mondiali nell’ambito della menopausa e della terapia ormonale hanno sottoscritto un Global Consensus Statement secondo il quale, in sintesi, nelle donne che assumono la terapia ormonale entro 10 anni dall’inizio della menopausa, ci sarebbe una riduzione dei processi di calcificazione delle arterie coronariche, un beneficio in termini di mortalità e un mancato aumento dell’incidenza degli eventi cardiaci”.In occasione del Congresso, inoltre, la sim presenterà i risultati di un’ampia indagine – condotta su un campione di ben 900 donne -completamente “made in Italy” sull’atrofia vaginale, condizione che dipende dalla carenza degli ormoni estrogeni. I risultati del trial, condotto secondo elevati criteri, “evidenziano la diffusione di questa patologia” mette in luce il professor Volpe “e sottolineano l’importanza di una strategia preventiva mirata ed efficace”.La due giorni si occuperà anche di policistosi ovarica: “La SIPO rappresenta una nuova realtà scientifica nazionale che associa numerose aree specialistiche, quali Ginecologia, Endocrinologia e Dermatologia” racconta il professor Vincenzo De Leo, vicepresidente della società scientifica. “Ben il 10% delle donne in età fertile soffre di questa patologia, con possibili serie complicazioni che spaziano dall’irregolarità mestruale, all’irsutismo, alla sterilità”. Inoltre, continua il professore “con il sopraggiungere della menopausa, la policistosi ovarica può sfociare in sindrome metabolica, tra le principali cause di diabete di tipo II”. “Nel corso del Congresso” sottolinea il professor De Leo “verranno presentate importanti soluzioni terapeutiche naturali, quali l’associazione dell’inositolo con il glucomannano, con l’acido lipoico e la monakolina, la statina che riduce il colesterolo e controlla gli androgeni”. “La nostra Società attraverso il Congresso “conclude il presidente SIPO “intende porre le basi per un corretto stile di vita e per educare all’assunzione di specifiche sostanze naturali che agiscono come farmaci ”.

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Cancro alla prostata, Psa sconsigliato da esperti Usa

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2012

English: Prostate ultrasound Deutsch: Herkömml...

English: Prostate ultrasound Deutsch: Herkömmliches Querschnittbild der Prostata (Rohdatenwiedergabe) ohne auffälligen Befund. (Photo credit: Wikipedia)

Lo Us Preventive Services Task Force ha ufficialmente bocciato il test del Psa per lo screening del cancro della prostata, come esame di routine negli uomini sani di mezza età. Una raccomandazione, destinata a sollevare polemiche, determinata, dicono le conclusioni della task force governativa statunitense, «dalle scarse evidenze che i benefici siano superiori ai rischi». Viene così esteso un provvedimento già preso per gli uomini di età superiore ai 75 anni. L’unica concessione riguarda casi individuali, laddove il clinico, riconosciuta l’evidenza, possa applicare la decisione del test al singolo paziente. La raccomandazione restrittiva ha suscitato l’immediata replica dell’American Urological Association che si è detta «oltraggiata» dal parere. «Gli uomini che sono in buona salute» aggiungono gli urologi statunitensi «e hanno più di 10-15 anni di aspettativa di vita dovrebbero poter scegliere di fare il test e non essere scoraggiati». E in Italia? «La scelta assolutista è criticabile» secondo Riccardo Valdagni, Direttore del Programma Prostata dell’Istituto dei Tumori di Milano, «se è vero che il Psa non può essere adottato come screening di popolazione a livello nazionale, lo stesso discorso non può essere trasferito in modo indiscutibile sul singolo. E questo» secondo Valdagni «vale fino a che non ci saranno conclusioni definitive in questo senso prodotte dai 3 studi randomizzati in corso». Il rischio, spiega il vicepresidente Siuro, è la sovradiagnosi e il conseguente eccesso di terapia «ma al paziente con una buona aspettativa di vita che desiderasse sottoporsi al test, se adeguatamente informato sui rischi, il test non va negato» conclude. (Marco Malagutti fonte fonte doctornews33)

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