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Macchine movimento terra: a settembre export Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

A settembre l’export italiano di macchine per costruzioni ha toccato i 2 miliardi e 187 milioni di euro. I primi nove mesi del 2018 fanno segnare un aumento del 6,2% in valore sullo stesso periodo del 2017. Lo certificano le ultime rilevazioni disponibili dell’Osservatorio Samoter-Prometeia con il contributo informativo di Unacea.Macchinari e attrezzature made in Italy per il movimento terra rappresentano la parte più consistente degli ordinativi dall’estero, con un controvalore di oltre 1 miliardo di euro (+13%). Seguono le macchine per la preparazione degli inerti (382 milioni di euro/+0,9%), per la perforazione (276 milioni di euro/-0,9%) e per il calcestruzzo (211 milioni di euro/-3%). Segno positivo per le esportazioni di gru a torre (196 milioni di euro/+10,7%), mentre le macchine stradali totalizzano 93 milioni di euro, in flessione del 3,6 per cento.
A livello di mercati di destinazione, l’Europa occidentale si conferma anche nel terzo trimestre dell’anno l’area di riferimento (915 milioni di euro/+6,9%); al secondo posto l’America del Nord (287 milioni di euro/+19,6%) e al terzo l’Europa centro orientale, compresa la Turchia (275,8 milioni di euro/+14%). In crescita l’export verso Medio oriente (108 milioni di euro/+4,4%) e India (42 milioni di euro/+6,8%). Segno negativo per America centro-meridionale (99,7 milioni di euro/-17,75), paesi del Nordafrica (75 milioni di euro/-12,9%), Russia (56 milioni di euro/-0,2%) e Cina (46 milioni di euro/-1,4%).
Per quanto riguarda il mercato interno, da gennaio a settembre, le importazioni di macchine e attrezzature da cantiere e per l’edilizia hanno raggiunto i 710,5 milioni di euro, con un balzo in avanti del 14,4% sui primi nove mesi del 2017.Investimenti in crescita nel comparto delle costruzioni: le stime per il biennio 2019-2020
A contribuire al risultato dell’import di mezzi e macchinari anche la continua ripresa nel settore delle costruzioni nazionali. I dati elaborati dall’Osservatorio Samoter-Prometeia registrano un terzo trimestre dell’anno con investimenti in crescita dello 0,5 per cento.
Riviste quindi al rialzo le proiezioni sul consuntivo 2018 che chiuderà così a 140,5 miliardi di euro impiegati, in aumento dell’1,9 per cento. L’edilizia residenziale (+2,6%) si conferma comparto trainante nel 2018, grazie a ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche; bene anche il non residenziale (+1,7%), mentre le opere pubbliche faticano ancora a decollare (+0,3%).Per il prossimo biennio le stime dell’Osservatorio prevedono un rafforzamento della fase espansiva del 2,1% annuo di media, soprattutto per la forte spinta degli stanziamenti pubblici nel genio civile che nel 2020 porteranno gli investimenti totali in infrastrutture a salire del 6 per cento, dopo il +2,5% previsto nel 2019.Segnali beneaguranti in vista della 31ª edizione di Samoter, l’unica manifestazione in Italia dedicata a tutti i comparti delle macchine per costruzioni, in programma a Veronafiere dal 21 al 25 marzo 2020 con un focus tematico su innovazione ed efficientamento delle tecnologie.

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I deputati europei chiedono di rafforzare i controlli sulle esportazioni di armi dell’UE

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Bruxelles. I parlamentari europei hanno chiesto un meccanismo per imporre sanzioni agli Stati membri dell’UE che violano le regole comuni in materia di esportazione di armi.Per i deputati, avere norme comuni sulle esportazioni di armi è essenziale per evitare abusi dei diritti umani e impedire l’utilizzo di armi europee contro le stesse forze europee.
I deputati hanno riportato alcuni esempi particolari, come quello dell’Arabia Saudita: nonostante il Paese violasse sei degli otto criteri stabiliti comunemente, quasi tutti gli Stati membri hanno dato il via libera all’esportazione di armi, compromettendo così l’intero sforzo europeo di controllo degli armamenti.
I deputati sottolineano che le navi da guerra esportate hanno contribuito a rafforzare il blocco navale nello Yemen, mentre gli aerei e le bombe sono state fondamentali per la campagna aerea, causando sofferenze continue alla popolazione dello Yemen.Si sono quindi congratulati con la Germania e con l’Olanda, che hanno cessato di vendere armi all’Arabia Saudita e hanno criticato gli Stati membri che ancora non l’hanno fatto.I deputati chiedono anche un embargo nei confronti di tutti gli altri membri della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemen.
I deputati affermano di essere “sconvolti per la quantità di armi e munizioni di fabbricazione europea trovate nelle mani di Da’esh in Siria e in Iraq”. Secondo la posizione comune dell’UE, gli Stati membri devono garantire che le licenze di esportazione non siano dirottate verso utenti finali indesiderati. Tuttavia, alcuni Stati membri dell’UE, come la Bulgaria e la Romania, non applicano efficacemente questa disposizione.Per evitare il rischio che le armi finiscano nelle mani sbagliate, i deputati chiedono a tutti gli Stati membri di “rifiutare in futuro trasferimenti simili, in particolare verso gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita”.La risoluzione sul controllo delle esportazioni di armi è stata approvata con 427 voti in favore, 150 voti contrari e 97 astensioni.
Secondo la 19ª relazione annuale sulle esportazioni delle armi, l’UE è il secondo maggior fornitore di armi al mondo (27% delle esportazioni mondiali di armi), dopo gli Stati Uniti (34%) e prima della Russia (22%). Nel 2016, il 40,5% delle licenze di esportazione delle armi è stato concesso a paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. L’Arabia Saudita, l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti (EAU) rappresentano la maggior parte di tali esportazioni (57,9 miliardi).La posizione comune dell’UE sulle esportazioni di armi è l’unico accordo giuridicamente vincolante a livello regionale sulle esportazioni di armi convenzionali. Essa elenca otto criteri che gli Stati membri devono applicare quando prendono una decisione sulla licenza di esportazione di armi.
Bruxelles. I parlamentari europei hanno chiesto un meccanismo per imporre sanzioni agli Stati membri dell’UE che violano le regole comuni in materia di esportazione di armi.Per i deputati, avere norme comuni sulle esportazioni di armi è essenziale per evitare abusi dei diritti umani e impedire l’utilizzo di armi europee contro le stesse forze europee.
I deputati hanno riportato alcuni esempi particolari, come quello dell’Arabia Saudita: nonostante il Paese violasse sei degli otto criteri stabiliti comunemente, quasi tutti gli Stati membri hanno dato il via libera all’esportazione di armi, compromettendo così l’intero sforzo europeo di controllo degli armamenti.
I deputati sottolineano che le navi da guerra esportate hanno contribuito a rafforzare il blocco navale nello Yemen, mentre gli aerei e le bombe sono state fondamentali per la campagna aerea, causando sofferenze continue alla popolazione dello Yemen.Si sono quindi congratulati con la Germania e con l’Olanda, che hanno cessato di vendere armi all’Arabia Saudita e hanno criticato gli Stati membri che ancora non l’hanno fatto.I deputati chiedono anche un embargo nei confronti di tutti gli altri membri della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemen.
I deputati affermano di essere “sconvolti per la quantità di armi e munizioni di fabbricazione europea trovate nelle mani di Da’esh in Siria e in Iraq”. Secondo la posizione comune dell’UE, gli Stati membri devono garantire che le licenze di esportazione non siano dirottate verso utenti finali indesiderati. Tuttavia, alcuni Stati membri dell’UE, come la Bulgaria e la Romania, non applicano efficacemente questa disposizione.Per evitare il rischio che le armi finiscano nelle mani sbagliate, i deputati chiedono a tutti gli Stati membri di “rifiutare in futuro trasferimenti simili, in particolare verso gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita”.La risoluzione sul controllo delle esportazioni di armi è stata approvata con 427 voti in favore, 150 voti contrari e 97 astensioni.
Secondo la 19ª relazione annuale sulle esportazioni delle armi, l’UE è il secondo maggior fornitore di armi al mondo (27% delle esportazioni mondiali di armi), dopo gli Stati Uniti (34%) e prima della Russia (22%). Nel 2016, il 40,5% delle licenze di esportazione delle armi è stato concesso a paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. L’Arabia Saudita, l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti (EAU) rappresentano la maggior parte di tali esportazioni (57,9 miliardi).La posizione comune dell’UE sulle esportazioni di armi è l’unico accordo giuridicamente vincolante a livello regionale sulle esportazioni di armi convenzionali. Essa elenca otto criteri che gli Stati membri devono applicare quando prendono una decisione sulla licenza di esportazione di armi.

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Cresce l’esportazione responsabile in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

Con 693.171 m3 di legno trattato nel primo trimestre del 2018 e una crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il Comitato Tecnico Fitok ha annunciato il raggiungimento di un risultato estremamente importante, in occasione del workshop “Esportare in sicurezza: un vantaggio competitivo” che si è tenuto ieri a Ipack-Ima, la fiera internazionale per il processing e il packaging. La qualità degli imballaggi in legno rispondenti allo standard ISPM n.15 continua, infatti, a essere premiata e apprezzata in tutto il mondo rappresentando un vantaggio competitivo imprescindibile per l’export oltreoceano.“Il potenziamento della ricerca e della prevenzione, la costante formazione degli operatori sulle norme vigenti e l’intensificarsi dei controlli hanno permesso di prevenire, o quantomeno ridurre al minimo, la diffusione di parassiti sviluppando un atteggiamento corretto e consapevole a tutela dell’ambiente e del sistema produttivo – spiega Daniela Frattoloni, coordinatrice del Comitato Tecnico Fitok – Il risultato: una crescita del 14% di imballaggi in legno sottoposti a trattamento termico a opera dei soggetti 7.1, pari a 444.333 m3, e un aumento del 10% degli imballaggi in legno prodotti dai soggetti 7.2, pari a 248.838 m3, utilizzando semilavorato precedentemente trattato, per un totale di 693.171 m3 di materiale conforme allo standard ISPM n.15 nel primo trimestre del 2018 e una crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.” Numeri estremamente importanti per Conlegno che, sotto la sorveglianza del Servizio Fitosanitario Nazionale, ricopre dal 2005 il ruolo di Soggetto Gestore in Italia del Marchio IPPC/FAO per l’ISPM n. 15. Attraverso il Comitato Tecnico FITOK, infatti, il Consorzio organizza e controlla la filiera produttiva relativa agli imballaggi in legno per garantire il corretto trattamento fitosanitario, riducendo il rischio di utilizzo delle barriere fitosanitarie da parte dei Paesi importatori e, di conseguenza, contribuendo ad abbattere gli ostacoli che quotidianamente i prodotti devono superare.In particolare, a causa dell’invasione delle specie aliene che negli ultimi anni stanno tormentando l’Italia, generando ingenti danni economici e ambientali, sono aumentate oltreoceano le misure di biosicurezza per le merci marittime in partenza dal Bel Paese e dagli USA. È il caso dell’Australia e della Nuova Zelanda che, dopo aver riscontrato un numero cospicuo di BMSB (Halymorpha halys o Cimice asiatica) su merci in arrivo dall’Italia, hanno sviluppato nuove misure di sicurezza per la stagione 2018-19 che va dall’1 settembre al 30 aprile. Si tratta infatti del periodo maggiormente esposto al rischio di esportazione dei parassiti a causa delle basse temperature nazionali che spingono le cimici asiatiche a rifugiarsi nei containers e nelle cabine di automezzi diretti verso mete lontane, sopravvivendo all’inverno in stato di ibernazione.

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Strumenti di tortura: voto finale su nuove regole per vietarne l’esportazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2016

I deputati hanno approvato martedì un aggiornamento delle norme UE per impedire il commercio di beni e servizi che possono contribuire alla tortura o alla pena di morte. Durante i negoziati con gli Stati membri, il Parlamento ha inserito un divieto di commercializzazione e di transito delle attrezzature utilizzate per il trattamento crudele, inumano e degradante delle persone nei Paesi terzi.
“Vietare la pena di morte e la tortura sono obiettivi fondamentali del commercio europeo e della politica estera ed è essenziale che le imprese dell’UE non contribuiscano a queste pratiche. Abbiamo reso la nuova legislazione più forte e flessibile, in modo che l’UE possa rispondere rapidamente allo sviluppo di nuove tecnologie”, ha dichiarato la relatrice Marietje Schaake (ALDE, NL) prima della votazione.
Il testo concordato è stato approvato con 612 voti favorevoli, 11 contrari e 54 astensioni.Nel corso dei negoziati con gli Stati membri per l’aggiornamento del “regolamento anti-tortura” del 2005, il Parlamento europeo ha inserito le seguenti disposizioni:
marketing e divieto di promozione: sarà illegale vendere e comprare on-line servizi pubblicitari per le merci vietate che non abbiano altro uso pratico se non quello di esecuzione o di tortura (ad esempio sedie elettriche, sistemi di iniezione di droga automatici o viti a spillo). Il divieto si applica anche alle esposizioni e fiere all’interno dell’UE, dove alcune scappatoie legali hanno finora consentito, nonostante il divieto di esportazione, la pubblicizzazione e la visualizzazione di alcuni prodotti (ad esempio manganelli a spillo, scudi a spillo e manette dentate da applicare ai pollici);
no transito UE: il transito di merci proibite attraverso il territorio dell’UE sarà vietato. I trasportatori saranno inoltre tenuti a interrompere il transito di merci controllate – i prodotti che sono stati progettati per altri scopi, ma che potrebbero essere utilizzati per la tortura (ad esempio armi progettate per il controllo delle sommosse, o alcuni anestetici utilizzati nelle iniezioni letali) – se sono a conoscenza che la spedizione potrebbe finire nelle mani sbagliate. Inoltre, saranno vietati I servizi di intermediazione e di assistenza tecnica per le merci proibite;
un’azione rapida sui nuovi prodotti: i deputati hanno ampliato il campo di applicazione della procedura che consente alla Commissione europea di aggiungere rapidamente nuovi prodotti fra quelli vietati o sottoposti a controlli;
la clausola di revisione: la Commissione avrà l’obbligo di analizzare l’attuazione del regolamento entro l’agosto 2020 e valutare se la necessità di includere nel monitoraggio anche le attività dei cittadini UE all’estero, e
un gruppo di coordinamento contro la tortura, che include esperti del Parlamento, sarà istituito per monitorare l’applicazione delle norme.
Dopo l’approvazione da parte del Consiglio, il regolamento entrerà in vigore il terzo giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale UE. La Commissione europea riferirà al Parlamento sull’applicazione delle nuove regole entro l’agosto 2020.

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Rifiuti italiani esportati in Marocco?

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2016

foto maroccoGreenpeace Italia ha scritto lo scorso 6 luglio una lettera al ministro dell’Ambiente per chiedere chiarimenti sulla natura delle diverse tonnellate di rifiuti italiani che, secondo quanto riportato da diversi media, sarebbero stati trasportati di recente in Marocco. Al momento nessuna risposta ci è pervenuta dal ministro Galletti.Secondo gli accordi internazionali in vigore, l’Italia, in quanto firmataria della Convenzione di Basilea, non può in nessun caso esportare rifiuti pericolosi verso altri Paesi non OCSE. Per esportare tipologie di rifiuti considerati non pericolosi, ovviamente l’Italia ha il dovere di rispettare eventuali divieti contenuti nelle leggi del Paese importatore. Ad esempio, poiché il Marocco ha ratificato il Protocollo di Smirne della Convenzione di Barcellona, le norme di importazione dei rifiuti in questo Paese sono particolarmente severe ed escludono, ad esempio, materiali derivanti dalla raccolta indifferenziata di rifiuti solidi urbani e rifiuti infiammabili come gli pneumatici fuori uso.«Se, come riferito dai media, l’Italia ha davvero esportato in Marocco rifiuti urbani e pneumatici fuori uso, saremmo in presenza di una palese violazione del diritto internazionale», dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia. «Il trasporto nel Mediterraneo di rifiuti da incenerire è comunque un grave pericolo per l’ambiente. L’incenerimento di qualsiasi tipo di rifiuti dovrebbe essere vietato, per impedire l’immissione nell’ambiente di sostanze chimiche pericolose che potrebbero avere un grave impatto sulla salute delle persone e sugli ecosistemi», conclude.

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SACE miglior società di credito all’esportazione del 2016

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2016

banche americaneSACE (Gruppo CDP) è stata premiata come migliore società di credito all’esportazione da TXF, una delle principali riviste internazionali specializzate in trade & export finance. Il premio è stato consegnato durante la conferenza TXF Rome 2016, che ha visto la partecipazione di oltre 700 delegati di banche, società di credito all’esportazione, esportatori, assicurazioni, broker e istituzioni provenienti da tutto il mondo e l’intervento di apertura del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto. Basato su un sondaggio annuale tra i 10 mila lettori della rivista, tra cui banche, imprese e studi legali, il premio rappresenta un indicatore dell’apprezzamento delle attività di SACE nel credito all’esportazione, nel trade finance e nel project finance, e del modello di business adottato, che ha saputo rispondere alle sfide dell’attuale contesto internazionale ponendo le PMI e l’innovazione assicurativo-finanziaria al centro della propria strategia di sviluppo. In uno scenario di ridefinizione degli equilibri mondiali, caratterizzato dal calo del prezzo delle commodity, del rallentamento della crescita dei Paesi emergenti e da un lieve miglioramento delle economie avanzate, SACE ha rafforzato il proprio sostegno alla competitività internazionale delle imprese italiane. SACE è stata inoltre premiata per importanti operazioni garantite tra cui il finanziamento da 800 milioni di euro per la realizzazione della nuova linea della metropolitana di Lima e una linea di credito da 575 milioni di euro erogata in favore di Eurochem per la realizzazione di un impianto di ammoniaca in Russia.

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Italia esportatrice di armi

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

arabia sauditaL’Italia sospenda a titolo precauzionale fornitura e vendita di armi ai Paesi più a rischio. Oggi la legge italiana vieta l’esportazione di armi quando mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei prodotti per la difesa. E’ altresì prevista anche l’eventuale sospensione o revoca di autorizzazioni già concesse per gravi motivi nel frattempo subentrati. Secondo la rete italiana per il disarmo, complessivamente si tratta di “54 miliardi di euro di autorizzazioni e 36 miliardi controvalore per effettive consegne di sistemi d’arma, venduti a 123 Paesi”, ha ricordato. L’Arabia Saudita, risultava essere il maggiore destinatario extraeuropeo dell’esportazione di armamenti italiani, con circa il 14% delle commesse. Secondo notizie di stampa risulterebbero, poi, provenienti da privati cittadini residenti in Arabia Saudita, Qatar e Kuwait i maggiori contributi di armamenti riservati allo Stato Islamico e ad Al Qaeda. Tramite i nostri rappresentanti istituzionali chiederemo al Governo, la lista delle imprese Italiane che hanno fornito armi all’Arabia Saudita negli ultimi dieci anni. (Segretario nazionale dell’Italia dei Valori Ignazio Messina)

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Le banche, il nucleare e gli armamenti

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Mag 2011

Tredici organizzazioni della società civile hanno inviato una lettera ai vertici del Gruppo BNL e della Capogruppo BNP Paribas, in merito al finanziamento di impianti nucleari ad alto rischio e alle operazioni di sostegno alla produzione ed esportazione di armamenti (il testo della lettera e la risposta di Bnl sul sito http://www.vizicapitali.org, sezione News). I chiarimenti forniti da BNL lasciano sostanzialmente inevase le loro richieste, rispetto alle quali i promotori chiedono di riaprire il dialogo. Nello specifico, il Gruppo BNP Paribas risulta la banca più esposta a livello mondiale nel finanziamento della costruzione di centrali per l’energia nucleare civile (http://www.nuclearbanks.org/). Esso compare tra i probabili finanziatori del controverso reattore Angra 3 in Brasile e sta valutando l’erogazione di un prestito per la costruzione di due impianti nella regione di Jaitapur in India. In Brasile verranno utilizzate tecnologie obsolete e precedenti al disastro nucleare di Cernobyl, mentre in India gli impianti sorgeranno in una zona ad alto rischio sismico. Inoltre BNP Paribas sostiene finanziariamente la francese Areva, che da anni estrae uranio dalle miniere del Niger, con costi sociali e ambientali altissimi. Sul fronte degli armamenti, BNP Paribas e BNL compaiono al primo posto tra le banche d’appoggio all’esportazione di materiale bellico dall’Italia, nell’ambito della Legge 185/90, con importi in continua crescita negli ultimi anni, come si desume dall’ultimo Rapporto della Presidenza del Consiglio relativo al 2010. I nostri rilievi alla risposta dell’Amministratore Delegato del Gruppo BNL Fabio Gallia
Armamenti: Non sono state fornite risposte in merito alle nostre richieste sui seguenti punti: La presenza di due policy – una per il Gruppo BNL e una per BNP Paribas, che coinvolge le filiali italiane – solleva più di un interrogativo. Infatti BNL afferma da tempo di “limitare le proprie attività relative alle operazioni di esportazione di armamento ai soli Paesi dell’Unione Europea e della NATO”, mentre la policy di BNP Paribas consente operazioni anche con altri paesi. Di fatto, quindi, gran parte delle operazioni per l’export di armamenti viene gestito dalle filiali italiane di BNP, che godono di minori restrizioni. L’impegno, invece, dovrebbe essere di
Rinuncia ad appoggiare operazioni di esportazione verso paesi dove sono state riscontrate serie violazioni dei diritti umani, secondo quanto specificato nella nostra lettera.
Rinuncia a finanziare o appoggiare imprese impegnate in attività di cui al punto precedente e verso paesi in conflitto o inclusi nelle tipologie descritte nella nostra lettera.
Assunzione di impegni precisi per ridurre operazioni di appoggio e finanziamento alla produzione ed esportazione di armamenti.
Per il nucleare civile vi è la Centrale Angra 3 (Brasile). BNP Paribas conferma la sua partecipazione al finanziamento del progetto e condiziona la prosecuzione dell’impegno al rispetto di quattro condizioni, tra cui una valutazione indipendente e il controllo da parte dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica. Non vien esplicitata nessuna intenzione da parte della banca di tirarsi fuori dal progetto e non viene data nessuna risposta sulle tecnologie utilizzate, fuori norma in Europa. Vi si aggiunge il Progetto Jaitapur (India). BNP Paribas sostiene che ha svolto un semplice lavoro di consulenza, che non è obbligata a organizzare il finanziamento né a parteciparvi. Annuncia inoltre che il progetto sarà riesaminato alla luce degli avvenimenti giapponesi. I promotori ribadiscono i rischi connessi a tali impianti e chiedono ulteriori spiegazioni alla banca sul “riesame” annunciato, ferma restando le richiesta di formalizzare la decisione di uscire dal progetto. Per il Sostegno ad Areva, inoltre, nessuna risposta da parte della banca.

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Milano batte New York

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2011

Milano ospita il Corpo Consolare più ampio tra tutte le Città del pianeta. Lo rivela il magazine dedicato al mondo del lusso “World & Pleasure” (www.wap-mag.com) che nella sua edizione di Marzo 2011 inaugura la nuova rubrica “Diplomatic World” dedicata al mondo diplomatico e consolare, pubblicando uno speciale sul Premio del Corpo Consolare di Milano che si è tenuto nella splendida cornice dell’hotel Seven Stars Galleria alla presenza del Sindaco Letizia Moratti e di molti consoli ed autorità. «Milano con oltre 100 mila miliardi di importazioni e circa 60 mila miliardi di esportazioni si conferma uno dei principali snodi di interscambio commerciale a livello internazionale, testimoniando così la vocazione cosmopolita di una Città in cui convivono diverse identità culturali ed in cui sono in costante crescita le relazioni e gli scambi tra le nazioni» sostiene “World & Pleasure” magazine. «Con i suoi 106 consolati, Milano ha superato anche il Corpo Consolare di New York ed è numericamente il primo al mondo» mette in evidenza “World & Pleasure” (www.wap-mag.com) che per l’occasione ha intervistato il Vice Decano del Corpo Consolare Patrizia Signorini, che è anche l’ideatrice del Premio del Corpo Consolare, l’onorificenza conferita alle Autorità Civili, Militari ed Istituzionali. «È un lavoro interessante ma al tempo stesso complesso perché bisogna prestare assistenza ai cittadini, organizzare workshop economici, occuparsi di cultura e creare relazioni economiche tra le varie nazioni, soprattutto in vista dell’Expo» spiega Patrizia Signorini nell’intervista rilasciata a “World & Pleasure” magazine, molto orgogliosa del suo incarico che la vede rappresentare un Paese ricco di donne che riescono ad emergere. Al governo della Repubblica di Lettonia ci sono infatti tre ministri donne: Linda Murniece agli Interni, Ilona Jursevska al Wellfare e Sarmite Elerte alla Cultura. Caratterizzata da un’elevatissima percentuale di donne, la Repubblica di Lettonia è considerata il miracolo economico del Baltico, con un vertiginoso ritmo di crescita da quando, nel 2004, tredici anni dopo la sua indipendenza, ha aderito all’Unione Europea. (wap.mag.com)

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Esportazione prosciutto di Parma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2010

Parma 7 luglio, alle ore 10 presso l’Auditorium Paganini di Parma l’incontro formativo “Semplificare la Complessità: Linee guida per l’esportazione del Prosciutto di Parma e di San Daniele verso i Paesi Terzi” organizzato dai Consorzi di tutela dei due blasonati Prosciutti. All’incontro parteciperanno i presidenti dei Consorzi Paolo Tanara e Alberto Morgante, il Prof. Romano Marabelli, il Dr. Silvio Borrello e il Dr. Piergiuseppe Facelli  del Ministero della Salute e i Servizi Veterinari delle Regioni Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia, Dr. Marco Pierantoni e Dr. Manlio Palei. Un’occasione per fare il punto della situazione su una realtà complessa e sull’iter necessario per esportare i Prosciutti di Parma e di San Daniele nei diversi Paesi del mondo. Il vicedirettore del Consorzio del Prosciutto di Parma Davide Calderone e il vicedirettore Carlo Zuccolo del Consorzio del San Daniele presenteranno le linee guida che saranno messe a disposizione delle aziende e pubblicate nel sito internet http://www.exportprosciuttodiparma.com riservato alle aziende associate al Consorzio. Ricordiamo che la quota export del Prosciutto di Parma è pari al 21% e che nel 2009 – nonostante la crisi – le vendite all’estero hanno registrato un incremento pari all’1.6%. Sono circa 60 i Paesi di sbocco del Parma. Nel 2009 le aziende produttrici hanno esportato 2 milioni di prosciutti: 1 milione e 400 mila verso gli Stati membri e 600 mila verso i Paesi terzi. Esportare non è semplice in quanto ogni paese si distingue per normative diverse e richiede documenti e certificazioni che spesso mettono in difficoltà le aziende. Per questo motivo i Consorzi di tutela hanno deciso di preparare una sorta di vademecum per le aziende esportatrici.  Bastano pochi click per sapere quali regole seguire in relazione ai diversi Paesi importatori e scaricare i documenti necessari, confidando in un costante aggiornamento da parte del consorzio.

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Canada: bandire le pellicce di cane e di gatto

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2009

gattoIl governo Canadese non vuole introdurre il bando alle pellicce di cane e gatto per non indebolire i suoi sforzi, a livello internazionale, nel contrastare il bando alle pellicce di foche. La notizia scioccante arriva dalla stampa canadese, la quale ha ottenuto dei documenti governativi tramite l’accesso alle leggi sull’informazione. Per lungo tempo l’OIPA si è battuta per ottenere il bando in Unione Europea. Sulla base di un compromesso negoziato con il Consiglio, il Parlamento Europeo ha approvato il regolamento che vieta la commercializzazione, l’importazione e l’esportazione di pellicce di cani e gatti e di prodotti che le contengono, per porre fine a questo commercio. Con il regolamento è stato chiuso il mercato della UE che ha favorito in passato questo crudele commercio in Cina e in altre parti dell’Asia. Mandiamo e-mail al Governo Canadese e chiediamo di porre fine a questo crudele commercio. Il Canada deve seguire i passi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti ed introdurre il bando al commercio delle pellicce di cane e gatto. (gatto)

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