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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘esportazioni’

Sono cresciute nel Lazio le esportazioni di beni e servizi

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 agosto 2018

Dal Rapporto annuale “L’Italia nell’economia internazionale 2017-2018” dell’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, giunto quest’anno alla 32° edizione, emerge che le esportazioni italiane di merci sono cresciute nel 2017 ad un ritmo molto sostenuto (7,4%). La crescita è stata più forte nei paesi extra UE (8,2%), trainati dalle Americhe e dall’Asia centrale e orientale, che nel mercato comunitario europeo (6,7%). La quota delle esportazioni italiane sul totale mondiale si è mantenuta costante al 2,9%. Parallelamente, è stata vivace anche la crescita delle importazioni (+9,0%). Nei primi tre mesi del 2018, inoltre, si è registrato un aumento (3,3%) delle esportazioni, rispetto allo stesso periodo del 2017, trainato dai flussi verso i paesi UE (5,5%) e dalle variazioni positive in America centro-meridionale (5,1%) e Oceania (12,4%). L’andamento sul mercato europeo extra-UE e in America settentrionale è rimasto stabile (+0,5%). Nello stesso periodo anche le importazioni sono aumentate, ma ad un tasso lievemente minore (2,6%).
Nel 2017 i conti con l’estero dell’Italia sono migliorati per il settimo anno consecutivo. Il surplus corrente della bilancia dei pagamenti ha registrato un nuovo ampliamento, raggiungendo il 2,8% del PIL. Il numero degli esportatori italiani ha continuato a crescere, raggiungendo un nuovo massimo pari a quasi 221mila operatori. È salito anche il valore medio delle esportazioni per impresa.
In questo contesto, le esportazioni del Lazio nel 2017 hanno registrato una crescita elevata (17,2%) e più del doppio della media nazionale (7,4%). La quota sul totale delle esportazioni nazionali ha continuato a crescere per il quarto anno consecutivo, passando dal 4,8% del 2016 al 5,2%. Anche dal lato delle importazioni si è registrato un aumento rispetto al 2016 (8,6%) in linea con la media nazionale.
Con riferimento ai principali mercati di sbocco, le esportazioni del Lazio nel 2017 hanno registrato andamenti eterogenei. I flussi verso l’UE – dove è diretto il 60% delle vendite della regione – sono diminuiti dell’1,4% sia pure con andamenti diversificati nei principali mercati quali Belgio (-6,5%), Germania (+21,4%), Francia (+1,0%) e Spagna (+16,1%). Si segnala invece un aumento delle esportazioni verso gli Stati Uniti, terzo mercato di sbocco del Lazio, del 120,9%. Si sono rafforzate anche le vendite in Asia Orientale che hanno segnato un incremento del 54,7%, soprattutto per effetto della crescita del 170% in Cina (ottavo mercato di destinazione per la regione). Si sono registrati invece cali del -21,9% verso il Medio Oriente e del -18% verso Altri paesi africani.
A livello settoriale, nel 2017 le esportazioni del Lazio di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici – che sono il primo settore di esportazione della regione con una quota del 38,8% – hanno registrato una crescita del 16,6%. Tra gli altri principali comparti hanno segnato aumenti i prodotti chimici (16,6%) e i mezzi di trasporto (64,4%), con un trend più che positivo degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (+140,6%).
Il Lazio si conferma al secondo posto, dopo la Lombardia, come regione esportatrice di servizi: la quota del 24,9% sul totale nazionale, pari a 20.038 milioni di euro di vendite all’estero nel 2017, con una crescita del 17,7% rispetto all’anno precedente.
La brillante performance all’esportazione della regione si deve sia ad un aumento del numero di esportatori (+2,4%) arrivati a una cifra di 10.872 operatori nel 2017, sia all’aumento del rispettivo valore medio esportato per operatore che ha raggiunto il valore di 2 milioni di euro nel 2017, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente.
A livello provinciale, Roma si conferma il territorio che esporta di più, anche se la sua quota sulle esportazioni regionali nel 2017 si è ridotta di 3 punti percentuali rispetto al 2016. Contemporaneamente il valore delle esportazioni di Frosinone e Rieti ha registrato un consistente aumento (rispettivamente del 42,7% e 18,9%).
Nel primo trimestre del 2018, la regione Lazio ha registrato una variazione lievemente negativa dal lato delle esportazioni dello 0,7% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, sono in aumento le esportazioni dei prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio e dei farmaceutici di base (rispettivamente 69,7% e 55,5%) rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre la meccanica di impiego generale, la metallurgia e gli autoveicoli hanno segnato una contrazione (rispettivamente 33,6%, 25,9% e 22,4%).

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Continua la corsa delle macchine per costruzioni italiane sui mercati esteri

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Verona. Anche il secondo bimestre dell’anno conferma il buon momento dell’industria italiana delle macchine da costruzione sui mercati internazionali. Da gennaio ad aprile 2018, l’export di mezzi e attrezzature per cantieri ed edilizia ha raggiunto un valore di 973,3 milioni di euro, in aumento del 13,5% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rivela l’Osservatorio di Samoter, il salone della Fiera di Verona dedicato alle macchine per costruzioni, in programma dal 21 al 25 marzo 2020 (www.samoter.it).
Le elaborazioni sul secondo bimestre – realizzate in collaborazione con la società di ricerche Prometeia e con Unacea, l’associazione nazionale delle aziende produttrici di macchine e attrezzature per le costruzioni – mostrano uno sviluppo generalizzato delle esportazioni made in Italy in tutte le diverse categorie di riferimento: movimento terra (+19%), stradale (+17,6%), preparazione di calcestruzzo (+7,1%) e inerti (+3,8%), perforazione (+10,8%) e gru a torre (+14,5%).
I mercati di sbocco evidenziano un doppio andamento. Bene quelli storici come Europa occidentale (+11,4%), Europa orientale e Turchia (+18,7%), Russia (+39,4%), Nord America (+37,8%), Medio oriente (+18,9%), Cina (+39,6%), India (+22,7%) e Oceania (+10,5%). In calo, invece aree geografiche “emergenti” come America centro-meridionale (-31,3%) e Nord Africa (-16,9%).
Nel secondo bimestre dell’anno, per il settore delle macchine da costruzione si consolida anche la ripresa del mercato interno, grazie ad importazioni che hanno sfiorato un totale di 300 milioni di controvalore, con un incremento del 22,2 per cento.Si tratta di ciclo espansivo generale che dovrebbe proseguire con ritmi di crescita a doppia cifra fino al 2020, secondo le previsioni dell’Osservatorio Samoter. Scendendo nel dettaglio, l’aumento della domanda nazionale riguarda le macchine movimento terra (+9,3%), per la preparazione di calcestruzzo (+87,2%) e inerti (+24,8%), perforatrici (+422%) e gru a torre (+49,5%). L’unica nota negativa arriva dal comparto stradale, con una riduzione delle macchine importate pari al 6 per cento.Le importazioni sono in aumento dalle tradizionali aree di riferimento che raggruppano i paesi fornitori come Europa occidentale (+11,4%), Nord America (+66,1%) e Asia (+32,8%).

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Industria conciaria: il 2017 torna positivo con la produzione +6,1%

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

“Un solido dinamismo e la rafforzata dimensione internazionale. La vocazione innovativa. L’attenzione all’ambiente che si traduce nell’impegno per la sostenibilità.”. Con queste parole il presidente di Unic Gianni Russo ha avviato questa mattina l’Assemblea Generale dell’associazione e ha presentato il rebranding in UNIC – Concerie Italiane. “Un naming – ha spiegato Russo – che rappresenta un sigillo di qualità e testimonia la leadership globale della pelle italiana, che ha chiuso un 2017 positivo. La produzione complessiva è cresciuta del 6,1% in volume (129 milioni di metri quadri di pelli finite; 11 mila tonnellate di cuoio suola) e dell’1,8% in valore, attestandosi sui 5,1 miliardi di euro”.
Numeri, ha affermato il Presidente di Unic, che “confermano ancora una volta solidità e forza” di un settore composto da 1.213 aziende e 17.746 addetti (il 20% dei quali è donna), che, dopo un biennio caratterizzato da lievi decrementi, torna in area positiva e continua a investire in sostenibilità “oltre il 4% del proprio fatturato annuale, cioè più di 200 milioni di euro. Nel 2002 erano la metà.” La sostenibilità per Unic è ormai da anni una priorità per il settore. “Giocando d’anticipo, – ha dichiarato Russo- abbiamo soddisfatto le richieste dei brand internazionali, grazie all’impegno sinergico tra i diversi anelli della filiera. Assicuriamo alla clientela prodotti trasparenti e tracciabili. La sicurezza chimica e ambientale è un must per le aziende conciarie italiane. Più di metà del fatturato è realizzato da imprese certificate, la ricerca e l’innovazione mirata ci hanno permesso di ridurre notevolmente l’utilizzo di acqua, energia, prodotti chimici. Più di tre quarti dei rifiuti aziendali sono destinati a recupero.”
Il segno complessivamente positivo del 2017 appare legato alla domanda proveniente dalla clientela automotive e dai produttori di pelletteria (entrambe in crescita a doppia cifra). In lievissimo aumento anche la calzatura, che si conferma primo utilizzo dei nostri materiali, seppur con una quota ormai inferiore al 40% del totale.Le esportazioni di pelli conciate, che l’anno scorso sono state pari a oltre 3,8 miliardi €ur ed hanno raggiunto 120 Paesi, hanno mostrato un aumento dello 0,5% in valore. Tra i principali Paesi esteri di destinazione, si segnala il ritorno al rialzo delle spedizioni italiane (in valore) verso l’area cinese, tornate in territorio positivo (+3%) dopo un biennio difficile. L’andamento delle esportazioni, che interrompe il trend lievemente negativo che aveva caratterizzato il 2015 e il 2016, rappresenta una conferma di quanto il contributo dei mercati esteri risulti da tempo fortemente maggioritario e abbia superato, negli ultimi anni, il 75% del totale della produzione. Nel 1992 la quota era pari al 35%. La crescita in tutti i più importanti indicatori congiunturali ha portato l’industria conciaria italiana ad incrementare ulteriormente i propri primati internazionali. I conciatori italiani sono infatti primi nella classifica mondiale dei maggiori produttori, con una quota in valore pari al 20% del totale globale (addirittura 65% nell’area UE), e dei maggiori esportatori, dato che il 27% delle pelli finite complessivamente esportate nel mondo ha origine italiana.

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Food Made in Italy negli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 maggio 2018

Secondo le stime di Coldiretti, ammontano a 4 miliardi i consumi di prodotti alimentari di origine italiana negli Usa, con un aumento del 6% nel 2017. Attualmente gli Stati Uniti sono al terzo posto tra i principali acquirenti di alimenti Made in Italy, dopo Germania e Francia. Gli USA sono dunque un enorme bacino di possibilità per l’export delle aziende food italiane, ma quali sono gli elementi da tenere in considerazione per esportare negli Stati Uniti? DHL Global Forwarding propone un vademecum con le informazioni più importanti da considerare.
Dal 12 dicembre 2013 tutte le aziende, anche straniere, che producono, trattano, confezionano e detengono alimenti destinati al consumo da parte di persone o animali negli USA devono registrarsi presso la Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia governativa degli Stati Uniti incaricata di emanare le norme che regolano la vendita dei prodotti alimentari sul territorio americano, e notificare ogni spedizione effettuata negli Stati Uniti, per ottenere il cosiddetto “numero FDA”. Il mancato rispetto di tali regole può portare a conseguenze pesanti, tra cui l’interdizione per l’azienda di esportare prodotti negli Stati Uniti: si viene inseriti nella cosiddetta Black List.La notifica anticipata (Importer Security Filing – ISF) di ogni spedizione di prodotti alimentari destinati al mercato USA deve essere effettuata all’FDA tramite mezzo elettronico o via telefono, non prima di 5 giorni dall’arrivo della merce e almeno 24 ore prima che parta dall’Italia. La notifica deve contenere il codice completo FDA del prodotto; il nome comune o di mercato; il marchio o nome commerciale; la quantità descritta dalla confezione più piccola al container più grande; i codici di lotto o altri elementi di identificazione. Se la notifica non viene accettata, la spedizione rimane ferma al porto d’arrivo.
Le recenti norme introdotte dal Food Safety Modernization Act (FSMA) prevedono nuovi obblighi per le imprese che esportano negli Stati Uniti e rafforzano i controlli sugli alimenti da parte della FDA. Da settembre 2016, per commercializzare prodotti alimentari trasformati nel mercato statunitense, tutte le aziende registrate alla FDA (attualmente circa 10.300 operatori italiani), dovranno adeguarsi alle novità legislative nel caso in cui esportino in USA, che obbligano tutti gli operatori del settore alimentare che producono prodotti destinati al mercato statunitense ad adottare un sistema di gestione della sicurezza alimentare rispondente a Preventive controls e Standards for produce safety. I Preventive Controls for Human Food prevedono che l’azienda adotti un sistema di procedure di controllo preventivo, basate sull’analisi del rischio, H.A.R.P.C. – Hazard Analisys and Risk Based Preventive Controls – che dovranno andare ad integrare il Piano H.A.C.C.P. Per gestire queste procedure l’azienda dovrà formare un Preventive Controls Qualified Individual (PCQI) tramite un corso di 3 giorni tenuto da un Lead Instructor qualificato dalla FSPCA (Food Safety Preventive Controls Alliance). Ad ogni attestato corrisponderà un codice identificativo del PCQI, tale figura può essere anche un consulente esterno qualificato designato dall’ azienda, il cosiddetto “FDA Agent”.

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Le esportazioni italiane di orto-frutta

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Le esportazioni italiane di ortofrutta hanno sfiorato l’anno scorso la soglia dei 5 miliardi di euro, con un incremento del 3% rispetto al 2016, stabilendo un record storico per il settore. La conferma arriva da Fruitimprese, l’associazione nazionale degli esportatori/importatori, che ha rielaborato i dati ufficiali dell’Istat riferiti a tutto l’anno 2017. Cresce il valore delle nostre esportazioni, calano i volumi esportati del 6% con circa 4 milioni di tonnellate. Il saldo supera di poco il miliardo di € con un incremento del 3,2% rispetto al 2016. Crescono anche le importazioni sia in volume (7,4%) che in valore (3%).Per quanto riguarda i volumi dei singoli comparti cresce la frutta secca (6,4%) mentre calano ortaggi (-10,3%), frutta fresca (-4,7%) e agrumi (-16,1%). In valore segno positivo per gli ortaggi (0,3%) e la frutta fresca (6,1%) e segno negativo per agrumi (-10,2%) e frutta secca (-1,4%).
Per quanto riguarda le importazioni, incremento in volume per la frutta tropicale (8%) la frutta fresca (5,6%), gli ortaggi (1,9%) e gli agrumi (35,9%) mentre cala la frutta secca (-4,5%). Anche in valore segno positivo per tutti i comparti ad eccezione della frutta secca (-8,8%): ortaggi (8,5%), agrumi (17,5%), frutta fresca (7,8%), frutta tropicale (6,3%). Il Presidente di Fruitimprese Marco Salvi commenta con soddisfazione: “E’ il made in Italy che vince sui mercati internazionali nonostante instabilità internazionale, embargo russo, aree in continua crisi come il Nord Africa. Sottolineo il brillante risultato del saldo commerciale attivo (1,059 miliardi), tra i migliori degli ultimi vent’anni, nonostante l’aumento dell’import.”
Il record dell’export nasce dalla forza trainante del comparto frutta fresca (che rappresenta il 57% dell’export totale) e del comparto legumi e ortaggi (27%): “Insieme queste due voci fanno quasi l’85% del fatturato dell’export che cresce in valore sia perché per alcuni prodotti sono calate le quantità sia perché è stata riconosciuta e apprezzata dai mercati la maggior qualità delle nostre produzioni”.Dietro questi risultati “c’è il grande lavoro delle imprese italiane produttive e commerciali dell’ortofrutta che non si sono rassegnate davanti alla crisi, ma hanno risposto con maggiore dinamismo intensificando gli sforzi sui mercati lontani del Medio Oriente e dell’Asia, da cui vengono importanti segnali positivi”.
“Nel momento in cui il ministro Maurizio Martina lascia il ministero dell’Agricoltura – aggiunge Salvi – le imprese dell’ortofrutta chiedono al futuro Governo e al futuro Ministro una attenzione non episodica al settore, che si dimostra nei fatti uno dei pilastri del made in Italy nel mondo. Servono più attenzione e sensibilità verso le richieste delle imprese e serve un ministro che lavori a tempo pieno per aiutarci a consolidare questi risultati favorendo crescita e sviluppo di un comparto strategico per l’economia italiana, in particolare per le regioni del Sud”
“Le nostre imprese – conclude il presidente Salvi – non chiedono sovvenzioni o interventi a pioggia, ma la condivisione delle priorità e la volontà di portare avanti in concreto il lavoro iniziato nel Tavolo nazionale, a partire dal possibile e auspicato allargamento del Tavolo al Ministero dello Sviluppo economico (Mise) e all’ICE”.

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I tessuti di Kiton scaldano i mercati internazionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

Grazie al supporto assicurativo e finanziario di SACE e Gruppo Bancario Crédit Agricole Italia, il lanificio del Gruppo Kiton potrà esporterà i propri prodotti in USA, Cina, Giappone e UE.SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, ha assicurato un finanziamento da 1 milione di euro erogato dal Gruppo Bancario Credit Agricole Italia e destinato a supportare la crescita sui mercati internazionali del Lanificio Carlo Barbera, PMI appartenente al Gruppo Kiton specializzata nella produzione di tessuti di alta qualità. Le stoffe prodotte dall’azienda, acquisita da Kiton nel 2010, sono destinate ad alcuni tra i più importanti brand di moda maschile a livello mondiale. L’azienda campana negli anni passati si è anche avvalsa del supporto di SIMEST per l’apertura di alcuni negozi monomarca in Corea del Sud.“Gli investimenti in atto sulla nostra società controllata Lanificio Carlo Barbera – ha dichiarato Maria Giovanna Paone, Amministratore Delegato della Ciro Paone – rappresentano una efficace integrazione a monte della nostra filiera produttiva. È stata una bella operazione imprenditoriale aver acquisito nel nostro Gruppo uno storico fornitore di tessuti. Dai telai del Lanificio Carlo Barbera oggi si producono i tessuti che daranno forma ai prestigiosi abiti Kiton”.“Affiancare un’azienda storica come Kiton conferma l’impegno di SACE SIMEST verso un’imprenditoria di qualità che rende famoso il Made in Italy nel mondo – ha dichiarato Simonetta Acri, Chief Sales Officer di SACE –. Solo in Campania, attraverso l’ufficio di Napoli, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione serve più di mille aziende e, solo nel primo semestre del 2017, ha mobilitato risorse a supporto dello sviluppo internazionale delle imprese campane per oltre 400 milioni di euro. Siamo pronti a sostenere molte altre aziende che vogliono seguire il percorso tracciato da Kiton”.“Credit Agricole si è imposta negli ultimi anni come partner privilegiato di aziende di assoluta eccellenza con ampia vocazione all’internazionalizzazione – ha dichiarato Alessio Foletti, Responsabile della Direzione Banca d’Impresa del Gruppo Bancario Crédit Agricole Italia. La creatività, tipica delle aziende del settore moda come Kiton, rappresenta uno dei principali driver per la crescita del tessuto economico italiano. Il nostro Gruppo conferma la forte attenzione verso le imprese che vogliono intraprendere piani di espansione economica su nuovi mercati, anche attraverso lo sviluppo di prodotti e processi innovativi.”La Campania si conferma la prima regione per export nel meridione. Dopo un buon 2015 (+2,5%) e l’ottimo 2016 (+3,8%, risultato più del triplo rispetto alla performance complessiva nazionale), nei primi 9 mesi del 2017 le esportazioni regionali hanno registrato un incremento del 2,1%.

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L’Europa non dovrebbe aiutare i dittatori a spiare i propri cittadini

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 gennaio 2018

internetIl regime di controllo sulle esportazioni dell’UE dovrebbe essere esteso agli strumenti di cyber-monitoraggio che possono essere utilizzati per violare i diritti umani. In una risoluzione legislativa approvata mercoledì, i deputati hanno stabilito la posizione del Parlamento per i negoziati con i ministri dell’UE. L’Unione europea sta attualmente aggiornando le norme sul controllo sulle esportazioni di prodotti a duplice uso (beni e le tecnologie destinati a scopo pacifico in circostanze civili, ma che possono essere utilizzati anche per la costruzione di armi di distruzione o attentati terroristici, dual-use in inglese), per tenere il passo con le nuove tecnologie e impedire ai regimi autoritari di spiare i propri cittadini con l’aiuto di prodotti europei. Tali prodotti sono già soggetti al regime di controllo delle esportazioni dell’UE. Le nuove regole aggiungerebbero alcuni strumenti di cyber-monitoraggio all’elenco dei prodotti che devono essere approvati dalle autorità nazionali prima di essere esportati. Si tratta di dispositivi per intercettare telefoni cellulari, violare computer, bypassare password o identificare utenti di internet, utilizzati per spiare oppositori politici e attivisti in tutto il mondo.

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Non si può disgiungere la vendita delle armi dal fenomeno delle migrazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

armiNel 2014 l’Italia ha esportato armi nei Paesi asiatici e africani per 2,9 miliardi di euro. Nel 2015 l’esportazione di armi verso quei Paesi è lievitata fino a 8,2 miliardi di euro. La conflittualità e l’insicurezza dei Paesi da cui provengono i migranti è anche diretta conseguenza delle politiche scellerate attuate dal neoliberismo in tema di esportazioni di armi. Esportiamo allegramente guerra e disperazione e non sappiamo gestirne le conseguenze. Il fenomeno migratorio non ha le dimensioni catastrofiche che certa politica vuole far credere, mentre ciò che è catastrofica è l’incapacità politica di gestire l’accoglienza e l’integrazione, alimentando paure e razzismo. I dati reali danno la misura di quanto il fenomeno migratorio, in termini numerici, abbia assunto dimensioni apparentemente ingestibili solo nella strumentalizzazione dei partiti xenofobi e populisti.La Germania ha registrato il numero totale più elevato di immigrati (884 900) nel 2014, seguita dal Regno Unito (632 000), dalla Francia (339 900), dalla Spagna (305 500) e dall’Italia (277 600).In rapporto al totale della popolazione residente, il tasso di immigrazione più elevato nel 2014 è stato registrato dal Lussemburgo (40 immigrati per 1 000 abitanti), seguito da Malta (21 per 1 000 abitanti) e dall’Irlanda (15 per 1 000 abitanti).Un immigrato, un rifugiato un profugo, rispondono a condizioni umane differenti e la tutela giuridica che ne consegue è altrettanto differente.
Gli immigrati sono coloro che lasciano il proprio Paese in cerca di una condizione di vita migliore, e la permanenza nello stato in cui giungono è regolamentata da autorizzazioni amministrative.
Il profugo è un immigrato che lascia il proprio Paese fuggendo da guerre, da persecuzioni o catastrofi. Ma è profugo anche chi subisce queste condizioni pur non riuscendo a fuggire dal proprio Paese.
Il richiedente asilo, dal punto di vista giuridico-amministrativo, è una persona cui è riconosciuto lo status di rifugiato perché se tornasse nel proprio paese d’origine potrebbe essere vittima di persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale.
Gli immigrati che arrivano nel nostro Paese per tentare di migliorare le proprie condizioni di vita sono soggetti alla regolamentazione della legge che prende il nome dai suoi primi firmatari ovvero Bossi-Fini, e che ha sostituito la precedente legge Napolitano-Turco.La ratio contenuta nella Bossi-Fini aveva una chiara finalità repressiva e l’effetto, ampiamente previsto, ha alimentato nella società una legittimazione agli istinti della xenofobia che nel corso degli anni si è trasformata in consenso politico verso quelle formazioni che hanno fatto del razzismo la loro bandiera.Democrazia Atea propone di abrogare la legge Bossi-Fini e di ripristinare, con correttivi per le mutate condizioni anche del quadro internazionale, la legge Napolitano-Turco.Quanto al diritto d’asilo occorre ricordare che già nella Roma imperiale aveva una sua regolamentazione, e l’evoluzione normativa, nel corso dei secoli, è approdata alla Costituzione italiana nella quale all’art.10 si statuisce che «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.»Nel 2003 è intervenuta la Convenzione europea di Dublino II, che fu ratificata in Italia quando il Governo era sostenuto da Forza Italia e dalla Lega Nord. Furono dunque queste due forze politica a ritenere quel trattato idoneo a regolamentare i flussi migratori in Italia, e oggi possiamo misurare quanto fu miope la loro prospettiva.Nel 2013 la Convenzione di Dublino ha subito ulteriori implementazioni con la Convenzione Dublino III e anche in questo caso sono state due forze politiche di destra ad occuparsene, il Partito Democratico e il Nuovo Centro Destra.Il disastro umanitario, per ciò che attiene all’Italia, si è vergognosamente aggravato con gli accordi bilaterali per il respingimento dei migranti nei centri di detenzione libici che l’Italia ha sottoscritto in spregio ad ogni ragionevole sensibilità umanitaria.
Credere di poter arrestare la migrazione umana equivale a credere di poter fermare le onde del mare.
Democrazia Atea ritiene, piuttosto, che sia doveroso fermare immediatamente la violenza dei centri di detenzione dei migranti nei quali si consuma una barbarie disumana.E nel contempo ritiene che siano necessari progetti di integrazione affidati a soggetti qualificati e non ad organizzazioni criminogene, come si è maggiormente fatto fino ad ora.Ma non è sufficiente. (fonte: democrazia atea)

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Zagross Marmi esporta il marmo ragusano negli Emirati Arabi

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

zagross marmiRagusa. Con la garanzia di SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, Zagross Marmi ha assicurato la vendita di lastre di marmo a un cliente nell’emirato di Sharjah per un valore di 140 mila euro. Grazie all’intervento di SACE, la PMI siciliana potrà offrire dilazioni di pagamento a condizioni competitive ed esportare in uno dei mercati più dinamici e in rapida espansione degli Emirati Arabi.Zagross Marmi nasce a Ragusa nel 2001 come azienda familiare. La continua ricerca di prodotti esclusivi e la visione internazionale del management negli anni ha permesso all’azienda di crescere nei mercati internazionali. Oggi Zagross Marmi può contare su tre sedi in Italia, una presenza sul mercato in Arabia Saudita da diversi anni con un partner di prestigio e un’adesione ormai consolidata alle più celebri fiere del mondo, tra cui quelle in Medio-Oriente, Cina, Stati Uniti, Russia, Kazakistan e Verona, dove l’azienda vanta una partecipazione per il quinto anno consecutivo con un’importante area espositiva.L’azienda ragusana, grazie al supporto di SACE, potrà sfruttare tutte le opportunità offerte da uno dei maggiori hub economici degli Emirati Arabi. Sharjah, infatti, è il terzo Emirato per grandezza e – con il suo doppio affaccio sul mare, sul Golfo Arabo e sull’Oceano indiano – vanta una posizione strategica nello scacchiere mediorientale e un’economia dinamica e differenziata, in cui due terzi dei ricavi arrivano da settori non-oil. Come evidenziato dal nuovo Rapporto Export di SACE, dal 2018 gli Emirati Arabi Uniti dovrebbero mostrare un rimbalzo dell’export al 4,5-5% medio annuo grazie alla progressiva implementazione dei progetti legati a Expo Dubai 2020.
La scelta di Zagross Marmi è una cartina al tornasole del tessuto imprenditoriale siciliano, decisamente eterogeneo e orientato all’export, e che, con circa 7 miliardi di beni esportati nel 2016 rappresenta circa il 2% dell’export totale a livello nazionale e il 16,5% delle esportazioni del meridione e delle isole. Le geografie di destinazione dei beni e servizi Made in Sicily sono un buon mix di Paesi dell’Unione Europea (44,3%) e dell’area extra-UE (55,7%). Farmaceutica, prodotti in metallo, meccanica strumentale, alimentari e bevande e prodotti agricoli sono i settori identificati da SACE che hanno registrato le performance migliori e che rappresentano oltre il 23% del totale export siciliano.

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Il baratto si affianca all’e-commerce e le aziende guardano verso la Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2016

barattoIl mondo del baratto si affianca all’e-commerce per esportare il made in Italy nel mondo. iBarter, la prima piattaforma italiana per lo scambio multilaterale online, ha siglato un accordo di collaborazione con Jtoo, primo circuito BtoB online che permette alle aziende di entrare in una rete di scala internazionale, con lo scopo di creare una rete di scambio su scala internazionale. «Abbiamo costruito un ponte che mette in collegamento le due piattaforme dando vita ad una rete con oltre 3mila contatti», premette Marco Gschwentner co-fondatore di iBarter. «Chi opera su una può beneficiare dei vantaggi che vengono offerti anche dall’altra: è un’unione che moltiplica le opportunità». L’utilizzo dei propri beni e servizi per fare acquisti – senza far ricorso al credito bancario – e il far parte di una piazza dedicata allo scambio, come propone iBarter, si sommano con la possibilità di entrare in una rete che opera su scala internazionale quale è Jtoo. «Con iBarter abbiamo reinterpretato la formula del baratto in chiave moderna, creando una rete dedicata alle imprese», spiega Massimo Cirio, co-fondatore del circuito. «Non solo. Pur mantenendo fede al principio di scambio, abbiamo introdotto il concetto della multilateralità. Ovvero, non si tratta più di scambiare un bene con un altro in modo diretto e contestuale, ma si viene inseriti in una rete dove le transazioni vengono quantificate attraverso una moneta complementare chiamata iBcredit: si acquisiscono – o si cedono – dei crediti sulla base della propria operatività». Inoltre, «non baratto1attingendo alla liquidità aziendale e al credito bancario, il sistema permette non solamente di avere dei vantaggi finanziari, ma anche di essere un utile canale complementare di marketing. Oltre al fatto che le aziende e i professionisti si trovano a pagare – in parte o totalmente – con i loro prodotti o servizi».
Nata a marzo 2015 a Torino, dall’incontro tra professionisti del Marketing, Technology & Business e dalla collaborazione tra due culture diverse, italiana e cinese, Jtoo.com è una piattaforma e-commerce dedicata alle aziende che presenta più di una novità rispetto alle piattaforme tradizionali. «Siamo la prima piattaforma online BtoB, multilingue senza commissioni sul venduto, un punto di incontro per grossisti, produttori e professionisti di ogni settore che si rivolge alle imprese e a tutti i titolari di partita Iva, con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra domanda e offerta, integrando canale online alla rete tradizionale di vendita», spiega Monica Leo referente della piattaforma Jtoo. Come? «Aprendo un negozio online dove esporre i propri prodotti e cataloghi a tutto il mondo». In poco tempo Jtoo ha già fatto registrare numeri importanti: 90mila utenti unici con 900mila visualizzazioni al mese e 1.200 negozi virtuali aperti. «Il nostro obiettivo è diventare la prima piattaforma e-commerce transfrontaliera tra Italia e Cina, aiutando le PMI italiane a sviluppare il mercato cinese, e non solo promuovendo ai distributori internazionali i prodotti “made in Italy” di qualità», prosegue Leo. Tra i punti di forza c’è il costo. «Non applichiamo commissioni sulle transazioni», aggiunge. «Ad una fee di ingresso corrisponde l’assistenza personalizzata in ogni ambito con l’accompagnamento verso il mercato italiano ed internazionale».
iBarter – prima piattaforma italiana per il baratto multilaterale online, iBarter nasce dall’intuizione di un gruppo di manager e professionisti nel 2010 per diventare operativa l’anno successivo. Il portale promuove lo scambio di beni e servizi per imprese e privati attraverso la moneta complementare dell’iBcredits sopperendo la richiesta di liquidità delle aziende e creando una rete di interscambio che favorisce l’acquisizione di nuovi clienti e l’aumento del fatturato. http://www.ibarter.com (foto: baratto)

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Istat: commercio e calo esportazioni beni di consumo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

istatSecondo i dati resi noti dall’Istat, a marzo si riducono i flussi commerciali verso i paesi Extra Ue. In particolare, le esportazioni scendono dello 0,3% su base mensile e del 5,2% su base annua. Rispetto a febbraio 2016, precipitano le vendite dei beni di consumo (-6,1%), calate su base tendenziale del 2,6%.
“Dati preoccupanti, che confermano le stime al ribasso sulla crescita mondiale. Un sintomo allarmante. La domanda estera, infatti, ha sorretto in questi anni di crisi le nostre industrie. Mentre i consumi delle famiglie italiane precipitavano, le esportazioni sostenevano la nostra economia. Il rischio, ora, è che l’Italia cresca meno di quanto previsto nel Def proprio a causa del rallentamento dell’economia globale, ossia per fattori esogeni, gli stessi che ci avevano consentito fino ad ora di contenere i danni” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

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SACE e General Electric: collaborazione a sostegno dell’export e della crescita del Paese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2016

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Nella foto Federica Guidi ministro Sviluppo Economico

Alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico e del CEO di General Electric Jeff Immelt, è stato firmato il protocollo di intesa tra SACE, società del Gruppo Cdp, e GE Oil & Gas – Nuovo Pignone per sostenere le esportazioni dell’azienda, leader nella fornitura di tecnologie e servizi nel settore oil & gas.
Il protocollo prevede che SACE supporti le esportazioni di GE Oil & Gas per un ammontare che si stima possa raggiungere i 6 miliardi di dollari per il triennio 2016-2018 per progetti nei vari continenti, in particolare America Latina, Nord Africa, Africa Sub Sahariana, Medio Oriente e Asia. L’intesa consentirà a GE Oil & Gas di offrire a potenziali clienti internazionali linee di credito a condizioni competitive – garantite da SACE – per l’acquisto dei propri prodotti e servizi, e cogliere così nuove opportunità globali, rispondendo in modo dinamico e capillare alla domanda internazionale. SACE conferma anche il proprio supporto finanziario alla vendita delle turbine a gas della famiglia NovaLT, turbine GE Oil & Gas 100% made in Italy, alcune delle quali sono state recentemente introdotte sul mercato globale. Proprio oggi, inoltre, GE Oil & Gas ha annunciato un programma di investimenti per un valore totale quinquennale di 600 milioni di dollari per lo sviluppo e la produzione di turbine a gas e compressori centrifughi di nuove generazione. Nell’ambito della collaborazione, infine, SACE e GE Oil & Gas lavoreranno allo sviluppo di soluzioni innovative, ricercando una crescente efficienza del servizio e soddisfazione della clientela internazionale. “Con orgoglio rinnoviamo oggi il nostro sostegno al percorso di crescita e innovazione di una realtà che ha saputo valorizzare competenze e know-how italiani per affermarsi come eccellenza a livello globale”, ha dichiarato Alessandro Castellano, amministratore delegato di SACE. “Un impegno con cui intendiamo dare impulso a nuove opportunità di export in mercati ad alto potenziale, con impatti positivi sugli importanti processi produttivi e occupazionali generati in Italia da GE Oil & Gas e dal suo ampio indotto di PMI subfornitrici”.

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Eurozona e surplus esportazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2015

berlinoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Il problema dell’eurozona si chiama surplus delle esportazioni rispetto alle importazioni. In particolare il problema è il surplus della Germania, che nel 2014 (ultimi dati disponibili) ammontava a 220 miliardi di euro, vale a dire il 7,6% rispetto al Pil, che, sempre nel 2014, era di 2.904 miliardi. Per questo motivo, la Germania è sotto procedura di infrazione Ue. Secondo le regole del Six Pack, confluite nel Fiscal Compact, infatti, la media del surplus degli ultimi 5 anni non deve superare il 6%, mentre la media del surplus della Germania nel periodo 2010-2014 è del 6,5%. Insieme alla Germania, i maggiori surplus dell’eurozona sono stati registrati da Olanda (10,9%), Svezia (6,8%) e Danimarca (6,3%). Guarda caso tutti paesi del Nord Europa, gli unici che dalla crisi dell’euro in questi anni ci hanno guadagnato. La Germania, quindi, insieme ai suoi Stati satellite, deve rientrare, come previsto da Six Pack e Fiscal Compact, al di sotto del 6%, cosa che finora non ha fatto, e spendere il proprio surplus per cambiare il metabolismo dell’eurozona.
A ben vedere, la riduzione dei surplus dei paesi del nord Europa sotto il 6% si presenta anche come l’unica medicina in grado di ridare sviluppo all’area euro. In caso contrario, la situazione rimarrà stagnante e duale. Un esempio: dimezzare il surplus della Germania significa mettere in circolo almeno 100 miliardi di euro (3,5 punti di Pil tedesco); 150 miliardi se anche Olanda, Svezia e Danimarca faranno lo stesso. Il risultato sarà un piccolo positivo aumento dell’inflazione nell’eurozona (sappiamo bene quanto ce n’è bisogno), la svalutazione dell’euro rispetto al dollaro, un aumento della domanda interna, con conseguente aumento dei consumi, degli investimenti, e una spinta positiva alla crescita di tutta l’area euro, che attualmente è ferma, come previsione per il 2015, all’1,5%. Una reflazione consistente dei paesi in surplus potrebbe, quindi, portare più sviluppo e maggiore occupazione e benessere per tutti. Incluso un positivo effetto in termini di sostenibilità dei debiti pubblici. Insomma, quell’innesco positivo che l’Europa sta cercando da parecchio tempo e finora non ha mai avuto.Ultima considerazione: se la Germania reflaziona, oltre che diventare più simpatica, migliora anche il benessere del popolo tedesco, cosa da non sottovalutare dal punto di vista del consenso di chi è al governo”.

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Cuba: Esportazioni italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2015

L’accordo, siglato in esclusiva tra le due parti, mette a disposizione delle imprese italiane un plafond rotativo di 80 milioni di euro, dedicato a conferme di crediti documentari emessi da istituti bancari cubani per il pagamento di singoli contratti commerciali del valore massimo di 5 milioni di euro. ecocubaIl miglioramento del contesto politico ed economico e le recenti riforme varate dal governo cubano – che hanno introdotto benefici fiscali per gli investitori esteri e ridotto gli ostacoli all’importazione di macchinari nel paese – fanno di Cuba un mercato di crescente interesse per il made in Italy.Sebbene sussistano profili di rischio operativi e commerciali, così come in altri mercati simili, non sono mai mancati sostegno e progettualità a favore delle imprese italiane che operano in tali contesti. Nell’ambito dell’accordo, infatti, Intesa Sanpaolo e SACE consentiranno agli esportatori italiani di vendere i propri prodotti o servizi con dilazioni fino a 18 mesi, garantendone i pagamenti.“In una fase storica importantissima come l’attuale, che vede finalmente la riapertura delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba, abbiamo deciso di rafforzare ulteriormente il nostro sostegno alle imprese italiane che intrattengono rapporti commerciali con la Repubblica cubana. Intesa Sanpaolo accompagna le aziende del nostro Paese nel loro percorso di apertura verso il mercato globale e rappresenta un fattore determinante nell’internazionalizzazione del tessuto produttivo italiano. Per superare i confini del mercato domestico il nostro Gruppo mette a disposizione dei nostri clienti una rete operativa che arriva in oltre 40 Paesi ed è in grado di rispondere a tutte le esigenze, grazie a un’offerta completa di servizi che comprendono l’attività di banca commerciale fino a i più sofisticati strumenti di corporate banking”, ha commentato Gaetano Miccichè, direttore generale di Intesa Sanpaolo.
“Siamo lieti di annunciare un’iniziativa concreta a sostegno della penetrazione delle imprese italiane nel mercato – ha dichiarato il presidente di SACE, Giovanni Castellaneta, che partecipa alla missione a Cuba –. Restare ai margini della partita che il mondo si appresta a giocare in questa realtà di ‘frontiera’ rappresenterebbe una perdita di opportunità considerevoli. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di SACE, infatti, le nostre imprese potrebbero mettere a segno un guadagno di nuovo export pari a ben 220 milioni nei prossimi quattro anni, a due condizioni: che il programma di riforme messo in atto dal Governo riesca a dispiegare a pieno i suoi frutti e che si sappiano dotare degli strumenti giusti per crescere in sicurezza in un contesto complesso e ancora relativamente inesplorato. L’accordo di oggi offre un contributo sostanziale al raggiungimento di quest’obiettivo”.

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SACE alla Missione MiSE in Qatar: 1 miliardo di operazioni assicurate

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 febbraio 2015

SACE prende parte alla missione promossa dal Ministero dello Sviluppo economico in qatar, in occasione della visita del Ministro Federica Guidi, per sostenere la penetrazione delle imprese italiane in uno tra i mercati più promettenti a livello globale per export e investimenti.In Qatar SACE conta su un portafoglio di transazioni assicurate di oltre 1 miliardo di euro, concentrato prevalentemente nel settori dell’oil&gas e petrolchimico, con quote interessanti anche nei comparti dei beni di consumo Made in Italy, dall’agroalimentare all’arredo, mentre ha allo studio nuove operazioni per circa 500 milioni di euro, soprattutto nel settore delle infrastrutture.L’Italia, con un export di 1,2 miliardi di euro a fine 2013, è oggi il quinto fornitore dell’Emirato, dopo Stati Uniti, Cina, Giappone e Germania. Tra i settori di punta delle nostre esportazioni giocano un ruolo di rilievo le tecnologie industriali e, in prospettiva, stanno avanzando sempre più diversi comparti funzionali al processo di sviluppo urbanistico intrapreso dal Qatar.Terzo al mondo per riserve di gas naturale, l’Emirato ha infatti messo a segno una crescita costante del Pil negli ultimi quattro anni, a un tasso medio annuo superiore al 6%, e ha avviato un ingente piano di investimenti, del valore complessivo di 200 miliardi di dollari, proprio per consolidare il welfare e rafforzare le infrastrutture, anche in vista dei Mondiali di Calcio del 2022, oltre a sviluppare i comparti industriali downstream.Sebbene restino sotto osservazione gli effetti del calo dei prezzi delle materie prime e l’evoluzione delle tensioni geopolitiche nell’area, le prospettive complessive del Paese restano di crescita anche nel medio termine, continuando a garantire un business climate positivo per le imprese, che in Qatar possono inoltre contare su profili di rischio di credito tra i migliori a livello globale (pari a 24 su 100 nel SACE risk index).
SACE è in procinto di aprire una sede negli Emirati Arabi Uniti dedicata ai mercati di Medio Oriente e Nord Africa proprio in considerazione dell’elevato potenziale espresso da quest’area.

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Credito alle esportazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 30 novembre 2014

impreseIl Consiglio di Amministrazione di SACE ha deliberato oltre 3 miliardi di euro di impegni per operazioni di credito all’esportazione e garanzie per investimenti all’estero da parte di aziende italiane del valore complessivo di oltre 5 miliardi di euro.
In particolare, sono stati deliberati impegni nei seguenti comparti:
cantieristica navale: 2,1 miliardi di euro
energia e oil & gas: 650 milioni di euro
aeronautico: 126 milioni di euro
materiali da costruzione: 110 milioni di euro
acciaio e meccanica strumentale: 56 milioni di euro.
Con riferimento al comparto cantieristico, SACE ha garantito 2,1 miliardi di euro equivalenti al 100% dei finanziamenti erogati a società armatrici per l’acquisto di navi da crociera.
Tali garanzie sono parte di un plafond di 4,7 miliardi di euro che il Consiglio di Amministrazione ha assegnato al settore della cantieristica per il biennio 2014-2015 e che è il risultato della capacità assicurativa conferita a SACE dal D.L. 91/2014 (art. 32) convertito in legge in data 21 Agosto 2014. Tale legge prevede una garanzia statale aggiuntiva nell’ambito dei limiti assumibili da SACE come stabiliti nel bilancio di previsione dello Stato, che potrà essere utilizzata per interventi in settori strategici per l’economia italiana e per società di rilevante interesse nazionale in relazione a rischi “non di mercato”. La garanzia statale, in conformità con la normativa, sarà onerosa e opererà a copertura di picchi di esposizione che possano determinare in capo a SACE rischi di concentrazione verso specifiche controparti, settori e geografie.
Con queste operazioni SACE conferma il proprio impegno nel sostenere l’export italiano, in particolare i comparti più dinamici, che crescono a ritmi costantemente superiori al 20% annuo.

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Surplus bilancia tedesca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 luglio 2014

bilancia pagamenti”Con un surplus della bilancia dei pagamenti del 7%, la Germania ha un vantaggio competitivo sulla crescita, potendo di fatto contare su un euro tedesco sottovalutato. Al contrario, gli altri paesi dell’eurozona, con la moneta unica sopravvalutata rispetto ai propri fondamentali, non riescono a esportare e a fare affluire, in tal modo, risorse nelle finanze pubbliche”. Lo scrive Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.“L’euro tedesco, di fatto, contro ogni volontà e sogno, ha distrutto l’Europa, creando squilibri crescenti, appunto, nelle bilance dei pagamenti; e tassi di interesse divergenti, senza alcun meccanismo di redistribuzione e di riequilibrio. È questa la malattia mortale che ci affligge. Perché gli squilibri nei rapporti tra esportazioni e importazioni e nei flussi di capitali si riflettono sul deficit e sul debito pubblico degli Stati. E quindi sulla loro credibilità. E quindi sul loro merito di credito. Negli anni della crisi i mercati non hanno fatto altro che sanzionare ciò. Tutto parte dalle bilance dei pagamenti, che si portano dietro tassi di interesse, deficit, debito e, di conseguenza, nuovamente i tassi di interesse”.“La soluzione, dunque, al di là di tutto quanto fatto (inutilmente) finora è una sola: i paesi che registrano un surplus nella bilancia dei pagamenti (che include sia i movimenti delle merci sia i flussi di capitali) hanno il dovere economico e morale non di prestare i soldi, non di ‘salvare’ (come è stato fatto finora), ma di reflazionare. Cioè aumentare la loro domanda interna, trainando le economie degli altri Stati. Reflazione vuol dire anche avvicinarsi a un tasso di inflazione del 2%, fisiologico, e ottimale anche per la Banca Centrale Europea, per uscire dalla deflazione e dare respiro ai paesi dell’eurozona con debiti pubblici elevati”.“Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale non sono gli unici a criticare (ex post) la politica economica sangue, sudore e lacrime dettata da Angela Merkel a un’Europa troppo tedesca e l’eccessivo surplus delle partite correnti della bilancia dei pagamenti della Germania. A marzo 2014, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dichiarava: ‘I Paesi con surplus forti hanno spazio per fare di più per sostenere la domanda aggregata in Europa’”, conclude Brunetta.

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Il made marmo italiano mantiene i valori

Posted by fidest press agency su domenica, 25 dicembre 2011

Panoramica delle cave di marmo a Carrara

Image via Wikipedia

Nei primi nove mesi del 2011 il settore lapideo italiano ha esportato complessivamente 3 milioni di tonnellate di marmi, graniti, pietre e travertini grezzi e lavorati, comprendendo anche granulati e polveri, per un valore di oltre un miliardo e 208 milioni di euro, con un incremento del +4,1% sui valori e con un saldo negativo del – 4,7% sui volumi rispetto all’anno precedente.
Le statistiche sono state elaborate e diffuse dall’Internazionale Marmi e Macchine Carrara che prosegue così le consuete rilevazioni ed elaborazioni mensili relative all’andamento dell’export di settore in attesa di diffondere i risultati della rilevazione congiunturale di settore a libello nazionale che saranno presentati nel prossimo mese di gennaio.
“I saldi generali si presentano ancora in attivo rispetto ai valori dello periodo del 2010 – commenta il presidente di IMM Giorgio Bianchini – anche se le quantità esportate continuano ad avere un saldo negativo così come emergeva dalle rilevazioni precedenti. Occorrerà arrivare a fine anno per avere un panorama più definito tenendo conto di una fase di forte contrazione dell’economia mondiale che coinvolge sia i paesi di destinazione dei prodotti lavorati sia, per motivi diversi, aree di sbocco per i grezzi come il nord Africa mentre il medio Oriente offre segnali interessanti”.
Restringendo la lettura delle statistiche dell’export alle sole voci principali dei materiali ornamentali (marmi e graniti grezzi e lavorati) i valori diventano 2 milioni e 240 mila tonnellate per un miliardo e 160 milioni di euro, anche se le variazioni percentuali non presentano grandi cambiamenti ma fanno emergere un maggiore valore aggiunto collegato all’export di marmi e graniti lavorati. La voce più importante dell’export italiano resta quella dei marmi e dei travertini lavorati, anche se registra un segno negativo sui valori complessivi mentre il valore medio unitario (cioè il valore medio di una tonnellata di esportato) registra un apprezzamento del +9,7% per i marmi lavorati, in confronto al +3,1% dei graniti lavorati che restano però positivi anche sui volumi.
Qualche riflessione specifica meritano i mercati di destinazione dei prodotti e materiali italiani: l’Unione Europea si mantiene positiva sui valori, soprattutto sui valori medi con una crescita di oltre il 6%, grazie a Germania, Francia e altri paesi relativamente minori, come Polonia Slovacchia e Austria che importano lavorati di pregio e ad alto valore aggiunto. Positivo, nel complesso anche il mercato dell’Europa non comunitaria con crescita sia dei volumi sia dei valori medi confermando che su questi mercati il “saper fare” italiano rende il lapideo un prodotto ricercato con crescita costante di appeal.In questa area, che si conferma importante, Svizzera, Russia e Croazia, nell’ordine, sono i partner più vivaci e ricettivi ma segna ottime performances anche una repubblica nuova come il Turkmenistan grazie ai grandi progetti di sviluppo in atto. Il Nord America, uno dei mercati più importanti anche in epoche non lontane, resta stabile su livelli modesti rispetto al passato con import soprattutto di marmi, in particolare lavorati, per 105 milioni e 600 mila euro, rispetto ad un totale di 191 milioni e mezzo per le voci maggiori facendo però registrare un meno 0,3% rispetto al 2010 con un lieve apprezzamento del valore medio unitario. Nell’America Latina crescono Messico, Brasile e Cile, nell’ordine, che si attestano su cifre ancora modeste rispetto alle potenzialità di mercato, pur trattandosi spesso di paesi che producono in proprio materiali interessanti e dispongono già di un’ottima industria di trasformazione. Cresce comunque l’export verso questi paesi di lavorati di marmo sia in quantità sia nel valore.
Il mercato del Medio Oriente presenta un buon andamento con ascesa costante di importanza nel quadro nazionale: buoni risultati fa segnare soprattutto l’Arabia Saudita, con quasi 50 milioni di euro di importazioni e una crescita significativa anche nel valore medio di prodotto acquisito. Positivo anche il trend di Kuwait e Qatar: tutta insieme l’area segna un +2% in quantità e un +7,9% in valore. L’Estremo Oriente, invece, incrementa i valori dell’import e supera i 200 milioni di euro, concentrati praticamente solo sulle voci maggiori. Il partner più importante è ancora la Cina, con oltre 81 milioni di euro su tutte le voci, seguita dall’India e dall’Indonesia. Ma anche Taiwan e Hong Kong crescono in valore e in valore medio, e superano rispettivamente gli 11 e i 17 milioni complessivi di euro. Più statiche le importazioni che crescono solo sui graniti (in primis grezzi), ma si attestano comunque sopra il milione e 360 mila tonnellate, per 324 milioni di euro. I paesi fornitori rimangono nella lista dei nostri tradizionali partner, sia asiatici che sudamericani, soprattutto: India, Cina e Brasile per i graniti, e poi Turchia, Francia, Portogallo e Spagna per i marmi e i calcarei in generale, con alcuni Paesi più recenti in crescita, come la Croazia,e in misura abbastanza minore l’Albania.

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Trasferimento armi in Medio oriente e in Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2011

“Munizioni a grappolo di provenienza spagnola trovata in Libia. Stati Uniti, Russia ed altri paesi europei hanno fornito grandi quantità di armi a governi repressivi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord prima delle rivolte di quest’anno, pur avendo le prove del rischio che quelle forniture avrebbero potuto essere usate per compiere gravi violazioni dei diritti umani”.

Bonifica da ordigni esplosivi

E’ quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando un rapporto intitolato “Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio di armi”, che esamina le esportazioni verso Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen a partire dal 2005.”Le nostre conclusioni mettono in evidenza il profondo fallimento degli attuali controlli sulle esportazioni di armi, con tutte le scappatoie esistenti, e sottolineano quanto occorra un efficace Trattato sul commercio di armi che tenga in piena considerazione la necessit di difendere i diritti umani” – ha dichiarato Helen Hughes, principale ricercatrice del rapporto di Amnesty International Nonostante la continua, brutale repressione, la comunità internazionale non ha voluto intraprendere un’azione incisiva per interrompere i trasferimenti di armi allo Yemen. Ottenere informazioni sull’afflusso di armi in Siria è difficile, poichè pochi governi riferiscono ufficialmente sui trasferimenti al governo di Damasco. Il rapporto di Amnesty International indica inoltre che l’India ha autorizzato la fornitura di veicoli blindati alla Siria mentre la Francia, tra il 2005 e il 2009, le ha venduto munizioni. Amnesty International ha identificato 10 stati (tra cui Belgio, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Russia e Spagna) i cui governi hanno autorizzato la fornitura di armamenti, munizioni e relativo equipaggiamento al regime libico del colonnello Gheddafi a partire dal 2005. Durante il conflitto della Libia, le forze di Gheddafi hanno commesso crimini di guerra e violazioni dei diritti umani che possono costituire crimini contro l’umanità. Munizioni a grappolo e proiettili da mortaio MAT-120 di provenienza spagnola, autorizzati per la vendita nel 2007, sono stati rinvenuti da Amnesty International a Misurata, quando la citt è stata bombardata dalle forze di Gheddafi nel corso dell’anno. Si tratta di forniture proibite dalla Convenzione sulle munizioni a grappolo, che la Spagna ha firmato meno di un anno dopo aver inviato tali materiali in Libia. Buona parte dell’artiglieria pesante rinvenuta in Libia dai ricercatori di Amnesty International pare essere stata prodotta durante l’era sovietica, dalla Russia o da altri paesi dell’Urss, soprattutto per quanto riguarda i razzi Grad, armi di per sè indiscriminate che sono state usate ampiamente da entrambe le parti in conflitto. Alcune delle munizioni recuperate erano anche di fabbricazione cinese, bulgara e italiana come, rispettivamente, le mine anticarro Tipo 72, componenti per razzi e i proiettili d’artiglieria da 155 millimetri.Almeno 20 stati hanno venduto o fornito all’Egitto armi leggere, munizioni, gas lacrimogeni, prodotti antisommossa e altro equipaggiamento: in testa gli Stati Uniti d’America, con forniture per un miliardo e 300 milioni di dollari all’anno, seguiti da Austria, Belgio, Bulgaria, Italia e Svizzera.I fucili sono stati usati massicciamente dalle forze di sicurezza in Bahrein ed Egitto con devastanti effetti letali.Amnesty International riconosce che quest’anno la comunità internazionale ha fatto alcuni passi avanti, limitando i trasferimenti internazionali di armi a Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen. Tuttavia, secondo l’organizzazione per i diritti umani, sono gli attuali controlli sulle armi a non aver impedito i trasferimenti negli anni scorsi.”Gli embarghi sulle armi sono di solito un provvedimento della serie ‘troppo poco, troppo tardi’ quando la crisi dei diritti umani in corso” – ha commentato Helen Hughes.

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Brasile, un mercato ricco di potenzialità

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2011

Mestre, Venezia 4 aprile, a partire dalle ore 9.00 NH Laguna Palace, Viale Ancona 2 – Sala Meeting SPAZIO 3 Paese in forte crescita economica, il Brasile rappresenta un mercato di sbocco per i prodotti italiani, in particolare il Made in Italy. Fra le regioni italiane, il Veneto è una di quelle che, sulla scia della massiccia migrazione in Sudamerica, ha allacciato negli anni i rapporti più intensi col Brasile. Nel 2010, le esportazioni verso il Paese sudamericano hanno raggiunto quasi i 370 milioni di euro, con le importazioni che hanno superato i 460 milioni. In entrambi i casi si è registrato rispettivamente un incremento del +32% e +20% rispetto al 2009. A trainare gli scambi commerciali il manifatturiero, ma un ruolo importante nelle importazioni lo ricoprono i prodotti dell’agricoltura, silvicoltura e pesca. Anche per questi motivi, il Veneto ospiterà la prima tappa dell’Investing Brazil Tour, realizzato a cura del Consolato Generale del Brasile a Milano e dell’Associazione BRAZILPlanet, in collaborazione con Unioncamere italiana e Assocamerestero. La tappa veneta è organizzata da Unioncamere del Veneto, Centro Estero Veneto e Camera di Commercio di Venezia. L’obiettivo del convegno è presentare le opportunità di investimenti e di affari che il Brasile può offrire alle Pmi venete. Nell’occasione, Unioncamere del Veneto illustrerà anche il progetto VEN2MER, co-finanziato dalla Regione del Veneto, assessorato ai flussi migratori, con L.R. 2/2003 e coordinato da Unioncamere del Veneto in collaborazione col sistema delle Camere di Commercio italiane all’estero e le Associazioni di Veneti nel Mondo. Il progetto punta a favorire la creazione di reti di cooperazione tra imprenditori veneti e imprenditori latinoamericani di origine veneta operanti nel Mersocur (Argentina, Brasile, Cile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) dando l’occasione di svolgere un periodo di collaborazione da uno a tre mesi rispettivamente presso un’impresa “veneta” in uno degli Stati del Mersocur partecipanti al progetto o presso un’impresa in Veneto. A tal fine è stato attivato il sito http://www.globalven.org.

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