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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

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Aumentano gli italiani che si trasferiscono all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

Lo segnala l’Istat nell’ultimo Report Iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente. In tutto sono 816mila gli italiani trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni, oltre il 73% ha 25 anni e più; di questi, quasi tre su quattro hanno un livello di istruzione medio-alto. In dieci anni, secondo l’Istat, sono espatriati circa 182 mila laureati e l’età media degli emigrati è di 33 anni per gli uomini e 30 per le donne. «I nostri giovani sono le risorse migliori su cui l’Italia può puntare non solo per crescere, ma per diventare il principale competitor su scala mondiale- dichiara Antonio Marchese, vicepresidente esecutivo di Soft Strategy-. Perché continuare a perdere le menti migliori nell’indifferenza generale, perché non cercare di arginare la cosiddetta “fuga dei cervelli” all’estero? La soluzione per la crescita del Paese sono proprio loro. Il nostro esempio lo dimostra: puntiamo sui talenti migliori per galoppare l’epoca dell’industria 4.0 e della digitalizzazione dei processi anche in ambito pubblico, è anche grazie a loro che il Gruppo Soft Strategy in tre anni è stato capace di passare da 14 a 25 milioni di fatturato. E se aumenta il fatturato delle imprese aumenta la possibilità di investire e di conseguenza l’economia riparte. Noi crediamo molto anche nelle competenze presenti al Sud ed è per questo che nel 2019 abbiamo deciso di investire anche con la creazione di una nuova realtà, Soft Strategy Local Government con sede operativa a Palermo focalizzata sulla pubblica amministrazione locale». E mentre le menti migliori lasciano il Paese, continua a crescere il cosiddetto mismatch, ovvero il gap tra la domanda delle aziende che devono assumere e il livello di competenze che i giovani riescono ad offrire. Stando ai dati elaborati nell’ultimo Rapporto Excelsior di Unioncamere “La domanda di professioni e di formazione delle imprese italiane nel 2018”, Una delle informazioni più preziose contenute nell’indagine è proprio la valutazione operata dalle imprese sulla difficoltà di reperimento delle figure professionali da cui emerge che dall’analisi delle prime trenta professioni, si evidenza come nella filiera dell’elettronica e informatica si concentra una significativa richiesta di figure non facilmente reperibili sul mercato a diversi livelli di specializzazione (analisti e progettisti di software, esperti di apparecchiature informatiche, ingegneri elettrotecnici). «Al mercato del lavoro al momento mancano i profili giusti- dichiara Miriam Persico, Direttore Area Legal e risorse Umane di Soft Strategy-. Gli studenti che fanno percorsi di studi che hanno un’evoluzione in linea con i sistemi informatici sono pochi, per questo facciamo fatica a reperire risorse. All’interno dei nostri percorsi di formazione aziendale creiamo dei veri e propri vivai sostenendo e incentivando master di formazione attraverso i quali riusciamo a collocare nella nostra azienda i profili in base alle professionalità di ognuno». Se fosse necessario utilizzare un termine sintetico per catturare i fenomeni che stanno investendo il mercato del lavoro dei principali Paesi avanzati e dunque anche dell’Italia, il termine più appropriato sarebbe “cambiamento strutturale”, in quanto relativo alla struttura stessa della produzione e in particolare al rapporto tra impiego dei fattori di produzione (capitale e lavoro) e output. La digitalizzazione dei processi e il progresso tecnologico sono legati all’applicazione della rivoluzione digitale al settore produttivo. Non si tratta solo delle tecnologie relative alla cosiddetta industria 4.0 e all’impiego di robot in sostituzione del lavoro manuale, ma riguarda anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle implicazioni che ha per il mondo dei servizi, coinvolgendo professioni che sino a pochi anni fa sembravano immuni dalla minaccia tecnologica. «La chiave di volta per le aziende – conclude Persico- sono proprio i talenti migliori che questo Paese ha, su queste menti brillanti bisogna investire per arginare il fenomeno della fuga dei cervelli all’estero, una vera ricchezza che merita di essere valorizzata».

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Local and regional leaders set out vision to deliver European Green Deal

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

The European Committee of the Regions (CoR) has set out its demands for the European Green Deal, which it believes must be met to reach climate neutrality by 2050. From energy to mobility, agriculture, biodiversity, digitalisation and the circular economy, the Committee argues that the Green Deal needs a clear action plan with measurable objectives, targeted actions, and appropriate funding, prepared together with local and regional authorities – if Europe is to respond to the climate emergency.In a debate with Frans Timmermans, the newly appointed European Commission Executive Vice-President for the European Green Deal, the CoR called on the EU to keep global warming below 1.5°C by setting out an ambitious legislative and financial package that supports all regions and cities in delivering transitions, putting sustainability at the heart of all the policy-making. The resolution adopted in Brussels shortly before the European Commission unveils plans for the Green Deal on 11 December, calls on the EU to enshrine into law a commitment to being carbon-neutral by 2050, upgrading its energy, climate and environmental objectives and offer sufficient funding to support regions and cities. Karl-Heinz Lambertz, President of the European Committee of the Regions, said: “We can no longer close our eyes to the climate emergency. The European Green Deal is the last opportunity for Europe to be credible, uphold its international obligations and offer a clear path to carbon-neutrality by 2050. The EU must green all its policies and investments, ensuring a just transition that supports every region and city. Local and regional governments must be a fully-fledged partner and player, backed with real investment. The current EU budget proposals, including cuts to cohesion policy, will undermine regions’ and cities’ efforts to accelerate climate action. Time is running out, we must not dither and we must act together. If the green transition does not start in our cities and regions, it will not happen at all.”Frans Timmermans, the European Commission Executive Vice-President, warned of inaction and said: “All levels of government will have to play their role if we want to succeed in shaping our collective future: this is not something that national governments can do alone. Cities and regions have a huge role to play in the fundamental transformation that the Green Deal is to drive in our society. From emissions-free transport to biodiversity protection, from energy efficiency in buildings to greening our cities and reforestation, we need every single one of you. We won’t reach the objectives of the Green Deal without local and regional authorities.”
During the plenary debate, a group of young elected politicians presented their demands for Europe to Executive Vice-President Timmermans and President Lambertz. A representative of the ‘Young Elected Politician (YEPs) United 4 Climate’ programme, Marina Grech, a local city councillor in Qormi, Malta, said, “We, young leaders, work hard in our local communities to make a liveable and sustainable future for ourselves and our children. United, we come together across parties and across European countries. If I, as 19 years old can take action and if I can stand here today to make our voice heard, so can you.”

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Anno Scolastico all’Estero: Stati Uniti primo paese di destinazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

MB Scambi Culturali si prefigge di conciliare il valore dello scambio culturale con l’importanza dell’aspetto linguistico di questa esperienza, dando ai ragazzi la possibilità di trascorrere fino a un anno scolastico in America studiando in un paese dove la lingua parlata è la lingua madre. Gli Stati Uniti non possiedono un sistema scolastico nazionale ma decentralizzato, che affida piena autonomia ai singoli Stati. Il quadro generale in cui si inserisce l’anno scolastico all’estero è tracciato nel Rapporto 2019 dell’Osservatorio di Intercultura: sempre più scuole mandano i ragazzi – oggi sono 10.200, +38% rispetto al 2016, ma soprattutto +191% sul 2009) – a studiare oltreconfine, e il primo paese di destinazione è proprio gli Stati Uniti (24%) seguito da Spagna (11%), Regno Unito (10%) e Canada (7%). A partire sono soprattutto le ragazze (61%), che provengono in prevalenza dai Licei (74%, +4% dal 2016), ma anche da Istituti Tecnici (30,7%+7%), e Professionali (27%, +12%).
Novembre è il mese del Programma Exchange: per vivere l’esperienza di un periodo di studi negli Stati il Programma Exchange è una scelta molto indicata perché permette una full immersion totale nel vero made in USA. L’elemento fondamentale è la famiglia volontaria in cui il ragazzo viene inserito, che viene attentamente selezionata in base alle caratteristiche del candidato. La ricerca della famiglia ideale per trascorrere l’esperienza di exchange student è fondamentale. Il programma per studiare in America può essere semestrale o annuale. Ogni High School americana segue da vicino i progressi didattici del ragazzo e l’organizzazione americana invia un report per ogni studente riguardante l’andamento scolastico e il grado di adattamento nella host family.
L’obiettivo di MB è dare ai ragazzi un’esperienza che possa far loro vivere la vera esperienza americana. Trovi qui maggiori informazioni: https://www.mbscambi.com/descrizione-anno-scolastico-all-estero/promo-novembre-stati-uniti/

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“Taglio degli eletti all’estero: a questo punto meglio abolirli e potenziare Comites e CGIE

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

di Fucsia Nissoli Fitzgerald. Sono ormai quasi sette anni che, grazie al mio mandato parlamentare, ho l’opportunità di incontrare le tantissime Comunità locali di italiani del Nord e Centro America. Ogni volta è una differente “sfumatura di italianità”, sempre avvolgente e calda, vissuta nella loro quotidianità e con un unico comune denominatore: l’attaccamento all’Italia. Un sentimento vero, profondo, che mi porta a considerare che ho trovato più Italia all’estero che a Roma. Per questo il mio dovere di rappresentare, in Parlamento, le istanze di queste Comunità, di questi concittadini che chiedono semplicemente più attenzione e servizi adeguati, non è un obbligo ma una missione. Una necessità, per tutti gli italiani all’estero, ovvero che l’Italia si ricordi, costantemente, che ci siamo, chi siamo e cosa possiamo apportare se giustamente integrati e considerati. È quindi naturale la mia esigenza di rendermi utile verso questi concittadini e, quindi, verso queste comunità che, grazie all’aggregazione, portano l’Italia nei cinque continenti e là, la mantengono viva. Sono stata tra gli italiani residenti negli Stati Uniti: quelli della costa orientale e quelli della costa occidentale; quelli degli Stati del Sud ma anche tra quelli degli Stati interni, che sono Comunità meno numerose ma molto attive. In tutte queste realtà mi sono sentita a casa e fiera di essere italiana. Ho goduto delle radici che, nel mantenere vive le diverse tradizioni, connotano quel meraviglioso arcobaleno di dialetti, sapori e colori che solo la nostra cultura può rappresentare nel mondo.Ho visitato le Comunità del Canada, sia quelle anglofone che francofone, ed anche qui sono rimasta colpita da quanto gli italiani si siano fatti apprezzare all’estero: un onore ed un vanto per il nostro Paese. Comunità belle che tengono alto il Tricolore. 🇮🇹
Sono stata in Centro America. Sono cambiati i panorami, le dimensioni dei Paesi che ospitano le nostre comunità, ma anche qui sempre orgogliosa di quanto siamo in grado di distinguerci, positivamente, anche grazie al nostro essere italiani.Poi torno a Roma, nella “Casa di tutti gli italiani” e devo prendere atto di quanto tutto questo sia, anche politicamente, sconosciuto ai più.Io ce l’ho messa tutta e mi sto impegnando ancora con tutte le mie forze per far comprendere, in Parlamento, quale sia l’enorme risorsa che i nostri connazionali, residenti all’estero, rappresentano per il Paese, per la sua cultura e per la crescita di una economia ormai stagnante. Vanno solo riconosciuti anche attraverso adeguate politiche dell’emigrazione.Confesso la complessità di essere, al medesimo tempo, in mezzo a tutte queste realtà, lavorando costantemente in Parlamento per cercare di inserire, nei singoli provvedimenti legislativi, quanto sia utile ed indispensabile per garantire, a quel 10% di cittadini che vivono fuori dai confini nazionali, la pienezza dei diritti di cittadinanza.Come dicevo, però, una missione che affronto con piacere, orgoglio e spirito di servizio – questo deve essere il ruolo di ogni rappresentante del popolo – in favore di coloro che, per le più svariate ragioni, sono spesso stati costretti a vivere lontani dal proprio Paese di origine.Questo configura una necessaria e costante interlocuzione con il maggior numero di residenti in un territorio molto vasto che se è già non così facile da realizzare oggi, figuriamoci quando entrerà in vigore la riforma costituzionale che prevede il taglio degli eletti all’estero con un rapporto eletto elettore inconciliabile con i criteri della democrazia rappresentativa.Infatti, a meno che un referendum non blocchi questa riforma, i deputati eletti all’estero passeranno dagli attuali 12 a 8 e, in Nord e Centro America, da 2 a 1, rappresentando ciascun eletto 700 mila iscritti AIRE. I senatori passeranno dagli attuali 6 a 4 e ciascun senatore rappresenterà oltre 1 milione e 400 mila iscritti AIRE. Poi, se come sento dire, nella nostra Ripartizione entrerà a far parte anche l’Oceania e l’Africa, rischiamo di scadere del ridicolo, cancellando, di fatto, il significato della parola democrazia.Tutto questo ad oggi, senza considerare, quindi, che la base elettorale è in continua crescita, dato il costante aumento dei flussi di emigrazione dall’Italia verso l’estero. Immaginate un domani dove l’oggi è complesso ed il futuro impossibile. Quale rappresentanza ? Quale capacità di ascolto ? E come potrà, un rappresentante, conciliare gli incontri nel territorio con i lavori parlamentari ?Quando potrà lavorare – io, spesso, la faccio in aereo, durante gli spostamenti – ai disegni di legge, le modifiche, le proposte … . Anche se volesse, come faccio io, usare le sue vacanze e pause di lavoro per visitare la maggior parte delle meravigliose comunità come sarà possibile con un territorio così ampio?Da qui la necessaria ed improcrastinabile riflessione, seria e condivisa, sulla rappresentanza estera come, del resto, avevo chiesto, proponendo di stralciare la Circoscrizione estera dalla riforma. Ma nulla, il Governo Conte, sia quello a maggioranza giallo-verde che il secondo a maggioranza rosso-gialla, è stato completamente sordo, mostrando scarsa considerazione per le questioni degli italiani all’estero oltre che una manifesta ignoranza su questo tema che tocca milioni di persone, la loro vita ed il loro futuro (oltre quello del nostro Paese).Avevo, addirittura presentato un disegno di legge per istituire la Commissione bicamerale per gli italiani all’estero, proprio con l’obiettivo di riflettere su come riformare la Circoscrizione estera, ma anche qui, nessun segnale da parte del governo. Infatti nessuna delle due proposte, la mia e quella del sen. Fantetti sono state mai discusse in Parlamento !Ed allora, siamo seri: se, di fatto, la rappresentanza parlamentare dall’estero non interessa, che siano almeno intellettualmente onesti e calino la maschera ! Il Governo abbia, dunque, il coraggio di abolire gli eletti all’estero e di far votare gli iscritti AIRE per i candidati presenti nelle liste elettorali dei luoghi di origine. Potenzi le rappresentanze del Comites e del CGIE che, alla fine, sono coloro che conoscono bene il territorio e, con le risorse risparmiate dall’abolizione degli eletti all’estero, organizzi un sistema realmente democratico per includere questo 10% di cittadini che nonostante “la colpa” (per alcuni), di vivere all’estero, apportano, in differenti modi, alla madre Patria. Non ci possiamo definire un Paese democratico se continuiamo ad avere cittadini di “serie B”.

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Solo il 39% delle imprese manifatturiere italiane investe all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Il 20% delle quali attraverso imprese controllate, mentre il 19% acquisendo partecipazioni minoritarie. Il 56% investe in attività commerciali che consentono di avere un presidio di vendita in loco; mentre solo il 28% punta agli investimenti produttivi, con i relativi stabilimenti; infine, il 10% degli investimenti è finalizzato all’acquisto di uffici di rappresentanza o show room. E’ quanto emerge da un’elaborazione di Mediobanca presentata durante l’evento Crescere in Orizzonti Globali organizzato oggi presso la Marchesini Group a Pianoro (Bologna) organizzato da Fabbrica per l’Eccellenza, la learning community della media impresa italiana.Relativamente al 61% di aziende che secondo Mediobanca mostra una scarsa tendenza a investire all’estero, ne emerge un 47% che non l’ha mai fatto e un 14% che, invece, potrebbe farlo nei prossimi anni. Questo perché nel 28% dei casi il Made in Italy è vissuto come un vantaggio competitivo; inoltre, le ridotte dimensioni aziendali (20%) e la mancanza di risorse finanziarie (13%) sono elementi che scoraggiano l’investimento fuori dall’Italia. In aggiunta, si riporta che il 7% delle imprese ha già ricevuto un’offerta di acquisto, ma in 2 casi su 3 ha rifiutato.
“L’Italia arranca negli IDE in entrata – ha sottolineato Gigi Gianola, direttore generale di Cdo – se pensiamo ai 24 miliardi di dollari nel 2018 a fronte dei 37 miliardi di dollari della Francia e soprattutto negli IDE in uscita, con 20.5 miliardi di dollari contro i 63 miliardi di dollari della Germania. Regole chiare, in particolare in Europa e negli USA, nella tutela dei prodotti italiani e soprattutto un incentivo, anche fiscale, ad aprire la governance delle aziende favorendo il passaggio generazionale: sono queste le leve perché le aziende eccellenti di medie dimensioni possano crescere in orizzonti davvero globali.” Nonostante questo scenario, 9 aziende su 10 esportano fuori Italia (93,1%) e il 46,4% dei ricavi deriva proprio da fatturato estero, ma solo il 25% delle esportazioni raggiunge mercati lontani, sia geograficamente che culturalmente: l’Africa sub-sahariana (8%), Russia (6,6%), Cina (4,3%), Africa del Nord e Medio Oriente (3,8%), Asia Sud Orientale e Oceania (7,6%), Sud America (5,9%). Il restante 75% si rivolge a Nord America e Eurozona.Assente o scarsamente presente è il contributo del Sistema Paese nel supportare le imprese nel processo di internazionalizzazione: il 43,2%, infatti, procede in autonomia, mentre il 23,2% richiede l’aiuto di un consulente privato, il 9,6% si rivolge alle banche e il 24% ad attori istituzionali, (il 7,1% Confindustria, il 6,8% Sace, il 4,1% Simest, il 3% CCIA, il 2,2% ICE, lo 0,5% Enti territoriali e lo 0,3% altre agenzie).In generale, dall’analisi emerge che l’industria manifatturiera spende ancora poche risorse nel capitale intangibile, come advertising, attività di marketing, servizi post vendita ecc e tende a investire sul capitale tangibile come macchinari, impianti, cespiti ecc. La resistenza potrebbe essere legata a una governance ancora molto chiusa, basti pensare che nel 68% dei casi si registra la totalità dei membri familiari all’interno del Consiglio di Amministrazione. La reddittività infatti è più alta nei casi di governance aperta (+13,2%).La forte resistenza al cambio generazionale è confermata dal fatto che il CEO familiare rimane nella sua posizione fin oltre i 70 anni di età, mentre il CEO che non appartiene alla famiglia dà le dimissioni verso i 60 e ha anche un titolo di studio più elevato (laureato nel 58,3% dei casi, rispetto al 41% del CEO familiare).

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L’Italia come nuovo polo europeo di attrazione per i talenti che vivono all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Dalle parole ai fatti. A Milano la prima iniziativa di Social Responsibility promossa da oltre 40 grandi gruppi italiani ed esteri presenti in Italia, tutti impegnati a promuovere l’attrattività del nostro Paese presso le migliaia di giovani che si sono trasferiti per problemi di lavoro in altri Paesi o stranieri che vogliono considerare l’Italia come paese dove lavorare.Talents in Motion, progetto su cui Patrizia Fontana ha catalizzato le energie di Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi, Yes Milano, Regione Lombardia, Unione Confcommercio, Assolombarda, Anitec-Assinform, Confindustria Digitale e Forum della Meritocrazia, è una piattaforma online che connette le aziende italiane ai talenti all’estero, promuovendo le opportunità lavorative che l’Italia offre con una visibilità internazionale. I talenti oltre a questo possono trovare tutte le informazioni necessarie sul contesto fiscale, legale e amministrativo e trovare articoli ad hoc che valorizzano il panorama aziendale italiano.La scarsa attrattività di talenti da parte dell’Italia deve essere inquadrata nel contesto più ampio della ridotta crescita economica del Paese e dei limitati investimenti in innovazione. Attrarre talenti in Italia è di per sé generatore di crescita economica. Secondo gli ultimi dati disponibili il fenomeno della fuga dei cervelli ha un costo in Italia di circa 14 miliardi di euro l’anno, equivalente a un punto percentuale del PIL. Sono circa 81mila gli studenti che hanno intrapreso percorsi professionali fuori dall’Italia, contribuendo in parte anche alla creazione del profondo divario che esiste con gli altri partner internazionali in fatto di competenze digitali Proprio il tema del valore dei talenti è stato al centro del convegno. Da un lato sono stati presentati i risultati dell’indagine “Talenti italiani all’estero. Perché tanti partono e pochi ritornano”, condotta dall’Ufficio Studi di PwC Italia su 130 giovani talenti italiani che vivono e lavorano all’estero. Il campione, composto per il 53% da donne e per il 47% da uomini provenienti da 20 diversi paesi, è rappresentato per il 43% da under 30 e il 90% ha almeno una laurea.
Obiettivo dell’indagine qualitativa è stato individuare le principali ragioni che spingono i talenti italiani a spostarsi all’estero, le motivazioni per cui sarebbero disposti a ritornare in Italia e i principali fattori che disincentivano il loro rientro. Emerge dall’analisi che il 50% si definisce in fuga dalle criticità del mercato globalizzato e solo il 29% si definisce a caccia di opportunità in un mondo globalizzato. Gli expat vedono l’Italia come un Paese dalle scarse prospettive: l’85% ritiene che il paese in cui lavora offra migliore contesto professionale e maggiori prospettive di carriera rispetto all’Italia. Il 26% non tornerebbe più in Italia, anche a fronte di un’offerta più remunerativa o prestigiosa, mentre il 68% tornerebbe ma solo a fronte di una posizione con uguale o maggiore prestigio e remunerazione.Significativo notare che il 60% dei talenti da quando è all’estero non ha più cercato opportunità in Italia, solo il 16% resta attivo nella ricerca. Quali sono quindi i fattori che più li trattengono dal tornare in Italia? Secondo Andrea Toselli, CEO di PwC Italia, “Gli incentivi fiscali servono, ma oggi le aziende devono fare la propria parte non solo per attrarre i talenti ma anche per creare un contesto di lavoro stimolante, migliorare il work-life balance e offrire un percorso di carriera più rapido e trasparente”.Il 31% è infatti trattenuto all’estero dalle limitate prospettive di carriera e crescita professionale, il 30% dalle non buone prospettive economiche dell’Italia, il 30% teme di scontrarsi con clientelismo e corruzione. Inoltre, per il 28% gli stipendi sono troppo bassi, il 26% dichiara che c’è una migliore qualità della vita all’estero. Infine, il 21% indica un contesto lavorativo poco stimolante e il 14% legami familiari o questioni personali.
Talents in Motion è un’associazione senza scopo di lucro, fondata e presieduta da Patrizia Fontana, nel cui consiglio direttivo siedono Salvatore Paparelli, vice president, Raffaele Fiorella, Giorgio Boggero e Simone Dominici.

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“Cristiani nel mirino: Cessino gli aiuti esteri ai Jihadisti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

«Se si continuerà a non intervenire il risultato sarà l’eliminazione della presenza cristiana da quest’area e forse in futuro anche dall’intero Paese». Così afferma ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Laurent Birfuoré Dabiré, vescovo di Dori, dopo l’ennesimo attacco anticristiano avvenuto in Burkina Faso.La violenza si è verificata il 27 giugno, ma soltanto nelle ultime ore si è diffusa la notizia. «È accaduto nella vicina diocesi di Ouahigouya – racconta il presule – mentre gli abitanti del villaggio di Bani si erano radunati per parlare tra loro. I fondamentalisti sono arrivati ed hanno costretto tutti i presenti a sdraiarsi per terra. Li hanno perquisiti. Quattro di loro indossavano delle croci. Li hanno uccisi perché erano cristiani». Dopo il massacro gli estremisti hanno intimato agli altri abitanti che se non si fossero convertiti all’Islam, avrebbero ucciso anche loro.Si tratta del quinto attacco anticristiano avvenuto dall’inizio dell’anno nel nordest del Paese, con un bilancio di 20 cristiani uccisi. Le violenze hanno colpito le tre diocesi di Dori, Kaya e Ouahigouya. Monsignor Dabiré riferisce come l’azione dei fondamentalisti si sia intensificata a partire dal 2015. «Prima agivano soltanto nelle zone di frontiera con il Mali e con il Niger. Pian piano sono penetrati nell’interno colpendo l’esercito, i funzionari e la popolazione. Oggi il loro obiettivo sono i cristiani e credo che vogliano scatenare un conflitto interreligioso».Se inizialmente si credeva che gli estremisti fossero stranieri, con il tempo si è scoperto che tra di loro non mancano i burkinabé. «Ci sono giovani che si sono uniti ai jihadisti per mancanza di denaro, lavoro e prospettive, ma anche elementi radicalizzati che partecipano a tali movimenti perché li ritengono espressione della loro fede islamica».Intanto cresce sempre più la paura all’interno della comunità cristiana. «È dal 2015 che siamo sotto questa pioggia di violenze», afferma il presule nella cui diocesi il 17 marzo scorso è stato rapito un sacerdote, don Joël Yougbaré. «Ancora oggi non abbiamo sue notizie – aggiunge – Il livello di insicurezza aumenta costantemente e ci ha costretti perfino a ridurre le attività pastorali». Monsignor Dabiré spiega infatti che vi sono zone alle quali è ormai impossibile accedere e che è stato costretto anche a chiudere due parrocchie per proteggere i fedeli, i sacerdoti e le religiose.Tra tanta sofferenza, feriscono anche la mancata azione a difesa delle comunità cristiane e soprattutto l’aiuto offerto dall’estero ai jihadisti. «Le armi che usano non sono fabbricate in Africa. Hanno fucili, mitragliatrici e tante munizioni, più di quante ne abbia a disposizione l’esercito burkinabé. Quando arrivano nei villaggi sparano per ore. Chi fornisce loro queste risorse? Se non avessero un sostegno dall’esterno si fermerebbero. Ecco perché mi rivolgo alle autorità internazionali. Chi ha il potere di farlo, ponga fine a queste violenze».

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Carta di identità elettronica all’estero: “La mia risoluzione accolta all’unanimità”

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

onorevole nissoliE’ quanto dichiara l’on.le Fucsia Nissoli Fitzgerald e soggiunge: “Nei giorni scorsi, durante le Commissioni riunite di Affari esteri e Affari costituzionali, i colleghi (che ringrazio vivamente), dei vari partiti hanno votato all’una la mia risoluzione che impegna il Governo a permettere il rilascio della carta di identità elettronica all’estero, anche nei Paesi extra UE, ai cittadini italiani. Sono soddisfatta dell’esito positivo del lavoro parlamentare svolto in sede di Commissioni riunite Affari esteri e Affari costituzionali, che hanno approvato la mia risoluzione.Ringrazio il Governo per aver dato parere favorevole a tale risoluzione, significa che, finalmente, almeno in questo caso, ci sarà, ad azione compiuta, parità di trattamento tra tutti i cittadini italiani siano essi residenti in Italia o all’estero.” (n.r. Noi che seguiamo tutte le iniziative, e in particolar modo dell’on. Nissoli, dei parlamentari che sono stati eletti nelle circoscrizioni estere, dobbiamo riconoscere che l’impegno di quelli che oggi li rappresentano è grande e le soddisfazioni, purtroppo, sono poche, ma non certo per loro demerito. Da emigrante vorrei dire ai politici di casa nostra che l’amore per l’Italia l’ho provato e l’ho sentito intorno a me vivendo all’estero per lavoro. Un amore che non è venuto mai meno anche se alcuni dipendenti del consolato mostravano poca attenzione per i problemi dei loro compatrioti e dall’Italia non erano infrequenti motivi d’incomprensione da parte di una certa classe politica. Grazie on.le Nissoli da un ex emigrante: Riccardo Alfonso)

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Billi (Lega) e Nissoli (FI): Insieme per il bene della Comunità italiana all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Roma. “Lavoriamo insieme per il bene della comunità italiana all’estero a prescindere dall’appartenenza politica” lo affermano gli On.li Simone Billi, Lega Salvini Premier, e Fucsia Nissoli, Forza Italia, che ieri hanno presentato due risoluzioni per impegnare il Governo al rilascio della carta di identità elettronica per gli italiani residenti all’estero, sia per quelli nell’Unione europea sia per quelli fuori dalla UE. “Ringraziamo il Governo per aver accolto queste risoluzioni” concludono Billi e Nissoli “che danno prova del continuo interesse di questo Governo e Parlamento per gli italiani all’estero.”

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Erogazione della carta d’identità elettronica anche all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

“Sin dalla scorsa Legislatura mi sono impegnata per permettere l’erogazione della carta d’identità elettronica anche all’estero. Ora sono soddisfatta perché nelle Commissioni riunite Affari costituzionali ed esteri sarà discussa la risoluzione, a mia prima firma, che impegna il Governo: a portare a conclusione il piano operativo che consente di estendere le procedure di realizzazione della carta di identità elettronica e del sistema SPID ai cittadini italiani residenti all’estero, con riferimento sia ai cittadini italiani residenti nei paesi Ue che a quelli residenti nei paesi extra Ue e iscritti all’AIRE; ad assicurare le risorse necessarie e a definire le modalità organizzative tecniche, affinché i Consolati italiani all’estero, anche nei paesi extra-Ue, possano emettere la CIE, con modalità di consegna che non prevedano maggiori costi, nonché a velocizzare il cronoprogramma predisposto dai Ministeri compenti per il rilascio della CIE all’estero, al fine di procedere all’integrazione dei sistemi informatici della rete consolare e completare la fase di sperimentazione prevista; a consentire ai nostri connazionali la possibilità di presentare domanda di rilascio della CIE presso il comune di iscrizione AIRE, durante il loro soggiorno in Italia, secondo le istruzioni governative agli Uffici anagrafe dei comuni. Si tratta di richieste legittime tese a mettere su un piano di parità i cittadini italiani residenti all’estero e quelli residenti in Italia! Il nostro Paese è capace di innovazione e dobbiamo usare tale capacità anche per venire incontro alle esigenze degli italiani all’estero. E’ possibile, basta la volontà politica!”.Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, eletta nella Circoscrizione estero – Ripartizione Nord e Centro America, in occasione della discussione sulla risoluzione n. 7260, a sua prima firma, in calendario oggi nelle Commissioni Affari costituzionali ed esteri in seduta congiunta.

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In aumento gli italiani che vivono all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Se è vero che l’Italia ormai da anni è diventata Paese di immigrazione, tuttavia sono in aumento anche le emigrazioni verso l’estero di concittadini – compresi i naturalizzati. In particolare sono sempre più numerosi i cittadini italiani che scelgono altri Paesi dell’Unione Europea per vivere e lavorare: in base ai dati Eurostat al 1° gennaio 2018 gli italiani sono il terzo gruppo di cittadini europei che vive in un altro stato membro, dopo i rumeni e i polacchi.
Dal 1° gennaio 2016 al 1° gennaio 2018 i nostri concittadini che hanno scelto di vivere in altro Paese europeo sono cresciuti del 14,3%, passando da 1 milione e 435mila a 1 milione e 640mila residenti in UE. La principale destinazione è la Germania, che accoglie al 1° gennaio 2018 oltre mezzo milione di italiani (578mila), più di un terzo di tutti gli italiani in Europa. Il Regno Unito, che in termini assoluti è stato scelto da oltre 300mila italiani, registra in termini relativi un incremento significativo nell’ultimo anno (+26%). Il terzo Paese europeo per numero di italiani residenti è la Spagna (221mila); al quarto posto la Francia con oltre 200mila italiani, che però rispetto al 2017 “perde” 2.137 italiani residenti. È in Portogallo che si registra il più alto incremento di italiani – più che raddoppiati in due anni – che da 6mila sono diventati 13mila. Se si considerano anche i Paesi EFTA (European Free Trade Association – Associazione Europea di Libero Scambio), la Svizzera si conferma una “storica” meta italiana: nella confederazione elvetica da tre anni mediamente sono oltre 300mila i concittadini residenti.

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Promozione linguistica e scolastica italiana all’estero

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

L’On.le Nissoli informa: “Stamattina sono intervenuta, al Comitato permanente sugli Italiani nel mondo e la promozione del sistema Paese, durante l’audizione del direttore generale per il Sistema Paese, al Ministero degli esteri, Vincenzo De Luca, sull’attività svolta per la riforma degli Istituti italiani di cultura e gli interventi per la promozione della cultura e della lingua italiane all’estero.Un’audizione molto importante ma poco frequentata dagli eletti all’estero, visto che eravamo solo in tre!Ho chiesto al direttore a che punto è l’istituzione della cabina di regia per il coordinamento delle attività di promozione della lingua e della scuola italiana all’estero, uno strumento che fu previsto nella legge sulla cosiddetta “buona scuola”, nella scorsa Legislatura, grazie all’approvazione di un mio emendamento.Il direttore De Luca, nella sua replica, ha convenuto con me circa l’importanza di un coordinamento efficace delle attività di promozione culturale e linguistica all’estero per cui spero che, presto, si arrivi a risultati tangibili!”.

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L’on. Fucsia Fiztgerald Nissoli dice no al taglio dei parlamentari eletti all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

“Oggi, dovendo esprimere il mio voto finale alla legge di riforma costituzionale in cui è contenuto il taglio dei parlamentari eletti all’estero, che diventano sostanzialmente marginali, più di quanto lo siano adesso, già sottodimensionati rispetto al numero di cittadini rappresentati, ho spiegato perché non posso votare questa riforma. Infatti, ho detto, “oggi, questa maggioranza di Governo, presa dalla frenesia di tagliare per far vedere ai cittadini di aver risparmiato sui costi della politica senza fare una riflessione sulla qualità della democrazia, ha di fatto ucciso la rappresentanza parlamentare all’estero riducendola ad un gruppetto che si conta sulla punta delle dita e che non da merito alla grandezza della Comunità italiana nel mondo, ormai più di 5 milioni di cittadini. Cittadini italiani a tutti gli effetti, che amano profondamente l’Italia, con gli stessi diritti di quelli che risiedono sul territorio nazionale. Che pensereste se una Regione come il Lazio avesse solo 6 deputati e 4 senatori a rappresentarla in Parlamento? Perché la Circoscrizione estero conta tanti cittadini quanti la regione Lazio! Chissà che direbbe, oggi, il compianto Ministro Tremaglia che ha tanto voluto il voto all’estero?! Avete dimezzato i diritti di cittadinanza degli italiani all’estero ma se ci sarà un referendum su questa riforma il voto all’estero sarà pieno e chiedo sin da oggi a quei cinque milioni di italiani di bocciarla! Signor Presidente, non posso votare una legge che umilia gli italiani all’estero, una riforma che va contro lo spirito innovatore di inclusione degli italiani all’estero nelle dinamiche istituzionali della Madrepatria che caratterizzò l’istituzione della Circoscrizione estero! Per queste ragioni non voterò questa riforma!”

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Scuola: Docenti e Ata negli istituti all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Regna la confusione nel concorso per i lavoratori della scuola – insegnanti, Dsga e assistenti amministrativi – che hanno chiesto di recarsi all’estero: dagli elenchi ufficiali del personale docente e Ata dei candidati ammessi ai colloqui, pubblicati dal Miur in questi giorni e che prenderanno il via il prossimo 20 maggio per concludersi entro il mese successivo, risulta esclusa quasi la metà dei candidati. Mentre in quegli elenchi ci sono aspiranti che non dovrebbero esserci: sono ammessi, ad esempio, docenti che hanno superato il massimale dei sei anni all’estero. Mentre non sono stati ammessi altri che hanno fatto meno di sei anni ma sono attualmente in servizio all’estero. Come se non bastasse, alcuni docenti risultano inseriti sia negli elenchi degli ammessi che degli esclusi, mentre altri non risultano né tra gli ammessi né tra gli esclusi. Infine, le modalità di comunicazione delle liste risultano inoltre improntate sulla mancanza di chiarezza, tanto da non essere presenti nemmeno dei punteggi. Marcello Pacifico (Anief): La selezione per l’accesso alle scuole all’estero fa acqua da tutte le parti, siamo pronti a tutelare chi ha fatto domanda e si trova fuori gioco prima ancora di cominciare senza saperne il motivo. Innanzitutto conviene inviare un reclamo descrivendo quanto si ritenga illegittimo sia stato commesso, inviandone una copia per conoscenza a segreteria@anief.net. Sarà compito dell’ufficio preposto del sindacato valutare l’istanza e suggerire eventuali azioni legali se perdura l’atto lesivo da parte dell’amministrazione.
Nella scuola italiana è diventata un’impresa titanica anche riuscire a fare un colloquio per andare a lavorare qualche anno in un istituto d’istruzione all’estero. Solo per riuscire ad essere inclusi nelle liste di ammessi al colloquio, predisposte dell’amministrazione, occorre essere in possesso di una serie di requisiti, ad iniziare dal punteggio minimo per l’ammissione (25 punti per i docenti e 15 punti per il personale amministrativo) a dir poco discutibili. Inoltre, quelle graduatorie sono piene zeppe di errori macroscopici. Anief ritiene che il Ministero dell’Istruzione debba intervenire il prima possibile, in modo da verificare cosa sta accadendo e procedere invece con la massima trasparenza: si tratta di dare spiegazioni a quasi 3 mila aspiranti tra il corpo docente e altri circa 180 Ata che avevano presentato regolare domanda. C’è da capire anche il motivo per cui si è preferito non tenere conto dei titoli in possesso dei candidati. Secondo il sindacato, che ha ricevuto molte lamentele in merito, tutti coloro che hanno subìto un danno da questo modo di procedere non dovranno fare altro che dare seguito a quanto già previsto dal decreto del Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, il quale riporta che contro il decreto del Miur “è ammesso ricorso giurisdizionale al TAR o ricorso straordinario al Presidente della Repubblica secondo normativa vigente e nei termini previsti per legge decorrenti dalla pubblicazione del presente provvedimento”. “È chiaro – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che, una volta appurate le probabili inosservanze, il nostro ufficio legale si metterà a disposizione di coloro che hanno presentato domanda e sono stati esclusi in modo repentino ed ingiusto. I diritti di un lavoratore non possono essere calpestati da forme di organizzazione approssimative, al limite dell’improvvisazione.

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Presentazione del libro di Sergio Perosa: Il Veneto di Shakespeare

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Venezia Martedì 16 aprile 2019, ore 17 Libreria Sansoviniana, P.tta San Marco 13/a, per il quarto incontro del ciclo “Incontriamoci in Marciana” la Biblioteca Nazionale Marciana propone la presentazione del libro di Sergio Perosa, Il Veneto di Shakesperare, Verona, Cierrre edizioni, 2018. Saluti del Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, Stefano Campagnolo e di Rosella Mamoli Zorzi, Presidente della Società Dante Alighieri Comitato di Venezia. La scrittrice e giornalista Isabella Panfido dialoga con l’autore.Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
Questo libro ci conduce alla scoperta delle ambientazioni venete di cinque drammi shakespeariani. L’autore, uno dei più noti traduttori e studiosi del grande drammaturgo inglese, traccia un ritratto vivido e suggestivo delle tre città in cui si muovono i personaggi e si articolano le scene di Romeo e Giulietta, La bisbetica domata, Il mercante di Venezia e Otello: Verona, Padova e Venezia. Il Veneto immaginato da Shakespeare non è un’entità reale, una visione d’insieme, bensì una dimensione di fantasia, la somma di tanti particolari occasionali. Colpiscono piuttosto la precisione dei riferimenti e il fascino delle atmosfere, il senso del luogo e la funzionalità drammatica degli sfondi che vengono suggeriti. I riferimenti geografici non sono descritti con precisione topografica, ma evocati dalla forza della parola e dei dialoghi dei suoi personaggi: pochi ma risoluti richiami, che aprono squarci di prospettive, ricreano un ambiente, costituiscono
un mondo, consolidando, se ancora ce ne fosse bisogno, la grandezza dell’opera shakespeariana.
Sergio Perosa è professore emerito di Lingua e letteratura anglo-americana all’Università di Venezia, dov’è stato anche Preside della Facoltà di Lingue e letterature straniere. Dal 1969 collaboratore del «Corriere della Sera». Già Presidente dell’Ateneo Veneto, ha diretto gli «Annali di Ca’ Foscari» e co-diretto il «Tutto Shakespeare» bilingue edito da Garzanti (40 voll.). Ha pubblicato studi critici, edizioni e traduzioni di W. Shakespeare (nove drammi e un’introduzione ai Sonetti).

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Nuovi laureati: per fare carriera importanti le lingue e trasferirsi all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Lussemburgo. Il mercato del lavoro di oggi è velocissimo e sempre più dinamico, la competizione altissima e non si ragiona più con un perimetro di città o Paese, ma a livello internazionale con profili di altissimo livello, che spesso provengono da Paesi in cui il sistema universitario è più orientato al lavoro e soprattutto più veloce.
Venticinque anni fa studiare le lingue, conseguire un MBA o lavorare all’estero erano dei plus importanti, che spesso determinavano il successo professionale di una persona, oggi invece vengono considerati sottintesi, non più dei plus, ma dei requisiti essenziali.
Ad analizzare le scelte dei neolaureati, per fare carriera, Simone Masetti, Group Organization & Business Improvement Manager presso Ferrero Lussemburgo, che prova a dare dei consigli ai giovani laureandi nell’intervista che ha rilasciato per il blog di Mentors4U, organizzazione non profit che mette a contatto giovani laureandi con Mentor che supportano nell’orientamento professionale, dando vita all’ iniziativa più grande d’Europa in tema di mentoring. La consulenza come starting point aiuta molto più di altre realtà per mettere le basi, insegnare il metodo, il problem solving e acquisire flessibilità nel ragionamento ma è bene capire sin da subito. “Il più grande punto interrogativo della maggior parte dei consulenti ritengo sia se passare in azienda, ed eventualmente quale sia il momento più opportuno. A mio parere non esiste un momento perfetto per il passaggio e credo non sia più corretto considerare lo stesso come un paradigma fisso da seguire. Sono convinto, tuttavia, che esista un lasso di tempo (1-2 anni) sotto il quale si rischia di non riuscire a sfruttare il background di competenze maturate durante l’esperienza consulenziale ed oltre il quale la rivendibilità in azienda potrebbe essere compromessa da skills non specializzate, e un profilo retributivo non in linea con il mercato”.Ci sono sempre meno imprese in Italia, è vero, diminuiscono le chiusure, ma le nuove aperture non sono sufficienti per colmare il “gap” e raggiungere un segno positivo. Stando a quanto riportato dalle statistiche negli ultimi 10 anni sono state chiuse ben 165.000 imprese, e gli imprenditori artigiani, che erano considerati la spina dorsale dell’economia italiana, purtroppo sono ormai una specie in via di estinzione.Come sottolinea Simone infatti “Il futuro delle aziende italiane non è certamente dei più rosei visto che negli ultimi 10/15 anni cinesi, arabi ed americani hanno fatto “shopping” in Italia approfittando di un Paese che non è riuscito a proteggere le aziende nostrane dalla crisi. Di esempi se ne possono fare moltissimi in differenti settori: da Pirelli acquisita da ChemChina a Indesit acquisita dal gruppo americano Whirlpool, al gruppo Italgel, che comprende i gelati Motta e Antica Gelateria del Corso, al gruppo Sanpellegrino acquisiti entrambi dal colosso Nestlè agli oli Cirio-Bertolli acquisiti da Unilever.I gruppi LVMH e Kering che hanno fatto “man bassa” nella moda italiana, e la Piaggio dal 2014 è finita nelle mani del fondo sovrano arabo. Per non parlare di molte, molte altre che purtroppo sono passate in mani straniere.In questo contesto è quindi importante essere consapevoli del fatto che chi vuole intraprendere una carriera in grandi aziende, eccezion fatta per liberi professionisti quali avvocati, medici e commercialisti, deve fare i conti con il fatto che è condizione necessaria traferirsi all’estero o viaggiare costantemente”, conclude il manager Masetti.

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Reddito di cittadinanza e pensioni valgono anche per gli italiani all’estero?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

L’on. Fitzgerald Nissoli, in occasione della “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, ha presentato due emendamenti tesi a venire incontro alle esigenze degli italiani all’estero.In particolare, l’on. Nissoli ha chiesto, in tali emendamenti, che anche gli iscritti all’Aire che “ristabiliscono la residenza anagrafica sul territorio nazionale possono accedere, dopo sei mesi di residenza continuativa, al reddito di cittadinanza ed alla pensione di cittadinanza, se in possesso dei requisiti richiesti.” Inoltre, l’on. Nissoli ha previsto forme convenienti di riscatto dei contributi versati all’estero, fuori dagli accordi bilaterali di sicurezza sociale.
“Auspico – ha dichiarato l’on. Nissoli – che la maggioranza di governo mostri sensibilità verso gli italiani all’estero e voti favorevolmente questi due emendamenti.”

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Nuove norme su sicurezza informatica e una difesa contro le minacce informatiche della Cina

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Bruxelles. I deputati europei hanno adottato in via definitiva una legge europea sulla sicurezza informatica con 586 voti favorevoli, 44 contrari e 36 astensioni. Si crea così il primo schema di certificazione a livello europeo per garantire che i prodotti, i processi e i servizi venduti nell’UE soddisfino gli standard di sicurezza informatica.Il Parlamento ha inoltre adottato una risoluzione non legislativa, per alzata di mano, in cui si chiede un’azione UE contro le minacce alla sicurezza legate alla crescente presenza tecnologica della Cina nell’UE.I deputati esprimono forte preoccupazione per le recenti affermazioni secondo cui le infrastrutture per le reti 5G potrebbero avere delle ‘backdoor’ incorporate che consentirebbero ai fornitori e alle autorità cinesi di avere un accesso non autorizzato ai dati personali e alle telecomunicazioni nell’UE.
Si teme che i fornitori di dispositivi di paesi terzi possano presentare un rischio per la sicurezza dell’UE a causa delle leggi del loro paese che obbligano le imprese a cooperare con lo Stato grazie a una definizione molto ampia della sicurezza nazionale. In particolare, le leggi cinesi sulla sicurezza dello Stato hanno suscitato reazioni negative in vari paesi.I deputati chiedono alla Commissione e agli Stati membri di fornire soluzioni per affrontare le vulnerabilità informatiche nell’acquisto dei materiali per il 5G, e propongono di: diversificare gli acquisti con diversi fornitori, introdurre procedure di appalto in più fasi, stabilire una strategia per ridurre la dipendenza dell’Europa dalla tecnologia di sicurezza informatica straniera e creare un sistema di certificazione cyber-sicurezza per l’introduzione del 5G.
Il Cybersecurity Act dell’UE, già concordato informalmente con i Ministri UE, prevede la certificazione delle infrastrutture critiche, comprese le reti energetiche, l’acqua e i sistemi bancari, oltre a prodotti, processi e servizi. Entro il 2023 la Commissione valuterà se tali nuovi sistemi volontari debbano essere resi obbligatori.La legge sulla sicurezza informatica prevede inoltre un mandato permanente e maggiori risorse per l’Agenzia europea per la sicurezza informatica, l’ENISA.Dopo la votazione sulla legge sulla sicurezza informatica, la relatrice Angelika Niebler (PPE, DE) ha dichiarato: “Questo importante successo consentirà all’UE di tenere il passo con i rischi per la sicurezza nel mondo digitale per gli anni a venire. La legislazione è una pietra angolare per far sì che l’Europa diventi un attore globale nel campo della sicurezza informatica. I consumatori, così come l’industria, devono potersi fidare delle soluzioni informatiche”.
Il Consiglio deve ora approvare formalmente la legge sulla sicurezza informatica. Il regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione. La risoluzione sulla presenza cinese nell’UE sarà inviata alla Commissione e agli Stati membri.

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Trasferimenti da e per l’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

In base agli ultimi dati Istat, nel 2018 sono 349mila le persone che hanno trasferito la residenza in Italia da un Paese estero (di cui 302mila stranieri), mentre sono 160mila quelle che, al contrario, l’hanno spostata dall’Italia ad un Paese estero (di cui 40mila stranieri). Calcolando la differenza tra quanti hanno spostato la propria residenza sul territorio nazionale e quanti l’hanno cancellata, durante il 2018 l’Italia ha guadagnato complessivamente 190mila residenti: 38,7mila in Lombardia, 19,7mila nel Lazio, 19,5mila in Emilia Romagna, 17,8mila nel Veneto, 15,5mila in Toscana, 13,0 mila in Campania e 12,2 mila in Piemonte per limitarci alle crescite maggiori in valore assoluto.Per ogni due stranieri che lasciano l’Italia, quindici la raggiungono. Nel 2018 le emigrazioni sono aumentate del 3,1% rispetto al 2017, mentre le immigrazioni – in crescita per il quinto anno consecutivo – sono aumentate dell’1,7%. Per ogni due stranieri che hanno lasciato l’Italia durante il 2018, inoltre, quindici l’hanno invece raggiunta (40mila contro 302mila, appunto); al contrario per ogni due italiani che hanno lasciato il territorio nazionale non si arriva a contarne neppure uno che è rimpatriato (120mila contro 47mila).Per quanto riguarda le nazionalità arrivate nel 2017 (ultimi dati disponibili): l’11,8% ha riguardato i rumeni, il 6,9% i nigeriani e il 5,9% i brasiliani che, inaspettatamente, si posizionano al terzo posto davanti ai marocchini (4,6%) e agli albanesi (4,5%). Tra il 2016 e il 2017 i paesi che hanno registrato un maggior incremento del flusso migratorio annuale in Italia sono stati Nigeria (+57,0%), Ghana (+48,5%) e Venezuela (+46,6%). Mettendo a confronto il dato del 2007 con quello del 2017 le nazionalità che hanno visto maggiormente aumentare i neoiscritti sono: Nigeria (+831,9%), Pakistan (+395,9%), Senegal (+393,4%), Bangladesh (+219,2%), Ghana (+205,8%), Egitto (+129,9%) e Venezuela (+112,4%).La meta preferita si conferma il Regno Unito. Passando alle mete preferite, nel 2017 (ultimi dati disponibili), dei 155mila (italiani e non) trasferimenti di residenza dall’Italia verso l’estero, il 14,5% ha riguardato il Regno Unito che si conferma primo Paese d’approdo, davanti a Germania (13,8%), Francia (9,2%), Svizzera (7,2%) e Romania (7,2%). Le mete che tra il 2016 e il 2017 hanno registrato una maggior crescita relativa di flussi in emigrazione sono: Brasile (+41,2%), Canada (+22,2%) e Ghana (+15,4%). Mettendo a confronto l’anno 2007 con il 2017 l’aumento maggiore di flussi in emigrazione si è registrato invece verso la Moldova (+572,9%), il Senegal (+408,3%) e il Brasile (+342,8%). Sempre rispetto a dieci anni prima, nel 2017 si è emigrato molto meno soprattutto verso il Venezuela (-53,8%) e l’Argentina (-21,3%).

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Gli italiani all’estero comprano casa in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Sono molti gli italiani oggi residenti all’estero che scelgono di comprare casa in Italia; secondo un’analisi di Facile.it e Mutui.it, addirittura il 2% dei mutui richiesti nel 2018 faceva capo ad un emigrato.Il 40% di chi rientra in questo campione cerca di acquistare casa nel suo luogo di origine (quasi il 60% su Roma, Palermo o Napoli), ma non si tratta di pensionati o lavoratori prossimi al fine carriera; l’età media di questi richiedenti è di soli 40 anni; ipotesi più probabile che siano giovani professionisti che, all’estero, hanno raggiunto una buona stabilità economica e vogliono investire in Italia. Le cifre che richiedono sono mediamente più alte rispetto agli standard “nazionali” (187.000 euro vs 135.000 euro), così come notevolmente maggiore è il tasso di accettazione delle loro proposte quando presentate in banca (6,40% vs 3,34%)

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