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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Presentazione del libro di Sergio Perosa: Il Veneto di Shakespeare

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Venezia Martedì 16 aprile 2019, ore 17 Libreria Sansoviniana, P.tta San Marco 13/a, per il quarto incontro del ciclo “Incontriamoci in Marciana” la Biblioteca Nazionale Marciana propone la presentazione del libro di Sergio Perosa, Il Veneto di Shakesperare, Verona, Cierrre edizioni, 2018. Saluti del Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, Stefano Campagnolo e di Rosella Mamoli Zorzi, Presidente della Società Dante Alighieri Comitato di Venezia. La scrittrice e giornalista Isabella Panfido dialoga con l’autore.Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
Questo libro ci conduce alla scoperta delle ambientazioni venete di cinque drammi shakespeariani. L’autore, uno dei più noti traduttori e studiosi del grande drammaturgo inglese, traccia un ritratto vivido e suggestivo delle tre città in cui si muovono i personaggi e si articolano le scene di Romeo e Giulietta, La bisbetica domata, Il mercante di Venezia e Otello: Verona, Padova e Venezia. Il Veneto immaginato da Shakespeare non è un’entità reale, una visione d’insieme, bensì una dimensione di fantasia, la somma di tanti particolari occasionali. Colpiscono piuttosto la precisione dei riferimenti e il fascino delle atmosfere, il senso del luogo e la funzionalità drammatica degli sfondi che vengono suggeriti. I riferimenti geografici non sono descritti con precisione topografica, ma evocati dalla forza della parola e dei dialoghi dei suoi personaggi: pochi ma risoluti richiami, che aprono squarci di prospettive, ricreano un ambiente, costituiscono
un mondo, consolidando, se ancora ce ne fosse bisogno, la grandezza dell’opera shakespeariana.
Sergio Perosa è professore emerito di Lingua e letteratura anglo-americana all’Università di Venezia, dov’è stato anche Preside della Facoltà di Lingue e letterature straniere. Dal 1969 collaboratore del «Corriere della Sera». Già Presidente dell’Ateneo Veneto, ha diretto gli «Annali di Ca’ Foscari» e co-diretto il «Tutto Shakespeare» bilingue edito da Garzanti (40 voll.). Ha pubblicato studi critici, edizioni e traduzioni di W. Shakespeare (nove drammi e un’introduzione ai Sonetti).

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Nuovi laureati: per fare carriera importanti le lingue e trasferirsi all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Lussemburgo. Il mercato del lavoro di oggi è velocissimo e sempre più dinamico, la competizione altissima e non si ragiona più con un perimetro di città o Paese, ma a livello internazionale con profili di altissimo livello, che spesso provengono da Paesi in cui il sistema universitario è più orientato al lavoro e soprattutto più veloce.
Venticinque anni fa studiare le lingue, conseguire un MBA o lavorare all’estero erano dei plus importanti, che spesso determinavano il successo professionale di una persona, oggi invece vengono considerati sottintesi, non più dei plus, ma dei requisiti essenziali.
Ad analizzare le scelte dei neolaureati, per fare carriera, Simone Masetti, Group Organization & Business Improvement Manager presso Ferrero Lussemburgo, che prova a dare dei consigli ai giovani laureandi nell’intervista che ha rilasciato per il blog di Mentors4U, organizzazione non profit che mette a contatto giovani laureandi con Mentor che supportano nell’orientamento professionale, dando vita all’ iniziativa più grande d’Europa in tema di mentoring. La consulenza come starting point aiuta molto più di altre realtà per mettere le basi, insegnare il metodo, il problem solving e acquisire flessibilità nel ragionamento ma è bene capire sin da subito. “Il più grande punto interrogativo della maggior parte dei consulenti ritengo sia se passare in azienda, ed eventualmente quale sia il momento più opportuno. A mio parere non esiste un momento perfetto per il passaggio e credo non sia più corretto considerare lo stesso come un paradigma fisso da seguire. Sono convinto, tuttavia, che esista un lasso di tempo (1-2 anni) sotto il quale si rischia di non riuscire a sfruttare il background di competenze maturate durante l’esperienza consulenziale ed oltre il quale la rivendibilità in azienda potrebbe essere compromessa da skills non specializzate, e un profilo retributivo non in linea con il mercato”.Ci sono sempre meno imprese in Italia, è vero, diminuiscono le chiusure, ma le nuove aperture non sono sufficienti per colmare il “gap” e raggiungere un segno positivo. Stando a quanto riportato dalle statistiche negli ultimi 10 anni sono state chiuse ben 165.000 imprese, e gli imprenditori artigiani, che erano considerati la spina dorsale dell’economia italiana, purtroppo sono ormai una specie in via di estinzione.Come sottolinea Simone infatti “Il futuro delle aziende italiane non è certamente dei più rosei visto che negli ultimi 10/15 anni cinesi, arabi ed americani hanno fatto “shopping” in Italia approfittando di un Paese che non è riuscito a proteggere le aziende nostrane dalla crisi. Di esempi se ne possono fare moltissimi in differenti settori: da Pirelli acquisita da ChemChina a Indesit acquisita dal gruppo americano Whirlpool, al gruppo Italgel, che comprende i gelati Motta e Antica Gelateria del Corso, al gruppo Sanpellegrino acquisiti entrambi dal colosso Nestlè agli oli Cirio-Bertolli acquisiti da Unilever.I gruppi LVMH e Kering che hanno fatto “man bassa” nella moda italiana, e la Piaggio dal 2014 è finita nelle mani del fondo sovrano arabo. Per non parlare di molte, molte altre che purtroppo sono passate in mani straniere.In questo contesto è quindi importante essere consapevoli del fatto che chi vuole intraprendere una carriera in grandi aziende, eccezion fatta per liberi professionisti quali avvocati, medici e commercialisti, deve fare i conti con il fatto che è condizione necessaria traferirsi all’estero o viaggiare costantemente”, conclude il manager Masetti.

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Reddito di cittadinanza e pensioni valgono anche per gli italiani all’estero?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

L’on. Fitzgerald Nissoli, in occasione della “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, ha presentato due emendamenti tesi a venire incontro alle esigenze degli italiani all’estero.In particolare, l’on. Nissoli ha chiesto, in tali emendamenti, che anche gli iscritti all’Aire che “ristabiliscono la residenza anagrafica sul territorio nazionale possono accedere, dopo sei mesi di residenza continuativa, al reddito di cittadinanza ed alla pensione di cittadinanza, se in possesso dei requisiti richiesti.” Inoltre, l’on. Nissoli ha previsto forme convenienti di riscatto dei contributi versati all’estero, fuori dagli accordi bilaterali di sicurezza sociale.
“Auspico – ha dichiarato l’on. Nissoli – che la maggioranza di governo mostri sensibilità verso gli italiani all’estero e voti favorevolmente questi due emendamenti.”

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Nuove norme su sicurezza informatica e una difesa contro le minacce informatiche della Cina

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Bruxelles. I deputati europei hanno adottato in via definitiva una legge europea sulla sicurezza informatica con 586 voti favorevoli, 44 contrari e 36 astensioni. Si crea così il primo schema di certificazione a livello europeo per garantire che i prodotti, i processi e i servizi venduti nell’UE soddisfino gli standard di sicurezza informatica.Il Parlamento ha inoltre adottato una risoluzione non legislativa, per alzata di mano, in cui si chiede un’azione UE contro le minacce alla sicurezza legate alla crescente presenza tecnologica della Cina nell’UE.I deputati esprimono forte preoccupazione per le recenti affermazioni secondo cui le infrastrutture per le reti 5G potrebbero avere delle ‘backdoor’ incorporate che consentirebbero ai fornitori e alle autorità cinesi di avere un accesso non autorizzato ai dati personali e alle telecomunicazioni nell’UE.
Si teme che i fornitori di dispositivi di paesi terzi possano presentare un rischio per la sicurezza dell’UE a causa delle leggi del loro paese che obbligano le imprese a cooperare con lo Stato grazie a una definizione molto ampia della sicurezza nazionale. In particolare, le leggi cinesi sulla sicurezza dello Stato hanno suscitato reazioni negative in vari paesi.I deputati chiedono alla Commissione e agli Stati membri di fornire soluzioni per affrontare le vulnerabilità informatiche nell’acquisto dei materiali per il 5G, e propongono di: diversificare gli acquisti con diversi fornitori, introdurre procedure di appalto in più fasi, stabilire una strategia per ridurre la dipendenza dell’Europa dalla tecnologia di sicurezza informatica straniera e creare un sistema di certificazione cyber-sicurezza per l’introduzione del 5G.
Il Cybersecurity Act dell’UE, già concordato informalmente con i Ministri UE, prevede la certificazione delle infrastrutture critiche, comprese le reti energetiche, l’acqua e i sistemi bancari, oltre a prodotti, processi e servizi. Entro il 2023 la Commissione valuterà se tali nuovi sistemi volontari debbano essere resi obbligatori.La legge sulla sicurezza informatica prevede inoltre un mandato permanente e maggiori risorse per l’Agenzia europea per la sicurezza informatica, l’ENISA.Dopo la votazione sulla legge sulla sicurezza informatica, la relatrice Angelika Niebler (PPE, DE) ha dichiarato: “Questo importante successo consentirà all’UE di tenere il passo con i rischi per la sicurezza nel mondo digitale per gli anni a venire. La legislazione è una pietra angolare per far sì che l’Europa diventi un attore globale nel campo della sicurezza informatica. I consumatori, così come l’industria, devono potersi fidare delle soluzioni informatiche”.
Il Consiglio deve ora approvare formalmente la legge sulla sicurezza informatica. Il regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione. La risoluzione sulla presenza cinese nell’UE sarà inviata alla Commissione e agli Stati membri.

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Trasferimenti da e per l’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

In base agli ultimi dati Istat, nel 2018 sono 349mila le persone che hanno trasferito la residenza in Italia da un Paese estero (di cui 302mila stranieri), mentre sono 160mila quelle che, al contrario, l’hanno spostata dall’Italia ad un Paese estero (di cui 40mila stranieri). Calcolando la differenza tra quanti hanno spostato la propria residenza sul territorio nazionale e quanti l’hanno cancellata, durante il 2018 l’Italia ha guadagnato complessivamente 190mila residenti: 38,7mila in Lombardia, 19,7mila nel Lazio, 19,5mila in Emilia Romagna, 17,8mila nel Veneto, 15,5mila in Toscana, 13,0 mila in Campania e 12,2 mila in Piemonte per limitarci alle crescite maggiori in valore assoluto.Per ogni due stranieri che lasciano l’Italia, quindici la raggiungono. Nel 2018 le emigrazioni sono aumentate del 3,1% rispetto al 2017, mentre le immigrazioni – in crescita per il quinto anno consecutivo – sono aumentate dell’1,7%. Per ogni due stranieri che hanno lasciato l’Italia durante il 2018, inoltre, quindici l’hanno invece raggiunta (40mila contro 302mila, appunto); al contrario per ogni due italiani che hanno lasciato il territorio nazionale non si arriva a contarne neppure uno che è rimpatriato (120mila contro 47mila).Per quanto riguarda le nazionalità arrivate nel 2017 (ultimi dati disponibili): l’11,8% ha riguardato i rumeni, il 6,9% i nigeriani e il 5,9% i brasiliani che, inaspettatamente, si posizionano al terzo posto davanti ai marocchini (4,6%) e agli albanesi (4,5%). Tra il 2016 e il 2017 i paesi che hanno registrato un maggior incremento del flusso migratorio annuale in Italia sono stati Nigeria (+57,0%), Ghana (+48,5%) e Venezuela (+46,6%). Mettendo a confronto il dato del 2007 con quello del 2017 le nazionalità che hanno visto maggiormente aumentare i neoiscritti sono: Nigeria (+831,9%), Pakistan (+395,9%), Senegal (+393,4%), Bangladesh (+219,2%), Ghana (+205,8%), Egitto (+129,9%) e Venezuela (+112,4%).La meta preferita si conferma il Regno Unito. Passando alle mete preferite, nel 2017 (ultimi dati disponibili), dei 155mila (italiani e non) trasferimenti di residenza dall’Italia verso l’estero, il 14,5% ha riguardato il Regno Unito che si conferma primo Paese d’approdo, davanti a Germania (13,8%), Francia (9,2%), Svizzera (7,2%) e Romania (7,2%). Le mete che tra il 2016 e il 2017 hanno registrato una maggior crescita relativa di flussi in emigrazione sono: Brasile (+41,2%), Canada (+22,2%) e Ghana (+15,4%). Mettendo a confronto l’anno 2007 con il 2017 l’aumento maggiore di flussi in emigrazione si è registrato invece verso la Moldova (+572,9%), il Senegal (+408,3%) e il Brasile (+342,8%). Sempre rispetto a dieci anni prima, nel 2017 si è emigrato molto meno soprattutto verso il Venezuela (-53,8%) e l’Argentina (-21,3%).

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Gli italiani all’estero comprano casa in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Sono molti gli italiani oggi residenti all’estero che scelgono di comprare casa in Italia; secondo un’analisi di Facile.it e Mutui.it, addirittura il 2% dei mutui richiesti nel 2018 faceva capo ad un emigrato.Il 40% di chi rientra in questo campione cerca di acquistare casa nel suo luogo di origine (quasi il 60% su Roma, Palermo o Napoli), ma non si tratta di pensionati o lavoratori prossimi al fine carriera; l’età media di questi richiedenti è di soli 40 anni; ipotesi più probabile che siano giovani professionisti che, all’estero, hanno raggiunto una buona stabilità economica e vogliono investire in Italia. Le cifre che richiedono sono mediamente più alte rispetto agli standard “nazionali” (187.000 euro vs 135.000 euro), così come notevolmente maggiore è il tasso di accettazione delle loro proposte quando presentate in banca (6,40% vs 3,34%)

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Venire incontro alle esigenze delle famiglie italiane all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2019

Scrive l’on.le Fucsia Nissoli Fitzgerald: “In seguito alle numerose richieste che mi sono prevenute da parecchi di Voi, ho presentato una interrogazione ai ministri dell’Istruzione e degli Esteri per venire incontro alle esigenze di quelle famiglie italiane all’estero che devono certificare la conoscenza linguistica per ottenere la cittadinanza “iure matrimonii”. Infatti, il decreto sicurezza “introduce nella legge sulla cittadinanza l’articolo 9.1, che subordina l’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio …. da parte dell’interessato di un’adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1 del Quadro Comune Europeo di Rifermento per le Lingue (QCER).
Ora, per le richieste di cittadinanza tramite matrimonio provenienti dall’estero, vi saranno disagi rilevanti causati dal fatto che la rete di certificazione della conoscenza della lingua italiana non è diffusa sufficientemente da permettere l’accesso in maniera agevole ai richiedenti la certificazione stessa, senza percorrere lunghissime distanze.Ed è per questo motivo che mi sono rivolta ai due ministri per chiedere se intendono “aumentare la copertura territoriale con ulteriori sedi per la certificazione”; oppure se ritengono opportuno “attivare un portale online dove il richiedente può partecipare ad un esame certificato dal Ministero competente, oppure attivare una procedura di certificazione per corrispondenza, nell’interesse delle famiglie dei nostri connazionali residenti all’estero”.Spero nella sensibilità del Governo, che presenta anche un Sottosegretario eletto all’estero, che si faccia carico di queste esigenze concrete delle famiglie italiane all’estero”.

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16.000 persone costrette a fuggire in Congo-Brazzaville a causa degli scontri inter-comunitari nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su sabato, 5 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta sostenendo le autorità locali della Repubblica del Congo nell’assicurare assistenza umanitaria ai circa 16.000 rifugiati da poco arrivati dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC). Le persone fuggono dagli scontri mortali esplosi a fine dicembre 2018 fra due comunità a Yumbi, nella Provincia di Mai-Ndombe, nella RDC occidentale. Un’antica rivalità fra le comunità Banunu e Batende ha portato al riaccendersi delle ostilità. Si ritiene che il nuovo conflitto abbia causato diversi morti e che circa 150 persone abbiano raggiunto il Congo-Brazzaville riportando ferite.Si tratta del più elevato afflusso di rifugiati in Congo-Brazzaville dalla RDC in quasi dieci anni, da quando circa 130.000 persone erano state costrette alla fuga in seguito agli scontri etnici nell’ex Provincia dell’Equatore, nel 2009.
I rifugiati, per la maggior parte donne e bambini della tribù Banunu, continuano ad arrivare nei Distretti di Makotipoko e Bouemba della Repubblica del Congo, dove le autorità congolesi e le agenzie delle Nazioni Unite, inclusa l’UNHCR, stanno assicurando assistenza medica e distribuzione di beni alimentari e non.I rifugiati in fuga dalla RDC riferiscono di attacchi che hanno causato l’incendio delle case e la morte di diverse persone. In molti hanno temuto un inasprimento del conflitto.
Una recente missione umanitaria di monitoraggio a Yumbi ha rilevato la presenza di oltre 450 case distrutte in seguito agli scontri e di persone che necessitavano urgentemente di assistenza di base fra cui cibo, assistenza sanitaria e alloggio. Nel Congo-Brazzaville, i rifugiati sono insediati nelle remote località di Makotipoko, Bouemba, Mopongo e Mpouya, nel Dipartimento di Plateaux, fra le comunità locali.
Le autorità della Repubblica del Congo hanno fatto richiesta formale di assistenza all’UNHCR e ad altre organizzazioni umanitarie. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sta coordinando le operazioni di soccorso per sostenere il governo nell’assicurare assistenza ai rifugiati.L’UNHCR e il Programma Alimentare Mondiale (World Food Programme/WFP) hanno già dispiegato le proprie squadre nella regione, distribuendo beni di prima necessità, fra cui cibo e teloni, a partire dal 29 dicembre. Le distribuzioni di cibo sono cominciate il 1 gennaio 2019 a Bouemba e saranno estese ad altre località nei prossimi giorni.
Tuttavia, i rifugiati continuano a vivere in condizioni precarie. Sono accolti in aree remote dove le comunità locali faticano già ad avere accesso ad acqua, cibo e assistenza medica. Le organizzazioni umanitarie, inoltre, sono ostacolate da problemi logistici, dal momento che alcune località sono accessibili solo attraverso il fiume. La stagione delle piogge e le inondazioni hanno esposto i nuovi arrivati alla malaria e a malattie idrotrasmesse.Attualmente la Repubblica del Congo accoglie circa 60.000 rifugiati, provenienti principalmente dalla Repubblica Centrafricana, dalla RDC e dal Ruanda.

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Manovra 2019: Il MAIE negozia 300 impiegati di ruolo e 50 assunti per la rete consolare

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

Adriano Cario: “Assunzioni dopo 30 anni, abbiamo chiuso un anno storico”
Il Senatore primo firmante dell’emendamento che consente l’assunzione di personale per la rete consolare dopo 30 anni, esulta con l’intesa riuscita. “Finalmente una Manovra che favorisce gli italiani all’estero” . Poi, la dichiarazione di voto in aula: “Basta la mafia degli appuntamenti”.
È stata una settimana pazzesca a Palazzo Madama. La Manovra è stata riscritta mille volte, le cento bozze diverse consegnate volavano tra senatori arrabiati e conformi secondo le modifiche. I giorni trascorrevano e nessuno poteva confermare cosa ne conterrebbe finalmente.
“Le negoziazioni sono state estenuanti – ha ammeso Cario – ma finalmente ne è valsa la pena. Il ruolo del Sotosegretario Merlo nell’intesa è stato fondamentale perchè oltre a far valere il nostro peso in aula, è riuscito a far capire al governo che le risorse verso gli italiani all’estero sono un’investimento per l’Italia”.
Questo esecutivo polemico in tutto il mondo per le sue decisioni economiche e le sue dichiarazioni politiche, è invece un governo favorebole agli italiani all’estero?
Se osserviamo i risultati di questo anno, decisamente si. Per la prima volta nella storia un figlio dell’emigrazione fa parte di un Governo Italiano. In conseguenza, dalla Sottosegreteria, si è potuto avanzare su politiche e decisioni che avranno pronto un impatto reale sulle nostre comunità. Ma non è un governo che decide d’investire sugli italiani all’estero perchè così lo vuole. C’è un partito, che è il MAIE, che dopo 10 anni in parlamento, con lavoro, con passione e soprattutto con coerenza, ha saputo ottenere un posto importante dentro la politica italiana, e ora dentro questo esecutivo. E non parlo solo di Merlo, il lavoro dell’On. Mario Borghese alla Camera è anche fondamentale per riuscire questi risultati.
Il Governo sotto pressing dell’Unione Europea aveva bisogno di ridurre il deficit. Come avete fatto per riuscire questa intesa espansiva?
Principalmente abbiamo potuto far capire al governo che gli italiani all’estero siamo una risorsa. Se valutiamo il costo percentuale che rappresentiamo per la Manovra, e il beneficio economico che produciamo con l’esportazione grazie alla compra dei prodotti italiani, con il turismo di ritorno ecc. il bilancio è più che postivo per il fisco italiano. E anche, d’altra parte, oltre i numeri e la forza politica del MAIE, è anche da risaltare il ruolo svolto dalla Farnesina al riguardo degli italiani all’estero.
L’ultima bozza che il governo ha fatto circolare alla stampa consentiva anche il dimezzamento all’editoria italiana all’estero. Quel punto è anche entrato nelle trattative?
Quel punto è stato, per fortuna, abolito. Il taglio in 1 milione dei fondi all’editoria italiana all’estero, avrebbe significato la chiusura della maggioranza delle nostre testate stampate ed editate nel mondo. Questo è anche importante perchè la loro funzione è trascenentale allo svolgimento del nostro associazionismo, como diffusore delle attività delle istituzioni, e anche importante nel funzionamento del Made in Italy nel mondo.
Quella votata, è finalmente l’intesa che avete negoziato dall’inizio?
L’intesa riuscita è molto positiva in questo contesto. Siamo consapevoli che mancano ancora tantissime cose da risolvere per i nostri connazionali. Però, dobbiamo essere sinceri e realisti. In questa situazione sociale, economica e politica che attraversa l’Italia, essere riusciti a rafforzare la rete consolare e fermare il taglio all’editoria italiana all’estero, è già un’impresa. (Pablo Mandarino/L’eco d’Italia)

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Gli Italiani desiderano una nuova carriera: meglio se nel Tech e all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

LinkedIn, la più grande rete professionale al mondo, rivela oggi i dati della sua nuova ricerca relativa alla percezione degli italiani in relazione al futuro del proprio lavoro, le competenze necessarie per avere successo in ambito professionale e la comparazione degli stipendi attuali rispetto alle generazioni precedenti.
Tra i principali risultati del sondaggio, svolto dalla società di ricerca Mortar su un campione di circa 10 mila persone nell’area EMEA, di cui 1000 in Italia, divisi per fasce d’età e sesso, emerge che l’86% dei professionisti italiani dichiara di desiderare una nuova opportunità di carriera rispetto a quella attuale e, in modo particolare, i rappresentanti della generazione dei cosiddetti Millennial (24-38 anni) si attesta al 90%, sottolineando come oggi siano sempre di più i lavoratori che non fanno ciò che vorrebbero. Nonostante questo, però, solo il 37% degli intervistati ritiene di possedere le competenze professionali adatte per “fare il grande salto”, con il 54% dei lavoratori che ammette di averne solo qualcuna, e di doversi assolutamente preparare in maniera diversa per poter affrontare nuove sfide professionali.Solo il 54% degli Italiani, pensa che il proprio lavoro esisterà ancora tra 20 anni, mentre il 29% crede che il proprio profilo professionale rimarrà solo in parte simile nelle caratteristiche a quello attuale. Prevedibilmente, questo senso di sicurezza aumenta tra i più giovani della generazione Z (18 – 23 anni, con il 65%), già oggi impegnati in lavori inesistenti fino a qualche anno fa, mentre decresce tra i più adulti (39 – 53 con il 52% circa).In questo contesto, a sorpresa, rispetto ai classici segmenti di business che hanno sempre caratterizzato gli alti profili professionali del nostro Paese, come avvocati, medici e professori universitari, il settore preferito dai nuovi lavoratori tricolore per arrivare a guadagnare di più è quello della Tecnologia, con il 30% delle risposte, seguito dal Finance (18%), l’ambito delle professioni legali (14%) e la Sanità (10%). Oltre a questo, in Italia, addirittura un professionista su due (circa il 55%) pensa che andare all’estero sia il miglior modo possibile per ottenere un salario maggiore. Tra questi in particolare le donne (56% rispetto al 53% di uomini) sono quelle che credono di più nelle possibilità offerte al di fuori dei confini peninsulari.
Dando uno sguardo più approfondito ai dati si nota come il 58% degli italiani ritenga che i lavori di oggi siano più complessi e difficili rispetto al passato, e sotto questo aspetto viene evidenziato anche come questa percezione di distanza tra generazioni aumenti con l’avanzare dell’età, anche in connessione alle maggiori competenze e responsabilità richieste oggi in ambito professionale. In modo particolare, ciò che differisce oggi dal lavoro di qualche anno fa risiede soprattutto nella gestione delle comuni prassi di ufficio legate ai sistemi informatici di base, come per esempio l’utilizzo dei pacchetti Office, le email e i social network, che secondo gli italiani sono al primo posto tra i principali stravolgimenti dei flussi operativi negli ambienti professionali con un 65% delle preferenze rispetto alle cosiddette hard skill (17%), che comprendono competenze informatiche di livello avanzato (come lo sviluppo web, la gestione delle piattaforme di cloud computing e così via), e alle soft skill (capacità di comunicazione, collaborazione con i colleghi, gestione corretta del tempo e altro) ferme al 15%.
Nonostante la maggior parte dei professionisti italiani creda che la laurea sia l’attestato più importante per avere una buona carriera e quindi un buon salario, l’89% degli stessi pensa sia necessario acquisire nuove competenze una volta laureati per inserirsi al meglio nel mondo del lavoro.
Attualmente, infine, per il 37% dei professionisti italiani interpellati per la ricerca LinkedIn, lo stipendio più adeguato per uno stile di vita accettabile oscilla tra 30 e i 49 mila euro l’anno. Sotto questo profilo, il 47% degli italiani sostiene di guadagnare già più dei genitori, anche se andando a guardare la differenza tra uomini e donne, le professioniste in rosa sono quelle che nella maggior parte dei casi (44%) percepiscono uno stipendio minore dei propri genitori, e quando si chiede loro a quale età riusciranno a guadagnare più di questi ultimi, stupisce notare come più di una su cinque (22%) creda che non avrà mai l’opportunità di farlo.Inoltre, il 36% dei professionisti italiani, ha dichiarato di guadagnare meno e addirittura il 14% conferma di avere bisogno di un aiuto economico da parte della famiglia e, in particolare, quasi uno su quattro (23%) nella generazione millennial (24-38 anni), con una percentuale femminile che in generale riscontra un’esigenza maggiore in questo senso (15%) rispetto agli uomini. In particolare, i professionisti dicono di dover essere supportati economicamente dalla propria famiglia specificatamente per l’affitto di casa (13%), le cene familiari al ristorante (12%), le vacanze (11%) e il credito telefonico (10%).

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No tasse a pensionati estero al Sud

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

“Siamo lieti che la Lega abbia deciso di inserire nella manovra un emendamento che riprende una storica proposta di Fratelli d’Italia, che prevede un abbattimento delle tasse per quei pensionati residenti all’estero che decidano di stabilire la residenza in una delle Regioni del Mezzogiorno. In tal senso avevamo presentato a luglio un disegno di legge in Senato, primo firmatario il senatore Urso, tradotto, poi, in un emendamento al decreto fiscale ( bocciato dalla maggioranza) e adesso alla legge di Bilancio. Abbiamo sempre dimostrato al governo ed alla maggioranza piena disponibilità al confronto e al dialogo sulla nostra proposta, chiedendo allo stesso tempo correttezza. Siamo quindi soddisfatti che la nostra proposta abbia trovato condivisione, e lo siamo ogni qual volta le nostre idee trovano sostegno. Questo anche quando ci si dimentica della loro paternità, ma il nostro obiettivo è che le cose si facciano nell’interesse degli italiani e della Nazione”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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Servizi per gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

“Ho incontrato il Sottosegretario alla Pubblica Amministrazione, On. Fantinati, per uno scambio di idee sul funzionamento della Pubblica Amministrazione per gli italiani all’estero, i problemi che essi hanno quando tornano in Italia e i servizi all’estero. In particolare gli ho rappresentato la necessità di una Pubblica Amministrazione più interconnessa tra l’Italia e le sedi consolari all’estero attraverso l’uso delle nuove tecnologie per rendere un servizio più efficace ed efficiente ai connazionali. L’incontro è stato molto cordiale e costruttivo nella prospettiva del bene delle nostre Comunità nel mondo”.Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli, deputata eletta nella Circoscrizione estero – Ripartizione Nord e Centro America, dopo aver incontrato il Sottosegretario Fantinati.

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Crescono le aziende italiane che fanno shopping all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

I casi di Ferrero (che ha acquistato il business dolciario statunitense di Nestlé a inizio anno) e Lavazza (che ha annunciato per fine 2018 il closing per l’acquisto di Mars Drinks) sono solo i due esempi più recenti. Una ricerca della banca HSBC, realizzata dall’Università di Padova, ha evidenziato che oltre il 40% delle medie e grandi imprese italiane ha fatto un’acquisizione e che questa, nell’81% dei casi, è avvenuta all’estero. Ma i dati dell’Osservatorio Assochange, che monitora le trasformazioni organizzative, segnalano anche le difficoltà che si incontrano nel cambiamento: il 70% dei processi di integrazione falliscono.Un’operazione di acquisizione o fusione, infatti, non si limita a riguardare solo gli aspetti economici, societari e industriali. Si tratta anche un incontro di cultura organizzativa, stile di leadership, mentalità e comportamenti delle persone. E non sempre il processo è indolore. «Sono proprio le persone il fattore chiave che determina,nella maggior parte dei casi, il successo o il fallimento dell’integrazione – spiega Daniele Cantore –. L’aspetto psicologico è fondamentale ed è bene cominciare a lavorare il prima possibile sulla cosiddetta “area soft”. Cruciale partire con il piede giusto, con un ascolto strutturato, una chiara identificazione delle culture organizzative e intervenendo da subito su alcune dinamiche, come quella “vincitori contro vinti”, o il diffondersi di sfiducia e sospetto. Tutti elementi che portano all’immobilismo e fanno deragliare il progetto».Pur non essendoci una ricetta universale per il successo, le probabilità di far bene aumentano se si segue un metodo strutturato di change management che tenga conto di almeno cinque dimensioni fondamentali.Ecco quali sono.
Vision. Cioè conoscere se stessi, la propria organizzazione, dove si vuole andare e qual è il senso del cambiamento. «Non è una questione meramente filosofica – spiega Cantore –. Le persone aderiscono (o meno) al cambiamento se è chiaro loro il senso di quello che stanno facendo. Al contrario, l’orientamento a eseguire semplicemente l’attività e il compito è un fattore molto limitante».
Comunicazione. Quella interna in molte aziende, non tanto come funzione quanto come processo, purtroppo, non sempre funziona come dovrebbe. «Comunicare costantemente, anche in modo parziale, è fondamentale per tenere le persone a bordo rispetto a quello che accade – sottolinea Cantore –. Al contrario, non comunicare, aspettare che tutto sia pronto per farlo, significa lasciare che qualcun altro comunichi al posto tuo». E far sì che il susseguirsi di voci alimenti un clima negativo.
Leadership. «È il modo d’essere e di presentarsi della catena manageriale – spiega Daniele Cantore –. Una listening leadership compatta e che incarni la volontà di cambiare è il più potente propellente per un cambiamento. Una catena della leadership disgregata e poco impegnata ne è invece il maggiore inibitore».
Engagement. Significa definire il ruolo delle persone nel processo di cambiamento. «Tutti in azienda devono sentire di poter contribuire alle nuove fasi di una storia organizzativa – sottolinea Cantore –. E quando le persone vogliono far accadere il cambiamento, sanno sprigionare un’energia straordinaria».
Misurazione.. Perché è utile avere una dashboard, i processi vanno monitorati. «Bisogna adottare un cruscotto coerente con la vision del cambiamento – spiega Cantore –. Inoltre, monitorare i risultati non è di per sé sufficiente; è fondamentale monitorare anche i processi chiave ad essi associati. Altrimenti si rischia di non conoscere il reale progresso del cambiamento».
Esiste, infine, una “via italiana” all’integrazione? «I luoghi comuni spesso forniscono spunti di riflessione interessanti – conclude Daniele Cantore –. Ogni programma di change management viene sempre adattato al contesto di riferimento e senz’altro si può dire che noi italiani siamo più bravi a essere flessibili e adattivi. D’altra parte, a volte ci manca il rigore necessario per arrivare in fondo a questi progetti». L’importante rimane sempre partire da basi solide: conoscere se stessi, l’altra realtà, stabilire perché ci si integra e che cosa si vuole diventare e, fattore determinate, rendere le persone di queste organizzazioni le protagoniste di queste sfide.
Methodos Spa – Società di consulenza di direzione fondata nel 1979, e parte di Methodos Group SpA con sedi in Francia e Germania, è tra le più significative realtà internazionali nei processi di change management organizzativo e culturale a supporto delle trasformazioni (M&A; Digital Transformation, New Ways of Working, Integrated Thinking…), nei programmi di coinvolgimento e comunicazione con gli stakeholder, nello sviluppo di una leadership efficace. http://www.methodos.com (By Daniele Cantore, Head of Cultural Change Management di Methodos)

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Allineamento dei dati anagrafici per gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

L’on. Nissoli, coordinatrice di Forza Italia in Nord e Centro America, ha rivolto una interrogazione a risposta immediata al Ministero degli Affari esteri e degli Interni sulla questione dell’allineamento dei dati AIRE con quelli dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Un problema che continua a persistere e che durante le elezioni ha portato alla mancata consegna di numerosi plichi elettorali poiché gli indirizzi erano sbagliati.Ha risposto all’interrogazione il Sottosegretario Merlo, il quale ha sottolineato che la Farnesina, nella consapevolezza dell’importanza dell’allineamento dei dati anagrafici fra schedari consolari e AIRE comunali, continuerà a fornire il proprio contributo nel superiore interesse dei nostri connazionali residenti all’estero. Ma, a parte la risposta di rito, il Sottosegretario Merlo ha assicurato che lavorerà per risolvere i problemi degli italiani all’estero e l’on. Nissoli ne è convinta.Infatti, l’on. Nissoli ha detto: “Nello spirito di collaborazione e nell’idea che il bene degli italiani all’estero è al di sopra degli steccati di partito, al di sopra delle divisioni tra maggioranza e opposizione, confido nel Sottosegretario Merlo che conosce bene i nostri problemi, visto che è stato eletto all’estero, e sono sicura che si adopererà per cercare di risolvere il problema che ho sollevato nell’interrogazione, cioè l’allineamento dei dati anagrafici, e tutte le altre questioni che stanno a cuore alla Comunità italiana nel mondo”.

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Scuole all’estero: le indennità di sede stanno scomparendo

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

La conferma è giunta in queste ultime ore, a seguito dell’incontro svolto al MAECI tra i sindacati e i dirigenti dell’amministrazione: l’indennità di sede, infatti, è stata dapprima decurtata, nel 2015, a seguito delle operazioni di spending review, con un docente di scuola media superiore che ha perso il 12%; con la Buona Scuola, si è perso un ulteriore 26%. E, come se non bastasse, ora ai sindacati “l’Amministrazione del MAECI, ha previsto la decurtazione per circa 250 unità di personale della scuola, di un terzo dell’assegno di sede fino all’estinzione dello stesso, a partire dal mese di luglio”. L’incidenza del problema è meno marginale di quanto si pensi: stiamo parlando di docenti e personale impegnati in 140 scuole, nei 242 lettorati e nei corsi di lingua e cultura italiana dove sono iscritti più di 30mila alunni (scuole italiane ed europee), 60 mila nei lettorati, 320mila nei corsi ex lege 153/71. A queste strutture si rivolge una utenza “mista”, composta infatti da allievi italiani e stranieri, a cui si offrono lezioni sia in lingua italiana sia in quella locale. Il loro apporto è preziosissimo, perché vale la pena ricordare che la lingua italiana figura tra le prime 20 più parlate al mondo e al quarto posto tra le più richieste. Davanti a questa ennesima ingiustizia, Anief ribadisce la possibilità per i lavoratori della scuola all’estero di attivare appositi ricorsi presso il foro di Roma, al fine di riconoscere la parità di trattamento in termini di progressione di carriera e indennità complessiva di sede con il personale di ruolo.

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C’è meno disponibilità a lavorare all’estero, ma non tra gli italiani under 30

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

La propensione globale ad andare a lavorare all’estero è diminuita negli ultimi 4 anni, passando dal 64 al 57%, ma non per i giovani italiani: il 75% di chi ha meno di 30 anni, infatti, dichiara di avere preso in considerazione l’idea di trasferirsi, una percentuale molto più alta della media globale relativa ai loro coetanei (61%) e anche di quella degli italiani in generale, scesa dal 59 al 55%. Tra le dieci destinazioni di interesse per i nostri connazionali, il Regno Unito ruba la pole position agli Stati Uniti. Seguono Germania, Svizzera, Spagna, Francia, Australia, Canada, Paesi Bassi e Svezia (che entra nella top ten). L’Italia, invece, si mantiene al nono posto tra i Paesi preferiti dagli stranieri per cercare lavoro, apprezzata in particolare da chi ha alta scolarità, mentre tra le donne sale addirittura all’ottavo posto.
Sono alcuni dei risultati emersi dal “Decoding Global Talent 2018” di The Boston Consulting Group, la più ampia indagine mondiale sulle persone in cerca di lavoro che ha intervistato oltre 360.000 individui in 197 Paesi. Tra le ragioni che hanno ridotto la disponibilità a spostarsi, le regolamentazioni più severe nelle principali destinazioni, come Regno Unito e Stati Uniti, il miglioramento dell’economia in paesi precedentemente molto mobili, ad esempio l’Europa centrale e dell’Est, e la globalizzazione del lavoro. Tuttavia, ci sono Paesi in assoluta controtendenza che registrano un aumento della mobilità del 10%, come Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Canada, Brasile e India. Le donne sono meno propense a muoversi, mentre i giovani e coloro che hanno competenze digitali spendibili lo sono molto più della media.
Rispetto allo studio del 2014, cambia il ranking, ma non cambiano le destinazioni preferite da chi pensa di lasciare il proprio Paese per cercare lavoro: gli Stati Uniti sono ancora in testa alla classifica, la Germania ruba il secondo posto al Regno Unito (che passa dal 2° al 5° posto, forse a causa della Brexit), seguita da Canada e Australia. La Svizzera scende dal 5° all’8° posto, probabilmente per via dell’inasprimento delle quote. Londra continua a guidare la top ten delle città, confermando che il marchio città si differenzia dal marchio Paese, seguita da New York e Berlino. Abu Dhabi e Dubai diventano più attraenti, Hong Kong entra nelle migliori 30.
I primi fattori di interesse per le persone che cercano un lavoro rimangono la cultura, le relazioni, l’equilibrio tra vita personale e professionale, lo sviluppo inteso come avanzamento di carriera e apprendimento e la sicurezza, sia del posto di lavoro che dell’azienda. Il salario si trova solo all’8° posto. Queste preferenze variano però molto nelle diverse zone geografiche: il mondo occidentale è più concentrato sulle relazioni e sul work-life balance, mentre i Paesi in via di sviluppo sono più attenti all’apprendimento e alla carriera; alcune regioni danno priorità alla retribuzione (ad esempio la Russia, l’Ucraina), mentre per diversi Paesi asiatici come l’Indonesia è più importante la sicurezza del posto di lavoro.
Naturalmente gli individui devono essere pronti a riqualificarsi per nuovi lavori e il 70% degli intervistati dichiara di essere disposto a farlo, anche utilizzando corsi online e metodi di autoapprendimento.

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Viaggi: matrimonio all’estero e luna di miele a sorpresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

Negli Stati Uniti si chiama “elopement wedding”. Per molto tempo è stato la scelta delle coppie che vivevano un amore contrastato, oppure delle celebrità in cerca di privacy: la fuga romantica coronata da un matrimonio segreto e da una luna di miele in una località altrettanto riservata. Negli ultimi anni è diventa una tendenza anche per gli sposini che non devono nascondere nulla, ma che vogliono comunque concedersi un momento ultra speciale: e sta prendendo piede anche in Italia, spiega Eleonora Sasso del reparto Marketing di CartOrange, la più grande azienda italiana di consulenti di viaggio, specializzata in lune di miele insolite e personalizzate. «Sposarsi all’estero, con una cerimonia solo per sé o pochi intimi, è possibile anche senza essere una coppia di star.Questa formula piace a molti: giovani cosmopoliti, coppie alle seconde nozze, o semplicemente chi vuole sentirsi un po’ una celebrità».L’importante, sottolinea, CartOrange, è scegliere molto bene la destinazione e farsi seguire da un consulente esperto, che sappia consigliare anche per la burocrazia. «Se per le coppie vip straniere la meta più gettonata è l’Italia, per le coppie italiane le destinazioni da sogno sono altre –spiega sempre Eleonora Sasso–. Una delle più apprezzate è New York, dove si può realizzare un matrimonio a Central Park. Per chi vuole sposarsi su una spiaggia consigliamo Messico, isole dei Carabi e Mauritius, dove si trova una situazione ottimale sia dal punto di vista legale, sia per possibilità di personalizzazione della cerimonia e della vacanza, con qualsiasi servizio si possa desiderare».E chi non rinuncia al matrimonio tradizionale in Italia ma cerca comunque qualcosa di diverso e intimo per la luna di miele? «Può ispirarsi sempre ai vip, che dettano le tendenze in fatto di destinazioni insolite» assicura CartOrange, che ha individuato alcune proposte ad hoc.
CartOrange – Viaggi su misura (www.cartorange.com) è la più grande azienda di Consulenti per Viaggiare®, attiva in Italia da oltre dieci anni con 450 professionisti e svariate filiali sul territorio nazionale. Un servizio a domicilio personalizzato per proporre viaggi di nozze, di gruppo e individuali sempre unici e arricchiti con esperienze alla scoperta della cultura, della storia e della natura delle destinazioni.

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Scuola: Personale all’estero con l’indennità di rischio ridotta

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

I docenti, gli amministrativi, tecnici e ausiliari alle dipendenze del Miur, in servizio presso le scuole italiane all’estero, sono costretti a subire un’ingiustificata disparità di trattamento rispetto agli altri lavoratori pubblici ugualmente distaccati fuori il confine italiano ed in servizio presso le ambasciate. Inspiegabilmente, il Ministero degli Affari Esteri, anziché allineare l’aliquota applicata ai vari stipendi italiani per calcolare la misura dell’Indennità di Servizio Estero (ISE) a quella applicata “sulla base del costo della vita e dei servizi” al personale delle Ambasciate, a dispetto dell’approvazione della nuova norma, ha illegittimamente ridotto la “percentuale di disagio” fissata dal MAECI per tutti gli Stati in cui il lavoratore ottiene il distacco, ponendo in essere, così, una vera e propria disparità di trattamento economico a discapito del solo personale scolastico in servizio all’estero. Eppure l’articolo 29 del D.lgs. 64/2017, nel ridefinire per il personale della scuola in servizio all’estero le basi di calcolo per i trattamenti economici e per le cosiddette “indennità di rischio e disagio”, ha correttamente disposto l’equiparazione tra tutti i lavoratori pubblici distaccati fuori confine. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’indennità di rischio va parametrata al costo della vita e discriminare il personale scolastico all’estero è una palese illegittimità. Pertanto per il personale scolastico in servizio all’estero le stesse situazioni di rischio e disagio presenti nella circoscrizione a cui sono assegnati vengono valutate in misura minore rispetto a quanto considerato per il calcolo percentuale del trattamento economico dei dipendenti pubblici italiani che non prestano servizio nella scuola. Per tale motivo, il nostro ufficio legale ha predisposto una specifica diffida e avviato il ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati nelle scuole italiane all’estero. L’indennità di ‘rischio e disagio’ determina, inoltre, non soltanto la base di calcolo dell’Indennità di Sevizio Estero (ISE), ma anche tutte le indennità accessorie correlate, come il contributo abitazione, la maggiorazione per coniuge e per figli a carico, l’indennità di prima sistemazione, anch’esse drasticamente diminuite a seguito della illegittima rideterminazione della percentuale di maggiorazione per rischio e disagio per il solo personale scolastico.
L’Ufficio Legale Anief ha predisposto una specifica diffida da inviare al Ministero degli Affari Esteri e avviato le preadesioni al ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati all’estero, ancora una volta discriminati rispetto al resto del personale della PA.

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Elezioni politiche: Italiani all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2018

In seguito alle ultime vicende politiche da cui si evince un probabile ritorno alle urne, ho depositato una interrogazione a risposta scritta al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ed al Ministro dell’Interno concernente la questione dell’allineamento dei dati AIRE con quelli dell’ANPR (Anagrafe nazionale popolazione residente).
Infatti, sto lavorando per un miglior funzionamento del voto all’estero a cominciare dalla correzione degli errori degli indirizzi degli aventi diritto al voto, in modo che non si commettano errori nell’invio dei plichi elettorali, soprattutto in previsione di un ritorno alle urne a breve termine. Quindi, anche se non ci sarà il tempo di riformare la legge sul voto all’estero, spero che vengano presi in considerazione almeno questi piccoli accorgimenti che permetteranno una maggiore efficienza ed efficacia nel garantire il diritto di voto all’estero.Nel testo dell’interrogazione, ho evidenziato che ” in occasione delle scorse elezioni politiche, ho potuto personalmente constatare l’esistenza di tali discordanze (tra elenchi AIRE ed elenchi ANPR) che provoca disagi agli elettori e spreco di danaro con l’invio di plichi elettorali presso indirizzi non reali”. Per tali ragioni, ho chiesto ai ministri competenti “quali iniziative intendano adottare i Ministri interrogati, nella loro sfera di competenza, per fare in modo che l’allineamento dei dati in questione sia effettivo e venga garantita la massima coerenza degli elenchi elettorali”.

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Il Brasile intensifica le azioni di risposta per far fronte all’aumento di arrivi di cittadini venezuelani

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Secondo le ultime stime del governo, più di 800 cittadini venezuelani arrivano in Brasile ogni giorno. Poiché la complessa situazione politica e socio-economica del paese continua a peggiorare, le persone in arrivo hanno un sempre più disperato bisogno di cibo, alloggio e assistenza sanitaria. Molti necessitano anche di protezione internazionale.
Dall’inizio del 2017 sono oltre 52.000 i venezuelani arrivati in Brasile. Si stima che 40.000 siano entrati dallo Stato del Roraima, situato nella zona settentrionale e piuttosto isolata del paese, e vivano nella capitale Boa Vista.
A fronte di un crescente afflusso di persone, sta diventando sempre più difficile fornire servizi pubblici come assistenza sanitaria e i servizi igienico-sanitari. Le autorità hanno recentemente dichiarato lo stato di emergenza e hanno stanziato 190 milioni di BRL (circa 58 milioni di dollari USA) per garantire l’assistenza umanitaria d’urgenza alle persone provenienti dal Venezuela.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) lavora a stretto contatto con il governo federale brasiliano per registrare i venezuelani e garantire che tutte le persone in arrivo abbiano documenti validi. Una volta registrati, i richiedenti asilo venezuelani e le persone munite di permessi di soggiorno speciali hanno il diritto di lavorare e accedere all’assistenza sanitaria, all’istruzione e ad altri servizi di base.La Commissione governativa federale brasiliana istituita per far fronte all’emergenza venezuelana e coordinare la risposta umanitaria nel Roraima, sta collaborando con l’UNHCR per garantire ai cittadini venezuelani l’accesso all’assistenza sanitaria, una sistemazione adeguata e la distribuzione di articoli di primo soccorso come kit per l’igiene personale e materassi.
L’UNHCR e le autorità brasiliane sono sempre più preoccupate per i crescenti pericoli che devono affrontare i venezuelani che vivono in strada, tra cui lo sfruttamento sessuale e la violenza. Per far fronte al fabbisogno di alloggi e attenuare tali rischi, nelle ultime due settimane sono stati aperti due nuovi punti di accoglienza a Boa Vista, ognuno dei quali è in grado di ospitare 500 persone ed è quasi al completo. Viene data priorità alle famiglie con bambini, alle donne incinte, alle persone anziane e alle persone con esigenze specifiche.
I due centri di accoglienza sono gestiti dall’UNHCR e gli operatori presenti in loco effettuano registrazioni biometriche e rilasciano tesserini di riconoscimento utili per ricevere aiuti alimentari e di altro genere. Allo stesso tempo le autorità federali, attraverso l’esercito brasiliano, distribuiscono tre pasti caldi al giorno e garantiscono la sicurezza fisica. Il governo municipale sta inoltre effettuando una serie di vaccinazioni sul posto.Nel frattempo, l’UNHCR sta lavorando con le autorità per identificare i cittadini venezuelani disposti a trasferirsi volontariamente dal Roraima in altre zone del Brasile. Tale ricollocamento rappresenta una soluzione a lungo termine per le persone bisognose e un alleggerimento della pressione sulle comunità locali e sui servizi forniti nello Stato di Roraima. In settimana sono previsti due voli in partenza da Boa Vista, organizzati dalla Forza aerea brasiliana. Uno è partito ieri, con a bordo 104 venezuelani diretti a Sao Paulo. Il secondo è programmato per oggi con destinazione Sao Pablo e Cuiabá, capitale dello Stato del Mato Grosso situato nel centro del paese.Ad oggi, sono circa 600 i venezuelani trasferiti in altre città, dove le autorità locali e gruppi della società civile li stanno aiutando nel percorso di integrazione e autonomia. Un’indagine UNHCR condotta dall’Università Federale di Roraima ha rivelato che il 77 per cento dei venezuelani attualmente residenti nel Roraima sperano di trasferirsi in altre zone del Brasile.L’UNHCR esprime la propria gratitudine al governo brasiliano per gli interventi attuati, tra cui mantenere i confini aperti ai cittadini venezuelani e garantire che tutti i rifugiati e richiedenti asilo in Brasile abbiano accesso ai diritti e ai servizi di base.
Di recente l’UNHCR ha rivolto un appello ai donatori finalizzato alla raccolta di 46 milioni di dollari USA per attuare il Piano di risposta regionale per i venezuelani nei principali paesi ospitanti, incluso il Brasile. Finora, ha ricevuto solo il 4 per cento dei finanziamenti necessari. Chiediamo alla comunità internazionale un maggiore sostegno al Brasile, che è stato generoso nella sua risposta e ha bisogno di ulteriore supporto per migliorare la capacità di accoglienza, prevenire la discriminazione contro i venezuelani e assicurare una coesistenza pacifica.

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