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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘Estero/world news’

Musica italiana all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 Mag 2016

MusicaE’ stata presentata, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, la seconda edizione del Festival della musica italiana a La Plata, in Argentina.La manifestazione, che gode del patrocinio dell’Ambasciata Argentina in Italia, è stata promossa da Nicolas Moretti, nell’ambito del corridoio turistico e culturale Italia-Argentina, in collaborazione con Claudio Berardinelli. Alla presentazione, moderati da Gianni Lattanzio, sono intervenuti oltre ai due organizzatori, l’on. Fabio Porta, Presidente del Comitato Parlamentare per gli Italiani all’estero e Sistema Paese, la dott.ssa Loredana Cornero, Segretaria Generale Comunità Radiotelevisiva Italofona, e la Dott.ssa Mina Capussi, direttore di “Un Mondo di Italiani”. Infine vi è stata la testimonianza del vincitore della prima edizione del Festival, Oscar Patiño.“Organizzare il Festival della musica italiana presso le nostre Comunità all’estero – ha detto l’on. Nissoli a margine dell’evento – rappresenta un lodevole lavoro di diplomazia culturale che oltre ad aiutare il nostro Sistema – Paese rinsalda i legami con la madrepatria attraverso la cultura e instilla nei giovani di origine italiana il desiderio di conoscere le proprie radici”.

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Italiani all’estero: recupero cittadinanza italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2016

camera deputatiRoma. Ieri, l’On. FitzGerald Nissoli , durante il Question Time a Montecitorio, ha interpellato il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, su come agevolare la possibilità di riacquistare la cittadinanza per coloro che hanno perso lo status di cittadini italiani in seguito ad espatrio. L’on. Nissoli nell’interrogazione, dopo aver rilevato che “si è posta all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione dei cittadini italiani, nati in Italia, che hanno perso la cittadinanza in seguito ad espatrio per motivi di lavoro o in seguito a matrimonio” ; aver sottolineato che “a livello internazionale, sul piano giuridico, si assiste ad una graduale accettazione del principio della doppia cittadinanza e della cittadinanza multipla” e che ”la riapertura dei termini per la presentazione della dichiarazione per il riacquisto della cittadinanza italiana, di cui all’articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, più volte prorogata, non è riuscita a raggiungere buona parte dei cittadini che ne avrebbero fatto richiesta e, tanto meno, coloro che risiedevano in uno Stato dove il possesso della doppia cittadinanza è stato ammesso dopo lo scadere di tale provvedimento”; ha chiesto al Ministro Alfano “quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro interrogato per venire incontro alle esigenze di questi italiani di fatto permettendo loro di riacquistare la cittadinanza italiana”.
Sempre nella stessa direzione l’On. Nissoli, illustrando la sua richiesta, ha voluto lanciare un appello al Ministro in favore degli italiani all’estero : “una attenzione per chi, nato in Italia, da genitori italiani, ed emigrato all’estero ha perduto la cittadinanza. Sono italiani come me e come Lei, magari ex compagni di scuola, alcuni di loro hanno anche fatto il servizio militare in Italia. Signor Ministro, credo che bisogna dare una risposta! Quando vado tra loro percepisco il loro orgoglio ed il loro senso di appartenenza al nostro Paese non è mai venuto meno. Sono italiani nel cuore, bisogna correggere solo il loro status a livello giuridico”.“Allora credo che il Governo debba prendere un impegno serio teso a permettere il riacquisto della cittadinanza a chi l’avesse perduta emigrando – ha detto l’On. Nissoli. E’ un problema che deve essere risolto, mi sembra che la maggioranza in quest’Aula, indipendentemente dal colore politico, sia favorevole a ciò. Dov’è quindi l’ostacolo? La politica deve dare una risposta; è un debito di riconoscenza che va saldato! Signor Ministro, certa della Sua grande sensibilità Le chiedo come pensa di porre fine a questa grande ingiustizia e permettere a questi italiani di fatto di riacquistare la cittadinanza italiana”.
La risposta del Ministro Alfano è stata aperta e positiva ma necessita della valutazione di alcuni profili problematici, vi è la necessità di un approfondimento, poiché ci sono degli ostacoli. Tale ostacoli sono rappresentati dal limite temporale di permanenza all’estero e dalla trasmissione della cittadinanza iure sanguinis che finirebbe per estendere il possesso della cittadinanza anche agli eredi e pertanto la platea sarebbe indeterminata. Infatti coloro che hanno perso la cittadinanza non sono oggetto di censimento da parte delle autorità consolari e non si conoscono, quindi, gli oneri relativi. “C’è la massima attenzione nei confronti dei nostri connazionali all’estero” ha detto il Ministro ricordando che il legame con la madrepatria non si è interrotto e che c’è la massima volontà e disponibilità ad affrontare la questione.L’on. Nissoli, nella replica, ringraziando il Ministro, ha registrato la positiva apertura del Governo ma ha rilevato che non è stato “affrontato il problema, esso rimane irrisolto, mentre basterebbe poco per dare un segnale chiaro di disponibilità a coloro che hanno perduto la cittadinanza, magari solo perché hanno sposato uno straniero. E’ vero che si sono riaperti i termini per la presentazione della domanda per riacquistare la cittadinanza, ma la comunicazione è stata scarsa ed inefficace e non ha raggiunto la maggior parte degli interessati”.“La volontà di affrontare il problema è, comunque, un fatto positivo”, ha concluso la deputata eletta all’estero auspicando “che si pongano in essere al più presto politiche adeguate al problema sollevato e che è molto sentito tra la Comunità italiana all’estero. Io vigilerò che le buoni intenzioni non rimangano nel cassetto”.

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Italiani all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2016

New York“Il prossimo 21 marzo inizieranno i lavori dell’Assemblea Plenaria con i nuovi consiglieri del CGIE, la cui elezione, come ho avuto modo di denunciare pubblicamente in tempi non sospetti, è sembrata, sia nelle modalità con cui si è svolta sia nella partecipazione al voto, più una forzatura che una reale esigenza di rinnovo”. Lo dichiara in una nota Aldo Di Biagio, senatore di Area Popolare. Oggi però tutto questo deve essere messo alle spalle – prosegue – “perché i nuovi Consiglieri e soprattutto i membri del comitato di presidenza, che sarà eletto il 21 marzo, saranno investiti di maggiore responsabilità proprio perché, toccherà loro dare nuova dignità alle rappresentanze del mondo dell’emigrazione lavorando ad una seria e moderna riforma delle stesse. Avendo chiaro questo obiettivo ben si comprenderà come il rinnovo dei vertici del CGIE dovrà essere ispirato e orientato dall’idea di lavorare tutti in funzione di un interesse e bene comune senza lasciare spazio a manovre volte solo a soddisfare interessi particolari. Manovre che, purtroppo, vedo già in atto da parte di chi non ha alcun interesse al futuro delle rappresentanze ma cerca di spremere fino alla fine questi organismi per meri calcoli personali”. Stiamo infatti già assistendo – evidenzia Di Biagio – “ad un’azione di sciacallaggio di chi tenta di vendere il proprio opportunismo come contrapposizione, rispolverando vecchie battaglie di retroguardia che certamente non hanno più senso di esistere in questo momento storico. Se si dovesse lasciare spazio a queste manovre l’esito sarebbe solo di veder morire un organismo che, non possiamo nascondercelo, si trova in una situazione di difficoltà e per come viene erroneamente percepito all’esterno. Per essere chiari io sono dell’idea che questo non sarà e non deve essere l’ultimo CGIE, come da più parti sembra paventarsi, ma sicuramente dovrà essere l’ultimo CGIE prima della necessaria e tanto attesa riforma organica delle rappresentanze degli italiani all’estero”. Di Biagio conclude: “Una riforma che non può più aspettare e che darà nuova linfa alle rappresentanze. Una riforma di cui proprio questo CGIE dovrà farsene carico ed essere protagonista con una importante opera di proposizione e costruzione che, soltanto attraverso una intesa comune scevra da sterili e passate contrapposizioni, potrà raggiungere quei risultati che tutti ci auspichiamo. Mi auguro che da parte di tutti si sappia raccogliere questa importante opportunità”.

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Cercare lavoro in un altro Paese EU

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2016

opportunita-lavoroUna legge per rivitalizzare la rete dei Servizi europei per l’impiego (EURES) con un database a livello UE che includa le persone che cercano un impiego e le offerte di lavoro è stata approvata dal Parlamento giovedì. Lo scopo è di migliorare la corrispondenza tra offerta e domanda nel mercato del lavoro UE. Le norme aggiornate, già concordate con il Consiglio, presteranno più attenzione alle regioni transfrontaliere e ai giovani.Il rinnovato portale EURES dovrebbe incrociare automaticamente i curricula e le offerte di lavoro adeguate. Inoltre, tutte le offerte di lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego di ogni Stato membro saranno disponibili sul nuovo portale europeo.I deputati hanno approvato l’accordo raggiunto con i rappresentanti degli Stati membri durante i negoziati dello scorso anno con 576 voti favorevoli, 56 contrari e 21 astensioni.Heinz K. Backer (PPE, AT), relatore, ha affermato durante il dibattito:” Vediamo alti livelli di disoccupazione in alcuni paesi dell’UE mentre, allo stesso tempo, ci sono altrove 2 milioni di posti di lavoro vacanti perché c’è mancanza di manodopera qualificata. La piattaforma EURES potrebbe facilitare l’accesso a centinaia di posti di lavoro che sono vacanti, con fino a 1,4 milioni di posti di lavoro che potrebbero essere resi disponibili”.
La corrispondenza automatica tra le offerte di lavoro e le richieste sarà gratuita per i lavoratori, sena alcuna discriminazione sulla base della loro nazionalità per quanto riguarda occupazione, salario e le altre condizioni lavorative. Inoltre, l’accesso per le persone con disabilità deve essere assicurato.I negoziatori del Parlamento hanno cercato di allargare la rete offrendo lo status di membro anche alle organizzazioni private, qualora quest’ultime forniscano servizi d’assistenza ai lavoratori e ai datori di lavoro. I deputati hanno inserito alcuni emendamenti per promuovere il mercato del lavoro transfrontaliero.Il regolamento, così come votato dal Parlamento, deve ancora essere formalmente approvato dal Consiglio dei Ministri. Entrerà in vigore dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.

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Il primo bilancio della missione delle autorità iraniane è positivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 gennaio 2016

ospedale gemelli“Il Ministro della Sanità dell’Iran Seyed Hassan Qazizadeh Hashemi e tutte le autorità presenti sono rimasti piacevolmente colpiti dal Policlinico Gemelli come modello di ospedale di eccellenza.” Inizia così la sua dichiarazione il Presidente del gruppo PMI Internazionale dell’ANCE Associazione Nazionale Costruttori Edili Gerardo Biancofiore che ha guidato oggi con il management sanitario la delegazione iraniana in una visita riservata al Policlinico Gemelli. “Le autorità iraniane sono fortemente interessate alla costruzione di nuovi ospedali con le più innovative tecnologie, in questi rientra anche il primo ospedale specializzato nucleare, e per poter rappresentare al meglio la capacità e il knowhow delle nostre imprese operanti nel settore ospedaliero abbiamo scelto di fargli visitare il Gemelli. Una visita che avvenendo nel giorno dell’incontro del Presidente iraniano Hassan Rouhani con Papa Francesco assume anche un significato simbolico per la forte identità cattolica del Gemelli.”
Alla visita al Gemelli è seguito un incontro in Ance nel quale il Ministro e le autorità iraniane hanno incontrato le principali imprese italiane operanti nel settore ospedaliero. “Anche la giornata di oggi ha dimostrato come le pmi italiane ad alto tasso di innovazione e di specializzazione hanno le carte in regola per affrontare la sfida del mercato iraniano ed anche per questo il Ministro della Sanità ha voluto incontrare le nostre imprese e visitare il Gemelli. E’ importante però che le PMI non siano sole nell’ingresso nel mercato iraniano ma che siano accompagnate e supportate dalle istituzioni, come avviene in Francia e Germania.
Gli sforzi messi in campo dal Governo, a partire dal Premier Renzi e dal Ministro Del Rio, vanno in questa direzione.
La missione della delegazione governativa iraniana, infatti, è il frutto del grande lavoro messo in campo da tutti gli attori istituzionali in grande sinergia con Confindustria e Ance.”
“L’Italia delle costruzioni- continua Biancofiore- è molto amata in Iran e molte nostre imprese, anche di medie dimensioni ma altamente specializzate, negli ultimi decenni hanno realizzato progetti importanti nel paese.
La sfida che ci proponiamo come PMI dell’edilizia è di contribuire alla crescita e alla ripresa economica dell’Iran e al contempo di vivere lo sviluppo economico di quel Paese, a cui ci lega una storia di amicizia e grandi scambi commerciali, non da spettatori ma da protagonisti. Ed in quest’ottica saranno tante le aziende italiane a partecipare a febbraio alla missione del Governo in Iran dedicata ai settori delle infrastrutture e costruzioni ed Oil&Gas che vedrà la partecipazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio.La missione, che fa seguito alla Tavola rotonda sulle infrastrutture, tenutasi presso l’Ance il 15 dicembre 2015 è resa possibile dalla collaborazione con la Farnesina, l’Ambasciata d’Italia a Teheran e l’ICE-Agenzia, oltre al sostegno del MISE e del MIT.” (foto biancofiore)

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I quotidiani italiani all’estero stanno scomparendo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2016

buenos airesBUENOS AIRES – L’Italiano entra nel suo decimo anno di vita, un altro anno di lotta per la sopravvivenza. Finora solo 4 quotidiani italiani all’estero sono riusciti a resistere:
* La Voce del Popolo (Croazia),
* America Oggi (New York),
* Il Corriere Canadese (Toronto),
* L’Italiano (Buenos Aires) giunto al suo decimo anno di vita.
E pensare che fino a qualche anno fa erano esattamente il doppio:
* 1 in Europa: La Voce del popolo (Croazia) pubblicato dal 1944,
* 2 in Nord America: America Oggi (USA) pubblicato dal 1988 – Il Corriere Canadese (Canada) pubblicato dal 1954,
* 3 in Sud America: La Voce d’Italia (Venezuela) quotidiano dal 1999- Gente d’Italia (Uruguay) quotidiano dal 2003- L’Italiano (Argentina) pubblicato dal 2006,
* 2 in Australia: Il Globo (Melbourne) pubblicato dal 1959 e La Fiamma (Sidney) pubblicato dal 1946. Il Globo e La Fiamma, entrambi di proprietà dell’Italian Media Corporation, sono diventati bisettimanali (escono lunedì e giovedì). La Voce d’Italia (Venezuela) è solo online da luglio 2012. Il Corriere Canadese ha sospeso le pubblicazioni nel maggio 2013. La testata è stata poi acquistata dall’ex ministro Joe Volpe e le pubblicazioni sono riprese. Gente d’Italia ha sospeso le pubblicazioni qualche settimana fa. America Oggi dal 1. gennaio di quest’anno non è più distribuito assieme a Repubblica che ha abbandonato la sua avventura americana.
Da otto a quattro in pochissimo tempo. Non è esattamente la fotografia di un successo, anzi, continuando di questo passo, è facile prevedere che si arriverà molto presto all’ “estinzione della specie”. Ci rendiamo conto che, con i tanti gravi problemi che attanagliano la nostra Italia, non possiamo pretendere che “colà dove si puote” ci si accorga di come la chiusura di un quotidiano italiano all’estero rappresenti la perdita di un pezzo del Sistema Italia e si decida perlomeno di analizzare le situazione, studiare il problema e vedere se ci sono possibili soluzioni. Possiamo indicarne una? Perchè non dare anche ai quotidiani italiani all’estero quella pubblicità istituzionale che abitualmente viene pubblicata sui quotidiani in Italia?
Editare un quotidiano italiano all’estero non è evidentemente un buon affare, anzi è un’impresa molto costosa: redazione, giornalisti, grafici, personale amministrativo, tipografia, distribuzione, ricerca di pubblicità. Costosa e stressante perchè bisogna stare sul pezzo tutti i giorni, tutto il giorno. Ci vuole passione, tanta. Ci vuole spirito di sacrificio, tantissimo.
Con la scomparsa dei quotidiani scomparirà l’informazione per gli italiani all’estero? Certo che no, una qualche forma di informazione ci sarà sempre, magari spesso non altrettanto professionale. Sarà prevalentemente un’informazione settoriale, improvvisata, affidata a blog su internet e bollettini parrocchiali, a redazioni improvvisate, spesso identificabili in una sola persona. Insomma si passerà dalla professionalità imprenditoriale alla buona volontà di singoli. E allora noi de L’Italiano ci siamo chiesti cosa fare per uscire da questa spirale perversa. Noi che, con i nostri nove anni di vita, siamo il quotidiano più giovane di tutti, abbiamo optato per la soluzione più moderna decidendo di tentare la strada della comunicazione globale già percorsa da testate illustri specie negli USA. Al tradizionale cartaceo, che serve la zona a più alta concentrazione di italiani al mondo (la Gran Buenos Aires dove vivono quasi 400mila connazionali) abbiamo affiancato la possibilità di sfogliare in abbonamento le edizioni del giornale sui tablet e sui computer. L’Italiano ha infatti un’App sull’Apple Store per iPad ed Iphone e su apparati Android è leggibile con il medesimo sistema con il quale è leggibile su computer. E naturalmente ha anche un suo portale sul web.
Per quanto riguarda la strategia editoriale, L’Italiano ha scelto di essere il quotidiano “locale” della grande comunità italiana di Buenos Aires ed è ormai diventato il punto focale delle attività legate all’italianità come il prestigioso Premio all’Eccellenza dell’Italianità e la Settimana della Cucina Italiana in Argentina, entrambi alla quarta edizione. Il nostro giornale è stato adottato come strumento didattico in scuole e nei corsi di lingua italiana ed è co-organizzatore di eventi culturali e scientifici.
Ce la stiamo mettendo tutta. Che il 2016 ci sia propizio! (Editoriale del Direttore Tullio Zemb) (Ho sempre seguito con interesse l’attività dei periodici italiani all’estero e mi addolora l’idea che stiano affrontando momenti difficili. Durante la mia permanenza a Melbourne da immigrato, con un contratto di lavoro nelle ferrovie dello stato del Victoria, ho avuto modo d’apprezzare le pubblicazioni italiane tanto che non ho mancato di dare la mia collaborazione con alcuni scritti e fotografie. Eravamo nell’oramai lontano 1956 ed io ero giovanissimo ma già con l’idea di fare il giornalista. Oggi mi rendo conto che la stessa editoria italiana, e non solo quella dei giornali, è in crisi perchè i lettori si riducono e l’informazione è “inflazionata”. Cosa posso dirle caro direttore? Non molli e soprattutto non si lasci scoraggiare anche se dall’Italia la sensibilità e l’attenzione che meritate, nell’interesse dei valori nazionali, sembrano ridotte al lumicino. Riccardo Alfonso)

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TTIPxTE? Parliamone!

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2015

Napoli, lnapoliunedì 30 novembre 2015 ore 9,30 Via Partenope 36 Centro Congressi dell’Università Federico II Confronto strutturato sul Partenariato transatlantico su commercio e investimenti tra UE e USA (#TTIP) Dialogo tra opinione pubblica e eurodeputati con la partecipazione di Luca de Carli, negoziatore TTIP per la Direzione generale per il Commercio alla Commissione europea.

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Italiani all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2015

aldo di biagio“I dati che emergono dal decimo Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes tracciano certamente un quadro interessante per il futuro del Paese che vede l’incremento del 7,6% dell’esodo di cittadini italiani verso l’estero di cui il 35,8% sono giovani laureati e diplomati. Sicuramente non è l’incremento dell’esodo a destare preoccupazioni quanto invece alcune variabili collegate ad esso che dovrebbero indurre ad una riflessione sistemica più ampia.”E’quanto dichiara Aldo Di Biagio, senatore di AP in una nota. “L’incremento del numero dei cittadini che emigra rientra in uno scenario di comprensibile dinamicità del mondo del lavoro soprattutto sul versante europeo – spiega – che non può che essere inquadrato come un dato armonico con quanto registrato anche in altre Paesi UE. Ciò che fa riflettere sta nel fatto che molti dei giovani migranti non rientrano più in Italia probabilmente perché l’esperienza maturata oltre confine non trova un ambiente valorizzante in patria”. “A questo elemento – continua Di Biagio – bisogna poi aggiungere il fatto che a differenza di altri Paesi europei, di indiscutibile appeal migratorio, l’Italia continua ad essere una terra di transito e l’esperienza migratoria extrauropea degli ultimi mesi ne rappresenta la metafora per eccellenza”. Di Biagio conclude: “credo che per ripensare al ruolo dell’Italia in uno scenario europeo non si possa prescindere dall’analisi del quadro delle dinamiche migratorie che lo interessano e che evidenziano certamente una sproporzione nel transito dei flussi a cui bisogna rispondere con quelle riforme strutturali che si fa tanto fatica ad approvare”.

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Sono già 50.000 i rifugiati burundesi fuggiti nei paesi limitrofi

Posted by fidest press agency su sabato, 9 Mag 2015

burundi_mapDopo la fine della guerra civile nel 2005, in Burundi si è assistito ad alcuni degli sviluppi più promettenti nella recente storia dei rifugiati in Africa. Sono state trovatate soluzioni per le molte migliaia di persone sfollate dopo oltre un decennio di conflitto. Tra le soluzioni individuate si annovera uno dei programmi di rimpatrio volontario più grandi e di maggior successo a livello mondiale per i rifugiati burundesi – attraverso il quale l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha aiutato il Burundi a gestire il ritorno di quasi mezzo milione di persone. La confinante Tanzania era tra i paesi che hanno ospitato un gran numero di rifugiati burundesi, in fuga dalle violenze del 1972. In questi anni ha offerto la cittadinanza a circa 200.000 rifugiati e ai loro discendenti. Secondo l’esperienza dell’UNHCR si tratta del maggior numero di rifugiati integrati a livello locale da un Paese ospitante. Migliaia di altre persone sono state reinsediati con successo all’estero, tra cui più di 8.000 negli Stati Uniti.
Dopo lo scoppio delle violenze pre-elettorali a metà aprile, tuttavia, segnali allarmanti indicano che questo progresso potrebbe vanificarsi. Nelle ultime settimane più di 50.000 burundesi sono fuggiti nei paesi confinanti: Rwanda, Tanzania e Repubblica Democratica del Congo (RDC). Molti di essi hanno attraversato il confine con il Rwanda (25.004), ma la scorsa settimana l’UNCHR ha anche registrato un forte aumento di persone in cerca di asilo in Tanzania (17.696), dopo che sono state sospsese le restrizioni d’ingresso nello stato. Inoltre, quasi 8.000 persone hanno attraversato il confine raggiungendo la provincia del Sud Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. In tutti questi casi la maggioranza era composta da donne e bambini, tra cui un gran numero di minori non accompagnati.
Nella capitale del Burundi, Bujumbura, le proteste sono riprese da lunedi, e ci sono notizie di violenze quotidiane. I disordini si sono diffusi anche nelle province. In Rwanda, i nuovi arrivati ​​hanno riferito di essere fuggiti dal Burundi a causa di vessazioni e intimidazioni da parte di giovani militanti Imbonerakure, che lasciano segni rossi sulle case delle persone che vogliono prendere di mira. Alcuni hanno deciso di partire, come misura precauzionale, avendo già sperimentato in precedenza i cicli di violenza. Ci sono anche casi di persone che vendono le loro proprietà prima di lasciare il paese – fatto che potrebbe anticipare una condizione di insicurezza prolungata.
Molti dei nuovi arrivati ​​provengono dalle province di Ngozi e Muyinga, nel nord del Burundi. Tuttavia, questa settimana l’Agenzia ha anche assistito all’arrivo di persone provenienti da aree urbane, tra cui un certo numero di studenti delle scuole superiori e delle università. Di concerto con il governo del Rwanda, l’UNCHR sta attualmente trasferendo i rifugiati a Mahama, in un nuovo campo profughi che può ospitare fino a 60.000 rifugiati. Molte persone hanno avuto difficoltà a lasciare il Burundi. Diverse donne hanno raccontato di essere state minacciate di stupro da parte di uomini armati, e di aver dovuto corrompere qualche funzionario per oltrepassare i posti di blocco. Alcuni hanno camminato per ore attraverso la boscaglia con i loro figli. 7.661 burundesi si sono finora registrati come rifugiati nella Repubblica Democratica del Congo. I nuovi arrivati ​​sono stati ospitati da famiglie locali, ma l’aumento degli arrivi mette a dura prova le capacità di supporto. L’UNHCR sta aiutando circa 500 rifugiati vulnerabili in un centro di transito a Kavimvira e in un altro centro a Sange. Si sta lavorando per individuare un sito in cui tutti i rifugiati possano essere trasferiti e dove si possa avere accesso a servizi come scuole e presidi sanitari in adeguate condizioni di sicurezza.
In Tanzania sono state finora registrate quasi 4.000 persone, ma più di 13.000 sono ancora in attesa di veder esaminata la loro richiesta. Si stima che circa 10.000 burundesi siano approdati ​​sull’isola Kagunga sul lago Tanganica. L’Agenzia ha avviato le operazioni di trasferimento servendosi di un vecchio traghetto in grado di trasportare un massimo di 600 persone. Tutti i richiedenti asilo vengono trasportati dai villaggi e dalle isole alla volta del campo profughi di Nyarugusu, dove riceveranno un appezzamento di terreno su cui potranno costruire un riparo e coltivare alcune verdure.
L’UNHCR rivolge un appello alle autorità del Burundi affinché queste consentano la libera circolazione delle persone. È inoltre fondamentale che le frontiere rimangano aperte e l’Agenzia esprime gratitudine per l’impegno in tal senso dimostrato da parte dei paesi confinanti e per il sostegno che le comunità ospitanti stanno offrendo ai rifugiati.

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I libri per bambini vengono più venduti all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2015

20 Più libri più liberi 2009 foto MatteoMignaniLa conferma viene dall’Osservatorio voluto dal Gruppo degli editori per ragazzi dell’Associazione italiana editori (AIE), che da cinque anni monitora l’import/export dei diritti di libri a partire da un questionario on line compilato da case editrici di libri per ragazzi che coprono nel complesso il 75% della produzione di novità di questo settore.
Cresce l’export di diritti, diminuisce l’import – Nel 2014 sono stati venduti 2.167 diritti di edizione con un trend (+6,8%) di crescita che è migliore rispetto alla media dell’ultimo periodo (+5,2% in media annua dal 2011). Parallelamente rallenta l’approvvigionamento di titoli acquistati da altri Paesi (sono stati 840 nell’ultimo anno), che fanno segnare un calo del -4,4%. Si tratta di una tendenza ormai conclamata che, dal 2012, ha portato alla progressiva riduzione della forbice tra import ed export che fa oggi segnare uno «spread» di oltre mille titoli, a tutto vantaggio dei libri e degli autori nazionali.Cresce la vocazione internazionale del libro per bambini Made in Italy – Un numero crescente di titoli continua infatti a essere «pensato» come un libro che può avere uno sbocco internazionale: erano il 31,5% nel 2002; oggi sono ben il 92,4%.“Le ragioni di questa peculiare caratteristica del mondo del libro per ragazzi sono semplici: investimenti tra gli anni Novanta e il decennio scorso in autori, grafici, illustratori nonché in un marketing dei diritti più efficiente ed aggressivo, ma anche una «qualità» riconosciuta al copy in Italy di questo settore – ha spiegato il responsabile dell’Ufficio studi AIE Giovanni Peresson – I libri per bambini italiani piacciono infatti all’estero e non solo alle editorie maggiori (l’export in Europa rappresenta il 63% del totale), ma anche agli editori dei Paesi emergenti come la Corea del Sud, l’Europa balcanica, la Turchia, la Polonia, l’Ungheria, i Paesi africani – che non sono proprio le prime editorie che vengono in mente. Questi Paesi hanno rappresentato in questi ultimi due anni tra il 25% e il 30% dell’export ragazzi grazie anche a una serie di missioni, incontri, partecipazioni a fiere e iniziative come il Fellowship alla fiera della piccola editoria di Roma Più libri più liberi, che AIE assieme ad ICE hanno sviluppato”.L’indagine fa emergere però anche aspetti meno positivi. A fronte di un 36% di titoli i cui diritti sono stati acquistati dagli editori italiani da editorie di Paesi anglofoni (sostanzialmente UK, Stati Uniti e Canada) si è riusciti a indirizzare a quei mercati solo il 6% dei titoli venduti all’estero.

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Salgono i prezzi degli hotel

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2015

albergoSecondo l’Hotel Price Index (HPI) di Hotels.com – leader nella prenotazione di hotel online – i prezzi medi degli hotel nel 2014 hanno registrato un aumento del 3% a livello globale rispetto al 2013. L’economia globale in ripresa ha portato i consumatori ad avere maggior fiducia nel dedicare una parte più consistente del proprio budget ai viaggi. I prezzi degli hotel, inoltre, hanno subito un rialzo costante negli ultimi cinque anni, dopo la vertiginosa caduta del 2008/2009.
L’HPI nel 2014 si è assestato a quota 113, ben 13 punti in più rispetto al lancio nel 2004 e allo stesso livello del 2008, ma ancora quattro punti al di sotto del picco di 117 raggiunto nel 2007.Johan Svanstrom, Presidente del brand Hotels.com, ha affermato: “Nonostante l’indice abbia registrato una crescita nello scorso anno, è ancora lontano dal picco raggiunto 7 anni fa e questa è una buona notizia per i consumatori. Nel settore dei viaggi, ogni anno fa storia a sé ed il 2014 non ha fatto eccezione, offrendo opportunità e sfide. Come prevedibile, eventi globali come i Giochi Olimpici invernali e i Campionati Mondiali di calcio hanno calamitato i viaggiatori verso nuove destinazioni. Tuttavia, tragedie impreviste come lo scoppio dell’Ebola, la scomparsa del volo MH370 della Malaysia Airlines e l’abbattimento del volo MH17 hanno lasciato il segno.”
Delle sei regioni incluse nell’HPI, l’indice è cresciuto in quattro, rimasto stabile in una e sceso nelle restanti. Grazie ad un’economia forte e al rialzo del Dollaro, il Nord America è la regione che ha registrato il rialzo più alto, il 5%, due punti percentuali in più rispetto al 2013.
Due regioni incluse nell’analisi hanno riportato una crescita del 4%. I Caraibi hanno segnato un nuovo record, raggiungendo 137 punti, il più alto risultato mai raggiunto da questa regione. Questo risultato, essendo i Caraibi una delle mete preferite dai viaggiatori americani, è stato sostenuto dal valore sempre più forte del Dollaro. Anche l’Europa e il Medio Oriente hanno registrato la crescita più veloce degli ultimi sette anni e molti Paesi hanno raggiunto un numero record di visitatori.
L’America Latina ha visto un incremento del 2%. La Coppa del Mondo di Calcio che ha avuto luogo in Brasile ha superato le aspettative per l’industria dell’ospitalità ed ha rappresentato una grande opportunità per il Paese di mettere in mostra le strutture alberghiere di alto livello e i servizi a disposizione.
Il Pacifico non ha mostrato alcuna crescita nel 2014, ma la continua debolezza del Dollaro Australiano dovrebbe significare che la regione attrarrà più visitatori nel 2015.
In Asia l’indice è sceso del 2%. Nel corso degli anni l’HPI ha mostrato che l’Asia è stata la destinazione più a buon mercato in tutto il mondo e continua ad esserlo.
Svanstrom ha aggiunto: “Nel corso del 2014 hanno viaggiato all’estero oltre 1,1 miliardi di viaggiatori, con un incremento di quasi il 5% rispetto all’anno precedente[1], mentre si stima che la dimensione del mercato globale dei viaggi interni sia pari a 4-5 volte questa cifra. Il turismo è un settore flessibile e molto competitivo che vede i Paesi contendersi i preziosi viaggiatori con misure quali l’ammodernamento delle infrastrutture, la maggiore offerta di ospitalità e di attività per il tempo libero e minori requisiti per il rilascio dei visti d’entrata. Viaggiare apre non solo nuovi mondi, ma anche la mente, dunque andate ad esplorare.

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Rifarsi il seno all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2015

bisturi tripLi chiamano “bisturi trip” e sono quei viaggi fatti con l’obiettivo di sottoporsi a operazioni di chirurgia estetica in Paesi in cui i costi degli interventi sono minori rispetto a quello d’origine. Dall’Italia in molti, soprattutto gli anni scorsi, hanno fatto le valigie per farsi un lifting o un aumento del seno in Croazia, Brasile, Marocco, Indonesia, Thailandia e Africa del Nord. «Operarsi in un altro Paese potrebbe sembrare una buona occasione per fare un lifting o regalarsi un nuovo décolleté, lontano da occhi indiscreti e senza dover dare troppe spiegazioni in ufficio. Tuttavia ci sono aspetti che conviene valutare con attenzione: è un problema che mi riguarda da vicino in quanto l’Isaps, l’associazione che raccoglie professionisti di 94 Paesi, lo ha spesso affrontato» afferma Gianluca Campiglio, segretario dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps), la più grande associazione al mondo di chirurgia estetica, e autore del libro “Mi voglio così”, in cui parla di aspetti meno noti della chirurgia estetica che tutti i pazienti dovrebbero conoscere.
Ci sono alcune domande che chi decide di partire per un bisturi trip dovrebbe porsi. Ecco le principali. Anzitutto, sei sicuro che l’intervento a cui vuoi sottoporti sia il più adatto a te? «Può succedere che il paziente si presenti con l’idea di fare una liposuzione, mentre in realtà l’intervento giusto per il suo caso è un’addominoplastica. Solo il chirurgo estetico può stabilire quale è la procedura più adatta, ma deve anche verificare che le aspettative del paziente siano realistiche, spiegando quali miglioramenti possono dare gli interventi» spiega Campiglio. Definito l’intervento da fare, sono chiare le possibili complicazioni? «È necessario che il medico informi su tutte le conseguenze in termini di cicatrici, ricovero e rischi – spiega l’autore di “Mi voglio così” -. A questo punto è bene che il paziente rifletta con calma sulla sua decisione, senza la pressione di un volo di ritorno da prendere: la sicurezza del paziente è una priorità. Altro quesito determinante è: il chirurgo a cui mi sto rivolgendo è qualificato? Andare in Paesi del Terzo Mondo per sottoporsi a un intervento estetico significa, il più delle volte, affidarsi a un perfetto sconosciuto senza alcuna garanzia di professionalità. È necessario invece verificare che abbia fatto studi apposite e che abbia esperienza nell’intervento che stai considerando ».Ci sono poi gli aspetti pratici, a cominciare dalla comprensione reciproca: il chirurgo e il suo staff parlano in modo fluente una lingua che conosci? «Far capire quello che si vuole in chirurgia estetica non è facile, quindi è bene che la lingua non sia un ostacolo, altrimenti aspettatevi complicazioni». È bene poi assicurarsi che la clinica sia accreditata e che usi materiali di qualità. «Bisogna avere sufficienti garanzie sui materiali utilizzati e sulle strutture sanitarie in cui si è operati – dice -. Non sempre gli standard sono quelli garantiti dalle case di cura italiane. Altro punto da considerare: dove starai dopo l’intervento? Nel post-operatorio, viaggiare troppo presto aumenta il rischio di embolia polmonare e di trombosi. Non pensate neanche di operarvi e poi godervi il mare o visitare il posto: sono pochissimi i trattamenti di chirurgia estetica che hanno una convalescenza così breve da consentire di andare in spiaggia o per musei dopo appena 24-48 ore».Chiedetevi anche cosa succederebbe in caso di complicazioni nel post intervento? «Anche se la chirurgia è fatta bene, le complicazioni non sono mai da escludere, ma pensate a quale dottore vi assisterà in caso di complicazioni e a chi pagherà per un intervento secondario o una revisione. Per non parlare del caso in cui si andasse in Tribunale, con tutte le complicazioni di una causa internazionale» aggiunge il chirurgo plastico milanese. Last but not least: conviene davvero operarsi all’estero? «Considerate i costi totali, incluso il viaggio, il soggiorno e anche i possibili rischi e poi valutate il da farsi. Oggi i prezzi della chirurgia plastica in Italia sono diminuiti rispetto a qualche anno fa, le cliniche devono garantire standard altissimi e ci sono professionisti altamente qualificati a cui rivolgersi, sempre assicurandosi che si tratti di un vero specialista in chirurgia plastica. Non dimenticate che in gioco c’è il bene più importante, ossia la propria salute» conclude Campiglio.
Gianluca Campiglio. Medico chirurgo specialista in Chirurgia plastica e Microchirurgia a Milano, durante gli anni ’90 ha partecipato alla messa a punto della prima pelle artificiale in Italia a partire da cellule staminali adulte. È autore di oltre 100 pubblicazioni riguardanti la Chirurgia plastica ricostruttiva e la Chirurgia estetica su riviste mediche in lingua italiana e inglese. Dal 1990 al 2001 ha lavorato nella Divisione di Chirurgia plastica e Centro Ustioni dell’Ospedale Niguarda e successivamente come consulente in diversi ospedali pubblici e privati di Milano. Dal 2007 si occupa di chirurgia estetica dedicandosi con serietà e professionalità alla cura dei difetti estetici del viso e del corpo sia congeniti che conseguenti a invecchiamento, gravidanza, dimagrimento o aumento del peso corporeo.
(foto campiglio)

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I lavoratori UE potranno trasferire la pensione integrativa quando si spostano all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 aprile 2014

lavoratoriI lavoratori comunitari che si trasferiscono in un altro paese dell’UE potranno usufruire a pieno dei diritti pensionistici grazie a un progetto legislativo approvato dal Parlamento martedì. Il progetto legislativo deve ancora essere approvato formalmente dal Consiglio dei ministri.
“Il testo rappresenta un miglioramento effettivo per molti lavoratori. Si tratta di un grande passo avanti per la libera circolazione dei lavoratori e una spinta verso un’Europa sociale”, ha dichiarato la relatrice Ria Oomen-Ruijten (PPE, NL), che ha aggiunto: “Una buona pensione è una necessità, ora che gli europei possono aspettarsi di vivere molto più a lungo”. Le attuali norme UE garantiscono che i lavoratori che si spostano in un altro paese dell’UE non perdano i loro diritti pensionistici obbligatori, cioè quelli forniti dallo Stato.Tuttavia, non esistono norme comunitarie equiparabili per i regimi pensionistici integrativi, finanziati o co-finanziati dai datori di lavoro. Per tale motivo, i lavoratori che si spostano tra gli Stati membri rischiano oggi di perdere i loro diritti acquisiti, se il periodo temporale di residenza non è ritenuto sufficientemente lungo dallo Stato in cui si trasferiscono.Secondo le nuove regole invece, tale “periodo di maturazione”, il periodo d’iscrizione attiva a un regime pensionistico necessario a una persona per mantenere i diritti pensionistici integrativi, non può superare i tre anni.I deputati hanno inserito una clausola che prevede che i lavoratori frontalieri debbano beneficiare dello stesso livello di tutela. Gli Stati membri avranno quattro anni di tempo per trasporla nel diritto nazionale.

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Commissione Europea. Tariffe di roming abolite e telefonate all’estero entro il 2015 senza costi aggiuntivi?

Posted by fidest press agency su sabato, 22 marzo 2014

smartphoneìDal 15 dicembre 2015 non saranno riconosciuti oneri per il roaming nell’Unione europea, e nessun costo supplementare per chiamate, inviare sms e navigare sul suo cellulare dall’estero, secondo un progetto approvato martedì dall’industria della Commissione europea.
La Commissione ha votato pacchetto il proposto dal Commissario per le telecomunicazioni Neelie Kroes, anche per rendere effettive le garanzie per la neutralità di internet.
I verdi e i socialdemocratici tedeschi hanno messo in guardia contro il fatto che è ancora possibile la discriminazione nell’uso di internet. Le tariffe per l’uso di un telefono cellulare o do uno smartphone all’estero erano già state oggetto di attenzione.
La Commissione competente del Parlamento europeo ha deliberato, quindi, che le tariffe di roaming dovrebbero essere eliminate. Ciò significa che le tariffe dovranno essere le stesse sia che ci si trovi nel proprio paese che all’estero entro il 2015. Contestualmente la Commissione ha anche votato il principio della neutralità della rete. Ciò significa che i fornitori di internet non potranno dare la preferenza al contenuto di alcuni inserzionisti. Attuando tale principio, quindi, si eviterà che le società di telecomunicazione non potranno più condizionare la rete rallentando o bloccando i servizi e le applicazioni dei loro concorrenti.Si tratta di notizie certamente positive che riguarda il campo delle telecomunicazioni per i consumatori europei per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che si augura che le proposte della commissione siano rapidamente rese effettive affinché per la data prevista, appunto il 2015, ciascuno stato membro si adegui unitamente alle compagnie telefoniche e ai fornitori di servizi internet.

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Andare all’estero per imparare a conoscersi

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2013

Tour dei Mille Palermo. Roberto Bonzio

Tour dei Mille Palermo. Roberto Bonzio (Photo credit: workingcapitalteam)

Il giornalista, attraverso i suoi “Italiani di frontiera”, in sala Ajace invita i giovani a credere in se stessi e a “stupire”«Bisogna andare all’estero per imparare, ispirarsi, con atteggiamento positivo e curioso. E poi tornare per “spaccare”, per portare innovazione e crescita. Per sorprendere». Portando il motto “think out of the box”, pensare in modo originale, come linea da seguire sempre, il giornalista Roberto Bonzio è intervenuto stasera in Sala Ajace concludendo la prima delle cinque settimane del Future Forum 2013. E così ha motivato, ha spinto alla creatività come “pozione” anticrisi, attraverso storie di “Italiani di frontiera”, il progetto con cui «mi sono cambiato la vita», dice, facendo le valige e trasferendosi con tanto di famiglia negli States. E con cui indubbiamente orienta al cambiamento chi l’ascolta. Il progetto fa parlare chi è partito dal Belpaese, dove magari non riusciva a mettere in campo i propri sogni, ed è diventato imprenditore, scienziato, ricercatore o creativo di successo. Persone attraverso il cui percorso è possibile capire meglio i difetti di casa nostra, sprone per «riconoscersi e battersi per realizzare i propri talenti e le proprie idee», ha detto Bonzio. Per esempio lasciandosi alle spalle quella cultura tutta italiana della diffidenza verso il successo, imparando a collaborare e a fidarsi degli altri, anche in campo accademico, provando anche a essere più attivi, professori e studenti, nei vari momenti della formazione. Per aziende e imprenditori, il consiglio si declina nell’avere tenacia, versatilità di pensiero, creando imprese aperte, pronte all’innovazione costante, in grado di coltivare rapporti informali («senza porre barriere di segretari appena si arriva a una posizione di qualche importanza») e rendere i dipendenti protagonisti. «Ricordare di più, magari, italiani come Olivetti, morto nel ’60, ma che proprio su questi principi, nel secolo scorso, aveva fondato la sua azienda – ha concluso Bonzio – ed è stato maestro nell’indicare una strada ancora oggi pionieristica».

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Staminali cordonali all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2012

L’Antitrust e’ intervenuta per dare alcune dritte sulle informazioni che alcune societa’ che raccolgono il sangue cordonale per stoccarlo in banche estere. Si tratta delle staminali contenute nel cordone ombelicale, che la nostra legislazione vieta di usare in modo autologo (per se stessi) se non per patologie preesistenti al momento della raccolta, legislazione che consente invece la conservazione -sempre autologa- in banche estere oppure la conservazione in banche italiane ma in forma anonima e a disposizione di chiunque ne faccia richiesta. Una situazione che ha e sta favorendo il turismo sanitario verso l’estero, con l’aggiunta di pesanti tasse che ogni Regione fa pagare per autorizzare il trasferimento. Situazione che ha anche favorito la comparsa sul mercato di offerte anche un po’ dubbie, ma che ora, dopo l’intervento dell’Antitrust e le sue verifiche, ci fa sentire tutti un po’ piu’ tranquilli. Il problema che pero’ resta, grosso come un macigno, e’ perche’ ci si debba sottoporre a questo turismo (o rinunciarvi come avviene per la maggior parte dei cordoni che finiscono nella spazzatura). Il motivo sono i pruriti ideologici di parte dei nostri governanti, pruriti che pero’, per non fare a cazzotti con quello che avviene in tutti gli altri Paesi Ue e non solo, pare che siano soddisfatti dalla non-contaminazione del nostro territorio con questi residui sanguigni, e il loro trasferimento verso i “cattivi” stranieri. Non solo, ma il prurito che consente la conservazione autologa per patologie preesistenti la raccolta del cordone e ancora piu’ ipocrito e violento: mette il veto preventivo a qualunque innovazione e scoperta scientifica che -fatta dopo la propria raccolta- possa dare giovamento attraverso le staminali cordonali (la legge dice in pratica: che se la vedano gli stranieri….). Quanto ci costa tutto questo? Molto e troppo. In senso scientifico, medico, culturale ed economico. Scientifico. Chi si impegna in una ricerca del settore con simili normative a disposizione? Meglio andare all’estero! Medico. Le prime applicazioni con l’uso di staminali autologhe stanno avendo successo… ma bisogna andare all’estero e pagarsi il tutto.
Culturale. Nessuno obbliga nessuno. Ma la cultura di chi crede che il proprio giusto debba essere quello di tutta la comunita’ e’ fortemente radicata in chi ci governa piu’ che nel Paese, che sui temi cosiddetti etici ha sempre -quando gli e’ stato concesso di farlo- dato ragione alle libere scelte dell’individuo (aborto e divorzio, fanno scuola). Economico. Quanti soldi buttati via: da parte dei cittadini che pagano salassi per portare le staminali cordonali all’estero, da parte delle istituzioni (inclusa l’Antitrust) che devono vigilare per la corretta applicazione di leggi che son messe li’ solo per fare bella mostra di una ideologia minoritaria imposta alla maggioranza. E meno male che questo dovrebbe essere il Paese che sia avvia verso la semplificazione…. ci rendiamo conto che l’attuale Governo “tecnico” e’ bene che non si addentri nel presumibile pantano che monterebbero i contrari alla liberta’ di scelta di fronte ad una proposta liberalizzatoria, ma ci auguriamo che quanto accade in questi momenti possa servire da stimolo perche’ tutti coloro che sono sensibili alla questione riprendano in mano i remi che sembra siano stati in barca durante questi ultimi mesi: il banco di prova elettorale del prossimo anno sara’ bene che si misuri anche su questioni del genere. (fonte Aduc)

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Riunione pensionati e parlamentari eletti cricoscrizioni estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2011

Si è tenuta ieri a Roma una riunione tra i Patronati del CE-PA (Acli-Inas-Inca-Ital) e i Parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero per un confronto sui alcuni temi di attualità che interessano le Comunità italiane emigrate. Si è discusso del disegno di legge di riforma dei Comites e Cgie; della ristrutturazione della rete diplomatico-consolare; dell’annosa questione della mancata convenzione tra il MAE ed i Patronati (art.11, L.152/2001).Alla riunione, presieduta dal Presidente del Ce-Pa. Gilberto De Santis, hanno partecipato per le Acli il Vice Presidente Benvignati ed il Direttore Generale Ferri, per l’Inas il Vice Presidente Marzotto ed il Responsabile del Coordinamento Estero Lodetti, per l’Inca il Responsabile dell’Area estero Malpassi e Claudio Piccinini, per l’Ital, oltre allo stesso Presidente De Santis, il Vice Presidente Castellengo e Cinzia Ranghino dell’Area Internazionale. Mentre degli eletti nella Circoscrizione Estero erano presenti i Parlamentari Bucchino, Di Biagio, Fedi, Garavini, Micheloni, Narducci e Porta.
Il Presidente del Ce-Pa De Santis, dopo aver salutato e ringraziato i Parlamentari per aver accolto l’invito ed auspicato che questo tipo di incontri possano ripetersi anche in futuro, ha sottolineato l’importanza che hanno i Patronati nel mondo dell’emigrazione, essendo profondi conoscitori di tutte le loro problematiche ovunque essi risiedano, e proprio per questo motivo ha lamentato che nel disegno di legge di riforma del Cgie si sia voluto escluderli dal futuro Consiglio. De Santis ha poi ricordato i pesanti tagli finanziari alle politiche a favore degli Italiani all’estero subiti in questi ultimi anni, ed ancora nel bilancio preventivo per il 2012, che, unitamente alla ristrutturazione già avvenuta ed a quella annunciata della rete consolare italiana, rendono ancora più impellente la necessità di arrivare finalmente a concludere una convenzione di collaborazione tra patronati e Ministero degli Affari Esteri, peraltro più volte già sollecitata dai Comites e dal Cgie, per rendere ancor più solida ed organica la comune attività di tutela ed assistenza ai connazionali emigrati. Una convenzione resa ancor più urgente anche alla luce di quanto avvenuto e di quanto sta avvenendo in tutto il mondo, quest’anno, con la verifica dell’esistenza in vita ripetutamente richiesta ai pensionati INPS da parte degli istituti bancari (prima l’ICBPI, poi CITI ed ancora ICBPI) delegate al pagamento delle pensioni italiane ai residenti all’estero. Un vero e proprio calvario, ha denunciato De Santis, per gli oltre quattrocentomila pensionati INPS residenti all’estero che hanno assediato sia i Patronati che i Consolati. Una verifica infernale per le modalità richieste e per le ripetute richieste di cui i patronati non hanno alcuna responsabilità essendo stati solo informati dall’INPS e dai due istituti bancari di quanto avevano programmato per verificare l’esistenza in vita di questi loro pensionati.Da parte della delegazione dei Parlamentari eletti all’estero è stata evidenziata l’utilità della riunione sollecitandone addirittura una programmazione periodica che potrà essere propedeutica anche alla loro attività parlamentare. Inoltre, anche da parte loro, è stata riconosciuta l’importanza che rivestono i Patronati per il mondo dell’emigrazione e quindi la necessità che sia mantenuta una loro presenza anche nel futuro Cgie. Infine, pure i Parlamentari hanno convenuto che, specie dopo le numerose chiusure di Uffici consolari che ci sono state, e che ci saranno nel prossimo futuro, sia assolutamente indispensabile che si firmi al più presto la convenzione con il MAE ed in tal senso si sono impegnati ad attivarsi.I lavori si sono poi conclusi con ampia soddisfazione di tutti i partecipanti con il ringraziamento ai Parlamentari per la loro presenza, sensibilità e collaborazione da parte del Presidente del Ce-Pa De Santis e con l’impegno reciproco di rincontrarsi al più presto. (parlamentari)

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Pmi regionali: all’estero in sicurezza

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2011

Udine, Via Mercatovecchio

Image via Wikipedia

Le ultime novità nel campo degli strumenti finanziari assicurativi e promozionali a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese, per agevolarne l’accesso sui mercati esteri. Sono state presentate in un seminario formativo, organizzato dall’Azienda Speciale I.Ter della Cciaa di Udine quale componente della rete Enterprise Europe Network, in collaborazione con lo Sportello regionale per l’Internazionalizzazione (Sprint Fvg). Il workshop tecnico è stato aperto dal vicepresidente camerale Marco Bruseschi e da Alena Terrichova, Referente di Sprint Fvg. «La Cciaa – ha spiegato Bruseschi – vanta una qualificata esperienza nel settore. Proprio venerdì scorso, all’Assemblea Unioncamere, il presidente Paoletti si è fatto portavoce di una proposta che il sistema camerale ha presentato al presidente Tondo: la prossima costituzione di una task force per l’internazionalizzazione, guidata dalle Cciaa con le associazioni di categoria, in grado di operare unitariamente nella massima collaborazione con la Regione. È una via per razionalizzare risorse, non disperderle, aumentare il coordinamento e ritagliare sempre più l’offerta sulle esigenze concrete delle imprese, da parte di enti come i nostri, che da anni si perfezionano su questa linea d’intervento e su cui il sistema regionale può contare».
L’appuntamento con Sprint Fvg ha aggiunto un tassello all’attività di internazionalizzazione, in cui la Camera di Udine eccelle. «Nel 2011 – ha infatti precisato Bruseschi – sono state finora 64 le imprese che hanno partecipato ad attività di “outgoing”; 104 quelle coinvolte nelle iniziative di “incoming”; 373 partecipato alle tante attività seminariali e 22 hanno scelto i “check-up” e le consulenze personalizzate».
Il seminario Sprint ha trattato gli approcci strategici delle aziende, nonché i finanziamenti agevolati per studi di fattibilità e programmi di assistenza tecnica, e pure il finanziamento agevolato per programmi di inserimento sui mercati esteri e il sostegno alla patrimonializzazione delle Pmi esportatrici. Si è parlato poi del credito fornitore con voltura e delle garanzie. A trattare i temi sono stati gli esperti Mauro Zan, Responsabile Area Analisi di Finest, Enrico D’Angeli, del Dipartimento Promozione e Marketing di Simest, e Paolo Palmieri, Senior Policy Underwriter di Sace.

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Italia: crescono i capitali all’estero

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2011

ridateci i soldi

Image by 4v4l0n42 via Flickr

Crescono a dismisura i poveri possidenti con capitali all’estero, +9,4% nel 2011, i quali vivono spendendo migliaia di euro per beni di lusso, che possiedono cassette di sicurezza in Svizzera e non dichiarano al fisco italiano quello che guadagnano effettivamente. Questo è quanto emerge da una nuova inchiesta condotta da KRLS Network of Business Ethics per conto di “Contribuenti.it Magazine” dell’Associazione Contribuenti Italiani. “Poveri possidenti e ricchi nullatenenti” intimoriti dalle burrasche che scuotono i mercati finanziari e dalle manovre finanziarie lacrime e sangue del Governo Berlusconi. Cassette di sicurezza vengono richieste non solo a Lugano e Chiasso, ma anche in tutta la fascia di confine, Valle di Muggio compresa. La maggioranza di essi sono poveri, dalle dichiarazioni dei redditi irrisorie, presumibi lmente prestanome di imprenditori e professionisti che in questo modo eludono il fisco o, peggio ancora, fanno affari d’oro con la malavita organizzata. “La Guardia di Finanza, oggi, non dispone di risorse sufficienti per combattere fino in fondo l’evasione fiscale. E’ stata disarmata, lasciata priva di fondi con grave nocumento anche in danno dei diritti dei contribuenti – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Devono scendere in campo gli 007 per scoprire chi sono gli effettivi proprietari delle cassette di sicurezza che puntualmente, ogni anno, vengono aperte in Svizzera”.

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Crescono i capitali all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

Crescono a dismisura i poveri possidenti con capitali all’estero, +7,1% nel 2011, i quali vivono spendendo migliaia di euro per beni di lusso, che possiedono cassette di sicurezza in Svizzera e non dichiarano al fisco italiano quello che guadagnano effettivamente. Questo c quanto emerge da una nuova inchiesta condotta da KRLS Network of Business Ethics per conto di “Contribuenti.it Magazine” dell’Associazione Contribuenti Italiani. “Poveri possidenti e ricchi nullatenenti” intimoriti dalle burrasche che scuotono i mercati finanziari e dalle manovre finanziarie lacrime e sangue del Governo Berlusconi. Cassette di sicurezza vengono richieste non solo a Lugano e Chiasso, ma anche in tutta la fascia di confine, Valle di Muggio compresa sono poveri, dalle dichiarazioni dei redditi irrisorie, presumibilmente prestanome di imprenditori e profession isti che in questo modo eludono il fisco o, peggio ancora, fanno affari d’oro con la malavita organizzata.
“Da sola la Guardia di Finanza non pun combattere l’evasione fiscale che c diventato lo sport piu praticato dagli italiani – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Devono scendere in campo gli 007 per scoprire chi sono gli effettivi proprietari delle cassette di sicurezza che puntualmente, ogni anno, vengono aperte in Svizzera”.
Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani.

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