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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Posts Tagged ‘estinzione’

Pa: Fp Cgil, assistenti sociali in via di estinzione

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

“Pochi e anziani, nonché spesso vittime di feroce violenza. È il desolante stato in cui versano gli assistenti sociali, figura ormai in via di estinzione negli uffici pubblici”. A denunciarlo è la Funzione Pubblica, riprendendo l’allarme lanciato dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli Assistenti sociali (Cnoas) in audizione alla Camera sul ‘decretone’, nell’ambito della sua campagna #AssunzioniSubito per un piano straordinario di nuova occupazione nelle pubblica amministrazioni. Un segmento specifico, quello degli assistenti sociali, che la Fp Cgil fa emergere perché “tassello cruciale, nonché colpevolmente sottovalutato, del nuovo impianto del Reddito di Cittadinanza”.
Per la Fp Cgil, infatti, “lo stato in cui versano gli assistenti sociali è un evidente paradosso, soprattutto in vista dell’entrata a regime del Reddito di cittadinanza e, nello specifico, per quella quota di richiedenti che, in condizioni di fragilità, sarà indirizzata verso il Patto per l’inclusione. A dispetto di quanto sulla carta previsto in termini di assunzioni per i Centri per l’impiego, nonché con le assunzioni dei navigator, per gli assistenti sociali non c’è in vista alcun investimento in termini di nuova occupazione. Nel frattempo gli assistenti sociali, pochi, invecchiano e sono sempre più soggetti a violenza”.Per questo, aggiunge la Funzione Pubblica Cgil, “condividendo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dal Cnoas, è più che concreto il rischio che i servizi sociali spariscano, in un momento in cui le fragilità aumentano. Senza investimenti e senza nuove assunzioni, che garantiscano almeno le 5 mila fuoriuscite stimate dal Cnoas per effetto di un’età media ben oltre i 50 anni e per via di quota 100, i servizi sociali collasseranno. È un settore che anche per il funzionamento pieno del reddito di cittadinanza ha bisogno di personale e, soprattutto, di personale dedicato, dato che con la carenza di organico che si registra molto spesso gli assistenti sociali sono costretti a svolgere funzioni prettamente amministrative. Per questo sosteniamo le agitazioni in tutti i territori, a partire dallo sciopero proclamato per il 21 marzo delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi sociali di Roma Capitale. Servono nuove assunzioni e servono subito”.

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Mutui: 2,4 milioni di italiani lo hanno estinto prima della scadenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

Sono 2,4 milioni gli italiani che hanno estinto il mutuo casa prima della scadenza e, secondo l’indagine commissionata da Facile.it e Mutui.it a mUp Research, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana, chi è riuscito a restituire alla banca il prestito in anticipo ha impiegato, in media, in 9,3 anni, molto meno della durata media dei mutui in Italia (circa 23 anni).Guardando ai valori nazionali, nel 27% dei casi l’estinzione anticipata è avvenuta addirittura entro i primi cinque anni dalla stipula, mentre nel 45% dei casi sono trascorsi tra i 6 e i 10 anni; su base territoriale, invece, emerge che i mutuatari del Nord Est risultano essere i più veloci (8,4 anni), mentre al Sud e Isole per estinguere un mutuo in anticipo occorrono, in media, più di 10 anni.Ma come sono riusciti a recuperare la liquidità necessaria per rimborsare il finanziamento prima della scadenza? Nel 25,6% dei casi sono stati utilizzati altri risparmi che i mutuatari stessi, in prima battuta, avevano deciso di non impiegare nell’acquisto della casa; nel 13,3% è stata usata la liquidazione dei genitori in pensione mentre, altrettanti, hanno fatto affidamento sul proprio TFR. E se l’11% dei rispondenti ha dichiarato di aver venduto un’altra proprietà, poco più di 1 (ex) mutuatario su 10 ha potuto contare su un’eredità.Non sempre, però, saldare il mutuo prima della scadenza si traduce in un vantaggio economico.

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Storie ferragostane: Lo spavento della morte è nello spettro dell’estinzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Quando gli uomini non fabbricavano che tuguri di fango o capanne di paglia che le intemperie distruggevano, essi ergevano tumuli per i morti, e impiegarono la pietra prima per le sepolture che per le abitazioni. Non le case dei vivi, ma quelle dei morti hanno resistito con la loro solidità al logorio dei secoli. “La stessa coscienza – scrive Todisco – che distingue gli uomini dagli animali è quella che, comprendendo l’enormità della morte, se ne spaventa al punto da rifiutarla, talché non hanno torto quegli studiosi del comportamento umano da Philippe Ariés a Jean-Didier Urbain, da Ernest Becker a Edgar Morin a Luigi De Marchi, i quali interpretano la storia della civiltà come “formazione reattiva” nei confronti dello spettro dell’estinzione”.Il desiderio d’immortalità è, da sempre, un tratto caratteristico della famiglia Anthropos, come disse suggestivamente il Tasso nei versi:
Muoiono le città, muoiono i regni
Copre i fasti e le pompe arena e erba
E l’uomo d’esser mortal par che si sdegni.
Il diniego della morte, tuttavia, non è uguale in tutte le epoche e in tutte le latitudini. Sembra aver raggiunto un’espressione estrema in Occidente dall’Ottocento, con l’insorgere di due fenomeni tra i più indicativi della storia moderna: la rivoluzione industriale che dà all’uomo, nuovo Prometeo, l’impressione di poter prendere in mano il proprio destino; e la crisi dei valori, o dei fondamenti, valsi a dare un senso non effimero alla sua fragile esistenza.
“L’incertezza metafisica – osserva Todisco – per un verso, la grande speranza scientifica progressiva dall’altro, hanno portato gradualmente l’Occidente moderno e postmoderno ad assumere un atteggiamento apparentemente contraddittorio: da un lato il progetto di “sconfiggere” la morte e di raggiungere l’immortalità non nell’al di là ma nell’al di qua; dall’altro il nascondimento meticoloso del fenomeno della morte, la sua cancellazione, dalla scena pubblica e visibile, come testimonia, per esempio, la progressiva riduzione dei riti funebri, una volta solenni e partecipativi, ad atti sbrigativi e semiclandestini per sbarazzarsi al più presto dei “cari estinti”. “Non è un caso, a mio parere, che proprio il Paese all’avanguardia del rifiuto della morte è anche il più avanzato nella scienza e nella tecnica, quindi più impegnato nella guerra a morte”. L’American way of life, che per tutti i Paesi del mondo, compresi gli acerrimi nemici, costituisce il modello privilegiato di riferimento, è segnato dal rigetto radicale della morte, che si esprime in positivo nei ritrovati e nelle pratiche tese a prolungare la vita sempre più; e, in negativo, nella continua rimozione psichica del lutto. “En attendant” che la morte sia sconfitta in laboratorio, si fa finta che non ci sia. Fra gli infiniti esempi di rapida negazione della morte è indicativo il finale di “Nashville”, il bel film di Altman, in cui una cantante di un complesso girovago, mentre si esibisce sopra un palco elettorale all’aperto, davanti ad una gran folla, è stesa dal colpo di pistola di un giovane attentatore confuso nella calca. Qualche attimo di panico. Poi la “voce” della sventurata, che è trasportata esanime fuori della scena, occupa il suo posto e attacca imperterrita una trascinante canzone del repertorio sul leit-motiv “It don’t worry me” ed invita briosamente il pubblico a cantare con lei. Il pubblico risponde e la tragedia finisce in una specie di tripudio corale ritmico esorcistico in cui ritorna il verso liberatore: “It don’t worry me” – ciò non mi riguarda – che tutti scandiscono in crescendo.
E’ un modo per mettere a fuoco due aspetti evidenti dell’evento della morte contemporanea: la sua “privatizzazione”, da una parte, e la sua “medicalizzazione” dall’altra. Nella società della produzione, dell’efficientismo, la morte è spogliata d’ogni sacralità, dignità, significato simbolico, degradata a mero inceppo meccanico. (Riccardo Alfonso) (I precedenti sono reperibili sulla pagina “confronti” settima parte)

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A Milano medici di famiglia in estinzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

medico_di_base«Le zone carenti 2016 sono il triplo di quelle dell’anno scorso sia a Milano, sia a Melegnano, sia a Lodi. In tutta la nuova Ats Milano (3,5 milioni di abitanti, ndr) sia i medici di famiglia sia gli ospedalieri iniziano a scarseggiare, è partito quell’esodo che dovrebbe culminare secondo i calcoli Enpam nel 2021. E la vera carenza è tra i medici di famiglia». Vito Pappalepore segretario Fimmg Milano e coordinatore di corso di formazione in medicina generale, ha il polso della situazione dei giovani: sono pochi, rispetto a quanti ne occorrono per un ricambio, e lancia l’allarme. Nel Milanese c’è bisogno subito di 113 professionisti di cui 71 nell’area Milano-Sesto-Cinisello, urbanizzata e abbastanza costosa quanto ad affitti, e di quelli 63 in Milano. I sindacati, e in particolare lo Snami, lanciano intanto l’allarme su altri possibili 70 pensionamenti entro fine anno. Al problema di reperire dalle graduatorie medici (disponibili anche a trasferirsi) si aggiunge la difficoltà nel sostenere uno studio convenzionato per l’assistenza primaria in una città dove i costi degli immobili sono tra i più alti d’Italia. «Come Ats stiamo monitorando la situazione anche in prospettiva ma non è emergenza» dichiara Silvano Casazza direttore sociosanitario Ats Milano «Il criterio da noi utilizzato di fronte ai pensionamenti è per prima cosa fare in modo che nessun cittadino resti senza il medico di famiglia, e finora ci siamo riusciti. In genere i pazienti dei medici che vanno in pensione sono ripartiti tra i loro colleghi, come “estrema ratio” si ricorre ad un incaricato temporaneo, tra i medici in graduatoria». A ottobre uscirà sul Bollettino della Regione un bando: i medici che rimpiazzeranno i colleghi in pensione saranno presi dalle graduatorie, ma c’è il rischio che su Milano vi siano dei no. Aprire studio costa. Magari non nella periferia Nord dove mancano 11 medici, o a Quarto Oggiaro- Gallaratese dove le carenze sono 10, ma nell’ex zona Venezia che comprende corso Buenos Aires e Città Studi, sì. In questi casi se un “prescelto” nicchia, si scorre la graduatoria verso il basso o si cerca di capire se prima c’è un problema da risolvere? «Come ATS stiamo monitorando il fenomeno con l’obiettivo di assicurare a tutti i cittadini l’assistenza, anche analizzando situazioni locali specifiche».
«Grazie all’innalzamento dell’ottimale a 1300 scelte voluto da Fimmg anni fa, chi si inserisce tende presto ad avere un numero di pazienti alto e adeguato a garantirgli una buona sopravvivenza», riflette Pappalepore. Accanto a quello economico, non trascurabile ma superabile, il segretario Fimmg sottolinea l’aspetto dei tempi morti: «Da quando si apre la carenza a quando un medico si inserisce passano in media venti mesi. Non sono pochi. La convenzione dà tempo fino al 31 gennaio per l’inserimento in graduatoria di chi ha terminato il corso di formazione. La regione si dà un anno per riformulare la graduatoria e quando esce arrivano i reclami, si controllano gli errori. Quando è tutto pronto, non prima di 18 mesi, l’Ats seleziona a partire dalla cima della lista e il medico ha 15 giorni per rispondere alla chiamata, cui corrisponde un feed-back dell’azienda sanitaria che di solito impiega altro tempo. In più, in graduatoria resistono medici di lungo corso che in realtà fanno altri mestieri, in genere libero professionali (dentista, Ctu, medico legale) ma tengono il piede in due scarpe. Risultato: ad oggi, non si è ancora esaurito il numero, più piccolo dell’attuale, delle zone carenti del secondo semestre 2015. Ecco perché siamo allarmati». (fonte Doctor33)

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Medici di famiglia, rischio estinzione al Nord

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

In un futuro prossimo, i medici di famiglia sono destinati a diventare una rarità, soprattutto nelle regioni del Nord dell’Italia. L’ipotesi, segnalata da Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), emerge dai dati dell’Ente nazionale di previdenza dei medici (Enpam): in Lombardia, per esempio, si stima che nel 2013 andranno in pensione 71 medici lombardi, 141 nel 2015, 180 nel 2016 e ben 598 nel 2021. «A fronte di non più di 90 medici che escono ogni anno dalle scuole di formazione» sottolinea Fiorenzo Corti, segretario regionale della Fimmg Lombardia. «C’è una coda da smaltire» chiarisce «nella graduatoria dei medici che atten dono di entrare nella convenzione, ma, una volta esaurita, siamo disponibili ad accogliere medici di famiglia del Sud, dove ci sono più medici sotto-occupati, oppure richiamare professionisti dall’estero». Il ruolo unico, previsto dal decreto Balduzzi, è una possibile risposta alla carenza che si prospetta. «Il ruolo unico identifica una professionalità a tutto tondo» spiega Corti «che si occupa di cure primarie, in cui rientra il rapporto di fiducia con il paziente che sceglie il suo medico, ma che risponde anche alle necessità cliniche del territorio». L’istituzione del ruolo unico, dunque, unisce medici di continuità assistenziale e medici di famiglia: «Il medico di medicina generale e il medico di guardia» prosegue Corti «sono figure finora separate e con difficoltà a dialogare. Ora invece dovranno avere a livello normativo, un unico riferimento contrattuale». Tale figura, ricord a Giacomo Milillo, segretario nazionale Fimmg, «dovrebbe diventare operativa con la nuova convenzione che dovrebbe essere sottoscritta entro 6 mesi dal decreto con le Regioni. Molto probabilmente i tempi saranno un po’ più lunghi, perché ora con le Regioni è tutto fermo. Ma quanto meno, da parte loro, c’è la disponibilità a ragionare sull’atto di indirizzo».(fonte doctornews33)

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Meno giovani in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Mag 2011

In base agli ultimi dati diffusi dal direttore del Censis Giuseppe Roma, lo scorso 17 maggio, in Italia i giovani sarebbero in via di estinzione. Nel corso del decennio 2000 – 2010, infatti, il nostro Paese ha perso più di due milioni di cittadini di età compresa tra i 15 e i 34 anni, mentre sono aumentati gli italiani over 65. Si detiene, inoltre, il record di “inattività volontaria”, con l’11,2% di ragazzi tra i 15 e i 24 anni che non è interessato a studiare o a lavorare. Dai dati del Censis è, infine, emerso che in tema di sistema scolastico l’Italia risulta in ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Pamela Aroi, responsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti, ha così commentato questi dati: “Il rapporto Censis rappresenta una ricerca ad ampio raggio perché tocca le tematiche più forti e di grande interesse del nostro Paese. Il fatto che esista un numero di giovani che si è ridotto in un decennio, in realtà è la conseguenza di un retaggio più remoto, sicuramente di almeno un ventennio. Questi risultati sono anche frutto di una realtà che non crea lavoro ed opportunità e impedisce ai giovani di spostarsi, costruirsi un futuro a causa del lavoro precario che non permette di gestire determinate esigenze, nemmeno in vista dei figli perché non ci sono, per esempio, adeguate strutture scolastiche e parascolastiche a supporto delle famiglie. Il disvalore dell’andare a scuola – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – e il pensare così di poter avere di più determina poi un ritardo nella crescita economica. Questi sono tutti fenomeni tra loro connessi e uno causa dell’altro. La mancanza di attenzione per la cultura e la presunzione che si possa accedere al lavoro senza merito, in un contesto europeo molto più competitivo, ci fa rimanere indietro nella scuola, nel lavoro, nella crescita”.

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Scuola: no ai tagli

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2010

“L’impianto del ddl scuola è sbagliato dalla prima all’ultima riga. Oltre ai tagli, non c’è niente”. Così Pierfelice Zazzera, capogruppo IdV in Commissione Cultura alla Camera, commentando il provvedimento all’esame in commissione, recante norme sull’organizzazione delle università, personale accademico e reclutamento.  “Il provvedimento – dice Zazzera – non prevede alcuna organizzazione, nessuna norma in grado di migliorare il mondo universitario e soprattutto nessuna risorsa. Noi dell’Italia dei Valori contestiamo l’impianto culturale del ddl scuola nella sua totalità, perché porta alla quasi totale estinzione del mondo della ricerca e alla perdita di troppi posti di lavoro”.  “Questa riforma – conclude Zazzera – andrebbe rivista e modificata in molti punti. Il ministro Gelmini e il governo di cui fa parte abbiano il buon senso di modificarla, perché un conto è evitare gli sprechi, ma tagliare senza criterio non porta da nessuna parte. Noi daremo battaglia in Parlamento e sosterremo le proteste nelle piazze”.

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Conferenza-forum “Sud chiama sud”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2010

Roma 25 febbraio 2010 ore 10,00 presso la Sala convegni della Camera dei Deputati Palazzo Marini – Via del Pozzetto nr. 158 conferenza-forum. Curatori: Rino Martinez – Anna Brunone – Fabrizio Artale Durante l’importante circostanza sarà  presentato l’inedito Documentario ed il Libro “Sud chiama Sud” realizzati dal Cantautore Missionario  Rino Martinez in occasione della Spedizione Umanitaria (Gennaio-Marzo 2009) denominata “Cuore per  la Vita” all’interno della Grande Foresta Equatoriale Congolese (Africa), per attuare un necessario progetto sanitario e culturale a favore delle popolazioni autoctone in estinzione dei Pigmei e dei Bantous.  L’urgente ed improrogabile spedizione si è distinta, a livello internazionale, per l’unicità e la considerevole valenza benefica, divenendo un esempio ed un punto di riferimento educativo di alto  profilo sociale e morale nel mondo. Teniamo molto alla sua fattiva partecipazione per la buona riuscita dell’evento, pertanto, auspichiamo che possa unirsi a noi in quello che riteniamo un incontro di notevole  divulgazione informativa nel campo della solidarietà e per porre le basi, partendo dall’Italia, di una nuova cooperazione organizzata tra le ONG per realizzare concreti progetti e programmi umanitari. Porgendo cordiali saluti, facciamo gentile richiesta di cooperarci per promuovere l’avvenimento. Testimonials: Dott. Angelo Tarvaglini (già Ambasciatore Italiano in Congo) Dott. Giovanni Puglisi (Pres. Fondaz. Banco di Sicilia – Segret. Gen. UNESCO Italia) Prof. Roberto Lagalla (Magnifico Rettore Università di Palermo) Prof.ssa Maria Falcone (Pres. Fondaz. Giovanni e Francesca Falcone) Mons. Salvatore Di Cristina (Arcivescovo della Diocesi di Monreale) Padre Angelo Lombardi (Dir. Sala Stampa Vaticano e Portavoce della Santa Sede) Padre Jean Pierre Makamba (Resp. Africa Ass. ONLUS “Ali per Volare” e A.O.E.S. – Kinshasa) http://www.rinomartinez.com

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Il cambiamento climatico minaccia gli uccelli

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2009

Il ventesimo e il ventunesimo secolo, secondo Stephen Willis, dell’Università di Durham, hanno fatto registrare, a causa delle attività umane, un improvviso incremento del tasso di estinzione delle specie animali e vegetali: dalle 5.000 alle 25.000 ogni anno sono infatti condannate ogni anno all’estinzione. Allo sfruttamento eccessivo delle risorse, alla caccia e all’introduzione di specie esotiche, si sono aggiunte nel tempo, ad aggravare la situazione, la frammentazione e la perdita di habitat e, soprattutto negli ultimi 30 anni, i cambiamenti climatici. Secondo le stime elaborate al 2100, l’estinzione colpirà tra il 15 e il 37% delle specie di uccelli nel mondo. In Europa è minacciato tra il 4 e il 7% delle specie di uccelli endemiche del vecchio continente. Le variazioni climatiche, infatti, sposteranno la geografia del cosiddetto “spazio o nicchia climatica” dove vivono gli uccelli, condannando all’estinzione chi di loro non riuscirà ad adeguarsi. Inoltre il cambiamento climatico minaccerà la disponibilità di insetti di cui si nutrono gli uccelli, soprattutto durante la fase della nidificazione, con gravi rischi di sopravvivenza per le specie. I cambiamenti climatici rischiano inoltre di rendere vani gli sforzi delle tradizionali politiche di conservazione della natura: se le specie animali saranno costrette a spostarsi per seguire il proprio “spazio climatico”, ciò provocherà un esodo di specie al di fuori dei parchi e dalle aree protette, con la conseguenza che le specie “emigrate” si troveranno facilmente in territori non soggetti a protezione, magari degradati o urbanizzati dall’uomo. Per Franz Bairlein, dell’Institute of Avian Research, gli uccelli migratori che coprono distanze lunghe sono più vulnerabili degli uccelli che coprono distanze più brevi. Questo perchè la migrazione dei primi è maggiormente programmata rispetto ai secondi, che hanno più occasioni di sostare e che dunque risultano essere più adattabili ai cambiamenti climatici esterni. Inoltre gli uccelli che coprono il loro tragitto migratorio in più tappe possono difendersi meglio da eventuali variazioni del clima rispetto a quelli che coprono la distanza in un’unica tappa. Secondo Niklaus Zbinden, dello Swiss Ornithological Institute di Sempach, che si è concentrato sulle dinamiche in atto nella regione alpina, l’aumento delle temperatura minaccerà soprattutto le specie che vivono nei climi freddi, come la Pernice bianca. Anche la diminuzione di conifere sta mettendo a rischio specie come il Picchio tridattilo e il Crociere. Ma non c’è solo il clima a causare la perdità di biodiversità: l’abbandono dei pascoli, che causa un ritorno della vegetazione, l’intensificazione dell’agricoltura, che, dopo aver colpito la pianura si è estesa anche alla fascia prealpina, lo sviluppo delle attività turistiche degradano fino a far scomparire l’habitat dove vivono specie come Fagiano di monte, Coturnice, Re di quaglie, Ortolano, Zigolo giallo e Succiacapre.

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Tonno rosso specie in estinzione

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2009

“Ridotta la quota di cattura del tonno rosso nel Mediterraneo e nell’Atlantico Occidentale a 13.500 tonnellate. Ancora una volta vincono, per invasione di campo, gli ambientalisti.” Questa è l’amara considerazione dell’UNCI PESCA. “Solo in Campania, a causa di questa decisione, chiuderanno oltre venti aziende di pesca addette al Tonno Rosso, con una ricaduta notevole (in negativo) in termini occupazionali ed economici. In particolare, per le tante famiglie che vivono di tale attività. Infatti, quello del Tonno Rosso, rappresenta uno dei comparti produttivi, più importanti della pesca italiana.” “L’Unci Pesca ritiene che le riduzioni di cattura degli ultimi anni, l’inasprimento dei controlli anche se potevano essere compensativi e sufficienti per dare un piano adeguato di gestione della risorsa, per chi investe in questa attività e per la salvaguardia della specie, oggi appaiono eccessive perché secondo quanto osservano gli stessi pescatori, la risorsa sembra godere di ottima salute e di condizioni migliori, rispetto a quanto stimato dagli ambientalisti e da alcuni ricercatori. Forse è “il pescatore”, oggi, l’unica vera specie in estinzione, privo di protezione e di ulteriori risorse economiche e di reinserimento lavorativo.”

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Rischio d’estinzione per 192 specie d’uccelli

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Mag 2009

Sono 1.227 le specie di uccelli inseriti nella nuova Lista Rossa 2009, pari al 12% del totale mondiale. 192 quelle a forte rischio di estinzione, due in più rispetto al 2008. Lo annuncia la LIPU-BirdLife Italia, partner italiano di BirdLife International, il network internazionale che ha redatto la nuova Lista Rossa 2009 dell’IUCN (International Union Conservation Nature) sugli uccelli nel mondo. Sono nove le specie che entrano a far parte della categoria “In pericolo in modo critico” (Critically Endangered), che raggruppa le specie maggiormente minacciate. E’ il caso di un colibrì recentemente scoperta in Colombia (Eriocnemis Isabellae), che per la prima volta si trova ad essere inserito nella Lista Rossa dell’IUCN a causa delle condizioni disastrose del proprio habitat. Tale specie è ormai confinata in soli 1.200 ettari di foresta amazzonica nelle montagne del Pinche, nel Sud-ovest della Colombia, dove la foresta è stata già danneggiata, per una porzione che ha raggiunto l’8%, dalle coltivazioni di coca. Altri esempi che diventano da quest’anno specie in pericolo in modo critico sono l’Allodola del Sidamo in Etiopia, che rischia di diventare il primo uccello estinto in Africa, il Fringuello arboricolo di Charles nelle Galapagos, il Rondone dei camini nel Nord America Orientale, e addirittura i diffusissimi rapaci africani tra cui il Falco giocoliere e l’Aquila marziale, che si trovano in buona compagnia di altre numerose specie del continente africano, tutte in gravi difficoltà. Gravi problemi, nelle Americhe, per lo Svasso dal cappuccio e, nelle Hawaii, per la Palila, la tredicesima specie che diventa a grave rischio di estinzione in queste isole, facendo delle Hawaii il più grande hotspot di estinzione al mondo per gli uccelli. Altri esempi il Martin pesatore delle Marquesas, il Pavone verde e la Pernice di David in Asia, la Gru coronata in Africa. Tra le cause della crisi che colpisce gli uccelli a livello globale troviamo la distruzione degli habitat naturali, la deforestazione, la conversione di territori in terreni agricoli, i cambiamenti climatici. Alcuni esempi di specie in ripresa, grazie all’attuazione di progetti di conservazione, li troviamo in Brasile con l’Ara di Lear (che ha quadruplicato la popolazione), in Nuova Zelanda con il Petrello delle Isole Chatham e, nelle Mauritius, con il Tessitore delle Mauritius, che dopo il trasferimento e la ricostituzione di una nuova popolazione si è sviluppato su una nuova isola scelta perché priva di predatori. “Sia il Petrello delle Isole Chatham che il Tessitore delle Mauritius – dichiara Stuart Butchard, BirdLife’s Global Research and Indicators Coordinator – hanno sofferto a causa dell’introduzione delle specie invasive, una minaccia che BirdLife International ha identificato tra le dieci azioni necessarie per evitare ulteriori estinzioni di uccelli. “Possiamo ancora cambiare il destino delle specie minacciate di estinzione – aggiunge Butchard –  Ci deve essere solo la volontà di agire e risorse per conseguire tale fine”. Sono 77 nel complesso specie che hanno cambiato di categoria all’interno della Lista rossa, grazie alle migliori conoscenze sviluppate nel corso dell’anno. Ben 8 specie delle 12 che hanno subito variazioni nella popolazione si sono dovute spostare in una categoria a più alto rischio.  “Grazie alla Lista Rossa – aggiunge Simon Stuart, head of IUCN’s Species Survival Commission – esortiamo i governi a prendere sul serio le informazioni in essa contenute per far si che possano fare del loro meglio per proteggere gli uccelli di tutto il mondo”.

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Expo di Gian Gaspare Napolitano

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2009

pigorini1Roma Piazzale G. Marconi 14 dal 18 aprile al 18 maggio 2009. Inaugurazione sabato 18 aprile 2009, ore 11.00  Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”  si inaugura la mostra “I colori della magia di Gian Gaspare Napolitano”. Grande professionista del giornalismo, scrittore e regista, G.G. Napolitano (Palermo 30 aprile 1907 – Roma 5 gennaio 1966) aveva cominciato a viaggiare per il mondo giovanissimo.   L’esposizione illustra due dei suoi viaggi avventurosi: Messico e Sud America, raccontando la “magia” che queste aree esercitavano su di lui.   Il Messico è raccontato in “Magia Rossa”, libro postumo sulle esperienze del 1933; il Sud America in “Magia Verde”, film sulla “spedizione Bonzi” del 1954, con foto che documentano la sua attività di regista.  Vengono presentate immagini inedite dell’Archivio Centrale dello Stato, “fondo Corrado Gini”, direttore della missione in Messico, ed alcune foto, sicuramente scattate da G.G. Napolitano, sulle vicende raccontate nella parte del libro “Magia Rossa” sulla popolazione dei Seris, allora in via di estinzione.  Le foto e i materiali esposti, accompagnati dalla narrazione sempre accattivante di G.G. Napolitano, sono documenti di singolare interesse dal punto di vista sia antropologico sia di storia della disciplina.    Intorno a questo nucleo è presentata la vita e l’attività di Gian Gaspare Napolitano con fotografie, libri, materiali e altri documenti d’archivio.    In occasione di questa esposizione è stata pubblicata una nuova edizione della parte del libro “Magia Rossa” dedicata alla spedizione compiuta tra i Seris del golfo di California in Messico (Edizioni Sabinae 2009).     Alcuni dei materiali presentati in questa occasione sono stati cortesemente prestati da Giovanna Napolitano, dall’Archivio Centrale dello Stato e dalla Biblioteca Statale Antonio Baldini.    Questa esposizione si inserisce nel quadro delle attività condotte dall’Archivio Storico Fotografico per valorizzare i preziosi fondi fotografici della Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini”.     Foto dell’Archivio Fotografico della Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” (in esposizione) e dell’Archivio di Stato (in esposizione e nel libro). (foto pigorini)

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