Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘etichettatura’

Etichettatura riso e grano passo avanti per tutela Made in Italy

Posted by fidest press agency su domenica, 23 luglio 2017

irrigazione riso2“L’introduzione dell’indicazione di origine in etichetta anche per riso e pasta è un importante passo avanti per la tutela del Made in Italy. La qualità dei nostri prodotti non si tutela perseguendo politiche protezionistiche che per giunta rinnegano la forte vocazione all’export delle nostre imprese ma, come afferma giustamente anche il ministro Calenda, con il ricorso ad un sistema chiaro di regole per la tracciabilità dei prodotti. L’Italia sta facendo la sua parte. Ora l’Europa proceda e riprenda velocemente il lavoro per il Regolamento Made in, per l’obbligo di tracciabilità di tutte le merci che entrano nell’area UE”. Lo afferma Raffaello Vignali, capogruppo di Alternativa popolare in commissione Attività produttive alla Camera.

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Etichette alimentari: PE rinnova richiesta per indicazione d’origine obbligatoria per carne e latte

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2016

integratori alimentariL’indicazione del Paese d’origine per l’etichettatura per tutti i prodotti trasformati a base di carne e per il latte dovrebbe essere obbligatoria. Lo ribadiscono i deputati in una risoluzione non vincolante votata giovedì, precisando che l’etichettatura obbligatoria renderebbe più trasparente la catena di approvvigionamento alimentare e aiuterebbe pertanto a mantenere la fiducia dei consumatori nei prodotti alimentari.Il Parlamento chiede che l’indicazione del Paese d’origine o del luogo di provenienza per tutti i tipi di latte, di prodotti lattiero-caseari e di prodotti a base di carne sia resa obbligatoria. È inoltre richiesto alla Commissione e agli Stati membri di valutare la possibilità̀ di estendere l’indicazione obbligatoria del Paese di origine ad altri prodotti alimentari mono-ingrediente o con un ingrediente prevalente.
Per permettere ai consumatori europei di essere meglio informati, in seguito allo scandalo della carne equina e di altri casi di frodi alimentari, e per migliorare la trasparenza in tutte le fasi della catena alimentare, nel testo si sottolinea che l’indicazione del Paese d’origine dovrebbe essere resa obbligatoria in tutti i prodotti trasformati a base di carne. Il testo è stato approvato con 422 voti favorevoli, 159 contrari e 68 astensioni.I deputati evidenziano che:
· l’84% dei cittadini europei ritiene necessario indicare l’origine del latte (dati sondaggio Eurobarometro 2013);
· l’88% considera tale etichettatura necessaria per la carne (escluse le carni di manzo, suine, ovine, caprine e pollame, che sono già coperte);
· oltre il 90% reputa che l’etichettatura sia importante per gli alimenti trasformati (dati relazione Commissione europea 2013).
I deputati rilevano inoltre che, secondo la relazione della Commissione, i costi operativi dell’indicazione obbligatoria del Paese d’origine sull’etichetta per le carni contemplate dallo studio sarebbero relativamente ridotti.

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Etichettatura errata del pesce: i deputati chiedono un forte sistema di tracciabilità

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2016

ocean governanceParlamento europeo. Nella risoluzione approvata giovedì, i deputati hanno chiesto un sistema di tracciabilità forte per tutti i prodotti ittici venduti nei ristoranti e nei negozi europei, per prevenire casi di etichettatura non veritiera. Un’affidabile politica di etichettatura del pesce UE aumenterebbe a sua volta la fiducia dei consumatori e lo sviluppo economico del settore della pesca europeo.
I deputati esprimono preoccupazione per i risultati di vari studi che mostrano livelli significativi di etichettatura scorretta dei prodotti ittici venduti sul mercato UE. Invitano gli Stati membri a rafforzare i controlli nazionali, anche dei prodotti ittici non trasformati destinati al settore della ristorazione e della gastronomia, per contrastare le frodi e individuare la fase, all’interno della catena di approvvigionamento, in cui il pesce è oggetto di etichettatura erronea. La risoluzione non legislativa è stata approvata per alzata di mano.Il Parlamento è favorevole alla creazione di un sistema solido di tracciabilità, dallo sbarco al consumo, che infonda fiducia ai consumatori e rafforzi il mercato UE. I deputati invitano la Commissione europea a sfruttare il potenziale del codice a barra con il DNA per contribuire a identificare le specie.Il Parlamento chiede alla Commissione di valutare i vantaggi della creazione di un sistema di etichettatura a livello UE, che dovrebbe assicurare la trasparenza e la credibilità del processo di certificazione e fornire informazioni comprensibili, verificabili e precise.Una solida politica di etichettatura europea nel settore della pesca costituirebbe un elemento fondamentale per stimolare lo sviluppo economico delle comunità costiere, riconoscendo le migliori pratiche di pescatori e mettendo in evidenza la qualità dei prodotti che forniscono ai consumatori.
Il Parlamento infine invita la Commissione a correggere la confusione causata dall’attuale obbligo di etichettatura UE, basata sulle zone e sotto-zone definite dall’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), che si rivela particolarmente problematica nel caso delle catture in talune sotto-zone della zona 27 dove, tra l’altro, la Galizia e il Golfo di Cadice sono etichettati come “Acque portoghesi”, il Galles come “Mare d’Irlanda” e la Bretagna come “Golfo di Biscaglia.

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Etichettatura alimentare: nuove regole per i succhi di frutta

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2011

Fusti per il succo di Canna da Zucchero

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Una nuova serie di regole più attente ai consumatori nell’etichettatura di succhi di frutta e nettari è stata approvata mercoledì dal Parlamento europeo. Le nuove regole mirano a prevenire nomi potenzialmente fuorvianti per succhi misti e diciture varie, quali “senza zucchero aggiunto”. Il Parlamento ha approvato alcune modifiche a una normativa del 2001 con 585 voti a favore, 33 contrari e un’astensione. Il relatore Andrés Perelló Rodriguez (S&D, ES), ha dichiarato: “La nostra priorità era di offrire ai consumatori informazioni accurate, in modo che sappiano cosa stanno comprando. Il Parlamento ha svolto un ruolo fondamentale nella messa al bando dell’aggiunta di zucchero in prodotti venduti come succhi di frutta e per chiarire la presenza di zuccheri o dolcificanti in bevande simili”. Un mix di due succhi di frutta in futuro dovrà avere un nome che ne rifletta il contenuto, sostengono i deputati nel testo approvato. Per esempio, una miscela con il 90% di mela e il 10% di succo di fragola dovrà essere chiamata “mela e succo di fragola”, mentre attualmente può essere etichettata semplicemente “succo di fragola”. Un nome generico come “succo misto” potrà essere utilizzato se ci sono tre o più fonti di frutta. I deputati sanno che i consumatori – in particolare i diabetici, i genitori e le persone a dieta – vogliono indicazioni chiare sulla differenza tra ‘succo’ e ‘nettare’ e sulla presenza di edulcoranti. In futuro, i succhi di frutta non dovranno contenere zuccheri o edulcoranti per definizione. I ‘nettari’, invece, che sono a base di purea di frutta con aggiunta d’acqua, potranno averne. Le etichette “senza aggiunta di zucchero” non saranno consentite a nettari che contengano dolcificanti artificiali, come ad esempio la saccarina, per evitare la potenziale confusione.
Molti prodotti venduti come “succo d’arancia” contengono fino al 10% succo di mandarino, che contribuisce al colore e al gusto. Questa pratica è comune in Brasile e negli Stati Uniti, che detengono una grossa quota del mercato europeo. Per mantenere condizioni di parità, tutti i succhi d’arancia importati, cosi come quelli fabbricati nell’UE, dovranno essere puri per essere venduti come tali, o dovranno includere il mandarino nel nome del prodotto.
Le regole sono state già concordate, in colloqui informali, tra Parlamento e Consiglio, il quale dovrà formalmente adottarle perché entrino in vigore. Tutti i prodotti immessi sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore potranno ancora essere venduti per 3 anni. Gli Stati membri avranno 18 mesi per aggiornare la loro legislazione nazionale.

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La sicurezza dei prodotti

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

Reggio Emilia 24 marzo, dalle 14.30 alle 18.30 (Aula Magna della sede camerale di via Crispi 3) L’etichettatura dei prodotti tessili”. Questo il tema del primo seminario che la Camera di Commercio di Reggio Emilia organizza destinato ad imprese che producono, importano o commercializzano prodotti tessili; ai consumatori, all’associazionismo provinciale di impresa e dei consumatori, ai professionisti e alle forze dell’ordine. Si apre così – con un filone merceologico piuttosto rilevante per il tessuto economico locale che comprende più di 2.500 imprese che a vario titolo operano nel settore – il ciclo di seminari che l’Ente camerale reggiano organizza per illustrare il quadro normativo che regola la sicurezza di alcune tipologie di prodotti, nonché il ventaglio di diritti e di doveri in capo a ciascuno degli attori coinvolti dalla produzione alla commercializzazione al consumatore finale% Durante il seminario si alterneranno al tavolo dei relatori Matteo Ruozzi – Responsabile del Servizio Relazioni Esterne, E-Government e Tutela del Mercato della Camera di Commercio, Nicola Menenti, avvocato del foro di Reggio Emilia e Vittorio Cianci, titolare del laboratorio di analisi Lart Tessile di Carpi (Mo) % Verranno affrontati, nel dettaglio, il ruolo della Camera di Commercio nelle operazioni legate alla vigilanza del mercato e alla sicurezza dei prodotti, la normativa nazionale e comunitaria che disciplina la corretta etichettatura dei prodotti tessili e dei vincoli negoziali istituiti tra consumatori e imprese, le tipologie, caratteristiche e comprensione delle etichettature dei prodotti tessili con una rassegna dei più comuni danni e conseguenze sulla salubrità del consumatore % La partecipazione gratuita, è da confermare entro martedì 22 marzo, tramite il form di prenotazione on line disponibile sul sito http://www.re.camcom.gov.it, dove è possibile reperire il programma dettagliato del seminario, unitamente ai riferimenti organizzativi e logistici.

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Alimenti. Etichettatura obbligatoria? Una bufala

Posted by fidest press agency su sabato, 5 febbraio 2011

La Commissione europea ha inviato nei giorni scorsi una lettera all’Italia in cui ritiene ‘non opportuna’ la norma italiana sull’etichettatura d’origine dei prodotti e chiede di soprassedere fino a quando non sara’ adottato un regolamento a livello comunitario. E’ il primo passo per l’avvio della procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese. Il Parlamento italiano aveva approvato la legge su una nuova etichettatura dei prodotti alimentari che non potra’ essere attuata perche’ in contrasto con le direttive europee e che quindi sara’ bocciata dall’Unione europea. Gia’ nel 2004 fu approvata una legge che obbligava ad indicare le materie prime nelle etichette e la Commissione europea diffido’ l’Italia di applicarla. Nel gennaio 2010 il Governo Berlusconi invio’ a Bruxelles il testo di legge ora approvato e alle critiche mosse in sede europea non rispose. Oggi si ripropone lo stesso scenario, tenendo comunque presente che la legge in questione non potra’ avere alcun effetto senza i successivi decreti attuativi e poi dovrà superare lo scoglio di Bruxelles che gia’ si e’ messa di traverso. Sul merito della proposta siamo d’accordo, quello che ci lascia perplessi e’ il varo di una legge che non si concretizzerà, almeno per i prossimi due anni. Una bufala?

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Etichettatura alimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

Adiconsum: Ora però occorre impegnarsi perché l’obbligo di indicazione dell’origine nell’etichetta dei prodotti alimentari diventi una norma europea. La definitiva approvazione del DDL “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari” da parte della Commissione Agricoltura della Camera in sessione legislativa – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – rappresenta sicuramente un importantissimo risultato. Con l’entrata in vigore della nuova legge – e dei successivi decreti attuativi – verrà, infatti, garantito ai consumatori il diritto di scegliere prodotti alimentari italiani. Fino ad oggi l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta era limitato soltanto ad alcuni prodotti, tra i quali le carni bovine, i prodotti ittici, le uova, l’olio d’oliva, ecc., ma per effetto di queste nuove disposizioni sarà esteso a tutti i prodotti alimentari italiani, siano essi non trasformati o trasformati. Altro importante obbligo di informazione sancito dalla legge etichettatura è quello relativo all’impiego di ingredienti geneticamente modificati. Nell’esprimere la propria soddisfazione per questo notevole passo avanti nel garantire il diritto del consumatore a scelte sempre più consapevoli  l’Adiconsum tuttavia sottolinea come quello di oggi debba considerarsi più un punto di partenza che un traguardo. La legge in questione, infatti – prosegue Giordano – ha una valenza tutta nazionale, e vincola quindi soltanto i produttori e i confezionatori italiani. Sul nostro mercato però continueranno a circolare ancora prodotti legittimamente fabbricati in altri paesi dell’UE privi di indicazione d’origine. È pertanto opportuno  – conclude Giordano – che ora le competenti istituzioni,  Ministro Galan in testa – anche approfittando delle recenti aperture della Commissione in tal senso, intensifichino la pressione su Bruxelles perché si arrivi quanto prima ad estendere a tutta l’Unione Europea l’indicazione d’origine obbligatoria nell’etichetta dei prodotti alimentari.

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Dubbi su legge etichettatura alimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

Enrico Letta

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“Assordante il silenzio del governo sulle dichiarazioni rilasciate oggi da Frederic Vincent, portavoce del commissario UE alla salute John Dalli, riguardanti dubbi sulla conformità della legge votata l’altro ieri sull’etichettatura per quanto riguarda i prodotti trasformati. La Commissione, inoltre, non esclude una procedura d’infrazione da parte di Bruxelles. Di fronte a queste perplessità, il nostro governo tace, forse perché privo di un ministro per le Politiche Comunitarie, e non si preoccupa di verificare se la normativa italiana (condivisibile nel merito) rispetti o meno quella comunitaria. Già nel 2004 un’analoga legge fatta da Alemanno, all’epoca ministro dell’Agricoltura, fu bocciata dalla Commissione Europea. Non vorremmo che ora accadesse la stessa cosa.  Auspico, quindi, che i ministri competenti siano in grado di difendere la normativa italiana nelle sedi opportune.  Il prossimo 14 febbraio il consiglio dei ministri UE della Salute potrebbero estendere l’ obbligo di etichettatura per le carni di maiale, il pollame e la carne ovina. Speriamo che il ministro Fazio stavolta sia in grado di costruire una maggioranza che faccia gli interessi  dei consumatori del nostro Paese”. Lo dichiara Ernesto Carbone, coordinatore del Forum Agricoltura del PD, dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta.

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Uova alla diossina

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2011

Il recente ritrovamento di diossina nelle uova che ha portato alla chiusura di migliaia di allevamenti tedeschi non deve preoccupare eccessivamente i consumatori italiani.
L’importazione di questo prodotto dalla Germania, infatti, nel nostro Paese è minima; inoltre una specifica normativa prescrive già da anni un sistema di etichettatura in cui è prevista l’indicazione obbligatoria dell’origine direttamente sul guscio di ogni singolo uovo.
Sebbene, dunque, il sistema di allerta rapido in vigore in tutta Europa ha già portato all’immediato ritiro del prodotto a rischio da tutti i punti vendita, i consumatori possono verificare la provenienza delle uova già acquistate leggendo il codice alfanumerico stampigliato sul guscio.
Per facilitarne l’interpretazione, Adiconsum ricorda che tale codice contiene le seguenti informazioni: • il tipo di allevamento: – 0 per il biologico
– 1 per le galline allevate all’aperto
– 2 per le galline allevate a terra
– 3 per quelle in batteria;
• la sigla del paese di allevamento: IT, FR ecc.;
• il codice attribuito all’allevamento (8 caratteri) che individuano:
– il codice Istat del comune sede dell’allevamento (3 cifre)
– la sigla della provincia (due lettere)
– il numero che l’Asl attribuisce all’azienda agricola (3 cifre).
Adiconsum sottolinea come questo caso sia esemplificativo dell’utilità dell’obbligo dell’origine indicata in etichetta. Purtroppo nella maggior parte dei prodotti alimentari tale obbligo non è previsto.

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Agricoltura: etichettatura made in Italy

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2010

«L’audizione in Commissione Agricoltura alla Camera del presidente di Anicav (i conservieri di Confindustria) rafforza gli spazi per un dialogo costruttivo e ricco di novità per il settore. La svolta, comunque, può avvenire solo con un preciso impegno degli industriali per una filiera al 100% made in Italy. E oggi questo impegno è stato preso. Gli industriali si sono impegnati a utilizzare solo pomodoro italiano e solo così potranno etichettarlo come made in Italy. Il nostro Paese è un valore aggiunto nell’agro-alimentare ecco perché pretendiamo che un prodotto così etichettato sia realmente fatto solo e soltanto con prodotto italiano. D’altronde questa disponibilità degli industriali va nel verso della normativa comunitaria sull’etichettatura, che rende obbligatoria l’indicazione d’origine per i prodotti monoingredienti». Lo dichiara Ernesto Carbone, responsabile Agricoltura del Partito Democratico dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento a Enrico Letta.

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Etichettatura alimentare

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2010

Parlamento europeo.  Approvando la relazione di Renate Sommer (PPE, DE) per 559 contro 54 con 32 astensioni, i deputati hanno deciso di migliorare la legislazione sulle etichettature alimentari per garantire ai consumatori la possibilità di compiere scelte basate su informazioni precise, evitando però di creare oneri amministrativi e finanziari eccessivi per l’industria alimentare.  I deputati hanno votato a favore della proposta della Commissione di introdurre l’obbligo di indicare sulle etichette le quantità di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale e chiedono inoltre l’aggiunta di proteine, carboidrati, fibre, grassi trans naturali e artificiali.  Per aiutare i consumatori a confrontare le diverse offerte di alimenti, i deputati vogliono anche che l’informazione sugli elementi nutritivi e sulla quantità di energia sia indicata su 100 g o 100 ml e che ne sia assicurata la leggibilità, tenendo conto di criteri come le dimensioni e o stile dei caratteri.  I deputati propongono l’estensione dell’etichettatura obbligatoria sul paese d’origine, oggi in vigore per alcuni alimenti come carne, miele e olio d’oliva, a tutti i tipi d carne, pollame, prodotti lattiero-caseari, e altri prodotti a base di un unico ingrediente. L’estensione potrebbe essere sottoposta a una valutazione d’impatto preventiva.  Per la carne, pollame e pesce, l’etichettatura sul paese d’origine deve essere disposta anche quando sono utilizzati come ingrediente in prodotti alimentari trasformati. In particolare, per quanto riguarda la carne e il pollame, l’indicazione del paese di origine può essere fornita in rapporto ad un unico luogo solo nel caso in cui gli animali siano nati, allevati e macellati nello stesso paese.  Non si prevede un accordo rapido col Consiglio ed è quindi probabile che il testo ritorni al Parlamento per una seconda lettura. Una volta che la legislazione sarà adottata, l’industria alimentare avrà tre anni per adattarsi alle nuove regole. Le imprese di minori dimensioni, con meno di 100 lavoratori e un fatturato annuo sotto i 5 milioni di euro, potranno invece beneficiare di un periodo di 5 anni. Infine, i deputati vogliono che le imprese che confezionano gli alimenti artigianalmente siano escluse dalle nuove regole.

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Etichettatura obbligatoria per il tessile?

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2010

Strasburgo Parlamento europeo. Le etichette “Made in” potrebbero diventare obbligatorie per tutti i capi d’abbigliamento commercializzati in Europa, se il Parlamento sosterrà gli emendamenti a una proposta legislativa sul sistema di etichettatura dell’UE approvati dalla commissione per il mercato interno.

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La cooperazione e filiera agro-ittica

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 marzo 2010

“Un grande contributo può giungere dalla cooperazione, leva essenziale per la sussidiarietà e per la qualità dei servizi necessari allo sviluppo del sistema agro-ittico italiano, e dalla sinergia tra Unci  e Coldiretti anche nel settore della pesca.” E’ questo in sintesi quanto emerso dal Convegno su “I servizi per la filiera agro ittica nel Lazio”, che si è svolto ieri a Roma, presso la sede nazionale dell’Unci – Unione Nazionale Cooperative Italiane, al quale è intervenuto il Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole con delega alla pesca, on. Antonio Buonfiglio.  Nel suo intervento l’on. Buonfiglio ha rilevato che anche “nel settore pesca va riproposto quanto ha già consentito all’agricoltura italiana di crescere e di fare un grande salto di qualità. Battaglie come quella sull’etichettatura sfociata poi nella tutela del Made in Italy, un sistema certificato, trasparente e riconoscibile, che avvicina produttori e consumatori. La sicurezza alimentare è uno degli obiettivi fondamentali, nonché una richiesta che emerge dai cittadini-consumatori. Va, infatti, – ha detto Buonfiglio – posto al centro delle questioni l’uomo, ponendo accanto alla sostenibilità ambientale, quella economica e sociale. La riduzione dello sforzo di pesca deve essere supportata con una campagna per integrare il reddito dei pescatori, utilizzando al meglio le risorse del FEP. Un grande ruolo è svolto dai Centri servizi territoriali delle Organizzazioni, prendendo come riferimento l’esperienza dell’agricoltura. I protocolli siglati per la creazione di un sistema italiano della pesca e acquacoltura (SIPA) – ha ricordato il sottosegretario – prevedono la definizione di convenzioni con le associazioni di categoria, al fine di implementare il fascicolo della pesca, che faccia perno sulla semplificazione normativa, superando l’attuale decentramento istituzionale. Il fermo biologico, infine, anche per quest’anno, si articolerà in modo differenziato come stabilito dal P.O. nelle varie regioni, utilizzando a sostegno dei redditi dei pescatori, in tali periodi, i fondi provenienti dalla cassa integrazione straordinaria”.  Il Presidente Unci, Paolo Galligioni, nel suo intervento, “condividendo il programma per un sistema integrato della pesca, ha ricordato l’obiettivo dell’Unci, ossia di promuovere un progetto di sviluppo per il Paese fondato sulla valorizzazione delle tradizioni e delle specificità locali, all’interno del quale si caratterizza proprio il ruolo sociale ed economico della cooperazione che nell’ambito della pesca è di grande importanza per la realizzazione dei servizi per la filiera agroittica e di una piena realizzazione della tracciabilità dei prodotti”. All’evento sono, inoltre, intervenuti: Franco Pasquali, Vice Presidente Vicario Unci nonché Segretario Generale Coldiretti, Mauro Tonello, Presidente Unci-Coldiretti, Roberto Celenza, Presidente UNCI Lazio, Aldo Mattia, Coordinatore UNCI – Coldiretti Lazio, Giuseppe Diana, Direttore Dpl Rieti.

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Cooperazione e filiera agro-ittica

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

“Un grande contributo può giungere dalla cooperazione, leva essenziale per la sussidiarietà e per la qualità dei servizi necessari allo sviluppo del sistema agro-ittico italiano, e dalla sinergia tra Unci  e Coldiretti anche nel settore della pesca.” E’ questo in sintesi quanto emerso dal Convegno su “I servizi per la filiera agro ittica nel Lazio”, che si è svolto oggi pomeriggio, a Roma, presso la sede nazionale dell’Unci – Unione Nazionale Cooperative Italiane, al quale è intervenuto il Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole con delega alla pesca, on. Antonio Buonfiglio.  Nel suo intervento l’on. Buonfiglio ha rilevato che anche “nel settore pesca va riproposto quanto ha già consentito all’agricoltura italiana di crescere e di fare un grande salto di qualità. Battaglie come quella sull’etichettatura sfociata poi nella tutela del Made in Italy, un sistema certificato, trasparente e riconoscibile, che avvicina produttori e consumatori. La sicurezza alimentare è uno degli obiettivi fondamentali, nonché una richiesta che emerge dai cittadini-consumatori. Va, infatti, – ha detto Buonfiglio – posto al centro delle questioni l’uomo, ponendo accanto alla sostenibilità ambientale, quella economica e sociale. La riduzione dello sforzo di pesca deve essere supportata con una campagna per integrare il reddito dei pescatori, utilizzando al meglio le risorse del FEP. Un grande ruolo è svolto dai Centri servizi territoriali delle Organizzazioni, prendendo come riferimento l’esperienza dell’agricoltura. I protocolli siglati per la creazione di un sistema italiano della pesca e acquacoltura (SIPA) – ha ricordato il sottosegretario – prevedono la definizione di convenzioni con le associazioni di categoria, al fine di implementare il fascicolo della pesca, che faccia perno sulla semplificazione normativa, superando l’attuale decentramento istituzionale. Il fermo biologico, infine, anche per quest’anno, si articolerà in modo differenziato come stabilito dal P.O. nelle varie regioni, utilizzando a sostegno dei redditi dei pescatori, in tali periodi, i fondi provenienti dalla cassa integrazione straordinaria”.  Il Presidente Unci, Paolo Galligioni, nel suo intervento, “condividendo il programma per un sistema integrato della pesca, ha ricordato l’obiettivo dell’Unci, ossia di promuovere un progetto di sviluppo per il Paese fondato sulla valorizzazione delle tradizioni e delle specificità locali, all’interno del quale si caratterizza proprio il ruolo sociale ed economico della cooperazione che nell’ambito della pesca è di grande importanza per la realizzazione dei servizi per la filiera agroittica e di una piena realizzazione della tracciabilità dei prodotti”. All’evento sono intervenuti: Franco Pasquali, Vice Presidente Vicario Unci nonché Segretario Generale Coldiretti, Mauro Tonello, Presidente Unci-Coldiretti, Roberto Celenza, Presidente UNCI Lazio, Aldo Mattia, Coordinatore UNCI – Coldiretti Lazio, Giuseppe Diana, Direttore Dpl Rieti.

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Rafforzata la vigilanza sui prodotti in commercio

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Più vigilanza sui prodotti di largo uso e più tutela per i consumatori: è l’obiettivo del Protocollo d’intesa siglato dal Ministero dello Sviluppo economico e dall’Unione italiana della Camere di Commercio, industria, artigianato e agricoltura ( Unioncamere). In particolare, il protocollo attua un piano di potenziamento delle attività di controllo in alcuni ambiti, tra cui: – sicurezza e conformità alla nomativa di giocattoli, prodotti elettrici, dispositivi di protezione individuale, – etichettatura di prodotti tessili e di calzature, – concorsi ed operazioni a premio , – vigilanza sui prezzi, tramite gestione del numero verde e del contact center in supporto all’attività del Garante per la sorveglianza dei prezzi, – metrologia legale, con sorveglianza (casuale e a sorpresa) sugli strumenti di misurazione in uso o anche con vigilanza sui laboratori autorizzati alla verifiche periodiche, – vigilanza sui metalli preziosi. Saranno rese omogenee le procedure su tutto il territorio nazionale e potenziata la collaborazione con le diverse autorità, a cominciare dalla Guardia di Finanza. Sono destinati al progetto (che avrà una durata di 30 mesi) 5 milioni di euro, pariteticamente dal Ministero e da Unioncamere. L’iniziativa attua il Regolamento comunitario 765/2008, che entrerà in vigore nel gennaio 2010. Dossier “Controlli sui prodotti in commercio, rafforzata la vigilanza”

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Etichettatura: no ai falsi miti dei claims salutistici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2009

“E’ inammissibile che i consumatori continuino ad essere ingannati da messaggi pubblicitari che vantano correlazioni infondate tra il consumo di un alimento e i conseguenti benefici per la salute”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la notizia secondo la quale dalle ultime verifiche effettuate dall’Efsa (Autorità per la sicurezza alimentare europea) su alcune diciture considerate poco attendibili e riportate in diverse etichette alimentari, l’81% sembrerebbe non aver passato l’esame.“Si tratta di favole pubblicitarie create ad arte -prosegue Dona-, dalle quali è bene diffidare: si va da  latticini che migliorerebbero la salute dentale, a barrette che promettono una riduzione del peso corporeo, da fichi d’india per il colesterolo buono, fino ad arrivare a prodotti che incrementerebbero addirittura la vista”.  “Restiamo in attesa che l’Efsa prosegua gli accertamenti-conclude il Segretario generale-. Intanto, ribadiamo il nostro pieno consenso a queste ed ulteriori indagini finalizzate a smascherare i messaggi ingannevoli, permettendo un’inversione di rotta a favore di una maggiore trasparenza e correttezza delle informazioni”.

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Rinforzare la filiera nazionale dell’allevamento bovino

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2009

Si può farlo attraverso una innovativa collaborazione e integrazione tra Nord e Sud dell’Italia e sviluppare azioni mirate di promozione della carne prodotta in Italia. Queste sono alcune delle proposte contenute nel piano per una nuova meat economy di Unicarve   Il nodo cruciale che gli allevatori del Nord intendono affrontare con il ministro Zaia è legato alle dinamiche di promozione e sviluppo del comparto bovino. Il consumatore italiano – secondo Unicarve – non è posto in condizione di riconoscere la carne prodotta in Italia perché sui banchi delle macellerie e dei supermercati è esposta in modo indifferenziato e, spesso, la correlazione tra etichettatura obbligatoria e prodotto, è materia per “professionisti”, di difficile interpretazione per la “signora Maria”, che frequentemente acquista la carne.  Può un bovino proveniente da altri Paesi europei, che soggiorna per 31 giorni in Italia ottenere la “cittadinanza” italiana? Secondo la legge, si, secondo Unicarve, i giorni dovrebbero essere almeno 210 (7 mesi) per crescere con l’alimentazione preparata dai nostri allevatori . E come fa il consumatore a saperlo se in etichetta non è scritto? Quesiti che trovano risposta nel Piano Carni, che Unicarve, da tempo, sostiene essere necessario, e che spera venga adottato al più presto dal Ministro Zaia. “Nord chiama Sud”, per aumentare la disponibilità di ristalli, per diminuire la dipendenza dalla Francia, che esporta verso l’Italia quasi l’80% di vitelli da ingrasso e, grazie all’Interprofessione, che da loro funziona, INTERBEV, ha aumentato del 18% l’esportazione di carne fresca verso il nostro Paese.

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Alimentare: indicare il luogo d’origine sulle etichette

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2009

Le norme UE sulla sicurezza alimentare sono le più rigorose del mondo. Sollecitandone la semplificazione, il Parlamento ne chiede il rispetto anche per i prodotti importati e raccomanda l’indicazione dell’origine delle materie prime sulle etichette. Auspica lo sviluppo di farmer market, l’istituzione di un’Agenzia europea per la qualità e il rafforzamento della tutela UE e internazionale per DOP e IGP. Vanno promosse le produzioni biologiche e introdotte nuove etichette in materia di OGM.   il Parlamento auspica una semplificazione della normativa comunitaria, purché ciò non si traduca in uno suo smantellamento. Manifesta infatti preoccupazione per la complessità del sistema europeo delle norme di base e per le numerose disposizioni a cui devono conformarsi gli agricoltori dell’Unione. Inoltre, si dovrebbero limitare i settori in cui si pratica l’autoregolamentazione e promuovere la coregolamentazione. Più in generale, ritiene che, se un prodotto è conforme ai requisiti di sicurezza alimentare, le norme in materia di commercializzazione «non debbano ostacolarne l’accesso al mercato per ragioni legate all’estetica, alla forma o alla dimensione».  Notando poi che i produttori europei si trovano direttamente esposti alla concorrenza internazionale per il continuo processo di liberalizzazione dei mercati agricoli mondiali, il Parlamento osserva che ogni nuova disposizione a cui devono conformarsi «può sì costituire uno svantaggio competitivo». Ritiene quindi necessario incrementare il controllo e il coordinamento tra le diverse autorità al fine di garantire che i prodotti alimentari importati siano conformi alle norme comunitarie  in materia di ambiente, sicurezza alimentare e benessere degli animali. Rileva inoltre la necessità che la Commissione, nell’ambito delle trattative sulle questioni non commerciali in seno all’OMC, ottenga l’imposizione dell’obbligo per i prodotti importati di rispettare gli stessi requisiti cui sono soggetti gli agricoltori europei.

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