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L’ONU ha respinto la risoluzione sull’introduzione del bollino nero

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Grande successo del Made in Italy. La tanto temuta risoluzione per l’introduzione di bollini allarmistici, tasse discriminatorie, etichette a semaforo e via dicendo, proposta come soluzione al problema dell’obesità, che non avrebbe tutelato le eccellenze del Made in Italy, è stata respinta dalla II Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU).La notizia non poteva arrivare in un giorno migliore: oggi, 14 dicembre, si celebra, infatti, il “Made in Italy Day”, indetto dai produttori italiani, alla cui Petizione, lanciata proprio in occasione della giornata, Adiconsum ha aderito.Siamo soddisfatti della vittoria ottenuta in sede Onu – dichiara Danilo Galvagni, Vicepresidente di Adiconsum nazionale – Siamo, infatti, convinti che per combattere obesità e malattie la strada giusta non sia l’apposizione di etichette “folkloristiche”, ma campagne informative e formative sulla corretta alimentazione con il contributo delle Associazioni Consumatori per mettere in grado il consumatore di scegliere l’alimento meno nocivo alla propria salute con etichette più trasparenti e complete, privilegiando i prodotti del Made in Italy, a filiera corta e tracciabile. Il problema è il rapporto tra qualità e giuste quantità dei prodotti. La risposta è nella Dieta Mediterranea, dichiarata dall’Unesco, Patrimonio immateriale dell’Umanità.

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Etichette cibi, scatta obbligo indicazione stabilimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Da domani scatta l’obbligo di indicare nell’etichetta degli alimenti la sede e l’indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento.”Un passo avanti molto importante per la sicurezza alimentare, che dipende anche dagli stabilimenti” afferma Agostino Macrì, responsabile dell’Area sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ogni industria, infatti, è tenuta a controllare la qualità delle materie prime che utilizza, indipendentemente dalla loro origine, e la filiera di produzione. E’ quindi responsabile della qualità e della sicurezza dei suoi prodotti” prosegue Macrì.”Per questo è fondamentale sapere dove sono questi stabilimenti e se seguono le regole previste dall’Unione Europea. Un fatto di trasparenza che garantisce il consumatore” conclude Macrì.

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Il 95% dei consumatori crede che i prodotti ‘senza’ etichette siano più salutari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 gennaio 2018

etichette_viniMa in quanti sanno che si tratta di uno strumento di marketing che le aziende alimentari impiegano per cercare di catturare più consumatori in un mercato estremamente competitivo e saturo? Le etichette che pretendono di assecondare il desiderio di salute dei consumatori in realtà stanno semplicemente rischiando di fuorviarli”. Così Pietro Paganini, intervenendo questa mattina a Kuala Lumpur davanti ad una platea di oltre 600 produttori, esportatori e raffinatori di olio di palma e che, tra i partecipanti annovera anche figure chiave del governo malese tra cui il Ministro dell’industria Seri Mah Siew Keong. “Le ricerche che abbiamo realizzato nell’ultimo anno con il nostro Centro Studi – puntualizza Paganini – dimostrano che l’assenza di un ingrediente nelle etichette convince il consumatore (95%) che il prodotto è migliore, stimolando i meccanismi di scelta del nostro cervello. Parimenti le analisi effettuate a campione, fanno emergere che il 90% dei consumatori, per paura che le aspettative vengano poi disattese, si fermano all’etichetta, senza però verificare gli effetti che scaturiscono dall’assenza di un ingrediente: solo il 10% del campione infatti legge le tabelle nutrizionali e solo il 2% approfondisce con ricerche online”.
“L’esempio più eclatante di questo atteggiamento – spiega Paganini – è proprio quello dell’olio di palma, laddove la sua sostituzione con altri ingredienti non ha determinato un minor livello di grassi saturi e quindi prodotti più salubri così come non si tratta di ingredienti che provengono da coltivazioni più sostenibili”. “La conseguenza – conclude Paganini – è che il consumatore viene confuso dalle etichette, acquista un desiderio ma consuma un’illusione. E purtroppo, come nel caso dell’olio di palma, le imprese si stanno approfittando di questo meccanismo, piuttosto che essere più responsabili, prima ancora che verso l’ambiente, verso i consumatori”.

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Elettrodomestici: nuove etichette in arrivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

elettrodomestici-variE’ in arrivo per gli elettrodomestici una nuova etichetta energetica uniforme con classi dalla A alla G. La classificazione dell’efficienza energetica verrà rielaborata e le classi attuali, comprese le varie A+,A++ e A+++, verranno convertite nella semplice scala A-G dove la classe A sarà la migliore in termini di risparmio energetico.
Ciò è stato voluto per ottenere maggiore chiarezza e per facilitare i confronti tra un prodotto e l’altro, nonché per eliminare la confusione che la presenza dei vari “+” abbinati alla classe A può generare nel consumatore.
Il passaggio, disciplinato da un Regolamento europeo entrato in vigore lo scorso 1 Agosto (1), è progressivo. Tutta la procedura, che prevede l’emanazione di regolamenti specifici per ogni tipo di elettrodomestico, dovrebbe concludersi entro il 2023.
Nel frattempo le attuali etichette rimarranno in vigore e comunque quelle vecchie e le nuove continueranno a coesistere per un certo tempo anche dopo l’emanazione di ciascun regolamento. Dal 2019 sarà anche disponibile per il consumatore una banca dati online dei prodotti dove trovare le etichette e le informazioni tecniche, che potrebbe essere accessibile anche tramite un codice dinamico di risposta rapida (codice QR) presente sul prodotto. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Semplificare le etichette energetiche per gli elettrodomestici, da A a G

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 giugno 2017

europa-comunitariaBruxelles. I deputati hanno approvato martedì nuove etichette energetiche che consentiranno ai consumatori di scegliere prodotti che riducono il consumo energetico e le relative fatture. La nuova scala che va da “A” a “G” è stata approvata martedì dai deputati con 535 voti favorevoli, 46 contrari e 79 astensioni. Tale scala, al passo con il progresso tecnologico, mostrerà l’efficienza energetica degli elettrodomestici.I clienti saranno in grado di scegliere i prodotti più efficienti al fine di ridurre i consumi energetici e le fatture, mentre i produttori saranno incoraggiati a innovare e investire in prodotti più efficienti dal punto di vista energetico.I clienti dovrebbero trovare nei negozi le nuove etichette di rating, senza le indicazioni “+” (“A + / A ++ / etc.”), non prima della fine del 2019. Per tenere il passo con i miglioramenti tecnologici sull’efficienza energetica, ogni volta che il 30% dei prodotti venduti sul mercato dell’UE rientrerà nella classe A o quando il 50% dei prodotti rientrerà nelle prime due classi di efficienza energetica, A e B, la scala sarà aggiornata.
Le etichette saranno affisse sui prodotti in formato stampato e consultabili online. Nel caso di aggiornamenti che incidano sull’efficienza energetica di un prodotto già acquistato, il fornitore dovrà informare il cliente.Qualsiasi annuncio visivo o materiale promozionale tecnico dovrà far riferimento alla classe di efficienza energetica e alla scala disponibile sull’etichetta. Saranno inoltre lanciate ​​campagne di informazione per i consumatori, al fine di evidenziare le versioni appena introdotte delle etichette. Infine, la Commissione dovrà creare un database di prodotti, con informazioni tecniche per aiutare le autorità nazionali a monitorare la loro conformità, e un portale online per il pubblico. Dovrà inoltre aiutare le autorità di vigilanza del mercato e fornire ai consumatori informazioni aggiuntive sui prodotti, oltre a elaborare le linee guida per l’applicazione del regolamento e le migliori pratiche da attuare per il test dei prodotti.

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Ercole Olivario ad Expo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2015

ercoleProsegue a pieno ritmo l’avventura di Ercole Olivario ad Expo. Il Concorso nazionale dedicato all’olio extravergine d’oliva di qualità presente con un’edizione speciale, dal 3 al 7 ottobre, presso l’Esposizione Universale.Stanno riscuotendo infatti grande successo tutti gli appuntamenti in programma, a partire dalle degustazioni degli oli inseriti nelle Premium List 2015, una selezione di 103 etichette provenienti da ben 17 regioni; il meglio che la produzione olivicola nazionale possa offrire raccontata dai migliori esperti di settore della Penisola. Lunedì 5 ottobre Umbria in gran spolvero con il mini corso di avvicinamento per la conoscenza dell’olio extravergine DOP Umbria, a cura di Federico Mariotti e Giulio Scatolini. Tutto esaurito poi per lo show cooking “Umbria in tavola” ad opera di Giorgio Barchiesi, l’amatissimo Giorgione, star di Gambero Rosso channel, moderato per l’occasione dal giornalista enogastronomico Maurizio Pescari.Toccante il momento di incontro e donazione degli extravergine – dal titolo “Ulivo, guardiano della terra, custode degli uomini” – avvenuto nel padiglione della Santa Sede, durante il quale un cesto contenente 100 bottiglie di olio è stato consegnato ai rappresentanti del Refettorio Ambrosiano, uno dei soggetti più attivi nell’accoglienza dei rifugiati. Con l’occasione tutti i produttori che partecipano al Concorso sono stati invitati ad aderire concretamente all’iniziativa attraverso l’invio di una fornitura presso un centro di accoglienza della loro regione. Un gesto simbolico che ci si augura possa costituire un esempio per tutto il mondo dell’agroalimentare e che sottolinea la valenza culturale ercole1dell’ulivo, oltre che storica, ambientale e paesaggistica. Giorgio Mencaroni, Luciano Guazzetti e Monisgnor Iacoboni i responsabili dell’iniziativa.Gli incontri firmati Ercole Olivario proseguono fino a mercoledì 7 ottobre. Domani, martedì 6, ore 10.30, appuntamento con la degustazione guidata da Maurizio Pescari per scoprire i migliori extravergine di Puglia, Molise e Campania. Alle ore 18.00 è il turno dell’inedita coppia olio-cioccolato per il ChocoLab a cura di Unioncamere Lazio e Azienda Romana Mercati. Per finire, alle ore 19.30, Lorenzo Natale guida la degustazione degli oli del Lazio.Ercole Olivario è il concorso nazionale dedicato all’olio extravergine d’oliva di qualità italiano, voluto e organizzato dall’Unione Italiana delle Camere di Commercio, in collaborazione con la Camera di Commercio di Perugia, il MIPAAF, il sostegno del Sistema Camerale Nazionale, degli Enti e le Associazioni di settore.L’edizione speciale di Ercole Olivario 2015 ad Expo è organizzata dalla Camera di Commercio di Perugia in collaborazione con la Regione Umbria. (foto: Ercole)

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Parlamento chiede di indicare il contenuto calorico delle bevande alcoliche sulle etichette

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2015

parlamento europeoIl Parlamento, in una risoluzione approvata mercoledì, chiede alla Commissione di presentare una proposta per introdurre un’etichettatura su contenuto calorico per bevande alcoliche al più tardi nel 2016. I deputati chiedono anche una nuova strategia UE in materia di alcol, che si concentri sul consumo di alcol da parte dei minori e propongono di inserire, sempre sulle etichette dei prodotti, informazioni su rischi della guida in stato di ebbrezza e consumo durante la gravidanza.I deputati invitano la Commissione europea a “avviare immediatamente i lavori sulla nuova strategia UE in materia di alcol (2016-2022)”, in modo da assistere i governi nazionali nell’affrontare i danni legati al consumo di alcol.Nella risoluzione approvata mercoledì per alzata di mano, i deputati ricordano che la strategia dovrebbe includere la raccolta di dati affidabili, l’incoraggiamento alla prevenzione e al trattamento, la riduzione degli incidenti causati da guida in stato di ebbrezza e l’analisi dei diversi modelli di consumo di alcol.La Commissione europea dovrebbe valutare se l’obbligo di fornire ai consumatori le informazioni sugli ingredienti e sul contenuto nutrizionale dovrebbe essere applicato anche alle bevande alcoliche.Il contenuto calorico delle bevande alcoliche dovrebbe essere chiaramente indicato e la Commissione dovrebbe presentare una proposta legislativa in tal senso entro la fine del 2016 al più tardi.I deputati chiedono alla Commissione di prendere in considerazione anche un’etichettatura comune in tutta l’UE per informare i bevitori sui pericoli causati dalla guida in stato di ebbrezza e per scoraggiare le donne in gravidanza a consumare alcol.
I deputati esortano gli Stati membri a intensificare gli sforzi per tutelare i giovani mediante l’applicazione della legislazione sui limiti di età e raccomandano di monitorare la pubblicità sugli alcolici e i suoi effetti sui giovani e di adottare misure idonee per limitare la loro esposizione.MEPs urge EU member states to step up efforts to protect young people by strictly enforcing legislation on the age limit (AM9), and recommend that they monitor the effects of alcohol advertising on young people and limit their exposure (40). Members States should also consider measures against the sale of very cheap alcohol (39).La Commissione dovrebbe affrontare anche il tema delle vendite transfrontaliere di alcol via Internet. Gli Stati membri dovrebbero anche lanciare campagne di sensibilizzazione in merito ai pericoli del binge drinking, destinate soprattutto ai minori e intensificare gli sforzi per ridurre gli incidenti stradali legati alla guida in stato di ebbrezza.L’abuso di alcol è la seconda causa di malattia collegata allo stile di vita in alcuni Stati membri dell’UE e la dipendenza dall’alcol è un fattore di rischio per oltre 60 malattie croniche, tra cui la malattia alcolica del fegato (ALD), le pancreatiti croniche legate all’alcol e quasi tutte le altre malattie dell’apparato digerente, il cancro, il diabete, le malattie cardiovascolari, l’obesità, i disturbi dello spettro fetale legati all’alcol (FASD) e alcuni disordini neuropsichiatrici come la dipendenza da alcol.L’abuso di alcol causa 3,3 milioni di morti premature ogni anno in tutto il mondo, pari al 5,9% del totale. Nella fascia di età 20-39 anni, circa il 25% di tutti i decessi possono essere attribuiti all’abuso di alcol. Questi decessi sono spesso dovuti a incidenti, atti violenti o malattie del fegato.

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Il Parlamento chiede etichette “Made in” obbligatorie per rafforzare la sicurezza dei prodotti

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 aprile 2014

Le etichette “Made in” dovrebbero essere obbligatorie per i prodotti non alimentari venduti nel mercato comunitario, secondo le norme approvate dal Parlamento martedì che hanno come obiettivo una maggiore protezione dei consumatori attraverso il rafforzamento della sorveglianza e dei criteri di sicurezza dei prodotti. I deputati hanno inoltre chiesto pene più severe per le imprese che non rispettano le norme di sicurezza e vendono prodotti potenzialmente pericolosi. I deputati hanno sostenuto la proposta della Commissione di rendere obbligatorio il marchio del paese d’origine, sostituendo così l’attuale sistema volontario, affermando che le etichette “Made in” permetterebbero di migliorare la tracciabilità delle merci e di rafforzare la tutela dei consumatori. A oggi, circa il 10% dei beni presi in esame dal sistema di allarme RAPEX dell’UE non è riconducibile al produttore.”Questo è un grande passo in avanti per la trasparenza della catena di fornitura di un prodotto, e questo è un bene per i consumatori”, ha affermato la relatrice sulla sicurezza dei prodotti Christel Schaldemose (S&D, DK), che ha anche criticato con forza il fatto che gli Stati membri non siano stati in grado di concordare una posizione comune sulla questione, bloccando cosi i negoziati sul regolamento nel suo complesso, a scapito della sicurezza dei consumatori in Europa. La sua relazione è stata adottata con 485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni.Per i deputati, l’etichetta “Made in” dovrebbe essere obbligatoriamente utilizzata per tutti i prodotti venduti nell’UE, con alcune eccezioni come il cibo e i medicinali. Secondo la proposta approvata, i produttori UE potrebbero scegliere se mettere sull’etichetta la dicitura “Made in EU” oppure il nome del loro paese.Per le merci prodotte in luoghi diversi, il “paese di origine” sarebbe quello in cui il bene ha subito “l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata”, che si sia conclusa con la “fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione” (come definito nel codice doganale UE).

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Parlamento europeo, stop a etichette alimentari ambigue

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2012

Español: en el Parlamento Europeo de Estrasbur...

Image via Wikipedia

No alle indicazioni fuorvianti nelle etichette dei prodotti alimentari. Il Parlamento europeo ha approvato la settimana scorsa una risoluzione ad ampia maggioranza con cui boccia la nuova dicitura: “Contiene una percentuale di… (calorie, grassi, grassi saturi, sodio, sale, zuccheri) in meno” proposta dalla Commissione europea, che non prende in considerazione gli alimenti della stessa categoria, ma solo la versione precedente dello stesso prodotto. «Si tratta di un’etichetta ambigua e fuorviante che non avrebbe fatto altro che indurre il consumatore in errore», ha indicato l’eurodeputato Andrea Zanoni (Idv), tra i firmatari con altri 11 colleghi di diverse nazionalità della risoluzione approvata venerdì scorso, e che aveva ricevuto luce verde due giorni prima della Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare. «Sarebbe potuto accadere» ha spiegato Zanoni, membro della Commissione ambiente «che un prodotto con pochissimo sale non fosse autorizzato a mettere questa etichetta, mentre un prodotto con molto sale avrebbe potuto metterla a seguito di una mera riduzione del 15%». «Sono lieto» ha detto l’europarlamentare Matthias Groote (S&D) che presiede la Commissione ambiente «che il Parlamento europeo ha difeso gli interessi dei consumatori attenti alla salute, che hanno bisogno di essere in grado di fare paragoni chiari quando fanno la spesa».

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No alla Pirateria, Sì alla Legalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

Faenza dal 23 al 25 settembre Supersound a In seguito alla manifestazione “La Notte nella Rete” e soprattutto in seguito alla delibera che una volta approvata permetterà ad AgCom la possibilità di avere ampio margine di azione per esercitare il diritto d’autore, il coordinamento di etichette indipendenti italiane AudioCoop che riunisce oltre 150 marchi della discografia indies, esprime il suo disappunto nei confronti della delibera cosiddetta “ammazza internet”. La paura di avere un controllore che possa, senza passare attraverso alcun sistema giudiziario, rendere un determinato sito irraggiungibile (e di conseguenza cancellarlo) per la presenza di materiale audiovisivo protetto dal diritto d’autore è uno degli elementi sui quali Audiocoop intende sollevare una riflessione. E’ giusto rimuovere file affinchè le piattaforme per la diffusione che operano su internet rispecchino criteri di legalità e soprattutto dimostrino attenzione alla tutela degli artisti, ma il rischio (e il sospetto) è che con questo decreto si cerchi un alibi per chiudere i siti dai contenuti “scomodi”, ovviando alla necessità di una valutazione giudiziaria di un organo competente. E’ inoltre necessario che i grandi e “cari” provider, le società di telecomunicazioni e i produttori di tecnologie digitali si impegnino a versare una quota degli abbonamenti riscossi proprio all’industria culturale e musicale del nostro paese, a tutela dei contenuti che loro stessi veicolano e la cui produzione spesso non risulta tutelata. Insomma AudioCoop aderisce all’appello di autori ed editori e continua a dire No alla Pirateria e Sì alla Legalità, senza dimenticare però che il sottile confine tra tutela e censura a volte è molto labile e in questo caso sembra decisamente sorpassato ed è proprio su questo tema che AudioCoop organizzerà un dibattito a Faenza. http://www.audiocoop.it

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Prodotti dietetici e modifiche Ue sulle etichette

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

La deregolamentazione del settore dei prodotti dietetici proposta dalla Commissione europea è un rischio per i consumatori vulnerabili. A lanciare l’allarme è l’Associazione europea dei prodotti dietetici (Idace), all’indomani del via libera della Commissione alla proposta di modifica della Direttiva quadro sui prodotti dietetici, che prevede la revisione delle norme sull’etichettatura e la catalogazione degli alimenti. «Il progetto di revisione» è la reazione dell’Idace, «abolisce di fatto la categoria dei prodotti dietetici, declassandoli a prodotti “comuni”, e cancella quella che da più di 35 anni si è rilevata una forma di tutela per i consumatori vulnerabili. La direttiva infatti ha permesso fino a ora di commercializzare prodotti specifici e regolamentati per lattanti, bambini, persone obese e in soprappeso o malnutrite (prodotti a fini medici speciali), alimenti per allergici e intolleranti (per esempio per i celiaci) e gli sportivi. Trasferire parte di questa normativa nel Regolamento claims, inappropriato e immaturo, non è accettabile». «Non c’è alcuna giustificazione per smantellare la legislazione esistente» rincara la dose il presidente Idace, Ferdinand Haschke. «La normativa da sola non può garantire sicurezza e protezione alla popolazione più fragili. Occorre considerare che molti consumatori hanno esigenze nutrizionali specifiche». Per questo le associazioni provenienti dai 18 Paesi aderenti all’Idace hanno confermato l’intenzione «di fare del loro meglio per modificare significativamente la proposta e continuare a proteggere i gruppi vulnerabili della popolazione».

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Etichette alimentari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2010

Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha votato contro le proposte Ue in materia di etichettatura alimentare. Cosa proponeva il Consiglio dei ministri Ue? Che anche sui prodotti coi marchi della grande distribuzione fosse indicato il produttore, e che le indicazioni nutrizionali fossero da specificare non solo per 100 grammi ma anche per porzione. Non solo, ma il nostro ministro e’ riuscito anche a far approvare l’esenzione dall’obbligo di indicare sulle etichette di alcune bevande alcoliche la liste degli ingredienti e dei contenuti nutrizionali. Fazio ha specificato di aver agito cosi’ a tutela dei produttori italiani. E i consumatori, che sono il 100% della popolazione? Il ministro ha di fatto detto: chi se ne frega. Compri una mozzarella a marchio, per esempio, Esselunga, Coop o Sisa? Chi se ne frega di farti sapere se e’ prodotta in Cina o Vietnam piuttosto che nel casertano! Compri un cibo confezionato di 50 grammi, chi se frega se per sapere quali sono i suoi valori nutrizionali devi andare al supermercato dotato di calcolatrice e fare i calcoli per sapere quanto stai ingerendo di questo o quell’altro!! Per l’esenzione delle indicazioni in etichetta ad alcune bevande alcoliche, mettiamo che sia il vino…  chi se ne frega se i consumatori continueranno a non sapere che cosa usano i vignaioli per renderlo quello che e’ e per sapere se bevendo una bottiglia o mezza bottiglia e’ come se ci si facesse un chilo di spaghetti o di carne di maiale.
L’importante, per il ministro Fazio, e’ che i produttori continuino a fare quello che vogliono e che non spendano un centesimo in piu’ per meglio informare i consumatori. Quanto approvato in Consiglio a Bruxelles e’ un accordo politico in prima lettura, quindi ci sara’ un’ulteriore sessione del Consiglio e poi il Parlamento europeo. Vedremo quando il tutto sara’ obbligatorio come si contorcera’ la legislazione italiana per evitare di farvi fede, oppure vedremo i produttori che, come per le quote latte, verseranno migliaia di confezioni di prodotti sulle autostrade pur di non ottemperare alle direttive comunitarie. Poi c’e’ qualcuno che si domanda se l’Italia e’ in Europa o meno… (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Etichette prodotti dietetici

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2010

Quante promesse ci arrivano dalla pubblicità dei prodotti dietetici! L’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, ha bocciato buona parte delle indicazioni salutistiche riportate nelle etichette dei prodotti dietetici. Le lacune segnalate includevano, ad esempio: l’impossibilità di identificare la sostanza specifica su cui è basata l’indicazione; la mancanza di prove che l’effetto indicato sia davvero benefico per mantenere o migliorare la funzionalità organica; la mancanza di precisione relativa all’indicazione sulla salute (ad esempio indicazioni riferite a termini come “energia” e “vitalità”); la mancanza di studi condotti sull’uomo con misurazioni affidabili del rivendicato effetto benefico sulla salute. Il parere interessa una buona parte delle 808 indicazioni salutistiche riportate nelle etichette. Insomma, per una persona in salute e’ necessaria una corretta alimentazione e un po’ di moto. Il resto, come si e’ visto, fa parte delle promesse. (fonte Aduc)

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Etichette alimentari più chiare per i consumatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Strasburgo Parlamento europeo 14/6/2010 (attività legislativa dal 14/6 al 18/6) In conseguenza del costante aumento di obesità e diabete, malattie che colpiscono sempre più cittadini europei, il Parlamento voterà su alcune modifiche sostanziali da apportare alle norme di etichettatura alimentare, per permettere ai consumatori di fare scelte più consapevoli. I deputati vogliono inoltre evitare un eccesso d’informazioni per i consumatori e oneri eccessivi per l’industria alimentare, in particolare per le PMI.

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Nuove etichette per elettrodomestici e altri prodotti

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 Mag 2010

Con il voto dei deputati, di mercoledì, le etichette poste sugli elettrodomestici come frigoriferi, lavatrici e forni dovranno fornire maggiori informazioni sul consumo energetico. Il Parlamento ha approvato un nuovo formato per l’etichetta di efficienza energetica dell’Unione europea che aggiunge alcune classi “più” alla comune scala dei colori. In futuro, qualsiasi pubblicità su promozioni dei prezzi o efficienza degli elettrodomestici, dovrà indicare la classe energetica del prodotto.   Con la nuova legislazione, il formato dell’etichetta tiene conto di tre nuove categorie energetiche che riflettono il progresso tecnologico, ma continua a mantenere fermo a 7 il numero totali delle classi. L’attuale scala va da “A” a “G”, in futuro potrà evolvere come segue:   – Se un nuovo prodotto consuma meno energia di quelli già disponibili, la classificazione è rivista in “A+” per cui la classe di minore efficienza energetica diventerà “F”  – Se un nuovo prodotto consuma ancora meno energia di quelli già disponibili, la classificazione sarà rivista in “A++” e la classe di minore efficienza energetica sarà “E”  – Infine, se un nuovo prodotto consuma ancora meno energia di quelli già disponibili, la classificazione sarà rivista in “A+++” mentre la classe di minore efficienza energetica sarà “D”  La scala cromatica – dal verde scuro per i dispositivi a maggiore efficienza energetica al rosso per quelli minore funzionalità – sarà adeguata di conseguenza così da avere la maggior efficienza segnalata con il verde scuro e la più bassa con il rosso.  La classe energetica e il dispositivo specifico da etichettare saranno determinati da un gruppo di lavoro della Commissione europea. Qualsiasi pubblicità che citi il consumo di energia o il prezzo di un modello specifico di un elettrodomestico deve indicarne anche la classe energetica. La réclame con queste ulteriori informazioni dovrebbe aiutare il consumatore a compiere una scelta basata sul potenziale risparmio energetico, in funzione di un taglio alla bolletta nel lungo periodo.  Disposizioni analoghe saranno applicate a qualsiasi documentazione tecnica come manuali e opuscoli di produzione, siano essi cartacei o consultabili in internet.

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Etichette più chiare per il Made in Italy

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2010

La nuova normativa sul “made in Italy” punta a valorizzare il lavoro delle aziende che realizzano la loro produzione interamente in Italia e puntano a sottolineare la qualità, lo stile, l’inventiva e l’immagine dei loro prodotti e, in particolare, mira a rafforzare la tutela del consumatore, evitando qualsiasi fraintendimento sull’effettiva origine del prodotto. I settori che potranno avvalersi dell’indicazione dell’origine interamente italiana dei prodotti (ad es., “100% made in Italy”) sono potenzialmente infiniti: dalle calzature agli accessori per la moda, dall’ arredamento (mobili, sedie, parquet ecc.), agli alimentari, dall’intimo agli abiti da sposa, dai cosmetici ai giocattoli, dagli arredi alle rubinetterie, dalle ceramiche d’arte ai gioielli, e molti altri ancora. “Siamo il secondo Paese industriale manifatturiero d’Europa, ma anche il primo in Europa nella graduatoria dei prodotti Dop e Igp (con 182 prodotti certificati) e il secondo al mondo per numero di brevetti registrati”, ha affermato il ministro delle Politiche europee, Andrea Ronchi intervenendo il 23 novembre 2009 ad un convegno sul “made in Italy”. Dossier “Etichette più chiare per il Made in Italy”

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Dolci made in Sicily

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2009

“Gli Indipendentisti di lu Frunti nazziunali sicilianu “Sicilia indipinnenti” esprimono il massimo sdegno e  la loro condanna morale e politica  per quelle industrie dolciarie italiane e/o  per quelle  “catene commerciali” del settore ,- prevalentemente  con sedi   nel Nord-Italia,-  che hanno approfittato della maggiore richiesta, propria del periodo festivo,- per immettere sul mercato panettoni ed altri prodotti con etichette e confezioni ingannevoli.  Ha dichiarato, in proposito, il Segretario Politico di lu Frunti Nazziunali Sicilianu “Sicilia Indipinnenti”  Giuseppe SCIANO’: ” Quello che ci preme evidenziare è la esigenza  che questo allarmante cumulo di reati   insegni qualcosa a tutte le famiglie ai  Consumatori Siciliani e Meridionali che vivono nell’adorazione di tutto ciò che viene dal Nord-Italia.” “E che si affannano ad adeguarsi  anche alle  tradizioni estranee alla nostra cultura. E quel che è peggio anche alle tradizioni dolciarie e culinarie per le quali la Sicilia ed il Sud vantano dei primati riconosciuti in tutto il Mondo.” ” Ci riferiamo a quanti dei  nostri Conterranei siano oggetti passivi e  rassegnati della  “cultura ufficiale” dominante. E colonizzante. A quanti, purtroppo,  soffrono di un complesso di inferiorità che si concretizza poi nell’acquisto di tutto ciò che viene appunto… “di ddraffòra”. ” Anche se – ci teniamo a puntualizzarlo- non vogliamo generalizzare e riconosciamo che esistono pure le Aziende dolciarie italiane che agiscono con correttezza e nel massimo della legalità.”  Il Segretario FNS che ha poi rinnovato l’invito dell’FNS- rivolto  soprattutto ai  Consumatori Siciliani (ma non solo a questi )- di preferire i dolci propri delle ultramillenarie tradizioni natalizie siciliane, che sono apprezzati in tutto il Mondo e che sono  testimonianza e garanzia di Cultura e di buon gusto”.

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Etichette per frutta e verdura

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2009

Le etichette per frutta e verdura sono obbligatorie. Nel cartellino esposto  vanno indicati: 1. Prezzo. 2. Varieta’ (es. mele golden). 3. Categoria. Sono tre: extra, 1 e 2. 4. Provenienza. Obbligatoria l’indicazione dello Stato (es. Italia), facoltativa quella di una regione o zona (es. Sicilia o Cilento). Chi non adempie a tale obbligo e’ soggetto alla sanzione amministrativa che va da 350 a 15.500 euro. All’obbligo di etichettatura non sono tenuti i coltivatori che vendono direttamente al consumatore. “Da una nostra indagine a Roma – comunica l’associazione consumatori Aduc – abbiamo riscontrato il rispetto della norma nella grande distribuzione organizzata, mentre lascia a desiderare quella nella piccola distribuzione, cioè nei cosiddetti mercati rionali. Non comprendiamo, inoltre, il motivo della esenzione dell’obbligo delle etichette per i coltivatori diretti, cioe’ di coloro che un tempo si chiamavano contadini e oggi imprenditori agricoli. La domanda la rivolgiamo al ministro alle Politiche Agricole, Luca Zaia, il quale occupa il suo tempo proponendo la dicitura dell’etichetta anche in dialetto. Sarebbe opportuno che si impegnasse a far rispettare la legge in vigore e tutelasse i consumatori e agricoltori, imponendo l’obbligo delle etichette anche ai contadini, ovvero agli imprenditori agricoli.

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Etichette alimentari in dialetto e italiano?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2009

Il ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, voce autorevole nel settore e quindi da prendere sempre in seria considerazione qualunque cosa dica, oggi, durante la trasmissione TvKlausCondicio, ha fatto sapere di avere intenzione di rendere obbligatorio, sulle etichette alimentari, la dicitura in italiano e nello specifico dialetto, per cui -secondo il nostro ministro- dovrebbero esserci indicazioni di questo tipo: radicchio di Treviso / radicio de Treviso; focaccia ligure / fugassa; il pane biscottato campano /fresella; gli gnocchi sardi / malloreddus. Che ci siano dei produttori che per meglio specificare il proprio prodotto usano termini dialettali, non e’ una novita’: ovunque si trovano freselle e malloreddus (come li chiamano a Cagliari, mentre a Sassari gli identici gnocchetti li chiamano cicciònese… chissa’ quale dovrebbe essere obbligatorio…). Ed e’ altrettanto noto a chiunque produca usando un termine gergale per l’etichetta che, o si tratta di un marchio su cui si investono milioni per farlo conoscere, oppure ci si limita ad un mercato territorialmente ristretto. Ognuno e’ libero e valuta alla bisogna. Altro e’ cio’ che ha intenzione di fare il ministro Zaia, cioe’ l’obbligatorieta’: cioe’ tutti i produttori sono condannati o ad investire milioni sui propri marchi o ad essere aziende con mercati limitati.  Su questa storia del dialetto, se si va oltre la tradizionale boutade estiva per tenere le pagine dei giornali, si corre il rischio di farsi male. Se, come auspica il ministro Zaia, il dialetto fosse reso obbligatorio a scuola, avremo schiere di ragazzi che parleranno un italiano stentoreo, un presunto buon dialetto e continueranno ad essere gli ultimi in Europa a conoscere l’inglese. E comunque, visto che se volessero diventare produttori di alimentari sarebbero obbligati ad altrettanta etichetta in dialetto, non ne avrebbero grande nocumento linguistico, ma sicuramente dovrebbero limitarsi al mercato locale. Altro che Pmi (piccole e medie imprese) coi loro giganteschi problemi proprio perche’ Pmi, il nostro ministro auspica un’economia legata al quartiere (i dialetti sono diversi anche da quartiere a quartiere nel medesimo centro abitato). Altro che “made in Italy”, il ministro del Governo sta lavorando per il “made in Forcella”, “made in San Frediano”, “made in Testaccio”, “made in Niguarda”, “made in Mirafiori”, etc.

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Brindo diVino a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2009

18 giugno alle ore 18 presso Vinoforum (Lungotevere Maresciallo Diaz) presentazione di Brindo diVino, il progetto-community promosso da Gruppo Mercurio in collaborazione con AIS e con il patrocinio della Regione Lazio per chi ama e “vive” il vino a Roma. Parteciperanno: l’On. Daniela Valentini, Assessore regionale all’agricoltura, Luciano Mallozzi, Docente sommelier dell’AIS e volto televisivo del TG5 Gusto, Veronica Marica, Vice Presidente di Gruppo Mercurio. Nel corso dell’incontro saranno presentati i dati del primo “panel” sui consumatori di vino a Roma, su come viene vissuto il consumo, sugli atteggiamenti di acquisto e sul livello di conoscenza che i consumatori hanno del prodotto e della qualità. Brindo diVino (che coinvolge più di 300 etichette ed oltre 60 cantine) nasce come progetto di Gruppo Mercurio finalizzato alla divulgazione della cultura del vino e della sua accessibilità (sia economica che in termini di conoscenza ed informazione), attraverso numerosi strumenti per conoscere il vino: incontri di degustazione insieme ai sommeliers dell’AIS, visite guidate presso alcune delle più importanti cantine del centro italia, pubblicazioni, personale formato ed informato. Brindo diVino ha creato all’interno dei supermercati a marchio SIDIS e Ser Franco delle vere e proprie enoteche, spazi con una ampia scelta di etichette ma anche con informazioni dettagliate per permettere al cliente di scegliere in modo consapevole.  Oggi Brindo diVino diventa però qualcosa di più, trasformandosi in una vera e propria community riunitasi attorno al sito http://www.brindodivino.it , con un blog molto seguito, con le pillole video “I Consigli di Luciano Mallozzi” e con decine di iniziative, incontri, visite guidate, che coinvolgono centinaia di romani attenti al mondo del vino, pur non essendo esperti professionisti.

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