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Individuato il “cuore pulsante” dell’Etna

Posted by fidest press agency su domenica, 23 maggio 2021

Un funzionamento simile a quello di un cuore pulsante, con un serbatoio magmatico più profondo che ne alimenta costantemente uno più superficiale, dove i gas pressurizzano dando origine alla raffica di fontane di lava: è il risultato del modello elaborato per l’Etna da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), appena pubblicato sulla rivista scientifica ‘Applied Sciences’. Lo studio, dal titolo “Combining high- and low-rate geodetic data analysis for unveiling rapid magma transfer feeding a sequence of violent summit paroxysms at Etna in late 2015”, si è concentrato su una serie di quattro fontane di lava che hanno interessato il cratere Voragine del vulcano siciliano nel dicembre del 2015. Gli scienziati hanno analizzato le deformazioni del vulcano per risalire alle sorgenti magmatiche delle sequenze delle violente eruzioni, per comprenderne le dinamiche e definire il sistema di alimentazione dell’Etna in grado di produrre un così rapido accumulo e violento rilascio del magma.“La nostra analisi dei dati di deformazione del suolo, ottenuti utilizzando dati ad alta frequenza tilt e GNSS (Global Navigation Satellite System) e immagini satellitari DInSAR (Differential Interferometric Synthetic Aperture Radar), ha riguardato un periodo di 12 giorni comprendente l’intera sequenza eruttiva del dicembre 2015”, spiega Alessandro Bonforte, ricercatore dell’INGV e primo autore dell’articolo. “Tali misurazioni ci hanno permesso di definire le complesse interazioni tra le diverse zone di stoccaggio in cui è stato temporaneamente immagazzinato il magma eruttato con i parossismi”.Lo studio ha consentito di definire le dinamiche e le velocità di trasferimento del magma da una camera magmatica profonda a una più superficiale. Lì il magma, ricco di gas, staziona temporaneamente accumulando pressione.“La sorgente di pressurizzazione profonda fornisce magma ricco di gas a un serbatoio più ‘superficiale’ situato a una profondità di circa 1,5/2 km”, spiega Bonforte. “Quando la pressione del gas supera quella di contenimento delle rocce si verifica l’eruzione violenta sotto forma di parossismo. Questo meccanismo combinato di due livelli di ‘stoccaggio’ del magma a diverse profondità rappresenta, dunque, il possibile ‘motore’ delle sequenze di eventi così rapidi e violenti”.Tali parossismi drenano non soltanto il materiale magmatico accumulato nel serbatoio più superficiale, ma anche parte di quello che staziona nel resto del sistema di alimentazione del vulcano, con tasso eruttivo di oltre 300 metri cubi al secondo. Viceversa, quando la pressione del gas diminuisce, il parossismo si arresta, diciamo che la valvola si chiude, e il serbatoio più profondo (situato a circa 6 km di profondità) inizia nuovamente a ricaricare quello superficiale, così come il flusso sanguigno nel cuore che viene pompato dall’atrio al ventricolo e poi dal ventricolo all’esterno del cuore. Link all’articolo: https://www.mdpi.com/2076-3417/11/10/4630

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Etna: Terzo episodio parossistico in tre giorni

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2021

Catania. Nella mattinata del 19 febbraio 2021 è avvenuto il terzo episodio eruttivo parossistico al Cratere di Sud-Est dell’Etna in altrettanti giorni, dopo un tempo di quiete durato circa 35 ore. Preceduto da un trabocco lavico dalla bocca orientale sul versante est del cono iniziato poco prima delle 9 della mattina, contemporaneamente a una graduale intensificazione dell’attività esplosiva, la fase di fontane di lava è iniziata verso le ore 10:00 e ha generato una densa nube eruttiva carica di cenere e lapilli.
Questa nube, che si è alzata per diversi chilometri sopra la cima del vulcano, attraverso la spinta del vento in direzione sud-est ha determinato ricadute di materiale piroclastico negli stessi luoghi già interessati dal parossismo precedente, i cui comuni principali si individuano in Zafferana Etnea e Acireale.Dalla bocca orientale del Cratere di Sud-Est sono state emesse diverse colate di lava che ancora una volta hanno interessato le aree a est, verso il fondo della Valle del Bove, a nord-est e a sud-est. Alle ore 9:53 si è attivata anche la cd. “bocca della sella”, ovvero la bocca posta sul fianco meridionale del Cratere di Sud-Est, che ha prodotto alte fontane di lava e un trabocco lavico diretto verso sud-ovest.In prossimità delle ore 11:00 della mattina del 19 febbraio, l’attività di fontana di lava è rapidamente diminuita e cessata, seguita da un intervallo di emissione di cenere. Come negli episodi precedenti, con la fine delle fontane di lava rapidamente si è rilevata la diminuzione dell’ampiezza del tremore vulcanico e dei segnali infrasonici. Le colate laviche, benché non più alimentate, si sono espanse ancora per alcune ore. Sul cono del Cratere di Sud-Est sono continuate frequenti frane di materiale incandescente e rotolamenti di blocchi, in particolare da una zona sul fianco sud-orientale. L’attività dell’Etna è costantemente monitorata dall’Osservatorio Etneo dell’INGV di Catania. Durante il corso della giornata sono stati effettuati sopralluoghi dal personale dell’Osservatorio Etneo nell’area interessata per prelevare campioni dei prodotti emessi, durante il parossismo odierno, al fine di analizzarli in laboratorio. (foto copyright fonte: Osservatorio Etneo dell’INGV (INGV-OE)

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Etna: Nuovo parossismo dal Cratere di Sud-Est

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

Nel tardo pomeriggio di ieri si è verificato un nuovo episodio parossistico dell’attività vulcanica dell’Etna, con generazione di alte fontane di lava e la formazione di numerose colate propagatesi verso la desertica Valle del Bove, sul versante orientale del vulcano. La colonna eruttiva generata dal fenomeno ha inoltre determinato la ricaduta di cenere e lapilli nel settore meridionale del vulcano. I crateri sommitali dell’Etna sono stati, nelle ultime settimane, sede di una quasi continua attività esplosiva in particolare al Cratere di Sud-Est.Negli ultimi giorni, infatti, le bocche presenti nel settore orientale del Cratere di Sud-Est del vulcano mostravano una vivace attività stromboliana, che ha portato alla rapida crescita di un cono di scorie, a monte di un ripido pendio. Fra le ore 16:00 e 17:00 del pomeriggio del 16 febbraio si è osservato un progressivo aumento dell’attività esplosiva, accompagnato ripetutamente dallo scivolamento di materiale incandescente sul versante orientale del cono. Alle 17:03 è avvenuto un collasso più voluminoso sul fianco orientale del cono, che ha generato un flusso piroclastico che ha percorso circa 1.5 km sulla ripida parete occidentale della Valle del Bove. Pochi minuti dopo l’attività esplosiva al Cratere di Sud-Est è rapidamente aumentata producendo fontane di lava alte diverse centinaia di metri. Simultaneamente, una colata di lava si riversava nell’area interessata dal flusso piroclastico raggiungendo il fondo della Valle del Bove nell’arco di circa 15 minuti.L’attività vulcanica ha prodotto anche diversi flussi lavici più piccoli, che si sono spinti sempre sul versante occidentale della Valle del Bove.La colonna eruttiva determinata dal parossismo e carica di cenere e lapilli si è alzata di alcuni chilometri sopra la cima del vulcano e, spinta dal vento verso sud, ha causato ricadute del materiale piroclastico sui centri abitati fino a Catania e nel siracusano, a decine di chilometri di distanza dall’Etna.Poco prima delle ore 18:00, la fontana di lava è diminuita rapidamente in altezza e alle ore 18:00 il parossismo era sostanzialmente terminato. Successivamente, per circa mezz’ora, è continuata una debole emissione di cenere mentre le colate di lava mostravano un lento avanzamento. Dalle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza è evidente come il cono di scorie cresciuto sulle bocche orientali del Cratere di Sud-Est sia stato distrutto durante il parossismo.Gli episodi parossistici sono un fenomeno tipico dell’attività eruttiva recente dell’Etna. Dal 1977 ad oggi sono avvenute centinaia di episodi simili a quello di oggi, tra cui l’eccezionale sequenza di 66 parossismi fra gennaio ed agosto 2000, e una cinquantina di parossismi fra il 2011 e il 2013.
L’attività dell’Etna è costantemente monitorata dall’Osservatorio Etneo dell’INGV di Catania. In serata, personale dell’Osservatorio Etneo dell’INGV si è recato nell’area interessata per prelevare campioni dei prodotti emessi durante il parossismo odierno. (fonte: Fonte: OE-INGV” foto in copyright)

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Il limone dell’Etna

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Il Limone dell’Etna è diventato IGP. Un traguardo ambizioso e meritato per questo agrume dalle caratteristiche uniche, coltivato da più di un secolo e con un legame fortissimo con il suo territorio di produzione.Il CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura ha messo a punto il dossier scientifico a supporto della candidatura, conducendo una sperimentazione sulle due principali varietà di limone coltivate nell’area etnea (Femminello zagara bianca e Monachello) per dimostrarne le proprietà qualitative e nutraceutiche (concentrazioni elevate di acido citrico e di polifenoli) nonché l’elevata attività antiossidante (Vitamina C,) che contribuisce a contrastare lo stress ossidativo e a proteggere la nostra salute. I risultati, pubblicati nella rinomata rivista internazionale Food Research International (Food Research International, 74, 250–259, 2015) , evidenziano come la spiccata qualità dei frutti di «Limone dell’Etna» sia da attribuire allo sviluppo e alla maturazione in un ambiente pedoclimatico molto specifico, con suoli di matrice vulcanica, tipici delle aree prossime al vulcano Etna e con un clima mitigato dal mare. Ma, oltre al vulcano ed al mare, a rendere così speciale questo agrume è la particolare tecnica colturale, presente in questo areale e adottata dai produttori locali dall’inizio del secolo scorso: si tratta della ‘forzatura’ o ‘secca’, che permette una produzione estiva dei frutti, forzando la pianta a fiorire in estate per poi dare i frutti nel periodo da maggio a settembre dell’anno successivo. Non irrigando durante il mese di giugno–luglio si induce nella pianta uno stress idrico. Dopo tale periodo, attraverso crescenti irrigazioni e concimazioni eccitanti a base di azoto, si risveglia la pianta dal letargo indotto e si provoca una seconda fioritura che andrà a frutto l’anno successivo. I frutti ottenuti con questa tecnica vengono chiamati ‘verdelli’ e, non a caso, sono i più ricchi in antiossidanti.

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Mappa delle zone a maggiore pericolosità sismica delle faglie dell’Etna

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Il 26 dicembre 2018 una scossa sismica di magnitudo Mw 4.9 ha interessato il fianco sud-orientale dell’Etna, causando ingenti danni alle zone urbane di nove comuni etnei.Su impulso del Commissario Straordinario designato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la ricostruzione dell’area etnea, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha messo a disposizione l’esperienza di ricercatori altamente specializzati nel rilevamento geo-strutturale e nella pianificazione territoriale di aree vulcano-tettoniche attive, per l’elaborazione di una mappa statica ed interattiva (WebGIS) delle “microzone omogenee” delle faglie etnee attivate dal sisma del 2018, pubblicata nei giorni scorsi dal Commissario (https://commissariosismaareaetnea.it/). La mappa è frutto del lavoro di un team di esperti coordinato da Marco Neri, ricercatore dell’INGV in comando presso la Struttura Commissariale, e composto anche da geologi del Genio Civile di Catania e dell’Agenzia Invitalia. Nella mappa si individuano sia le faglie che si sono attivate in occasione del sisma, sia le zone di maggiore pericolosità sismica nel territorio, distinguendole in Zone di Attenzione (ZAFAC), Zone di Suscettibilità (ZSFAC) e Zone di Rispetto (ZRFAC). Il team di ricercatori e professionisti individuati dal Commissario ha lavorato confrontando i rilievi geostrutturali di terreno con i numerosi studi (aerofotogrammetrici, geofisici, satellitari) pubblicati su riviste scientifiche nazionali ed internazionali e avvalendosi, inoltre, dei dati acquisiti dal gruppo specializzato EMERGEO dell’INGV. Tutte le fasi dello studio sono state condivise con il Dipartimento della Protezione Civile nazionale e della Regione Siciliana.“Questa esperienza è stata particolarmente importante”, ha dichiarato Carlo Doglioni, Presidente dell’INGV “giacché la ricerca scientifica è stata letteralmente “applicata” al territorio, traducendo in una forma comprensibile alcune attività di studio estremamente complesse e condotte dall’INGV, offrendole a tutta la popolazione con risvolti di grande utilità pubblica”.“Si tratta di un risultato importante ed imprescindibile per la Struttura Commissariale e per le popolazioni terremotate, poiché consente di procedere rapidamente ed in sicurezza alla ricostruzione del territorio interessato dal sisma”, ha dichiarato il Commissario Salvatore Scalia. “Le persone sono consapevoli della pericolosità geo-vulcanologica e sismica dell’Etna, ma il sisma del 26 dicembre 2018, diversamente da altri eventi del passato, ha prodotto anche una vistosa “fagliazione superficiale” del territorio che è stato possibile mappare con precisione, delle vere e proprie spaccature del terreno che si sono propagate anche nelle aree urbanizzate, danneggiandole gravemente”, ha proseguito Marco Neri.

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Mapping of the “homogeneous microzones” of the faults activated by the earthquake of 26 December 2018

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

On December 26, 2018, an earthquake of magnitude Mw 4.9 affected the south-eastern flank of Etna, causing extensive damage to the urban areas of nine Etna municipalities.
At the instigation of the Extraordinary Commissioner designated by the Presidency of the Council of Ministers for the reconstruction of the Etna area, the National Institute of Geophysics and Volcanology (INGV) has made available the experience of highly specialized researchers in geo-structural survey and territorial planning of active volcano-tectonic areas, for the development of a static and interactive map (WebGIS) of the “homogeneous microzones” of the Etnean faults activated by the 2018 earthquake, published in recent days by the Commissioner (https://commissariosismaareaetnea.it/).
The map is the result of the work of a team of experts coordinated by Marco Neri, INGV researcher in command at the Commissioner Structure, and also composed of geologists from the Civil Engineering Department of Catania and the Invitalia Agency. The map identifies both the faults that were activated during the earthquake, and the areas of greatest seismic danger in the territory, distinguishing them in Zones of Attention (ZAFAC), Zones of Susceptibility (ZSFAC) and Zones of Respect (ZRFAC).
The team of researchers and professionals identified by the Commissioner worked by comparing the geostructural land surveys with the numerous studies (aerial photogrammetric, geophysical, satellite) published in national and international scientific journals and also making use of the data acquired by the specialized group EMERGEO of the INGV. All the phases of the study were shared with the National Civil Protection Department and the Sicilian Region.
“This experience was particularly important”, declared Carlo Doglioni, President of INGV, “since scientific research has been literally ‘applied’ to the territory, translating into an understandable form some extremely complex study activities conducted by the INGV, offering them to the whole population with implications of great public utility”.
“This is an important and essential result for the Commissioner Structure and for the population affected by the earthquake, as it allows for the rapid and safe reconstruction of the territory affected by the earthquake”, declared Commissioner Salvatore Scalia. “People are aware of the geo-volcanological and seismic danger of Etna, but the earthquake of December 26, 2018, unlike other events in the past, also produced a striking ‘superficial faulting’ of the territory that it was possible to map with precision. These are real cracks in the ground that have also spread to urbanized areas, seriously damaging them”, continued Marco Neri.In these cases, therefore, for an optimal management of the territory, it is necessary to take into account not only the “shaking” generated by the earthquake but, also, to consider the existence of surface fractures that have produced a permanent deformation of the soil and which therefore affect the choices to be made in planning the reconstruction.
For the best possible knowledge and dissemination of the results achieved by the important work, the map has been published on the Commissioner’s website and some contents have been digitized, simplified and made available also through a WebGIS application and a graphic processing of immediate understanding and easily accessible by any IT support, including common smartphones. The WebGIS allows you to “navigate” on the territory by choosing between different types of geographical display, highlighting the faults and dangerous areas and identifying the position of a specific site of interest, such as your home, simply by typing its address in the appropriate box of the app.The interactive map will eventually be updated as the further results of the geological and geophysical investigations envisaged by the Commissioner are acquired for each individual application for the reconstruction contribution. “The map is important both for the management of the current phase of reconstruction of the earthquake areas and for the future territorial planning of the sites concerned”, concluded Commissioner Scalia.

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Un gravimetro atomico installato sull’Etna

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

É stata completata, all’interno dell’Osservatorio Vulcanologico di Pizzi Deneri, a quota 2800 metri nel versante Nord dell’Etna, l’installazione del gravimetro AQG (Absolute Quantum Gravimeter). L’installazione, coordinata da Daniele Carbone e Filippo Greco, ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), è stata realizzata da un team specializzato dell’INGV e della Muquans nell’ambito del progetto europeo NEWTON-g (NEW TOols for terraiN Gravimetry). “L’applicazione della gravimetria sui vulcani permette di stimare le variazioni di massa che possono avvenire, per esempio, durante la risalita del magma verso la superficie”, afferma Daniele Carbone. “Il gravimetro AQG, prodotto da Muquans, partner del progetto NEWTON-g, è il primo gravimetro quantico ad essere installato su un vulcano attivo e ci permette di stimare, con estrema precisione, il valore assoluto dell’accelerazione di gravità, cioè l’accelerazione che un corpo subisce quando è in caduta libera. La performance dell’AQG durante i primi giorni di acquisizione in continuo”, prosegue il ricercatore, “è stata migliore delle aspettative, nonostante l’alto livello di tremore vulcanico che caratterizza il sito di installazione. Sulla base dei primi dati acquisiti ci aspettiamo la possibilità di rilevare variazioni di gravità con ampiezze dell’ordine di qualche microgal che si sviluppano su scale temporali comprese tra qualche ora e diversi mesi/anni”. Alfio Messina e Danilo Contrafatto, tecnici dell’INGV, aggiungono che “per fornire l’alimentazione necessaria al funzionamento in continuo dello strumento, dato che l’Osservatorio di Pizzi Deneri non è connesso alla rete elettrica, è stato messo a punto un sistema basato su pannelli solari e un generatore diesel che sfrutta un sofisticato modulo di controllo per la gestione delle fonti di energia e del sistema di accumulo. L’Etna”, conclude Carbone, “si conferma, per la seconda volta, un ‘laboratorio’ di sperimentazioni pionieristiche in ambito gravimetrico, dopo l’installazione di tre gravimetri di altissima precisione avvenuta tra il 2014 e il 2016”. I dati prodotti dai gravimetri in acquisizione continua permettono di integrare e completare l’informazione fornita dalla rete multiparametrica permanente dell’Etna, che viene utilizzata, soprattutto, per la valutazione rapida dei cambiamenti nello stato di attività del vulcano.

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Il movimento del fianco orientale del Monte Etna

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Lo scivolamento del fianco orientale dell’Etna agisce come una valvola che favorisce o inibisce le eruzioni nel settore immediatamente a monte; la variazione della velocità di scivolamento stesso può essere considerata come una sentinella per eventuali eruzioni parossistiche e/o processi di intrusione di magma. Questo il risultato raggiunto nello studio appena pubblicato sulla rivista statunitense Geology dal titolo “Flank sliding: A valve and a sentinel for paroxysmal eruptions and magma ascent at Mount Etna, Italy”, frutto del lavoro di un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) “Attraverso un approccio multidisciplinare che ha visto l’utilizzo del telerilevamento SAR, del GPS e della tomografia sismica”, spiega Giuseppe Pezzo, autore della ricerca, “abbiamo analizzato le deformazioni del suolo nell’area etnea relative all’evento eruttivo del 24 dicembre 2018 e all’evento sismico avvenuto due giorni dopo, il 26 dicembre”. “In particolare”, prosegue il ricercatore, “l’interferometria satellitare SAR, attraverso l’uso di immagini satellitari radar, ci ha permesso di ottenere mappe delle deformazioni del suolo di tutta l’area etnea. Le misure ottenute sono state integrate con quelle provenienti dalla rete GPS, che misura in maniera continua i movimenti del vulcano. Infine, con la tomografia sismica, attraverso lo studio delle onde sismiche, è stata ricostruita la struttura al di sotto dell’edificio vulcanico. Questa complessa analisi multidisciplinare ha evidenziato come il continuo movimento del fianco orientale dell’Etna ha favorito, nel tempo, l’intrusione di magmi nell’area immediatamente a monte il collasso stesso, nelle zone di frattura note come Rift di Nord-Est e di Sud dell’area sommitale del vulcano. La geometria e l’ubicazione di questi volumi di magma appare coerente con antiche strutture tettoniche, messe in evidenza dai dati di tomografia sismica, che dislocano la crosta sotto l’edificio vulcanico favorendo la risalita di magmi verso la superficie”.“Le risalite magmatiche”, prosegue Mimmo Palano, coautore della ricerca, “a causa delle pressioni interne dei magmi, provocano un allargamento di diversi metri di tutto l’edificio vulcanico e imprimono un’accelerazione al movimento del fianco orientale”. “Questa accelerazione” conclude Claudio Chiarabba, coautore della ricerca”, determina, a sua volta, due effetti: provoca eventi sismici lungo le faglie che bordano il fianco instabile (come, ad esempio, il sisma del 26 dicembre 2018 di magnitudo pari a 4.9 lungo la faglia della Fiandaca), e genera una depressurizzazione della parte interessata dall’eruzione arrestando la stessa”.

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Nuova attività dell’Etna

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

Le stazioni di monitoraggio dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV-OE) hanno registrato, a partire dalle ore 21:00 locali del 29 maggio 2019, un incremento dell’ampiezza del tremore vulcanico che ha raggiunto il suo massimo alle ore 03:50 del 30 maggio. Tale fenomenologia ha preceduto l’apertura, ad una quota di circa 3.150 m s.l.m., di una fessura eruttiva in corrispondenza della base settentrionale del Nuovo Cratere di Sud Est. Da questa fessura, a partire dalle ore 03:20, viene emessa una colata lavica che si sta sviluppando lungo la parete occidentale della Valle del Bove. Il fronte lavico più avanzato di questa colata alle ore 10:15 si attestava a circa 2.050 m di quota.A partire dalle ore 05.35, la rete di telecamere di sorveglianza ha mostrato l’apertura di un’altra fessura eruttiva localizzata alla base sud-orientale del Nuovo cratere di Sud Est ad una quota di circa 3.050-3.000 m s.l.m.Questa fessura è interessata da una debole attività esplosiva e dall’emissione di una colata lavica che si sta espandendo lungo la parete occidentale della Valle del Bove in direzione di Serra Giannicola Grande, sovrapponendosi in parte sulla colata lavica del 24-27 dicembre 2018. Il fronte lavico più avanzato alle ore 10:15 si attestava ad una quota di circa 2.260 m s.l.m.Durante questa fase eruttiva il Nuovo Cratere di Sud Est sta producendo una nube vulcanica con ricaduta di cenere nel versante Nord Est dell’Etna.Attualmente è in corso in area sommitale un sopralluogo da parte del personale INGV-OE.

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Nuova attività dell’Etna

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

Catania. Dalle ore 08:50 locali di ieri è in corso un intenso sciame sismico sul vulcano Etna. Nelle prime tre ore sono avvenute oltre 130 scosse sismiche, le maggiori delle quali sono state di magnitudo Ml = 4.0 (alle ore 13:08, localizzata nella zona di Piano Pernicana, fianco NE del vulcano, a 2 km profondità e 6 km a W di Zafferana Etnea) e Ml 3.9 (localizzata nella zona di Monte Palestra fianco NO del vulcano).L’attività sismica è stata accompagnata da un graduale incremento del degassamento dall’area craterica sommitale, inizialmente con sporadiche emissioni di cenere emesse dalla Bocca Nuova e dal Cratere di Nord-Est, che sono culminate alle ore 12.00 circa in un denso e continuo pennacchio di cenere scura. Dopo circa cinque minuti è iniziata un’intensa attività stromboliana localizzata alla base meridionale del Nuovo Cratere di Sud-Est, probabilmente scaturita da una fessura eruttiva. Contemporaneamente l’attività stromboliana è ulteriormente incrementata anche alla Bocca Nuova e al Cratere di Nord-Est.Alle ore 12.01 locali la Sala Operativa dell’Osservatorio Etneo (OE-INGV) ha diramato il comunicato VONA ROSSO per emissione di cenere, indirizzato alle autorità aeronautiche.Le reti geodediche GPS e clinometriche mostrano vistose deformazioni dell’area sommitale.L’Osservatorio Etneo sta continuamente monitorando l’evolversi dei fenomeni in stretto contatto con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e tutte le Autorità di Protezione Civile.

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Mostra “La Storia. La Luce. I Colori. L’Etna”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Taormina Domenica 16 settembre alle 19,00 l’appuntamento è sulla terrazza dell’Art -Hotel Vello D’Oro alla presenza di Vittorio Sgarbi. In uno scenario spettacolare, con il tramonto sull’Etna, diversi artisti ricorderanno la figura del Maestro Cuscona, che concepì l’Hotel interamente come uno spazio d’arte. La serata avrà protagonisti gli attori Elio Crifò (nelle vesti di presentatore),Annalisa Picconi,Valentina Martino Ghiglia, Francesca Romana Miceli Picardi, il chitarrista Jakob Fischer, gli artisti figurativi Aykut Saribas e il gruppo danese GYRR che per l’occasone dedicherà a Giuseppe Cuscona l’opera scultorea ”Pancrazio”: presenterà l’opera lo storico d’arte danese Ole Villadsen. Coordinatrice delle iniziative: Tamako Sakiko Chemi.
Direzione artistica : Maria Brigida Cuscona.
Gli spazi espositivi, che nelle architetture richiamano alla memoria quelle di Gaudì, ospitano invece l’antologica del Maestro Cuscona, dalle sue architetture ai soffitti, dalle multicolorate ceramiche con smalti a base metallica (fusi ad alta temperatura) ai ferri-battuti da lui disegnati. Tutti gli ambienti sono impreziositi da quadri, disegni, sculture in legno a mosaico, statue in ceramica, abiti e tessuti d’arredo, che testimoniano l’intensa vita artistica di Giuseppe Cuscona sin dalla sua gioventù.
L’associazione culturale Giuseppe Cuscona ”Scienze, Arte e Spettacolo” in collaborazione con il Medea Residence e l’Art-Hotel Vello D’Oro, con il patrocinio della Regione Siciliana e del Comune di Taormina, dedicheranno due serate, il 12 e il 16 settembre, in memoria del Maestro Giuseppe Cuscona. Collaboreranno all’iniziativa Giada Briguglio, Santina Ciatto, Marilena Florio e Giovanna Spadaro.

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Etna: ricostruita la dinamica del flusso piroclastico del febbraio 2014

Posted by fidest press agency su martedì, 26 giugno 2018

Ricostruire la dinamica del flusso piroclastico dell’11 febbraio 2014 con l’obiettivo futuro di valutare il potenziale pericolo dei flussi piroclastici dell’Etna, riducendo così i rischi per scienziati e turisti che visitano ogni anno la cima di un vulcano tra i più attivi al mondo. È lo studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). La ricerca, finanziata dal Dipartimento di Protezione Civile (DPC), ha analizzato il collasso di una porzione del Nuovo Cratere di Sud-Est avvenuto l’11 febbraio 2014, che ha generato un flusso piroclastico propagatosi molto rapidamente verso la Valle del Bove.Lo studio dei depositi vulcanici ha fornito dati scientifici sul possibile innesco e sulla dinamica del flusso piroclastico generato all’Etna, e ha costituito uno primo elemento utile per la valutazione del rischio anche in altri vulcani simili. La ricerca è stata pubblicata su Journal of Volcanology and Geothermal Research(https://doi.org/10.1016/j. jvolgeores.2018.04.012). “Fino a pochi decenni fa”, spiega Daniele Andronico, vulcanologo dell’Osservatorio Etneo (INGV-OE), “poichè l’Etna era poco incline a generare flussi piroclastici, le colate di lava erano considerate tra i fenomeni vulcanici più pericolosi per la loro potenziale minaccia ai centri abitati. Dopo il 1998, tuttavia, oltre 200 eventi parossistici, caratterizzati da fontane di lava e colate laviche, hanno generato la rapida crescita in area sommitale del Cratere di Sud-Est e, a partire dal 2011, del Nuovo Cratere di Sud-Est”.Le continue variazioni morfologiche di questi due coni e, in particolare, dei loro fianchi, formati dalla sovrapposizione di ceneri e scorie di lava, hanno generato una situazione di potenziale instabilità dei versanti, soprattutto quello esposto ad oriente e prossimo al ciglio della ripidissima parete della Valle del Bove.“I flussi piroclastici”, proseguono Alessio Di Roberto ed Emanuela De Beni, ricercatori INGV e coautori dello studio, “sono in gran parte imprevedibili. Coinvolgono materiali molto caldi e possono raggiungere distanze considerevoli dal punto di distacco”. L’imprevedibilità di tali fenomeni, nel caso specifico di vulcani come l’Etna, è da mettersi in relazione all’incertezza sulla possibilità che si verifichino, ai meccanismi di innesco e alle aree di possibile invasione. Diventa, pertanto, fondamentale ricostruire i possibili fattori predisponenti la generazione di questi fenomeni e modellizarne la propagazione.Diversi sono i fattori che hanno favorito l’evento del 2014: la rapida crescita di un cono di grosse dimensioni (il Nuovo Cratere di Sud-Est) sul bordo della Valle del Bove, l’attività esplosiva Stromboliana e la presenza di flussi di lava attivi che hanno sovraccaricato i fianchi del cono. La presenza di bocche effusive, fratture e gas caldi hanno, inoltre, contribuito ad indebolire meccanicamente e termicamente il cono, rendendolo poco stabile e incline al collasso. Ultima causa del collasso, anche se non meno importante, è stata la spinta di un corpo di magma intruso a bassa profondità. Questa intrusione ha innescato la destabilizzazione finale del cono, il cui cedimento ha di fatto generato il flusso piroclastico lungo i ripidi fianchi del cono, con oltre 30° di inclinazione.“La simulazione numerica della propagazione dei flussi piroclastici dell’eruzione del 2014, nonché di altri scenari verosimili, su cui stiamo ancora lavorando, potrà contribuire a valutare meglio la pericolosità associata a questi fenomeni e quindi alla mitigazione dei rischi a cui possono essere esposti scienziati e turisti che visitano le aree sommitali dell’Etna”, conclude Andronico.La ricerca pubblicata ha una valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di immediate implicazioni in merito agli aspetti di protezione civile. (fonte: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV)

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Etna Photo Meeting 2018, la 24esima edizione nel segno della letteratura

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

Aci Bonaccorsi (Catania) Dal 1° al 10 giugno la prestigiosa cornice di Palazzo Recupero Cutore, nel cuore di Aci Bonaccorsi ospiterà l’Etna Photo Meeting, festival di fotografia organizzato dal Gruppo Fotografico Le Gru di Valverde e giunto alla sua 24esima edizione. Il tema scelto quest’anno è il motto latino “Libri Faciunt Labra” (I libri fanno le parole). Al centro della manifestazione, infatti, vi sarà il legame profondo che intercorre tra la fotografia e i libri, la letteratura, il racconto: di luoghi, di memorie, di sensazioni. In calendario dieci giorni di eventi, mostre, presentazioni di libri, workshop, letture portfolio ed estemporanee fotografiche. Ospite d’onore, il fotografo Ferdinando Scianna che sarà insignito del Premio Le Gru 2018.
Siciliano di Bagheria, è stato il primo fotografo italiano a entrare nella prestigiosa agenzia internazionale Magnum Photos (1982) su invito di Henri Cartier-Bresson. La sua lunga carriera è stata costellata da amicizie e collaborazioni con scrittori di successo, da Leonardo Sciascia a Manuel Vázquez Montalbán a Jorge Luis Borges. Scianna ha realizzato, tra le altre cose, reportage sulle feste religiose siciliane, ma anche ritratti e foto di moda.Il premio, istituito nel 2006 per rendere omaggio a fotografi che si sono distinti nel panorama internazionale, è stato assegnato a personaggi quali Giuseppe Leone (2006), Piergiorgio Branzi (2007), Nino Migliori (2008), Maurizio Galimberti (2009) Francesco Cito (2010), Pepi Merisio (2011), Giuliana Traverso (2012), Francesco Radino (2013), Cesare Colombo (2014), Domenico Ruiu (2015) e Olivo Barbieri (2017).La cerimonia di consegna del premio, prevista venerdì 1° giugno alle ore 19,30, inaugurerà dieci giorni di eventi dedicati al mondo della fotografia, con mostre di autori siciliani – Angelo Pitrone, Martino Zummo, Roberto Strano e Valeria Laudani – dedicate alla Sicilia; e workshop sulla stampa professionale delle foto con Antonio Manta e sull’arte del ritratto con Antonella Cunsolo. E ancora, si parlerà di libri e fotografia con Ferdinando Scianna che presenterà “Il dolore vissuto” (Le Farfalle), “Di bestie e di animali” (Contrasto) e “Cose”, appena uscito nelle librerie sempre per la casa editrice Contrasto. Tra gli appuntamenti più attesi anche la lettura portfolio (Portfolio Insieme 2018, 17esima edizione), che si avvarrà della presenza di due lettori d’eccezione quali il triestino Fulvio Merlak, presidente d’onore FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e il calabrese Attilio Lauria, vice presidente FIAF.Completano il programma l’Estemporanea fotografica Le Gru (seconda edizione), concorso a tema che darà a tutti la possibilità di mettere alla prova il proprio talento; e due conferenze, una dell’avvocato Pippo Pappalardo, l’altra di Fulvio Merlak su temi inerenti l’arte della fotografia. La kermesse si concluderà domenica 10 giugno con la tradizionale serata dedicata agli audiovisivi fotografici a cura del Dipartimento Audiovisivi della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche.

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Individuata la sorgente magmatica dell’Etna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

etna1.pngPotrebbe essere la Scarpata di Malta, la sorgente dei magmi che alimenta le eruzioni dell’Etna e che, in passato, ha dato vita ai vulcani dei Monti Iblei, oggi estinti. A svelarlo, lo studio, Etnean and Hyblean volcanism shifted away from the Malta Escarpment by crustal stresses, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), German Centre for Geosciences (GFZ) di Potsdam, Università degli Studi Roma Tre e di Catania. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Earth & Planetary Science Letters, Elsevier B.V.
“Eruzioni e terremoti sono parenti stretti”, spiega Marco Neri, primo ricercatore dell’Osservatorio Etneo-INGV. “Come facce opposte della stessa medaglia, entrambi i fenomeni accadono soprattutto lungo i margini delle placche tettoniche che segmentano la superficie della Terra. Esistono, però, vulcani che non seguono questa regola, perché si sviluppano all’interno delle placche tettoniche e non sui bordi. Si tratta di un vulcanismo che i geologi definiscono di tipo “intraplacca”, proprio come i vulcani che da milioni di anni eruttano lungo la Sicilia orientale”.Sebbene da cinquecentomila anni ad oggi è l’Etna ad essere molto attivo, in precedenza e per milioni di anni sono stati i Monti Iblei (un altopiano montuoso localizzato nella parte sud-orientale della Sicilia) a dominare la scena, ospitando numerosi vulcani distribuiti da Capo Passero alla Piana di Catania e da Siracusa a Grammichele.Ma qual è la sorgente che alimenta le eruzioni dell’Etna? E da dove provengono i magmi che hanno dato vita ai vulcani iblei?“Abbiamo simulato al computer i percorsi di propagazione del magma al di sotto dei vulcani iblei ed etnei fino al limite crosta-mantello, a circa 30 km di profondità”, prosegue Neri. “Nei calcoli abbiamo considerato i diversi regimi tettonici che si sono alternati in Sicilia orientale negli ultimi dieci milioni di anni. In quest’area la crosta terrestre è stata compressa oppure dilatata con diverse direzioni di estensione e compressione che hanno, a loro volta, favorito o contrastato la risalita dei magmi dal mantello verso la superficie. Il modello ha anche messo in luce la progressiva evoluzione delle faglie della Scarpata di Malta, che nel tempo si sono approfondite, aumentando il carico litostatico indotto dalle masse di roccia in deformazione”, aggiunge il ricercatore dell’OE-INGV.Gli scienziati hanno, così, scoperto che le traiettorie seguite dal magma lungo la risalita dal mantello terrestre verso la superficie non sono verticali, bensì variamente curve.“Le traiettorie del magma confluiscono, verso il basso, sia per l’Etna sia per i vulcani degli Iblei, in una stessa zona, sottostante la cosiddetta Scarpata di Malta”, afferma Neri. “Si tratta di una struttura tettonica che apre la crosta terrestre in Sicilia orientale e permette la risalita dei magmi dal mantello. Ma la Scarpata di Malta è anche un imponente sistema di faglie “sismogenetiche” situate poco al largo delle coste orientali siciliane sotto il Mare Ionio e capaci di generare terremoti. Le sue faglie si allungano per oltre trecento chilometri producendo, nel fondale marino, una scarpata profonda fino a tremila metri”.E sarebbe stata proprio la Scarpata di Malta ad aver generato, l’11 gennaio del 1693, nella Val di Noto, il sisma più violento accaduto negli ultimi mille anni in Italia: Magnitudo Mw7.4, cinquantaquattromila vittime e un devastante tsunami indotto dallo scuotimento del fondale marino.“Lo studio dimostra che anche in Sicilia orientale vulcani e faglie sismogenetiche sono espressione di un unico contesto vulcano-tettonico attivo da milioni di anni e che evolve nel tempo, spiegando perché i vulcani iblei sono oggi estinti, mentre l’Etna è ancora molto attivo. Individuare la zona di provenienza dei magmi consente anche di vincolare i modelli geochimici che indagano sul perché si formano i magmi”, conclude Marco Neri.

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