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Nuova attività dell’Etna

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

Catania. Dalle ore 08:50 locali di ieri è in corso un intenso sciame sismico sul vulcano Etna. Nelle prime tre ore sono avvenute oltre 130 scosse sismiche, le maggiori delle quali sono state di magnitudo Ml = 4.0 (alle ore 13:08, localizzata nella zona di Piano Pernicana, fianco NE del vulcano, a 2 km profondità e 6 km a W di Zafferana Etnea) e Ml 3.9 (localizzata nella zona di Monte Palestra fianco NO del vulcano).L’attività sismica è stata accompagnata da un graduale incremento del degassamento dall’area craterica sommitale, inizialmente con sporadiche emissioni di cenere emesse dalla Bocca Nuova e dal Cratere di Nord-Est, che sono culminate alle ore 12.00 circa in un denso e continuo pennacchio di cenere scura. Dopo circa cinque minuti è iniziata un’intensa attività stromboliana localizzata alla base meridionale del Nuovo Cratere di Sud-Est, probabilmente scaturita da una fessura eruttiva. Contemporaneamente l’attività stromboliana è ulteriormente incrementata anche alla Bocca Nuova e al Cratere di Nord-Est.Alle ore 12.01 locali la Sala Operativa dell’Osservatorio Etneo (OE-INGV) ha diramato il comunicato VONA ROSSO per emissione di cenere, indirizzato alle autorità aeronautiche.Le reti geodediche GPS e clinometriche mostrano vistose deformazioni dell’area sommitale.L’Osservatorio Etneo sta continuamente monitorando l’evolversi dei fenomeni in stretto contatto con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e tutte le Autorità di Protezione Civile.

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Mostra “La Storia. La Luce. I Colori. L’Etna”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Taormina Domenica 16 settembre alle 19,00 l’appuntamento è sulla terrazza dell’Art -Hotel Vello D’Oro alla presenza di Vittorio Sgarbi. In uno scenario spettacolare, con il tramonto sull’Etna, diversi artisti ricorderanno la figura del Maestro Cuscona, che concepì l’Hotel interamente come uno spazio d’arte. La serata avrà protagonisti gli attori Elio Crifò (nelle vesti di presentatore),Annalisa Picconi,Valentina Martino Ghiglia, Francesca Romana Miceli Picardi, il chitarrista Jakob Fischer, gli artisti figurativi Aykut Saribas e il gruppo danese GYRR che per l’occasone dedicherà a Giuseppe Cuscona l’opera scultorea ”Pancrazio”: presenterà l’opera lo storico d’arte danese Ole Villadsen. Coordinatrice delle iniziative: Tamako Sakiko Chemi.
Direzione artistica : Maria Brigida Cuscona.
Gli spazi espositivi, che nelle architetture richiamano alla memoria quelle di Gaudì, ospitano invece l’antologica del Maestro Cuscona, dalle sue architetture ai soffitti, dalle multicolorate ceramiche con smalti a base metallica (fusi ad alta temperatura) ai ferri-battuti da lui disegnati. Tutti gli ambienti sono impreziositi da quadri, disegni, sculture in legno a mosaico, statue in ceramica, abiti e tessuti d’arredo, che testimoniano l’intensa vita artistica di Giuseppe Cuscona sin dalla sua gioventù.
L’associazione culturale Giuseppe Cuscona ”Scienze, Arte e Spettacolo” in collaborazione con il Medea Residence e l’Art-Hotel Vello D’Oro, con il patrocinio della Regione Siciliana e del Comune di Taormina, dedicheranno due serate, il 12 e il 16 settembre, in memoria del Maestro Giuseppe Cuscona. Collaboreranno all’iniziativa Giada Briguglio, Santina Ciatto, Marilena Florio e Giovanna Spadaro.

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Etna: ricostruita la dinamica del flusso piroclastico del febbraio 2014

Posted by fidest press agency su martedì, 26 giugno 2018

Ricostruire la dinamica del flusso piroclastico dell’11 febbraio 2014 con l’obiettivo futuro di valutare il potenziale pericolo dei flussi piroclastici dell’Etna, riducendo così i rischi per scienziati e turisti che visitano ogni anno la cima di un vulcano tra i più attivi al mondo. È lo studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). La ricerca, finanziata dal Dipartimento di Protezione Civile (DPC), ha analizzato il collasso di una porzione del Nuovo Cratere di Sud-Est avvenuto l’11 febbraio 2014, che ha generato un flusso piroclastico propagatosi molto rapidamente verso la Valle del Bove.Lo studio dei depositi vulcanici ha fornito dati scientifici sul possibile innesco e sulla dinamica del flusso piroclastico generato all’Etna, e ha costituito uno primo elemento utile per la valutazione del rischio anche in altri vulcani simili. La ricerca è stata pubblicata su Journal of Volcanology and Geothermal Research(https://doi.org/10.1016/j. jvolgeores.2018.04.012). “Fino a pochi decenni fa”, spiega Daniele Andronico, vulcanologo dell’Osservatorio Etneo (INGV-OE), “poichè l’Etna era poco incline a generare flussi piroclastici, le colate di lava erano considerate tra i fenomeni vulcanici più pericolosi per la loro potenziale minaccia ai centri abitati. Dopo il 1998, tuttavia, oltre 200 eventi parossistici, caratterizzati da fontane di lava e colate laviche, hanno generato la rapida crescita in area sommitale del Cratere di Sud-Est e, a partire dal 2011, del Nuovo Cratere di Sud-Est”.Le continue variazioni morfologiche di questi due coni e, in particolare, dei loro fianchi, formati dalla sovrapposizione di ceneri e scorie di lava, hanno generato una situazione di potenziale instabilità dei versanti, soprattutto quello esposto ad oriente e prossimo al ciglio della ripidissima parete della Valle del Bove.“I flussi piroclastici”, proseguono Alessio Di Roberto ed Emanuela De Beni, ricercatori INGV e coautori dello studio, “sono in gran parte imprevedibili. Coinvolgono materiali molto caldi e possono raggiungere distanze considerevoli dal punto di distacco”. L’imprevedibilità di tali fenomeni, nel caso specifico di vulcani come l’Etna, è da mettersi in relazione all’incertezza sulla possibilità che si verifichino, ai meccanismi di innesco e alle aree di possibile invasione. Diventa, pertanto, fondamentale ricostruire i possibili fattori predisponenti la generazione di questi fenomeni e modellizarne la propagazione.Diversi sono i fattori che hanno favorito l’evento del 2014: la rapida crescita di un cono di grosse dimensioni (il Nuovo Cratere di Sud-Est) sul bordo della Valle del Bove, l’attività esplosiva Stromboliana e la presenza di flussi di lava attivi che hanno sovraccaricato i fianchi del cono. La presenza di bocche effusive, fratture e gas caldi hanno, inoltre, contribuito ad indebolire meccanicamente e termicamente il cono, rendendolo poco stabile e incline al collasso. Ultima causa del collasso, anche se non meno importante, è stata la spinta di un corpo di magma intruso a bassa profondità. Questa intrusione ha innescato la destabilizzazione finale del cono, il cui cedimento ha di fatto generato il flusso piroclastico lungo i ripidi fianchi del cono, con oltre 30° di inclinazione.“La simulazione numerica della propagazione dei flussi piroclastici dell’eruzione del 2014, nonché di altri scenari verosimili, su cui stiamo ancora lavorando, potrà contribuire a valutare meglio la pericolosità associata a questi fenomeni e quindi alla mitigazione dei rischi a cui possono essere esposti scienziati e turisti che visitano le aree sommitali dell’Etna”, conclude Andronico.La ricerca pubblicata ha una valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di immediate implicazioni in merito agli aspetti di protezione civile. (fonte: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV)

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Etna Photo Meeting 2018, la 24esima edizione nel segno della letteratura

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

Aci Bonaccorsi (Catania) Dal 1° al 10 giugno la prestigiosa cornice di Palazzo Recupero Cutore, nel cuore di Aci Bonaccorsi ospiterà l’Etna Photo Meeting, festival di fotografia organizzato dal Gruppo Fotografico Le Gru di Valverde e giunto alla sua 24esima edizione. Il tema scelto quest’anno è il motto latino “Libri Faciunt Labra” (I libri fanno le parole). Al centro della manifestazione, infatti, vi sarà il legame profondo che intercorre tra la fotografia e i libri, la letteratura, il racconto: di luoghi, di memorie, di sensazioni. In calendario dieci giorni di eventi, mostre, presentazioni di libri, workshop, letture portfolio ed estemporanee fotografiche. Ospite d’onore, il fotografo Ferdinando Scianna che sarà insignito del Premio Le Gru 2018.
Siciliano di Bagheria, è stato il primo fotografo italiano a entrare nella prestigiosa agenzia internazionale Magnum Photos (1982) su invito di Henri Cartier-Bresson. La sua lunga carriera è stata costellata da amicizie e collaborazioni con scrittori di successo, da Leonardo Sciascia a Manuel Vázquez Montalbán a Jorge Luis Borges. Scianna ha realizzato, tra le altre cose, reportage sulle feste religiose siciliane, ma anche ritratti e foto di moda.Il premio, istituito nel 2006 per rendere omaggio a fotografi che si sono distinti nel panorama internazionale, è stato assegnato a personaggi quali Giuseppe Leone (2006), Piergiorgio Branzi (2007), Nino Migliori (2008), Maurizio Galimberti (2009) Francesco Cito (2010), Pepi Merisio (2011), Giuliana Traverso (2012), Francesco Radino (2013), Cesare Colombo (2014), Domenico Ruiu (2015) e Olivo Barbieri (2017).La cerimonia di consegna del premio, prevista venerdì 1° giugno alle ore 19,30, inaugurerà dieci giorni di eventi dedicati al mondo della fotografia, con mostre di autori siciliani – Angelo Pitrone, Martino Zummo, Roberto Strano e Valeria Laudani – dedicate alla Sicilia; e workshop sulla stampa professionale delle foto con Antonio Manta e sull’arte del ritratto con Antonella Cunsolo. E ancora, si parlerà di libri e fotografia con Ferdinando Scianna che presenterà “Il dolore vissuto” (Le Farfalle), “Di bestie e di animali” (Contrasto) e “Cose”, appena uscito nelle librerie sempre per la casa editrice Contrasto. Tra gli appuntamenti più attesi anche la lettura portfolio (Portfolio Insieme 2018, 17esima edizione), che si avvarrà della presenza di due lettori d’eccezione quali il triestino Fulvio Merlak, presidente d’onore FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e il calabrese Attilio Lauria, vice presidente FIAF.Completano il programma l’Estemporanea fotografica Le Gru (seconda edizione), concorso a tema che darà a tutti la possibilità di mettere alla prova il proprio talento; e due conferenze, una dell’avvocato Pippo Pappalardo, l’altra di Fulvio Merlak su temi inerenti l’arte della fotografia. La kermesse si concluderà domenica 10 giugno con la tradizionale serata dedicata agli audiovisivi fotografici a cura del Dipartimento Audiovisivi della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche.

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Individuata la sorgente magmatica dell’Etna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

etna1.pngPotrebbe essere la Scarpata di Malta, la sorgente dei magmi che alimenta le eruzioni dell’Etna e che, in passato, ha dato vita ai vulcani dei Monti Iblei, oggi estinti. A svelarlo, lo studio, Etnean and Hyblean volcanism shifted away from the Malta Escarpment by crustal stresses, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), German Centre for Geosciences (GFZ) di Potsdam, Università degli Studi Roma Tre e di Catania. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Earth & Planetary Science Letters, Elsevier B.V.
“Eruzioni e terremoti sono parenti stretti”, spiega Marco Neri, primo ricercatore dell’Osservatorio Etneo-INGV. “Come facce opposte della stessa medaglia, entrambi i fenomeni accadono soprattutto lungo i margini delle placche tettoniche che segmentano la superficie della Terra. Esistono, però, vulcani che non seguono questa regola, perché si sviluppano all’interno delle placche tettoniche e non sui bordi. Si tratta di un vulcanismo che i geologi definiscono di tipo “intraplacca”, proprio come i vulcani che da milioni di anni eruttano lungo la Sicilia orientale”.Sebbene da cinquecentomila anni ad oggi è l’Etna ad essere molto attivo, in precedenza e per milioni di anni sono stati i Monti Iblei (un altopiano montuoso localizzato nella parte sud-orientale della Sicilia) a dominare la scena, ospitando numerosi vulcani distribuiti da Capo Passero alla Piana di Catania e da Siracusa a Grammichele.Ma qual è la sorgente che alimenta le eruzioni dell’Etna? E da dove provengono i magmi che hanno dato vita ai vulcani iblei?“Abbiamo simulato al computer i percorsi di propagazione del magma al di sotto dei vulcani iblei ed etnei fino al limite crosta-mantello, a circa 30 km di profondità”, prosegue Neri. “Nei calcoli abbiamo considerato i diversi regimi tettonici che si sono alternati in Sicilia orientale negli ultimi dieci milioni di anni. In quest’area la crosta terrestre è stata compressa oppure dilatata con diverse direzioni di estensione e compressione che hanno, a loro volta, favorito o contrastato la risalita dei magmi dal mantello verso la superficie. Il modello ha anche messo in luce la progressiva evoluzione delle faglie della Scarpata di Malta, che nel tempo si sono approfondite, aumentando il carico litostatico indotto dalle masse di roccia in deformazione”, aggiunge il ricercatore dell’OE-INGV.Gli scienziati hanno, così, scoperto che le traiettorie seguite dal magma lungo la risalita dal mantello terrestre verso la superficie non sono verticali, bensì variamente curve.“Le traiettorie del magma confluiscono, verso il basso, sia per l’Etna sia per i vulcani degli Iblei, in una stessa zona, sottostante la cosiddetta Scarpata di Malta”, afferma Neri. “Si tratta di una struttura tettonica che apre la crosta terrestre in Sicilia orientale e permette la risalita dei magmi dal mantello. Ma la Scarpata di Malta è anche un imponente sistema di faglie “sismogenetiche” situate poco al largo delle coste orientali siciliane sotto il Mare Ionio e capaci di generare terremoti. Le sue faglie si allungano per oltre trecento chilometri producendo, nel fondale marino, una scarpata profonda fino a tremila metri”.E sarebbe stata proprio la Scarpata di Malta ad aver generato, l’11 gennaio del 1693, nella Val di Noto, il sisma più violento accaduto negli ultimi mille anni in Italia: Magnitudo Mw7.4, cinquantaquattromila vittime e un devastante tsunami indotto dallo scuotimento del fondale marino.“Lo studio dimostra che anche in Sicilia orientale vulcani e faglie sismogenetiche sono espressione di un unico contesto vulcano-tettonico attivo da milioni di anni e che evolve nel tempo, spiegando perché i vulcani iblei sono oggi estinti, mentre l’Etna è ancora molto attivo. Individuare la zona di provenienza dei magmi consente anche di vincolare i modelli geochimici che indagano sul perché si formano i magmi”, conclude Marco Neri.

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