Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘eu’

Eu: la vera sfida del Governo Draghi sarà cambiare le procedure

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

“La sfida è di quelle imponenti e proibitive ma oramai ineludibile. Se non si definiscono procedure rapide, efficaci e snelle, se non si guarda alla burocrazia come il primo fardello del nostro Paese, i fondi europei non saranno mai spesi e perderemo un’occasione unica. L’Italia e la sua economia non possono permetterselo.”Inizia così il policypaper di Competere curato dal Coordinatore curato da Giuseppe Arleo, Coordinatore dell’Osservatorio Next Generation di Competere.eu dedicato alle strategie di attuazione del Recovery Plan in Italia, presentato oggi dal think tank.”Occorre che la macchina pubblica innovi radicalmente il processo decisionale per avere una rapida ed efficace allocazione delle risorse del Recovery Fund e poter fruire di procedure di accesso e di rendicontazione dei fondi efficienti ed efficaci.Lo ha rimarcato il Commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni, sottolineando come “per accelerare sul Piano l’Italia” debba “introdurre procedure straordinarie”.La peculiarità dei fondi Recovery, come ha ricordato l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, è che gli investimenti vengono anticipati per poi essere rimborsati dal fondo secondo un preciso calendario di verifiche da parte dell’Ue, che procede secondo il meccanismo “milestone” ovvero di traguardi intermedi. Pertanto, se non si effettuano investimenti nei tempi e secondo i criteri indicati, le risorse non vengono erogate, determinandosi quindi un doppio danno. Il meccanismo è totalmente diverso da quello dei fondi europei ordinari”.”E’ indiscutibile che, per attuare rapidamente i programmi, occorrono una serie di riforme strutturali riguardanti diversi settori. Ben venga quindi l’intenzione del Governo, unitamente alla presentazione del Piano a Bruxelles, di emanare un decreto taglia-burocrazia volto a spingere le buone e veloci prassi, necessarie già per sbloccare il primo 10% di anticipo di fondi, circa 16 miliardi di euro. A tal riguardo, è allo studio un provvedimento d’urgenza ad hoc al fine di sbloccare alcuni incagli burocratici e far capire a Bruxelles che si è invertita la rotta rispetto al passato. Senza una profonda riforma fiscale, che garantisca più equità, chiarezza, semplicità e trasparenza, dando vita a un sistema meno oppressivo per il tessuto economico, non si potrà avere una adeguata ripresa del settore imprenditoriale e, di riflesso, anche dei consumi da parte delle famiglie.
Accanto a quella del fisco, occorrerà effettuare altre riforme strutturali di primaria importanza a partire dalla giustizia. Sono necessari maggiore certezza del diritto e tempi più rapidi per il processo civile in generale, procedendo nel contempo a una revisione attenta di quello fallimentare.”Allo stesso modo sarà importante mettere mano finalmente al codice appalti, agendo sulle tempistiche. Da un lato dovranno essere più celeri, dall’altro più sicure. C’è bisogno di un rinnovamento profondo, che renda maggiormente efficaci e veloci il meccanismo delle autorizzazioni e le procedure di spesa per quanto riguarda le Regioni e gli Enti locali.
Sarà quindi fondamentale tagliare passaggi inutili ed eliminare le sovrapposizioni di competenze, assicurare tempi certi ma anche collaborazione tra i vari Ministeri ed Enti territoriali, affinché ci sia efficienza nel processo decisionale. Il sistema del Recovery implica un coordinamento tra “programmazione e attuazione”. Va tenuto presente che gli Enti territoriali, a partire dalle Regioni e Province autonome, hanno competenze esclusive assegnate dalla Costituzione in molti temi e settori interessati da Next Generation Eu, pertanto le decisioni vanno coordinate anche a livello territoriale con le Istituzioni competenti. Questa esigenza può avere anche un risvolto positivo, per la possibilità di affinare la visione investendo chi per poteri e competenze è più vicino alle problematiche territoriali. Occorre quindi una visione complessiva, comune ad ogni livello istituzionale, che orienti l’utilizzo delle risorse del Recovery, di ReactEu, dell’intera programmazione del PNRR. Anche la messa a terra a valle, da parte di imprese ed Enti territoriali, ha bisogno di una profonda innovazione nelle procedure.

Posted in Politica/Politics, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Study on EU taxonomy: companies only partially prepared for requirements

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

The real estate market has quite a bit of catching up to do if it wants to work through the taxonomy criteria laid down by the European Union. This is partially because stakeholders lack the data they need to fulfil the requirements. In addition, the way some of the criteria are currently defined, they are practically impossible to fulfil. This is the conclusion of a recent study conducted by the German Sustainable Building Council (DGNB) in collaboration with partners from Denmark, Austria and Spain. 62 projects involving a variety of building types in eleven European countries participated in the study. The final report is now available on the DGNB website. It also includes recommendations to the EU Commission and market stakeholders aimed at making it easier to apply the criteria in the future. The study was conducted by the DGNB in partnership with the Green Building Council España (GBCe), the Austrian Sustainable Building Council (ÖGNI) and the Green Building Council Denmark (DK-GBC). It was based on the first version of the taxonomy criteria published in March 2020. The classification system for sustainable investments was developed by the EU to establish a classification system for financial products and investments that make significant contributions to environmental goals, for example through climate protection or adaptations to climate change, in such a way that they may declare themselves to be ‘sustainable’ in environmental terms. In the real estate market, this affects criteria applied to new buildings, renovations and the acquisition and ownership of buildings. The data gaps identified for almost all projects were particularly conspicuous for residential buildings and larger properties. Commercial property and smaller buildings already possessed a better foundation of data. It was noticeable that certified buildings were more likely to be able to demonstrate compliance – i.e. they were better prepared for the taxonomy requirements. The time required to complete the assessment varied widely, from 2 to 25 hours per project. Here, too, certified buildings were at an advantage in comparison to non-certified buildings. They are also better prepared when it comes to the systems and processes required to provide documentation for the taxonomy. The study showed that the current taxonomy criteria provide a good foundation, but further work is still required to ensure they can actually be applied in practice and that they are suitable for the market. There were a number of issues that simply could not be addressed yet. “When highly motivated people are working on projects and they’ve already taken a whole host of sustainability requirements into account, but still have problems working through them and providing evidence, it shows that a lot of work is still needed to develop the criteria,” states Lemaitre. “The EU has a special responsibility in this respect to define guidelines in a clear way. It has to be ensured that the guidelines are fundamentally implementable, and the whole topic should be made as manageable as possible to avoid unnecessary effort just working through the criteria,” states Lemaitre. Based on an initial assessment of the study, concrete recommendations for improving the way certain criteria are defined were already submitted to the EU Commission in December. They were also forwarded to bodies and individuals responsible for such issues. A further recommendation is that established certification systems should be recognised as a means of providing evidence in order to leverage synergies and avoid unnecessary additional resource investments.Ultimately, the study shows that the taxonomy criteria as they stand at the moment can only be fully met by projects that already meet exceptionally high sustainability standards. Although it is right to define ambitious requirements, especially given the urgency of issues such as climate protection and climate adaptation, they are too ambitious. The EU Commission is squandering a golden opportunity to exploit the full potential of the taxonomy to foster transformation in the real estate industry. “If people get the impression they can’t meet the requirements anyway, there’ll be totally unmotivated to even try in the first place,” states Lemaitre. “If a way can be found to get a broader spectrum of projects to come on board, we’d have a lot more potential to use this opportunity to set sweeping changes in motion.” For more information, go to http://www.dgnb.de/en/news/press-releases/2021/eu-taxonomy-study

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Coronavirus. Vaccinazioni in Ue: siamo in ritardo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

Cosa sarebbe successo se ogni Paese dell’Ue si fosse mosso autonomamente, invece di essere coordinati dall’Ue? Che alcuni Paesi avrebbero i vaccini e altri no.Facciamo un esempio: il vaccino Pfizer è anche Biontech, cioè di una società tedesca che ha avuto una sovvenzione statale di 370 milioni di euro per la ricerca. Così la Germania avrebbe avuto il “suo” vaccino, a discapito degli altri Paesi europei. Aver scelto la condivisione europea dei vaccini, è l’accusa rivolta alla cancelliere Angela Merkel da alcuni partiti tedeschi.Si paragona il numero di vaccinazioni in Ue con altri Paesi, per esempio, Israele e Usa. Facciamo notare che Israele ha una popolazione di 9 milioni di abitanti, una estensione analoga alla Toscana ed un unico governo; l’Ue ha 446 milioni di abitanti, una superficie di 4,5 milioni di kmq e 27 governi. Gli Usa hanno un presidente con pieni poteri, l’Ue ha un “governo”, cioè la Commissione, che promuove e coordina l’attività di 27 Paesi, il che comporta problemi, come si può facilmente capire.Si confronta, inoltre, il numero di vaccinazioni nel Regno Unito con quello dei Paesi comunitari. Vero che sono di più, ma si dimentica che il governo britannico ha deciso modalità di somministrazione del vaccino Pfizer e Moderna in contrasto con quanto indicato dalle stesse società farmaceutiche: rispettare la tempistica tra la prima e la seconda dose, per avere la copertura vaccinale prevista (95%). In sintesi, ci sono più cittadini britannici vaccinati, però meno protetti.
Confrontando i dati, rileviamo che il Regno Unito ha proporzionalmente più decessi del nostro Paese: 1753 morti per milione di abitanti, contro i 1571 dell’Italia.Insomma, l’Ue sconta le molteplicità nazionali: non siamo ancora gli Stati Uniti d’Europa e neanche abbiamo un sistema sanitario europeo. Si potrebbe iniziare da quest’ultimo, se questa tragica esperienza servirà a qualcosa.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Un anomalo tavolo di poker

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

europa comunitaria2L’UE, articolata come è stata, e continua ad essere, è paragonabile ad un anomalo tavolo di poker a 28 giocatori, 26 dei quali si barcamenano in una specie di equilibrata uguaglianza, mentre due esigono la parte del leone, forti della loro economia, per cui impongono agli altri 26 il loro ritmo di gioco.
Chi si è seduto ad un tavolo di poker, sa bene che devono essere applicate formule in grado di impedire soverchie prepotenze da parte di chi possiede una maggiore potenzialità di rilancio. Così Inghilterra e Germania hanno imposto i loro interessi al di sopra di un equilibrato rapporto tra diritti e doveri, fermo restando il principio di reciprocità solidale; in tal modo tutto rischia di andare a gambe per aria.
L’Inghilterra ha tentato un bluff, minacciando l’uscita che, secondo loro, avrebbe dovuto atterrire gli altri 26. Non è andata così, perché il “bluff della perfida Albione (definizione di G. D’Annunzio)” non ha tenuto nel dovuto conto la fondamentale base egoistica della piccola e media borghesia, che nel referendum proposto dal governo inglese, ha votato massicciamente a favore dell’uscita della loro nazione dall’UE, atterrita dalla eventualità di rendere partecipi della loro opulenza quei disgraziati che fuggono dalle guerre e dalla miseria Nei tavoli di poker, sia pure anomali, il bluff è sempre un rischio, così l’Inghilterra, con il bluff del referendum, si ritrova fuori dalla Comunità Europea, dentro la quale non si è mai sentita integrata.
Ci sarebbe da dire “fuori uno !”.
Ma c’è ancora la Germania del quarto Reich, con la Merkel che sa bene di non avere nelle altre 26 nazioni, un potenziale antagonista, trattandosi, mediamente, di nazioni guidate da mezze cartucce, in grado di alzare la voce quando si ritrovano “dietro l’angolo”, ma poi, in presenza di Anghela, si calano le braghe, assumendo una scomoda posizione a 90°. Basti dire che il premier francese François Gérard Georges Nicolas Hollande, pur nella sua mediocrità, appare come un gigante.
Per carità di patria non mi pronuncio su Matteo Renzi, attualmente troppo impegnato a salvare le cuoia minacciate dal un referendum da lui stesso voluto, nel tentativo di realizzare un bluff, al quale nessuno ha creduto. A bluffare in quel tavolo anomalo ci provò anche l’ingenuo Berlusconi, illuso di poter controllare una situazione con la sola forza di una “scala fallita”; rilanciò ad alta voce, non tanto per intimidire gli avversari, quanto per farsi sentire in patria, dove le quotazioni personali seguivano lo spread pilotato dalla Merkel. Fu ingenuità, fu tracotanza, fu inettitudine, ma il risultato furono le dimissioni da capo del governo, che lo stesso definì “eleganti”, per salvare almeno la faccia.
Da europeista convinto, mi piace immaginare una diversa realtà europea, con 26 nazioni potenzialmente equilibrate, in grado di realizzare gli “Stati Uniti d’Europa”, e non per realizzare un equilibrato tavolo di anomalo poker, quanto per ricominciare daccapo, dall’idea primordiale che fu degli europeisti convinti, accomunati da un medesimo ideale di democrazia, solidarietà e anti-fascismo, nonché anti-nazismo, del quale non ci sarebbe più bisogno cancellando la Germania da un futuribile Stato Unito d’Europa.
(Rosario Amico Roxas)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I deputati chiederanno una revisione del bilancio a lungo termine dell’UE per far fronte alle crisi

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

strasburgo-parlamento-europeo 4-7 luglio 2016. In vista della revisione del bilancio multi annuale dell’UE, i deputati si esprimeranno martedì sulla necessità di aggiornare le previsioni di spesa nel lungo termine per far fronte alle crisi in atto, quali la migrazione di massa, il terrorismo e la disoccupazione giovanile. Una risoluzione sarà votata mercoledì.Nel progetto di risoluzione si evidenzia che il quadro finanziario pluriennale (QFP) per il 2014-2020 deve essere reso più flessibile per consentire all’UE di rispondere prontamente alle crisi non previste al momento della sua adozione, come i problemi migratori e la crisi dei rifugiati, il terrorismo e la sicurezza interna, la crisi agricola o il persistente alto tasso di disoccupazione, soprattutto tra i giovani.Nel testo, i deputati rilevano che la carenza di risorse ha costretto l’UE a creare strumenti ad hoc che creano un problema di mancanza di controllo democratico.I deputati propongono che all’interno del bilancio UE sia creata una riserva permanente per le crisi al fine di evitare tali soluzioni e dei fondi fiduciari. Il testo chiede, inoltre, l’introduzione di una o più nuove “risorse proprie”, ricordando che la revisione intermedia del QFP è un’opportunità per evitare un sistematico accumulo di pagamenti arretrati.
Dibattito: martedì 5 luglio
Votazione: mercoledì 6 luglio
Procedura: risoluzione non legislativa

Posted in Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Brexit: timori finanziari fondati o alibi per interventi eccezionali?

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2016

bankingIl risultato del referendum sulla Brexit avrà certamente un effetto profondo sull’economia britannica, sull’Unione europea e sul suo processo di integrazione. Chi ci ha letto in passato sa che noi siamo sempre stati fautori di un’Europa forte, solidale e sovrana. Nondimeno ci sembra esagerata la reazione sia dei mercati che delle istituzioni finanziarie europee ed internazionali che paventano un nuovo sconquasso finanziario globale. E’ come se l’emergenza Brexit serva a giustificare una probabile adozione di interventi eccezionali e a scaricare su di essa le conseguenze di una crisi già in atto, ma che oggettivamente non ha origine nell’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Ue.Al riguardo è’ interessante notare che le grandi banche too big to fail americane ed internazionali, la Goldman Sachs, la JP Morgan, la Citibank, la Bank of America per nominarne alcune, sono state in prima fila, anche con notevoli donazioni in denaro, per sostenere la campagna “Remain”. Anche speculatori come George Soros sono scesi in campo contro la Brexit paventando cataclismi di ogni sorta.La Federal Reserve ha deciso di lasciare i tassi fermi e ha annunciato che il costo del denaro salirà, ma più lentamente. L’incertezza sul referendum della Brexit “è uno dei fattori che ha pesato sulla decisione” di mantenere invariato il costo del denaro, ha affermato la governatrice Janet Yellen, sottolineando che un eventuale addio della Gran Bretagna all’Ue potrebbe avere ripercussioni sull’economia e sulla finanza globale. Dopo di che anche la Banca Centrale Europea ha affermato di essere pronta ad interventi di emergenza e in ogni caso di voler mantenere i suoi acquisti di asset finanziari pari a 80 miliardi di euro al mese fino a marzo 2017 e anche oltre, se fosse necessario.
Indubbiamente l’uscita dall’Ue avrà un grosso impatto in particolare per la City di Londra. Nella City operano circa 250 banche estere che in questo modo hanno un accesso diretto al mercato Ue. La City rappresenta circa il 10% del Pil britannico e contribuisce per il 12% a tutte le tasse raccolte dal governo. Essa è la prima esportatrice di servizi finanziari del mondo. Servizi che, per 20 miliardi di euro, vanno proprio verso l’Europa.Una delle grandi preoccupazioni riguarda, per esempio, la sorte della Royal Bank of Scotland, che nel biennio 2014-15 ha accumulato perdite per oltre 7 miliardi di euro. Cosa succederebbe a questa banca in caso di un aggravamento della situazione inglese? Secondo noi il nervosismo nella grande finanza riflette un profondo senso di incertezza e anche una vera e proprio paura di effetti a catena, simili a quelli non previsti e non voluti, della bancarotta della Lehman Brothers nel 2008. L’ultimo bollettino della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea delinea andamenti finanziari e bancari che meritano una attenta disamina. Nell’ultimo trimestre del 2015 i crediti bancari transfrontalieri globali sono diminuiti di 651 miliardi di dollari, di cui 276 verso la zona euro. E’ una tendenza in crescita da tempo. La stessa cosa era avvenuta a seguito della crisi del 2008. E’ indubbiamente uno dei risultati della prolungata stagnazione economica mondiale. E’ anche rilevante notare che il valore nozionale dei derivati otc è finalmente sceso di quasi 200.000 miliardi di dollari, da 700 mila di giugno 2014 ai circa 500 mila di fine 2015. E’ un fatto di indubbia positività.Si tratta di cambiamenti necessari e ulteriormente auspicabili. Noi abbiamo sempre ribadito l’importanza di ‘prosciugare’ la palude dei derivati finanziari speculativi otc e di contenere le operazioni bancarie non produttive. I dati della Bri sono di grandezze eccezionali, però richiedono un attento controllo e anche interventi precisi da parte delle autorità competenti. Se fossero soltanto il risultato di performance autonome dei mercati, allora dietro ai numeri potrebbero nascondersi ‘macerie’. Sarebbe proprio come spesso accade dopo fenomeni alluvionali. Dopo una violenta inondazione si è tutti contenti di vedere che le acque si sono ritirate. Ma prima di permettere il ritorno delle famiglie evacuate o addirittura concedere dei permessi di costruzione è necessario che la Protezione Civile faccia un attento controllo del territorio per determinare se la catastrofe ha minato le fondamenta dei palazzi e la compattezza del terreno.Di certo sono in atto profondi rivolgimenti nei settori finanziari e bancari per cui ogni evento, anche di portata minore, rischia di produrre conseguenze destabilizzanti. Con effetti sistemici! (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »