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Congresso Eular: European League Against Rheumatism

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Madrid. In Italia si registrano ancora troppi ritardi nella diagnosi delle malattie reumatologiche, soprattutto riguardo alle artropatie infiammatorie che sono le più gravi ed invalidanti. L’artrite reumatoide viene individuata con ritardo, a volte anche uno o due anni dopo l’esordio dei primi sintomi. Per la spondilite anchilosante il paziente può aspettare anche fino a cinque anni. Si tratta di un gruppo di patologie potenzialmente invalidanti che colpiscono in totale il 3% degli italiani. Quando non vengono riconosciute in tempo possono determinare danni irreversibili all’apparato locomotore. Inoltre in alcune Regioni l’assistenza reumatologica ambulatoriale e ospedaliera è insufficiente. Le liste di attesa risultano lunghe e i ritardi, sia nella diagnosi che negli interventi terapeutici, rischiano di prolungarsi ulteriormente con conseguenze serie per i malati. E’ questo l’allarme lanciato oggi dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) in occasione del Congresso EULAR (European League Against Rheumatism) che si è aperto a Madrid. Nella capitale spagnola, si riuniscono oltre 15 mila specialisti da tutto il mondo per fare il punto su malattie in forte crescita nel Vecchio Continente. “Per garantire una migliore assistenza a tutti i pazienti chiediamo l’attivazione, su tutto il territorio nazionale, delle reti reumatologiche regionali – afferma il dott. Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale della SIR -. In Paesi come Germania, Francia o Spagna questi network territoriali sono attivi da diversi anni e hanno ottenuto risultati straordinari in termini di facilitazione dell’accesso alle cure e di razionalizzazione delle spese. In Italia esistono strutture sanitarie di assoluta eccellenza tuttavia manca un’uniformità nell’assistenza. Auspichiamo quindi che le Istituzioni nazionali adottino un modello vincente anche perché la nostra Penisola presenta un rapporto tra abitanti e presenza di reumatologi tra i più bassi a livello continentale”. “Anche per questo siamo al penultimo posto in Europa per utilizzo di nuovi farmaci biologici contro le malattie reumatologiche – sottolinea il prof. Mauro Galeazzi, Past President SIR -. Oggi abbiamo a disposizione cure efficaci che possono ottenere la remissione completa della malattia. Sono farmaci estremamente complessi che devono essere prescritti e somministrati solo in strutture sanitarie adeguate e da personale specializzato ed è fondamentale che la strategia terapeutica venga istituita con estrema tempestività. Così è possibile garantire ad un numero sempre crescente di persone una buona qualità di vita nonché ridurre le sempre crescenti spese sanitarie e sociali che un intervento terapeutico precoce è in grado di contenere”. “Va infine creata una nuova e più forte alleanza con i medici di medicina generale – aggiunge il prof. Roberto Caporali, Segretario del Presidente SIR -. Di solito è lui il professionista che svolge il delicato compito di diagnosticare all’esordio la malattia. Il suo ruolo può essere fondamentale per identificare i primissimi sintomi delle patologie, segnalare una ricomparsa della patologia oppure identificare effetti avversi legati alle terapie. Come Società Scientifica chiediamo quindi che oltre alle reti siano attivati anche in tutte le Regioni i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) così come previsti dalle attuali leggi nazionali”.
Le malattie reumatologiche colpiscono oltre 5 milioni di cittadini italiani per un totale di 120 milioni persone in tutta Europa. Rappresentano la prima causa di disabilità del Vecchio Continente e i costi totali ammontano a 240 miliardi di euro l’anno. “Le più esposte risultano le donne in età lavorativa e riproduttiva e questo spiega il grande impatto socio-economico che determinano – sostiene il prof. Carlomaurizio Montecucco, Presidente di FIRA ONLUS -. Una delle chiavi per sconfiggere le patologie reumatologiche è riuscire ad incrementare la ricerca clinica e di base per trovare nuove opzioni di trattamento e nuovi marcatori diagnostici. In questo settore la reumatologia italiana risulta all’avanguardia in Europa, nonostante alcune carenze strutturali e organizzative nella rete assistenziale. Al Congresso EULAR di Madrid il nostro Paese si colloca ai primissimi posti per numero di studi e lavori scientifici presentati. Per salvaguardare questo importante patrimonio servono però maggiori risorse e investimenti nonché maggiore coordinamento tra i vari centri. La sfida del futuro è riuscire ad approfondire le nostre attuali conoscenze sui meccanismi patogenetici che sono alla base di quasi tutte queste patologie”.
La reumatologia italiana rappresenta un esempio virtuoso in Europa per le attività educazionali rivolte alla popolazione. La SIR è per la prima volta presente al congresso EULAR con un proprio stand nel quale esporrà ai congressisti le due campagne educazionali del 2019 Malattie Reumatologiche? No Grazie! e #Reumadays 2019. La prima ha visto gli specialisti della SIR andare in 25 centri anziani a illustrare agli over 65 la natura e le modalità di presentazione delle malattie reumatologiche. Per la seconda invece sono stati allestiti nelle piazze di 11 città degli speciali info-point dove medici specializzati e associazioni di pazienti hanno svolto attività informative. “L’obiettivo è stato mettere in guardia i cittadini di ogni fascia d’età sui rischi determinati da malattie molto serie – conclude Sinigaglia -. Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti e siamo pronti a ripartire con altre iniziative simili volte a favorire l’informazione e la prevenzione”.

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Artrite reumatoide: progressi terapeutici

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

artrite reumatoideMadrid. L’Artrite Reumatoide sino a qualche anno fa era una malattia legata ad una buia prospettiva di invalidità. Dal Congresso Europeo di Reumatologia, EULAR da poco concluso a Madrid, emergono importanti novità sulla patologia, non più considerata inesorabile. “Se la malattia è riconosciuta in tempo e trattata adeguatamente, anche le forme moderate e gravi possono essere controllate efficacemente” dichiara il Professor Luigi Sinigaglia dell’ Unità Operativa di Reumatologia dell’Istituto Gaetano Pini di Milano. Un problema che solo in Italia interessa oltre 400mila pazienti e con una prevalenza sulla popolazione stimata intorno allo 0.5% .
L’AR ha un impatto importante sulla vita dei malati: circa il 90% dei soggetti ha qualche grado di disabilità entro i 30 anni dall’esordio. Nel 22% dei casi il malato è costretto ad abbandonare ogni tipo di lavoro ed il 10% necessita di assistenza continuativa. Ma anche l’aspettativa di vita diminuisce: in media di 4 anni negli uomini e di 10 nelle donne se la malattia non viene adeguatamente trattata.
Secondo alcune analisi tratte dai dati emersi dallo studio RA-BEAM, la nuova ‘small molecule’ baricitinib, inibitore reversibile degli enzimi JAK1 e JAK2 (Janus chinasi, noti mediatori del processo infiammatorio alla base della patologia), ha dimostrato di essere in grado di inibire la progressione del danno articolare ad un anno nei pazienti con AR in fase attiva, che hanno avuto una risposta inadeguata o insoddisfacente al trattamento di prima linea con DMARDs convenzionali.
Dopo 24 mesi di osservazione la progressione dei danni strutturali articolari causati dalla malattia era significativamente inferiore nei pazienti trattati con baricitinib con un rallentamento significativo della progressione del danno articolare con un profilo di safety accettabile.
Ma non è tutto perché baricitinib prevede una unica somministrazione giornaliera del farmaco in forma orale, fattore apprezzato dai pazienti, che favorisce significativamente l’aderenza ai trattamenti e che rappresenta un indubbio valore aggiunto: “La qualità di vita delle persone è importante” sottolinea il Professor Sinigaglia “per questo la valutazione clinica (mediante indici clinimetrici) è diretta sia a valutare il grado di infiammazione sia la componente soggettiva del paziente che deve essere sempre contestualizzata in relazione al suo stato sociale, alla sua professione e al contesto familiare, permettendo così la scelta del miglior trattamento per quel determinato paziente.”.
“Nel rispondere agli unmet needs, i cosiddetti ‘bisogni insoddisfatti’ dei pazienti adulti affetti da AR moderata a grave che non ottengono miglioramenti significativi o sono intolleranti, ad uno o più farmaci anti-reumatici modificanti la malattia (DMARD, sigla in inglese di Disease Modifyng Antirheumatic Drugs) baricitinib rappresenta un’interessante novità terapeutica” continua il Professor Luigi Sinigaglia: ha mostrato di migliorare in maniera significativa segni e sintomi della malattia, agendo con un meccanismo d’azione totalmente innovativo. Le terapie che hanno come target gli enzimi JAK sono in grado di ridurre i mediatori dell’’infiammazione: in uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, baricitinib è stato associato ad un significativo miglioramento del dolore e della rigidità articolare rispetto al placebo e rispetto ad adalimumab dopo 12 settimane di trattamento.
All’EULAR sono stati diffusi anche i risultati dell’indagine “RA Matters” commentati da Antonella Celano alla guida di APMAR (Ass. Per. Mal. Reumatiche) : “i sintomi fisici come la stanchezza (43%) e il dolore (39%) continuano ad essere le barriere più grandi per le persone con artrite reumatoide sul posto di lavoro. Oltre il 60 per cento di persone affette da questa patologia hanno difficoltà generiche e il 23% denuncia problemi con le routine quotidiane come l’igiene e la cura personale. E’ più del 50% la quota di malati che auspica che le persone sane possano comprendere meglio l’impatto fisico e psicologico che l’artrite reumatoide ha sulla propria vita. Dati che ci confermano quanto sia importante usare farmaci che migliorino queste percentuali e abbiano un effetto sulla qualità dell’esistenza globale”. (foto. artrite reumatoide)

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Al Congresso EULAR di Madrid la dott.ssa Alessia Alunno è stata nominata Presidente Eletto dello Steering Committee dell’EMEUNET

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

madridMadrid. I giovani della Società Italiana di Reumatologia (SIR) si sono affermati in ambito scientifico, e non solo, al Congresso Annuale EULAR (European League Against Rheumatism) che si è appena concluso a Madrid. La dott.ssa Alessia Alunno, ricercatore presso la Sezione di Reumatologia del Dipartimento di Medicina dell’Università di Perugia è stata nominata Presidente Eletto dello Steering Committee dell’EMEUNET (Emerging EULAR NETwork). Si tratta di un’entità emanazione dell’EULAR istituita nel 2009 con l’intento di creare una rete europea di giovani medici, clinici e ricercatori in reumatologia, soddisfarne le esigenze formative e gli interessi di ricerca e assicurare un loro coinvolgimento nelle attività della Lega Europea. Già Coordinatrice del Gruppo Newsletter EMEUNET dal 2015 e presidente dalla Commissione SIRyoung (la Commissione SIR per i Giovani Reumatologi costituita ad Aprile 2017 al fine di creare un network nazionale e facilitare lo sviluppo di collaborazioni scientifiche), la dott.ssa Alunno entrerà in carica quale presidente EMEUNET in occasione del Congresso EULAR di Amsterdam del 2018. “Sono orgogliosa di essere la prima rappresentante italiana a ricoprire questo ruolo e sarà indubbiamente un’esperienza formativa ed entusiasmante – afferma la dott.ssa Alunno -. Nel corso degli anni, la crescita di EMEUNET è stata esponenziale e ad oggi con oltre 1500 membri è la più grande rete di giovani reumatologi esistente. In questo contesto europeo la voce dei giovani reumatologi italiani è fortemente percepita; dal 2015 l’Italia è sia il paese con il maggior numero di membri EMEUNET che quello con maggior numero di nuovi iscritti ogni anno. Mi impegnerò pertanto a realizzare un’ulteriore crescita di EMEUNET per raggiungere quanti più giovani reumatologi possibili in Europa e renderli partecipi di tutta l’offerta formativa, di mentoring e di networking che EMEUNET ed EULAR hanno da offrire”. Dal Congresso EULAR di Madrid è arrivata anche la nomina del FOR-RHeUMA (Forum Italiano dei Professionisti Sanitari in Reumatologia) a membro della Directory of Health Professionals in Rheumatology, ambito in cui l’Italia non era attualmente rappresentata. FOR-RHeUMA ha raggiunto questo riconoscimento dopo solo un anno dalla propria nascita e si qualifica dunque come unica associazione italiana legalmente riconosciuta a rappresentare i professionisti sanitari italiani in Europa nell’ambito della Reumatologia. Promossa e sostenuta dalla SIR, FOR-RHeUMA si prefigge l’obiettivo di apportare un valido contributo interdisciplinare nella valutazione, cura e riabilitazione delle patologie reumatologiche e dei disturbi muscolo-scheletrici, al fine di favorire la ricerca scientifica in tale ambito e di migliorare la qualità dell’assistenza fornita ai cittadini affetti da queste invalidanti affezioni, anche attraverso la collaborazione con le associazioni rappresentanti i pazienti. “Sono molto orgoglioso di aver rappresentato i professionisti sanitari italiani al debutto della nostra associazione come membro della Directory of Health Professionals in EULAR – commenta il dott. Devid Biscontini dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Perugia -. Desidero ringraziare personalmente quanti hanno reso possibile il raggiungimento di questo importante obiettivo, con particolare riferimento ai membri del Consiglio Direttivo di FOR-RHeUMA, al presidente e a tutto il Consiglio Direttivo di SIR. Auguro a FOR-RHeUMA di continuare su questa strada, raggiungendo sempre grandi risultati per rappresentare al meglio, non solo nel nostro paese, i tanti Professionisti Sanitari Italiani che operano in ambito reumatologico”.

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