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Posts Tagged ‘eurobond’

Crisi della zona euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2011

Il Parlamento europeo chiede la preparazione di una “road map” per uscire dalla crisi, in una risoluzione approvata giovedì che propone, fra l’altro, la ricapitalizzazione delle banche europee, un’ulteriore armonizzazione dei sistemi fiscali nazionali, l’emissione di Eurobond e una governance comunitaria per la zona euro più forte. I deputati, in una risoluzione approvata giovedì, chiedono alla Commissione di presentare un piano UE, con una precisa tabella di marcia, per ripristinare la fiducia nei mercati finanziari. Il piano dovrebbe essere basato sul metodo comunitario, inserito cioè nella struttura decisionale dell’Unione, ed evitare l’utilizzo di strumenti intergovernativi. Il Parlamento ritiene che la ricapitalizzazione delle banche debba avvenire a livello europeo e non essere attuata secondo priorità nazionali. I deputati propongono anche di completare la riforma del regolamento comunitario sul mercato finanziario, per rendere l’UE più forte nel caso di una crisi futura, e chiedono ai governi nazionali di armonizzare i sistemi fiscali e prendere misure comuni per combattere la frode. Sul fronte della crescita, i deputati vogliono l’emissione di obbligazioni destinate al finanziamento di progetti (project bonds) e la messa a punto di un meccanismo che permetta alla Commissione di imporre con rapidità il rispetto delle regole del mercato comune agli Stati membri. Per affrontare al meglio la crisi finanziaria della zona euro, il Parlamento chiede alla Commissione di presentare, entro la fine di quest’anno, un piano per la creazione di un sistema di emissione comune di titoli sovrani europei (Eurobond), sottolineando che ciò aiuterebbe a garantire una maggiore disciplina di bilancio e più stabilità nei mercati. Infine, il testo approvato consiglia il rafforzamento della governance economica a livello UE. La risoluzione rappresenta il contributo del Parlamento alle discussioni che si terranno fra i Capi di Stato e di governo al prossimo Consiglio europeo del 23 ottobre.

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Mercato unico: momento d’agire

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2011

Bruxelles, Parlamento europeo. Un mercato unico ben funzionante è il prerequisito essenziale per raggiungere gli obiettivi della strategia UE2020 e garantire competitività e crescita sostenibile all’Europa. Il Parlamento presenta le sue raccomandazioni per l’Atto sul mercato unico, un’iniziativa a ampio raggio che ha l’obiettivo di far ripartire il mercato comunitario, in tre risoluzioni adottate mercoledì. Fra le tante proposte, l’Aula reitera l’idea degli eurobond. Le tre risoluzioni non legislative approvate dall’Aula rappresentano il contributo degli eurodeputati al piano d’azione per rilanciare il mercato unico prima del 20° anniversario del programma presentato da Jacque Delors e della presentazione del commissario Barnier di ulteriori proposte per il mercato comunitario del prossimo 13 aprile.Una guida politica più forte è la chiave per rilanciare il mercato unico, secondo la risoluzione preparata da Sandra Kalniete (PPE, LV) e adottata con 595 voti a favore, 61 contrari e 10 astensioni.  I deputati chiedono inoltre l’attivazione immediata delle procedure d’infrazione nel caso di fallimento dei tentativi di conciliazione e chiedono ai governi nazionali di ridurre il deficit di trasposizione della legislazione.La creazione di obbligazioni europee per il finanziamento dei progetti (“EU project bond”) per sostenere l’occupazione e l’innovazione e finanziare progetti transfrontalieri d’infrastrutture nel campo dell’energia, del trasporto e delle telecomunicazioni è una delle proposte principali contenute nella risoluzione preparata da Christian Busoi (ALDE, RO), approvata con 570 voti a favore, 44 contrari e 28 astensioni.Il testo adottato chiede, fra le tante proposte, di migliorare le regole per il riconoscimento delle qualifiche professionali e la creazione di un “passaporto europeo delle competenze” e anche di estendere il regolamento su roaming per ridurre i costi anche sul trasferimento dei dati (navigazione in internet su cellulare), rafforzare i controlli alle frontiere sulle importazioni da paesi terzi, rendere più trasparenti le spese bancarie e garantire la piena portabilità dei diritti relativi alla pensione. Infine, l’Aula ha adottato un emendamento di compromesso che chiede ala Commissione di garantire che i diritti sociali siano rispettati e che, ove giustificato, si debba includere un riferimento alle politiche sociali nella legislazione sul mercato unico.

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Un sì agli eurobond

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

Secondo alcuni recenti studi, suffragati anche dai dati della Banca per i Regolamenti Internazionali (Bri), nel 2009 il mercato obbligazionario mondiale ha raggiunto i 91 trilioni di dollari. C’è stata una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Non vi sono ancora calcoli precisi per il 2010, ma l’aumento dovrebbe essere ragguardevole.  Ormai questo mercato è  diventato una grande fonte sistemica di finanziamento. Circa il 70%, pari a 64 trilioni, è costituito da obbligazioni emesse all’interno dei vari paesi. Per il restante 30% invece sono bond internazionali, tra cui quelli sottoscritti nei paradisi fiscali.  Globalmente nel 2009 sono state emesse nuove obbligazioni per 6,8 trilioni di dollari per tappare i buchi di bilancio delle banche e degli stati, i cui debiti pubblici sono cresciuti per finanziare le operazioni di salvataggio del sistema bancario.  Secondo l’Ocse, nel 2010, tra rifinanziamenti di obbligazioni in scadenza e nuovi titoli, nel mondo sarebbero stati emessi bond di debito pubblico per 16 trilioni di dollari! C’è stato un aumento di ben 4 trilioni rispetto al 2008. Esso è stato determinato dal fatto che nei paesi industrializzati il rapporto debito pubblico/Pil è passato mediamente dal 78% del 2006 a oltre il 100% del 2010.  Si evidenzia che dei complessivi 64 trilioni citati, il 39% riguarda gli Usa, il 18% il Giappone e il 20% l’intera zona dell’euro. Purtroppo, 10 trilioni di bond americani si basano su ipoteche e in parte, circa 1,4 trilioni di dollari, sui mutui subprime speculativi. Complessivamente trattasi di quantitativi enormi che rivelano la malattia e la debolezza dell’intero sistema finanziario. Ci si chiede perché, rispetto alle differenti situazioni geo economiche citate, sotto tiro della speculazione siano i debiti pubblici dei paesi dell’euro e non i Treasury bond e le altre obbligazioni americani.  Lungi da noi l’intento di voler ignorare le responsabilità dell’Europa e le sue urgenti correzioni alla sua politica economica. Ma non si comprende l’agitazione dei mercati sulla solvibilità della Grecia, o dell’Irlanda, che pur avendo rispettivamente un debito totale di 236 e di 867 miliardi di dollari (dati Bri d qualche mese fa), hanno però un’economia reale sottostante abbastanza funzionante. Stranamente l’accanimento di “lor signori” non riguarda il trilione e mezzo di dollari di mutui subprime inesigibili.
I grandi operatori finanziari internazionali, capitanati dalle 5 banche americane dominanti, puntano di volta in volta le loro scommesse contro una delle pedine europee più deboli, consapevoli evidentemente della non coesione nelle politiche economiche e finanziarie e di confronto alla speculazione dell’Ue. A fronte di tutto ciò  si ripropone con forza la necessità di far ricorso agli eurobonds, come risposta difensiva e come misura di rilancio dell’economia. La proposta di Giulio Tremonti e Jean-Claude Juncker di emettere obbligazioni europee per rimpiazzare titoli di debito pubblico dei paesi dell’Ue in quantità non superiore al 40% del loro Pil è valida.
Non si tratta di creare nuovo debito, ma di fornire uno scudo più robusto al debito pubblico dei paesi europei impegnati in politiche di risanamento dei loro conti pubblici. Contrariamente a quanti temono un allentamento nel rigore di bilancio degli stati più indebitati, questi sarebbero messi in condizione di operare con maggior sicurezza e continuità nella realizzazione delle loro politiche correttive.  La stessa Germania, oggi non del tutto d’accordo con gli eurobonds, avrebbe il vantaggio di ridurre la propria quota nel fondo di salvataggio, garantendo così anche le banche tedesche pesantemente esposte nei confronti della Grecia, dell’Irlanda del Portogallo e della Spagna per oltre 520 miliardi di dollari.  Gli oppositori degli eurobond sono invece tra i più facinorosi sostenitori della politica del «quantitative easing» della Bce. Tale politica, con la immissione di nuova liquidità, ricalca la vecchia strada monetaria che avvantaggerebbe il sistema bancario internazionale, creando nel contempo una spinta inflattiva.  Si ricordi che già nel 1993 Jacques Delors propugnava gli Union Bond europei per finalizzarli alla produzione di ricchezza reale e all’aumento dell’occupazione attraverso la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali e di innovazione tecnologica nei settori dei trasporti, delle comunicazioni, dell’energia, della ricerca, ecc.  Noi riteniamo che gli eurobond siano le due facce della stessa medaglia, una che protegge dalla speculazione e l’altra che favorisce la crescita economica per aiutare l’Ue a uscire dalla pericolosa impasse in cui oggi si trova.   (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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