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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘eurobond’

Pandemia, eurobond e futuro dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Chiamiamoli eurobond, non covid-bond. Sono, del resto gli strumenti finanziari di lungo periodo più importanti e virtuosi che l’Unione europea dovrebbe responsabilmente mettere in campo, e non in modo occasionale, in dimensioni notevoli e appropriate per il rilancio e per uno sviluppo continuo e duraturo del suo sistema produttivo e industriale, ora, di fatto, in gran parte fermato dalla pandemia. C’è chi vorrebbe chiamarli “recovery bond” perché, dice, il termine “eurobond” farebbe paura a molti. In realtà, se fosse solo così, si tratterebbe di un escamotage un po’ infantile per bypassare l’ostacolo. Come se chi li osteggia si facesse confondere da questo giochetto di parole. In realtà, i “recovery bond” potrebbero nascondere l’idea di un programma limitato e a tempo determinato, da accantonare subito dopo la ripresa economica. In ogni caso, se fosse l’inizio di un percorso virtuoso, sarebbero comunque ben accetti. Dopo che i rigidi parametri di austerità sono saltati dappertutto, anche nelle case dei più duri rigoristi, siamo travolti da un turbinio di centinaia, di migliaia di miliardi di euro e di dollari che i governi e le banche centrali dicono di voler disporre per affrontare l’emergenza. Toppi numeri e troppe parole: c’è il rischio che partoriscano il classico topolino. L’Unione europea ha sospeso il Patto di stabilità lasciando i governi liberi di decidere i loro interventi di sostegno all’economia e ai propri cittadini. Decisione giusta, non sufficiente. Il futuro dell’Unione europea si misurerà in rapporto alla capacità di programmare unitariamente la ripresa e il suo sviluppo continuo e congiunto. Perciò si dovrebbe elaborare un dettagliato programma di investimenti, proiettato in modo capillare verso tutte le regioni d’Europa. Valorizzarle e svilupparle non dovrebbe essere interesse soltanto locale e nazionale ma anche interesse generale dell’intero continente. Dopo la creazione dell’euro, la politica di sviluppo industriale e tecnologico e la creazione di nuova e qualificata occupazione sono il tassello principale per la realizzazione di uno Stato europeo davvero federale, cioè la realizzazione della tanto desiderata evoluzione dell’Unione europea. D’altra parte, è noto che dopo l’unione monetaria, dopo il mercato unico, dopo l’unione bancaria, è quasi naturale, oltre che necessario, attuare una difesa comune, un sistema fiscale unico e certamente anche un sistema industriale e occupazionale europeo unitario.
Questo piano di rilancio dell’economia europea, in tutte le sue componenti, oggettivamente esige l’emissione di titoli europei, cioè di obbligazioni pubbliche (eurobond) a lunga scadenza, eventualmente con rendimenti moderati, sicuri e fissi, garantite dall’Unione europea, quindi individualmente, congiuntamente, in solido, da tutti i Paesi membri. Sarebbe opportuno prevederne anche l’esenzione da imposte, totale o parziale. In questo modo, dopo una prima sottoscrizione coperta dal bilancio dell’Unione europea e anche dagli acquisti della Banca centrale europea, dette obbligazioni sarebbero dei safe asset che avrebbero un appeal sul mercato per i grandi investitori istituzionali di lungo termine, europei e internazionali. Non solo le assicurazioni e i fondi pensione, sarebbe così sollecitato e coinvolto anche il risparmio delle famiglie. Da decenni si parla di eurobond, come pilastro portante dell’Unione europea. Per primo fu Jacques Delors, presidente della Commissione, nel 1994. Fu, poi, Romano Prodi, d’accordo con il cancelliere tedesco Helmut Kohl a rilanciare l’idea. In seguito divenne anche un cavallo di battaglia di Giulio Tremonti, insieme al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. La crisi finanziaria globale del 2008, invece di spingere l’Europa verso una politica economica comune, purtroppo, fece emergere gli egoismi nazionali e l’ideologia del “rigore” e dell’austerità, imposta poi ai Paesi più deboli e indebitati. E gli eurobond sono finiti nel dimenticatoio. Oggi, per chiarezza e per tranquillità di quelle forze politiche “austere ma poco solidali” occorre sapere che gli eurobond non mutualizzano i debiti esistenti dei singoli Paesi membri. Gli Stati cosiddetti “virtuosi” non darebbero, quindi, la loro garanzia sui debiti pregressi degli altri Paesi. Ovviamente gli eurobond non sono trasferimenti di soldi da un Paese all’altro. Sono, invece, il meccanismo del completamento naturale della moneta unica. Sarebbero strumenti di finanziamento mirato soltanto per investimenti in infrastrutture, nuove tecnologie, modernizzazioni industriali, ricerca, educazione, sanità e in altri settori produttivi sull’intero territorio europeo.
La parola “solidarietà”, che dovrebbe caratterizzare uomini e Stati, spesso è erroneamente usata come fosse l’aiuto “peloso” del benefattore verso l’indigente. Con gli eurobond si vuole, invece, manifestare la volontà di uno sviluppo congiunto, in un momento in cui l’intera società europea è “attaccata” da un nemico esterno, da un coronavirus che non fa distinzioni di sorta.
L’emissione di questi eurobond potrebbe essere affidata a un veicolo già esistente e operante come la Banca europea degli investimenti. Con gli eurobond l’Europa farebbe un bel passo in avanti nel cammino ipotizzato dai Padri Fondatori. Senza, quindi, non una perdita per l’Italia ma per l’Europa. E sarebbe un duro colpo alla sua credibilità, alla sua visione, alla sua stessa esistenza.

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EuroMes: come e perché

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

 

Nell’immaginario collettivo, gli Eurobond sono il bene assoluto. Finalmente la solidarietà, finalmente la messa in comune del debito, si dice. Siamo d’accordo sugli Eurobond, ma vorremmo rilevare che gli Eurobond significano debito, anche per l’Italia, e il debito va pagato, non può essere scaricato sugli altri Paesi.Sorge un retro pensiero da furbastro: se l’Italia non può pagare il debito, qualcun altro lo pagherà. Non è così.Facciamo un esempio, per chiarire: un gruppo di persone decide di andare a mangiare una pizza e, d’accordo, ognuno paga per sè. Il furbastro, invece, ordina l’antipasto, il primo, il secondo con contorno, il dolce, la frutta, il caffè e l’ammazzacaffè. A fine cena il furbastro chiede che il conto sia diviso equamente tra tutti. Lui ha cenato alla grande, gli altri hanno mangiato solo la pizza. Non può essere, ovviamente.Che significato ha questo esempio? Vediamo.
La emissione di titoli Eurobond, cioè debito, è subordinata al rispetto delle regole, e impone delle condizionalità per la gestione e la restituzione. A garanzia, gli Eurobond saranno gestiti da una “struttura europea” che imporrà e gestirà con regole comuni, il che significa che tutti i Paesi dell’Eurozona dovranno trasferire parte della propria sovranità alla “struttura europea”, cioè parti di bilancio e fiscalità.E’ il contrario di quello che vogliono i sovranisti che, però, sono favorevoli agli Eurobond. E’ il caso di far pace con il cervello.Passiamo al Mes che, nell’immaginario collettivo, è il male assoluto.Vediamo per punti.
1. Al Mes, cioè al fondo, partecipano i Paesi dell’Eurozona così come accade per gli Eurobond, con l’intento di soccorrere i Paesi in difficoltà finanziaria.
2. Il Mes è guidato da una “struttura europea”, così come per gli Eurobond.
3. Il Mes si finanzia con l’emissione di titoli, garantiti dai Paesi dell’Eurozona; si tratta di debito, analogamente agli Eurobond.
4. Al Mes partecipa l’Italia, con quota di capitale versata al fondo di 14 miliardi, ma può ricorrere a prestiti per 36 miliardi.
5. Non c’è obbligo di ricorrere al Mes, ma ha dell’inverosimile lasciare 14 miliardi sul fondo senza aprire una linea di credito.
6. Il Mes prevede condizionalità, come gli Eurobond.
7. Le condizionalità fissate per l’emergenza da Coronavirus, riguardano l’utilizzo per le spese sanitarie, dirette e indirette. In sostanza, si potranno usare, anche, per mettere in sicurezza i posti di lavoro.
8. I fondi dall’Eurobond sono di là da venire, quelli del Mes sono pronti.
9. Il paragone con la Grecia è una bufala. La Grecia falsificava i bilanci pubblici e aveva un debito insostenibile. Non è il caso dell’Italia.
Se a qualcuno dispiace la sigla Mes, possiamo cambiarla in EuroMes, così ci eliminiamo la contrapposizione buono e cattivo.
(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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“No agli Eurobond e sì al Mes”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

Esattamente il contrario di quanto declamato per giorni dal Presidente del consiglio Conte.Vince l’Olanda e perde l’Italia. Ora togliamo davvero le bandiere dell’Ue e prepariamoci a fare da soli. E Conte si dimetta”. E’ quanto scrive su Twitter Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Stati Uniti d’Europa. Eurobond e cessione di sovranità

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Si invoca la solidarietà europea in questo momento drammatico per la salute dei cittadini e per gli effetti disastrosi sull’economia italiana.Gli Eurobond (ora coronabond) sono la soluzione, dicono i nostri governanti e gli oppositori.Gli Eurobond sono titoli di Stato emessi dai Paesi dell’Eurozona. In sintesi, è una emissione di debito congiunto, il cui onere di restituzione è a carico collettivo.
Gli Eurobond dovrebbero essere emessi da una agenzia europea e garantiti dagli Stati dell’Eurozona. Bene gli Eurobond diciamo, ma vogliamo rilevare che la emissione di obbligazioni comunitarie significa che sarà l’Unione europea a gestirle.L’introduzione di emissioni congiunte di Eurobond significherebbe la condivisione di emissioni sovrane tra gli Stati membri e la ripartizione dei relativi flussi di entrata e dei costi di gestione.Come già analizzato dalla Commissione europea nel Libro Verde nel 2011, le ipotesi di emissioni di Eurobond sono diverse: la prima è quella totale, cioè la sostituzione delle obbligazioni nazionali con gli Eurobond che vuol dire condividere tutto il nostro debito con Paesi dell’Eurozona, oppure, procedere con Eurobond parziali e solidali: convivrebbero così obbligazioni nazionali e europee ma, per la parte comunitaria, la gestione farebbe capo a Bruxelles, dunque ci sarebbe una cessione di sovranità.Cosa ne pensano i nostri sovranisti che vogliono gli Eurobond e, contestualmente, reclamano la sovranità italica? Qualcuno dovrebbe far pace con la propria testa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Crisi della zona euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2011

Il Parlamento europeo chiede la preparazione di una “road map” per uscire dalla crisi, in una risoluzione approvata giovedì che propone, fra l’altro, la ricapitalizzazione delle banche europee, un’ulteriore armonizzazione dei sistemi fiscali nazionali, l’emissione di Eurobond e una governance comunitaria per la zona euro più forte. I deputati, in una risoluzione approvata giovedì, chiedono alla Commissione di presentare un piano UE, con una precisa tabella di marcia, per ripristinare la fiducia nei mercati finanziari. Il piano dovrebbe essere basato sul metodo comunitario, inserito cioè nella struttura decisionale dell’Unione, ed evitare l’utilizzo di strumenti intergovernativi. Il Parlamento ritiene che la ricapitalizzazione delle banche debba avvenire a livello europeo e non essere attuata secondo priorità nazionali. I deputati propongono anche di completare la riforma del regolamento comunitario sul mercato finanziario, per rendere l’UE più forte nel caso di una crisi futura, e chiedono ai governi nazionali di armonizzare i sistemi fiscali e prendere misure comuni per combattere la frode. Sul fronte della crescita, i deputati vogliono l’emissione di obbligazioni destinate al finanziamento di progetti (project bonds) e la messa a punto di un meccanismo che permetta alla Commissione di imporre con rapidità il rispetto delle regole del mercato comune agli Stati membri. Per affrontare al meglio la crisi finanziaria della zona euro, il Parlamento chiede alla Commissione di presentare, entro la fine di quest’anno, un piano per la creazione di un sistema di emissione comune di titoli sovrani europei (Eurobond), sottolineando che ciò aiuterebbe a garantire una maggiore disciplina di bilancio e più stabilità nei mercati. Infine, il testo approvato consiglia il rafforzamento della governance economica a livello UE. La risoluzione rappresenta il contributo del Parlamento alle discussioni che si terranno fra i Capi di Stato e di governo al prossimo Consiglio europeo del 23 ottobre.

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Mercato unico: momento d’agire

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2011

Bruxelles, Parlamento europeo. Un mercato unico ben funzionante è il prerequisito essenziale per raggiungere gli obiettivi della strategia UE2020 e garantire competitività e crescita sostenibile all’Europa. Il Parlamento presenta le sue raccomandazioni per l’Atto sul mercato unico, un’iniziativa a ampio raggio che ha l’obiettivo di far ripartire il mercato comunitario, in tre risoluzioni adottate mercoledì. Fra le tante proposte, l’Aula reitera l’idea degli eurobond. Le tre risoluzioni non legislative approvate dall’Aula rappresentano il contributo degli eurodeputati al piano d’azione per rilanciare il mercato unico prima del 20° anniversario del programma presentato da Jacque Delors e della presentazione del commissario Barnier di ulteriori proposte per il mercato comunitario del prossimo 13 aprile.Una guida politica più forte è la chiave per rilanciare il mercato unico, secondo la risoluzione preparata da Sandra Kalniete (PPE, LV) e adottata con 595 voti a favore, 61 contrari e 10 astensioni.  I deputati chiedono inoltre l’attivazione immediata delle procedure d’infrazione nel caso di fallimento dei tentativi di conciliazione e chiedono ai governi nazionali di ridurre il deficit di trasposizione della legislazione.La creazione di obbligazioni europee per il finanziamento dei progetti (“EU project bond”) per sostenere l’occupazione e l’innovazione e finanziare progetti transfrontalieri d’infrastrutture nel campo dell’energia, del trasporto e delle telecomunicazioni è una delle proposte principali contenute nella risoluzione preparata da Christian Busoi (ALDE, RO), approvata con 570 voti a favore, 44 contrari e 28 astensioni.Il testo adottato chiede, fra le tante proposte, di migliorare le regole per il riconoscimento delle qualifiche professionali e la creazione di un “passaporto europeo delle competenze” e anche di estendere il regolamento su roaming per ridurre i costi anche sul trasferimento dei dati (navigazione in internet su cellulare), rafforzare i controlli alle frontiere sulle importazioni da paesi terzi, rendere più trasparenti le spese bancarie e garantire la piena portabilità dei diritti relativi alla pensione. Infine, l’Aula ha adottato un emendamento di compromesso che chiede ala Commissione di garantire che i diritti sociali siano rispettati e che, ove giustificato, si debba includere un riferimento alle politiche sociali nella legislazione sul mercato unico.

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Un sì agli eurobond

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

Secondo alcuni recenti studi, suffragati anche dai dati della Banca per i Regolamenti Internazionali (Bri), nel 2009 il mercato obbligazionario mondiale ha raggiunto i 91 trilioni di dollari. C’è stata una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Non vi sono ancora calcoli precisi per il 2010, ma l’aumento dovrebbe essere ragguardevole.  Ormai questo mercato è  diventato una grande fonte sistemica di finanziamento. Circa il 70%, pari a 64 trilioni, è costituito da obbligazioni emesse all’interno dei vari paesi. Per il restante 30% invece sono bond internazionali, tra cui quelli sottoscritti nei paradisi fiscali.  Globalmente nel 2009 sono state emesse nuove obbligazioni per 6,8 trilioni di dollari per tappare i buchi di bilancio delle banche e degli stati, i cui debiti pubblici sono cresciuti per finanziare le operazioni di salvataggio del sistema bancario.  Secondo l’Ocse, nel 2010, tra rifinanziamenti di obbligazioni in scadenza e nuovi titoli, nel mondo sarebbero stati emessi bond di debito pubblico per 16 trilioni di dollari! C’è stato un aumento di ben 4 trilioni rispetto al 2008. Esso è stato determinato dal fatto che nei paesi industrializzati il rapporto debito pubblico/Pil è passato mediamente dal 78% del 2006 a oltre il 100% del 2010.  Si evidenzia che dei complessivi 64 trilioni citati, il 39% riguarda gli Usa, il 18% il Giappone e il 20% l’intera zona dell’euro. Purtroppo, 10 trilioni di bond americani si basano su ipoteche e in parte, circa 1,4 trilioni di dollari, sui mutui subprime speculativi. Complessivamente trattasi di quantitativi enormi che rivelano la malattia e la debolezza dell’intero sistema finanziario. Ci si chiede perché, rispetto alle differenti situazioni geo economiche citate, sotto tiro della speculazione siano i debiti pubblici dei paesi dell’euro e non i Treasury bond e le altre obbligazioni americani.  Lungi da noi l’intento di voler ignorare le responsabilità dell’Europa e le sue urgenti correzioni alla sua politica economica. Ma non si comprende l’agitazione dei mercati sulla solvibilità della Grecia, o dell’Irlanda, che pur avendo rispettivamente un debito totale di 236 e di 867 miliardi di dollari (dati Bri d qualche mese fa), hanno però un’economia reale sottostante abbastanza funzionante. Stranamente l’accanimento di “lor signori” non riguarda il trilione e mezzo di dollari di mutui subprime inesigibili.
I grandi operatori finanziari internazionali, capitanati dalle 5 banche americane dominanti, puntano di volta in volta le loro scommesse contro una delle pedine europee più deboli, consapevoli evidentemente della non coesione nelle politiche economiche e finanziarie e di confronto alla speculazione dell’Ue. A fronte di tutto ciò  si ripropone con forza la necessità di far ricorso agli eurobonds, come risposta difensiva e come misura di rilancio dell’economia. La proposta di Giulio Tremonti e Jean-Claude Juncker di emettere obbligazioni europee per rimpiazzare titoli di debito pubblico dei paesi dell’Ue in quantità non superiore al 40% del loro Pil è valida.
Non si tratta di creare nuovo debito, ma di fornire uno scudo più robusto al debito pubblico dei paesi europei impegnati in politiche di risanamento dei loro conti pubblici. Contrariamente a quanti temono un allentamento nel rigore di bilancio degli stati più indebitati, questi sarebbero messi in condizione di operare con maggior sicurezza e continuità nella realizzazione delle loro politiche correttive.  La stessa Germania, oggi non del tutto d’accordo con gli eurobonds, avrebbe il vantaggio di ridurre la propria quota nel fondo di salvataggio, garantendo così anche le banche tedesche pesantemente esposte nei confronti della Grecia, dell’Irlanda del Portogallo e della Spagna per oltre 520 miliardi di dollari.  Gli oppositori degli eurobond sono invece tra i più facinorosi sostenitori della politica del «quantitative easing» della Bce. Tale politica, con la immissione di nuova liquidità, ricalca la vecchia strada monetaria che avvantaggerebbe il sistema bancario internazionale, creando nel contempo una spinta inflattiva.  Si ricordi che già nel 1993 Jacques Delors propugnava gli Union Bond europei per finalizzarli alla produzione di ricchezza reale e all’aumento dell’occupazione attraverso la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali e di innovazione tecnologica nei settori dei trasporti, delle comunicazioni, dell’energia, della ricerca, ecc.  Noi riteniamo che gli eurobond siano le due facce della stessa medaglia, una che protegge dalla speculazione e l’altra che favorisce la crescita economica per aiutare l’Ue a uscire dalla pericolosa impasse in cui oggi si trova.   (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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