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PGIM RE: Prospettive per l’Europa, il repricing offre opportunità di guadagno a lungo termine che saranno interessanti per gli investitori

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

A cura di Greg Kane, Head of European Investment Research di PGIM Real Estatel . L’aumento dei prezzi dell’energia e dei costi di finanziamento sta colpendo duramente le famiglie e sta minando la modesta ripresa economica post-pandemia. Ciò si ripercuote direttamente sui mercati degli spazi per logistica e retail, mentre l’impatto sul sentiment e la pressione sugli utili aziendali si ripercuotono sull’indebolimento della domanda di spazi nel mercato degli uffici. All’inizio dell’anno, gli effetti dell’aumento dell’inflazione si sono tradotti in un aumento dei tassi di interesse di mercato, con un impatto sui valori dei mercati finanziari. Sapevamo già che il volume delle transazioni aveva iniziato a diminuire e che i rendimenti immobiliari avevano iniziato ad aumentare. Tuttavia, i mercati dei capitali reagiscono rapidamente e possono dare falsi segnali. Ma le recenti indicazioni provenienti dall’economia reale e dall’andamento della domanda confermano che è in corso una flessione e che i valori reali in capitale non stanno reagendo solo allo stress dei mercati finanziari.In termini reali, il valore del capitale immobiliare è sceso del 2% nel secondo trimestre del 2022, un declino modesto, ma che di solito si verifica solo quando è in corso o è imminente un’ampia flessione. Ciò che colpisce è la rapidità con cui la performance positiva si è trasformata in negativa, dato che fino a poco tempo fa la crescita del valore del capitale reale era in accelerazione. Sebbene le previsioni più diffuse collochino l’imminente recessione a metà strada, con un calo del valore reale del capitale del -20% nei prossimi anni, un rapido sguardo alle correzioni passate mostra che le flessioni tendono a rientrare in due grandi categorie: rapide e poco profonde o durature e profonde. Al momento il sentiment sta calando rapidamente, le previsioni vengono riviste al ribasso e vi sono rischi significativi derivanti da fattori come l’approvvigionamento energetico che potrebbero spingere al ribasso la crescita, il che fa temere che possa tradursi in una recessione lunga e prolungata. Uno scenario di questo tipo condivide diverse caratteristiche con l’esperienza del Regno Unito negli anni ’70, quando, in particolare, gli shock dei prezzi del petrolio e l’inflazione elevata portarono a un lungo periodo di performance economiche deboli, a tensioni più ampie sui mercati finanziari e a un mercato immobiliare in difficoltà. Quello che sappiamo è che il sentiment è in calo, il che suggerisce che il mercato si sta riprezzando rapidamente. Poiché i rischi rimangono elevati, investire nei prossimi trimestri è azzardato, ma allo stesso tempo abbiamo iniziato a pensare a cosa dobbiamo vedere in termini di repricing per sentirci più tranquilli nel ricominciare a guardare alle opportunità. Il rischio di perdita di capitale nel breve termine rimane elevato, anche se il repricing offre opportunità di guadagno a lungo termine che saranno interessanti per gli investitori.

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Il Parlamento Europeo sostiene il risparmio energetico e l’incremento delle rinnovabili

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2022

I deputati hanno votato la revisione della direttiva sulle energie rinnovabili per aumentare al 45% (dal 32% attualmente previsto) la quota di rinnovabili nel consumo finale di energia dell’UE entro il 2030, obiettivo sostenuto anche dalla Commissione nell’ambito del pacchetto “RepowerEU”.La legge definisce anche degli obiettivi per il settore dei trasporti e il teleriscaldamento e raffreddamento degli edifici. Nel settore dei trasporti, l’impiego delle energie rinnovabili dovrebbe portare a una riduzione del 16% delle emissioni di gas serra, grazie all’utilizzo di quote più elevate di biocarburanti avanzati e di carburanti rinnovabili di origine non biologica, come l’idrogeno. L’industria sarebbe chiamata a incrementare l’uso delle rinnovabili dell’1,9% all’anno e le reti di teleriscaldamento del 2,3%.Ogni Paese UE dovrà sviluppare due progetti transfrontalieri per l’espansione dell’elettricità verde. I paesi con un consumo annuo di elettricità superiore a 100 TWh dovranno svilupparne un terzo entro il 2030.I deputati hanno anche adottato degli emendamenti in cui si chiede una riduzione graduale della quota di legno primario considerato come energia rinnovabile.Il testo legislativo è stato approvato con 418 voti favorevoli, 109 contrari e 111 astensioni.In una votazione separata, i deputati hanno sostenuto la revisione della direttiva sull’efficienza energetica, legge che fissa gli obiettivi di risparmio energetico nel consumo di energia primaria e finale nell’UE.I deputati hanno aumentato l’obiettivo UE per la riduzione del consumo di energia finale e primaria. Nel testo, si chiede ai Paesi UE di garantire collettivamente, entro il 2030, una riduzione del consumo di energia finale di almeno il 40% e di almeno il 42,5% del consumo di energia primaria, rispetto ai dati del 2007. Ciò corrisponde rispettivamente a 740 e 960 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) per il consumo finale e primario di energia. Per raggiungere questi obiettivi, gli Stati membri dovranno stabilire i contributi nazionali vincolanti. Gli obiettivi saranno raggiunti attraverso misure a livello locale, regionale, nazionale ed europeo e in diversi settori come ad esempio la pubblica amministrazione, gli edifici, le imprese, e i centri di dati.Il testo legislativo è stato approvato con 469 voti favorevoli, 93 contrari e 82 astensioni.

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Salario minimo: approvate le nuove regole per i lavoratori dell’UE

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2022

Bruxelles. Il Parlamento europeo ha approvato mercoledì in via definitiva la nuova legislazione sui salari minimi adeguati nell’UE. La legge, concordata a giugno con il Consiglio, intende migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti i lavoratori dell’UE e promuovere progressi in ambito economico e sociale. A tal fine, vengono definiti i requisiti essenziali per l’adeguatezza dei salari minimi garantiti, come stabilito dalle leggi nazionali e/o dai contratti collettivi. La legge vuole inoltre migliorare l’accesso effettivo dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo.Il testo è stato approvato con 505 voti favorevoli, 92 contrari e 44 astensioni (votazione finale su accordo in prima lettura).La nuova direttiva si applicherà a tutti i lavoratori dell’UE con un contratto o un rapporto di lavoro. I Paesi UE, in cui il salario minimo gode già di protezione, grazie ai contratti collettivi, non saranno tenuti a introdurre queste norme o a rendere gli accordi già previsti universalmente applicabili.La definizione del salario minimo rimane di competenza dei singoli Stati membri, i quali dovranno però garantire che i loro salari minimi consentano ai lavoratori una vita dignitosa, tenendo conto del costo della vita e dei più ampi livelli di retribuzione. Per quanto riguarda la valutazione dell’adeguatezza dei salari minimi garantiti esistenti, i Paesi UE potranno determinare un paniere di beni e servizi a prezzi reali, o fissarlo al 60% del salario mediano lordo e al 50% del salario medio lordo.La contrattazione collettiva a livello settoriale e interprofessionale è un fattore essenziale per determinare i salari minimi adeguati e, pertanto, deve essere promossa e rafforzata sulla base delle nuove regole. Gli Stati membri in cui meno dell’80% dei lavoratori è interessato dalla contrattazione collettiva, dovranno – congiuntamente alle parti sociali – stabilire un piano d’azione per aumentare tale percentuale.Nel testo concordato viene introdotto l’obbligo per i Paesi UE di istituire un sistema di monitoraggio affidabile, nonché controlli e ispezioni sul campo, per garantire conformità e contrastare i subappalti abusivi, il lavoro autonomo fittizio, gli straordinari non registrati o la maggiore intensità di lavoro.

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La contraddizione tra i prezzi del gas in Europa e la caduta di quelli delle commodity

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2022

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La guerra in Ucraina andava bene per spiegare l’aumento dei prezzi, ma diventa quasi un “imbarazzo” quando essi scendono. Quindi, nella narrazione dominante circa la crescente e galoppante inflazione odierna c’è qualcosa che non torna. Come mai gli indici internazionali delle commodity registrano delle diminuzioni dei prezzi negli ultimi mesi? Aiutano i dati forniti dal rapporto “Commodity Market Outlook”, pubblicato lo scorso aprile dalla Banca Mondiale, che analizza globalmente gli indici dei prezzi per tre maxi categorie: energia, prodotti agricoli e metalli in generale. Un indice è una sorta di paniere ponderato dei prezzi delle varie materie prime che ne fanno parte. Posto a 100 gli indici al primo gennaio 2020, cioè prima della pandemia, essi scendono per tutte e tre le categorie fino a luglio-agosto di quell’anno. Poi, durante il 2020, essi iniziano una progressiva salita fino a raggiungere al primo marzo 2022, quindi all’inizio della guerra in Ucraina, il livello di 216 per l’indice dei prodotti energetici, di 150 per quelli agricoli e 182 per i metalli.Se la discesa dei prezzi nei primi mesi del 2020 potrebbe essere spiegata con la restrizione della domanda dovuta ai lockdown produttivi e alle riduzioni dei consumi, diventa, però, molto difficile sostenere la stessa spiegazione per la seconda metà di quell’anno e per l’inizio del 2021 quando, invece, i prezzi salgono. Infatti, anche in quei mesi produzioni e consumi erano in ritirata. La ripresa degli ultimi mesi del 2021 e dei primi del 2022 non è sufficiente a spiegare l’aumento dei valori degli indici in questione. Gli scostamenti sono troppo grandi rispetto ai modesti cambiamenti nelle produzioni e nei consumi. Il rapporto della Banca Mondiale di aprile affermava che “la guerra in Ucraina ha causato gravi interruzioni dell’approvvigionamento e prezzi storicamente più elevati per una serie di materie prime. Per la maggior parte di esse, i prezzi dovrebbero essere significativamente più elevati nel 2022 rispetto al 2021. I prezzi non energetici dovrebbero aumentare di circa il 20% nel 2022″. Non è stato così. Il 2 agosto la Banca Mondiale ha riportato i dati più recenti sui prezzi delle commodity. A luglio, rispetto al mese precedente, i prezzi dell’energia in generale erano scesi di 1,3%, (quelli del petrolio del 10%, mentre quelli del gas in Europa erano saliti del 50%). I prezzi dei prodotti agricoli erano diminuiti del 7,4%, quelli del cibo di 8,5% e quelli dei metalli del 13,4%, in specifico lo stagno del 19,5%, il ferro del 17%, il rame e nichel ciascuno del 16%. Dai massimi di marzo il pezzo del rame è sceso del 30%. Un altro esempio: il Bloomberg Commodity Spot Index, che prende in considerazione contratti future per 23 commodity, lo scorso luglio è diminuito del 20% rispetto al mese precedente. L’andamento anomalo dei prezzi, sia in salita sia in discesa, può essere spiegato soltanto attraverso il ruolo negativo giocato dalla speculazione, in particolare dei future. Quando i mercati percepiscono un possibile futuro aumento dei prezzi, i future speculativi operano come dei moltiplicatori. Lo stesso avviene per le attese di riduzione dei prezzi. Chi acquista un future su un indice assume una posizione lunga (long), rialzista, e crede che i prezzi saliranno oltre quello di acquisto. Chi vende un future assume una posizione corta (short), ribassista, e ritiene che il prezzo di mercato dell’indice in scadenza sia più basso. Entrambi guadagnerebbero sulla differenza di prezzo. Il volume dei future può determinare le attese di crescita o di ribasso e di conseguenza gli andamenti del mercato. Com’è noto, i future speculativi non comportano la reale transazione delle merci trattate. Solo il 2% lo fa! Alla scadenza del contratto, o prima se è rinegoziato, è pagata soltanto la differenza. Nel frattempo, però, l’effetto della speculazione si è trasferito sui prezzi delle reali operazioni di compravendita. L’ultimo rapporto della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea rileva che anche i derivati otc ( non regolamentati e altamente speculativi) sulle commodity sono cresciuti di quasi il 30% durante il 2021. Nelle ultime settimane, i future hanno giocato al ribasso poiché ci si aspetta una recessione, con la diminuzione dei consumi e delle produzioni a livello globale. Il contratto fatto oggi prevede che domani la merce avrà un prezzo più basso. Mentre quasi tutti i future sugli indici delle commodity sono oggi ribassisti, quelli sul gas europeo negoziati a Amsterdam sono grandemente rialzisti. E’ l’eterna altalena che arricchisce pochi grandi speculatori e impoverisce le fasce della società e i Paesi più deboli. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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L’Europa ha un destino più grande degli altri

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

Proprio perché è stato grande il suo passato e la sua tradizione culturale e civile. Da questo punto di vista abbiamo molte cose da dire e da indicare all’uomo del domani affinché il passato che ci ha fatto piangere, soffrire e morire, non sia trascorso invano per insegnarci una diversa strada da intraprendere, la civiltà da abbracciare, la libertà da conquistare. È una sfida che attende tutti e che la nostra contemporaneità ha il dovere di far propria in nome dell’uomo e per l’uomo. È un discorso che non deve spingerci a sentirci superiori, ma semmai consapevoli della necessità di confrontare con più serenità e distacco le varie culture oggi destinate a un incontro più serrato. Lo dobbiamo alle grandi migrazioni che rendono più pressato il rapporto con altri popoli, tradizioni e costumi. Con essi e per essi noi siamo destinati a trovare un terreno comune per la costruzione di una nuova grande civiltà.Ma è anche l’Europa, crocevia di uomini di cultura provenienti da altri continenti che hanno inteso trasfondere il loro sapere, deve misurarlo e contrapporlo al suo originario bacino che trae la sua origine da molto lontano ed è capace di farci comprendere una visione della conoscenza e della cultura lontana dai confini geografici perché è universale nel suo afflato cognitivo. Così le generazioni passano e i secoli si avvicendano. Così l’essere umano cresce nell’anonimato o si distingue e diventa maestro e profeta della sua età. In entrambi i casi essi sono destinati a guardare dalla finestra gli eventi della vita o a scendere in strada per viverli in prima persona. (Dal libro “Novecento storie del nostro tempo” di Riccardo Alfonso)

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Metsola: “Il mondo ha bisogno dell’Europa nella sua forma migliore perché l’Europa è speranza”

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

“L’Europa è una scelta: una scelta che i paesi hanno fatto perché hanno capito che la nostra opportunità migliore è se siamo insieme. Abbiamo scelto l’Europa.” Questo è stato il messaggio lanciato dalla Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola nel suo discorso alle Conferenze di Estoril del 2022 a Lisbona.Intervenendo alcuni giorni prima del discoro sullo stato dell’Unione, la Presidente Metsola ha sottolineato che le decisioni devono essere prese rapidamente. “L’Europa ha il potere di trasformare, ma dobbiamo trovare il coraggio politico per compiere questo salto in avanti. Per cambiare il mondo. Possiamo farlo. Dovremmo farlo. Perché se noi non scriviamo il futuro, lo faranno coloro che hanno una visione molto diversa e il finale sarà molto diverso.”Per quanto riguarda l’invasione illegale dell’Ucraina sovrana, ha dichiarato: “Sono orgogliosa della risposta dell’Europa. Abbiamo sostenuto l’Ucraina, abbiamo fornito aiuti militari, sostegno politico e diplomatico, abbiamo accolto milioni di persone in fuga e abbiamo fornito finanziamenti su una scala senza precedenti. La mossa politica più significativa che abbiamo compiuto è stata concedere all’Ucraina lo status di paese candidato all’UE. Perché l’Ucraina ha bisogno di speranza. L’Ucraina sta lottando per l’Europa e non la abbandoneremo.”Per quanto riguarda le azioni volte a contrastare l’inflazione, ha dichiarato: “Le persone sono preoccupate per le loro bollette, per come arrivare alla fine del mese, per il mondo che lasceranno ai propri figli. L’Europa deve reagire per far fronte a questa sfida. Che si tratti di affrontare l’aumento del costo della vita, i prezzi dell’energia elettrica, il cambiamento climatico, la difesa, la sicurezza alimentare. L’unica via per andare avanti è restando uniti. E vi sono decisioni che possiamo prendere adesso per limitare l’impatto: porre un tetto alle bollette, adeguare i nostri sistemi di fissazione dei prezzi o disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica dal gas per compensare la pressione immediata mentre attuiamo strategie a lungo termine. Se mai c’è stato un momento per “più Europa”, è qui ed ora.””L’Europa sopravvivrà solo se lotteremo per lei. Se smetteremo di darla per scontata. Se ne capiremo e spiegheremo i benefici. Se respingeremo coloro che sono determinati a comprometterla. Se saremo capaci di attuare le riforme e di reinventare il nostro progetto”, ha sottolineato.A seguito delle conclusioni della Conferenza sul futuro dell’Europa, il prossimo passo dovrebbe essere una Convenzione. Si tratta di “garantire che il discorso prosegua, per lasciare l’Europa pronta per la prossima generazione. Non possiamo rischiare di restare indietro perché sarebbe troppo oneroso sfidare la nostra burocrazia o lasciare che prevalgano interessi particolari. L’ultima importante riforma ha avuto luogo una generazione fa. Sappiamo che ciò che una volta funzionava per l’UE a 15 può funzionare al limite per l’UE a 27 ma non potrà funzionare per un’UE a 32 o a 36. È arrivato il momento.””Nonostante le numerose sfide e le dure verità,” ha concluso Metsola, “sono ottimista. Sono convinta che, grazie all’Europa, il mondo che ci aspetta sarà migliore di quello che ci lasceremo alle spalle. Sono piena di speranza. Speranza nel futuro, speranza nella prossima generazione. Ho fiducia nelle possibilità del nostro tempo e quando guardo ai giovani di tutta Europa so che il futuro è brillante.” (abstract)

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Le principali cause dell’inflazione Europa (escl. Regno Unito) e Mercati emergenti (escl. Cina)

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

By Flavio Carpenzano, Investment Director di Capital Group· In questa regione le principali cause dell’inflazione sono: · Gli squilibri tra domanda e offerta, accentuati dalle strozzature sul fronte dell’offerta. · L’aumento dei prezzi dell’energia, amplificato dal conflitto tra Russia e Ucraina, ancora non del tutto assorbito dai consumatori. · La crescita dei salari rimane contenuta rispetto agli Stati Uniti e al Regno Unito, anche se i lavoratori stanno finalmente iniziando a percepire pagamenti più elevati. All’interno dell’UE, l’inflazione dovrebbe raggiungere il picco nella seconda metà del 2022, anche se un embargo dell’UE sull’energia russa potrebbe far ritardare ulteriormente il raggiungimento del picco. La BCE ha intensificato l’orientamento aggressivo, in linea con le aspettative del mercato, segnalando l’imminente conclusione degli acquisti netti di asset e il primo rialzo dei tassi del ciclo a luglio, con almeno un altro rialzo in autunno. Cresce l’ansia per l’entità e la portata del superamento del target d’inflazione, mentre aumentano le evidenze di un’ampia pressione inflazionistica e di un balzo delle aspettative di imprese e famiglie. Una recessione protratta è improbabile ma nei prossimi mesi potrebbero avvenire delle recessioni tecniche in alcuni ambiti dell’economia europea particolarmente sensibili all’aumento dei prezzi energetici, come l’Italia e la Germania. La possibilità che si verifichi una recessione più grave dipende, invece, dall’embargo sull’energia russa. Un embargo totale decreterebbe una notevole recessione in Germania, nell’UE e anche nei paesi non UE.

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Real Estate Europa, l’opportunità core plus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2022

A cura di Zsolt Kohalmi, Global Head of Real Estate e Gestore del fondo Pictet – Elevation Core Plus.È stato un primo semestre difficile per gli investitori. L’inflazione è in aumento, i mercati sono stati volatili e asset che normalmente non si muovono all’unisono hanno fatto esattamente questo, complicando gli sforzi per mantenere diversificati i portafogli. In tale contesto, il settore immobiliare si distingue per la sua capacità di generare rendimenti non strettamente correlati a quelli delle azioni o delle obbligazioni.Pur non essendo una copertura perfetta contro l’inflazione, gli immobili offrono una certa protezione dall’aumento dei prezzi sotto forma di affitti indicizzati all’inflazione.Inoltre, le opportunità di investimento nel settore immobiliare si stanno ampliando, principalmente perché sta cambiando ciò che le imprese e le famiglie vogliono dalle diverse soluzioni abitative.I portafogli immobiliari core plus offrono un modo per capitalizzare tali opportunità. Questi investimenti non solo beneficiano di affitti sicuri e a lungo termine, ma offrono anche il potenziale per aumentare i rendimenti attraverso la ristrutturazione, il riposizionamento o la riqualificazione degli edifici.In seguito alla pandemia, le persone sono ora più consapevoli che mai della necessità (e dell’urgenza) di proteggere l’ambiente. Il settore immobiliare ha un ruolo importante da svolgere in questo senso. Nell’Unione Europea, gli edifici costituiscono il 40% del consumo energetico totale, il 36% delle emissioni di CO2 e più della metà dell’utilizzo di elettricità in questa regione.[1] Ciò è in parte dovuto al fatto che molti degli edifici sono vecchi e non sono dotati delle caratteristiche di efficienza più recenti: oltre il 40% è stato costruito prima del 1960 e il 90% prima del 1990. Naturalmente la tentazione sarebbe quella di costruirne di nuovi, ma ciò comporta un’impronta ambientale notevole. L’opzione più ecologica è spesso quella di ristrutturare un edificio esistente. Uno studio ha rilevato come il processo di costruzione di nuove abitazioni abbia emesso 50 tonnellate di CO2, mentre quello di ristrutturazione ne ha emesse solo 15 tonnellate e che ci è voluto circa mezzo secolo per colmare questo divario di emissioni.Gli immobili sostenibili stanno già iniziando a ricevere benefici: in base a un’analisi dei dati in tutto il mondo sviluppato, l’occupazione è in media superiore del 4,3% negli edifici certificati verdi, mentre gli affitti sono più alti di circa il 4,6%. Questi edifici hanno inoltre costi operativi inferiori e prezzi di vendita più elevati.[4] Il miglioramento dei dati economici riflette in parte il fatto che un numero crescente di investitori istituzionali investa ora solo in “bioedilizia”, creando così un mercato potenziale per qualsiasi ristrutturazione intrapresa dai fondi “core plus”.Anche i trend sociali sono stati enfatizzati dalla pandemia. Oggi gli uffici devono essere più flessibili, orientati ad avere aree comuni più vaste per permettere l’incontro tra persone che si ritrovano casualmente nei giorni in cui sono in ufficio. Le principali capitali dell’Europa occidentale dovrebbero continuare a fare bene, ma alcune altre città chiave (come Birmingham, Manchester, Goteborg o Lione) potrebbero beneficiare di pratiche di lavoro più flessibili grazie alla maggiore convenienza che offrono relativamente alle spese di soggiorno, lavoro e viaggio. Combinando ristrutturazioni tattiche e pratiche di proprietà attiva con l’investimento in asset core solidi, il core plus real estate può quindi offrire rendimenti interessanti, un flusso di reddito sostenibile, un contributo a lungo termine al miglioramento delle emissioni e un certo grado di protezione dall’inflazione.

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L’Europa che vorremmo

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2022

Se tralasciamo il discorso su ciò che i nostri padri pensavano sull’Europa da europei e ci limitiamo a considerare i fatti odierni dobbiamo renderci conto che dopo tanti sforzi unitari e le relative accelerazioni annettendo senza farci molti scrupoli paesi che non avevano ancora maturato l’idea dello stare insieme e le regole che avrebbero dovuto condividere e alla possibile perdita di parte della loro sovranità in tema di politica estera, di economia, di finanza, di giustizia, di certo la loro vocazione unitaria avrebbe mostrato non poche crepe. È questo a mio avviso il tallone di Achille di una comunità che pensa ai propri confini in termini nazionali e non di certo sovranazionali. L’Europa sembra oggi insofferente al conto che la storia le presenta dopo decenni di colonialismo, post colonialismo e di governi fantoccio in paesi dove l’ordine di scuderia era quello di sfruttare, impoverire, immiserire in nome del profitto fine a sé stesso. Abbiamo fatto scempio degli stessi diritti che enunciavamo con orgoglio in nome della “realpolitik” per dedicarci animo e corpo alla ricerca e il mantenimento del potere, indipendentemente da questioni religiose o morali. Eravamo tanto invasati alla ricerca diplomatica di un primato fra gli Imperi Europei che abbiamo saputo dar seguito naturale alle feluche dei propri ministri, diplomatici, accademici sostituendole con gli elmi del guerriero e scatenare guerre sanguinose e immani distruzioni per affermare un predominio che la diplomazia delle feluche non era riuscita ad assicurare. Ora che i tempi del guerreggiare in armi sono passati di moda un’altra cultura si è affermata affinando l’ingegno degli europei verso un modo di pensare più ricercato. Così l’Europa comunitaria si è trasformata in uno scudo protettivo e in un terreno di lauti profitti per chi avendo perso la guerra sul terreno di battaglia ritrova la sua revanche in senso storico politico nel campo dell’economia e della finanza. Questo doppio binario di politica interna ed internazionale messo in piedi da chi continua a sentirsi storicamente erede di un passato imperiale è destinato a far pagare un prezzo molto elevato a quelle nazioni in Europa e altrove che hanno subito il fascino del più forte e non compreso l’insidia che nascondeva. Se questa è l’Europa che vogliamo abbiamo sbagliato alla grande perché non vi è dignità per i sudditi. E qui mi fermo. Come dire? Ai posteri l’ovvia sentenza. (Riccardo Alfonso direttore centri studi sociali e politici della Fidest)

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Veicoli elettrici, oggi e domani. L’Europa? ‘In fondo a destra…’

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 agosto 2022

Mercato in calo a luglio (-24%) per difficoltà di produzione (mancanza materie prime), perdurare di difficoltà di approvvigionamento (colonnine rare con grandi assenze soprattutto a sud) e prezzi al dettaglio che continuano ad essere alti (mentre l’inflazione galoppa),… i veicoli elettrici continuano ad essere secondari e praticamente ignorati da chi si appresta a chiederci consenso il prossimo 25 settembre per governarci. Eppure su di essi grava una scadenza fissata dall’Unione europea: entro il 2035, stop a vendita di auto a combustione. Sembra che i nostri futuri governanti non prendano tanto sul serio questa data, aiutati anche da sindacati che, giustamente preoccupati per il calo di unità lavorative (produrre veicoli elettrici comporta molte meno braccia che non quelli a combustione) premono per conservazione piuttosto che conversione industriale. Entrambi in buona compagnia dei produttori, quasi esclusivamente dediti al procacciamento di denaro “tutto e subito”, con scarsa considerazione del servizio comunitario che svolgono e – cosa che li rende drammaticamente stupidi – del futuro delle proprie aziende. Gli orientamenti di chi non prende sul serio la scadenza del 2035 vanno da chi – centrodestra – vorrebbe che l’Unione fosse una sorta di Confederazione, a chi – centrosinistra – dice le stesse cose del centrodestra ponendoci però un’etichetta diversa, fino ai populisti che fanno finta che non esista l’Ue. Centrodestra. Evitare che i veicoli elettrici diventino uno spauracchio da contrastare, giocando sul fatto che si tratta dell’ennesima imposizione degli eurocrati europei che, lavorando quasi sempre per giustificare la loro esistenza, ci vogliono sul lastrico. Il centrodestra, infatti, vorrebbe una riforma dell’Unione per meglio dimensionarla a Confederazione, limitando/cancellando la sovranità sovranazionale. Centrosinistra. Evitare che le direttive Ue siano prese sul serio. Bruxelles non è infallibile e il compromesso fa parte della sua natura: la scadenza del 2035 è un’indicazione per stimolare confronto fra le parti: occorre far capire agli Stati più ligi a questa scadenza che è bene non insistere perché, ogni Stato a suo modo, deve contribuire con proprie peculiarità. Populisti. Evitare le velleità green e, sostanzialmente il Green Deal. Monopattini e piste ciclabili non solo base della mobilità futura. Scadenze come il 2035 sono dannose: infrastrutture e servizi di trasporto sono fermi agli anni Ottanta del secolo scorso. La realtà è altrove. Queste politiche, per chi voglia approfondire, sono una cartina al tornasole con cui misurare l’importanza del progetto Europa per chi ci chiede consenso per il prossimo governo italiano: supermercato degli Stati nazionali o governo degli europei?Sembra quasi che quanto fatto, ottenuto e consolidato fino ad oggi non abbia insegnato nulla. Appunto: “l’Europa?” “In fondo a destra”. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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“Comgest: Europa, la qualità può ricominciare a brillare?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 luglio 2022

A cura di Franz Weis, Managing Director e Co-Responsabile delle strategie azionarie europee di Comgest. Il 2022 è stato un anno difficile sia per i mercati azionari europei. Sono molti i fattori interconnessi che possono spiegare la debolezza. Le perturbazioni dovute alla crisi causata dal Covid-19 hanno messo in luce la fragilità di una catena di approvvigionamento mondiale altamente ottimizzata, provocando pressioni inflazionistiche su tutti i fronti, dal trasporto merci ai semiconduttori fino alle materie prime. L’inflazione, inizialmente considerata transitoria, si è protratta più del previsto, aggravata dalla guerra in Ucraina. All’insaputa dei più, prima della guerra la Russia e l’Ucraina rappresentavano una fonte non trascurabile dei raccolti mondiali, per non parlare del petrolio e dei metalli grezzi. Gli effetti farfalla di questa interruzione delle forniture si fanno sentire a livello globale. Le banche centrali, per contenere le pressioni inflazionistiche che si stanno riversando sui salari, stanno attuando una stretta monetaria. A giugno, gli Stati Uniti hanno messo in atto il più grande aumento dei tassi (+75 pb) in quasi 30 anni. La combinazione di inflazione elevata e debito più costoso sta indebolendo la fiducia dei consumatori e aumenta il rischio concreto di recessione. Giugno è stato un altro mese problematico per il mercato europeo. Dopo il più grande aumento dei tassi di interesse dal 1994 da parte della Federal Reserve statunitense a metà giugno (+75 pb), si prevede che, in questi giorni, la Banca centrale europea inizierà ad aumentare i tassi di interesse. La combinazione di inflazione persistente, aumento dei tassi di interesse e diminuzione della fiducia dei consumatori spiega la crescente preoccupazione per un’imminente recessione economica. Tuttavia, con l’inizio della stagione delle semestrali 2022, l’attenzione si rivolge agli utili e alle revisioni al ribasso delle previsioni. In questo contesto, è probabile che la qualità ricominci a brillare. Le aziende in grado di offrire innovazioni rilevanti, di fornire prodotti e servizi essenziali, di esercitare il potere di determinazione dei prezzi senza impattare materialmente sulla domanda, con una situazione patrimoniale solida, o capaci di generare liquidità e di investire durante il ciclo, probabilmente continueranno a sovraperformare. Potremmo ancora sperimentare la volatilità, ma, in un contesto di valutazioni più basse e di maggiore incertezza macroeconomica, riteniamo che la qualità e la crescita degli utili torneranno a sostenere i rendimenti nel lungo periodo.

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Quasi il 30% dei lavoratori in Europa non è fiducioso di ricevere la pensione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

Alight Solutions, in collaborazione con l’Università di Granada, presenta i risultati dello studio Retirement Perception Index, che rivela le opinioni dei lavoratori nei confronti dei sistemi pensionistici in diversi Paesi europei: Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi. Quello che emerge dagli intervistati – un campione di 2.400 dipendenti di aziende di diversi settori – è che il 27% dei lavoratori ha scarsa fiducia nella possibilità di ricevere una pensione al termine della propria vita lavorativa. Nello specifico in Italia, meno del 40% degli intervistati ripone molta fiducia nella possibilità di ricevere una pensione al termine della loro carriera; il 25,5% ripone una fiducia molto bassa nella possibilità di ricevere un importo che gli permetterà di mantenere il proprio tenore di vita, dovuto probabilmente al fatto che il 68% degli italiani intervistati percepisce una retribuzione inferiore ai 30.000€ (35% tra i 20.000€ e i 30.000€ e 33% sotto i 20.000€). Inoltre, la mancanza di informazioni riguardo le pensioni da parte delle aziende è un elemento che infonde insicurezza e contribuisce ad alimentare la sfiducia nei confronti del sistema pensionistico: il 25,8% afferma di conoscere poco o molto poco il funzionamento del sistema pensionistico italiano, e il 55% degli intervistati ha dichiarato che sarebbe interessato a lavorare per aziende che offrono consulenza professionale sulla modalità in cui gestire i propri piani pensionistici.L’attenzione ai contributi è elevata, in particolare il 64,5% degli intervistati mostra un interesse alto o molto alto a lavorare in aziende che versino contributi integrativi in un piano pensionistico.

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Deltaplani di tutta Europa nei cieli dell’Umbria

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2022

Quest’anno dal 10 al 23 luglio la competizione ufficiale riconosciuta dalla FAI (Federazione Aeronautica Internazionale) si dipanerà in un ampio territorio che dall’Umbria lambirà anche Toscana e Marche. Le giornate di gara saranno dieci con altrettanti percorsi che i piloti dovranno chiudere nel minor tempo possibile. La somma dei risultati dei singoli voli, o di quelli che la meteo consentirà di eseguire, daranno le classifiche finali a squadre e individuali. La nazionale italiana si presenta come detentrice in contemporanea dei titoli europeo e mondiale che ha vinto rispettivamente quattro e dieci volte.Un ricco programma di eventi e spettacoli, dal titolo “Notti in Volo”, accompagnerà per l’intera durata la manifestazione alla quale si legano. Dopo lo stop forzato a causa della pandemia, i deltaplani tornano a volare nel cielo del Monte Cucco, sito considerato la culla per volare con questo mezzo senza motore inventato dagli australiani Bill Moyes e Bill Bennet nei lontani anni ‘60. Pioniere in Europa è stato Alfio Caronti che il 4 novembre del 1971 spiccò per primo il volo dal monte Murelli per atterrare nelle acque del lago di Como. I mezzi che utilizzeranno i piloti della ventina di squadre nazionali d’Europa per conquistare il titolo continentale ovviamente sono ben diversi dal prototipo utilizzato da Caronti. Quello era una specie di aquilone più che un deltaplano, efficienza quasi inesistente contro la possibilità di reggersi in aria per centinaia di chilometri dei deltaplani di oggi a velocità che in picchiata possono sfiorare i 200 km/h. Il tutto sfruttando le masse d’aria ascensionali, dette termiche, prodotte dall’irraggiamento solare del suolo, il “motore” più ecologico che si possa immaginare. Il sito del Monte Cucco, sopra Sigillo (Perugia), è per questa disciplina tra i più generosi in un paese come l’Italia che conta dorsali montuose dove si generano condizioni ottimali per il volo libero come da nessun’altra parte. Infatti ha già ospitato quattro edizioni dei campionati europei e tre dei mondiali

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Prospettive per l’Europa e sui titoli più interessanti dell’area

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2022

A cura di Franz Weis, Managing Director e Co-Responsabile delle strategie azionarie europee di Comgest. A maggio il mercato europeo ha registrato un andamento sostanzialmente piatto come rileva l’indice MSCI Europe. Nel corso del mese i titoli a media capitalizzazione (indice MSCI Europe Mid Cap) hanno sottoperformato le large cap (indice MSCI Europe) dell’1,6% in EUR, in un contesto dominato dalle notizie relative agli elevati livelli d’inflazione e all’annuncio del rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea. Alfen, nonostante le problematiche legate alla catena di fornitura, ha registrato un incremento dei ricavi su base annua (a/a) del 77% nel 1° trimestre 2022 e un aumento più che proporzionale degli utili grazie alla leva operativa. La crescita dei ricavi è stata in gran parte alimentata dal buon andamento dei sistemi di ricarica per veicoli elettrici (VE), in progressione del 185% a/a. Ciò rispecchia la crescente diffusione dei VE sui mercati strategici di Alfen e il successo dell’espansione internazionale del gruppo. L’ottimo avvio d’anno ha indotto il management a rivedere al rialzo le prospettive dei ricavi per il 2022 del 10%, a metà della fascia di previsione.SimCorp ha acquisito un discreto portafoglio ordini nel 1° trimestre 2022, ma ha avuto un avvio lento in termini di crescita organica e margine EBIT (utile al lordo di interessi e tasse), avendo investito in nuovi servizi pur continuando ad avvertire l’impatto di un ciclo di vendita più lungo a causa delle restrizioni anti-Covid. La società ha confermato le previsioni di crescita organica pari al 7-12% e del margine EBIT del 23-26% per il 2022 in base ad aspettative di un’accelerazione della crescita nel 2° semestre, sostenuta da un miglioramento dell’offerta in Nord America e dalla progressiva normalizzazione delle condizioni di lavoro man mano che le restrizioni anti-Covid saranno revocate.Equasens (Pharmagest) ha diffuso solidi dati di vendita per il 1° trimestre dell’anno, con ricavi “like-for-like” in rialzo del 7%. Il management prevede che la dinamica di crescita proseguirà e ha pertanto confermato i relativi obiettivi per il 2022.Netcompany ha messo a segno una crescita organica trimestrale del 13%, anche grazie al forte sviluppo nel Regno Unito. Le prospettive per la trasformazione digitale sono incoraggianti in tutti i mercati e il management è stato rassicurante in merito alla sua capacità di continuare a reclutare talenti in un contesto caratterizzato dall’aumento degli abbandoni, pur continuando a mantenere un buon controllo dei costi a fronte dell’inflazione salariale. In ultimo, una menzione per Moncler che ha presentato dati solidi al “capital markets day”, mettendo in evidenza le numerose vie di crescita per i marchi Moncler e Stone Island.

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Bruxelles: Europa agricola deve contare di più

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2022

Bruxelles, 16 giu – Le preoccupazioni di Cia per il mondo agricolo, dall’impatto del conflitto in Ucraina ai conseguenti rincari delle materie prime e costi di produzione, gli effetti evidenti dei cambiamenti climatici, l’emergenza peste suina africana e fauna selvatica. Questi i temi della prima uscita a Bruxelles per il nuovo presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, nel corso degli incontri istituzionali tra Commissione europea DG AGRI, Copa-Cogeca e rappresentanza permanente a Bruxelles, nell’ambito della due giorni di bilaterali. Sul tavolo, la visione di Cia per il futuro del settore, dal contributo per la sostenibilità, con un sì al Green Deal Ue, ma con strumenti adeguati e protagonismo degli agricoltori, alla redistribuzione del valore lungo la filiera, dalla centralità delle aree interne per il ricambio generazionale in agricoltura alla strategicità di comunità rurali ed energetiche, puntando sull’agrovoltaico e superando il limite dell’autoconsumo. Punto a parte, la Direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi. Cia apprezza le misure per la difesa attiva, ma non convince il carattere vincolante del Regolamento, oltre alla mancanza di una chiara giustificazione scientifica alla base della Farm to Fork. Per Cia, favorevole al Genome editing e non agli OGM, serve apertura chiara alle tecniche di miglioramento genetico in ottica sostenibile. Il Piano Strategico nazionale per la Pac, con Cia pronta a collaborare per la revisione, deve essere ora più flessibile nella programmazione operativa e nelle misure ambientali. Quanto all’etichettatura nutrizionale, invece, Cia resta ferma sull’importanza di informare ed educare a una dieta sana ed equilibrata, e non condizionata nelle scelte di acquisto. Il prodotto agricolo va premiato e non penalizzato, come rischia di accadere per il comparto zootecnico e vitivinicolo, marginalizzati dai programmi di promozione. Per Cia, le produzioni agricole europee vanno tutelate e protette, anche nel nuovo assetto del commercio internazionale, puntando sull’equilibro tra sicurezza alimentare e competitività delle imprese. Anche per questo, serve la voce forte dell’Europa su emergenze più interne al comparto agricolo, come per la peste suina africana, ora problema anche italiano, e che richiede più azioni, non solo monitoraggio, fondamentali a una riduzione importante del numero dei cinghiali. A rischio, non più solo la sicurezza pubblica e i campi, ma anche il settore zootecnico che solo in Italia produce 11 miliardi di fatturato e comprende prodotti di eccellenza tra cui 21 Dop e 12 Igp per un valore annuo complessivo di 1,6 miliardi di export. Bisogna tenerne conto anche nella revisione della Direttiva sulle emissioni industriali che potrebbe portare a ulteriori aumenti di costi e alla chiusura di aziende ad alto valore aggiunto.

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Inflazione in alto. Non abbiamo alternative all’Ue e a darle fiducia

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2022

Istat conferma che a maggio l’inflazione è in crescita: 0,8% su base mensile e 6,8% su base annua (6% mese precedente). I prezzi crescono un po’ ovunque, soprattutto recuperando sui prodotti energetici, la cui onda lunga delle agevolazioni di Stato viene meno.In questo scombussolamento dell’ordine mondiale, non potrebbe essere altrimenti. Si pensi che in Usa l’inflazione è all’8,6% mentre nei Paesi europei come noi le percentuali sono grossomodo le stesse. Al di là dei tanti che “strillano” contro questa crescita e chiedono al governo di intervenire con provvedimenti tipo nazionalizzazioni e calmieri come se l’Italia fosse isola economica e politica autosufficiente (3), la situazione va affrontata con maggiore attenzione ed esecuzione delle politiche dell’Unione europea. Quanto accaduto alla Bce in questi giorni è emblematico: a differenza di come preannunciato, alzare i tassi senza garantire una protezione in caso di eccessivo costo del debito sembra non essere un buon affare, e allora si alza lo scudo e si reinveste sui titoli pubblici. L’alternativa a svincolarsi, o con fughe laterali, è navigare con una caravella in alto mare con la Turchia come approdo.Non esiste attualmente alternativa a questi tassi inflattivi. Possiamo solo galleggiare e difenderci contro degenerazioni, eccessi, malintenzionati, malandrini e delinquenti. Una difesa complicata perché confligge con i legami politici ed economici degli attori del malaffare (istituzionale e non). Si pensi alle pratiche commerciali aggressive e/o scorrette, all’abuso di posizioni dominanti fino alle vere e proprie truffe, con istituzioni (anche furbescamente) non attente ai diritti degli utenti. Se riusciamo a non soccombere a questa perfida quotidianità, ogni consumatore recupererà parte di quelle percentuali in crescita. Vivere alla giornata? Sì, ma senza compromettere i possibili futuri. Non abbiamo alternative all’Unione Europa.

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Che succede domani 12 giugno in Europa?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

Niente di particolarmente sconvolgente gli attuali assetti dell’Unione europea, ché sono in merito non suscettibili di scossoni se in Francia le liste del presidente Macron faranno flop o in Italia si registrerà l’ennesimo flop di disamore per la politica con l’annullamento dei referendum per mancanza di quorum. Francia. Elezioni legislative. Dopo la vittoria di Emmanuel Macron su Marine Le Pen alle presidenziali, l’attenzione politica da estremadestra/centro si è spostata a centro/sinistra, cioè all’interno di coloro che, insieme, hanno riconfermato il presidente uscente. Di fatto si è marginalizzata l’estrema destra. Vinceranno le liste che si riferiscono a Macron (territorialmente debole) o quelle a Jean-Luc Mélenchon (che ha rimesso in piedi una sorta di alleanza a sinistra che a tanti fa venire in mentre Mitterand)? A parte che per i risultati bisognerà aspettare il secondo turno (19 giugno) dopo il voto di domenica 12, di fatto nessuno scalzerà il presidente Macron con un risultato A o B che, al momento, si gioca per rendere a Macron stesso più facile o meno il governo della nazione. E anche se sulla politica estera ed europea della Francia ci sono delle differenze tra i due schieramenti (non omogenei al loro interno) , il 20 giugno avremo Macron che continuerà ilprocesso stentoreo di unificazione politica europea e i suoi tentativi di dialogo con Putin cercando di non umiliarlo(!). Italia. Certo, andiamo a votare e chiediamo a tutti di fare altrettanto per l’argomento giustizia in sé e per l’istituto referendario. Ma saremmo fanatici se non prendessimo atto che domani non ci sarà il quorum (2): visto che il NO ai quesiti accumula a suo vantaggio anche l’astensione (già notevole di per sé): tra chi “gli fa fatica” qualunque cosa comporti coinvolgimento oltre uno slogan (complice l’informazione di Stato/Rai), chi crede che il sospetto (giustizialismo) sia sufficiente a fare giustizia, chi teme di indispettire il potere dei magistrati “che è meglio tenerseli amici, non si sa mai”…. si fa prima a non andare alle urne. L’Italia del 13 giugno – pianeta Giustizia – sarà identico a quello del giorno prima dove l’unica cosa che possiamo auspicare a chi ha contributo a questa conferma è di non finire mai ad avere a che fare con questa giustizia, soprattutto per coloro che sono convinti che il sospetto sia sentenza.L’Italia del 13 giugno- pianeta referendum – avrà confermato che, se si vuole che questo istituto permanga, va riformato (3). Altrimenti è meglio cancellarlo e non si perde più tempo, soldi e salute; con guadagno anche per istituzioni che forse diventeranno più credibili non dovendo far finta ogni volta che c’è un referendum di ottemperare a quanto previsto dalla legge (per quanto discutibile l’attuale sia). La politica interna continuerà come prima, tutta proiettata al prossimo rinnovo delle Camere. La politica estera ed europea (per fortuna essenzialmente indirizzata dal premier Mario Draghi), ci terrà tra gli importanti dell’Ue… pur sempre aspettando le decisioni di Francia e Germania. In sostanza: il 12 giugno, Francia e Italia avranno fatto le pulizie di primavera. Un po’ più radicali quelle francesi (ché forse un po’ di tasse e diritti cambieranno in base ai risultati), di routine quelle italiane. By Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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A proposito della Guerra scatenata da Putin nel cuore dell’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 Maggio 2022

Renato Serra così riassunse il comune sentire di quel tempo (eravamo nel lontano 1918): “La guerra non cambia niente.” Non migliora, non redime, non cancella, per sé sola. Non fa miracoli. Non paga i debiti. Non lava i peccati. […] Essa non cambia i valori artistici e non li crea. Non cambia nulla nell’universo morale. E anche nell’ordine delle cose, anche nel campo della sua azione diretta… Che cosa è che cambierà su questa terra stanca, dopo che avrà bevuto il sangue di tanta strage. “Quando i morti e i feriti, i torturati e gli abbandonati dormiranno insieme sotto le zolle e l’erba sopra sarà tenera lucida nuova, piena di silenzio e di lusso al sole di primavera che è sempre la stessa?” (dal libro di Riccardo Alfonso: Novecento. Storie del nostro tempo”)

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Energia/Russia. Perché fidarsi solo dell’Europa, ed è tutto dire…

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Dopo tante dichiarazioni di “isolamento” e “boicottaggio” del gas e del petrolio russo qualcuno in Commissione europea deciderà qualcosa? Impossibile rispondere, soprattutto perché la Commissione non rappresenta e agisce in nome di noi europei, ma in nome e per conto di Stati nazionali che rispondono a chi li ha eletti per una politica nazionale. Pur con le dovute differenze con altri Paesi, il caso Ungheria sul petrolio è sintomatico: contraria a vari provvedimenti contro la Russia, ha lasciato uno spiraglio di sua disponibilità in cambio di 700-750 milioni di euro, oltre a una proroga più lunga per l’entrata in vigore del divieto di importazione di greggio. Questa è lo scenario politico ed economico con cui ha a che fare la Commissione per indicarci e darci le alternative all’energia russa. Ma non ci sono molte alternative. Vedremo come procederanno a Bruxelles. La Commissione – intanto e da tempo – per l’immediatezza ha detto ad ogni Paese di fare molto da sé. L’Ungheria dice che lo fa se gli danno tot milioni…. e se andiamo a guardare al di qua delle Alpi? Alla faccia del “Green Deal” europeo, c’è la ripartenza di centrali in disuso per niente ecologiche o i discorsi su estrazioni marine rinnegate già alcuni fa sempre per motivi ecologici, tutto con tempi jurassici rispetto a togliere proventi economici il più presto possibile ad una Russia che continua i massacri – oggi – in Ucraina… domani, se non la fermiamo, in … Il nostro Paese in teoria non dovrebbe essere messo male con le cosiddette energie alternative, quelle per le quali da anni paghiamo balzelli in bolletta… ma con quali risultati e prospettive? L’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, dice (2) “Per una minore dipendenza dal gas, si può e si deve accelerare sulle rinnovabili perché è conveniente e genera occupazione: ma c’è un ‘ingorgo’ per una straordinaria quantità di progetti in attesa di autorizzazione. …. quantità che supera la possibilità di lavoro delle Amministrazioni Pubbliche: un nostro studio evidenzia che servirebbero 2mila persone qualificate per processare i documenti e scegliere i progetti da autorizzare”. A parlare è Enel, gestore energetico nazionale per eccellenza, la cui politica ci ha portato in questo “cul de sac” di oggi. Credibilità limitata. Enel che rimbalza sulla Pubblica Amministrazione lo stallo sulle rinnovabili. Ma, supponendo che questa volta abbia studiato azzeccandoci… quando, dove e come si rendono operative queste 2mila persone qualificate? Immaginiamo già le baruffe politiche e le avance di ogni partito – di governo e opposizione – per i propri fedeli da sistemare… tempi a go-go, ché sono più importanti i sistemandi che non i risultati. Ovviamente non siamo in grado di predire cosa e come accadrà, ma abbiamo abbastanza conoscenza per individuare questi scenari (europeo e nazionale) e ribadire che possiamo fidarci solo dell’Europa, foss’anche solo perché l’Europa è poco responsabile, rispetto agli Stati nazionali, delle politiche che ci hanno portato a dipendere dall’energia russa. Intanto, i consumatori, per non trovarsi spiazzati nei periodi peggiori che stanno arrivando, è bene che comincino, per quanto possibile, a pensare e organizzare metodi “fai da te” per la propria energia. François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Stati Uniti d’Europa. Orban e le mire “imperiali” dell’Ungheria

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

Prende piede il riferimento storico ottocentesco del proprio Stato. Prima il Regno Unito che, pensando di essere rimasto ai tempi della regina Vittoria, è uscito dalla Ue (Brexit), poi la Russia di Putin che, pensando all’impero zarista e alla sua ricostituzione, invade e accorpa territori altrui e, ora, il premier Viktor Orban che ricorda la Grande Ungheria che si estendeva fino alla costa dalmata e ai suoi porti. Motivo della rimembranza? L’embargo sul petrolio russo. Orban chiede tempo e soldi per aderire all’iniziativa comunitaria, ricordando che il suo Paese non ha i porti di un tempo e quindi non può approvvigionarsi via mare. “Se non ce lo avessero tolto avremmo anche un porto” dichiara Orban, celebrando i fasti antecedenti alla Prima guerra mondiale. Insomma, rievocazioni imperiali. Rammentiamo che Orban non consente il transito delle armi destinate all’Ucraina invasa da Putin e ha stretti rapporti economici con Russia e Cina, che vanno dai vaccini, alla costruzione di università, alle infrastrutture e alle centrali nucleari. Orban non ha presente la storia più recente della occupazione sovietica dell’Ungheria e della insurrezione di Budapest nel 1956, repressa dai carri armati bolscevici. Per avere i soldi comunitari ricorda i fasti della Grande Ungheria che ora non c’è più, come non esiste più l’impero zarista che Putin vorrebbe ricostituire. Primo Mastrantoni, http://www.aduc.it

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