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Notti brave in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2019

13 ottobre- Barcellona – Razzmatazz. 15 ottobre- Parigi – Badaboum. 17 ottobre – Berlino – Binuu. 19 ottobre – Bruxelles – Botanique. 21 ottobre – Londra – 02 Academy Inslington. 23 ottobre – Amsterdam – Q Factory. Un tour nei teatri andato completamente sold out e un’estate che ha portato Carl Brave nei più importanti festival d’Italia dove si sono registrati numeri record, come nella data romana di Rock in Roma. Il giovane autore romano non ha intenzione di fermarsi col terminare della bella stagione. L’autunno si apre con un nuovo viaggio, Notti Brave arriva in Europa con un tour di sei date. Carl Brave sarà accompagnato ancora una volta dalla sua super band: Simone Ciarocchi (batteria), Lucio Castagna (percussioni), Mattia Castagna(basso), Lorenzo Amoruso (chitarra), Massimiliano Turi (chitarra), Valerio D’Ambrosio (tastiere), Adalberto Baldini (sax), Edoardo Impedovo (tromba), Gabriele Tamiri (tromba). A confermare l’instancabile produzione targata Carl Brave esce oggi la nuova versione del brano di Elisa, Vivere tutte le vite, registrata prodotta e cantata dall’autore romano insieme a Elisa. Brano che arriva poco dopo il successo di Posso, cantato con Max Gazzè (Disco di Platino) e del lancio del secondo singolo Mercì, entrambi estratti da Notti Brave (After),
Non sono confermate le date di Lisbona e Madrid per problemi tecnico-logistiche sopraggiunti in questi mesi.

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Pagine di storia: La pace in Europa e i suoi risvolti in Italia con l’operazione “sunrise”

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Tra tante contraddizioni durante e prima la seconda guerra mondiale si arrivò alla fine di questo tunnel degli orrori con la resa incondizionata di tutte le forze tedesche che fu firmata a Reims nel quartiere generale di Einsenhower il 7 maggio 1945. Ma bisogna attendere fino al 2 settembre, dello stesso anno, per veder piegata la resistenza giapponese. Resta comunque da chiedersi se fosse stato possibile pervenire a quest’atto finale, in tempi così ravvicinati, se non fossero state sganciate dagli americani, sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto dello stesso anno, due micidiali bombe atomiche che rasero letteralmente al suolo, con centinaia di migliaia di vittime, soprattutto civili, le due città giapponesi.
A cavallo di queste due date, tanto funeste per tutta l’umanità, ed esattamente l’8 settembre 1945, l’U.R.S.S. dichiarò guerra al Giappone. Ora, con il senno di poi, dovremmo pensare che fu la fine di un incubo o che ci siamo infilati in un altro scenario se non di guerra di certo ricco di contraddizioni e di domande senza risposta? La responsabilità la dobbiamo assegnare ai tanti europei che non seppero comprendere che i tempi stavano mutando e nuove speranze e attese stavano presentandosi. A questo punto ci sembra troppo sbrigativo concludere queste reminiscenze pensando contestualmente ai fatti di casa nostra e di cui ci hanno dato ampia e documentata testimonianza Elena Agarossi e Bradley F. Smith nel loro libro Operation Sunrise (Editore Feltrinelli). Cito questo testo, in particolare, poiché lo considero un lavoro di ampio respiro per l’analisi applicata, da quella strettamente strategico militare, a quella politica, psicologica e filologica.
L’operazione “sunrise”, così denominata dai servizi segreti americani, intendeva portare alla resa il mezzo milione di soldati tedeschi di stanza in Italia e di evitare, soprattutto, la formazione, da parte tedesca, della “ridotta alpina” nel Tirolo, una specie di fortezza di Masada ma organizzata, questa volta, nelle grandi proporzioni di un sistema fortificato in un’imprendibile posizione naturale tra le Alpi.
Gli americani, per contro, avevano fretta di terminare lo scontro contemperandovi sia esigenze prioritarie, di natura strategica e politica, sia quelle di: pervenire al controllo militare del bacino del Mediterraneo, di ridurre al minimo le perdite di vite umane delle forze armate U.S.A. e di prevenire le turbative d’ordine politico (possibili sia in Africa del Nord che in Italia) suscettibili di complicare ed ostacolare le operazioni militari. Nel frattempo s’intravedeva la possibilità di favorire, al meglio, i processi di transizione, ma con l’accortezza di evitare la possibilità di una radicalizzazione della lotta politica a sinistra e lo scatenarsi una possibile guerra civile.
Questa complessità delle motivazioni che ruotano intorno all’operazione “Sunrise” fa sì che essa, agli occhi dei più recenti studi storici sugli avvenimenti di quei tempi, riacquisti tutta la sua importanza e rappresenti, in un certo qual modo, una diversa chiave di lettura anche sulle operazioni militari e politiche operate nel resto dell’Europa e fuori di essa. Non dimentichiamo che in questo frangente vi possa essere stata una parallela identità di vedute tra il generale Wolff, comandante delle forze tedesche di stanza in Italia, e gli americani circa la possibilità di una collaborazione in chiave antisovietica.
Non a caso Wolff, dopo la resa, fu frettolosamente imbarcato alla volta degli Stati Uniti e ricoverato in una casa di cura, per dementi, per sottrarlo al processo di Norimberga.
Sta di fatto che per quanto concerne il Sud d’Europa si negò la partecipazione sovietica alla trattativa Sunrise e alla corsa per Trieste che la Sunrise stessa spianò il terreno, in modo decisivo, all’avanzata dell’armata anglo-americana. In questo “affaire” emerge il ruolo fondamentale svolto da Allen Dulles che diresse da Ginevra i contatti americani con il generale Wolff e il comando tedesco e li portò a termine con successo. Dulles, come si ricorderà, divenne il capo della CIA e fu lo stesso che affrontò la durissima prova della guerra fredda, sul finire degli anni quaranta. La resa dei tedeschi avvenne in Italia il 2 maggio del 1945. (Riccardo Alfonso)

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“Prospettive per il mercato azionario europeo”

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

A cura di Frédéric Jeanmaire – European Equities Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments.L’Europa è stata colpita da un rallentamento della crescita globale che a sua volta ha ridotto le aspettative di crescita europee, nel Regno Unito (in relazione alla Brexit) ma anche in Germania. I livelli di crescita ribassati sembrano ora realistici e le delusioni si sono riflesse in una performance relativa più bassa (in particolare rispetto agli Stati Uniti).Anche la situazione politica ha destato qualche preoccupazione, dalla mancanza di risultati chiari sulla Brexit alle relazioni instabili tra Roma e Bruxelles. Anche in questo caso, riteniamo che questo clima si possa riflettere in valutazioni interessanti e, nei nostri portafogli deteniamo pochi titoli che sono direttamente influenzabili da queste dinamiche potenzialmente problematiche.Nel breve termine, i tassi d’interesse negli Stati Uniti stanno nuovamente scendendo e l’approccio più probabile è quello di rimanere accomodanti in tutti i principali mercati. Resta da vedere se questo poi potrà anche stimolare una crescita del PIL a livello globale.A oggi, nei nostri fondi investiamo con un orientamento alla crescita qualitativa, privilegiando imprese caratterizzate da business a crescita secolare che dovrebbero scambiare a premio proprio nei momenti di poca crescita generale.
I nostri portafogli sono quindi sovrappesati nel settore industriale e dei beni di lusso e sottopesati nel settore finanziario poiché stanno soffrendo a causa di eccesso di risorse e di prospettive macroeconomiche sfavorevoli (bassa crescita, bassa inflazione e bassi tassi d’interesse).Il calo della crescita del PIL, in generale, ci spinge costantemente a ricercare settori e aziende in grado di crescere nelle loro nicchie di mercato.Pertanto, la sfida si articola su vari livelli:
– essere metodici nella selezione e valutazione dei titoli in portafoglio
– individuare i prossimi titoli di qualità e con buone propositive di crescita fra quelli che non sono ancora stati valorizzati e rivalutati dal mercato
– identificare quei titoli di qualità, fra quelli ciclici, che sono stati eccessivamente puniti dal mercato e che possono riottenere, quindi, un valore interessante.
Rispetto ai titoli statunitensi le azioni europee sono sostenute da una redditività incoraggiante, da una crescita economica in rallentamento, ma ancora positiva e da valutazioni interessanti. La volatilità dei mercati osservata negli ultimi mesi offre interessanti opportunità di investimento.Ci vorrà del tempo prima che i pieni effetti della Brexit diventino chiari; lo stesso vale per la situazione politica italiana, dove si sono viste delle criticità con Bruxelles sul vincolo di bilancio. Altri rischi sono rappresentati sicuramente dalle tensioni con la Russia, la minaccia di una guerra commerciale globale e una crescita mondiale più lenta, mentre l’economia cinese rallenta e gli Stati Uniti si avvicinano alla fine del ciclo economico.

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October, prima piattaforma di finanziamento alle PMI in Europa continentale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

CNH Industrial (NYSE: CNHI / MI: CNHI), leader globale attivo nel campo dei capital goods, attraverso la sua divisione di captive financing, hanno siglato un accordo per promuovere l’accesso delle PMI a strumenti di finanziamento alternativi. La partnership mira a stimolare l’utilizzo da parte delle piccole e medie imprese del peer-to-peer (P2P) lending come modalità di finanziamento complementare al tradizionale canale bancario, al fine di diversificare le fonti di credito.I grandi gruppi sono ormai abituati a finanziarsi al di fuori del sistema bancario tradizionale mentre per le PMI la disintermediazione del credito è solo agli inizi. Per mostrare ai suoi partner la strada della diversificazione delle fonti di finanziamento, CNH Industrial otterrà simbolicamente un finanziamento di 100 mila euro da prestatori privati sulla piattaforma October. In questo modo, il Gruppo consentirà al suo network di PMI di ottenere un finanziamento sulla piattaforma October a condizioni agevolate (0€ commissioni) per la fase di lancio con l’obiettivo di creare un ecosistema più forte dove i gruppi di grandi dimensioni supportano le realtà più piccole nell’accesso al credito.Grazie alla sua consolidata rete commerciale e alla sua organizzazione, CNH Industrial contribuirà a promuovere richieste di finanziamento da parte di piccole e medie imprese che potranno contare sul sostegno della vasta community internazionale di 17.000 prestatori privati e investitori istituzionali di October.
Questa collaborazione rappresenta un passo importante nel processo di trasformazione digitale di CNH Industrial, un cambiamento cruciale nel modo in cui il Gruppo contribuirà a creare valore per i propri clienti nei prossimi anni. Ad oggi, attraverso la divisione di captive financing, sotto i marchi CNH Industrial Capital e IVECO Capital, i 12 marchi commerciali di CNH Industrial offrono ai loro concessionari e clienti servizi finanziari su misura per l’acquisto, il leasing o il noleggio dei loro prodotti.October completa così l’offerta di servizi finanziari di CNH Industrial Capital proponendo finanziamenti da 30 mila a 5 milioni di euro a favore di progetti innovativi specifici da parte di alcuni selezionati clienti di CASE Construction Equipment e IVECO, tramite un processo online semplice e veloce nei 5 paesi in cui opera (Italia, Spagna, Francia, Germania e Paesi Bassi).Il modello di business di October permette alle imprese di ottenere finanziamenti da prestatori privati (attraverso la piattaforma) e investitori istituzionali (attraverso veicoli dedicati), in pochi giorni. I prestatori possono investire i propri risparmi in modo utile e profittevole oltre che supportare l’economia reale. Le PMI si rivolgono alla piattaforma per singoli progetti di sviluppo di natura diversa: ad esempio dall’acquisto di impianti e macchinari, all’assunzione di dipendenti fino a investimenti immateriali come campagne di marketing o attività di ricerca e sviluppo.
October, a livello globale, a fine giugno 2019 ha erogato più di € 318 milioni a favore di oltre 640 progetti imprenditoriali. I prestatori attivi sono 17.000 e sono già stati rimborsati oltre 129 milioni di euro e oltre 18 milioni di interessi; solo in Italia quasi 13 milioni di euro e 1.8 milioni di interessi. Per quanto riguarda l’Italia in particolare, nel mese di giugno 2019, October ha superato la soglia di € 50 milioni di erogato (da inception) con 88 progetti finanziati (su un totale di mercato di €103 milioni). Il primo semestre si è chiuso con un erogato di oltre € 15 milioni di finanziamenti (+27% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno).

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L’Europa si rimette in moto, con molte incognite

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Sulla base del nuovo documento strategico approvato dal Consiglio europeo e sotto la presidenza finlandese, in questo semestre si porranno le basi per la nuova legislatura europea. Serve un grande impegno di stimolo e controllo. 11/7/2019. È ancora presto per capire quale sarà la linea della nuova Commissione europea e del nuovo Parlamento rispetto agli impegni dell’Agenda 2030. Se cioè gli Obiettivi di sviluppo sostenibile saranno davvero al centro dei programmi degli organi dell’Unione nei prossimi anni. In questi giorni però sono stati diffusi documenti importanti, che esprimono già un indirizzo.Ci riferiamo innanzitutto al dibattito del Consiglio Epsco (Employment, Social Policy, Health and Consumer Affairs Council) che si è riunito l’8 luglio sotto la presidenza finlandese. Il Consiglio si è posto il classico problema di chi vuole andare “oltre il Pil”, definendo i parametri che favoriscono il benessere collettivo in modo più completo rispetto al mero Prodotto interno lordo. Sulla base di un documento dell’Ocse e della presentazione del segretario generale Ángel Gurría, sono stati identificati quattro pilastri, the four pillars of well-being: miglioramento delle capacità individuali, riduzione delle diseguaglianze, aumento della protezione sociale, uguaglianza di genere. Appare evidente che queste priorità sono in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile a carattere sociale. I ministri partecipanti all’Epsco hanno concordato che il concetto di economia del benessere deve essere integrato nei programmi futuri dell’Unione, anche perché la sua salvaguardia è indispensabile per la crescita economica a lungo termine. Questa infatti, secondo il documento di sintesi della discussione, dipende a sua volta da quattro fattori:
una protezione sociale più inclusiva che consenta di ridurre le diseguaglianze;
maggiore attenzione all’eguaglianza di genere, migliorando l’accesso delle donne ai lavori di qualità, un migliore uso del tempo e politiche di conciliazione, forme di lavoro più flessibili, che nel complesso potrebbero accrescere il Pil anche del 9,6% entro il 2050;
più cura per la salute, con particolare attenzione alle malattie croniche, che provocano 550mila morti all’anno con una perdita di 115 miliardi di euro e che possono essere prevenute alzando il livello di protezione sanitaria;
modalità più accessibili di educazione e formazione, anche considerando che nei Paesi dell’Ocse le persone con una educazione superiore vivono in media sei anni di più rispetto a quelle con un basso livello culturale. Ci vuole dunque più istruzione di qualità e un più diffuso accesso al life-long learning. Queste considerazioni faranno da cornice a un documento sull’economia del benessere che la presidenza finlandese presenterà all’Epsco entro ottobre. Il Consiglio, nella stessa giornata, si è occupato di altri due temi importanti. Il primo è la “giusta transizione” a una economia climate neutral, come delineata dal documento della Commissione “Clean planet for all”, cominciando a delineare la risposta a queste due domande:quali politiche sociali a livello europeo e degli Stati nazionali possono meglio supportare la giusta transizione?
quali sono le azioni più urgenti, soprattutto se si prendono in considerazione gli effetti della transizione sui lavoratori meno qualificati?
L’altro argomento di dibattito è stato offerto dal documento della Commissione del maggio scorso “Supporting the Sustainable development goals across the world”, che delinea le politiche di cooperazione internazionale dell’Unione e degli Stati membri a supporto dell’Agenda 2030. Ci sono insomma una serie di premesse positive, ma non sarà facile raggiungere gli obiettivi, come segnala anche l’ultimo rapporto di Eurostat “Sustainable development in the European Union”. Dai dati emerge che sono stati compiuti progressi significativi in campo sociale, ma che è necessario affrontare con maggiore decisione temi epocali come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. (fonte: Asvis – Alleanza per lo sviluppo sostenibile)

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Il Green New Deal per l’Europa lancia la sua campagna per mitigare la crisi climatica e contrastare la disuguaglianza crescente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Ispirato al “New Deal” di Franklin D. Roosevelt, questo piano richiede alla Banca di Investimento Europea di impiegare ogni anno il 5% del PIL dell’Unione Europea a favore della transizione ecologica, spingendo le risorse europee inutilizzate verso i servizi pubblici, facendo in modo che questa non pesi sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Si tratta di una cifra pari approssimativamente a 500 miliardi di Euro ogni anno; gli investimenti che verranno fatti saranno diretti tramite un’agenzia pubblica trasversale che coinvolgerà autorità regionali e municipali, le cui decisioni saranno, inoltre, supportate da assemblee di cittadini. Questo è l’unico modo di assicurare che questi fondi pubblici siano spesi dove più necessario. Questa è la chiave per sbloccare il pieno potenziale delle nostre democrazie in modo duraturo. Il gruppo italiano chiede ai nuovi europarlamentari italiani di appoggiare questa proposta, impegnandosi a creare milioni di nuovi posti di lavoro lavoro sostenibili e migliorando allo stesso tempo salute, infrastrutture e qualità della vita. L’Europa sta naufragando tra le due più grosse crisi che abbia mai affrontato: quella socio-economica e quella ecologico-climatica. Decenni di tagli alla spesa pubblica hanno svuotato i servizi sociali essenziali, deprezzato le infrastrutture di base e impoverito i cittadini europei. L’austerità per di più impedisce ai singoli governi di contrastare il collasso climatico-ecologico. Il Green New Deal per l’Europa rompe questo circolo vizioso ridefinendo nuovi imperativi politici, utilizzando nuove metriche economiche, re-indirizzando le attuali risorse europee attraverso le comunità di tutto il continente. E’ giunta l’ora di agire insieme per un’Italia ed un’Europa più equa e più verde.
Il gruppo che si è costituito in Italia è formato da molte persone provenienti da ambiti diversi dell’attivismo, della politica e della scienza. Stanno già contattando tutti gli Europarlamentari, chiedendogli di dichiarare come loro priorità assoluta l’approvazione di un Green New Deal per l’Europa. Successivamente, intendono lanciare una serie di consultazioni popolari per ascoltare le priorità delle persone attraverso il continente e supplementare gli input dati dagli esperti in materia.

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Cos’è e come funziona la presidenza del Consiglio dell’UE?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

La presidenza del Consiglio è esercitata a turno dagli Stati membri dell’UE ogni 6 mesi. Durante ciascun semestre, essa presiede le riunioni a tutti i livelli nell’ambito del Consiglio, contribuendo a garantire la continuità dei lavori. Gli Stati membri che esercitano la presidenza collaborano strettamente a gruppi di tre, chiamati “trio” . Questo sistema è stato introdotto dal trattato di Lisbona nel 2009. Compito del trio è fissare obiettivi a lungo termine, preparare un programma comune per stabilire i temi e le questioni principali che saranno trattati dal Consiglio in un periodo di 18 mesi. Sulla base del programma comune, ciascuno dei tre paesi prepara un proprio programma semestrale più dettagliato.Il trio attuale è formato dalle presidenze finlandese, rumena e croata.
La presidenza finlandese del Consiglio dell’UE: 1º luglio- 31 dicembre 2019
È la terza volta che la Finlandia prende la guida semestrale del Consiglio dei ministri Ue.Il programma della presidenza è incentrato su quattro priorità: il rafforzamento dei valori comuni e dello stato di diritto, rendere l’Ue più competitiva e socialmente inclusiva, rafforzare la posizione dell’Ue come leader globale nell’azione per il clima, proteggere la sicurezza dei cittadini. La Finlandia sarà la prima presidenza ad integrare le nuove priorità dell’agenda strategica 2019-2024 nei lavori del Consiglio.
La presidenza ha il compito di portare avanti i lavori del Consiglio, garantendo la continuità dell’agenda dell’UE, il corretto svolgimento dei processi legislativi e la cooperazione tra gli Stati membri. A tal fine, la presidenza deve agire come un mediatore leale e neutrale. La presidenza ha due compiti principali:
1. Pianificare e presiedere le sessioni del Consiglio e le riunioni dei suoi organi preparatori. La presidenza presiede le sessioni delle varie formazioni del Consiglio (ad eccezione del Consiglio “Affari esteri”) e le riunioni dei suoi organi preparatori, che comprendono comitati permanenti, come il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), e i gruppi e comitati che si occupano di temi specifici. La presidenza assicura il regolare svolgimento dei dibattiti e la corretta applicazione del regolamento interno e dei metodi di lavoro del Consiglio. Organizza inoltre varie sessioni formali e informali a Bruxelles e nel paese che esercita la presidenza di turno.
2. Rappresentare il Consiglio nelle relazioni con le altre istituzioni dell’UE La presidenza rappresenta il Consiglio nelle relazioni con le altre istituzioni dell’UE, in particolare con la Commissione e il Parlamento europeo. Il suo ruolo è adoperarsi per raggiungere un accordo sui dossier legislativi attraverso triloghi, riunioni informali di negoziazione e riunioni del comitato di conciliazione.
La presidenza lavora in stretto coordinamento con: il presidente del Consiglio europeo
l’alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza,
supportandone le attività, e può talvolta essere invitata a svolgere determinate mansioni per conto dell’alta rappresentante, come rappresentare il Consiglio “Affari esteri” dinanzi al Parlamento europeo o presiedere il Consiglio “Affari esteri” quando quest’ultimo discute questioni di politica commerciale.

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Europa: 11 miliardi per affrontare le sfide della società e stimolare occupazione e crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

Oggi la Commissione europea ha annunciato come spenderà l’ultima e la più cospicua tranche annuale di finanziamenti di Orizzonte 2020, il programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione, per un ammontare complessivo di 11 miliardi di euro.
In quest’ultimo anno la Commissione si concentrerà su un numero ridotto di tematiche cruciali, quali i cambiamenti climatici, l’energia pulita, la plastica, la cibersicurezza e l’economia digitale, a ulteriore sostegno delle priorità politiche della Commissione.
Il piano di bilancio sarà anche orientato a preparare il terreno per Orizzonte Europa, il prossimo programma quadro per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021-2027, che prevede una novità importante, il Consiglio europeo per l’innovazione, uno sportello unico per il finanziamento dell’innovazione, che mira a trasformare la scienza in nuove imprese e ad accelerare la crescita delle imprese. La fase pilota è già in corso e il Consiglio avrà un bilancio di 1,2 miliardi di euro nel 2020.
Orizzonte 2020, il programma di finanziamento della ricerca e dell’innovazione dell’UE per il periodo 2014-2020, con una dotazione di 77 miliardi di euro, sostiene l’eccellenza scientifica in Europa e ha contribuito ad esempio a scoperte scientifiche di alto livello, come gli esopianeti, ad ottenere le prime immagini di un buco nero e allo sviluppo di vaccini avanzati per malattie come l’Ebola.

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Scuola: Stipendi a confronto in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

Con l’ennesimo mini-incremento del mese di giugno, erogato in questi giorni, il personale della scuola ha ricevuto una variazione dello 0,42%, sulla base della fascia stipendiale di anzianità in cui si è attualmente inseriti. Di conseguenza, per insegnanti e personale Ata, l’indennità di vacanza contrattuale potrà aumentare di pochi spiccioli: su uno stipendio di 1.500 euro, che è la media delle retribuzioni nella scuola, si applicherà un aumento di circa 6 euro. Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief: “Dopo gli aumenti del 3,48% e gli arretrati farsa del Governo Pd, i lavoratori della scuola si ritrovano a percepire cifre che si commentano da sole e delle vaghe promesse del premier Giuseppe Conte senza un minimo di finanziamenti nel Def, propedeutico alla Legge di Stabilità. I numeri parlano chiaro, ma noi non ci arrendiamo”. Gli stipendi di chi lavora nella scuola si muovono così poco da sembrare fermi: gli attuali 6 euro di media si sommano infatti a quelli dello scorso mese di aprile, quando furono aggiunti in busta paga dai 3,90 euro del collaboratore scolastico ai 5,60 euro di un docente delle superiori assieme ad un mini-conguaglio e all’elemento perequativo applicato a maggio. Poi, il prossimo mese di luglio, in attesa del rinnovo contrattuale, ha scritto Orizzonte Scuola, l’indennità di vacanza contrattuale aumenterà ulteriormente da 5,88 a 10,99 euro (la somma non si aggiunge a quella di aprile, ma la sostituisce). Tuttavia, ha fatto notare la rivista specializzata, “dal mese di marzo fino a novembre lo stipendio dei pubblici dipendenti” rimane gravato dalle “addizionali regionali e comunali”. Si tratta di cifre non altissime, ma che “purtroppo a volte superano la somma dell’indennità di vacanza contrattuale, che viene così annullata”. Quindi, i dipendenti della scuola nemmeno si accorgeranno di nulla. E continueranno ad essere pagati molto meno rispetto agli altri Paesi, dove in media si lavora anche meno ore. Senza dimenticare che uno dei pochi provvedimenti positivi del Governo, gli 80 euro applicati agli stipendi fino a circa 26 mila euro, che nella scuola riguarda oltre mezzo milione di dipendenti, potrebbe ora anche essere cancellato. La conferma è arrivata, di recente, da Country Report sull’Italia elaborato dalla Commissione europea dove risulta che “gli stipendi degli insegnanti italiani rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria. Anche la progressione salariale è notevolmente più lenta rispetto a quella degli omologhi internazionali”, con lo “stipendio massimo raggiunto dopo 35 anni in Italia, contro 25 anni nella media OCSE”. Dove, non a caso, si lascia il servizio anche dopo 27 anni di servizio, senza particolari decurtazioni. “Questi fattori – scrive ancora la Commissione europea – si sommano a prospettive di carriera limitate, basate su un percorso di carriera unico ed esclusivamente in funzione dell’anzianità” e al dato inequivocabile “che la professione di insegnante gode di scarso prestigio agli occhi sia dei cittadini che degli stessi insegnanti”.
Le considerazioni dell’Ue avevano avuto una quantificazione preoccupante già con l’ultimo rapporto Eurydice, dal quale risulta che solo i docenti di Slovacchia e Grecia percepiscono salari inferiori a quelli dei nostri docenti. Se si guarda poi alle progressioni di carriera, quelle che passando alle Regioni potrebbero pure perdere, i numeri diventano ancora più implacabili. In Francia, ad esempio, i maestri della primaria appena assunti percepiscono quanto i colleghi italiani (tra le 22mila e le 23mila euro lorde); peccato che quando vanno in pensione i francesi prendendo oltre 10mila euro in più (44.500 euro contro 33.700 euro). Un prof delle superiori può contare su stipendi massimi di 38.745 euro, mentre il collega docente tedesco arriva quasi a 64mila euro. E pure in Spagna arriva a 48mila euro, quindi 10mila in più. Molto avanti sono pure gli insegnanti belgi (63mila euro) e austriaci, che superano i 65mila euro. Per non parlare di chi insegna a Lussemburgo, dove si arriva a percepire 125mila euro medi.
Anief ha illustrato quali sono le ragioni che hanno portato a questo intollerabile gap retributivo: si va dall’invalidità finanziaria nelle assunzioni per via dell’abolizione del primo gradone stipendiale voluto dal CCNL del 4 agosto 2011 e coperto dalla Legge 128/12, alla disparità di trattamento negli scatti stipendiali tra personale a tempo determinato e indeterminato, contraria al diritto dell’Ue, come certificato dalla Cassazione; dal mancato adeguamento dell’organico di fatto all’organico di diritto, che continua ad essere attuato dallo Stato per contenere la spesa della scuola, alla chiusura delle graduatorie ex permanenti, errore strategico alla base dell’irragionevole reiterazione dei contratti a termine; fino al disallineamento degli stipendi dall’inflazione, misurabile in dieci punti percentuali dell’attuale stipendio rispetto al blocco decennale del contratto e agli aumenti dell’ultimo rinnovo per il 2016/18.

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Ecosistemi a confronto: l’Europa sta crescendo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Brussels. Attraverso un approfondito confronto dei migliori ecosistemi del mondo, vediamo che gli Stati Uniti guidano la classifica internazionale in termini numerici con 22.910 scaleup a fine 2018, di cui 6.496 nella sola Silicon Valley. La Cina segue con 9.935, l’Europa con 7.034 e Israele con 1.159. La classifica è praticamente la stessa se guardiamo al capitale raccolto: le scaleup statunitensi hanno raccolto 731 miliardi di dollari, di cui solo 304 nella Silicon Valley, seguita da Cina (337), Europa (126) e Israele (19).Tuttavia, lo scenario cambia davvero quando si osserva gli indicatori di densità e di investimento nelle scaleup (density and scaleup investing ratio*). Rispetto a questi 2 indicatori, la Silicon Valley mostra senza sorprese i valori più alti con 83,3 scaleup per ogni 100.000 abitanti e il 60,7% del PIL investito. L’ecosistema israeliano è al 2° posto con il 13,6 e il 5,6%, seguito dagli Stati Uniti con 7 scaleup e il 3,6%. La Cina è in ritardo con lo 0,7 e l’1,3% insieme all’Europa, che mostra un punteggio di 1,2 (un aumento dello 0,2 rispetto all’anno precedente) e 0,53% (anche questo in aumento rispetto allo 0,45%).”Non sorprende che la Silicon Valley sia inarrivabile. Più della metà (61%) del PIL della regione viene investito in tecnologia” ha commentato Alberto Onetti, Presidente Mind the Bridge e Coordinatore SEP, aggiungendo che” Anche i dati di Israele sono impressionanti. Questo piccolo paese di soli 8 milioni di abitanti produce più innovazione di Germania e Francia. Altra notizia è che il dragone cinese si è definitivamente risvegliato – dal 2014 gli investimenti in scaleup tecnologiche in Cina sono aumentati di un ordine di grandezza – e ha preso il volo, per continuare la metafora. La buona notizia per l’Europa è che, finalmente, si è innescato un percorso di crescita esponenziale. Tuttavia, il divario con gli Stati Uniti e la Cina rimane enorme e difficilmente verrà colmato”.Le medie regionali confermano che il Regno Unito e i paesi nordici stanno mostrando le migliori performance. Le isole britanniche superano il resto d’Europa rappresentando circa il 35% di scaleup e capitali raccolti, il 12% della popolazione e il 14% del PIL sul totale europeo. Gli Stati centrali guidati da Francia e Germania rappresentano invece il 27% delle scaleup e il 30% degli investimenti, sebbene rappresentino il 28% della popolazione europea e il 36% del PIL. All’estremo opposto, i paesi nordici rappresentano il 16% delle scaleup e il 19% del capitale investito, sebbene coprano solo il 5% della popolazione europea e il 6% del PIL. I Paesi baltici producono l’1,5% delle scaleup e l’1,2% del capitale, anche se rappresentano meno dell’1% del PIL e della popolazione del continente. L’Europa meridionale è ancora fanalino di coda nell’ondata dell’innovazione con il 10% delle scaleup e il 6% del capitale raccolto, nonostante la quota del 20% del PIL e della popolazione europea. L’Europa orientale deve invece ancora sfruttare il suo potenziale.

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Oltre 7000 scaleup e 126 miliardi di dollari di capitale raccolto per l’Europa tech che cresce

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

L’Italia è stazionaria al decimo posto nella classifica europea delle tech scaleup e segna un passo molto più lento rispetto ai valori medi europei con 208 scaleup e $1,8 miliardi raccolti. Qualche lieve segnale di miglioramento nel 2018 ($0.5B raccolti nel 2018 contro gli $0.3B del biennio precedente).
Tra le Scaler italiane (scaleup che hanno raccolto oltre $100 milioni) figurano Linkem, Prima .it oltre a Yoox Net-a-Porter Group.

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Castelli, “Mettere da parte tifoserie e remare tutti nella stessa direzione”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Ha scritto su Facebook il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli: “Ieri sono stata a Trento, per il Festival dell’Economia, terra di De Gasperi, Padre della Repubblica e dell’Europa dei popoli.
È un territorio, quello del Trentino Alto Adige, dove, più che in altri, si respira la travagliata storia del nostro Paese. Una storia che non dobbiamo mai dimenticare, perché solo così si eviterà di ripetere gli stessi errori.
È una stagione di cambiamenti, e come spesso accade si incontrano resistenze, ma questo è quello di cui c’è bisogno per dare un futuro alla nostra generazione ed a quelle che verranno dopo di noi.
Sarebbe bello mettere da parte le tifoserie, maggioranza e opposizioni, e remare tutti nella stessa direzione, nell’interesse dei cittadini e del Paese.
Porre fine alle fibrillazioni, ai retroscena, per realizzare quello che i cittadini ci hanno chiesto di realizzare, perché – come diceva De Gasperi – “la politica è realizzare”.
Viva l’Italia, viva la Repubblica!

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Europa: una settimana dopo il voto, 30 anni dalla fine del comunismo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Roma lunedì 3 giugno, ore 18.30, alla John Cabot University di Roma, via della Lungara 233, Trastevere 1989-2019: l’Europa a una settimana dalla chiusura delle urne elettorali e a 30 anni dalla fine dei regimi comunisti. Su questo tema, e sui molteplici, relativi, aspetti, sarà incentrata la tavola rotonda – fra i maggiori atenei americani della Ue, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere – a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari pubblici.
Interverranno, in particolare, tre docenti internazionali: Angela Brintlinger, direttore del Centro di studi slavi ed est-europei presso la Ohio State University, che nel 1988-89 si trovava nell’Urss di Gorbaciov come borsista; Petr Mucha, partecipante alla “Rivoluzione di velluto” ed ex collaboratore di Václav Havel (ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo della Repubblica Ceca); Caterina Preda, del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bucarest, studiosa dei totalitarismi.
«Il 3 e 4 giugno 1989 avvennero due eventi molto diversi: le elezioni, quasi del tutto libere, in Polonia, e la strage di piazza Tienanmen a Pechino. Da questo punto di partenza discuteremo di come sia cambiato il continente europeo in tre decenni, e su quali siano le principali sfide da affrontare», ha dichiarato il direttore dell’Istituto Guarini della JCU, Federigo Argentieri, anch’egli testimone degli eventi. Infatti, il 16 giugno 1989 era presente al funerale di Imre Nagy a Budapest, cui parteciparono anche Craxi e Occhetto, all’epoca segretari rispettivamente del Psi e del Pci.

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Chi vince e chi perde sull’immigrazione in Europa: un primo flash

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Chi ha vinto e chi ha perso in queste elezioni europee? E rispetto a che cosa? Europa sì/Europa no; immigrazione sì/immigrazione no. Dal 23 al 26 maggio i cittadini dei 28 stati membri dell’Unione Europea hanno votato per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo. Fondazione ISMU ha elaborato una prima analisi sui risultati.
Le forze più europeiste, cioè quelle che in passato hanno espresso atteggiamenti favorevoli verso l’integrazione europea e l’euro, hanno visto ridursi i loro consensi, ma solo marginalmente.Se da una parte popolari e socialdemocratici hanno perso considerevolmente, liberaldemocratici e verdi hanno, invece, incrementato i consensi, compensando in larga parte i voti persi dai primi due gruppi.Nello specifico, i partiti nazionali che hanno manifestato posizione pro-EU si raccolgono nel Parlamento Europeo nei seguenti gruppi parlamentari:
– European People’s Party (EPP), passato da 221 seggi a 165;
– Progressive Alliance of Socialists and Democrats (S&D), passato da 191 seggi a 141;
– Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE), passato da 67 seggi a 115;
– The Greens/European Free Alliance (G/EFA), passato da 50 seggi a 75.
Viceversa, le forze contrarie ad una maggiore integrazione hanno guadagnato consensi:
– Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD), passato da 48 seggi a 46;
– Europe of Nations and Freedom (ENF), passato da 37 seggi a 74.
I gruppi European United Left-Nordic Green Left (GUE/NGL) e European Conservatives and Reformists (ECR), moderatamente euroscettici, sono passati rispettivamente da 52 e 70 seggi a 42 e 57 seggi.
Dal punto di vista dell’immigrazione, possiamo classificare i gruppi parlamentari sulla base dell’appoggio a una politica di ricollocamento obbligatorio dei rifugiati tra i paesi membri. Sono favorevoli:
– European People’s Party (EPP),
– Progressive Alliance of Socialists and Democrats (S&D),
– Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE),
– European United Left-Nordic Green Left (GUE/NGL),
– The Greens/European Free Alliance (G/EFA).
In totale tali gruppi sono passati da 581 a 542 seggi.
Sono contrari:
– European Conservatives and Reformists (ECR),
– Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD),
– Europe of Nations and Freedom (ENF) .
In totale tali gruppi sono passati da 155 a 177 seggi.
Possiamo, quindi, affermare che il sostegno alla politica di ricollocamento dei rifugiati sarà più debole di quanto non lo fosse nella scorsa legislatura.
E in Italia? La Lega ha conquistato la soglia di un terzo degli elettori, attestandosi oltre il 34% dei consensi. Secondo partito il PD che supera il M5S e si attesta sopra il 22%. Fermo al 17% il Movimento 5 Stelle, principale sconfitto di queste elezioni e con delle posizioni non ben definite sull’Europa e sull’immigrazione. Sotto la soglia del 10% Forza Italia, che stenta ad arrivare al 9%. Supera lo sbarramento anche Fratelli d’Italia con il 6,5% (posizione simile alla Lega, ma da questa sovrastati). Non ce la fanno a entrare nel Parlamento Europeo +Europa, Europa verde e La sinistra. Una indubbia vittoria degli euroscettici e dei fautori dei porti chiusi. (fonte: http://www.ismu.org)

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L’Europa delle Costituzioni e delle Carte dei diritti

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

di Franco Ippolito. Nel giugno del 1918 Luigi Einaudi, avendo alle spalle la carneficina della Prima guerra mondiale, evidenziava sul Corriere della Sera l’anacronismo dello Stato sovrano, definendolo «il nemico numero uno della civiltà umana, il fomentatore pericoloso dei nazionalismi e delle conquiste», e aggiungeva, criticando la natura e la struttura della nascente intergovernativa Società delle Nazioni, «se si vuole tra 25 anni una nuova guerra che segni la fine dell’Europa, si scelga la via della Società delle Nazioni; se si vuole tentare seriamente di allontanare lo spettro della distruzione totale, si vada verso l’idea federale». La stessa convinzione Einaudi ribadì con forza, in un discorso alla Costituente il 29 luglio 1947. Forse Jean Monnet e Robert Schuman avevano in mente la tragica profezia einaudiana del 1918, quando affermarono, nella Dichiarazione del 9 maggio 1950 da cui scaturì la creazione della Ceca, «gli Stati non hanno voluto l’Europa, hanno avuto la guerra». L’opzione federalista di Einaudi, mentre ancora infuriava la guerra e sembrava che la furia totalitaria nazista avrebbe dominato l’Europa, era stata ripresa e rilanciata da Altiero Spinelli, con il Manifesto di Ventotene, che avvertiva «se la lotta restasse domani ristretta nel tradizionale campo nazionale, sarebbe molto difficile sfuggire alle vecchie aporie». Monnet, Schuman, Adenauer e De Gasperi percorsero un’altra via, quella funzionalistica. Pur nella rilevante diversità di impostazione, anche la costituzione della Ceca (poi Cee, Ce e infine UE) fu finalizzata ad impedire altre guerre tra Francia e Germania: intendeva sottrarre agli Stati nazionali le politiche sul carbone e sull’acciaio, risorse indispensabili per preparare e fare le guerre. Da qui dunque occorre partire per ogni discorso sull’Europa. Il primo straordinario risultato della costruzione europea − in un continente per secoli devastato da guerre, massacri, feroci lotte religiose, crimini contro l’umanità sino all’orrore dell’Olocausto e ai 50 milioni di morti − è stata la pace, «il più lungo periodo di pace della propria storia ultramillenaria: basti pensare che il precedente più lungo fu la famosa Pax romana di Ottaviano Augusto, durata meno della metà di quella che, dal 1945 a oggi, caratterizza il nostro continente» (F. Munari). Un periodo di pace così lungo da sembrare scontato e naturale alla gran parte degli europei (e degli italiani) chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento europeo. Ma la pace, come la democrazia, non è naturale; va costruita e va mantenuta con cura, passione e determinazione. Naturali sono la forza e il dominio del più forte. La pace non si conserva per inerzia, ma per rinnovata iniziativa di chi la persegue attivamente e con convinzione. Basti ricordare le guerre divampate tra gli “Stati sovrani”, rinati dopo la disintegrazione della Jugoslavia e dell’Unione Sovietica.
Evidentemente non basta la garanzia della pace, se l’indice della fiducia degli italiani verso l’Europa è calato vistosamente negli ultimi anni. Sembra riacquistare forza il mito sovranista, per quanto anacronistico e pericoloso, alimentato da forze politiche nazionaliste e autoritarie che alimentano e strumentalizzano, a fine di consenso elettorale, incertezze e paure diffuse.Al di là di ogni discussione sulla risorgenza del fascismo, sta di fatto che nell’incertezza e nel disorientamento determinati dalla crisi, come negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, è facile, soprattutto per i più vulnerabili, scivolare nell’affidamento alle illusorie promesse di nazionalisti e demagoghi, che − autoqualificandosi sovranisti e populisti − recitano slogan semplicistici dinanzi a difficoltà e situazioni complicate.
Non è sufficiente una posizione puramente difensiva e di denuncia contro i sovranismi e i populismi. Né basta la pur indispensabile rivendicazione al processo europeo del mantenimento della pace tra i paesi dell’Unione e del conseguimento del più alto livello di tutela dei diritti umani e di sviluppo rispetto ad ogni altra parte del mondo.
A noi, che non possiamo e non vogliamo parlare alla pancia ma alle teste e ai cuori delle persone, non bastano le parole né la pur nobile retorica europeistica, ma necessitano fatti e proposte di cambiamento e di rilancio del progetto europeo, sulla base di una preliminare evidente constatazione: senza l’Unione europea il nostro Paese non ha futuro!
Nessuno degli Stati europei, neppure la Germania, è in grado di confrontarsi da solo con le grandi potenze di dimensioni continentali (Stati Uniti, Cina, Russia) né di rappresentare un reale argine di equilibrio all’aumentato rischio di conflitti (non solo commerciali), in una fase di rifiuto o messa in discussione del multilateralismo. Del resto è ben evidente il comune interesse degli Usa di Trump e della Russia di Putin a minare la costruzione di un’Unione politica, preferendo il rapporto con tanti staterelli nazionali, inevitabilmente destinati al vassallaggio.L’Unione, che è stata capace di elevare gli standard dei diritti dei suoi cittadini e di assicurare pace tra i suoi Paesi membri, è l’unica entità che può rilanciare multirateralismo e diritto internazionale, anche sui grandi temi dell’ambientalismo, del cambiamento climatico e della tecnologia, e giocare un ruolo di pace nel mondo, ponendo così anche rimedio, sia pure postumo e tardivo, alle pesanti responsabiltà di Paesi europei nella guerra jugoslava e in quella libica.L’Unione europea, per promuovere, come vuole il Trattato sull’Unione (art. 3.1), «il benessere dei suoi popoli», deve abbandonare l’ideologia neoliberista e le politiche antisociali di austerità, che hanno favorito i Paesi più forti e fatto crescere le disuguaglianze prodotte dalla finanziarizzazione dell’economia, rese ancora più manifeste dalla crisi economica in atto dal 2008.A tale risultato negativo ha concorso anche l’impianto istituzionale, che vede il sistema di “governo” dell’Unione affidato, nelle materie più rilevanti (politica economica, politica estera, immigrazione, sicurezza) all’accordo unanime (e perciò al veto) dei governi, anziché alle deliberazioni del Parlamento europeo e della maggioranza qualificata degli Stati membri. Una vera Unione in effetti funziona soltanto nei settori affidati alle decisioni delle istituzioni di tipo “federale” (Parlamento, Commissione, Corte di giustizia, Banca centrale europea). Molte delle politiche realizzate o mancate, che vengono quotidianamente criticate dai governi nazionali (a cominciare da quello italiano), sono ascrivibili a scelte degli stessi governi che scaricano la responsabilità sull’Europa. Ne consegue la necessità di rafforzare le istituzioni “federali”, con la formazione e il sostegno attivo di partiti, movimenti e associazioni europei e transnazionali.
L’Europa delle Costituzioni e delle Carte dei diritti, l’Europa della pari dignità delle persone non può chiudersi in una fortezza, alzando muri materiali o giuridici, senza tradire sé stessa e perdere la sua identità e la sua stessa “anima”.Sappiamo bene che per governare fenomeni complessi non basta invocare il diritto e i diritti, ma è necessaria la politica, a cui compete la cura e la responsabilità degli interessi delle popolazioni. Chi ha il compito di adottare scelte politiche deve certamente tenere conto delle dimensioni dei movimenti migratori e non può ignorare i diffusi timori che percorrono le società europee né la complessità dei processi di integrazione dei migranti e dei rifugiati.
I limiti e le carenze dell’Unione sono evidente anche in altri settori. È stato creato un unico mercato interno, ma si continuano a permettere trattamenti differenziati dei lavoratori sul piano salariale, contributivo, fiscale e si tollerano “paradisi fiscali” che comportano una concorrenza sleale fra i Paesi membri e i loro cittadini.Come ha scritto Luigi Ferrajoli, in un documento che delinea uno specifico impegno della Fondazione Basso, per rilanciare l’Europa nella mente e nei cuori dei cittadini è urgente una politica in grado di restituire popolarità al progetto dell’Unione, ricostruendo, a livello d’opinione, la fiducia in una comunità politica basata sull’uguaglianza e sui diritti fondamentali di tutti. Questo mutamento dell’immagine dell’Europa nella percezione popolare, oggi screditata soprattutto tra i ceti più deboli, dipende − più ancora che da riforme, pur necessarie, di carattere istituzionale − da una modifica delle politiche degli organi comunitari idonea a riaccreditare l’Unione presso i popoli europei.È indispensabile un vero ed efficace welfare dell’Unione con l’adozione di misure sociali direttamente europee, a cominciare dall’unificazione del diritto del lavoro e delle sue garanzie, prime tra tutte la stipulazione di un salario minimo e l’effettiva tutela, prevista dall’art. 30 della Carta dei diritti dell’Unione, contro i licenziamenti ingiustificati; dall’istituzione di un servizio sanitario europeo realmente uguale, universale e gratuito.
Queste misure varrebbero a mostrare, dell’Europa, il volto benefico della solidarietà e della giustizia e non più solo quello ostile dei mercati, dell’austerità e dei sacrifici. L’uguaglianza nei diritti, del resto, è il principale fattore di unità politica. Realizzarla anche soltanto in qualcuno dei diritti sociali promessi dalla Carta dei diritti dell’Unione varrebbe a ristabilire il senso di appartenenza a una medesima comunità politica. (Il testo integrale dell’articolo è possibile richiederlo a ”
Fondazione Lelio e Lisli Basso – ONLUS via Dogana Vecchia 5 Roma”)

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Oggi si vota per gli Stati Uniti d’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Tutto iniziò a Roma, in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori. Era il 25 marzo 1957 e 6 Paesi, Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo, firmarono il Trattato che istituì la Comunità Economica Europea.
L’insieme dei Trattati, in seguito sottoscritti, portò alla nascita dell’Unione europea, che oggi comprende 28 Paesi.L’Unione europea garantisce la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali all’interno del suo territorio attraverso un mercato europeo comune e la cittadinanza dell’Unione europea, promuove la pace, i valori e il benessere dei suoi popoli, lotta contro l’esclusione sociale e la discriminazione, favorisce il progresso scientifico e tecnologico e mira alla stabilità politica, alla crescita economica e alla coesione sociale e territoriale tra gli Stati membri.
L’inno ufficiale dell’Unione europea, è costituito da un brano del movimento finale della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven, chiamato Inno alla Gioia.
Così l’Europa, uscita da una devastante guerra, ha garantito 74 anni di pace e, pur rappresentando solo il 7% della popolazione mondiale, produce il 25% della ricchezza mondiale e spende il 50% delle sue risorse nel welfare, cioè in sanità, assistenza e pensioni. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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C’è bisogno di un’Europa più unita, forte e solidale, attenta al sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 maggio 2019

Per difendere la pace e creare sviluppo, per tutelare i diritti alla libertà, alla sicurezza, per impegnarsi maggiormente nelle politiche su lavoro, istruzione e formazione dei giovani, ambiente, assistenza sociale, sviluppo sostenibile, privacy e identità digitale. Queste sono le risposte di 14 mila italiani della società civile, del mondo delle parti sociali e delle imprese al questionario proposto dal Cnel in merito al Documento “Unire l’Europa per cambiarla” presentato a Villa Lubin oggi e condiviso dalla maggior parte delle associazioni del mondo sindacale, del terzo settore e produttivo italiani.Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir che ha partecipato agli incontri per la stesura dello stesso documento, così commenta: “Bisogna ricostruire un’Europa unita che superi l’attuale esistenza di almeno tre spazi a velocità differente (mediterraneo, continentale e orientale) , rimettere l’uomo al centro del dibattito politico rispetto all’economia, alla finanza e alle sfide dell’intelligenza artificiale partendo dalla ricostruzione storica di ciò che, in termini di patrimonio culturale, l’Europa ha rappresentato”. “Già nel XIII secolo – continua Pacifico – possono essere individuati i caratteri identificativi dell’uomo europeo e oggi dopo tanti anni, le nuove elezioni rappresentano un momento importante per superare gli episodi di disaffezione o di acredine verso il progetto Europa, a partire proprio dall’adozione di una carta comune dopo una moneta comune e leggi comuni che interagiscono con le norme nazionali”.Poi “rispetto al pareggio di bilancio, bisogna scomporre le spese per investimenti, welfare, istruzione, formazione, ricerca e politiche giovanili. Nel bilanciare i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori bisogna introdurre un salario minimo garantito in tutto lo spazio europeo, regole comuni su accesso al lavoro e pensioni, e porre maggiore attenzione alla mobilità transfrontaliera con politiche comuni su diritto all’asilo e immigrazione, senza dimenticare come già al tempo dell’imperatore Caracalla tutti gli abitanti dell’impero romano fossero considerati suoi cittadini”, afferma il sindacalista autonomo.“Il patrimonio culturale conservato e sviluppatosi nello spazio europeo rappresenta il faro della società civile mondiale, che oggi deve essere ancora pienamente condiviso da 500 milioni di cittadini europei a partire dai giovani verso cui si devono concentrare politiche ben precise tese all’incontro fra formazione e lavoro, grazie anche alla ricerca e all’innovazione. La sfida è ancora una volta tra un europeismo fiero ma possibile e un nazionalismo deciso e già fallimentare in un mondo e mercato globale che è influenzato dalle nostre radici”, aggiunge il segretario organizzativo della Confedir.“C’è bisogno di un’Europa giusta, equa e solidale che superi le sue barriere interne, che potenzi la mobilità dei suoi cittadini pur nel rispetto delle singole tradizioni territoriali. La tutela e lo sviluppo del sapere, dell’ambiente e del lavoro saranno fondamentali per la nuova classe politica europea, come ricordano i cittadini italiani consultati”, conclude Marcello Pacifico.

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Secondo meeting del progetto europeo SEU

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

Parma Giovedì 16 e venerdì 17 maggio, a partire dalle 9.30, nella Sala del Consiglio del Palazzo Centrale dell’Università di Parma, si terrà il secondo meeting del progetto europeo SEU – Socially Engaged Universities, di cui il nostro Ateneo è partner.Dopo il primo meeting tenutosi nel dicembre scorso all’Università di Exeter (Regno Unito), coordinatore del progetto, sarà ora l’Università di Parma ad ospitare i diversi partner: oltre all’Ateneo di Exeter, saranno presenti i rappresentanti delle Università di Ghent (Belgio), Magdeburgo (Germania) e della THUAS de L’Aja-Delft (Paesi Bassi).
Il meeting si aprirà con i saluti istituzionali del Rettore, Paolo Andrei, del Pro Rettore con delega per la Terza Missione, Fabrizio Storti, della Pro Rettrice con delega all’Internazionalizzazione, Simonetta Anna Valenti, e dell’Assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili del Comune di Parma, Michele Guerra. Seguiranno gli interventi di Francesca Zanella, Presidente dello CSAC, e Sabrina Tomasi, Dottoranda del Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni Culturali e del Turismo dell’Università di Macerata, che illustreranno alcuni case studies relativi alle collaborazioni Università/Città in ambito italiano.Il progetto SEU, finanziato nell’ambito del Programma Erasmus+, nasce con lo scopo di condividere esperienze e best practices sul rapporto e integrazione fra le Università europee e le loro comunità locali, ponendo l’attenzione sul ruolo degli Atenei come motore di sviluppo sociale, culturale ed economico, grazie a politiche più inclusive e sostenibili che possano rispondere ai bisogni dei cittadini e alla valorizzazione del territorio. SEU include inoltre la produzione di materiale ad hoc (Analisi dello Stato Attuale, Compendium, Toolkit) che possa essere utilizzato come guida da altri Atenei, anche in partnership con i Comuni, per lo sviluppo di ulteriori progetti a beneficio della comunità e dei diversi stakeholder di riferimento.Nel corso delle due giornate sarà dato spazio alla fase tecnico-scientifica del progetto, in cui i rappresentanti dei diversi atenei siederanno al tavolo di lavoro per analizzare gli attuali rapporti fra Atenei e comunità locali nei vari paesi partner, individuare i possibili stakeholders e predisporre materiali e linee guida. Per l’Università di Parma, partecipano attivamente al progetto il prof. Guglielmo Wolleb e la prof.ssa Maria Cecilia Mancini del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali, con il supporto della U.O. Internazionalizzazione.Il progetto rientra nelle strategie di Internazionalizzazione e Terza missione promosse dall’Università di Parma, e si pone in linea con le attività della rete EUniverCities, di cui l’Ateneo e il Comune di Parma sono sede congiunta del Segretariato.

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“Professionisti: risorsa per l’Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

Roma 16 maggio, dalle 9,30 alle 13,30 presso il Teatro Quirino in Roma (Via delle Vergini 7)Teatro Quirino in Roma, si terrà l’evento dal titolo “Professionisti: risorsa per
l’Europa”, organizzato da CUP e RPT. Nel corso dei lavori interverranno le forze politiche in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo previste per il prossimo 26 maggio 2019. I professionisti italiani esporranno le proprie idee e le confronteranno con le proposte della politica sulle materie di maggiore interesse per le categorie e per le comunità territoriali nel corso di 4 confronti moderati e condotti da un giornalista. I temi saranno i seguenti:
– Dimensione economica e sociale. Mobilità e concorrenza
– Lavoro, semplificazione, accesso ai fondi comunitari
– Innovazione, infrastrutture, governo del territorio
– Diritti sociali: qualità della vita, comunità e salute
Ogni confronto vedrà la partecipazione di rappresentanti del CUP e della RPT e di tanti politici. Inoltre, presidenti di ordini e collegi locali interverranno con testimonianze dei territori. Nell’occasione sarà presentato anche il progetto del “Centro Studi delle
professioni”.

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Un murale e un flash mob per la Festa dell’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 maggio 2019

Torino Giovedì 9 maggio alle 9.30, lo Europe Direct della Città metropolitana di Torino, in corso Inghilterra 7, sarà lo spazio privilegiato per un evento speciale con cui festeggiare la ricorrenza della Festa dell’Europa.La data ricorda il giorno del 1950 in cui vi fu la presentazione da parte di Robert Schuman del piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet ed esposto nella Dichiarazione Schuman, che segna l’inizio del processo d’integrazione europea con l’obiettivo di una futura unione federale.Quest’anno presso lo Europe Direct della Città metropolitana si svolgerà un flash mob che vede la partecipazione di oltre 120 studenti delle classi V del liceo europeo Altiero Spinelli.Alla loro presenza e con la partecipazione dei consiglieri della Città metropolitana, si inaugurerà anche un murale che Xel, noto street artist torinese, ha dipinto in questi giorni sui muri dello spazio Europe Direct, dipanando su tre pareti, a colori, un immaginario viaggio fra le capitali d’Europa, un omaggio alla bellezza e varietà di scenari e culture che l’Europa offre attraverso la sua architettura e i suoi monumenti e la libera circolazione.

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