Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n°108

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L’irriverente degli Stati Uniti d’Europa. Dimmi cosa fai e saprò chi sei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Grande eco per l’intervento del presidente francese Emmanuel Macron al Parlamento europeo. Soprattutto perche’ in questi ultimi tempi, a parte gli “aficionados” che riescono a star dietro al procedere del pachiderma burocratico di Bruxelles cogliendo i non pochi aspetti e le altrettanto non poche ricadute sul nostro quotidiano, di Ue se ne sente parlar male e, ogni volta che c’e’ un qualche responso delle urne, gli europeisti non ne escono bene (vedi recenti elezioni in Ungheria). Macron ha esplicitato e fatto appello per “una sovranita’ reinventata dell’Europa per far fronte alle battute d’arresto nazionali”. “Una sorta di guerra civile sta emergendo. Stano venendo a galla i nostri egoismi nazionali e il fascino illiberale”. Belle parole. Una premessa per dei fatti che, nel prossimo giugno, dovrebbero portare all’introduzione di un ministro unico Ue per le Finanze, col compito di gestire nuove regole per i bilanci dei Paesi
dell’eurozona, con la prospettiva di un unico budget…. Con chi e come, e’ tutto da capire. Visto che il partner per eccellenza del presidente francese, il tedesco, considerando quello che sta accadendo nel partito della cancelliera Angela Merkel, non sembra molto disponibile. Ma e’ la politica, Vediamo come butta, visto che possiamo solo osservare pur essendo quotidiani fruitori delle decisioni degli esecutivi di Bruxelles.
Ma intanto, cerchiamo di capire, buttandola anche sull’irriverente, qual e’, e di quale portata, il messaggio del presidente Macron.
Sostanzialmente e’: diamoci da fare per meglio articolare e usare le politiche di Bruxelles, contrapponendole a quelli che, per vari motivi, le reputano negative e ce lo ripetono ogni giorno (anche ben ascoltati dai piu’) nelle forme tipiche della rabbia e del populismo: salva il mio piatto di lenticchie di oggi e domani (anche non dandone una piccolissima parte ai vari disperati del mondo che bussano ai nostri confini), che’ all’arrosto dei prossimi giorni ed anni non ci si crede, e per i piatti di lenticchie di dopodomani, ci pensino quelli a venire.
Quindi l’Europa e’ bella per questo e per quest’altro. Economia e diritti e sicurezza, essenzialmente. Che in quanto a lavoro si e’ tutti un po’ imbarazzati perche’ le spinte nazionali (vedi delocalizzazione di aziende in Paesi Ue con fiscalita’ meno rapaci e conseguenti destabilizzazioni lavorative di interi territori) riescono a farci impallidire anche i piu’ convinti europeisti.
Ma cosa fa nel frattempo il presidente Macron? Insieme ad americani e britannici bombarda le presunte industrie chimiche siriane che sarebbero colpevoli di aver gassatto non pochi civili pur di combattere gli avversari del regime di Assad. A parte l’azione in se’ (nel suo effetto a mo’ di cazzotto di risposta) che non si capisce, nella sua estemporaneita’, dove possa portare (il classico: e poi?), il Macron che ha perorato all’Europarlamento una “sovranita’ reinventata dell’Europa”, ha agito al di fuori di Onu, Nato e Ue. Proprio come aveva fatto, sempre la Francia anche se non c’era ancora Macron, qualche anno fa destabilizzando unilateralmente la Libia, con costi umani ed economici che si sono riversati sulle sponde italiane, con la scarsissima conseguenziale collaborazione dei partner Ue al nostro Paese.
Siamo noi molto irriverenti nel rilevare che ognuno si fa i fatti propri, anche dicendo e prospettando il contrario? Dove e come andiamo? E soprattutto, come si fa a far capire l’importanza e la determinazione dell’Ue?
Riguardo alla vicenda Embraco (https://it.wikipedia.org/wiki/Embraco), azienda “sfatta” nel tempo con contributi pubblici continui e che ha deciso di trasferirsi in Slovacchia, dove tutto “costa” meno, incluso il fisco, Emma Bonino ha dichiarato “Al momento le aziende delocalizzano perché adesso ogni Stato ha regole fiscali e del lavoro differenti. Per questo occorre Più Europa, per procedere verso armonizzazione, altrimenti gli imprenditori vanno dove conviene”. Dove si intuisce che la convenienza sia una sorta di aberrazione che uno Stato europeo dovrebbe correggere… alla faccia dell’economia di mercato e del federalismo (anche fiscale, come in Usa, dove sono proprio le differenze tra Stato e Stato che fanno si’ che l’economia tiri come non mai in quel Paese). (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Foodora, l’Italia ultima in Europa nella difesa dei diritti dei lavoratori

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

La sentenza Foodora e ancor prima la sentenza Ikea, e poi la sentenza Almaviva con la quale il tribunale di Roma riconosce la legittimità del trasferimento da Roma a Catania di 150 lavoratori che avevano ottenuto la riassunzione.
Sono tre pronunciamenti della magistratura del lavoro tutti inscritti nello stesso filone: il lavoratore perde sempre. “L’Italia è diventata ultima in Europa quanto a legislazione di protezione del lavoro – commenta l’avvocato Carlo Guglielmi, del Forum Diritti Lavoro – grazie anche alla crisi della magistratura del lavoro, che ha abdicato al proprio ruolo. Nel periodo berlusconiano si è generalmente opposta con le proprie sentenze allo stravolgimento dei diritti, poi si è completamente arresa e il periodo renziano e l’introduzione del Jobs Act hanno visto la resa totale sul piano della difesa del lavoro”.
La sentenza Foodora, del tribunale di Torino, è la prima in Italia che riguarda la cosiddetta “gig economy”, l’economia del lavoretto precario, ed è anche questa in controtendenza rispetto alle altre magistrature del Vecchio Continente.
“Bisogna valutare il nostro specifico – dice Guglielmi – Questa sentenza rispetta la tradizione della giurisprudenza italiana, storicamente in ritardo rispetto all’evoluzione del mercato del lavoro. Lo insegnano le battaglie dei pony express negli anni Ottanta e il ritardo sul quale Atesia ha costruito a suo tempo un decennio di vittorie in tribunale contro le cause intentate dai lavoratori. Muta il lavoro, muta il panorama, mutano le condizioni, si attaccano i diritti, ma l’atteggiamento della magistratura è costante: il lavoro subordinato è soltanto quello di stampo fordista, con la sirena a segnalare inizio e fine turno, il caporeparto vessatore e similia”. Il danno attuale è dunque legato al Jobs Act.
“Nel 2015 il decreto 81 è stato venduto come un passo avanti perché aboliva i contratti a progetto. I quali permettevano invece di operare una netta distinzione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. Il Jobs Act è stato usato per restringere il perimetro del lavoro subordinato, abrogando persino quel poco di utile previsto dalla legge Fornero. Così, mentre in Europa per trovarsi in condizioni di lavoro subordinato basta la presenza di qualcuno che diriga o indirizzi il tuo lavoro, in Italia facciamo capo ancora a categorie vecchie come la presenza del datore di lavoro, del luogo di lavoro e dell’orario di lavoro, incompatibili con le strutture produttive odierne. Bisogna insistere nelle battaglie e non mollare, così come è stato ai tempi dei Pony Express e di Atesia”.

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Un referendum sui Trattati europei, anche in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Roma venerdì 6 aprile alle ore 11.00 davanti alla Corte di Cassazione in piazza Cavour appuntamento con i giornalisti. Nella stessa mattinata verrà depositata in Corte di Cassazione a Roma, la Proposta di Legge costituzionale di iniziativa popolare per chiedere che in Italia – come avvenuto in altri 9 paesi in Europa – si possa celebrare un referendum sull’adesione ai Trattati europei. A presentarla per conto della Piattaforma Eurostop saranno Giorgio Cremaschi, Franco Russo (autore della proposta di legge), sindacalisti dell’Usb come Pierpaolo Leonardi e Paola Palmieri, attivisti di Eurostop come Mauro Casadio, Sergio Cararo, Michele Franco, Franco Bartolomei ed altri. Ci saranno sei mesi di tempo per raccoglierne almeno cinquantamila firme da presentare alla Camera dei Deputati – oggi con una maggioranza non più “euroentusiasta” – che ha l’obbligo di discutere le leggi di iniziativa popolare entro i tre mesi dalla conclusione della raccolta delle firme.Una prima giornata nazionale la raccolta delle firme in tutte le città, insieme a quelle sulla legge di iniziativa popolare sulla abrogazione/riscrizione dell’art.81 introdotto in Costituzione nel 2012 (obbligo di pareggio di bilancio prevista dal Fiscal Compact), è prevista per venerdì 20 aprile.

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“Le Donne dell’Ortofrutta si aprono all’Europa”

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

Bruxelles. In occasione dell’Assemblea Generale di Areflh (Assemblea delle Regioni Ortofrutticole Europee) presieduta da Simona Caselli, l’Associazione Nazionale le Donne dell’Ortofrutta ha colto l’occasione per promuovere la creazione di organismi analoghi negli altri paesi UE e ha lanciato la proposta di creare una rete federata in Europa dedicata alle donne del settore, per conseguire i medesimi obiettivi, ovvero creare un network tra imprenditrici e professioniste della filiera in tutta Europa presentando, nelle occasioni opportune, la “visione” al femminile dell’ortofrutta.bLa proposta, illustrata da Giulia Montanaro, socia fondatrice e tesoriera dell’Associazione, nonché responsabile progettazione e relazioni internazionali di Assomela, ha destato forte interesse tra i rappresentanti del collegio dei produttori di Areflh presenti in Assemblea.
“Abbiamo colto – dichiara Giulia Montanaro – l’input del Presidente Simona Caselli, nostra socia onoraria, di rafforzare la nostra identità nazionale e di dare, da subito, una dimensione internazionale all’Associazione. Con la nostra proposta – prosegue Giulia Montanaro – vorremmo cercare innanzitutto di sensibilizzare e coinvolgere le imprenditrici e professioniste delle Regioni d’Europa associate ad Areflh a creare qualcosa di simile a quanto fatto in Italia anche negli altri paesi EU, gettando così le basi per un primo coordinamento, che potrà poi sfociare in una vera Federazione europea”.Simona Caselli ha aggiunto che “la proposta di lavorare insieme ad altre realtà europee aderenti ad Areflh rappresenta una interessante opportunità per affrontare il settore F&V in maniera differente. La nuova visione, quella al femminile, è fondamentale non solo perchè la comunicazione del settore è principalmente diretta a noi donne, ma perchè siamo parte integrante del settore stesso. Areflh può sostenere l’Associazione Nazionale Donne dell’ortofrutta nello sviluppare il network necessario per diffondere il progetto e la sua visione in tutta l’Ue.”
L’organizzazione delle eventuali attività congiunte in Europa vedrà coinvolte Giulia Montanaro come coordinatrice del progetto e Simona Rubbi, responsabile Relazioni Internazionali di CSO Italy, come Ambassador, con la funzione di promuovere e presentare nelle sedi istituzionali le potenzialità di una Federazione europea delle donne del settore F&V.

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Primo volo diretto “Non stop” tra l’Australia e l’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

Il primo volo passeggeri diretto non-stop dall’Australia alla Gran Bretagna ha lasciato Perth sabato per Londra, abbreviando la famosa “Kangaroo Route” a 17 ore e 20 minuti, ha annunciato Qantas, la compagnia aerea di bandiera dell’Australia. Questo volo “storico” è stato realizzato da un Boeing 787 Dreamliner che trasporta più di 200 passeggeri, oltre a 16 membri dell’equipaggio. Alle 5.03 di ieri mattina (le 6.03 in Italia) l’aereo della compagnia di bandiera australiana ha infatti completato il primo volo commerciale regolare diretto della storia fra il nuovissimo continente e l’Europa. I passeggeri a bordo, sono stati accolti all’aeroporto di Heathrow da un corteo di veicoli di servizio con i lampeggianti accesi. «Vorrei darvi il benvenuto nel manuale di storia dell’aviazione», ha annunciato ai passeggeri dopo l’atterraggio la capitana Lisa Norman, una dei quattro piloti che si sono alternati durante il volo. «Il mondo ci stava guardando, oggi. Grazie per essere stati parte di qualcosa di così magico e speciale», ha aggiunto. Molte delle persone a bordo, avevano riservato questo volo proprio per fare questa esperienza storica. «Questa rotta è rivoluzionaria», ha commentato il ceo di Qantas, Alan Joyce, come riporta la Bbc. Il volo di 14’498 km è stato possibile grazie alla migliore efficienza energetica del Dreamliner, che permette un risparmio di carburante del 20% rispetto ad altri velivoli, ha precisato la compagnia. Qantas prevede di aggiungere nuove rotte a lunghissima percorrenza verso l’Europa a breve. Benché si tratti della prima rotta commerciale non-stop regolare fra l’Australia e il Regno Unito, il volo QF9 non è il volo commerciale più lungo in assoluto. Tra gli attuali voli commerciali a lungo raggio, infatti, il record è detenuto dalla rotta Doha-Auckland di Qatar Airways (14.535 km in 17h e 40 minuti), seguita dalle rotte Emirates-Dubai-Auckland (14.200 km in 17h e 20 minuti), Los Angeles-Singapore da United Airlines (14.100 km in 17 ore e 20 minuti) e Sydney-Dallas da Qantas (13.800 km). La tariffa economy standard di andata e ritorno del nuovo volo diretto in queste prime settimane di operatività si aggira intorno alle 850 sterline, circa 1.150 euro circa. Una notizia importante per tutti i viaggiatori che dimostra come le distanze si accorcino sempre di più. Resta quindi per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” la speranza che l’Italia non resti tagliata fuori da questa possibilità per poter ridurre i costi di questi viaggi che sinora rimangono proibitivi per i più.

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Minacciosa Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

Come in un copione già scritto, non sono passate che poche ore dall’esito elettorale ed ecco l’Unione Europea, e per lei la Commissione Europea, prendere carta e penna ed entrare immediatamente nelle nostre questioni interne. Non usa certo toni diretti, né potrebbe farlo, ma come sempre quando c’è da riportare ordine, usa quel tono sibillino e sornione con cui le cose si dicono ma è come se si trattasse di amichevoli e disinteressati consigli. Non è infatti sfuggito a Moscovici né a Dombrovskis che dalle urne siano uscite come forze preponderanti destinate a governare l’Italia due compagini che dell’euroscetticismo hanno fatto, in campagna elettorale, uno dei cavalli di battaglia, forse quello politicamente più rilevante. E allora ecco i rimbrotti sull’accelerazione del costo del lavoro (sic!), sulle poche privatizzazioni, sul mancato alleggerimento della tassazione per i “fattori produttivi” (leggi sistema delle imprese), sulle “barriere significative” ad ostacolare gli affari, sul livello del debito ma soprattutto la messa in guardia dall’eventuale marcia indietro sulla riforma previdenziale che potrebbe peggiorare la sostenibilità del sistema paese.In poche parole un vero e proprio monito preventivo al governo che verrà perché lasci perdere le boiate pre-elettorali, buone per prendere voti ma non per governare un paese, e si dedichi con professionalità e accondiscendenza a proseguire nel solco tracciato dai precedenti governi, quello cioè di seguire con attenzione e disponibilità le indicazioni, o meglio i diktat, dell’Unione Europea e della Banca Centrale Europea. Il pilota automatico è sempre pronto, sembrano dire nemmeno troppo velatamente da Francoforte, e il suo utilizzo dipenderà da che tipo di governo gli italiani saranno capaci di inventarsi nelle pieghe del risultato elettorale. Se sarà compatibile o meno con i progetti europei o, come roboantemente affermato sia da Salvini che da Di Maio si discosterà significativamente da questi.A prescindere se ci sarà o meno, nel breve termine, un governo del Paese, quel che per noi conta è che non ci si può distrare un attimo. Il grande regista del nostro futuro sembra tutt’altro che intenzionato a mollare la presa e sul rispetto del fiscal compact, il mantenimento del pareggio di bilancio in costituzione, l’aumento dell’IVA a compensazione non c’è da attendersi sconti o soluzioni estranee al solco tracciato. Toccherà ancora ai lavoratori riprendere in mano la bandiera della lotta vera all’Unione Europea. Le illusioni, anche questa volta, sono destinate a durare poco. (Unione Sindacale di Base)

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Mirabelli (PD): E’ cambiato il quadro politico del Paese

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

“I risultati elettorali del 4 marzo hanno cambiato profondamente il quadro politico del nostro Paese. Quello delle elezioni politiche è certamente un dato che sottolinea ancora una volta il disagio e la sfiducia nella politica che si sta radicando in una parte importante del Paese e che si è tradotto soprattutto in un voto contro più che in un voto sulle cose fatte e sulle proposte. Ed è evidente che proprio dove le persone stanno peggio, hanno subito più duramente gli effetti della crisi, vivono di più la precarietà di un futuro incerto, noi della sinistra abbiamo perso. Come in tutta Europa, non riusciamo ad essere credibili proprio nell’assolvere al compito prioritario per le forze progressiste: quello della protezione delle persone più deboli ed esposte alla crisi. Tutto ciò nonostante che, in questi cinque anni, i Governi guidati dal PD abbiano fatto molto e ottenuto risultati importanti che hanno rimesso in sesto l’economia italiana e realizzato riforme proprio in direzione della giustizia sociale e a favore delle fasce più deboli”. Lo scrive il senatore PD Franco Mirabelli, eletto in Lombardia, in un articolo pubblicato da Affaritaliani.it “Aver subito una pesante sconfitta, nonostante i risultati ottenuti e le risposte impostate per il futuro, – prosegue Mirabelli – significa non essere stati rassicuranti per chi non ha ancora vissuto sulla propria pelle gli effetti delle riforme. A ciò si aggiungono le condizioni a volte drammatiche in cui versa una parte del Mezzogiorno, in cui la politica continua ad avere le forme e i comportamenti del passato che spesso sono orientati più al potere autoreferenziale che non al bene dei cittadini. Dall’altra parte, governare meglio un fenomeno epocale come quello migratorio, per esempio riducendo gli sbarchi, non è servito a impedire che la rabbia e il rancore (che con la crisi sono cresciute nel Paese) si concentrassero lì dove i teorici di una inesistente invasione volevano e dove non siamo riusciti a contrastare i sentimenti di paura e chiusura che minano la nostra stessa convivenza civile”.
In merito ai rapporti interni al centrosinistra, il senatore PD scrive: “Certo le divisioni a sinistra, la scissione e i litigi autoreferenziali, incomprensibili per i cittadini, hanno contribuito in modo importante a minare la credibilità dell’intero campo progressista. Certamente l’Europa, percepita come un’istituzione più orientata a creare e far rispettare regole burocratiche che al benessere delle persone, ha contribuito ad un risultato che ha premiato chi ha voluto enfatizzare questo dato. Per questo oggi, la ricostruzione del centrosinistra non può che passare da un ritorno in quelle periferie urbane e sociali che si sono sentite abbandonate, dove c’è più bisogno di attenzione e di risposte e dove la distanza dalla politica e dalle istituzioni producono solitudine in chi ha maggior bisogno di protezione”.“Milano, in questo quadro molto negativo, fa eccezione. – afferma Mirabelli, soffermandosi infine sugli esiti elettorali della sua città – Questo risultato è sicuramente il frutto positivo di una esperienza originale di un’alleanza progressista che da sette anni governa la città guardando al suo futuro, innovando e modernizzando senza mai perdere di vista la priorità di intervenire dove c’è bisogno di aiuto, di non lasciare soli i cittadini in difficoltà e dove c’è da costruire convivenza. Un’esperienza positiva in cui la politica è al servizio della città e ha saputo coinvolgere la parte più attiva di Milano nel governo e nella costruzione del futuro. Ma anche qui il voto ci dice che serve fare di più nelle periferie, che troppi quartieri popolari versano in condizioni di degrado e si sentono abbandonati, che serve sostenere ancora di più quella rete sociale che tanto sta aiutando e che dobbiamo tornare lì, proprio nelle periferie, ad ascoltare e ad aiutare. Ma anche che gli interventi concreti contro il degrado non possono più essere rinviati ma devono essere sempre più una priorità: il segno tangibile della volontà di mettere al servizio dei più deboli i frutti del successo della città. Di una città in cui nessuno deve restare solo”.

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Europa: possibili effetti del rialzo dei tassi di interesse sui mercati azionari

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2018

By Paul Casson, gestore del Fondo Artemis Pan-European Absolute Return. Lo sconquasso è arrivato principi di febbraio quando, dopo un anno ai minimi storici, la volatilità è aumentata di quasi il 100% in un giorno, con un impatto istantaneo (e doloroso) sulle classi di attivo più sensibili a questi sbalzi. I primi a crollare sono stati i prodotti a “bassa volatilità”, un’area esoterica del mondo degli investimenti in cui si negoziano derivati legati all’andamento del VIX. L’uso di questi prodotti ha consentito di realizzare rendimenti costanti negli ultimi anni ma il rischio che gli stessi comportano o non è stato capito o è stato ignorato. Il risultato, nell’arco di appena due giorni, è stato la perdita di quasi tutto l’investimento e il ritiro dal mercato dei prodotti da parte degli operatori che li avevano promossi. Si stima che siano stati bruciati addirittura 5 miliardi di dollari. Quando la volatilità è schizzata verso l’alto agli inizi di febbraio, sono state attivate le vendite, che hanno accentuato la pressione verso il basso dei mercati azionari nel corso della settimana seguente. Le vendite degli ETF sono seguite a ruota e in men che non si dica sono stati azzerati tutti i guadagni messi a segno dalle azioni europee negli ultimi 12 mesi. Il mercato è sceso di oltre il 10% e la caduta è stata ufficialmente definita una “correzione”, richiamando alla memoria le giravolte del 2013, con il c.d. “taper tantrum”, e la crisi dei debiti sovrani europei del 2011.
In un certo senso gli investitori hanno avuto vita facile negli ultimi anni. Le prospettive economiche favorevoli, un’inflazione limitata, i bassi tassi di interesse e il quantitative easing hanno nel complesso prodotto un effetto soporifero. I mercati sono saliti, le valutazioni sono diventate sempre più elevate e nessuno si è preoccupato troppo di come e quando sarebbero cambiate le cose. Ma ora la situazione è cambiata. I tassi di interesse stanno risalendo, grazie all’impulso della Federal Reserve e della Banca d’Inghilterra che hanno ritoccato verso l’alto i propri tassi di riferimento. La BCE dovrà seguire. Gli acquisti di titoli da parte di queste tre banche centrali diminuiranno. Inoltre, l’inflazione sta cominciando a fare capolino, prima nei prezzi delle materie prime, poi nei salari e, prima o poi, nei prezzi che paghiamo per i beni. Tutto ciò non è necessariamente un male; stiamo semplicemente ritornando ad un regime che prima era la norma.
La buona notizia per il medio termine è che i tassi di interesse non sono abbastanza alti per l’attuale livello di crescita del PIL in Europa. La domanda di beni e servizi si sta rafforzando in tutta Europa. Gli investimenti, depressi per anni, stanno ritornando. Anche la Spagna, che ha dovuto sopportare una recessione e un’alta disoccupazione, è disposta a spendere di nuovo per soddisfare la domanda. Di conseguenza, le previsioni di crescita del PIL sono state riviste costantemente al rialzo per tutto il 2017. I tassi di interesse sono sensibili a queste variabili e reagiranno. Ci sono altri motivi per cui i tassi di interesse saliranno. Il primo è che un giorno dovremo affrontare una nuova recessione. I banchieri centrali lo sanno e, per tutta risposta, dovranno tagliare i tassi di interesse. Poiché al momento non c’è nulla da tagliare, è necessario che questi ultimi risalgano prima di poterli riabbassare. Il secondo è che la diminuzione degli acquisti di obbligazioni con il quantitative easing rimuove dal mercato un compratore di ultima istanza. Quindi, in assenza di altri mutamenti, per riportare la domanda e l’offerta in equilibrio si dovrà offrire ai compratori rimanenti un incentivo maggiore sotto forma di tassi di interesse più elevati. Infine, dopo anni caratterizzati dalla preoccupazione per la deflazione, sono riemerse le prospettive inflazionistiche.
Dopo la crisi finanziaria globale si era indebolito il potere contrattuale dei lavoratori europei. Una crescita dei salari di appena il 2% ha consentito ai consumatori di tenere a malapena il passo in termini reali. D’altro canto, ultimamente abbiamo assistito ad un forte aumento di imprese che denunciavano carenza di manodopera. Presumibilmente c’è un’assenza ancora più pronunciata di manodopera qualificata. Date le circostanze, o le aziende scoprono una grossa riserva di lavoro inutilizzata o aumentano i salari. Noi siamo pronti a scommettere su quest’ultima alternativa. Infatti, non molto tempo fa il sindacato tedesco IG Metall ha ottenuto un aumento salariale del 4% per i prossimi due anni. Visto che le società cercheranno di compensare questo aumento dei costi con un aumento dei prezzi, le conseguenze in termini di inflazione dovrebbero essere chiare.
In passato i mercati si preoccupavano che i banchieri centrali non sarebbero stati abbastanza solleciti ad aumentare i tassi di interesse a fronte di un rialzo dell’inflazione, per poi alzarli più rapidamente per recuperare. L’inevitabile conseguenza di una tale manovra era la recessione. Il fatto che i banchieri centrali non abbiano dimenticato questo rischio è un altro motivo per cui i tassi di interesse devono salire.
In questo momento è opportuno pensare all’impatto di un rialzo dei tassi di interesse sulle valutazioni azionarie e, in particolare, sui vari settori. Un aumento del tasso di attualizzazione degli utili futuri comprimerà i prezzi delle azioni e farà cadere il rapporto prezzo/utili. Per contro, le società che non vedono aumenti di domanda per i loro prodotti in fase di crescita economica non hanno modo di bilanciare gli effetti di un tasso di attualizzazione più elevato. Molte di queste azioni sono anche costose, quindi vulnerabili a tassi di interesse più alti e all’inflazione.
Anche il ritmo del cambiamento è importante. Ci vorranno pochi anni perché i tassi si normalizzino rispetto agli attuali bassi livelli. Quindi, nonostante il panico che ha di recente caratterizzato i mercati azionari, non crediamo che un graduale rialzo dei tassi di interesse sarà sufficiente a compromettere la crescita economica. Un altro aspetto delle vendite di febbraio è che sono stati coinvolti anche investimenti tradizionalmente sicuri come i titoli di stato. Si è venduto di tutto: azioni, materie prime e obbligazioni. Un andamento molto diverso da quello degli ultimi anni, dove ogni shock spingeva gli investitori verso i titoli di stato. A nostro avviso, questa è un’altra prova di un cambiamento nel regime di mercato e che le forze che deprimono i tassi di interesse si stanno attenuando. La dimensione e la rapidità della recente correzione sono state notevoli e il processo è stato indubbiamente esacerbato dalle negoziazioni automatizzate e dagli afflussi nei fondi passivi. In anni recenti abbiamo assistito a diversi episodi di vendite massicce: Brexit, i timori sulla crescita della Cina all’inizio del 2016, la crisi dei debiti sovrani nell’eurozona nel 2011. La fase iniziale è spesso simile. Tutto crolla senza la benché minima differenza fra azioni o fra settori buoni e cattivi Anche stavolta è andata così. In ultima analisi, ci aspettiamo una nuova caduta delle correlazioni fra azioni, consentendo ai fondamentali di riaffermarsi.Durante queste correzioni, facciamo affidamento sulle posizioni scoperte per ridurre la nostra esposizione alla caduta dei mercati. In fase di panico, le posizioni scoperte spesso raggiungono i nostri prezzi obiettivo per motivi diversi da quelli previsti. Abbiamo approfittato di questa situazione per ricoprire gli scoperti nei beni di largo consumo, nelle telecomunicazioni, negli industriali e nei servizi di supporto. Una frustrazione che abbiamo avuto negli ultimi anni è stata la mancanza di volontà del mercato di punire le società deboli e quelle con un debito eccessivo. La nostra impressione è che le cose stiano cominciando a cambiare e, a tal fine, manteniamo le nostre posizioni scoperte in questi titoli. L’effetto congiunto delle ricoperture tattiche e degli ulteriori investimenti in altre aree ha determinato una piccola riduzione delle posizioni scoperte. Ciò aiuterà ad alleggerire il portafoglio per la fase di rimbalzo.Per concludere, siamo consapevoli della rapidità con cui il panico può prendere piede nei mercati azionari. Tale condizione potrà durare per un po’. Eppure il ritmo del cambiamento nel regime economico sarà molto più lento. L’economia globale sta crescendo bene e in maniera sincronizzata. Quello che si vede al momento nel mercato è il ridimensionamento di un indebitamento eccessivo fondato su bassa volatilità e bassi tassi di interesse. Questa tendenza è positiva e il risultato dovrebbe essere un’attività di investimento più ponderata e differenziata, qualcosa che da cui speriamo di trarre vantaggio in termini sia di posizioni lunghe sia di posizioni scoperte. (abstract)

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L’Europa ha dato il benservito a Padoan

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2018

“L’Unione Europea ha dato finalmente il benservito al Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, rendendo noto che è disposta a concedere una proroga, causa elezioni, all’Italia, per la presentazione del Documento di Economia e Finanza, prevista dal calendario del semestre europeo per aprile”.Lo afferma, in una nota, Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.
“Il ministro Padoan – prosegue – avrebbe voluto scriverlo di persona come ultimo atto del suo ministero, ma Bruxelles gli ha inviato un messaggio, neanche tanto velato, per fargli capire che il documento sul quale verrà impostata la prossima Legge di Bilancio di Ottobre è giusto venga scritto da un ministro con pieni poteri, visto che, una volta approvato dalla Commissione, esso diventa vincolante per il Tesoro”.”Un ministro – aggiunge Brunetta – che ad oggi non esiste ancora per via dell’intricato quadro politico che si è venuto a creare a seguito delle elezioni di domenica. Proprio su questo tema, la UE ha dichiarato di essere contraria all’ipotesi di un Governo di transizione, poiché questo non disporrebbe di un mandato pieno per poter attuare le politiche di bilancio di cui l’Italia ha bisogno. Sul nostro Paese pende, infatti, il rischio di una manovra correttiva da 3,5 miliardi di euro e una procedura di infrazione per deficit eccessivo, conseguenza del buco di bilancio lasciatoci in eredità dagli ultimi governi di sinistra”.”Il vice presidente della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis – conclude -, ha anche ricordato come la crescita italiana sia ben al di sotto della media europea e come la stessa Commissione vigilerà sul rispetto da parte dell’Italia dei vincoli di bilancio su deficit e debito pubblico, ponendo l’accento sul fatto che l’economia italiana soffre ancora di squilibri eccessivi, per via dell’alto debito pubblico e della bassa produttività. Anche questa un’eredità lasciataci da Gentiloni-Renzi-Padoan”.

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L’Europa e i divari istituzionali tra Stati

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

L’Europa comunitaria costituita da tanti e diversi schemi nazionali tende ad accentuare i divari istituzionali, economici e sociali e ad accrescere lo stato di conflitto e i distinguo. Su tre ministeri oggi è, invece, possibile operare un cambiamento. Parliamo del ministero degli affari esteri, della difesa e dell’istruzione. Se diventassero di competenza europea noi potremmo avere una politica estera, un sistema di difesa e un’istruzione sovranazionale unificati con significativi vantaggi sia in termini economici sia logistici e funzionali. D’altra parte un dibattito serio è stato già avviato per passare a una politica estera che veda l’U.E., muoversi con una sola testa e a un parlamento europea che possa ritrovarsi con poteri più ampi in materie d’interesse generale. La stessa difesa con l’attuale allarga-mento dei confini di “sicurezza” dei singoli stati sarebbe più credibile nei confronti di potenziali nemici esterni di quanto non possa fare un singolo Stato costretto, per giunta, a mantenere e aggiornare il proprio potenziale bellico e con spazi di bilancio limitati. L’istruzione, infine, permetterebbe ai giovani di trovare meno ostacoli alla loro mobilità e impiego avendo la possibilità di costruire la propria istruzione su un modello unitario di accesso allo studio e ai conseguenti titoli professionali e accademici.
L’Italia per la sua vocazione europeistica, per essere tra le prime nazioni che hanno creduto in un’Europa comunitaria, dovrebbe farsi promotrice di questa evoluzione istituzionale dell’Europa e in un contesto nel quale sempre di più si punta su un mondo globalizzato e dove le realtà tendono a superare il frazionamento nazionale per esprimersi a livello continentale.

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“Catella Wohnen Europa” jumps to EUR 590 million after 2 years

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Following the acquisition of a building in Wolfsburg comprising 158 residential units for EUR 11.6 million, “Catella Wohnen Europa” has reached an important milestone after only 2 years. With this transaction, the Berlin-based investment manager Catella Residential Investment Management GmbH (CRIM), a subsidiary of the Swedish Catella Group focused exclusively on the residential asset class, has created a diversified real estate portfolio worth over EUR 590 million in the “Catella Wohnen Europa” fund, with 3,000 residential units in five countries across Europe.
“The Catella Wohnen Europa fund is invested in Europe’s core markets, including Spain, Poland and Northern Italy. The focus is on modern, affordable living space with stable cash flows. In this niche segment, we have created a comprehensive EUR 590 million portfolio of value-retaining properties all over Europe,” comments Michael Keune, Managing Director at Catella Residential Investment Management.“Wolfsburg is one of the fastest-growing cities in Germany. Not only has the German Economic Institute ranked Wolfsburg right at the top in its 2016 city ranking, but the Prognos Future Atlas has identified the VW city as having the highest median gross income, at EUR 4,610, of all districts surveyed in Germany. Because of the shortage of living accommodation, around 77,000 people commute to the city on a daily basis. The property is therefore a perfect fit for our European investment strategy”, says Benjamin Rüther, Deputy Fund Manager at Catella Residential Investment Management.The property was built in 1962 and is fully occupied. It comprises around 7,700 square metres of total rental space and stands on land measuring almost 9,300 square metres. It is located in Wolfsburg’s Eichelkamp district, close to the city forest, with numerous shopping and local recreational facilities within easy reach.A total of 125,000 people live in Wolfsburg, making it Lower Saxony’s fifth largest city. Together with Hanover and Braunschweig, it makes up one of the metropolitan regions of Northern Germany. There is quick and easy access to the A2 motorway, which connects Berlin to the Ruhr area, as well as to the motorways leading to Northern and Southern Germany. ICE rail services from Berlin to Cologne and Düsseldorf also connect the city with other parts of Germany. Wolfsburg is home to Volkswagen’s headquarters, the world’s largest automaker.

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Dall’Europa via libera per i diritti dei militari

Posted by fidest press agency su domenica, 18 febbraio 2018

Arriva da Bruxelles un’altra novità che rafforza la decisione con la quale, in agosto, il TAR Pescara ha deciso di investire la Consulta della questione di legittimità costituzionale della Riforma Madia, che ha soppresso il Corpo Forestale dello Stato e militarizzato i suoi membri, limitando enormemente le libertà civili ed i diritti anche sindacali. A pochi mesi dalle udienze dinanzi alla Corte Costituzionale in cui si discuterà sia il riconoscimento dei diritti sindacali a tutte le categorie di militari (il prossimo 10 aprile 2018), sia la legittimità della soppressione del Corpo Forestale dello Stato e la militarizzazione forzata dei suoi membri, trasferiti all’Arma dei carabinieri (il 5 giugno), il Comitato europeo dei diritti sociali, con una importantissima decisione pubblicata il 12 febbraio interviene, nuovamente, sui limiti che hanno gli Stati aderenti alla Carta sociale europea nell’imporre divieti a queste categorie di lavoratori.In questo dibattito entra ora, con una decisione i cui principi potranno ulteriormente sensibilizzare i Giudici costituzionali sul tema, anche il Comitato europeo dei diritti sociali, dinanzi al quale peraltro pende anche il ricorso promosso dalle ex associazioni sindacali dei Forestali (già dichiarato ammissibile a settembre) e di cui a breve si chiuderà l’istruttoria. Nella decisione sul caso “Euromil contro Irlanda” (vedi sintesi allegata), resa pubblica il 12 febbraio 2018, tale organismo europeo ha dettato principi assolutamente innovativi e di grande apertura verso la tutela dei diritti dei dipendenti militari, che sovvertono anche le regole oggi vigenti in Italia. Nell’accogliere il ricorso di Euromil – organizzazione europea delle associazioni militari che unisce 30 organismi europei e di cui fa parte per l’Italia Assodipro – il Comitato ha accertato che la legge irlandese che inibisce ai militari il diritto di organizzazione sindacale e la contrattazione collettiva, viola la Carta sociale europea.
Le associazioni militari irlandesi non godevano, infatti, a pieno dei diritti sindacali quali il diritto di associarsi ad organizzazioni collettive come il Congresso irlandese dei sindacati e ciò implicava che le associazioni dei militari fossero escluse dalle negoziazioni collettive nazionali, tra cui anche quelle sui salari dei dipendenti pubblici. Il Governo irlandese ha fondato le sue difese argomentando che tali limiti siano funzionali ad assicurare il mantenimento dell’ordine pubblico e la tutela della sicurezza nazionale, ma il Comitato europeo ha dichiarato che tali divieti non siano necessari a tali fini e che, privare le associazioni rappresentative di un efficace strumento di negoziazione delle condizioni di impiego per conto dei loro iscritti, è in contrasto con i principi stabiliti dalla Carta sociale e sottoscritti dall’Irlanda.
“Del pari l’Italia ha sottoscritto tale Carta – spiega l’avvocato Egidio Lizza, legale degli ex Forestali dinanzi alla Corte Costituzionale ed al Comitato europeo dei diritti sociali – ma applica regole analoghe, anzi maggiormente restrittive di quelle irlandesi. Questo trattato internazionale costituisce per i diritti sociali ciò che la Convenzione europea dei diritti dell’uomo rappresenta per i diritti umani, ovvero il minimo costituzionale che ai cittadini europei, di ogni categoria, deve essere assicurato. Le questioni a breve in discussione dinanzi alla Corte Costituzionale, per i militari e per la vicenda, assolutamente singolare, degli ex Forestali, traggono origine anche dall’affermazione di tali sacrosanti principi, che oramai da tempo, ed in maniera sempre più forte, in Europa vanno affermandosi. Le limitazioni alle prerogative dei militari sono anacronistiche e non ha più alcun senso non permettere loro una legittima negoziazione dei loro diritti salariali ed una tutela delle condizioni di lavoro. Un maggior riconoscimento di libertà e diritti – conclude Lizza – è opportuno anche in Italia ed, anzi, i recenti risultati condotti dalle Commissioni d’inchiesta parlamentari sull’utilizzo dell’uranio impoverito sono a dimostrarne la necessità”. Il 10 aprile, dunque, si discuterà dinanzi alla Consulta la legittimità della norma che limita i diritti dei militari italiani di iscriversi ad associazioni sindacali o di costituirne al fine della tutela dei loro diritti. Gli ex Forestali, che tale status hanno acquisito per imposizione e non per scelta, in base alla riforma Madia della P.A., hanno svolto in tale procedimento un intervento ad adiuvandum rispetto alle questioni sollevate dal Consiglio di Stato sul ricorso promosso dall’Associazione Assodipro. A stretto giro, seguirà poi l’udienza del 10 giugno in cui la Corte, interessata dal TAR abruzzese, dovrà decidere se era legittimo sopprimere il Corpo Forestale dello Stato e militarizzare i suoi membri, trasferendoli all’Arma dei carabinieri, privandoli di libertà costituzionali e diritti, anche sindacali, di cui prima della riforma godevano come qualsiasi altro dipendente civile dello Stato.

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Andrej Plenković: Il futuro dell’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

european parliamentIl primo ministro croato Andrej Plenković è stato il secondo leader dell’UE a discutere martedì sul futuro dell’Europa con i deputati. “Il nostro cammino deve andare avanti, non indietro. La Croazia è entrata nell’Unione europea per costruire e sviluppare il progetto europeo insieme ai nostri partner, per costruire un futuro basato sull’uguaglianza tra gli Stati, i cittadini e le opportunità”, ha dichiarato il Primo ministro Plenković.Nel presentare la sua visione sul futuro dell’Europa, il Primo ministro ha sottolineato che la solidarietà deve rimanere “un pilastro delle nostre azioni” e che un’Europa unita è la chiave di volta, “perché possiamo andare avanti solo se siamo uniti”.Plenković ha inoltre sottolineato l’importanza della crescita e della coesione, e di come l’Unione europea abbia bisogno che tutti i suoi membri progrediscano allo stesso modo. “I nostri cittadini dovrebbero percepire tutti i vantaggi dell’adesione all’UE; dovrebbero abbracciare e partecipare attivamente alla continuazione della sua costruzione”, ha affermato.
Il Primo Ministro ha poi ribadito che l’Unione europea deve investire nell’istruzione, nella cultura e nella creatività, nella ricerca e nello sviluppo, assicurando nel contempo una stabilità finanziaria che garantisca la protezione dei cittadini da eventuali crisi finanziarie.Nel dare il benvenuto al Primo Ministro croato, il Presidente del Parlamento Antonio Tajani ha dichiarato: “Nel suo discorso, il Primo Ministro Plenkovic ha delineato una visione positiva e lungimirante per il futuro dell’Europa, in cui la Croazia e l’UE, lavorando insieme, realizzeranno un’Unione più efficace. Ha avanzato argomentazioni eccellenti a favore dell’adesione all’ Unione europea e del modo in cui ha avvantaggiato la Croazia. Allo stesso tempo, ha giustamente sottolineato alcune delle sfide che dobbiamo affrontare insieme, come la sicurezza, l’immigrazione incontrollata e la disoccupazione giovanile”.La maggioranza dei leader dei gruppi politici del Parlamento ha elogiato l’impegno di Plenković per un’Europa più democratica, utilizzando la rottura del paese con la sua travagliata storia recente come un chiaro esempio del fatto che, con duro lavoro e determinazione, un futuro all’interno dell’Unione europea non solo è possibile, ma può anche essere luminoso.Alcuni deputati hanno sottolineato l’importanza di preservare l’identità nazionale dei cittadini UE unita a una forte identità europea, senza che i nazionalisti la considerino una contraddizione. Altri hanno riaffermato la necessità di maggiori investimenti per creare posti di lavoro, un tenore di vita dignitoso e un’Europa che si assuma una maggiore responsabilità sociale. Hanno poi chiesto riforme istituzionali, come l’introduzione di una circoscrizione elettorale paneuropea, e ribadito il loro fermo impegno a sostenere altri Paesi dei Balcani occidentali che desiderino aderire all’Unione europea, una volta risolte tutte le controversie sui confini e soddisfatti i criteri della Commissione.

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Leasys cresce ancora in Europa e apre nei Paesi Bassi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

LEA - ADV internazionalizzazioneTorino. Leasys SpA, società di mobilità e noleggio a lungo termine di FCA Bank, aggiunge un nuovo tassello al suo programma di internazionalizzazione e da oggi è presente nei Paesi Bassi con Leasys Nederland, che rileva le attività di noleggio a lungo termine di FCA Capital Nederland.
Diventano così sette i paesi Italia, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Belgio e, appunto, Paesi Bassi in cui Leasys è in grado di offrire direttamente i suoi servizi andando ad aggredire, in particolare, il target di quello che nel mercato olandese viene chiamato private lease, il noleggio a lungo termine per i privati e le piccole e medie imprese. È un segmento che mostra importanti segnali di crescita: secondo la VNA, l’associazione olandese delle società di noleggio automotive, il private lease negli ultimi due anni è quasi triplicato, superando i 100.000 contratti.
Leasys, che aveva già esportato Be Free – il suo prodotto di punta per i privati – tramite FCA Capital Nederland, lancerà in occasione dell’apertura del mercato olandese, Be Free Pro – la versione del prodotto dedicata a pmi e professionisti -. L’innovativa soluzione di mobilità creata da Leasys insieme a FCA è in grado di avvicinare i clienti più piccoli grazie alla semplicità e alla convenienza dell’offerta, che include tutti i servizi e non prevede anticipi né penali in caso di restituzione anticipata.
In generale, Be Free si conferma protagonista dell’espansione europea di Leasys, facendo registrare volumi in crescita di oltre il 20% nei paesi in cui è stato “esportato” nel corso nel 2017.
Leasys tiene dunque fede all’annunciato programma di espansione all’estero e conferma l’obiettivo di diventare uno dei primi cinque player europei del noleggio entro i prossimi tre anni. L’internazionalizzazione rientra nella più ampia strategia di crescita e diversificazione del Gruppo FCA Bank, che punta ad aumentare la propria quota di mercato proponendo con più efficacia a livello europeo i modelli FCA al mercato delle flotte e dei privati. A guidare Leasys nella sede di Lijnden sarà Luc Griffioen, sotto il coordinamento di Antonio Elia, General Manager di FCA Bank Group nei Paesi Bassi. In Italia, Leasys ha chiuso il 2017 in crescita sull’anno precedente, in particolare per ciò che riguarda il segmento dei liberi professionisti e dei privati, a dimostrazione di come il privato sia disponibile a valutare il noleggio quando la proposta è chiara, conveniente e facilmente accessibile.Complessivamente, Leasys gestisce oggi una flotta di circa 200.000 unità (auto e veicoli commerciali). (foto: LEA – ADV internazionalizzazione)

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Cultura e creatività, le opportunità dall’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 febbraio 2018

europe networkChi visita il Friuli Venezia Giulia, ha una vasta offerta di prodotti culturali e creativi, tanto che secondo il rapporto Unioncamere-Fondazione Symbola “Io sono cultura 2017” la nostra regione è prima in Italia per incidenza della spesa attivata dal sistema produttivo creativo-culturale sul totale della spesa turistica, con il 51,6%, ed è nona per incidenza del valore aggiunto delle imprese creative e culturali (5,3%) e ottava in termini di occupazione (con il 6,5% del totale). In Fvg ci sono circa 5.200 imprese culturali e creative, di cui 2.259 considerate imprese creative (tra architettura, comunicazione e design) e 2.691 culturali (film, video, radio-tv, produzione di videogiochi e software, musica, libri e stampa, oltre a qualche centinaio di aziende che si occupano di performing art e arti visive e una quindicina di patrimonio storico-artistico. A queste realtà e non solo, a tutte le attività si basano su valori culturali o espressioni artistiche e altre espressioni creative, siano o meno orientate al mercato, l’Europa riserva una variegata serie di programmi, progettualità e finanziamenti – in particolare “Europa creativa 2014-2020” –, riconoscendone il ruolo fondamentale nel panorama economico degli Stati membri. Proprio alle imprese culturali e creative del Fvg si è rivolto il seminario organizzato oggi in Sala Valduga dalla Camera di Commercio di Udine, con la sua Azienda speciale I.Ter, partner sul territorio di Een-Enterprise Europe Network, e Confcooperative Udine-Associazione Cooperative friulane, inserito nelle iniziative realizzate in occasione dell’Anno europeo del patrimonio culturale. Il seminario, a cui ha preso parte un nutrito gruppo di realtà culturali friulane oltre a una rappresentanza di sodalizi croati, si è aperto con l’introduzione della componente di giunta camerale Lucia Piu e di Flavio Sialino Presidente di Confcooperative Udine, ed è stato concluso dall’assessore regionale alla cultura Gianni Torrenti. A illustrare nel dettaglio caratteristiche e modalità di accesso ai progetti europei dedicati allo sviluppo delle iniziative del sistema produttivo culturale è stato poi l’esperto Marco Marinuzzi, che si è soffermato sul programma Europa Creativa 2014-2020. Focus particolare è stato dedicato alla linea di finanziamento dei progetti di cooperazione (piccola scala e larga scala), mettendo in evidenza l’opportunità e le modalità di partecipazione agli inviti a presentare proposte che saranno lanciati sino al termine dell’attuale programmazione. Lo sviluppo delle imprese culturali, creative e turistiche nell’ambito del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale FESR è stato poi trattato da Simone Faillace del servizio attività culturali della Direzione centrale cultura. (foto: europe network)

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“No a Europa ‘fortezza’, tra Lega e FI chiara incompatibilità”

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

europa-comunitaria“Civica popolare dice no all’Europa ‘fortezza’, come invece vorrebbero Lega e M5S. In merito ha ragione il presidente Mattarella quando sostiene che nei prossimi anni riguardo all’Europa si profilano due diverse sensibilità. Questo è un tema cruciale sul quale le forze politiche devono pronunciarsi in campagna elettorale”. Lo dichiara il deputato Paolo Tancredi di Civica popolare.“Noi vogliamo una Europa più inclusiva, non arroccata. Una Europa unita che possa contare sulle grandi questioni internazionali, di fronte al peso crescente del populismo di Putin e di Trump. Con Beatrice Lorenzin guardiamo con attenzione a quanto accaduto in Germania, dove con l’accordo sulla quarta Grosse Koalition è emerso un chiaro messaggio di rilancio dell’Europa, un forte programma sul welfare e sull’utilizzo dell’avanzo primario, musica per le orecchie dell’export italiano, mentre qualcuno continua a parlare di uscire dall’Ue e vorrebbe un’Italia isolata. Mi chiedo, piuttosto, cosa ne pensano di questa visione disfattista FI e le altre forze che rientrano nella grande famiglia dei popolari europei. Una chiara incompatibilità che emergerà subito dopo il 4 marzo”.

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Europa: Nel 2017 ha cominciato a manifestarsi un mutamento dei fondamentali a livello globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

Paul CassonLa crescita è accelerata in tutte le regioni dell’economia globale. I segnali di inflazione nell’eurozona erano tali da indurre la BCE a considerare la possibilità di ridurre gradatamente gli acquisti di titoli. In molti casi però è parso che gli investitori avessero passato buona parte del 2017 a rimanere ancorati ai timori deflazionistici del passato anziché prendere atto della nuova realtà economica. Infatti, ci sono stati lunghi periodi in cui il valore delle azioni costose con una crescita più lenta (ma meno sensibile al ciclo economico) degli utili è salito più di quello di azioni con prezzi convenienti ma con una crescita più rapida degli utili.
Quando i tassi di interessi scendevano, l’acquisto di azioni di crescita secolare o simil-obbligazionarie funzionava, grazie appunto a bassi tassi di interesse e ad un basso tasso di inflazione. Tali azioni in genere non rendono bene quando i tassi di interesse invece salgono. Quindi, se il 2017 è stato l’anno in cui le condizioni economiche hanno cominciato a cambiare, è possibile che il 2018 sia l’anno in cui gli investitori in Europa cominciano a adeguarsi alla nuova realtà macroeconomica? E quali altri cambiamenti potrebbe avere in serbo il 2018?
L’inflazione ha ripreso a salire. In passato si diceva che ciò era dovuto “solo” all’aumento dei prezzi petroliferi (chi nega la reflazione ama termini come “solo” e “ma” come se i fatti potessero essere ignorati solo perché le loro teorie non li prevedono). Sono diversi i fattori che contribuiscono a far salire l’inflazione. Una crescita economica più rapida è in genere il risultato di una domanda più elevata, che si traduce in un aumento dei prezzi da parte delle società e, a seguire, in una richiesta di salari più alti da parte dei lavoratori per tenere il passo con i prezzi. Il sindacato tedesco IG Metall, per esempio, ha chiesto un incremento salariale del 6% alla VW per il 2018. I salari dei metalmeccanici, non aumenteranno nella stessa misura, ovviamente, ma anche la metà di tale aumento sarebbe di gran lunga superiore all’inflazione obiettivo del 2% della BCE. Personalmente, ritengo che l’aumento sarà di circa il 4%. I lavoratori che ricevono aumenti in busta paga tendono a consumare di più, facendo salire la domanda e, potenzialmente, l’inflazione.
Se dovessi stilare una classifica degli attuali rischi dei mercati azionari, metterei ai primi posti non la Brexit, Trump o la Corea del Nord ma le (estremamente) costose azioni di crescita che ogni investitore ha già in portafoglio, le cui valutazioni sono sostenute da bassi tassi di interesse. Non ha senso presumere che le strategie di investimento che hanno funzionato in fase di calo dei tassi di interesse continueranno a funzionare anche quando questi ultimi saliranno. Se così fosse potremmo tranquillamente concludere che ci sono strategie buone per tutte le stagioni. Il passato però insegna che niente nei mercati azionari è per sempre.
Oggi il rapporto fra crescita e valore non è forse ai livelli estremi del 2016 ma non è molto lontano. Non è solo una questione di valutazione relativa ma sono le aziende cicliche a buon mercato che stanno alimentando in gran parte la crescita degli utili in Europa: banche e società di costruzioni, di prodotti di consumo discrezionali, industriali e energetiche. Riteniamo che sia opportuno investire in queste società nel 2018, specialmente perché molte di esse sono ancora a buon mercato, dopo anni di ritardo rispetto ai mercati. Un importante ruolo a favore degli azionisti di queste società è svolto anche dalle dinamiche dalla leva operativa in una fase di rialzo ciclico.
Uno dei settori più economici e bistrattati del mercato europeo è quello energetico. Questa cosa potrebbe cambiare. Quello energetico non è un settore amato dagli investitori, come dimostrato dal forte divario che si è manifestato fra i movimenti dei prezzi del petrolio e l’andamento delle azioni delle società del settore. La nostra impressione è che il divario sarà colmato con il rialzo dei prezzi delle azioni, che andranno così ad allinearsi al prezzo del petrolio, man mano che le aziende annunciano buone notizie. Le preoccupazioni circa la riunione dell’OPEC di novembre si sono rivelate infondate, con l’annuncio dei tagli alla produzione concordati fino alla fine del 2018. A nostro avviso, tutto questo è più che sufficiente per sostenere il prezzo del petrolio. L’offerta è già inferiore alla domanda e le scorte si stanno riducendo, una tendenza che riteniamo che durerà fino a quando la crescita economica globale resta sostenuta. (by Paul Casson gestore fondi di Artemis)

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In Europa l’ottimismo economico ha la meglio sul populismo

Posted by fidest press agency su martedì, 9 gennaio 2018

Dicken Philip.jpg(By Philip Dicken, Responsabile azionario Europa) Alle porte del 2018 si prospetta un anno positivo per le azioni. In tutta Europa si rilevano chiare indicazioni di una continuazione della crescita economica dopo un 2017 all’insegna del vigore.Secondo i dati relativi all’indice dei responsabili degli acquisti (PMI), nel novembre 2017 la crescita dell’occupazione e gli ordinativi del settore manifatturiero nell’eurozona hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 17 anni. Ciò crea i presupposti per una solida espansione economica.
Alla fine del 2016 speravamo che il 2017 avrebbe portato un miglioramento della crescita degli utili, e il settore corporate non ha deluso le attese. I profitti hanno evidenziato un aumento sostenibile per la prima volta dalla crisi finanziaria globale. Nel 2018 la crescita degli utili potrebbe raggiungere il 15%, creando un contesto favorevole per i mercati azionari Persino il Regno Unito, circondato dall’incertezza dei negoziati sulla Brexit, ha registrato una discreta performance nel 2017. La crescita economica britannica sarà forse più lenta di quanto atteso prima del referendum sull’uscita dall’UE, ma il paese non ha subito quel crollo che i pessimisti avevano previsto.La politica monetaria nel Vecchio Continente andrà incontro a un progressivo inasprimento, con una riduzione del quantitative easing nell’eurozona. Il Regno Unito potrebbe innalzare i tassi d’interesse, ma non tanto rapidamente da destabilizzare l’economia o il mercato.A livello globale i cicli economici sono più sincronizzati che mai. Sul fronte degli scambi internazionali, un clima di cooperazione e interconnessione favorisce la diffusione di opportunità commerciali redditizie tra diversi paesi.
Il quadro economico favorevole dell’Europa dovrebbe sostenere le performance azionarie. L’incertezza politica pone qualche problema, ma se all’inizio del 2017 il trend populista che pervadeva l’Europa appariva inarrestabile, il trascorrere dei mesi ha dimostrato che nella sfera politica nulla è mai certo. Il populismo ha perso popolarità. Diversi eventi politici che avrebbero potuto generare una significativa incertezza economica, come le elezioni francesi e olandesi, non hanno decretato il successo dei movimenti populisti. Per contro, all’inizio del 2017 la vittoria della Cancelliera Angela Merkel alle elezioni tedesche sembrava assicurata, ma le trattative per la formazione di un governo di coalizione hanno indebolito il suo potere.
Alle porte del 2018 il contesto politico si conferma complesso. In tutta Europa gli elettori continuano a mettere in discussione le dinamiche politiche centriste del passato. Con la globalizzazione e il progresso tecnologico alcuni settori tradizionali stanno diventando ridondanti, mentre le città, specialmente i centri finanziari, crescono in ricchezza. Nelle aree post-industriali gli elettori esprimono insoddisfazione per il divario economico derivante da questo processo.
Il movimento populista tedesco ha guadagnato posizioni. La CDU, il partito di Angela Merkel, ha ottenuto una percentuale più bassa di voti alle elezioni del 2017. L’AfD, il partito nazionalista di stampo populista, prima assente dal Bundestag, è diventato la terza forza politica del paese. Piazzatosi alle spalle del principale partito di opposizione, l’SPD, non entrerà nel nuovo esecutivo. Tuttavia, con lo stallo delle trattative per la formazione del nuovo governo, si profila la possibilità di nuove elezioni generali nel 2018, che potrebbero sbloccare la situazione di impasse.
Il populismo è un fattore rilevante anche in Italia, dove sono previste elezioni legislative nel marzo del 2018. Oggi tuttavia il Movimento 5 Stelle, nemico giurato dell’establishment, appare meno pericoloso, in quanto la legge elettorale è stata modificata in modo tale da rendere più difficile la formazione di un governo pentastellato. Le dichiarazioni e le posizioni dei 5 Stelle si sono ammorbidite e, pur avendo guadagnato consensi in tutta Italia (come emerso dalle elezioni regionali siciliane di novembre), il rifiuto di formare coalizioni con altri partiti li costringerebbe a mettersi da parte nel caso vincessero meno del 51% dei seggi.
Il quadro economico alle porte del 2018 appare positivo. Nel 2017 siamo stati incoraggiati dal miglioramento della situazione politica (rispetto al 2016, anno che ha visto le due vittorie populiste di Trump e della Brexit) e dalla ripresa economica generalizzata. Finora i mercati hanno continuato ad avanzare imperterriti nonostante alcune sorprese politiche; l’espansione economica è robusta, l’inflazione è contenuta e la crescita degli utili è ben avviata.
Che cosa potrebbe ostacolare questa traiettoria? La crescita economica potrebbe essere frenata da un evento politico clamoroso. Ad esempio, sviluppi negativi sul fronte della Brexit potrebbero indebolire lo status di Londra quale centro finanziario globale, con ripercussioni potenzialmente favorevoli per altri centri europei, ma anche con la possibilità di ricadute negative.
In vista del 2018 la nostra strategia d’investimento non ha subito cambiamenti radicali. Le valutazioni di molte aziende difensive di alta qualità sono aumentate sulla scia del miglioramento delle condizioni economiche. Pertanto, la ricerca di società di qualità ma sottovalutate si è intensificata.Le economie europee sviluppate, con le loro aziende ben gestite, offrono agli investitori l’opportunità di generare crescita nel corso del prossimo anno: tra i settori particolarmente interessanti figurano industria, tecnologia e servizi al consumatore.Un numero crescente di imprese in Europa viene quotato sul mercato tramite IPO. Queste società offrono opportunità entusiasmanti agli investitori selettivi disposti a esaminare attentamente ciascuna tesi d’investimento e ad assicurare che la governance sia solida. Un’altra valida fonte di rendimento per i gestori attivi è rappresentata dal livello sostenuto dell’attività di fusione e acquisizione.Benché minore rispetto a circa un anno fa, il rischio politico continua a destare preoccupazione, ma non bisogna dimenticare che può essere anche foriero di opportunità. Gli investitori a lungo termine sono ben posizionati per trarre vantaggio da quotazioni scontate nelle fasi di volatilità sui mercati. Negli investimenti vale sempre il vecchio adagio: spesso il momento giusto per acquistare è quando gli altri vendono. Dati gli scarsi segnali di un rallentamento della robusta crescita europea, entriamo nel 2018 con un spirito di ottimismo. (foto: Dicken Philip)

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L’adozione di nuove tecnologie sta creando una potenziale crisi occupazionale in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

londraLONDRA,/PRNewswire/Una nuova indagine di mercato rivela che nuove tecnologie hanno già iniziato a modificare le esigenze di personale della maggior parte delle aziende europee: i datori di lavoro devono far fronte a un profondo divario di competenze mentre faticano a trovare personale adeguatamente preparato.Il 62% delle aziende europee afferma che le nuove tecnologie hanno già modificato le proprie esigenze occupazionali con la conseguente necessità, nel 59% delle imprese, di assumere personale più qualificato. Inoltre, il sondaggio, condotto dagli European Business Awards, sponsorizzati da RSM, dimostra anche che il 40% delle aziende trova difficile reclutare il personale per questi nuovi posti.
Le ragioni principali addotte per questa sfida sono la carenza di specialisti in soluzioni informatiche e software e la mancanza di una formazione e di un’istruzione di alto livello nelle varie nazioni; i vincoli di mercato fanno sì che i settori tradizionali vengano trascurati a favore dei settori tecnologici e finanziari.Adrian Tripp, CEO degli European Business Awards, la più grande competizione intersettoriale in Europa, ha dichiarato: “Volevamo capire quanto rapidamente le conseguenze della nuova ondata tecnologica avrebbero influito sulla comunità imprenditoriale europea e sul mercato del lavoro; abbiamo constatato che non si tratta semplicemente di un problema del futuro e che l’impatto è già iniziato”.Tripp ha continuato affermando: “Ciò che preoccupa è che, con il crescente tasso di adozione delle tecnologie, l’impatto positivo sulla competitività potrebbe essere limitato dall’insufficienza di competenze. Lo squilibrio crescente tra le competenze richieste e quelle disponibili porterà a una crisi occupazionale, a meno che tutte le parti interessate, imprese, educatori e governi, agiscano subito”.E concludendo: “I leader di alcune tra le più importanti aziende europee del medio mercato affronteranno questo e altri temi chiave in occasione di una conferenza sulla ‘crescita del 100%’ che terremo a maggio. Speriamo di trovare soluzioni che ci aiutino a colmare le lacune”.
polo tecnologico1Il sondaggio, che includeva le risposte di 400 principali imprese europee, di tutte le dimensioni e di tutti i settori, provenienti da oltre 30 paesi, ha dimostrato inoltre che sebbene la tecnologia stesse cambiando le esigenze, non stava necessariamente modificando i numeri. Il 77% delle imprese ha dichiarato che le nuove tecnologie le hanno rese più produttive, portando il 35% ad aumentare il numero complessivo dei dipendenti e il 44% a mantenere invariati i livelli occupazionali.I motivi principali degli investimenti nelle nuove tecnologie (definite come nuovi software che cambiano radicalmente il modo in cui si produce o si esegue una determinata cosa) erano di offrire alle aziende un vantaggio competitivo (57%), di risolvere problemi commerciali (21%) o, semplicemente, di tenere il passo con l’evoluzione del mercato (11%). La finalità degli European Business Awards, che hanno ormai raggiunto l’11° edizione, è di sostenere lo sviluppo di una comunità aziendale più solida e di maggior successo in Europa. L’anno scorso hanno partecipato oltre 33.000 aziende provenienti da 34 paesi. Gli sponsor e partner includono RSM, ELITE e PR Newswire. Il Grand Final di quest’anno si terrà a Varsavia, in Polonia, il 22 e 23 maggio. Ulteriori informazioni sul concorso di quest’anno o sui vincitori precedenti sono disponibili sul sito web http://www.businessawardseurope.com

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Il lancio di un nuovo treno merci tra Chengdu e l’Europa col tema del panda

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

trenoCHENGDU, Cina, /PRNewswire/ A tutto il 4 dicembre 2017, sono stati completati 777 viaggi ferroviari tra la stazione ferroviaria internazionale di Chengdu e 11 destinazioni in Europa; Praga nella Repubblica Ceca e Tilburg nei Paesi Bassi sono due tra le destinazioni più frequenti. Tra le città cinesi incluse nel piano ferroviario espresso tra Cina ed Europa, Chengdu ha visto la maggior quantità di traffico sia come punto di partenza che come stazione di arrivo, rappresentando quasi un terzo di tutti i viaggi in programma in base al piano. La cerimonia per il lancio della campagna di promozione turistica “Più che i soli panda” per i treni tra Cina ed Europa (Sichuan-Europe Express) si è tenuta nella zona dedicata alla logistica moderna e al commercio del distretto di Qingbaijiang, Chengdu, il 15 dicembre 2017. Organizzato congiuntamente dalla Commissione di sviluppo provinciale del turismo di Sichuan e dall’Ufficio dei porti d’ingresso e logistica di Chengdu, l’evento è stato progettato a sostegno dell’iniziativa cinese della “nuova via della seta”, per generare sinergia con il futuro anno del turismo Cina-Unione Europea 2018, e allo scopo di aprire la porta a opportunità nuove e senza precedenti per sospingere ulteriormente lo sviluppo del settore turistico della provincia. Il treno merci sul tema del panda in evidenza alla cerimonia d’apertura ha attratto l’attenzione dei visitatori. Dalla locomotiva ai singoli scompartimenti, il treno offre una varietà di rappresentazioni artistiche del panda, molte delle quali mettono in evidenzia il noto fascino ingenuo dell’animale. Le rappresentazioni mostrano i panda in pose diverse, compresi panda che corrono, che siedono, o sdraiati proni o supini. Il treno decorativo rappresenta quello che può essere realizzato grazie alla collaborazione dell’ente turistico della provincia di Sichuan e i servizi ferroviari espresso Chengdu-Europa, dimostrando, e rafforzando ulteriormente, le qualità esclusive di Sichuan come destinazione per i turisti esteri. “Bellissima Cina, più che i soli panda”, una grande campagna di marketing per il turismo, ospitata dall’Amministrazione nazionale cinese del turismo e gestita dalla Commissione di sviluppo provinciale del turismo di Sichuan, è stata lanciata con un’abbondanza di panda a passeggio nelle strade di tutto il mondo. Il treno sul tema del panda è solo l’ultimo degli sforzi di Sichuan per la promozione della provincia come meta turistica. In aggiunta all’elenco esistente delle stazioni ove si ferma il treno, la Commissione di sviluppo provinciale del turismo di Sichuan è impegnata in trattative con le stazioni sul percorso, con l’obiettivo di aggiungere nuove fermate, allo scopo di promuovere ulteriormente le attrattive turistiche, la consapevolezza del brand e le campagne di marketing di Sichuan. (photo: treno)

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