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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

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Occupazione e sviluppi sociali in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

BruxellesBruxelles La Commissione ha pubblicato l’edizione 2017 dell’indagine annuale sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE). L’edizione di quest’anno conferma le tendenze positive nel mercato del lavoro e in ambito sociale, nonché una crescita economica costante. Con più di 234 milioni di lavoratori, il tasso di occupazione non è mai stato così elevato come oggi nell’UE e la disoccupazione è al livello più basso dal dicembre 2008. Dal 2013 sono stati creati 10 milioni di posti di lavoro nell’UE. Al di là del progresso economico e sociale generale, i dati dimostrano però che sulle generazioni più giovani grava un onere particolarmente elevato: tendono ad avere più difficoltà a ottenere un posto di lavoro e si trovano più spesso in forme di occupazione atipiche e precarie come i contratti temporanei, che possono comportare una minore copertura previdenziale. Con tutta probabilità percepiranno inoltre pensioni più basse in rapporto alla remunerazione.È per questo che l’indagine ESDE 2017 si concentra sull’equità intergenerazionale: dobbiamo fare in modo che tutte le generazioni beneficino delle attuali tendenze economiche positive.
Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha commentato: “Questa indagine annuale dimostra ancora una volta che stiamo procedendo con determinazione verso una maggiore crescita e occupazione. Ciononostante, i giovani d’oggi e i loro figli potrebbero ritrovarsi in condizioni peggiori rispetto ai genitori, e non è quello che vogliamo. È necessario agire rapidamente. Con il pilastro europeo dei diritti sociali vogliamo preservare e migliorare gli standard sociali e le condizioni di vita delle generazioni future.”
Dall’indagine emerge che, malgrado i costanti miglioramenti del tenore di vita nell’UE, i giovani non beneficiano di questa evoluzione positiva tanto quanto le generazioni precedenti. A ciò va aggiunto che la quota di reddito da lavoro delle fasce più giovani della popolazione si è ridotta nel tempo. Queste problematiche influiscono sulle decisioni dei giovani relative al nucleo familiare, come l’avere figli o l’acquisto di una casa; ciò può a sua volta ripercuotersi negativamente sui tassi di fecondità e di conseguenza sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici e sulla crescita.
Per la popolazione in età lavorativa si prevede inoltre un calo dello 0,3 % annuo da qui al 2060. Ciò significa che una forza lavoro ridotta dovrà fare in modo di garantire il mantenimento dell’attuale tendenza alla crescita. Ne consegue anche che i regimi pensionistici saranno contemporaneamente alimentati da un minor numero di contribuenti – spesso con versamenti di minore entità e/o irregolari, non essendo corrispondenti a quelli del lavoro a tempo pieno e/o standard – mentre aumenterà il numero dei pensionati che ne dipenderanno. I giovani lavoratori di oggi e le generazioni future devono pertanto farsi carico di un doppio onere che deriva dai cambiamenti demografici e dalla necessità di garantire la sostenibilità dei regimi pensionistici.
L’impegno della Commissione, teso a ridurre la disoccupazione in generale e la disoccupazione giovanile in particolare, sta dando i suoi frutti. Dal picco della crisi nel 2013 il numero dei giovani disoccupati è diminuito di 1,8 milioni di unità e quello dei giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano (i cosiddetti NEET) di 1 milione di unità. Con la proroga della garanzia per i giovani, l’integrazione finanziaria offerta dall’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile e dall’iniziativa che prevede di continuare a investire nei giovani d’Europa, presentata di recente, la Commissione intende massimizzare le possibilità dei giovani sul mercato del lavoro.

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Dibattito sul Futuro dell’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

europaBruxelles. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “Mi incoraggia molto vedere così tante persone impegnate nel dibattito sul futuro dell’Unione europea, che la Commissione ha avviato il 1° marzo 2017 con il Libro bianco. Sono già state espresse diverse opinioni e il dibattito è sostenuto da un forte slancio positivo. In settembre presenterò la mia visione , ma in realtà il futuro dell’Europa sarà concepito da voi. Siete voi che scrivete il libro di storia di domani. Continuate quindi ad impegnarvi e fare sentire le vostre voci”.La Commissione ha prospettato cinque scenari di possibile sviluppo per l’UE per il prossimo decennio, generando un ampio dibattito sostenuto dalle istituzioni politiche e dalla società civile in generale. Finora, più di 270 000 cittadini hanno partecipato a più di 1 750 eventi organizzati o sostenuti dalla Commissione. I partecipanti on-line sono, inoltre, molti di più (vedi cifre). Nei prossimi mesi continueranno ad essere organizzati manifestazioni e dibattiti, e i cittadini possono inoltre apportare il loro contributo diretto su questo sito https://ec.europa.eu/commission/give-your-comments_en
I cittadini sono inoltre invitati a continuare a esprimere le proprie opinioni, in particolare prima del discorso annuale sullo stato dell’Unione del 13 settembre 2017, quando il Presidente Juncker delineerà la sua visione per il futuro dell’Europa.
Informazioni generali​Il 1º marzo 2017, con il Libro bianco sul futuro dell’Europa, la Commissione ha avviato un dibattito paneuropeo che consentirà ai cittadini e ai leader di definire una visione per l’UE a 27. Il Libro bianco presenta cinque scenari per l’evoluzione dell’Unione di qui al 2025:”Avanti così”: l’UE a 27 continua ad attuare il suo programma positivo di riforme;”Solo il mercato unico”: l’UE a 27 si concentrerebbe sul mercato unico, perché i 27 Stati membri non riescono a trovare un terreno comune in un numero crescente di settori;
“Chi vuole di più fa di più”: l’UE a 27 continua secondo la linea attuale, ma gli Stati membri che lo desiderano possono aumentare la cooperazione in ambiti specifici;
“Fare meno in modo più efficiente”: i lavori sono diretti principalmente al raggiungimento di maggiori risultati in tempi più rapidi in alcuni settori selezionati, intervenendo meno in altri;”Fare molto di più insieme”: gli Stati membri decidono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti.
Gli scenari contemplano una serie di possibilità, i cui esiti variano a seconda del settore interessato. Sono di natura illustrativa, e non si escludono né si completano a vicenda.

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IES Io, L’Europa e lo Sport, premiazione della scuola vincitrice a Cagliari

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

Cagliari_panoramaFa tappa a Cagliari, venerdì 14 luglio 2017, il progetto “#IES Io, l’Europa e lo sport” iniziativa promossa dall’Ufficio di informazione in Italia del Parlamento europeo in collaborazione con lo Europe Direct Sardegna.
Alle ore 10.30, all’Hostel Marina, in Scaletta San Sepolcro, verrà premiata la scuola vincitrice del premio (Istituto Bacaredda-Atzeni).
L’evento di Cagliari viene promosso all’interno del corso per formatori organizzato dall’associazione TDM 2000 International nell’ambito del progetto “Get Addicted to Sport Values”, finanziato dalla Commissione europea attraverso il programma Erasmus + Sport.
Interverranno alla cerimonia gli onorevoli Salvatore Cicu (con videomessaggio) e Renato Soru.Parteciperanno inoltre l’assessore per Sport e Gioventù del Comune di Cagliari Yuri Marcialis, Andrea Ferrara e Mauro Miceli, rappresentanti delle Agenzie Nazionali del programma Erasmus + Gioventù di Italia e Malta.
Il progetto “#IES Io, l’Europa e lo sport” prevede la realizzazione, da parte degli studenti delle classi partecipanti, di cortometraggi di circa tre minuti in cui raccontare i valori europei attraverso la pratica dello sport.La Città di Cagliari è stata eletta Città Europea dello Sport 2017 per l’Italia, assieme alle città di Aosta, Pesaro e Vicenza e il premio “#IES Io, l’Europa e lo sport” è organizzato in tutte queste città.
E’ possibile guardare il video dell’istituto Bacaredda-Atzeni, così come gli altri video delle scuole partecipanti delle altre città dello sport, sul canale Youtube dell’Ufficio di informazione in Italia del Parlamento europeo:
Gli studenti della classe vincitrice dell’istituto Bacaredda-Atzeni hanno avuto, il 30 marzo 2017, l’opportunità di partecipare a una visita nell’ambito del progetto Euroscola a Strasburgo, che ha previsto una simulazione della plenaria del parlamento europeo.

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“Renzi è ormai isolato, tanto in Italia quanto in Europa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

europa-261011-cE il segretario dem continua nella sua imbarazzante strategia degli annunci, con un libro in uscita nei prossimi giorni che farà concorrenza a ‘Le comiche Essanay’. Oggi l’ex premier ha ricevuto una serie di porte in faccia in merito alla sua scopiazzata proposta di tenere il deficit dell’Italia al 2,9% per cinque anni.‘Juncker ha un rapporto molto buono con il premier Gentiloni e i commissari incaricati hanno un rapporto molto buono con il ministro Padoan. La Commissione Ue non commenta i commenti di persone fuori da questa cerchia’, ha detto il portavoce del presidente della Commissione Ue.‘Stare al 2,9% sarebbe fuori dalle regole di bilancio, non è una decisione che un Paese può prendere da solo, in questa unione monetaria ci si sta insieme’, ha sottolineato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, aggiungendo: ‘sono sempre aperto a rendere le regole più efficienti, efficaci, ma non possiamo unilateralmente dire che le regole non sono per me quest’anno e per i prossimi cinque’.Infine è arrivata la presa di posizione del commissario Ue agli Affari economici, Pierre Mosovici: ‘ci serve un’Italia al centro della zona euro, che rispetta le regole che sono intelligenti e che sono applicate in maniera intelligente e flessibile nel suo caso. L’Italia è veramente il Paese che non può lamentarsi delle osservazioni della Commissione, essendo il solo Paese che ha beneficiato di tutta la flessibilità del Patto: investimenti, riforme, terremoti’. Renzi schiaffeggiato, irriso, respinto con perdite dai vertici Ue. Ci sarebbe da ridere se non fosse il segretario del partito maggior azionista del governo italiano. Così, invece, il Fiorentino mette alla berlina il Paese intero. Dal libro dei sogni al libro degli incubi. La smetta di farsi e di farci del male”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.

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Migranti, Fontana (FI): “E’ Renzi che ha tradito gli italiani quando era a capo del governo nel 2015”

Posted by fidest press agency su domenica, 9 luglio 2017

viminale“Nella miglior tradizione del PD, il segretario Matteo Renzi dimentica il disastro commesso sui ricollocamenti dei migranti: era lui a capo del Governo nel 2015 e non può non ricordare che fu lui, insieme al titolare del Viminale Alfano, a negoziare quel patto scellerato con l’Europa che ha tradito gli interessi nazionali, consentendo lo sbarco di centinaia di migliaia di migranti sulle coste italiane, traghettati dalle navi di tutti i Paesi partecipanti all’operazione Triton. Per non parlare del fatto che fu sempre il Governo Renzi ad accettare di ricollocare in Italia gli immigrati non accettati in Europa”.Ad affermarlo il deputato di Forza Italia Gregorio Fontana, componente della Commissione d’inchiesta sui migranti alla Camera, che prosegue: “ll disastro che si registra oggi, in Italia, sul fronte migratorio è figlio di questo patto scellerato e non certo del Regolamento di Dublino, e a inchiodare il governo di centro-sinistra alle sue responsabilità bastano date e numeri: il regolamento fu adottato il 18 febbraio 2003, ovvero quando i numeri dell’emergenza migratoria non erano neanche l’ombra di quelli attuali.Nel 2003, durante il Governo Berlusconi, sbarcarono in un anno intero sulle nostre coste 14.331 migranti, quanti oggi ne sbarcano in un giorno. Infatti, già a metà di quest’anno, la quota sbarchi ha già superato gli 80.000, con un incremento sensibile rispetto all’anno scorso, quando alla fine dell’anno ne sbarcarono 181.436. Dal 2014, cioè da quando la sinistra è al governo, sono sbarcati sulle nostre coste oltre 600mila migranti, vale a dire l’ammontare della popolazione di due città come Firenze e Bologna.Troppo facile dare la colpa al regolamento di Dublino e all’Europa cattiva! Renzi ha tradito gli italiani: fortunatamente le sue gravissime responsabilità saranno presto sottoposte all’inesorabile giudizio degli italiani che con il loro voto giudicheranno chi ha tradito gli interessi nazionali”.

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Europa: Città prospere grazie a cultura e creatività

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

bruxelles-1Bruxelles. La Commissione europea ha reso pubblica la prima edizione assoluta dell'”Osservatorio della cultura e della creatività urbana”. Questo nuovo strumento fornisce dati comparabili sui risultati ottenuti delle città europee in nove ambiti (tra cui la cultura e la creatività) e indica come tali risultati contribuiscano al loro sviluppo sociale, alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro.
L’Osservatorio della cultura e della creatività urbana è stato sviluppato dal servizio scientifico interno della Commissione, il Centro comune di ricerca (JRC), e aiuterà i responsabili politici e i settori culturale e creativo a identificare i punti di forza locali e gli ambiti di miglioramento, come pure a imparare da città comparabili. Lo strumento mette altresì in evidenza la forte correlazione tra la vivacità culturale e varie dimensioni della vita di una città, a cominciare dalla diversità sociale e dall’attività economica. Tibor Navracsics, Commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport nonché responsabile del JRC, ha dichiarato: “Il mio obiettivo è porre la cultura e la creatività al centro dell’agenda strategica europea. In un momento di grandi trasformazioni sociali e di concorrenza globale sempre più aspra tra le città, dobbiamo guardare al di là delle fonti tradizionali di crescita e benessere socioeconomico ed esaminare il ruolo della cultura in città dinamiche, innovative e ricche di diversità. L’Osservatorio della cultura e della creatività urbana mette in evidenza le città europee vincenti che hanno trovato modalità proprie per sfruttare il potenziale offerto dalla cultura e dalla creatività per stimolare lo sviluppo, l’innovazione e la creazione di posti di lavoro e migliorare la qualità della vita dei loro abitanti. Lo strumento offre ai responsabili politici dati concreti per aiutarli a identificare i settori in cui ottengono buoni risultati e quelli in cui è auspicabile un miglioramento.”
L’Osservatorio della cultura e della creatività urbana è il risultato di un progetto di ricerca che ha interessato 168 città di 30 paesi europei. È disponibile come strumento online che consente agli utenti di esaminare le città selezionate e ottenere un’ampia gamma di informazioni quantitative e qualitative sui loro risultati.
L’osservatorio mostra che la città europea culturale e creativa “ideale” sarebbe un mix delle città che registrano i migliori risultati per ciascun indicatore. Questa città avrebbe le sedi e le strutture culturali di Cork (Irlanda), l’attrattiva e la partecipazione culturale nonché i posti di lavoro creativi e basati sulla conoscenza di Parigi (Francia), la proprietà intellettuale e l’innovazione di Eindhoven (Paesi Bassi), i nuovi posti di lavoro nei settori creativi di Umeå (Svezia), il capitale umano e l’istruzione di Leuven (Belgio), l’apertura, la tolleranza e la fiducia di Glasgow (Regno Unito), le connessioni locali e internazionali di Utrecht (Paesi Bassi) e la qualità della governance di Copenaghen (Danimarca). Di queste otto città, cinque hanno meno di 500 000 abitanti (Cork, Eindhoven, Umeå, Leuven e Utrecht). Tra i principali risultati della ricerca vi sono: Città culturali e creative ai primi posti: Parigi, Copenaghen, Edimburgo e Eindhoven presentano risultati migliori rispetto ad altre città con una popolazione simile. La cultura e la creatività contribuiscono a tassi di crescita economica più alti e sono fondamentali per le città a basso reddito.
La dimensione di una città non determina i suoi risultati in ambito culturale e creativo. Le città di piccole e medie dimensioni ottengono in media risultati migliori rispetto a quelle più grandi. Le capitali eccellono, ma non sempre: le capitali sono spesso in testa, ma restano indietro in Austria, Belgio, Italia, Germania, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito. Dall’adozione della prima “Agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione” (2007), la cultura ha avuto un ruolo sempre più prominente nella definizione delle politiche dell’Unione europea. In assenza di definizioni o metriche comuni, individuare i beni culturali e creativi e misurarne il valore e l’impatto in modo sistematico e comparabile in tutta Europa resta tuttavia una sfida, soprattutto al livello delle città. Il Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea ha sviluppato l'”Osservatorio della cultura e della creatività urbana” per colmare tale carenza di informazioni. Lo strumento è stato elaborato sulla base di tre indici principali (vivacità culturale, economia creativa e contesto favorevole), organizzati in 9 ambiti e misurati attraverso 29 indicatori: dal numero di musei e sale concerto all’occupazione nei settori culturale e creativo, dalle domande di brevetto nel settore delle TIC al livello di fiducia delle persone nei confronti dei propri concittadini. Esso raccoglie dati provenienti da diverse fonti pubbliche (quali Eurostat e l’Eurobarometro) e dati sperimentali (ad esempio provenienti da TripAdvisor).
L’osservatorio dovrebbe essere aggiornato ogni due anni per rimanere concettualmente e statisticamente attendibile nel tempo e tra paesi e città, nonché per registrare lo sviluppo di queste ultime.

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Migranti: Se siamo soli provvediamo da noi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 luglio 2017

marco minnitiOra basta. Sulla questione migranti, oggi muore definitivamente l’Europa: Francia e Spagna minacciano di chiudere i porti, l’Austria di schierare l’esercito al Brennero. Si alzano le frontiere e l’Europa “premio Nobel per la pace” rivela il suo vero volto: nel momento del bisogno, ognuno per sé.Siamo soli con milioni di persone che premono ai confini sud, siamo soli a mantenere centinaia di migliaia di persone senza documenti, senza meta e senza lavoro, sul nostro territorio e coi nostri soldi. Oltre 85 mila in soli 6 mesi.
Scopriamo oggi che il confine europeo, che ieri Minniti proclamava come “a sud della Libia”, in realtà si trova saldamente a nord delle Alpi. Renzi, Monti e Gentiloni sono riusciti a farci sbattere fuori dall’Europa, ma in compenso ci mantengono saldamente dentro l’Euro… Eppure i francesi hanno votato Macron, gli austriaci hanno votato il verde Van Der Bellen: o forse anche i meno sospettati di “populismo”, quando si tratta dell’interesse nazionale, poi non guardano in faccia nessuno? Probabile. Il nostro governo, invece, gli unici che non guarda in faccia sono proprio i cittadini italiani. Non a caso oggi la Farnesina mette su il teatrino del richiamo dell’ambasciatore austriaco. Domani chiameranno quelli di Francia e Spagna? E poi, dopo che ci avranno tutti riso in faccia, a chi si rivolgeranno?
Intanto, ONG e navi militari da tutta Europa continuano a trasportare migranti nei nostri porti. Che continuano a restare aperti, anche alle ONG con bandiere di fantasia che fanno servizio taxi dalla Libia.Questa emergenza l’avevo denunciata mesi fa e sono stato offeso con accuse di insensibilità e razzismo, dispensate da qualche pseudo-buonista qua e là. Oggi non chiedo le scuse, ma pretendo i fatti:
– va subito rivisto il regolamento di Dublino III, ridistribuendo i migranti per quote negli altri Paesi e sanzionando gli Stati membri che se ne lavano le mani;
– i porti italiani vanno chiusi alle navi delle ONG che non esibiscono bilanci in trasparenza e che quindi non permettono di conoscere i loro finanziatori;
– va inoltre subito inibito l’approdo nei nostri porti a tutte quelle imbarcazioni straniere, impegnate in queste operazioni, che non accetteranno la presenza della Polizia Giudiziaria a bordo, come proposto da una nostra proposta di legge a firma Bonafede.Se siamo soli, ebbene allora lo siamo fino in fondo. E provvediamo da noi! (Luigi di Maio dal blog di Grillo)

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In vigore norme UE rafforzate per combattere il riciclaggio di denaro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

soldi-pubbliciBruxelles. La Commissione Juncker ha fatto della lotta contro l’elusione fiscale, il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo una delle sue priorità.
E’ entrata in vigore la quarta direttiva antiriciclaggio, che rafforzerà le norme esistenti, renderà più efficace la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e migliorerà la trasparenza al fine di prevenire l’elusione fiscale. L’entrata in vigore della direttiva avviene mentre sono già in fase avanzata discussioni con il Parlamento europeo e il Consiglio in merito all’adozione di misure supplementari per rafforzarla ulteriormente.
La Commissione pubblica ha diffuso una relazione che orienta più concretamente le autorità degli Stati membri verso una migliore gestione dei rischi di riciclaggio. Come previsto dalla nuova direttiva, la Commissione ha valutato i rischi di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo nell’ambito di diversi settori e prodotti finanziari. La relazione pubblicata oggi individua le aree più a rischio e le tecniche maggiormente utilizzate dai criminali per il riciclaggio di fondi illeciti.
Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: “Il riciclaggio di denaro alimenta criminalità, terrorismo ed elusione fiscale. Dobbiamo quindi eliminarlo nel modo più efficace possibile. Le norme rafforzate in vigore da oggi rappresentano un grande passo avanti, ma adesso dobbiamo raggiungere rapidamente un accordo sugli ulteriori miglioramenti che la Commissione ha proposto lo scorso luglio.”
La quarta direttiva antiriciclaggio irrobustisce le norme esistenti introducendo i seguenti cambiamenti: rafforza l’obbligo di valutazione del rischio per banche, avvocati e contabili; elabora chiari requisiti di trasparenza per le imprese riguardo la titolarità effettiva. Queste informazioni saranno inserite in un registro centrale (ad esempio un registro di commercio) e saranno a disposizione delle autorità nazionali e dei soggetti obbligati; semplifica i rapporti di cooperazione e lo scambio di informazioni tra le unità di informazione finanziaria di diversi Stati membri per individuare e seguire trasferimenti di denaro sospetti al fine di prevenire e accertare i reati o le attività terroristiche;istituisce una politica coerente nei confronti dei paesi terzi che presentano carenze normative nell’ambito dell’antiriciclaggio e della lotta al finanziamento del terrorismo; rafforza i poteri sanzionatori delle autorità competenti.
Nel luglio 2016 la Commissione ha adottato una proposta volta a irrobustire ulteriormente le norme dell’UE in materia di antiriciclaggio per contrastare il finanziamento del terrorismo e aumentare la trasparenza sui veri titolari di società e trust. La Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio a concludere questo lavoro legislativo il prima possibile, in modo che le nuove norme possano entrare in vigore rapidamente. Basandosi sulla quarta direttiva antiriciclaggio, le nuove norme permetteranno di creare un solido quadro UE antiriciclaggio. La relazione sulla valutazione sovranazionale dei rischi è uno strumento che aiuta gli Stati membri a identificare, analizzare e affrontare i rischi legati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.

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Sicurezza stradale in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 giugno 2017

autostradeCirca il 40% delle 25.671 vittime europee degli incidenti stradali del 2016 – vale a dire più di 10mila persone (in media 28 ogni giorno) – può essere riferito agli spostamenti sul lavoro e casa-lavoro. È quanto rileva il nuovo rapporto dell’European Transport Safety Council (ETSC) sulla sicurezza stradale nella UE.Se, da una parte, negli ultimi tre anni il numero delle vittime sulle strade dell’Unione Europea non è diminuito, dall’altra il Consiglio Europeo per la Sicurezza nei Trasporti (ETSC) sollecita i datori di lavoro, i governi nazionali e l’Unione Europea ad incrementare gli sforzi per affrontare il problema del rischio legato alla mobilità per lavoro.“Pur essendoci esempi molto positivi da parte di piccole e grandi organizzazioni in tutta Europa che iniziano ad affrontare seriamente il problema della sicurezza stradale – dichiara Antonio Avenoso, Direttore Generale di ETSC – ve ne sono migliaia che ‘chiudono un occhio’ di fronte ai rischi che i dipendenti affrontano ogni giorno sulle strade. Molte società, poi, considerano in maniera errata la gestione del rischio, come un peso anziché un’opportunità. Oggi, invece, si può fare molto per contribuire a limitare i costi assicurativi, diminuire le assenze sul lavoro e rafforzare l’immagine di una società: ridurre i pericoli attraverso la gestione del viaggio, fare una formazione mirata e acquistare veicoli più sicuri. Se è vero che i datori di lavoro devono fare di più, il nostro rapporto evidenzia che hanno bisogno dell’aiuto e del sostegno da parte dei governi nazionali e dell’UE”.
Un primo passo fondamentale per poter affrontare il problema dei decessi negli spostamenti sul lavoro e casa-lavoro è rappresentato dalla raccolta dati. Oggi nella maggior parte dei Paesi dell’UE le Forze dell’Ordine non annotano lo scopo del viaggio quando registrano le caratteristiche di un incidente stradale, non esiste, poi, una definizione standard per le morti sulle strade negli spostamenti sul lavoro e casa-lavoro.
Gli autori dello studio affermano, inoltre, che Governo ed Autorità pubbliche dovrebbero dare il buon esempio adottando programmi di gestione della sicurezza negli spostamenti sul lavoro e casa-lavoro dei propri dipendenti oltre che delle flotte, mentre la sicurezza dei veicoli dovrebbe essere compresa fra i requisiti necessari per partecipare agli appalti pubblici.

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“Il futuro dell’Europa: un’Unione efficace e basata su valori”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 giugno 2017

europa-261011-cBruxelles. Frans Timmermans, il primo Vicepresidente della Commissione europea, in presenza della Vicepresidente del Parlamento Europeo Mairead McGuinness, ha ospitato una riunione ad alto livello con quattordici rappresentanti di organizzazioni filosofiche e non confessionali provenienti da tutta Europa.
L’ottava riunione annuale ad alto livello, dedicata al tema “Il futuro dell’Europa: un’Unione efficace e basata su valori”, fa parte del dialogo in corso con le chiese, le comunità religiose e le organizzazioni filosofiche e non confessionali previsto dall’articolo 17 del trattato di Lisbona.
Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: «L’Europa si trova in un momento cruciale e, a mio parere, il nostro compito fondamentale è dare ascolto alle organizzazioni che rappresentano i nostri cittadini, indipendentemente dalla loro fede o dalle loro convinzioni. La Commissione vuole cogliere questa opportunità unica per discutere sulla direzione futura dell’Unione europea. I nostri valori comuni europei devono rimanere il fondamento delle nostre scelte future; stiamo svolgendo ampie consultazioni su come ancorare effettivamente le future politiche ai valori che condividiamo. Il dialogo con le religioni, le chiese e le organizzazioni non confessionali è un elemento importante di questo processo.»
La riunione ad alto livello rappresenta un’occasione per discutere in modo approfondito e per affrontare le questioni dei valori e della governance. L’attuale discussione sul futuro dell’Europa solleva una serie di interrogativi circa il modo di rendere l’Europa più efficace, più democratica e più pertinente. I partecipanti hanno inoltre affrontato la dimensione sociale dell’Europa, con particolare riguardo ai principi sociali di base da promuovere a livello europeo e al miglior modo per affrontare il problema. Le organizzazioni partecipanti sono state invitate a collaborare con la Commissione nel corso di tutto il processo di riflessione sul futuro dell’Europa, per trasmettere i punti di vista delle organizzazioni che rappresentano e per continuare a incoraggiare il dibattito sulle idee emerse nel corso della riunione odierna.
Il 7 novembre 2017 si svolgerà la riunione annuale della Commissione con i leader religiosi sul futuro dell’Europa.
Il 1º marzo 2017 la Commissione europea ha adottato un Libro bianco sul futuro dell’Europa (IP/17/385), il cui obiettivo è incoraggiare il dibattito su come fare in modo che l’UE possa tutelare, difendere e responsabilizzare tutti i suoi cittadini.Il Libro bianco segna l’inizio di un processo in cui l’UE a 27 deciderà il suo futuro. Per stimolare la discussione la Commissione europea ospiterà, insieme al Parlamento europeo e agli Stati membri interessati, una serie di dibattiti sul futuro dell’Europa che avranno luogo in varie città e regioni del continente. La Commissione ha inoltre alimentato il dibattito con una serie di documenti di riflessione che definiscono cinque questioni problematiche per l’UE di qui al 2025. Quattro sono i documenti di riflessione già adottati: sullo sviluppo della dimensione sociale dell’Europa (26 aprile), sulla gestione della globalizzazione (10 maggio), sull’approfondimento dell’Unione economica e monetaria (31 maggio) e sul futuro della difesa dell’Europa (7 giugno). Seguirà un documento di riflessione sul futuro delle finanze dell’UE, che sarà adottato il 28 giugno.
Il discorso del Presidente Juncker sullo stato dell’Unione del settembre 2017 porterà avanti queste idee e le prime conclusioni potranno essere tratte dal Consiglio europeo del dicembre 2017. In questo modo sarà agevolata la scelta di una linea d’azione da attuare in tempo per le elezioni del Parlamento europeo del 2019.

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Europa: Le priorità per il prossimo Vertice europeo

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

strasburgo-parlamento-europeoSTRASBURGO, Francia. In un dibattito con la Presidenza maltese e il Presidente della Commissione Juncker, i deputati hanno discusso le priorità per il Vertice europeo del 22 e 23 giugno.I deputati hanno criticato fortemente la mancanza di progressi da parte del Consiglio sulla riforma del sistema di Dublino e hanno bollato la mancanza di solidarietà tra gli Stati membri quale “deludente” e “vergognosa”. Molti deputati hanno anche sottolineato la necessità di controllare le frontiere esterne e hanno notato i progressi compiuti su questo aspetto.La questione relativa a ulteriori accordi con i Paesi extra-UE, come la Libia, ha diviso l’Aula. Alcuni deputati si sono opposti con convinzione alla cooperazione con quello che hanno definito uno “Stato allo sbando”, mentre altri hanno chiesto un accordo UE-Libia per porre fine alla perdita di vite nel Mediterraneo.Come previsto, molti leader dei gruppi politici hanno affrontato la situazione relativa alla Brexit, in seguito alle elezioni generali nel Regno Unito della scorsa settimana. Alcuni hanno affermato che le elezioni hanno chiaramente indicato che la Brexit “hard” è caduta, mentre altri hanno espresso la loro frustrazione per la mancanza di progressi nei negoziati e la crescente incertezza. I leader hanno inoltre chiesto di garantire che la Brexit non oscuri tutto il lavoro essenziale in altre aree politiche che deve andare avanti.Infine, alcuni leader dei gruppi politici hanno anche affrontato la rinnovata spinta dell’UE sulla cooperazione in materia di difesa.

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La mobilità dei cervelli sotto la lente dell’Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

immigrazione-via-mareIl Vecchio Continente, in mancanza di adeguate strategie per arginare le migrazioni intellettuali verso Stati Uniti e Canada, rischia di trovarsi impoverito di conoscenze. E’ lo scenario descritto dal progetto Brain Drain – Emigration Flows of Qualified Scientists, che però evidenzia anche le misure già adottate: dalle apposite normative ad un programma comunitario di monitoraggio a cui, per l’Italia, partecipa il Consiglio nazionale delle ricerche. Quest’iniziativa rappresenta il primo tentativo della Commissione Europea di tradurre in cifre il fenomeno della mobilità intellettuale europea, in una situazione di totale assenza di dati ufficiali, che invece gli Usa hanno a disposizione spiegano Maria Carolina Brandi e Sveva Avveduto dell’Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle Ricerche, curatrici per l’Italia del progetto Brain Drain – Migration Flows of Qualified Scientists, i cui risultati sono stati pubblicati nel numero speciale della rivista Studi Emigrazione con il titolo Le migrazioni qualificate tra mobilità e Brain Drain. C’è da evidenziare però, in proposito, una novità. L’Unione Europea, tramite la Direzione Generale di ricerca di Bruxelles, ha attivato un programma di monitoraggio dei flussi di mobilità dei propri ricercatori lo Human resources in research and developement monitoring system on career paths and mobility flows, al quale partecipano Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Norvegia, Svezia, Repubblica Ceca e Polonia. Per l’Italia, l’ente interessato è il Cnr. Dal progetto si evince che in assenza di iniziative adeguate per arginare il fenomeno, il Vecchio Continente si ritroverebbe, nel giro di dieci anni, depauperato di conoscenze. Per quanto riguarda gli occupati in professioni scientifiche, anche se l’incidenza degli europei negli Usa non supera il 2%, i numeri assoluti sono consistenti. I lavoratori ad altissima qualificazione (con visto H1B) provenienti dall’Europa ed immigrati negli Usa nel 2003 erano oltre 100.000; tra i cinque paesi che forniscono questo capitale umano, l’Italia occupa il quarto posto con 5.900 persone, dopo Regno Unito (31.000 persone), Francia (15.000), Germania (13.000), e prima della Spagna (5.800). Nel 2004 il personale qualificato proveniente da tutti i paesi del mondo che ha ottenuto il visto H1B aumenta ancora rispetto al 2003: si passa da 360.000 a 387.000 visti. Dal 1998 al 2003, ogni anno, in media circa 5.000 italiani altamente qualificati nella ricerca e nelle professioni tecniche trovano occupazione negli Usa per un periodo che può durare fino a 6 anni. Nel solo 2003 il 17% degli italiani che si sono stabiliti in maniera permanente negli USA sono manager, dirigenti e professionisti. Ma quali sono le ragioni principali delle migrazioni e le cause che determinano il ritorno in patria? Lo hanno svelato, nell’ambito del Progetto, due indagini, di cui una condotta dal Cnr su un campione di 250 ricercatori stranieri presenti negli Enti pubblici di ricerca italiani e, laltra, dal Merit su un campione di 1000 ricercatori europei ed americani dellAmerican Association for the Advancement of Science (Aaas) che conta 250.000 iscritti. Dagli studi si deduce che gli europei vanno in Usa non solo per svolgere una ricerca migliore, ma anche per avere più opportunità di lavoro, carriera, e finanziamenti più alti: tra le loro motivazioni, la possibilità di fare carriera prevale con il 78%, seguita dal prestigio dell’istituzione che li ospita con il 74,6%, dalle possibilità di accesso alle tecnologie di punta (73%), dai maggiori fondi disponibili per la ricerca (69%), dalle opportunità di contatto con le reti di ricercatori e professionisti (68%). In coda alla graduatoria delle motivazioni, la mera opportunità occupazionale, che conta per il 56%, e i miglioramenti retributivi (54%). Molto diversa la spinta degli studiosi statunitensi a lasciare il loro paese: il prestigio dell’ente destinatario prevale con il 61%, seguito dalle condizioni di vita del paese ospitante (60%). Speculari le motivazioni che portano al rientro in patria: prevalgono per i ricercatori europei le condizioni di vita del paese di origine (80%) e il desiderio di ricongiungersi alla famiglia (71%). Per i colleghi americani il rientro in patria è motivato soprattutto da ambizioni di carriera (71%), dai miglioramenti salariali (63%) e dall’esigenza di maggiori fondi per la propria attività (61%). (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici)

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Francia: Serracchiani, vittoria Macron serve a stabilità Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

macron“La netta affermazione del partito di Macron può essere un importante elemento di stabilità per l’Europa”. Lo afferma la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani commentanto gli exit poll che assegnano una vittoria schiacciante della Republique en Marche alle elezioni in Francia per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale.
Per Serracchiani “il rapporto sempre ottimo dell’Italia con la Francia e il suo ruolo nell’ambito dell’Unione europea non possono che venire rafforzati da questa vittoria. Auspichiamo una maggiore attenzione dell’UE alle evoluzioni delle politiche euromediterraneae”.‎ “L’indebolimento della presa dei partiti storici francesi, tra cui quello socialista, e’ un elemento da non trascurare, al pari – ha concluso Serracchiani – dell’astensione molto alta e del brusco stop ai lepenisti”.

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La Commissione accoglie con favore la decisione di 20 Stati membri di istituire la Procura europea

Posted by fidest press agency su sabato, 10 giugno 2017

corte di giustizia europeaBruxelles al Consiglio “Giustizia” 20 Stati membri hanno raggiunto un accordo politico sull’istituzione della nuova Procura europea nel quadro della cooperazione rafforzata.L’accordo dovrà ora essere approvato dal Parlamento europeo. Una volta istituita, la Procura indipendente dell’UE sarà dotata dei poteri di indagare e perseguire i reati a danno del bilancio dell’UE, quali corruzione o frodi relative ai fondi dell’UE oppure frodi IVA a livello transfrontaliero. Sarà un organismo forte, indipendente ed efficiente specializzato nella lotta alla criminalità finanziaria nell’UE. Günther H. Oettinger, Commissario per il bilancio e le risorse umane, ha dichiarato: “Nei casi di frodi a danno del bilancio dell’UE applichiamo la politica della tolleranza zero. Ogni centesimo del bilancio va speso a beneficio dei cittadini dell’UE. Con una procura europea forte, indipendente ed efficiente intensifichiamo i nostri sforzi per proteggere il denaro dei contribuenti grazie a un approccio europeo alle indagini e alle azioni penali nei casi di reati a danno del bilancio dell’Unione. Con la Procura europea veniamo a integrare in modo sostanziale i mezzi di cui dispone attualmente l’Unione europea, in particolare l’operato dell’OLAF nel settore delle indagini amministrative.”Vĕra Jourová, Commissaria UE per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “Abbiamo lavorato duramente per coinvolgere il numero maggiore possibile di Stati membri e non posso che felicitarmi del fatto che oggi abbiamo 20 membri fondatori della Procura europea. Si tratta di un grande successo che garantisce fin dal primo giorno la piena efficienza della Procura europea. Ed è una bella giornata per il contribuente europeo. La Procura europea verrà a integrare l’operato prezioso di Eurojust, l’Agenzia dell’UE per la cooperazione giudiziaria penale, consentendo a quest’ultima di dedicare maggiori risorse alla lotta contro il terrorismo, il traffico di esseri umani o altri crimini.” Ogni anno i bilanci nazionali europei perdono come minimo 50 miliardi di euro di gettito IVA a causa di frodi transfrontaliere. La criminalità organizzata transnazionale guadagna miliardi di euro ogni anno eludendo le norme nazionali ed evitando le azioni penali. Oltre all’ambito dell’IVA, nel 2015 gli Stati membri hanno individuato e segnalato alla Commissione irregolarità fraudolente per un importo di circa 638 milioni di euro. Gli strumenti a disposizione dei procuratori nazionali nella lotta contro la criminalità finanziaria transfrontaliera su vasta scala sono limitati. La nuova procura dell’UE condurrà rapide indagini in tutta Europa, procedendo a uno scambio di informazioni in tempo reale. Si tratta di una grande svolta.
La procura europea agirà come organismo unico in tutti gli Stati membri partecipanti. Sarà un organismo altamente specializzato e indipendente, istituito al di fuori delle istituzioni e dei servizi dell’UE esistenti. La Procura europea agirà nell’interesse dell’UE, senza chiedere o ricevere istruzioni dalle istituzioni dell’UE o dalle autorità nazionali.
La Procura europea disporrà di una sede centrale a livello UE e di sedi decentrate ubicate negli Stati membri, dove opereranno procuratori delegati europei che in parallelo continueranno a svolgere le funzioni di procuratori nazionali (“doppio incarico”). La sede centrale opererà una supervisione delle indagini e delle azioni penali effettuate a livello nazionale al fine di garantire un effettivo coordinamento e un approccio uniforme in tutta l’UE. In questo modo, pur mantenendo la propria indipendenza, acquisirà grande esperienza e competenza in materia di ordinamenti giuridici nazionali. Quando la Procura europea avvierà un’indagine, le autorità nazionali non potranno più esercitare le proprie competenze in relazione alla stessa attività criminale.
Il potere di condurre attività investigative e azioni penali rapide
La Procura europea sarà in grado di indagare in modo efficiente reati commessi a danno del bilancio UE e frodi IVA, ad esempio frodi di importo superiore a 10 000 euro a danno dei fondi europei e frodi IVA a livello transfrontaliero di importo superiore a 10 milioni di euro. La Procura sarà in grado di intervenire rapidamente a livello transfrontaliero senza le lungaggini delle procedure di cooperazione giudiziaria e potrà intentare azioni legali contro i criminali direttamente dinanzi ai tribunali nazionali. Ciò dovrebbe garantire una maggiore efficacia dell’azione penale e un migliore recupero delle somme oggetto di frode.Mentre la Procura europea sarà responsabile delle indagini penali, l’OLAF continuerà a effettuare indagini amministrative sulle irregolarità e frodi a danno degli interessi finanziari dell’Unione in tutti gli Stati membri dell’UE. Questo approccio garantirà la più ampia protezione possibile del bilancio dell’UE, aumentando il numero di condanne e i tassi di recupero.
L’orientamento generale concordato oggi in sede di Consiglio da Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Spagna e Slovenia, dovrà ora ricevere l’approvazione del Parlamento europeo prima che il regolamento possa essere adottato. Dopo l’adozione del regolamento altri Stati membri potranno aggiungersi in qualsiasi momento ai 20 membri fondatori.Sulla base del trattato di Lisbona (articolo 86 TFUE), la Commissione europea ha proposto nel 2013 di istituire la Procura europea. La Danimarca, l’Irlanda e il Regno Unito si avvalgono della clausola di opt-out dalla Procura europea.

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Completare l’Unione dei mercati dei capitali basandosi sulla prima serie di risultati

Posted by fidest press agency su sabato, 10 giugno 2017

commissione europeaBruxelles. Completare l’Unione dei mercati dei capitali basandosi sulla prima serie di risultati. La Commissione adotta nuove misure per far avanzare l’Unione dei mercati dei capitali (UMC), un progetto faro della Commissione Juncker per stimolare l’occupazione e la crescita in Europa. A quasi due anni dall’avvio del piano d’azione per l’Unione dei mercati dei capitali, la Commissione presenta oggi una serie di importanti nuove iniziative volte ad assicurare che il programma di riforma sia ancora all’altezza del suo obiettivo. L’UMC è un pilastro fondamentale del piano di investimenti per l’Europa, il cosiddetto piano Juncker. Con una combinazione di riforme normative e non, il progetto si propone di migliorare il collegamento tra i risparmi e gli investimenti. Mira quindi a rafforzare il sistema finanziario europeo, offrendo fonti di finanziamento alternative e aumentando le opportunità di investimento per i consumatori e gli investitori istituzionali. Per le imprese, in particolare per le PMI e le start-up, l’UMC significa accedere a più opportunità di finanziamento, quali il venture capital e il finanziamento collettivo. Il rilancio dell’UMC pone un forte accento sul finanziamento sostenibile e verde: poiché il settore finanziario inizia ad aiutare gli investitori sensibili alla sostenibilità a scegliere imprese e progetti adeguati, la Commissione intende diventare la leader mondiale del sostegno alle iniziative di questa natura. Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, responsabile per la Stabilità finanziaria, i servizi finanziari e i mercati dei capitali ha dichiarato:”L’UMC resta al centro degli sforzi per stimolare gli investimenti europei e creare posti di lavoro e crescita. Dovendo fare i conti con l’uscita del principale centro finanziario dell’UE, intendiamo aumentare gli sforzi per continuare a rafforzare e integrare i mercati dei capitali dell’UE. Questa revisione chiarisce la portata della sfida e contiamo sul sostegno del Parlamento e degli Stati membri per poterla affrontare.” Il Vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen, responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “La Commissione ha lavorato duramente per dare un impulso decisivo all’UMC. In soli venti mesi abbiamo realizzato due terzi degli impegni iniziali e altre significativi interventi sono in preparazione. Stiamo ora ampliando il nostro campo d’azione per affrontare nuove sfide, quali il finanziamento di investimenti sostenibili e la valorizzazione del potenziale della tecnologia finanziaria. Le nuove misure presentate oggi rinnovano e rafforzano l’impegno della Commissione e ci fanno imboccare in modo irreversibile la strada dell’UMC.” La revisione intermedia riferisce sui buoni progressi compiuti finora nell’attuazione del piano d’azione 2015, con circa due terzi delle 33 azioni realizzate in venti mesi. Di recente i colegislatori hanno concordato in linea di principio due proposte di grande portata. Il pacchetto sulle cartolarizzazioni permette di liberare capacità nei bilanci delle banche, generando finanziamenti aggiuntivi per le famiglie e le imprese in rapida crescita. La riforma dei fondi di venture capital consente di facilitare gli investimenti nelle imprese innovative di piccole e medie dimensioni. Inoltre l’anno scorso abbiamo raggiunto un accordo sul nuovo regime dei prospetti che consentirà un più facile accesso ai mercati pubblici in particolare per le PMI. Tuttavia il sostegno pieno e costante del Parlamento Europeo, degli Stati membri e dei partecipanti al mercato è di fondamentale importanza per il successo dell’UMC. La revisione intermedia definisce inoltre il calendario delle nuove azioni che saranno rese note nei prossimi mesi, come ad esempio un prodotto pensionistico personale paneuropeo per aiutare i cittadini a finanziare il proprio pensionamento. Inoltre la Commissione proseguirà i lavori per il miglioramento del quadro di vigilanza per l’integrazione dei mercati dei capitali, l’aumento della proporzionalità delle norme per le PMI quotate in borsa e le imprese di investimento, la valorizzazione del potenziale della tecnologia finanziaria e la promozione degli investimenti sostenibili.
Oltre alla revisione intermedia dell’UMC, la Commissione presenta anche misure per incoraggiare gli investimenti a lungo termine attraverso una revisione della calibrazione prudenziale per gli investimenti in società di infrastrutture. Proponiamo di ridurre l’entità del capitale che le imprese di assicurazione devono possedere quando investono in società di infrastrutture. Queste modifiche mirate al regolamento delegato “Solvibilità II” intendono sostenere ulteriormente gli investimenti nelle infrastrutture.

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Scuola Pubblica: Italia al 30° posto in Europa per investimento in istruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

ministero-pubblica-istruzioneL’Italia è tra i paesi europei che ha diminuito maggiormente i propri investimenti in istruzione. È quanto emerge dal brief report “La scuola non chiude” che WeWorld – Organizzazione non Governativa che da oltre vent’anni si occupa di difendere i diritti di bambini, bambine e donne a rischio in Italia e nel Sud del Mondo – pubblica oggi in occasione dell’ultimo giorno di scuola. Qui di seguito il link al Brief Report: https://www.weworld.it/pubblicazioni/2017/Brief-Report-3/. Il report, analizzando l’impegno economico del Governo italiano in materia di istruzione, e gli effetti che esso provoca sui ragazzi, fotografa una situazione nazionale critica con gli investimenti previsti che non sono, in volume, ancora sufficienti a far prevedere un miglioramento, nonostante l’interruzione degli anni 2014-2017 dei tagli di fondi e delle risorse dedicati a istruzione, università e ricerca.Nel 2015 la spesa pubblica in educazione del nostro paese (come percentuale del PIL) è stata solo del 4%, contro il 7,5% dell’Islanda, il 7% della Danimarca, il 6,5% della Svezia e il 6,4% del Belgio. Paesi con condizione simile alla nostra, con percentuali addirittura inferiori o uguali, sono la Romania (3,1%), l’Irlanda (3,7%), la Bulgaria (4%) e la Spagna (4,1%) [fonte: Eurostat 2017].Anche se si considera il dato della spesa per l’educazione come percentuale della spesa pubblica totale, il quadro non migliora. L’Italia si colloca, infatti, al 30° posto della classifica – dopo di noi solo la Grecia – con una spesa per l’istruzione pari al 7,9% del totale, a fronte della media europea del 10,3%. Il nostro investimento è ancora distante dall’impegno che hanno preso Paesi come l’Islanda (17,4%) e la Svizzera (17,2%), ma anche di paesi come l’Estonia (15,1%) o la Polonia (12,6%) [fonte: Eurostat 2017]Se si osserva il dato della distribuzione della spesa pubblica per funzione, si può notare che l’Italia spende molto di più in protezione sociale che in istruzione: il 42,6% della spesa pubblica contro il 7,9% [fonte: Istat 2015]. Partendo dai dati della spesa pubblica italiana – con un focus sull’educazione – e paragonandoli con quella degli altri Paesi europei, il rapporto di WeWorld Onlus sottolinea la stretta connessione tra la spesa destinata all’istruzione e il fenomeno della povertà educativa. Nonostante la povertà, soprattutto quella assoluta, minacci il presente e il futuro di oltre 1 milione di bambine, bambini e adolescenti italiani e considerate le notevoli differenze regionali, la percentuale di abbandono precoce degli studi nel 2016 è scesa al 13,8%.In Italia, la quota dei ragazzi di età compresa tra i 10 e i 16 anni che rischiano di abbandonare gli studi prima della conclusione del ciclo scolastico obbligatorio è molto alta: parliamo di oltre 600.000 studenti. A questi dobbiamo aggiungere gli oltre 2,2 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non si formano e non lavorano (Neets) che rappresentano il 24,3% della relativa popolazione, con una incidenza più elevata tra le donne rispetto agli uomini.

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“Unlibroéunlibro” diventa oggi una realtà in tutta Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

fiera libro“È una grande vittoria italiana: unlibroéunlibro diventa oggi una realtà in tutta Europa, seguendo la decisione dell’Italia”. È grande l’entusiasmo del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Federico Motta dopo il voto di oggi del Parlamento Europeo che con 590 voti a favore, 8 contrari e 10 astenuti ha approvato la modifica alla direttiva del 2006 sulla tassazione applicata a libri, quotidiani e periodici.
“L’Europa segue la direzione presa dall’Italia, che dal 1 gennaio 2015 ha scelto di applicare l’Iva al 4% – e non più al 22% – per i libri digitali come per i libri di carta. Siamo stati i primi a chiedere con la campagna unlibroéunlibro che l’Iva per libri cartacei e digitali fosse equiparata. Grazie al sostegno del Ministro Franceschini, il nostro Governo ha scelto una direzione coraggiosa quando in Europa questa posizione era minoritaria. Una grande vittoria: da oggi davvero tutti i lettori europei potranno avere gli stessi diritti”.

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Anief: non c’è dignità senza stipendi equi e con una precarietà altissima, ci salverà l’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

dirittiMarcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel giorno delle celebrazioni per il passaggio dell’Italia al sistema repubblicano: com’è possibile che gli stipendi di chi lavora nella scuola debbano essere bloccati da quadi 10 anni, senza nemmeno aver concesso loro il paracadute costituito dalla vacanza contrattuale? Perché un insegnante in pensione nella scuola deve percepire in media 1.300 euro al mese mentre la media dei dipendenti pubblici supera i 1.800 euro. Ha fatto bene Papa Francesco a parlare di lavoro come figura antropologica. Oggi chi vuole insegnare nella scuola è atteso ancora da un lunghissimo periodo di supplenze: ci sono decine di migliaia di docenti selezionati, formati, abilitati all’insegnamento che la Buona Scuola ha lasciato fuori delle assunzioni, a costo di lasciare vacanti tantissimi posti liberi. Tanto è vero che a settembre avremo ancora quasi 100mila supplenze annuali. Ora, poiché lo Stato italiano non intende sanare queste situazioni, il sindacato ha deciso di rivolgersi ai giudici super partes che operano in Europa. “La Festa della Repubblica serve anche a ricordare che i cittadini sono tutti uguali e hanno i medesimi diritti: com’è possibile che gli stipendi di chi lavora nella scuola debbano essere bloccati da quadi 10 anni, senza nemmeno aver concesso loro il paracadute costituito dalla vacanza contrattuale? Perché un insegnante in pensione nella scuola deve percepire in media 1.300 euro al mese mentre la media dei dipendenti pubblici supera i 1.800 euro, come rilevato in settimana dall’Inps?”. A chiederlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel giorno delle celebrazioni per il passaggio dell’Italia da un sistema politico monarchico a uno repubblicano.
Il sindacalista autonomo ricorda che “una Repubblica moderna che tutela i propri cittadini non dovrebbe permettere l’approvazione di norme, invece in vigore nella nostra Penisola, che violano almeno sette articoli della Costituzione italiana e tre direttive europee: sono infatti penalizzati per la mancata tutela del diritto all’avvicinamento alla famiglia, per un accesso ritardato ai pubblici uffici, per una retribuzione iniqua, per una ricostruzione di carriera incompleta e per una pensione e liquidazione ingiusta. Tutto ciò accade come se la Corte Costituzione, nell’estate del 2015, non avesse mai dichiarato illegittimo il blocco stipendiale che invece continua a essere in atto”.Il sindacato insiste sul fatto che, in attesa di un rinnovo equo, non certo gli 85 euro lordi accordati con la Funzione Pubblica, è fondamentale chiedere l’adeguamento dei valori dell’indennità di vacanza contrattuale alla metà dell’inflazione, come registrata a partire dal settembre 2015 rispetto al blocco vigente dal 2008”. Anche perché la stessa indennità di vacanza contrattuale potrebbe ancora rimanere “congelata” almeno sino al prossimo anno e forse anche fino al 2021.“Ha fatto bene Papa Francesco – ha detto oggi Pacifico – a parlare, qualche giorno fa, di lavoro come figura antropologica, inteso come dono di sé, creatività, libertà e dignità. Ecco, a queste condizioni, con l’inflazione che ha superato con 14 punti percentuali gli stipendi di chi lavora a scuola, con la precarietà perenne, come si può parlare di occupazione lavorativa dignitosa? Oggi chi vuole insegnare nella scuola è atteso ancora da un lunghissimo periodo di supplenze: ci sono decine di migliaia di docenti selezionati, formati, abilitati all’insegnamento che la Buona Scuola ha lasciato fuori delle assunzioni. A costo di lasciare vacanti tantissimi posti liberi, come poi è accaduto. Tanto è vero che a settembre avremo ancora quasi 100mila supplenze annuali, di cui oltre 80mila su posti vacanti ma furbescamente non ritenuti tali dall’amministrazione. Ora – ha concluso il leader dell’Anief – poiché lo Stato italiano non intende sanare queste situazioni, il sindacato ha deciso di rivolgersi ai giudici super partes che operano in Europa”. A iniziare dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali, che agisce in nome e per conto del Segretario Generale del Consiglio d’Europa, il quale pochi giorni fa ha pubblicato la presa in carico del reclamo collettivo Anief n.146/2017 sull’abuso di precariato scolastico italiano. Fortissime perplessità sono state espresse anche dalla Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue, al termine del confronto svolto di recente presso l’European Parliament, proprio sulla mancata adozione della Direttiva Ue 1999/70/CE sulla stabilizzazione del personale pubblico con 36 mesi di servizio: in autunno, le autorità del nostro paese e i componenti della rappresentanza permanente dovranno presentarsi in adunanza plenaria per fornire dettagliati ragguagli. Presto sull’abuso di precariato e sulle discriminazioni dei nostri supplenti si occuperà anche la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo.

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L’Europa in movimento: iniziativa della Commissione per una mobilità pulita, competitiva e interconnessa

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 giugno 2017

europa comunitaria2Bruxelles. Con l’iniziativa odierna, la Commissione europea punta a modernizzare la mobilità e i trasporti a livello europeo. Lo scopo è aiutare il settore a rimanere competitivo nel quadro di una transizione socialmente equa verso l’energia pulita e la digitalizzazione. “L’Europa in movimento” racchiude varie iniziative ad ampio raggio che consentiranno di: rendere il traffico più sicuro; incoraggiare l’adozione di sistemi di pedaggio più equi; ridurre le emissioni di CO2, l’inquinamento atmosferico e la congestione del traffico; ridurre gli oneri burocratici per le imprese; combattere il fenomeno del lavoro nero e garantire ai lavoratori condizioni e tempi di riposo adeguati. I benefici a lungo termine si estenderanno ben oltre il settore dei trasporti, in quanto tali misure promuoveranno l’occupazione, la crescita e gli investimenti, rafforzeranno l’equità sociale, amplieranno le possibilità di scelta dei consumatori e porranno con decisione l’Europa sul binario della diminuzione delle emissioni.
Maroš Šefčovič, Vicepresidente per l’Unione dell’energia, ha dichiarato: “Il mondo dei trasporti si sta trasformando in modo radicale. L’Europa deve cogliere questa opportunità e plasmare il futuro della mobilità. Per noi è un’occasione unica per “reinventare la ruota”. Vorrei che la nostra industria non fosse soltanto coinvolta dal cambiamento globale, ma che ne fosse protagonista.”
Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione europea e Commissario responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha affermato: “La nostra impostazione riguardo al tema della mobilità va ben al di là del settore dei trasporti. Oggi assistiamo a un’evoluzione del settore dei trasporti che si inscrive nel quadro di tendenze economiche emergenti come l’economia collaborativa o l’economia circolare. Di conseguenza, è un’opportunità per modernizzare l’economia europea nel suo complesso e spingerla verso una maggiore sostenibilità.” Violeta Bulc, Commissaria per i Trasporti, ha aggiunto: “L’UE ha l’opportunità unica di modernizzare il trasporto su strada non soltanto in casa propria, ma anche a livello globale. Con le nostre riforme porremo le fondamenta per soluzioni stradali digitali standardizzate, condizioni sociali più eque e regole di mercato applicabili. Le riforme contribuiranno a ridurre i costi socio-economici dei trasporti, come il tempo perduto a causa del traffico, gli incidenti stradali mortali o con feriti gravi e i rischi per la salute derivanti dall’inquinamento e dal rumore, e andranno incontro alle esigenze dei cittadini, delle imprese e della natura. Con norme comuni e servizi transnazionali, inoltre, i viaggi multimodali potranno diventare realtà in tutta Europa.” La mobilità ha un influsso importante sulla vita quotidiana dei cittadini europei e dà lavoro direttamente a oltre 11 milioni di persone. Si tratta tuttavia di un settore che sta attraversando una serie di trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali, il cui ritmo sta accelerando. Sfruttare tali trasformazioni è essenziale per realizzare un’Europa che protegge, dà forza e difende, obiettivo che costituisce una priorità politica della Commissione Juncker. A tale fine, la Commissione ha adottato oggi una strategia a lungo termine per trasformare queste sfide in opportunità e giungere entro il 2025 ad una mobilità intelligente, socialmente equa e competitiva. L’UE guiderà questa transizione con una legislazione mirata e misure di sostegno comprendenti investimenti nelle infrastrutture, nella ricerca e nell’innovazione. In questo modo, in Europa potranno essere sviluppati, offerti e prodotti i migliori veicoli, le migliori attrezzature per i trasporti e le migliori soluzioni per una mobilità pulita, interconnessa e automatizzata.
“L’Europa in movimento” prevede una prima serie di 8 iniziative legislative riguardanti in modo specifico il trasporto su strada. Si tratta di un settore di particolare importanza, sia perché impiega direttamente 5 milioni di europei, sia perché è all’origine di circa un quinto delle emissioni di gas serra dell’UE. Le proposte miglioreranno il funzionamento del mercato del trasporto delle merci su strada e le condizioni sociali e occupazionali dei lavoratori. Tale miglioramento sarà il frutto di una maggiore attenzione al rispetto delle normative, della lotta alle pratiche occupazionali illecite, del taglio degli oneri amministrativi per le aziende e della precisazione delle norme esistenti, ad esempio per quanto riguarda l’applicazione delle leggi nazionali relative al salario minimo.
La Commissione promuove inoltre le soluzioni di mobilità senza interruzioni che permettono ai cittadini e alle imprese di spostarsi più facilmente in tutta Europa. Va in questa direzione la proposta di migliorare l’interoperabilità tra i sistemi di telepedaggio, che consentirà agli utenti della strada di viaggiare nell’intera UE senza doversi preoccupare delle diverse formalità amministrative. Specifiche comuni per i dati relativi al trasporto pubblico, inoltre, permetteranno di pianificare meglio il viaggio e di seguire l’itinerario migliore anche quando questo comporta l’attraversamento di una frontiera.
Questa prima serie di 8 proposte sarà integrata nel corso dei prossimi 12 mesi da altre proposte, fra cui quelle relative alle norme sulle emissioni successive al 2020 per autovetture e furgoni, oltre alle prime norme in assoluto riguardanti le emissioni dei veicoli pesanti, che fanno seguito alla proposta odierna concernente il monitoraggio e la trasmissione di informazioni in tema di emissioni di CO2 e consumo di carburante dei veicoli pesanti. Tali proposte stimoleranno ulteriormente l’innovazione, oltre a contribuire ad aumentare la competitività, ridurre le emissioni di CO2 e migliorare la qualità dell’aria, la salute pubblica e la sicurezza dei trasporti.

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All’Università di Parma Massimo Cacciari parla di “Europa senza utopie”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 maggio 2017

1800-Cacciari&Giorello04Parma mercoledì 24 maggio alle ore 17 nell’Aula Magna dell’Università di Parma: Massimo Cacciari, Professore Emerito di Filosofia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, parlerà di “Europa senza utopie”, in un incontro (aperto a tutti gli interessati) moderato dalla Presidente del Centro Studi in Affari Europei e Internazionali – CSEIA dell’Ateneo Laura Pineschi e dal Direttore scientifico della Fondazione Collegio Europeo di Parma Marco Baldassari.
La conferenza del prof. Cacciari inaugura il ciclo d’incontri “Il senso dell’Europa: sessant’anni del processo di integrazione europea”, organizzato dal Centro Studi in Affari Europei e Internazionali per celebrare il sessantesimo anniversario della conclusione dei Trattati di Roma. Il ciclo prevede altri due incontri (a partire dal prossimo autunno), rispettivamente con Giuliano Amato, Giudice della Corte costituzionale, e con Lorenzo Bini Smaghi, Visiting Scholar al Weatherhead Center for International Affairs di Harvard.
Massimo Cacciari è filosofo, politico e accademico italiano. Dal 2012 è Professore Emerito di Filosofia all’Università Vita-Salute San Raffaele. Attualmente è docente di Pensare filosofico e metafisica alla Facoltà di Filosofia, da lui fondata nel 2002, nello stesso Ateneo.Nel 1980 diviene professore associato di Estetica all’Istituto di Architettura di Venezia, dove nel 1985 diventa professore ordinario.È tra i fondatori di alcune riviste di filosofia politica, che hanno segnato il dibattito dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, tra cui “Angelus Novus”, “il Centauro”, “Laboratorio politico”. Sindaco di Venezia dal 1993 al 2000 e dal 2005 al 2010. Europarlamentare e consigliere regionale veneto. Nel 2002 fonda la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele a Cesano Maderno.
Al centro della sua riflessione filosofica si colloca la crisi della razionalità moderna. La sua visione muove dal concetto di “pensiero negativo”, ravvisato nelle filosofie di Friedrich Nietzsche, di Martin Heidegger e di Ludwig Wittgenstein. Ha pubblicato numerose opere e saggi, tra i quali meritano una particolare attenzione Krisis (1976), Pensiero negativo e razionalizzazione (1977), L’angelo necessario (1986), Dell’inizio (1990), Geofilosofia dell’Europa (1994), Della cosa ultima (2004). Tra i suoi ultimi libri Il Potere che frena (2013) e Labirinto filosofico (2014).

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