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“No a Europa ‘fortezza’, tra Lega e FI chiara incompatibilità”

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

europa-comunitaria“Civica popolare dice no all’Europa ‘fortezza’, come invece vorrebbero Lega e M5S. In merito ha ragione il presidente Mattarella quando sostiene che nei prossimi anni riguardo all’Europa si profilano due diverse sensibilità. Questo è un tema cruciale sul quale le forze politiche devono pronunciarsi in campagna elettorale”. Lo dichiara il deputato Paolo Tancredi di Civica popolare.“Noi vogliamo una Europa più inclusiva, non arroccata. Una Europa unita che possa contare sulle grandi questioni internazionali, di fronte al peso crescente del populismo di Putin e di Trump. Con Beatrice Lorenzin guardiamo con attenzione a quanto accaduto in Germania, dove con l’accordo sulla quarta Grosse Koalition è emerso un chiaro messaggio di rilancio dell’Europa, un forte programma sul welfare e sull’utilizzo dell’avanzo primario, musica per le orecchie dell’export italiano, mentre qualcuno continua a parlare di uscire dall’Ue e vorrebbe un’Italia isolata. Mi chiedo, piuttosto, cosa ne pensano di questa visione disfattista FI e le altre forze che rientrano nella grande famiglia dei popolari europei. Una chiara incompatibilità che emergerà subito dopo il 4 marzo”.

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Europa: Nel 2017 ha cominciato a manifestarsi un mutamento dei fondamentali a livello globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

Paul CassonLa crescita è accelerata in tutte le regioni dell’economia globale. I segnali di inflazione nell’eurozona erano tali da indurre la BCE a considerare la possibilità di ridurre gradatamente gli acquisti di titoli. In molti casi però è parso che gli investitori avessero passato buona parte del 2017 a rimanere ancorati ai timori deflazionistici del passato anziché prendere atto della nuova realtà economica. Infatti, ci sono stati lunghi periodi in cui il valore delle azioni costose con una crescita più lenta (ma meno sensibile al ciclo economico) degli utili è salito più di quello di azioni con prezzi convenienti ma con una crescita più rapida degli utili.
Quando i tassi di interessi scendevano, l’acquisto di azioni di crescita secolare o simil-obbligazionarie funzionava, grazie appunto a bassi tassi di interesse e ad un basso tasso di inflazione. Tali azioni in genere non rendono bene quando i tassi di interesse invece salgono. Quindi, se il 2017 è stato l’anno in cui le condizioni economiche hanno cominciato a cambiare, è possibile che il 2018 sia l’anno in cui gli investitori in Europa cominciano a adeguarsi alla nuova realtà macroeconomica? E quali altri cambiamenti potrebbe avere in serbo il 2018?
L’inflazione ha ripreso a salire. In passato si diceva che ciò era dovuto “solo” all’aumento dei prezzi petroliferi (chi nega la reflazione ama termini come “solo” e “ma” come se i fatti potessero essere ignorati solo perché le loro teorie non li prevedono). Sono diversi i fattori che contribuiscono a far salire l’inflazione. Una crescita economica più rapida è in genere il risultato di una domanda più elevata, che si traduce in un aumento dei prezzi da parte delle società e, a seguire, in una richiesta di salari più alti da parte dei lavoratori per tenere il passo con i prezzi. Il sindacato tedesco IG Metall, per esempio, ha chiesto un incremento salariale del 6% alla VW per il 2018. I salari dei metalmeccanici, non aumenteranno nella stessa misura, ovviamente, ma anche la metà di tale aumento sarebbe di gran lunga superiore all’inflazione obiettivo del 2% della BCE. Personalmente, ritengo che l’aumento sarà di circa il 4%. I lavoratori che ricevono aumenti in busta paga tendono a consumare di più, facendo salire la domanda e, potenzialmente, l’inflazione.
Se dovessi stilare una classifica degli attuali rischi dei mercati azionari, metterei ai primi posti non la Brexit, Trump o la Corea del Nord ma le (estremamente) costose azioni di crescita che ogni investitore ha già in portafoglio, le cui valutazioni sono sostenute da bassi tassi di interesse. Non ha senso presumere che le strategie di investimento che hanno funzionato in fase di calo dei tassi di interesse continueranno a funzionare anche quando questi ultimi saliranno. Se così fosse potremmo tranquillamente concludere che ci sono strategie buone per tutte le stagioni. Il passato però insegna che niente nei mercati azionari è per sempre.
Oggi il rapporto fra crescita e valore non è forse ai livelli estremi del 2016 ma non è molto lontano. Non è solo una questione di valutazione relativa ma sono le aziende cicliche a buon mercato che stanno alimentando in gran parte la crescita degli utili in Europa: banche e società di costruzioni, di prodotti di consumo discrezionali, industriali e energetiche. Riteniamo che sia opportuno investire in queste società nel 2018, specialmente perché molte di esse sono ancora a buon mercato, dopo anni di ritardo rispetto ai mercati. Un importante ruolo a favore degli azionisti di queste società è svolto anche dalle dinamiche dalla leva operativa in una fase di rialzo ciclico.
Uno dei settori più economici e bistrattati del mercato europeo è quello energetico. Questa cosa potrebbe cambiare. Quello energetico non è un settore amato dagli investitori, come dimostrato dal forte divario che si è manifestato fra i movimenti dei prezzi del petrolio e l’andamento delle azioni delle società del settore. La nostra impressione è che il divario sarà colmato con il rialzo dei prezzi delle azioni, che andranno così ad allinearsi al prezzo del petrolio, man mano che le aziende annunciano buone notizie. Le preoccupazioni circa la riunione dell’OPEC di novembre si sono rivelate infondate, con l’annuncio dei tagli alla produzione concordati fino alla fine del 2018. A nostro avviso, tutto questo è più che sufficiente per sostenere il prezzo del petrolio. L’offerta è già inferiore alla domanda e le scorte si stanno riducendo, una tendenza che riteniamo che durerà fino a quando la crescita economica globale resta sostenuta. (by Paul Casson gestore fondi di Artemis)

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In Europa l’ottimismo economico ha la meglio sul populismo

Posted by fidest press agency su martedì, 9 gennaio 2018

Dicken Philip.jpg(By Philip Dicken, Responsabile azionario Europa) Alle porte del 2018 si prospetta un anno positivo per le azioni. In tutta Europa si rilevano chiare indicazioni di una continuazione della crescita economica dopo un 2017 all’insegna del vigore.Secondo i dati relativi all’indice dei responsabili degli acquisti (PMI), nel novembre 2017 la crescita dell’occupazione e gli ordinativi del settore manifatturiero nell’eurozona hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 17 anni. Ciò crea i presupposti per una solida espansione economica.
Alla fine del 2016 speravamo che il 2017 avrebbe portato un miglioramento della crescita degli utili, e il settore corporate non ha deluso le attese. I profitti hanno evidenziato un aumento sostenibile per la prima volta dalla crisi finanziaria globale. Nel 2018 la crescita degli utili potrebbe raggiungere il 15%, creando un contesto favorevole per i mercati azionari Persino il Regno Unito, circondato dall’incertezza dei negoziati sulla Brexit, ha registrato una discreta performance nel 2017. La crescita economica britannica sarà forse più lenta di quanto atteso prima del referendum sull’uscita dall’UE, ma il paese non ha subito quel crollo che i pessimisti avevano previsto.La politica monetaria nel Vecchio Continente andrà incontro a un progressivo inasprimento, con una riduzione del quantitative easing nell’eurozona. Il Regno Unito potrebbe innalzare i tassi d’interesse, ma non tanto rapidamente da destabilizzare l’economia o il mercato.A livello globale i cicli economici sono più sincronizzati che mai. Sul fronte degli scambi internazionali, un clima di cooperazione e interconnessione favorisce la diffusione di opportunità commerciali redditizie tra diversi paesi.
Il quadro economico favorevole dell’Europa dovrebbe sostenere le performance azionarie. L’incertezza politica pone qualche problema, ma se all’inizio del 2017 il trend populista che pervadeva l’Europa appariva inarrestabile, il trascorrere dei mesi ha dimostrato che nella sfera politica nulla è mai certo. Il populismo ha perso popolarità. Diversi eventi politici che avrebbero potuto generare una significativa incertezza economica, come le elezioni francesi e olandesi, non hanno decretato il successo dei movimenti populisti. Per contro, all’inizio del 2017 la vittoria della Cancelliera Angela Merkel alle elezioni tedesche sembrava assicurata, ma le trattative per la formazione di un governo di coalizione hanno indebolito il suo potere.
Alle porte del 2018 il contesto politico si conferma complesso. In tutta Europa gli elettori continuano a mettere in discussione le dinamiche politiche centriste del passato. Con la globalizzazione e il progresso tecnologico alcuni settori tradizionali stanno diventando ridondanti, mentre le città, specialmente i centri finanziari, crescono in ricchezza. Nelle aree post-industriali gli elettori esprimono insoddisfazione per il divario economico derivante da questo processo.
Il movimento populista tedesco ha guadagnato posizioni. La CDU, il partito di Angela Merkel, ha ottenuto una percentuale più bassa di voti alle elezioni del 2017. L’AfD, il partito nazionalista di stampo populista, prima assente dal Bundestag, è diventato la terza forza politica del paese. Piazzatosi alle spalle del principale partito di opposizione, l’SPD, non entrerà nel nuovo esecutivo. Tuttavia, con lo stallo delle trattative per la formazione del nuovo governo, si profila la possibilità di nuove elezioni generali nel 2018, che potrebbero sbloccare la situazione di impasse.
Il populismo è un fattore rilevante anche in Italia, dove sono previste elezioni legislative nel marzo del 2018. Oggi tuttavia il Movimento 5 Stelle, nemico giurato dell’establishment, appare meno pericoloso, in quanto la legge elettorale è stata modificata in modo tale da rendere più difficile la formazione di un governo pentastellato. Le dichiarazioni e le posizioni dei 5 Stelle si sono ammorbidite e, pur avendo guadagnato consensi in tutta Italia (come emerso dalle elezioni regionali siciliane di novembre), il rifiuto di formare coalizioni con altri partiti li costringerebbe a mettersi da parte nel caso vincessero meno del 51% dei seggi.
Il quadro economico alle porte del 2018 appare positivo. Nel 2017 siamo stati incoraggiati dal miglioramento della situazione politica (rispetto al 2016, anno che ha visto le due vittorie populiste di Trump e della Brexit) e dalla ripresa economica generalizzata. Finora i mercati hanno continuato ad avanzare imperterriti nonostante alcune sorprese politiche; l’espansione economica è robusta, l’inflazione è contenuta e la crescita degli utili è ben avviata.
Che cosa potrebbe ostacolare questa traiettoria? La crescita economica potrebbe essere frenata da un evento politico clamoroso. Ad esempio, sviluppi negativi sul fronte della Brexit potrebbero indebolire lo status di Londra quale centro finanziario globale, con ripercussioni potenzialmente favorevoli per altri centri europei, ma anche con la possibilità di ricadute negative.
In vista del 2018 la nostra strategia d’investimento non ha subito cambiamenti radicali. Le valutazioni di molte aziende difensive di alta qualità sono aumentate sulla scia del miglioramento delle condizioni economiche. Pertanto, la ricerca di società di qualità ma sottovalutate si è intensificata.Le economie europee sviluppate, con le loro aziende ben gestite, offrono agli investitori l’opportunità di generare crescita nel corso del prossimo anno: tra i settori particolarmente interessanti figurano industria, tecnologia e servizi al consumatore.Un numero crescente di imprese in Europa viene quotato sul mercato tramite IPO. Queste società offrono opportunità entusiasmanti agli investitori selettivi disposti a esaminare attentamente ciascuna tesi d’investimento e ad assicurare che la governance sia solida. Un’altra valida fonte di rendimento per i gestori attivi è rappresentata dal livello sostenuto dell’attività di fusione e acquisizione.Benché minore rispetto a circa un anno fa, il rischio politico continua a destare preoccupazione, ma non bisogna dimenticare che può essere anche foriero di opportunità. Gli investitori a lungo termine sono ben posizionati per trarre vantaggio da quotazioni scontate nelle fasi di volatilità sui mercati. Negli investimenti vale sempre il vecchio adagio: spesso il momento giusto per acquistare è quando gli altri vendono. Dati gli scarsi segnali di un rallentamento della robusta crescita europea, entriamo nel 2018 con un spirito di ottimismo. (foto: Dicken Philip)

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L’adozione di nuove tecnologie sta creando una potenziale crisi occupazionale in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

londraLONDRA,/PRNewswire/Una nuova indagine di mercato rivela che nuove tecnologie hanno già iniziato a modificare le esigenze di personale della maggior parte delle aziende europee: i datori di lavoro devono far fronte a un profondo divario di competenze mentre faticano a trovare personale adeguatamente preparato.Il 62% delle aziende europee afferma che le nuove tecnologie hanno già modificato le proprie esigenze occupazionali con la conseguente necessità, nel 59% delle imprese, di assumere personale più qualificato. Inoltre, il sondaggio, condotto dagli European Business Awards, sponsorizzati da RSM, dimostra anche che il 40% delle aziende trova difficile reclutare il personale per questi nuovi posti.
Le ragioni principali addotte per questa sfida sono la carenza di specialisti in soluzioni informatiche e software e la mancanza di una formazione e di un’istruzione di alto livello nelle varie nazioni; i vincoli di mercato fanno sì che i settori tradizionali vengano trascurati a favore dei settori tecnologici e finanziari.Adrian Tripp, CEO degli European Business Awards, la più grande competizione intersettoriale in Europa, ha dichiarato: “Volevamo capire quanto rapidamente le conseguenze della nuova ondata tecnologica avrebbero influito sulla comunità imprenditoriale europea e sul mercato del lavoro; abbiamo constatato che non si tratta semplicemente di un problema del futuro e che l’impatto è già iniziato”.Tripp ha continuato affermando: “Ciò che preoccupa è che, con il crescente tasso di adozione delle tecnologie, l’impatto positivo sulla competitività potrebbe essere limitato dall’insufficienza di competenze. Lo squilibrio crescente tra le competenze richieste e quelle disponibili porterà a una crisi occupazionale, a meno che tutte le parti interessate, imprese, educatori e governi, agiscano subito”.E concludendo: “I leader di alcune tra le più importanti aziende europee del medio mercato affronteranno questo e altri temi chiave in occasione di una conferenza sulla ‘crescita del 100%’ che terremo a maggio. Speriamo di trovare soluzioni che ci aiutino a colmare le lacune”.
polo tecnologico1Il sondaggio, che includeva le risposte di 400 principali imprese europee, di tutte le dimensioni e di tutti i settori, provenienti da oltre 30 paesi, ha dimostrato inoltre che sebbene la tecnologia stesse cambiando le esigenze, non stava necessariamente modificando i numeri. Il 77% delle imprese ha dichiarato che le nuove tecnologie le hanno rese più produttive, portando il 35% ad aumentare il numero complessivo dei dipendenti e il 44% a mantenere invariati i livelli occupazionali.I motivi principali degli investimenti nelle nuove tecnologie (definite come nuovi software che cambiano radicalmente il modo in cui si produce o si esegue una determinata cosa) erano di offrire alle aziende un vantaggio competitivo (57%), di risolvere problemi commerciali (21%) o, semplicemente, di tenere il passo con l’evoluzione del mercato (11%). La finalità degli European Business Awards, che hanno ormai raggiunto l’11° edizione, è di sostenere lo sviluppo di una comunità aziendale più solida e di maggior successo in Europa. L’anno scorso hanno partecipato oltre 33.000 aziende provenienti da 34 paesi. Gli sponsor e partner includono RSM, ELITE e PR Newswire. Il Grand Final di quest’anno si terrà a Varsavia, in Polonia, il 22 e 23 maggio. Ulteriori informazioni sul concorso di quest’anno o sui vincitori precedenti sono disponibili sul sito web http://www.businessawardseurope.com

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Il lancio di un nuovo treno merci tra Chengdu e l’Europa col tema del panda

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

trenoCHENGDU, Cina, /PRNewswire/ A tutto il 4 dicembre 2017, sono stati completati 777 viaggi ferroviari tra la stazione ferroviaria internazionale di Chengdu e 11 destinazioni in Europa; Praga nella Repubblica Ceca e Tilburg nei Paesi Bassi sono due tra le destinazioni più frequenti. Tra le città cinesi incluse nel piano ferroviario espresso tra Cina ed Europa, Chengdu ha visto la maggior quantità di traffico sia come punto di partenza che come stazione di arrivo, rappresentando quasi un terzo di tutti i viaggi in programma in base al piano. La cerimonia per il lancio della campagna di promozione turistica “Più che i soli panda” per i treni tra Cina ed Europa (Sichuan-Europe Express) si è tenuta nella zona dedicata alla logistica moderna e al commercio del distretto di Qingbaijiang, Chengdu, il 15 dicembre 2017. Organizzato congiuntamente dalla Commissione di sviluppo provinciale del turismo di Sichuan e dall’Ufficio dei porti d’ingresso e logistica di Chengdu, l’evento è stato progettato a sostegno dell’iniziativa cinese della “nuova via della seta”, per generare sinergia con il futuro anno del turismo Cina-Unione Europea 2018, e allo scopo di aprire la porta a opportunità nuove e senza precedenti per sospingere ulteriormente lo sviluppo del settore turistico della provincia. Il treno merci sul tema del panda in evidenza alla cerimonia d’apertura ha attratto l’attenzione dei visitatori. Dalla locomotiva ai singoli scompartimenti, il treno offre una varietà di rappresentazioni artistiche del panda, molte delle quali mettono in evidenzia il noto fascino ingenuo dell’animale. Le rappresentazioni mostrano i panda in pose diverse, compresi panda che corrono, che siedono, o sdraiati proni o supini. Il treno decorativo rappresenta quello che può essere realizzato grazie alla collaborazione dell’ente turistico della provincia di Sichuan e i servizi ferroviari espresso Chengdu-Europa, dimostrando, e rafforzando ulteriormente, le qualità esclusive di Sichuan come destinazione per i turisti esteri. “Bellissima Cina, più che i soli panda”, una grande campagna di marketing per il turismo, ospitata dall’Amministrazione nazionale cinese del turismo e gestita dalla Commissione di sviluppo provinciale del turismo di Sichuan, è stata lanciata con un’abbondanza di panda a passeggio nelle strade di tutto il mondo. Il treno sul tema del panda è solo l’ultimo degli sforzi di Sichuan per la promozione della provincia come meta turistica. In aggiunta all’elenco esistente delle stazioni ove si ferma il treno, la Commissione di sviluppo provinciale del turismo di Sichuan è impegnata in trattative con le stazioni sul percorso, con l’obiettivo di aggiungere nuove fermate, allo scopo di promuovere ulteriormente le attrattive turistiche, la consapevolezza del brand e le campagne di marketing di Sichuan. (photo: treno)

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L’azienda britannica di tecnologia della salute si espande in dieci paesi europei

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

Atlas Biomed Group Logo (PRNewsfoto/Atlas Biomed Group)LONDRA, /PRNewswire/ Atlas Biomed, l’azienda di tecnologia della salute personalizzata ha annunciato oggi il proprio lancio riuscito con successo in dieci paesi europei, solo sei mesi dopo il suo avvio nel Regno Unito.
La società britannica di tecnologia sanitaria, la sola azienda al mondo ad offrire sia i test del DNA che del microbioma direttamente ai consumatori, ha spinto in avanti i propri piani di espansione in seguito alle forti vendite nel Regno Unito. L’azienda è stata rafforzata dal crescente interesse verso la salute dell’ intestino nei consumatori più attenti alla salute e dal mercato globale del genoma già in pieno boom, stimato in 8 miliardi di sterline con una crescita media del 30%.
Oggi Atlas è partita in Belgio, Danimarca, Finlandia, Repubblica d’Irlanda, Italia, Lussemburgo, Slovenia, Spagna, Svezia e Olanda.La mossa porterà un crescita sostanziale per l’azienda, che fornisce test del DNA e del microbioma direttamente al consumatore con analisi integrate su una piattaforma online sicura. Nel Regno Unito, dove più di due terzi dei consumatori hanno scelto il test del microbioma di Atlas, l’azienda è stata sospinta dalla domanda in continua evoluzione da parte di consumatori attenti alla salute che sono curiosi di sapere il loro stato di salute intestinale, come anche dai costi sempre decrescenti del sequenziamento del DNA.L’AD e co-fondatore Sergey Musienko ha spiegato: “Con i consumatori attenti alla salute nel mondo che si rivolgono alla tecnologia per un consulto, abbiamo voluto aiutare. Avremmo potuto spedire direttamente a questi utenti, tuttavia abbiamo deciso che i costi per loro sarebbero stati incredibilmente proibitivi. Quindi abbiamo aperto le nostre porte a questi mercati nella scommessa di portare test del DNA e microbioma accessibili a milioni di consumatori in tutta Europa e confidiamo di poter continuare la nostra espansione europea nel 2018.” L’espansione di Atlas Biomed fornirà a milioni di nuovi utenti l’accesso alla piattaforma, consentendo loro di comprendere i rischi per la loro salute e mostrando loro come migliorare il loro benessere con suggerimenti su misura per l’alimentazione, l’esercizio fisico e lo stile di vita. (foto: atlas)

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I consumatori italiani tra i meno protetti d’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 17 dicembre 2017

europaLe politiche di governo adottate in questa legislatura a protezione e tutela dei consumatori sono state scarse e poco incisive. Inesistente o ridotta la protezione dalle frodi bancarie, la continua violazione del rispetto della privacy, la mancata riforma della class action, l’assenza di politiche di sostegno per le famiglie indebitate incapienti sono le più evidenti problematiche irrisolte. Anche sul versante dei fondi antitrust, che la legge 388 del 2000 aveva individuato quale strumento per sostenere le iniziative a favore dei consumatori, dobbiamo registrare un deciso peggioramento nel ritardo e nella mancata assegnazione di quelle risorse. Mentre le associazioni dei consumatori hanno richiesto al Presidente del Consiglio un incontro il 23 novembre e tutt’ora lo attendono, Il Ministro Calenda ha trasmesso solo pochi giorni fa la richiesta di una modesta cifra (10 milioni di euro) a fronte dei 147 milioni sanzionati dall’Antitrust nel 2016. Somma che corre il grave rischio di non essere assegnata per i numerosi adempimenti da espletare tra i quali il parere delle competenti commissioni parlamentari.Il Governo con questi ritardi e utilizzo limitato dei fondi per i cittadini consumatori e utenti (si pensi che ben 23 milioni vengono utilizzati per il fondo di garanzia delle PMI! che con tutto rispetto altro sono rispetto a essere consumatori!) in questo modo depotenzia le iniziative pro-consumatori e elimina le loro Associazioni dal panorama degli interlocutori di istituzioni e aziende quando dovrebbero esserne il referente principale.L’On. Daniele Capezzone ha promosso un’interrogazione parlamentare al Ministro dello Sviluppo Economico per capire il motivo di questa decisione, dimostratosi sensibile anche stavolta nei confronti dei consumatori.
Il ruolo svolto dalle Associazioni dei consumatori è determinante soprattutto per la protezione dei contraenti deboli, per garantire correttezza ed equilibrio dei mercati e nel rendere i consumatori consapevoli delle proprie scelte. Ogni anno una quota (sempre più ridotta) delle entrate dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato derivanti dalle sanzioni comminate alle aziende per pratiche commerciali scorrette, molte delle quali emesse proprio a seguito degli esposti e delle segnalazioni delle associazioni dei consumatori, andrebbe destinata dal Ministero dello sviluppo economico per finanziare, tra le altre iniziative, progetti a bando cui partecipano le associazioni stesse.
La tutela del consumatore, per quanto non lo sia stato finora, è la vera essenza dello stare a fianco del cittadino, ed è politicamente molto più rilevante di quanto il legislatore o il Governo si siano mai resi conto.Pertanto è allarmante che in questa legislatura non si sia potenziata la parte normativa dedicata al consumatore e alle sue associazioni, lasciandoli fronteggiare con le sole armi, a volte spuntate, delle Authorities di settore, le anomalie e scorrettezze perpetrate da banche e imprese.
Rete Consumatori Italia condanna le scelte adottate di riduzione dei fondi Antitrust per sostenere i consumatori e l’assenza di una politica più decisa a loro tutela. RCI metterà a disposizione di tutte le forze politiche un memorandum di impegni da assumere a tutela dei cittadini italiani consumatori e utenti.

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In Italia oggi non c’è bisogno di più Europa ma di un’Europa diversa, migliore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 dicembre 2017

europa“Di un’Europa che sappia favorire l’occupazione e la crescita e che non sia solo quella della burocrazia, dei vincoli e dei limiti. Questa è l’Europa che noi vogliamo e che in questa legislatura Forza Italia ha tratteggiato. Il presidente Gentiloni si è vantato dei risultati ottenuti sulle politiche migratorie in questi anni, se questi risultati sono davvero arrivati è anche perché il governo ha seguito le indicazione di Forza Italia e ha lavorato nel solco di quanto aveva fatto il governo Berlusconi. Quello per cui si dovrebbe lavorare, perché manca in Europa, è una politica estera comune. Ed in quest’ambito l’Italia dovrebbe essere una protagonista primaria, iniziando col chiedere a gran voce la sospensione delle sanzioni contro la Federazione Russa. E’ inaccettabile poi che si continui a guardare, senza condannare, gli attacchi che quotidianamente ci sono verso Israele, si può condividere o meno la decisione di Trump, ma oggi in merito il premier Gentiloni non ha proferito parola. Cosa che invece avrebbe dovuto fare, vista anche la debolezza delle affermazioni di Federica Mogherini.” E’ quanto afferma Elio Vito, deputato di Forza Italia intervenendo in Aula dopo le comunicazione del Primo Ministro Gentiloni in vista del Consiglio Europeo.

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Fondi europei e partenariati internazionali

Posted by fidest press agency su martedì, 12 dicembre 2017

Roma Venerdì 15 Dicembre 2017, ore 15:00 Dipartimento di Scienze Politiche, Aula 2C via G. Chiabrera 199 L’accesso ai fondi diretti europei destinati al finanziamento dei programmi tematici dell’Unione europea impone la costituzione di partenariati internazionali che richiedono un’intensa e complessa attività di ricerca dei partner, predisposizione del progetto destinatario del finanziamento ed elaborazione degli accordi con la Commissione europea e fra i partner del progetto finanziato. Il terzo seminario del corso di perfezionamento in “Progettazione e finanziamenti europei” si propone di approfondire questi argomenti con il contributo di autorità istituzionali ed esperti del settore.

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Epson in partnership con Nuance per crescere in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

epsonCinisello Balsamo. Pochi mesi dopo aver annunciato lo stanziamento di 585 milioni di euro per promuovere le attività di sviluppo e produzione legate alle tecnologie e alle stampanti inkjet per l’ufficio, Epson ha avviato una partnership con Nuance a livello mondiale. Nell’ambito dell’accordo, Epson Europa intende aumentare la quota nel mercato continentale delle stampanti multifunzione per l’ufficio, che attualmente ha un valore complessivo di circa 8,4 miliardi di euro. L’ambizioso obiettivo finale è quello di incrementare del 25% le vendite per ogni regione e raggiungere così un fatturato di 2 miliardi di euro entro il 2020.
La partnership riunisce le funzionalità offerte dall’integrazione dei sistemi e della gestione dei flussi di lavoro proprie delle soluzioni Equitrac Office/Express ed eCopy ShareScan di Nuance con i vantaggi tipici della tecnologia inkjet che è alla base dei multifunzione Epson per l’ufficio: maggiore efficienza, aumento della produttività, riduzione dei costi e salvaguardia dell’ambiente.
Commentando la partnership, Jacqui Hendriks, European Research and Consulting Manager di IDC, ha dichiarato: “Tra tutte le soluzioni di stampa per l’ufficio vendute nel 2016, una su tre è stata una stampante inkjet. Offrendo la possibilità di accedere alle soluzioni Nuance, Epson consolida sia la propria posizione sia la capacità di acquisire quota di mercato, e soddisfa nello stesso tempo le esigenze in continua evoluzione dei clienti: riduce i costi operativi legati alla stampa, migliora le funzionalità di ricerca grazie alla scansione tramite OCR, nonché offre stampa e gestione documentale avanzate per livelli di sicurezza e controllo più elevati.”
Darren Phelps, responsabile di Business Imaging di Epson Europe, ha dichiarato: “Già da alcuni anni, Epson sta guidando il passaggio dalla stampa laser alla stampa inkjet in ufficio, con conseguente aumento della quota di mercato a livello europeo. La partnership con Nuance agevola ulteriormente l’adozione delle stampanti inkjet per l’ufficio dal momento che coniuga i vantaggi della tecnologia inkjet di Epson con le innovative funzionalità di gestione e integrazione dei sistemi offerte da Nuance.” I multifunzione inkjet Epson per l’ufficio offrono una serie di vantaggi a persone e aziende, tra cui velocità di stampa fino a 100 ppm con un basso costo per pagina e una riduzione sia della quantità di rifiuti prodotti (-99%) sia dei consumi energetici (-96%) rispetto alle stampanti laser. (foto: epson)

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Europa: più unione, no frammentazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

BUDAPESTBudapest. Come si ridurrebbe l’Europa se vincessero tutti gli indipendentismi? Per Agostino Spataro “l’Europa verrebbe frammentata in 80 micro stati e staterelli che ne scardinerebbero la sua unità fisica, economica e culturale. In pratica, cancellerebbero una civiltà che, più nel bene che nel male, dura da oltre tremila anni.Tali indipendentismi, in gran parte egoistici e sempre anacronistici, provocherebbero gravi conseguenze per il futuro dei popoli, dei lavoratori e dei giovani d’Europa, dei suoi livelli di benessere e pacifica convivenza. In particolare:
1) segnerebbero la fine del progetto di Unione Europea che bisognerebbe accelerare e farlo uscire dalle secche di una sudditanza alle politiche neoliberiste e mercantiliste;
2) potrebbero trasformare l’Europa in uno sterminato campo di battaglia, dopo 73 anni di pace tornerebbero l’instabilità permanente, i conflitti locali, perfino la guerra;
3) l’Europa, divisa e indebolita, sarebbe percepita come una pingue preda che scatenerebbe i più ingordi appetiti di conquista;
4) L’Europa non potrebbe più aspirare (pur possedendo oggi i “fondamentali”) a diventare uno dei poli principali del nuovo ordine internazionale, lasciando campo libero alla bipartizione Usa e Cina.
Certo, sappiamo che nell’U.E. vi sono tanti problemi (che possono, devono essere risolti), ma nessuno dei suoi popoli è oppresso: ci sono libertà, democrazia, autonomie.
Perciò, non abbiamo bisogno di stati e staterelli in mano a piccoli satrapi locali, alla criminalità organizzata, a magnati della finanza, ecc.Tale pericolo sta correndo la Spagna. Da un’altra parte, in Sicilia, una delle regioni europee che ha subito un sanguinoso conflitto armato separatista, domenica scorsa la lista degli indipendentisti ha preso solo lo 0,7 % dei voti!L’Europa, per uscire dalla crisi più unita e più forte e socialmente più giusta, deve darsi nuove politiche sociali più rispondenti alle attese dei suoi popoli e istituzioni davvero democratiche e non burocratiche come quelle attuali.
Non si può continuare con l’assurdità di un Parlamento europeo, eletto dai popoli, ma privo di poteri legislativi e di pieno controllo e una Commissione, nominata dai capi di stato, che accentra quasi tutti i poteri e le competenze amministrative e di spesa.Per salvare il progetto di Unione Europea (oggi in pericolo) sono necessari una seria riforma dei meccanismi e un avanzamento del quadro giuridico e istituzionale, di una nuova ripartizione dei poteri e delle risorse finanziarie che privilegi il rapporto fra Regioni e l’auspicato “governo europeo”.
Insomma, un’Europa dei popoli e delle Regioni, da realizzare mediante graduali e bilanciati trasferimenti di quote di sovranità, di competenze dagli Stati nazionali alle due entità individuate come portanti dell’Unione.Ricordo che nella seconda metà degli anni ’80, nel Pci si discusse attorno a un’ipotesi del genere. Infine, insisto a dire che per garantire un futuro al progetto di un’ Europa unita e pacifica bisogna lavorare per unire Europa e Russia, per creare una nuova entità geo- economica e politica dall’Atlantico al Pacifico. Ovviamente, se qualche Paese non desidera partecipare a tale processo può uscire dalla UE. Dispiacerebbe, ma pazienza! Brexit docet.” (Agostino Spataro)

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Una “nuova” risorsa per l’Italia: i fondi europei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 novembre 2017

europa comunitaria1Roma Venerdì 10 Novembre 2017, ore 15:00 Dipartimento di Scienze Politiche, Aula 1D via G. Chiabrera, 199 Nell’ambito delle attività promosse dal corso di perfezionamento in ‘Progettazione e finanziamenti europei’, operatori del settore dei fondi europei, rappresentanti istituzionali e docenti del corso, discuteranno delle possibilità di rilanciare l’utilizzazione dei fondi europei da parte dei soggetti pubblici e privati italiani.

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Esplorare l’Europa: un’esposizione selettiva per rendimenti interessanti

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

Sarah CataniaLondra. Analisi a firma di Sarah Catania, Responsabile per gli investimenti per JP Morgan Private Bank in Italia: “Dopo il miglioramento delle condizioni dell’economia e dei mercati finanziari europei negli ultimi tempi, si manifestano ora differenze sostanziali a livello settoriale nei diversi asset della regione. Nella sua recente edizione di EMEA Perspectives, Sarah Catania di J.P. Morgan Private Bank esplora la ripresa dell’Europa e le opportunità per gli investitori mediante un’esposizione selettiva agli attivi europei in tutta la regione.”Le prospettive favorevoli dell’economia globale e il miglioramento del contesto interno ci inducono a ritenere che in tutta Europa le attività rischiose offrano rendimenti potenzialmente interessanti. Dopo la brillante performance degli ultimi anni, la regione sembra destinata a entrare in una fase in cui un’attenta selettività diverrà sempre più importante”, spiega Sarah Catania, Responsabile per gli investimenti per JP Morgan Private Bank in Italia.Nei mercati core europei, le riforme del mercato del lavoro del presidente Macron possono dare forte slancio alla crescita degli utili delle società francesi, ancora indietro rispetto ai livelli precedenti la crisi e alla recente performance delle aziende tedesche. Spiega Catania: “Rispetto ad altri Paesi europei, vediamo con favore la composizione del mercato azionario francese, che presenta una maggiore ponderazione di società nazionali ed è ottimamente posizionato per beneficiare della ripresa dell’attività economica. Siamo altresì ottimisti nei confronti delle banche, che rappresentano una quota consistente del mercato.”Per gli investitori che non intendono esporsi a maggiori rischi azionari, le obbligazioni societarie ibride costituiscono una fonte di rendimenti potenzialmente allettanti. Un portafoglio diversificato composto da obbligazioni societarie ibride può offrire una significativa esposizione alla crescita e alla ripresa attualmente in atto nei Paesi europei core. Secondo Catania: “Nel confronto con i titoli high yield, gli attuali rendimenti delle obbligazioni societarie ibride appaiono interessanti rispetto alla media storica. Questi titoli forniscono un’esposizione a emittenti investment grade in Paesi europei core offrendo al contempo maggiori rendimenti corretti per il rischio rispetto ad altri asset grazie alla loro posizione subordinata nell’ambito della struttura del capitale.”Sebbene l’Europa core sia stata oggetto di grande attenzione, il miglioramento del contesto macroeconomico non riguarda solo i Paesi di quest’area. I mercati europei emergenti beneficiano della maggiore stabilità delle quotazioni globali delle materie prime, dell’aumento dei volumi degli scambi internazionali e dell’accresciuto ottimismo degli investitori. Polonia, Russia e Turchia sembrano attualmente favorite dalla ripresa economica e dopo anni di deprezzamento, le rispettive valute si sono stabilizzate rispetto a quelle dei Paesi sviluppati.”Una delle opportunità da noi individuate è costituita dall’investimento in titoli a reddito fisso denominati in lire turche, che offrono rendimenti a doppia cifra sulle scadenze brevi non superiori ai due anni; particolarmente interessanti sono le obbligazioni emesse da agenzie sovranazionali. Un tale investimento comporta naturalmente il rischio di cambio. Sebbene sia improbabile che la lira turca si rafforzi considerevolmente, l’era del rapido deprezzamento sembra essere terminata”, a detta di Catania.
In uno scenario caratterizzato dal miglioramento dell’economia e dei mercati finanziari europei negli ultimi anni, anche il settore bancario del continente offre opportunità selezionate. Spiega Catania: “Durante la recente recessione del 2012, le banche europee hanno visto minacciata la propria stabilità a causa del carico rappresentato dai crediti inesigibili, tuttavia al momento vi sono opportunità di rendimenti interessanti tanto nel comparto azionario quanto in quello obbligazionario. La volatilità delle quotazioni azionarie, i rendimenti del cash flow e la capacità di ampliare la quota di mercato sono tutti temi che continueranno probabilmente ad alimentare la dispersione dei rendimenti degli asset del settore.”Conclude Catania: “J.P. Morgan Private Bank mantiene ormai da qualche tempo un orientamento positivo nei confronti del contesto d’investimento europeo, alla luce del miglioramento della crescita economica, del calo della disoccupazione, delle politiche favorevoli della banca centrale e della ripresa della fiducia di aziende e consumatori. Ravvisiamo numerose opportunità nell’ambito di questo mercato vivace, dinamico e vario, che gli investitori possono sfruttare per migliorare i rendimenti rettificati per il rischio dei propri portafogli.” (foto: Sarah Catania)

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Ripensare l’Europa? I vescovi ci aiutano. Grazie!

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

europaOggi la Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) si ritrova per “Ripensare l’Europa”, come dice il titolo del loro convegno, a 60 anni della firma dei Trattati di Roma che hanno istituito la Comunita’ economica Europea. “È nostra esperienza e anche il Papa ci ha detto la stessa cosa, che i politici sono alla ricerca di orientamenti per il futuro dell’Europa. La crisi è esistenziale. Lo abbiamo visto con la Brexit, con il dilagare dei nazionalismi, con la questione della zona Euro. Sono tutte questioni di non facile soluzione, pertanto occorrono orientamenti forti e nuovi per l’avvenire dell’Europa”. Al convegno e’ prevista la partecipazione anche di papa Francesco.
Ovviamente ci fa piacere, e riteniamo che sia utile, che i vescovi siano preoccupati delle istituzioni europee, ma cogliamo l’occasione per ricordare alcuni aspetti che, invece, non sono pienamente considerati nei rapporti con l’istituzione religiosa. Quest’ultima dovrebbe parlare solo ai propri fedeli, mentre con le istituzioni dovrebbe correlarsi solo rispetto ai propri spazi d’azione, in ottemperanza alle varie norme di liberta’ e finanziamento previsti. Ogni fedele, anche decisore europeo, puo’ avere la fonte d’ispirazione che piu’ ritiene opportuna. Altra cosa e’ quando l’istituzione religiosa in quanto tale si rapporta con le istituzioni non religiose (come l’Unione) per far si’ che vengano prese alcune decisioni piuttosto che altre. E’ in gioco la liberta’ delle nostre istituzioni e l’equita’ dei rapporti con qualunque confessione religiosa, tra le basi fondanti della nostra Unione e di tutti gli Stati che vi appartengono. Liberta’ che e’ tale visto che i diversi tentativi -prima e dopo l’approvazione della Costituzione europea – per ingabbiare la stessa nelle “radici giudaico-cristiane del nostro continente” non sono mai andati a buon fine. Il processo di “ripensare l’Europa” e’ complesso e al momento ancora in alto mare. Bene che i vescovi ci diano un contributo. Noi, che non siamo un’istituzione, ma organizzazione di cittadini utenti e consumatori, leggeremo con attenzione le riflessioni dei vescovi, e ne faremo tesoro per tutte le occasioni in cui contribuiamo al nuovo modello europeo, post-Brexit e non solo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Il caso Bankitalia

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

Banca d'ItaliaÈ sempre più chiaro che in Europa si va delineando una nuova tipologia di suddivisione politica. Come nel Novecento ci fu quella tra destra e sinistra, così oggi la linea di demarcazione separa il populismo dalla dimensione liberaldemocratica della responsabilità istituzionale. Il primo fronte si manifesta in varie modalità, dal giustizialismo giudiziario al sentimento che coltiva l’odio verso la casta politica (e non solo), dal localismo esasperato al sovranismo nazionalista, dal pauperismo anti-capitalista al peronismo del cattolicesimo che si riconosce culturalmente prima ancora che religiosamente in Papa Francesco. Tanti “ismi” legati da un sottile ma robusto filo rosso che riporta al comune denominatore della vocazione “antagonista” rispetto a quella “di governo”. Il secondo fronte è essenzialmente composto da due anime, quella popolar-conservatrice e quella riformista-progressista, entrambe europeiste (seppure con gradi e modalità molto diverse) e con cultura di governo.In questo quadro, è altrettanto chiaro che la frontiera che maggiormente può determinare la vittoria politica dell’uno o dell’altro fronte è ubicata in Italia. E non solo perché è il paese che, tra problematiche socio-economiche (lunghezza e profondità della recessione, peso del debito pubblico, alta disoccupazione) e sensibilità a temi come l’immigrazione, è più esposto alle fibrillazioni. Se fossero solo queste le origini del populismo, non si spiegherebbero certi fenomeni, seppur fortunatamente minoritari, come quelli emersi nelle ultime elezioni tedesche e austriache. No, l’atipicità italiana è dovuta soprattutto a due fenomeni, l’uno causa e conseguenza dell’altro: la fine dei partiti, o comunque la scomparsa di riferimenti culturali solidi nei caratteri fondativi di ciò che esiste, e l’alto – potremmo aggiungere, insopportabile – grado di contaminazione populista del fronte “di governo”. Cosa che rende molto labile la linea di demarcazione tra l’un campo e l’altro. L’ultimo esempio di questo maledetto contagio è il caso Banca d’Italia, epilogo conseguente della scelta unanime dei partiti, con l’istituzione di una inutile quanto potenzialmente pericolosa (per le distorsioni che può introdurre) commissione d’inchiesta, di volersi rappresentare agli occhi degli italiani in procinto di fare gli elettori (se andranno a votare) come i giustizieri buoni che sanzionano i banchieri cattivi e le autorità di controllo inette. Si può pensare ciò che si vuole della banca centrale e del suo governatore, così come delle vicende che negli ultimi anni hanno riguardato il nostro sistema bancario, ma da una cosa non si può prescindere: non è tollerabile, salvo non voler consegnare il paese nelle mani del populismo più becero, che temi complessi e delicati come questi vengano gestiti in una logica da “processo di piazza”. Mentre, invece, la ormai famosa (o famigerata) mozione parlamentare del Pd va esattamente nella direzione sbagliata. Sia chiaro, qui non si parla del merito di ciò che essa conteneva (prima e dopo le espunzioni realizzate in extremis dal Governo) e del suo evidente (e malcelato) intento di sgambettare la riconferma di Ignazio Visco, ma del metodo e del significato politico del suo uso, che l’amico Giacalone ha giustamente definito “uno sproposito istituzionale”. Che è tale non solo perché per norma e prassi la scelta del governatore della Banca d’Italia appartiene al capo dello Stato, previa proposta del Governo, dopo aver sentito il parere del Consiglio superiore della stessa banca centrale, cioè con una modalità in cui il Parlamento non recita alcun ruolo, ma anche e soprattutto perché essa produce un doppio strappo di cui rischiamo presto si vedere le non proprio positive conseguenze. Il primo riguarda chi, Visco o un altro la cosa non cambia, sarà chiamato a ricoprire il delicatissimo incarico di governatore. Il secondo strappo è di natura politica, e attiene sia all’attuale esecutivo sia alla possibilità che ne possa nascere uno (e nel caso, magari non di marca populista) dopo il voto della prossima primavera. Vediamole entrambe, queste lacerazioni.La Banca d’Italia è sempre stata posta al riparo dalle inframmettenze della politica per preservarne l’indipedenza, che non è un feticcio ma una garanzia che i delicati compiti che ha sempre avuto potessero essere svolti senza che gli appetiti dei partiti – ricordate tutto il tema della partitocrazia? – potessero varcare la soglia di palazzo Koch. Negli ultimi anni tali compiti sono diminuiti, ma se ne è aggiunto uno fondamentale: è l’anello di congiunzione con la Bce, che a sua volta è non solo l’architrave fondamentale su cui poggia l’euro (e quindi i nostri redditi e patrimoni) e il collante che ha tenuto unita l’Europa comunitaria, ma anche il detentore delle chiavi della politica monetaria, che è quella che ci ha consentito di sopravvivere alla crisi del 2011 e ultimamente di acchiappare la ripresa. Non solo. Alla Bce fa ormai capo la gran parte della vigilanza sulle banche, ed è stato evidente in questi ultimi tempi come quella funzione sia stata esercitata con modalità diverse a seconda della nazionalità degli istituti di credito che erano sotto banca centrale europeaosservazione. Ebbene, ora alla guida della Bce c’è un italiano, il cui mandato scadrà però tra due anni, ed è probabile che al suo posto vada un tedesco o un banchiere centrale filo-tedesco. Il governatore che sarà nominato sarà dunque colui che – per chi è e per il contesto in cui avverrà la sua nomina – potrà o meno difendere gli interessi italiani nella sede che più conta. Non entriamo qui nel merito delle previsioni e delle preferenze sul nome. Fa premio su tutto osservare che ora, dopo il deflagrare della polemica, chiunque venga nominato rischia di essere, o quantomeno di apparire agli occhi degli interlocutori europei, azzoppato. E osservare che più passano le ore rispetto ad una decisione che andava presa tempo fa e che va comunque presa entro la mezzanotte del 31 ottobre – ma nel frattempo il 26 ottobre ci sarà un importante consiglio direttivo della Bce (chi ci va?) e il 31 stesso si celebra la giornata mondiale del risparmio con un evento dell’Acri che si ripete ogni anno in cui da sempre parlano il ministro del Tesoro e il governatore di Bankitalia – e più il nominato si indebolisce. A tutto danno di quell’interesse dell’Italia in nome del quale tutti gli attori di questa sconsiderata partita dicono di muoversi. Italia a cui l’Europa è decisa – e come darle torto – a chiedere (imporre?) l’intervento che fin qui non c’è stato sull’enorme massa del suo debito pubblico. E quel debito è poggiato in modo decisivo sul nostro sistema bancario (è stato questo fatto una concausa della fragilità delle banche italiane).Non vi sfuggirà dunque, cari lettori, come si tratti di questioni delicatissime, e che farne oggetto del gioco al massacro della campagna elettorale sia un comportamento non solo nient’affatto meritorio, ma anche autolesionistico, perché gli italiani finiranno per punirlo nelle urne, facendo sì che si ritorca come un boomerang verso chi ha fatto l’incendiario. E qui veniamo alle considerazioni di natura più politica. Ci pare evidente che la mossa del Pd e le non meno improvvide dichiarazioni successive di Renzi (inevitabili viste le premesse) e di Berlusconi (demenziali e masochiste), combinate alle lentezze e incertezze mostrate dal Governo nonostante la fermezza del presidente della Repubblica – l’unico che esce a testa alta da questa da questa bruttissima pagina di storia repubblicana – pongano un problema politico difficilmente aggirabile. Perché delle due l’una: o prevale il veto politico del segretario del Pd, ma così si cancella la residua indipendenza di Bankitalia (e bene o male che sia stata fin qui esercitata, è cosa mortale come abbiamo visto), si mortifica Mattarella e l’istituzione che rappresenta e si certifica che Gentiloni non ha la statura del premier (bruciandolo anche per il futuro, cosa che probabilmente era negli intenti di Renzi, più che mai intenzionato a tornare a palazzo Chigi); oppure viene nominato Visco, e in questo caso il Pd dovrà prendere atto della inutilità del suo di partito di maggioranza relativa su cui questo Governo e a cui è attaccato il residuo tempo che rimane a questa legislatura, importante non fosse altro perché deve a breve licenziare la legge di Bilancio. Se fossimo nella Prima Repubblica ci sarebbero tutti gli elementi per una crisi di governo. Qui ci si accontenterà dello sputtanamento collettivo. Che avrà come conseguenza l’ulteriore avanzamento della linea populista. Cose che succedono quando i presunti anti-populisti usano le stesse armi degli avversari. Senza neppure capire che scrollato l’albero, i frutti (elettorali) finiranno nel campo del vicino. Perché se l’alternativa è tra l’originale e la copia, si sceglie sempre il primo.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Rapporto: “L’impatto dell’Ictus in Europa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 ottobre 2017

ictusÈ stato presentato a Roma il volume “L’impatto dell’Ictus in Europa”, a cura dell’Osservatorio Ictus Italia in collaborazione con S.A.F.E. – Stroke Alliance for Europe e il supporto dell’Europarlamentare On. Aldo Patriciello. Si tratta della traduzione in lingua italiana di un’analisi approfondita dello stato della sensibilizzazione, informazione e prevenzione di questa emergenza sanitaria, dell’offerta di cura, della riabilitazione, del sostegno e dell’integrazione sociale e in generale della vita dei cittadini europei colpiti dalla malattia. Lo studio, commissionato ai ricercatori del King’s College di Londra dalla Stroke Alliance for Europe, ha esaminato dati, documenti e informazioni provenienti da 35 nazioni europee, fra cui l’Italia, rilevando differenze significative tra i diversi modelli di cura e disparità nelle possibilità di accesso alle terapie.Il rapporto sottolinea dati epidemiologici allarmanti: l’ictus è tra le prime cause di morte in Europa, la seconda causa di deficit cognitivo nell’adulto ed in assoluto la prima causa di disabilità a lungo termine. Nonostante gli sforzi sino ad ora compiuti dai Paesi europei nell’affrontare questa catastrofe umanitaria, ci si aspetta un aumento di circa il 30% dei nuovi casi nei prossimi anni, attribuibile soprattutto all’invecchiamento della popolazione.Con l’auspicio che il nostro Paese possa essere capofila, nonché riferimento internazionale, delle best practice in tema di prevenzione e cura dell’ictus, l’Osservatorio Ictus Italia ha promosso la versione Italiana del rapporto, una preziosa opportunità di informazione e condivisione, non solo con la popolazione, ma anche con gli stakeholders della politica e con i professionisti coinvolti nella programmazione e nell’organizzazione dei servizi sanitari.
“L’ictus cerebrale è una condizione che affligge milioni di persone e famiglie al mondo, trasformando la loro esistenza in una realtà di sofferenza e perdita di autonomie”, afferma la Dott.ssa Nicoletta Reale, Presidente dell’Osservatorio Ictus Italia. “L’Osservatorio si è quindi impegnato nella diffusione della versione italiana del Rapporto, per rendere disponibili alla popolazione maggiori informazioni sulla portata e sull’impatto della patologia, ma anche sul valore dell’impegno e del supporto che un’associazione di volontariato come A.L.I.Ce. Italia può offrire”.
Lo studio del King’s College di Londra ha dimostrato che è possibile un notevole miglioramento dell’indice di sopravvivenza all’ictus grazie all’implementazione delle Stroke Unit e all’uso del trattamento di trombolisi. Tuttavia, nonostante l’inclusione di queste strutture nelle linee guida europee e nazionali, si è stimato che solo il 30% dei pazienti europei affetti da ictus riceve assistenza adeguata.Le proiezioni indicano che entro i prossimi venti anni ci sarà un complessivo aumento del 34% del numero totale di casi di ictus nell’Unione Europea, cioè un passaggio da 613.148 casi nel 2015 a 819.771 nel 2035. Nel 2015 solo i costi sanitari diretti della patologia sono arrivati a 20 miliardi di euro nell’UE, mentre i costi indiretti, dovuti tanto al costo opportunità dell’assistenza informale della famiglia e degli amici, quanto alla perdita di produttività, causata dalla patologia o dalla morte, sono stati stimati nell’ordine di altri 25 miliardi di euro.La prevenzione e la corretta terapia dell’ictus dovrebbero perciò rappresentare priorità assoluta dei Paesi europei. Attualmente, infatti, il tasso di morte per ictus nei diversi Stati varia da 30 a 170 casi ogni 100.000 abitanti, differenza che dipende dalla eventuale presenza di Unità Neurovascolari funzionali sul territorio.

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Multe stradali in ambito europeo, le regole comuni in una scheda pratica

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 ottobre 2017

autostradeUna circolare del Ministero dell’Interno del 12/9/2017 ha dettato istruzioni operative per lo scambio dei dati dei veicoli in ambito europeo ai fini dell’applicazione transfrontaliera delle sanzioni amministrative (multe) relative alle violazioni delle normative stradali ritenute più importanti e pericolose compiute, in questo caso, in Italia.La circolare si rifà in particolare alla Direttiva UE 2015/413 che ha sostituito la 2011/82/UE annullata dalla Corte di Giustizia europea a causa di errori formali, mantenendone il contenuto per dare continuità alle regole. La base normativa italiana rimane il decreto legislativo 37/2014 di recepimento della direttiva del 2011.Il sistema di scambio di informazioni creato per agevolare l’individuazione dei trasgressori di violazioni commesse nei Paesi UE con veicoli immatricolati in un altro Paese membro si chiama Cross Border operativo attraverso i “punti di contatto nazionali” (in Italia la Motorizzazione civile), con richieste inviate dagli organi di Polizia. Le regole dettate dalle Direttive europee prevedono, oltre allo scambio dati, l’invio di una informativa al trasgressore per avvisarlo della violazione commessa e della multa collegata, documento che si affianca alla notifica formale del verbale o altro atto previsto dalla normativa dello Stato europeo in cui è stata commessa la violazione. Diverse a seconda dello Stato di violazione e non regolate uniformemente a livello europeo sono invece sia le modalità di ricorso formale utilizzabili dal trasgressore sia le modalità di riscossione (coattiva) attivabili in caso di mancato pagamento della multa, regole che comunque devono essere riportate negli atti notificati. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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La mia Europa: non per amore ma per interesse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

europaIl caso Catalogna di questi giorni mi fa riflettere. La focalizzazione riguarda l’atteggiamento assunto dalle autorità europee. Davanti a una crisi lasciata incancrenire sino al punto di “aperta ribellione” ai dettati costituzionali spagnoli sull’unità nazionale e alla scomposta reazione del Governo centrale, mi chiedo se non si poteva fare qualcosa prima di arrivare al punto in cui siamo. Dove abbiamo lasciato il principio di autodeterminazione dei popoli? Perché fa tanta paura il “separatismo regionale?” Per contro ci imbattiamo con la Brexit della Gran Bretagna che deve fare i conti con gli “unionisti europei” scozzesi e Nord Irlandesi. La prima impressione che ne traggo è che per troppa fretta di allargare i confini dell’Unione Europea abbiamo finito con l’imbarcare anche Stati poco convinti sul piano istituzionale e più interessati ai benefici economici e di mercato che potevano derivarne. Non solo. Le autorità comunitarie oggi non sono più capaci di tenere nascoste le forti divergenze interne che di fatto bloccano il normale funzionamento dell’intero apparato. Si è pensato a una guida autoritaria attraverso la “dittatura economica e finanziaria” dei grandi gruppi bancari e industriali e che avrebbe potuto mettere in ginocchio ogni sia pur modesto tentativo di opposizione. In questo modo, e non troppo inconsapevolmente, si è dato vita a una comunità dove i partner non si amano ma sono uniti per interesse e ben consapevoli che se osano distaccarsi saranno crocifissi dalle fronde economiche e finanziarie che lo stato guida è capace di scatenare contro. E da qui emerge la convinzione che chi comanda è solo uno Stato, quello, guarda caso, economicamente più in salute e che ha tutto l’interesse di coltivare le debolezze altrui nella logica del divide et impera. In questo modo si diventa sudditi nella gerarchia imperiale dei vassalli, valvassori e valvassini. A questo punto una Europa che non si ama o si ama sempre meno ci farà perdere quell’idea romantica e nostalgica di un’Europa unita e solidale dai Pirenei agli Urali. E’ diventata un’Europa autarchica senza anima e sarà destinata prima o poi a implodere. Intanto ci teniamo i nostri piccoli, meschini interessi di bottega. Un domani sarà probabilmente un’altra storia. (Riccardo Alfonso)

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La Merkel e la “locomotiva europea”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 ottobre 2017

Germany Parliament Merkel

Germany Parliament Merkel

“Ottenere un quarto mandato è stato il compito più facile per Angela Merkel. Ora il mondo si aspetta molto di più: che la cancelliera faccia l’Europa, non solo gli interessi della Germania. Forse il responso delle urne tedesche paradossalmente potrebbe aiutare”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento su “Il Foglio”.“Per questo diciamo ‘no’ al ministro delle Finanze europee se esso dovesse rappresentare l’egemonia dell’asse franco-tedesco, ormai fuori dal tempo. Come scandiamo un sonoro ‘no’ alla definizione di una nuova governance economico-finanziaria dell’Eurozona. Sarebbe un mettersi nelle mani di potenze indifferenti al nostro interesse nazionale, accomodandoci nel presepe come pecorelle.No, questa nuova governance esige per essere accettata che si costruiscano prima l’unione bancaria, l’unione di bilancio, l’unione economica, l’unione politica. Non è un discorso improvvisato quello che faccio, ma un impegno che dal 2012 si è assunto il Consiglio europeo sulla base dei rapporti dei quattro, e poi cinque, presidenti. Di queste unioni, purtroppo, nessuno parla più quale dato strategico.Non di un ministro delle Finanze Ue abbiamo bisogno (quasi un super guardiano dei bilanci degli stati), quanto di un ministro dello sviluppo Ue. La nuova governance economico-finanziaria dell’Europa deve, cioè, essere finalizzata alla crescita e allo sviluppo e non deve essere un nuovo strumento nelle mani dei più forti per commissariare i più deboli.Un’Europa senza crescita non è più possibile e non verrebbe accettata dai cittadini. Senza crescita si blocca anche la trasmissione della politica monetaria all’economia reale, come è avvenuto negli anni dell’ultima lunga crisi. Finora le richieste del presidente della Bce, Mario Draghi, perché i governi collaborino stimolando la crescita nell’eurozona, sono rimaste inascoltate. Oggi può e deve essere l’intera Unione europea a rispondere all’esigenza di sviluppo. Solo così si giustificherebbe un ministro dell’Economia unico”.

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L’Europa e i divari istituzionali tra Stati

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

europaL’Europa comunitaria costituita da tanti e diversi schemi nazionali tende ad accentuare i divari istituzionali, economici e sociali e ad accrescere lo stato di conflitto e i distinguo. Su tre ministeri oggi è, invece, possibile operare un cambiamento. Parliamo del ministero degli affari esteri, della difesa e dell’istruzione. Se diventassero di competenza europea noi potremmo avere una politica estera, un sistema di difesa e un’istruzione sovranazionale unificati con significativi vantaggi sia in termini economici sia logistici e funzionali. D’altra parte un dibattito serio è stato già avviato per passare a una politica estera che veda l’U.E., muoversi con una sola testa e a un parlamento europea che possa ritrovarsi con poteri più ampi in materie d’interesse generale. La stessa difesa con l’attuale allarga-mento dei confini di “sicurezza” dei singoli stati sarebbe più credibile nei confronti di potenziali nemici esterni di quanto non possa fare un singolo Stato costretto, per giunta, a mantenere e aggiornare il proprio potenziale bellico e con spazi di bilancio limitati. L’istruzione, infine, permetterebbe ai giovani di trovare meno ostacoli alla loro mobilità e impiego avendo la possibilità di costruire la propria formazione scolastica su un modello unitario di accesso allo studio e ai conseguenti titoli professionali e accademici.
L’Italia per la sua vocazione europeistica, per essere tra le prime nazioni che hanno creduto in un’Europa comunitaria, dovrebbe farsi promotrice di questa evoluzione istituzionale dell’Europa e in un contesto nel quale sempre di più si punta su un mondo globalizzato e dove le realtà tendono a superare il frazionamento nazionale per esprimersi a livello continentale. (Riccardo Alfonso)

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