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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

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L’Europa potrà guidare il mondo verso la sostenibilità?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

Il programma di investimenti “verdi” presentato dalla Commissione von der Leyen conferma il grande impegno per il prossimo decennio. Ma per una leadership globale serve un’Europa più coesa e determinata. 17/1/20 Al riguardo Donato Speroni scrive:
“Non sono stato originale nei miei doni di Natale: ho regalato libri. Visitando alcune librerie mi ha colpito la quantità di volumi ben esposti, soprattutto nelle sezioni internazionali, che parlavano del futuro. Insomma, il futuro vende: sembra aumentata la voglia di guardare avanti e di interrogarsi sui possibili scenari, forse alimentata anche dalle crescenti preoccupazioni sul clima e sulle sorti del Pianeta. O meglio, sulle sorti dell’umanità, visto che il Pianeta se la caverà comunque ancora per qualche miliardo di anni.La preoccupazione può davvero trasformarsi in azione? Mira proprio a questo la “Decade of action”, che le Nazioni unite avvieranno il 22 gennaio. Si tratta di un piano che prevede tre livelli, in vista dell’attuazione dell’Agenda 2030: un’azione globale per soluzioni più efficienti nell’uso delle risorse; un’azione locale che incorpori transizioni significative nelle politiche, nelle istituzioni e nei quadri normativi di governi, città e autorità locali; un’azione individuale da parte di giovani, società civile, media, settore privato, sindacati, università e altre parti interessate. Amina Mohammed, vicesegretaria generale delle Nazioni Unite, presentando l’iniziativa ha sottolineato che “il Decade of action è un’opportunità per correggere la rotta”.In questo contesto, l’Europa può davvero assumere una funzione di leadership, ben delineata dallo “European green deal”. Una parte importante di questo piano, lo “European green deal’s investment plan”, è stato presentato martedì 14 dalla Commissione von der Leyen al Parlamento europeo: un piano da mille miliardi di investimenti in dieci anni. Come spiega il sito della Commissione. La normativa europea sul clima sancirà per la prima volta nella legge l’obiettivo della neutralità climatica dell’Ue entro il 2050. Ciò significa emettere meno biossido di carbonio ed eliminare dall’atmosfera quello emesso. Per farlo è necessario estendere ad altri settori il sistema di scambio di quote di emissione che già aiuta l’Ue a ridurre le emissioni dei settori energetico e industriale. Lo sviluppo di fonti di energia più pulite e di tecnologie verdi ci consentirebbe di produrre, viaggiare, consumare e vivere rispettando di più l’ambiente. Occorre sviluppare un’economia realmente circolare e proteggere la biodiversità. In particolare, il Green deal europeo prevede un percorso per una transizione giusta e socialmente equa. È concepito in modo da non lasciare indietro nessun individuo e nessuna regione in questa grande trasformazione.Più in dettaglio, il Piano si basa su tre dimensioni:
Il finanziamento: ci si propone di mobilitare almeno mille miliardi di investimenti sostenibili nel prossimo decennio, con una spesa sulle azioni climatiche ed ambientali senza precedenti nel budget dell’Unione, ma con un contributo importante anche di fondi privati e un ruolo fondamentale della Banca europea degli investimenti.
L’abilitazione: fornire incentivi per liberare e reindirizzare investimenti pubblici e privati. La Ue metterà a disposizione degli investitori nuovi strumenti che mettano la finanza sostenibile al centro del sistema finanziario; faciliterà investimenti sostenibili da parte delle autorità pubbliche, attraverso forme di incoraggiamento ad acquisti e bilanci verdi; verranno delineate procedure per facilitare l’aiuto di Stato nelle regioni più colpite dalle esigenze di giusta transizione.Il supporto pratico: la Commissione aiuterà le autorità pubbliche nella programmazione, messa a punto ed esecuzione di progetti sostenibili.Particolare attenzione verrà dedicata alla Giusta transizione, con un meccanismo ad hoc, il Just transition mechanism (Jtm), finanziato con 100 miliardi di euro dal 2021 al 2027, per aiutare i territori maggiormente esposti sul piano socioeconomico. Si precisa che il Jtm non riguarda soltanto il finanziamento, ma:sulla base di una piattaforma per la giusta transizione, la Commissione fornirà assistenza tecnica agli Stati membri e agli investitori e si assicurerà che le comunità, le autorità locali, i partner della società civile e le Ong vengano coinvolti nella gestione. Il Jtm includerà un forte contesto di governance basato su piani territoriali di giusta transizione. (fonte: ASviS)

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I cittadini saranno il fondamento della Conferenza sul futuro dell’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

Dopo un dibattito con Dubravka Šuica, vicepresidente della Commissione per la Democrazia e la Demografia, e Nikolina Brnjac, in rappresentanza della Presidenza croata del Consiglio, il Parlamento ha adottato una risoluzione che illustra la sua visione per la prossima Conferenza sul futuro dell’Europa.Commentando dopo la votazione, il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha dichiarato: “La Conferenza sul Futuro dell’Europa è una prima pietra dell’edificio di questa nuova Europa. È una priorità per noi in questo Parlamento, dobbiamo lavorare a stretto contatto con le altre istituzioni dell’UE, ma anche con i parlamenti nazionali, gli enti locali e regionali, la società civile e, soprattutto, con i cittadini per far sì che sia un successo.”Il testo è stato approvato con 494 voti favorevoli, 147 contrari e 49 astensioni.I deputati vogliono che i cittadini siano al centro delle discussioni su come affrontare le sfide interne ed esterne che non erano state previste al momento dell’adozione del trattato di Lisbona (la più recente riforma dell’UE). Cittadini di ogni estrazione, la società civile organizzata e i portatori di interessi a livello europeo, nazionale, regionale e locale devono essere coinvolti nella definizione delle priorità dell’UE, con un approccio dal basso verso l’alto, inclusivo, partecipativo ed equilibrato.Il Parlamento propone di istituire diverse agorà tematiche dei cittadini (forum tematici dei rappresentanti dei cittadini), e almeno due Agorà dei giovani, ognuna composta da 200-300 persone, con un minimo di tre per Stato membro. I rappresentanti delle agorà tematiche dei cittadini e dei giovani discuteranno le loro conclusioni nella plenaria della Conferenza con gli eurodeputati e i rappresentanti dei parlamenti nazionali, i ministri del Consiglio, i vicepresidenti della Commissione e i rappresentanti di altre istituzioni, organi e parti sociali dell’UE.
Oltre al patrocinio da parte delle tre principali istituzioni dell’UE, il Parlamento esorta il Consiglio e la Commissione a impegnarsi a favore della possibilità di eventuali modifiche del trattato. Infine, dovrebbe essere preso in considerazione l’introduzione di un meccanismo permanente di dialogo con i cittadini.

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Democrazia paritaria in Italia e in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

Roma Mercoledì 15 Gennaio 2020 (h 14,30 – 17,30) Parlamento Europeo – Sala delle Bandiere – Via IV Novembre,149 Come sta funzionando la doppia preferenza di genere? Quali iniziative si impongono per introdurla nelle Regioni che non la hanno ancora prevista e, dove adottata, quali azioni occorrono per gestirla al meglio? Sono sufficienti le norme vigenti nelle leggi elettorali? Quali sono gli ulteriori obiettivi non rinviabili? Per i Consigli di Amministrazione e per i Collegi Sindacali è sufficiente prorogare la legge Golfo- Mosca? Quali strategie attivare per garantire la parità tra i generi per le nomine monocratiche? Sono alcuni dei quesiti tecnici intorno ai quali si svolge l’incontro organizzato da Noi Rete Donne mercoledì 15 gennaio allo scopo sollecitare una riflessione attraverso il contributo di esperte che, arrivando da varie regioni, mettono a disposizione specifiche competenze e differenti punti di vista. Sullo sfondo ci sono alcuni “nodi politici sui quali occorre confrontarsi senza remore – spiega Daniela Carlà, fondatrice e animatrice della rete insieme a Marisa Rodano – interrogandoci se con la loro presenza nelle istituzioni e nei luoghi decisionali le donne sono riuscite sempre ad essere veicolo di cambiamento, di buona pratiche, di trasparenza, a garantire la legalità. O se, invece, logiche di conservazione del potere hanno condizionato la scelta favorendo spesso la cooptazione di donne propense a mantenere lo status quo. Lo stesso Papa Francesco di recente ha sostenuto la necessità di associare le donne nei processi decisionali per i valori di cui sono portatrici, ma ci chiediamo se è sempre vero e come far sì che la loro presenza modifichi in positivo i meccanismi di selezione della classe dirigente. Noi Rete Donne, che ha coordinato per molti anni l’Accordo per la Democrazia Paritaria riunendo oltre 60 associazioni e sostenendo il lavoro trasversale delle parlamentari per gli importanti traguardi già raggiunti, ritiene ora necessario fare il punto, valutare le misure adottate, costruire un laboratorio per definire strategie più articolate”. Sulla stessa lunghezza d’onda Marilisa D’Amico, che osserva: “Negli ultimi anni sono stati numerosi gli interventi normativi nelle leggi elettorali sia statali che regionali che hanno introdotto meccanismi per promuovere l’equilibrio di genere nelle istituzioni rappresentative. In particolare, la doppia preferenza di genere, prevista da alcune leggi regionali, é stata positivamente valutata anche in una importante decisione della Corte costituzionale (sent. n. 4 del 2010). Occorre però ragionare sull’efficacia di tali strumenti, che in molti casi sono stati aggirati nell’applicazione concreta, non garantendo i risultati sperati. Infine occorre anche riflettere sulla ‘qualità’ delle rappresentanti: non sempre a un maggior numero di donne é corrisposto un effettivo cambiamento dei contenuti della politica, tale da incidere in modo generale sulla vita di tutte”.
Daniela Carlà e Marisa Rodano coordinano gli interventi, a partire dall’introduzione di Marilisa D’Amico (Ordinaria di Diritto Costituzionale e Prorettrice Università statale Milano) cui seguiranno i contributi di Agnese Canevari (Noi Rete Donne), Patrizia del Giudice (Presidente Commissione P.O. Puglia), Francesca Fantato (Associazione Noi Donne2005 Sardegna), Laura Onofri (Commissione P.O. Piemonte), Lorena Saracino (Giornalista e Presidente CoReCom Puglia), Flora Sculco (Consigliera Regionale Calabria), Magda Terrevoli (Presidente CUG Regione Puglia), Alessandra Volpe (Avvocata Consigliera Ordine Avvocati di Genova). È prevista la partecipazione di Massimo Rubechi (Università Urbino) in qualità di Coordinatore del settore legislativo del Gabinetto Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia. Nel corso del convegno sarà presentata la ricerca di Maria Lippiello “Le donne e la politica. Il caso degli Statuti regionali e locali e la doppia preferenza di genere”.

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Sharp espande il business in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 gennaio 2020

Sharp, azienda tecnologica leader a livello mondiale, acquisisce il 100% della sua affiliata Skytec Universal Media Corporation (UMC). Con una partecipazione iniziale in Skytec UMC pari al 56,7%, Sharp completa oggi l’acquisizione dell’azienda e compie un altro importante passo avanti verso la crescita del business in Europa.Nel mese di gennaio 2015, Sharp aveva assegnato inizialmente a UMC i diritti di licenza del business dei TV in Europa. Con l’acquisizione della maggioranza delle quote di Skytec UMC nel febbraio 2017, Sharp ha ripreso i diritti sul marchio, comprese la produzione e la distribuzione dei prodotti Sharp, aprendo così una nuova strada nel mercato europeo. Con l’acquisizione legalmente in vigore il 9 ottobre 2019, Sharp ha ottenuto il 100% delle azioni della sua affiliata e invia un chiaro segnale di crescita e di sviluppo del brand nel mercato Europeo.Mediante l’acquisizione di Skytec UMC e del suo stabilimento in Polonia, Sharp migliorerà la propria capacità produttiva in Europa, dai canali di distribuzione alle vendite. L’obiettivo è far progredire il business dei TV, così come, di pari passo, i settori audio, SDA e telefonia mobile nel mercato europeo. Sharp si sta concentrando su una strategia commerciale globale e sta portando avanti l’espansione dei comparti 8K+5G e AIoT*.
“Le nostre strategie sono focalizzate in maniera evidente sulla crescita”, afferma Kazuhiro Kitamura, CEO di Europe Business & BU President TV Systems di Sharp, che assume temporaneamente la responsabilità delle attività gestite da Skytec UMC. “La nostra strategia è chiaramente incentrata sulla crescita. Da un lato, con l’acquisizione di Skytec UMC, vogliamo far crescere in maniera significativa il brand in Europa, e dall’altro, con l’espansione di 8K+5G e AIoT, ci stiamo muovendo ulteriormente nella direzione di uno stile di vita smart. Il nostro obiettivo è essere in grado di offrire infatti una gamma completa di prodotti smart lifestyle nel prossimo futuro”.
Sharp Corporation è uno sviluppatore globale di prodotti innovativi e tecnologie core che svolgono un ruolo chiave nel plasmare il futuro dell’elettronica. Sharp definisce la sua visione aziendale come “Cambiare il mondo con la tecnologia 8K, il 5G e l’IoT”. La tecnologia 8K crea immagini che rivelano un mondo al di là della realtà quotidiana e danno vita a nuove avvincenti scoperte. L’IoT collega le persone e la società attraverso l’intelligenza artificiale e la tecnologia IoT. Essendo l’origine di innumerevoli innovazioni, attraverso queste idee, Sharp continuerà a rivoluzionare il mondo. Sharp Corporation conta su 54.156 dipendenti in tutto il mondo (al 31 marzo 2019) e ha registrato un fatturato annuo consolidato di 2.400.072 milioni di yen per l’anno fiscale conclusosi il 31 marzo 2019. (AIoT è un termine coniato da Sharp, che combina le parole AI (Artificial Intelligence) e IoT (Internet of Things).Per ulteriori informazioni, visita: http://www.sharpconsumer.eu

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Benzina in Italia: prezzi tra più cari d’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 22 dicembre 2019

Per l’Unione Petrolifera la rete di punti vendita dei carburanti in Italia resta un caso unico in Europa, con 21.700 distributori e sono stati inutili i tentativi di ridurla e renderla più efficiente.”Il vero problema è che abbiamo i prezzi tra i più cari d’Europa, anche per colpa delle accise troppo alte. Per questo serve più concorrenza e ridurre il carico fiscale. Non si può diminuire il numero dei distributori a tavolino. Se ci fosse, ad esempio, più trasparenza nel prezzo, i distributori meno efficienti e più cari sarebbero più penalizzati dagli automobilisti e finirebbero per essere costretti ad uscire dal mercato, in modo naturale, in base alla legge della domanda e dell’offerta” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dando, ad esempio, un’occhiata ai prezzi pubblicati oggi per la città di Roma sul sito del ministero, per la benzina abbiamo trovato un distributore che la vende a 1,354 euro al litro ed un altro a 2,010 euro, una differenza abissale pari a 65,6 centesimi al litro, che per un pieno di 50 litri corrisponde a ben 32 euro e 80 cent. Anche considerando differenze di prezzo meno eclatanti, ad es pari a 20 centesimi al litro, considerando due pieni da 50 litri all’anno, si possono risparmiare ben 240 euro all’anno” conclude Dona.Di seguito i suggerimenti dell’Unione Nazionale Consumatori per risparmiare:
· Non entrate nel primo distributore che vi capita appena si accende la spia della benzina, ma cercate il prezzo più basso.
· Prediligete le pompe bianche, senza insegne famose (no logo), o quelle della grande distribuzione.
· Preferite il self service al servito
· Verificate la corrispondenza tra i prezzi esposti nei cartelli e quelli effettivamente praticati
· I distributori in autostrada hanno prezzi mediamente più alti, quindi, prima di partire per un viaggio lungo, fate il pieno.
· Guardate i benzacartelloni
· Confrontate i prezzi attraverso il sito carburanti.mise.gov.it

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“Il presidente del Consiglio Conte ha affermato che il Mes non è modificabile”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

“La risoluzione del centrodestra chiede invece di modificarlo finché siamo in tempo. Si vuole far credere che o si accetta il Mes come è, oppure si finisce col fare la parte di coloro che vogliono minare le fondamenta dell’Unione Europea. La verità è esattamente il contrario, il fondo salva Stati costringe l’Italia ad un esborso di 125 miliardi di euro, pari a cinque nostre manovre finanziarie, soldi con i quali si potrebbero fare cose utili per la nostra Nazione. Se dovesse arrivare il giorno in cui l’Italia dovrà ricorrere di stabilità europea vorrebbe dire che saremmo arrivati al capolinea della nostra economia. Il vero problema dell’Europa sono le banche a rischio per i derivati, chiediamo quindi con forza che il Mes venga modificato e adesso la palla passa al M5S, se non vogliono tradire le aspettative del popolo italiano”.

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Il 58% degli italiani è scaramantico: terzo posto in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

C’è chi incrocia le dita, chi stringe forte un cornetto rosso, oppure chi evita in tutti i modi di aprire un ombrello in casa. Possono cambiare le usanze o le credenze, ma resta che gli italiani sono molto superstiziosi. Per approfondire il rapporto tra italiani e cattiva sorte, LeoVegas ha realizzato l’infografica “Maledetta Sfortuna”, in occasione della Giornata mondiale del Gatto Nero, che si è celebrata a novembre.La fortuna è tradizionalmente vista come una dea bendata che distribuisce casualmente i suoi doni. Tuttavia, dati alla mano, ci sono alcune zone d’Italia molto più fortunate di altre. Il Piemonte è in testa per il suo altissimo rapporto di vincite pro-capite, che risulta essere addirittura 11 volte superiore di quello della Valle d’Aosta e il doppio di quello degli abitanti della Campania. Sul podio di questa speciale classifica troviamo al secondo posto la Sicilia e al terzo la Lombardia.Tra credenze popolari e tradizioni antichissime, esistono ancora oggi diverse superstizioni che possono essere malauguranti o, al contrario, indicare un colpo di fortuna. Nell’infografica vengono ripercorse le origini e le curiosità che si celano dietro alcune di esse: ad esempio la scala aperta deve la sua cattiva nomea al fatto di essere un simbolo sacro per molte religioni, dunque passarci sotto sarebbe un sacrilegio. Al contrario esistono alcuni piccoli oggetti o situazioni di buon auspicio e in grado di allontanare la cattiva sorte. Tra le più comuni troviamo il classico cornetto rosso, erede moderno dell’antica usanza risalente al 3500 a.C. di appendere corna di animali nei villaggi, o ancora trovare una coccinella rossa, colore beneaugurante, che ha sul dorso 7 puntini neri, numero considerato di buon auspicio.

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Il Parlamento europeo dichiara l’emergenza climatica

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Il Parlamento vuole che l’UE si impegni, alla conferenza delle Nazioni Unite COP25, per una riduzione a zero delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050.In vista della COP25, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà dal 2 al 13 dicembre a Madrid, il Parlamento ha approvato giovedì una risoluzione che dichiara un’emergenza climatica e ambientale in Europa e nel mondo. Il PE chiede alla Commissione di garantire che tutte le proposte legislative e di bilancio pertinenti siano pienamente in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C. In un’altra risoluzione separata, il Parlamento esorta l’UE a presentare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici una strategia per raggiungere la neutralità climatica al più tardi entro il 2050. I deputati chiedono inoltre alla nuova Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di includere nel Green Deal europeo un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030.Le ambizioni attuali del trasporto aereo e marittimo non sono all’altezza delle riduzioni necessarie riduzioni delle emissioni. Tutti i paesi dovrebbero includere tali emissioni nei loro piani di contribuzione nazionale (NDC). Si chiede inoltre alla Commissione di proporre l’inclusione del settore marittimo nel Sistema UE di scambio delle quote di emissione (ETS).Secondo il PE, I Paesi UE dovrebbero quantomeno raddoppiare i loro contributi al Fondo verde internazionale per il clima. Gli Stati membri sono i maggiori fornitori di finanziamenti pubblici per il clima e il bilancio dell’UE dovrebbe rispettare pienamente gli impegni internazionali. Inoltre, si sottolinea che gli impegni dei paesi sviluppati non raggiungono l’obiettivo collettivo di 100 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2020.Infine, si chiede con urgenza a tutti i Paesi UE di eliminare gradualmente tutte le sovvenzioni dirette e indirette per i combustibili fossili entro il 2020.

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Nanotronics Presents nSpec® High-Throughput System at Semicon Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

München, Germany Friday, Nov. 15, 4pm B1139 Messegelände Nanotronics, the inventor of a platform for industrial inspection that combines AI, automation, and sophisticated imaging, will be exhibiting at SEMICON Europa.
“We will be exhibiting the nSpec® LS system,” says Julie Orlando, Chief Product Officer at Nanotronics. “This system is ideal for high-production manufacturing settings.” nSpec® LS includes a high-throughput option. At SEMICON Europa, Nanotroics engineers will demonstrate how AI recognizes defects and features of interest to streamline the inspection process.Nanotronics’ systems enable leading-edge technology companies to inspect semiconductors, next-generation 3D chips, innovative fabrics and materials, and more. Nanotronics aspires to improve yield and reduce waste by streamlining the inspection process.
Nanotronics invents platforms that combine robotics, sophisticated imaging, and advanced AI platforms to revolutionize process control for manufacturing and full-factory automation. Nanotronics develops artificial intelligence platforms expressly trained for the unique inspection needs of advanced industrial manufacturing.

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“Autonomia, parità e libertà di scelta educativa in Italia e in Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Roma Giovedì 14 Novembre 2019, nella Sala Convegni USMI-CISM in Via Zanardelli, 32. Sono previsti gli interventi della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti CASELLATI, di Sua Em.za il Card. Gualtiero BASSETTI e della direzione CISM e USMI. Ripartendo dal prezioso documento Autonomia, parità e libertà di scelta educativa, licenziato dal Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica nel mese di giugno 2017, USMI e CISM intendono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico – che a tal proposito si è ampiamente espresso in modo trasversale e convergente – sul sistema scolastico italiano “ancora incompiuto” e invitano a fare i passi necessari “affinché il sistema formativo italiano, nel suo complesso, possa perseguire meglio la missione educativa che la società gli affida e che la legge a pieno titolo gli riconosce”. I lavori saranno moderati dalla giornalista Lorena Bianchetti.

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I neolaureati italiani, quando trovano un lavoro, sono tra i meno pagati d’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Lo rivela il rapporto Starting Salaries di Willis Towers Watson, una multinazionale angloamericana, che analizza le retribuzioni offerte ai neolaureati in 31 Paesi di tutto il mondo. Lo studio sulle condizioni dei neolaureati in Europa, tratteggia un quadro avvilente circa la situazione salariale vissuta da tanti giovani italiani, appena conclusi gli studi. Infatti si posizionano al quattordicesimo posto nella classifica che considera il valore del primo stipendio, alle spalle di Paesi come Irlanda e Slovenia. Non possono aspirare a un mensile che superi i 28.827 euro, contro i 36.809 euro dei coetanei francesi o i 49.341 euro di quelli tedeschi, fino ad arrivare ai 73.370 euro dei neolaureati svizzeri, i più pagati d’Europa. Il mercato del lavoro italiano non premia chi investe negli studi, che è ricompensato poco più che un diplomato, ovvero il 12% in più. Divario minimo, al 13%, anche fra chi ha una laurea e chi un titolo post-universitario. Situazione del tutto diversa in Germania, dove il titolo universitario è premiato con una retribuzione superiore del 32% rispetto al diploma, o in Francia, dove il titolo post-universitario è valorizzato per il 43% in più rispetto alla laurea. “Le prospettive remunerative dei neolaureati in Italia si confermano non molto entusiasmanti”, ha commentato Rodolfo Monni, responsabile indagini retributive di Willis Towers Watson Italia. “Rispetto agli altri paesi europei con un’economia comparabile, come Francia e Germania, la laurea In Italia non garantisce un primo stipendio sostanzialmente superiore a quello offerto da un diploma. Anche le prospettive di crescita a breve termine non sono incoraggianti. Dopo due anni di lavoro, un laureato italiano vede aumentare la sua retribuzione fissa di circa il 10%, rispetto al 22% di Francia e Germania e al 25% di Spagna e Regno Unito: una progressione che un neolaureato italiano riesce a raggiungere dopo 4 o 5 anni dall’ingresso nel mondo del lavoro”. Le prospettive di crescita per i neolaureati sono altrettanto poco entusiasmanti. Sarà per questa ragione che, secondo una recente inchiesta di Randstad Workmotor, 2 italiani su 3 sono disposti a trasferirsi per una carriera migliore. I lavoratori italiani non hanno paura di lasciare il loro Paese per trovare condizioni lavorative migliori. Sono, infatti, i primi in Europa per propensione a spostarsi in maniera stabile altrove. Nello specifico, si tratta di oltre 2 italiani su 3. In questo scenario, però, si inserisce un dato meno felice. Gli italiani non hanno fiducia nelle opportunità professionali del mercato del loro Paese. Quasi un italiano su due, infatti, preferisce emigrare piuttosto che cambiare carriera, cinque punti in meno della media globale, ma ben sette in più della media europea. L’elevata propensione degli italiani a trasferirsi all’estero, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, tuttavia rappresenta una spia di allarme sulle opportunità offerte dal mercato del lavoro italiano. Una eccessiva emigrazione dei neolaureati, quindi dei profili migliori, però rischia di tradursi in un impoverimento sociale ed economico del nostro paese. La laurea non paga, è il caso di dirlo.

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Stati Uniti d’Europa. Trump vuole che l’Italia esca dall’Ue. Non conviene

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Ci ha provato prima con il Regno Unito e, pochi giorni fa, anche con l’Italia. E’ il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha dichiarato: “L’Italia è un altro Paese che starebbe molto meglio senza la Ue”, promettendo vantaggi commerciali. I dati smentiscono il presidente Trump. Vediamo:
Valore delle esportazioni italiane nel Mondo: 462 miliardi.
Valore delle esportazioni italiane verso la Ue: 260 miliardi.
Valore delle esportazioni italiane verso gli USA: 42 miliardi.
Quindi, le esportazioni italiane verso gli Usa rappresentano solo il 9% delle nostre esportazioni nel Mondo, mentre le esportazioni italiane verso la Ue ne rappresentano ben il 56%. La principale voce delle esportazioni italiane sono i macchinari, siamo, cioè, un Paese “metalmeccanico”. E’ di tutta evidenza che all’Italia conviene rimanere nella Ue.Fuori dalla Ue, l’Italia si troverebbe il muro dei dazi alzati dai Paesi europei, il cui valore sarebbe complessivamente superiore a quelli posti dagli Usa.Fuori dalla Ue, l’Italia si troverebbe schiacciata tra due colossi economici: quello americano e quello cinese, che rappresentano rispettivamente il 24% e il 16% del prodotto interno lordo mondiale. L’Italia con il suo 2,4% del Pil mondiale farebbe la fine del vaso di coccio tra quelli di ferro: una catastrofe per i cittadini italiani.Ricordiamo che il Pil complessivo della Ue è del 21%, secondo agli Usa e prima della Cina, e che, solo muovendoci come Ue, possiamo confrontarci con questi due giganti economici.Eppure, prima delle elezioni nazionali, Lega e M5s volevano uscire dalla Ue. Ora il M5s ci ha ripensato, la Lega, invece, ondeggia tra dichiarazioni favorevoli alla Ue la mattina, e quelle contrarie la sera. Sempre a caccia di voti.E’ necessario, quindi, proseguire nella integrazione europea, per arrivare alla stessa politica estera, fiscale e militare. Insomma, occorrono gli Stati Uniti d’Europa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il muro di Berlino 1989-2019: 30 anni che hanno cambiato l’Europa e il mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Milano 6 novembre 2019 dalle ore 10:00 alle 12:00, Sede del Parlamento Europeo – Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 61. Sono passati trent’anni da quello storico 9 novembre 1989. Da quel giorno ad oggi con la Caduta del Muro e dei Regimi Comunisti di mezza Europa, il mondo e’ cambiato. Ma cos’era il Muro che per quasi trent’anni dal 1961 divideva in due la Germania e l’Europa? Qual’è la storia e le conseguenze della sua caduta, che ha realmente causato la fine del Comunismo? Come vivono quei Paesi oggi e cos’ e’ cambiato per le società europee, internazionali, per il mondo ebraico e per Israele? Tra i tanti ospiti presenti anche Gianluca Marco COMAZZI – Consigliere Regione Lombardia ( Forza Italia) , Manfredi Palmeri Consigliere Regione Lombardia ( Energie per l’Italia) , Gianni Rubagotti membro del consiglio generale del Partito Radicale, che contribuiranno ad arricchire l’evento, con le loro riflessioni . Introduzione di Roberto Zadik (Giornalista e Conferenziere Sinagoga Beth Shlomo). Il calendario degli interventi è il seguente:
• On. Angelo CIOCCA ( Europarlamentare Lega ),
• Massimiliano BASTONI ( Consigliere Regione Lombardia Lega ),
• Luca CERESA ( Presidente Terre Ambrosiane ),
• Avv. Giampaolo BERNI FERRETTI (Presidente Ass. Milano Vapore e Vice-Capogruppo Forza Italia Municipio1 ),
• Avv. Mario CARNEVALE BARAGLIA ( Studioso storico delle dinamiche aristocratiche Europee ),
• Roberto JARACH ( Presidente Fondazione Memoriale Shoa ),
• Davide ROMANO ( Presidente ADI – Amici di Israele),
• Carmelo FERRARO (Presidente del Comitato M’Impegno e Presidente del Comitato Scientifico di Milano Vapore).
(By avvocato Giampaolo Giorgio Berni Ferretti)

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La scelta educativa in Italia e in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

Roma Giovedì 14 Novembre 2019 Ore 15.00/18.00 presso Sala Convegni USMI-CISM Via Zanardelli, 32 giornata di studio sulla scuola organizzato dall’USMI e dalla CISM con il patrocinio del Senato della Repubblica. Ore 14.45: Inizio dei lavori a cura di Madre Nicla SPEZZATI asc, per la Presidenza U.S.M.I Nazionale
PRIMA SESSIONE – INTERVENTI
Ore 15.00: Intervento del Presidente del Senato Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI
Ore 15.20: Intervento di Sua Em. Card. Gualtiero BASSETTI, Presidente C.E.I.
Ore 15.40: Intervento di Padre Luigi GAETANI ocd, Presidente C.I.S.M. Nazionale
Ore 16.00: Coffee Break
SECONDA SESSIONE – LAVORO IN ASSEMBLEA
Ore 16.30: Confronto con i componenti del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica presso la C.E.I., che hanno redatto il documento “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa” (2017)
Modera i lavori la giornalista Lorena BIANCHETTI
AGESC – Giancarlo FRARE (Presidente Nazionale)
CDO-FOE – Marco MASI (Presidente Nazionale)
CISM – Don Roberto DAL MOLIN (Delegato scuola nel Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica)
CONFAP – Suor Lauretta VALENTE (delegata CONFAP nel Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica)
FIDAE – Virginia KALADICH (Presidente Nazionale)
FISM – Luigi MORGANO (Segretario Generale)
Ore 17.30: Conclusioni e Prospettive di Lavoro a cura di sr Anna Monia ALFIERI, im
(Delegata U.S.M.I. Nazionale nel Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica)

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“Battuta in Europa la sinistra immigrazionista e filo-Ong”

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

“Il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione che voleva impegnare gli Stati membri a tenere sempre e comunque i porti aperti. Anche grazie a FdI, le forze di centrodestra si sono compattate e hanno votato insieme per impedire l’approvazione di questo pericolissimo documento». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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La trentatreesima edizione di Eurovisioni: “sovranità digitale e culturale” dell’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Un appello lanciato dai partecipanti alla giornata internazionale di Eurovisioni delle due giornate di dibattito all’Accademia di Francia a Roma, cosi come echeggiato dalle proiezioni di 4 fiction europee (Italia – RAI, Francia-France Télévisions, Germania-ZDF e Spagna-RTVE) presentate in anteprima a Palazzo Farnese ed a Villa Medici.Lo ha espresso con grande chiarezza nel suo intervento conclusivo di sabato Jean-Noel Tronc, Direttore Generale della SACEM (la SIAE francese), che – nel presentare il suo volume appena edito da Seuil in Francia (“Et si on recommençait par la culture?”) – ha invitato l’Europa, i suoi governanti ma anche i suoi cittadini, a preservare la propria identità culturale messa in pericolo dalla tempesta congiunta della trasformazione digitale e della globalizzazione.Lo stesso messaggio emerso dalla giornata internazionale, promossa insieme ad AGCOM, in cui il presidente Cardani, insieme al Presidente della RAI, Foa, al presidente dell’ERGA (le autorità di regolazione europee), ai rappresentanti del governo francese e dell’autorità di controllo francese (CSA) hanno tutti invitato i legislatori italiani in primis, e quelli degli altri paesi europei ad agire presto e bene.Principale fonte di preoccupazione di tutti gli oratori presenti (vedi programma) è la presenza delle piattaforme internet globali (tutte rigorosamente non europee: da Google a Facebook, da Twitter ad Amazon, da Netflix ad Alibaba) che hanno goduto fino ad oggi di condizioni di estremo favore. Grazie al loro status non europeo, infatti, hanno potuto beneficiare di tasse estremamente ridotte (in media del 3% sui loro profitti contro il 45% imposto alle imprese italiane e francesi), del non rispetto delle regole sulla privacy, del non assoggettamento alle regole europee in materia di quote di produzione e di contributi alla produzione nazionale. Numerose procedure di infrazione sono state aperte in diversi paesi europei ed alcune multe miliardarie sono state comminate sino ad oggi (ma nessuna o quasi risulta ancora pagata), mentre – a causa di questa concorrenza irregolare – il settore europeo dei media è da anni in crisi e sta procedendo a massicci licenziamenti, piani sociali e chiusure.Un rischio che si sta estendendo alche al settore della produzione cinematografica e televisiva, come denunciato dai rappresentanti delle imprese dei media presenti al dibattito: oltre alla già citata RAI; anche da Giuliano Berretta, di Oberon media e Presidente A.H. di Eutelsat; da France Télévisions e dal gruppo di imprese italiane rappresentate dalla Fondazione Technomedia (partner e sponsor di Eurovisioni 2019) e dai membri di Confindustria Radio e TV (Mediaset, La 7, emittenti locali).La sfida e l’invito urgente ai Governi ed ai parlamenti di Italia e Francia è quella di trasformare subito le numerose direttive e raccomandazioni europee approvate nell’ultimo anno a Bruxelles in leggi nazionali coerenti e armonizzate: dalla revisione della direttiva “Tv senza frontiere” (oggi chiamata Servizi Media Audiovisivi) alla Direttiva sul Diritto d’autore su Internet alle raccomandazioni in materia di lotta alla disinformazione.I tempi sono stretti (la direttiva SMA – Servizi media audiovisivi deve essere convertita in legge entro settembre 2020, quella sul diritto d’autore entro giugno 2020) e la strada si annuncia tutta in salita. Lo ha spiegato bene il rappresentante del governo francese, Jean Baptiste Gourdin, che ha denunciato la pressione esercitata da Google la scorsa settimana. Non appena il governo francese ha anticipato in legge l’obbligo per le piattaforme commerciali di pagare delle royalties ai giornali francesi per l’utilizzo dei loro titoli, Google ha subito annunciato che non intende pagare le somme dovute e che preferisce ,invece, sospendere la pubblicazione dei titoli dei giornali francesi sul suo motore di ricerca. La querelle probabilmente finirà in tribunale, ma – come ha sottolineato Michel Boyon – presidente di Eurovisioni nel suo intervento di chiusura – tutto dipende da quanto faranno gli altri paesi europei. “Se tutti i paesi adotteranno la direttiva europea introducendo questo obbligo nelle leggi nazionali quanto prima – ha dichiarato – allora anche le piattaforme Internet non avranno altra scelta che adeguarsi. Se, invece, qualche paese UE adotterà delle leggi meno chiare e più “morbide”, allora il rischio che comportamenti di questo tipo si estendano, diventerà assai alto”.Un esempio assai chiaro di cosa intendesse dire Jean Noel Tronc nel suo discorso citato in apertura, con l’invito a “ristabilire la sovranità culturale europea”.

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Europa e Spagna: La improbabile indipendenza della Catalogna

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Torna la cronaca e quindi l’argomento. Ci riferiamo alle manifestazioni di protesta a Barcellona (Catalogna, Spagna), dopo che la Corte Suprema spagnola ha condannato, per sedizione e appropriazione indebita, 13 indipendentisti catalani, tra i quali l’ex presidente del governo catalano.La Catalogna è una regione trainante dell’economia spagnola, ha 7,5 milioni di abitanti rispetto ai 46,7 della Spagna, produce il 20% del PIL nazionale ma ha un debito del 30% dello stesso PIL, pari a 57 miliardi di euro.Vediamo cosa succederebbe se la Catalogna si staccasse dalla Spagna per diventare stato indipendente:
1. uscita dalla Unione europea e dall’euro che comporta la perdita della rete di sicurezza della BCE per la liquidità alle banche, il che vuol dire che eventuali crisi finanziarie sarebbero a totale carico della Catalogna;
2. perdita dei quattro Fondi strutturali e di investimento europei: il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), il Fondo europeo per marittimi e la pesca (FEMP) e altri interventi della Banca europea per gli investimenti (BEI);
3. uscita dall’area europea di libero scambio e da analoghi accordi internazionali della Ue e l’imposizione di barriere doganali;
4. riduzione degli investimenti esteri, fuga dei capitali e delocalizzazione degli impianti in aree più convenienti;
5. maggiori oneri derivanti dall’organizzazione di un nuovo Stato.
Sono tutte premesse per una crisi economica, finanziaria e sociale.Si potrebbe sostenere che l’indipendenza vale il prezzo da pagare ma, a parte gli emuli di Leopold von Sacher-Masoch (1836-1895), lo scrittore austriaco da cui deriva il termine masochismo, occorre ricordare che chi viola la legge è soggetto alle relative sanzioni. Vale in tutti i sistemi democratici, compresa la Spagna, dove non ci risulta che ci sia un regime dittatoriale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Meccanismo per collegare l’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 ottobre 2019

La Commissione europea ha pubblicato un invito per un valore di 1,4 miliardi di euro per sostenere progetti fondamentali nel settore dei trasporti mediante il meccanismo per collegare l’Europa (CEF), il principale strumento di finanziamento dell’UE per le reti di infrastrutture. L’investimento aiuterà a costruire i collegamenti mancanti in tutto il continente, concentrandosi al tempo stesso sui modi di trasporto sostenibili. Violeta Bulc, Commissaria responsabile dei Trasporti, ha dichiarato: “Per accelerare la decarbonizzazione e contribuire a completare la rete transeuropea di trasporto stiamo sfruttando tutte le risorse messe a disposizione dal meccanismo per collegare l’Europa. Questi investimenti promuoveranno la mobilità intelligente e sostenibile e permetteranno di collegare meglio i cittadini in tutta l’Europa”.
La scadenza per presentare le candidature è il 26 febbraio 2020. Il 7 novembre 2019 si terrà una giornata informativa virtuale Il meccanismo per connettere l’Europa (CEF) è lo strumento di finanziamento dell’UE per gli investimenti strategici nelle infrastrutture per i trasporti, l’energia e il settore digitale.

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Stati Uniti d’Europa, Bolzano e giochi senza frontiere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

“Giochi senza frontiere” è lo spettacolo a cui ci ha invitato l’amministrazione della Provincia di Bolzano con la sua decisione di cancellare dai suoi documenti la dizione “Alto Adige”, lasciando solo quella di Sud Tirolo (in tedesco, ovviamente: Südtirol). Comprensibili (dal loro punto di vista) le reazioni di alcune destre italiane, così come comprensibile la reazione del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, che ha ricordato la Costituzione, etc etc.. Così come comprensibili le reazioni di quelli che hanno ricordato che lo statuto di autonomia di quella Provincia (leggi: vantaggi economici) che rende un orpello la loro Regione, ha un costo di italianità anche nel lessico. Sembra che gli amministratori bolzanini ci stiano ripensando… vedremo come andrà a finire.
A questo punto, visto che le azioni di riflesso fanno parte del genere umano, ci aspettiamo le iniziative della Valle d’Aosta e, perché no, i paesini calabresi in cui si parla albanese… ammesso che vogliano unirsi all’Albania… e poi, spostandosi oltre gli attuali confini, non dimentichiamo Nizza e l’Istria. Se valdostani e albanesi di Calabria non ci avessero pensato, glielo consigliamo: sai quanto scrivere e parlare ne verrà fuori… e, gira gira, qualche vantaggio ne trarranno. Ci sarebbero anche i sardi e – forse, visto che storicamente hanno molto meno manifestato intenzioni indipendentiste – anche i siciliani… ma quelle di queste isole ci sembrano storie molto diverse rispetto ai miasmi causati dalle decisioni dell’amministrazione di Bolzano.
Fatti e notizie del genere sono importanti perché servono a farci ricordare la nostra natura di Nazione Italia: un controsenso con alcune forzature geografiche, conseguenze di questa o quell’altra guerra dei secoli passati. Certamente i corsi storici hanno tempi molto più lunghi delle nostre vite individuali, e se cento o duecento anni (grossomodo il periodo in cui queste unioni o separazioni territoriali più o meno forzate di cui parliamo hanno avuto luogo) per noi viventi e scriventi ci sembrano eterni visto che ci transitano alcune generazioni, per quella che diventerà materia di studio storico dei nostri prossimi nipoti, è “robuccia”.
Ma è bene tener presente che c’è stato un evento storico che ha marcato e sta marcando tutto un lungo periodo non tanto lontano in cui italici, francesi, tedeschi, etc si scannavano tra di loro per un pezzo di terra e magari poi facevano pace scambiandosi qualche principessa tra figlioli: è l’Unione Europea. Un continente (con ancora alcune defaillance… ma la Svizzera…) che fino a pochi decenni fa aveva regni e popoli che si ammazzavano gli uni con gli altri, e che oggi, dopo l’Unione è tra le prime potenze economiche del Pianeta. Appunto: economiche. Ché per essere anche una potenza politica, al momento si batte ancora il passo. Ed è forse questo uno dei motivi che spinge gli amministratori di Bolzano ad indire questa sorta di “giochi senza frontiere”.
Noi futurologi ci immaginiamo una Federazione tipo “Stati Uniti d’Europa”, dove sortite come quella bolzanina verrebbero trattate come in California si fa per gli indipendentisti che vorrebbero quello Stato fuori della Nazione Usa. E altrettanto per quelli del Texas… e forse ce ne siamo persi qualcun altro. C’è un nome a tutto questo: cultura e folklore. Due manifestazioni del genere umano che hanno ogni legittimità di esistere, manifestarsi e, perché no, provare anche a diventare istituzione… non possiamo dimenticare quando, sempre in America del Nord, gli indipendentisti del Québec fecero un referendum per abbandonare il Canada… perso clamorosamente, per fortuna anche di quegli indipendentisti…
La nostra “futurologia” per ora batte il passo. Basti pensare alle vicende della Catalogna della penisola iberica, dove è notizia di questi giorni che si continuano a mettere in galera gli indipendentisti e che questi ultimi non si danno pace nonostante le batoste democratiche che hanno collezionato.
E quindi non ci stupiamo più di tanto per quanto accade “al di sopra del fiume Adige” o “a sud della regione austriaca del Tirolo”. Ci stupisce, ma non ci rassegniamo, continuando ad alimentare il desiderio che il tutto possa essere ben presto relegato a cultura e folklore. Sperando che un domani se, per esempio, alcuni operatori di marketing genovesi volessero far risorgere la serenissima repubblica, non dovrebbero sottostare alle minacce di anticostituzionalità del ministro italiano degli Affari Regionali, ma solo lanciare una nuova versione di giochi senza frontiere. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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«No all’ingresso della Turchia in Europa: Pd e M5S si dicono favorevoli all’ingresso

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Fratelli d’Italia  ha chiesto al governo Conte di assumersi un impegno chiaro per rispondere con fermezza alla guerra di aggressione promossa dalla Turchia contro la Siria e i curdi: chiedere al prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre di bloccare, definitivamente, il negoziato di adesione di Ankara alla UE. Nonostante i proclami del ministro Di Maio, Pd e M5S hanno bocciato la nostra risoluzione e hanno ribadito la loro sottomissione al sultano Erdogan. Vergognoso». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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