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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

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Regime forfetario e sistemi equivalenti in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

Fra le misure inserite nel Documento di economia e finanza (Def) al centro del dibattito nazionale c’è l’introduzione dal 2019 della flat tax con un’aliquota ridotta al 15% per l’imposta sui redditi di impresa corrispondenti agli utili destinati all’acquisto di beni strumentali e alle nuove assunzioni. Il Governo sta pensando anche di estendere l’aliquota al regime forfetario delle Partite Iva con un volume d’affari fino a 65mila euro. Ma come funziona il regime contabile forfetario attuale? E in Europa ci sono esperienze imitabili? A queste domande risponde la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con l’approfondimento del 12 ottobre 2018, in cui analizza la disciplina italiana comparandola ai sistemi di tassazione vigenti in altri Paesi europei (Francia, Irlanda, Russia, Romania, Ungheria, Bulgaria), che applicano la flat tax o, in alcuni casi, metodologie forfetarie di determinazione del reddito comparabili al c.d. regime forfetario italiano.La disciplina italiana prevede un’aliquota ordinaria del 15% sul reddito determinato forfetariamente se non si conseguono ricavi o compensi eccedenti i limiti individuati in funzione dell’attività svolta, che oscillano tra 25.000 e 50.000 euro. Considerati i vantaggi in termini di semplificazione offerti dal regime forfetario ai contribuenti, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, nel corso delle audizioni parlamentari, ha proposto di allineare il regime con gli istituti esistenti negli Stati europei analizzati nell’approfondimento, innalzando le soglie dei ricavi e dei compensi che ne consentono l’applicazione e modificando i relativi coefficienti di redditività.

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Quale Europa di fronte al Mediterraneo che cambia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

Perugia venerdì 12 ottobre, ore 9.30 palazzo Gallenga, [aula magna] A questo interrogativo risponderanno i numerosi studiosi che si sono dati appuntmento a Perugia. Il Mediterraneo come spazio di rapporti tra Europa ed Africa sarà il tema di un convegno internazionale promosso dall’Università per Stranieri di Perugia in collaborazione con ODIMED, il prestigioso osservatorio internazionale, fondato dal prof. Guido Alpa, che si occupa di tutela di diritti umani in area mediterranea. Giuristi ed economisti, provenienti da varie realtà accademiche ed autorevoli membri di organizzazioni internazionali, affronteranno un’impegnativa agenda di lavoro, con particolare riferimento alle politiche europee dirette a valorizzare la centralità del Mediterraneo.

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Diamo uno schiaffo all’Europa: no pareggio di bilancio e referendum trattati europei

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 ottobre 2018

Firmare le leggi di iniziativa popolare per cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione e per introdurre nella Costituzione il referendum di indirizzo sui trattati europei.
È del tutto evidente che i nodi sono venuti al pettine: la Commissione Europea, attraverso i suoi più autorevoli esponenti, dal Presidente ai vari Commissari non appena ricevuto notizie riguardanti le novità contenute nella Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) decisa dal Governo italiano, è immediatamente intervenuta.Sono state rilasciate dichiarazioni incisive e gravi, addirittura minacciando di utilizzare per l’Italia lo stesso trattamento riservato alla Grecia, stigmatizzando la mancata osservanza dell’obbligo del rispetto delle regole e cioè il pareggio di bilancio, il rispetto del tetto del deficit /Pil, il rientro dal debito.Richiamando quindi con la massima determinazione il rispetto del famoso Accordo Fiscale (Fiscal Compact) che altro non è che un pacchetto di misure coercitive riguardanti l’uso delle risorse di ogni paese.Il Fiscal Compact è stato deciso dalla Commissione Europea nel marzo del 2012 e i Paesi aderenti alla UE avrebbero dovuto recepire l’Accordo trasformandolo in leggi dello stato entro i 5 anni successivi.In Italia, nel maggio 2012 a soli due mesi dall’approvazione da parte della UE, il Governo Monti decide di recepire questa norma utilizzando la forma della Legge Costituzionale, andando ben oltre le indicazioni che la stessa Commissione Europea aveva dato: il famigerato articolo 81 – l’obbligo del pareggio di bilancio – della Costituzione riscritto secondo le regole imposte dall’Unione Europea.Di conseguenza dal 2012 nella nostra Costituzione vige questo obbligo non solo a livello centrale ma anche per gli Enti Territoriali, Comuni, Province e Regioni.
Il pareggio di bilancio nei fatti sta producendo solo politiche antipopolari, disoccupazione, nessuna disponibilità di risorse per strutture necessarie come ospedali, scuole, strade, o quelle per il sostegno al reddito come ad esempio gli assegni familiari, la disoccupazione involontaria o le invalidità.Insomma l’obbligo del pareggio di bilancio impedisce concretamente l’attuazione dei diritti sociali contenuti nella Costituzione come quello alla salute, a una pensione dignitosa e pubblica, alla gratuità dell’istruzione o quello alla tutela della sicurezza e della salute per i lavoratori.Usb, con Eurostop, ha deciso di depositare presso la Corte di Cassazione il testo di una Legge di Iniziativa Popolare per la cancellazione dell’articolo 81 dalla Costituzione – il pareggio di bilancio- e un altro testo di legge per introdurre nella Costituzione italiana il referendum di indirizzo sui trattati dell’Unione Europea perché anche in Italia i cittadini possano dire la loro come accade in altri paesi europei: la democrazia o è praticata oppure non è! Vogliamo raccogliere 50.000 firme e consegnarle alla Camera e al Senato che tra l’altro per il Regolamento di cui si è dotato ha l’obbligo di discutere le leggi di iniziativa popolare entro i tre mesi successivi al deposito. Usb è presente per la campagna raccolta firme nelle principali città italiane.

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“In questi anni l’Italia ne ha subite di cotte e di crude dall’Europa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

“Gli insulti di Macron sono solo l’ultimo degli attacchi pretestuosi rispetto a quanto detto già dagli eurocrati nei nostri confronti. Per uscire dall’angolo senza drammatizzare ritengo che ogni tanto una stoccata a chi ci insulta o minaccia. Serve a far capire che non abbiamo più voglia di essere sottomessi. L’Europa non può fare a meno dell’Italia e da tempo è in corso una guerra di conquista che non si materializza con l’invasione dei confini da parte dei carri armati, ma attraverso l’Opa franco-tedesca sulle nostre aziende in difficoltà, anche sugli asset strategici. Alcuni Stati fondatori puntano a marginalizzare e dominare l’Italia sul piano sia politico che economico. Per far cessare l’attuale status di sudditanza e recuperare autorevolezza e sovranità si deve reagire alle provocazioni. Le dichiarazioni di Moscovici o di Jünker non sono solo di cattivo gusto, ma rappresentano una minaccia perché condizionano i mercati. Punzecchiarli con battute feroci non sarà elegante per i funghetti della diplomazia, ma è legittima difesa”. E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenuto come ospite a ‘Coffee Break’ su La7.

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Diritti umani: confronto con l’Europa e il ruolo dei cattolici

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

Perugia venerdì 28 settembre alle ore 16.30 nella sala della dottorato del chiostro della cattedrale di San Lorenzo nell’ambito della presentazione del numero del secondo trimestre della rivista dell’Azione cattolica Dialoghi, promossa dall’AINC, associazione italiana dei notai cattolici presieduta da Roberto Dante Cogliandro che introdurrà l’iniziativa.
Il dovere di pensare, Francesco e i diritti umani, un futuro incollato al presente sono solo alcuni dei temi trattati. “C’è un’Italia da ricucire, c’è una politica che ha bisogno di ritrovare la maiuscola, c’è un laicato cattolico che ha fatto la storia d’Italia chiamato oggi ad impegnarsi di più nella costruzione di ciò che chiamiamo bene comune”. Un’attenzione ben presente all’Azione Cattolica che attraverso la sua rivista culturale ripropone alcuni contenuti emersi in occasione del 18º convegno Bachelet. Occorre continuare la riflessione sul ruolo e la responsabilità storica che i cattolici hanno in quanto cittadini della Repubblica con l’intento di tenere accesa la luce del confronto culturale sul quadro politico nazionale ed europeo a volte dalle tinte preoccuparti che al di là delle apparenze rischia di essere poco attento ai problemi e alle persone. Dialoghi intende dunque rappresentare uno spazio per ricominciare a pensare, pensare criticamente, a pensare insieme. L’iniziativa, dopo l’introduzione di Roberto Dante Cogliandro vedrà gli interventi del giornalista Alessandro Campi, il notaio Elisabetta Carbonari, il presidente dell’Istituto Serafico di Assisi Francesca Di Maolo, il consigliere di Stato Stefano Fantini, il vescovo di Perugia Paolo Giulietti, la giornalista Donatella Miliani, il direttore di Rai Vaticano Massimo Milone e il professore per Giorgio Sensi.

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Libro: La strana morte dell’Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

E’ la storia di un continente e di una cultura colti nell’atto del suicidio. Il calo dei tassi di natalità, l’immigrazione di massa e la coltivata auto-sfiducia e odio verso se stessi si sono uniti per rendere gli europei incapaci di resistere alla loro completa alterazione come società. Questa non è solo un’analisi delle realtà demografiche e politiche, è anche una testimonianza oculare di un continente in modalità autodistruzione. Include articoli basati sui viaggi in tutto il continente, dai luoghi in cui i migranti atterrano ai luoghi in cui finiscono, passando dalle persone che fingono di volere che vadano in strutture che non possono accettarli. Murray fa un passo indietro e guarda ai problemi più grandi e più profondi che si celano dietro la possibile scomparsa di un continente: dal clima di paura scaturito dalla moltitudine di attacchi terroristici di massa alla costante erosione delle nostre libertà. Il libro affronta il deludente fallimento del multiculturalismo, le problematiche legate alla migrazione e alla mancanza di rimpatrio. Murray viaggia a Berlino, Parigi, Lampedusa, in Scandinavia e in Grecia, per svelare il malessere nel cuore stesso della cultura europea e per ascoltare le storie di coloro che sono arrivati in Europa da molto lontano. Questo libro forte e incisivo si conclude con due visioni per una nuova Europa – una speranzosa, una pessimistica – che dipingono un’immagine dell’Europa in crisi e offrono una scelta su cosa, se non altro, possiamo fare dopo. Ma forse Spengler aveva ragione: «le civiltà nascono, prosperano brevemente, decadono e muoiono».
DOUGLAS MURRAY (nato il 16 luglio 1979) è un autore, giornalista e commentatore politico britannico. È editor dello Spectator e scrive frequentemente per una varietà di altre riviste, tra cui il Sunday Times, lo Standpoint e il Wall Street Journal. Ha tenuto conferenze sia nel parlamento britannico che in quello europeo e nella Casa Bianca. (Neri Pozza editore)

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Conferenza stampa di presentazione di “Seminari di Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Parma mercoledì 26 settembre alle 11.30 nella Sala del Consiglio della Sede Centrale dell’Ateneo (via Università 12).Interverranno il Rettore Paolo Andrei, un rappresentante del Comune di Parma, il Dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Parma e Piacenza Maurizio Bocedi, il Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC Diego Saglia, la Direttrice del Centro Univer­sitario per la Cooperazione Internazionale – CUCI Nadia Monacelli e il coordinatore del progetto Alessandro Pagliara, docente del Dipartimento DUSIC e Vice Direttore del CUCI.L’iniziativa è organizzata dall’Università di Parma (Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC, Unità di Storia e di Lingue, e Centro Univer­sitario per la Cooperazione Internazionale – CUCI) con il Comune di Parma (Assessorato alla Cultura), ed è frutto della collaborazione con la Giunta Centrale per gli Studi Storici di Roma, l’Ufficio Scola­stico provinciale di Parma e Piacenza, la Fondazione Collegio Europeo, la Scuola per l’Europa, il Liceo scientifico “Marconi” e il Polo Scolastico Agro-Industriale di Parma.

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I 10 mercatini di Natale più belli d’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 settembre 2018

Un’atmosfera unica invade le città di tutta Europa durante il periodo dell’Avvento e dei mercatini di Natale, dove sembra di vivere in una fiaba. Luci soffuse che colorano le vie della città, il profumo di vin brulè, delle caldarroste e lo spirito di festa. Una tradizione nata in Germania nel 1434 che con il suo fascino ha conquistato tutta Europa, rendendo questo momento dell’anno ancora più speciale. Quali sono i mercatini di Natale da non perdere? holidayguru.it ha stilato una lista dei mercatini più belli e popolari d’Europa.
1. Dresda, Germania. Uno dei mercatini di Natale più famosi è lo Streizelmarkt di Dresda. Il mercato di Dresda è il mercatino di Natale più antico al mondo con la sua prima edizione datata 1434. Durante il periodo dell’Avvento più di 250 espositori animano e colorano la città con le tradizionali bancarelle dai tetti rossi. Assolutamente da non perdere è il Festival dello Stollen, tipico pane natalizio con canditi e frutta secca. A Dresda si può ammirare la piramide a gradoni più grande del mondo, entrata nel Guinness dei primati con le sue 42 figure e un’altezza di 14,6 metri. Quest’anno i mercatini di Dresda accolgono i visitatori dal 28 novembre al 24 dicembre.
2. Norimberga, Germania. Il Christkindlesmarkt di Norimberga è uno dei mercatini di Natale più tipici e per questo è tanto amato dai turisti. Ogni anno, circa due milioni di visitatori da tutto il mondo si recano in pellegrinaggio nella città bavarese per vivere l’atmosfera unica del Natale. Oltre alle numerose bancarelle con le tradizionali decorazioni natalizie e il delizioso pan di zenzero, qui c’è anche un colorato programma di spettacoli ed eventi dedicati anche ai bambini. Dal 30 novembre al 24 dicembre potrai visitare i magici mercatini di Norimberga.
3. Monaco di Baviera, Germania. A Marienplatz, la piazza principale di Monaco di Baviera, si trova il più grande mercatino di Natale con i suoi 20.000 mq di superficie. Di fronte al municipio si può ammirare il maestoso albero di Natale alto 30 metri e splendidamente decorato con 2500 luci colorate. Ogni anno l’albero viene donato da un paese straniero il quale può allestire le sue bancarelle nella piazza più frequentata dai turisti. Qui, dal 27 novembre al 24 dicembre, si possono trovare oggetti intagliati a mano, presepi, tessuti lavorati artigianalmente e prodotti tipici.
4. Colmar, Francia Il mercatino di Natale a Colmar è senza dubbio uno dei mercatini di Natale più belli di tutta la Francia. Le piccole bancarelle nella città vecchia offrono deliziose specialità alsaziane e bellissime decorazioni natalizie. Soprattutto la sera si può assaporare l’atmosfera unica creata dalle luci di Natale, dagli addobbi e dai festoni che decorano la città. Se vuoi vivere la magia del Natale a Colmar, puoi travere i mercatini dal 23 novembre al 30 dicembre.
5. Strasburgo, Francia Insieme al mercatino di Dresda e di Norimberga, il mercatino di Natale di Strasburgo è uno dei più antichi d’Europa. I primi documenti che attestano la sua presenza risalgono al 1570! Quest’anno potrai vivere l’autentica magia del Natale tra le bancarelle del mercatino più antico della Francia dal 24 novembre al 30 dicembre. Il centro della città è interamente addobbato con luminarie, decorazioni tradizionali e l’albero di Natale a Broglieplatz offre un’atmosfera festosa.
6. Bruxelles, Belgio Il mercato di Natale Plaisir d’Hiver nel centro di Bruxelles è probabilmente il più bello di tutto il Belgio. Copre un totale di oltre due chilometri e offre più di 200 stand. Un’occasione perfetta per andare a caccia di regali, per una serata intima o per festeggiare con amici! Oltre ad ammirare la città in festa dalla bellissima ruota panoramica, puoi divertirti a pattinare sulla pista di ghiaccio o lasciarti rapire dallo spettacolo di suoni e luci. Con stand di oltre 20 nazioni e culture, il mercatino di Bruxelles è probabilmente il più multiculturale d’Europa. Tra il 30 novembre e il 06 gennaio potrai vivere la magia dei mercatini di Natale nella capitale belga.
7. Vienna, Austria la città del Danubio Blu, dal 24 novembre al 26 dicembre s’illumina di migliaia di luci e l’aria profuma di biscotti e vin brulè. In questo periodo dell’anno 150 tipiche bancarelle vengono allestite nella Piazza del Municipio. Tra il Museo delle Belle Arti e il Museo di Storia Naturale si trova Il Villaggio di Natale di Maria-Theresien-platz e se cercate oggetti d’artigianato tipico questo è il posto giusto. Altro evento imperdibile per il Natale viennese è il mercatino di Natale nel cortile interno del Castello di Schönbrunn. Un vero spettacolo!
8. Merano, Italia In Italia una delle città più gettonate per un weekend a caccia di regali tra i mercatini di Natale è Merano. La città altoatesina, dal 23 novembre al 06 gennaio, organizza lungo la passeggiata sul fiume Passirio dei mercatini in tipico stile tirolese, dove il legno e la cucina tradizionale sono elementi caratteristici. Se poi si abbina un soggiorno alle rinomate terme, Merano è la meta perfetta per una fuga d’inverno all’insegna della tradizione e del benessere.
9. Praga, Repubblica Ceca Anche il mercatino di Praga vanta una lunga tradizione e attira ogni anno molti visitatori. In particolare il grande mercato nella Piazza Vecchia è molto suggestivo. Qui potrai passeggiare tra bancarelle di prodotti gastronomici locali, oggetti realizzati a mano e giochi per bambini accompagnati dalle canzoni di Natale suonate dal vivo. Nelle vicinanze, presso la famosa Piazza Venceslao c’è un altro mercatino di Natale che merita una visita. Entrambi sono aperti dal 01 dicembre al 06 gennaio.
10. Lucerna, Svizzera In Svizzera, uno dei mercatini di Natale tra i più tipici e più amati dai turisti è quello di Lucerna. Dal 24 novembre al 24 dicembre la cittadina che sorge tra montagne innevate e l’omonimo lago si addobba per le feste. Dalla stazione fino alla piazza principale, passando per le viette del centro città, i mille colori degli addobbi e il profumo delle specialità natalizie ti guideranno tra le tipiche bancarelle. Al calar del sole non perdere lo spettacolo delle luci che si riflettono sull’acqua, davvero emozionante.

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ATREJU: Europa contro Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

Roma dal 21 al 23 settembre 2018 Isola Tiberina il tradizionale appuntamento con ATREJU, la storica manifestazione nata nel 1997 nell’alveo della destra italiana e giunta quest’anno alla sua 21esima edizione. La manifestazione prende il nome da Atreju, il protagonista del romanzo “La Storia infinita” di Michael Ende che combatte contro le forze del Nulla: un nemico subdolo che attacca il futuro, ne consuma le energie migliori, privandolo di valori e di speranze.
“EUROPA CONTRO EUROPA”: questo è il titolo e tema centrale dell’edizione 2018. L’obiettivo è raccontare due visioni dell’Unione Europea: da una parte l’Europa tecnocratica ed elitaria, dominata dalla finanza e dagli interessi delle lobby; dall’altra l’Europa dei popoli delle Nazioni, che mette al centro l’identità e la sovranità.
Due visioni rappresentate nel manifesto della kermesse nel quale si confrontano due skyline: in alto lo skyline con i profili stilizzati della Basilica di San Pietro, di una torre tipica dei borghi medievali, della colonna con la Vittoria alata presente in alcune capitali europee, di un Arco di trionfo, di una chiesa e di un anfiteatro classico; in basso lo skyline degli edifici moderni che ospitano le Istituzioni europee a Bruxelles, Strasburgo e Francoforte. Una netta contrapposizione che viene ripresa anche nei simboli inseriti all’interno delle parole “Europa”: in alto il capitello classico e il rosone di una chiesa; in basso il simbolo dell’Euro e la bandiera della UE.
Simbolica anche la scelta della location: l’Isola Tiberina, al centro di quel fiume Tevere che ha dato i natali alla Città Eterna, e sulla quale sorge la Basilica di San Bartolomeo, santuario dei nuovi martiri cristiani e testimoni della fede del XX e XXI secolo.
L’edizione di quest’anno assume un significato particolare alla luce dell’imminente tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, che si svolgerà nella primavera 2019. Atreju sarà l’occasione per aprire una stagione politica decisiva per il futuro dell’Europa e del ruolo dell’Italia nello scenario del Vecchio Continente.
L’Isola Tiberina è, inoltre, la location ideale per ospitare le tante anime di Atreju: dibattiti politici, mostre, presentazioni di libri, tavoli tematici, concerti e spettacoli di musica, stand enogastronomici e aree degustazione con i prodotti tipici regionali italiani. I diversi spazi del villaggio riprendono il filo conduttore della manifestazione e sono intitolate ad alcuni grandi personaggi della storia europea e mondiale: il re di Sparta Leonida; il primo Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo Magno; la principessa e legislatrice della Sardegna medievale Eleonora d’Arborea; il patriota cecoslovacco e martire per la libertà Jan Palach; il premio Nobel per la letteratura e dissidente sovietico Aleksandr Isaevič Solženicyn.
I numeri dell’edizione 2018: 3 giorni di manifestazione, un villaggio di 6000 mq, oltre 70 tra ospiti e relatori, 5 presentazioni di libri, 3 premi, 3 mostre, oltre 200 volontari provenienti da ogni parte d’Italia, 10 stand politici e culturali, 6 aree ristoro.

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Benessere dei cittadini: l’Italia si piazza trentesima

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

L’Italia oltre la metà nella classifica per il benessere dei cittadini ma si piazza con rendimenti inferiori all’Europa per l’occupazione. Mentre Norvegia, Svizzera e Islanda sono i primi paesi al mondo per il benessere dei cittadini: sono i paesi più efficienti nel trasformare il reddito in benessere. È quanto risulta da uno studio di The Boston Consulting Group, secondo il quale c’è un ”intreccio virtuoso fra benessere e crescita economica”. La classifica è stilata in base all’indicatore Sustanaible Economic Development Assessment (Seda), lanciato da The Boston Consulting Group nel 2007 e che misura il benessere dei cittadini in 152 paesi. Il Seda analizza per ogni paese 40 indicatori, per i quali assegna un punteggio ogni anno. Un punteggio che viene rapportato con il reddito nazionale lordo pro capite: questo è il coefficiente Seda di conversione della ricchezza in benessere. Per quanto riguarda l’Italia che si piazza in 30ma posizione, si segnalano una buona performance soprattutto miglioramenti nella stabilità economica e nella sanità, mentre i punti più deboli riguardano i rendimenti inferiori all’Europa per l’occupazione. Nella classifica stilata su 152 paesi, si evidenzia la dominanza dei paesi nordici (oltre a Norvegia e Islanda, la Danimarca è al 5 posto, la Svezia al 6 e la Finlandia all’8). Tra i paesi vicini all’Italia, la Svizzera vanta un secondo posto per una buona performance soprattutto in tema di governance, infrastrutture, stabilità economica e società civile, mentre i punti più deboli riguardano l’ambiente e l’educazione, l’Austria il 9° posto, la Germania il 12mo, la Francia il 20mo, mentre l’Italia si piazza in 30ma posizione. USA, Giappone e Gran Bretagna sono rispettivamente al 17mo, 18mo e 19mo posto, mentre fanalini di coda Sono Haiti (149), Yemen (150), Chad (151) e Repubblica Centrafricana (152). Lo studio, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, mette in evidenza come migliorare il benessere dei cittadini non è in conflitto con l’obiettivo di rafforzare la crescita economica di una paese. I risultati non lasciano adito a dubbi: ”negli ultimi dieci anni, afferma The Boston Consulting , i paesi con coefficienti Seda più alto, cioè quelli più efficienti nella trasformazione del reddito in benessere, hanno visto una crescita economica più solida”. Ma, avverte il rapporto, alti livelli di reddito non determinano per forza alti livelli di benessere: e’ esemplificativo il caso degli Stati Uniti. Gli Usa, definiti una ‘global powerhouse, ovvero parte dei 25 paesi con la ricchezza maggiore o la popolazione più ampia, hanno un coefficiente Seda dello 0,91, più’ basso di quello della Svizzera che, anche se nella stessa fascia di reddito, vanta un 1,14. ”Cambiano le politiche, sono diversi gli esiti” mette in evidenza The Boston Consulting, che offre anche la sua ‘ricetta’. ”I settori più importanti su cui un governo non può transigere sono istruzione e occupazione. A questi va aggiunto anche quello delle infrastrutture, in particolare nel digitale. I paesi più in difficoltà dovranno dedicarsi allo sviluppo del settore salute.

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30°Seminario Europa Ciofs-Fp

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Roma, 19 – 20 settembre 2018 Hotel Villa Eur Parco dei Pini, P. le Marcellino Champagnat, 2 e sempre a Roma il 21 settembre 2018 Palazzo Valentini, Aula Consiliare “Giorgio Fregosi”, Via IV Novembre 119/a, XXX° Seminario Europa ideato ed organizzato dal Ciofs-Fp (Centro italiano Opere Femminili Salesiane-Formazione Professionale) e da Forma (Associazione Nazionale enti di formazione professionale) è la più importante e longeva iniziativa di informazione e confronto sulla formazione professionale e occupazione giovanile in Italia.La preparazione ai mestieri necessita di concretezza e vicinanza ai territori, alle esigenze della produttività che nascono e si evolvono velocemente; per questo il tema scelto per l’edizione 2018 vuole metter a fuoco quali sono le miglior scelte possibili per rendere fluido e veloce il tandem centri di formazione e imprese.
Aprirà i lavori il mercoledì 19 settembre il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, seguiranno i contributi degli esperti per illustrare l’attuale organizzazione del sistema di reti tra formatori e aziende. Il Seminario Europa nella sua storia ha sempre ampliato gli orizzonti collaborando e ospitando delegati di altri paesi: il 20 settembre Mara Brugia, Direttore CEDEFOP, l’organo comunitario che promuove la formazione ai mestieri e le occupazionali giovanile, farà un intervento centrato sull’imprescindibilità di considerare il mondo produttivo lo stakeholder ei formatori e porterà ad esempio i modelli di governance efficaci adotti da altri paesi della CEE.
Spunti, suggerimenti, osservazioni case history che accenderanno il dibattito conclusivo in una tavola rotonda a Palazzo Valentini, con la presentazione di questo nuovo progetto di filiera pensato con il mondo produttivo e illustrato al Sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Claudio Durigon. Saranno presenti l’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) con il presidente Maurizio Del Conte, l’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) con il direttore Generale Paola Nicastro, numerose rappresentanze di Regioni italiane, CISL Scuola, insieme a Andrea Melchiorri per CONFINDUSTRIA, Confartigianato e Coldiretti.

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A Firenze la consegna del Premio Cittadino europeo 2018

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Firenze venerdì 21 settembre, dalle ore 10.30 alle ore 13.30, nella sede degli Archivi Storici dell’Unione Europea – Villa Salviati, Via Bolognese 156 cerimonia nazionale di consegna del Premio Cittadino europeo 2018. Tra le autorità presenti gli eurodeputati Brando Benifei e Remo Sernagiotto, il Vicesindaco del capoluogo toscano Cristina Giachi, il Sindaco di Fiesole Anna Ravoni, il Direttore dell’Ufficio in Italia del Parlamento europeo Valeria Fiore, il capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea Beatrice Covassi e il Segretario generale dell’Istituto Universitario europeo Vincenzo Grassi. A scandire la cerimonia di premiazione gli interludi musicali del Quartetto Shaborùz.
Il “Premio Cittadino Europeo” è stato lanciato dal Parlamento europeo nel 2008 come riconoscimento per i cittadini, associazioni e organizzazioni che con le loro attività si sono distinti per l’eccezionale impegno nell’agevolare la cooperazione transfrontaliera o transnazionale nell’Unione europea, promuovendo una migliore comprensione reciproca e una maggiore integrazione tra gli abitanti degli stati membri. Il Premio è conferito anche per attività quotidiane che mettono in pratica i valori custoditi dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Per questa undicesima edizione sono cinquanta gli individui, le associazioni e le organizzazioni dei ventotto Stati membri ad aver ricevuto il riconoscimento a livello dell’intera UE, tra loro quattro italiani: Fondazione B.A.P. ONLUS, sostiene e promuove il Centro abilitativo per minori Francesco Faroni, rivolto a ragazzi e bambini affetti da disturbo dello spettro autistico. La dott.ssa Paola Scagnelli è primario di radiologia dell’ospedale di Lodi. Durante i suoi periodi di ferie svolge il suo operato di medico a Tabora (Tanzania) presso una casa famiglia gestita dalle suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata. Don Virginio Colmegna. Presidente della Casa della Carità ed ex direttore della Caritas Lombardia, è attivo sin dagli anni Ottanta come fondatore di comunità di accoglienza nel campo della sofferenza psichica e dei minori. Il prof. Antonio Silvio Calò, insegnante di storia e filosofia al liceo Canova di Treviso, da giugno del 2015 ospita nella sua abitazione sei immigrati africani.

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Orban. Ciriani (FdI): voto Pe conferma che esiste un’Europa contro un’altra Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

“L’assurdo voto con cui il Parlamento europeo oggi ha condannato le politiche contro l’immigrazione clandestina del presidente ungherese Viktor Orban, conferma quanto l’Unione europea sia distante dalla gente e dai problemi che affliggono il nostro tempo. Un organismo autoreferenziale, chiuso in un nominalismo di regole e codici senza anima”. Così il presidente di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, che questa mattina ha partecipato alla manifestazione di una delegazione dei parlamentari di Fratelli d’Italia per esprimere solidarietà al premier Orban e al popolo ungherese davanti all’Ambasciata a Roma, e che si è conclusa con l’incontro tra il presidente Giorgia Meloni e l’ambasciatore ungherese, Adam Zoltan Kovacs. “E’ evidente che ormai esistono due visioni di Europa: una dei burocrati e una dei popoli, e il voto di oggi risponde alla prima. Un’ Europa contro un’altra Europa, sempre più inconciliabili e di cui ne parleremo ad Atreju dal prossimo 21 settembre. Intanto come Fratelli d’Italia ribadiamo la nostra solidarietà ad Orban ed al popolo ungherese, a sostegno delle sue politiche, perché soltanto difendendo e controllando i confini esterni è possibile frenare l’immigrazione clandestina” conclude il senatore Ciriani.

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Europa: Sanzioni contro Orban è un grave errore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

“Forza Italia è un movimento profondamente europeista, però noi siamo abbastanza sorpresi dagli errori che l’Europa in questo momento sta facendo, dimostrando di non capire il sentimento popolare, di non sapere affrontare il tema dell’immigrazione. Si possono non condividere i toni della politica di Orban, ma in un momento in cui l’Europa è sotto accusa, in un momento in cui risulta lontana dai cittadini, e forse ha anche un deficit di democrazia, pensare di esprimere sanzioni nei confronti della politica di un leader che è stato eletto sulla base di quelle promesse e di quel posizionamento, è un grave errore ed è la prova di un’Europa che va cambiata”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo ad “Omnibus”, su La7.“Noi vogliamo affrontare le prossime elezioni europee essendo profondamente europeisti, sapendo che non bisogna uscire dall’euro né dall’Europa, ma il tema dell’immigrazione è forse l’unico che questo governo riesce ad affrontare con un tono diverso rispetto a chi governava prima, rispetto al Pd. Diamo atto a Salvini di avere cambiato passo in materia di immigrazione e di avere cercato di parlare un linguaggio compreso dalla gente”. “Berlusconi non è che voglia seguire Salvini, ma essendo un democratico convinto sa bene che Orban nel suo Paese sta portando avanti una politica condivisa dalla sua gente. Se cominciamo a pensare di rompere il rapporto tra chi governa e gli elettori commettiamo un grave errore: non è così che si affronta il tema dell’immigrazione anche perché su questo punto l’Europa non ha ancora dato delle risposte”.

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Dov’è l’Europa comunitaria?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

“Questa Ue di fratellanza e condivisione, dimostra la sua insussistenza ed inutilità politica ogni giorno. Ogni giorno ci regala uno schiaffo nuovo. Ieri era uno schiaffo francese in Libia ed oggi è un molto più grave pugno in faccia da parte del Governo austriaco. Il passaporto agli altoatesini di lingua tedesca è un atto di guerra, una provocazione razzista e nazista che invita dei cittadini italiani ed un territorio italiano ad iniziare un percorso di separazione. Non si sono mai visti atti di questo tipo nemmeno tra nazioni storicamente nemiche, ma nell’Ue del nulla tutto può accadere. Il sud Tirolo è italiano e chi pensa di occuparlo in nome dell’Austria, farebbe meglio a pensare di trasferirsi direttamente nei territori di quella nazione. Il sud Tirolo ha avuto finora un’autonomia che il nord austriaco si sogna, e questo è il risultato. Sarebbe stato meglio essere meno tolleranti. Iniziando dalla lingua”.E’ quanto ha dichiarato Guido Crosetto, Coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia.

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L’Europa che vorremmo dimenticando il conto da pagare

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Se tralasciamo il discorso su ciò che i nostri padri pensavano sull’Europa da europei e ci limitiamo a considerare i fatti odierni dobbiamo renderci conto che dopo tanti sforzi unitari e le relative accelerazioni annettendo senza farci molti scrupoli paesi che non avevano ancora maturato l’idea dello stare insieme e le regole che avrebbero dovuto condividere e alla possibile perdita di parte della loro sovranità in tema di politica estera, di economia, di finanza, di giustizia, di certo la loro vocazione unitaria avrebbe mostrato non poche crepe.
E’ questo a mio avviso il tallone di Achille di una comunità che pensa ai propri confini in termini nazionali e non di certo sovranazionali.
L’Europa sembra oggi insofferente al conto che la storia le presenta dopo decenni di colonialismo, post colonialismo e di governi fantoccio in paesi dove l’ordine di scuderia era quello di sfruttare, impoverire, immiserire in nome del profitto fine a se stesso.
Abbiamo fatto scempio degli stessi diritti che enunciavamo con orgoglio in nome della “realpolitik” per dedicarci animo e corpo alla ricerca e il mantenimento del potere, indipendentemente da questioni religiose o morali.
Eravamo tanto invasati alla ricerca diplomatica di un primato fra gli Imperi Europei che abbiamo saputo dar seguito naturale alle feluche dei propri ministri, diplomatici, accademici sostituendole con gli elmi del guerriero e scatenare guerre sanguinose e immani distruzioni per affermare un predominio che la diplomazia delle feluche non era riuscita ad assicurare. Ora che i tempi del guerreggiare in armi sono passati di moda un’altra cultura si è affermata affinando l’ingegno degli europei verso un modo di pensare più ricercato. Così l’Europa comunitaria si è trasformata in uno scudo protettivo e in un terreno di lauti profitti per chi avendo perso la guerra sul terreno di battaglia ritrova la sua revanche in senso storico politico nel campo dell’economia e della finanza.
Questo doppio binario di politica interna ed internazionale messo in piedi da chi continua a sentirsi storicamente erede di un passato imperiale è destinato a far pagare un prezzo molto elevato a quelle nazioni in Europa e altrove che hanno subito il fascino del più forte e non compreso l’insidia che nascondeva. Se questa è l’Europa che vogliamo abbiamo sbagliato alla grande perché non vi è dignità per i sudditi. E qui mi fermo. Come dire? Ai posteri l’ovvia sentenza. (Riccardo Alfonso direttore centri studi sociali e politici della Fidest)

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L’Europa messa alle corde

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Non stiamo a rivangare il passato, quello remoto per intenderci. Partiamo invece dall’inizio di questo nuovo secolo. Lo facciamo prendendo buona nota dai lanci della Fidest che da allora si sono infittiti sul tema europeo sino a permetterci di raccoglierli in due volumi e oggi di comparare questi spunti con l’attualità.
La prima riflessione che ci giunge spontanea è l’insoddisfazione di molti europei per una comunità che sembra di più assumere una logica “imperiale” con un potere centrale che accentra e non riesce a comprendere lo spirito dei tempi. Fa poi da corollario un supporto umano nella leadership europea alquanto mediocre che non è in grado di riscattarsi con più centri di comando: Consiglio europeo, Commissione Europea, Parlamento Europeo, proprio perché diventano, in pratica, dispersivi e si trasformano spesso in una tribuna dove dar sfogo alle proprie pretese nazionalistiche e al più realizzando alleanze bipolari: franco-tedesche, paesi dell’Est europeo, ecc.
Una cosa, tuttavia, è certa: l’attuale leadership ci conduce verso un futuro incerto e al rischio concreto di uno sfaldamento dell’intero sistema. E la mediocrità non ci permette d’affrontare il futuro con la necessaria determinazione nel fare scelte coraggiose facendo perdere alcuni tabù legati alla “sovranità nazionale” per renderla collettiva. Pensiamo, ad esempio, alle politiche industriali e monetarie, a quelle del lavoro, fiscali e dei prezzi.
Ma anche la capacità d’avere una politica estera comune che sappia parlare al mondo con una sola voce perché, ad esempio, avremmo fatto volentieri a meno dell’intraprendenza del presidente Macron per la questione libica. Avremmo dovuto costruirla con quella europea con la Mogherini o chi per lei. Che senso, infatti, ha mostrare una pluralità di politiche internazionali se vogliamo essere rappresentativi di una volontà collettiva di taglio europeo? L’Europa, per intenderci, ha perso la consapevolezza che il nostro tempo richiede decisioni immediate e, soprattutto, che i destinatari debbano essere certi d’avere a che fare con una forza unitaria e non spezzettata in più tronconi e persino l’un contro l’altro armata. E in politica estera, in particolare, avremmo molte ragioni per restare uniti e fermi nelle nostre scelte. Pensiamo ai rapporti con la Federazione russa di Putin e al vicino Oriente. La Russia, dopo tutto, al di qua degli Urali, è l’Europa e il Mediterraneo ci offre l’opportunità di tessere buoni rapporti con tutta l’area dei paesi nord africani e asiatici che si affacciano sulle sue sponde. Ci siamo mai chiesti quali politiche autonome e originali siamo stati capaci d’imbastire con questi paesi? Siamo solo riusciti a creare un gran “pasticcio”, per usare una parola educata, con le politiche migratorie. Abbiamo trasformato, in particolare, l’Italia in un grande capo profughi con seicentomila arrivi in due anni, ed ora ci ritroviamo a non sapere come gestirli perché non si tratta solo di rifocillarli ma di trovare loro un lavoro. Non sanno forse i grandi saputelli di Bruxelles che esiste una forte evoluzione tecnologica che tende a ridurre il lavoro degli “umili” e ad esaltare quello delle “intelligenze”? (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi sociali e politici della Fidest)

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“Altro che ora legale, serve strategia europea su immigrazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

“La credibilità dell’Ue è ai minimi termini, ormai ne abbiamo la prova definitiva. In un momento delicato come questo, in cui occorrerebbe trovare una soluzione europea per il problema dell’immigrazione incontrollata, la Commissione Europea appare impegnata in un dossier evidentemente ancora più importante: l’abolizione dell’ora legale. L’Ue appare lontana anni luce dalla realtà quotidiana dei suoi cittadini, dai problemi degli Stati rivieraschi come l’Italia, costretti a misurarsi con l’egoismo degli altri Stati membri in materia di accoglienza. Anziché perdere tempo in questioni inutili e marginali, l’Ue dovrebbe trovare subito una strategia europea sui migranti”.

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La rivoluzione della stampa in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Venezia, La mostra, dall’1 settembre al 7 gennaio 2019 presso il Museo Correr e la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, documenta l’impatto della rivoluzione della stampa sullo sviluppo economico e sociale della prima Europa moderna. Un percorso di scoperta attraverso strumenti digitali e metodi di comunicazione innovativi, che permettono di documentare e rendere accessibili decine di migliaia di dati raccolti da un ampio network internazionale – coordinato dal progetto 15cBOOKTRADE dell’Università di Oxford – in anni di rigorose ricerche.
Un’invenzione non è una rivoluzione, ma solo l’inizio di un percorso. La stampa con blocchi di legno debuttò in Cina nel IX secolo; 400 anni dopo, la stampa a caratteri mobili di metallo cominciò a essere usata in Corea, ma fu in Europa che la stampa divenne una rivoluzione, perché è qui che modificò radicalmente la vita di ogni giorno. Fino al 1450 circa i libri erano scritti a mano, ma nel 1455 venne stampata la Bibbia di Gutenberg a Magonza, cambiando la società per sempre. Nei 50 anni successivi milioni di libri a stampa circolarono in tutta Europa, mezzo milione di essi sopravvive ancora oggi in circa quattromila biblioteche europee e americane. Una ricerca ha rintracciato 50mila di questi libri sparsi oggi tra 360 biblioteche europee e americane con la collaborazione di oltre 130 editors. L’esposizione è il risultato di un grande progetto di ricerca europeo che usa i libri come fonte storica: basato all’Università di Oxford, alla British Library, a Venezia, e finanziato dal Consiglio Europeo delle Ricerche, il 15cBOOKTRADE applica le tecnologie digitali alle fonti storiche ampliando la capacità di comprendere la rivoluzione della stampa: è diretto dall’italiana Cristina Dondi, professoressa del Lincoln College di Oxford, che è anche curatrice di questa mostra, organizzata in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia – Biblioteca del Museo Correr, la Biblioteca Nazionale Marciana e in partnership con Intesa Sanpaolo; con il sostegno di Venice in Peril, l’Ambasciata d’Italia a Londra, Fedrigoni, la Fondazione Giorgio Cini, e la Scuola Grande di San Rocco.Attraverso una decina di sezioni, l’esposizione mette in evidenza come nel 1500 in Europa ci fossero milioni di libri, non solo per le élite, come comunemente si ritiene, ma per “tutti”, con una vasta produzione per la scuola. La rivoluzione della stampa è una delle colonne portanti dell’identità europea perché si è tradotta in alfabetizzazione diffusa, promozione del sapere, formazione di un patrimonio culturale comune. In quei primi decenni (dal 1450 al 1500) la stampa coincise con la sperimentazione e l’intraprendenza. I libri a stampa furono il prodotto di una nuova collaborazione tra diversi settori della società: sapere, tecnologia e commercio. Anche la Chiesa comprese immediatamente l’enorme potenzialità dell’invenzione e ne divenne precoce promotrice. Le idee si diffusero veloci come mai prima. Ora si è in grado di tracciarne la circolazione seguendo il movimento e l’uso dei libri stessi.
Ciò che rende originale questa mostra è l’incontro di cultura umanistica e sapere scientifico-tecnologico. E così, accanto a decine di libri a stampa del ‘400 provenienti dalle collezioni della Biblioteca del Museo Correr e della Biblioteca Nazionale Marciana, vengono presentate centinaia di immagini digitali da biblioteche europee e americane oltre a strumenti innovativi che consentono di tracciare la circolazione dei volumi, seguendo il movimento e l’uso dei libri stessi.
Il Venice Time Machine (diretto da Frédéric Kaplan dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne) fornisce una versione digitale della famosa Pianta di Venezia del De Barbari (1500) sulla quale sono tracciate le oltre 200 officine di stampa della città, mostrando il legame di tanti stampatori alle confraternite a cui appartenevano, ai colleghi con i quali collaboravano, ai libri che insieme producevano: ciò che fece di Venezia la principale città europea di produzione e distribuzione dei primi libri a stampa.
E poi, decine di videostorie che approfondiscono tematiche diverse, tra cui: i libri più stampati nel ‘400, i più venduti e più distrutti, il rapporto tra il costo dei libri e il costo della vita, con le prove che i libri a stampa diventano presto alla portata di quasi tutti (i prezzi di migliaia di libri sono comparati al costo del cibo, salari, e altri beni di consumo), il ruolo fondamentale della Chiesa nella promozione della stampa, donne autrici e tipografe, i libri letti da Leonardo da Vinci, la circolazione di libri fondamentali come la Bibbia di Gutenberg, e la ricostruzione virtuale della collezione ora dispersa di San Giorgio Maggiore di Venezia. Ma anche le prime forme di abuso del nuovo mezzo di comunicazione di massa. Senza dimenticare torchi e materiale per la stampa, portati alla mostra dalla Tipoteca di Cornuda.
Ad ogni sezione il visitatore è stimolato a mettere in relazione quanto presentato con la rivoluzione digitale in corso.

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Pagine di storia: La pace in Europa e i suoi risvolti in Italia con l’operazione “sunrise”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Tra tante contraddizioni durante e prima la seconda guerra mondiale si arrivò alla fine di questo tunnel degli orrori con la resa incondizionata di tutte le forze tedesche che fu firmata a Reims nel quartiere generale di Einsenhower il 7 maggio 1945. Ma bisogna attendere fino al 2 settembre, dello stesso anno, per veder piegata la resistenza giapponese. Resta comunque da chiedersi se fosse stato possibile pervenire a quest’atto finale, in tempi così ravvicinati, se non fossero state sganciate dagli americani, sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto dello stesso anno, due micidiali bombe atomiche che rasero letteralmente al suolo, con centinaia di migliaia di vittime, soprattutto civili, le due città giapponesi.
A cavallo di queste due date, tanto funeste per tutta l’umanità, ed esattamente l’8 settembre 1945, l’U.R.S.S. dichiarò guerra al Giappone. Ora, con il senno di poi, dovremmo pensare che fu la fine di un incubo o che ci siamo infilati in un altro scenario se non di guerra di certo ricco di contraddizioni e di domande senza risposta? La responsabilità la dobbiamo assegnare ai tanti europei che non seppero comprendere che i tempi stavano mutando e nuove speranze e attese stavano presentandosi. A questo punto ci sembra troppo sbrigativo concludere queste reminiscenze pensando contestualmente ai fatti di casa nostra e di cui ci hanno dato ampia e documentata testimonianza Elena Agarossi e Bradley F. Smith nel loro libro Operation Sunrise (Editore Feltrinelli). Cito questo testo, in particolare, poiché lo considero un lavoro di ampio respiro per l’analisi applicata, da quella strettamente strategico militare, a quella politica, psicologica e filologica.
L’operazione “sunrise”, così denominata dai servizi segreti americani, intendeva portare alla resa il mezzo milione di soldati tedeschi di stanza in Italia e di evitare, soprattutto, la formazione, da parte tedesca, della “ridotta alpina” nel Tirolo, una specie di fortezza di Masada ma organizzata, questa volta, nelle grandi proporzioni di un sistema fortificato in un’imprendibile posizione naturale tra le Alpi.
Gli americani, per contro, avevano fretta di terminare lo scontro contemperandovi sia esigenze prioritarie, di natura strategica e politica, sia quelle di: pervenire al controllo militare del bacino del Mediterraneo, di ridurre al minimo le perdite di vite umane delle forze armate U.S.A. e di prevenire le turbative d’ordine politico (possibili sia in Africa del Nord che in Italia) suscettibili di complicare ed ostacolare le operazioni militari. Nel frattempo s’intravedeva la possibilità di favorire, al meglio, i processi di transizione, ma con l’accortezza di evitare la possibilità di una radicalizzazione della lotta politica a sinistra e lo scatenarsi una possibile guerra civile.
Questa complessità delle motivazioni che ruotano intorno all’operazione “Sunrise” fa sì che essa, agli occhi dei più recenti studi storici sugli avvenimenti di quei tempi, riacquisti tutta la sua importanza e rappresenti, in un certo qual modo, una diversa chiave di lettura anche sulle operazioni militari e politiche operate nel resto dell’Europa e fuori di essa. Non dimentichiamo che in questo frangente vi possa essere stata una parallela identità di vedute tra il generale Wolff, comandante delle forze tedesche di stanza in Italia, e gli americani circa la possibilità di una collaborazione in chiave antisovietica.
Non a caso Wolff, dopo la resa, fu frettolosamente imbarcato alla volta degli Stati Uniti e ricoverato in una casa di cura, per dementi, per sottrarlo al processo di Norimberga.
Sta di fatto che per quanto concerne il Sud d’Europa si negò la partecipazione sovietica alla trattativa Sunrise e alla corsa per Trieste che la Sunrise stessa spianò il terreno, in modo decisivo, all’avanzata dell’armata anglo-americana. In questo “affaire” emerge il ruolo fondamentale svolto da Allen Dulles che diresse da Ginevra i contatti americani con il generale Wolff e il comando tedesco e li portò a termine con successo. Dulles, come si ricorderà, divenne il capo della CIA e fu lo stesso che affrontò la durissima prova della guerra fredda, sul finire degli anni quaranta. La resa dei tedeschi avvenne in Italia il 2 maggio del 1945. (Riccardo Alfonso)

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