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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Seminario di Studio “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa in Italia e in Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Roma Giovedì 14 Novembre 2019, nella Sala Convegni USMI-CISM presso la sede in Via Zanardelli, 32. Sono previsti gli interventi della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti CASELLATI, di Sua Em.za il Card. Gualtiero BASSETTI e della direzione CISM e USMI. L’evento è indirizzato ai superiori maggiori, ai consigli generali e provinciali e alle religiose e religiosi come ai collaboratori laici impegnati nella scuola (gestori, direzione didattica, direzione amministrativa, docenti), membri dei Consigli di Istituto, Genitori e Cittadini consapevoli che se funziona la Scuola Pubblica – statale e paritaria – funziona la Società Italiana. Ripartendo dal prezioso documento Autonomia, parità e libertà di scelta educativa, licenziato dal Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica nel mese di giugno 2017, USMI e CISM intendono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico – che a tal proposito si è ampiamente espresso in modo trasversale e convergente – sul sistema scolastico italiano “ancora incompiuto” e invitano a fare i passi necessari “affinché il sistema formativo italiano, nel suo complesso, possa perseguire meglio la missione educativa che la società gli affida e che la legge a pieno titolo gli riconosce” I lavori saranno moderati dalla giornalista Lorena Bianchetti.

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EUregionsweek: I leader locali e regionali chiedono un’Europa più coesa, sostenibile e inclusiva

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Come rendere l’Europa più solidale, sostenibile e vicina ai cittadini è il leit motiv dell’edizione 2019 della Settimana europea delle regioni e delle città. Alla presenza di oltre 600 partecipanti, tra esponenti politici locali, regionali e dell’UE, esperti e studiosi, il Presidente del Comitato europeo delle regioni (CdR) Karl-Heinz Lambertz, l’eurodeputata e vicepresidente del Parlamento europeo Klára Dobrev, la commissaria UE Elżbieta Bieńkowska e cinque giovani rappresentanti politici eletti hanno chiesto maggiore solidarietà europea e maggiori investimenti regionali per garantire un futuro migliore a tutti i cittadini dell’UE. L’edizione di quest’anno della Settimana europea delle regioni e delle città si svolge in un momento di transizione per l’Unione europea: il nuovo Parlamento si è ormai insediato, la Commissione europea sta iniziando un nuovo mandato e l’agenda dell’UE è concentrata sulla definizione delle priorità future, tra cui un’Europa più inclusiva sul piano sociale, un’Europa sostenibile e un’Europa più vicina ai cittadini. Una sfida decisiva anche per gli Stati membri impegnati nel negoziato sul bilancio a lungo termine dell’UE, che definirà i tetti di spesa annuali per ciascuna politica europea per il periodo 2021-2027.La vicepresidente del Parlamento europeo Klára Dobrev ha aggiunto: “Stiamo entrando in una nuova era. Per i rappresentanti politici è sempre stato un dilemma conciliare i propri interessi politici a breve termine con obiettivi reali a lungo termine. Sono però entrati in scena dei nuovi attori. Sono giovani, dinamici e appassionati, consapevoli della minaccia derivante dai cambiamenti climatici. D’ora in avanti, il futuro dei rappresentanti politici eletti dipenderà in larga misura dalla loro capacità di affrontare questa enorme minaccia che grava sull’umanità. In altre parole, saranno costretti a fare molto di più. E io sarò vostra alleata in questa lotta”.Intervenendo nel dibattito, Elżbieta Bieńkowska , commissaria responsabile per il Mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le PMI, ha dichiarato: “La politica di coesione è una politica di solidarietà, una politica volta a costruire un futuro migliore per ogni cittadino. La nuova politica di coesione per il periodo 2021-2027 richiederà che tutti siano coinvolti nel nuovo periodo di finanziamento e producano insieme dei risultati. La politica di coesione deve continuare a rafforzare le capacità delle regioni e delle città, che sono in prima linea per mettere l’Europa sulla strada della sostenibilità, in modo da consentirci di mitigare i cambiamenti climatici e adattarci ad essi”. Al dibattito hanno partecipato anche cinque giovani esponenti politici in rappresentanza degli oltre 100 giovani politici eletti invitati all’evento. Laura Sparavigna , consigliera comunale di Firenze (PSE), Radosław Swoł , consigliere comunale di Mielec, Polonia (ECR), Vincent Chauvet , sindaco di Autun, Francia (RE), Mia Eskelinen-Fingerroos , consigliera comunale di Kuopio, Finlandia (PPE), Kirsteen Currie , membro del consiglio amministrativo dello Highland, Regno Unito (AE), hanno condiviso le loro esperienze e le loro opinioni sulle opportunità e sui mezzi di cui le città e le regioni dovrebbero disporre per il futuro dell’Unione europea.

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“L’Europa e i Governi degli Stati Membri intervengano subito contro i dazi USA a tutela delle imprese europee”

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

Questi saranno i temi dell’intervento nella sessione Plenaria di oggi del Parlamento sul tema airbus – boeing dell’ Eurodeputato membro della commissione per il Commercio Internazionale.«Se gli Stati Uniti dovessero confermare a partire dal 18 ottobre prossimo l’entrata in vigore dei nuovi dazi compensativi autorizzati dal WTO per un valore annuo di 7,5 miliardi di euro, le imprese europee subirebbero pesantissime ricadute. I dazi americani, originati dalla disputa tra Airbus (consorzio europeo di cui l’Italia neppure fa parte) e Boeing, sarebbero una rovina incomprensibile e ingiustificata poiché andrebbero a colpire gli esportatori europei del settore agroalimentare interessando ben 117 prodotti tra cui il whisky inglese, l’olio d’oliva spagnolo, il caffè tedesco, i liquori realizzati in Italia, Spagna, Irlanda e Germania, il vino francese nonché i celebri formaggi italiani Pecorino, Grana, Parmigiano Reggiano e Provolone.Aziende, lavoratori e consumatori non devono pagare il conto di politiche populiste avventate e irresponsabili: nella guerra dei dazi non ci sono vincitori, perdiamo tutti, e tutti ne subiremo le conseguenze. In questa situazione è necessario l’intervento immediato da parte della Commissione Europea e degli Stati Membri dell’Unione nei rapporti bilaterali con gli USA al fine di scongiurare una guerra commerciale»

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La salute mentale in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Bruxelles. Sono 84 milioni le persone che in Europa, secondo stime del 2016, soffrono di problemi di salute mentale e ben 84 mila i decessi annui causati da malattie mentali, inclusi gli atti di suicidio. I disturbi mentali costituiscono la quinta malattia non trasmissibile più comune, rappresentando il 22,4 per cento della disabilità nel continente, con costi totali che, secondo l’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, hanno superato i 600 miliardi di euro in tutta Europa, cifra pari al 4 per cento del PIL europeo. In Italia, sebbene il 16,9 per cento della popolazione abbia sofferto di disturbi mentali che comportano significativi costi – diretti e indiretti – per il paese, solo il 3,5 per cento del totale della spesa sanitaria pubblica è stato destinato alla cura della salute mentale.
Durante la conferenza a Bruxelles sono stati presentati le attività e i risultati di “Headway 2020” e fornita l’opportunità per discutere casi ed esperienze virtuose per poter meglio gestire pazienti affetti da disturbi mentali, alla vigilia della Giornata Mondiale della salute mentale (il 10 ottobre). Il progetto “Headway 2020”, infatti, si propone di suggerire proposte di policy concrete e una lista di azioni prioritarie per costruire una “nuova roadmap per la salute mentale” in Europa. Il confronto odierno a Bruxelles ha fornito uno spazio importante per sensibilizzare sul tema sia a livello europeo sia gli Stati membri coinvolti, con l’obiettivo di portare la salute mentale al vertice dell’agenda politica europea.Per aprire una nuova prospettiva nel campo della cura della salute mentale, i lavori di “Headway 2020” sono proseguiti per due anni, con attività volte a condividere le migliori pratiche tra i paesi per sensibilizzare istituzioni e comunità ad agire a favore di iniziative in materia di salute mentale. Con riferimento al nostro Paese, il gruppo di lavoro ha tenuto diversi incontri, uno dei quali presso il Ministero della salute, e ha elaborato raccomandazioni specifiche che includono la necessità di: elaborare una nuova strategia nazionale attraverso un Nuovo Piano di salute mentale, migliorare la qualità della vita delle persone affette da problemi di salute mentale e promuovere la loro inclusione sociale attraverso campagne nazionali di comunicazione ed un più ampio accesso al supporto psicologico.Altre misure cruciali prevedono la necessità di aggiornare la formazione degli psichiatri e fornire corsi di formazione specialistica per gli operatori nel campo della salute mentale, studiare interventi integrati e personalizzati per ridurre il numero di ricadute e ricoveri ospedalieri e aumentare l’incidenza dei casi di diagnosi precoce, che spesso manca a causa dei dipartimenti di salute mentale sotto-finanziati e della formazione inadeguata di professionisti nel campo delle cure primarie. Infine, sarà necessario allineare l’offerta di assistenza a livello di comunità locale per uniformare le differenze regionali.
“Nel 75 per cento dei casi, i disturbi mentali esordiscono in giovane età, prima dei 24 anni. Se il disturbo non viene riconosciuto e curato precocemente il rischio di cronicizzazione è elevato – ha dichiarato Silvana Galderisi, Presidente dell’Associazione Europea di Psichiatria – Per rispondere a tale bisogno è necessario disporre di risorse umane ed economiche adeguate che consentano l’implementazione su larga scala di servizi per la diagnosi e l’intervento precoce e la disseminazione dei modelli di intervento più efficaci.”
L’iniziativa “Headway 2020” è stata ideata nel 2017 con l’obiettivo di creare una piattaforma multidisciplinare per riflettere, favorire il dialogo e mettere in relazione le diverse esperienze europee per affrontare i problemi di salute mentale in Europa. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di condividere conoscenze e know-how per prevenire, diagnosticare, gestire e trovare soluzioni che riducano l’incidenza dei disturbi mentali. L’iniziativa è coerente con i programmi, le attività e le strategie di governi e organizzazioni internazionali come l’OMS e i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite.
“La salute mentale rappresenta ancora, infatti, un’area terapeutica negletta, e il lavoro da fare si prospetta lungo. Angelini, con il suo profondo impegno in quest’area, aspira a dare il proprio contributo e affronta questa sfida complessa sostenendo in modo convinto progetti di qualità come Headway2020 – ha commentato Pierluigi Antonelli, CEO di Angelini Pharma – Siamo orgogliosi dell’interesse e dell’entusiasmo che il progetto ha suscitato in tutti i partecipanti e crediamo fermamente che, lavorando fianco a fianco, potremo raggiungere il nostro obiettivo prestando il necessario aiuto ai pazienti affetti da disturbi tanto invalidanti.”

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FANUC investe in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 ottobre 2019

Fanuc, leader nell’automazione industriale, conferma e rafforza anche in Europa il suo impegno volto a rispondere alle crescenti esigenze dei clienti, attraverso un ancora maggiore supporto e assistenza. Il Gruppo, specialista nei controlli CNC, robot e macchine intelligenti, ha infatti investito circa 100 milioni di euro negli ultimi tre anni con l’obiettivo di espandere le proprie filiali europee, e prevede di investirne ulteriori 100 nei prossimi tre anni. Questo percorso prevede nuove strutture ed ulteriori espansioni in oltre dieci località europee.Negli scorsi mesi l’azienda giapponese ha inaugurato due impianti altamente sofisticati: il primo, nella regione del Rodano-Alpi, in Francia, e il secondo proprio in Italia, a Lainate in provincia di Milano. Sono inoltre attualmente in costruzione nuovi impianti a Malmö e a Mosca. Tra le varie località europee che vedranno un’espansione, troviamo Stoccarda, Parigi, Barcellona, Breslavia, Malines, Coventry, nonché uffici in Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca. L’attuazione dei progetti è iniziata nel 2014 e richiederà circa altri quattro anni per essere completata. Per il 2022, 25 su un totale di 36 uffici europei saranno ampliati o rinnovati.FANUC è il maggiore fornitore al mondo di controlli CNC, azionamenti e robot industriali e massimo specialista per macchine utensili intelligenti. Tra i principali punti di forza che può vantare l’azienda vi sono i controlli e servo-azionamenti CNC, nonché intere macchine sviluppate e prodotte nelle fabbriche FANUC presso la casa madre in Giappone. L’azienda dispone anche di un magazzino a Contern, in Lussemburgo, dove vi sono oltre 4.000 robot e molti altri prodotti FANUC prontamente disponibili per i propri clienti. Inoltre, in questo magazzino ma anche in tutte le filiali europee, sono conservati pezzi di ricambio per un valore di 100 milioni di euro, garantendo così una disponibilità dei ricambi superiore al 99,9%.
Ulteriori investimenti sono previsti anche nell’ambito delle risorse umane. Negli ultimi 3 anni FANUC ha aumentato del 27% il proprio personale in Europa, raggiungendo così i 1.600 dipendenti, di cui oltre due terzi sono tecnici o addetti all’assistenza tecnica. In Italia, ad esempio, sì è passati da 117 dipendenti nel 2016 ai 140 attuali, con una previsione di incremento di un ulteriore 15% nel 2020.Anche grazie a queste professionalità, FANUC si impegna nell’implementare il suo principio “Service First” su tutta la linea, garantendo il massimo ciclo di attività dei propri prodotti utilizzati presso le fabbriche dei clienti. Oltre al supporto tecnico e ai servizi, un altro obiettivo dell’espansione di FANUC riguarda i propri centri di formazione. Infatti, tra le priorità dell’azienda vi è quella è di fornire ulteriore formazione ai clienti, che FANUC estenderà presso i nuovi impianti che dispongono di spazi e attrezzature aggiuntivi. È questo, ad esempio, uno dei fattori che hanno guidato lo sviluppo di FANUC Italia, che negli oltre 13.000 metri quadrati della nuova sede di Lainate, ha previsto un Training Center con numerose aule didattiche completamente attrezzate e aperte a tutti quei professionisti, clienti e non, che intendano approfondire le possibilità abilitate dall’Industry 4.0. Al contempo è stata creato un Technical Center che permette ai clienti di testare le soluzioni e lavorare sulla prototipazione a stretto contatto con il personale FANUC.“Siamo veramente orgogliosi che il più importante investimento europeo di FANUC, ben 25 milioni di euro, abbia riguardato proprio l’Italia”, ha dichiarato Marco Ghirardello, Managing Director FANUC Italia. “Un impegno del nostro Gruppo che ha riconosciuto in tal modo gli importanti risultati dalla filiale italiana, la seconda a livello continentale in termini di fatturato e personale”.In generale, il numero di filiali europee è in crescita: all’inizio di aprile, FANUC ha aperto una filiale in Serbia per supportare i clienti in loco. Ciò significa che oltre alla sede europea di Echternach, in Lussemburgo, si possono attualmente contare 26 filiali.“La manifattura italiana è viva e vitale, con migliaia di PMI che stanno imboccando ora la strada della digitalizzazione”, commenta Marco Ghirardello. “Dopo un 2018 da record – con la produzione di macchine utensili, robot e automazione che ha segnato un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente – stiamo effettivamente assistendo a un rallentamento degli ordini in alcuni ambiti. Ciò è principalmente dovuto a fenomeni congiunturali che caratterizzano lo scenario internazionale e che si riflettono inevitabilmente sul mercato italiano. Se però analizziamo in maniera più approfondita i dati, notiamo come la contrazione riguardi le macchine utensili e non, ad esempio, i robot. In leggera ripresa invece, perlomeno a livello italiano, il settore automotive, per il quale ci si aspettano picchi importanti entro il 2022”.

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Rafforzare la cooperazione territoriale in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

L’eliminazione degli ostacoli e la promozione della cooperazione territoriale tra gli Stati membri sono sinonimi di integrazione europea e solidarietà. Fin dalla sua creazione, avvenuta più di 60 anni fa, l’UE ha sostenuto queste iniziative intese ad approfondire la coesione territoriale, lottare contro le disuguaglianze regionali e aprire il mercato unico. Tuttavia, gli oneri amministrativi, la mancanza di investimenti e recenti eventi politici come la crisi migratoria hanno fatto sì che le opportunità offerte dalla cooperazione territoriale non siano ancora state pienamente realizzate. Con 150 milioni di persone, pari al 30 % della popolazione dell’UE, che vivono nelle regioni frontaliere interne, la cooperazione in settori quali lo sviluppo sostenibile, i trasporti, l’assistenza sanitaria e la cultura è essenziale per l’integrità del mercato unico e per l’integrazione europea. Proteggere, sostenere e investire nella cooperazione transfrontaliera non va a vantaggio solo delle comunità frontaliere, ma dell’Unione europea nel suo complesso. Con l’introduzione di politiche e programmi quali la cooperazione territoriale europea e i fondi regionali dell’UE (politica di coesione), l’UE sostiene la cooperazione transfrontaliera da oltre 30 anni.Le euroregioni e i gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT) – che consentono a due o più regioni di Stati membri diversi di collaborare in ambiti di comune interesse economico, sociale, culturale e politico – hanno svolto un ruolo particolarmente importante nell’approfondimento dell’integrazione europea.Istituita nell’ottobre 2004, l’ euroregione Pirenei-Mediterraneo sostiene la cooperazione territoriale tra la Catalogna, le isole Baleari e l’Occitania, con l’obiettivo di essere un’euroregione innovativa e sostenibile e di recuperare un’identità politica e culturale condivisa. Ha inoltre contribuito al lancio di progetti come il pluripremiato ospedale di Cerdanya, situato sul confine franco-catalano dei Pirenei, il primo ospedale transfrontaliero in Europa.Per quanto i cittadini delle regioni transfrontaliere possano essere diversi in termini di lingua e di cultura, nella maggior parte dei casi devono affrontare gli stessi ostacoli allo sviluppo economico e sociale. Le differenze in termini di competenze, strutture e normative tra le regioni frontaliere hanno frenato molte opportunità di cooperazione. La Commissione europea ha segnalato che eliminare completamente gli oneri transfrontalieri farebbe aumentare il PIL dell’8 % e ha adottato misure importanti tese a ridurre la burocrazia. Tuttavia, le proposte di introdurre criteri relativi alla densità di popolazione nei territori di confine al momento di decidere in merito all’accesso ai fondi rischiano di ostacolare la cooperazione territoriale.L’UE sta mettendo a punto un nuovo meccanismo giuridico transfrontaliero europeo , che consentirà a due o più enti locali o regionali di firmare un accordo per avviare un rapporto di cooperazione transfrontaliera. Tale iniziativa ha il potenziale per promuovere progetti tra territori di confine, consentendo alle regioni di rispecchiare la legislazione nei rispettivi Stati membri. Ciò che è certo è che queste e altre misure a sostegno della cooperazione regionale, territoriale, transnazionale e transfrontaliera dovrebbero essere considerate una priorità per il nuovo Parlamento europeo e per la nuova Commissione europea. È inoltre evidente che una cooperazione transfrontaliera riuscita deve dare alle regioni la capacità di pianificare i programmi e di prendere decisioni in autonomia.Anche con il giusto livello di volontà politica e con la riduzione degli oneri amministrativi, per avere successo la cooperazione territoriale ha bisogno di investimenti. Nell’ambito dell’attuale bilancio dell’UE (2014-2020) saranno investiti nella cooperazione tra le regioni quasi 10 miliardi di EUR di fondi della politica di coesione, di cui 6,8 miliardi già impegnati per le regioni transfrontaliere. La riduzione proposta dei fondi di coesione destinati alla cooperazione territoriale dal 2,75 % al 2,5 % pregiudicherebbe gli sforzi volti a definire strategie di sviluppo economico e a promuovere la solidarietà europea.Con l’insediamento del nuovo Parlamento europeo e della nuova Commissione, l’Unione europea deve concentrare tutti i suoi sforzi per dimostrare la solidarietà europea e rafforzare l’integrazione. Se l’UE vuole contrastare il populismo e rispondere alle nuove sfide quali la globalizzazione, le disuguaglianze, la migrazione e i cambiamenti climatici, dobbiamo continuare a lavorare insieme per rafforzare la cooperazione territoriale e trasformare le nostre regioni nei motori della crescita sostenibile, a vantaggio di tutti i cittadini in ogni parte d’Europa.

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ManoMano.it, l’e-commerce specialista del fai da te e giardinaggio in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Compie gli anni e festeggia quattro anni di continua crescita anche in Italia: con più di 1 milione di prodotti in catalogo e 38 milioni di fatturato italiano nel 2018, per il 2019 ManoMano punta a un turnover di quasi 70 milioni. Attiva in 6 mercati a livello euopeo (Francia, Italia, Spagna, Germania, Inghilterra e Belgio), la piattaforma di e-commerce conta oggi più di 370 dipendenti, un fatturato globale di 424 milioni di euro ed un obiettivo dichiarato di 1 miliardo di business volume nel 2020.Un catalogo di oltre 3 milioni di prodotti, una media record di 20 milioni di visitatori totali mensili, più di 2,5 milioni di clienti attivi e oltre 2000 sellers fanno di ManoMano una delle scale up più interessanti e potenziali del mercato europeo (110 i milioni di euro raccolti nell’ultimo round di finanziamento con gli investitori) ed un autentico leader di settore.

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Immigrazione, USB: da Malta cambi di linguaggio ma non di sostanza

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

La riunione dei ministri dell’Interno svoltasi a La Valletta con la partecipazione di Francia, Italia, Malta, Germania e Finlandia, si conclude con dichiarazioni “d’intenti” partorendo un documento congiunto rispetto ai due presentati da Malta e Italia da un lato e Germania e Francia dall’altro. Il documento finale, qualificato come “accordo base”, sarò sottoposto all’approvazione di tutti i paesi dell’Unione europea in occasione del Consiglio europeo Giustizia e Affari interni che si terrà a Lussemburgo il prossimo 8 ottobre.
La realtà è che il cambio del linguaggio non porta ancora con sé un cambio nella sostanza, perché i muri restano alti sotto il cielo del Trattato di Dublino, che stabilisce che il paese di primo approdo ha la responsabilità di farsi carico del richiedente asilo fino alla definizione finale della sua procedura, trasformando lo spazio europeo in una prigione a cielo aperto.Un vero cambiamento rispetto all’attuale drammatica situazione, fatta di privazione di libertà e sfruttamento sociale e lavorativo di migliaia di persone, deve prevedere canali umanitari reali per i dannati della globalizzazione e della crisi climatica con superamento del Trattato di Dublino.Quindi l’abrogazione della legge Bossi-Fini e dei pacchetti detti di sicurezza, la regolarizzazione delle persone presenti in Italia, spesso costrette a subire sfruttamento e ricatti di ogni genere in ambito sociale e lavorativo.

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“Strategie contro mafie e corruzione in Europa e in Regione”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

Parma Giovedì 26 settembre, dalle ore 9.30 nell’Aula Magna dell’Ateneo di Parma (via Università 12), si terrà l’evento formativo “Strategie contro mafie e corruzione in Europa e in Regione”, organizzato dall’Università di Parma, dall’Associazione culturale antimafia Cortocircuito e dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.I saluti introduttivi saranno portati da Paolo Andrei, Rettore dell’Università di Parma, e da Monica Cocconi, delegata del Rettore per l’Anticorruzione e la trasparenza. Interverranno, dialogando con studenti e neolaureati, Giovanni Kessler, magistrato che lavora presso la Commissione Europea a Bruxelles e già direttore dell’Ufficio europeo antifrode, Elisabetta Pugliese, magistrato della Direzione Nazionale Antimafia, e Leonardo Draghetti, Direttore Generale dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.
Interverrà e condurrà l’incontro Elia Minari, autore del libro-inchiesta “Guardare la mafia negli occhi. Le inchieste che svelano i segreti della ‘ndrangheta al Nord”, edito da Rizzoli con la prefazione del Procuratore Nazionale Antimafia. Le inchieste di Elia Minari sono state citate nel maxi-processo “Aemilia” e in cinque indagini della magistratura sulla penetrazione della ‘ndrangheta nel Nord Italia.Nel corso dell’incontro la Delegata del Rettore Monica Cocconi presenterà l’Osservatorio Permanente Legalità sui fenomeni mafiosi e corruttivi, promosso dall’Università di Parma insieme all’Associazione culturale antimafia Cortocircuito, in collaborazione con altre istituzioni.
L’incontro è aperto a tutti gli studenti e ai neolaureati, di ogni corso di laurea. Per partecipare occorre inviare una e-mail con nome, cognome e corso di studio all’indirizzo mail formazione.antimafia@gmail.com. A tutti i presenti verrà rilasciato un attestato di partecipazione. La partecipazione è gratuita, i posti sono limitati.
Nella stessa giornata di giovedì 26 settembre, dalle ore 15.30 alle ore 17.30, sempre nell’Aula Magna dell’Università, si terrà un altro evento formativo: un laboratorio interattivo, intitolato “Strategie informatiche e telematiche per prevenire e contrastare criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio”. L’iniziativa pomeridiana sarà coordinata da Elia Minari e interverrà Maurizio Ricciardelli, responsabile del Servizio Affari legislativi e aiuti di Stato della Regione Emilia-Romagna. È possibile partecipare solo al seminario formativo della mattina o solo al laboratorio interattivo del pomeriggio oppure a entrambe le iniziative. Per altre informazioni: http://www.cortocircuito.re.it. L’evento è la seconda giornata formativa del corso di formazione “Prevenzione e contrasto della corruzione e della criminalità organizzata”, aperto anche a chi non è iscritto al corso.
Il progetto è realizzato dall’Università di Parma insieme all’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna e all’Associazione culturale antimafia Cortocircuito. Il progetto offre anche l’opportunità di partecipare a quattro giornate formative gratuite a Bruxelles e L’Aja sul contrasto a mafie e corruzione che si terranno dall’11 al 14 novembre 2019. Per informazioni e per partecipare gratuitamente, visitare il link http://www.cortocircuito.re.it/formazione-antimafia-europea.

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“Romania e Europa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Parma giovedì 26 settembre, alle 14.30, nell’Aula K4 del Plesso D’Azeglio-Kennedy dell’Ateneo, in occasione della Giornata Europea delle Lingue, Petru Ilieşu, parlerà di “Romania e Europa”. Petru Ilieşu, è uno dei più significativi poeti romeni viventi. L’incontro avrà luogo all’interno del corso di “Linguistica generale” di Davide Astori e in occasione della presentazione di un volume bilingue, dal titolo “Petru Ilieşu e la sua Romania. A trent’anni dalla Rivoluzione” (Athenauem, Parma 2019), che raccoglie quattro suoi poemetti con la traduzione e introduzione di Astori, pensato, fra l’altro, anche come strumento per illustrarne la figura e la poetica. Si discuterà con lui della sua poesia e – anche attraverso la sua esperienza di vita – più in generale del suo Paese, che celebra quest’anno il trentennale della Rivoluzione. Intellettuale che lega a doppio filo l’attività culturale all’impegno sociale, Petru Ilieşu ha vissuto sulla propria pelle la condizione di oppositore del regime comunista e ha creato, il 30 dicembre 1989, “Fundaţia Timişoara ’89”, la prima organizzazione socio-umanitaria costituitasi nella Romania post-rivoluzionaria. Introdurrà l’incontro Grigore Arbore Popepscu, Direttore dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia.

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Confeuro: Serve una conferenza agricola europea

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

L’Unione Europea ha bisogno di un cambio di passo, e questo cambio di passo – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – può avvenire solo puntando con forza e convinzione sul settore agroalimentare. Naturalmente lo strumento principe per abbracciare questo nuove percorso è quello della Politica Agricola Comune, la quale però, perché sia realmente incisiva, va ripensata. Serve una Pac molto più attenta allo sviluppo agroecologico, ma anche meno estesa nel tempo e più flessibile rispetto ai cambiamenti storici, politici e ambientali.Come Confeuro – prosegue Tiso – vorremmo una Politica Agricola Comune al centro del dibattito politico italiano, ma anche e soprattutto europeo. E’ anche per questa ragione che chiediamo un intervento del Governo e del ministro per le Politiche Agricole, Teresa Bellanova, in merito all’esigenza di organizzare una grande conferenza agricola europea nella quale possano prendere parola tutte le forze produttive del primario europeo. Gli interventi sulle filiere e su comparti chiave come quello oleario non sono semplicemente di caratura nazionale, ma vanno affrontati coinvolgendo l’intera Unione Europea. Oggi più che mai – conclude Tiso – c’è bisogno di agire attraverso i canali del confronto e della discussione. E’ questa la nuova marcia che serve all’Unione Europea e all’Italia.

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Giovani in gara per l’Europa del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Ancona dal 27 al 29 settembre. Terza edizione dell’evento nato nel 2014 da un’intuizione del Comune di Ancona, come Giochi della Macroregione Adriatico Ionica. La manifestazione si è arricchita quest’anno aprendosi ai Paesi dell’area Baltica e Danubiana. Il Comune di Ancona ha partecipato a un bando per le migliori best practice europee tra i progetti sportivi che favoriscono la coesione dei ragazzi e l’inclusione sociale, riuscendo a intercettare un cofinanziamento di 500mila euro dal fondo europeo Erasmus+. Gli under 16 italiani dovranno vedersela con coetanei provenienti da Slovenia, Croazia, Bosnia e Erzegovina, Serbia, Montenegro, Albania, Grecia, oltre che dalle new entries Danimarca, Polonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca, Austria, Romania e Bulgaria. Parliamo di circa 800 persone, allenatori e accompagnatori compresi, che arriveranno nel capoluogo marchigiano venerdì 27 settembre in tempo per la grande parata cittadina, evento inaugurale della tre giorni. Le squadre, bandiere al vento, attraverseranno corso Garibaldi, la via principale del centro cittadino dorico, in una festa di colori e amicizia. “Il finanziamento europeo ci ha portato le risorse essenziali per sostenere un’iniziativa che ha un onere molto consistente. Senza i soldi anche le più belle idee restano tali – dice il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli – Tutti questi giovani saranno una bomba di energia ed entusiasmo che ci aprirà al mondo. Un grandissimo evento frutto del lavoro di tanti e dimostrazione di capacità dell’amministrazione comunale di relazionarsi con tutti gli enti”. Per il loro soggiorno, tutte le squadre saranno ospitate in un grande resort galleggiante. Si tratta della nave Aurelia ormeggiata al Porto Antico con vista sull’Ancona storica: dall’imperiale Arco di Traiano alla cattedrale cittadina di San Ciriaco sulla sommità del colle Guasco. Al fianco degli atleti ci saranno anche circa 600 studenti delle scuole secondarie della provincia di Ancona che si adopereranno per fare da supporto alle squadre: come accompagnatori alle gare o per i momenti di svago, ma anche come guide turistiche alla scoperta delle bellezze storiche e architettoniche dell’importante cittadina adriatica. Sono 9 le discipline previste tra sport individuali e di squadra: atletica, beach volley, calcio, basket 3×3, pallamano, pallanuoto, rugby, taekwondo e tennis. Una manifestazione che ha trovato il sostegno convinto anche del campione del mondo di vela Alberto Rossi, presidente di Adria Ferries Holding, società che lega la sua attività di trasporti marittimi con l’altra sponda dell’Adriatico. Gli atleti in erba, oltre ad affrontare le gare, saranno coinvolti in attività di informazione ed educazione dedicate all’inclusione, alla parità tra donne e uomini, all’alimentazione sana, alla promozione del volontariato. Un’occasione per conoscersi, per stare insieme, per far crescere l’Europa e i suoi cittadini. Non mancheranno momenti di approfondimento con alcune iniziative collaterali. Piazza Cavour si prepara ad accogliere l’europarlamentare Simona Bonafè per l’incontro del Forum delle Città Adriatico Ioniche, dal titolo “Youth and sport for all in the Adriatic and Ionian region. Let’s get together”. La Mole Vanvitelliana ospiterà invece, venerdì 27 settembre alle ore 18, “thisABILITÀ”, convegno dedicato a sport e disabilità, mentre sabato 28 si parlerà di sport come strumento per abbattere le frontiere nell’incontro dal titolo “Polisport”.

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Estate 2019: i 50 peggiori aeroporti in Europa. Malpensa al quinto posto

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Mykonos, Santorini, Atene: se una di queste mete sta prendendo forma nel vostro immaginario vacanziero, forse è il caso di pensarci ancora un po’. Secondo AirHelp, una delle più importanti società a supporto dei passeggeri a seguito di ritardi o cancellazioni, queste città sono state particolarmente affollate quest’estate e i rispettivi aeroporti hanno registrato più ritardi nei voli in partenza rispetto alla media europea. Quasi quattro voli su cinque, infatti, sono partiti in ritardo e la probabilità di riscontrare disagi è molto alta.
In Italia, gli aeroporti di Milano Malpensa, Venezia, Napoli, Firenze e Roma Fiumicino sono stati quelli che hanno causato i maggiori disagi ai viaggiatori in partenza.
“Il nostro ultimo studio ci lascia sorpresi nel vedere che i cinque più grandi aeroporti d’Italia abbiano registrato in media dai tre ai quattro voli in ritardo su dieci” afferma Roberta Fichera, portavoce di AirHelp Italia. “L’aeroporto che ha dovuto affrontare maggiori difficoltà è stato quello di Milano Malpensa che, insieme a quello di Bergamo Orio al Serio, si è ritrovato a gestire anche tutti i voli trasferiti dall’aeroporto di Linate. La classifica che abbiamo appena pubblicato è un altro segno del fatto che l’industria aerea stia faticando a riprendersi, ma questo non significa che i viaggiatori ne debbano pagare le spese”.
“Invitiamo tutti i passeggeri italiani che hanno subito ritardi o cancellazioni last minute quest’estate a verificare gratuitamente se hanno diritto al rimborso sul sito airhelp.com. Una volta inserita la richiesta, i nostri esperti verificheranno se il volo è idoneo al risarcimento e inizieranno a lottare per i vostri diritti”, conclude.
Insieme alla Grecia, anche molti aeroporti del Sud Europa hanno avuto problemi nel gestire la stagione estiva, registrando percentuali di voli con disagi tra le più elevate in Europa e aggiudicandosi così il top in classifica: tra i primi dieci aeroporti spiccano anche quelli portoghesi di Ponta Delgada, Lajes e Lisbona.
Per voli in ritardo, cancellati o imbarchi negati, tutte le compagnie aeree (low cost comprese) devono corrispondere da 250€ a fino 600€ di rimborso a prescindere dal prezzo pagato per il biglietto acquistato. Il diritto al risarcimento finanziario deve essere richiesto entro tre anni dalla data di ritardo del volo. Circostanze straordinarie come condizioni meteo avverse o emergenze mediche esentano la compagnia aerea dall’obbligo di rimborsare i passeggeri aerei.
Per maggiori informazioni, si può visitare il sito airhelp.com. I passeggeri coinvolti in disagi aerei a seguito di ritardi o cancellazioni possono verificare la prioria idoneità al risarcimento gratuitamente, direttamente in aeroporto e presentare un reclamo in pochi minuti.
È possibile verificare l’idoneità al rimborso anche direttamente in aeroporto: AirHelp sarà pronto a far valere i diritti di tutti i passeggeri e, dove e quando necessario, intraprendere vie legali.

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L’Europa e i programmi di difesa planeraria

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Roma 13 settembre 2019 ore 18,30 Aula Ottagona – Terme di Diocleziano, Museo Nazionale Romano.
Durante l’evento gli esperti che lavorano su un’imminente missione spaziale congiunta progettata per deviare e analizzare gli asteroidi si incontreranno nella “Sala ottagonale” delle Terme di Diocleziano a Roma per ascoltare gli ultimi progressi della missione DART della NASA, LICIA CubeSat in Italia e la missione Hera dell’ESA.Conosciute collettivamente come AIDA, queste missioni sono progettate per funzionare con la deflessione della coppia di asteroidi in orbita tra Terra e Marte attraverso un impatto di un veicolo spaziale. Un secondo veicolo spaziale esaminerà il luogo dell’incidente e fornirà il massimo dei dati possibili sull’effetto di questa collisione. In occasione di questo convegno, nella giornata del 13 settembre, Luca de Dominicis, Presidente e Fondatore dell’Accademia Italiana Videogiochi, terrà un talk dedicato a Come la cultura pop dei videogiochi ha colto e interpretato i dinosauri, lo space impact e tutto quello che riguarda lo spazio in generale”. pagina ufficiale dell’evento: http://m.esa.int/ita/ESA_in_your_country/Italy/Un_incontro_aperto_al_pubblico_per_conoscere_l_impegno_dell_Europa_nei_programmi_di_difesa_planetaria

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Rapporto 2019 su islamizzazione Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Roma Mercoledì 11 settembre alle ore 15 nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica, piazza Capranica 72, si terrà la presentazione del Rapporto 2019 sull’islamizzazione d’Europa realizzazione dalla Fondazione Farefuturo.Alla presentazione interverranno il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, il senatore di FdI e presidente di Farefuturo, Adolfo Urso e gli autori del rapporto tra cui il professor Francesco Alberoni, lo pschiatra Alessandro Meluzzi, il vicepresidente vicario del gruppo di FdI in Senato, Isabella Rauti, l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata e il presidente di Acmid, Souad Sbai.

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Europa. La meglio gioventù di Edoardo Vigna

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Questo è un viaggio dentro l’Europa e dentro i giovani europei – dentro i loro sogni, i loro timori, il loro vivere senza confini – partito dal desiderio di vedere e capire che cosa sta cambiando. È diventato l’autentico incontro con una generazione. Nei pub, nelle scuole e nelle università, sui mezzi pubblici, nei parchi urbani, in discoteca, nelle feste private, sul lavoro.Dieci città – Berlino, Riga, Siviglia, Dublino, Copenhagen, Atene, Praga, Varsavia, Stoccolma, Strasburgo. Dieci parole chiave, una per ogni città: Street, Indipendenza, Misura, Talento, Felicità, Cambiamento, Arrangiarsi, Condivisione, Tecnologia, Apertura.
Un migliaio di giovani intervistati fra i quindici e i trentacinque anni: la studentessa italiana che a Strasburgo ha vinto una gara di retorica in francese, il ventenne dublinese che organizza la vita e il lavoro degli startupper, il violinista praghese che sogna in grande suonando sul Ponte Carlo, il graffitaro ateniese che vuole lasciare il segno sui muri della città, la lobbista berlinese che vende sciarpe e cappelli fatti da lei nei mercatini di strada… Ne emerge il ritratto di una gioventù europea piena di talento.
Edoardo Vigna, al Corriere della Sera da 24 anni, è caporedattore nella redazione di 7 su cui ha firmato negli ultimi 15 anni reportage, inchieste, interviste e servizi di copertina. Oggi è titolare della rubrica settimanale intitolata Leadership. Su corriere.it è autore del blog Globalist.com. Con il collega Enrico Marro, ha scritto Sette mesi di Berlusconi, radiografia della prima esperienza di governo del fondatore di Forza Italia. È tutor al Master in Giornalismo della Scuola Walter Tobagi dell’Università degli Studi di Milano.
Pagine: 112 Prezzo: €13,00 Neri Pozza Editore.

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Telefonia mobile: Italia fra le più economiche d’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

Nonostante gli ultimi rincari sui clienti con contratti già attivi, rispetto al 2018 le tariffe di telefonia mobile in Italia sono calate del 20% e oggi chi cambia operatore spende, in media, 12,50 euro al mese, potendo contare su un traffico dati di circa 45 GB; ma come se la cavano i nostri vicini europei? Per rispondere alla domanda, Facile.it ha analizzato le tariffe medie mensili presenti in 12 Paesi europei, scoprendo che gli italiani sono tra i più fortunati.Pochi i Paesi con tariffe più basse rispetto alle nostre; tra gli stati presi in esame, si paga meno solo in Polonia (6 euro al mese), Francia (9 euro al mese ) e Germania (11,60 euro al mese). Molti i Paesi, invece, dove i costi mensili schizzano alle stelle, come in Gran Bretagna (15 euro) Spagna (17,40 euro al mese) o Norvegia (28 euro).
Il quadro cambia se, oltre ai costi, si analizza il traffico dati medio incluso nelle offerte e il rapporto GB/costo mensile; in questo caso gli italiani conquistano il secondo posto in classifica, battuti solo dai francesi, che, in media, possono contare su 50 GB al mese e su un rapporto GB/costo più favorevole (0,18 euro al GB) rispetto a quello italiano (0,28 euro al GB).

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Europa e il voto a Ursula von der Leyen

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

Di Vincenzo Olita. La ratifica del Parlamento europeo della nomina alla presidenza del Consiglio europeo di Ursula von der Leyen ha prodotto un’ondata di dichiarazioni, prese di posizioni, solenni affermazioni, utili ad indugiare su un’ipotetica nostra centralità in Europa, con un’ottusa concezione italocentrica che, a parte il decennio successivo al secondo conflitto mondiale, non ha mai abbandonato il nostro retorico provincialismo.
Tutto è stato letto ed interpretato in chiave di equilibri e di interessi di politica interna. Ha vinto l’europeismo ha sentenziato il PD, in funzione anti Salvini, i voti dei 5Stelle si sono rivelati decisivi hanno affermato i grillini, in funzione della ricerca di una loro inesistente centralità, ha un’esperienza politica rilevante, non si lascia scappare Berlusconi, in funzione di un ci sono ancora, un voto gravissimo ha sancito la Lega, in funzione antiallineamento tra grillini e PD. Al di là dei rispettivi interessi e di una concezione domestica dell’Europa, proviamo ad estrapolare il reale significato dei 383 voti ottenuti dalla von der Leyen, dei 374 contrari e, quindi, dello scarto di nove voti. I 182 voti del Partito Popolare sommati ai 154 dei Socialisti, ai 108 dei Liberali, ai 24 dei polacchi di Diritto e Giustizia e ai 15 dei 5Stelle ammontano a 483 voti disponibili per la presidente. Quindi 100 parlamentari, pur dovendo, hanno scelto di non votarla ed è facile concludere che sono individuabili tra i popolari e i socialisti, rendendo così decisivi più i 24 voti della destra polacca che i 15 dei 5Stelle.
La rilevante capacità politica individuata dai centristi italiani è tutta da verificare, anche alla luce del modesto spessore riconosciuto alla presidente nella stessa Germania; in tutti i casi, considerata la rilevanza della presidenza uscente, non sarà difficile superare almeno il confronto. La Lega e tutti gli altri, del resto, oltre a preoccuparsi dello stato comatoso della coalizione governativa, farebbero bene a delineare una chiara strategia di politica estera prossimamente utile al Paese.
Una vittoria dell’europeismo? Non credo, l’elezione della von der Leyen ha sancito la frattura del socialismo europeo, infatti, se italiani e spagnoli esultano, i socialisti tedeschi votano contro, allo stesso modo se una parte dei popolari rimpiange il tedesco Manfred Weber alla presidenza gli altri ringraziano i voti del blocco di Visegrad, ma ancor più la destra polacca di Diritto e Giustizia appartenente al gruppo euroscettico dei Conservatori e Riformisti.Non male, una maggioranza a geometria variabile per la nona legislatura del Parlamento che, inevitabilmente, si ripercuoterà sulle prospettive strategiche della Ue.Una parte di socialisti e popolari, frange di destra, gli interessi del nazionalismo francese tutelati dai liberali, gli apolitici 5Stelle e la prossima Brexit costituiscono un indecifrabile mix sul percorso della futura Europa, al cospetto le minacce salviniane sono solo un confuso contorno di un quadro più che preoccupante. (fonte: società libera)

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Notti brave in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2019

13 ottobre- Barcellona – Razzmatazz. 15 ottobre- Parigi – Badaboum. 17 ottobre – Berlino – Binuu. 19 ottobre – Bruxelles – Botanique. 21 ottobre – Londra – 02 Academy Inslington. 23 ottobre – Amsterdam – Q Factory. Un tour nei teatri andato completamente sold out e un’estate che ha portato Carl Brave nei più importanti festival d’Italia dove si sono registrati numeri record, come nella data romana di Rock in Roma. Il giovane autore romano non ha intenzione di fermarsi col terminare della bella stagione. L’autunno si apre con un nuovo viaggio, Notti Brave arriva in Europa con un tour di sei date. Carl Brave sarà accompagnato ancora una volta dalla sua super band: Simone Ciarocchi (batteria), Lucio Castagna (percussioni), Mattia Castagna(basso), Lorenzo Amoruso (chitarra), Massimiliano Turi (chitarra), Valerio D’Ambrosio (tastiere), Adalberto Baldini (sax), Edoardo Impedovo (tromba), Gabriele Tamiri (tromba). A confermare l’instancabile produzione targata Carl Brave esce oggi la nuova versione del brano di Elisa, Vivere tutte le vite, registrata prodotta e cantata dall’autore romano insieme a Elisa. Brano che arriva poco dopo il successo di Posso, cantato con Max Gazzè (Disco di Platino) e del lancio del secondo singolo Mercì, entrambi estratti da Notti Brave (After),
Non sono confermate le date di Lisbona e Madrid per problemi tecnico-logistiche sopraggiunti in questi mesi.

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Pagine di storia: La pace in Europa e i suoi risvolti in Italia con l’operazione “sunrise”

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Tra tante contraddizioni durante e prima la seconda guerra mondiale si arrivò alla fine di questo tunnel degli orrori con la resa incondizionata di tutte le forze tedesche che fu firmata a Reims nel quartiere generale di Einsenhower il 7 maggio 1945. Ma bisogna attendere fino al 2 settembre, dello stesso anno, per veder piegata la resistenza giapponese. Resta comunque da chiedersi se fosse stato possibile pervenire a quest’atto finale, in tempi così ravvicinati, se non fossero state sganciate dagli americani, sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto dello stesso anno, due micidiali bombe atomiche che rasero letteralmente al suolo, con centinaia di migliaia di vittime, soprattutto civili, le due città giapponesi.
A cavallo di queste due date, tanto funeste per tutta l’umanità, ed esattamente l’8 settembre 1945, l’U.R.S.S. dichiarò guerra al Giappone. Ora, con il senno di poi, dovremmo pensare che fu la fine di un incubo o che ci siamo infilati in un altro scenario se non di guerra di certo ricco di contraddizioni e di domande senza risposta? La responsabilità la dobbiamo assegnare ai tanti europei che non seppero comprendere che i tempi stavano mutando e nuove speranze e attese stavano presentandosi. A questo punto ci sembra troppo sbrigativo concludere queste reminiscenze pensando contestualmente ai fatti di casa nostra e di cui ci hanno dato ampia e documentata testimonianza Elena Agarossi e Bradley F. Smith nel loro libro Operation Sunrise (Editore Feltrinelli). Cito questo testo, in particolare, poiché lo considero un lavoro di ampio respiro per l’analisi applicata, da quella strettamente strategico militare, a quella politica, psicologica e filologica.
L’operazione “sunrise”, così denominata dai servizi segreti americani, intendeva portare alla resa il mezzo milione di soldati tedeschi di stanza in Italia e di evitare, soprattutto, la formazione, da parte tedesca, della “ridotta alpina” nel Tirolo, una specie di fortezza di Masada ma organizzata, questa volta, nelle grandi proporzioni di un sistema fortificato in un’imprendibile posizione naturale tra le Alpi.
Gli americani, per contro, avevano fretta di terminare lo scontro contemperandovi sia esigenze prioritarie, di natura strategica e politica, sia quelle di: pervenire al controllo militare del bacino del Mediterraneo, di ridurre al minimo le perdite di vite umane delle forze armate U.S.A. e di prevenire le turbative d’ordine politico (possibili sia in Africa del Nord che in Italia) suscettibili di complicare ed ostacolare le operazioni militari. Nel frattempo s’intravedeva la possibilità di favorire, al meglio, i processi di transizione, ma con l’accortezza di evitare la possibilità di una radicalizzazione della lotta politica a sinistra e lo scatenarsi una possibile guerra civile.
Questa complessità delle motivazioni che ruotano intorno all’operazione “Sunrise” fa sì che essa, agli occhi dei più recenti studi storici sugli avvenimenti di quei tempi, riacquisti tutta la sua importanza e rappresenti, in un certo qual modo, una diversa chiave di lettura anche sulle operazioni militari e politiche operate nel resto dell’Europa e fuori di essa. Non dimentichiamo che in questo frangente vi possa essere stata una parallela identità di vedute tra il generale Wolff, comandante delle forze tedesche di stanza in Italia, e gli americani circa la possibilità di una collaborazione in chiave antisovietica.
Non a caso Wolff, dopo la resa, fu frettolosamente imbarcato alla volta degli Stati Uniti e ricoverato in una casa di cura, per dementi, per sottrarlo al processo di Norimberga.
Sta di fatto che per quanto concerne il Sud d’Europa si negò la partecipazione sovietica alla trattativa Sunrise e alla corsa per Trieste che la Sunrise stessa spianò il terreno, in modo decisivo, all’avanzata dell’armata anglo-americana. In questo “affaire” emerge il ruolo fondamentale svolto da Allen Dulles che diresse da Ginevra i contatti americani con il generale Wolff e il comando tedesco e li portò a termine con successo. Dulles, come si ricorderà, divenne il capo della CIA e fu lo stesso che affrontò la durissima prova della guerra fredda, sul finire degli anni quaranta. La resa dei tedeschi avvenne in Italia il 2 maggio del 1945. (Riccardo Alfonso)

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