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Il Gruppo Chiesi Farmaceutici si aggiudica il 10° posto in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Parma. Chiesi Farmaceutici, gruppo farmaceutico internazionale focalizzato sulla ricerca, ha ricevuto per il secondo anno consecutivo il “Diversity Leaders Award” posizionandosi al 10° posto tra le 850 aziende europee prese in esame (solo due le aziende italiane ad occupare le prime dieci posizioni) e al 1° posto tra i datori di lavoro più inclusivi nel settore Farmaceutico e delle Biotecnologie. Tra le aziende italiane, il Gruppo si classifica 2° sulle 35 rientrate nel ranking. Lo ha reso noto il “Financial Times”, promotore del premio, in un articolo dedicato. Il “Financial Times” promotore dell’Award, grazie alla collaborazione di “Statista” – società tedesca leader a livello internazionale nel campo delle ricerche di mercato – da aprile ad agosto 2020 ha intervistato 100.000 persone di 15.000 aziende con un minimo di 250 dipendenti in 16 paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito). Come di consueto, tramite un questionario sono state raccolte le opinioni su come vengono gestite in azienda tematiche relative a età, genere, equità, etnia, disabilità e orientamento sessuale (LGBTQ). Inoltre, a tutti i partecipanti è stato domandato in che misura ritenessero che il proprio datore di lavoro promuova la diversità su una scala da 0 a 10. Il tasso di accordo/disaccordo relativo alle dichiarazioni è stato misurato utilizzando la scala di Likert (una tecnica psicometrica di misurazione dell’atteggiamento) a 5 punti. È stata anche data la possibilità di valutare altre aziende competitor nei rispettivi settori in termini di diversità.Oltre alle dichiarazioni dei dipendenti, al fine di perfezionare l’analisi, sono stati coinvolti i referenti delle risorse umane di ogni azienda.

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L’Italia si conferma terza forza agricola in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

Lo è nonostante una burocrazia farraginosa e i danni sempre più frequenti causati dai cambiamenti climatici – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. I dati diffusi dall’Eurostat per il 2019 collocano il nostro Paese dietro a Francia e Germania per valore della produzione, con un ammontare di 57,8 miliardi di euro, equivalenti al 14% del totale europeo. E’ motivo di grande soddisfazione vedere come il lavoro di centinaia di migliaia di aziende del nostro territorio contribuisca a farci restare tra le potenze agricole del Vecchio continente. Un’agricoltura in salute ha ripercussioni positive su tutti gli altri settori economici – continua Tiso. Anche se in Italia c’è stata una leggera flessione (meno 1,2% rispetto al 2018), i numeri dell’Eurostat mostrano la resilienza del settore primario europeo, che nel 2019 è cresciuto del 2,4% a dispetto di un ciclo economico sfavorevole. In attesa di capire quali saranno gli effetti sull’agricoltura dell’emergenza in corso, all’Europa e ai suoi Governi spetta il compito di sostenere il rilancio del settore dopo mesi difficili. La recente votazione del Parlamento europeo sulla riforma della Pac ha deluso quanti si attendevano un passo avanti verso il Green Deal. Uguale preoccupazione desta il veto di Ungheria e Polonia sul Recovery Fund, che blocca l’erogazione di oltre 10 miliardi di aiuti agli agricoltori europei. In questa fase delicata, è compito dell’Europa fornire il sostegno necessario a uno dei settori trainanti dell’economia, senza perdersi in particolarismi che finirebbero per ritorcersi contro gli interessi degli stessi Stati membri.

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Dalla Conferenza interparlamentare di alto livello su migrazione e asilo in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Bruxelles. “Teniamo questa conferenza a pochi giorni da una delle tante, troppe tragedie in mare nel Mediterraneo, tra la Libia e l’Italia. La ONG Open Arms, la sola che con la guardia costiera italiana ogni giorno soccorre persone in quel braccio di mare, ci ha mostrato le immagini di una madre, stremata su un gommone, gridare e implorare i soccorritori di cercare il suo bambino perso in mare. Quel bambino aveva 6 mesi, si chiamava Joseph, veniva dalla Guinea ed è morto poco dopo essere stato portato a bordo della nave di Open Arms, in attesa di soccorsi arrivati purtroppo troppo tardi”.“Voglio parlare di questo bambino perché dietro ai numeri di cui parliamo giustamente nell’analisi dei flussi migratori ci sono persone e ci sono storie. Persone e storie che devono essere il cuore di ogni politica efficace di migrazione e asilo”. “Credo che il nuovo ciclo politico ci dia oggi l’opportunità storica di fare questo salto di qualità: svolgere politiche efficaci e umane. E voglio salutare la proposta della Commissione europea di un Patto sulla migrazione e l’asilo, un pacchetto di proposte legislative che rappresenta una prima base di lavoro”.“Qualsiasi sistema efficace di migrazione e di asilo europeo deve essere sviluppato tenendo presenti alcuni principi. Una ripartizione della responsabilità – che è collettiva – per l’accoglienza delle persone, per le operazioni di identificazione, l’esame delle richieste di asilo, l’accoglienza dei rifugiati, l’esecuzione delle operazioni di rimpatrio. Questo implica un impegno molto maggiore sia nella ricollocazione dei rifugiati all’interno dell’Unione che nel reinsediamento dei rifugiati da Paesi terzi. Dobbiamo definire percorsi legali alternativi per la protezione, come i visti umanitari”.“Un sistema di regole condivise per il salvataggio in mare e lo sbarco delle persone, senza criminalizzare chi salva vite in mare perché adempie non solo ad un obbligo sancito dal diritto internazionale del mare, ma ad un obbligo morale”. “Un lavoro comune delle nostre forze di polizia e di intelligence per smantellare le organizzazioni criminali a capo del traffico di persone lungo tutte le rotte principali, in collaborazione con i nostri partner nei Paesi di origine e transito”.“L’apertura di canali legali per l’immigrazione per motivi di lavoro sulla base delle necessità dei nostri mercati del lavoro”. (n.r. Belle parole ma che ne facciamo quando i fatti dimostrano che quando si tratta di immigrazione clandestina o quanto altro è l’Europa comunitaria a guardare altrove mettendo i paesi come l’Italia, la Grecia e Malta in grave difficoltà. E’ semplicemente una vergogna, per non dire altro)

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“Quali impatti hanno le notizie del vaccino sulle azioni europee?”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

A cura di Giacomo Tilotta, Head of European Equity di AcomeA SGR. La diffusione delle notizie sull’efficacia dei vaccini sviluppati da Pfizer-Biontech e da Moderna ha avuto un impatto dirompente sulle Borse, accentuando quella dispersione dei rendimenti, che aveva già contraddistinto l’andamento dei mercati, in particolare in quest’ ultimo anno. A differenza però di quanto visto finora, tale dispersione ha favorito quei settori, categorizzati nell’universo del “value”, che erano stati un po’ messi da parte dal mercato, a scapito dei settori “growth” e “momentum”, che erano stati invece i preferiti dagli investitori nonostante le care valutazioni.si può notare come nella scorsa settimana abbiamo assistito a una importante rotazione settoriale. I fattori scatenanti sono stati i seguenti: posizionamento e consensus unanime del mercato su quei temi/settori che hanno maggiormente beneficiato delle trasformazioni imposte dalla diffusione del virus. Tale unanimità di consensus diventa molto pericolosa quando si creano delle discontinuità che il mercato non ha prezzato. Visibilità del ciclo economico. È evidente come il vaccino rappresenti l’unica vera via di uscita a una situazione di oggettiva difficoltà, contribuendo a migliorare le prospettive del ciclo economico. E da questa maggiore visibilità sulla ripresa economica che si innescano i fenomeni descritti in precedenza che favoriscono i settori tradizionalmente più legati al ciclo, che compongono per la maggiore l’universo “value”. Impatto sui tassi. In maniera contestuale alla diffusione della notizia del vaccino, abbiamo assistito anche a una presa di profitto sul comparto obbligazionario, che ha causato un incremento dei rendimenti specie per quegli asset definiti come safe haven. Un simile movimento ha creato i presupposti per una rotazione che è andata a penalizzare i settori correlati negativamente all’andamento dei tassi, come ad esempio le utilities, in quanto percepiti come settori slegati dall’andamento del ciclo economico, a beneficio di quelli ciclici che si caratterizzano per un relazione positiva con l’andamento dei tassi. Valutazioni. Bisogna inoltre considerare come il gap di valutazione tra i diversi stili di investimento, che ha penalizzato lo stile value, ha raggiunto livelli molto estremi. Tuttavia, se da un lato è vero che le opportunità innescate dal Covid-19 non sono transitorie, dall’altro non possiamo non tener conto di valutazioni che via via sono diventate molto alte, con un rapporto rischio/rendimento secondo noi non attraente. Recupero da eccessi e short covering. Come spesso accade la prima fase di qualsiasi movimento di inversione è segnata da una situazione di ricopertura delle posizioni di vendita allo scoperto poste in essere dal mercato e da chi aveva continuato a scommettere su un ulteriore ribasso del ciclo economico.A questo punto la questione importante è capire quali siano i fattori che possono favorire il consolidamento del trend in atto o se invece questa rotazione è soltanto un fenomeno temporaneo alla stregua di quanto avevamo visto in passato. A nostro avviso tre sono i fattori che possono contribuire a dare continuità a questa tendenza:capacità di uscire dalla fase attuale limitando i danni. Il contenimento dei possibili effetti negativi causati da ulteriori restrizioni per gestire l’attuale fase di convivenza col virus risulta essere importante per non minare la fiducia degli investitori. Flusso di notizie sul fronte del vaccino. Dando per scontata l’autorizzazione del vaccino, la capacità di gestire in maniera efficace la diffusione e la commercializzazione dello stesso risulta essere cruciale per poter intravedere una via d’uscita definitiva dalla situazione di emergenza sanitaria, contribuendo così alla ripresa economica. Centralità della politica fiscale vs quella monetaria. A questo punto l’efficacia della politica fiscale segnerà effettivamente il passo per un cambio di paradigma che vincoli sempre più l’andamento dei mercati azionari a quello di una crescita economica che benefici di politiche economiche più aggressive rispetto a quanto fatto fino ad ora. Solo in questa maniera si potrà assistere a un passaggio da un mercato guidato dalla liquidità immessa dalle banche centrali, necessaria per gestire le fasi più acute dalla crisi, a un mercato guidato dalle reali prospettive di ripresa del ciclo economico, favorendo in tal senso quei settori legati al ciclo economico penalizzati fino ad oggi.

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Vaccini, ricerca, cure e investimenti: l’Europa della salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Venerdì 20 novembre, ore 9:50-12:30 All’evento, organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e con il Corriere della Sera, si confronteranno rappresentanti delle istituzioni comunitarie e di quelle nazionali e locali con esponenti del mondo della ricerca, della sanità e dell’industria farmaceutica. Presenti, tra gli altri, il ministro della salute Speranza e la commissaria UE alla ricerca Gabriel. Negli ultimi mesi l’UE ha dimostrato nei fatti che la collaborazione tra Stati è fondamentale per affrontare la pandemia. Anche sul fronte sanitario e della ricerca medica per lo sviluppo di cure e vaccini, l’UE ha messo in campo ingenti risorse, attirando altri investimenti pubblici e privati a livello globale.L’approccio comune proposto per garantire vaccini e cure, integra gli sforzi di risposta globale. Per questo, l’Unione ha lanciato un appello ai Paesi ad alto reddito e a vari partner internazionali per mettere in comune le risorse necessarie a prenotare i vaccini dai produttori, anche per i paesi a basso reddito. Questo consente di accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini e cure sicure ed efficaci, massimizzando la possibilità di accesso. Finora, sono stati raccolti oltre 16 miliardi, di cui 6.5 dal bilancio dell’UE e dei suoi Stati membri.Il sostegno europeo fornito alle imprese per la sperimentazione clinica di cure e vaccini e l’ampliamento delle capacità di produzione apporterà benefici a tutta la popolazione mondiale e, consentirà di far ripartire l’attività economica e sociale a livello transfrontaliero. L’UE sarà sicura solo se anche il resto del mondo lo sarà.L’Unione europea anche reso disponibile una linea di credito speciale per la pandemia finanziata dal Meccanismo Europeo di Stabilità, che consente agli Stati membri di richiedere prestiti fino al 2% del proprio PIL a interessi molto vantaggiosi per spese sanitarie dirette o indirette.Nel quadro dei negoziati sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale e su Next Generation EU, il Parlamento europeo si è battuto per aumentare i fondi per la sanità e la ricerca e per rafforzare il ruolo dell’UE nella tutela della salute pubblica. Una battaglia che ha permesso di triplicare, da 1,7 a 5,1 miliardi di euro, la somma destinata alla creazione del nuovo programma EU4Health.Di questi temi discuteranno il vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo (NI-M5S) e gli eurodeputati Antonio Tajani (PPE-FI), Brando Benifei (S&D-PD), Carlo Fidanza (ECR-FdI) e Francesca Donato (EFD-Lega) con la commissaria UE alla ricerca Marija Gabriel, il ministro della salute Roberto Speranza e i presidenti di Emilia Romagna, Stefano Bonaccini (tbc), e Umbria, Donatella Tesei. Parteciperanno, inoltre, scienziati, medici e rappresentanti dell’industria farmaceutica.

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Vaccino Janssen contro il COVID-19 in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Johnson & Johnson ha ripreso il reclutamento, l’arruolamento e la vaccinazione in tutti i trial clinici del suo vaccino sperimentale Janssen contro il COVID-19 in tutta Europa, dopo una pausa temporanea. Le sperimentazioni negli Stati Uniti, in Sudafrica e in alcuni paesi dell’America Latina sono già in corso. Dopo aver consultato le autorità regolatorie competenti dell’UE, i trial clinici del candidato vaccino Janssen contro il COVID-19 riprenderanno in Europa questa settimana. I trial che saranno ripresi sono gli studi di Fase 2a in Germania, Paesi Bassi e Spagna, così come lo studio di Fase 1/2a in Belgio.Prosegue, inoltre, la preparazione per l’avvio di un secondo trial clinico di Fase 3 del candidato vaccino sperimentale contro il COVID-19 di Janssen. Il trial, che studierà la sicurezza e l’efficacia di un regime a due dosi, dovrebbe iniziare alla fine di questo mese in diversi paesi europei. Questo segue i risultati positivi ad interim dello studio clinico di Fase 1/2a dell’azienda, che ha dimostrato che il profilo di sicurezza e l’immunogenicità del candidato vaccino Janssen contro il COVID-19 ne supportavano un ulteriore sviluppo.In Johnson & Johnson, non c’è priorità maggiore della salute e della sicurezza delle persone che assistiamo ogni giorno in tutto il mondo. Il nostro obiettivo primario è quello di garantire la sicurezza, il benessere e la privacy dei partecipanti e di tutti coloro che sono coinvolti nei nostri trial.Johnson & Johnson sta sviluppando e testando il suo candidato vaccino Janssen contro il COVID-19 in conformità con elevati standard etici e solidi principi scientifici, e si impegna inoltre a fornire informazioni mediche accurate e a proteggere la privacy dei partecipanti. Abbiamo in programma di divulgare i dati dei trial clinici dei nostri studi COVID-19 una volta che tali dati saranno presentati o pubblicati e comunicheremo in modo proattivo le eventuali sospensioni regolatorie dei trial richieste dalle autorità sanitarie.Johnson & Johnson si impegna ad offrire al pubblico un vaccino contro il COVID-19 accessibile, su base non-profit, per l’uso in emergenza nella pandemia.

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“Sogno un’Europa amica della persona e delle persone”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

“Una terra in cui la dignità di ognuno sia rispettata, in cui la persona sia un valore in sé e non l’oggetto di un calcolo economico o un bene di commercio”. Queste parole di papa Francesco ci ricordano che purtroppo nel nostro continente sono più di cento milioni le persone in difficoltà e messe ai margini alle quali va data attenzione e restituita dignità. In vista del 31° anniversario della caduta del muro di Berlino, in questo anno in cui si celebrano i 70 anni dalla dichiarazione Schumann che ha dato il via al processo di integrazione europea, Caritas Italiana pubblica “Casa, bene comune. Il diritto all’abitare nel contesto europeo”. È un Dossier con Dati e Testimonianze (DDT) di analisi legislativa sul diritto alla casa nel continente europeo. Pur nell’ambito di un quadro giuridico di spessore, la casa infatti resta per molti europei una meta difficile da raggiungere e da mantenere. Oltre 23 milioni di famiglie, circa il 10,4% della popolazione totale dell’Unione europea, spendono più del 40% del reddito per mantenere la propria abitazione, quasi 9 milioni di famiglie vivono in alloggi inadeguati. C’è poi chi un tetto non l’ha mai avuto: solo in Europa 700 mila persone sono senza dimora e il fenomeno è aumentato del 70% in dieci anni.Come ricorda anche il nostro ultimo Rapporto sulla povertà ed esclusione sociale in Italia, nel nostro Paese oltre 1,8 milioni di famiglie sono in condizioni di povertà assoluta e chi vive in affitto ha una situazione più critica: circa 850 mila famiglie povere in locazione, quasi la metà di tutte le famiglie povere, con condizioni più critiche nel Mezzogiorno. I senza dimora sono 51mila e la loro condizione è stata aggravata dall’arrivo della pandemia per COVID-19. Ogni anno inoltre arriva l’assalto del gelo che crea situazioni ad alto rischio per chi non ha una casa o una sistemazione al coperto e riscaldata: dai clochard ai ragazzi sbandati, dagli anziani ai padri separati e magari disoccupati che non hanno più le risorse per pagarsi un’abitazione.L’edilizia pubblica (4% del patrimonio abitativo nazionale) risponde a una quota minima di popolazione: un quinto del mercato dell’affitto, una delle quote più basse d’Europa. La morosità è passata da percentuali irrisorie dei primi anni Ottanta all’attuale 90% del totale delle ragioni delle sentenze di sfratto emesse. Le domande di edilizia pubblica inevase presso Comuni e IACP ammontano a circa 650.000; 4 milioni di giovani tra i 25 e i 39 anni risiedono ancora nelle famiglie di origine; 4 milioni i lavoratori stranieri che vivono in affitto, l’80% in coabitazione e in condizioni di sovraffollamento. Nella cornice giuridica europea, il diritto alla casa è di pertinenza esclusiva dei singoli Stati. Per tale motivo, il sistema di politiche abitative pubbliche appare disomogeneo e i livelli di accesso al bene casa non appaiono uniformemente distribuiti. Sono comunque presenti in Europa molte esperienze innovative da cui è possibile trarre utili piste di lavoro per favorire una migliore esigibilità del fondamentale diritto a un degno abitare.

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L’Unione europea a sostegno dei lavoratori: il programma SURE

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

Quali strumenti ha messo in campo l’UE per fronteggiare la crisi sanitaria, economica e sociale e per palliare gli effetti della pandemia da COVID-19 sul mondo del lavoro? Ne parliamo lunedì 9 novembre dalle 10:00 con il commissario UE all’economia Paolo Gentiloni, eurodeputati, rappresentanti del governo e delle più importanti sigle sindacali del nostro Paese. L’evento è organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo in collaborazione con la Rappresentanza della Commissione europea.L’Europa sta fronteggiando una crisi sanitaria ed economica senza precedenti dal dopoguerra. In Italia, più di 3 milioni di famiglie hanno visto il loro reddito dimezzarsi e il 50% delle imprese sono a rischio chiusura, con centinaia di migliaia di lavoratori che potrebbero perdere il posto.L’Unione europea ha messo in campo strumenti straordinari per far fronte alla crisi e far ripartire l’economia. Oltre al Piano per la ripartenza, ai prestiti BEI e agli impegni di acquisti per 1710 miliardi della BCE, è già operativo il programma SURE, con 100 miliardi di prestiti a condizioni molto convenienti. SURE è un acronimo: sta per “Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency”, ovvero aiutare i lavoratori che rischiano di perdere il lavoro con un sussidio europeo.SURE è stato studiato proprio per i Paesi più colpiti dalla pandemia e dalla crisi economica, come Italia e Spagna. Difatti, il nostro Paese, con 27 miliardi, è il primo beneficiario di SURE, e ha già ottenuto una prima linea di credito da 10 miliardi.Questa misura, nella pratica, si concretizzerà in un sussidio pubblico, che potrà garantire il posto di lavoro a milioni di cittadini europei. I lavoratori potranno così continuare ad avere reddito e potere di acquisto, con un impatto positivo su tutta l’economia. Nel tempo libero creatosi con la diminuzione delle ore di lavoro, i dipendenti potranno seguire corsi di formazione utili per il loro percorso professionale e per la stessa azienda. In questo contesto, è importante che i rappresentanti dei sindacati possano confrontarsi con quelli delle istituzioni europee e nazionali sul migliore utilizzo di questo importante strumento.

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Attacco al cuore dell’Europa: la crisi della rule of law: il caso Polonia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

La sentenza della Corte Costituzionale polacca del 22 ottobre scorso ha dichiarato incostituzionale l’aborto anche nei casi di gravi malformazioni o malattie del feto eliminando, di fatto, qualsiasi possibilità di interrompere la gravidanza legalmente. Questa sentenza è ancor più incomprensibile se si considera che la legge sull’aborto polacca era tra le più restrittive di Europa già prima dell’intervento a gamba tesa dei giudici.Per capire la logica di questo provvedimento, occorre contestualizzarlo e leggerlo all’interno del più ampio piano di “restaurazione” della giustizia che il governo polacco di Kaczynski – leader del partito di Diritto e giustizia (Pis), ultraconservatore e cattolico – sta scientemente e irrefrenabilmente portando avanti fin dal 2015. Piano che mira a ridurre l’indipendenza dei giudici nei confronti della Politica con evidente violazione del principio europeo della rule of law * (in italiano, grossomodo, lo Stato di diritto). Da qualche anno, i governi di alcuni Stati membri – tra cui Polonia e Ungheria – hanno messo in atto politiche che minano le fondamenta dell’Unione Europea, sfruttando proprio il fatto che l’organizzazione della giustizia nell’ordinamento statale non rientri tra le competenze dell’Ue. Individuato il pertugio (la difficoltà dell’Unione per un controllo effettivo ed efficacie sulle violazioni “interne” dei principi fondati) meglio si spiegano le modifiche della legislazione nazionale (peggio ancora se costituzionale), intraprese dal governo polacco negli ultimi 5 anni. Soffermiamoci sul caso Polonia per mettere in luce il meccanismo del governo polacco che, forte della sostanziale inefficacia dei rimedi previsti dal legislatore europeo per fronteggiare la crisi della rule of law, procede la sua corsa verso il Potere superando, da destra e da sinistra, i limiti fissati dall’Unione per la codificazione dei propri valori fondanti, come disciplinati all’art. 2 TUE. In seguito, denunciando il gravissimo rischio sovversivo cui soggiace l’Unione a causa dell’alta contagiosità del meccanismo di violazione della rule of law, interroghiamoci sulla sussistenza di un possibile cortocircuito del sistema di tenuta europeo, intravvedendo la soluzione nel riprendere e completare il percorso degli Stati Uniti d’Europa. L’episodio che ha trasformato la Polonia da osservata speciale ad indagata nel procedimento per la violazione di uno dei valori fondanti l’Unione di cui all’art. 7 TUE, è avvenuto nel dicembre del 2017 quando il governo polacco approvava una legge sull’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici della Corte Suprema a seguito della quale ben 27 dei 72 giudici allora in carica, tra cui il Presidente, venivano collocati in pensione. Secondo questa legge i magistrati potevano sì richiedere una proroga triennale del proprio incarico, ma attraverso uno specifico quanto discutibile meccanismo che ne subordinava l’accoglimento ad una valutazione fortemente discrezionale ed inappellabile da parte del Presidente della Repubblica. Per capirne il significato sovversivo, basti pensare che a fronte di 12 magistrati che allora presentarono istanza di proroga, solo 5 ne videro l’accoglimento. In concreto, la Polonia – approvando ed applicando la legge sull’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici e le norme che determinano in modo poco chiaro e discrezionale le modalità di congedo dei giudici (si pensi al meccanismo di proroga) – avrebbe violato il suddetto principio. E’ dunque verosimile e condivisibile il ragionamento della Corte di giustizia quando intravvede in queste modifiche della legislazione nazionale un intervento politico volto a “falsare” l’effettività del sistema giurisdizionale, facendo sì che la magistratura perda la sua caratteristica essenziale di indipendenza; caratteristica che, guarda caso, dovrebbe essere garantita propri dall’inamovibilità dei giudici e dalla netta separazione dei poteri che assicurano un controllo giurisdizionale effettivo. Al di là, dunque, della prevedibile sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia ai danni della Polonia – che, in questo tipo di procedimento, può consistere in una cospicua sanzione pecuniaria – non v’è dubbio che le modifiche della legislazione polacca così come sopra descritte, hanno prodotto l’effetto di ingenerare nei magistrati il timore di una rimozione anticipata o di una mancata proroga, finendo così per condizionarne l’operato, in piena violazione del principio della rule of law.Gli odierni giudici della Suprema Corte si muovono evidentemente all’interno di un ambito condizionato e controllato dalla Politica con l’inevitabile conseguenza di aver perso, altresì, la libertà di deliberare in maniera difforme dalla volontà politica. Appare evidente, infatti, come nel dichiarare incostituzionale l’aborto anche nei casi di gravi malformazioni o malattie del feto, gli odierni giudici abbiano in sostanza perseguito un obiettivo politico (escludere l’aborto dalla liceità) senza dover passare per il Parlamento. Queste sono minacce che arrivano dal ventre molle dell’Unione e che mostrano chiaramente il rischio sovversivo insito nel disprezzo dello Stato di diritto e del principio della separazione dei poteri che, da anni, è motivo di scontro tra governi nazionalisti e conservatori dell’Europa. E’ nostra ferma convinzione che la sola strada percorribile per evitare l’implosione dell’odierna Unione Europea a causa dell’azione sovversiva di taluni Stati membri, nonché dell’azione attrattiva di altri Stati terzi, debba andare verso la costituzione effettiva degli Stati Uniti d’Europa. Angela Furlan, legale, presidente Super Minus onlus, consulente Aduc in abstract.

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In Italia i tumori provocano meno decessi rispetto alla media europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

In particolare, dal 2015 a oggi si stima una diminuzione complessiva del 5% della mortalità per cancro nel nostro Paese. Nelle donne, il tumore dello stomaco (-20%), della tiroide (-15%) e dell’esofago (-12%) fanno registrare le riduzioni più importanti, negli uomini le neoplasie della laringe (-28%), della prostata (-15%) e dello stomaco, colon-retto e polmone (-11%). La pandemia causata dal Covid-19, però, sta mettendo a rischio la continuità di cura delle persone colpite da neoplasia. Non solo. Il decorso dell’infezione può essere peggiore in questa popolazione. Una revisione sistematica di 52 studi, pubblicata sul European Journal of Cancer, ha considerato 18.650 pazienti oncologici colpiti dal virus: 4.243 sono deceduti, con un tasso di mortalità complessivo pari al 25,6%. Ricerca, accessibilità e organizzazione sono i tre pilastri su cui bisogna intervenire per garantire le cure migliori a tutti i cittadini colpiti da neoplasia. Il punto di incontro ideale è l’effettiva realizzazione delle Reti oncologiche regionali, presenti solo in alcune Regioni e con criteri diversi. È l’appello lanciato oggi dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nella conferenza stampa di presentazione del XXII Congresso Nazionale della società scientifica, che si svolge da domani fino all’1 novembre in forma virtuale. “Il Covid-19 ha dimostrato quanto sia necessario rendere subito operative le Reti oncologiche regionali in tutto il territorio – afferma Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La continuità di cura è stata garantita ai livelli più alti proprio nelle Regioni dotate di Reti, perché l’accesso ai trattamenti è possibile anche nelle sedi periferiche sulla base di indicazioni condivise, limitando così gli spostamenti dei malati. Oggi le Reti sono attive in Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Provincia autonoma di Trento, Puglia e Campania oltre che in Lombardia ed Emilia-Romagna, pur se con configurazioni differenti. E troppi malati sono costretti a cambiare Regione per curarsi”. “Servono criteri uniformi per rendere operative le Reti – continua il Presidente Beretta -, agendo in quattro direzioni: riduzione delle migrazioni sanitarie, accesso all’innovazione, punti di ingresso nella rete riconosciuti e vicino al domicilio del paziente, integrazione con la medicina del territorio. Quest’ultimo punto è quello risultato più deficitario durante la prima ondata della pandemia, perché troppi pazienti non sono più andati in ospedale per paura del contagio. Al tempo stesso, però, non sono stati assistiti adeguatamente a livello territoriale. (fonte: AIOM News Speciale Covid-19)

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Stati Uniti d’Europa. Successo straordinario dell’eurobond Sure

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Così potremo pagare la cassa integrazione. E’ l’effetto dello Sure, il programma dell’Unione europea per proteggere i posti di lavoro e i lavoratori che risentono della pandemia da Coronavirus.Lo Sure è un eurobond, cioè titolo emesso dall’Unione europea, che, al primo inserimento nei mercati finanziari, ha avuto richieste per 230 miliardi a fronte di emissioni per 10 e 7 miliardi per questo primo collocamento.Un successo strepitoso nonostante gli interessi dei titoli siano negativi (-0,23%) o poco superiori allo zero (0,13%).Lo Sure ha le stesse condizionalità del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità.Come mai tanto successo?Perché l’emittente dei titoli è l’Unione europea che ha la stima massima da parte delle agenzie di valutazione (S&P, Mody’s e Fitch).Vuol dire che la Ue è credibile e affidabile ed è lo stare insieme che ci rende forti.Eppure, in occasione delle elezioni politiche, il M5S, la Lega e FdI si erano presentati con un programma antieuropeo e “NO EURO”.Un motivo di riflessione per i cittadini che seguono le chimere, per di più dannose. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Nessuno in Europa chiede il Mes, in Italia solo la sinistra

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

“Mentre lo Stato ha ancora in cassa oltre 75 miliardi dello scostamento di bilancio votato dalle Camere per l’incapacità del governo di erogarli; mentre le Regioni saranno tagliate fuori dalle gestione del Recovery Fund, tanto che Zingaretti vuole scappare dal Lazio perche’ annusa che non tocchera’ palla; mentre accade tutto cio’ le forze sinistre si stanno organizzando per chiedere il MES. Non si domandano perche’ nessuno in Europa lo chiede? Non lo sanno che nasce per sopperire al fatto che gli Stati non riescono a collocare i propri titoli sul mercato? Lo sanno che i nostri titoli invece sono appetibilissimi? NO MES!” . È quanto scrive su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia e sindaco di Calalzo di Cadore Luca De Carlo, in risposta alla raccolta firme di circa 200 amministratori locali, annunciata dal sindaco Pd di Pesaro Antonio Ricci, per chiedere al governo l’uso immediato del Mes.

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Anteprima della sessione del 19-23 ottobre 2020

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Bruxelles. Voto sul futuro della politica agricola dell’UE. Il Parlamento discuterà e voterà le proposte per rendere la politica agricola più sostenibile, resistente e flessibile, così da poter continuare a garantire la sicurezza alimentare nell’UE. Le proposte del Parlamento sulla futura normativa sui servizi digitali Le richieste dei deputati sulle modalità di regolamentazione dei servizi digitali, che includono le piattaforme e il commercio online, saranno discusse lunedì e votate martedì, Intelligenza artificiale: Il PE getta le basi per le prime regole UE I deputati adotteranno una serie di proposte per regolamentare l’Intelligenza Artificiale (IA), al fine di promuovere innovazione, standard etici e fiducia nella tecnologia. La Commissione europea presenta il suo programma di lavoro per il 2021 I deputati discuteranno il programma di lavoro della Commissione per il 2021 che verrà presentato martedì alle 15.00. Il Presidente Sassoli annuncia il vincitore del Premio Sacharov 2020 Giovedì, la Conferenza dei Presidenti (il Presidente del PE Sassoli e i Presidenti dei gruppi politici) deciderà il vincitore del Premio Sacharov 2020 per la libertà di pensiero. Vertice UE: relazioni UE-Regno Unito e lotta al COVID-19 al centro del dibattito Mercoledì, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, presenterà e discuterà in Plenaria i risultati del Vertice UE del 15-16 ottobre. La risposta all’attuale crisi deve aumentare la resilienza futura dell’UE, COVID-19 e istruzione: l’UE deve contribuire a colmare il gap digitale, COVID-19: mitigare le conseguenze sociali ed economiche della crisi, L’UE ha bisogno di una revisione delle sue relazioni con la Bielorussia. I deputati discutono la brutalità della polizia negli Stati membri, Dibattito in Plenaria sugli Stati membri che vendono passaporti UE

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Agricoltura: Dall’Europa un aiuto concreto

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

Dall’Europa arriva un aiuto concreto a sostegno della ripresa del settore agricolo e agroalimentare per fronteggiare la crisi da Covid e incoraggiare una reale svolta del comparto in chiave innovativa e green. E’ quanto dichiara Cia-Agricoltori Italiani esprimendo soddisfazione per il via libera della Comagri al Parlamento europeo sull’anticipo al primo gennaio 2021 dello stanziamento di oltre 8 miliardi di euro a favore del settore, a cui si aggiungono 2,6 miliardi previsti dall’accordo sul Bilancio Ue (1,22 destinati all’Italia).Per Cia, che aveva già sollecitato interventi immediati senza aspettare l’entrata in vigore della riforma Pac nel 2023, si tratta, infatti, di un’iniezione di liquidità importante accompagnata tra l’altro da quella visione strategica auspicata più volte dall’organizzazione che pone al centro del rilancio le aree rurali così come la digitalizzazione e la sostenibilità dell’agricoltura.E’ dunque, positiva la conferma da parte dell’europarlamentare Paolo De Castro, che almeno il 55% dei fondi aggiuntivi dovrà incentivare la crescita delle aree interne tramite investimenti in agricoltura di precisione, ricambio generazionale e modernizzazione dei macchinari, da tempo richiesta da Cia, con il rinnovo del parco macchine agricole in chiave competitiva e green.“Si tratta di un riconoscimento fondamentale all’agricoltura europea e italiana -ha detto il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino- che ha dimostrato grande tenuta e forte responsabilità nel garantire ai cittadini cibo sano e di qualità durante il lockdown, pur subendo le conseguenze economiche di una crisi globale. Ecco perché velocizzare l’accesso alle risorse europee è necessario per permettere al settore di riassestarsi, continuando ad assicurare l’approvvigionamento alimentare e rispondere alle prossime sfide ambientali del Green Deal”.

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“Brexit e Next Generation EU, il nuovo volto dell’Europa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Come succede nelle migliori famiglie, nel divorzio tra Unione Europea e Regno Unito si è passati alle vie legali, che nella fattispecie consistono nella procedura di infrazione che l’UE ha avviato nei confronti del Paese secessionista.A distanza di oltre 4 anni dal referendum che aveva sancito la volontà del popolo britannico di lasciare il blocco, il tema caldo resta ancora quello irlandese: secondo il “Withdrawal Agreement” siglato tra le parti a gennaio, l’Irlanda del Nord dovrebbe infatti continuare a seguire le norme doganali dell’Unione Europea, restando parte del mercato unico sui beni. In questo modo, verrebbe scongiurata l’eventualità di confini fisici tra Irlanda del Nord (fuori dall’UE con Brexit) e Repubblica d’Irlanda (membro dell’UE). Procede, quindi, il braccio di ferro che vede da un lato il governo britannico ricercare un accordo paritario sullo stile di quello che regola le relazioni dell’UE con il Canada e dall’altro le istituzioni europee che non cedono terreno e continuano ad affermare la dominanza della legislazione comunitaria, visto il maggior peso economico del blocco e la vicinanza fisica con il Regno Unito (che rende non replicabile lo schema messo in piedi con il Canada). Un altro importante tavolo negoziale nel Vecchio Continente riguarda il massiccio piano di intervento fiscale, denominato Next Generation EU (NG-EU), concordato al vertice europeo di luglio.L’iter si conferma, quindi, lungo e non privo di insidie. In particolare, c’è da abbattere le reticenze dei cosiddetti Paesi “frugali” (Austria, Danimarca, Finlandia, Olanda e Svezia) e del gruppo di Visegràd (Polonia, Repubblica Cena, Slovacchia e Ungheria), i cui veti incrociati potrebbero complicare notevolmente i piani dell’UE. Lo scenario delineato fa aumentare il rischio che il piano per la ripresa possa naufragare, considerato che, perché vada a buon fine, è necessaria l’approvazione unanime da parte dei Parlamenti dei singoli Stati membri. Una fonte di alea sul futuro dell’Unione e sul suo primo passo verso la tanto agognata integrazione fiscale, che si aggiunge ad una serie di rischi più “operativi” legati alle modalità con cui le risorse erogate verrebbero utilizzate. Nello specifico, occorre verificare che i fondi vengano destinati ad investimenti aggiuntivi e non sostitutivi, ossia che non si sostituisca semplicemente il debito pubblico con i trasferimenti comunitari come fonte di finanziamento di investimenti già pianificati. Inoltre, sussiste il tema, sempre d’attualità in Italia, dell’utilizzo effettivo delle risorse, con il rischio che una loro cattiva allocazione porti a sprecare un’occasione più unica che rara di effettuare le necessarie riforme strutturali senza gravare sul bilancio dello Stato, già appesantito. Molto della sostenibilità del debito italiano dipenderà proprio dall’approvazione finale del programma dell’UE. Detto ciò, NG-EU rappresenta una innovazione epocale che, a nostro avviso, difficilmente rimarrà confinata alla gestione dell’emergenza COVID. Si tratta di un primo esercizio di Budget comunitario con trasferimenti impliciti tra Paesi (sia a fondo perduto che nei prestiti a tassi agevolati), e una prima forma di condivisione del rischio sulle emissioni di obbligazioni da parte della Commissione. A seguito del primo disastroso (specie per Trump) dibattito TV e della malattia (COVID) di Trump, i sondaggi, le proiezioni elettorali e le scommesse, danno come scenario ampiamente favorito quello del “Blue Sweep”, ossia della vittoria dei democratici al Congresso e del contemporaneo insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca. Perché ciò si concretizzi, saranno nuovamente determinanti i cosiddetti “Swing States”, ossia Pennsylvania, Michigan, Wisconsin e North Carolina, che risultarono fatali a Hillary Clinton nel 2016.Una vittoria democratica rafforzerebbe il cambio di paradigma della politica economica a cui stiamo assistendo negli ultimi anni e che sta accelerando per effetto della pandemia. La politica fiscale sembra avviata ad abbandonare l’impegno a compensare le politiche espansive con successive misure restrittive (austerità, Patto di Stabilità e via dicendo) cui logicamente si associa la nozione di neutralità della politica fiscale (principio Ricardiano in base al quale si scontano le tasse future).L’impatto sui mercati finanziari potrebbe portare a un’ulteriore espansione dei multipli azionari. Con i tassi reali stabili o addirittura in calo (i tassi nominali sono ancorati ai livelli attuali dalle banche centrali e la politica fiscale potrebbe far comparire un po’ di inflazione), per riportare i premi di rischio sui loro livelli medi servirebbe una nuova fase di risalita delle valutazioni azionarie, seppur i livelli attuali possano apparire già costosi. Per questo, certamente si dovrebbero dissipare i rischi immediati e percepire come permanente il nuovo mix di politiche economiche sopra descritto.Il 2020 sarà sicuramente un anno da ricordare, segnato non solo da una delle più gravi epidemie nella storia dell’umanità, ma anche da una radicale trasformazione dell’assetto politico e istituzionale a livello globale. Dall’Europa agli Stati Uniti, il vento del cambiamento spira forte come poche volte in passato. Fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2020/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/10/brexit-e-next-generation-eu-il-nuovo-volto-dell-europa

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Unc: vendite, ad agosto Italia migliore d’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato gli ultimi dati Eurostat sul commercio al dettaglio del mese di agosto, diffusi il 5 ottobre, che, però, non contenevano ancora il dato italiano. Ebbene, l’Italia ha registrato la migliore performance in Europa. In agosto, infatti, le vendite al dettaglio in volume sono salite, nei dati destagionalizzati, dell’11% rispetto a luglio, il record nell’Ue a 27, che in media segna un rialzo del 3,8% (+4,4% nell’Eurozona). Al secondo posto il Belgio con +9,2% e al terzo la Francia con un +6,2%, al quarto la Germania con +3,1%. Le diminuzioni più marcate in Norvegia (-4,9%) e Svizzera (-1,9%).”Un dato molto positivo per l’Italia, che fa ben sperare per il futuro, anche se il cammino per recuperare quanto perso durante il lockdown è ancora lungo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il rovescio della medaglia, infatti, rispetto a questo ottimo rimbalzo estivo è che, se si confrontano i dati di agosto con quelli pre-covid di febbraio 2020, l’Italia si colloca solo in 18° posizione nella classifica europea, con un gap dello 0,8%. Ben 14 paesi sono già in territorio positivo rispetto all’ultimo mese pre-lockdown” conclude Dona.Al primo posto l’Irlanda, con un incremento delle vendite rispetto a febbraio dell’8,2%, al secondo il Belgio con +7,9%, al terzo la Norvegia con +7,8%, mentre l’indice delle vendite al dettaglio è cresciuto del 3,1% nell’Eurozona e del 2,4% nell’Ue a 27.Stessa situazione confrontando i dati di agosto con gennaio. L’Italia è in 19° posizione, con un -0,5%. Al primo posto il Belgio (+10,9%), poi la Norvegia (+9,8%) poi l’Irlanda (+8,1%). La germani è quarta con +6,2%. Si ricorda che il dato congiunturale italiano non è confrontabile con quello Istat reso noto il 7 ottobre poiché Eurostat li aggrega in modo differente.

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Stati Uniti d’Europa. Orban, i nostrani e l’importanza delle regole

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Siamo un po’ anarcoidi, noi italiani. Le regole ci stanno sempre strette ed è bene che siano applicate agli altri. Della serie: la legge si applica ai nemici e si interpreta per gli amici.Questa idiosincrasia per il rispetto delle regole, che tutti ci siamo dati, si riscontra anche in altri Paesi, per esempio, nell’Ungheria guidata dal premier ungherese, Viktor Orban. La Corte di giustizia europea, ha condannato l’Ungheria di Orban per violazione: a) degli obblighi sulla libera circolazione dei servizi; b)dell’accordo generale sul commercio dei servizi dell’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO); c)delle disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue sulla libertà accademica.La vicenda si riferisce alla chiusura imposta alla Università centrale europea, che è una istituzione privata. Questa di voler fare a casa propria ciò che si vuole è convinzione diffusa, ma la casa è un condominio, dove ognuno deve rispettare le regole di convivenza, beneficiando di servizi comuni. Ebbene, Orban usufruisce dei contributi europei, ed è un beneficiario netto, cioè paga meno e riceve di più, ma non vuole rispettare le regole comuni che sono alla base dell’appartenenza dell’Ungheria alla Ue. Comodo, no?Anche in Italia ci sono i simpatizzanti di Orban: Salvini e Meloni. Il primo faceva riunioni ufficiali con Orban, la seconda lo ha invitato alla festa del suo partito. Tutti bravi a rivendicare solo la propria parte, pur facendo parte dell’insieme. Vorremmo ricordare che la furbizia non è sinonimo di intelligenza.

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Professionisti della sanità di origine straniera in Italia e in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

In Italia ci sono al momento ben 22 mila Medici stranieri, 5 mila Odontoiatri , 38mila Infermieri, 5mila Fisioterapisti, 5 mila Farmacisti,1000 Psicologi,1500 tra podologi ,tecnici di radiologia, biologi ,chimici ,fisici .Circa 2500 sono in attesa di riconoscimento del titolo di studio eseguito all’estero . Tra arrivi e partenze, negli ultimi 5 anni c’è anche un esercito di Professionisti che abbandona il nostro Paese; laureati e specializzati, preferiscono andare a lavorare in Università, Ospedali e Cliniche del Medio Oriente, del Nordafrica, dell’Europa dell’Est ed anche della Gran Bretagna. In Europa ci sono circa 500 mila medici di origine straniera di cui 400 mila stabili e 100 mila mobili nei vari paesi europei Secondo il Bilancio dell’Amsi, realizzato in collaborazione con il movimento Uniti per unire e l’Unione Medica Euro Mediterranea (Umem), sino ad Agosto 2020: 1) In Italia i professionisti della Sanità risultano 77.500mila,In Italia ci sono al momento ben 22 mila Medici stranieri, 5 mila Odontoiatri , 38mila Infermieri, 5mila Fisioterapisti,5mila Farmacisti, 1000 Psicologi,1500 tra podologi ,tecnici di radiologia, biologi ,chimici ,fisici .Circa 2500 in attesa di riconoscimento del titolo di studio (oltre a 2500 Professionisti in attesa di riconoscimento dei titoli conseguiti all’Estero, nella Patria d’origine o in altre Nazioni e Stati); 2) Questi sono in misura maggiore Professionisti provenienti da Paesi Africani(maggiormente da Camerun ,Congo ,Nigeria) ,paesi Arabi(Siria ,Libano ,Palestina, Giordania, Egitto, Iraq, Tunisia ,Marocco ,Algeria ,Libia) , paesi dell’Est (Russia ,Albania ,Polonia ,Romania ,Ucraina ,Moldavia ,Croazia ), da paesi sudamericani (Argentina ,Brasile ,Peru ,Colombia ) , dai paesi europei ,America ,Cuba ,Israele ,Cina ,Giappone e Filippine che hanno caratterizzato le tre fasi dell’Immigrazione di massa nel nostro Paese tra il 1965-2020; 3)Si registra che negli ultimi 5 anni circa il 35% dei professionisti stranieri tornano nei loro Paesi di origine (in particolare paesi dell’Est e Paesi Arabi) e fanno parte di due categorie: i giovani precari e quelli in pensione oppure quelli che hanno subito discriminazione e sfruttamento lavorativo nonché violenza verbale; 4) il 65% dei Professionisti laureati della Sanità e della Salute non ha Cittadinanza Italiana (in particolare quelli della seconda e terza fase dell’Immigrazione, vale a dire a seguito della Caduta del Muro di Berlino -1989 -e della cosiddetta Primavera Araba -2011-); 5) l’80% di loro lavora nelle strutture private (Cliniche, Centri di Fisioterapia, Centri Analisi, Pronto soccorso, Guardia medica, Studi medici e poliambulatori privati), anche a causa delle difficoltà ad inserirsi nel sistema pubblico in virtù, in primis ,dei concorsi riservati ai cittadini italiani; 6) il 10% di questi Professionisti d’origine straniera esercita come Medici di Famiglia (Medici di Medicina Generale) e Pediatri convenzionati; 7) ma anche il 10% degli Stranieri esercita presso le strutture Pubbliche (in particolare Pronto Soccorso, Medicina interna, area chirurgica; 8) negli ultimi 5 anni si registra una diminuzione di arrivo dei Professionisti tranne dall’Egitto, dalla Tunisia, dalla Siria e dal Messico; 9) negli ultimi 5 anni si sta registrando una diminuzione di arrivo di studenti stranieri.

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Migliore sito web d’Europa: in finale un team italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

Bruxelles. Saranno 15 i portali presenti in finale il 18 Novembre al Teatro Vaudeville di Bruxelles, su oltre 1000 candidati in gara. Un concorso, gli eu Web Awards 2020, arrivato alla sua settima edizione e progettato per riconoscere ogni anno i migliori siti web d’Europa in cinque categorie dinamiche. Ad arrivare in finale quest’anno, c’è anche un team italiano, quello del portale Visititaly.eu, la guida online dell’Italia.I vincitori della competizione, uno per ciascuna categoria, otterranno una campagna pubblicitaria di tre mesi presso l’aeroporto internazionale di Bruxelles, oltre naturalmente al trofeo ufficiale degli Awards 2020. “Siamo onorati di poter rappresentare l’Italia in questa sfida così prestigiosa, in un momento così delicato come quello che il settore turistico sta attraversando, vincere assumerebbe un significato più grande” affermano Ruben Santopietro e Paolo Landi, fondatori di Visit Italy ed affiancati dalla software house Wiplab.Un progetto, quello di Visit Italy, partito da 3 anni fa e che oggi conta oltre 1.5 milioni di followers sui social e la community più grande al mondo dedicata alla destinazione Italia. Un movimento di valorizzazione ad alto impatto sociale, i cui risultati sono frutto di precise strategie di digital marketing turistico. E’ stato proprio il team di Visititaly.eu a lanciare prima del lockdown lo spot “Italia, bellezza da condividere” che ha totalizzato più di 60 milioni di views, facendo il giro del mondo. (sito italiano)

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«Piano immigrazione della UE: niente redistribuzione automatica in Europa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2020

Per chi entra illegalmente in Italia l’unica soluzione è quella del controllo esterno delle frontiere e per i clandestini centri sorvegliati per poter distinguere tra chi ha diritto alla protezione internazionale da chi deve essere rimpatriato. Insomma, dalla Von der Leyen una doccia gelata al governo PD-M5S e alla sua politica delle porte aperte all’immigrazione illegale di massa. Il messaggio dell’Europa è chiaro: “Cara Italia, devi difendere le tue frontiere, perché i clandestini che farai entrare te li devi tenere tu”. Cosa altro serve per fermare la furia immigrazionista della sinistra italiana?». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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