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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘europa’

Ecosistemi a confronto: l’Europa sta crescendo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Brussels. Attraverso un approfondito confronto dei migliori ecosistemi del mondo, vediamo che gli Stati Uniti guidano la classifica internazionale in termini numerici con 22.910 scaleup a fine 2018, di cui 6.496 nella sola Silicon Valley. La Cina segue con 9.935, l’Europa con 7.034 e Israele con 1.159. La classifica è praticamente la stessa se guardiamo al capitale raccolto: le scaleup statunitensi hanno raccolto 731 miliardi di dollari, di cui solo 304 nella Silicon Valley, seguita da Cina (337), Europa (126) e Israele (19).Tuttavia, lo scenario cambia davvero quando si osserva gli indicatori di densità e di investimento nelle scaleup (density and scaleup investing ratio*). Rispetto a questi 2 indicatori, la Silicon Valley mostra senza sorprese i valori più alti con 83,3 scaleup per ogni 100.000 abitanti e il 60,7% del PIL investito. L’ecosistema israeliano è al 2° posto con il 13,6 e il 5,6%, seguito dagli Stati Uniti con 7 scaleup e il 3,6%. La Cina è in ritardo con lo 0,7 e l’1,3% insieme all’Europa, che mostra un punteggio di 1,2 (un aumento dello 0,2 rispetto all’anno precedente) e 0,53% (anche questo in aumento rispetto allo 0,45%).”Non sorprende che la Silicon Valley sia inarrivabile. Più della metà (61%) del PIL della regione viene investito in tecnologia” ha commentato Alberto Onetti, Presidente Mind the Bridge e Coordinatore SEP, aggiungendo che” Anche i dati di Israele sono impressionanti. Questo piccolo paese di soli 8 milioni di abitanti produce più innovazione di Germania e Francia. Altra notizia è che il dragone cinese si è definitivamente risvegliato – dal 2014 gli investimenti in scaleup tecnologiche in Cina sono aumentati di un ordine di grandezza – e ha preso il volo, per continuare la metafora. La buona notizia per l’Europa è che, finalmente, si è innescato un percorso di crescita esponenziale. Tuttavia, il divario con gli Stati Uniti e la Cina rimane enorme e difficilmente verrà colmato”.Le medie regionali confermano che il Regno Unito e i paesi nordici stanno mostrando le migliori performance. Le isole britanniche superano il resto d’Europa rappresentando circa il 35% di scaleup e capitali raccolti, il 12% della popolazione e il 14% del PIL sul totale europeo. Gli Stati centrali guidati da Francia e Germania rappresentano invece il 27% delle scaleup e il 30% degli investimenti, sebbene rappresentino il 28% della popolazione europea e il 36% del PIL. All’estremo opposto, i paesi nordici rappresentano il 16% delle scaleup e il 19% del capitale investito, sebbene coprano solo il 5% della popolazione europea e il 6% del PIL. I Paesi baltici producono l’1,5% delle scaleup e l’1,2% del capitale, anche se rappresentano meno dell’1% del PIL e della popolazione del continente. L’Europa meridionale è ancora fanalino di coda nell’ondata dell’innovazione con il 10% delle scaleup e il 6% del capitale raccolto, nonostante la quota del 20% del PIL e della popolazione europea. L’Europa orientale deve invece ancora sfruttare il suo potenziale.

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Oltre 7000 scaleup e 126 miliardi di dollari di capitale raccolto per l’Europa tech che cresce

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

L’Italia è stazionaria al decimo posto nella classifica europea delle tech scaleup e segna un passo molto più lento rispetto ai valori medi europei con 208 scaleup e $1,8 miliardi raccolti. Qualche lieve segnale di miglioramento nel 2018 ($0.5B raccolti nel 2018 contro gli $0.3B del biennio precedente).
Tra le Scaler italiane (scaleup che hanno raccolto oltre $100 milioni) figurano Linkem, Prima .it oltre a Yoox Net-a-Porter Group.

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Castelli, “Mettere da parte tifoserie e remare tutti nella stessa direzione”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Ha scritto su Facebook il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli: “Ieri sono stata a Trento, per il Festival dell’Economia, terra di De Gasperi, Padre della Repubblica e dell’Europa dei popoli.
È un territorio, quello del Trentino Alto Adige, dove, più che in altri, si respira la travagliata storia del nostro Paese. Una storia che non dobbiamo mai dimenticare, perché solo così si eviterà di ripetere gli stessi errori.
È una stagione di cambiamenti, e come spesso accade si incontrano resistenze, ma questo è quello di cui c’è bisogno per dare un futuro alla nostra generazione ed a quelle che verranno dopo di noi.
Sarebbe bello mettere da parte le tifoserie, maggioranza e opposizioni, e remare tutti nella stessa direzione, nell’interesse dei cittadini e del Paese.
Porre fine alle fibrillazioni, ai retroscena, per realizzare quello che i cittadini ci hanno chiesto di realizzare, perché – come diceva De Gasperi – “la politica è realizzare”.
Viva l’Italia, viva la Repubblica!

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Europa: una settimana dopo il voto, 30 anni dalla fine del comunismo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Roma lunedì 3 giugno, ore 18.30, alla John Cabot University di Roma, via della Lungara 233, Trastevere 1989-2019: l’Europa a una settimana dalla chiusura delle urne elettorali e a 30 anni dalla fine dei regimi comunisti. Su questo tema, e sui molteplici, relativi, aspetti, sarà incentrata la tavola rotonda – fra i maggiori atenei americani della Ue, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere – a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari pubblici.
Interverranno, in particolare, tre docenti internazionali: Angela Brintlinger, direttore del Centro di studi slavi ed est-europei presso la Ohio State University, che nel 1988-89 si trovava nell’Urss di Gorbaciov come borsista; Petr Mucha, partecipante alla “Rivoluzione di velluto” ed ex collaboratore di Václav Havel (ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo della Repubblica Ceca); Caterina Preda, del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bucarest, studiosa dei totalitarismi.
«Il 3 e 4 giugno 1989 avvennero due eventi molto diversi: le elezioni, quasi del tutto libere, in Polonia, e la strage di piazza Tienanmen a Pechino. Da questo punto di partenza discuteremo di come sia cambiato il continente europeo in tre decenni, e su quali siano le principali sfide da affrontare», ha dichiarato il direttore dell’Istituto Guarini della JCU, Federigo Argentieri, anch’egli testimone degli eventi. Infatti, il 16 giugno 1989 era presente al funerale di Imre Nagy a Budapest, cui parteciparono anche Craxi e Occhetto, all’epoca segretari rispettivamente del Psi e del Pci.

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Chi vince e chi perde sull’immigrazione in Europa: un primo flash

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Chi ha vinto e chi ha perso in queste elezioni europee? E rispetto a che cosa? Europa sì/Europa no; immigrazione sì/immigrazione no. Dal 23 al 26 maggio i cittadini dei 28 stati membri dell’Unione Europea hanno votato per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo. Fondazione ISMU ha elaborato una prima analisi sui risultati.
Le forze più europeiste, cioè quelle che in passato hanno espresso atteggiamenti favorevoli verso l’integrazione europea e l’euro, hanno visto ridursi i loro consensi, ma solo marginalmente.Se da una parte popolari e socialdemocratici hanno perso considerevolmente, liberaldemocratici e verdi hanno, invece, incrementato i consensi, compensando in larga parte i voti persi dai primi due gruppi.Nello specifico, i partiti nazionali che hanno manifestato posizione pro-EU si raccolgono nel Parlamento Europeo nei seguenti gruppi parlamentari:
– European People’s Party (EPP), passato da 221 seggi a 165;
– Progressive Alliance of Socialists and Democrats (S&D), passato da 191 seggi a 141;
– Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE), passato da 67 seggi a 115;
– The Greens/European Free Alliance (G/EFA), passato da 50 seggi a 75.
Viceversa, le forze contrarie ad una maggiore integrazione hanno guadagnato consensi:
– Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD), passato da 48 seggi a 46;
– Europe of Nations and Freedom (ENF), passato da 37 seggi a 74.
I gruppi European United Left-Nordic Green Left (GUE/NGL) e European Conservatives and Reformists (ECR), moderatamente euroscettici, sono passati rispettivamente da 52 e 70 seggi a 42 e 57 seggi.
Dal punto di vista dell’immigrazione, possiamo classificare i gruppi parlamentari sulla base dell’appoggio a una politica di ricollocamento obbligatorio dei rifugiati tra i paesi membri. Sono favorevoli:
– European People’s Party (EPP),
– Progressive Alliance of Socialists and Democrats (S&D),
– Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE),
– European United Left-Nordic Green Left (GUE/NGL),
– The Greens/European Free Alliance (G/EFA).
In totale tali gruppi sono passati da 581 a 542 seggi.
Sono contrari:
– European Conservatives and Reformists (ECR),
– Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD),
– Europe of Nations and Freedom (ENF) .
In totale tali gruppi sono passati da 155 a 177 seggi.
Possiamo, quindi, affermare che il sostegno alla politica di ricollocamento dei rifugiati sarà più debole di quanto non lo fosse nella scorsa legislatura.
E in Italia? La Lega ha conquistato la soglia di un terzo degli elettori, attestandosi oltre il 34% dei consensi. Secondo partito il PD che supera il M5S e si attesta sopra il 22%. Fermo al 17% il Movimento 5 Stelle, principale sconfitto di queste elezioni e con delle posizioni non ben definite sull’Europa e sull’immigrazione. Sotto la soglia del 10% Forza Italia, che stenta ad arrivare al 9%. Supera lo sbarramento anche Fratelli d’Italia con il 6,5% (posizione simile alla Lega, ma da questa sovrastati). Non ce la fanno a entrare nel Parlamento Europeo +Europa, Europa verde e La sinistra. Una indubbia vittoria degli euroscettici e dei fautori dei porti chiusi. (fonte: http://www.ismu.org)

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L’Europa delle Costituzioni e delle Carte dei diritti

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

di Franco Ippolito. Nel giugno del 1918 Luigi Einaudi, avendo alle spalle la carneficina della Prima guerra mondiale, evidenziava sul Corriere della Sera l’anacronismo dello Stato sovrano, definendolo «il nemico numero uno della civiltà umana, il fomentatore pericoloso dei nazionalismi e delle conquiste», e aggiungeva, criticando la natura e la struttura della nascente intergovernativa Società delle Nazioni, «se si vuole tra 25 anni una nuova guerra che segni la fine dell’Europa, si scelga la via della Società delle Nazioni; se si vuole tentare seriamente di allontanare lo spettro della distruzione totale, si vada verso l’idea federale». La stessa convinzione Einaudi ribadì con forza, in un discorso alla Costituente il 29 luglio 1947. Forse Jean Monnet e Robert Schuman avevano in mente la tragica profezia einaudiana del 1918, quando affermarono, nella Dichiarazione del 9 maggio 1950 da cui scaturì la creazione della Ceca, «gli Stati non hanno voluto l’Europa, hanno avuto la guerra». L’opzione federalista di Einaudi, mentre ancora infuriava la guerra e sembrava che la furia totalitaria nazista avrebbe dominato l’Europa, era stata ripresa e rilanciata da Altiero Spinelli, con il Manifesto di Ventotene, che avvertiva «se la lotta restasse domani ristretta nel tradizionale campo nazionale, sarebbe molto difficile sfuggire alle vecchie aporie». Monnet, Schuman, Adenauer e De Gasperi percorsero un’altra via, quella funzionalistica. Pur nella rilevante diversità di impostazione, anche la costituzione della Ceca (poi Cee, Ce e infine UE) fu finalizzata ad impedire altre guerre tra Francia e Germania: intendeva sottrarre agli Stati nazionali le politiche sul carbone e sull’acciaio, risorse indispensabili per preparare e fare le guerre. Da qui dunque occorre partire per ogni discorso sull’Europa. Il primo straordinario risultato della costruzione europea − in un continente per secoli devastato da guerre, massacri, feroci lotte religiose, crimini contro l’umanità sino all’orrore dell’Olocausto e ai 50 milioni di morti − è stata la pace, «il più lungo periodo di pace della propria storia ultramillenaria: basti pensare che il precedente più lungo fu la famosa Pax romana di Ottaviano Augusto, durata meno della metà di quella che, dal 1945 a oggi, caratterizza il nostro continente» (F. Munari). Un periodo di pace così lungo da sembrare scontato e naturale alla gran parte degli europei (e degli italiani) chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento europeo. Ma la pace, come la democrazia, non è naturale; va costruita e va mantenuta con cura, passione e determinazione. Naturali sono la forza e il dominio del più forte. La pace non si conserva per inerzia, ma per rinnovata iniziativa di chi la persegue attivamente e con convinzione. Basti ricordare le guerre divampate tra gli “Stati sovrani”, rinati dopo la disintegrazione della Jugoslavia e dell’Unione Sovietica.
Evidentemente non basta la garanzia della pace, se l’indice della fiducia degli italiani verso l’Europa è calato vistosamente negli ultimi anni. Sembra riacquistare forza il mito sovranista, per quanto anacronistico e pericoloso, alimentato da forze politiche nazionaliste e autoritarie che alimentano e strumentalizzano, a fine di consenso elettorale, incertezze e paure diffuse.Al di là di ogni discussione sulla risorgenza del fascismo, sta di fatto che nell’incertezza e nel disorientamento determinati dalla crisi, come negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, è facile, soprattutto per i più vulnerabili, scivolare nell’affidamento alle illusorie promesse di nazionalisti e demagoghi, che − autoqualificandosi sovranisti e populisti − recitano slogan semplicistici dinanzi a difficoltà e situazioni complicate.
Non è sufficiente una posizione puramente difensiva e di denuncia contro i sovranismi e i populismi. Né basta la pur indispensabile rivendicazione al processo europeo del mantenimento della pace tra i paesi dell’Unione e del conseguimento del più alto livello di tutela dei diritti umani e di sviluppo rispetto ad ogni altra parte del mondo.
A noi, che non possiamo e non vogliamo parlare alla pancia ma alle teste e ai cuori delle persone, non bastano le parole né la pur nobile retorica europeistica, ma necessitano fatti e proposte di cambiamento e di rilancio del progetto europeo, sulla base di una preliminare evidente constatazione: senza l’Unione europea il nostro Paese non ha futuro!
Nessuno degli Stati europei, neppure la Germania, è in grado di confrontarsi da solo con le grandi potenze di dimensioni continentali (Stati Uniti, Cina, Russia) né di rappresentare un reale argine di equilibrio all’aumentato rischio di conflitti (non solo commerciali), in una fase di rifiuto o messa in discussione del multilateralismo. Del resto è ben evidente il comune interesse degli Usa di Trump e della Russia di Putin a minare la costruzione di un’Unione politica, preferendo il rapporto con tanti staterelli nazionali, inevitabilmente destinati al vassallaggio.L’Unione, che è stata capace di elevare gli standard dei diritti dei suoi cittadini e di assicurare pace tra i suoi Paesi membri, è l’unica entità che può rilanciare multirateralismo e diritto internazionale, anche sui grandi temi dell’ambientalismo, del cambiamento climatico e della tecnologia, e giocare un ruolo di pace nel mondo, ponendo così anche rimedio, sia pure postumo e tardivo, alle pesanti responsabiltà di Paesi europei nella guerra jugoslava e in quella libica.L’Unione europea, per promuovere, come vuole il Trattato sull’Unione (art. 3.1), «il benessere dei suoi popoli», deve abbandonare l’ideologia neoliberista e le politiche antisociali di austerità, che hanno favorito i Paesi più forti e fatto crescere le disuguaglianze prodotte dalla finanziarizzazione dell’economia, rese ancora più manifeste dalla crisi economica in atto dal 2008.A tale risultato negativo ha concorso anche l’impianto istituzionale, che vede il sistema di “governo” dell’Unione affidato, nelle materie più rilevanti (politica economica, politica estera, immigrazione, sicurezza) all’accordo unanime (e perciò al veto) dei governi, anziché alle deliberazioni del Parlamento europeo e della maggioranza qualificata degli Stati membri. Una vera Unione in effetti funziona soltanto nei settori affidati alle decisioni delle istituzioni di tipo “federale” (Parlamento, Commissione, Corte di giustizia, Banca centrale europea). Molte delle politiche realizzate o mancate, che vengono quotidianamente criticate dai governi nazionali (a cominciare da quello italiano), sono ascrivibili a scelte degli stessi governi che scaricano la responsabilità sull’Europa. Ne consegue la necessità di rafforzare le istituzioni “federali”, con la formazione e il sostegno attivo di partiti, movimenti e associazioni europei e transnazionali.
L’Europa delle Costituzioni e delle Carte dei diritti, l’Europa della pari dignità delle persone non può chiudersi in una fortezza, alzando muri materiali o giuridici, senza tradire sé stessa e perdere la sua identità e la sua stessa “anima”.Sappiamo bene che per governare fenomeni complessi non basta invocare il diritto e i diritti, ma è necessaria la politica, a cui compete la cura e la responsabilità degli interessi delle popolazioni. Chi ha il compito di adottare scelte politiche deve certamente tenere conto delle dimensioni dei movimenti migratori e non può ignorare i diffusi timori che percorrono le società europee né la complessità dei processi di integrazione dei migranti e dei rifugiati.
I limiti e le carenze dell’Unione sono evidente anche in altri settori. È stato creato un unico mercato interno, ma si continuano a permettere trattamenti differenziati dei lavoratori sul piano salariale, contributivo, fiscale e si tollerano “paradisi fiscali” che comportano una concorrenza sleale fra i Paesi membri e i loro cittadini.Come ha scritto Luigi Ferrajoli, in un documento che delinea uno specifico impegno della Fondazione Basso, per rilanciare l’Europa nella mente e nei cuori dei cittadini è urgente una politica in grado di restituire popolarità al progetto dell’Unione, ricostruendo, a livello d’opinione, la fiducia in una comunità politica basata sull’uguaglianza e sui diritti fondamentali di tutti. Questo mutamento dell’immagine dell’Europa nella percezione popolare, oggi screditata soprattutto tra i ceti più deboli, dipende − più ancora che da riforme, pur necessarie, di carattere istituzionale − da una modifica delle politiche degli organi comunitari idonea a riaccreditare l’Unione presso i popoli europei.È indispensabile un vero ed efficace welfare dell’Unione con l’adozione di misure sociali direttamente europee, a cominciare dall’unificazione del diritto del lavoro e delle sue garanzie, prime tra tutte la stipulazione di un salario minimo e l’effettiva tutela, prevista dall’art. 30 della Carta dei diritti dell’Unione, contro i licenziamenti ingiustificati; dall’istituzione di un servizio sanitario europeo realmente uguale, universale e gratuito.
Queste misure varrebbero a mostrare, dell’Europa, il volto benefico della solidarietà e della giustizia e non più solo quello ostile dei mercati, dell’austerità e dei sacrifici. L’uguaglianza nei diritti, del resto, è il principale fattore di unità politica. Realizzarla anche soltanto in qualcuno dei diritti sociali promessi dalla Carta dei diritti dell’Unione varrebbe a ristabilire il senso di appartenenza a una medesima comunità politica. (Il testo integrale dell’articolo è possibile richiederlo a ”
Fondazione Lelio e Lisli Basso – ONLUS via Dogana Vecchia 5 Roma”)

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Oggi si vota per gli Stati Uniti d’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Tutto iniziò a Roma, in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori. Era il 25 marzo 1957 e 6 Paesi, Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo, firmarono il Trattato che istituì la Comunità Economica Europea.
L’insieme dei Trattati, in seguito sottoscritti, portò alla nascita dell’Unione europea, che oggi comprende 28 Paesi.L’Unione europea garantisce la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali all’interno del suo territorio attraverso un mercato europeo comune e la cittadinanza dell’Unione europea, promuove la pace, i valori e il benessere dei suoi popoli, lotta contro l’esclusione sociale e la discriminazione, favorisce il progresso scientifico e tecnologico e mira alla stabilità politica, alla crescita economica e alla coesione sociale e territoriale tra gli Stati membri.
L’inno ufficiale dell’Unione europea, è costituito da un brano del movimento finale della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven, chiamato Inno alla Gioia.
Così l’Europa, uscita da una devastante guerra, ha garantito 74 anni di pace e, pur rappresentando solo il 7% della popolazione mondiale, produce il 25% della ricchezza mondiale e spende il 50% delle sue risorse nel welfare, cioè in sanità, assistenza e pensioni. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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C’è bisogno di un’Europa più unita, forte e solidale, attenta al sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 maggio 2019

Per difendere la pace e creare sviluppo, per tutelare i diritti alla libertà, alla sicurezza, per impegnarsi maggiormente nelle politiche su lavoro, istruzione e formazione dei giovani, ambiente, assistenza sociale, sviluppo sostenibile, privacy e identità digitale. Queste sono le risposte di 14 mila italiani della società civile, del mondo delle parti sociali e delle imprese al questionario proposto dal Cnel in merito al Documento “Unire l’Europa per cambiarla” presentato a Villa Lubin oggi e condiviso dalla maggior parte delle associazioni del mondo sindacale, del terzo settore e produttivo italiani.Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir che ha partecipato agli incontri per la stesura dello stesso documento, così commenta: “Bisogna ricostruire un’Europa unita che superi l’attuale esistenza di almeno tre spazi a velocità differente (mediterraneo, continentale e orientale) , rimettere l’uomo al centro del dibattito politico rispetto all’economia, alla finanza e alle sfide dell’intelligenza artificiale partendo dalla ricostruzione storica di ciò che, in termini di patrimonio culturale, l’Europa ha rappresentato”. “Già nel XIII secolo – continua Pacifico – possono essere individuati i caratteri identificativi dell’uomo europeo e oggi dopo tanti anni, le nuove elezioni rappresentano un momento importante per superare gli episodi di disaffezione o di acredine verso il progetto Europa, a partire proprio dall’adozione di una carta comune dopo una moneta comune e leggi comuni che interagiscono con le norme nazionali”.Poi “rispetto al pareggio di bilancio, bisogna scomporre le spese per investimenti, welfare, istruzione, formazione, ricerca e politiche giovanili. Nel bilanciare i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori bisogna introdurre un salario minimo garantito in tutto lo spazio europeo, regole comuni su accesso al lavoro e pensioni, e porre maggiore attenzione alla mobilità transfrontaliera con politiche comuni su diritto all’asilo e immigrazione, senza dimenticare come già al tempo dell’imperatore Caracalla tutti gli abitanti dell’impero romano fossero considerati suoi cittadini”, afferma il sindacalista autonomo.“Il patrimonio culturale conservato e sviluppatosi nello spazio europeo rappresenta il faro della società civile mondiale, che oggi deve essere ancora pienamente condiviso da 500 milioni di cittadini europei a partire dai giovani verso cui si devono concentrare politiche ben precise tese all’incontro fra formazione e lavoro, grazie anche alla ricerca e all’innovazione. La sfida è ancora una volta tra un europeismo fiero ma possibile e un nazionalismo deciso e già fallimentare in un mondo e mercato globale che è influenzato dalle nostre radici”, aggiunge il segretario organizzativo della Confedir.“C’è bisogno di un’Europa giusta, equa e solidale che superi le sue barriere interne, che potenzi la mobilità dei suoi cittadini pur nel rispetto delle singole tradizioni territoriali. La tutela e lo sviluppo del sapere, dell’ambiente e del lavoro saranno fondamentali per la nuova classe politica europea, come ricordano i cittadini italiani consultati”, conclude Marcello Pacifico.

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Secondo meeting del progetto europeo SEU

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

Parma Giovedì 16 e venerdì 17 maggio, a partire dalle 9.30, nella Sala del Consiglio del Palazzo Centrale dell’Università di Parma, si terrà il secondo meeting del progetto europeo SEU – Socially Engaged Universities, di cui il nostro Ateneo è partner.Dopo il primo meeting tenutosi nel dicembre scorso all’Università di Exeter (Regno Unito), coordinatore del progetto, sarà ora l’Università di Parma ad ospitare i diversi partner: oltre all’Ateneo di Exeter, saranno presenti i rappresentanti delle Università di Ghent (Belgio), Magdeburgo (Germania) e della THUAS de L’Aja-Delft (Paesi Bassi).
Il meeting si aprirà con i saluti istituzionali del Rettore, Paolo Andrei, del Pro Rettore con delega per la Terza Missione, Fabrizio Storti, della Pro Rettrice con delega all’Internazionalizzazione, Simonetta Anna Valenti, e dell’Assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili del Comune di Parma, Michele Guerra. Seguiranno gli interventi di Francesca Zanella, Presidente dello CSAC, e Sabrina Tomasi, Dottoranda del Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni Culturali e del Turismo dell’Università di Macerata, che illustreranno alcuni case studies relativi alle collaborazioni Università/Città in ambito italiano.Il progetto SEU, finanziato nell’ambito del Programma Erasmus+, nasce con lo scopo di condividere esperienze e best practices sul rapporto e integrazione fra le Università europee e le loro comunità locali, ponendo l’attenzione sul ruolo degli Atenei come motore di sviluppo sociale, culturale ed economico, grazie a politiche più inclusive e sostenibili che possano rispondere ai bisogni dei cittadini e alla valorizzazione del territorio. SEU include inoltre la produzione di materiale ad hoc (Analisi dello Stato Attuale, Compendium, Toolkit) che possa essere utilizzato come guida da altri Atenei, anche in partnership con i Comuni, per lo sviluppo di ulteriori progetti a beneficio della comunità e dei diversi stakeholder di riferimento.Nel corso delle due giornate sarà dato spazio alla fase tecnico-scientifica del progetto, in cui i rappresentanti dei diversi atenei siederanno al tavolo di lavoro per analizzare gli attuali rapporti fra Atenei e comunità locali nei vari paesi partner, individuare i possibili stakeholders e predisporre materiali e linee guida. Per l’Università di Parma, partecipano attivamente al progetto il prof. Guglielmo Wolleb e la prof.ssa Maria Cecilia Mancini del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali, con il supporto della U.O. Internazionalizzazione.Il progetto rientra nelle strategie di Internazionalizzazione e Terza missione promosse dall’Università di Parma, e si pone in linea con le attività della rete EUniverCities, di cui l’Ateneo e il Comune di Parma sono sede congiunta del Segretariato.

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“Professionisti: risorsa per l’Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

Roma 16 maggio, dalle 9,30 alle 13,30 presso il Teatro Quirino in Roma (Via delle Vergini 7)Teatro Quirino in Roma, si terrà l’evento dal titolo “Professionisti: risorsa per
l’Europa”, organizzato da CUP e RPT. Nel corso dei lavori interverranno le forze politiche in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo previste per il prossimo 26 maggio 2019. I professionisti italiani esporranno le proprie idee e le confronteranno con le proposte della politica sulle materie di maggiore interesse per le categorie e per le comunità territoriali nel corso di 4 confronti moderati e condotti da un giornalista. I temi saranno i seguenti:
– Dimensione economica e sociale. Mobilità e concorrenza
– Lavoro, semplificazione, accesso ai fondi comunitari
– Innovazione, infrastrutture, governo del territorio
– Diritti sociali: qualità della vita, comunità e salute
Ogni confronto vedrà la partecipazione di rappresentanti del CUP e della RPT e di tanti politici. Inoltre, presidenti di ordini e collegi locali interverranno con testimonianze dei territori. Nell’occasione sarà presentato anche il progetto del “Centro Studi delle
professioni”.

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Un murale e un flash mob per la Festa dell’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 maggio 2019

Torino Giovedì 9 maggio alle 9.30, lo Europe Direct della Città metropolitana di Torino, in corso Inghilterra 7, sarà lo spazio privilegiato per un evento speciale con cui festeggiare la ricorrenza della Festa dell’Europa.La data ricorda il giorno del 1950 in cui vi fu la presentazione da parte di Robert Schuman del piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet ed esposto nella Dichiarazione Schuman, che segna l’inizio del processo d’integrazione europea con l’obiettivo di una futura unione federale.Quest’anno presso lo Europe Direct della Città metropolitana si svolgerà un flash mob che vede la partecipazione di oltre 120 studenti delle classi V del liceo europeo Altiero Spinelli.Alla loro presenza e con la partecipazione dei consiglieri della Città metropolitana, si inaugurerà anche un murale che Xel, noto street artist torinese, ha dipinto in questi giorni sui muri dello spazio Europe Direct, dipanando su tre pareti, a colori, un immaginario viaggio fra le capitali d’Europa, un omaggio alla bellezza e varietà di scenari e culture che l’Europa offre attraverso la sua architettura e i suoi monumenti e la libera circolazione.

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Libertà d’espressione in Italia: Male secondo il Consiglio d’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

Un rapporto pubblicato il 2 maggio scorso dal Servizio della società dell’informazione del Consiglio d’Europa, individua le principali minacce alla libertà d’espressione in Europa nel 2018 e le azioni che i governi dovrebbero avviare per contrastarle in via prioritaria.
Il Consiglio d’Europa, che è organismo diverso dall’Unione Europea, con sede a Strasburgo e 47 Paesi membri, è stato fondato proprio 70 anni fa (5 maggio 1949) per promuovere la democrazia, i diritti umani, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. Una organizzazione internazionale che include anche Paesi ben lungi dall’Ue, come per esempio Russia e Svizzera. Le sue osservazioni sono teoricamente e praticamente più “stemperate” e “diffuse” visto che includono Paesi che non sottostano alle pur blande norme dell’Unione in tema di diritti dell’individuo; quindi ci danno un quadro più ampio e realistico della questione sottomessa a questo rapporto.
Per quanto riguarda l’Italia, senza consolarci perché ci sono Paesi ben più messi male di noi come la Russia che in tema di violazione dell’articolo 10 della Convenzione dei diritti umani batte tutti, viene subito agli occhi il fatto che lì dove il rapporto parla di indipendenza dei media si legge:
«Pressioni finanziarie, favoritismi e altre forme di manipolazione indiretta dei media sono sempre più utilizzati da politici di ogni tipo». L’Italia è inserita come esempio (4): «il vice primo ministro e leader del Movimento cinque stelle ha chiesto alle aziende statali di interrompere la pubblicità sui giornali e ha annunciato piani per “una riduzione dei contributi pubblici indiretti” ai media nel bilancio 2019. Nel novembre 2018, ha pubblicato sui social media un post contenente frasi offensive nei confronti dei giornalisti italiani e ha richiesto nuove restrizioni di legge sugli editori».
Situazione che trova riscontro nella vicenda di Radio Radicale, a cui son stati tagliati i contributi per il servizio pubblico sui lavori parlamentari che svolge. Servizio non svolto da altri e su cui, nonostante esista il servizio pubblico di informazione radiotelevisiva (Rai), ci si ostina a non provvedere in tal senso o a non fare un bando di gara per l’assegnazione (gara che Radio radicale chiede da sempre). Anche perché Radio Radicale svolge questo servizio con un contributo di 10 milioni all’anno (5 dei quali sono stati negati quest’anno col preannuncio di rottura totale della convenzione in corso), importo che che se fosse gestito dalla Rai pubblica, molto probabilmente basterebbe per un solo mese di servizio all’anno.
C’é tutto, e senza azzardo. il collegamento coi richiami del Consiglio d’Europa, per il fatto in sé quanto come esempio di un pubblico potere che vuole oscurare le informazioni dirette e senza veli dei propri lavori istituzionali.
Ora va di moda, tra i megafoni quotidiani della maggioranza al governo, dire che tutto quello che viene dall’Europa è brutto, sporco, cattivo e fatto proprio per far male al nostro Paese. E, ovviamente, anche se il Consiglio d’Europa è organismo ben diverso dall’Unione, immaginiamo che questo valga anche nel nostro caso… sembra che la parola “Europa” emani di per sé una sorta di negatività di cui l’Italia ne è principale vittima. Ma qualcosa, anche più di qualcosa, non torna in questo caso, visto che il rapporto di cui stiamo parlando è, per esempio, emanazione di un organismo di cui fa parte uno dei principali alleati della maggioranza al governo, la Russia. Oltre a tutti quegli altri Paesi dell’Unione che stanno organizzandosi (leader – sembra – l’Italia) per una sorta di internazionale sovranista che per affermarsi pare che debba non solo chiudere le frontiere a merci e persone ma anche impedire libertà d’espressione e di comunicazione
convogliando tutti i mezzi sotto l’ala protettiva dei vari governi.
A noi sembra che questo rapporto del Consiglio d’Europa abbia, proprio grazie all’esempio di Radio Radicale, ben individuato e sottolineato il problema. Lo dobbiamo lasciare sulla carta su cui è scritto o vogliamo cogliere l’occasione del prossimo rinnovo del Parlamento europeo per dare un segnale di quali siano i nostri interessi di utenti dei servizi di informazione e comunicazione. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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XIII Simposio COTEC Europa “PA 4.0: Rethinking the Public Administration for a Digital World”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Napoli martedì 7 maggio, a partire dalle ore 9.00 il Teatro San Carlo ospiterà l’incontro, che torna a Napoli dopo undici anni, alla presenza del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, del Re di Spagna, Filippo VI e del Presidente della Repubblica portoghese, Marcelo Rebelo de Sousa.
I lavori del Simposio si apriranno con gli interventi di Jorge Barrero, Direttore Generale COTEC Spagna, Jorge Portugal, Direttore Generale COTEC Portogallo, e Claudio Roveda, Direttore Generale COTEC Italia. A partire da una ricognizione dello stato d’informatizzazione della PA dei tre Paesi nel contesto europeo e dei programmi previsti per il suo sviluppo, la tavola rotonda si concentrerà sugli sviluppi nel medio termine delle tecnologie digitali di interesse per la PA, sulla necessità di ripensare le politiche per le risorse umane al fine di creare il public servant del futuro così come sull’opportunità di ripensare i processi regolatori.Seguiranno poi, per ciascuno dei tre Paesi, le testimonianze di imprese technology providers in grado di offrire servizi per la crescita della digitalizzazione della PA.
Leader aziendali ed esponenti delle istituzioni dei tre Paesi si incontreranno per delineare azioni comuni sui temi della politica dell’innovazione e attivare iniziative specifiche di collaborazione. Un’occasione importante per rilanciare il tema dell’innovazione nella Pubblica Amministrazione in un periodo di grande rivoluzione industriale-tecnologica e di forte cambiamento. In un simile contesto, infatti, è sempre più urgente permettere ai cittadini di gestire on line i rapporti con la Pubblica Amministrazione e l’accesso ai servizi pubblici.
L’Italia occupa gli ultimi posti insieme a Bulgaria, Grecia e Romania per livello complessivo di digitalizzazione dell’economia e della società nei Paesi europei, con un indice relativo pari a 44 su 100 rispetto al 72 della Danimarca che occupa il primo posto.
Il nostro Paese si posiziona nella parte bassa della classifica della digitalizzazione dei servizi pubblici con un indice pari a 52 su 100 contro il 78 della Finlandia che è il primo Paese. All’Italia spetta l’ultimo posto riguardo l’obbligo di utilizzare internet per inoltrare richieste alla pubblica amministrazione, con una percentuale di cittadini “obbligati” ad operare online pari al 30% a fronte della media europea del 58% e del 96% dell’Estonia.E’ inoltre molto ridotto in Italia l’uso di prestampati che utilizzano dati già in qualche modo disponibili e che evitano così al cittadino inutili ripetizioni: il suo indicatore, infatti, è 32 su 100 contro la media europea di 54 e il 100 di Malta.
Dall’analisi, tuttavia, emerge come vi siano alcuni settori nei quali l’Italia mostra un livello di digitalizzazione in linea con la media europea:
– una buona posizione occupa l’Italia riguardo la possibilità di effettuare online una serie di adempimenti amministrativi, dall’indicazione della nuova residenza alla comunicazione di una nascita: il Paese presenta un indicatore pari a 87 su 100, contro una media europea di 85 e il massimo di 99 di Malta;
– l’Italia ricopre poi una discreta posizione, con un valore di 80 su 100 (media europea pari a 83 e valore massimo di 100 per la Danimarca), con riferimento alla possibilità di espletare online tutte le formalità necessarie per avviare un nuovo business o gestirne uno esistente;
– relativamente alla disponibilità dei cittadini di acquisire online servizi per la salute, l’Italia occupa, con una percentuale del 24% contro la media europea di 18% e il massimo di 48% della Finlandia, una posizione intermedia.
Ma quali sono le nuove sfide che attendono la Pubblica Amministrazione 4.0? Una risposta a questa domanda proveranno a fornirla, in una tavola rotonda moderata da Riccardo Luna, direttore Agi Agenzia Italia, Roberto Viola, Direttore Generale della DG Connect della Commissione europea, Rogelio Velasco, Ministro per l’Economia, la Conoscenza, l’Impresa e l’Università dell’Andalusia, Maria Manuel Leitao Marques, ex Ministro per la Modernizzazione della Pubblica Amministrazione del Portogallo e Luca Attias, Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale italiana. Ciascun Paese, infatti, illustrerà i propri programmi per lo sviluppo della digitalizzazione delle proprie strutture, delle modalità operative e dei processi.
La giornata si chiuderà con gli interventi finali dei tre Capi di Stato d’Italia, Spagna e Portogallo, introdotti dal Presidente di COTEC Italia, Luigi Nicolais.
Nel corso dell’incontro saliranno sul palco del Teatro San Carlo anche i vincitori di Hack.Gov, una vera e propria maratona di creatività, organizzata da Agi Agenzia Italia in collaborazione con la Regione Campania e l’Università di Napoli Federico II con il patrocinio di AgID – Agenzia per l’Italia Digitale, che ha visto più di duecento giovani talenti provenienti da tutto il mondo sfidarsi presso l’Apple Developer Academy, luogo simbolo dell’innovazione in Europa , per ideare soluzioni innovative e tecnologicamente all’avanguardia nel campo della Pubblica Amministrazione.Inoltre, verranno presentati i risultati finali, sotto forma di MoU, di un evento promosso dalle Cotec di Italia, Spagna e Portogallo sul tema Spazio e digitalizzazione della PA che si è tenuto il 6 maggio presso l’Università Federico II.La Rai coprirà con un proprio segnale televisivo l’intero convegno. (fonte: agi.it)

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Siamo sicuri di sapere davvero come funziona l’Europa?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 maggio 2019

Siamo sicuri di comprendere appieno le conseguenze del voto che ci attende a maggio? Con queste domande pressanti in mente, Riccardo Perissich ha voluto mettere in campo tutta la sua professionalità, la sua esperienza pluridecennale e le sue ampie conoscenze delle dinamiche europee per fare un po’ di chiarezza. L’Europa unita è nata come un sogno, prima vagheggiato nel Manifesto di Ventotene a opera di tre intellettuali antifascisti italiani nel 1941, e poi concretamente iniziata da tre capi di governo europei (Schuman, Adenauer, De Gasperi) sulle macerie di un continente devastato dalla più violenta e crudele delle guerre. Quello era il sogno, l’idea rivoluzionaria di un’Europa mai più schiava di guerre, una potenza sovranazionale in grado di gestire i conflitti in maniera pacifica. Col passare degli anni l’Europa ha visto la luce, tra mille compromessi e veti incrociati delle diverse identità nazionali, fi no a raggiungere l’istituzione della moneta unica nel 2002. È però intervenuta la più grave crisi economica dell’ultimo secolo. Il risveglio del nazionalismo russo, un’America più isolazionista, il terrorismo islamico e le ondate migratorie hanno reso il mondo minaccioso. Sarebbe stato necessario aggiungere l’integrazione politica a quella economica, ma i governi non sono riusciti a trovare il consenso su come progredire. La paura è subentrata alla speranza e il sogno rischia di trasformarsi in incubo cavalcato in queste elezioni europee dalle compagini nazionaliste. Ma tra il sogno e l’incubo c’è la realtà dell’Europa, una realtà che bisogna conoscere per votare in maniera consapevole nella tornata elettorale del maggio 2019. Perché sull’Europa si sentono dire tante cose, molte delle quali inesatte, distorte o apertamente false. E dal momento che dall’esito di questo voto deriveranno effetti cruciali per le nostre vite, Stare in Europa diventa un libro necessario, un libro politico nel più nobile senso del termine.
Riccardo Perissich (1942) ha lavorato nell’ambito delle istituzioni europee fin dal 1966, quando fu chiamato da Altiero Spinelli a dirigere il settore degli studi sulle Comunità Europeeall’Istituto Affari Internazionali di Roma. A Bruxelles, in qualità di Capo di gabinetto di tre diversi Commissari e Direttore generale del mercato interno e dell’industria, ha in seguito ricoperto numerosi altri incarichi, tra cui membro del Comitato di presidenza e del Consiglio direttivo di Confindustria, vicepresidente di Assolombarda e dell’Unione degli industriali di Roma, vicepresidente esecutivo del Consiglio Italia-USA. Attualmente è Senior Fellow della School of European Economy della LUISS e membro dell’Istituto Affari Internazionali, dell’Aspen Institute Italy, dell’International Institute of Strategic Studies di Londra e dell’Institut Jacque Delors – Fondation Notre Europe di Parigi. Ha pubblicato L’Unione europea. Una storia non ufficiale (prefazione di Giorgio Napolitano, 2008) e i romanzi Le regole del gioco (2012), Il Seminatore (2014) e Insospettabili (2016).

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Scuola: Stipendi, per Pacifico (Anief) con 100 euro in più si rimane lontani dall’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Il leader del giovane sindacato autonomo è intervenuto stamane, durante la trasmissione radiofonica Tutti in classe, su Rai Radio 1, tornando sull’intesa del 24 aprile che hanno sottoscritto i sindacati maggiori a Palazzo Chigi: i compensi di docenti e personale Ata sono collocati in media tra il 30% e il 50% in meno rispetto agli altri Paesi dell’Ue, se il Governo ci convoca, come dovrebbe fare da tempo visto che è passato ormai oltre un anno dalle ultime elezioni Rsu che ci hanno fatto diventare rappresentativi, gli spiegheremo come reperirle. Al presidente dell’Anief è stato chiesto un parere sull’impegno sugli stipendi preso a Palazzo Chigi la scorsa settimana: “Come Anief – ha risposto il sindacalista – l’accordo non ci soddisfa, innanzitutto perché il Documento di Economia e Finanza in discussione in Parlamento dice che sono previsti risparmi fino al 2045: in ogni caso, questo accordo mira soltanto a recuperare per gli stipendi i mille euro persi negli ultimi otto anni, che infatti sono scesi in media da 29 mila euro a 28 mila euro. Anche se si recuperassero quei soldi, non ci si rende forse conto che nel frattempo l’inflazione è salita di 14 punti percentuali. Ecco perché gli insegnanti avrebbero diritto ad almeno 200 euro in più. E questo, sia ben chiaro, non vuole dire ancora allineare gli stipendi allo standard europeo, il quale rimane avanti di ben 8 mila euro”. Tra le urgenze cui porre rimedio, il professor Marcello Pacifico ha ricordato che c’è anche quella dei docenti e Ata precari che continuano ad avere lo stipendio base: gli unici lavoratori che riescono a farsi valere da subito gli anni di supplenza continuano ad essere quelli che si oppongono rivolgendosi al tribunale, dal quale ottengono l’allineamento stipendiale e i risarcimenti per il maltolto.

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Stripe lancia Billing in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Come prodotto basato sull’infrastruttura di pagamento fondante di Stripe, Stripe Billing semplifica il processo di fatturazione ricorrente per le aziende SaaS e che offrono servizi in abbonamento, come nel caso di Slack e Meetup negli Stati Uniti. Gli abbonamenti sono una forza trainante nella internet economy. Il mercato delle vendite in abbonamento per l’e-commerce è cresciuto di oltre il 100% all’anno negli ultimi cinque anni, e il 32 percento delle persone preferisce acquistare beni tramite abbonamento piuttosto che attraverso acquisti unici. In Europa, le aziende che offrono servizi in abbonamento stanno crescendo ancora più velocemente che negli Stati Uniti.Con Stripe Billing, le aziende europee di tutte le dimensioni ora hanno accesso a strumenti di alto livello per implementare modelli di abbonamento in modo rapido e su larga scala. Billing utilizza l’infrastruttura avanzata di machine learning di Stripe per aiutare le aziende a incrementare le entrate, muoversi più rapidamente e ridurre significativamente gli sforzi di progettazione. Invece di dover ritentare manualmente i prelievi dalle carte di credito, i tentativi smart di Stripe Billing utilizzano il machine learning per calcolare il momento migliore per ritentare i prelievi non riusciti. Negli Stati Uniti, dove Stripe Billing è stato lanciato lo scorso anno, la tecnologia smart utilizzata per ritentare i prelievi ha portato a un aumento medio del 7% delle entrate recuperate, per le aziende che utilizzano Billing. Si tratta di entrate che le aziende non sarebbero state altrimenti in grado di riscuotere.Inoltre, Stripe Billing genera automaticamente fatture per conto delle aziende. Invece di fatture statiche, Stripe crea fatture in hosting che consistono di pagine di pagamento interattive, rendendo in questo modo facile per i clienti inviare un pagamento istantaneamente, senza nemmeno dover aprire una nuova scheda del browser. Infatti, le fatture in hosting di Stripe vengono pagate 3 volte più velocemente delle fatture standard.Come ulteriore vantaggio per le aziende europee, Stripe Billing offre anche il percorso più semplice per ottenere la piena conformità con la SCA per gli abbonamenti online. Entro la fine dell’anno, la seconda direttiva europea sui servizi di pagamento (PSD2) richiederà la Strong Consumer Authentication (SCA) per la maggior parte delle transazioni online. Questo cambiamento radicale richiederà a oltre 300 milioni di consumatori europei di confermare la propria identità utilizzando un secondo elemento (ad esempio una password, un numero di telefono o un’impronta digitale) per completare un acquisto. Per le aziende che accettano pagamenti ricorrenti, questo rappresenta una sfida significativa, dato che i loro clienti sono abituati a effettuare i pagamenti automaticamente. Stripe Billing aiuterà le aziende a identificare automaticamente esattamente quali addebiti richiedono la SCA e invierà email personalizzabili agli abbonati quando è necessaria un’autenticazione aggiuntiva, riducendo al minimo l’attrito con i clienti e la perdita di entrate.Stripe Billing include anche il supporto per l’imposta sul valore aggiunto (IVA) in tutta l’Unione Europea. Può essere particolarmente difficoltoso per le aziende verificare, riscuotere e denunciare l’IVA, dato che le tariffe variano a seconda dei diversi paesi e settori. Con Stripe Billing, le aziende europee dispongono ora di strumenti per la gestione dell’IVA completamente integrati con il proprio account Stripe.

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“L’Europa agisca in fretta per arginare le morti causate dall’amianto”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

Secondo l’Oms sono 107mila ogni anno, di cui circa 6mila in Italia. Un’emergenza sanitaria che fa paura e che riguarda ogni cittadino”. Lo afferma Luisa Regimenti, responsabile Sanità nel Lazio per la Lega e candidata alle elezioni europee nella circoscrizione Italia centrale.“Oggi è la giornata mondiale delle vittime dell’amianto – prosegue Regimenti – ma non basta un giorno all’anno per ricordarci di questo pericolo. Perché, nonostante siano trascorsi quasi trent’anni da quando il nostro Paese ha messo al bando l’amianto, questa fibra killer è ancora presente in molte strutture, scuole e persino ospedali. E le prospettive non sono certo rosee, visto che nei prossimi anni la situazione, secondo gli esperti, è destinata a peggiorare”.“E’ perciò necessario un cambio di rotta nelle politiche europee, una presa di coscienza collettiva e interventi mirati” – conclude.

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EUROPA: Il presidente Anief interviene sul dibattito attuale in vista delle elezioni europee

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, ha preso parte all’importante incontro tenutosi presso il CNEL, per ribadire come sia necessario lavorare tutti insieme, affinché venga costruita un’identità europea, incentrata sui valori del passato, che investa sulla cultura e si apra alle altre culture, capace di far rifiorire un umanesimo rispettoso del diritto al lavoro e del conseguente sviluppo economico. Il presidente Pacifico ha partecipato nella delegazione Confedir per esprimere un giudizio su un testo base chiesto dal CESE, Comitato economico e sociale europeo, al CNEL sul futuro della UE. Presidente, avete condiviso il documento? “Certamente, il testo base è frutto di riflessioni condivise che approviamo, perché da sempre la nostra storia nazionale ha dimostrato come lo spazio euro-mediterraneo sia il nostro orizzonte comune”. Cosa avete chiesto? “Di inserire tre parole: cultura, uomo e lavoro”. Sembrano tre slogan…
“E in effetti dovrebbero esserlo. Infatti l’Europa deve ancora costruire una sua identità dopo il no a una Costituzione comune e deve riscoprire i suoi valori forgiati nel Duecento tra Carlo Magno e Federico II; inoltre deve investire sul suo patrimonio culturale, deve riaprire le frontiere al continente africano e asiatico. Altresì deve far rivivere la propria cultura, deve far rinascere un umanesimo rispettoso del diritto al lavoro e del conseguente sviluppo economico tra reddito di cittadinanza e salario minimo garantito, deve investire in istruzione dedicando il 30% del budget comunitario e fuori dal fiscal compact. Infine, ci deve ricordare Federico II, il suo “Liber augustalis”, il significato di una nazione che ha le chiavi dello sviluppo della società mondiale”.

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Un’Europa più equa e sostenibile è quello che chiediamo ai prossimi parlamentari europei

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Cinque organizzazioni europee della società civile hanno unito le forze per sollecitare i prossimi candidati alle elezioni europee sul tema della produzione e del consumo responsabili. The Fair Times è la campagna che le unisce in vista delle elezioni del 26 maggio 2019 che rinnoveranno il Parlamento europeo fino al 2024.Sergi Corbalán, direttore esecutivo del Fair Trade Advocacy Office (FTAO) spiega: “Abbiamo pensato ad una campagna che parli a nome di molte organizzazioni della società civile europea e che danno voce alle proposte di trasformazione europea per un modello di produzione e consumo sostenibili e responsabili per l’uomo e per il pianeta”.Equo Garantito, Fairtrade Italia, FOCSIV e Associazione Botteghe del Mondo, rilanciano in Italia la campagna “The Fair Times” promossa a livello europeo dal Fair Trade Advocacy Office, da IFOAM – organizzazione per l’agricoltura biologica, CIDSE (International family of Catholic social justice organisations), RIPESS Europe (la rete Europea per la promozione dell’economia solidale e sociale) ed ECOLISE (la rete europea delle iniziative di comunità sulla sostenibilità e la lotta al cambiamento climatico) per agire sui candidati e le candidate italiani.La coalizione ha redatto e promosso “The Fair Times” un giornale ambientato nel 2024, anno nel quale terminerà il prossimo mandato legislativo, e ha l’obiettivo di fornire molti esempi di cosa può essere trasformato in termini di politiche adottate dall’Unione Europea per raggiungere la sostenibilità nella produzione e nei consumi.Gli strumenti della campagna sono stati realizzati per i candidati al fine di fornire ispirazione per azioni concrete da realizzare una volta eletti al Parlamento Europeo. Si parla di tematiche come l’agricoltura biologica, la finanza etica e le iniziative locali per promuovere gli acquisti pubblici. Il giornale descrive le diseguaglianze e le differenze di potere nelle filiere produttive, promuove la solidarietà sociale delle imprese e richiama l’attenzione sull’azione di difesa delle risorse naturali costantemente minacciate.Giovanni Paganuzzi presidente di Equo Garantito afferma che: “l’impegno delle organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale per la costruzione di una società più giusta e sostenibile è sempre stato al centro delle nostre attività. L’attivazione e il dialogo con le istituzioni sui temi chiave dello sviluppo locale e globale è una delle strade da perseguire per promuovere politiche di cambiamento anche a livello Europeo”.
“Interpretare la sostenibilità dalla parte degli agricoltori è la sfida che il prossimo Parlamento europeo dovrà affrontare: il commercio equo certificato si impegna da sempre per creare le condizioni affinché i contadini siano più forti e in grado di sostenere produzioni nel rispetto di standard ambientali, sociali ed economici”, spiega Giuseppe Di Francesco, presidente di Fairtrade Italia.“Focsiv è impegnata da tempo nell’accompagnare le comunità più povere e vulnerabili a migliorare le loro condizioni di vita, e ciò richiede un forte impegno a trasformare un sistema di produzione e consumo che sfrutta le loro risorse in modo sostenibile. È per questo che le prossime elezioni del Parlamento europeo rappresentano un momento di cittadinanza attiva: i candidati dovranno informare sui loro programmi politici di trasformazione di un modello di produzione e consumo ingiusto e insostenibile, per rispondere alla crescente pressione dei giovani e delle comunità sfruttate.” sottolinea Gianfranco Cattai, presidente FOCSIV.”L’occasione delle elezioni europee è importante e imprescindibile per un futuro più equo, con una maggiore giustizia sociale. Le decisioni politiche sono l’ossatura istituzionale delle buone pratiche dei territori che le organizzazioni di commercio equosolidale promuovono. È fondamentale quindi, rilanciare il ruolo centrale delle istituzioni europee, come attivatori dei processi di sviluppo sostenibile, l’unico possibile per l’uomo e per il pianeta”, conclude Massimo Renno, presidente di Associazione Botteghe del Mondo.
Le elezioni europee sono un momento decisivo in cui i cittadini e la società civile possono far sentire la propria voce votando e mettendo al centro temi fondamentali per lo sviluppo dell’Europa. Attraverso la promozione delle buone pratiche che esistono in Europa e chiedendo una maggiore attenzione per le politiche ambientali, l’obiettivo della campagna è motivare i candidati a capire l’impatto degli attuali modelli di produzione e consumo. In tal senso, se eletti, attraverso il loro impegno ci potranno essere cambiamenti reali del processo decisionale a livello europeo.The Fair times è stato realizzato grazie al contributo dei partner del network sopra citato e nell’ambito del progetto “Trade Fair Live Fair” EC-finanziato dalla EU Development Education and Awareness-Raising Programme. Maggiori info al sito http://www.thefairtimes.eu.

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