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GTT annuncia le nuove divisioni nel Regno Unito e in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

GTT Communications, Inc. (NYSE: GTT), operatore leader globale nella fornitura di servizi di cloud networking ad aziende multinazionali, annuncia oggi le sue nuove divisioni, create in seguito all’acquisizione di Interoute.GTT ha nominato Martin Ford come Presidente della divisione UK, con la responsabilità non solo per i clienti di quest’area, ma anche per Irlanda, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico. In precedenza, Ford ha ricoperto il ruolo di Presidente di GTT per la divisione EMEA. Prima del suo arrivo in GTT, Ford ha svolto numerosi incarichi di direzione, in Hibernia Networks e Level 3.
GTT ha annunciato, inoltre, la nomina di Jesper Aagaard come Presidente della divisione Europa, con la responsabilità per i clienti dell’Europa continentale. Aagaard ha ricoperto il ruolo di Managing Director di Interoute per il nord Europa e i Paesi Bassi. In precedenza, è stato il CEO di Comendo Network in Danimarca.La nuova struttura coincide con l’espansione della presenza di GTT in Europa in seguito all’acquisizione di Interoute – uno dei principali operatori proprietari di rete indipendenti di quest’area – dello scorso 31 maggio. Le nuove divisioni di GTT gestiranno funzioni chiave per la crescita della struttura e per la client experience, che comprendono: vendita, quotazioni, ordini, erogazione dei servizi, fatturazione e tutto ciò che concerne la gestione del cliente nel complesso.
Le nuove divisioni completano quella americana, guidata da Eric Warren, e la divisione Carrier, guidata da Jeff Beer.“Abbiamo la grande opportunità di rispondere alla crescente richiesta di servizi di cloud networking da parte dei clienti multinazionali” ha dichiarato Rick Calder, Presidente e CEO di GTT. “La nostra nuova struttura e la leadership di alto livello che ci contraddistingue, ci permette di offrire un servizio ineccepibile ai nostri clienti, con il fine ultimo di connettere le persone all’interno delle organizzazioni, in tutto il mondo, e a qualunque applicazione presente nel cloud”. http://www.gtt.net

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Summit BRICS in Sud Africa, nel disinteresse dell’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

È appena finito il decimo summit dei paesi BRICS tenutosi a Johannesburg, in Sud Africa. Purtroppo, nella più totale indifferenza da parte dell’Europa, sia quella delle più alte istituzioni politiche sia quella dei mass media. Un atteggiamento miope che rivela tutta l’impotenza politica dell’Unione europea di fronte ai grandi cambiamenti geopolitici che stanno determinando la storia. Nessuno pensa che si debbano rompere le tradizionali alleanze o immaginare nuove strategie avventurose. Si chiede semplicemente di non chiudere gli occhi di fronte alla realtà mutata e alle sue continue evoluzioni. E’ come se l’Europa fosse voluta rimanere incatenata al periodo iniziale della CECA, la comunità del carbone e dell’acciaio, mentre il mondo “andava” verso il petrolio, il nucleare e poi verso la fusione nucleare e le più sofisticate tecnologie delle energie rinnovabili. L’Unione europea e i singoli governi dell’Europa sembrano sempre vincolati al documento 2011/2111 (INI) del 2012: “Proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulle politiche nazionali dell’UE nei confronti dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti: obiettivi e strategie”. Vi si afferma che “in considerazione delle principali divergenze con i BRICS rispetto alle loro politiche, ai loro sistemi economici, alle tendenze demografiche e sociali e alle politiche estere, l’Europa adotta una politica estera sfumata, coinvolgendo partenariati e accordi separati per costruire sinergie con i singoli paesi BRICS e altri paesi emergenti e scoraggiare il consolidamento di gruppi alternativi di stati potenzialmente colludenti in termini di politica estera”. L’Europa, quindi, di fatto preferisce trascurare i BRICS intesi come gruppo, sottovalutando che esso, nel frattempo, rappresenti il 23% del pil mondiale e il 18% dell’intero commercio globale. Si mira solo a mantenere relazioni bilaterali.Comunque la dichiarazione finale del citato summit, tra i tanti argomenti affrontati, pone l’accento sull’importanza di cercare alternative virtuose alle destabilizzanti politiche dei dazi e delle guerre commerciali volute da Trump. Riteniamo che sarebbe significativo e certamente incisivo se, sull’argomento, si aggiungesse anche la voce dell’Europa. In questo momento, purtroppo, molti vorrebbero far saltare e non riformare i vari trattati di collaborazione e cooperazione internazionale come quello dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. I BRICS, invece, correttamente propongono con forza l’adesione ai principi della Carta delle Nazioni Unite e rinnovano l’impegno per un ordine mondiale multipolare e per il rafforzamento delle istituzioni multilaterali della goverance globale. Sul fronte economico essi individuano con puntualità le sfide maggiori “nei crescenti conflitti commerciali, nei rischi geopolitici, nella volatilità dei prezzi delle commodity, nell’alto indebitamento privato e pubblico e nella crescita diseguale e non sufficientemente inclusiva”. A nostro parere, i loro deliberati vanno nella giusta direzione, quella di gettare le basi per un possibile nuovo ordine monetario mondiale. A tal fine utilizzano bene la Nuova Banca di Sviluppo e il Contingent Reserve Arrangement (CRA), l’accordo finanziario per sostenere i paesi in difficoltà di bilancio. Intanto è entrato in vigore il Local Currency Bond Fund, il fondo per l’emissione di obbligazioni nelle monete locali dei BRICS, finalizzato a promuovere investimenti nelle infrastrutture e nella modernizzazione delle loro economie e anche di quelle degli altri paesi emergenti. Si ricordi che nei mesi passati sono continuate le politiche interne ai paesi del BRICS, prima di tutto della Cina e della Russia, nel processo di diversificazione delle loro riserve monetarie e di progressiva dedollarizzazione delle economie.
In Russia, per esempio, nell’ultimo decennio la quota dell’oro è decuplicata, mentre gli investimenti nei titoli di debito del Tesoro USA sono calati al minimo. Se nel 2010 Mosca deteneva obbligazioni americane per 176 miliardi di dollari, oggi ne detiene 15 miliardi.
La Russia è fra i primi cinque paesi per riserve auree. Secondo alcune stime, dovrebbe detenere circa 2.000 tonnellate di oro, pari al 18% di tutte le riserve auree nel mondo. Simili processi sono in corso anche in Cina, che nei passati 4 anni ha acquistato 800 tonnellate d’oro, e, anche se in modi più attenti, sta diminuendo i titoli di debito americano, scesi dal picco di 1,6 trilioni di dollari del 2014 ai circa 1,2 trilioni di oggi. In occasione della celebrazione del centesimo anniversario della nascita di Nelson Mandela, il summit ha posto grande enfasi sulla realizzazione di infrastrutture e di investimenti nell’intero continente africano. Anche su presto programma l’interesse europeo dovrebbe essere più attento, partecipe ed effettivo. Del resto a Bruxelles e nelle altre capitali europee, l’argomento principale, e politicamente molto complesso, è la gestione dei flussi migratori provenienti dal continente africano. Perciò il suo sviluppo e ogni politica di effettivo sostegno alla crescita economica e democratica dei paesi dell’Africa dovrebbero interessare l’intera Europa, in primis il nostro paese. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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I commerci tennero uniti l’Italia e l’Europa con il vicino oriente e l’Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Nel XVI secolo vi fu un momento magico nell’area adriatica e delle terre che la lambiscono, quando Venezia rese possibile tutto ciò con i suoi commerci. Le sue navi, infatti, quasi in regime di monopolio, andavano a prendere le spezie ad Alessandria e a Cipro, nei porti della Siria e dell’Asia minore, le sete, i cotoni grezzi e lavorati, i camelots, i tappeti, ecc.
Vi portavano, per contro, i prodotti dell’industria occidentale, le tele di Fiandra o di Firenze che le giungevano dal mare, i metalli e gli oggetti lavorati dalla Germania attraverso le Alpi e che venivano in seguito ammassati nei magazzini del quartiere tedesco, chiamato a imitazione dei fonduk orientali: Fondaco dei tedeschi.
Queste attività commerciali di Venezia furono senza dubbio favorite dai suoi possedimenti insulari, resti di un impero che prima si estendevano fino al Mar Nero e che fecero, tra l’altro, le fortune di Cipro con le sue piantagioni di canna e di Creta, che si chiamava allora Candia, con le sue produzioni di vini dolci allora molto apprezzati in occidente. Il più famoso fu la “Malvasia”, deformazione di Momenvasia, piccolo porto dell’estremità Sud orientale della Morea, dove si coltivavano le stesse uve.
Nell’Adriatico invece note furono le posizioni veneziane lungo le coste che risalivano da Sud con Zante, Cefalonia e Corfù per poi toccare le coste albanesi come Durazzo, Scutari e la maggior parte della costa dalmata con Cattaro e le bocche omonime, Spalato e Zara.
Fu un periodo davvero “magico” per Venezia e l’Adriatico ma si trovò ben presto a doversi confrontare con un altro astro nascente: Marsiglia in Francia. I francesi ebbero facile gioco nel trarne vantaggio potendo contare sulle buone relazioni che il loro re manteneva con gli stati musulmani.
Seguirono altri concorrenti: gli inglesi e gli olandesi. Essi partendo da basi lontane avevano bisogno di scali sulla via del Levante. Il primo individuato fu Livorno. Offriva le facilitazioni desiderate di scalo e di deposito. Gli inglesi, nello specifico ottennero dal sultano Ahmed I, per opera di due commercianti londinesi, delle capitolazioni analoghe a quelle francesi e soprattutto in virtù di un baratto considerato molto prezioso dall’impero ottomano che dopo la lezione di Lepanto aveva sempre più bisogno, per la fabbricazione di artiglierie, dello stagno inglese. E’ così che si stabilirono regole di buon vicinato ma anche l’occasione per i “predatori” nell’usare la violenza e la prevaricazione cavalcando le ideologie aberranti. (Riccardo Alfonso)

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Estate in città, ecco le migliori in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

Milano. Tra festival, manifestazioni e attività all’aperto, ormai anche le città hanno molto da offrire durante il periodo estivo. Uniplaces, la principale piattaforma online per gli affitti a studenti, ha selezionato le migliori città in Europa dove poter passare i mesi più caldi dell’anno, sempre con un occhio di riguardo per il budget di chi è studente.
Se la graziosa cittadina portoghese, Porto, è la più economica con 290€ di prezzo medio per l’affitto di una stanza per 30 giorni, Londra costa oltre 6 volte in più superando quota 1.800€ al mese. La capitale italiana, Roma, se la cava con 530€ mensili, comunque più cara di Barcellona con i suoi 445€.
In vacanza o di passaggio a Budapest? Buon per voi, qui fare la spesa d’estate è davvero conveniente, vi basterà un budget di 150€. Se invece vi trovate nella città eterna, Roma, allora aggiungete almeno 100€ rispetto al capoluogo ungherese. Nel caso foste ad Amsterdam, fate due conti prima di entrare al supermercato, qui la spesa media mensile e di quasi 280€.
Mano al portafoglio se state soggiornando a Londra, il costo medio della birra è di 5,7€. Una cifra oltre cinque volte superiore a città come Roma, Porto e Lisbona. Non troppo economiche anche Barcellona e Salonicco, dove la cifra si aggira attorno ai 3€.
Anche riguardo al trasporto urbano Porto è la città più economica, tra quelle ‘estive’, con un costo medio mensile di 22€. Mentre con la cifra che spendereste a Londra per il trasporto urbano, dove sicuramente si potrà arrivare dappertutto, potreste affittare metà stanza per un mese, proprio a Porto (150€).
A Budapest mangiare costa meno, anche al ristorante, qui ve la caverete con poco più di 5€. A Roma spenderete il triplo, attorno ai 15€ in media, quasi quanto a Londra con i suoi 17€. Meno care le spagnole Valencia e Barcellona, sui 10€.
Ogni città ha la sua versione del caffè, con gusti e caratteristiche uniche, ma Roma in questo caso è imbattibile, probabilmente non solo per il costo medio di 1,2€. Se vi trovate a Salonicco, sappiate che qui il caffè costa quasi quanto a Londra, circa 3€.
Roma e Salonicco registrano entrambe una temperatura media di 31 gradi, la più alta di questa selezione di città ‘estive’. Più ventilate le cittadine lungo le coste della penisola Iberica, nei mesi più caldi dell’anno Valencia, Barcellona, Porto e Lisbona hanno temperature medie tra i 25 e i 28 gradi. (Fonte: Uniplaces)

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Ryanair cancellerà 600 voli in Europa la prossima settimana

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

Nel bel mezzo della stagione turistica estiva, la compagnia aerea low cost irlandese Ryanair ha annunciato di voler cancellare 600 voli in Europa programmati per il prossimo 25 e 26 luglio a causa di uno sciopero del personale in Spagna, Portogallo e Belgio. Queste cancellazioni, spiega la compagnia oggi, interesseranno un totale di circa 100.000 passeggeri considerando entrambi i giorni. “Fino a 200 voli giornalieri” saranno annullati da e per la Spagna, “50 da/per il Portogallo e 50 da/per il Belgio”, ha chiarito Ryanair in una nota. Anche l’Italia potrebbe essere colpita. In totale, quindi, circa 300 voli al giorno e 600 nei due giorni di sciopero. “All’inizio di luglio cinque sindacati hanno lanciato una ‘chiamata allo sciopero’ rivolta al personale di cabina di Ryanair di Belgio, Spagna, Portogallo e Italia. La compagnia afferma di aver offerto ai 100.000 passeggeri interessati “l’opportunità di essere riassegnati su un volo alternativo operante entro sette giorni prima o dopo il 25 e il 26 luglio”. I clienti “possono anche ricevere un rimborso completo dei loro biglietti”. I passeggeri sono stati informati tramite posta o messaggi di testo e sono stati offerti la riprenotazione o la sostituzione completa dei biglietti.Questi scioperi “non hanno alcuna giustificazione e nessun altro scopo se non quello di rovinare la vacanza in famiglia e avvantaggiare le altre società”, ha dichiarato il direttore marketing di Ryanair, Kenny Jacobs. Come aveva anticipato in data 3 luglio lo “Sportello dei Diritti” e ripreso dai media nazionali, la motivazione della protesta è «la richiesta di migliori condizioni di lavoro, il rispetto dei diritti per gli assunti di ciascuno Stato in cui opera la compagnia aerea e l’avvio di un tavolo per la negoziazione di un accordo collettivo». L’azienda respinge le critiche e spiega che «le condizioni di lavoro dei dipendenti sono già tra le migliori del settore». “Il personale di bordo di Ryanair ha un buon stipendio, fino a 40.000 euro l’anno”, ha detto Jacobs, sottolineando che per quanto riguarda i giorni di riposo, l’azienda è “leader del settore” e gli equipaggi di cabina ricevono “buone commissioni sulla vendita” dei prodotti a bordo. Solo lo scorso anno Ryanair, dopo molte pressioni, aveva concordato in linea di principio di riconoscere i sindacati. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” una vera e propria dichiarazione di guerra Pertanto consigliamo ai passeggeri di controllare sui siti ufficiali degli aeroporti lo stato del volo per restare indenni.

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Ridurre il numero degli ictus in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Prevenzione primaria, organizzazione dei servizi dell’ictus, gestione dell’ictus acuto, prevenzione secondaria con follow up organizzato, riabilitazione, valutazione degli esiti e della qualità dei servizi, la vita dopo l’ictus: questi i 7 campi che sono stati individuati dall’European Stroke Organization (ESO) e che sono stati inseriti nel Piano di Azione per l’Ictus in Europa 2018-2030.La Conferenza dell’ESO, presieduta dalla Professoressa Valeria Caso, neurologa presso la Stroke Unit dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia e Presidente uscente della Società Scientifica Europea ha visto la partecipazione di oltre 4.500 tra medici ed infermieri provenienti da più di 85 Paesi di tutti i continenti.Obiettivi ambiziosi del Piano di Azione, comuni a tutti i campi individuati, sono la riduzione del numero assoluto degli ictus in Europa di ben il 10%, il trattamento di almeno il 90% dei pazienti colpiti da ictus in Europa in una Unità Neurovascolare (Stroke Unit) come primo livello di cura, la creazione di piani nazionali specifici che comprendano tutto il percorso che va dalla prevenzione primaria fino alla vita dopo l’ictus e, infine, l’implementazione di strategie nazionali che promuovano e facilitino uno stile di vita sano e, nello stesso tempo, riducano i fattori ambientali, socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di incorrere nella patologia.
7 i campi d’azione su cui lavorare al piano di implementazione che include uno studio epidemiologico dell’impatto dell’ictus in Europa e prevede, oltre al coinvolgimento delle società scientifiche, anche quello delle associazioni dei pazienti presenti in ciascuna delle nazioni che fanno parte della Stroke Alliance for Europe SAFE, con attivazione di registri di qualità ed inclusione degli organi governativi:
1. Prevenzione primaria
2. Organizzazione dei servizi dell’ictus
3. Gestione dell’ictus acuto
4. Prevenzione secondaria e follow-up organizzato
5. Riabilitazione
6. Valutazione degli esiti e della qualità dei servizi
7. La vita dopo l’ictus.
C’è inoltre da osservare che il peso economico e sociale complessivo dell’ictus cerebrale aumenterà drammaticamente nei prossimi 20 anni a causa dell’invecchiamento della popolazione. Gli organi decisionali in Europa dovranno quindi individuare il modo migliore per combatterlo e rendere più facile la vita per coloro che sopravvivono e per le loro famiglie.I dati raccolti nello studio Burden of Stroke – Impatto dell’Ictus in Europa (pubblicato nell’ottobre del 2017, con traduzione in lingua italiana a cura dell’associazione) indicano che entro il 2035 si verificherà complessivamente un aumento pari al 34% del numero totale degli eventi cerebrovascolari acuti nell’Unione Europea, passando dai 613.148 casi verificatisi nel 2015 agli 819.771 previsti nel 2035. Aumenterà anche il numero delle persone che dovrà convivere con le conseguenze di una patologia che diventa cronica: si passerà dai 3.718.785 del 2015 ai ben 4.631.050 previsti per il 2035, con un incremento del 25% pari circa a 1 milione di persone in Europa.Il costo totale dell’ictus in Europa è stimato nel 2015 in 45 bilioni di euro ed è destinato ad aumentare, includendo sia i costi derivanti dall’assistenza sanitaria sia quelli indiretti a carico delle famiglie e delle società intera. È dunque fondamentale che nella pianificazione di queste strategie comuni contro l’ictus in Europa siano coinvolti, oltre ad i rappresentanti di tutte le professioni che seguono il percorso di cura dei pazienti, anche i caregiver, le persone che sono state colpite da ictus e le associazioni di volontariato di ciascun paese.
L’ictus cerebrale è una patologia grave e disabilitante che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Circa 150.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 800.000, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione sia perché tra i giovani è in aumento l’abuso di alcool e droghe.

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La Russia è un interlocutore fondamentale per l’Europa e l’Occidente

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

«Positivo l’incontro tra i presidenti USA e Russia, sperando che metta fine alla folle politica di ostilità perseguita dall’amministrazione Obama. La Russia è un interlocutore fondamentale per l’Europa e l’Occidente in ambito commerciale, di sicurezza e di contrasto al fondamentalismo islamico. Un nuovo dialogo è anche la base per creare una pace duratura, rassicurare gli Stati dell’est Europa e risolvere definitivamente la crisi Ucraina».È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. E Cirielli (Fratelli di Italia) dichiara: “Le sanzioni alla Russia vanno sicuramente cancellate perchè penalizzano le imprese italiane ma è chiaro come siano uno strumento per il pieno rispetto da parte di Russia e Ucraina dell’accordo di Minsk. Solo con il pieno rispetto di tali accordi le sanzioni è giusto che cessino. Il rispetto del cessate il fuoco è fondamentale, dato che ci sono ancora vittime “: è quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli di Italia e componente della commissione Esteri della Camera dei deputati, commentando la posizione ribadita oggi dai due vicepremier, Luigi di Maio e Matteo Salvini, di abolire le sanzioni Ue alla Russia”.“Le sanzioni dovevano servire a far terminare gli scontri armati nel Donbass dell’Ucraina orientale. Vorrei ricordare che solo nei mesi di maggio e giugno hanno perso la vita a causa dei bombardamenti e dei cecchini decine di civili e soldati prevalentemente ucraini nella predetta regione di Donbass. Cancellare le sanzioni è fondamentale per le imprese italiane ma lo è anche il cessate il fuoco” – conclude Cirielli.

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L’Europa che non si fa amare

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Di certo l’Europa comunitaria mostra, da qualche tempo a questa parte, evidenti segni di imbarbarimento nelle relazioni interne tra Stati. I segnali li abbiamo avvertiti con la crisi greca di anni fa, gli “inciuci” franco-tedeschi a danno degli altri membri della comunità, il modo come si gestisce la Brexit volendo far pagare a caro prezzo chi ha “osato” sganciarsi dall’Ue e per servire da monito a quanti avessero l’ardire di un distacco e non certo ultimo il discorso fatto dal ministro Savona nella sua audizione in commissione parlamentare dove ha toccato il nervo scoperto di una certa leadership europea asserendo che non sono gli Italiani a voler abbandonare l’euro ma è nei pensieri dei nostri partner se ritengono che noi siamo diventati troppo scomodi per i loro interessi di bottega. E in questa faccenda i media non ci fanno di certo una bella figura assecondando la fake news che tenta di contrabbandare questa voglia di abbandono proprio ai governanti italiani per ammansirli e ridurli a miti consigli e spingere l’opinione pubblica ad avversarli. Oggi vorrebbero, al più, che l’Italia si accontenti di restare ai margini di una gestione comunitaria a guida tedesca per diventare senza fiatare il più grande campo profughi d’Europa, rinunciare ai suoi rapporti preferenziali con la Libia e gli altri paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo perché sono diventati un affare privato dei Francesi e in una certa misura degli spagnoli. La verità è che se gli italiani non si svegliano e non si coalizzano da subito con quei paesi dell’Unione Europea che sono già ora dei critici ma non riescono a fare fronte comune per cogliere la grossa occasione delle prossime elezioni per il rinnovo del parlamento europeo, saremo destinati alla logica del servus servorum dei e con tutto quel che ne consegue. E il discorso vale anche in politica estera dove la Nato continua a sopravvivere in funzione anti russa mentre altri sono i nemici dell’Europa. E la logica delle sanzioni alla Russia è puramente strumentale in quanto tende a danneggiare le economie europee più deboli e non certo i sovietici. La stessa politica dei dazi avviata da Trump dimostra solo una cosa: l’Europa continua a non voler capire, o lo fa maldestramente, che non si può pensare alla lunga ad un sostegno incondizionato sulla liberalizzazione dei commerci se non si stabiliscono regole comuni sul fronte dei salari e dei diritti dei lavoratori ovunque essi si trovino. Prova ne è che in Italia per abbassare i salari si favorisce una immigrazione selvaggia e destabilizzante e gli effetti perversi sono sotto i nostri occhi senza bisogno di una lente d’ingrandimento. (Riccardo Alfonso)

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I libici chiedono all’Europa di parlare con una voce unica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Chiedono di farlo con un messaggio univoco che rafforzi il coordinamento di tutti gli sforzi in atto. In accordo con il Primo Ministro, Fayiez Serraj, organizzeremo il prossimo 10 ottobre al Parlamento europeo, a Bruxelles, una giornata di lavoro sulla Libia, insieme all’Alto Rappresentante europeo per la Politica estera, Federica Mogherini. Questo incontro riunirà attorno ad uno stesso tavolo tutte le parti interessate ai diversi temi di cooperazione e all’organizzazione delle future elezioni democratiche in Libia. Vogliamo che il voto sia un momento di riconciliazione e di lavoro comune che, partendo dal consolidamento democratico, possa estendersi anche alla stabilizzazione economica e al sostegno alla ricostruzione”, ha annunciato il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, a conclusione della sua visita ufficiale a Tripoli.“Con la missione compiuta oggi, ho voluto sottolineare l’importanza di rafforzare le relazioni tra Ue e Libia. La stabilità del Paese è essenziale per la stabilità dell’Africa, del Mediterraneo e dell’Europa stessa. Per questo, dobbiamo lavorare insieme per promuovere crescita economica e sicurezza per il popolo libico e rafforzare, al contempo, le istituzioni, l’apparato statale e la sanità pubblica”, ha aggiunto Tajani.“L’Unione è pronta a fare maggiori investimenti in tale direzione, nel quadro del rifinanziamento del Trust Fund per l’Africa, approvato di recente dall’ultimo vertice del Consiglio europeo. Ora è fondamentale che la Libia intraprenda, con decisione, un percorso che conduca alle elezioni: tappa essenziale per il futuro democratico del Paese. Come concordato con il Presidente della Commissione elettorale, il Parlamento europeo è pronto a fornire tutta l’assistenza necessaria per il corretto svolgimento del voto, in collaborazione con i deputati europei e gli osservatori elettorali”, ha precisato il Presidente Tajani.
“Come l’Europa, anche la Libia è vittima dell’immigrazione fuori controllo. Non vogliamo più vedere morti, nel deserto o in mare. Per questo servono più risorse Ue per la cooperazione, per il rafforzamento del controllo delle frontiere meridionali e per la Guardia costiera. Dobbiamo intensificare la lotta senza quartiere ai trafficanti di esseri umani e armi. Ho proposto, quindi, di lavorare insieme a una ‘Lista nera’ che metta al bando i responsabili di queste attività criminali”, ha dichiarato Tajani.“Per essere pienamente efficaci, la nostra strategia deve affrontare le cause profonde dei flussi migratori. Serve un ‘Piano Marshall’ per l’Africa, finanziato dal prossimo bilancio Ue. Ci vorranno almeno 40 miliardi di euro, per mobilitare 500 miliardi di investimenti complessivi. L’obiettivo è gettare le basi per un’industria manifatturiera in Africa, capace di generare posti di lavoro e ricchezza nel continente. Solo così potremo offrire opportunità ai giovani africani nei loro Paesi, e dare loro speranza per il futuro”. “Mi batterò per fare in modo che una parte consistente di queste risorse siano usate per la Libia. Ma non basta, dobbiamo fare di più. L’ho detto con chiarezza ai capi di Stato e di governo Ue, in occasione dell’ultimo vertice a Bruxelles. Servono almeno 6 miliardi di euro da investire nel Mediterraneo, nei prossimi anni. La prossima settimana sarò a Niamey, in Niger, dove incontrerò anche i Presidenti dei Parlamenti dei Paesi del Sahel per discutere questi temi”, ha concluso il Presidente del Parlamento europeo.

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L’unione doganale dell’UE celebra il suo cinquantesimo anniversario

Posted by fidest press agency su domenica, 8 luglio 2018

Negli ultimi 50 anni l’unione doganale si è trasformata in una pilastro del nostro mercato unico, tutelando le frontiere dell’UE e proteggendo i nostri cittadini da merci vietate e pericolose, come armi e stupefacenti, e favorendo inoltre una costante crescita della quota del commercio mondiale: nel 2017 le dogane dell’UE hanno trattato il 16% del commercio mondiale.
Il 1° luglio 2018, esattamente 50 anni dopo l’istituzione dell’unione doganale, la Commissione organizza eventi negli aeroporti e nelle scuole in tutta l’UE per sensibilizzare in merito a questo risultato straordinario.Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “L’unione doganale è una realizzazione unica ed eccezionale, che consente agli europei di cogliere appieno i benefici del mercato interno, con scambi commerciali fluidi e consumatori sicuri. Sono riconoscente alle migliaia di persone che negli ultimi 50 anni hanno contribuito e continuano a contribuire a questa realizzazione europea.” L’unione doganale dell’UE, inizialmente prevista dal trattato di Roma, nel 1968 ha abolito i dazi doganali riscossi alle frontiere fra gli Stati membri della Comunità europea. Oggi è diventata un’area commerciale unica in cui tutte le merci possono circolare liberamente, siano esse prodotte nell’UE o al di fuori delle sue frontiere. Il dazio sui beni provenienti dall’esterno dell’UE è di norma pagato all’entrata nell’UE. In tal modo le dogane garantiscono il pagamento di tali dazi e la protezione degli interessi finanziari dell’Unione e dei suoi Stati membri. Le dogane impediscono inoltre l’ingresso nell’Unione di prodotti che rappresentano un rischio per la sicurezza o la salute dei cittadini dell’UE, bloccano merci oggetto di traffico e di contrabbando o che presentano un pericolo per l’ambiente e il patrimonio culturale europeo oppure merci che pregiudicano gli interessi finanziari dell’UE e dei suoi Stati membri.
Per garantire il buon funzionamento della zona doganale unica, gli Stati membri dell’UE si avvalgono di un insieme comune di norme, fondato sul cosiddetto codice doganale dell’Unione. Questo codice, aggiornato nel 2013 e applicato dal 2016, costituisce il sistema unico di cui si avvalgono gli Stati per trattare l’importazione, l’esportazione e il transito dei prodotti. In tal modo si promuovono la concorrenza e gli scambi, si migliorano l’efficienza e la qualità e si abbassano i prezzi per i consumatori.Le autorità doganali nazionali di tutti i paesi dell’UE sono principalmente responsabili della gestione del complesso funzionamento quotidiano dell’unione doganale e a tal fine collaborano fra loro e con la Commissione. Allo stesso tempo è fondamentale una più ampia cooperazione internazionale per proteggere gli interessi delle imprese e dei cittadini europei a livello mondiale. A tal fine l’UE ha firmato oltre 50 accordi internazionali che disciplinano la cooperazione doganale e la reciproca assistenza amministrativa con 80 paesi al di fuori dell’UE per potenziare i controlli e l’applicazione nonché per semplificare e armonizzare le procedure doganali, riducendo così gli oneri e i costi amministrativi per le imprese europee.Di recente la Commissione ha proposto di mantenere nel prossimo bilancio dell’UE un impegno finanziario di 950 milioni di € destinato ai programmi doganali. Si tratta di un importo che dovrebbe aiutare a intensificare la cooperazione e lo scambio di dati fra le autorità doganali nonché ad aiutare e a formare i funzionari delle dogane nel loro operato. Nel bilancio dell’UE è stato inoltre incluso un nuovo fondo del valore di 1,3 miliardi di € inteso ad aiutare gli Stati membri ad acquisire, mantenere e sostituire attrezzature doganali all’avanguardia.

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Vacanze in Europa a due ruote? 5 itinerari perfetti secondo Shimano

Posted by fidest press agency su domenica, 8 luglio 2018

Le tanto sognate ferie estive sono ormai alle porte e molti italiani sceglieranno di trascorrerle viaggiando per l’Europa. Perché non farlo in sella a una due ruote? Shimano, il brand giapponese di componentistica e tecnologia per biciclette più noto al mondo, propone 5 itinerari ciclabili perfetti per scoprire le località più affascinanti del Vecchio Continente.
Dalle città alle campagne, passando per mare e oceano: ogni luogo sarà ancora più apprezzato con l’approccio slow e green al viaggio garantito dalle due ruote. E, chi teme di faticare e sudare troppo oppure vuole coprire distanze più lunghe in tempi più brevi, potrebbe optare per pedalare in sella a un’e-bike, come quelle equipaggiate con tecnologia Shimano STEPS.
Ecco i 5 percorsi proposti: l’Avenue Verte, che collega Parigi e Londra; l’Ecovia Litoral, che corre per 220 km lungo la costa atlantica del Portogallo; la Ciclovia del Danubio con il tragitto Vienna – Budapest via Bratislava; la Loire à Vélo in Francia; e, ultimo ma non per importanza, a spasso tra Olanda e Fiandre da Bruges ad Amsterdam.
Da coprire interamente o parzialmente, in base a voglia, preparazione e tempo a disposizione, i cinque itinerari sono facilmente accessibili grazie al supporto della pedalata assistita. La tecnologia Shimano STEPS, infatti, consente a persone di qualsiasi età e con capacità fisiche differenti di avvicinarsi o riavvicinarsi alla bicicletta, scoprendo con lei uno stile di vita sano, divertente e a contatto con la natura.

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Ania: premio rc auto più alto di 117 euro rispetto Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

Secondo l’Ania, i prezzi dell’rc auto sono scesi nell’anno del 2,5% e del 27% in 5 anni.”Non basta! Al di là del fatto che secondo quanto sostenuto pochi giorni fa dal presidente dell’Ivass durante la presentazione della Relazione annuale nel quinquennio 2013-17 il premio medio, al netto delle componenti fiscali e parafiscali, è sceso di quasi un quarto, ossia meno del 25% e non del 27% come sostiene oggi l’Ania, il punto è che, pur essendoci stata una riduzione del prezzo dell’rc auto, permane un intollerabile divario con l’Europa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”A fine 2016 il premio medio della r.c. auto in Italia, al netto delle tasse, risulta più alto di 117 euro rispetto alla media dei principali quattro paesi europei, ossia Francia, Spagna, Germania, Regno Unito. Una disparità inaccettabile che andrebbe ridotta al più presto” conclude Dona.

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In tutta Europa l’atmosfera per i mercati azionari è in miglioramento

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 luglio 2018

Dal nucleo franco-tedesco alla periferia meridionale, le economie beneficiano di condizioni solide che non si vedevano da anni. La disoccupazione è in calo, la spesa per consumi sta accelerando e gli utili societari sono in crescita. Eppure l’atteggiamento della maggior parte degli investitori globali nei confronti delle azioni europee può essere sintetizzato con una sola parola: apatia.A causa di questa mancanza di entusiasmo, il mercato azionario europeo ha sottoperformato l’Indice MSCI World nel corso dell’ultimo anno. I titoli europei quotano a sconto del 33% sugli omologhi statunitensi sulla base del rapporto prezzo/utili (P/E). Lo scarto tra le valutazioni azionarie di Europa e Stati Uniti è al livello più elevato registrato dal 2003 (quando ha raggiunto il 38%).
Molti investitori globali ritengono che il continente sia privo di società tecnologiche in rapida crescita, che tenda a risentire del rafforzamento dell’euro e che rischi di essere spaccato da forze populiste. Nel far questo, perdono l’opportunità di investire in aziende di fama mondiale che beneficiano di un mercato nazionale in rapida ripresa.Lo scarso favore accordato all’Europa dagli investitori ha creato ottime opportunità di generazione di valore per gli stock picker attivi in grado di vedere oltre l’apatia prevalente. Un’opportunità che, a nostro avviso, non durerà a lungo.Tre percezioni ingiustificate spiegano perché gli investitori globali sono insensibili alla fioritura dell’Europa.
La più significativa di queste è probabilmente la carenza percepita di società tecnologiche nel Continente. Mentre gli Stati Uniti hanno i “FANG” – colossi tecnologici di alto profilo come Facebook, Amazon, Netflix e Google (oggi Alphabet) – la cui straordinaria crescita dei ricavi ha spinto al rialzo il mercato azionario statunitense, l’Europa non può vantare aziende tecnologiche altrettanto rinomate a livello mondiale.Tuttavia, la reputazione dell’Europa quale regione priva di imprese leader nel settore tecnologico è ingiustificata.
In secondo luogo, le azioni europee sono state penalizzate dal timore che il vigore dell’euro rispetto al dollaro abbia ricadute negative sulla competitività. Un anno fa, nell’aprile 2017, un euro valeva meno di USD 1,10, mentre oggi vale quasi USD 1,181. La domanda che gli investitori devono porsi ora è “che cosa accadrà adesso?”.
Terzo, l’ascesa del populismo continua a destare preoccupazioni. Gli investitori temono che un altro Stato membro dell’UE possa decidere di abbandonare l’Unione, dando impulso alla volatilità nel Continente.Noi riteniamo che queste apprensioni siano malriposte. Cominciando dalla tecnologia, non è difficile trovare società europee di alta qualità con un solido vantaggio competitivo sulla scena globale. Ad esempio, il produttore olandese di attrezzature per la fabbricazione di chip, ASML, è un leader globale nel suo campo e vanta un solido modello di business. La società gode di una posizione di quasi monopolio nelle macchine litografiche per semiconduttori all’avanguardia, con la crescente domanda di potenza di calcolo quale principale volano di crescita. ASML è solo una delle imprese leader in Europa nel campo della tecnologia, una schiera che comprende la società francese di software Dassault Systèmes, la tedesca SAP e la spagnola Amadeus.Passando all’euro, la debolezza del dollaro non è stata d’aiuto. Tuttavia, il deprezzamento del biglietto verde rispetto alla moneta unica potrebbe subire una battuta d’arresto.A nostro avviso, il dibattito riguarda la possibilità che l’euro raggiunga quota USD 1,30 in un anno oppure in un mese. Anche se non scommettiamo sulle valute, siamo dell’idea che questo rafforzamento avrà luogo probabilmente in un lungo arco di tempo e, pertanto, non comporterà uno shock significativo. Un euro più stabile potrebbe contribuire a migliorare le percezioni delle azioni europee.Infine, il populismo non è svanito, ma le elezioni del 2017 hanno dato risultati generalmente favorevoli ai mercati. Quest’anno il successo delle forze anti-sistema in Italia era stato in gran parte previsto, ma è improbabile che il governo costituitosi di recente ponga una minaccia all’esistenza dell’euro.
A livello aziendale un numero crescente di imprese sta pubblicando risultati superiori alle attese. Ci aspettiamo un’espansione media degli utili del 10-12% nel 2018, in seguito alla crescita del 15% messa a segno nel 2017. Diversamente da quanto accade negli Stati Uniti, che stanno lentamente abbandonando l’esperimento monetario dell’era post crisi, la politica monetaria nell’eurozona rimarrà accomodante almeno sino alla fine dell’anno. Le aziende che generano liquidità in eccesso in un contesto di bassi tassi d’interesse tenderanno probabilmente a incrementare i dividendi e ad effettuare acquisizioni strategiche, con ricadute positive sui corsi azionari.Tuttavia, non è solo la crescita in Europa che ci rende fiduciosi. Quello europeo è un mercato eterogeneo e maturo in cui si trovano aziende globali di alta qualità con marchi rinomati in tutto il mondo, come il produttore di abbigliamento Moncler, la casa automobilistica Ferrari e il gruppo di beni di lusso LVMH.Si tratta in tutti i casi di società eccezionali destinate a beneficiare non solo della ripresa economica europea, ma anche della crescita globale. Nel frattempo, gli investitori a lungo termine dovrebbero ricordare che lo sconto valutativo dell’Europa rispetto agli Stati Uniti è ingiustificato e presumibilmente destinato ad avere vita breve. Noi restiamo ottimisti e convinti che, per gli investitori attivi, l’economia europea offra un’opportunità per costituire posizioni a lungo termine in società di alta qualità. (fonte: Columbia Threadneedle Investments a cura di Ann Steele, gestore di portafoglio senior, strategia pan-europea)

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IDEE per l’Europa dei Popoli

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Rinnovato giornale culturale, metapolitico, nazional-popolare, identitario, patriottico e sovranista… Presente e scaricabile comodamente online, stampato in 50.000 copie a diffusione militante, nei circoli e librerie d’area… Obbiettivo ambizioso: un mensile cartaceo in tutte le edicole d’Italia, dal prossimo gennaio 2019. Un progetto editoriale promosso dal vulcanico Mario Borghezio (storico eurodeputato leghista, vice capo gruppo delle “destre europee”, capo delegazione della commissione esteri, presidente della Fondazione federalista per l’Europa dei Popoli). Suo “braccio destro” in questa operazione culturale, trasversale e apartitica, è il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini (esponente della destra sociale, radicale e tradizionalista, presidente del movimento Fare Fronte, candidato con Fratelli d’Italia, alle scorse elezioni politiche). Questo lo “zoccolo duro” della squadra: Luciano Lucarini (editore), Andrea Rognoni (direttore responsabile), Max Bastoni (capo redattore e consigliere regionale lombardo), Edoardo Anghinelli (segretario di redazione).

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Il confronto pubblico sull’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

La sua identità e le sue culture, la storia e la memoria dei popoli d’Europa, e l’Unione Europea, la costruzione politico-istituzionale che si è, sin dall’inizio, dotata di meccanismi di funzionamento e di interazione politico-economici e politico-militari, è, oggi più di ieri, letteralmente soffocato dalla spessa coltre, da un lato, della retorica, dall’altro, della propaganda. L’Europa, nel suo dispositivo saliente, l’Unione Europea sembra avere imboccato, in modo pressoché irreversibile, la strada dell’integrazione, e tuttavia continua a trovarsi, persistentemente, davanti ad un bivio: arroccarsi come una «fortezza dell’opulenza», una versione riveduta e corretta dello «splendido isolamento», fino a trasformare le sue città in luoghi dell’esclusione e della separazione tra “abbondanza” e “rarefazione”; o determinare l’apertura, inedita, a un capitolo nuovo della geopolitica, che superi le vecchie separazioni tra luoghi e città e ridefinisca uno spazio di inter-connessioni e di reciproche aperture tra popoli e culture d’Europa.Anche quando parliamo di dispositivo, con riferimento alla Unione Europea, non abbiamo, ipso facto, “chiuso” la questione: non si tratta, per sua natura, di un dispositivo inamovibile, perché, appunto, è frutto di un processo storico e sociale, con le sue contraddizioni e le sue accelerazioni, e si sviluppa in parallelo con la dinamica dei rapporti di forza, tra le classi all’interno di ciascun Paese europeo, e tra configurazioni statuali delle singole formazioni economico-sociali, in termini di rapporti di forza tra Stati, singoli mercati nazionali, rispettive borghesie nazionali. Sviluppando, su questa falsariga, il punto di partenza: la Fortezza Europa e l’Europa dei Muri, l’ordoliberismo e le tecnocrazie, sono come le facce di un medesimo poliedro; e questo poliedro cristallizza la realtà odierna dell’Unione Europea, sulla quale diversi attori hanno impresso il proprio marchio, che è stata sin qui codificata nei Trattati, ma che non è data una volta per tutte.Molte delle crisi che attraversano l’Unione Europea e sfigurano il volto dell’Europa sono manifestazioni di questa matrice: la crisi dei rapporti ad Oriente, specie tra l’Unione Monetaria e la Grecia e tra l’Unione Europea e la Turchia, ma anche, più recentemente, nell’ostilità contro la Russia, che tracima persino, a più riprese, in vera e propria «russofobia» o «slavofobia» e nella stupefacente inerzia sullo scenario vicino-orientale, non una sola parola che sia tale rispetto alla escalation e al massacro delle forze israeliane contro il popolo palestinese, ha a che vedere con questo “bivio” e allude al modo con cui lo si individua e lo si riconosce, ci si mette in condizione di affrontarlo e superarlo. Focalizzare un punto di orizzonte strategico, riconoscere le diversità e le contraddizioni, costruire le relazioni adeguate e le misure necessarie per affrontarle e superarle, dotarsi degli strumenti per attraversarle e trasformarle, sono tutte parole del lessico della politica. Ecco: “questa” Europa ha abbandonato la centralità della politica come misura dell’agire.
Situarsi in un contesto, orientare l’asse. Di questo vi sarebbe bisogno: un contesto di relazioni utili al miglioramento della qualità della vita e al progresso economico e sociale; un asse di orientamento necessario a “rompere la gabbia” e “costruire apertura” al mondo. È lo schema di una Europa, traducibile nella realtà, capace di costruire rapporti paritari a Ovest, a Est, a Sud; orientata al Mediterraneo e non all’Atlantico; ricostruita a partire dai bisogni sociali e non dalla valorizzazione finanziaria, su un modello sociale fondato su lavoro e welfare, inclusione e cooperazione, e non sulle logiche del capitale e della frontiera. Far dialogare le sponde, a partire dal Mediterraneo: un rapporto che si caratterizzi per la vocazione al dialogo tra le culture, per ritrovare le ragioni della convivenza nel reciproco riconoscimento delle identità sociali e culturali. Il tema dell’identità, in questo scenario, è sempre problematico. La stessa identità mediterranea è caratterizzata degli apporti che l’hanno plasmata nel corso di una storia millenaria. Non avrebbe senso azzerarla per raggiungere una unità storicamente improponibile; occorre lavorare, piuttosto, perché tale patrimonio di diversità risulti nuovamente produttivo di civiltà e non di conflitti.Assumendo una prospettiva inter-nazionale e multi-nazionale. La politica, quando costruisce futuro, è sempre un ponte tra generazioni: trasferisce ideali e aspirazioni; rilegge e riconfigura le istanze e i bisogni; innesca lotte e rivendicazioni, per la trasformazione; rigenera i rapporti sociali, e la memoria collettiva. (Gianmarco Pisa fonte: Pressenza international press agency)

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L’Europa si divide sui migranti mentre l’economia frena

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Siamo sicuri che l’Italia e l’Europa stiano affrontando le loro vere priorità? C’è grande pathos intorno al tema dei migranti e della loro accoglienza (o meno), cui è stato dedicato il tanto atteso Consiglio europeo, che non sembra aver prodotto alcun risultato significativo, tanto che le regole del gioco cosidette di Dublino sono destinate a rimanere pressoché intatte. Nonostante i numeri ci dicano chiaramente come negli ultimi tempi siano rallentati i flussi migratori – dei profughi e dei migranti per ragioni economiche – nessuno può certo negare che si tratti di un problema strategico, cui è doveroso dare risposte serie e concrete. Ma ci permettiamo di dubitare che la questione meriti la preminenza che gli viene attribuita – da noi pare essere l’unica voce all’ordine del giorno dell’esecutivo gialloverde – e soprattutto che si giustifichi la concitazione con cui se ne discute a livello di governi e con cui viene data in pasto all’opinione pubblica. Tanto che ha ragione Berlusconi – pensate un po’… – quando afferma che la politica estera italiana “non può ridursi ad un’esibizione muscolare”.
Guardiamo per un momento all’Italia. La nostra economia non era ancora pienamente uscita dalla lunga e drammatica fase recessiva, passando dalla ripresina congiunturale alla crescita strutturale di dimensione pari a quella media europea, che già le polveri si sono bagnate. Nel primo trimestre 2018 il pil è cresciuto dello 0,3% in termini congiunturali (cioè rispetto al trimestre precedente), e del’1,4% sul piano tendenziale. Poco in assoluto, e questo spiega perchè in questi giorni la Confindustria, disponendo dei dati semestrali, ha previsto che alla fine dell’anno non andremo oltre il +1,3%. E poco in confronto a quanto accade nell’area euro, che sempre a livello trimestrale cresce dello 0,4% congiunturale e del 2,5% tendenziale (2,3% la Germania, 2,2% la Francia). Ma ciò che più conta è il trend, e tutti gli indicatori fanno presumere che quella che ci aspetta dovrà essere descritta come la fase della frenata, tanto che il già poco esaltante 1,3% di crescita del 2018 per il prossimo anno è destinato a peggiorare. Sono soprattutto le aspettative a tirarci brutti scherzi. Lasciamo perdere per un attimo quelle relative alla stabilità politica, che pure incidono molto, specie sullo spread. La vera doccia fredda verrà dalla fine, ormai annunciata e conclamata, della politica monetaria espansiva. La Bce ha confermato il piano di rientro dal Quantitative Easing, cioè il programma di acquisti netti di titoli di Stato per calmierare tassi e spread: 30 miliardi fino a settembre, poi 15 miliardi da settembre a dicembre e infine la definitiva archiviazione della misura (salvo interventi straordinari, da farsi, però, solo con i rendimenti dei titoli già emessi, e quindi in misura molto limitata). Dunque, i tassi torneranno a salire, seppur gradualmente, e nell’autunno del 2019 finirà anche il mandato di Mario Draghi, l’unico italiano che in sede europea conta davvero. Ergo, via la rete di protezione, altro che piani di spesa per almeno 100 miliardi. Attenzione, tutte cose previste e scontate, e per certi versi pure necessarie. Ma proprio per questo è ancor più grave che nessuno in Italia – né governo, né opposizioni, né classi dirigenti diffuse – si sia posto e si ponga il problema di come affrontare per tempo le conseguenze di questo cambio di paradigma. Che, sia chiaro, non inciderà solo sulla finanza pubblica e quindi sulle politiche di bilancio, ma anche sulla carne viva dell’economia reale.
Peraltro, non può accontentare neppure la tendenza complessiva dell’Eurozona, la cui economia – tra una frenatina nel 2018 e un miglioramento per il 2019 – staziona intorno ad una crescita annuale del 2%. Cioè un punto in meno di quanto è stimato facciano gli Stati Uniti, nonostante un piccolo colpo di freno nel primo trimestre di quest’anno, e di due punti inferiore alla previsione che il Fondo Monetario fa per il pil globale. Tutto questo dovrebbe indurre anche l’Europa a riprogrammare la sua agenda e riformulare i suoi piani. Invece, codardamente si spera che siano gli animal spirit del mercato, da soli, a giocare la partita della nuova fase della globalizzazione, quella dell’industria 4.0 e dell’internet delle cose, mentre assistiamo ad un progressivo avvitamento dei governi e dei parlamenti verso politiche a forte connotazione elettorale, senza che le istituzioni centrali europee siano minimamente in grado, per strumentazione e credibilità, di opporsi.Il tutto mentre le opinioni pubbliche europee, drogate dall’emotività delle parole d’ordine, sembrano plaudire, contente di partecipare alla tenzone. E quando la politica muscolare vellica i bassi istinti popolari, mala tempora currunt. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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L’Italia e l’Europa comunitaria: come prima peggio di prima

Posted by fidest press agency su sabato, 30 giugno 2018

Tanto tuonò che non piovve. L’Italia ha alzato timidamente la testa in Europa e il bottino risulta magro, anzi anoressico. Scrive in proposito il deputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza: “Frutto di una strategia errata. Non bisognava puntare sulla spartizione dei migranti ma sul blocco navale, sugli hotspot e sul fondo europeo per rimpatriare i clandestini. E alla fine l’Italia ha votato anche a favore del rinnovo delle sanzioni alla Russia. Conte, Salvini, Di Maio: così non va”.

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“In Europa, solo nel 2017, gli investimenti esteri cinesi hanno superato i 30 miliardi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

“Il flusso di capitali è principalmente legato ad aziende con diretta o indiretta partecipazione dello Stato. La Cina quindi, attraverso le sue controllate, ha accesso ad informazioni di importanza strategica nazionale ed europea riguardo investimenti strettamente legati a strategie geopolitiche mondiali.È necessario un maggiore controllo degli investimenti esteri in settori strategici della Unione. Il Consiglio Europeo dei Ministri ha raggiunto da poco una posizione comune sull’argomento, ma considerando gli investimenti cinesi in continua espansione sia in Italia che in Europa, serve una posizione chiara del nostro Governo riguardo la proposta della Commissione Europea”. È quanto dichiarato dal Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso che aggiunge “Ho presentato un’interrogazione in merito, in vista del Consiglio Europeo e dell’apertura del summit UE-Cina previsti entrambi in questa settimana, chiedendo al Governo italiano di farsi portatore di un messaggio chiaro riguardo la protezione dei nostri interessi nazionali sul mantenimento del controllo di infrastrutture strategiche a livello europeo in settori chiave.Gli investimenti di aziende italiane ed europee in Cina, sono fortemente condizionati da restrizioni di accesso al mercato e quindi il principio di reciprocità non è rispettato. Questo mette le nostre aziende in una condizione di disparità competitiva che avvantaggia fortemente le aziende cinesi. Bisognerebbe avvicinarsi al sistema di controllo degli investimenti stranieri adottato dagli Stati Uniti dove, attraverso un comitato, si verifica se determinati investimenti stranieri possano arrecare danno alla sicurezza nazionale oppure no” conclude il Senatore Urso capogruppo in Commissione Affari Esteri.

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Dichiarazione su Europa e asilo dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Le imminenti riunioni dell’UE a Bruxelles su asilo e immigrazione giungono tre anni dopo la crisi del Mediterraneo, quando oltre un milione di persone disperate hanno attraversato il mare dirette in Europa. Nonostante il numero di persone in arrivo via mare sia oggi calato drasticamente, gli effetti di quei flussi continuano a riverberarsi a livello politico e nella tendenza ad approcci unilaterali e restrittivi che da allora alcuni Paesi europei hanno perseguito nei confronti dei rifugiati e dei migranti. È arrivato il momento di cambiare le cose per il meglio. E oggi esorto gli Stati europei a cogliere questa opportunità per trovare un approccio nuovo e unito che risponda alle esigenze condivise di tutti i Paesi di essere in grado di gestire i loro confini e le loro politiche migratorie e nello stesso tempo rispettare gli standard europei e internazionali in materia di asilo, che sono scaturiti dalla seconda guerra mondiale.Questo è possibile. Ma coerenza e unità sono mancate nell’approccio dell’Europa e per troppo tempo. Paesi legati da geografia, culture e valori si sono trovati divisi sull’asilo e sulla questione di come proteggere le persone in fuga da persecuzioni, conflitti e guerre. Questo è culminato nel recente incidente dell’Aquarius, quando ad una nave che trasportava circa 600 persone soccorse in mare è stato negato il permesso di attraccare per diversi giorni. Tali eventi mettono a rischio vite e norme internazionali di soccorso in mare e non dovrebbero mai accadere.L’UNHCR è qui per aiutare. Siamo pronti a lavorare con gli Stati europei per sviluppare un piano che sia realistico e di principio. Un piano radicato nella solidarietà e nella cooperazione, che eviti la recente tendenza a scaricare le responsabilità e ad altre azioni che danneggiano i rifugiati, da una parte, e l’Europa stessa dall’altra. Un piano che garantisca che coloro che sono in pericolo in mare siano salvati e sbarcati in maniera prevedibile e che si occupi di ciò che accade loro una volta giunti a terra. Un piano che rimuova il dubbio sulla genuinità delle ragioni che spingono le persone a fuggire, e che preveda il ritorno a casa di coloro che non sono rifugiati, o non hanno alcun titolo per rimanere.L’Europa oggi non è più al centro di una crisi migratoria o di rifugiati. I numeri degli arrivi nel Mediterraneo sono ai livelli pre-2014 e stanno scendendo verso le medie storiche di lungo periodo. Oltre 9 persone su 10 costrette alla fuga nel mondo si trovano fuori dall’Europa, nei loro Paesi o in quelli immediatamente vicini: Paesi per lo più del sud del mondo. E il sostegno europeo, la solidarietà e la collaborazione con questi Paesi, così come con i Paesi di transito, è diventata più critica che mai. Per rispondere a questa sfida globale condivisa ed affrontare le cause che spingono i rifugiati ad intraprendere viaggi pericolosi verso l’Europa e altrove sono necessari aiuti ai Paesi e alle comunità che ospitano i rifugiati e posti per il reinsediamento, destinati ai rifugiati vulnerabili affinché siano trasferiti in modo legale e sicuro in nuovi Paesi.Mentre i Paesi di tutto il mondo continuano a discutere su come migliorare la risposta internazionale alla crisi dei rifugiati attraverso il Global Compact, le politiche dell’UE in materia di asilo possono e dovrebbero fornire un esempio su come gestire le crisi di rifugiati con compassione e solidarietà. L’UNHCR è pronta a sostenere l’UE e gli Stati membri in questo sforzo.

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Migranti: occorrono i fatti. Europa svegliati

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

“Le premesse in vista del vertice sui migranti di domenica non fanno ben sperare, già si sa che non uscirà alcun documento scritto. Dal bilaterale franco-tedesco di qualche giorno fa, inoltre, era emersa una relazione che giustamente il premier Conte ha rispedito al mittente, perché non contemplava minimamente le istanze italiane”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista ad Agorà, su Rai Tre.“Noi facciamo il tifo per l’Italia e quindi ci auguriamo che il governo italiano passi dalle parole, dalle promesse, dalle minacce ai fatti. Però i fatti ancora non si vedono. Credo che la questione fondamentale, affinché il tema dell’immigrazione diventi veramente europeo e l’Italia non sia lasciata sola nel gestire questa emergenza, sarà la riforma del regolamento di Dublino, rispetto alla quale però Francia e Germania nicchiano e i Paesi di Visegrad non sembrano intenzionati a condividere le responsabilità. Sarà una battaglia assolutamente difficile”.

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