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Posts Tagged ‘europa’

Il 58% degli italiani è scaramantico: terzo posto in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

C’è chi incrocia le dita, chi stringe forte un cornetto rosso, oppure chi evita in tutti i modi di aprire un ombrello in casa. Possono cambiare le usanze o le credenze, ma resta che gli italiani sono molto superstiziosi. Per approfondire il rapporto tra italiani e cattiva sorte, LeoVegas ha realizzato l’infografica “Maledetta Sfortuna”, in occasione della Giornata mondiale del Gatto Nero, che si è celebrata a novembre.La fortuna è tradizionalmente vista come una dea bendata che distribuisce casualmente i suoi doni. Tuttavia, dati alla mano, ci sono alcune zone d’Italia molto più fortunate di altre. Il Piemonte è in testa per il suo altissimo rapporto di vincite pro-capite, che risulta essere addirittura 11 volte superiore di quello della Valle d’Aosta e il doppio di quello degli abitanti della Campania. Sul podio di questa speciale classifica troviamo al secondo posto la Sicilia e al terzo la Lombardia.Tra credenze popolari e tradizioni antichissime, esistono ancora oggi diverse superstizioni che possono essere malauguranti o, al contrario, indicare un colpo di fortuna. Nell’infografica vengono ripercorse le origini e le curiosità che si celano dietro alcune di esse: ad esempio la scala aperta deve la sua cattiva nomea al fatto di essere un simbolo sacro per molte religioni, dunque passarci sotto sarebbe un sacrilegio. Al contrario esistono alcuni piccoli oggetti o situazioni di buon auspicio e in grado di allontanare la cattiva sorte. Tra le più comuni troviamo il classico cornetto rosso, erede moderno dell’antica usanza risalente al 3500 a.C. di appendere corna di animali nei villaggi, o ancora trovare una coccinella rossa, colore beneaugurante, che ha sul dorso 7 puntini neri, numero considerato di buon auspicio.

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Il Parlamento europeo dichiara l’emergenza climatica

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Il Parlamento vuole che l’UE si impegni, alla conferenza delle Nazioni Unite COP25, per una riduzione a zero delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050.In vista della COP25, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà dal 2 al 13 dicembre a Madrid, il Parlamento ha approvato giovedì una risoluzione che dichiara un’emergenza climatica e ambientale in Europa e nel mondo. Il PE chiede alla Commissione di garantire che tutte le proposte legislative e di bilancio pertinenti siano pienamente in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C. In un’altra risoluzione separata, il Parlamento esorta l’UE a presentare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici una strategia per raggiungere la neutralità climatica al più tardi entro il 2050. I deputati chiedono inoltre alla nuova Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di includere nel Green Deal europeo un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030.Le ambizioni attuali del trasporto aereo e marittimo non sono all’altezza delle riduzioni necessarie riduzioni delle emissioni. Tutti i paesi dovrebbero includere tali emissioni nei loro piani di contribuzione nazionale (NDC). Si chiede inoltre alla Commissione di proporre l’inclusione del settore marittimo nel Sistema UE di scambio delle quote di emissione (ETS).Secondo il PE, I Paesi UE dovrebbero quantomeno raddoppiare i loro contributi al Fondo verde internazionale per il clima. Gli Stati membri sono i maggiori fornitori di finanziamenti pubblici per il clima e il bilancio dell’UE dovrebbe rispettare pienamente gli impegni internazionali. Inoltre, si sottolinea che gli impegni dei paesi sviluppati non raggiungono l’obiettivo collettivo di 100 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2020.Infine, si chiede con urgenza a tutti i Paesi UE di eliminare gradualmente tutte le sovvenzioni dirette e indirette per i combustibili fossili entro il 2020.

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Nanotronics Presents nSpec® High-Throughput System at Semicon Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

München, Germany Friday, Nov. 15, 4pm B1139 Messegelände Nanotronics, the inventor of a platform for industrial inspection that combines AI, automation, and sophisticated imaging, will be exhibiting at SEMICON Europa.
“We will be exhibiting the nSpec® LS system,” says Julie Orlando, Chief Product Officer at Nanotronics. “This system is ideal for high-production manufacturing settings.” nSpec® LS includes a high-throughput option. At SEMICON Europa, Nanotroics engineers will demonstrate how AI recognizes defects and features of interest to streamline the inspection process.Nanotronics’ systems enable leading-edge technology companies to inspect semiconductors, next-generation 3D chips, innovative fabrics and materials, and more. Nanotronics aspires to improve yield and reduce waste by streamlining the inspection process.
Nanotronics invents platforms that combine robotics, sophisticated imaging, and advanced AI platforms to revolutionize process control for manufacturing and full-factory automation. Nanotronics develops artificial intelligence platforms expressly trained for the unique inspection needs of advanced industrial manufacturing.

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“Autonomia, parità e libertà di scelta educativa in Italia e in Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Roma Giovedì 14 Novembre 2019, nella Sala Convegni USMI-CISM in Via Zanardelli, 32. Sono previsti gli interventi della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti CASELLATI, di Sua Em.za il Card. Gualtiero BASSETTI e della direzione CISM e USMI. Ripartendo dal prezioso documento Autonomia, parità e libertà di scelta educativa, licenziato dal Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica nel mese di giugno 2017, USMI e CISM intendono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico – che a tal proposito si è ampiamente espresso in modo trasversale e convergente – sul sistema scolastico italiano “ancora incompiuto” e invitano a fare i passi necessari “affinché il sistema formativo italiano, nel suo complesso, possa perseguire meglio la missione educativa che la società gli affida e che la legge a pieno titolo gli riconosce”. I lavori saranno moderati dalla giornalista Lorena Bianchetti.

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I neolaureati italiani, quando trovano un lavoro, sono tra i meno pagati d’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Lo rivela il rapporto Starting Salaries di Willis Towers Watson, una multinazionale angloamericana, che analizza le retribuzioni offerte ai neolaureati in 31 Paesi di tutto il mondo. Lo studio sulle condizioni dei neolaureati in Europa, tratteggia un quadro avvilente circa la situazione salariale vissuta da tanti giovani italiani, appena conclusi gli studi. Infatti si posizionano al quattordicesimo posto nella classifica che considera il valore del primo stipendio, alle spalle di Paesi come Irlanda e Slovenia. Non possono aspirare a un mensile che superi i 28.827 euro, contro i 36.809 euro dei coetanei francesi o i 49.341 euro di quelli tedeschi, fino ad arrivare ai 73.370 euro dei neolaureati svizzeri, i più pagati d’Europa. Il mercato del lavoro italiano non premia chi investe negli studi, che è ricompensato poco più che un diplomato, ovvero il 12% in più. Divario minimo, al 13%, anche fra chi ha una laurea e chi un titolo post-universitario. Situazione del tutto diversa in Germania, dove il titolo universitario è premiato con una retribuzione superiore del 32% rispetto al diploma, o in Francia, dove il titolo post-universitario è valorizzato per il 43% in più rispetto alla laurea. “Le prospettive remunerative dei neolaureati in Italia si confermano non molto entusiasmanti”, ha commentato Rodolfo Monni, responsabile indagini retributive di Willis Towers Watson Italia. “Rispetto agli altri paesi europei con un’economia comparabile, come Francia e Germania, la laurea In Italia non garantisce un primo stipendio sostanzialmente superiore a quello offerto da un diploma. Anche le prospettive di crescita a breve termine non sono incoraggianti. Dopo due anni di lavoro, un laureato italiano vede aumentare la sua retribuzione fissa di circa il 10%, rispetto al 22% di Francia e Germania e al 25% di Spagna e Regno Unito: una progressione che un neolaureato italiano riesce a raggiungere dopo 4 o 5 anni dall’ingresso nel mondo del lavoro”. Le prospettive di crescita per i neolaureati sono altrettanto poco entusiasmanti. Sarà per questa ragione che, secondo una recente inchiesta di Randstad Workmotor, 2 italiani su 3 sono disposti a trasferirsi per una carriera migliore. I lavoratori italiani non hanno paura di lasciare il loro Paese per trovare condizioni lavorative migliori. Sono, infatti, i primi in Europa per propensione a spostarsi in maniera stabile altrove. Nello specifico, si tratta di oltre 2 italiani su 3. In questo scenario, però, si inserisce un dato meno felice. Gli italiani non hanno fiducia nelle opportunità professionali del mercato del loro Paese. Quasi un italiano su due, infatti, preferisce emigrare piuttosto che cambiare carriera, cinque punti in meno della media globale, ma ben sette in più della media europea. L’elevata propensione degli italiani a trasferirsi all’estero, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, tuttavia rappresenta una spia di allarme sulle opportunità offerte dal mercato del lavoro italiano. Una eccessiva emigrazione dei neolaureati, quindi dei profili migliori, però rischia di tradursi in un impoverimento sociale ed economico del nostro paese. La laurea non paga, è il caso di dirlo.

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Stati Uniti d’Europa. Trump vuole che l’Italia esca dall’Ue. Non conviene

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Ci ha provato prima con il Regno Unito e, pochi giorni fa, anche con l’Italia. E’ il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha dichiarato: “L’Italia è un altro Paese che starebbe molto meglio senza la Ue”, promettendo vantaggi commerciali. I dati smentiscono il presidente Trump. Vediamo:
Valore delle esportazioni italiane nel Mondo: 462 miliardi.
Valore delle esportazioni italiane verso la Ue: 260 miliardi.
Valore delle esportazioni italiane verso gli USA: 42 miliardi.
Quindi, le esportazioni italiane verso gli Usa rappresentano solo il 9% delle nostre esportazioni nel Mondo, mentre le esportazioni italiane verso la Ue ne rappresentano ben il 56%. La principale voce delle esportazioni italiane sono i macchinari, siamo, cioè, un Paese “metalmeccanico”. E’ di tutta evidenza che all’Italia conviene rimanere nella Ue.Fuori dalla Ue, l’Italia si troverebbe il muro dei dazi alzati dai Paesi europei, il cui valore sarebbe complessivamente superiore a quelli posti dagli Usa.Fuori dalla Ue, l’Italia si troverebbe schiacciata tra due colossi economici: quello americano e quello cinese, che rappresentano rispettivamente il 24% e il 16% del prodotto interno lordo mondiale. L’Italia con il suo 2,4% del Pil mondiale farebbe la fine del vaso di coccio tra quelli di ferro: una catastrofe per i cittadini italiani.Ricordiamo che il Pil complessivo della Ue è del 21%, secondo agli Usa e prima della Cina, e che, solo muovendoci come Ue, possiamo confrontarci con questi due giganti economici.Eppure, prima delle elezioni nazionali, Lega e M5s volevano uscire dalla Ue. Ora il M5s ci ha ripensato, la Lega, invece, ondeggia tra dichiarazioni favorevoli alla Ue la mattina, e quelle contrarie la sera. Sempre a caccia di voti.E’ necessario, quindi, proseguire nella integrazione europea, per arrivare alla stessa politica estera, fiscale e militare. Insomma, occorrono gli Stati Uniti d’Europa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il muro di Berlino 1989-2019: 30 anni che hanno cambiato l’Europa e il mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Milano 6 novembre 2019 dalle ore 10:00 alle 12:00, Sede del Parlamento Europeo – Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 61. Sono passati trent’anni da quello storico 9 novembre 1989. Da quel giorno ad oggi con la Caduta del Muro e dei Regimi Comunisti di mezza Europa, il mondo e’ cambiato. Ma cos’era il Muro che per quasi trent’anni dal 1961 divideva in due la Germania e l’Europa? Qual’è la storia e le conseguenze della sua caduta, che ha realmente causato la fine del Comunismo? Come vivono quei Paesi oggi e cos’ e’ cambiato per le società europee, internazionali, per il mondo ebraico e per Israele? Tra i tanti ospiti presenti anche Gianluca Marco COMAZZI – Consigliere Regione Lombardia ( Forza Italia) , Manfredi Palmeri Consigliere Regione Lombardia ( Energie per l’Italia) , Gianni Rubagotti membro del consiglio generale del Partito Radicale, che contribuiranno ad arricchire l’evento, con le loro riflessioni . Introduzione di Roberto Zadik (Giornalista e Conferenziere Sinagoga Beth Shlomo). Il calendario degli interventi è il seguente:
• On. Angelo CIOCCA ( Europarlamentare Lega ),
• Massimiliano BASTONI ( Consigliere Regione Lombardia Lega ),
• Luca CERESA ( Presidente Terre Ambrosiane ),
• Avv. Giampaolo BERNI FERRETTI (Presidente Ass. Milano Vapore e Vice-Capogruppo Forza Italia Municipio1 ),
• Avv. Mario CARNEVALE BARAGLIA ( Studioso storico delle dinamiche aristocratiche Europee ),
• Roberto JARACH ( Presidente Fondazione Memoriale Shoa ),
• Davide ROMANO ( Presidente ADI – Amici di Israele),
• Carmelo FERRARO (Presidente del Comitato M’Impegno e Presidente del Comitato Scientifico di Milano Vapore).
(By avvocato Giampaolo Giorgio Berni Ferretti)

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La scelta educativa in Italia e in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

Roma Giovedì 14 Novembre 2019 Ore 15.00/18.00 presso Sala Convegni USMI-CISM Via Zanardelli, 32 giornata di studio sulla scuola organizzato dall’USMI e dalla CISM con il patrocinio del Senato della Repubblica. Ore 14.45: Inizio dei lavori a cura di Madre Nicla SPEZZATI asc, per la Presidenza U.S.M.I Nazionale
PRIMA SESSIONE – INTERVENTI
Ore 15.00: Intervento del Presidente del Senato Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI
Ore 15.20: Intervento di Sua Em. Card. Gualtiero BASSETTI, Presidente C.E.I.
Ore 15.40: Intervento di Padre Luigi GAETANI ocd, Presidente C.I.S.M. Nazionale
Ore 16.00: Coffee Break
SECONDA SESSIONE – LAVORO IN ASSEMBLEA
Ore 16.30: Confronto con i componenti del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica presso la C.E.I., che hanno redatto il documento “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa” (2017)
Modera i lavori la giornalista Lorena BIANCHETTI
AGESC – Giancarlo FRARE (Presidente Nazionale)
CDO-FOE – Marco MASI (Presidente Nazionale)
CISM – Don Roberto DAL MOLIN (Delegato scuola nel Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica)
CONFAP – Suor Lauretta VALENTE (delegata CONFAP nel Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica)
FIDAE – Virginia KALADICH (Presidente Nazionale)
FISM – Luigi MORGANO (Segretario Generale)
Ore 17.30: Conclusioni e Prospettive di Lavoro a cura di sr Anna Monia ALFIERI, im
(Delegata U.S.M.I. Nazionale nel Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica)

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“Battuta in Europa la sinistra immigrazionista e filo-Ong”

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

“Il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione che voleva impegnare gli Stati membri a tenere sempre e comunque i porti aperti. Anche grazie a FdI, le forze di centrodestra si sono compattate e hanno votato insieme per impedire l’approvazione di questo pericolissimo documento». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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La trentatreesima edizione di Eurovisioni: “sovranità digitale e culturale” dell’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Un appello lanciato dai partecipanti alla giornata internazionale di Eurovisioni delle due giornate di dibattito all’Accademia di Francia a Roma, cosi come echeggiato dalle proiezioni di 4 fiction europee (Italia – RAI, Francia-France Télévisions, Germania-ZDF e Spagna-RTVE) presentate in anteprima a Palazzo Farnese ed a Villa Medici.Lo ha espresso con grande chiarezza nel suo intervento conclusivo di sabato Jean-Noel Tronc, Direttore Generale della SACEM (la SIAE francese), che – nel presentare il suo volume appena edito da Seuil in Francia (“Et si on recommençait par la culture?”) – ha invitato l’Europa, i suoi governanti ma anche i suoi cittadini, a preservare la propria identità culturale messa in pericolo dalla tempesta congiunta della trasformazione digitale e della globalizzazione.Lo stesso messaggio emerso dalla giornata internazionale, promossa insieme ad AGCOM, in cui il presidente Cardani, insieme al Presidente della RAI, Foa, al presidente dell’ERGA (le autorità di regolazione europee), ai rappresentanti del governo francese e dell’autorità di controllo francese (CSA) hanno tutti invitato i legislatori italiani in primis, e quelli degli altri paesi europei ad agire presto e bene.Principale fonte di preoccupazione di tutti gli oratori presenti (vedi programma) è la presenza delle piattaforme internet globali (tutte rigorosamente non europee: da Google a Facebook, da Twitter ad Amazon, da Netflix ad Alibaba) che hanno goduto fino ad oggi di condizioni di estremo favore. Grazie al loro status non europeo, infatti, hanno potuto beneficiare di tasse estremamente ridotte (in media del 3% sui loro profitti contro il 45% imposto alle imprese italiane e francesi), del non rispetto delle regole sulla privacy, del non assoggettamento alle regole europee in materia di quote di produzione e di contributi alla produzione nazionale. Numerose procedure di infrazione sono state aperte in diversi paesi europei ed alcune multe miliardarie sono state comminate sino ad oggi (ma nessuna o quasi risulta ancora pagata), mentre – a causa di questa concorrenza irregolare – il settore europeo dei media è da anni in crisi e sta procedendo a massicci licenziamenti, piani sociali e chiusure.Un rischio che si sta estendendo alche al settore della produzione cinematografica e televisiva, come denunciato dai rappresentanti delle imprese dei media presenti al dibattito: oltre alla già citata RAI; anche da Giuliano Berretta, di Oberon media e Presidente A.H. di Eutelsat; da France Télévisions e dal gruppo di imprese italiane rappresentate dalla Fondazione Technomedia (partner e sponsor di Eurovisioni 2019) e dai membri di Confindustria Radio e TV (Mediaset, La 7, emittenti locali).La sfida e l’invito urgente ai Governi ed ai parlamenti di Italia e Francia è quella di trasformare subito le numerose direttive e raccomandazioni europee approvate nell’ultimo anno a Bruxelles in leggi nazionali coerenti e armonizzate: dalla revisione della direttiva “Tv senza frontiere” (oggi chiamata Servizi Media Audiovisivi) alla Direttiva sul Diritto d’autore su Internet alle raccomandazioni in materia di lotta alla disinformazione.I tempi sono stretti (la direttiva SMA – Servizi media audiovisivi deve essere convertita in legge entro settembre 2020, quella sul diritto d’autore entro giugno 2020) e la strada si annuncia tutta in salita. Lo ha spiegato bene il rappresentante del governo francese, Jean Baptiste Gourdin, che ha denunciato la pressione esercitata da Google la scorsa settimana. Non appena il governo francese ha anticipato in legge l’obbligo per le piattaforme commerciali di pagare delle royalties ai giornali francesi per l’utilizzo dei loro titoli, Google ha subito annunciato che non intende pagare le somme dovute e che preferisce ,invece, sospendere la pubblicazione dei titoli dei giornali francesi sul suo motore di ricerca. La querelle probabilmente finirà in tribunale, ma – come ha sottolineato Michel Boyon – presidente di Eurovisioni nel suo intervento di chiusura – tutto dipende da quanto faranno gli altri paesi europei. “Se tutti i paesi adotteranno la direttiva europea introducendo questo obbligo nelle leggi nazionali quanto prima – ha dichiarato – allora anche le piattaforme Internet non avranno altra scelta che adeguarsi. Se, invece, qualche paese UE adotterà delle leggi meno chiare e più “morbide”, allora il rischio che comportamenti di questo tipo si estendano, diventerà assai alto”.Un esempio assai chiaro di cosa intendesse dire Jean Noel Tronc nel suo discorso citato in apertura, con l’invito a “ristabilire la sovranità culturale europea”.

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Europa e Spagna: La improbabile indipendenza della Catalogna

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Torna la cronaca e quindi l’argomento. Ci riferiamo alle manifestazioni di protesta a Barcellona (Catalogna, Spagna), dopo che la Corte Suprema spagnola ha condannato, per sedizione e appropriazione indebita, 13 indipendentisti catalani, tra i quali l’ex presidente del governo catalano.La Catalogna è una regione trainante dell’economia spagnola, ha 7,5 milioni di abitanti rispetto ai 46,7 della Spagna, produce il 20% del PIL nazionale ma ha un debito del 30% dello stesso PIL, pari a 57 miliardi di euro.Vediamo cosa succederebbe se la Catalogna si staccasse dalla Spagna per diventare stato indipendente:
1. uscita dalla Unione europea e dall’euro che comporta la perdita della rete di sicurezza della BCE per la liquidità alle banche, il che vuol dire che eventuali crisi finanziarie sarebbero a totale carico della Catalogna;
2. perdita dei quattro Fondi strutturali e di investimento europei: il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), il Fondo europeo per marittimi e la pesca (FEMP) e altri interventi della Banca europea per gli investimenti (BEI);
3. uscita dall’area europea di libero scambio e da analoghi accordi internazionali della Ue e l’imposizione di barriere doganali;
4. riduzione degli investimenti esteri, fuga dei capitali e delocalizzazione degli impianti in aree più convenienti;
5. maggiori oneri derivanti dall’organizzazione di un nuovo Stato.
Sono tutte premesse per una crisi economica, finanziaria e sociale.Si potrebbe sostenere che l’indipendenza vale il prezzo da pagare ma, a parte gli emuli di Leopold von Sacher-Masoch (1836-1895), lo scrittore austriaco da cui deriva il termine masochismo, occorre ricordare che chi viola la legge è soggetto alle relative sanzioni. Vale in tutti i sistemi democratici, compresa la Spagna, dove non ci risulta che ci sia un regime dittatoriale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Meccanismo per collegare l’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 ottobre 2019

La Commissione europea ha pubblicato un invito per un valore di 1,4 miliardi di euro per sostenere progetti fondamentali nel settore dei trasporti mediante il meccanismo per collegare l’Europa (CEF), il principale strumento di finanziamento dell’UE per le reti di infrastrutture. L’investimento aiuterà a costruire i collegamenti mancanti in tutto il continente, concentrandosi al tempo stesso sui modi di trasporto sostenibili. Violeta Bulc, Commissaria responsabile dei Trasporti, ha dichiarato: “Per accelerare la decarbonizzazione e contribuire a completare la rete transeuropea di trasporto stiamo sfruttando tutte le risorse messe a disposizione dal meccanismo per collegare l’Europa. Questi investimenti promuoveranno la mobilità intelligente e sostenibile e permetteranno di collegare meglio i cittadini in tutta l’Europa”.
La scadenza per presentare le candidature è il 26 febbraio 2020. Il 7 novembre 2019 si terrà una giornata informativa virtuale Il meccanismo per connettere l’Europa (CEF) è lo strumento di finanziamento dell’UE per gli investimenti strategici nelle infrastrutture per i trasporti, l’energia e il settore digitale.

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Stati Uniti d’Europa, Bolzano e giochi senza frontiere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

“Giochi senza frontiere” è lo spettacolo a cui ci ha invitato l’amministrazione della Provincia di Bolzano con la sua decisione di cancellare dai suoi documenti la dizione “Alto Adige”, lasciando solo quella di Sud Tirolo (in tedesco, ovviamente: Südtirol). Comprensibili (dal loro punto di vista) le reazioni di alcune destre italiane, così come comprensibile la reazione del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, che ha ricordato la Costituzione, etc etc.. Così come comprensibili le reazioni di quelli che hanno ricordato che lo statuto di autonomia di quella Provincia (leggi: vantaggi economici) che rende un orpello la loro Regione, ha un costo di italianità anche nel lessico. Sembra che gli amministratori bolzanini ci stiano ripensando… vedremo come andrà a finire.
A questo punto, visto che le azioni di riflesso fanno parte del genere umano, ci aspettiamo le iniziative della Valle d’Aosta e, perché no, i paesini calabresi in cui si parla albanese… ammesso che vogliano unirsi all’Albania… e poi, spostandosi oltre gli attuali confini, non dimentichiamo Nizza e l’Istria. Se valdostani e albanesi di Calabria non ci avessero pensato, glielo consigliamo: sai quanto scrivere e parlare ne verrà fuori… e, gira gira, qualche vantaggio ne trarranno. Ci sarebbero anche i sardi e – forse, visto che storicamente hanno molto meno manifestato intenzioni indipendentiste – anche i siciliani… ma quelle di queste isole ci sembrano storie molto diverse rispetto ai miasmi causati dalle decisioni dell’amministrazione di Bolzano.
Fatti e notizie del genere sono importanti perché servono a farci ricordare la nostra natura di Nazione Italia: un controsenso con alcune forzature geografiche, conseguenze di questa o quell’altra guerra dei secoli passati. Certamente i corsi storici hanno tempi molto più lunghi delle nostre vite individuali, e se cento o duecento anni (grossomodo il periodo in cui queste unioni o separazioni territoriali più o meno forzate di cui parliamo hanno avuto luogo) per noi viventi e scriventi ci sembrano eterni visto che ci transitano alcune generazioni, per quella che diventerà materia di studio storico dei nostri prossimi nipoti, è “robuccia”.
Ma è bene tener presente che c’è stato un evento storico che ha marcato e sta marcando tutto un lungo periodo non tanto lontano in cui italici, francesi, tedeschi, etc si scannavano tra di loro per un pezzo di terra e magari poi facevano pace scambiandosi qualche principessa tra figlioli: è l’Unione Europea. Un continente (con ancora alcune defaillance… ma la Svizzera…) che fino a pochi decenni fa aveva regni e popoli che si ammazzavano gli uni con gli altri, e che oggi, dopo l’Unione è tra le prime potenze economiche del Pianeta. Appunto: economiche. Ché per essere anche una potenza politica, al momento si batte ancora il passo. Ed è forse questo uno dei motivi che spinge gli amministratori di Bolzano ad indire questa sorta di “giochi senza frontiere”.
Noi futurologi ci immaginiamo una Federazione tipo “Stati Uniti d’Europa”, dove sortite come quella bolzanina verrebbero trattate come in California si fa per gli indipendentisti che vorrebbero quello Stato fuori della Nazione Usa. E altrettanto per quelli del Texas… e forse ce ne siamo persi qualcun altro. C’è un nome a tutto questo: cultura e folklore. Due manifestazioni del genere umano che hanno ogni legittimità di esistere, manifestarsi e, perché no, provare anche a diventare istituzione… non possiamo dimenticare quando, sempre in America del Nord, gli indipendentisti del Québec fecero un referendum per abbandonare il Canada… perso clamorosamente, per fortuna anche di quegli indipendentisti…
La nostra “futurologia” per ora batte il passo. Basti pensare alle vicende della Catalogna della penisola iberica, dove è notizia di questi giorni che si continuano a mettere in galera gli indipendentisti e che questi ultimi non si danno pace nonostante le batoste democratiche che hanno collezionato.
E quindi non ci stupiamo più di tanto per quanto accade “al di sopra del fiume Adige” o “a sud della regione austriaca del Tirolo”. Ci stupisce, ma non ci rassegniamo, continuando ad alimentare il desiderio che il tutto possa essere ben presto relegato a cultura e folklore. Sperando che un domani se, per esempio, alcuni operatori di marketing genovesi volessero far risorgere la serenissima repubblica, non dovrebbero sottostare alle minacce di anticostituzionalità del ministro italiano degli Affari Regionali, ma solo lanciare una nuova versione di giochi senza frontiere. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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«No all’ingresso della Turchia in Europa: Pd e M5S si dicono favorevoli all’ingresso

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Fratelli d’Italia  ha chiesto al governo Conte di assumersi un impegno chiaro per rispondere con fermezza alla guerra di aggressione promossa dalla Turchia contro la Siria e i curdi: chiedere al prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre di bloccare, definitivamente, il negoziato di adesione di Ankara alla UE. Nonostante i proclami del ministro Di Maio, Pd e M5S hanno bocciato la nostra risoluzione e hanno ribadito la loro sottomissione al sultano Erdogan. Vergognoso». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Stati Uniti d’Europa: Ora più uniti che mai

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

E’ tutto un guardarsi l’ombelico, a farsi i fatti propri e non guardare oltre. Viene in mente Francesco Guicciardini (1483-1540), letterato e storico fiorentino, per il quale si deve “badare alla realtà delle cose, senza spingere lo sguardo al futuro troppo remoto”; già, ma così non avremmo avuto Galileo Galilei. Una realtà delle cose è quella che si sta svolgendo nel Medio Oriente che coinvolge Turchia, Usa, Siria, Russia e la popolazione curda. La cronaca è quella che leggiamo o ascoltiamo dai media.Pensiamo a noi, direbbe qualcuno ma, se vogliamo, è proprio pensando a noi che dovremmo pensare a loro, cioè alla realtà che si è determinata, perché se non ce ne occupiamo, sarà la realtà a occuparsi di noi.Non serve scandalizzarsi, servono decisioni politiche che solo una Europa unita può assumere: i singoli Paesi hanno scarsa incisività. Occorre una Europa che esprima una politica estera comune, che abbia un esercito comune, cioè occorrono gli Stati Uniti d’Europa. Ora più che mai, prima che l’incendio divampi. (Primo Mastrantoni, presidente Aduc)

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Seminario di Studio “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa in Italia e in Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Roma Giovedì 14 Novembre 2019, nella Sala Convegni USMI-CISM presso la sede in Via Zanardelli, 32. Sono previsti gli interventi della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti CASELLATI, di Sua Em.za il Card. Gualtiero BASSETTI e della direzione CISM e USMI. L’evento è indirizzato ai superiori maggiori, ai consigli generali e provinciali e alle religiose e religiosi come ai collaboratori laici impegnati nella scuola (gestori, direzione didattica, direzione amministrativa, docenti), membri dei Consigli di Istituto, Genitori e Cittadini consapevoli che se funziona la Scuola Pubblica – statale e paritaria – funziona la Società Italiana. Ripartendo dal prezioso documento Autonomia, parità e libertà di scelta educativa, licenziato dal Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica nel mese di giugno 2017, USMI e CISM intendono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico – che a tal proposito si è ampiamente espresso in modo trasversale e convergente – sul sistema scolastico italiano “ancora incompiuto” e invitano a fare i passi necessari “affinché il sistema formativo italiano, nel suo complesso, possa perseguire meglio la missione educativa che la società gli affida e che la legge a pieno titolo gli riconosce” I lavori saranno moderati dalla giornalista Lorena Bianchetti.

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EUregionsweek: I leader locali e regionali chiedono un’Europa più coesa, sostenibile e inclusiva

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Come rendere l’Europa più solidale, sostenibile e vicina ai cittadini è il leit motiv dell’edizione 2019 della Settimana europea delle regioni e delle città. Alla presenza di oltre 600 partecipanti, tra esponenti politici locali, regionali e dell’UE, esperti e studiosi, il Presidente del Comitato europeo delle regioni (CdR) Karl-Heinz Lambertz, l’eurodeputata e vicepresidente del Parlamento europeo Klára Dobrev, la commissaria UE Elżbieta Bieńkowska e cinque giovani rappresentanti politici eletti hanno chiesto maggiore solidarietà europea e maggiori investimenti regionali per garantire un futuro migliore a tutti i cittadini dell’UE. L’edizione di quest’anno della Settimana europea delle regioni e delle città si svolge in un momento di transizione per l’Unione europea: il nuovo Parlamento si è ormai insediato, la Commissione europea sta iniziando un nuovo mandato e l’agenda dell’UE è concentrata sulla definizione delle priorità future, tra cui un’Europa più inclusiva sul piano sociale, un’Europa sostenibile e un’Europa più vicina ai cittadini. Una sfida decisiva anche per gli Stati membri impegnati nel negoziato sul bilancio a lungo termine dell’UE, che definirà i tetti di spesa annuali per ciascuna politica europea per il periodo 2021-2027.La vicepresidente del Parlamento europeo Klára Dobrev ha aggiunto: “Stiamo entrando in una nuova era. Per i rappresentanti politici è sempre stato un dilemma conciliare i propri interessi politici a breve termine con obiettivi reali a lungo termine. Sono però entrati in scena dei nuovi attori. Sono giovani, dinamici e appassionati, consapevoli della minaccia derivante dai cambiamenti climatici. D’ora in avanti, il futuro dei rappresentanti politici eletti dipenderà in larga misura dalla loro capacità di affrontare questa enorme minaccia che grava sull’umanità. In altre parole, saranno costretti a fare molto di più. E io sarò vostra alleata in questa lotta”.Intervenendo nel dibattito, Elżbieta Bieńkowska , commissaria responsabile per il Mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le PMI, ha dichiarato: “La politica di coesione è una politica di solidarietà, una politica volta a costruire un futuro migliore per ogni cittadino. La nuova politica di coesione per il periodo 2021-2027 richiederà che tutti siano coinvolti nel nuovo periodo di finanziamento e producano insieme dei risultati. La politica di coesione deve continuare a rafforzare le capacità delle regioni e delle città, che sono in prima linea per mettere l’Europa sulla strada della sostenibilità, in modo da consentirci di mitigare i cambiamenti climatici e adattarci ad essi”. Al dibattito hanno partecipato anche cinque giovani esponenti politici in rappresentanza degli oltre 100 giovani politici eletti invitati all’evento. Laura Sparavigna , consigliera comunale di Firenze (PSE), Radosław Swoł , consigliere comunale di Mielec, Polonia (ECR), Vincent Chauvet , sindaco di Autun, Francia (RE), Mia Eskelinen-Fingerroos , consigliera comunale di Kuopio, Finlandia (PPE), Kirsteen Currie , membro del consiglio amministrativo dello Highland, Regno Unito (AE), hanno condiviso le loro esperienze e le loro opinioni sulle opportunità e sui mezzi di cui le città e le regioni dovrebbero disporre per il futuro dell’Unione europea.

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“L’Europa e i Governi degli Stati Membri intervengano subito contro i dazi USA a tutela delle imprese europee”

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

Questi saranno i temi dell’intervento nella sessione Plenaria di oggi del Parlamento sul tema airbus – boeing dell’ Eurodeputato membro della commissione per il Commercio Internazionale.«Se gli Stati Uniti dovessero confermare a partire dal 18 ottobre prossimo l’entrata in vigore dei nuovi dazi compensativi autorizzati dal WTO per un valore annuo di 7,5 miliardi di euro, le imprese europee subirebbero pesantissime ricadute. I dazi americani, originati dalla disputa tra Airbus (consorzio europeo di cui l’Italia neppure fa parte) e Boeing, sarebbero una rovina incomprensibile e ingiustificata poiché andrebbero a colpire gli esportatori europei del settore agroalimentare interessando ben 117 prodotti tra cui il whisky inglese, l’olio d’oliva spagnolo, il caffè tedesco, i liquori realizzati in Italia, Spagna, Irlanda e Germania, il vino francese nonché i celebri formaggi italiani Pecorino, Grana, Parmigiano Reggiano e Provolone.Aziende, lavoratori e consumatori non devono pagare il conto di politiche populiste avventate e irresponsabili: nella guerra dei dazi non ci sono vincitori, perdiamo tutti, e tutti ne subiremo le conseguenze. In questa situazione è necessario l’intervento immediato da parte della Commissione Europea e degli Stati Membri dell’Unione nei rapporti bilaterali con gli USA al fine di scongiurare una guerra commerciale»

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La salute mentale in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Bruxelles. Sono 84 milioni le persone che in Europa, secondo stime del 2016, soffrono di problemi di salute mentale e ben 84 mila i decessi annui causati da malattie mentali, inclusi gli atti di suicidio. I disturbi mentali costituiscono la quinta malattia non trasmissibile più comune, rappresentando il 22,4 per cento della disabilità nel continente, con costi totali che, secondo l’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, hanno superato i 600 miliardi di euro in tutta Europa, cifra pari al 4 per cento del PIL europeo. In Italia, sebbene il 16,9 per cento della popolazione abbia sofferto di disturbi mentali che comportano significativi costi – diretti e indiretti – per il paese, solo il 3,5 per cento del totale della spesa sanitaria pubblica è stato destinato alla cura della salute mentale.
Durante la conferenza a Bruxelles sono stati presentati le attività e i risultati di “Headway 2020” e fornita l’opportunità per discutere casi ed esperienze virtuose per poter meglio gestire pazienti affetti da disturbi mentali, alla vigilia della Giornata Mondiale della salute mentale (il 10 ottobre). Il progetto “Headway 2020”, infatti, si propone di suggerire proposte di policy concrete e una lista di azioni prioritarie per costruire una “nuova roadmap per la salute mentale” in Europa. Il confronto odierno a Bruxelles ha fornito uno spazio importante per sensibilizzare sul tema sia a livello europeo sia gli Stati membri coinvolti, con l’obiettivo di portare la salute mentale al vertice dell’agenda politica europea.Per aprire una nuova prospettiva nel campo della cura della salute mentale, i lavori di “Headway 2020” sono proseguiti per due anni, con attività volte a condividere le migliori pratiche tra i paesi per sensibilizzare istituzioni e comunità ad agire a favore di iniziative in materia di salute mentale. Con riferimento al nostro Paese, il gruppo di lavoro ha tenuto diversi incontri, uno dei quali presso il Ministero della salute, e ha elaborato raccomandazioni specifiche che includono la necessità di: elaborare una nuova strategia nazionale attraverso un Nuovo Piano di salute mentale, migliorare la qualità della vita delle persone affette da problemi di salute mentale e promuovere la loro inclusione sociale attraverso campagne nazionali di comunicazione ed un più ampio accesso al supporto psicologico.Altre misure cruciali prevedono la necessità di aggiornare la formazione degli psichiatri e fornire corsi di formazione specialistica per gli operatori nel campo della salute mentale, studiare interventi integrati e personalizzati per ridurre il numero di ricadute e ricoveri ospedalieri e aumentare l’incidenza dei casi di diagnosi precoce, che spesso manca a causa dei dipartimenti di salute mentale sotto-finanziati e della formazione inadeguata di professionisti nel campo delle cure primarie. Infine, sarà necessario allineare l’offerta di assistenza a livello di comunità locale per uniformare le differenze regionali.
“Nel 75 per cento dei casi, i disturbi mentali esordiscono in giovane età, prima dei 24 anni. Se il disturbo non viene riconosciuto e curato precocemente il rischio di cronicizzazione è elevato – ha dichiarato Silvana Galderisi, Presidente dell’Associazione Europea di Psichiatria – Per rispondere a tale bisogno è necessario disporre di risorse umane ed economiche adeguate che consentano l’implementazione su larga scala di servizi per la diagnosi e l’intervento precoce e la disseminazione dei modelli di intervento più efficaci.”
L’iniziativa “Headway 2020” è stata ideata nel 2017 con l’obiettivo di creare una piattaforma multidisciplinare per riflettere, favorire il dialogo e mettere in relazione le diverse esperienze europee per affrontare i problemi di salute mentale in Europa. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di condividere conoscenze e know-how per prevenire, diagnosticare, gestire e trovare soluzioni che riducano l’incidenza dei disturbi mentali. L’iniziativa è coerente con i programmi, le attività e le strategie di governi e organizzazioni internazionali come l’OMS e i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite.
“La salute mentale rappresenta ancora, infatti, un’area terapeutica negletta, e il lavoro da fare si prospetta lungo. Angelini, con il suo profondo impegno in quest’area, aspira a dare il proprio contributo e affronta questa sfida complessa sostenendo in modo convinto progetti di qualità come Headway2020 – ha commentato Pierluigi Antonelli, CEO di Angelini Pharma – Siamo orgogliosi dell’interesse e dell’entusiasmo che il progetto ha suscitato in tutti i partecipanti e crediamo fermamente che, lavorando fianco a fianco, potremo raggiungere il nostro obiettivo prestando il necessario aiuto ai pazienti affetti da disturbi tanto invalidanti.”

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FANUC investe in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 ottobre 2019

Fanuc, leader nell’automazione industriale, conferma e rafforza anche in Europa il suo impegno volto a rispondere alle crescenti esigenze dei clienti, attraverso un ancora maggiore supporto e assistenza. Il Gruppo, specialista nei controlli CNC, robot e macchine intelligenti, ha infatti investito circa 100 milioni di euro negli ultimi tre anni con l’obiettivo di espandere le proprie filiali europee, e prevede di investirne ulteriori 100 nei prossimi tre anni. Questo percorso prevede nuove strutture ed ulteriori espansioni in oltre dieci località europee.Negli scorsi mesi l’azienda giapponese ha inaugurato due impianti altamente sofisticati: il primo, nella regione del Rodano-Alpi, in Francia, e il secondo proprio in Italia, a Lainate in provincia di Milano. Sono inoltre attualmente in costruzione nuovi impianti a Malmö e a Mosca. Tra le varie località europee che vedranno un’espansione, troviamo Stoccarda, Parigi, Barcellona, Breslavia, Malines, Coventry, nonché uffici in Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca. L’attuazione dei progetti è iniziata nel 2014 e richiederà circa altri quattro anni per essere completata. Per il 2022, 25 su un totale di 36 uffici europei saranno ampliati o rinnovati.FANUC è il maggiore fornitore al mondo di controlli CNC, azionamenti e robot industriali e massimo specialista per macchine utensili intelligenti. Tra i principali punti di forza che può vantare l’azienda vi sono i controlli e servo-azionamenti CNC, nonché intere macchine sviluppate e prodotte nelle fabbriche FANUC presso la casa madre in Giappone. L’azienda dispone anche di un magazzino a Contern, in Lussemburgo, dove vi sono oltre 4.000 robot e molti altri prodotti FANUC prontamente disponibili per i propri clienti. Inoltre, in questo magazzino ma anche in tutte le filiali europee, sono conservati pezzi di ricambio per un valore di 100 milioni di euro, garantendo così una disponibilità dei ricambi superiore al 99,9%.
Ulteriori investimenti sono previsti anche nell’ambito delle risorse umane. Negli ultimi 3 anni FANUC ha aumentato del 27% il proprio personale in Europa, raggiungendo così i 1.600 dipendenti, di cui oltre due terzi sono tecnici o addetti all’assistenza tecnica. In Italia, ad esempio, sì è passati da 117 dipendenti nel 2016 ai 140 attuali, con una previsione di incremento di un ulteriore 15% nel 2020.Anche grazie a queste professionalità, FANUC si impegna nell’implementare il suo principio “Service First” su tutta la linea, garantendo il massimo ciclo di attività dei propri prodotti utilizzati presso le fabbriche dei clienti. Oltre al supporto tecnico e ai servizi, un altro obiettivo dell’espansione di FANUC riguarda i propri centri di formazione. Infatti, tra le priorità dell’azienda vi è quella è di fornire ulteriore formazione ai clienti, che FANUC estenderà presso i nuovi impianti che dispongono di spazi e attrezzature aggiuntivi. È questo, ad esempio, uno dei fattori che hanno guidato lo sviluppo di FANUC Italia, che negli oltre 13.000 metri quadrati della nuova sede di Lainate, ha previsto un Training Center con numerose aule didattiche completamente attrezzate e aperte a tutti quei professionisti, clienti e non, che intendano approfondire le possibilità abilitate dall’Industry 4.0. Al contempo è stata creato un Technical Center che permette ai clienti di testare le soluzioni e lavorare sulla prototipazione a stretto contatto con il personale FANUC.“Siamo veramente orgogliosi che il più importante investimento europeo di FANUC, ben 25 milioni di euro, abbia riguardato proprio l’Italia”, ha dichiarato Marco Ghirardello, Managing Director FANUC Italia. “Un impegno del nostro Gruppo che ha riconosciuto in tal modo gli importanti risultati dalla filiale italiana, la seconda a livello continentale in termini di fatturato e personale”.In generale, il numero di filiali europee è in crescita: all’inizio di aprile, FANUC ha aperto una filiale in Serbia per supportare i clienti in loco. Ciò significa che oltre alla sede europea di Echternach, in Lussemburgo, si possono attualmente contare 26 filiali.“La manifattura italiana è viva e vitale, con migliaia di PMI che stanno imboccando ora la strada della digitalizzazione”, commenta Marco Ghirardello. “Dopo un 2018 da record – con la produzione di macchine utensili, robot e automazione che ha segnato un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente – stiamo effettivamente assistendo a un rallentamento degli ordini in alcuni ambiti. Ciò è principalmente dovuto a fenomeni congiunturali che caratterizzano lo scenario internazionale e che si riflettono inevitabilmente sul mercato italiano. Se però analizziamo in maniera più approfondita i dati, notiamo come la contrazione riguardi le macchine utensili e non, ad esempio, i robot. In leggera ripresa invece, perlomeno a livello italiano, il settore automotive, per il quale ci si aspettano picchi importanti entro il 2022”.

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