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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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L’Europa traina l’export dei libri italiani all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2021

La vendita di diritti a editori europei traina l’export italiano del libro: nel 2020 sono stati 5.914, in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente, i titoli ceduti in Europa, pari al 69% del totale mondiale. Il dato fa parte del focus sull’internazionalizzazione previsto nel programma professionale di Più libri più liberi, la Fiera della piccola e media editoria di Roma in programma dal 4 all’8 dicembre alla Nuvola a Roma, e che si terrà il 7 dicembre alle ore 11.00 in Sala ALDUS. L’incontro Oltre Chiasso. La dimensione internazionale dell’editoria italiana è realizzato in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura (CEPELL) e ALDUS UP, finanziato dalla Commissione Europa nell’ambito di Europa Creativa. Intervengono Angelo Piero Cappello (CEPELL), Isabella Del Monte (Bologna Children’s Book Fair), Paola Pecchioli (il Mulino), Giovanni Peresson (Ufficio Studi AIE). Modera Paolo Conti (Corriere della Sera).Tra gli altri incontri del programma professionale – sempre in Sala ALDUS – che guardano all’estero, da segnalare lunedì 6 dicembre alle 9.15, in Sala Auditorium, ALDUS Focus on… Italy. The Italian market illustrated to foreign guests, evento riservato agli editori stranieri partecipanti al Rights Centre di Più libri più liberi 2021 in collaborazione con ICE Agenzia, Bologna Children’s Book Fair, ALDUS UP. Intervengono Piero Attanasio (AIE), Luigi D’Aprea (ICE Agenzia), Marco Momoli (Bologna Fiere).Riflettori puntati invece sulle norme europee e la loro applicazione in Italia per l’incontro di martedì 7 dicembre alle ore 17.00 in Sala ALDUS, Siete pronti per l’Accessibility Act? Intervengono Cristina Mussinelli (Fondazione LIA) e Gregorio Pellegrino (Fondazione LIA). A cura di Fondazione LIA. In collaborazione con ALDUS UP.Come ogni anno, infine sarà attivo il Rights Centre al piano N5 della Nuvola, quest’anno in programma il 6 e 7 dicembre e dove gli espositori italiani si confronteranno in incontri one-to-one con gli operatori stranieri per lo scambio diritti. Alcuni di questi operatori specializzati in libri per bambini e ragazzi parteciperanno inoltre al fellowship program in collaborazione con Bologna Children’s Book Fair: un calendario di attività volto alla scoperta e al dialogo con il mondo del libro italiano per giovani lettori con visite a case editrici, librerie e biblioteche distribuite in diverse città.

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Torino: La Città metropolitana parla di Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

Il vicesindaco di Città metropolitana di Torino Roberto Montà ha incontrato questa mattina nella sede del Centro Europe direct di Torino in corso Inghilterra il nuovo direttore della rappresentanza della Commissione europea in Italia Antonio Parenti. Parenti, capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, dirige la sezione Affari economici, commercio e sviluppo della delegazione dell’Ue presso le Nazioni Unite, è un funzionario con 25 anni di carriera alle spalle, in gran parte presso la Commissione europea e il servizio per l’azione esterna: oggi a Torino ha visitato gli uffici del centro di informazione europea Europe Direct della Città metropolitana.”Ho confermato a Parenti che Città metropolitana è impegnata sui temi dell’Europa – commenta il vicesindaco Montà – e che diamo molta importanza alla comunicazione, all’informazione e al coinvolgimento dei cittadini e del territorio sulle tematiche europee”.Europe Direct Torino è attivo come centro di informazione europea della Città metropolitana di Torino dal 1998 ed è parte della rete dei Centri ufficiali d’informazione dell’Unione Europea che conta 45 centri in Italia e 450 in tutta Europa: facilita l’accesso all’informazione sull’Unione europea, avvicina l’Europa ai cittadini e alle amministrazioni locali, promuove la percezione della dimensione europea come valore aggiunto per lo sviluppo del territorio metropolitano.

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Conferenza sul futuro dell’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 novembre 2021

200 cittadini europei selezionati in maniera casuale, espressione di componenti diverse della società e provenienti da tutti i paesi dell’Unione, si sono riuniti virtualmente per la seconda volta il 5 e 7 novembre. Continueranno le discussioni della prima sessione riguardo al rafforzamento dell’economia, della giustizia sociale, dell’occupazione, dell’istruzione, della gioventù, della cultura e dello sport nonché della trasformazione digitale. I lavori proseguiranno per formulare raccomandazioni concrete in ciascuno dei cinque assi identificati: “Lavorare in Europa”, “Un’economia per il futuro”, “Una società giusta”, “Apprendere in Europa” e “Una trasformazione digitale etica e sicura”. Le discussioni riguarderanno, ad esempio, il futuro dell’economia e del lavoro in Europa, in particolare dopo la pandemia di COVID-19, i pari diritti e l’equità, l’istruzione digitale e la cibersicurezza, e altri temi. Le raccomandazioni saranno finalizzate e approvate in occasione del terzo ed ultimo ciclo di deliberazione che si terrà in dicembre a Dublino.Le seconde sessioni degli altri tre panel europei di cittadini si terranno ugualmente online nel corso di questo mese.I panel europei di cittadini sono uno degli elementi principali della Conferenza sul futuro dell’Europa. Conferiscono ai cittadini europei un ruolo centrale nel definire il futuro che auspicano per l’UE e permettono loro di presentare le proprie idee e discuterle con responsabili politici di tutta l’Unione.Il 23 ottobre scorso 80 rappresentanti dei panel europei di cittadini, di cui almeno un terzo giovani di meno di 25 anni, hanno partecipato ad una seduta plenaria nel corso della quale hanno presentato i risultati delle discussioni tenutesi finora e ne hanno dibattuto con gli altri partecipanti, tra cui responsabili politici nazionali, deputati e commissari europei. Venerdì e domenica pomeriggio sarà possibile seguire in diretta le sedute plenarie delle deliberazioni dei cittadini. Tutti i cittadini europei possono avere voce in capitolo riguardo la maniera di definire il nostro futuro comune esprimendosi sulla piattaforma digitale multilingue, che ad oggi ha raccolto oltre 8 600 idee da oltre 31 000 partecipanti.

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La musica costruisce ponti in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 2 novembre 2021

Quattro formazioni musicali, 13 artisti provenienti dall’Europa e 25 da Paesi extra UE impegnati in 40 concerti per oltre due anni e mezzo. Cala il sipario sul progetto MOSaIC – Music for Sound Integration in the Creative sector -, cofinanziato dal programma “Creative Europe” dell’Unione Europea, e guidato dall’Italia con l’associazione Ensemble Amadeus di Rescaldina (MI) come capofila. Un progetto che ha tracciato una nuova strada in tema di integrazione tra i popoli e le culture e che, come anticipa il presidente dell’Ensemble Amadeus Marco Raimondi, «proseguirà nell’esperienza dell’orchestra e del coro Amadeus». Aggiunge: «Vi è l’idea di dare vita a un laboratorio musicale per l’Europa, una sorta di incubatore che riesca a mettere insieme non solamente le nazionalità diverse, ma anche gli stili differenti che in questo progetto sono stati toccati: la musica sinfonica portata dall’Italia, quella popolare rappresentata dal Belgio, il jazz di cui si è fatta portavoce la Romania e l’avanguardia che è arrivata dalla rappresentanza della Danimarca».Realizzato con il supporto di Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Fondazione Cariplo, Fondazione Ticino Olona e Fondazione Comunitaria del Varesotto e con il patrocinio dei comuni che sono stati interessati, tra i quali Milano, Legnano, Gallarate, Busto Arsizio e Castellanza, MoSaIC è la testimonianza di come «la musica sia un potente strumento di integrazione». Spiega Raimondi: «Siamo partiti quasi tre anni fa, quando il grande tema di attualità erano gli sbarchi e si parlava di chiusura dei porti e, dopo il forzato stop imposto dalla pandemia, siamo arrivati oggi quando un’altra emergenza richiama l’attenzione dei media: l’Afghanistan e i suoi profughi. Indubbiamente questa concomitanza non voluta ci ha portato a estendere la riflessione sul tema dell’integrazione sia all’interno sia all’esterno dell’Europa; sulla necessità di rafforzare la voce europea, senza però perdere quelle “inflessioni” che sono caratteristiche di ogni singola nazione».MoSaIC ha dato vita anche a oltre 40 giornate di laboratorio nelle scuole per gli studenti di Italia, Belgio, Danimarca e Romania, a dieci studi riguardanti le tradizioni musicali internazionali di altrettante culture e ha attivato un importante dibattito con 11 workshop per conoscere musiche e strumenti dal mondo e i musicisti direttamente coinvolti.

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L’Italia dei libri si rafforza in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2021

Anche nel 2020 l’editoria italiana ha incrementato il numero di titoli venduti all’estero, soprattutto nel Vecchio Continente. E dentro i confini nazionali, con oltre 3 miliardi di giro d’affari (3.056 milioni di euro, più 0,1% rispetto al 2019) si conferma prima industria culturale del Paese insieme alle pay tv, terza industria editoriale europea dietro solo a Germania (9,3 miliardi) e Regno Unito (7,5 miliardi). I dati comprendono, oltre il mercato di varia (libri a stampa e digitali di fiction e non fiction venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione), il comparto educativo, il professionale (libri, e-book, banche dati e servizi Internet), l’export di libri (in allegato la sintesi del Rapporto).Il mercato. La sostanziale tenuta (3.056 milioni di euro, +0,1% rispetto al 2019) è frutto dell’andamento positivo della varia (romanzi e saggi venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione) che segna a fine anno vendite in crescita dello 0,3%. In calo invece del 3,5% i libri scolastici adottati dalle scuole (742 milioni). Forte aumento per il digitale: ebook, audiolibri e banche dati guadagnano il 10,9%, a 430,2 milioni di euro.La produzione. Le novità a stampa pubblicate nell’anno sono state 73.675, in calo del 5,9%. Contemporaneamente, però, gli e-book sono cresciuti del 7,2%, raggiungendo quota 52.273. Sono numeri che risentono del primo lockdown che ha convinto alcuni editori a rivedere il piano dei lanci per far fronte alla chiusura delle librerie. Come tendenza di lungo periodo su cui incide la diffusione delle librerie online, capaci di dare accesso a un catalogo molto ampio, va sottolineata la crescita dei titoli commercialmente vivi, ovvero disponibili per l’acquisto: sono 1,26 milioni, in crescita del 4,5% e senza considerare gli autopubblicati. Erano 716 mila nel 2010. Per gli e-book, siamo a quota 500 mila, erano 17 mila nel 2010.L’internazionalizzazione. Nel 2020 la vendita di diritti è stata pari a 8.586 opere, +0,2% rispetto al 2019 pari al 12% della produzione editoriale di novità. Nel 2001, solo il 4% dei titoli pubblicati trovavano interesse da parte delle case editrici straniere. Sul buon risultato dell’anno scorso hanno inciso le politiche di sostegno pubbliche. Battuta d’arresto, invece, per l’import: sono state 9.127 le opere di autori stranieri acquistate dagli editori italiani, in calo del 5,4%, flessione che va comunque commisurata alla più generale riduzione dei titoli pubblicati durante l’anno. Sul lungo periodo, si conferma il trend che porta verso il pareggio tra esportazioni e importazioni: negli ultimi 19 anni le prime sono cresciute a un tasso medio annuo del 19,9%, le seconde del 4,3%.

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Capital Group: Europa, motivi di ottimismo e prudenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2021

By Martyn Hole, Equity Investment Director di Capital Group. Da inizio anno l’Europa ha registrato una ripresa ben avviata. Con la riapertura delle economie, l’attività dei servizi ha registrato un netto rialzo, favorita dall’allentamento delle restrizioni alla mobilità. Con i governi che proteggono i redditi delle famiglie e i consumatori incapaci di mantenere i loro soliti livelli di consumo, i tassi di risparmio hanno registrato un’impennata. Potrebbe innescarsi la liberazione della domanda repressa al consumo, a beneficio di molte società. Stiamo iniziando a osservarne i primi dati con le vendite al dettaglio e la fiducia dei consumatori che diventano più sostenute. In un contesto di maggiore ottimismo in merito alla ripresa economica e di solidi utili aziendali, da inizio 2021 le azioni europee hanno registrato forti guadagni. L’indice MSCI Europe ha archiviato sette mesi consecutivi di rendimenti positivi, salendo di quasi il 20% in euro da inizio anno. Con il ritorno dell’economia globale alla crescita, molte società stanno cercando di riposizionarsi per la crescita futura e gli investitori stanno tentando di investire alti livelli di capitale. Questo elemento, unitamente a condizioni di finanziamento a basso costo, ha portato a un netto aumento delle attività di fusione e acquisizione. Nei primi sei mesi del 20213, l’attività globale di M&A ha raggiunto un massimo storico, con l’Europa in particolare che ha registrato un aumento significativo del flusso di operazioni. I volumi in Europa hanno subito un aumento grazie alle operazioni in una serie di settori, mentre a livello di Paese, la propensione per le attività di fusione e acquisizione nel Regno Unito è solida, dato che gran parte dell’incertezza connessa alla Brexit è venuta meno e una serie di titoli britannici sembrano essere ancora sottovalutati. Il primo fattore è la rapida diffusione della variante del Delta potrebbe penalizzare la ripresa, in particolare durante l’autunno, sebbene i governi sembrino riluttanti a imporre nuovamente restrizioni rigide. Finora, in termini di casi, l’Italia e la Germania hanno registrato tassi più bassi perché i governi sono stati cauti nell’allentare le restrizioni. Hanno sostenuto le rispettive campagne vaccinali sebbene di recente vi sia stato un rallentamento. Il secondo fattore è legato ai crescenti i timori in merito al fatto che la crescita negli Stati Uniti e in Cina possa aver già raggiunto il picco. L’economia europea potrebbe trovare difficile sfuggire all’attrazione gravitazionale dei suoi maggiori partner commerciali. La traiettoria del virus e le vaccinazioni negli Stati Uniti non stanno più progredendo in un modo che sia coerente con la previsione di un ritorno alla normalità nell’economia nazionale entro la fine del 2021. Ciò suggerisce che il ritorno all’equilibrio subirà probabilmente un ritardo, mentre è probabile che le “distorsioni”, in primo luogo l’aumento dell’inflazione, persisteranno. I recenti dati macroeconomici cinesi sono stati deboli e la crescita ha perso terreno più rapidamente del previsto, poiché la variante Delta e le alluvioni hanno interrotto le operazioni commerciali. Se la variante Delta avrà un impatto sulla crescita in Europa, un approccio combinato, fiscale e monetario, sarà fondamentale per la continua ripresa dell’economia nell’Eurozona. Dall’inizio della pandemia, abbiamo assistito a ingenti espansioni di bilancio da parte dei governi di Germania, Francia, Italia e Regno Unito, che rappresentano un profondo cambiamento di approccio rispetto alla crisi finanziaria globale. La politica monetaria continua a essere molto accomodante con la Banca Centrale Europea (BCE) che mantiene il ritmo degli acquisti di asset a sostegno dell’economia dell’Eurozona fino a quando non sarà sostenibile. La recente impennata del dato sull’inflazione ha fatto temere che potremmo assistere a un’ulteriore pressione rialzista sia sull’inflazione primaria che su quella core nei prossimi tre o sei mesi. La BCE ha dichiarato che guarderà oltre l’inflazione temporaneamente più elevata, ma il dibattito chiave in merito alla politica si concentra su quanto la ripresa prevista e la ripresa dell’inflazione possano giustificare tassi di interesse nominali/reali più alti. Negli ultimi 13 anni, il mercato azionario europeo ha sottoperformato gli Stati Uniti. Uno dei motivi risiede nel fatto che dopo la crisi finanziaria globale, l’economia statunitense si è ripresa più rapidamente, sostenuta dalla politica monetaria e dal quantitative easing. Al contrario, l’Europa ha adottato un approccio più prudente di disciplina fiscale, con conseguenti percorsi economici divergenti. Le azioni europee vengono attualmente negoziate a 16,0x in base a rapporti prezzo/utili previsti a 12 mesi, rispetto a 21,3x delle azioni statunitensi. Le società statunitensi hanno trainato la ripresa degli utili, riflettendo il netto rimbalzo economico, ma ora stiamo iniziando ad assistere a un forte aumento delle stime relative agli utili per azione nell’UE e nel Regno Unito, guidate dai settori finanziario e dei materiali. Le misure di premio al rischio azionario dimostrano che le azioni europee rimangono relativamente sottovalutate e sono anche meno vulnerabili all’aumento dei tassi di interesse rispetto agli Stati Uniti. Con la ripresa degli utili, i mercati europei, soprattutto il Regno Unito, potrebbero sovraperformare in maniera significativa. In particolare, la Germania e il Regno Unito sembrano relativamente “convenienti”, mentre la Francia è il più costoso tra i principali mercati europei. Tuttavia, data la loro maggiore ponderazione nei confronti dei titoli ciclici/value, la persistenza di questa valutazione a sconto in Germania e nel Regno Unito dipenderà dalla ripresa o meno del leit motiv della “reflazione” che ha sostenuto i rendimenti nella prima metà del 2021. Se gli investitori saranno più preoccupati per la ripresa, il leit motiv della “reflazione” si indebolirà ulteriormente, penalizzando potenzialmente i rendimenti in Germania e Regno Unito, ma dando slancio a quelli nei mercati con orientamento growth più “costosi”, come la Francia. (abstract)

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Scienziati scoprono il continente sommerso sotto l’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2021

Geologicamente, il Mediterraneo è una delle aree geografiche più complesse della terra. Ora, per la prima volta, la storia evolutiva delle catene montuose e dei mari della regione è stata completamente ricostruita utilizzando un software di tettonica a zolle. I geologi di diversi paesi lo hanno riconosciuto studiando in dettaglio tutte le catene montuose dalla Spagna all’Iran per dieci anni. La ricerca, coordinata dall’Università di Utrecht, mostra come un pezzo di crosta continentale delle dimensioni della Groenlandia, un tempo separato dal Nord Africa, sia precipitato nel mantello sotto l’Europa meridionale. I geologi chiamano questa zona “Adriatico”. Gli scienziati hanno quindi chiamato il continente perduto Greater Adria (“Grande Adriatico”). “La maggior parte delle catene montuose che abbiamo studiato proviene da un unico continente che si è separato dal Nord Africa più di 200 milioni di anni fa”, afferma il ricercatore capo Douwe van Hinsbergen, professore di tettonica globale e paleogeografia presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Utrecht. “L’unica parte rimasta di questo continente è una striscia che va da Torino attraverso l’Adriatico fino al tacco dello stivale che forma l’Italia, nel Basso Salento, in provincia di Lecce”. La maggior parte di questo continente è stata sommersa e ha formato mari tropicali poco profondi in cui i sedimenti si sono depositati in grandi barriere coralline. Le rocce sedimentarie in particolare sono state raschiate via mentre il resto del continente si immergeva nel mantello terrestre. Queste abrasioni sono ora le catene montuose degli Appennini, parti delle Alpi, dei Balcani, della Grecia e della Turchia. Con la loro ricostruzione del perduto Grande Adriatico, i geologi hanno dato un contributo significativo alla conoscenza fondamentale della formazione delle montagne. “Sommergere una placca sotto l’altra è il modo fondamentale in cui si formano le catene montuose. La nostra ricerca ha prodotto una moltitudine di intuizioni, tra cui vulcanismo e terremoti, che stiamo già applicando altrove. In una certa misura, si può anche prevedere cosa una determinata area sembrerà in un lontano futuro.”. I risultati della ricerca, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”. sono stati pubblicati sulla rinomata rivista specializzata “Gondwana Research”.

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Istruzione: Italia maglia nera dell’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

Il sindacato ricorda che le disposizioni utili a recuperare il terreno rispetto ai Paesi europei e avanzati possono realizzarsi nei prossimi anni grazie ai fondi del Recovery Plan. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “i quasi 18 miliardi del Pnrr per l’Istruzione devono avere come priorità l’innalzamento del livello della didattica e il maggiore coinvolgimento dei nostri giovani nel mondo della scuola: l’obbligo scolastico va allargato fino alla maggiore età, oltre che anticipato a 5 anni. Inoltre, vanno cancellate le assurde disposizioni del Dpr 81/2009, che hanno trattato la Scuola e l’Università come se fossero uffici o caserme da dismettere. Bisogna recuperare con estrema urgenza, anche attraverso leggi ad hoc, il tempo scuola, gli organici del personale e gli istituti scolastici che avevamo prima del dimensionamento incentrato su logiche di spending review e non sui bisogni formativi dei nostri giovani e della formazione permanente degli adulti”. Se non si agisce in fretta, utilizzando al meglio il sostegno che l’UE dà ai suoi Paesi membri, la situazione potrà solo peggiorare. Quanto accaduto negli ultimi anni è emblematico. È cresciuto, infatti, il divario con l’Unione Europea sui livelli di istruzione: i dati Istat pubblicati in queste ore dicono che in Italia solo il 20,1% della popolazione (di 25-64 anni) possiede una laurea contro il 32,8% nell’Ue. Inoltre, in Italia, nel 2020, la quota di diplomati è pari a 62,9% (+0,7 punti rispetto al 2019), un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (79% nell’Ue27) e a quello di alcuni tra i più grandi paesi dell’Unione. Le laureate in discipline scientifiche sono la metà dei maschi. “Il numero dei docenti e Ata italiani – continua il sindacalista autonomo – va individuato sulla base dei bisogni, aumentando proprio laddove la dispersione è più acuita. E andando anche ad agire per ridurre il divario di genere in determinati studi. Servirà, certamente, pure incentivare i lavoratori del settore, dando loro degli stipendi degni del ruolo che svolgono, con 350 euro di aumento, più altri 100 euro per recuperare l’inflazione, oltre che specifiche indennità, anche di rischio. Come pure cancellare la supplentite. E introdurre, infine, forme di carriera e norme eque sulla mobilità oggi contrassegnata da vincoli che – conclude Pacifico – calpestano il diritto alla famiglia”.

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Le idee degli studenti italiani sul futuro dell’Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

Torino venerdì 15 ottobre, al Salone del Libro di Torino, uno dei più grandi autori europei, Javier Cercas, terrà una lezione per i ragazzi delle scuole primarie e secondarie sul futuro dell’Europa. L’evento, voluto dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, conclude il progetto “L’Europa ancora da scrivere” nel quale studenti e studentesse di tutta Italia si sono cimentati nella redazione condivisa di decaloghi intorno alla loro visione di come deve essere l’UE dei prossimi decenni. I decaloghi saranno caricati anche sulla piattaforma della Conferenza sul futuro dell’Europa. Il panel, aperto da un video messaggio del vice presidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo, sarà moderato dalla giornalista Paola Caridi e vedrà la partecipazione del responsabile dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano Maurizio Molinari. Il progetto – che ha coinvolto in tre incontri a tema futuro UE gli studenti delle primarie e secondarie con il giornalista Mario Calabresi, la scrittrice Anna Sarfatti, lo storico Carlo Greppi e lo scrittore Abdullahi Ahmed – ha visto la partecipazione di 75 scuole da 14 regioni italiane, con 37 decaloghi caricati sul blog del Salone del Libro e sulla piattaforma della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Quasi duemila sono stati i votanti per i due decaloghi finali. L’iniziativa ha coinvolto anche i volontari della piattaforma del Parlamento europeo Insieme-per.eu.

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Capital Group rafforza il team ESG con un nuovo direttore degli investimenti per l’Europa e l’Asia

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2021

Londra. Capital Group, una delle società di investimento più grandi e di maggiore esperienza al mondo con un patrimonio gestito di 2.600 miliardi di dollari, ha nominato Belinda Gan come ESG Investment Director, Europe e Asia Client Group, a partire dal 1° ottobre 2021. Belinda riporterà ad Alexandra Haggard, Head of Product and Investment Services per Europa e Asia.Basata a Londra, Belinda Gan collaborerà con il team ESG di Capital Group per guidare il client servicing in prospettiva ESG. Le sue responsabilità includeranno la collaborazione con clienti, consulenti, altri intermediari e associati di Capital Group per informare ed educare sull’approccio di Capital Group in ambito ESG e sulla filosofia d’investimento di tutte le strategie della società.Alexandra Haggard, responsabile dei prodotti e dei servizi di investimento per l’Europa e l’Asia, ha dichiarato: “Siamo impegnati a soddisfare le esigenze dei clienti in materia di ESG. Dato che continuiamo a promuovere le solide strategie azionarie, a reddito fisso e multi-asset dell’azienda agli investitori in Europa e in Asia, si tratta di un ruolo della massima importanza. La profonda conoscenza della materia e l’esperienza di Belinda Gan saranno fondamentali per Capital Group nel supportare l’evoluzione delle esigenze ESG dei clienti.Belinda ha più di 17 anni di esperienza nel settore, con una forte attenzione al cambiamento climatico e all’ESG nel corso degli ultimi otto anni. Recentemente ha ricoperto il ruolo di Investment Director, Global Sustainability presso Schroders UK e di membro del comitato per la sostenibilità e gli investimenti responsabili della Investment Association. Belinda Gan ha iniziato la sua carriera presso Goldman Sachs Australia.Belinda Gan, ESG Investment Director, Europe and Asia Client Group, ha dichiarato: “L’approccio agli investimenti di lungo periodo di Capital Group è profondamente intessuto di ESG. Un approccio così ponderato e robusto è essenziale per aiutare i clienti a destreggiarsi tra le proprie esigenze in continua evoluzione in materia di ESG e non vedo l’ora di guidare l’impegno di Capital Group in questo ambito”.Belinda Gan è una CFA Charterholder e ha conseguito una laurea in commercio e una in sistemi aziendali presso la Monash University. Nel 2021 Capital Group è stata selezionata dal Financial Reporting Council come firmataria dell’UK Stewardship Code e ha aderito alla UN Global Compact Initiative (UNCG). Capital Group è anche firmataria della Task Force for Climate-related Financial Disclosures e del Framework Principles for Responsible Investment (PRI).

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Le migliori aziende per cui lavorare in Europa nel 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2021

21 paesi del Vecchio Continente partecipanti, 150 aziende premiate e 3.000 imprese coinvolte: sono questi i numeri della classifica “Europe’s Best Workplaces 2021” di Great Place to Work®, azienda leader nello studio e nell’analisi del clima aziendale e dell’employer branding. Il ranking, suddiviso in quattro categorie (Large, Medium, Small e Multinational Companies) in base al numero di collaboratori presenti, registra una grande crescita in termini di partecipazione: la classifica, per l’occasione, è stata estesa di 25 posizioni e ciò ha portato anche ad una conseguente crescita del numero di premi, passati da 125 a 150 in totale. Le organizzazioni premiate hanno registrato l’88% di media Trust Index, un dato di 8 punti superiore alla media delle imprese non premiate. Per quanto riguarda i settori di riferimento, l’IT si prende la scena con il 32% di aziende classificate, seguono con grande distacco l’asset dei servizi professionali (14%) e quello dei servizi finanziari e assicurazioni (13%). Facendo invece un focus sull’Italia, il Bel Paese conta ben 20 organizzazioni in classifica, di cui 14 local entities di aziende multinazionali. Ma non è tutto, infatti, per la prima volta l’Italia è presente nel segmento dedicato alle Large Companies con due aziende, ovvero Illimity, gruppo bancario italiano ad alto tasso tecnologico fondato nel 2018, ed Elettronica, dal 1951 specialista nazionale della Difesa Elettronica. Risulta rilevante anche la categoria Medium Companies che vede la presenza di 3 aziende premiate: Biogen Italia, Zeta Service e Insight Technology Solutions e la categoria Small Companies, in cui è premiata Camasia. La classifica completa è consultabile al seguente link: greatplacetowork.it/ecco-la-classifica-europea-2021. “Vedere così tante aziende italiane nella classifica degli Europe’s Best Workplaces ci rende particolarmente orgogliosi e, soprattutto, fiduciosi in vista di un futuro sempre più in crescita – afferma Alessandro Zollo, Amministratore Delegato di Great Place to Work Italia – Le indagini su cui si basano i risultati che hanno portato a realizzare questa classifica sono state svolte in un periodo estremamente complesso, in cui le organizzazioni eccellenti si sono spinte oltre al consueto per supportare le persone appartenenti al proprio clima aziendale: da segnalare a questo proposito che l’82% dei collaboratori degli Europe’s Best Workplaces afferma che in azienda le persone sono pronte a dare qualcosa in più per portare a termine il lavoro. Ciò è sicuramente frutto di un ottimo lavoro svolto in termini di benessere organizzativo. Tenere sotto stretta osservazione l’employee experience dei singoli professionisti consente, in seguito, ai leader d’impresa di costruire ottime basi per sviluppare percorsi di change management o trasformazione aziendale finalizzati a migliorare sia il clima organizzativo sia i risultati economici dell’impresa in quanto tale”. By Giacomo Beretta

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Anief in Europa con Cesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2021

Ettore Michelazzi ha partecipato all’ incontro organizzato dalla CESI, introduttivo di tematiche attuali e urgenti causate dalla pandemia di COVID-19. Ha introdotto l’incontro il Segretario Generale CESI Klaus Heeger, ma il punto focale è stato dato dalla presenza di Maria Teresa Fabregas, direttrice del segretariato generale per il Recovery Plans della Commissione Europea. Fabregas ha chiarito che ormai quasi tutti i piani dei diversi stati membri della UE sono stati approvati o sono in fase di approvazione, con l’eccezione dei Paesi Bassi e della Bulgaria causa alcuni loro problemi interni che hanno causato ritardi; la direttrice ha inoltre confermato la garanzia degli organismi di controllo, secondo i quali senza un’effettiva rilevazione di quanto presentato nel piano nazionale i pagamenti per le fasi successive non saranno erogati, anche se ci potranno essere eccezioni, adeguatamente motivate, nel caso non sia stato possibile raggiungere gli obiettivi previsti in origine.Il piano italiano, essendo il più corposo e rilevante della comunità europea, è stato presentato dal vice-presidente CESI Roberto Di Maulo, che ha spiegato chiaramente il piano, molto valido nelle sue idee, ma parlando anche delle possibili difficoltà dell’Italia nel gestire fondi così importanti e in così breve tempo della UE, dicendosi comunque fiducioso rispetto alle azioni del governo Draghi. Altri aspetti importanti sono stati segnalati dalla Spagna e non solo, rispetto all’abbondanza di contratti iterinali e a tempo determinato, e la difficoltà nei rapporti tra sindacati ed istituzioni, non sempre adeguati; ad esempio, sempre in Spagna, lo smart working non è ancora stato compiutamente legiferato. La dott.ssa Fabregas ha recepito con attenzione la mancanza di inclusività nel rapporto tra istituzioni e sindacati, specie quelli cosiddetti minori, in queste trattative, ed ha espresso l’auspicio che queste problematiche siano risolte nell’immediato futuro. L’Anief è pronta a dare il suo contributo, in Italia come in Europa, e condivide le preoccupazioni sulla mancanza di inclusività dei sindacati, specialmente in Italia; appare evidente che in questo momento il governo Draghi sta agendo in totale autonomia e senza interpellare le parti sociali, vedi ad esempio l’uso del Green Pass sui luoghi di lavoro, e sembra che non ci siano molti margini di azione per i sindacati nemmeno sullo stesso piano nazionale per la ripresa e la resilienza, nonostante le molte proposte presentate.

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Europa e Stati Uniti: La Ue dovrebbe contribuire a proteggere gli Usa dalla Cina

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2021

La storia della vendita di sottomarini francesi all’Australia, annullata perché il governo di Canberra ha optato per i sommergibili americani, non è un problema tecnologico (i sommergibili americani sono a propulsione nucleare, quelli francesi a diesel), ma perché l’Australia è nell’area del Pacifico dove gli Usa devono contrastare l’influenza e l’aggressività cinese. Nè la Francia, che pur ha una presenza nell’Indo-Pacifico, nè la Ue sono in grado di fornire l’alleanza strategica necessaria agli Usa. La Ue non è una potenza militare, ma potrebbe esserlo. Purtroppo i 27 Paesi comunitari non riescono ad avere una politica estera comune, il che li rende deboli alleati degli Usa nei confronti della Cina, così il presidente americano Joe Biden cerca altri alleati per la propria politica di contenimento del gigante cinese. L’Ue dovrebbe iniziare ad elaborare una propria autonomia strategica, cioè pensare non più come 27 Paesi ma come un unico Stato. Ci vorrà tempo. Primo Mastrantoni, Aduc

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Libro: La vera Europa identità e missione

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2021

L’ultimo, accorato appello di Benedetto XVI, condiviso da Papa Francesco, affinché l’Europa riscopra e riaffermi la sua vera origine e identità che l’hanno resa grande e un modello di bellezza e di umanità. Non si tratta di imporre a fondamento dell’Europa le verità di fede, quanto, piuttosto, di fare una scelta ragionevole, che riconosca che è più naturale e giusto vivere “come se Dio ci fosse” piuttosto che “come se Dio non esistesse”. Come in un tempo non troppo lontano papa Giovanni XXIII si appellò alle grandi nazioni dell’Europa e dell’Occidente per scongiurare una devastante Guerra nucleare, così oggi il Papa emerito Benedetto XVI si rivolge un’ultima volta all’Europa intera e all’Occidente perché, solo riscoprendo la propria anima, possano salvare se stessi e il mondo dall’autodistruzione. Un appello a trecentosessanta gradi che riguarda l’uomo, la natura, l’universo tutto; un invito all’uomo a riprendere un percorso che è stato interrotto bruscamente con il miraggio di un’unione, quella europea, che si è ritenuta possibile prescindendo da una cultura che è stata la fonte principale della civiltà occidentale. Un appello che, nello stile di Ratzinger, è rivolto a tutti, credenti e non.Quella di Benedetto XVI non è una posizione ideologica, né fideistica. È un invito ad osservare la realtà, a prendere coscienza del fatto che esiste un’armonia, una perfezione cui occorre tornare a volgere lo sguardo perché è lì che è già tracciata la strada per una vera Europa. Lì è segnato il destino dell’umanità. Papa Francesco, condividendo l’appello del papa emerito Benedetto XVI, scrive nella sua Introduzione: «Con la limpidezza, l’immediata accessibilità e insieme la profondità che gli sono proprie, il Papa emerito delinea qui magnificamente quella “idea d’Europa” che ha indubbiamente ispirato i suoi Padri fondatori e che sta alla base della sua grandezza ed il cui definitivo offuscamento sancirebbe il suo complessivo e irreversibile declino». Introduzione di Sua Santità Papa Francesco A cura di Pierluca Azzaro e Carlos Granados Cantagalli 2021 | pp. 264 | euro 19,00

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L’Europa affronta l’impennata dei prezzi dell’energia

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

I primi impatti sulla bolletta del consumatore si fanno sentire, sottolineano i quotidiano economici. Per una famiglia media, si registra un aumento di 133 euro all’anno rispetto al 2019. I prezzi sono in aumento da tempo, così come l’elettricità nei mercati all’ingrosso. Sui mercati a termine dell’energia elettrica è stata recentemente superata la soglia simbolica di 80 euro per MWh (contro i 30 euro al culmine del confinamento). Lato gas è stato superato il traguardo dei 50 euro al MWh, arrivando anche a 60 euro la scorsa settimana. La domanda è in aumento a causa della ripresa economica dalla crisi del coronavirus, mentre l’offerta da Russia e Norvegia non tiene il passo. Jef Currie, analista della banca d’investimento di Goldman Sachs, avverte di un picco dei prezzi quest’inverno, poiché anche le azioni sono state schiacciate dalla crisi del coronavirus. Un inverno più freddo del normale, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rischia di far salire i prezzi dell’energia, minacciando i settori ad alta intensità energetica.

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Politiche fiscali a livello europeo

Posted by fidest press agency su domenica, 12 settembre 2021

“Il dato sugli utili delle banche europee (20 miliardi in 7 anni, realizzati in Paesi con fiscalità super-agevolata), se lo studio sarà confermato, è estremamente significativo e richiede una seria riflessione. A livello europeo va affrontato il tema delle politiche fiscali, parlando chiaramente tra Paesi, cosa che già stiamo facendo, con risultati positivi, in molti altri ambiti dell’economia e soprattutto nella lotta all’evasione ed elusione fiscale. È un tema ancora più importante oggi, che l’Italia, l’Europa, stanno ricostruendo un tessuto economico e produttivo fortemente penalizzato dalla pandemia. Regole chiare, per evitare che differenti politiche fiscali, in un mercato unico, portino a delle “storture” che privilegino un Paese a scapito di un altro. Un’Europa maggiormente coesa, anche su questo, può meglio affrontare il problema dei paradisi e dei rifugi fiscali presenti a livello internazionale. Ed arginare l’infiltrarsi della criminalità nell’economia. Anche per questo, come ha sottolineato il Procuratore De Raho, si rende sempre più necessario aumentare l’interconnessione e lo scambio di dati ed informazioni tra i Paesi UE, per fare in modo che la criminalità organizzata non possa spostare i propri capitali in quei territori che hanno una limitata attività di contrasto. Rafforzando il “Country by country report”, strumento efficace di collaborazione tra gli Stati.La pandemia, nel 2020, ha abbattuto il totem del Patto di Stabilità, che da anni, come MoVimento 5 Stelle, chiedevamo di rivedere. E sempre nel 2020, con il Recovery Fund, abbiamo portato l’Europa ad un’assunzione collegiale di responsabilità. Oggi dobbiamo riscrivere molte delle regole economiche. Su quelle fiscali non possiamo girarci dall’altra parte”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Napoleone e l’Europa attraverso la cartografia e la stampa antica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

Dall’11 al 26 settembre Civitella del Lago ospiterà, presso la Sala Brizzi, la mostra di cartografia antica dal titolo “La cartografia italiana in età Napoleonica (1796 – 1815). Mappe, atlanti e manuali per il disegno del territorio”, la cui inaugurazione è in programma per il 10 settembre alle ore 18:00. Il tema portante della mostra e del catalogo relativo è la cartografia ma con uno sguardo generale alle problematiche della rappresentazione dello spazio in età napoleonica, e all’evoluzione della rappresentazione cartografia in quei concitati anni. Per tale motivo saranno esposti, oltre alle principali produzioni italiane di mappe e atlanti che mostrano il continuo mutare dello scenario politico in Italia, anche manuali di disegno topografico, di calligrafia, il famoso Mémorial Topographique del Dépôt de la guerre di Parigi 1803, con il quale nasce la moderna cartografia, volumi di geometria descrittiva da quello di Monge del 1799 alle edizione italiane pubblicate prima del 1815. Nel catalogo di oltre 250 pagine e 100 schede, vi è la dettagliata descrizione dei documenti originali esposti e alcuni saggi, sul Deposito della Guerra di Milano, sulle scuole militari in Italia, e sulle questioni della rappresentazione dello spazio. In occasione dell’esposizione cartografica, l’11 settembre alle ore 10:00, è in programma una conferenza che vedrà, come relatori alcuni dei soci dell'Associazione Roberto Almagià: Marco Asta, Simonetta Conti, Vito De Pinto, Emilio Moreschi Presidente dell’Associazione, Francesco Trippini, Vladimiro Valerio. La mostra è realizzata a cura dell’Associazione Roberto Almagià, Comune di Baschi e CivitellArte, con il patrocinio di Regione Umbria, Comitato per il Bicentenario Napoleonico 1821 – 2021, Provincia di Terni, Deputazione Storia Patria dell’Umbria. Dopo Civitella del Lago, la mostra “La cartografia italiana in età Napoleonica (1796 – 1815). Mappe, atlanti e manuali per il disegno del territorio” farà tappa a Casa Manzoni a Milano, dove sarà aperta al pubblico dall’11 ottobre al 20 dicembre 2021. A coronamento della mostra di Civitella del Lago, l’11 settembre alle ore 18:00 sarà inaugurata a Baschi, presso l’Antiquarium Comunale in Piazza del Comune, la mostra di stampe antiche, ritratti e battaglie “Fu vera gloria! Da Bonaparte a Napoleone”, visitabile fino al 26 settembre. Realizzata a cura dell’Associazione Roberto Almagià, Comune di Baschi e CivitellArte, con il patrocinio di Regione Umbria, Provincia di Terni, Deputazione Storia Patria dell’Umbria, la mostra propone una serie di antiche stampe di straordinario valore storico e culturale, tra le quali una serie di ritratti che seguono l’ascesa di Napoleone: prima in qualità di giovane ufficiale, generale, primo console fino alla sua consacrazione come Imperatore, oltre a scene di celeberrime battaglie quali la battaglia di Lodi del 1796, battaglia di Arcole del 1796 e battaglia di Marengo del 1800. Entrambe le mostre saranno visitabili il sabato a la domenica con i seguenti orari: 11:00 – 13:00 (solo la mostra di Baschi) / 15:30 – 18:30. L’ingresso è gratuito consentito solo ai possessori di Green Pass Covid-19 in osservanza a tutte le norme di prevenzione.

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Stati Uniti d’Europa. Esercito. Dalle parole ai fatti

Posted by fidest press agency su sabato, 28 agosto 2021

Dopo lo smacco Nato/Usa in Afghanistan e la ripresa del terrorismo con gli attentati a Kabul, si è avviata la corsa a prendere in considerazione l’Unione europea come entità politica e non solo economica: si è chiusa una partita iniziata dopo la seconda guerra mondiale, gli Usa non mostrano di essere in grado di garantire la nostra sicurezza continentale e mondiale. Tutti, compresi alcuni “strani” personaggi istituzionali che fino a ieri urlavano “no euro” e “Italexit” e per questo probabilmente sono stati anche eletti, si prodigano nel perorare un esercito europeo. Le cui funzioni – per i novelli europeisti, e anche alcuni “maitre à penser” dell’editoria nazionale – non sono ancora chiare, facendo sottendere una sorta di scambio: prima erano gli Usa ora l’Europa, almeno per il nostro territorio continentale. Gli Usa hanno sempre fatto i loro interessi di nazione curando le ricadute della loro azione sulla politica e sicurezza interna al proprio Paese. A livello europeo il concetto di nazione non ha senso, la nazione Europa non esiste. Possiamo giocarci solo la carta federalista e, al momento, con un grosso problema, l’assenza del Regno Unito che, per quanto riguarda gli eserciti, ha molto da insegnare a tutti. Inoltre, i Paesi dell’Unione, sconfitti o salvati nella seconda guerra mondiale, a parte l’anomalia francese, hanno limitata e recente esperienza. Questo per dire che un esercito europeo non potrà al momento avere una forza politica come quella messa in moto dagli Alleati contro il nazi-fascismo nel secolo scorso. Che è quanto si auspicherebbe oggi contro il terrorismo (incluso quello mascherato da guerre convenzionali, tipo Yemen). Dovremmo agire consapevoli dei nostri limiti.Per agire si dovrebbe passare dal dire al fare. E siamo in alto mare. E’ in corso la Conferenza sul futuro dell’Europa. Che non è all’altezza di questa urgenza: per tempi, modalità e tematiche. Poi ci sono i vari problemi all’interno dell’Ue, soprattutto con Ungheria e Polonia. E poi c’è l’Ue, che è Unione Europea e non Stati Uniti d’Europa o qualcos’altro con mandato politico in materia. Insomma: un esercito europeo oggi è solo accademia, pur rifacendosi ai nostri padri fondatori di Ventotene.La domanda è questa: di fronte a Talebani che in alcune settimane hanno conquistato un Paese dettando condizioni a Nato/Usa, di fronte alla scontata ripresa del terrorismo, gli Stati dell’Ue cosa pensano di fare? Diplomazia ad ampio raggio, certo, bene. Ma visto che il nemico (sì, proprio il nemico) sostiene che gli infedeli vanno convertiti o eliminati, forse è il caso non solo di allertare le ambulanze per morti e feriti, ma di forzare istituzioni e politica per “qualcosa” che ci difenda. Non sarà un Esercito europeo come i crismi istituzionali comandano, chiamatelo come volete, ma un facente funzioni in materia urge. Da poi perfezionare e armonizzare con le nostre istituzioni, non coi tempi jurassici della tradizionale eurocrazia. Ce la facciamo ad essere più veloci dei Talebani? Vincenzo Donvito, Aduc

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Stati Uniti d’Europa. Se gli Usa si ritirassero dall’Europa…

Posted by fidest press agency su martedì, 17 agosto 2021

I fatti in Afghanistan, col ritiro degli Alleati Usa in testa, ci aiutano a riflettere su più o meno simili situazioni in altre parti del mondo. Soprattutto dopo che il segretario di Stato dell’amministrazione Biden, Antony Blinken, ha fatto sapere che gli Usa lasciano l’Afghanistan perché la loro missione è compiuta: hanno fermato gli attacchi a Washington.E se gli Usa decidessero di ritirarsi dalla cosiddetta Europa?Al momento, grazie anche al passaggio da Trump a Biden, non sembra essere al loro ordine del giorno. Ma in Unione Europa, nonostante la recente defezione del Regno Unito, è all’ordine del giorno il passaggio ad una fase costituente degli Stati Uniti d’Europa.La situazione è questa. Gli Usa sono in Europa perché hanno vinto la seconda guerra mondiale coi britannici e perché l’Europa è un territorio che gli consente di arginare minacce provenienti da Mediterraneo ed Urali. Il passaggio dell’Europa (post muro di Berlino, ovviamente) ad altre alleanze darebbe fastidio ai loro alleati britannici e ai loro rapporti economici con l’antico continente. Continente in cui non vogliono che nessuno Stato diventi egemone, visto quanto è accaduto nel secolo scorso con l’imperialismo tedesco. Sembrerebbe quindi che agli Usa andrebbe proprio bene l’Europa com’è oggi: unità economica per meglio trattare con le merci, disunità politica per far sì che le decisioni continuino a prenderle loro.Quindi, molto semplificando, se l’Unione Europea dovesse diventare anche politica (Stati Uniti d’Europa), gli Usa storcerebbero il naso. E sono giustificate le politiche militari in corso (per esempio le limitazioni agli eserciti tedesco e italiano) che impediscono un venir meno della loro egemonia. Quindi, sempre molto semplificando, noi federalisti europei dovremmo combattere gli Usa che ci impedirebbero il sogno e la necessità del manifesto di Ventotene? Oppure… rinunciarvi?Per fortuna la politica non è così semplice e neanche così ottusa.L’Europa non è l’Afghanistan, con un’economia basata sull’illegalità (coltivazione e produzione di oppio), ma la seconda potenza economica mondiale. Che anche se “occupata” dagli Usa ha un suo peso e, volendo, una volontà di governo politico di se stessa (e non degli Stati sovrani com’è oggi). Per cui, Usa o non Usa, sono comunque gli europei che devono decidere se continuare ad essere solo forziere economico e delle idee o anche politico. E far sì che il proprio assetto non sia ancora deciso da come il mondo è venuto fuori dopo la seconda guerra mondiale.Vincenzo Donvito, Aduc

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La Corte di Giustizia UE è chiamata ad esprimersi se avevano diritto alla card da 500 euro l’anno dal 2016

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

“Sarà esaminato dalla Corte di Giustizia Europea il tema della card annuale dei docenti da 500 euro da assegnare al personale precario”: ad annunciarlo è Marcello Pacifico, presidente dell’Anief. Durante una video-intervista all’agenzia Teleborsa, il sindacalista ha ricordato che da anni il sindacato, prima con la sentenza Mascolo poi con quelle Rossato e Motter, fa appello alla Corte Europea basandosi sul principio di tutelare tutti i precari della scuola italiana. Stavolta, in attesa della sentenza della Corte di Giustizia europea, l’organizzazione sindacale invita quindi i docenti precari a produrre domanda per ottenere il bonus da 500 euro previsto dal 2016 per il personale di ruolo. Potenzialmente, il ricorso potrebbe riguardare fino a 250mila precari, chiamati ogni anno a portare avanti la scuola: se, come si sta verificando in sede giudiziaria, hanno diritto a questo prezioso strumento che consente di svolgere attività formative, lo Stato sarebbe costretto ad assegnare le somme sottratte. “Grazie alla pronuncia del Tribunale di Vercelli – ha spiegato Pacifico – per l’ennesima volta torneremo dinanzi al Tribunale di Lussemburgo per discutere di una norma italiana, la Legge 107/15, che prevede questo bonus solo per il personale di ruolo. E’ importante quindi inviare subito una diffida per interrompere i termini di prescrizione, essendo il bonus stato previsto a partire dall’anno scolastico 2016-17″, afferma il leader del sindacato, aggiungendo: “sono soldi che si perdono: 500 euro ogni anno per cinque anni per un cifra di 2.500 euro”. “Il problema vero – continua il presidente Anief – è rivendicare i diritti dei precari, anche se siamo in estate, anche se siamo tutti in vacanza. Non bisogna ricorrere. Basta inviare una lettera di interruzione. Se la Corte Europea ci darà ragione, finalmente riusciremo a dare 2.500 euro a ogni precario che in questi ultimi anni è stato sfruttato dallo Stato, senza neanche avere gli strumenti per poter fare la Dad ed utilizzare la card per l’acquisto degli strumenti informatici”. Alla luce di questo, conclude Pacifico, “è quindi importante interrompere i termini di prescrizione perché è un diritto che deve essere rivendicato da tutti i precari della scuola”. Il sindacato ricorda che la discriminazione è diventata assurdità con l’esplosione della pandemia da Covid19: i 250mila docenti precari privati della carta di aggiornamento si sono trovati a connettersi e a formarsi a proprie spese, dalle proprie abitazioni. Senza alcun supporto da parte dello Stato. Anief ha sostenuto – già all’indomani lo dall’approvazione della norma sulla formazione obbligatoria prevista dalla riforma Buona Scuola voluta dal Pd allora guidato da Matteo Renzi, che il bonus annuale andava assegnato anche ai supplenti, almeno a quelli annuali: per questo motivo, ha messo a loro disposizione un modello di diffida per poter interrompere i termini di prescrizione e richiedere l’erogazione di questo assegno comprensivo degli arretrati dal 2016.

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