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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

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Più attenzione per i BRICS che corrono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

pechinoPechino. In Europa, purtroppo, si è talmente concentrati a osservare il proprio ombelico che, quando i Paesi BRICS s’incontrano, a malapena si riesce a ricordare il luogo e il numero dei partecipanti all’evento. Del contenuto e degli obiettivi strategici, poco o niente. Eppure il loro peso, rappresentato dal 40% della popolazione mondiale e dal 25% del Pil mondiale, esigerebbe un’attenzione maggiore.
Mentre l’economia occidentale arranca da 10 anni, si ricordi che nello stesso periodo il Pil aggregato di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa è cresciuto del 179% e i loro scambi commerciali sono aumentati del 94%.
Ecco perché il loro nono summit d’inizio settembre a Xiamen, in Cina, segna un rilevante passo avanti nell’attuazione della strategia di sviluppo economico e di coordinamento istituzionale.
Prima di tutto si è passati al “BRICS Plus”, cioè ai preparativi verso un progressivo allargamento dell’alleanza originaria. A Xiamen c’erano anche i capi dei governi di Messico, Egitto, Tailandia, Tagikistan e Guinea che hanno partecipato al “Dialogo dei Paesi Emergenti e in Via di Sviluppo”. E in precedenza era stato coinvolto il cosiddetto gruppo MINT, costituito dal Messico, dall’Indonesia, dalla Nigeria e dalla Turchia. La dichiarazione finale del summit pone l’accento sull’intenzione di scambiare le migliori esperienze di sviluppo e d’integrazione infrastrutturale e finanziaria con i paesi emergenti. Il fine ultimo dovrebbe essere quello di creare una più “inclusiva e bilanciata globalizzazione economica”, correggendo gli attuali ingiusti squilibri tra il nord e il sud del mondo.
In secondo luogo la Nuova Via della Seta, la Belt and Road Initiative, naturalmente è stata oggetto di molte riflessioni. Com’è noto, essa vorrebbe e potrebbe coinvolgere oltre 60 Paesi asiatici ed Europei, oltre ad una forma di estensione anche all’intero continente africano.
Si sono perciò avviate iniziative per il miglioramento del commercio, con l’utilizzo anche delle monete locali e di swap (aperture di credito urgente tra i paesi membri), e progetti di partenariato pubblico-privato. In concreto, è stato creato un centro Regionale Africano all’interno della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, e un Piano d’Azione per l’Innovazione e la Cooperazione. Inoltre, si evidenzia che la Cina investirà ben 500 milioni di dollari nel Fondo di Assistenza per la Cooperazione Sud- Sud recentemente creato.
C’è un’evidente strategia basata su contatti “people to people” per un sostegno popolare al progetto dei BRICS, promuovendo così anche la crescita culturale e una maggiore comprensione delle varie civiltà.
Pertanto la “Strategy for BRICS Economic Partnership” è entrata nella fase operativa in tutti i settori: dalle infrastrutture alle nuove tecnologie, ai minerali d’importanza strategica, alla scienza, alla ricerca spaziale e all’innovazione. Si è costruito a tal fine uno specifico Fondo per la Preparazione dei Progetti di Partenariato Pubblico e Privato che intende individuare investimenti che seguano le linee guida delle best practice. Nel settore finanziario i BRICS stanno creando dei mercati di titoli obbligazionari denominati in monete locali e anche uno specifico Fondo Obbligazionario. Lo scopo di tali iniziative è evidente: rendere i BRICS più indipendenti dai mercati dominati dal dollaro e attrarre capitali internazionali privati a sostegno dei loro grandi progetti. Ci sembrano passi positivi nella direzione di un nuovo e più stabile sistema finanziario internazionale al fine anche di superare i tanti rischi derivanti dagli attuali eccessivi flussi di capitali e dalle pericolose fluttuazioni delle monete. Come si può intuire, in molti campi, dall’industrializzazione alle tecnologie, i BRICS sono più avanti di quanto si possa pensare. Al riguardo hanno creato un “Istituto del Futuro” che lavora, tra l’altro, nelle ricerche concernenti l’Internet of Things, le nanotecnologie, i Big Data e il 5 G.
Si punta, evidentemente, non solo alla crescita ma allo sviluppo globale con intenti probabilmente anche di natura geopolitica che l’occidente e l’Europa farebbero bene a considerare nella loro giusta portata.
(Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Libro: La fine dell’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

la fine dell'europaGiulio Meotti ha intrapreso un compito impopolare ma necessario nel mettere a nudo la verità allarmante sul declino demografico dei popoli europei indigeni.La risposta della nostra classe politica è quella di scrollare le spalle e dire “che importa?”. Come sottolinea l’autore, la nostra incapacità di riprodurci non è causata dalla povertà o dalla debolezza genetica. Al contrario, ciò è dovuto alla ricchezza, all’indolenza e alla voglia di aggrapparci alla sicurezza dello stato sociale. Ci ritiriamo dal lavoro il più presto possibile, e persino i giovani sono inclini a considerare i figli come un peso che è meglio evitare. Questo atteggiamento verso i bambini è l’opposto dell’atteggiamento religioso, e, come dimostra Meotti, è proprio l’indebolimento della fede cristiana ad aver portato i cittadini europei a smettere di fare figli. Possiamo fare qualcosa per questo problema? Una cosa è certa, senza il coraggio di essere ciò che siamo, e di trasmettere la nostra eredità ai nostri figli, noi europei siamo destinati a scomparire. E con noi scomparirà la più grande civiltà che il mondo abbia mai conosciuto.Con un saggio di Roger Scruton, filosofo inglese, e di Richard Millet, scrittore francese, ex editor di Gallimard. Giulio Meotti, scrittore, giornalista de Il Foglio. Giulio Meotti La fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate Cantagalli 2016 | pp. 224 | euro 17 (foto: la fine dell’Europa)

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L’Europa che vorremmo dimenticando il conto da pagare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 settembre 2017

europaSe tralasciamo il discorso su ciò che i nostri padri pensavano sull’Europa da europei e ci limitiamo a considerare i fatti odierni dobbiamo renderci conto che dopo tanti sforzi unitari e le relative accelerazioni annettendo senza farci molti scrupoli paesi che non avevano ancora maturato l’idea dello stare insieme e le regole che avrebbero dovuto condividere e alla possibile perdita di parte della loro sovranità in tema di politica estera, di economia, di finanza, di giustizia, di certo la loro vocazione unitaria avrebbe mostrato non poche crepe.
E’ questo a mio avviso il tallone di Achille di una comunità che pensa ai propri confini in termini nazionali e non di certo sovranazionali.
L’Europa sembra oggi insofferente al conto che la storia le presenta dopo decenni di colonialismo, post colonialismo e di governi fantoccio in paesi dove l’ordine di scuderia era quello di sfruttare, impoverire, immiserire in nome del profitto fine a se stesso.
Abbiamo fatto scempio degli stessi diritti che enunciavamo con orgoglio in nome della “realpolitik” per dedicarci animo e corpo alla ricerca e il mantenimento del potere, indipendentemente da questioni religiose o morali.
Eravamo tanto invasati alla ricerca diplomatica di un primato fra gli Imperi Europei che abbiamo saputo dar seguito naturale alle feluche dei propri ministri, diplomatici, accademici sostituendole con gli elmi del guerriero e scatenare guerre sanguinose e immani distruzioni per affermare un predominio che la diplomazia delle feluche non era riuscita ad assicurare. Ora che i tempi del guerreggiare in armi sono passati di moda un’altra cultura si è affermata affinando l’ingegno degli europei verso un modo di pensare più ricercato. Così l’Europa comunitaria si è trasformata in uno scudo protettivo e in un terreno di lauti profitti per chi avendo perso la guerra sul terreno di battaglia ritrova la sua revanche in senso storico politico nel campo dell’economia e della finanza.
Questo doppio binario di politica interna ed internazionale messo in piedi da chi continua a sentirsi storicamente erede di un passato imperiale è destinato a far pagare un prezzo molto elevato a quelle nazioni in Europa e altrove che hanno subito il fascino del più forte e non compreso l’insidia che nascondeva. Se questa è l’Europa che vogliamo abbiamo sbagliato alla grande perché non vi è dignità per i sudditi. E qui mi fermo. Come dire? Ai posteri l’ovvia sentenza. (Riccardo Alfonso direttore centri studi sociali e politici della Fidest)

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U.E. accusa italia su ritardi identificazione migranti

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

european commission“La Commissione Europea, nel documento di aggiornamento sulla situazione dei migranti pubblicato il 6 settembre (consultabile al link http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3081_it.htm), ha bacchettato l’Italia per la lentezza delle procedure di registrazione dei migranti giunti sulle nostre coste, con particolare riferimento ai richiedenti asilo provenienti dall’Eritrea. Da parte dell’Europa si ipotizza quindi il caso di migranti, in questo caso eritrei che, seppur presenti sul nostro territorio, non sono stati sottoposti alle corrette procedure di identificazione. Questo, se fosse confermato, evidenzierebbe una grave negligenza: i criteri del programma di relocation, infatti, limitano ai soli siriani ed eritrei le nazionalità eleggibili che possono partecipare al ricollocamento. Sarebbe pertanto inaccettabile se le persone ricollocabili non fossero state registrate adeguatamente perché proprio la corretta registrazione è presupposto essenziale per la possibile ricollocazione. Ci auguriamo che il Governo fornisca subito al Parlamento italiano e all’Unione Europea tutti i chiarimenti necessari in merito alle accuse mosse all’Italia sulla mancata registrazione dei migranti eritrei giunti sul territorio italiano.” Lo dichiara in una nota il deputato di Forza Italia Gregorio Fontana, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sui migranti.

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XXIX Seminario Europa: formazione impresa

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

impresa formazioneBisceglie e Bari 13-15 settembre 2017 Preparare al lavoro attraverso il lavoro è da sempre uno dei cardini della Formazione Professionale, un sistema che, come dimostrano i numeri, favorisce in modo rilevante l’occupazione giovanile: non è quindi un caso che la sperimentazione del cosiddetto “Sistema duale”, avviata e finanziata nell’ultimo anno dal Ministero del Lavoro, sia guardata con grande interesse da formatori e imprese. Su questa esperienza si concentra la 29° edizione del Seminario Europa, l’iniziativa itinerante ideata dal CIOFS-FP (Centro Italiano Opere Femminili Salesiane – Formazione Professionale) che quest’anno si terrà in Puglia.
Il Seminario Europa vuole essere un momento di confronto tra Istituzioni, Imprese ed Enti di Formazione, da qui la collaborazione organizzativa con FORMA e CONFAP, sulle tematiche della Formazione Professionale, del Lavoro e dell’Occupazione Giovanile: parteciperanno, infatti, i Ministeri dell’Istruzione e del Lavoro, l’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro), l’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di Formazione), CENSIS (Centro Studi Investimenti Sociali), Confindustria, Confartigianato e diverse Regioni. Come osserva per il CIOFS-FP Lauretta Valente, ideatrice del seminario fin dalla prima edizione, “con il titolo Il Duale per l’Italia. Contaminazione istituzionale e sociale alla base del lavoro per i giovani vogliamo portare l’attenzione sulle modalità di interazione. La fase di avvio della sperimentazione ministeriale è stata importante e molto attesa. Oltre a fare un bilancio dei primi esiti, vorremmo darci nuovi obiettivi e cercare di capire tutti insieme come migliorare e portare a termine la costruzione di una filiera professionalizzante della formazione dalla IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) fino ad agganciare direttamente l’ITS (Istruzione Tecnica Superiore) e a mettere a sistema l’interazione di queste con i servizi per il lavoro e con le realtà economiche e imprenditoriali del territorio. Sono nati nuovi organismi pubblici e i rapporti con le imprese si sono intensificati, per cui è necessario considerare anche le loro esigenze”.
Quest’anno al Seminario Europa del CIOFS-FP saranno ospiti una delegazione proveniente dalla Spagna e una dalla Gran Bretagna, proprio per illustrarne metodi e scelte. In Italia – come ha dichiarato di recente lo stesso Sottosegretario Luigi Bobba, che interverrà durante la giornata conclusiva del Seminario Europa –, viceversa i numeri sono ancora troppo modesti dal punto di vista delle quantità assolute per poter contrastare con efficacia la disoccupazione.
I Protocolli stipulati dal Ministero del Lavoro con le Regioni hanno nondimeno determinato il passaggio dalle iniziative promosse in alcune Regioni, in particolare al Nord e al Centro, all’impegno di attivare percorsi di formazione con esperienze in azienda o con impresa formativa simulata o, ancora, di sviluppare l’apprendistato di I livello in tutto il Paese. Per sostenere la svolta, vanno ricordati i finanziamenti di 87 milioni di euro stanziati per il 2015 e gli ulteriori 27 milioni per il 2016 che le Regioni sono state spinte a implementare con richieste di risorse al Fondo Sociale Europeo. Ciò nonostante la situazione non è ancora omogenea. Grazie alle azioni messe in campo – IeFP, Sperimentazione Duale, Sviluppo dell’Alternanza in forma universale e ITS –, nelle Regioni che hanno avviato i percorsi dal gennaio 2016 risultano iscritti circa 21.000 allievi e 1.950 utenti in percorsi modulari; dal gennaio 2016 all’aprile 2017 risultano attivati 11.732 contratti di apprendistato, di cui 10.612 di I livello per il conseguimento di una qualifica o di un diploma o di una specializzazione tecnica superiore, oltre a 1.120 apprendistati di alta formazione e ricerca. D’altra parte, la scelta di un percorso di Formazione Professionale segna, secondo il CIOFS-FP, un trend che era in crescita costante già prima della sperimentazione ministeriale: da poche migliaia di studenti all’avvio nel 2003-2004, oggi si contano 350.000 allievi, in virtù del fatto che la metà dei ragazzi che hanno terminato il triennio trovano lavoro entro l’anno successivo e che, da alcuni anni, è possibile continuare gli studi presso i cosiddetti ITS, con funzioni di approfondimento analoghe a quelle universitarie, ma su specifici segmenti dedicati a chi sceglie fin da subito la concretezza della preparazione a un mestiere. Si ricordano, tra gli appuntamenti del Seminario Europa (segue programma dettagliato) di mercoledì 13 settembre: l’incontro guidato da Maurizio Drezzadore, consulente del MLPS, sui supporti istituzionali per l’occupazione; giovedì 14, l’incontro con Confindustria porterà l’attenzione sulla qualità della formazione e delle opportunità di pratica in azienda, nonché sull’opinione dei giovani così come rilevata dal CENSIS; venerdì 15, il Sottosegretario Luigi Bobba, rappresentanti del Governo e delle Regioni discuteranno impegni e prospettive dei singoli attori del Sistema duale. Conclusioni di Massimiliano Sabbadini, vice presidente di FORMA. Il convegno è aperto e gratuito per quanti a vario titolo si occupano delle tematiche trattate. (foto: impresa formazione)

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Europa: Quale futuro?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

europeLondra. Abitano nel vecchio continente, ma alla vecchiaia pensano poco. Solo il 35% degli europei possiede investimenti, una percentuale tra le più basse a livello mondiale: inferiore di dieci punti a quella globale (45%) e quasi la metà dell’Asia (64%). Meglio fanno anche Stati Uniti (51%) e Australia (46%).E’ il risultato della nuova edizione della Global Investment Survey 2017 realizzata da Legg Mason, uno dei principali gestori globali diversificati. L’indagine, arrivata alla quinta edizione, è stata realizzata in 17 Paesi e ha raccolto i dati di 15.300 investitori.Il 17% degli europei ammette di “non preoccuparsi del domani, ma solo dell’oggi”, sia nella gestione delle finanze che nella vita in generale, con picchi del 21% in Spagna e del 20% in Germania. Dietro questo atteggiamento, un mix di pessimismo, materialismo e ignoranza. Il 32% di loro spiega di non potersi permettere di risparmiare o di investire, per cui “tanto vale non pensarci”, il 22% sceglie di spendere subito i soldi e divertirsi, piuttosto che metterli da parte, e il 14% confessa di non saper pianificare a lungo termine.Tra gli europei che non si preoccupano del futuro, sono pochi quelli che hanno quest’atteggiamento perché tanto possono fare affidamento sui figli e sul coniuge, o sull’aiuto dello Stato. Opzioni che considera rispettivamente solo il 5% e il 14%, mentre negli Stati Uniti – di solito ritenuti più individualisti – il numero di chi può permettersi di pensare solo al presente grazie al partner o al welfare è più elevato (19% e 23%).Un altro 46% degli europei, invece, ha buone intenzioni: vorrebbe pianificare di più, senza per ora riuscirci. Nel loro caso, incentivi fiscali (23%), una promozione al lavoro o un aumento della busta paga (36%) potrebbero spingerli a risparmiare di più e investire.Una volta che si smette di lavorare, per tutti gli europei l’obiettivo è avere una buona pensione (60%), mantenere il proprio standard di vita (59%), viaggiare (55%) e aiutare la famiglia, per esempio pagando l’educazione scolastica dei nipoti (51%). Quest’ultimo dato varia molto di paese in paese: conta poco in Gran Bretagna (43%) e molto in Italia (60%).A sorpresa, gli italiani sono i più previdenti tra gli europei, dopo gli svedesi: il 42% investe – una percentuale decisamente superiore alla media europea del 35% – e il 74% possiede del risparmi. Solo un italiano su cinque dice di pensare esclusivamente al presente e il 59% afferma di volersi impegnare di più per il proprio futuro. Per questi ultimi la differenza la fanno, ancora una volta, le tasse: il 35% degli italiani sarebbe spinto a investire o risparmiare maggiormente se ci fossero degli incentivi fiscali.
Legg Mason è una società di gestione patrimoniale che opera su scala globale, con attivi in gestione (AUM) pari a 753.3 mld USD al 31 luglio 2017. Legg Mason offre soluzioni di gestione attiva degli asset presso numerosi centri d’investimento presenti in tutto il mondo. La sede ufficiale si trova a Baltimora, Maryland, e le azioni ordinarie della società sono quotate alla borsa di New York (simbolo: LM).

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Italia: la malata d’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

palazzo chigi“Mi fa sorridere quello che ha scritto Renzi nel suo libro Avanti. È da irresponsabili aumentare il deficit al 2,9 per cento. Una visione politico-programmatica di spendi e spandi sbagliata che farebbe pagare all`Italia di Renzi e Gentiloni le conseguenze. Siamo ancora il malato d’Europa e questo è un messaggio incendiario per i mercati internazionali”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato da ‘Tempi’. “Dove è finita la spending review? Dove è finito Cottarelli? Dove sono le liberalizzazioni? Dove sono le privatizzazioni fatte con serietà? Dove è finita una vera riforma fiscale? Ecco, da queste domande si capisce il fallimento delle politiche di centrosinistra”.

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L’attentato di Barcellona è l’ennesimo colpo inferto all’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 agosto 2017

europa comunitaria2“E’ all’Occidente e alla nostra identità. Serve una reazione forte, un moto di coscienza di tutti contro un unico nemico e che ci spinga sulla strada della collaborazione e dell’unità senza cedere a false semplificazioni che creano solo conflitti ideologici”. A dirlo è Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato e deputato di Alternativa Popolare ai microfoni di Tgcom24.”Sulla prevenzione del terrorismo in Europa sono stati fatti molti passi in avanti – ha aggiunto – ma è evidente che non basta: serve ancora più collaborazione tra i sistemi di intelligence della Ue e della comunità internazionale. I nostri sono tra i migliori ed i più efficienti ed efficaci e questa è una delle ragioni per le quali finora la prevenzione ha avuto effetti positivi. Inoltre, è necessaria una difesa comune europea con l’ambizione di difendere i comuni confini. Solo così si crea la coscienza di essere una reale unione degli Stati Uniti d’Europa, quell’unione che De Gasperi aveva prospettato già molti anni fa”. E ha concluso: “Molti si erano probabilmente illusi che con la riconquista di qualche roccaforte dell’Isis il terrorismo fosse stato sconfitto. Purtroppo invece ci troviamo a renderci conto drammaticamente del contrario. La lotta sarà ancora lunga e, poiché il terrorismo ha dimostrato doti di grande resilienza, si manifesterà anche secondo modalità nuove e imprevedibili. Non possiamo abbassare la guardia, anzi la sfida diventa sempre più complessa”. (n.r. Quante volte abbiamo sentito in passato dopo un evento terroristico le stesse parole? Troppe per non crederci oggi. Sembra quasi che taluni paesi europei non siano interessati a condividere le informazioni di intelligence e semmai a servirsene per usi reconditi. E l’Europa dov’è?)

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L’Europa messa alle corde

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

dossier europa parte primadossier europa parte secondaNon stiamo a rivangare il passato, quello remoto per intenderci. Partiamo invece dall’inizio di questo nuovo secolo. Lo facciamo prendendo buona nota dai lanci della Fidest che da allora si sono infittiti sul tema europeo sino a permetterci di raccoglierli in tre volumi e oggi di comparare questi spunti con l’attualità.
La prima riflessione che ci giunge spontanea è l’insoddisfazione di molti europei per una comunità che sembra di più assumere una logica “imperiale” con un potere centrale che accentra e non riesce a comprendere lo spirito dei tempi. Fa poi da corollario un supporto umano nella leadership europea alquanto mediocre che non è in grado di riscattarsi con più centri di comando: Consiglio europeo, Commissione Europea, Parlamento Europeo, proprio perché diventano, in pratica, dispersivi e si trasformano spesso in una tribuna dove dar sfogo alle proprie pretese nazionalistiche e al più realizzando alleanze bipolari: franco-tedesche, paesi dell’Est europeo, ecc.
Una cosa, tuttavia, è certa: l’attuale leadership ci conduce verso un futuro incerto e al rischio concreto di uno sfaldamento dell’intero sistema. E la mediocrità non ci permette d’affrontare il futuro con la necessaria determinazione nel fare scelte coraggiose facendo perdere alcuni tabù legati alla “sovranità nazionale” per renderla collettiva. Pensiamo, ad esempio, alle politiche industriali e monetarie, a quelle del lavoro, fiscali e dei prezzi.
Ma anche la capacità d’avere una politica estera comune che sappia parlare al mondo con una sola voce perché, ad esempio, avremmo fatto volentieri a meno dell’intraprendenza del presidente Macron per la questione libica. Avremmo dovuto costruirla con quella europea con la Mogherini o chi per lei. Che senso, infatti, ha mostrare una pluralità di politiche internazionali se vogliamo essere dossier europa parte terzarappresentativi di una volontà collettiva di taglio europeo? L’Europa, per intenderci, ha perso la consapevolezza che il nostro tempo richiede decisioni immediate e, soprattutto, che i destinatari debbano essere certi d’avere a che fare con una forza unitaria e non spezzettata in più tronconi e persino l’un contro l’altro armata. E in politica estera, in particolare, avremmo molte ragioni per restare uniti e fermi nelle nostre scelte. Pensiamo ai rapporti con la Federazione russa di Putin e al vicino Oriente. La Russia, dopo tutto, al di qua degli Urali, è l’Europa e il Mediterraneo ci offre l’opportunità di tessere buoni rapporti con tutta l’area dei paesi nord africani e asiatici che si affacciano sulle sue sponde. Ci siamo mai chiesti quali politiche autonome e originali siamo stati capaci d’imbastire con questi paesi? Siamo solo riusciti a creare un gran “pasticcio”, per usare una parola educata, con le politiche migratorie. Abbiamo trasformato, in particolare, l’Italia in un grande capo profughi con seicentomila arrivi in due anni, ed ora ci ritroviamo a non sapere come gestirli perché non si tratta solo di rifocillarli ma di trovare loro un lavoro. Non sanno forse i grandi saputelli di Bruxelles che esiste una forte evoluzione tecnologica che tende a ridurre il lavoro degli “umili” e ad esaltare quello delle “intelligenze”? (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi sociali e politici della Fidest)

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Ancora terrore in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 agosto 2017

barcellona attentatoLa lunga scia di morte non si ferma e oggi, dopo la Francia, la Germania, il Belgio e tanti altri paesi, tocca ancora alla Spagna e, questa volta, a Barcellona. Accanto al cordoglio per le vittime, alla solidarietà al popolo catalano e alla Spagna, occorre dire che l’Europa non può procedere in ordine sparso e men che meno abbassare la guardia”. Lo dice Mariastella Gelmini ospite a Marina di Pietrasanta a ‘Incontri al Caffè de La Versiliana’. “Servono una intelligence comune e risposte forti a livello europeo. Bisogna restituire sicurezza e serenità a questa Europa colpita e ferita e serve determinazione. Il Governo italiano si faccia interprete di un’azione comune. Il terrore va battuto, con ogni mezzo”, ha concluso. (n.r. Un attentato che è costato la vita a 13 persone e ne ha ferite 80. E’ avvenuto ieri pomeriggio alle 17,30 circa alla Rambla di Barcellona una strada famosa in tutto il mondo e già a quell’ora molto affollata. L’attacco è avvenuto con un furgone lanciato a forte velocità sulla folla. I due presunti terroristi sono stati arrestati mentre un terzo è in fuga)

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L’Italia paese europeo e paese mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

Giovanni Paolo  IIGli italiani sono gli eredi morali e materiali dell’opera di San Benedetto da Norcia, padre dell’Europa e patrono dell’Occidente. Il grande valore attribuito al lavoro e all’ospitalità, rende Benedetto non solo il fondatore del Monachesimo e della Civiltà medioevale europea, la Civiltà delle arti e dei mestieri; ma anche il precursore di quella ecumenicità e di quella solidarietà internazionale che ha trovato nel Pontefice Giovanni Paolo II il suo ultimo grande assertore. Papa Woytjla, con la sua attività ecumenica, dà impulso alla costituzione della Grande Europa Unita (G.E.U.) dalla Iberia alla Siberia, coesa dai comuni valori culturali e spirituali. Gli attuali Stati Nazionali divengono Stati- Regione dello Stato Federale Europeo. L’impianto dello Stato Europeo sarà formato da tre livelli amministrativi: L’Amministrazione unitaria dello Stato Federale, la cui sede principale potrebbe essere a Vienna, già capitale europea, ed una delle più belle e prestigiose città del Continente. Le Amministrazioni degli Stati-Regione, corrispondenti agli Stati attuali; Le Amministrazioni degli Enti locali, corrispondenti, per quanto riguarda l’Italia, alle Comunità Territoriali. Se cambia la dimensione dello Stato, bisogna cambiare la dimensione degli Enti Locali.D’altronde i livelli amministrativi di uno Stato funzionale e moderno, non possono essere più di tre, altrimenti si ricrea una gigantesca macchina burocratica, costosa e ingovernabile. L’Italia e l’Europa hanno bisogno di una classe dirigente coraggiosa che sappia porre le basi della nuova Civiltà del terzo Millennio, fondata sulla pace e sulla solidarietà fra tutti i Popoli della Terra.(Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Come far crescere un’Europa politica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

parlamento europeoE’, senza dubbio, una spinta in positivo eppure la sua crescita sembra aver raggiunto in questi giorni un brusco segnale di arresto. Qualcuno già si interroga se non sia una crisi irreversibile dello “Stato moderno”. Crisi derivata dalla identificazione dell’assolutezza dello Stato come moderno Leviatano. E che ha prodotto gli statalismi presenti ancora oggi nelle menti e nei cuori delle formazioni politiche di destra (destra sociale) e di sinistra della geografia politica italiana ed europea (con l’unica differenza tra destra e sinistra. Il nazionalismo come cornice unitaria nella destra, mentre la sinistra è classista ed internazionalista al tempo stesso). Una assolutezza dello Stato, da cui gli statalismi, che ha prodotto di converso la concezione dell’uomo come “unità numerica, intero assoluto che non ha altro rapporto se non con se stesso (J.J. Rousseau). E’ l’individualismo narcisista che ritroviamo nel liberismo darwiniano e nel liberismo esistenziale del radicalismo. Trasversali oggi da destra a sinistra. Come si è visto anche di recente a proposito delle polemiche sulla fecondazione eterologa, sull’omosessualità, sull’eutanasia, sull’assistenza al suicidio, sull’indifferentismo sociale di una certa èlit economico-finanziaria, ecc.
Chi è il leviatano? Dietro il profilo di un paesaggio sereno sulle cui vallette si distendono i villaggi di una terra pacificata e retta dal “buon governo”, si erge il torso di una creatura gigantesca dal capo incoronato, che impugna con la destra la spada e con la sinistra un pastorale, mentre l’immenso corpo figura composto di una miriade di omini con lo sguardo rivolto a lui. E’ il simbolo del leviatano quale è rappresentato nel famoso frontespizio dell’omonima opera di Hobbes, pubblicata nel 1651. Quello che per lo più di duemila anni, attraverso le scritture, la tradizione ebraico-cabalistica è l’immaginario medievale, è stato il drago marino, il serpente dalle mille spire, l’essere mostruoso, l’apocalittica potenza messa da Dio in terra per umiliare gli uomini, divenne con Hobbes, l’emblema ed il nome del Dio mortale, incarnò il corpo dello Stato sovrano, del “contratto” fra gli uomini. La sterminata eredità di pensiero e di idee che la riflessione sul potere e sul governo degli uomini ci ha trasmesso attraverso i tempi, dalla “politikè tèkne” della “polis” greca allo “Stato machiavelliano”, dal sovrano hobbesiano che non è un “defensor pacis” (Marsilio da Padova), ma “creator pacis”, alle concezioni razionalistiche e moderne di Stato e Nazione: questa eredità oggi si dice che è il simbolo del Leviatano, dopo tre secoli in cui ha segnato il destino della modernità, ha oggi irrevocabilmente esaurito la sua efficacia. Con l’avanzare del dominio della tecnica, la mega-macchina statuale appare sempre più. Come aveva intuito Nietzsche, un gelido mostro. Pervicacemente menzognero e totalmente incapace di percepire la vita nel suo divenire. Aveva ragione Nietzsche? Il problema non è lo Stato, la sua assolutizzazione, cioè la sua pretesa di essere fonte suprema del diritto. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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“Costruire un’Europa migliore con i cittadini per le generazioni future”

Posted by fidest press agency su domenica, 30 luglio 2017

norciaNorcia, 4 settembre 2017, ore 18.00 Piazza San Benedetto. Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ed il Commissario europeo per l’istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, Tibor Navracsics, terranno a Norcia il dialogo con i cittadini intitolato “Costruire un’Europa migliore con i cittadini per le generazioni future”.
Il Presidente Tajani ed il Commissario Navracsics discuteranno con il pubblico degli aiuti dell’UE per la ricostruzione delle regioni terremotate, del corpo europeo di solidarietà e delle altre iniziative dell’UE per i giovani, delle iniziative programmate nell’ambito dell’Anno europeo del patrimonio culturale e del Libro bianco sul futuro dell’UE.
Scopo dei dialoghi è avvicinare i cittadini alle Istituzioni europee dando loro la possibilità di esprimere la loro opinione sulle politiche dell’UE e di ottenere delle risposte dirette su questioni che toccano la loro quotidianità.
Il dialogo si terrà il 4 settembre 2017 alle ore 18.00 in piazza San Benedetto.
Il dialogo sarà moderato da Gigi Donelli, giornalista di “Radio24”.

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L’Europa che divide

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

europaNon è la prima volta che dobbiamo fare i conti un certo modo di concepire l’Europa comunitaria in specie da parte della Francia e della Germania. Questi due paesi, è oramai notorio, sono convinti che l’economia e la politica italiana non sono in grado di adeguarsi alle logiche della globalizzazione ed il nostro Paese, semmai può diventare solo un terreno di “conquiste”. Significa, in altre parole, che ritorniamo al XIX secolo allorché i francesi e gli inglesi subordinavano gli aiuti all’Italia, diventata da poco nazione, alle concessioni che lo Stato sabaudo poteva elargire nel meridione d’Italia alle loro imprese. E diamo anche ragione a chi ritiene che abbiamo pagato un prezzo elevatissimo pur di entrare nella moneta unica, e lo dobbiamo soprattutto alle ostilità dei francesi e dei tedeschi. Sono costoro, infatti, che posero l’out out all’Italia e ne condizionarono l’ingresso con un cambio iugulatorio. In seguito lo divenne ancora di più per la latitanza del governo italiano ad esercitare un controllo severo sui prezzi. Vorremmo a questo proposito che tutti i parlamentari europei italiani, di qualsiasi colore politico, esprimessero pubblicamente il loro dissenso alla politica “nazionalista” della Francia, che oggi è di Macron ma in passato non era da meno, e chiedessero una severa condanna da parte del Parlamento, della Commissione e del Consiglio europeo. In difetto l’Italia, per sei mesi, si dovrebbe sospendere da ogni incarico comunitario. Chi ci invita, invece, alla moderazione dovrebbe ricordare che l’episodio odierno è solo una punta dell’iceberg e che esiste un continuo stillicidio volto ad indebolire l’economia italiana e a renderla esposta all’acquisizione dei grossi gruppi industriali di oltre Alpe e non solo: penso alla Cina e alla stessa Spagna. E questo discorso ora si fa più stringente con la trasformazione dell’Italia nel più grande campo profughi di tutti i tempi. E vi è anche un’altra dura realtà con la quale dobbiamo fare i conti checché ne dicono i nostri politici: in queste condizioni siamo prigionieri sia dell’Europa comunitaria sia della sua moneta. Non potremmo anche volendolo uscirne: ci sbranerebbero più di quanto non stanno facendo da alcuni anni a questa parte. (Riccardo Alfonso centri studi politici ed economici della Fidest)

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Occupazione e sviluppi sociali in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

BruxellesBruxelles La Commissione ha pubblicato l’edizione 2017 dell’indagine annuale sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE). L’edizione di quest’anno conferma le tendenze positive nel mercato del lavoro e in ambito sociale, nonché una crescita economica costante. Con più di 234 milioni di lavoratori, il tasso di occupazione non è mai stato così elevato come oggi nell’UE e la disoccupazione è al livello più basso dal dicembre 2008. Dal 2013 sono stati creati 10 milioni di posti di lavoro nell’UE. Al di là del progresso economico e sociale generale, i dati dimostrano però che sulle generazioni più giovani grava un onere particolarmente elevato: tendono ad avere più difficoltà a ottenere un posto di lavoro e si trovano più spesso in forme di occupazione atipiche e precarie come i contratti temporanei, che possono comportare una minore copertura previdenziale. Con tutta probabilità percepiranno inoltre pensioni più basse in rapporto alla remunerazione.È per questo che l’indagine ESDE 2017 si concentra sull’equità intergenerazionale: dobbiamo fare in modo che tutte le generazioni beneficino delle attuali tendenze economiche positive.
Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha commentato: “Questa indagine annuale dimostra ancora una volta che stiamo procedendo con determinazione verso una maggiore crescita e occupazione. Ciononostante, i giovani d’oggi e i loro figli potrebbero ritrovarsi in condizioni peggiori rispetto ai genitori, e non è quello che vogliamo. È necessario agire rapidamente. Con il pilastro europeo dei diritti sociali vogliamo preservare e migliorare gli standard sociali e le condizioni di vita delle generazioni future.”
Dall’indagine emerge che, malgrado i costanti miglioramenti del tenore di vita nell’UE, i giovani non beneficiano di questa evoluzione positiva tanto quanto le generazioni precedenti. A ciò va aggiunto che la quota di reddito da lavoro delle fasce più giovani della popolazione si è ridotta nel tempo. Queste problematiche influiscono sulle decisioni dei giovani relative al nucleo familiare, come l’avere figli o l’acquisto di una casa; ciò può a sua volta ripercuotersi negativamente sui tassi di fecondità e di conseguenza sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici e sulla crescita.
Per la popolazione in età lavorativa si prevede inoltre un calo dello 0,3 % annuo da qui al 2060. Ciò significa che una forza lavoro ridotta dovrà fare in modo di garantire il mantenimento dell’attuale tendenza alla crescita. Ne consegue anche che i regimi pensionistici saranno contemporaneamente alimentati da un minor numero di contribuenti – spesso con versamenti di minore entità e/o irregolari, non essendo corrispondenti a quelli del lavoro a tempo pieno e/o standard – mentre aumenterà il numero dei pensionati che ne dipenderanno. I giovani lavoratori di oggi e le generazioni future devono pertanto farsi carico di un doppio onere che deriva dai cambiamenti demografici e dalla necessità di garantire la sostenibilità dei regimi pensionistici.
L’impegno della Commissione, teso a ridurre la disoccupazione in generale e la disoccupazione giovanile in particolare, sta dando i suoi frutti. Dal picco della crisi nel 2013 il numero dei giovani disoccupati è diminuito di 1,8 milioni di unità e quello dei giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano (i cosiddetti NEET) di 1 milione di unità. Con la proroga della garanzia per i giovani, l’integrazione finanziaria offerta dall’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile e dall’iniziativa che prevede di continuare a investire nei giovani d’Europa, presentata di recente, la Commissione intende massimizzare le possibilità dei giovani sul mercato del lavoro.

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Dibattito sul Futuro dell’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

europaBruxelles. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “Mi incoraggia molto vedere così tante persone impegnate nel dibattito sul futuro dell’Unione europea, che la Commissione ha avviato il 1° marzo 2017 con il Libro bianco. Sono già state espresse diverse opinioni e il dibattito è sostenuto da un forte slancio positivo. In settembre presenterò la mia visione , ma in realtà il futuro dell’Europa sarà concepito da voi. Siete voi che scrivete il libro di storia di domani. Continuate quindi ad impegnarvi e fare sentire le vostre voci”.La Commissione ha prospettato cinque scenari di possibile sviluppo per l’UE per il prossimo decennio, generando un ampio dibattito sostenuto dalle istituzioni politiche e dalla società civile in generale. Finora, più di 270 000 cittadini hanno partecipato a più di 1 750 eventi organizzati o sostenuti dalla Commissione. I partecipanti on-line sono, inoltre, molti di più (vedi cifre). Nei prossimi mesi continueranno ad essere organizzati manifestazioni e dibattiti, e i cittadini possono inoltre apportare il loro contributo diretto su questo sito https://ec.europa.eu/commission/give-your-comments_en
I cittadini sono inoltre invitati a continuare a esprimere le proprie opinioni, in particolare prima del discorso annuale sullo stato dell’Unione del 13 settembre 2017, quando il Presidente Juncker delineerà la sua visione per il futuro dell’Europa.
Informazioni generali​Il 1º marzo 2017, con il Libro bianco sul futuro dell’Europa, la Commissione ha avviato un dibattito paneuropeo che consentirà ai cittadini e ai leader di definire una visione per l’UE a 27. Il Libro bianco presenta cinque scenari per l’evoluzione dell’Unione di qui al 2025:”Avanti così”: l’UE a 27 continua ad attuare il suo programma positivo di riforme;”Solo il mercato unico”: l’UE a 27 si concentrerebbe sul mercato unico, perché i 27 Stati membri non riescono a trovare un terreno comune in un numero crescente di settori;
“Chi vuole di più fa di più”: l’UE a 27 continua secondo la linea attuale, ma gli Stati membri che lo desiderano possono aumentare la cooperazione in ambiti specifici;
“Fare meno in modo più efficiente”: i lavori sono diretti principalmente al raggiungimento di maggiori risultati in tempi più rapidi in alcuni settori selezionati, intervenendo meno in altri;”Fare molto di più insieme”: gli Stati membri decidono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti.
Gli scenari contemplano una serie di possibilità, i cui esiti variano a seconda del settore interessato. Sono di natura illustrativa, e non si escludono né si completano a vicenda.

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IES Io, L’Europa e lo Sport, premiazione della scuola vincitrice a Cagliari

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

Cagliari_panoramaFa tappa a Cagliari, venerdì 14 luglio 2017, il progetto “#IES Io, l’Europa e lo sport” iniziativa promossa dall’Ufficio di informazione in Italia del Parlamento europeo in collaborazione con lo Europe Direct Sardegna.
Alle ore 10.30, all’Hostel Marina, in Scaletta San Sepolcro, verrà premiata la scuola vincitrice del premio (Istituto Bacaredda-Atzeni).
L’evento di Cagliari viene promosso all’interno del corso per formatori organizzato dall’associazione TDM 2000 International nell’ambito del progetto “Get Addicted to Sport Values”, finanziato dalla Commissione europea attraverso il programma Erasmus + Sport.
Interverranno alla cerimonia gli onorevoli Salvatore Cicu (con videomessaggio) e Renato Soru.Parteciperanno inoltre l’assessore per Sport e Gioventù del Comune di Cagliari Yuri Marcialis, Andrea Ferrara e Mauro Miceli, rappresentanti delle Agenzie Nazionali del programma Erasmus + Gioventù di Italia e Malta.
Il progetto “#IES Io, l’Europa e lo sport” prevede la realizzazione, da parte degli studenti delle classi partecipanti, di cortometraggi di circa tre minuti in cui raccontare i valori europei attraverso la pratica dello sport.La Città di Cagliari è stata eletta Città Europea dello Sport 2017 per l’Italia, assieme alle città di Aosta, Pesaro e Vicenza e il premio “#IES Io, l’Europa e lo sport” è organizzato in tutte queste città.
E’ possibile guardare il video dell’istituto Bacaredda-Atzeni, così come gli altri video delle scuole partecipanti delle altre città dello sport, sul canale Youtube dell’Ufficio di informazione in Italia del Parlamento europeo:
Gli studenti della classe vincitrice dell’istituto Bacaredda-Atzeni hanno avuto, il 30 marzo 2017, l’opportunità di partecipare a una visita nell’ambito del progetto Euroscola a Strasburgo, che ha previsto una simulazione della plenaria del parlamento europeo.

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“Renzi è ormai isolato, tanto in Italia quanto in Europa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

europa-261011-cE il segretario dem continua nella sua imbarazzante strategia degli annunci, con un libro in uscita nei prossimi giorni che farà concorrenza a ‘Le comiche Essanay’. Oggi l’ex premier ha ricevuto una serie di porte in faccia in merito alla sua scopiazzata proposta di tenere il deficit dell’Italia al 2,9% per cinque anni.‘Juncker ha un rapporto molto buono con il premier Gentiloni e i commissari incaricati hanno un rapporto molto buono con il ministro Padoan. La Commissione Ue non commenta i commenti di persone fuori da questa cerchia’, ha detto il portavoce del presidente della Commissione Ue.‘Stare al 2,9% sarebbe fuori dalle regole di bilancio, non è una decisione che un Paese può prendere da solo, in questa unione monetaria ci si sta insieme’, ha sottolineato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, aggiungendo: ‘sono sempre aperto a rendere le regole più efficienti, efficaci, ma non possiamo unilateralmente dire che le regole non sono per me quest’anno e per i prossimi cinque’.Infine è arrivata la presa di posizione del commissario Ue agli Affari economici, Pierre Mosovici: ‘ci serve un’Italia al centro della zona euro, che rispetta le regole che sono intelligenti e che sono applicate in maniera intelligente e flessibile nel suo caso. L’Italia è veramente il Paese che non può lamentarsi delle osservazioni della Commissione, essendo il solo Paese che ha beneficiato di tutta la flessibilità del Patto: investimenti, riforme, terremoti’. Renzi schiaffeggiato, irriso, respinto con perdite dai vertici Ue. Ci sarebbe da ridere se non fosse il segretario del partito maggior azionista del governo italiano. Così, invece, il Fiorentino mette alla berlina il Paese intero. Dal libro dei sogni al libro degli incubi. La smetta di farsi e di farci del male”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.

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Migranti, Fontana (FI): “E’ Renzi che ha tradito gli italiani quando era a capo del governo nel 2015”

Posted by fidest press agency su domenica, 9 luglio 2017

viminale“Nella miglior tradizione del PD, il segretario Matteo Renzi dimentica il disastro commesso sui ricollocamenti dei migranti: era lui a capo del Governo nel 2015 e non può non ricordare che fu lui, insieme al titolare del Viminale Alfano, a negoziare quel patto scellerato con l’Europa che ha tradito gli interessi nazionali, consentendo lo sbarco di centinaia di migliaia di migranti sulle coste italiane, traghettati dalle navi di tutti i Paesi partecipanti all’operazione Triton. Per non parlare del fatto che fu sempre il Governo Renzi ad accettare di ricollocare in Italia gli immigrati non accettati in Europa”.Ad affermarlo il deputato di Forza Italia Gregorio Fontana, componente della Commissione d’inchiesta sui migranti alla Camera, che prosegue: “ll disastro che si registra oggi, in Italia, sul fronte migratorio è figlio di questo patto scellerato e non certo del Regolamento di Dublino, e a inchiodare il governo di centro-sinistra alle sue responsabilità bastano date e numeri: il regolamento fu adottato il 18 febbraio 2003, ovvero quando i numeri dell’emergenza migratoria non erano neanche l’ombra di quelli attuali.Nel 2003, durante il Governo Berlusconi, sbarcarono in un anno intero sulle nostre coste 14.331 migranti, quanti oggi ne sbarcano in un giorno. Infatti, già a metà di quest’anno, la quota sbarchi ha già superato gli 80.000, con un incremento sensibile rispetto all’anno scorso, quando alla fine dell’anno ne sbarcarono 181.436. Dal 2014, cioè da quando la sinistra è al governo, sono sbarcati sulle nostre coste oltre 600mila migranti, vale a dire l’ammontare della popolazione di due città come Firenze e Bologna.Troppo facile dare la colpa al regolamento di Dublino e all’Europa cattiva! Renzi ha tradito gli italiani: fortunatamente le sue gravissime responsabilità saranno presto sottoposte all’inesorabile giudizio degli italiani che con il loro voto giudicheranno chi ha tradito gli interessi nazionali”.

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Europa: Città prospere grazie a cultura e creatività

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

bruxelles-1Bruxelles. La Commissione europea ha reso pubblica la prima edizione assoluta dell'”Osservatorio della cultura e della creatività urbana”. Questo nuovo strumento fornisce dati comparabili sui risultati ottenuti delle città europee in nove ambiti (tra cui la cultura e la creatività) e indica come tali risultati contribuiscano al loro sviluppo sociale, alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro.
L’Osservatorio della cultura e della creatività urbana è stato sviluppato dal servizio scientifico interno della Commissione, il Centro comune di ricerca (JRC), e aiuterà i responsabili politici e i settori culturale e creativo a identificare i punti di forza locali e gli ambiti di miglioramento, come pure a imparare da città comparabili. Lo strumento mette altresì in evidenza la forte correlazione tra la vivacità culturale e varie dimensioni della vita di una città, a cominciare dalla diversità sociale e dall’attività economica. Tibor Navracsics, Commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport nonché responsabile del JRC, ha dichiarato: “Il mio obiettivo è porre la cultura e la creatività al centro dell’agenda strategica europea. In un momento di grandi trasformazioni sociali e di concorrenza globale sempre più aspra tra le città, dobbiamo guardare al di là delle fonti tradizionali di crescita e benessere socioeconomico ed esaminare il ruolo della cultura in città dinamiche, innovative e ricche di diversità. L’Osservatorio della cultura e della creatività urbana mette in evidenza le città europee vincenti che hanno trovato modalità proprie per sfruttare il potenziale offerto dalla cultura e dalla creatività per stimolare lo sviluppo, l’innovazione e la creazione di posti di lavoro e migliorare la qualità della vita dei loro abitanti. Lo strumento offre ai responsabili politici dati concreti per aiutarli a identificare i settori in cui ottengono buoni risultati e quelli in cui è auspicabile un miglioramento.”
L’Osservatorio della cultura e della creatività urbana è il risultato di un progetto di ricerca che ha interessato 168 città di 30 paesi europei. È disponibile come strumento online che consente agli utenti di esaminare le città selezionate e ottenere un’ampia gamma di informazioni quantitative e qualitative sui loro risultati.
L’osservatorio mostra che la città europea culturale e creativa “ideale” sarebbe un mix delle città che registrano i migliori risultati per ciascun indicatore. Questa città avrebbe le sedi e le strutture culturali di Cork (Irlanda), l’attrattiva e la partecipazione culturale nonché i posti di lavoro creativi e basati sulla conoscenza di Parigi (Francia), la proprietà intellettuale e l’innovazione di Eindhoven (Paesi Bassi), i nuovi posti di lavoro nei settori creativi di Umeå (Svezia), il capitale umano e l’istruzione di Leuven (Belgio), l’apertura, la tolleranza e la fiducia di Glasgow (Regno Unito), le connessioni locali e internazionali di Utrecht (Paesi Bassi) e la qualità della governance di Copenaghen (Danimarca). Di queste otto città, cinque hanno meno di 500 000 abitanti (Cork, Eindhoven, Umeå, Leuven e Utrecht). Tra i principali risultati della ricerca vi sono: Città culturali e creative ai primi posti: Parigi, Copenaghen, Edimburgo e Eindhoven presentano risultati migliori rispetto ad altre città con una popolazione simile. La cultura e la creatività contribuiscono a tassi di crescita economica più alti e sono fondamentali per le città a basso reddito.
La dimensione di una città non determina i suoi risultati in ambito culturale e creativo. Le città di piccole e medie dimensioni ottengono in media risultati migliori rispetto a quelle più grandi. Le capitali eccellono, ma non sempre: le capitali sono spesso in testa, ma restano indietro in Austria, Belgio, Italia, Germania, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito. Dall’adozione della prima “Agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione” (2007), la cultura ha avuto un ruolo sempre più prominente nella definizione delle politiche dell’Unione europea. In assenza di definizioni o metriche comuni, individuare i beni culturali e creativi e misurarne il valore e l’impatto in modo sistematico e comparabile in tutta Europa resta tuttavia una sfida, soprattutto al livello delle città. Il Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea ha sviluppato l'”Osservatorio della cultura e della creatività urbana” per colmare tale carenza di informazioni. Lo strumento è stato elaborato sulla base di tre indici principali (vivacità culturale, economia creativa e contesto favorevole), organizzati in 9 ambiti e misurati attraverso 29 indicatori: dal numero di musei e sale concerto all’occupazione nei settori culturale e creativo, dalle domande di brevetto nel settore delle TIC al livello di fiducia delle persone nei confronti dei propri concittadini. Esso raccoglie dati provenienti da diverse fonti pubbliche (quali Eurostat e l’Eurobarometro) e dati sperimentali (ad esempio provenienti da TripAdvisor).
L’osservatorio dovrebbe essere aggiornato ogni due anni per rimanere concettualmente e statisticamente attendibile nel tempo e tra paesi e città, nonché per registrare lo sviluppo di queste ultime.

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