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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘europa’

Scuola:Rientro in classe, come si farà nei Paesi UE?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Nel documento prodotto dal Comitato tecnico-scientifico consegnato in queste ore al ministero dell’Istruzione sono state pubblicate le principali misure contenitive organizzative e di prevenzione attuate in Europa nel settore scolastico: si va da non oltre 10 allievi in Belgio ai due metri di distanza lineare di Regno Unito e Spagna, con la raccomandazione di indossare la mascherina qualora si scenda al di sotto. Per gli insegnanti le distanze si raddoppiano.
BELGIO Le lezioni dovrebbero essere organizzate in classi di massimo 10 studenti, con un minimo di 4 m quadrati per studente e altri 8 m quadrati per insegnante. I movimenti di gruppo all’interno della scuola devono essere limitati al minimo (pianificazione pausa, pranzo, ricreazione e orari separati per entrare e uscire da scuola, rispettando sempre la distanza sociale di 1,5 m). Una maschera in tessuto deve essere indossata da tutto il personale durante il giorno, dagli alunni del sesto anno di scuola elementare e da tutti gli alunni della scuola secondaria, durante il giorno.
FRANCIA Non sono previste mascherine di comunità per gli allievi: dovrà indossarle solo il personale in presenza di allievi e in caso di stanziamento inferiore ad un metro.
SVIZZERA Per il personale è prevista una distanza minima di 2 m nei contatti interpersonali e per quanto possibile anche nei contatti tra gli allievi. Non è previsto l’uso della mascherina. Tenere una distanza minima di 2 m nei contatti interpersonali per il personale. Per gli allievi tenere una distanza di 2 m durante tutte le interazioni. In base alle caratteristiche dell’aula in alcuni casi è possibile un insegnamento in presenza solo parziale. L’uso delle mascherine non è indicato in questo contesto ma dai 16 anni in su può essere preso in considerazione, senza alcun obbligo, in determinate situazioni. Vanno utilizzate in contesti formativi specifici quando non è possibile rispettare la distanza minima di 2 m.
GERMANIA Le lezioni devono svolgersi in piccoli gruppi, con un massimo di 15 studenti alla volta. La riapertura prevede delle misure di sicurezza: nelle classi, ad esempio, ci devono essere solo piccoli gruppi di studenti e sono previste anche stringenti misure igieniche. Se necessario, riprogrammare gli orari delle lezioni e delle pause. Va mantenuta una distanza di almeno 1,5 m. Mantenere i gruppi divisi e non mescolare. Quasi tutti gli studenti, così come gli insegnanti, indossano le mascherine
OLANDALe ore di insegnamento vengono divise nei giorni, in modo da limitare il più possibile gli spostamenti. Gli alunni svolgono il 50% dell’orario di insegnamento in classe e il rimanente 50% del tempo a distanza. In tutte le scuole è prevista la regola di 1,5 m di distanza, anche per gli stessi studenti. I bambini della scuola primaria non devono mantenere una distanza di 1,5 m; dovrebbero tenersi il più lontano possibile e a 1,5 m dagli adulti (insegnanti e altro personale). Le maschere per il viso non sono necessarie per la scuola primaria.
REGNO UNITO Per le scuole primarie, le classi devono normalmente essere divise a metà, con non più di 15 alunni per gruppo e un insegnante. Per le scuole secondarie e i collegi, le classi vengono dimezzate, prevedendo di riorganizzare le aule e i laboratori con postazioni distanziate di 2 m. Nelle strutture dove è possibile, la distanza di 2 m dovrebbe essere rispettata. Nelle scuole e nei vari contesti educativi non è consigliabile utilizzare la mascherina o una copertura facciale. Tali strumenti possono essere utili per brevi periodi in ambienti chiusi.
SPAGNA La distanza interpersonale minima deve essere sempre di 2 m. Nel caso in cui non sia possibile garantire una distanza interpersonale di 2 m, è necessario utilizzare una mascherina, da parte dello staff dei centri educativi, nonché dagli studenti in tutte le aree della scuola. L’uso della mascherina è obbligatorio per il personale addetto al trasporto scolastico
ITALIA In Italia, le mascherine accompagneranno la vita degli studenti e dei docenti, ricorda la rivista Orizzonte Scuola riassumendo le disposizioni del Comitato tecnico scientifico: dovranno essere indossate durante tutto l’arco delle lezioni. bambini della scuola d’infanzia non dovranno indossare la mascherina.Si dovrà garantire all’interno delle classi il distanziamento dei banchi fino ad un metro. In palestra i metri dovranno essere 2. Anche per tutto il personale non docente, negli spazi comuni dovranno essere garantite le stesse norme di distanziamento di almeno 1 metro, indossando altresì la mascherina chirurgica. Per i bambini della scuola dell’infanzia, sarà particolarmente critico mantenere il distanziamento fisico: dovranno essere applicati particolari accorgimenti organizzativi e comportamentali del personale scolastico.Nel documento del Comitato Tecnico Scientifico, si dice che ogni istituzione scolastica potrà definire, in virtù dell’autonomia scolastica, modalità di alternanza / turnazione / didattica a distanza proporzionate all’età degli alunni e al contesto educativo complessivo. In particolare, per gli ordini di scuola secondaria di I e II grado, al fine di ridurre la concentrazione di alunni negli ambienti scolastici, potranno essere in parte riproposte anche forme di didattica a distanza.In base al grado di scuola, gli ingressi potrebbero essere scaglionati fino alle 10 del mattino con conseguente uscita fino alle 16. Il consiglio della task force è di consentire gli ingressi ogni 45 minuti, dalle 8 alle 10 e 15. Per le fasce d’età delle elementari e medie potrebbe essere consentito, invece, l’ingresso alle 8 per tutti.
Lezioni da 40/45 minuti Potrebbe essere il nuovo standard per le lezioni, almeno fino a che non miglioreranno le condizioni legate al contagio Covid.
Secondo quanto riporta Corrado Zunino su Repubblica, la task force nominata dal Ministro, ha consigliato che, per far fronte alla necessità di un aumento di docenti, quelli su potenziamento rientrino in cattedra.Per far fronte alla necessità di mantenimento del distanziamento sociale, vengano utilizzati anche locali messi a disposizione da enti pubblici o privati per effettuare le lezioni. Il CTS consiglia di adottare misure per limitare al minimo la presenza dei genitori nelle scuole.

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Europa: centralità dell’agricoltura, dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

La proposta della Commissione europea di destinare 24 miliardi in più per la Politica agricola comune e il Programma di sviluppo rurale è un’ottima base di partenza per rilanciare l’economia europea all’insegna della centralità dell’agricoltura, dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. La rotta è quella giusta, ma bisogna rendere al più presto disponibili le risorse per realizzare gli obiettivi delle nuove strategie per la biodiversità e il ‘Farm to fork’.
La Pac assorbe oggi poco più di un terzo del bilancio dell’Unione. Basta questo dato per comprendere come ricopra un ruolo centrale per il rilancio dell’Europa. In un momento storico in cui la stessa tenuta dell’Unione è a rischio, l’agricoltura può essere determinante per far ripartire non solo l’economia, ma anche il sogno di un’integrazione che sembra quasi svanire di fronte all’emergenza in corso e alle diverse posizioni assunte degli Stati membri – continua Tiso. Rilanciare il progetto europeo è possibile a patto di sostenere tutti gli agricoltori, a partire dai più piccoli e vulnerabili, che svolgono un ruolo cruciale per la tutela e il presidio del territorio.In attesa di capire se e quali saranno le condizionalità legate ai nuovi fondi annunciati dall’Europa, è bene individuare subito le priorità da perseguire. Una formula che preveda il ritorno ai precedenti modelli di sviluppo agricolo – già in profonda crisi prima dell’avvento del coronavirus – non può funzionare. La salute dell’ambiente, dell’agricoltura e dell’uomo sono tre obiettivi inseparabili. Solo l’agroecologia può permetterci di centrali tutti e di convertirci a un utilizzo veramente sostenibile delle risorse naturali.

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Il momento dell’Europa: riparare e preparare per la prossima generazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

La Commissione europea ha presentato oggi la proposta relativa a un piano di ripresa di ampio respiro. La ripresa dev’essere sostenibile, uniforme, inclusiva ed equa per tutti gli Stati membri: a questo fine la Commissione propone di varare un nuovo strumento per la ripresa, Next Generation EU, incorporato in un bilancio dell’UE a lungo termine rinnovato, potente e moderno. La Commissione ha inoltre presentato il programma di lavoro 2020 adattato, in cui è data priorità agli interventi necessari per sospingere la ripresa e aiutare la resilienza dell’Europa.Il coronavirus ha sconvolto l’Europa e il mondo, mettendo alla prova i sistemi sanitari e previdenziali, le nostre società, le nostre economie e il nostro modo di vivere e lavorare insieme. Per tutelare la vita umana e i mezzi di sostentamento, per riparare il mercato unico e per costruire una ripresa duratura e prospera, la Commissione propone di liberare tutte le potenzialità del bilancio dell’UE. Con i 750 miliardi di € di Next Generation EU e il potenziamento mirato del bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2021-2027, la potenza di fuoco complessiva del bilancio dell’UE arriverà a 1 850 miliardi di €.La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Con il piano per la ripresa trasformiamo l’immane sfida di oggi in possibilità, non soltanto aiutando l’economia a ripartire, ma anche investendo nel nostro futuro: il Green Deal europeo e la digitalizzazione stimoleranno l’occupazione e la crescita, la resilienza delle nostre società e la salubrità dell’ambiente che ci circonda. Il momento dell’Europa è giunto: La nostra determinazione dev’essere all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte. Next Generation EU ci permette di dare una risposta ambiziosa.”

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Sassoli: in Europa sbarca la solidarietà

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, a seguito della presentazione del Piano per la Ripresa europeo. “È come se fosse il D-Day europeo del 21° secolo, perché l’Europa ha scoperto la solidarietà e scommette su una politica comune per la rinascita dell’economia, per il sostegno ai cittadini e al lavoro, con uno sguardo ai prossimi anni ed all’eredità che lasceremo alle prossime generazioni”. Il Presidente del Parlamento europeo ha continuato dicendo:“In questi mesi, il Parlamento è rimasto aperto e la sua voce è riuscita a condizionare la Commissione. Ringrazio la Presidente Von der Leyen e i Commissari per averci ascoltato”.“Sono convinto – ha aggiunto Sassoli – che le riunioni del Consiglio aggiungeranno nuove ambizioni. Noi ci batteremo per questo. I Governi devono capire che questa è la strada più conveniente. Noi vogliamo che intorno a questo progetto ci sia il massimo del consenso dei governi e dei cittadini”.“Dal Consiglio – continua il Presidente dell’Europarlamento – non deve uscire una proposta inferiore a quella che è stata presentata dalla Commissione al Parlamento”.Infine, David Sassoli ha voluto rivolgere un “Appello a difendere lo spazio europeo, non possiamo permetterci speculazioni o attacchi ai nostri asset strategici. Siamo in un momento delicato. Ecco perché abbiamo visto con soddisfazione il piano.

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L’Europa batte un colpo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Non è più questione di quanto in basso sprofonderemo, ma di quanto a lungo stazioneremo sul fondo prima di ricominciare a salire. Detto in altri termini, il mercato ha metabolizzato l’eventualità di avere una recessione violenta e rapida come non ne abbiamo mai sperimentate in passato, purché poi il rimbalzo economico sia altrettanto perentorio.A spaventare, più dell’entità della discesa, è infatti il rischio che la recessione si protragga eccessivamente nel tempo, oltre il secondo trimestre di quest’anno, e che un eventuale fallimento dell’esperimento della Fase2 (non sono incoraggianti da questo punto di vista i dati epidemiologici degli ultimi giorni in Cina, Germania e Svezia, i Paesi che per primi hanno allentato le misure di ‘lockdown’) e una seconda ondata di pandemia facciano assumere all’andamento dell’economia, invece della famosa forma a “V”, una dinamica più smussata, a “U”, in grado di produrre danni permanenti all’economia e agli utili aziendali.Con quest’ottica si spiega il comportamento dei mercati delle ultime settimane, poco, se non per nulla, reattivi ai dati economici estremamente negativi che hanno fotografato una situazione di massima urgenza. Basti pensare alla compostezza, o perfino indifferenza, con cui hanno assimilato i 20 milioni di posti di lavoro andati perduti ad aprile negli Stati Uniti; di fatto, in un solo mese sono stati distrutti i posti di lavoro creati nel corso del decennio precedente, con la disoccupazione risalita vertiginosamente da un livello prossimo al 4% fino a quasi il 15%. Eppure, come detto, in questa, come in altre circostanze, i mercati hanno reagito in molto ordinato, dimostrando di aver sviluppato, loro sì, una certa immunità al Covid-19.Nella loro resilienza, i mercati traggono coraggio in modo fondamentale dalle massicce misure di politica economica, sia monetaria sia fiscale, adottate da banche centrali e governi di tutto il mondo che non solo limitano l’impatto economico della pandemia, ma che rappresenteranno anche il propulsore della ripresa, man mano che l’attenuazione del distanziamento sociale la rende plausibile.Da questo punto di vista, in settimana è arrivata un’importante novità, in grado di imprimere una svolta decisiva nell’assetto politico ed economico europeo: Merkel e Macron hanno infatti raggiunto uno storico accordo su una formula di Recovery Fund (RF), che riteniamo più significativo rispetto alla bozza di RF inizialmente prevista da Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea. Si tratta di una manovra di trasferimenti a fondo perduto pari fino a €500 miliardi a sostegno delle regioni e dei settori più duramente colpiti dalla pandemia e dalla conseguente crisi, di cui, secondo le nostre prime valutazioni, all’Italia dovrebbe spettare fino al 20%, il che equivale a circa €100 miliardi di debito pubblico risparmiato nel 2020-21 (in base ai tempi di attivazione). Nella versione delineata nell’intesa franco-tedesca, il RF si appoggerebbe al bilancio settennale dell’Unione Europea (Multiannual Financial Framework, MFF) e assumerebbe, di conseguenza, lo schema di bassa condizionalità delle risorse tipico del bilancio comunitario.Finanziate tramite l’emissione di debito da parte della Commissione, le risorse dovranno essere restituite dai singoli Stati con una modalità che presenta un duplice vantaggio per l’Italia. In primis, una tempistica molto lunga (immaginiamo almeno 15 anni). In secondo luogo, gioca a favore del nostro Paese anche l’applicazione della proporzionalità di partecipazione al bilancio comunitario, per cui ogni Stato dovrà restituire i fondi in base alla propria quota di partecipazione al bilancio (circa il 12% per l’Italia). In sostanza, per l’Italia vorrebbe dire avere accesso a €100 miliardi subito, per restituirne €60 miliardi (il 12% dei € 500 miliardi complessivi) in 15 anni.A questo punto, perde parzialmente di rilevanza il MES, nonostante la possibilità di combinazione con l’OMT della BCE lo renda sicuramente un ottimo calmante per il mercato, un difensore di ultima istanza del BTP contro i dubbi riguardo alla sostenibilità del debito. Secondo gli ultimi dettagli forniti dalla Commissione Europea, le linee di credito del MES vengono rese disponibili per un anno e sono rinnovabili due volte per ulteriori sei mesi, al termine dei quali verrà predisposto il piano di rimborso, che potrà avere una durata massima di 10 anni; ogni Paese può ricorrere a tali fondi, il cui costo è prossimo allo 0%, fino ad un massimo del 2% del proprio PIL, quindi fino a € 36 miliardi per l’Italia.Tuttavia, come detto, questo nuovo strumento del RF, se in fase di negoziazione con i Paesi propensi all’austerità (Austria, Olanda, Danimarca, Svezia) non perderà le caratteristiche delineate nell’accordo tra Francia e Germania, assumerebbe chiaramente un ruolo prioritario all’interno del pacchetto di stimoli della regione. Si tratta di un passo deciso in avanti verso una maggiore integrazione sotto il segno della solidarietà. L’Europa ha finalmente battuto un colpo deciso, ora bisognerà solo aspettare per vedere come e quando questa importante dichiarazione di intenti si tramuterà in sostanza.

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Europa: Il Recovery fund non è gratuito

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

C’è qualcuno nel Governo Conte, in particolare esponenti del M5S che, pur lodando l’iniziativa del Recovery Fund, il Fondo per la ripresa economica, sostengono che i 500 miliardi di sussidi, previsti dall’accordo franco-tedesco, siano pochi, dimenticando che a questi si aggiungeranno quelli che proporrà la Commissione europea. Ma tant’è, le parole hanno preso il posto della sostanza e al popolo piace farsi incantare dalle belle parole che vengono giornalmente propinate dai vari notiziari.
C’è un aspetto che vogliamo chiarire: il Fondo non è gratuito, nel senso che un finanziamento sussidiato, senza obbligo di restituzione, ha un rovescio della medaglia che si chiama condizionabilità. Quale vedremo, ma le condizioni ci saranno.Se il Fondo sarà approvato, comporterà la messa in comune di soldi da parte dei 27 Paesi dell’Unione europea, con utilizzo finalizzato. Ovvio che, nel momento nel quale l’Italia chiederà sovvenzioni, gli altri 26 Paesi, che sono contributori, vorranno dire la loro su come saranno utilizzati.E’ certo che assisteremo alla solita sceneggiata di esponenti penta stellati sulla “condizionabilità” cui abbiamo assistito, e assistiamo, a proposito del Mes, il Meccanismo europeo di Stabilità e non è bastata la finalizzazione sanitaria per placare le inutili polemiche.Gira la falsa convinzione che l’Italia può battere cassa, prelevare e fare ciò che crede con i soldi degli altri Paesi, magari distribuendoli al proprio elettorato. E’ una illusione. E’ bene che sia chiaro fin dall’inizio. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Cosa succede in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Era il momento di restare uniti e anzi, come successo già in passato, la crisi attuale doveva rappresentare per l’Europa un’occasione per accelerare il processo di integrazione tra i singoli Paesi. Invece, allo shock esterno rischiano di aggiungersi ulteriori difficoltà derivanti dall’incompleta architettura dell’UME. A gettare un’ombra profonda sulle prospettive future per le istituzioni comunitarie è stata questa volta la Corte Costituzionale Tedesca che, con una sentenza che ha del sorprendente, ha sollevato il dubbio che la BCE potesse non aver rispettato il principio di proporzionalità nel perseguire gli obiettivi di politica monetaria e ha quindi chiesto all’istituto centrale di dimostrare in maniera inequivocabile, entro 3 mesi, che gli effetti economici e fiscali delle sue politiche siano proporzionati a quelli monetari (portare l’inflazione a un livello prossimo, ma inferiore al 2%). Oggetto della disputa è il programma di acquisto di Titoli di Stato (Public Sector Purchase Programme, PSPP), che la BCE ha fatto ripartire a inizio 2019 mentre è, almeno per il momento, esente il recente Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), attivato per far fronte alla crisi scaturita dalla pandemia di COVID-19.Quanto elaborato dalla Corte Costituzionale Tedesca rappresenta un quantomeno inopportuno ostacolo lungo il percorso di maggiore flessibilità intrapreso tempestivamente dalla BCE per fronteggiare la situazione di estrema emergenza in cui versa l’economia dell’area. Prendendo ad esempio il caso dell’Italia, nel DEF di aprile è stato ipotizzato un deficit fiscale del -10% circa per il 2020, equivalente a un ricorso al debito per un importo di circa € 160 miliardi, senza considerare la quota aggiuntiva di deficit derivante dall’eventuale default degli emittenti garantiti dallo Stato. Le manovre fiscali comunitarie (MES, BEI, SURE), una volta attivate entro l’estate, dovrebbero nel complesso liberare risorse per circa € 85 miliardi per il nostro Paese, non sufficienti a bilanciare l’emissione di nuovo debito. Il Recovery Fund sarà determinante nel medio periodo, ma partirà nel 2021 (salvo qualche finanziamento ponte).Queste misure, come si intuisce esaminando chi avrà interesse a farvi ricorso (perché si indebita sul mercato a costi più elevati), saranno anche sbilanciate nel breve termine a favore dei Paesi più duramente colpiti dal virus e che necessitano maggiormente di un sostegno comunitario, visti i diversi spazi di manovra fiscale a disposizione dei singoli Stati. La loro approvazione funge quindi da barometro di solidarietà e coesione politica, ma da sole non garantiscono la sostenibilità del debito pubblico italiano destinato a salire dal 135% del PIL ad almeno il 155%.
Certo, una domanda che ci si pone spesso è come i titoli (in particolare dei Paesi periferici) detenuti dalla BCE e dalle banche centrali nazionali potranno mai essere reimmessi nel mercato. Nell’ipotesi che prevalgano le forze per l’integrazione su quelle centrifughe, tale quota di debito potrebbe essere un giorno riacquistata da un veicolo ad hoc che si finanzi emettendo obbligazioni sul mercato (con garanzie): si tratterebbe di Eurobond sintetici. Il fatto è che tutte le forme di intervento discusse, di natura fiscale o monetaria, sono già forme indirette di mutualizzazione dalle quali sarà impossibile tornare indietro senza traumi. Quindi auguriamoci, nonostante tutto, la strada virtuosa.
Ciò che è particolarmente interessante rilevare è che, nonostante le borse globali registrino performance negative da inizio anno, le valutazioni azionarie (rapporti P/E) non siano affatto economiche.La crisi provocata dal Coronavirus rappresenta, infatti, una minaccia concreta e rilevante per la crescita economica e per gli utili aziendali. Per questo motivo, il denominatore del rapporto P/E, gli utili, ha subito delle decise revisioni al ribasso, in grado di compensare abbondantemente il calo dei prezzi osservato e, di fatto, far risalire nel breve termine le valutazioni. Non è un caso, quindi, che queste risultino paradossalmente più elevate proprio nei settori più duramente colpiti dall’emergenza sanitaria e dalle conseguenti misure di ‘lockdown’, le cui previsioni di utili sono stati fortemente penalizzate.
Guardando avanti, nel medio periodo, è indubbio che la pandemia in atto stia producendo degli impatti strutturali in alcuni settori, sia in positivo (IT, farmaceutici e comunicazioni digitali) che in negativo (trasporti, turismo, tempo libero, commercio e finanziari). La brutta notizia è che i settori che stanno sperimentando un’accelerazione nell’attuale contesto pesano meno, in termini di utili, rispetto a quelli più colpiti, il che vuol dire che stiamo assistendo a danni strutturali alla crescita degli utili pari a un 10% circa (prendendo a riferimento il mercato mondiale, emergenti inclusi – rappresentato dell’indice MSCI ACWI).
Tuttavia, non è da escludere nel medio termine una buona performance delle azioni dei mercati emergenti, in particolare della Cina. Il Paese asiatico, oltre ad essere stato il primo ad uscire dall’emergenza sanitaria e ad aver quindi sperimentato un minore impatto sugli utili del COVID-19 (-7% vs -20% e -21% rispettivamente di USA ed Europa), non ha ancora beneficiato appieno dell’effetto espansivo sui multipli delle politiche monetarie. La PBoC è infatti rimasta per il momento estremamente cauta, ma qualora dovesse decidere di seguire l’esempio delle controparti sviluppate, l’effetto potenziale sulle valutazioni azionarie potrebbe essere dirompente.
(abstract)

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Coronavirus: L’Europa si prepara per la Fase 2

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Il momento più acuto dell’emergenza sanitaria sembra ormai alle spalle e, dopo quasi due mesi di “lockdown”, si iniziano a bilanciare i benefici sanitari delle misure di distanziamento sociale con i danni economici che esse producono. Spinti dall’esigenza di tutelare il proprio tessuto sociale ed economico, quindi, molti Paesi stanno iniziando ad allentare le misure adottate per contenere la diffusione del virus, nell’attesa di determinanti innovazioni in campo medico. Qualora le misure di distanziamento sociale venissero gradualmente rimosse, ipotizziamo che, nel giro di un trimestre ovvero per fine luglio, si potrebbe tornare sopra il 90% circa dell’attività economica pre-COVID (dall’80% attuale), come successo grossomodo in Cina; per fine anno si prevede un recupero quasi completo dei livelli di inizio anno. In questo quadro, le nostre analisi prevedono una contrazione del PIL globale nel 2020 del -3.3%, seguito poi da un rimbalzo deciso nel 2021 (tenendo conto delle politiche fiscali e monetarie, la cui efficacia determinerà molto del risultato). Come già evidenziato dalle stime del Fondo Monetario Internazionale, l’Europa dovrebbe risultare la regione più fortemente penalizzata dal contesto attuale. Ciò è legato soprattutto alla minore capacità di reazione mostrata rispetto ad esempio agli USA.Il Paese nordamericano ha messo a terra una combinazione di stimoli monetari e fiscali che, se non arrivano ad un vero e proprio ‘helicopter money’, ci si avvicinano molto. La manovra fiscale, pari a oltre il 7% del PIL del Paese, comporterà un aumento dell’indebitamento pubblico che sarà più che compensato dagli acquisti della Fed. Quest’ultima, infatti, oltre ad aver tagliato i tassi di 150pb, con il suo programma di acquisti, ha già iniettato liquidità nel sistema per $2’500 miliardi (quasi altri $2’000 miliardi sono previsti per fine anno) che stimiamo abbiamo effetti equivalenti ad altri 250pb di tagli (quindi è come se avesse ridotto i tassi del 4%). La Fed in questo modo comprerà più debito di quanto verrà emesso per finanziare la spesa fiscale. Di fatto, è stato costituito quell’ammortizzatore che farà sì che il reddito disponibile delle persone scenderà meno rispetto al PIL nazionale (-5.3% atteso per il 2020), come già osservato in occasione della grande crisi finanziaria del 2007-2009. E la monetizzazione del debito eviterà un rialzo dei tassi di interesse che avrebbe ripercussioni negative sugli investimenti privati (effetto spiazzamento).Confrontando questi numeri con quanto fatto in Europa, spesa fiscale di poco superiore al 3% del PIL e QE da circa €1’200 miliardi (senza tagli dei tassi, visto che per il blocco a moneta unica questi si trovavano già in territorio negativo allo scoppio della crisi), si intuisce la diversa entità della reazione di politica economica nelle due regioni. Se ne sono accorti anche i mercati finanziari che, non a caso, stanno lasciando indietro i listini europei rispetto a quelli statunitensi. Con questo non vogliamo dire che l’intervento delle istituzioni del Vecchio Continente sia irrisorio, anzi è superiore a quello utilizzato per contenere la crisi nel biennio tra il 2007 e il 2009. Tuttavia, anche per la natura intrinseca dell’ordinamento comunitario, è stato, almeno per il momento, in gran parte delegato ai singoli Stati, liberati a tal fine dai vincoli del Patto di Stabilità. Chiaramente, questo ha voluto dire rinunciare, in questa prima fase, ad una risposta unitaria, dando il via libera a manovre nazionali in ordine sparso, ognuna calibrata sullo spazio di manovra fiscale a disposizione di ciascun Paese. Si è venuta a creare, di conseguenza, un’asimmetria nelle misure adottate, per cui i Paesi con una minore flessibilità di bilancio sono proprio quelli più duramente colpiti dalla pandemia, quelli del Sud Europa.Per questo motivo, nell’attesa di un dispiegamento di un reale pacchetto di stimoli monetari comunitari, giocherà un ruolo ancora più fondamentale la Banca Centrale Europea, che avrà il compito prioritario di contenere il costo del debito pubblico della regione, allontanando nel tempo le questioni circa la sua sostenibilità. A tal fine, la BCE ha già chiarito di avere ampia flessibilità nell’interpretare i vincoli di intervento per Paese e per emissione (cosa peraltro già messa in pratica). Tale impegno verosimilmente si sostanzierà innanzitutto in un ampliamento della portata e in un allungamento della scadenza del suo programma di acquisti PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme). In aggiunta, potrebbero venire allentate ulteriormente le limitazioni negli acquisti date dal meccanismo della capital key, già momentaneamente accantonato, una soluzione che rappresenterebbe, di fatto, un surrogato dell’OMT (gli acquisti senza limiti dei Titoli di Stato a 1-3 anni di scadenza di un Paese che ricorre al MES). Quest’ultimo, rimane lo strumento di ultima istanza, per il quale condizione necessaria (ma probabilmente non sufficiente) sarebbe il ricorso alla nuova linea di credito del MES – la Pandemic Crisis Facility (PCF). La combinazione del PCF del MES con l’OMT (forse con un monitoraggio fiscale ad hoc) sarà utile in caso di grave crisi specifica di un Paese. Di ben altra portata è il cosiddetto Recovery Fund. Facendo leva sul Bilancio Europeo, il Fondo per la Ricostruzione potrebbe arrivare, infatti, a liberare risorse per €2’000 miliardi. Le tempistiche per la sua implementazione, tuttavia, sono piuttosto lunghe. In primis, perché manca ancora un accordo di massima sulla forma che dovrà assumere. Il nodo cruciale riguarda la formula con cui verranno erogati i finanziamenti e, in particolare, se almeno in parte verranno concessi come contributi a fondo perduto. Da questo punto di vista, il 6 maggio la Commissione Europea presenterà una proposta formale e si potrebbe arrivare quindi in tempi brevi a decisivi sviluppi positivi. Eventuali ritardi nelle misure comunitarie richiederanno una maggiore presenza della BCE che resta il principale ‘game in town’ per assicurare buone condizioni finanziarie nell’eurozona.

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Inaccettabile che sorti Italia ed Europa siano decise dalla Germania

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

«La Corte Costituzionale tedesca richiama la BCE contro il piano di sostegno all’economia per fronteggiare la crisi causata dal Coronavirus. Solo a Fratelli d’Italia sembra inaccettabile che le sorti dell’Italia e dell’intera Europa siano decise in totale autonomia dalla Germania attraverso la sua Corte Costituzionale? Abbiamo sempre posto il problema di una architettura europea distorta, nella quale l’Italia ha ceduto ogni sua sovranità nazionale alla UE mentre Francia e Germania utilizzano proprio la UE per perseguire i propri interessi nazionali a discapito degli altri Stati membri, Italia soprattutto. I fatti di questi giorni ci danno ragione, ancora una volta. La trappola che la Germania, con i suoi vassalli, sta preparando è molto chiara: senza un intervento imponente della BCE che acquista titoli di Stato, l’Italia (come altri Stati membri) sarà costretta a far ricorso al MES, il famigerato Fondo Salva Stati, aprendo così le porte alla Troika e al commissariamento della nostra Nazione. Il Governo italiano si faccia sentire. La BCE non è proprietà tedesca, è anche dell’Italia, visto che ne possediamo il 14% e visto che le abbiamo delegato il potere di emettere moneta. In questa fase di emergenza la BCE deve fare quello che fanno tutte le banche centrali del mondo: immettere liquidità e acquistare illimitatamente titoli di Stato, altrimenti non sappiamo cosa farcene di questa BCE e di questa Unione Europea. Se ad altri sta bene vivere da servi dei tedeschi, problemi loro, noi difenderemo con ogni mezzo la libertà e la sovranità del popolo italiano». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Le Rsa sono le strutture più colpite in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

Le RSA e più in generale le strutture residenziali per anziani sono state in tutta Europa le realtà più colpite dal Coronavirus a causa della maggiore vulnerabilità delle persone anziane e non autosufficienti ospitate in tali strutture. Per questo Senior Italia FederAnziani ha espresso grande allarme e deciso di costituire un Advisory Board formato dai massimi esperti del settore sanitario alfine di offrire suggerimenti alle direzioni delle RSA sulla gestione dell’emergenza e di avanzare in merito precise proposte ai decisori politici.Ricerca di soluzioni alternative, come gli alberghi, rispetto al trasferimento nelle RSA dei pazienti positivi al COVID-19 paucisintomatici o che hanno superato la fase acuta; esecuzione dei tamponi sia agli ospiti che agli operatori, inclusi quelli in attesa di rientrare in struttura al termine della quarantena; garanzia di adeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale agli operatori; formazione del personale alla gestione delle emergenze; supporto psicologico a ospiti e famiglie con una particolare attenzione alla trasparenza nella comunicazione; chiarezza organizzativa e delle responsabilità: sono le indicazioni che emergono nel documento Gestione dell’emergenza COVID 19 nelle strutture residenziali per anziani elaborato dal prestigioso Advisory Board scientifico.Tra le indicazioni per i decisori politici quella di «rafforzare il ruolo della sanità territoriale affinché possa gestire anche il trasferimento degli ospiti in ambito familiare ove possibile prevedendo un ruolo di primo piano dei MMG e degli specialisti ambulatoriali nella partecipazione alle attività territoriali, dotati degli indispensabili sistemi di monitoraggio.
Devono essere fornite alle RSA adeguate informazioni circa le procedure da rispettare per contenere l’infezione, così come avviene negli ospedali pubblici, anche fornendo la consulenza specialistica di pneumologi e infettivologi territoriali e di altre branche specialistiche che, in tale contesto, sono figure fondamentali. Deve essere prevista per le RSA, idonee all’isolamento dei casi positivi COVID 19 clinicamente non complessi e gestibili all’interno delle strutture, la possibilità di utilizzare, attraverso i Servizi territoriali ASL di riferimento, in maniera flessibile e limitatamente al periodo epidemico, sistemi di telemonitoraggio cardiorespiratorio, per individuare precocemente il deterioramento dei parametri vitali e consentire il tempestivo trasferimento dei residenti in ospedali COVID adeguatamente attrezzati.»Non va trascurato poi l’impatto psicologico dell’emergenza, da gestire con un adeguato supporto a famiglie e ospiti, anche attraverso la strutturazione di unità dedicate a questo scopo e incentivando la comunicazione verso i familiari. Particolare attenzione va dedicata alla prevenzione dello stress e del burnout per coloro che lavorano all’interno delle strutture.Occorre, si legge nel documento, «riaffermare con chiarezza ruoli e responsabilità delle direzioni sanitarie rispetto alle procedure e dei medici del lavoro rispetto alla valutazione del rischio del personale» e «riportare la responsabilità precisa delle funzioni a ciascun soggetto. Il medico competente, in piena autonomia e senza condizionamenti, deve valutare accuratamente l’esposizione al rischio biologico del personale nel pieno rispetto dei protocolli.»Fondamentale la lotta contro le situazioni irregolari, con il rafforzamento delle attività di ispezione e verifica del rispetto delle norme. In caso di pandemia, occorre prevedere che la responsabilità dei Gestori e degli operatori sanitari e socio-sanitari sia circoscritta al solo caso di dolo. Un capitolo a parte è quello dedicato alla gestione delle cronicità degli ospiti, per cui è necessario rafforzare tutte le azioni necessarie alla gestione preventiva e terapeutica delle cronicità. Anche la riabilitazione conserva un ruolo centrale nell’emergenza. «Allo stato attuale – recita il documento – è anacronistico oltre che inappropriato e contrario alle linee guida internazionali pensare ad una riabilitazione d’organo. Da queste premesse, ed in considerazione dell’attuale emergenza da Covid19 è importante sottolineare come, sebbene l’interessamento polmonare sia tra le principali manifestazioni di questa patologia, si ha il coinvolgimento di altri organi e distretti. La prolungata immobilizzazione soprattutto nei casi gravi provoca un grave decondizionamento con conseguente disabilità, danno funzionale (miopatia e neuropatia da Critical Illness) danno polmonare e netto peggioramento della qualità di vita. È quindi evidente come, anche nelle RSA, ogni intervento riabilitativo per disabilità di origine differente, anche come esiti della Covid19, debba essere gestito dal Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa come responsabile e coordinatore di un Team multidisciplinare.» Non va dimenticata, infine, la mortalità degli anziani presso il proprio domicilio, che secondo quanto emerso dalle ricerche dell’Osservatorio Settoriale sulle RSA della LIUC Business School, coinvolto nell’Advisory Board, non va considerato necessariamente un luogo più sicuro delle RSA: «La popolazione anziana rappresenta il segmento demografico che nel suddetto periodo del 2020 registra il più alto incremento dei decessi rispetto alla media dei 5 anni precedenti, anche se le variazioni più alte si sono verificate nelle fasce anagrafiche degli young old (+91,2%) e degli old old (+99,5%), rispetto a quella degli oldest old (+83,8%), al cui interno ricadono in netta prevalenza i tipici utenti delle RSA. Va, infatti, considerato che l’età media di ingresso nelle RSA negli anni si è progressivamente innalzata e, secondo i dati dell’Osservatorio Settoriale sulle RSA della LIUC Business School, risulta pari a 84,5 anni. È, quindi, evidente che la mortalità registrata negli anziani dei segmenti anagrafici precedenti sia per lo più riconducibile ad anziani residenti al proprio domicilio, che non è, quindi, necessariamente da considerare un luogo più sicuro delle RSA e/o della altre unità di offerta residenziali del territorio rivolte alla popolazione anziana. Queste evidenze vanno tenute in debita considerazione nel ripensare l’attuale sistema di offerta residenziale, soprattutto al fine di evitare di snaturare immotivatamente il ruolo delle RSA all’interno della filiera dei servizi per la non autosufficienza.»

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L’Italia ricorre al Fondo di solidarietà europeo. L’Europa c’è

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

La Commissione europea ha ricevuto dall’Italia la prima domanda di sostegno finanziario relativo al Fondo di solidarietà dell’UE (FSUE), per affrontare la pandemia da Coronavirus e i suoi effetti.Il Fondo era stato istituito per rispondere alle catastrofi naturali, esteso a quelle sanitarie, su proposta dalla Commissione europea del 13 marzo scorso e recepita rapidamente dal Parlamento e dal Consiglio europeo.Il Fondo, operativo dal 1 aprile, con una dotazione di 800 milioni, fornisce aiuti finanziari ai Paesi colpiti dalla pandemia, indirizzati alla fornitura di assistenza medica, delle attrezzature e a misure di contrasto alla diffusione virale.
Alla disponibilità del Fondo di solidarietà, si aggiunge quella del Mes, della Bei e dello Sure (1) e che dovrebbero essere attivati a giugno prossimo. Nel frattempo la Bce ha previsto 220 miliardi per l’acquisto di titoli di Stato italiani entro quest’anno.
Insomma, l’Europa c’è.

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Il coronavirus e l’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

di Giuseppe Bianchi. L’Europa è sotto l’aggressione del coronavirus che rimette in gioco i precari equilibri di un’integrazione incompiuta. Anche perché tale aggressione, non avendo precedenti, non consente il ricorso a soluzioni collaudate. Appare giustificata la comune condizione di angoscia di fronte a un evento imprevedibile così come l’emergere di un primordiale istinto della sopravvivenza. Ciascun paese colpito dal virus si è chiuso nei suoi confini e le diverse comunità di cittadini si sono rivolte al proprio Stato per ottenere protezione.Ma anche a livello di singolo paese l’aggressione del virus ha colpito alcuni territori più di altri, in genere quelli più operosi e aperti agli scambi internazionali, con il duplice effetto di creare tensioni inedite fra autorità centrali e locali, e di rendere più costosi i fermi delle attività per evitare i contagi.L’Italia è il Paese che più riflette questa combinazione di condizioni sfavorevoli, non dimenticando l’accumulazione pregressa di debito pubblico e una economia sfibrata da anni di bassa crescita. L’ipotesi che l’Italia possa risollevarsi da sola evocherebbe la capacità straordinaria del Barone di Münchhausen che, prendendosi per la coda della sua capigliatura, si trasse fuori dal profondo pantano in cui era caduto. È lecito porsi una domanda: come si è arrivati a questa Europa dell’economia e della finanza, così tanto diversa dal progetto dei padri fondatori che avevano prospettato una Europa politica fondata su istituzioni comuni aperte alla reciproca solidarietà?Le risposte sono tante e diverse. Ma c’è un elemento che va recuperato. Ancora nel 2004, 25 paesi allora aderenti all’Unione Europea stipularono un trattato con cui si dava vita ad una Costituzione Europea. Un passaggio importante da un’Europa regolatoria ad un’Europa istituzionale, dotata di personalità giuridica, condivisa nei suoi principi costitutivi di civiltà e di prosperità, dotata di istituzioni, politiche e decisioni a sostegno del funzionamento dell’Unione. Un referendum popolare in due paesi, Francia e Olanda (per gli altri paesi fu prevista un’approvazione parlamentare), bocciò il progetto, facendo fallire l’iniziativa. Questo voto popolare mise a nudo la realtà di un’Europa priva di un popolo europeo tuttora distinto per lingua, tradizioni, preferenze dei cittadini, tutte condizioni radicate nella storia di paesi per secoli in conflitto tra loro.Va anche ricordato che i primi sei paesi fondatori di quelli che diventerà l’Unione Europea erano i paesi vinti e distrutti dalla Seconda Guerra mondiale che si unirono nel grido “mai più guerra fra noi”. Tuttavia i padri fondatori erano consapevoli delle difficoltà del loro progetto, tanto che a uno di essi, Jean Monnet, politico francese ispiratore del primo esperimento europeo di Comunità del Carbone e dell’Acciaio, venne autorevolmente attribuita l’idea che “si dovesse portare il popolo europeo all’unificazione senza che se ne accorgesse”. Ciò, ovviamente non fu possibile e l’integrazione europea prese quella connotazione economicistica che rappresentava il minimo comune denominatore allora condiviso tra i paesi membri. Condivisione che resse fino a quando comuni condizioni di crescita economica consentirono ai diversi paesi dell’Unione di partecipare, sia pure in maniera diseguale, al maggiore benessere creato. Poi è entrata in tensione quando i percorsi di accesso alla crescita economica divennero più competitivi premiando i paesi più forti.Il coronavirus ha reso evidente la crisi di questa Europa dell’economia e della finanza, già provata dalla crisi finanziaria del 2008-2011, la cui gestione ha lasciato un’eredità di reciproche incomprensioni e diffidenze.Non sarà questa l’occasione per decisioni radicali sul futuro dell’Europa perché l’emergenza sanitaria non può cancellare con un colpo di spugna le disuguaglianze che ancora dividono i popoli europei. Può essere un’ulteriore tappa evolutiva del processo di integrazione in atto, attraverso una combinazione di interventi.Da un lato, per rafforzare le istituzioni comunitarie già operative, quali BCE, BEI, SME ed altre, allo scopo di facilitare l’accesso a crediti a tasso agevolato da parte dei diversi paesi; dall’altro, per individuare nuovi strumenti finanziari aperti a nuove forme di condivisione dei debiti pubblici necessari per fronteggiare i costi della crisi in atto che richiederanno tempi suppletivi per la loro messa a punto.La storia cammina a passi lenti e le grandi costruzioni richiedono l’impegno di più generazioni. Utile ricordare che l’abolizione della schiavitù all’origine della sanguinosa guerra civile del Nord America, per quanto definita fin dal 1862 nella Costituzione di quel Paese, impiegò cent’anni per divenire realtà. I cambiamenti ora sono più accelerati ma occorre sempre distinguere i movimenti di superficie rispetto a ciò che avviene nella profondità del corpo sociale. La deflagrazione del progetto Europeo sarebbe una catastrofe sociale che avvierebbe il nostro Paese verso un declino inarrestabile. (fonte: https://www.facebook.com/QuaderniISRIL/)

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Federalisti per unione fiscale europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

“Tra chi lavora per distruggere e chi piange sul latte versato scegliamo di sostenere le iniziative che hanno l’ambizione di costruire una nuova e vera Europa, e per questo sottoscriviamo la proposta dei Federalisti europei: l’Italia si prenda l’onore e l’onere di un’iniziativa politica, proponendo una revisione mirata dei Trattati per creare una competenza fiscale a livello europeo”. Così la senatrice Tatjana Rojc e la deputata Debora Serracchiani, entrambe del Pd, rispondendo positivamente alle proposte contenute in un Memorandum del Movimento Federalista Europeo, preparato per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in vista del Consiglio europeo di giovedì. Per le parlamentari “è inevitabile affrontare l’emergenza con gli strumenti a disposizione, ma condivido l’approccio federalista che chiede per il momento successivo un grande Piano europeo per la ricostruzione. Questo Piano richiede una linea di bilancio federale, alimentata da tasse europee decise dal Parlamento europeo invece che da 27 Stati membri divisi, che è il punto qualificante della proposta dei Federalisti”. “Sia chiaro, non ‘piu tasse’ ma – precisano le esponenti dem – una base di fiscalità europea per permettere un’emissione di debito comune con cui sostenere le spese affrontate dai Paesi per affrontare l’emergenza del coronavirus”.

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Coronavirus – Europa: occasione persa o rimandata?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Il Fondo Monetario Internazionale (IMF) si è espresso, e le sue previsioni non sono affatto incoraggianti. Premettendo che oggi più che mai fare previsioni per il futuro è un esercizio estremamente difficile vista la fluidità e l’incertezza del contesto in cui ci troviamo, l’IMF nel suo World Economic Outlook ha proiettato la crescita globale nel 2020 al -3%, ben peggiore del -1% che avevamo ipotizzato fino a qualche giorno addietro. Abbiamo qualche speranza che queste stime siano (cosa singolare) persino pessimistiche per i Paesi sviluppati (-6%), mentre appaiono quasi generose per i mercati emergenti (-1%). In particolare, dalle analisi risulterebbe fortemente penalizzata l’eurozona, una delle regioni più duramente colpita dal virus e in cui manca ancora una risposta unitaria da parte delle istituzioni comunitarie. Non è un caso che, anche nel corso del rimbalzo registrato dalle borse nelle ultime settimane, le azioni europee abbiano fatto da fanalino di coda. In questo si può leggere la percezione di un ‘whatever it takes’ delle autorità di politica economica statunitensi, non altrettanto chiaro nel vecchio continente.Delude per ora l’assenza di coesione, con le perduranti diatribe tra la fazione dei Paesi del Sud Europa, che chiedono a gran voce l’emissione di Eurobond, e quella dei Paesi del Nord Europa, fermi oppositori di qualsiasi forma di condivisione del rischio.Ad oggi, quindi, il bicchiere appare mezzo vuoto, nonostante le massicce manovre annunciate la settimana scorsa dall’Eurogruppo, che superano complessivamente i 500 miliardi di euro. Tra di esse, è sicuramente apprezzabile il programma contro la disoccupazione (del valore di € 100 miliardi), che vede per la prima volta il mercato del lavoro come target esplicito di politiche comunitarie.La più potente tra le misure adottate, per portata e velocità di attivazione, è tuttavia quella, tanto dibattuta, del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, o Fondo salva-Stati). Tale organizzazione, istituita nel 2012, mette a disposizione dei Paesi che ne fanno richiesta linee di credito per importi fino al 2% del PIL. Vista la straordinarietà della situazione che stiamo attraversando, le risorse verrebbero erogate a fronte di una condizionalità molto blanda, nella forma della destinazione di tali risorse per finalità legate alla pandemia e di un generico rientro nelle regole fiscali comunitarie una volta superata l’emergenza. In aggiunta, l’OMT (Outright Monetary Transactions) aprirebbe all’intervento della BCE che potrebbe effettuare acquisti illimitati dei Titoli di Stato (con scadenza inferiore ai 3 anni) del Paese posto sotto tutela.A questo punto, per sperare in misure più collettive non resta che attendere, con fiducia, l’esito del Consiglio Europeo del 23 aprile, confidando sul fatto che le forze che spingono per una maggiore solidarietà ed integrazione, emerse di recente anche in Germania, prevalgano su quelle di segno opposto, centrifughe sempre in agguato quando si tratta di destinare risorse. D’altronde, nel mondo che ci verrà restituito dalla pandemia di Coronavirus, meno globalizzato e più localizzato, sarà ancora più necessario collaborare tra paesi limitrofi ed interdipendenti. Quindi, per l’Unione Europea mostrare unità di intenti e muoversi verso una maggiore integrazione (unione bancaria, unione fiscale e unione dei mercati) diventerà un problema esistenziale. Tra l’altro, la mancanza di cooperazione globale, con il rischio di destabilizzazione che ne consegue, è già fin troppo evidente nei recenti attacchi di Trump alla Cina e all’OMS, che pongono ostacoli alla gestione già insoddisfacente della pandemia che, essendo un fenomeno globale e simmetrico, non può che essere contrastata in modo corale.Sul fronte positivo, il nuovo Quantitative Easing della BCE contribuirà a rendere sostenibile il debito pubblico dei Paesi della regione. Oltre a calmierare il costo di tale debito, con i suoi acquisti l’istituto centrale riduce il rapporto debito/PIL dei singoli Stati in media del 23% circa, portandolo non lontano dal 60% tracciato come linea guida nel Trattato di Maastricht. Per quanto riguarda l’Italia, tale rapporto, attualmente prossimo al 137% del PIL, scende fino al 116% circa una volta depurato della quota di debito detenuta dalla BCE.
Cosa ne sarà di questo debito è ancora difficile da capire. Se si arriverà ad una maggiore integrazione, si potrebbe ipotizzare che venga reimmesso nel mercato attraverso una mutualizzazione sotto forma di Eurobond, ma solo dopo il suddetto processo di riforme istituzionali comunitarie.Sull’altra sponda dell’Oceano Atlantico, quanto fatto a livello fiscale e monetario risulta ancora più convincente. La Fed, in particolare, dopo aver scongiurato il rischio di disfunzionamenti del mercato interbancario e di un eventuale credit crunch con interventi tempestivi ed efficaci, è arrivata ad acquistare direttamente dalle banche i prestiti a piccole e medie imprese e obbligazioni High Yield: è tornata la ‘put’ della Fed? Non è da escludere che possa spingersi fino ad acquistare azioni, come già fa attualmente la Bank of Japan. Come sappiamo, anche solo paventare tale possibilità, stabilizzerebbe il mercato, presso cui l’istituto gode in questo momento di grande credibilità. A controprova di ciò, in seguito alle manovre messe in atto nelle ultime settimane, le aspettative di inflazione sono risalite in modo molto elastico, sospingendo i tassi reali in territorio abbondantemente negativo (-0,6%).Affinché l’efficacia di tali misure non venga compromessa, però, è necessario che il periodo di lockdown non si prolunghi eccessivamente. Di conseguenza, si iniziano a soppesare con maggiore urgenza gli effetti economici negativi di una proroga delle misure di distanziamento sociale attualmente in vigore. Da tanti fronti si alza la richiesta di una ripresa graduale, ma tempestiva, dell’attività economica.Per arrivare ad una reale riapertura servirebbero maggiori certezze sul fronte dei sistemi di diagnostica (per esempio, test di sieroprevalenza) e monitoraggio che permettano di scannerizzare la popolazione per individuare le persone infette e quelle già immunizzate (se mai, effettivamente, si possa raggiungere tale condizione). Certezze che tardano a manifestarsi ed anzi lasciano spazio a nuovi dubbi (contagi di ritorno). Siamo quindi un po’ più cauti nel giudicare le scelte di vari Paesi che cercano di limitare il sacrificio economico (di breve) attraverso riaperture che potrebbero rivelarsi premature.Ciò che è certo è che i corsi azionari, dopo una prima revisione all’ingiù degli utili attesi (di circa il 15% negli USA e del 20% in Europa) ed un rimbalzo dei corsi dai minimi del 23 marzo, mostrano valutazioni più equilibrate. In effetti, gli utili scenderanno certamente ancora, ma i prezzi attuali sono in grado di assorbire un’ulteriore riduzione del 10% delle previsioni, o poco più (specie se si passasse a misure relative come il premio di rischio azionario rispetto alle obbligazioni). Qualora si dovesse andare oltre a causa del perdurare del blocco dell’attività economica, sarebbe ragionevole attendersi una nuova fase di volatilità sulle borse.Non resta che attendere, quindi, che l’innovazione medica arrivi in nostro soccorso, scongiurando lo scenario peggiore. Quantomeno, l’analisi di cui sopra suggerisce che probabilmente una base (minimi?) ai corsi azionari possa essere stata messa a fine marzo.

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L’Europa e i suoi paradisi fiscali

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

“Il MES è uno strumento inadeguato e siamo convinti che non si debba attivare quel processo”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo a Radio Anch’io su Radio1 Rai. E poi, rispondendo ad una domanda sulla possibilità che lo strumento venga usato da altri Paesi, ha aggiunto “a livello europeo ci sono Paesi con esigenze diverse, e ognuno lo sta dicendo apertamente. Ci sono anche Paesi che sono paradisi fiscali e ogni tanto se lo dimenticano, pensando di essere migliori degli altri. I Paesi europei sono molto diversi nelle loro economie, nelle necessità e nei modi con cui vogliono superare questa difficoltà. È un dibattito europeo che dovremmo vedere in maniera più approfondita, la politica italiana solitamente poco si occupa di Europa”.

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Europa. Mes e quelli che cadono dal pero: Conte, Di Maio, Salvini e Meloni

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

L’argomento del contendere è il Meccanismo europeo di Stabilità (Mes) che tutti costoro hanno contribuito a varare.Vediamo.
Anno 2010-2011. Governo Berlusconi. Sostenuto da PdL e Lega. Giorgia Meloni è ministro, Matteo Salvini è deputato europeo.
Il Consiglio europeo (in rappresentanza dell’Italia c’è il ministro Tremonti) decide di varare un pacchetto di misure per preservare la stabilità finanziaria in Europa: è il Fondo europeo di stabilità finanziaria, precursore del Meccanismo europeo di stabilità (Mes).
Anno 2012. Governo Monti. Il Parlamento ratifica il Meccanismo europeo di Stabilità.
Anno 2018. Nel programma elettorale del M5S è scritto che si impegnerà a smantellare il Mes.
Anno 2018. Il Consiglio europeo decide la riforma del Mes.
Anno 2019. Governo Conte1. Sostenuto da M5S e Lega. Il Governo sottoscrive la riforma del Mes.
Anno 2020. Governo Conte2. I ministri della Economia europei (per l’Italia il ministro Gualtieri) raggiungono un accordo per l’utilizzo del Mes.
Si prevede “come unico requisito di accesso alla linea di credito… l’utilizzo delle risorse per finanziare i costi direttamente o indirettamente relativi alla Sanità, alle cure e alla prevenzione dovuti al Covid-19”. Non sono previste, quindi, condizionalità. Comunque, non è obbligatorio ricorrere al Mes.Oggi, tutti sono contrari al Meccanismo europeo di Stabilità.Una domanda sorge spontanea: dove erano, in questi anni, Di Maio, Salvini, Meloni e Conte? Sull’albero del pero? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Europa: Coronavirus e anello al naso

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

Avere l’anello al naso è una espressione “romanesca” che indica una persona credulona. Ci è venuta questa immagine in merito alle dichiarazioni del segretario della Lega, Matteo Salvini, e del capo politico pro tempore del M5S, Vito Crimi.L’argomento è il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) per l’attuazione del quale, il ministri della Economia europei hanno raggiunto un accordo.
Cosa dice l’accordo? Si prevede “come unico requisito di accesso alla linea di credito… l’utilizzo delle risorse per finanziare i costi direttamente o indirettamente relativi alla Sanità, alle cure e alla prevenzione dovuti al Covid-19”. Non sono previste, quindi, condizionalità.Cosa dice Crimi: noi non accettiamo il Mes, perché in ogni caso le condizioni ci saranno. No, le condizioni non ci sono e il “ci saranno” è uno spauracchio utile per fini elettorali.Cosa dice Salvini: “hanno svenduto il nostro Paese che porterà a una patrimoniale”. No, non c’è nessuna svendita e la patrimoniale è uno spauracchio utile per fini elettorali.
Insomma, M5S e Lega, non vogliono soldi per l’emergenza sanitaria da COVID-19.I due esponenti politici dovranno spiegare ai cittadini perché non vogliono finanziamenti per curare e prevenire la infezione da COVID-19.Tornando all’anello al naso, vorremmo informare i nostri lettori che il Meccanismo europeo di stabilità, che abbiamo già illustrato, è stato sottoscritto dal Governo Conte1, a giugno scorso, quando Salvini e Di Maio erano vicepremier.Dunque, per il M5S e la Lega, il Mes andava bene a giugno scorso, con tutte le condizionalità previste, e non va bene oggi, senza condizionalità, per l’emergenza sanitaria?Probabilmente sono convinti di parlare a quelli che hanno l’anello al naso.(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Coronavirus: CasaPound, ‘contro il Mes pronti alla piazza’

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Roma “Conte dice che il Mes è uno strumento inadeguato per affrontare la crisi coronavirus, ma di questo governo non ci fidiamo, conosciamo bene le sue manovre diversive. Siamo pronti a violare la quarantena e a portare decine di italiani a manifestare sotto il Parlamento se il Meccanismo europeo di stabilità – sia pure nella sua forma ‘light’ – dovesse avere il via libera”. Lo afferma Simone Di Stefano di CasaPound. “Non consentiremo a questa Europa, con la complicità di un governo fantoccio, di ipotecare il futuro della nostra Nazione e dei nostri figli – aggiunge Di Stefano – L’Italia ha bisogno di garantire lo stipendio ai lavoratori, il credito alle imprese e i soldi alle famiglie ora, e senza dover svendere il proprio patrimonio o indebitarsi con nessuno. Il nostro appello è alle opposizioni: questo definitivo scippo di sovranità non ci può vedere rimanere inerti, neppure in tempi di pandemia. Se il nostro timore dovesse tramutarsi in realtà, le forze che oggi rappresentano la maggioranza degli italiani non possono non reagire: smettano di prestarsi a tavoli fasulli e scendano in piazza con noi contro quello che si prospetta come l’ennesimo tradimento dell’esecutivo”.

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Sassoli: Vince la fiducia nell’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, su conclusioni Eurogruppo. “Abbiamo avuto ragione ad avere fiducia nell’Europa. Le proposte formulate dell’Eurogruppo vanno nella giusta direzione, con la trasformazione del MES in ‘Salva Europa’ dall’epidemia Covid19, da usare subito per aumentare le capacità delle nostre strutture sanitarie, ospedali e centri di ricerca. Per salvare le vite dei cittadini europei. Vediamo con favore il consenso dell’Eurogruppo al SURE e al potenziamento della BEI. Nella giusta direzione l’indicazione al Consiglio UE di istituire un Fondo per la ricostruzione dell’Europa da finanziare anche con strumenti innovativi. In questa battaglia per la ricostruzione il Parlamento europeo farà come sempre la sua parte in difesa dei cittadini europei”.

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L’Europa, l’utopia e i suoi nemici

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

di Vincenzo Olita. Tanta e opportuna l’aspettativa per un’affascinante realizzazione che abbiamo accarezzato fino al primo quinquennio del nuovo secolo: l’Unità europea. Iniziò a svanire con l’introduzione dell’euro per poi evaporare del tutto con la crisi finanziaria 2007-2009. Quasi un ventennio, dapprima di delusioni e scoramento, poi man mano di forte ripensamento, infine la presa d’atto del tramonto di un progetto. Non ripeteremo la storia della crisi dell’Unione, dei suoi pochi nemici e dei suoi tanti amici, non faremo una stanca e ripetitiva elencazione di appuntamenti mancati, di inesistenti strategie, di fantasiose visioni, di ennesime occasioni da cogliere, che non sono state e non saranno colte.Da qualche anno e del tutto fuori tempo, ma coscienti che non hanno ancora raggiunto il giusto grado di maturazione, abbiamo segnalato la crisi irreversibile delle tre grandi istituzioni-apparati che hanno caratterizzato il dopoguerra: l’ONU, la Nato e l’Unione europea. Il conformismo dei replicanti del politichese individua come portatore di pericolo il sovranismo del profeta Salvini e dei suoi seguaci, buono come propaganda per la lotta politica interna, del tutto irrilevante e modesta come analisi dello scenario geopolitico. Il sovranismo italiano non è in grado di condizionare nulla e nessuno, allo stesso tempo, ci piacerebbe vedere i fideisti europei realizzare che, specie in tempi grossi di tempesta, il sovranismo si espande e attiene ad ogni nazione con la virulenza e la velocità di un virus. Così non sarà, del resto il fideismo si coniuga compiutamente con congetture e certezze incrollabili.Questo è il tempo in cui si ripete il mantra, nella versione Bergogliana,nessuno si salva da solo, da un Papa forse sarebbe più significativo, almeno per i credenti,ascoltare “nessuno si salva senza affidarsi alSignore”, ma non sarebbe politicamente corretto come:è una battaglia comune, una sfida da vincere insieme, nessuno vince da solo; slogan usati, apparentemente, in fraternità e disinteressata amicizia, di fatto utilizzati con due interessate finalità. Lo usano tutti contro tutti, Stato contro regioni, regioni verso comuni, protezione civile verso comuni e regioni, per affermare l’insostituibile ruolo svolto da ognuno. Eppoi quale migliore occasione per diffondere fede a pieni mani verso l’Unione europea, offuscando ad arte la sua sterile complessità.Le vergini della confraternita europeista, da un lato, ancora una volta mostrano ipocriti stupori e sconcerto, degni della miglior satira di Giovenale sul comportamento di un’adultera, dall’altro, con il nessuno vince da solo recuperano l’immagine di un’indispensabile centralità della costruzione europea. Sono al marketing politico, ma noi ci chiediamo: Città-Stato come Singapore e Monaco, Paesi come Regno Unito, Norvegia, Svizzera e centinaia d’altri, fondamentalmente soli, come faranno a salvarsi? Si salveranno, certo si salveranno. Ad indicarcelo è la storia dell’umanità che, dopo aver subito decine e decine di pestilenze, ricordiamo solo quella del 1347-1353 che causò 20 milioni di morti, circa un terzo della popolazione europea, ha trovato sempre come riprendere con maggiore spinta il suo cammino.Questo europeismo invece è avviato alla consunzione per propria inconsistenza, va esaurendosi in estenuanti e perpetue liti da condominio su interessi essenzialmente finanziari; su queste basi, almeno la Storia non lo ricorda, non fioriscono né sogni, né utopie capaci di scaldare cuori e ragione dei popoli. Così non è stata la storia di questo continente il cui divenire ha seguito sì interessi legati allo sviluppo economico e commerciale, affascinando e coinvolgendo però uomini e donne in concrete aspettative, raggiungibili mete ed elevate aspirazioni, che nel corso dei secoli hanno rappresentato il cordone culturale che ancor oggi riconosciamo come l’essenza, ma vissuta dalla politica come obsoleta, dell’Europa.Già l’Europa delle grandi cattedrali, dalle francesi Chartres e Reims, alle inglesi Canterbury e York, alla spagnola Burgos, alla tedesca Colonia, all’italiana S. Pietro, all’austriaca Stephansdom, all’ungherese Chiesa di Mattia. L’Europa dei liberi pensatori, Platone e Cicerone, Ildelgarda di Bingen e Bernardo di Chiaravalle, Erasmo da Rotterdam e Macchiavelli, Locke e Kant, Stuart Mill e Marx, Nietzsche, Gramsci e Popper per non citarne altri.Già l’Europa con il Cammino di Santiago e le sue decine di diramazioni e la Via Francigena, internazionali autostrade medievali percorse dalle popolazioni europee senza passaporti né confini. A pensarci, forse sentimenti ed emozioni per un’idea di Europa come Patria non sono mai stati così lontani come oggi. (fonte: http://www.societalibera.org)

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