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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘europei’

Il global compact dei burocrati europei

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

“Ecco svelato il documento segreto della Commissione Ue che spiega la strategia da adottare per rendere obbligatorio il Global Compact for Migration per tutti gli Stati a prescindere dalla loro volontà. Una gravissima ingerenza dei burocrati europei sulla sovranità degli Stati nazionali che rende carta straccia la democrazia in Europa. Grazie a Fratelli d’Italia il Parlamento italiano ha votato contro il Global Compact, così come hanno fatto tanti altri Stati europei, ma gli euroburocrati non si rassegnano e tramano per favorire l’immigrazione di massa in Europa. Siamo alla follia: alle elezioni europee del 26 maggio manderemo a casa questi signori per proteggere i nostri confini e la nostra identità e la nostra sovranità”.E’ quanto dichiara su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, postando il link del sito di informazione “La Voce del Patriota” che svela in anteprima i contenuti del documento segreto della Commissione Ue.

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Europei parapendio: argento e bronzo per l’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

europei-parapendio 2018Dal 15° Campionato Europeo di parapendio gli azzurri tornano a casa con un soddisfacente risultato, medaglia d’argento per la squadra e bronzo per il bolognese Alberto Vitale nel singolo.La squadra campione d’Europa 2018 è la Spagna che precede appunto l’Italia, poi a Francia campione del mondo in carica e Germania. La medaglia d’oro nella classifica individuale è stata messa al collo del britannico Theo Warden che ha superato d’un soffio il tedesco Torsten Siegel e il nostro Alberto Vitale, protagonista di una splendida rimonta. Migliore nella graduatoria femminile la francese d’origini nipponiche Seiko Fukuoka Naville. Argento per Yael Margelisch (Svizzera), bronzo per Meryl Delferriere (Francia). La campionessa d’Italia Silvia Buzzi Ferraris, milanese, ha terminato al sesto posto dopo aver vinto una prova femminile. Ventuno le quote rosa presenti.Un plauso per le europei-parapendio1 2018.jpgprestazioni di Joachim Oberhauser di Termeno (Bolzano), di Marco Littamè (Torino) e Marco Busetta di Paternò (Catania) che si sono messi in luce durante alcune task, contribuendo al successo del collettivo.L’evento ha impegnato 150 piloti in rappresentanza di 28 nazioni per due settimane nei cieli di Montalegre, nel nord del Portogallo. Il team italiano si è presentato con la ferma determinazione di cancellare la prova opaca dello scorso anno ai mondiali di Feltre. Operazione riuscita. Questi i restanti piloti azzurri convocati dal CT Alberto Castagna di Cologno Monzese: Christian Biasi di Rovereto (Trento), Federico Nevastro (Padova) e l’emiliano Michele Boschi.
Durante il campionato sono stati effettuati otto voli, uno al giorno, su distanze tra i 52 ed i 94 chilometri, percorsi contrassegnati da punti salienti del territorio, che i parapendio hanno aggirato prima di raggiungere l’atterraggio in media dopo due o tre ore, in un caso anche solo un’ora e mezza. Cancellate due task per avverse condizioni meteo, un dovere per riguardo alla sicurezza dei piloti. (Gustavo Vitali con foto presunto copyright)

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Europei deltaplano, ennesimo trionfo azzurro nei cieli della Macedonia

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

delta-europa-2018-1La squadra nazionale di volo libero in deltaplano si è aggiudicata per la quarta volta il titolo europeo. Il pilota Alessandro Ploner di San Cassiano (Bolzano) è il nuovo campione europeo e prende in consegna il testimone da Christian Ciech, trentino trapiantato a Varese, che lo aveva vinto nel 2016. Teatro dell’impresa la cittadina di Krushevo in Macedonia, posta alle soglie della pianura chiamata Pelagonia, circondata da tre catene montuose indipendenti a nord, est e ovest e aperta a sud verso la Grecia e alla mite influenza del clima mediterraneo.
Dal decollo posto a un’altitudine di 1450 metri 89 piloti provenienti da 24 nazioni hanno spiccato il volo otto volte, una al giorno, lungo percorsi tra i 103 e i 165 chilometri. Contrassegnati da punti di aggiramento certificati dai GPS in dotazione ai partecipanti, questi mezzi privi di motore hanno impiegato mediamente circa tre ore per completare i tragitti, sfruttando un propulsore assolutamente ecologico, vale a dire l’azione del sole sul suolo e le correnti ascensionali che essa provoca.Il team Italia è balzato in testa alla classifica a metà del campionato giunto alla 20.a edizione, mantenendola fino alla fine. Dietro gli azzurri le nazionali della Repubblica Ceca e del Regno Unito, due ossi duri che hanno dato del filo da torcere agli Italiani. Alex Ploner ha guidato la classifica individuale per circa metà competizione, inseguito dal britannico Grant Crossingham, medaglia d’argento. Terzo l’ungherese Balazs Ujhelyi, quarto ancora un azzurro, Filippo Oppici di Parma. Gli altri membri della squadra italiana: Tullio Gervasoni di Brescia, Anton Moroder dal Sud Tirolo, Davide Guiducci di Villa Minozzo (Reggio Emilia) e Marco Laurenzi di Veroli (Frosinone). Li ha guidati il CT varesino Flavio Tebaldi.Immenso il palmare del team italiano: otto volte campione del mondo, delle quali cinque consecutive, e quattro volte campione d’Europa, tutte consecutive; innumerevoli medaglie individuali dei suoi piloti.In contemporanea nel medesimo sito di volo 33 piloti di otto nazioni hanno dato vita all’8° Campionato Mondiale per deltaplani cosiddetti “ala rigida”. Mezzi più performanti di quelli ad “ala flessibile” impegnati nell’europeo, differiscono da questi sostanzialmente nella struttura. Ha vinto il titolo l’austriaco Wolfgang Kothgasser, medaglia d’argento al tedesco Tim Grabowski e quella di bronzo al connazionale Robert Bernat. Quarto Toni Raumauf (Austria). L’unico italiano in lizza, Luca Comino di Mondovì (Cuneo), dopo alterne vicende ha chiuso la competizione con un apprezzabile quinto posto.

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Europei parapendio: Italia alla riscossa

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

parapendio littame-portogallo-2012.jpgLa squadra nazionale di volo libero in parapendio è prossima alla partenza per la 15.a edizione dei Campionati Europei della disciplina che si terranno a Montalegre, in Portogallo, dal 16 al 28 luglio.
Difficile il compito degli azzurri a partire dal riscatto dopo la pallida prova ai campionati del mondo dello scorso anno, quando la squadra non ha sfruttato il fattore campo, visto che si sono disputati nei cieli nostrani di Feltre. Subito dopo quello di battere i mostri francesi che da anni regnano incontrastati nei cieli. I piloti transalpini negli ultimi cinque campionati del mondo hanno vinto altrettante medaglie d’oro individuali maschili, due femminili e tre a squadra. Durante gli scorsi europei, dove l’Italia ha vinto una medaglia d’argento nell’individuale grazie a Joachim Oberhauser e quella di bronzo a squadre, i cugini d’oltralpe hanno riempito il sacco con tutte le medaglie d’oro e l’argento femminile.Questi i convocati dal CT Alberto Castagna di Cologno Monzese: Silvia Buzzi Ferraris, milanese e fresca di titolo italiano, Christian Biasi di Rovereto (Trento), Joachim Oberhauser di Termeno (Bolzano), Federico Nevastro (Padova), l’emiliano Michele Boschi, Marco Littamè (Torino), Alberto Vitale (Bologna) e, dalle pendici dell’Etna, Marco Busetta.La cittadina di Montalegre è situata nel nord del Portogallo, nel distretto di Vila Real. Tutto intorno alte montagne, valli aperte e vaste pianure, sito di volo collaudato che ha già ospitato altri eventi internazionali. Dal decollo di Serra do Larouco a 1525 metri d’altitudine i piloti dirameranno lungo percorsi contrassegnati da punti salienti del territorio e, con condizioni del tempo favorevoli, voleranno anche per 100 km prima di raggiungere l’atterraggio.Il titolo è assegnato in base ai risultati conseguiti da ciascun pilota nel corso di dieci voli, uno al giorno, meteo permettendo. Oltre 30 le nazioni europee partecipanti per un massimo di 150 piloti, numero dettato da ragioni organizzative e di sicurezza. (foto: parapendio)

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Gli europei che hanno trascorso cinque anni nel Regno Unito dovranno pagare 73 euro per rimanere dopo la Brexit

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Il Ministero dell’Interno britannico giovedì ha comunicato alcuni dettagli sul futuro dei cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito dopo la Brexit. A partire dal 29 marzo 2019, data di partenza dal paese dell’Unione Europea, gli europei che hanno vissuto nel paese per cinque anni dovranno pagare 65 sterline (73 euro), dare il proprio nome e indirizzo e, inoltre, dimostrare che non hanno una fedina penale sporca per qualificarsi per lo “status regolare” e poter rimanere nel Regno Unito senza limiti. I bambini sotto i 16 anni dovranno pagare solo 32,50 sterline (37,22 euro). “I cittadini dell’UE possono richiedere lo stato di residenza in tre semplici passaggi per un prezzo inferiore al passaporto”, ha dichiarato il ministero dell’Interno in un comunicato stampa. I cittadini europei che hanno vissuto nel Regno Unito per almeno cinque anni devono richiedere lo “status regolare” durante il periodo di transizione concordato tra Londra e Bruxelles. D’altra parte, quelli che sono arrivati ​​più di recente dovrebbero richiedere il pre-sede. I cittadini che ottengono quest’ultimo status possono continuare nel Regno Unito fino a quando non raggiungono l’età di cinque anni, momento in cui devono presentare domanda per il posto. Il Dirigente conservatore ha spiegato che la scadenza per richiedere entrambe le categorie sarà prorogata fino al 30 giugno 2021 – sei mesi dopo la fine del periodo di transizione concordato tra Londra e Bruxelles – e le persone che lo otterranno saranno trattate come cittadini britannici in relazione a assistenza sanitaria, istruzione e pensioni. “I cittadini dell’UE danno un grande contributo alla nostra economia e alla nostra società, sono nostri amici, familiari e colleghi e noi vogliamo che rimangano”, ha dichiarato il ministro dell’Immigrazione, Caroline Nokes. Inoltre, i familiari di queste persone che vivono in un altro paese possono recarsi nel Regno Unito anche dopo la fine del periodo di transizione, a condizione che il rapporto di parentela esistesse prima del 31 dicembre 2020 e continua ad esistere una volta trasferito nel Regno Unito. “Stiamo dimostrando reali progressi e non vedo l’ora di sentire ulteriori dettagli su come l’Unione europea farà accordi reciproci per i cittadini britannici che vivono nell’UE”, ha detto Nokes. L’esecutivo di Theresa May si aspetta che oltre tre milioni di cittadini europei facciano questa richiesta una volta disponibile, prevedibilmente entro la fine dell’anno. L’applicazione, che sarà disponibile nelle 23 lingue dell’UE, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, può essere effettuata online attraverso la pagina Executive o un’applicazione per il telefono cellulare. Una volta che l’applicazione è completata. il Ministero lo studierà e darà una risposta nel “tempo più breve possibile”. ” Non cerchiamo scuse per non concedere questo status, ci deve essere un ottimo motivo per cui non lo si ottiene”, ha detto il ministro dell’Interno Sajid Javid giovedì in una commissione della camera alta del parlamento.

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Europei “senza cuore”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Le malattie alle valvole del cuore colpiscono oltre 1 milione di italiani e, visto che sono strettamente correlate all’avanzare degli anni, la loro prevalenza aumenta con l’età, tanto da riguardare il 10% delle persone con più di 65 anni. Nonostante i dati epidemiologici indichino che parliamo di malattie che riguardano un’ampia fetta della popolazione, la consapevolezza nei loro confronti è molto bassa: solo il 3% degli europei e degli italiani sa che il nostro cuore ha quattro valvole e solo il 7% degli europei conosce le malattie delle valvole cardiache, percentuale che scende al 5% se consideriamo solo gli intervistati italiani. Questi i dati che emergono da un’indagine che ha visto coinvolti 8.860 over 60enni in Austria, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Svezia, Gran Bretagna e Italia con 1.000 persone intervistate. Per questo è stata istituita per l’8 settembre prossimo, e sarà celebrata per la prima volta nei Paesi europei, con attività che si svilupperanno nel corso di tutto il mese di settembre, la Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, European Heart Valve Disease Awareness Day. “Diversi sono gli obiettivi di questa iniziativa – dichiara Roberto Messina Presidente di Cuore Italia – Heart Valve Voice – alcuni dei più importanti sono: aumentare la consapevolezza sia della cittadinanza sia delle Istituzioni su queste malattie, promuovere e diffondere la conoscenza dei sintomi, migliorare la diagnosi che può essere effettuata in modo semplice da parte del medico di medicina generale auscultando il cuore con lo stetoscopio”. Le malattie alle valvole del cuore, se non curate adeguatamente, provocano un serio peggioramento della qualità di vita del malato, possono causare scompenso cardiaco anche grave e portare a morte nel giro di pochi anni. La buona notizia è che si possono curare e guarire. Quando viene diagnosticata una forma grave le possibilità di cura sono la riparazione o la sostituzione della valvola con interventi che sono il frutto di decenni di ricerca sui materiali e di innovazione nelle procedure chirurgiche e cardiologiche interventistiche. Le strade oggi a disposizione sono essenzialmente due: la via chirurgica o la procedura transcatetere. La prima consiste nell’impianto o nella riparazione delle valvole con un intervento di cardiochirurgia a cuore aperto o con i più moderni approcci minimamente invasivi. La seconda prevede trattamenti messi a punto più di recente, che permettono la riparazione della valvola mitrale con una clip o l’impianto di un anello, adatto quest’ultimo anche per riparare la valvola tricuspide, oppure la sostituzione della valvola aortica mediante la TAVI, un intervento eseguito spesso in anestesia locale, che utilizza un catetere introdotto attraverso l’arteria dell’inguine, indicato nei pazienti giudicati non idonei all’intervento chirurgico o a rischio alto o intermedio per la chirurgia e rappresenta la tecnica più adeguata nei pazienti anziani.
La Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, European Heart Valve Disease Awareness Day è promossa da alcune delle principali organizzazioni scientifiche e di tutela dei diritti dei malati cardiopatici europee: tra gli altri, le associazioni Cuore Italia – Heart Valve Voice, la francese Alliance du Coeur, la britannica Heart Valve Voice UK, l’Irlandese Croi, la spagnola Aepovac, l’olandese Hart Volgers, l’associazione di cardiologia e medicina interventistica europea PCR, la Società Italiana di Cardiologia Interventistica GISE e la sua Fondazione GISE, la Società Italiana di cardiologia geriatrica SICGe e il Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva GICR-IACRP.

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Proposta di legge per denunciare i trattati europei

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

E’ stato depositato in Corte di Cassazione il testo della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per l’indizione di un Referendum di denuncia dei trattati Europei per l’uscita dall’Unione Europea. L’Unione Sindacale di Base, che ha già avviato la raccolta di firme su un’altra legge di iniziativa popolare per abrogare le modifiche dell’articolo 81 della Costituzione attuate dal governo Monti nel 2012, al fine di introdurre il Pareggio di Bilancio nella nostra Carta, ha sottoscritto anche la presentazione della richiesta di un Referendum che, denunciando i trattati europei in vigore, possa consentire l’uscita del nostro Paese dall’Unione Europea.La raccolta di firme sulle due leggi rientra nella più complessiva campagna sui tre NO lanciata dalla piattaforma Eurostop di cui USB è parte: NO EU, NO EURO, NO NATO. Il quesito formulato indica questi presupposti:
1. Il Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, indice un referendum per il giorno delle elezioni dei rappresentanti del Parlamento europeo, avente per oggetto i quesiti indicati nell’articolo 2.
2. Hanno diritto di voto tutti i cittadini che, alla data di svolgimento del referendum, abbiano compiuto il diciottesimo anno di età e che siano iscritti nelle liste elettorali del comune, a norma delle disposizioni contenute nel testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, e successive modificazioni ed integrazioni.
I quesiti da sottoporre a referendum sono i seguenti:
a) “Ritenete voi che lo Stato italiano debba denunciare il Trattato sull’Unione Europea e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, per uscire dall’Unione Europea?”;
b) “Ritenete voi che lo Stato italiano debba denunciare il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria (cosiddetto Fiscal Compact) e il Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (MES), per consentire politiche espansive, che contribuiscano al superamento dell’attuale situazione di crisi economica, di disoccupazione e precarietà del lavoro, e alla garanzia di efficaci servizi pubblici?”.(Unione Sindacale di Base)

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Iniziativa dei cittadini europei

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

Dall’entrata in vigore di questo nuovo strumento nel 2012, si stima che 9 milioni di europei di tutti i 28 Stati membri abbiano sostenuto un’iniziativa dei cittadini europei. Finora 4 iniziative di successo hanno superato la soglia del milione di firme: la Commissione si è impegnata a dare un seguito a 3 di esse.Il Primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: “Il fatto che 9 milioni di persone abbiano sostenuto un’iniziativa dei cittadini europei negli ultimi 6 anni mostra che questo strumento dell’UE promuove la partecipazione e il dibattito oltre i confini nazionali, incidendo concretamente sulle politiche dell’UE. Ma dobbiamo andare oltre: la nostra recente proposta di riforma renderà molto più agevole per i cittadini varare e sostenere nuove iniziative, consentendo altresì ai giovani a partire dall’età di 16 anni di avere voce in capitolo.”
Negli ultimi 3 anni sono stati apportati miglioramenti non legislativi allo strumento. La Commissione Juncker ha inoltre adottato un approccio più politico: tutte le richieste di registrazione (prima di iniziare la raccolta delle firme) sono ora sottoposte al Collegio dei commissari e in alcuni casi sono concesse registrazioni parziali. Questi cambiamenti hanno comportato un aumento significativo del numero di iniziative delle quali è stata accettata la registrazione: dall’aprile del 2015 circa il 90% delle iniziative proposte, rispetto al 60% di tutte le proposte del precedente periodo triennale.Fra le 4 iniziative dei cittadini che hanno ottenuto il sostegno di oltre 1 milione di cittadini, la Commissione ha dato seguito all’iniziativa “Stop Vivisection” attraverso azioni non legislative; in risposta all’iniziativa “Right2Water”, nel febbraio scorso la Commissione ha proposto la revisione della direttiva sull’acqua potabile e, in seguito all’iniziativa “Ban glyphosate and toxic pesticides”, la Commissione ha annunciato una proposta legislativa intesa a migliorare la trasparenza delle valutazioni scientifiche e del processo decisionale.Successivamente alla pubblicazione della prima relazione sull’applicazione del regolamento riguardante l’iniziativa dei cittadini nel marzo del 2015, è stata avviata una revisione intesa a migliorare l’efficacia dello strumento, anche per mezzo di una consultazione pubblica aperta. Il 13 settembre 2017 la Commissione ha quindi proposto un nuovo regolamento, che dovrà ora essere adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Questo nuovo atto renderà l’iniziativa dei cittadini europei più accessibile, meno gravosa e più agevole per gli organizzatori così come per i sostenitori. La Commissione invita ad adottarlo entro la fine del 2018 affinché possa entrare in vigore nel gennaio del 2020.

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4a iniziativa dei cittadini europei

Posted by fidest press agency su martedì, 10 ottobre 2017

Commissione-europeaBruxelles. Venerdì 6 ottobre è stata ufficialmente presentata alla Commissione europea la quarta iniziativa dei cittadini europei, “Vietare il glifosato”, che ha ottenuto oltre un milione di firme di cittadini di almeno sette Stati membri. I promotori chiedono alla Commissione “di proporre agli Stati membri di vietare il glifosato, di rivedere la procedura di approvazione dei pesticidi e di fissare obiettivi obbligatori di riduzione dell’uso dei pesticidi validi in tutta l’UE”. Finora sono state ricevute 1.070.865 dichiarazioni di sostegno da 22 Stati membri, verificate e convalidate dalle autorità nazionali. Entro tre mesi la Commissione inviterà i promotori a Bruxelles per presentare le proprie idee nel dettaglio e sarà organizzata un’audizione pubblica al Parlamento europeo per permettere a tutte le parti interessate di esprimersi. A quel punto la Commissione, a norma dell’articolo 11, paragrafo 4, del trattato sull’Unione europea, deciderà se avanzare una proposta normativa, adottare provvedimenti di altra natura per raggiungere gli obiettivi dell’iniziativa o se una sua azione non è opportuna. Dopo aver ascoltato le parti interessate, la Commissione presenterà una comunicazione per illustrare le sue motivazioni.Il diritto d’iniziativa dei cittadini europei è uno strumento a disposizione dei cittadini che consente loro di contribuire a forgiare il diritto e la politica dell’UE. Recentemente la Commissione ha presentato una proposta di revisione del regolamento sull’iniziativa dei cittadini europei per rendere questo strumento ancor più accessibile e per incoraggiarne l’utilizzo.

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BPCO, una malattia che gli europei conoscono poco

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

European public opinion“Hai mai sentito parlare di BPCO?” Due volte su tre, la risposta a questa domanda è “no”. Soltanto il 45% dei tedeschi, il 44% degli inglesi, il 41% degli spagnoli, appena il 20% dei belgi e, fanalino di coda, il 10% degli italiani, infatti, ha risposto di sì. A rivelarlo è un’approfondita indagine realizzata a luglio da GfK Eurisko in cinque paesi europei (Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Belgio) su un campione di 4.250 persone dai 18 anni in poi. In media, “ha sentito parlare di BPCO” il 35% degli intervistati e soltanto il 10% ha associato la sigla alla Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva. Un numero sorprendentemente basso per una malattia che colpisce 348 milioni di persone nel mondo e che entro il 2020 sarà la terza causa di decesso. L’indagine GfK Eurisko “La BPCO (Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva) le conoscenze, i vissuti, l‘impatto sulla qualità di vita”, svela molti aspetti di questa malattia e della percezione che se ne ha. Correttamente, viene considerata grave o molto grave nella quasi totalità dei casi (95%) e nella classifica delle patologie più severe viene messa al quinto posto, dopo cancro, infarto, ictus e Alzheimer. Anche riguardo alla prevenzione c’è un buon livello di consapevolezza: i dati mostrano che per la maggior parte delle persone che la conoscono, la BPCO può essere prevenuta non fumando o smettendo di fumare (84%) e facendo controlli periodici (63%). Il fumo, in particolare, è considerato la causa principale dell’insorgere della malattia (da oltre l’80% di chi ne ha sentito parlare), seguito dall’inquinamento (54%) e dalla familiarità (37%).“È indispensabile che si alzi la guardia su questa malattia, che nel mondo causa tre milioni di morti ogni anno”, afferma Leonardo M. Fabbri, già Professore di Medicina Interna e Respiratoria presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, Visiting Professor di Medicina Interna e Respiratoria all’Università di Ferrara e Gothenburg (Svezia). “Secondo l’indagine GfK Eurisko – continua Fabbri – l’opinione pubblica la pone al quinto posto tra le malattie più invalidanti, dopo gli eventi cardiovascolari. Ma pochi forse sanno che oggi la mortalità di chi è ricoverato in ospedale per infarto è del 15% a tre anni, mentre la mortalità di un paziente con BPCO ricoverato per una riacutizzazione della malattia, cioè un peggioramento acuto dei sintomi, è del 50% nello stesso periodo”.
I sintomi della malattia più presenti risultano essere la stanchezza (48%), la mancanza di fiato/fiato corto (dispnea, 46%), la tosse secca (40%), il senso di oppressione sul petto e la difficoltà a respirare (31%).Ma al di là dell’elenco dei singoli sintomi, i dati svelano il grande impatto della malattia sulla qualità della vita. La BPCO influenza la vita in generale nel 75% dei casi, il lavoro e le attività quotidiane nel 66%, la vita sociale, le relazioni e la vita familiare nel 56% e la vita di coppia nel 51%.
Scendendo più nel dettaglio, nel 79% dei casi i pazienti hanno difficoltà a fare qualsiasi tipo di attività sportiva; nel 62% non riescono a dedicarsi come vorrebbero al proprio hobby; nella stessa percentuale (62%) non riescono a prendersi cura dei bambini o a giocare con loro; il 56% limita i viaggi, il 53% la vita affettiva, il 47% gli incontri con gli amici e il 42% le uscite per andare al ristorante, al cinema, a teatro, al pub.
Solo il 35% dei pazienti intervistati assume un solo farmaco, il 42% ne assume due e ben il 23% ne assume tre o più. Questo per molti significa dover gestire più inalatori: un problema che si riflette sull’aderenza al trattamento. Se il 75% segue le prescrizioni del medico, infatti, uno su quattro non riesce: la metà perché si sente meglio e pensa di non aver bisogno del farmaco, il 41% perché si dimentica, il 13% perché “assumere tante medicine lo fa sentire malato”. Altri commentano che “è difficile utilizzare differenti tipi di inalatore”, che la cura non è efficace e che è una cura complicata, ed è facile commettere errori.
In ultimo, l’indagine ha sondato quali siano i bisogni ancora insoddisfatti di questi pazienti. Ebbene, la stragrande maggioranza – 85% – vorrebbe un farmaco che lo facesse stare meglio, il 77% vorrebbe un farmaco che agisse più in fretta, il 65% vorrebbe usare un solo inalatore, il 60% vorrebbe dover assumere un solo farmaco.

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L’Europa che vorremmo dimenticando il conto da pagare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 settembre 2017

europaSe tralasciamo il discorso su ciò che i nostri padri pensavano sull’Europa da europei e ci limitiamo a considerare i fatti odierni dobbiamo renderci conto che dopo tanti sforzi unitari e le relative accelerazioni annettendo senza farci molti scrupoli paesi che non avevano ancora maturato l’idea dello stare insieme e le regole che avrebbero dovuto condividere e alla possibile perdita di parte della loro sovranità in tema di politica estera, di economia, di finanza, di giustizia, di certo la loro vocazione unitaria avrebbe mostrato non poche crepe.
E’ questo a mio avviso il tallone di Achille di una comunità che pensa ai propri confini in termini nazionali e non di certo sovranazionali.
L’Europa sembra oggi insofferente al conto che la storia le presenta dopo decenni di colonialismo, post colonialismo e di governi fantoccio in paesi dove l’ordine di scuderia era quello di sfruttare, impoverire, immiserire in nome del profitto fine a se stesso.
Abbiamo fatto scempio degli stessi diritti che enunciavamo con orgoglio in nome della “realpolitik” per dedicarci animo e corpo alla ricerca e il mantenimento del potere, indipendentemente da questioni religiose o morali.
Eravamo tanto invasati alla ricerca diplomatica di un primato fra gli Imperi Europei che abbiamo saputo dar seguito naturale alle feluche dei propri ministri, diplomatici, accademici sostituendole con gli elmi del guerriero e scatenare guerre sanguinose e immani distruzioni per affermare un predominio che la diplomazia delle feluche non era riuscita ad assicurare. Ora che i tempi del guerreggiare in armi sono passati di moda un’altra cultura si è affermata affinando l’ingegno degli europei verso un modo di pensare più ricercato. Così l’Europa comunitaria si è trasformata in uno scudo protettivo e in un terreno di lauti profitti per chi avendo perso la guerra sul terreno di battaglia ritrova la sua revanche in senso storico politico nel campo dell’economia e della finanza.
Questo doppio binario di politica interna ed internazionale messo in piedi da chi continua a sentirsi storicamente erede di un passato imperiale è destinato a far pagare un prezzo molto elevato a quelle nazioni in Europa e altrove che hanno subito il fascino del più forte e non compreso l’insidia che nascondeva. Se questa è l’Europa che vogliamo abbiamo sbagliato alla grande perché non vi è dignità per i sudditi. E qui mi fermo. Come dire? Ai posteri l’ovvia sentenza. (Riccardo Alfonso direttore centri studi sociali e politici della Fidest)

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Gli ultimi attentati devono far riflettere gli italiani e gli europei

Posted by fidest press agency su martedì, 22 agosto 2017

barcellona attentatoÈ necessario ripensare due concetti che il politicamente corretto della sinistra e dei circoli culturali del buonismo hanno finora imposto, forti del loro controllo su molti media: l’accoglienza e l’integrazione. I fatti tragici di questi ultimi anni e quelli di Barcellona e forse di Turku in Finlandia di queste ore dimostrano che è fallita l’integrazione con la parte più radicale e fanatica dell’Islam che si è dimostrata quindi inconciliabile con i traguardi raggiunti dalla nostra civiltà”. È quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.
“Per questo – aggiunge – bisognerà prevedere per gli immigrati naturalizzati o di seconda generazione che mostrino un radicalismo religioso la privazione della cittadinanza. Altro che ius soli. La cittadinanza non può essere un diritto, ma una conquista di cultura e di rispetto per chi ti ospita. Allo stesso tempo, appare chiaro che l’accoglienza quantitativa e qualitativa sta destrutturando e disumanizzando le nostre società aperte e tolleranti”. “Rischiamo – conclude Cirielli -di divenire xenofobi per colpa di un’immigrazione incontrollata voluta dalla sinistra, ma abbiamo il diritto, come diceva Popper (non certo di Destra o populista), di non tollerare gli intolleranti in nome della tolleranza”.

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L’arabismo occidentale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

mediterraneoCi appare persino fin troppo chiaro che abbiamo affrontato il problema arabo con il passo sbagliato perché abbiamo voluto in qualche modo affermare un primato occidentale nei confronti di quei popoli che pur avendo, come gli arabi del vicino oriente, risorse energetiche notevoli per far camminare la macchina industriale dell’occidente, avrebbero potuto gestire al meglio le proprie risorse e ricavarci benefici sostanziali per i popoli interessati. E’ subentrata quella anomalia che cacciata dalla porta come il colonialismo è rientrata, come si sul dire, dalla finestra. E non solo. Sono proprio gli Stati Uniti, quelli che furono i più fieri oppositori del colonialismo praticato dagli europei nei confronti degli africani e degli asiatici, a rimettere in piedi questa vecchia e mai doma pratica sia pure ammantandola da logiche più tipicamente commerciali ed industriali. Si esportano le imprese per farle produrre con una manodopera a bassi costi e priva di oneri sociali. Si garantisce la tutela dell’ordine attraverso la presenza di governi fantoccio corrotti al punto giusto per trovare la loro convenienza a stare al gioco e a fare, all’occorrenza, il lavoro sporco per interposta persona come il perseguitare gli oppositori e stroncare le protese popolari con la violenza ed il genocidio. E su tutto e tutti prevale un primato ovvero quello di voler imporre con la forza l’interesse economico a vantaggio di pochi e non importa alcunché se a pagarne il prezzo più alto sono i soggetti più deboli ed i più emarginabili. Vecchi, bambini, donne e che vivono in aeree con povertà estrema perché prive di acqua, cibo ed assistenza sanitaria. E’ quello stesso popolo di disperati, si parla oggi di due milioni che premono alla frontiera libica per cercare dalle sue sponde di raggiungere l’Europa, che oggi l’Italia teme perché la considera una vera e propria “bomba demografica” e in un certo senso non ha torto, ma che il resto dell’Europa dei mercanti e dei mercenari guarda con indifferenza perché non è di frontiera. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

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70 milioni di euro di aiuti supplementari ai frutticoltori europei

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

european commissionBruxelles. Le misure eccezionali già in atto a favore dei produttori di frutti deperibili colpiti dall’embargo sulle importazioni imposto dalle autorità russe saranno prorogate per un altro anno, fino alla fine di giugno 2018.Le misure sono state introdotte per la prima volta dalla Commissione a seguito dell’embargo sulle importazioni imposto dalla Russia nell’agosto 2014. Il regime prorogato, la cui dotazione raggiunge i 70 milioni di EUR destinati ai frutticoltori europei, offre una rete di sicurezza ai produttori che, a causa dell’embargo, rischiano di non trovare uno sbocco di mercato per i loro prodotti. Esso compenserà i frutticoltori europei che scelgono ad esempio di distribuire i prodotti in eccesso a determinate organizzazioni (enti di beneficienza, scuole) o di destinarli ad altri scopi (alimentazione degli animali, compostaggio, trasformazione).
In proposito, il commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan ha dichiarato: “La Commissione ha fatto tutto quanto era in suo potere per sostenere i produttori europei danneggiati dall’embargo russo. La nuova proroga concessa costituisce un altro chiaro segnale della nostra determinazione a restare saldamente e risolutamente a fianco dei nostri agricoltori. Queste misure di sostegno vanno di pari passo con l’opera di modernizzazione e semplificazione della PAC attualmente in corso a beneficio dei nostri agricoltori e della società europea in generale.” La proroga del regime viene ad aggiungersi a una serie di altre misure di sostegno eccezionali per il mercato agricolo connesse all’embargo russo. Le azioni di monitoraggio e valutazione del mercato condotte regolarmente dalla Commissione indicano che tali misure hanno migliorato la situazione di mercato per le colture non permanenti (come è il caso degli ortaggi). La maggior parte della produzione colpita dall’embargo russo è stata reindirizzata verso mercati alternativi e i prezzi di mercato si sono stabilizzati. Tuttavia, poiché le cosiddette colture permanenti (alberi da frutto) sono meno adattabili ai cambiamenti, le nuove misure sono destinate specificamente ad assistere questo settore. Nell’ambito delle misure eccezionali, i produttori individuali beneficiano di tassi di cofinanziamento UE più elevati rispetto a quelli delle misure di sostegno ordinarie. Gli agricoltori ricevono un finanziamento UE del 100% per i ritiri destinati alla cosiddetta distribuzione gratuita (ossia, cessione della frutta in beneficienza a fini di consumo), che consente di evitare gli sprechi alimentari. La frutta ritirata dal mercato ma non effettivamente consumata (ad esempio, inviata direttamente al compostaggio), o raccolta prima della maturazione (la cosiddetta vendemmia verde) o non raccolta affatto, riceve livelli di sostegno più bassi.
Il regime copre un quantitativo massimo di 165 835 tonnellate di frutta, suddivisa in quattro categorie di alberi: mele e pere; prugne; agrumi; pesche e pesche noci. La misura riguarda 12 Stati membri, a cui verranno applicati volumi di ritiro differenziati per garantire che il sostegno finanziario arrivi ai produttori che più ne hanno bisogno (cfr. la tabella seguente). In aggiunta alla proroga di queste misure eccezionali, i produttori ortofrutticoli europei continuano a beneficiare di altre misure nell’ambito della politica agricola comune dell’UE come i pagamenti diretti, il finanziamento dello sviluppo rurale e il sostegno finanziario per le organizzazioni di produttori, per un importo complessivo di circa 700 milioni di euro all’anno.

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I cittadini europei e le minacce pandemiche

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

parlamento europeoIl progetto ASSET, Action plan in Science in Society in Epidemics and Total pandemics, finanziato dall’Unione Europea, presenterà il 26 aprile al Parlamento Europeo un rapporto che include i risultati delle consultazioni di cittadini che ha organizzato in otto paesi. Scopo di queste consultazioni era il coinvolgimento dei cittadini stessi nella risposta alle crisi causate dall’emergere di epidemie e pandemie. Oltre all’Italia, gli altri paesi coinvolti sono Bulgaria, Danimarca, Francia, Irlanda, Romania, Norvegia e Svizzera.I risultati delle consultazioni contengono una serie di raccomandazioni, basate sugli spunti ricevuti dai 400 partecipanti, indirizzate a politici e decisori europei. Alcune di queste raccomandazioni riguardano una comunicazione del rischio più chiara e trasparente, che consenta di ristabilire un certo livello di fiducia verso le istituzioni sanitarie. Altre riguardano la necessità di far prevalere gli interessi di salute pubblica sulla libertà individuale in situazioni di emergenza. Alle istituzioni sanitarie pubbliche viene inoltre richiesto di investire di più nella raccolta di suggerimenti e contributi da parte dei cittadini sulla gestione della risposta a epidemie e pandemie.Dalle consultazioni è emerso che più dell’82% dei partecipanti ritiene che i servizi pubblici come scuole e uffici debbano venir chiusi in caso di pandemie. I più convinti su questo fronte sono risultati essere i danesi, con il 93% di consensi a riguardo.
Il 69% dei partecipanti pensa che grandi eventi internazionali come le Olimpiadi dovrebbero venir cancellati in caso di pandemie come l’influenza A(H1N1) del 2009, Ebola e Zika. Su questo tema, i cittadini italiani si sono rivelati in linea con la media europea (68%).È anche interessante sottolineare il consenso sull’obbligatorietà del vaccino contro l’influenza per gli operatori sanitari in caso di epidemie e pandemie; una procedura necessaria, secondo l’85% dei partecipanti.I cittadini italiani sono i meno soddisfatti in Europa delle informazioni ricevute dalle autorità sanitarie nel corso di epidemie come quella recente di ZikaDurante le consultazioni, ai cittadini partecipanti è stato chiesto se fossero soddisfatti delle informazioni ricevute dalle istituzioni sanitarie pubbliche. In media, solo il 29% ha risposto positivamente. Una percentuale che scende al 12% per l’Italia, la più bassa fra gli otto paesi coinvolti. I più soddisfatti si sono rivelati essere i danesi (48%) e i norvegesi (64%).Secondo i partecipanti, le informazioni considerate più utili in caso di epidemie o pandemie sono le raccomandazioni sul cosa fare (67% in media, 70% per gli italiani) e sulle vie di trasmissione delle malattie (19% in media, 8% fra gli italiani). Un’altra informazione considerata importante per i partecipanti italiani è sapere dove procurarsi le medicine (8%). L’auspicio dei membri del progetto ASSET è che questi risultati vengano considerati nello sviluppo delle future strategie di comunicazione in caso di epidemie e pandemie.I cittadini coinvolti ritengono che l’onestà e una comunicazione efficiente siano necessarie per aumentare la fiducia nelle istituzioni pubbliche, indipendentemente dalla gravità delle circostanze sanitarie, e che sia un loro diritto conoscere in maniera accurata la situazione.Un altro tema affrontato nel corso delle consultazioni è stato quello delle fonti tramite le quali i cittadini europei acquisiscono informazioni, in particolare nel contesto della recente epidemia di Zika.La media dei risultati mostra una chiara preferenza per i medici di base, considerati la prima fonte di informazioni dal 58% dei partecipanti italiani, che invece sembrano attribuire meno fiducia a internet (29%). È interessante notare come la situazione cambi nei paesi del nord Europa: il 34% dei danesi preferisce le informazioni provenienti dai medici di base mentre il 31% preferisce quelle trovate in rete; percentuali che diventano, rispettivamente, 37% e 25% in Irlanda e 42% e 42% in Norvegia.Se si guarda alla fiducia generale, la fonte più affidabile in caso di pandemia secondo i partecipanti italiani sono le istituzioni sanitarie europee (72%), il Sistema Sanitario Nazionale (63%) e i medici di base (61%), mentre le meno affidabili sono la televisione (41%), la radio (41%), e amici e parenti (41%).

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Vittoria dei consumatori Europei: arriva il SI del Parlamento Europeo alla portabilità dei contenuti online

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2017

parlamento europeoCapita spesso di trovarsi in un Paese estero, per motivi di lavoro o per una semplice vacanza, e voler usufruire di servizi come film, musica e contenuti online per cui si paga un abbonamento nel paese di origine. Fino a poco tempo fa questo non era possibile, in quanto tali contenuti erano visibili esclusivamente nel paese in cui veniva sottoscritto l’abbonamento.Le barriere geografiche, che risultano ormai facilmente valicabili, in materia di digitalizzazione diventavano un ostacolo quasi insormontabile: per questo motivo già un anno fa era stata presentata una proposta per la libera diffusione e fruizione dei contenuti online e finalmente arriva il primo via libera del Parlamento europeo alla “portabilità dei contenuti online” che permette di unire alla libertà di circolazione di tutti i cittadini all’interno dell’Unione Europea, quella dell’accesso a servizi che risultano ormai fondamentali, considerato il crescente sviluppo delle nuove tecnologie e degli strumenti di comunicazione. Una decisione fondamentale che mira alla eliminazione delle restrizioni transfrontaliere. Cittadini appartenenti a differenti stati, membri dell’UE, potranno dunque usufruire di contenuti e servizi online acquistati a pagamento nel proprio Stato, anche trovandosi all’estero, senza che lo spostamento limiti le possibilità di fruizione.Anche se si tratta di un primo piccolo tassello, l’Europa sta muovendo i primi passi verso la costruzione di un mercato unico digitale che superi ogni tipo di barriera ed è proiettato verso un vero e proprio modello comunitario.L’Associazione Codici resta a disposizioni di tutti i consumatori, i quali possono inviare le proprie segnalazioni al link http://www.codici.org/paytv.html

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Gli stipendi dei parlamentari in Europa. L’Italia al primo posto

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

parliamentEletti ben pagati in Europa? Tutto dipende dl Paese di cui si parla. Il sito irlandese thejournal.ie ha pubblicato dei grafici comparativi degli stipendi dei politici attraverso l’Europa. Vista la grande difficolta’ di recensire l’integralita’ dei guadagni supplementari e altri vantaggi degli eletti, lo studio si concentra sullo stipendio base dei parlamentari (camere basse) e dei capi di governo. Quanto basta per rilevare differenze notevoli. Tre Paesi vanno oltre i 100.000 euro per lo stipendio base annuale dei loro parlamentari. L’Italia e’ il Paese che li paga meglio, con 125.220 euro all’anno per i membri della Camera dei Deputati, seguita dagli eletti della Nationalrat autrichien (121.608 euro) e quelli del Bundestag tedesco (108.984). La differenza e’ notevole coi Paesi che occupano la parte bassa della classifica. I parlamentar della Romania e della Bulgaria sono pagati meno di 20.000 euro ogni anno.
Attenzione, pero’, perche’ le remunerazioni vanno valutate anche rispetto al loro contesto economico. Per avere una migliore idea di cio’ che rappresenta lo stipendio degli eletti, bisogna quindi compararlo con il prodotto interno lordo (PIL). In Italia, lo stipendio annuale di una parlamentare equivale a piu’ di quattro volte il PIL per abitante (29.599 euro).
basic-salaryAnche se un parlamentare greco con uno stipendio di 61.620 euro guadagna in media meno della meta’ del suo omologo italiano, rapportato al livello di vita, questo stipendio ha tutto un altro valore: guadagna tre volte di piu’ del PIL a persona, cioe’ 18.331 euro.
Angela Merkel guadagna otto volte lo stipendio medio tedesco
Solo 20 dei 28 paesi europei sono stati in grado di fornire i dati sugli stupendi di base annui dei loro capi di governo. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, e’ il capo di governo meglio pagato dell’Unione Europea. Combinando il posto di cancelliere con quello di deputato, ha uno stipendio di 325.955 euro, otto volte il PIL medio tedesco. 114.797 euro lo stipendio del nostro capo di governo, solo al decimo posto.Il Paese che ne esce meglio e’ il Lussemburgo, con il primo ministro che viene pagato 182.770 euro, ma che e’ solo 2,63 volte in piu’ del PIL medio. E’ bene ricordarsi che il Lussemburgo e’ il Paese col livello di vita piu’ alto al mondo.
Su questi dati, ognuno ne tragga le conseguenze che ritiene opportune. Certamente non e’ diminuendo questi stupendi che ogni singolo Paese risolve i propri problemi economici. Ma, talvolta -e non solo-, l’esempio puo’ essere un buon punto di riferimento, vista la grande esposizione mediatica e la grande responsabilita’ che ogni parlamentare ha nel proprio Paese. (foto: parliament, basic salary)

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Neuroendocrinologia: massimi esperti europei riuniti a Milano

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2016

porta nuova milanoMilano dal 19 al 22 ottobre riunisce a Milano (Palazzo Mezzanotte – Piazza degli Affari, 6) i massimi esperti nel campo. Lo stato delle conoscenze e i più recenti avanzamenti in fatto di diagnostica, terapie e gestione delle malattie neuroendocrine, fino a non molto tempo fa quasi misconosciute ma che interessano decine di migliaia di persone nel mondo e per questo oggi all’attenzione della ricerca mondiale, sono al centro del 17° Congresso della European Neuroendocrine Association. Un evento importante, che ogni due anni approda nelle capitali europee e che quest’anno torna in Italia dopo alcuni anni di assenza: un Congresso che vanta una lunga e consolidata tradizione e per questo Milano, la città dove è nata la neuroendocrinologia italiana negli anni ’60-’70 grazie al lavoro di grandi ricercatori di base e clinici, è stata scelta come palcoscenico delle quattro giornate di intensi lavori.
«Il Congresso ENEA è un momento fondamentale e di estremo valore nel contesto europeo e non solo, un’operazione di sensibilizzazione, di conoscenza, di informazione sulle più recenti acquisizioni della medicina traslazionale nel campo della neuroendocrinologia e sulle ricadute cliniche presenti e future. È anche un’opportunità per la costituzione di reti di ricerca essenziali per gli specialisti e gli stessi pazienti, trattandosi spesso di malattie rare – afferma Anna Spada, Professore Ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano e Presidente del Comitato organizzatore locale – Il fatto che la sede di questa 17° edizione del Congresso sia l’Italia e Milano è un privilegio che, oltre a conferire il giusto riconoscimento all’eccellenza della ricerca biomedica e clinica italiana in questo settore, consentirà a molti studiosi italiani la partecipazione attiva ai lavori».
Obiettivo del Congresso, che vedrà riuniti oltre 400 tra endocrinologi, specialisti in altre aree e ricercatori provenienti da tutta Europa, è valorizzare l’enorme mole di lavoro portato avanti in ambito biomedico e clinico rispetto alle patologie neuroendocrine, dare spazio e voce alle nuove generazioni di giovani medici e ricercatori, e creare nuovi rapporti per fare “sistema” a livello europeo, senza il quale oggi è estremamente difficile svolgere attività di ricerca di qualità. Vasto il campo d’interesse della neuroendocrinologia e ampio il programma delle quattro giornate, fondato sull’interdisciplinarietà: alle letture plenarie si alterneranno simposi, meet the expert, comunicazioni libere. All’avanguardia e originali molte delle tematiche presentate, a partire dai più recenti avanzamenti sulla fisiopatologia dello stress e dell’equilibrio energetico e il suo impatto in moltissime patologie, fino ai meccanismi patogenetici delle neoplasie neuroendocrine. Ampio spazio sarà dedicato alla gestione della sindrome di Cushing e dell’acromegalia così come alla neuroendocrinologia dell’invecchiamento attivo e in salute.
«Alcune relazioni presentate al Convegno sono caratterizzate da spunti particolarmente originali e interessanti – dice Annamaria Colao, Professore Ordinario di Endocrinologia all’Università “Federico II” di Napoli, Presidente ENEA, che nella sua Lettura Magistrale ripercorrerà la storia e il trattamento dei tumori ipofisari – si parlerà delle terapie innovative dei tumori neuroendocrini particolarmente aggressivi del surrene, dell’ipofisi, della tiroide, vere e proprie target therapy che vanno ad inibire le vie del segnale molecolare delle protein chinasi indispensabili per la crescita tumorale; un approfondimento si farà sui meccanismi cerebrali che regolano l’appetito; si farà il punto sulle novità più recenti nel trattamento della sindrome di Cushing e dell’acromegalia, quale ad esempio pasireotide, ormai entrato nella pratica clinica, e sugli inibitori enzimatici della funzione surrenalica. Il Congresso sarà anche stavolta un momento di trasduzione a livello clinico delle più attuali conoscenze dei meccanismi molecolari ma anche della gestione di alcune patologie nella pratica clinica».
La vastità del settore neuroendocrino ha indotto gli organizzatori, tra i quali l’endocrinologo Diego Ferone dell’Università degli Studi di Genova, che ha curato il programma, a puntare su alcuni aspetti: il controllo dei sistemi che regolano le risposte allo stress, il bilancio energetico e l’importanza di questo sistema sulla fertilità, i nuovi approcci terapeutici alle patologie espansive ipotalamo-ipofisarie, i nuovi farmaci oggetto di trials europei e gli studi sull’assetto recettoriale e post-recettoriale dei tumori neuroendocrini (NET) e le loro implicazioni terapeutiche. Nel corso del Congresso, la professoressa Colao riceverà il Premio ENEA 2016 come migliore ricercatore dell’anno nel campo dell’Endocrinologia.

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Il tricolore trionfa agli europei di deltaplano

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2016

campioni d'europadeltaplano atterraFinisce in un trionfo azzurro la spedizione italiana al 19° campionato europeo di volo libero in deltaplano, teatro il cielo sopra Krushevo e le montagne della Macedonia. La nazionale azzurra, già campione del mondo in Messico nel 2015, ottavo titolo mondiale nella sua storia, si laurea oggi per la quarta volta campione d’Europa, seguita da Ungheria e Repubblica Ceca. Il campione del mondo in carica Christian Ciech, pilota trentino trapiantato nel varesotto, diviene anche campione d’Europa. Alessandro Ploner di San Cassiano (Bolzano) vince la medaglia d’argento, terzo lo svizzero Peter Neuenschwander. Il resto del team azzurro era composto da Suan Selenati di Sutrio (Udine), Filippo Oppici di Parma, Davide Guiducci di Villa Minozzo (Reggio Emilia), Tullio Gervasoni di Brescia e dal CT varesino Flavio Tebaldi e si è imposto in ben sette manches sulle otto disputate, 88 km la più breve ed oltre 145 la più lunga. Tra le due e le quattro ore il tempo impiegato a percorrerle da questi mezzi senza motore che si reggono in aria sfruttando le correnti ascensionali. Hanno volato 88 piloti in rappresentanza di 22 nazioni. Il deltaplano Laminar, prodotto dalla Icaro 2000 di Laveno Mombello (Varese), è stata la miglior ala del campionato. Contemporaneamente si è volato per il 7° campionato del mondo per Christian Ciechdeltaplani detti ad ala rigida, diversamente dai primi definiti ad ala flessibile. Iscritti 31 piloti in rappresentanza di otto nazioni. Nove le task disputate con tracciati tra gli 85 ed i 193 km. Questa la classifica finale per nazioni: Austria, Germania, Giappone. Il team italiano composto dai piemontesi Luca Comino e Franco Laverdino si classifica al nono posto. Nell’individuale il tedesco Tim Grabowski è il nuovo campione del mondo, seguito dagli austriaci Christopher Friedl e Wolfgang Kothgasser.
Dal 8 al 20 agosto nel medesimo sito di volo in Macedonia la nazionale di parapendio, l’altro mezzo che con il deltaplano condivide la disciplina del volo libero, darà il cambio ai piloti di questo per i suoi campionati europei, edizione n. 14. Massimo numero di piloti ammessi 150. Si prevede la presenza di una trentina di nazioni. L’Aero Club Lega Piloti annuncia la formazione: i neo campioni italiani Silvia Buzzi Ferraris (Milano) e Nicola Donini di Molveno (Trento), Christian Biasi di Rovereto (Trento), Marco Busetta di Catania, Piergiorgio Camiciottoli di San Giovanni Valdarno (Arezzo), Marco Littamè di Torino, Joachim Oberhauser di Perlano (Bolzano) ed Alberto Biagio Vitale di Bologna. Riserva l’emiliano Michele Boschi. Soprassiede il CT Alberto Castagna di Cologno Monzese (Milano). (deltaplano, Christian Ciech, campioni d’europa)

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I cittadini europei per più azioni Ue contro terrorismo, disoccupazione ed evasione fiscale

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2016

europa-261011-cUn maggior interventismo dell’Unione europea in materia di lotta al terrorismo, contrasto alla disoccupazione ed evasione fiscale, ma anche un Unione europea che faccia di più per risolvere la crisi dei migranti, per proteggere le proprie frontiere esterne e per la tutela dell’ambiente.Queste le risposte degli intervistati in un sondaggio speciale dell’Eurobarometro pubblicato oggi dal Parlamento Europeo. Ai cittadini è stato chiesto se fossero favorevoli o contrari a nuovi interventi da parte dell’UE in quindici aree tematiche Il sondaggio è stato effettuato su un campione di 27969 cittadini europei intervistati tra il 9 e il 19 aprile 2016 (1033 i cittadini italiani coinvolti). Il campione è stato designato in maniera tale da essere rappresentativo del totale della popolazione europea.
In Europa
Per tredici delle 15 aree tematiche prese in esame, i cittadini europei vogliono un’Unione europea più attiva (gli italiani chiedono più azioni da parte dell’Ue in tutte le quindici aree).Secondo il campione che ha preso parte al sondaggio, le priorità in questo momento sono la lotta al terrorismo (82%) e il contrasto alla disoccupazione (77%). Il 40% dei cittadini europei crede che il rischio di nuovi attacchi terroristici sia alto.Le tre misure proposte dal Parlamento Europeo che gli intervistati ritengono più urgenti sono la prevenzione dei finanziamenti a organizzazioni terroristiche (42% del campione), gli atti volti a estirpare le radici del terrorismo e della radicalizzazione (41%) e a rafforzare i controlli lungo le frontiere esterne dell’Unione (39%).Inoltre, il 75% del campione si è espresso in maniera favorevole nei confronti della possibilità di maggiori azioni UE nel campo dell’evasione fiscale. Il 74% degli intervistati ha detto lo stesso per quanto riguarda l’immigrazione, il 71% per la protezione delle frontiere esterne e il 67% per la protezione ambientale.Tre cittadini europei su quattro (il 75%) hanno inoltre dichiarato che quello che li unisce è più importante di quello che li divide.
In Italia
Per gli italiani, la lotta al terrorismo e alla disoccupazione vengono giudicate di pari importanza: in entrambi i casi, l’88% degli intervistati dichiara di volere un maggiore intervento da parte dell’UE.In un momento in cui l’immigrazione rimane un tema al centro del dibattito europeo, l’85% degli italiani esprime un parere favorevole a che l’Ue faccia di più in materia. Pareri simili anche per quanto riguarda l’evasione fiscale (79%) e la protezione delle frontiere esterne (78%).La nostra infografica interattiva permette di consultare i risultati del sondaggio per area tematica, o per Stato Membro.

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