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Paolo Savona, ritrovato europeista?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 giugno 2019

Per alcuni potrebbe essere una sorpresa, ma il discorso di Paolo Savona alla sua prima conferenza annuale come presidente della Consob, l’Autorità italiana per la vigilanza dei mercati finanziari, è stato certamente interessante. Per correttezza dovrebbe essere valutato come economista e studioso dei processi economico-finanziari. Mettendo da parte le sue recenti disavventure politiche. Alcune sue sono analisi e proposte meritano una più attenta valutazione.
Anzitutto la proposta di “un’azione congiunta del settore privato e pubblico italiano per attuare investimenti aggiuntivi nell’ordine di 20 miliardi di euro, utilizzando il risparmio interno”. Secondo noi, sarebbe un’iniziativa praticabile da subito, eventualmente con la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti, o in altro modo.
Si potrebbe creare l’equivalente di una banca o di un fondo di sviluppo, senza generare nuovo debito e fuori dal computo del debito pubblico. Lo fa già la banca di sviluppo tedesca Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, largamente partecipata dallo Stato. La CDP porterebbe nel fondo una parte dei capitali e potrebbe coinvolgere investitori privati a fare altrettanto. Dovrebbero, poi, essere emesse delle obbligazioni, con le dovute garanzie, indirizzate a investimenti nei settori trainanti dell’economia reale, a cominciare dalle infrastrutture e dall’innovazione tecnologica. Savona ha correttamente sottolineato che l’export e il risparmio sono i “traini” della nostra economia. Un export che vale il 31,8% del pil, con un surplus commerciale medio di 43,4 miliardi nell’ultimo triennio. E’ frutto dell’iniziativa, della creatività e della competitività delle nostre imprese. Allo stesso tempo, però, la narrazione della nostra instabilità e la percezione del rischio fanno sì che il grande risparmio delle famiglie e delle imprese defluisca all’estero, ponendosi al servizio dello sviluppo altrui. Si ricordi che soltanto il 5,9% del debito pubblico è posseduto dalle famiglie italiane. E’, quindi, una priorità fornire ai risparmiatori le necessarie garanzie e gli strumenti adatti se si vuole davvero canalizzare il risparmio verso gli investimenti e lo sviluppo della nostra economia.
Savona sostiene anche una seconda proposta, la creazione di titoli europei privi di rischio, gli european safe asset. Di fatto è un altro nome per eurobond. Oggi molta liquidità europea è spinta ad acquistare obbligazione del Tesoro americano e, quindi, va a sostenere la crescita degli Usa invece che quella europea. Anche le banche europee sarebbero libere di scegliere questi titoli per i loro investimenti garantiti dal rischio. L’European Stability Mechanism è in grado di emettere simili titoli.Savona riconosce che “l’euro ne uscirebbe rafforzato come valuta internazionale”. L’ESM dovrebbe poi concedere i fondi raccolti per prestiti agli Stati membri che disporrebbero di una fonte alternativa e a basso costo per il finanziamento del loro debito pubblico.
Il presidente della Consob appoggia anche la creazione nell’Ue di un Capital Market Union, un mercato europeo dei capitali, dove anche il risparmio italiano abbia la sua giusta e pari considerazione. Rilevante è stato anche il suo breve excursus storico sul processo di finanziarizzazione dell’economia e sulle errate politiche della finanza americana. In particolare ha indicato come “l’espansione virulenta dei derivati sia stato il veicolo che ha travolto il sistema dei controlli e causato la seconda Grande crisi globale in meno di un secolo”. Al riguardo il presidente della Consob ha sollecitato azioni internazionali congiunte miranti ad armonizzare le regole finanziarie. Cioè la riforma del sistema. Condivisibile è la netta differenziazione che Savona ha fatto tra cripto valute e la tecnologia del “block chain” anche da esse utilizzata. Riguardo alle prime, giustamente ha affermato che, se fossero in mano privata, “il sistema monetario verrebbe sconvolto e il sistema finanziario coinvolto”. Egli auspica, perciò, che diventino di monopolio pubblico. La tecnologia utilizzata, invece, merita di essere studiata, in quanto un regime contabile criptato potrebbe garantire una maggiore trasparenza delle operazioni finanziarie.
L’area dell’intelligenza artificiale è molto complessa e richiederà approfonditi studi. Noi restiamo molto scettici circa l’obiettività degli algoritmi, come dimostrano i continui scossoni provocati sui mercati dalle operazioni di high frequency trading fatte con l’utilizzo di supercomputer. E’, comunque, metodologicamente corretta la polemica di Savona riguardo agli strumenti statistici convenzionali datati e ”all’uso consueto di medie non rappresentative dell’universo”, nonché riguardo ai vecchi parametri che potrebbero portare a valutazioni distorte delle reali condizioni, anche quelle dell’economia italiana. In conclusione, il ritrovato europeista Savona invita in particolare i governi dell’Unione europea a prendere atto della loro forza geoeconomica e politica per modificare l’architettura istituzionale internazionale di un mondo non più diviso in blocchi politici contrapposti ma suddiviso dalla concorrenza tra grandi aree geografiche e dalle innovazioni tecnologiche. Occorre, però, anche secondo noi, prendere atto della necessità di evitare le guerre commerciali anche per non coinvolgere le valute attuali. Prendere atto dell’interdipendenza tra gli Stati, nella consapevolezza che è impossibile tornare indietro e che il mondo, volenti o nolenti, è diventato globale. (di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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L’irriverente europeista. Francescani, Franceschielli e Masanielli. E’ l’Italia dei valori… che furono!

Posted by fidest press agency su martedì, 23 Maggio 2017

assisi

Assisi. C’è un qualche strascico da gazzetta per la marcia di Assisi del M5S dove il suo leader, Beppe Grillo, si e’ paragonato ai francescani: termine abitualmente usato per semplicita’ e profondita’ di comunicazione, amore disinteressato, altruismo, interspecismo… insomma tante cose buone dell’umano buono che ogni tanto ci viene ricordato quando, dall’articolazione della politica, non si riesce -per restare in materia- a “cavare un ragno da un buco”. Dopo la velve animalista di Silvio Berlusconi, ora va quella di evocare tutto cio’ che ha a che fare nel rapporto uomo-animale. Le prossime puntate troveremo vari tipi di chimera, tra cui centauro, idra, minotauro, satiro, sirena, sfinge, fauno, arpia, etc. Vediamo come butta.Della vicenda francescana di Beppe Grillo, c’e’ da evidenziare la levata di scudi del segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, che in sostanza ha detto che i santi sono loro e non si toccano. Non siamo particolarmente esperti di teologia vaticana, ma avendo ricevuto come la maggior pare degli italiani un’educazione in cui in qualche modo il cattolicesimo c’entrava, forse non abbiamo capito nulla di Chiesa, Santi, Religione, etc (o forse lo abbiamo capito bene -libera Chiesa in Stato sottomesso- … ma e’ solo una opinione/conferma).Ora, noi italiani siamo i figli di Pirandello, dei Borboni e dei re d’Italia, nonche’ dei capipopolo che tanto hanno infiammato il nostro Risorgimento, creando miti di cui non e’ mai chiaro il limite tra fantasia, aspirazione e realta’. Ragion per cui non ce la facciamo a non pensare, anche per assonanza fonetica, a Franceschiello, l’ultimo re delle due Sicilie, col suo mitico detto popolare legato all’esercito, che potremmo utilizzare per definire i manifestanti che ad Assisi, insieme a Beppe Grillo, hanno stimolato al leader la definizione ecumenica. Nel contempo ci sono anche i masanielli. Ecco: gli sfilanti di Assisi potrebbero essere un incontro tra franceschielli e masanielli. Non e’ un’offesa o una denigrazione, anzi un complimento e un gioco di parole e di storia, facendo quei ponti che tanto piacciono ai sapientoni che cercano sempre un legame tra storia e realta’.
Noi, pur se animalisti convinti non-organizzati ma militanti nel quotidiano, ci sentiamo un po’ a disagio. Si’, certo, la Storia, l’Italia…. Ma crediamo che ci sia stato un momento, a meta’ del secolo scorso, che ha cambiato molto nella nostra Storia, l’alleanza e la condivisione dei nostri governi col nazismo, con consensi diffusi (ed e’ questo che ci fa ragionare in questo modo) dove l’unico modo per non essere schiacciati era andarsene sull’Aventino, in America o in Francia. Questo crediamo che abbia confermato, distruggendo, quello che era stato creato prima, inclusa la forzata e procrastinata unita’ della Penisola, che ogni tanto qualcuno sbandierava quando gli ex-leghisti pre-Salvini pensavano di fare fortune politiche tornando al passato remoto. Tutto questo e’ Storia, e crediamo non possa continuare ad essere riferimento per la Politica di oggi. Oppure… ripetiamo gli stessi errori, e facciamo finta che i nostri figli non siano attaccati ad Internet parlando in inglese con tutto il mondo, facciamo finta che non consumiamo tutti i giorni oggetti di plastica made in China e mangiamo ottimi pomodori spagnoli e fagiolini egiziani e avocado peruviani ed israeliani, facciamo finta che le nostre maggiori conquiste in termini di diritti ed economia non siano frutto del superamento delle Nazioni, cioe’ dell’Unione europea e dei trattati internazionali e -a suo modo- dell’ONU? Forse siamo in una riedizione del filone realistico della filmologia italiana. Ma per l’appunto film, fiction. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Tremonti vero europeista

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Maggio 2010

Nella sua rubrica settimanale sul magazine Libertiamo.it, il deputato del PDL Giuliano Cazzola evidenzia il paradosso del PD che, non potendo dare torto ad un Tremonti “abile ed ‘intuitivo’ quanto a vocazione europeista” accusa “il superministro di essere stato euroscettico e di avere cambiato opinione”. In realtà la vocazione europeista di Tremonti, secondo il vice-presidente della Commissione Lavoro della Camera, era già emersa dal 2008, quando il Ministro dell’economia sposò la linea del rigore, malgrado la sinistra “lo invitasse a non tener conto dei parametri di Maastricht (o almeno di quanto rimaneva di essi) col pretesto che molti Paesi avevano scelto di sostenere lo sviluppo con l’impiego di risorse pubbliche, in barba ai deficit di bilancio”. La politica del rigore era l’unica autenticamente europeista, “come stanno dimostrando oggi le situazioni di tanti Paesi allora indicati ad esempio di virtù keynesiane” e Tremonti fece bene a non dare ascolto alle “tiritere sull’allocazione di un punto di pil, care a Bersani, inascoltato profeta di politiche economiche sbagliate”. La situazione attuale – conclude Cazzola – “sollecita la continuità di una politica di risanamento”. (Francesco Comellini)

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L’Europa vota a destra

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2009

Di Antonio Rapisarda Il day after consegna ancora una volta l’Italia come il paese più “europeista” del continente. Almeno come percentuale di votanti. Se la media europea è stata infatti del 43% (la più bassa di tutti i tempi) in Italia – nonostante l’affluenza sia stata più scarsa rispetto alle elezioni del 2004 – il 65% dei cittadini si è recato alle urne per eleggere il nuovo Parlamento europeo.E il nuovo parlamento di Strasburgo sarà segnato prima di tutto dalla netta vittoria del centrodestra in quasi tutta Europa, e dal consequenziale crollo dei socialisti: le vittorie del Pdl in Italia, dell’Ump in Francia, della Cdu/Csu in Germania, del Partito popolare in Spagna e dei conservatori in Inghilterra determinano un centrodestra egemone nei maggiori paesi dell’Unione europea. Accanto a questo, poi, alcune novità significative aprono nuovi scenari nella politica europea: dall’affermazione dei Verdi (con i risultati importanti soprattutto in Francia e in Germania) all’avanzata dei movimenti populisti ed euro-scettici.  Il dato politico consegna anche in Italia l’affermazione netta del centrodestra, con il Popolo della libertà che si attesta al 35,3% mentre la Lega Nord raggiunge il 10,2%. Il Partito democratico raggiunge il 26,1%. Mentre l’Italia dei valori, con il 7,9%, è il partito di opposizione che fa il balzo in avanti più significativo. Al di fuori dei poli, l’Udc tiene con il 6,5%, mentre la sinistra radicale, con la lista anticapitalista di Ferrero e Diliberto che si ferma al 3,4%, scompare anche dal parlamento di Strasburgo. Non riesce a superare lo sbarramento neanche la sinistra “nuova” di Nichi Vendola, anche se il risultato del 3,1% sembra essere uno dei segnali di novità di questa tornata elettorale. Fuori dal parlamento anche i Radicali (solo il 2,4%), mentre delude la lista autonomista di Raffaele Lombardo e Francesco Storace che non supera il 2,2%.Il risultato delle europee, poi, determina anche una sorta di test elettorale interno. E dalle urne il quadro della politica nazionale non viene rivoluzionato. La coalizione di centrodestra – nonostante il Pdl registri una lieve flessione rispetto alle elezioni politiche – ha tenuto, nonostante l’impatto della crisi economica e delle emergenze di Napoli e del terremoto in Abruzzo. Mentre il Pd, che rispetto alle politiche risulta ridimensionato di sette punti, si è avvicinato a quella soglia di sopravvivenza che andava dal 26% al 27%. Le vere novità, allora, provengono dal rimescolamento interno che si è avuto nella maggioranza e nell’opposizione: con il risultato della Lega – che sfonda anche sotto il Po, raggiungendo risultati importanti anche in Emilia Romagna – e dell’Idv, che arriva quasi a quadruplicare i suoi consensi.  Se il test “interno” sembra confermare l’equilibrio emerso dalle urne nell’aprile di un anno fa, per il Vecchio continente invece l’affermazione delle forze popolari e nazionali è il dato politico più significativo. Che Europa esce, allora, da questa tornata elettorale? Un’Europa che vota a destra e che punisce le sinistre, perlomeno quelle socialiste e socialdemocratiche. Secondo Franco Venturini, dalle pagine del Corriere della Sera, «le sinistre europee non sono riuscite a intercettare le ricadute sociali della crisi economica, non vengono viste dalla maggioranza dei cittadini come antidoto alla disoccupazione crescente, non leniscono le paure per il domani. E in più, sono incapaci di riconoscere i sentimenti di insicurezza che vengono generati dai flussi migratori».  Insomma, in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania i partiti di centrodestra – sia che si trovi al governo o all’opposizione – hanno vinto la sfida con i rivali socialisti. «La destra sembra meglio attrezzata per far fronte alla sfida della crisi», così Andrea Bonanni su Repubblica spiega uno dei motivi di questa affermazione. E poi aggiunge che «la destra moderata riesce paradossalmente a incassare su due fronti: dove è al governo, come in Francia, in Italia e in Germania, vince il messaggio di forza tranquilla, in grado di intercettare e calmare le paure dell’elettorato. Là dove è all’opposizione, come in Spagna o in Gran Bretagna, incassa invece il dividendo del voto di protesta che fa pagare alle forze di governo lo scotto della crisi economica». (fonte Newsletter Ffwebmagazine)

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