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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘europeisti’

Essere europeisti vuol dire promuovere i diritti

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

“In questi giorni di grande apprensione, in cui attendiamo che il governo ritrovi una stabilità, leggiamo con preoccupazione il gioco di veti che alcune forze politiche stanno ponendo al premier incaricato Mario Draghi per contrattare l’appoggio nelle aule parlamentari”: lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay. Che prosegue: “In particolare ci sorprende chi, come l’Udc, annuncia di voler sostenere un governo europeista chiedendo lo stop dell’iter parlamentare della legge contro l’omotransfobia, già approvata alla Camera, e che è un provvedimento acquisito da tempo e ormai consolidato in gran parte dei Paesi che costituiscono l’Unione europea. Non solo: sorprende il modo spudorato con cui nella nostra Repubblica coloro che sono investiti del potere legislativo, contrattino quel potere con l’esecutivo, facendo carta straccia della divisione dei poteri, e della loro reciproca autonomia, che è asse fondante del nostro assetto costituzionale. Il nostro auspicio sta saldamente ancorato, al contrario, alla nostra Costituzione: ci aspettiamo infatti che il Parlamento, anche in un contesto di maggioranza ampia a sostegno di un governo tecnico, rivendichi l’autonomia del potere legislativo e prosegua nell’’iter di approvazione di provvedimenti di cui i nostri tessuti sociali hanno un grande bisogno, a partire dalla legge contro l’omotransfobia. Rivolgiamo in particolare questo appello alle forze che sostenevano la vecchia maggioranza (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Leu e Italia Viva) e che ancora possono mettere assieme i numeri per raggiungere il traguardo dell’approvazione definitiva. Ma non solo: in tema di europeismo, in particolare oggi che l’europeismo sembra diventato la bandiera di molti se non di tutti, ci teniamo a ricordare che l’Europa è quella dell’uguaglianza, dei diritti, quella che include le differenze e sostiene l’autodeterminazione dei cittadini e delle cittadine. La stessa Ursula Von der Leyen lo ha chiarito senza mezzi termini: non c’è spazio per la discriminazione delle persone lgbti+ nell’Unione europea. Quindi: non esiste europeismo che possa porre veti sulle leggi che promuovono i diritti umani, civili e sociali delle persone. A questo proposito, vogliamo portare all’attenzione del premier incaricato il fatto che le coppie di gay e lesbiche con figli vivono ancora oggi in Italia una grave condizione di invisibilità, sulla quale infierisce la crisi che stiamo attraversando e che andrà presumibilmente aggravandosi nei mesi a venire. Quei figli e quelle figlie sono cittadini e cittadine dell’Europa e non possono vivere in una dimensione di diritto a metà per l’opposizione di chi si dice europeista ma in realtà dell’Europa ha eletto a modelli Polonia e Ungheria, cioè Paesi che attraversano una buia stagione liberticida, che coinvolge le donne e le persone lgbti. L’Italia non può e non deve seguire quell’esempio: su questo siamo pronti anche subito a tornare nelle piazze.”, conclude Piazzoni.

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Stati Uniti d’Europa: Un mezzo bicchiere da riempire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Bicchiere mezzo pieno da rendere pieno. Dopo le elezioni europee, questo sarà il compito che attende il Parlamento, la Commissione e il Consiglio europeo. Al di là delle singole articolazioni, i partiti europeisti hanno vinto. Popolari, socialisti, liberali e verdi rappresentano oltre 500 dei 751 parlamentari europei. La percentuale degli europeisti aumenterà ulteriormente, perché gli eletti del Brexit Party dovranno abbandonare i seggi parlamentari dopo uscita del Regno Unito dalla Ue, prevista ad ottobre.Dal 1957, data della istituzione della Comunità Economica Europea, ai giorni nostri, la povertà è diminuita dal 47% al 14%, la ricchezza delle famiglie è aumentata di 4 volte e il 50% delle risorse è speso nel welfare, cioè in sanità, assistenza e pensioni.
Ci sono, ovviamente, disuguaglianze da colmare ma, ricordiamo, che l’Europa è l’area più benestante del Mondo.Nei prossimi 5 anni l’Ue dovrà lavorare per riempire il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto che dir si voglia, per proseguire verso quel progetto di Stati Uniti d’Europa che auspichiamo, vale a dire: l’unione bancaria per garantire i risparmiatori, l’unione fiscale per eliminare le disparità di trattamento alle imprese, il riequilibrio del debito complessivo, una politica estera comune che si confronti con le altre potenze mondiali, USA, Cina e Russia e che affronti il problema dei flussi migratori, un bilancio comune per la difesa e la valorizzazione ambientale.Un grande lavoro per una grande Europa! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Brexit: Giovani italiani europeisti a metà

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2016

european commissionSono il 62% i giovani 17-19enni italiani che dichiarano di sentirsi cittadini europei, ma solo un ragazzo su 2 (52%) crede che l’appartenenza all’Unione Europea rappresenti un vantaggio per l’Italia. Europeisti per senso di appartenenza ma delusi dalla partecipazione italiana all’Ue, gli studenti italiani esprimono una posizione più critica dei coetanei britannici, che in 3 casi su 4 si sono schierati contro la Brexit (fonte YouGov). Non è un caso infatti che, per il 35,7% dei 30mila studenti del 4° e 5° anno delle scuole superiori intervistati dall’Osservatorio Generazione Proteo della Link Campus University, essere cittadini europei si identifichi con la costruzione di una cultura condivisa, più che una comune visione politica ed economica (21,6%). E se il 55,7% si dichiara molto o abbastanza d’accordo sulla necessità del fronte comunitario per la crescita economica del nostro Paese, rappresentano ben il 73,1% quelli che non credono che la politica economica europea abbia migliorato lo standard di vita degli italiani. Forte è anche la critica agli equilibri tra Paesi all’interno dell’Unione: “La stragrande maggioranza dei giovani italiani (81,1%) – rileva Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio Generazione Proteo e docente di Sociologia politica della Link Campus University – ritiene che l’Italia non abbia un peso notevole nelle decisioni politiche dell’Unione europea e che solo i Paesi più forti, quali Germania e Francia, riescono a trarre vantaggio dall’Unione europea (70,1%)”.

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Italiani meno europeisti?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2016

europa comunitariaGli italiani sono sempre meno europeisti. Lo conferma l’ultimo sondaggio realizzato dal prof. Renato Mannheimer per Eumetra Monterosa. Si è scesi da un consenso del 70% nel 1994 al 64% rilevato nel 2005, 60% nel 2008, 57% nel 2010 e 51% nel 2011. Il dato è poi calato ancora, sino a giungere attorno al 39% nel 2013 e a crollare poi al 27% registrato oggi. Insomma, in relativamente poco tempo, si è verificato un abbassamento drastico dei giudizi positivi espressi.“I motivi di questo trend sono molteplici – questa è l’analisi di Mennheimer – ma possono essere ricapitolati sinteticamente. All’inizio, quando l’UE fu costituita, essa era vista dagli italiani come il concretizzarsi di un ideale e, al tempo stesso, una fonte di benefici anche sul piano economico-finanziario. Poi, con il passare del tempo, Bruxelles, oltre a fornirci fondi e incentivi, specie al Sud, ha cominciato a chiedere al nostro Paese degli adempimenti e delle politiche di rigore. Ciò non è stato apprezzato, sia perché alcuni vantaggi si sono trasformati in costi, sia, specialmente, perché molti dissentono dal tipo di rigore che l’Europa ha voluto imporre. Su questo punto, si sa, la discussione è molto ampia e i governi che si sono succeduti alla guida del Paese hanno assunto posizioni assai differenti tra di loro. Al tempo stesso, il dibattito si è allargato nel Paese, con una netta spaccatura di atteggiamenti rispetto all’Europa, la quale è diventata un argomento di discussione e di confronto anziché un’istituzione comunque apprezzata da tutti, come era agli inizi. E la fragilità mostrata dall’UE in certe sue decisioni – o, talvolta, non decisioni – ha accentuato le perplessità nel nostro Paese.Oggi, risultano più favorevoli alla UE specialmente le persone con un titolo di studio più elevato, forse perché hanno a disposizione maggiori strumenti di informazione. Ma anche tra costoro, la netta maggioranza esprime una valutazione negativa dell’Unione Europea. Gli imprenditori, i professionisti e i lavoratori autonomi esprimono un maggior consenso, anche qui però minoritario (37%). Gli operai, le casalinghe e i pensionati – vale a dire ceti meno centrali socialmente – manifestano valutazioni nettamente inferiori. Sono perplessi in misura decisamente maggiore i più anziani. Le valutazioni più negative si trovano, come era prevedibile, tra i votanti per la Lega e per il M5S, ma anche nel PD l’atteggiamento critico è assai diffuso e coinvolge la metà dell’elettorato di questo partito.Questo crescente orientamento critico verso la UE, così diffuso, spiega perché i “toni duri” assunti dal Presidente del Consiglio in questi ultimi mesi siano stati ben accolti dai nostri concittadini. Tanto che il 65% ritiene giusto l’atteggiamento del Presidente del Consiglio.Se però l’obiettivo di Renzi era quello di recuperare fiducia nei confronti suoi e del suo esecutivo si può dire che esso non sia stato raggiunto: l’indice di fiducia verso il premier è inferiore oggi 30% mentre quello verso il Governo nel suo complesso è ancora più basso attorno al 28%.

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