Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘eurosistema’

Non dimentichiamo cosa ha significato l’introduzione dell’euro nei paesi dell’eurosistema

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Sono implicazioni riassumibili nel modo seguente:
• Commerciale/marketing: il primo aspetto è stato di rivedere i listini prezzi per conformarsi alla concorrenza e al rapporto moneta nazionale/euro, al cambio che sarà poi fissato. Già questo controllo ha coinvolto tutto il core business nel rivedere i costi unitari e generali di produzione e d’esercizio. Sarebbe stato, a questo punto, più opportuno quotare da subito i prezzi in euro e in lire e fornire informazioni sulla propria politica e dare particolare supporto alla forza vendita. E’ stata, altresì, rivista la figura del fornitore in quanto, non essendoci più rischi di cambio, resta solo la condizione che fosse disposto a fatturare in Euro.
• Personale. Si tratta di capire l’impatto che è derivato dal pagamento con i costi di conversione aziendale, degli stipendi e dei contributi versati in euro, modificando, di conseguenza, tutta la modulistica. Ricordo, in proposito, che l’Italia ha avuto un problema logistico in più. La lira non era divisibile in centesimi per cui i suoi sistemi elaborativi non sono predisposti per i decimali.
• Finanza. I rischi di cambio non scomparvero subito. Tanto per cominciare furono valutati quelli che potrebbero sussistere nel periodo antecedente la fissazione del cambio delle valute nazionali contro l’Euro. Quest’aspetto andò di là del maggio del 1988 quando fu annunciata la metodologia di calcolo del cambio. Si poterono verificare ancora movimenti sui mercati, nei successivi otto mesi, fino al gennaio 1999, data ufficiale dell’inizio. Furono poi aggiunte quelle operazioni di copertura del rischio di cambio a medio lungo termine in itinere che furono smontate o verificate se si trattava di operazioni in prodotti derivati o in cambi a termine con data di scadenza successiva all’introduzione della moneta unica. D’altra parte il rischio di cambio restò tra l’Euro e tutte le valute non comprese in questa moneta (dollaro, yen, ecc.). Le implicazioni avrebbero potuto riguardare eventuali finanziamenti a medio e lungo termine a tasso fisso sia con le monete che poi sono state trasformate in Euro, che con le altre.
• Contabilità. Fu pianificata la conversione dei conti bancari, dei sistemi contabili aziendali e dei dati storici da convertire. Un’operazione che fu fatta fra il 1999 e il 2002, ma diventò ancora più urgente per le aziende che svolgevano un’attività produttiva o distributiva all’estero. Per contro le imprese a carattere locale e regionale, con una forte percentuale di fatturato in denaro contante, convertirono il loro sistema il più tardi possibile per evitare le difficoltà derivanti da una contabilità doppia.
• Legale. Riguardava tutta la contrattualistica in atto con controparti nazionali ed estere dopo l’introduzione della moneta unica. Furono, poi, esaminati taluni aspetti societari come la conversione del valore nominale del capitale sociale. In ogni caso fu necessario convocare l’assemblea degli azionisti per apportare le modifiche statutarie del caso.
• Aziendale. Furono riviste le strategie aziendali e commerciali. Si considerò che il commercio, all’interno dei paesi con la stessa moneta, avrebbe potuto aumentare notevolmente e con esso la concorrenza. Il primo confronto è stato con i prezzi praticati. In Germania i listini prezzi dal 1999 furono solo in Euro. Ciò significò che potevano essere facilmente confrontati con quelli degli altri fabbricanti. Per alcune aziende fu necessario rivedere l’attuale strategia commerciale. Per altre si trattò di un riposizionamento a medio termine, sul mercato, del proprio prodotto o a un cambiamento della gamma dei prodotti.
Nel riportare tutte queste note informative non ho inteso solo fare una carrellata su quanto è accaduto e le implicazioni di ordine finanziario, economico, politico e sociali che derivassero, ma per dimostrare come l’errore più grave d’addebitare all’Europa comunitaria fosse stato quello di aver voluto solo incentrare la sua opera a un’operazione di “cambio valuta”. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Prospettive per l’inflazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

Per tutto il 2012 dovrebbero restare al di sopra del 2%. I prezzi correnti dei contratti future per le materie prime indicano che queste avranno un minore impatto sull’inflazione. Ne deduciamo che, rispetto allo scorso anno l’inflazione dovrebbe restare invariata. Tali previsioni sono sostanzialmente in linea con gli intervalli di valori riportati nelle proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro e riformulati dagli esperti dell’Eurosistema nel dicembre del 2011. Ciò non di meno i rischi per le prospettive a medio e lungo termine lasciano intravedere delle impennate inflattive. Aumenti vi dovrebbero essere per i prezzi amministrati e per le imposte indirette. (aumento dell’Iva ad esempio). Resta una crescita debole che dovrebbe in qualche modo raffreddare le tensioni inflattive determinate per lo più dall’aumento di alcune voci di spesa sia quelle che riguardano il carrello della massaia sia energetiche ( benzina in primo luogo). (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Posted in Confronti/Your opinions, Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Le imprese e gli istituti di credito nell’area euro

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2009

I gruppi di ricerca dell’eurosistema hanno analizzato il comportamento di investimenti delle imprese e l’andamento dei prestiti bancari nell’area dell’euro, utilizzando dati a livello di singola impresa e singola banca, applicando sia approcci specifici per paese, che facilitano la spiegazione di specificità nazionali, sia un approccio armonizzato che permette più agevoli confronti tra paesi.  L’analisi dell’evoluzione del crediti bancario è mirata alla identificazione e alla misurazione delle reazioni dell’offerta di credito alla politica monetaria. Anche in questo caso sono state effettuate dai ricercatori dell’Eurosistema sia analisi specifiche per paese, sia a livello armonizzato. Il quadro di riferimento analitico è stato fornito da un semplice modello in base al quale i prestiti erogati dalle singole banche sono riconducibili a variazioni dei tassi di interesse a breve termine, considerati come proxy di variazione della politica monetaria, oltre che agli andamenti del prodotto reale e dei prezzi che costituiscono le principali determinanti della domanda aggregata di prestiti nel medio e lungo termine. I risultati hanno confermato, che le variazioni della politica monetaria, insieme al Pil e al livello dei prezzi, hanno un effetto rapido e quantitativamente rilevante sull’andamento dei prestiti bancari. Ciò potrebbe essere riconducibile sia alla tendenza delle banche, osservati in parecchi paesi dell’area dell’euro, a operare in reti cooperative e all’ampiezza e grado di copertura degli schemi di sicurezza, spesso impliciti, forniti dalle autorità pubbliche. Entrambi questi fattori aiuterebbero a mitigare l’effetto delle caratteristiche dei singoli bilanci sul comportamento dei prestiti e, più in generale, a ridurre la rilevanza di qualunque “canale di credito” della politica monetaria.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »