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Posts Tagged ‘eutanasia’

Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

È la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? È che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. È come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte, morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. È come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale. Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano ai lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci conduce a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. È un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Riccardo Alfonso)

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Eutanasia, Pro Vita & Famiglia:”Pericoloso precedente in sintonia con strategia dei radicali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

La decisione presa dalla Corte Costituzionale sul caso Dj Fabo “e’ la fine della tutela del diritto alla vita, fino ad oggi costituzionalmente garantito e protetto. La Corte ha accettato il principio che non va combattuto il dolore, ma eliminato il sofferente che a questo punto si sentira’ un peso per tutti: per lo Stato, per la famiglia, per gli amici” e’ il commento di Pro Vita & Famiglia, onlus che da settembre ha promosso una campagna con manifesti choc e camion vela sul tema del fine vita, dopo che la Consulta ha deciso sul caso Dj Fabo in tema di suicidio assistito assolvendo Marco Cappato dal reato di aiuto al suicidio.”La Consulta formalmente ha chiesto al parlamento di intervenire con una legge, ma di fatto ha legiferato, creando un drammatico precedente: il caso per caso. Il tutto in perfetta sintonia con la strategia dei radicali, cioe’ di trasformare la cronaca in regola ideologica. Infatti, il testo e’ chiaro: non tutti i casi sono punibili e nella fattispecie, l’aiuto al suicidio a Dj Fabo e’ stato addirittura legittimato. Non a caso Cappato canta vittoria, la vittoria della morte sulla vita” hanno proseguito Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia e gia’ organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona. “Noi continueremo ad opporre i dati empirici allo storytelling di Cappato & Co. L’eutanasia e il suicidio assistito rimangono una vergognosa pratica incivile e da adesso in poi sara’ piu’ facile risparmiare o agevolare la morte del pensionato che pesa sullo Stato e sulla sanita’” hanno concluso Brandi e Coghe.

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Proposte di legge in materia di rifiuto di trattamenti sanitari e di liceità dell’eutanasia

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Roma alla Camera dei Deputati, una delegazione dell’Associazione Scienza & Vita, guidata dal presidente nazionale, prof. Alberto Gambino, è stata ascoltata in audizione informale dalle Commissioni Giustizia e Affari sociali riunite, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge in materia di rifiuto di trattamenti sanitari e di liceità dell’eutanasia.
Il presidente Gambino ha colto l’occasione per confermare in quella sede, dandone ampie motivazioni, la piena contrarietà di S&V a qualsiasi ipotesi di rendere legale l’eutanasia, in tutte le sue forme, evidenziandone l’incongruità rispetto ai reali bisogni assistenziali di tanti malati gravi e alla necessità di implementare sempre più nel nostro Sistema Sanitario Nazionale il prezioso strumento delle cure palliative.Gambino ha anche sottolineato come un’apertura normativa a prassi eutanasiche rappresenterebbe un pesante “vulnus” alla pratica dell’arte medica, che vedrebbe così sovvertita la sua originaria e intrinseca missione di servizio alla vita di chi soffre, reinterpretandosi invece come potenziale datrice di morte su richiesta.

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Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

E’ la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? E’ che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. E’ come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. E’ come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale.
Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano i lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci porterà a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. E’ un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Riccardo Alfonso)

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Storie ferragostane: Il testamento biologico è eutanasia camuffata?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

La propensione nel ridurre la morte dal suo ambito pubblico e collettivo a un accadimento privato, condanna l’essere umano a consumarsi nell’emarginazione e nella solitudine. La morte, inoltre, è ridotta a malattia, per cui il morente è assegnato, nella divisione del lavoro, all’esperto, al “tanatologo”, che tratta il trapasso scientificamente, al di fuori delle emozioni, degli affetti del parentado, e senza le mediazioni rituali e sociali che servivano a “elaborare” il lutto, e a “portare i vivi a ricostruire simbolicamente la perdita nel loro animo.” Diventa, in tal guisa, una difesa collettiva nei confronti della morte. In un certo senso sono proprio i progressi della medicina ad accentuare il fenomeno della relegazione della morte fuori della vita familiare.
Negli U.S.A. l’83% dei decessi avviene in strutture ospedaliere, quando non in istituti specializzati, riservati solo a chi sta per lasciare il mondo: malati terminali. In questo modo la morte è ghettizzata, se ne fa un fenomeno a parte, sottratto alla vita quotidiana.
Così, coerentemente, l’invecchiamento non dà più l’idea di un progresso verso la saggezza e la serenità, ma quella di una degradazione funzionale. Se il cadavere, il morente, il vecchio sono oramai inseriti nella categoria dello “scarto”, è perché sono considerati nient’altro che delle “macchine” fuori servizio. E’ questa visione disumanizzante del corpo che ha dato luogo a una strategia generale dello “sgombero”.
Il tutto diventa una mera operazione di mascheramento. Urbain in proposito scriveva sull’Enciclopedia Einaudi nel 1980: “Trascinato nel labirinto ospedaliero, più rassicurante per i suoi che per lui, al morente è continuamente negato la sua specificità e occultata metodicamente la differenza tra il morire e l’essere infermo”.
L’importante è nascondere sotto l’accanimento terapeutico, il sopraggiungere del nulla, far tacere la comparsa del morire con un mucchio di diagnosi incerte, mascherare insomma l’imminenza della fine mediante una tecnica di rianimazione cieca che trasforma a volte il morituro in un cadavere vivente. Ed è qui che vi soccorre il testamento biologico. Intende stabilire un rapporto non risolto, che l’evoluzione scientifica non solo rende più traumatico, ma non risolve in assoluto. Parodiando il detto latino: “Si vis pacem para bellum” dovremmo dire “Si vis vitam, para mortem”, se vuoi vivere veramente preparati a morire. (Riccardo Alfonso) (I precedenti sono reperibili sulla pagina “confronti” ottava parte)

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Eutanasia tra “omicidio” e “pietà”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

Le mie elle al di...Tempo fa Renato Pierri Scrittore ed ex docente di religione mi ha scritto una lettera per sottoporre alla mia attenzione il problema delicato e complesso dell’eutanasia. “Intanto – mi precisa – è importante informare non credenti e credenti, ecclesiastici compresi, che si ostinano a definire omicidio l’eutanasia, che la Chiesa stessa non considera l’uno e l’altra alla stessa stregua. Per rendersene conto basta confrontare due passi del Catechismo. Al n. 2268: “Il quinto comandamento proibisce come gravemente peccaminoso l’omicidio diretto e volontario. L’omicida e coloro che volontariamente cooperano all’uccisione commettono un peccato che grida vendetta al cielo”. Riguardo, invece, all’eutanasia, al n. 2277: “Essa è moralmente inaccettabile”. C’è una notevole differenza. In genere la posizione della Chiesa su questi problemi si basa su un’errata interpretazione di alcuni passi delle Scritture. Molti ecclesiastici lo sanno, ma non possono parlare, giacché la Chiesa può riconoscere gli errori del passato, ma non quelli attuali. I passi in questione si trovano nell’Antico Testamento: “Sono io che do la morte e faccio vivere” (Dt 32,39); “Il Signore dà la morte e dà la vita, fa scendere agli inferi e ne fa risalire” (1Sm 2,6). La Chiesa si appella a versetti come questi per affermare: “La vita e la morte dell’uomo sono, dunque, nelle mani di Dio, in suo potere”; “Morire per il Signore significa vivere la propria morte come atto supremo di obbedienza al Padre, accettando di incontrarla nell’«ora» voluta e scelta da lui, che solo può dire quando il cammino terreno è compiuto (cf Evangelium vitae). Ora, se c’è un Dio creatore ed una creazione, è ovvio che questa dipenda da Dio, ma non è altrettanto ovvio che sia Dio a “decidere” di dare la vita e la morte ad ogni individuo. Il concetto non solo non trova seria rispondenza nelle Scritture, ma è contraddetto dalla ragione e dalla nostra esperienza. Si pensi ad un concepimento a seguito di stupro, agli aborti spontanei, alle morti premature, accidentali, ecc. Non possiamo pensare che sia Dio a prendere simili “decisioni”. Che idea dovremmo farci del Creatore? Non possiamo basarci sul versetto della Bibbia che più ci fa comodo, per sostenere le nostre tesi. Altrimenti, per sostenere ad esempio che Dio è vendicativo e violento, potremmo ricorrere ai versetti che seguono immediatamente il verso citato del Deuteronomio: “Quando avrò affilato la mia spada folgorante, e la mia mano si accingerà al giudizio, farò vendetta dei miei avversari, ripagherò quelli che mi odiano. Inebrierò le mie frecce di sangue, la mia spada divorerà la carne: sangue degli uccisi e dei prigionieri, teste dei principi nemici”. E’ lo stesso Dio che parla, e nello stesso contesto. Le citazioni bibliche non devono contrastare né con la ragione né con lo spirito del Vangelo. La posizione della Chiesa sarà allora in sintonia col Vangelo? Neppure per sogno. Gesù ci dice: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 12). Ora, per portare un esempio limite, non si vede come si realizzi questo amore nel caso di un neonato portatore di malattia gravissima ed incurabile, allungandogli di qualche giorno o di qualche settimana la vita. Ma perché dobbiamo pensare che debba provvedere Dio a togliere dalla sofferenza un malato senza speranza, e non piuttosto che sia proprio Dio ad affidarne all’uomo la responsabilità?” (Riccardo Alfonso dal libro: “Le mie Elle al Di ” edito su Amazon)

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“La vicenda di dj Fabo ci colpisce, ma ci aiuta a fare una riflessione ulteriore”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

montecitorio“Se ne va, proprio mentre in Parlamento stiamo discutendo un disegno di legge che prevede le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Una legge che come altre arriva dopo un lungo percorso nel mondo civile, che chiede più diritti. Negli ultimi anni abbiamo visto sempre più persone attraversare il confine per accedere alle cliniche svizzere dove esiste una precisa regolamentazione in merito”. Lo dichiara Micaela Campana, deputata del PD.”La legge non istituisce un obbligo, ma una possibilità in più in uno stato laico per quei cittadini che non riconoscono più nella propria esistenza le ragioni e le passioni di una vita. C’è chi può e vuole “ricostruirsi” e continuare a lottare, ma anche chi come Dj Fabo o Piergiorgio Welby in una condizione fortemente invalidante hanno preferito la libertà di andarsene. Questo non ci lascia immuni o impassibili di un dramma, ma pensare che anche nel momento più delicato lo Stato li abbia lasciati soli, senza una regolamentazione, costringendo Fabo e altri ad affidarsi ad uno Stato estero, è doppiamente una sconfitta. – Conclude Campana – Forse è per questo che dovremmo arrivare presto ad una legge, per dare fino all’ultimo valore al termine cittadinanza”.

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Con la morte di Veronesi si riapre il dibattito sull’eutanasia

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2016

veronesiSul Sole 24 Ore ieri in edicola è apparso l’ultimo documento firmato da Umberto Veronesi: il manifesto per una legge sull’eutanasia in attesa di essere pubblicato sul secondo numero della rivista The Future of Science and Ethics edita dalla Fondazione Umberto Veronesi, il 30 novembre. Cuore della mozione, firmata da Umberto Veronesi, Cinzia Caporale e Marco Annoni, è la constatazione del fatto che quella della morte sia oggi un’esperienza sempre più medicalizzata e impersonale, lontana dal quotidiano di ciascuno di noi: si muore sempre più spesso in ospedale, soli o circondati da un’équipe di professionisti e da macchinari, invece che a casa insieme ai propri cari. La tecnologia è sempre più capace di posticipare il naturale processo del morire, mentre nel contempo le persone sono sempre meno libere di prendere decisioni riguardo alle modalità e ai tempi della propria morte.
Questo nonostante vi sia un consenso crescente da parte dell’opinione pubblica verso modalità attraverso cui anticipare la morte in caso di gravi malattie, sofferenze non controllabili e sintomi refrattari.
In questo contesto il Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi ha identificato, accanto ad una serie di motivazioni empiriche a sostegno del ricorso all’eutanasia, i fondamenti etici alla base della sua liceità, che vengono espressi nel documento pubblicato sul Domenicale del Sole 24 Ore: rispetto dell’autonomia personale del paziente, considerazione del fatto che è il paziente stesso che assume la decisione di ricorrere all’eutanasia a sopportare la larghissima parte delle conseguenze della propria scelta, necessità di non esigere da un paziente gravemente sofferente comportamenti supererogatori, valutazione del fatto che non può esistere un’indisponibilità assoluta della vita, riconoscimento delle conseguenze che il progresso tecnologico della biomedicina ha portato con sé, allungando artificialmente le fasi terminali e agoniche di pazienti che, in considerazione di ciò, devono sopportare sofferenze intollerabili e crudeli. Nel quadro di questi fondamenti etici, il documento redatto dal Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi sostiene la possibilità che una persona malata possa decidere se e come anticipare la propria morte, auspicando un intervento normativo che, nel più breve tempo possibile, renda l’eutanasia concretamente esercitabile anche in Italia.

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Eutanasia negli ospedali?

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2015

Paola ricci sindoni“A nome di chi parla l’anonimo caposala dell’ospedale Careggi di Firenze, secondo cui nei reparti del nosocomio toscano l’eutanasia sarebbe una prassi praticata diffusamente e silenziosamente? Non certo a nome delle migliaia di medici e infermieri italiani che ogni giorno, questi sì silenziosamente e senza rilasciare interviste anonime, si prodigano affinché i malati, i lungodegenti, i disabili gravissimi, possano essere assistiti e curati secondo i migliori standard sanitari”, commenta Paola Ricci Sindoni, Presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita. “Assistiamo a un rinnovato e pretestuoso attacco dei media sulla legge relativa al fine vita, in cui si mira a confondere la legittima astensione dall’accanimento con pratiche eutanasiche non giustificabili. Un pressing in cui non ci si fa scrupolo di utilizzare dichiarazioni che non solo lasciano sconcertati i privati cittadini, che si chiedono in quali mani possano finire una volta ricoverati, ma che dovrebbero mettere in allerta la magistratura, stante l’evidenza della configurazione di reati”. “Ci chiediamo inoltre quale sia la posizione degli ordini professionali coinvolti: davvero accettano di essere appiattiti in un generico ‘così fan tutti’ che, poco onorevolmente, li etichetta come inqualificabili? Il Giuramento di Ippocrate e quello dell’Infermiere non sono facoltativi, ma elementi essenziali e distintivi di uomini e donne che si mettono al servizio di altri per aiutarli a vivere, non a morire”.

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Eutanasia bambini in Belgio

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2013

“L’eutanasia è una pratica già non condivisibile quando riguarda soggetti adulti. L’idea di estenderla anche ai bambini è il segno più drammatico di una deriva etica e antropologica cui bisogna opporsi con forza”, commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita. “Il ‘pendio scivoloso’ che in questi anni ha portato una parte dell’opinione pubblica ad accettare passivamente modelli culturali legati al primato dell’autodeterminazione della vita, giunge alla sua massima espressione nel negare la dignità della vita ai bambini malati. E’ stato recentemente affermato che l’eutanasia per gli anziani malati è ‘una vergogna del nostro tempo’. Quale parola usare dunque per definire l’eutanasia dei bambini?” “Come si può ritenere che un minore abbia piena facoltà di discernimento per scegliere in piena autonomia di giudizio una decisione che riguarda il porre fine alla propria vita, soprattutto quando fiaccata dalla sofferenza della malattia? Andrebbero piuttosto potenziate le terapie palliative e antalgiche, oltre che auspicare come tutta la società civile si debba attivare per fornire un reale sostegno al piccolo paziente e alla sua famiglia”.

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In Gran Bretagna si accende il dibattito sull’eutanasia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2012

English: Prime Minister David Cameron speaking...

Image via Wikipedia

(Centro Maderna) La Commission on Assisted Dying (Commissione sulla morte assistita) presieduta da Lord Falconer, ha messo a punto un documento che critica la legislazione in vigore in Gran Bretagna, che oggi prevede di incriminare chiunque incoraggi o assista una persona che intende porre fine alla propria vita. Secondo la Commissione, il Parlamento britannico dovrebbe legalizzare la morte assistita per una determinata categoria di pazienti in fase terminale e seguendo procedure rigidamente prefissate: sono queste le conclusioni a cui è arrivata la Commissione inglese indipendente, anticipati dal quotidiano inglese The Guardian, la cui pubblicazione è attesa a breve. La posizione del premier David Cameron su questo argomento è chiara: già nel 2006 infatti aveva mostrato la propria opposizione a qualunque tentativo di modificare la legge che punisce l’eutanasia. Il portavoce del ministero della Giustizia ha dichiarato: “Il governo è convinto che ogni modifica legislativa in questo clima così emotivo e surriscaldato si tramuterebbe in un caso di coscienza individuale. Sarebbe più giusto demandare la decisione al Parlamento, dopo un approfondito dibattito, piuttosto che a una presa di posizione del gabinetto”.

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L’eutanasia, l’amore e il prossimo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2011

Lettera al direttore. Vi sono azioni che violano la legge morale ma non la legge civile, ed azioni che violano la legge civile ma non la legge morale. Tra queste ultime a mio parere è da annoverare l’eutanasia, qualora ovviamente risponda solo ed unicamente allo scopo disinteressato di fare del bene a colui che invoca disperatamente la morte non riuscendo ad accettare una vita (già del resto negata dal destino) da lui ritenuta insopportabile. In questo caso l’eutanasia, per quanto possa  sembrare strano alle persone religiose, risponde al comandamento dell’amore per il prossimo. E’ contraria agli insegnamenti della Chiesa, ma non è contraria al Vangelo. Un medico che desidererebbe per sé l’eutanasia nell’eventualità che venisse a trovarsi in situazione grave e insopportabile, farebbe azione conforme al Vangelo qualora esaudisse la preghiera di un malato senza speranza, giacché osserverebbe il comandamento: “Quanto dunque desiderate che gli uomini vi facciano, fatelo anche voi ad essi” (Mt 7, 12). O anche: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 12).Si potrebbe obiettare che l’eutanasia va contro il principio dell’inviolabilità della vita, oppure, secondo un cristiano, contro il quinto comandamento. Ma il principio dell’inviolabilità della vita non ha valore assoluto. Viene meno, ad esempio, nel caso della legittima difesa. E non si vede perché non possa venir meno nel caso dell’eutanasia, giacché questa non solo è la scelta necessaria del male minore (dal punto di vista del malato), ma a differenza della legittima difesa, non va contro la volontà della persona cui viene procurata la morte. E’ bene tener presente che un’azione è buona qualora buono sia il fine e buono il mezzo per raggiungere il fine stesso. Accade però alle volte che per raggiungere un fine buono, sia necessario ricorrere ad un mezzo oggettivamente cattivo. Ovviamente non deve esistere altra via percorribile. Il fine nel caso della legittima difesa è buono (salvare la persona aggredita) ed il mezzo è cattivo (uccisione dell’aggressore), ma necessario. Nel caso dell’eutanasia, il fine è buono (liberare il malato da una vita insopportabile) ed il mezzo ( mezzo non  fine) è “cattivo”, ma necessario. Le persone religiose devono anche considerare che è contraddittorio concepire un Dio che ama le sue creature, e allo stesso tempo non voglia che una sua creatura soffra qualche giorno, qualche settimana o qualche mese di meno. Ciò detto, non si può ignorare che il problema è delicatissimo, e che un’eventuale legge a riguardo dovrebbe tenere ben presente il pericolo di abusi. (Renato Pierri Scrittore)

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Lettere al direttore in “libera uscita”

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2011

Lettere al direttore. Che brutta abitudine, quella di alcuni giornali, di pubblicare lettere contenenti notizie false, o concetti basati su una falsa morale. Sarebbe giusto cestinarle, oppure pubblicarle, sì, ma necessariamente non prive di commento da parte del giornalista che cura la rubrica. Scrive un  lettore, su un noto quotidiano del 5 gennaio: “Nei Paesi dove l’eutanasia è stata legalizzata, non poche persone sole e abbandonate sono state persuase a ricorrere a questo mezzo per disperazione, quando non siano gli stessi parenti a spingere il malato in quella direzione. L’eutanasia dovrebbe essere respinta non solo per motivi religiosi, ma soprattutto per motivi umani”. Passa il messaggio che in molti paesi la legge sull’eutanasia è stata così mal concepita da permettere ai delinquenti di ricorrervi per liberarsi del malato scomodo. Non si entra nel merito della giustezza o meno dell’eutanasia in sé, ma nel merito dell’uso improprio che alcuni delinquenti potrebbero farne. Passa il messaggio che esistano giusti motivi religiosi e umani in base ai quali è lecito privare un individuo della libertà di porre fine alla propria esistenza, qualora questa sia diventata per lui inutile e insopportabile. (Miriam Della Croce)

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Spot eutanasia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 dicembre 2010

“Nella Rai il pluralismo è sempre necessario e dunque benvenuto, ma quando si riduce a pluralismo di slogan si fa fatica a coglierne l’utilità”. Così Andrea Sarubbi, deputato del Partito democratico, commenta la messa in onda, nella tv pubblica e in radio, dello spot sull’eutanasia promosso dall’associazione Luca Coscioni. “C’è una differenza profonda – prosegue Sarubbi – tra l’atto pietoso di staccare la spina a un malato terminale, per evitargli sofferenze inutili, e l’iniettare una dose letale nel corpo di una persona sana, ma stanca di vivere. Exit Internationallo sa bene, visto che nelle sue cliniche svizzere è in aumento il numero di persone depresse che chiedono di morire, ma nello spot dimentica di dirlo, riducendo il dibattito sulla vita e la morte ad una difesa senza contrappesi della libertà di autodeterminazione”. “Per quanto legittima – conclude il deputato del Pd –  la propaganda degli  spazi autogestiti rischia di riportare il dibattito all’eterna sfida tra guelfi e ghibellini. La fatica del Parlamento nell’interrogarsi su questi temi e nel trovare risposte il più possibile condivise conferma, invece, la complessità dell’argomento, che merita da parte della tv pubblica un approfondimento costante, anche lontano dall’emotività dei casi di cronaca”.

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Disabili: vivere con dignità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2010

Lettera al direttore. Nella rubrica lettere di Sergio Romano (Corriere della Sera del 21 nov.) leggo: “Scrivo in merito alla trasmissione di Fazio-Saviano e in particolare alla mezz’ora che hanno dedicato al caso Welby ed Englaro…assistere al monologo delle solite due persone che da anni si battono in nome dell’eutanasia è stato un insulto per chi, nel silenzio e tutti i giorni, sceglie la vita nonostante gli impedimenti fisici e burocratici. Prima di pensare all’eutanasia questo Paese dovrebbe muoversi per garantire a tutti i disabili il diritto a vivere con dignità”. Davvero non capisco le ragioni dell’insulto. Un problema non esclude l’altro. C’è chi affronta l’uno,  e chi affronta l’altro. Chi ha a cuore l’uno, e chi ha a cuore l’altro. Il fatto che Saviano abbia parlato dell’interruzione delle cure (non eutanasia), non significa nella maniera più assoluta che non voglia siano rispettati i diritti di tutti i disabili. (Francesca Ribeiro)

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Caso Saviano-Maroni

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2010

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani: “Gli attacchi furibondi nei confronti di Roberto Saviano dimostrano la paura viscerale che scatta tra i potenti quando qualcuno ha il coraggio e la capacità di parlare delle grandi questioni sociali che la televisione di regime sistematicamente nasconde. L’eutanasia e la libertà di scelta, la criminalità politica e comune che devasta territorio e società, non solo nel sud d’Italia, sono temi popolari che appartengono al vissuto degli italiani, come dimostrano gli ascolti straordinari di “Vieni via con me”. Non sorprende, quindi, il nervosismo della Lega, né che il Vaticano sia terrorizzato che si parli dell’eutanasia clandestina di massa o che venga dato spazio ad un sacerdote “di strada”come Don Gallo anziché alle gerarchie. Il Ministro Maroni farebbe bene a riconoscere che lo Stato partitocratico sta assumendo sempre più i connotati di una criminalità organizzata composta di associazioni a delinquere contro i diritti dei cittadini. Roberto Saviano è una fortuna capitata a questo Paese, la sua unica colpa è quella di saper rompere il muro mediatico eretto per anestetizzare l’opinione pubblica”.

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Eutanasia e comandamento divino

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Lettera al direttore. Francesco Ognibene scrive su Avvenire (10 novembre): “Va peraltro ricordato agli smemorati che il Codice penale sanziona con chiarezza l’«omicidio del consenziente», la fattispecie sotto la quale ricadono eutanasia e suicidio assistito” .Vi sono azioni che violano la legge morale ma non la legge civile, ed azioni che violano la legge civile ma non la legge morale. Tra queste ultime a mio parere è da annoverare l’eutanasia, qualora ovviamente risponda solo ed unicamente al desiderio disinteressato di fare del bene a colui che invoca disperatamente la morte non riuscendo a sopportare una malattia dolorosissima e inguaribile. In questo caso, l’eutanasia, per quanto possa  sembrare strano alle persone religiose, risponde al comandamento dell’amore per il prossimo. Si potrebbe obiettare che l’eutanasia va contro il principio dell’inviolabilità della vita, oppure, secondo un cristiano, contro il quinto comandamento. Ma il principio dell’inviolabilità della vita non ha valore assoluto. Viene meno, ad esempio, nel caso della legittima difesa. E non si vede perché non possa venir meno nel caso dell’eutanasia, giacché questa non solo è la scelta necessaria del male minore (per il malato), ma a differenza della legittima difesa, non va contro la volontà della persona cui viene procurata la morte. E’ bene tener presente che un’azione è buona qualora buono sia il fine e buono il mezzo per raggiungere il fine stesso. Accade però alle volte che per raggiungere un fine buono, sia necessario ricorrere ad un mezzo oggettivamente cattivo. Ovviamente non deve esistere altra via percorribile. Il fine nel caso della legittima difesa è buono (salvare la persona aggredita) ed il mezzo è cattivo (uccisione dell’aggressore). Nel caso dell’eutanasia, il fine è buono (liberare il malato da una vita insopportabile) ed il mezzo ( mezzo non  fine) è porre termine alla vita. Le persone religiose devono anche considerare che è contraddittorio concepire un Dio che ama le sue creature, e allo stesso tempo non voglia che una sua creatura soffra qualche giorno, qualche settimana o qualche mese di meno. (Renato Pierri)

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61° Anno della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 dicembre 2009

Il 10 dicembre ricorre il 61° anniversario della “Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo” per la difesa, soprattutto, di due diritti fondamentali intorno ai quali si discute ancora oggi in Europa : l’art.16 “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società ed ha il diritto di essere protetta dalla società ed dallo Stato”; l’art.3 “Ogni individuo ha il diritto alla vita”; Queste due definizioni sono avvenute in un periodo in cui il diritto alla vita dei disabili e dei malati mentali era negato con l’eugenetica o con l’eutanasia non solo nella Germania hitleriana, ma anche in altri Paesi occidentali. Il 5 dicembre 2004 indetta dal Governo Berlusconi avvenne la “Giornata Nazionale per la salute mentale” con lo scopo di vincere la discriminazione e respingere pregiudizi e per sensibilizzare i cittadini alla prevenzione e tutela della salute mentale. Il Governo Berlusconi, con il disegno di legge n. 2121 in data 20 febbraio 2009 ha ratificato la “Convenzione per i Diritti delle Persone con Disabilità” adottata dall’ONU nel dicembre 2006, per proteggere diritti civili e politici e per la piena partecipazione alla protezione sociale e la piena eguaglianza, ma ahime! con l’art.2 “in toto” ha dato piena attuazione e non ha avviato precise riserve e tali da escludere ogni riferimento all’aborto, all’eutanasia ,al diritto alla vita, ad ogni metodo o modalità della salute riproduttiva.( art.25  della“Convenzione”. Anche nella ricorrenza del 20 dicembre, voluta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti dell’handicappato mentale si afferma, con altre, che “L’handicappato mentale deve godere in tutta la misura possibile degli stessi diritti degli altri esseri umani e sono tematiche sempre di attualità. Tre date poco ricordate dalle nostre Istituzioni,(occupate come sono in inutili litigiosità), perché nessuno si interessa alla situazione dei disabili” in particolar modo degli handicappati mentali” perché  è una “situazione” che non interessa !nessuno!… Invece questa è una emergenza di notevole intensità, un allarme sociale drammatico ed inquietante. Purtroppo insiste in Italia una confusione morale che determina una esaltazione di “cose marginali”, un “relativismo” disarmante, situazioni troppo lunghe da elencare, invece di preoccuparsi di priorità che interessano da vicino milioni di persone, considerazioni che sarebbe riduttivo dire in difficoltà, ma molto rilevanti, dato il grande disagio sociale e la sofferenza dei “malati” e delle loro famiglie. L’Italia non ha lo strumento giuridico, cioè una legge-quadro di riordino dell’assistenza psichiatrica, il cui provvedimento legislativo racchiuso nel Testo Unificato “Burani-Procaccini” è sparito dall’Agenda Parlamentare fin dall’aprile 2005. Perché?, Ce lo dovrebbe spiegare il Presidente della Camera dei Deputati di “allora”. In Italia da ben 31 anni vi è una lacuna legislativa su questa “materia” perché è carente una iniziativa politica che abbia posto in risalto, dopo la chiusura dei “manicomi”, quella di programmare seri provvedimenti tecnico-sanitari-legislativi in aiuto di questi sofferenti e le loro famiglie. Nel dibattito nella discussione sulla finanziaria 2010 al Parlamento, nessuno ha riconosciuta l’urgenza di interventi finanziari nei confronti dei milioni di cittadini italiani affetti da disturbi psichiatrici di natura ed intensità diversa colpiti da forme di depressione o da schizofrenia. Dato l’andazzo, pensiamo che non se ne parlerà di quello che reputiamo una emergenza nazionale (il “dopodinoi”) e soprattutto non se ne parlerà di necessità economiche delle famiglie dove insiste un sofferente che “guadagna” una “pensione” di euro 253,13 mensili, occupandosi, invece, come si possa “elargire” 274.000 euro annuali ai “manager dello Stato”, od altro!!!, mentre ogni l’handicappato psico-fisico grave dispone di una misero intervento che consente solo di sopravvivere.  Il Parlamento ed il Governo con questo strumento tecnico doveva porre in essere quei mezzi finanziari atti a provvedere strutture alternative di accoglienza di questi malati e non continuare a“scaricare” sulle famiglie e sulla società il “problema!” La nostra Associazione, innanzi a priorità contingentali gravi ed urgenti (assolutamente non valutate), con Ricorso alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” di Strasburgo ha richiesto che si possa richiamare l’Europa dei 27 ad una legge comunitaria uguale e nella stessa misura di validità in tutti gli Stati Europei (dove ogni 3/5 anni viene verificato il provvedimento legislativo in merito). Ma il Ricorso è stato respinto con una motivazione che ci appare inusuale, di “un diritto invocato” (una Direttiva Comunitaria) che non figura tra i diritti e le libertà” (risposta a noi giunta con prot.CEDH-LIT 1.OR CD% PC/ENI/ahu 27.11.2008) Lascio all’opinione pubblica il commento!!!, mentre ci stiamo sentendo essere stranieri nella nostra Patria! Comunque con l’opinione pubblica vogliamo “gridare” la realtà, quella realtà e quei diritti che le Istituzioni vogliono ignorare, ma che l’opinione pubblica vuole sempre ricordare, soprattutto con il diritto di non sentire più chiacchiere inutili. (Franco Previte)

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“Ddl è eutanasia del processo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2009

“Il ddl sul processo breve celebra l’eutanasia del processo. Con questo ddl si manderanno a morte migliaia di processi, soprattutto quelli con molti imputati o che richiedono indagini complicate, perizie o rogatorie. Chiedere ad un magistrato di celebrare nello stesso lasso di tempo tutti i tipi di processo è come chiedere ad un chirurgo di impiegare le stesse ore per eseguire un’operazione di appendicite o un trapianto di cuore. Per tutelare gli interessi di un uomo solo, Berlusconi, si tronca il processo senza dare ai magistrati i mezzi per poterli fare. Volevano uccidere il processo e ci riusciranno” lo dichiara in una nota l’on. Federico Palomba, capogruppo di IDV in Commissione Giustizia alla Camera.

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La sensibilità cristiana di Giovanardi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2009

Lettera al direttore. Il sottosegretario Giovanardi ha affermato: “Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”. Nessuna meraviglia. Il cattolico Carlo Giovanardi già in passato ha dato più volte un saggio della sua intelligenza, profonda cultura e  cristiana sensibilità. Il giorno 22 marzo 2006 partecipava alla trasmissione Ottoemezzo, dedicata ad un tema difficile e delicatissimo: l’eutanasia infantile. Il problema serio e grave era questo nella sostanza: la giustezza o meno di accelerare una morte certa ed inevitabile di un neonato affetto da malattia inguaribile ed in preda a dolori insopportabili. Bene, lui se ne uscì con questa frase: “Finché c’è vita c’è speranza”. Il 13 maggio 2006, poiché Follini e Tabacci avevano votato per l’elezione del Presidente della Repubblica, contrariamente alle indicazione del partito, li definì “traditori e immorali”. Il 19 dicembre dello stesso anno, nella trasmissione di Bruno Vespa, affermò candidamente che un medico aveva il dovere di tenere in vita Welby, così come ogni medico aveva il dovere di salvare un suicida che si getta dalla finestra e resta vivo.Ogni commento è perfettamente inutile. (Miriam Della Croce)

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