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Posts Tagged ‘evacuazione’

Raphael Jerusalmy: Evacuazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Un romanzo fulminante tra La Strada di Cormac McCarthy e Samuel Beckett, una piccola isola di poesia nelle maglie di un presente difficile da comprendere, uno struggente inno alla voglia di vivere in un tempo di pace.
In una Tel Aviv assediata dalla guerra, l’esercito dirama alla popolazione l’ordine di abbandonare la città. Ma, all’ultimo minuto, l’anziano Saba decide di scendere dall’autobus su cui era stato fatto salire per l’evacuazione, trascinando con sé il giovane nipote Naor e la fidanzata Yaël.
I tre iniziano così un pellegrinaggio clandestino nel cuore di una metropoli deserta, giocando a inventare da capo un’innocenza perduta, venata di idealismo e resistenza. Sotto la costante pressione del pericolo e della morte, Saba, il vecchio dai desideri ormai obliati, Naor, il giovane studente di cinema con gli occhi spalancati sul mondo, e Yaël, l’artista dalle idee forti e intatte, vivranno un’esperienza capace di unirli oltre le differenze delle loro generazioni, dentro alla paradossale bellezza che resiste alla guerra.
trad. Fabrizio Ascari, pp.132, 17 euro. Copyright © La Nave di Teseo Via Stefano Jacini 6, Milano.

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Rifugiati: evacuazione salvavita dalla Libia

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Un anno dopo che l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha avviato le prime operazioni di evacuazione salvavita dalla Libia, quasi 2.500 rifugiati e richiedenti asilo più vulnerabili precedentemente detenuti in Libia sono stati trasferiti in Niger, Italia e Romania.Con l’ultima evacuazione, 132 rifugiati e richiedenti asilo, tra cui donne e bambini, sono stati trasferiti ieri da Tripoli al Niger, dove sono ospitati presso un centro di transito di emergenza dell’UNHCR, mentre per loro vengono ricercate soluzioni a più lungo termine in paesi terzi.Tutte le persone evacuate erano detenute nelle strutture di Triq Al Sikka e Abu Salim a Tripoli. Quarantuno di loro sono minori non accompagnati.La maggior parte è stata portata in detenzione dopo essere stata intercettata o soccorsa in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo dalla Libia all’Europa.Considerati i pericoli che rifugiati e migranti corrono in Libia, l’UNHCR non ritiene che questo paese rappresenti un luogo sicuro per lo sbarco e ha anche sconsigliato i ritorni in Libia in seguito alle operazioni di ricerca e soccorso in mare.”I rifugiati in Libia si trovano di fronte a uno scenario da incubo. Sono fuggiti dalle loro case in cerca di sicurezza e protezione solo per finire incarcerati, languendo indefinitamente in condizioni squallide”, ha detto Roberto Mignone, capo della missione dell’UNHCR in Libia.”È riprovevole che siano detenuti invece che protetti. Ciò nonostante il fatto che possano essere trovate valide alternative alla detenzione in Libia, anche attraverso la struttura di raccolta e partenza che stiamo aspettando di aprire da luglio, e che potrebbe offrire protezione immediata e sicurezza alle persone più vulnerabili”.Una volta aperta, la struttura di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility) sarebbe la prima del suo genere nel paese a proteggere i rifugiati vulnerabili fino a quando non potranno essere evacuati dalla Libia. Sebbene l’impianto sia pronto per l’uso, l’UNHCR sta ancora negoziando con le autorità libiche affinché venga aperto.Considerate le difficili circostanze in cui si trovano i rifugiati e i richiedenti asilo intrappolati in Libia, l’UNHCR continua a sostenere alternative alla detenzione e chiede maggiore sostegno alle operazioni di evacuazione, che rimangono un’ancora di salvezza cruciale per i più vulnerabili.Nonostante i pericoli significativi per la sicurezza e le limitazioni sui movimenti, dal novembre 2017 l’UNHCR ha portato a termine 23 evacuazioni dalla Libia. 2.476 rifugiati e richiedenti asilo vulnerabili sono stati liberati dai centri di detenzione ed evacuati dalla Libia in Niger (2.069), Italia (312) e Romania (95).

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Evacuazione di 300 persone detenute a rischio nell’instabile capitale libica

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

Tripoli. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), in uno sforzo congiunto con l’OIM, Medici Senza Frontiere (MSF), UNOCHA e il Dipartimento libico per la lotta alla migrazione illegale (DCIM), martedì scorso ha organizzato l’urgente evacuazione di circa 300 rifugiati e migranti trattenuti nel centro di detenzione di Ain Zara, a Tripoli. Negli ultimi giorni è aumentata la tensione nella capitale e gruppi armati stanno combattendo nelle immediate vicinanze del centro. Centinaia di rifugiati e migranti detenuti ad Ain Zara rischiavano concretamente di diventare vittime dei conflitti.
Le persone evacuate sono principalmente cittadini eritrei, etiopi e somali e sono state tutte trasferite nel centro di detenzione di Abu Salim, situato in una posizione relativamente più sicura dove le organizzazioni internazionali possono fornire loro assistenza.L’UNHCR è impegnato a distribuire beni di prima necessità, tra cui coperte, mentre l’OIM fornisce materassi, cibo e acqua. MSF fornisce acqua, cibo e consulti medici preliminari.
In linea di principio, l’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo che necessitano di protezione internazionale, ma è presente ovunque siano i rifugiati, al fine di fornire loro assistenza salvavita e favorire il loro rilascio.Gli operatori dell’UNHCR, insieme ai loro partner di LibAid, hanno anche visitato una scuola a Tripoli dove oltre 35 famiglie libiche sfollate si sono rifugiate per sfuggire alle ostilità nelle aree di Ain Zara, Salah al-Din e Khallat al-Farrjan Sala (a sud di Tripoli). Queste famiglie sono traumatizzate e hanno urgente bisogno di cibo, acqua potabile e aiuti di prima necessità. L’UNHCR sta lavorando in coordinamento con le autorità e i partner competenti per assistere queste famiglie.L’UNHCR continua inoltre a monitorare da vicino gli sviluppi della situazione ed è pronto a rispondere a nuovi e immediati bisogni umanitari.

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Chiudere i poligoni di Quirra

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 maggio 2011

“Dopo le recenti dichiarazioni del “supertestimone” che alla stampa ha descritto dettagliatamente le operazioni di brillamento di enormi quantità di esplosivi che avvenivano nei poligoni di Quirra e Capo San Lorenzo, il Ministro della difesa Ignazio La Russa adesso, invece di preoccuparsi di affermare che «è interesse delle Forze Armate tutelare la salute dei propri militari e dei civili», dovrebbe prendere atto della situazione e quindi disporre l’immediata evacuazione di quei poligoni, interrompere ogni attività militare, civile e industriale. La Difesa deve provvedere urgentemente a risarcire i danni arrecati ai civili che risiedono e lavorano in quelle zone e alle aziende agropastorali alle quali, per effetto della disposizione di sequestro, è stata interdettà la prosecuzione delle attività lavorative e, inoltre, si deve fare carico di bonificare tutto il territorio su cui insistono i poligoni posti sotto sequestro. Diversamente quelle del Ministro sono solo chiacchiere e quelle dei vertici dell’Aeronautica in merito alla trasparenza e alla collaborazione con gli inquirenti si commentano da sole difronte ai gravi fatti che continuano a emergere nel corso dell’inchiesta.” (fonte: Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).

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Evacuazione di migranti da Bengasi

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

E’ partita dal confine  di Sallum, in Egitto. Le operazioni erano state momentaneamente interrotte a causa dal peggioramento delle condizioni di sicurezza.L’OIM ha evacuato 146 cittadini del Ciad e 4 bengalesi utilizzando dei bus che verso sera hanno raggiunto Sallum. Altri 646 ciadiani saranno trasferiti verso il confine egiziano nei prossimi due giorni, mentre migranti di altre nazionalità saranno assistiti la prossima settimana. Le operazioni di evacuazione aiuteranno i tanti migranti bloccati nell’area del porto e ospitati in una struttura di transito gestita dalla Mezzaluna Rossa libica. Prima della sospensione degli ultimi giorni, l’OIM aveva evacuato 2.159 migranti da Bengasi: via terra verso Sallum e via mare verso Alessandria. Una volta arrivati al confine, i cittadini non egiziani sono sempre assistiti dall’OIM nel loro ritorno in patria. Nel frattempo la situazione nella città di Dirkou, nord del Niger e poco distante dal confine libico, rimane critica. L’OIM gestisce sul posto  – grazie a fondi allocati dal Ministero dell’Interno italiano per il suo funzionamento – un centro di transito e accoglienza. Dall’inizio della crisi almeno 12.000 migranti hanno varcato il confine tra Libia e Niger. A causa del consistente numero di arrivi, che potenzialmente potrebbe creare tensioni nell’area (Dirkou ha una popolazione di soli 4.000 abitanti), il governo nigerino sta organizzando scorte militari che possano accompagnare iconvogli OIM che trasportano i migranti verso la città più meridionale di Agadez. Di lì, staff l’OIM fornisce assistenza sia ai nigerini sia ai cittadini di paesi terzi, aiutando questi ultimi a raggiungere Niamey per poi far ritorno verso i loro paesi di origine. Intanto i primi migranti stanno anche varcando il confine con il Ciad, dove 2.200 cittadini ciadiani e persone di altre nazionalità sono giunte a Faya Largeau e Oum Chalouna Kalai – nel nord del paese –  a bordo di vari camion. Altri dovrebbero giungere a breve dalla città libica di Koufra. Un team di valutazione composto da varie agenzie, tra cui l’OIM, sarà operativo al confine con il Ciad nei prossimi giorni, per verificare i bisogni e capire quali saranno i principali punti di entrata che saranno utilizzati dai migranti provenienti dalla Libia. Un crescente numero di ciadiani è anche fuggito nei giorni scorsi in Egitto e Tunisia. Di questi, quasi 1.700 sono stati evacuati dall’OIM, dall’UNHCR e dal governo ciadiano, che ha anche organizzato voli ad hoc per far rientrare i propri cittadini. Alla luce dell’imponente presenza di ciadiani in Libia, è probabile che il numero di richieste di assistenza aumenteranno ulteriormente nelle prossime settimane. Le attività di evacuazione dell’OIM continuano intanto in tutta la regione. Entro un paio di giorni il numero di migranti che l’OIM avrà evacuato dall’inizio della crisi da Egitto, Tunisia, Algeria, Niger e Malta –  con il supporto dell’UNHCR e di vari governi toccherà quota 70.000 Ad oggi sono già 367.000 i migranti scappati dalla Libia.

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Operazioni di evacuazione umanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

Ginevra Grazie ad un’operazione umanitaria di evacuazione congiunta, messa in atto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) con il sostegno di un gran numero di paesi, sono stati evacuati più di 50.000 migranti bloccati nei campi in Egitto e Tunisia. Altre decine di migliaia sono stati rimpatriati con aerei e navi messi a disposizione dai propri governi. “E’ una delle evacuazioni più massicce nella storia” ha dichiarato il Direttore Generale dell’OIM, William Lacy Swing. Le due organizzazioni lanciano un appello ai Governi donatori al fine ottenere un ulteriore supporto economico e logistico per la seconda fase delle evacuazioni. L’OIM stima che in Libia siano ancora presenti più di un milione di migranti lavoratori,molti dei quali provenienti dall’Africa sub-sahariana. All’apice dell’esodo, oltre 17.000 persone fuggite dalla Libia sono confluite nel campo gestito dall’UNHCR alla frontiera con la Tunisia. Molti di loro hanno atteso assistenza per poter ritornare nei loro paesi d’origine. Ad oggi soltanto 6.500 persone rimangono bloccate in Tunisia, 2.500 in Egitto e 1.500 in Algeria e Niger. La maggior parte sarà evacuata questo weekend con voli organizzati da UNHCR e OIM al fine di rendere la situazione più facile da gestire alla frontiera dove continuano ad arrivare gruppi di persone in fuga dalla Libia.OIM e UNHCR prevedono che ogni giorno continueranno ad attraversare la frontiera tra 1.500 e  2.500 persone che hanno necessità di lasciare la Libia. Le due organizzazioni chiedono ai governi di mettere urgentemente a disposizione le risorse necessarie a garantire il proseguimento delle operazioni di evacuazione. “I generosi contributi finanziari e in natura ottenuti fino ad ora ci hanno permesso di evacuare in sicurezza più di 50.000 migranti che volevano disperatamente tornare a casa dalle loro famiglie. Ma ci sono ancora migliaia di persone bisognose d’aiuto.” afferma il Direttore Generale dell’OIM, William Lacy Swing.Nelle ultime settimane hanno lasciato la Libia circa 300.000 persone. Con il proseguire degli scontri in Libia, UNHCR e OIM sono pronte ad assistere nuovi gruppi in arrivo per trasportarli nei rispettivi paesi d’origine. Nel frattempo l’UNHCR si sta impegnando nel trovare una soluzione per un crescente numero di persone che provengono da situazioni di guerra e persecuzione e che non hanno la possibilità di essere rimpatriati.

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Libia: esodo di massa?

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ed i suoi partner hanno approntato vasti piani di emergenza e sono pronti a collaborare col governo egiziano per prepararsi a gestire l’esodo di massa di persone in fuga dalla violenza in Libia. È anche possibile che il conflitto possa bloccare l’accesso a luoghi sicuri e il passaggio per uscire dal paese in sicurezza. A questo punto saranno determinanti gli sviluppi dei prossimi giorni per sapere se la fuga in massa dalla Libia orientale avrà luogo o meno. Sempre più libici si sono riversati in Egitto negli ultimi giorni, osserva l’UNHCR. Circa 1.490 nella sola giornata di mercoledì, su untotale di 3.163. La maggioranza delle persone intervistate alla frontiera con l’Egitto dice di essere fuggita nel timore di essere coinvolta nei combattimenti. Molti hanno anche citato – come motivo della fuga – le recenti minacce da parte del governo di bombardare Bengasi.I nuovi arrivati in Tunisia che sono riusciti ad avere l’aiuto delle proprie ambasciate per raggiungere la frontiera raccontano di viaggi meno faticosi, rispetto a coloro che hanno viaggiato soli o senza alcuna assistenza. I rifugiati eritrei affermano di essere fuggiti dalla persecuzione in Eritrea e che quindi non possono rivolgersi all’ambasciata del proprio paese per chiedere aiuto. “Un rischiocalcolato” lo definisce un rifugiato eritreo, che ha preferito precipitarsi verso il confine. “Meglio morire cercando di mettersi in salvo che nascondendosi in Libia”.Al 16 marzo erano 300.706 le persone fuggite dalla Libia nei paesi limitrofi: 158.721 in Tunisia (tra i quali 19.022 tunisini e 16.149 libici – in parte per normali spostamenti di frontiera); 128.814 in Egitto (72.302 gli egiziani); 4.077 in Niger (3.575 i nigerini) e 9.094 in Algeria, dove sono arrivati via terra, via mare e con i voli di evacuazione.

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Nucleare: Umberto Mengoni a Tokyo

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

Giappone\Fukushima – Radio 24 – Alberto Mengoni, esperto di fisica nucleare all’ambasciata italiana a Tokyo, raggiunto da Radio 24. “Ultima notizia:  “il raggio di evacuazione è stato alzato da 10 a 20 chilometri in seguito all’esplosione al reattore numero 1 dell’impianto di Fukushima che è avvenuta intorno alle 16.00 ora locale.” Lo ha detto al telefono da Tokio a Radio 24 l’esperto di fisica nucleare Alberto Mengoni. “Il raggio di evacuazione è stato disteso a 20 chilometri perchè c’è stata una fuoriuscita di radioattività. Non si sa ancora la quantità del rilascio di radioattività. In tutta la zona è stato consigliato di osservare le norme base per quanto riguarda il contagio radioattivo. I reattori che hanno problemi sono due nell’impianto di Fukushima 1 e uno nell’impianto di Fukushima 2 e si sta intervenendo. La situazione è in evoluzione: per il momento si sa che c’è stato un rilascio di radioattività ma non si sa il livello. In ogni caso stanno intervenendo sui diversi reattori: si pensava la situazione fosse sotto controllo, ma poi il primo reattore ha avuto problemi.. è tutto in evoluzione” ha detto a Radio 24.

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Libia: evacuazione urgente

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2011

Ginevra – L’Alto Commissario per i Rifugiati, António Guterres, esprime preoccupazione per le decine di migliaia di  rifugiati ed altri cittadini stranieri che potrebbero essere intrappolati in Libia.“Non ci sono gli aerei e le navi necessarie per evacuare le persone provenienti da paesi poveri o devastati dai conflitti,” ha dichiarato Guterres, chiedendo ai governi di prendere in considerazione le necessità di tutte le persone vulnerabili e non soltanto quelle dei propri cittadini. “Molte di queste persone si sentono prese di mira, sono spaventate e non hanno risorse.” Da anni la Libia è un paese di transito e di destinazione per i rifugiati.
L’UNHCR ha riconosciuto come rifugiati 8.000 palestinesi, iracheni, sudanesi, etiopi, somali ed eritrei. Oltre 3.000  hanno presentato domanda d’asilo e molte altre migliaia che non hanno avuto la possibilità di contattare l’ufficio  UNHCR si trovano verosimilmente nel paese. “Gli africani sembrano essere particolarmente a rischio perché sospettati di essere mercenari stranieri,” ha riferito l’Alto Commissario. “La nostra preoccupazione è che non riescano a  mettersi al sicuro”. L’UNHCR sta lavorando ai confini con Egitto e Tunisia per aiutare i governi a gestire il  flusso di migliaia di persone che stanno fuggendo dalla Libia. Fino ad ora oltre 110,000 persone hanno attraversato la frontiera ed altre migliaia continuano ad arrivare. La maggior parte sono Tunisini ed Egiziani, ma stanno riuscendo a  fuggire anche alcunilibici e persone di altre nazionalità. L’UNHCR teme che solo un numero ridotto di rifugiati sia riuscito ad  abbandonare la Libia. L’Alto Commissario ha espresso gratitudine ai governi di Tunisia ed Egitto per aver scelto una  politica di frontiere aperte ed ha di nuovo fatto appello all’aiuto della comunità internazionale.

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