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Il nostro futuro sta evaporando?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

Di Giuseppe Bianchi. È sempre più frequente sentire parlare nei vari talk show televisivi di ricostruzione del Paese, di “rinascimento” da parte dei più creativi.Si capisce: il popolo è frustrato e disilluso. Occorre prevenire il suo disimpegno tenendo viva la prospettiva di un futuro migliore. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Che le cose non vadano come previsto. In tal caso la disillusione sarebbe difficilmente gestibile.Il fatto nuovo è il Governo Draghi e l’autorevolezza del Presidente del Consiglio. Ma non credo che abbia le capacità del Barone di Münchhausen di estrarre il Paese dal pantano in cui si trova facendo forza sulla sua sola autorità.Il ritorno alla normalità è un processo complesso che richiede una mobilitazione di tutti gli attori dello sviluppo, pubblici e privati, e il sostegno di un’opinione pubblica informata delle opportunità ma anche dei cambiamenti che si prospettano. In positivo, ci sono le risorse europee del piano Next Generation ma sono note le condizionalità interne che richiedono capacità programmatorie e gestionali. In negativo, abbiamo le promesse del precedente Governo Conte che nessun cittadino sarà lasciato indietro, alimentando attese che lo Stato non è in grado di soddisfare. Nonostante la terapia inflazionata di sussidi, bonus e garanzie pubbliche, la cui entità a fine d’anno porterà ad un deficit pubblico grosso modo equivalente alle risorse messe in campo del piano Next Generation a valere fino al 2026, il Paese è stremato, insicuro e socialmente in ebollizione per le insufficienti compensazioni monetarie ottenute dalle categorie economiche e dai ceti sociali più colpiti dalla pandemia.Si dirà che oggi è facile giudicare con il senno di poi ma è compito della politica avere lo sguardo lungo e di calibrare gli interventi di sostegno ai bisogni differenziati della collettività, soprattutto una volta superata la prima fase emergenziale della pandemia. Si diceva prima che ora abbiamo il nuovo Governo Draghi che può contare sulla disponibilità dei vaccini. La priorità è vaccinare per rimettere in moto la macchina della crescita economica ed occupazionale. C’è molta insistenza sulla ripresa degli investimenti pubblici con cui accompagnare la fuoriuscita del Paese dalla crisi sanitaria ed economica. Il Governo si sta impegnando per eliminare gli ostacoli normativi e burocratici che rallentano, nel nostro Paese, gli investimenti infrastrutturali necessari per recuperare una più forte competitività del sistema ma i risultati non sono certi e sicuramente non saranno a breve termine. Abbiamo un sistema di poteri pubblici (Governo, Parlamento) che rallenta le decisioni e un apparato pubblico imbrigliato da una ipertrofia normativa. Non è dato ancora sapere, almeno a livello di opinione pubblica, quali siano i progetti del Piano Next Generation, i loro tempi applicativi e gli investimenti sociali di accompagnamento per gestire i cambiamenti che si prospettano nella struttura occupazionale e nella gestione della salute pubblica.Un rapporto della Confindustria di questi giorni, più addentro alle segrete cose, stima un incremento del reddito dovuto all’attuazione del Piano Next Generation pari allo 0,7% nel 2021 e dello 0,6% nell’anno successivo ed un incremento dell’occupazione di 120 mila nuovi occupati. Ben poca cosa rispetto alle previsioni del Governo che contano su una crescita del reddito del 4,8% nel 2021 e del 4,2% nel 2022 e rispetto alle esigenze di occupazione di un mercato del lavoro che presenta tassi di disoccupazione allarmanti.Quali che siano le risorse pubbliche attivabili, rimangono centrali i fatturati delle imprese, che incorporano conoscenze e capacità occupazionali espansive. Decisiva sarà la quantità degli investimenti privati attivati nell’economia di mercato che presenta potenzialità di sviluppo lungo direttrici di una specializzazione settoriale già in essere, ma soprattutto nei settori innovativi, a più alto valore aggiunto, sostenuti dall’accesso alle nuove tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale. E l’intensità dell’iniziativa di mercato dipenderà dalla capacità degli attori privati, finanza, imprese, lavoratori di attivare un circuito virtuoso di relazioni che garantiscano vantaggi reciproci nel gestire le sfide dell’innovazione.Il pessimismo della ragione viene temperato dalla constatazione che la pandemia in atto sta rimettendo in gioco gli equilibri tra Stato e mercato e le basi su cui gli attori privati hanno costruito il loro potere di rappresentanza collettiva. Lo stato di eccezione del Paese dovrebbe sollecitare un nuovo gioco cooperativo che faccia perno sugli interessi comuni per uscire dallo stallo dell’emergenza. Un processo che dovrebbe essere attivato dal Governo che promuove una “road map”, graduata e condizionata, di ritorno alla normalità così da stimolare le parti sociali e fornire il loro contributo. Sta crescendo la tensione sociale nelle piazze. Non è la rivolta dei bottegai che non pagano le tasse o dei lavoratori comunisti che sognano la rivoluzione sovietica di ottobre. Sono cittadini i cui destini di vita sono stati manomessi dalla pandemia. La politica è l’arte di rimettere in movimento la realtà. Chi ha responsabilità istituzionali, nei diversi ruoli, pubblici o privati, non può sottrarsi al compito di contribuire all’uscita dell’attuale stato di crisi. Siamo da troppo tempo in una situazione di letargo di vitalità, alimentato dalla paura del virus. L’incertezza nega il futuro perchè, come scriveva Seneca, “non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Fonte http://www.isril.it

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