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Posts Tagged ‘evasione fiscale’

Evasione fiscale: I comuni non si attivano

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

E’ il famoso detto “chi semina vento raccoglie tempesta” che può essere usato per cercare di capire perché solo il 5,1% (393 su 7.914) dei Comuni abbia attivato lo scorso anno l’attività di contrasto all’evasione fiscale. Una attività che avrebbe portato più soldi nelle case delle singole amministrazioni (premiate alla bisogna) ma che, invece, ha fatto anche diminuire il gettito complessivo raccolto: 11,4 milioni, in calo del 14,1% rispetto all’anno precedente. Sono i dati del ministero dell’Interno di agosto 2019 dell’anno 2018 che, elaborati dal sindacato Uil ci danno questa fotografia.Se pensiamo che le politiche di tutti i governi hanno sempre al primo posto la lotta all’evasione fiscale, la notizia ci lascia ancor più perplessi, oltre a convincerci che probabilmente i metodi che vengono adottati per la cosiddetta lotta all’evasione fiscale non sono quelli giusti: premi per chi evade e premi per chi scova gli evasori.La politica dei premi, quindi, ha oggi registrato l’ennesimo fallimento! I premi per chi evade sono i condoni (o rottamazioni, come vengono chiamate nel nuovo lessico politico), mentre i premi ai Comuni sono quanto dovrebbe essere da questi ultimi trattenuto per questa attività. E se pensiamo che ogni giorno tutti i Comuni si lamentano per la mancanza di introiti, soprattutto per le ridotte entrate che arrivano loro dallo Stato centrale, la vicenda appare con una luce ancor più sinistra. E questo accade in un Paese che paga chi non lavora e tassa chi lavora. Sintomatico? Sembra proprio di sì! Da questo mix di sostentamento a chi non lavora, condoni/rottamazioni, periferia dello Stato che sembra non interessata a nuovi introiti che porterebbero loro giovamento diretto ed indiretto, tasse sul lavoro che stentano ad essere minuscole per incentivare offerte e creazione… da questo mix sembra più che scontato il tradizionale “chi semina vento raccoglie tempesta”.
Sappiamo che i nostri governi e le nostre amministrazioni sono abituati e si formano per navigare in tempesta… ma visti i risultati, forse sarebbe il caso di creare situazioni di bonaccia. Certo, va ripensato e riscritto tutto, ma perché no? A nostro avviso, più che continuare coi fallimentari premi per evasori e controllori, il problema andrebbe affrontato alla radice, cioè abbattendo le tasse e la burocrazia il più possibile. Parole? Certo! Ma continuiamo a sbagliare? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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“Fake news in merito alle notizie diffuse sui dati sulla cosiddetta lotta all’evasione fiscale

Posted by fidest press agency su sabato, 3 febbraio 2018

tasseL’entusiasmo di Gentiloni, Renzi, Boschi e compagnia per i dati diramati dall’Agenzia delle entrate sul recupero complessivo dall’evasione è semplicemente ridicolo, perché semmai dimostrano che nulla hanno prodotto i loro governi in termini di risultati concreti, a parte sanatorie una tantum.
Il dato, pari a 13,1 miliardi nel 2013, 14,2 nel 2014 e 14,9 nel 2015, schizza a 19,0 nel 2016 e 20,1 nel 2017 solo perché nel 2016 il fisco ha incassato 4,1 miliardi dalla voluntary disclosure e nel 2017 6,5 miliardi dalla rottamazione delle cartelle. La voluntary disclosure e la rottamazione delle cartelle, dovrebbero saperlo i nostri geni al governo, non sono assolutamente lotta all’evasione.
Senza questi versamenti spontanei dei contribuenti volti a beneficiare delle sanatorie una tantum, come ha giustamente notato l’amico Enrico Zanetti, il dato del 2016 si attesterebbe a 14,9 miliardi e quello del 2017 addirittura in calo a 13,6 miliardi. Insomma: la banda dei bonus e delle una tantum colpisce ancora. Una nota finale: Paolo Gentiloni, candidato del Partito democratico alle prossime elezioni e presidente del Consiglio in carica per il disbrigo degli affari correnti, dovrebbe pensare solo a fare il premier con decoro e decenza, mettendo da parte una sua partecipazione attiva alla campagna elettorale. Il ruolo istituzionale che ricopre dovrebbe indurlo a più corretti e responsabili comportamenti”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

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DEF: Le bufale dei governi Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 settembre 2017

Palazzo chigi1Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Il Servizio Studi della Camera e il Servizio del Bilancio del Senato hanno scovato, nel loro dossier sulla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanze 2017, tutte le bufale che il governo Gentiloni ha raccontato agli italiani sull’andamento dell’economia e della finanza pubblica italiana. Dall’attenta lettura del documento si evince, infatti, che nella redazione delle previsioni macroeconomiche e di bilancio il Tesoro ha dipinto un quadro non veritiero rispetto alle reali condizioni dell’economia e dei conti pubblici.Sottovalutazione dei rischi legati alla congiuntura economica internazionale e all’imminente stretta monetaria da parte della Banca Centrale Europea, errori di contabilizzazione delle entrate, mancata presentazione di informazioni utili per calcolare il gettito di particolari misure di contrasto all’evasione fiscale, come la voluntary disclosure, inspiegabili rettifiche fatte sugli investimenti, e molto altro ancora.Particolarmente duro il commento sulla spesa pensionistica che, stando al documento dei due servizi studi, non tiene assolutamente conto delle mutate dinamiche demografiche, “considerando il permanere di una significativa disoccupazione strutturale, il che induce ad escludere problemi legati ad una carenza dell’offerta di lavoro”.Anche sul delicato capitolo del debito pubblico, gli economisti di Camera e Senato chiedono chiarimenti al Tesoro in quanto non si riescono a spiegare l’origine della stima di un miglioramento dello 0,3% (5 miliardi di euro) del valore del fabbisogno dello Stato, dal momento che sono “modesti gli effetti ascrivibili alla maggiore crescita del PIL reale rispetto al DEF (+1,5%, in luogo dell’1,1%), atteso che la stessa è in parte neutralizzata dalla revisione al ribasso del deflatore del PIL (0,6% rispetto allo 0,8% di aprile)”. Altra bufala, quindi.
Gli stessi funzionari chiedono sarcasticamente al ministro Padoan a quanto ammontino i proventi da privatizzazioni fatte nel corso di quest’anno, dal momento che il loro valore effettivo è pari a zero.”Per motivi di chiarezza, giova evidenziare che le stime incidenti sull’ammontare in termini nominali del debito non rappresentano un ulteriore miglioramento rispetto alle previsioni del DEF di aprile, tanto che, in realtà, pur partendo da un livello assoluto più basso nel 2017 rispetto alle precedenti previsioni, il debito è previsto attestarsi, in valore assoluto, sui medesimi livelli stimati ad aprile (circa 2.302 miliardi di euro), annullando pertanto il dato migliorativo del 2017″, scrivono poi i due uffici. Altro che riduzione del debito!Sulla questione della valorizzazione degli immobili pubblici i funzionari del Parlamento citano un referto della Corte dei Conti che “rileva come nonostante lo sforzo compiuto per ridurre le locazioni passive sia stato rilevante, l’obiettivo imposto dalla legge di riduzione del 50%, calcolato in termini di costi complessivamente sostenuti per locazioni passive nel 2014, sia difficilmente raggiungibile”. A questo punto, gradiremmo avere dal ministro Padoan una risposta puntuale a tutte queste osservazioni, fatte da esperti di bilancio all’indirizzo del suo Ministero. Saremmo curiosi di vedere quali altre bufale è disposto a raccontare per difendere quelle che ha già raccontato in precedenza”.

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Evasione fiscale e attualità dei mezzi nazionali e internazionali di contrasto

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 settembre 2017

cassazioneMilano 18 settembre, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, presso la Sala Alessi di Palazzo Marino, piazza della Scala, 2.Il Convegno si propone di offrire un confronto aggiornato e fornire ipotesi prospettiche di contrasto sul fenomeno dell’evasione fiscale attraverso l’approfondimento delle diverse esperienze di istituzioni politiche, amministrative, della magistratura, del mondo della ricerca e quello della professione. Gli interventi dei relatori si concentreranno, in particolare, su ciò che si è fatto e su quanto si pensa di fare, non solo per rendere efficace il contrasto all’illecito fiscale, nazionale e internazionale, ma anche per riportare equità nel sistema; sull’attualità dell’ordinamento tributario e sulla sua idoneità nel fornire all’Agenzia delle Entrate, alla Magistratura, alla Guardia di Finanza, ai Comuni e a tutte le Istituzioni coinvolte i migliori strumenti per prelevare i tributi e difendere il dovere contributivo; sui problemi giuridici pratici, legati applicazione della legge, che discendono dal tentativo di assoggettare a imposta fatti che si manifestano in modi non tradizionali e soprattutto legati all’economia digitale; sullo scambio dell’informazione rilevante tra i diversi Paesi e la strumentalità del diritto penale.Al Convegno intervengono:
Maria Elena Boschi, Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Vittorio Emanuele Falsitta, Straordinario di Diritto Penale Tributario presso l’Università Europea di Roma e ivi Direttore del Centro di Ricerca sulla Fiscalità Etica
Ernesto Maria Ruffini, Direttore dell’Agenzia delle Entrate
Francesco Greco, Procuratore Capo della Repubblica di Milano
Renato Bricchetti, Presidente Vicario della Corte d’Appello di Milano
David Pitaro, Dirigente di Banca d’Italia, Presidente del Gruppo sullo scambio automatico di informazioni del Global Forum on Trasparency and Exchange of Information dell’OCSE
Giovanni Canzio, Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione.

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Contrastiamo l’evasione fiscale: Firmiamo la petizione

Posted by fidest press agency su domenica, 20 novembre 2016

evasione-fiscale-controlliLa Commissione europea ha mosso un primo passo per fare in modo che multinazionali gigantesche come Amazon o Facebook operino secondo regole fiscali comuni in tutta Europa, e cessino di sfruttar le differenze di regime di tassazione da nazione a nazione.C’è però un ostacolo. Paesi come l’Irlanda, l’Olanda e il Lussemburgo, che aiutano le aziende a schivare certi oneri fiscali potrebbero bloccare la proposta, a meno che paesi come la Germania o la Francia non facciano sentire la loro voce adesso. Purtroppo finora queste due nazioni sono rimaste in silenzio. Dobbiamo convincerle a parlare chiaro, a prendere una posizione.Perché la petizione abbia successo servono le firme di 100.000 cittadini UE determinati a far sapere ai ministri della Finanza europei quanto urgente sia bloccare l’evasione fiscale praticata da certi colossi imprenditoriali. Di’ ai ministri della Finanza della UE di impegnarsi per un cambiamento radicale in tema di tassazione delle imprese.Questo è uno degli schemi più ricorrenti tra le strategie di evasione fiscale delle multinazionali. Una compagnia che ha base in un paese a bassa tassazione fa pagare a una delle sue società sussidiarie, con sede in un paese ad alti regimi fiscali, un importo spropositato per l’uso del suo brand e dei suoi prodotti, conosciuti come diritti, o royalties. Di conseguenza queste “imposte” riducono artificialmente le tasse che la società sussidiaria deve pagare nel paese in cui risiede e alla fine il profitto viene “trasferito” nel paese a bassa tassazione. Questo processo prende il nome di profit-shifting. Il testo della proposta non è perfetto, comprende alcuni punti discutibili che potrebbero consentire a certe aziende di ridurre il loro tasso di imposta, ma almeno è un primo passo. Se perdiamo questa opportunità di contrastare il profit shifting allontaniamo anche la possibilità di pianificare in futuro riforme fiscali importanti nella lotta all’evasione.Dobbiamo agire in fretta e fare in modo che gli Stati membri dell’UE convincano le altre due potenze in seno all’Unione europea. Possiamo spingere Francia e Germania a entrare in scena e pronunciarsi.Uno dei punti di forza di WeMove è che siamo in grado di passare all’azione rapidamente e far arrivare la nostra voce dove occorre su tutto il territorio europeo. Siamo una grande comunità di oltre 440.000 cittadini in tutta Europa. Dal punto più a nord della Svezia fino alla punta più estrema a sud d’Italia. Cresciamo in modo rapido e costante. Unisciti a noi e metti fine agli abusi fiscali in Europa. (Olga, Viviana e la squadra di WeMove.EU)

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Cresce l’evasione delle big-company

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

evasione-fiscale-controlliNel 2014 l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 3,4% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 4,7%. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine di 180,7 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani.
Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.
La prima riguarda l’economia sommersa. L’esercito di lavoratori in nero si gonfia sempre di più è composto da circa 2,9 milioni di persone, molti dei quali cinesi o extracomunitari. In tale categoria sono stati ricompresi anche 850.0 00 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 34,3 MLD di euro.
La seconda è l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) che, nel nord Italia è cresciuta nel 2014 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” produca un’evasione d’imposta pari a 78,2 MLD di euro l’anno.
La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che il 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano “teste di legno” tra i soci o amministratori. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, il 78% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 22,4 MLD di euro l’anno.
La quar ta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94% delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 37,8 MLD di euro all’anno. Nel 2014, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 14,2% le imposte dovute all’erario.
Infine c’è l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all’erario circa 8,0 miliardi di euro l’anno.
In testa nel 2014, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +5,2%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 4,9% e la Valle d’Aosta con +4,7%. A seguire la Liguria con +4,6%, il Piemonte con 4,5%, il Trentino con 4,1%, il Lazio con +3,9%, , l’Emilia Romagna con +3,8%, la Toscana con +13,6%, le Marche con +3,3%, la Puglia con +2,6%, alla Campania +1,0 %, la Sicilia con +0,6% e l’Umbria con +0,1%.
La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2014, di circa il 5,9%.
In Italia i principali evasori sono gli industriali (33,2%) seguiti da bancari e assicurativi (30,7%), commercianti (11,8%), artigiani (9,4%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%).
A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%). dal Centro (22,2%) e Sud (19,3%).
“Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – bisogna riformare il fisco italiano introducendo la tax compliance, seguendo ciò che avviene nei principali paesi europei che hanno ridot to le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e sopratutto eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione. L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dalle grandi imprese italiane. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria e si taglieranno le spese della casta, il governo avrà bisogno di far cassa ad ogni costo, incassando i soldi “pochi, maledetti e subito” arrivando addirittura a depenalizzare il reato di evasione fiscale per banche e grandi imprese. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto utilizzando l’accertamento con adesione, un vero e proprio condono permanente”.
LA MAPPA DELL’EVASIONE FISCALE IN ITALIA (ANNO 2014)
ECONOMIA SOMMERSA Almeno 2.900.000 occupati svolgono un’attività irregolare come lavoratori dipendenti: 34,3 MLD
ECONOMIA CRIMINALE Cont rollo del territorio: 78,2 MLD
SOCIETA’ CAPITALE Il 78% delle società di capitali dichiara redditi negativi o meno di ? 10 mila 22,4 MLD
BIG COMPANY Transfer pricing conti off-shore e società estere ? 37,8 MLD
LAVORATORI AUTONOMI E PICCOLE IMPRESE Mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali: 8,0 MLD
TOTALE: 180,7 MLD

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Manovra economica: e l’evasione fiscale?

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Andrà sempre peggio di qui in avanti e il potere d’acquisto delle famiglie tenderà a scendere sempre più, con effetti negativi sui consumi e sull’intera economia. A pagare però sono sempre le famiglie e i pensionati, non certo gli evasori o i criminali che sfuggono alle tasse e non sono toccati dalle varie manovre economiche. La vera rivoluzione sarebbe recuperare l’immensa evasione fiscale che dilaga in Italia. Sfuggono alla tassazione quasi 180 miliardi di euro, cui si aggiunge il fatturato della criminalità organizzata, una cifra intorno al 7% del Pil. Intanto a causa della crisi economica e delle difficoltà di accesso, della certezza del credito e dei tempi di erogazione vi sarebbe un vero boom nel campo dell’usura. Ed il fatto è anche più eclatante se nella sola città di Roma, secondo quanto si è potuto apprendere in questi giorni in seguito alla maxi inchiesta sull’usura in città, un business da 20 miliardi Il fatturato della criminalità organizzata, la rete del crimine organizzato del Paese, sta traendo profitti dalla recessione economica globale avvantaggiandosi dalla crisi finanziaria ed economica, dall’attuale stretta dei crediti e dalle sempre maggiori esigenze di liquidità dei piccoli imprenditori. A riprova è che il crimine organizzato si sta espandendo geograficamente dalle sue radici nelle regioni meridionali a Milano che un tempo si vantava di essere la “capitale morale” d’Italia, è ora casa di alcuni esponenti della ‘Ndrangheta calabrese, una delle più potenti organizzazioni criminali italiane. E’ un allarme che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” si sente di lanciare in un momento nel quale la “Mafia Spa” rischia di usare le debolezze e le incertezze dell’economia per rafforzare le sue posizioni. A differenza di altri settori, la mafia è stata poco colpita dalla crisi economica e finanziaria internazionale rendendola ancora più pericolosa. Le ingenti risorse finanziarie della mafia le permettono di ritagliarsi nuove fette di mercato e di trarre profitto dalla carenza di liquidità per acquistare proprietà, immobili ed imprese che nel frattempo falliscono. Per il portavoce dello “ Sportello dei diritti “serve che le banche e il governo forniscano credito, in modo da evitare che gli imprenditori disperati siano costretti a rivolgersi agli strozzini..

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Federalismo, sussidiarietà ed evasione fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2011

Venezia 27 giugno 2011, ore 11.00 Sala Europa di Unioncamere del Veneto via delle Industrie 19/c – PST Vega Edificio Lybra Fra gli argomenti trattati dallo studio spiccano la mappa del residuo fiscale, il relativo impatto sui consumi delle famiglie e un quadro aggiornato sull’evasione fiscale con un raffronto fra le regioni italiane ed europee. La ricerca sarà presentata dalle relazioni tecniche di Gian Angelo Bellati, direttore Unioncamere del Veneto, e Serafino Pitingaro, Centro Studi Unioncamere del Veneto. Saranno presenti:
Clodovaldo Ruffato presidente del Consiglio regionale del Veneto;
Franco Manzato assessore regionale all’Agricoltura;
Luca Antonini professore di Diritto Costituzionale Tributario all’Università di Padova e presidente della Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale.
Giovanni Parente giornalista de Il Sole 24 Ore

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Evasione fiscale in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2011

Lavoratori autonomi e imprenditori evadono in media più della metà delle tasse dovute.
Nel mondo dei redditi prodotti sugli immobili l’evasione fiscale supera i tre quarti del dovuto.
Nel mondo del lavoro dipendente sono quasi tre milioni i lavoratori irregolari.
Il quadro che ne esce è grave e preoccupante, un vero e proprio allarme sociale.
Nessun mezzo di informazione italiano sofferma la sua attenzione sul fatto che emerge preponderante in tema di contribuzione fiscale:
i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che del settore privato, sono gli unici a pagare per intero la tassazione Irpef allo stato, poichè prelevata forzosamente, obbligatoriamente e coercitivamente alla fonte, senza alcuna possibilità e libertà di evadere il fisco in tal senso.
Peggio solo la posizione dei pensionati, che pare contribuiscano in misura addirittura superiore al dovuto: 7,7% in più.
L’ammontare del reddito prodotto in Italia ed evaso totalmente, l’indice della “economia sommersa”, viene stimato fra i 255 ed i 275 miliardi di euro, e composto per un 37% da lavoro non regolare.
Nulla si sa invece, sulle stime della evasione fiscale sui reddditi prodotti dalle attività illecite ed illegali delle organizzazioni mafiose e sui mancato contributo fiscale sui redditi prodotti dai delitti di corruzione, di usura e di riciclaggio.
Una dittatura feroce che sottomette lavoratori dipendenti e pensionati, una dittatura che crea una ingiustizia sociale intollerabile proprio nei confronti degli strati più deboli della popolazione, in specie se si guarda ai lavoratori dipendenti del settore privato, coloro i quali creano la ricchezza di cui il paese intero gode, con le proprie mani, con il proprio ingegno, con la propria fatica, con il sudore della fronte ed il sangue versato.
L’elevata pressione fiscale e l’assoluta mancanza di una coscienza civile in questo paese, hanno prodotto la più devastante delle dittature socio-economiche di tutti i paesi occidentali, cui va aggiunta la violenza inaudita e la competizione impossibile che lavoratori e imprenditori italiani subiscono dalle organizzazioni mafiose, di cui, la ‘ndrangheta, risulta essere la prima azienda italiana per fatturato.
Il popolo viene così spolpato vivo dal prelievo fiscale, scarnito dalle mafie, usurato dal mondo del prestito illegale, dissanguato dalla corruzione che devasta la pubblica amministrazione, massacrato dai cicli finanziari di un sistema bancario che non svolge alcuna funzione sociale, usurpato della casa da un sistema economico immobiliare che nega la funzione sociale della casa e nega l’83% della contribuzione fiscale sui redditi prodotti dal bene casa.
Una miseria sociale ed economica importante che proietta l’immagine di uno stato incapace di governare il paese reale, di difendere le stratificazioni sociali, economiche e del lavoro più deboli, di rendere efficace la macchina della pubblica amministrazione, di contrastare la corruzione politico-burocratica, di prevalere sulle mafie, di impedire l’usura.
E la mancanza di una gravissima reazione popolare si legge fra una rassegnazione atavica di un popolo di lacchè e l’aspetto compensativo di una illegalità straordinariamente diffusa che produce comunque reddito a sua volta.
Ecco dimostrato che:
la coercizione statale della macchina burocratica viene applicata in modo maligno e selettivo nei confronti del popolo meno ricco;
la politica sindacale italiana ha prodotto i salari mediamente più bassi e maggiormente colpiti dal fisco di tutto il mondo occidentale;
la casta politica è troppo corrotta al suo interno per essere capace di cambiare questo stato di fatto che produce una ingiustizia sociale impossibile da sopportare;
la giustizia italiana non è argine sufficiente per garantire, almeno sul piano giudiziario, un recupero minimo sufficiente di dignità e di difesa degli interessi del popolo e del cittadino qualunque.
I poteri dello stato, in aperto conflitto fra loro, non esercitano il potere e la coercizione in favore del bene comune, mostrandosi invece evidente nella realtà, una tutela corporativa di caste incivili ed egoiste, corrotte e mafiose, che si impongono vittoriose sulla massa popolare, asservendola ed impoverendola costantemente.
Servizi pubblici inefficienti o addirittura sbarrati all’accesso dalla richiesta corruttiva, mostrano un distacco enorme fra lo stato di diritto ed il paese reale e collocano la casta politica, burocratica e sindacale italiana, all’ultimo posto nella graduatoria delle civiltà libere e democratiche.
Personalmente, mi rifiuto di credere che tutta questa situazione sia nata quasi “per caso”, credendo invece con assoluta fermezza al fatto che, lo stato di diritto, sia deviato dalle sue prerogative e nell’uso dei suoi poteri da corporazioni incivili, associate al solo fine di sottrarre ogni diritto ed ogni ricchezza al popolo italiano. Quindi:
O si varano subito le riforme oppure dovremo prepararci ad un futuro buio e freddo.
O si eliminano i fenomeni mafioso, corruttivo ed usuraio, ovvero il popolo sovrano dovrà affrontare l’inverno più rigido della sua pur breve storia. (Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X in sintesi)

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Contrasto all’evasione fiscale

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Mag 2011

Analisi del rischio di evasione per concentrare i controlli sulle situazioni più critiche; tutoraggio delle imprese per verificare in anticipo le operazioni a rischio; ispezioni non protratte oltre il necessario quando vengano rilevate solo violazioni formali. Questi alcuni degli indirizzi operativi per la prevenzione e il contrasto dell’evasione per l’anno 2011, contenuti nella Circolare n. 21/E dell’Agenzia delle Entrate del 18 maggio 2011. Per i grandi contribuenti: le attività di tutoraggio da svolgere nel corso del 2011 sono state estese alle imprese che nel 2009 hanno conseguito un volume d’affari o di ricavi non inferiore a centocinquanta milioni di euro. Per le imprese di medie dimensioni: previsti piani d’intervento, elaborati sulla base di analisi di rischio di evasione o elusione fiscale a livello locale. Un’attenzione particolare andrà riservata al controllo del corretto adempimento degli obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto. Anche per il 2011 vale il criterio di differenziare la tipologia d’intervento, considerando le caratteristiche delle posizioni da sottoporre a controllo, privilegiando le attività istruttorie esterne, con controlli mirati e verifiche dei casi a maggior rischio di evasione o elusione fiscale. Per le imprese di minori dimensioni e lavoratori autonomi: la circolare precisa che un fattore decisivo dovrà essere la selezione delle posizioni di maggior rischio di evasione. Infine, per le attività di accertamento: va privilegiato il controllo delle annualità più recenti, compreso il 2009, a partire dal secondo semestre.

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Equitalia e i debiti degli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 Mag 2011

Crescono le cifre della riscossione da parte di Equitalia che segnano un + 15 % nel 2010, così come impressionante è l’importo recuperato nella lotta all’evasione fiscale che solo l’anno scorso è salita sino a ben 9 miliardi di euro recuperati dall’agente per la riscossione. E queste sarebbero le note positive per uno Stato in cui l’evasione fiscale arriva a livelli impressionanti ed è pari a 120 miliardi di euro secondo stime prudenziali. Una bazzecola, quindi, l’importo recuperato a fronte di un fenomeno che non accenna a diminuire e sembra aumentare proporzionalmente al pari dell’incremento della pressione fiscale perché è sempre più difficile per gli italiani fare fronte a qualsiasi tipo di debito. Al contempo aumentano i disagi per i cittadini – come da tempo denuncia Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale del “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori nonché fondatore dello “Sportello dei Diritti” – a causa della rigidità degli strumenti affidati dal legislatore all’ente per il recupero coatto dei debiti nei confronti della pubblica amministrazione e delle crescenti difficoltà a “interloquire” con l‘ente. La soluzione per molti contribuenti esasperati che non intraprendono le lungaggini dei ricorsi e che decidono di pagare ormai è quasi obbligatoria: l’istanza di rateizzazione degli importi a debito. La prova di questa scelta arriva direttamente dall’esorbitante cifra delle rateizzazioni: sono ben oggi 1,145 milioni per 15 miliardi di euro i piani di rientro autorizzati da Equitalia. Sarà che l’agente per la riscossione continua a lamentare danni all’immagine per gli attacchi che si sono tramutati in veri e propri atti fisici per esempio, di recente, contro le sedi di Torino e Milano, o alle proteste davanti alla sede sarda delle partite iva, ma evidentemente è necessaria una vera e propria operazione trasparenza da parte di Equitalia affinché possano essere evitate conseguenze di tal tipo su scala più ampia e per garantire ai cittadini un miglioramento urgente dei servizi informativi e quindi degli sportelli aperti al pubblico.

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Efficace lotta all’evasione fiscale

Posted by fidest press agency su domenica, 16 gennaio 2011

Il tasso d’inflazione medio annuo per il 2010 è risultato pari all’1,5%, raddoppiato rispetto a quello del 2009 (+0,8%). L’inflazione è la tassa più iniqua che possa esistere perché finisce per colpire i redditi fissi e più deboli delle nostre famiglie. Altro dato fortemente preoccupante rilevato dall’Istat è quello degli incrementi tendenziali. I più elevati si sono registrati nei capitoli Trasporti (più 4,2 per cento), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 3,6 per cento) e Altri beni e servizi (più 3,2 per cento). A dicembre i prezzi della benzina sono saliti del 9,9% (6,1% novembre) su base annua e del 2,5% su base mensile. Come sempre – prosegue Giordano – piove sul bagnato! Proprio i beni ed i servizi indispensabili per le famiglie sono quelli che hanno il maggiore incremento in termini percentuali. Tutto ciò accade mentre Confcommercio rileva un ulteriore calo dei consumi negli ultimi otto mesi. Solo nuovi investimenti nelle attività produttive e non speculative, unitamente ad una reale politica di lotta all’evasione fiscale ed ad una concreta politica che ridimensioni la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e da pensione, riuscirà a liberare risorse capaci di mettere in sicurezza i redditi e quindi l’economica del nostro Paese, oltre che rilanciare veramente un’economia ancora in sofferenza.

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Nel 2009 l’evasione fiscale cresce dell’11,5%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2010

Cresce l’evasione fiscale in Italia, che si conferma primatista europeo con il 51,1% del reddito imponibile non dichiarato. Nel 2009, l’imponibile evaso è cresciuto del 11,4% rispetto al 2008 ed ha raggiunto l’ammontare di 366 miliardi di euro l’anno. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 143 miliardi di euro l’anno. E’ quanto emerge da un’indagine, diffusa oggi a , effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, l’Associazione Contribuenti Italiani condotta su dati divulgati dalle Polizie tributarie degli Stati europei. Nella speciale classifica degli evasori, l’Italia è seguita da Romania (42,4% del reddito imponibile non dichiarato), da Bulgaria (39,5%), Estonia (37,1%), Slovacchia (34,5%). In Italia i principali evasori sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%). A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,1% del totale nazionale), seguito dal Sud (27,9%), dal Centro (23,2%) e dal Nord Est (20,8%).  Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate da KRLS Network of Business Ethics: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.
“Per combattere l’evasione fiscale bisogna ridurre le attuali aliquote fiscali di almeno 5 punti, migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti eliminando gli sprechi di denaro pubblico e riformare il fisco introducendo la tax compliance – afferma Vittorio Carlomagno Presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Serve archiviare al più presto e per sempre la stagione degli scudi fiscali e dei condoni che favoriscono i grandi evasori ed is tituire quanto prima, presso tutti gli organi diretti ed indiretti dell’amministrazione finanziaria, Lo Sportello del Contribuente per la lotta all’evasione fiscale.

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Evasione fiscale in Italia e in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Cresce l’evasione fiscale in Italia che si conferma primatista europeo con il 51,1% del reddito imponibile non dichiarato. Nel 2009, l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 11,4% rispetto al 2008 ed ha raggiunto l’ammontare di 366 miliardi di euro l’anno. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 143 miliardi di euro l’anno. E’ quanto emerge da un’indagine , diffusa oggi a Capri, effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, l’Associazione Contribuenti Italiani condotta su dati divulgati dalle Polizie tributarie degli Stati europei. Nella speciale classifica degli evasori, l’Italia è seguita da Romania (42,4% del reddito imponibile non dichiarato), da Bulgaria (39,5%), Estonia (37,1%), Slovacchia (3 4,5%). In Italia i principali evasori sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%). A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,1% del totale nazionale), seguito dal Sud (27,9%), dal Centro (23,2%) e dal Nord Est (20,8%).  Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate da KRLS Network of Business Ethics: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. “Per combattere l’evasione fiscale bisogna ridurre le attuali aliquote fiscali di almeno 5 punti, migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti eliminando gli sprechi di denaro pubblico e riformare il fisco introducendo la tax compliance – afferma Vittorio Carlomagno Presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dagli italiani al punto che anche i morti evadono il fisco tumulandosi da soli. Serve archiviare al più presto e per sempre la stagione degli scudi fiscali e dei condoni che favoriscono i grandi evasori. E’ importante dare segnali precisi in tal senso destinando, parte delle entrate derivanti dallo scudo, al personale dell’Amministrazione finanziaria per potenziare la lotta all’evasione fiscale nei confronti delle grandi imprese.

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Cresce l’evasione fiscale in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2009

Si conferma primatista europeo con il 51,2% del reddito imponibile non dichiarato. Nei primi dieci mesi del 2009, l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 11,7% ed ha raggiunto l’ammontare di 369 miliardi di euro l’anno. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 144 miliardi di euro l’anno.  E’ quanto emerge da un’indagine , diffusa oggi a Capri, effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, l’Associazione Contribuenti Italiani condotta su dati divulgati dalle Polizie tributarie degli Stati europei. Nella speciale classifica degli evasori, l’Italia è seguita da Romania (42,4% del reddito imponibile non dichiarato), da Bulgaria (39,3%), Estonia (37,2%), Slovacchia (34,5%). In Italia i principali evasori sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%). A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto al Sud (29,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Ovest (28,6%), dal Centro (21,2%) e dal Nord Est (20,8%). Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate da KRLS Network of Business Ethics: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. “Per combattere l’evasione fiscale bisogna ridurre le aliquote fiscali di almeno 5 punti, migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti ed introdurre la tax compliance – afferma Vittorio Carlomagno Presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dagli italiani a tal punto che due morti su tre si tumulano da soli. Serve archiviare al più presto e per sempre la stagione degli scudi fiscali e dei condoni che favoriscono i grandi evasori. E’ importante dare segnali precisi in tal senso stanziando, parte delle entrate derivanti dallo scudo, al personale delle Agenzie Fiscali e della Riscossione per potenziare e contrastare la lotta all’evasione fiscale.

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La crisi e l’Italia degli sprechi

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2009

Nuovo record mondiale ha conquistato il paese Italia raggiungendo con il proprio parco di “auto blu” la fantomatica cifra di 607.918 unità. E’ quanto emerge dallo studio illustrato a Roma nel corso del convegno “Evasione fiscale: studio ed analisi del fenomeno in Italia” da Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani con “Lo Sportello del Contribuente” che ha analizzato il parco auto esistente, sia proprie che in leasing, in noleggio operativo ed in noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società per azioni a totale partecipazione pubblica. In soli due anni, in Italia, si è passati da 574.215 a 607.918 auto blu, con un aumento del 6%. Dopo la legge del 1991 che limitava l’uso esclusivo delle auto blu ai soli Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori generali, si sono sempre proposte regolamentazioni e tagli, mai effettuati. La classifica dei paesi che utilizzano le “auto blu” vede oggi al comando l’Italia con 607.918 seguita dagli USA con 75.000, Francia con 64.000, Regno Unito con 55.000, Germania con 53.000, Turchia con 52.000, Spagna con 42.000, Giappone, con 31.000, Grecia con 30.000 e Portogallo con 23.000. “In Italia gli amministratori pubblici hanno superato ogni limite – sostiene Vittorio Carlomagno, presidente Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Chiediamo di sospendere la dotazione di tali vetture, pagate da noi contribuenti, a tutti coloro che non ne hanno diritto nonchè una norma stabilisca il limite di cilindrata delle auto blu, visto l’uso scellerato delle suddette, utilizzate finanche per ritirare i biglietti omaggio di una partita di calcio”. (Fonte:CONTRIBUENTI.IT)

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