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Posts Tagged ‘evasione’

Storie ferragostane: prima parte

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

E’ tempo di vacanze per chi può permetterselo o le ritaglia per il fine settimana sdraiato sotto l’ombrellone in una delle tante spiagge che scorrono lungo la nostra penisola o si alza di buon’ora per godersi tra i sentieri di montagna l’albeggio mattutino e il sole che fa capolino tra le cime delle montagne. C’è la vacanza del pigro e di chi si organizza per non sprecare nemmeno un minuto per godersi quest’aria festaiola prima di ritornare a sommergersi nel lavoro. A questo riguardo abbiamo pensato di adeguarci riducendo al minimo le notizie dal mondo e preparando i nostri lettori o chi c’individua per caso a una informativa più “mondana” come se avessimo messo a punto un elzeviro dedicandolo, come vuole la tradizione, ad argomenti di carattere letterario, artistico, storico, spesso con taglio critico. Le abbiamo chiamate “Storie ferragostane” e suddivise in più parti che pubblicheremo quotidianamente per almeno una decina di giorni.
Confidiamo, per chi avrà la bontà di leggerci, di trovare queste trame narrative, per quelle che vorremmo che fossero: d’evasione. Semplici ma non trascurando al tempo stesso un motivo di riflessione e persino uno stimolo per letture senza meno più impegnate facendoci dimenticare per qualche ora l’attrazione fatale per il telefonino e a volte i tediosi programmi televisivi e i soliti titoloni dei quotidiani e dei rotocalchi.
Avere un buon libro sottomano potrebbe riconciliarci con la ricerca di noi stessi e della possibilità di farci riflettere e stimolarci con conversari più ameni con i nostri vicini di sdraio o con gli occasionali incontri per ridarci il piacere di dialogare con le persone su temi che ci coinvolgono culturalmente ed emotivamente.
Il nostro augurio è che l’iniziativa possa incontrare il vostro gradimento. (Redazione Fidest)

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Lotta all’evasione: tra il dire e il fare

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 ottobre 2017

evasione-fiscale-controlliI dati sull’evasione fiscale (pari a 111 miliardi di euro all’anno) divengono sempre più preoccupanti ed evidenziano, sia l’infinita retorica sulla lotta che si sostiene di condurre, sia quanto sia iniquo un sistema fiscale che si accanisce sulle fasce più deboli mentre lascia mano libera ai grandi capitali.
Con questa gigantesca mole di risorse si potrebbero fare diverse riforme, tra le quali anche quelle tanto auspicate dal settore agricolo e la cui attesa sta causando la chiusura di centinaia di migliaia di piccole e medie imprese del primario. Va infatti ricordato che il mondo agricolo ha già dimostrato di poter essere il volano del Paese, ma ovviamente non può diventarlo senza investimenti e strategie. La stessa riforma della filiera, annunciata ormai un numero smisurato di volte, è ancora lontana dall’essere realizzata, e questo sia per difficoltà di natura politica che per carenza di possibilità economiche.
C’è anche un altro aspetto che come Confeuro ci preme sottolineare, e cioè che numeri come quelli dell’evasione fiscale non evidenziano solo delle difficoltà politiche ed amministrative, ma anche il collasso di un sistema valoriale che invece, ne siamo certi, anche attraverso l’agricoltura potrebbe ritornare in auge e ridare un senso di comunità agli abitanti del Bel Paese.

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Giro di vite contro evasione fiscale e redditi esteri

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2016

Commissione-europeaLa proposta della Commissione per una direttiva comunitaria anti-evasione fiscale nell’UE è stata accolta dal Parlamento in una risoluzione approvata mercoledì. I deputati chiedono limiti più rigorosi alle detrazioni per i pagamenti degli interessi e norme più severe sui redditi esteri, con un’aliquota minima d’imposta al 15%.Al centro del dibattito anche una maggiore trasparenza per i fondi fiduciari e le fondazioni, regole comuni sulle agevolazioni fiscali per i sistemi di “patent box”, atti a calcolare il reddito derivante dalla proprietà̀ intellettuale, e una lista nera europea dei paradisi fiscali con sanzioni contro le giurisdizioni non collaborative.”È inconcepibile chiedere sempre maggiori sforzi da parte dei lavoratori, dei pensionati e delle piccole e medie imprese, mentre allo stesso tempo i ricchi e le multinazionali evadono le tasse. Oggi, la lotta contro l’evasione fiscale è diventata un tema urgente e prioritario. Si tratta di una sfida importante, non solo per riconquistare la fiducia dei nostri cittadini, ma anche per il futuro del progetto europeo”, ha detto il relatore Hugues Bayet (S&D, BE)Secondo il testo della risoluzione, approvata con 486 voti favorevoli, 88 contrari e 103 astensioni, le imposte dovrebbero essere pagate nel luogo in cui sono realizzati i profitti, e dovrebbero esserci misure giuridicamente vincolanti per bloccare i metodi più̀ comunemente utilizzati dalle aziende per l’evasione fiscale. Il Parlamento propone inoltre definizioni di termini come “organizzazione stabile”, “paradisi fiscali”, “sostanza economica minima”, “prezzi di cessione”, “canoni”, “sistemi di patent box”, “società fittizie” e altri, finora suscettibili d’interpretazione.
La direttiva anti-evasione riflette il piano d’azione dell’OCSE per limitare l’erosione della base imponibile e lo spostamento dell’utile, e segue le raccomandazioni fatte dal Parlamento lo scorso novembre (rapporto TAXE 1) e dicembre (con le raccomandazioni legislative redatte da Annalise Dodds (S&D, UK) e Ludêk Niedermayer (PPE, CZ)).
Il Parlamento ha uno sguardo più ambizioso rispetto alla Commissione, in particolare riguardo alla “clausola di switch-over” per le entrate finanziarie tassate in un Paese esterno all’UE e in seguito trasferite in uno Stato membro. I cosiddetti “redditi esteri” sono spesso esenti da tassazione, per evitare che subiscano una doppia imposizione. I deputati vorrebbero dunque fissare un tasso minimo d’imposta del 15%. In questo modo, ad esempio, se i redditi esteri sono soggetti a un’aliquota inferiore al di fuori dall’Unione, la differenza dovrà essere pagata al fisco del Paese UE interessato.Tra le altre raccomandazioni proposte dal Parlamento:
dedurre gli oneri finanziari eccedenti nell’esercizio fiscale in cui sono sostenuti solo fino al 20% degli utili del contribuente o fino a un importo di 2.000.000 di euro, se superiore;
definire una “lista nera” esaustiva per i paradisi fiscali, inclusi quelli dell’Unione, integrata da un elenco di sanzioni nei confronti delle giurisdizioni non collaborative e degli istituti finanziari che operano nei paradisi fiscali;
proibire la creazione di società fittizie o società di comodo;
introdurre rapidamente una base imponibile consolidata comune per le società (CCCTB);
aumentare la trasparenza dei fondi fiduciari e delle fondazioni;
introdurre metodo comune di calcolo dei tassi di imposta sulle società efficace in ciascuno Stato membro, in modo da consentire il confronto tra i Paesi dell’UE
introdurre, entro gennaio 2017, un meccanismo di risoluzione delle controversie con norme più chiare e tempi più stretti;
creare un codice di identificazione fiscale europeo (CIF) armonizzato e comune come base per un effettivo scambio di informazioni tra le amministrazioni fiscali degli Stati membri.
La proposta riguarda una direttiva del Consiglio, che dovrà essere approvata all’unanimità da tutti gli Stati membri per entrare in vigore.

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L’Italia alle corde

Posted by fidest press agency su martedì, 16 settembre 2014

standard poor's“L’Ocse e Standard&Poor’s bocciano sonoramente l’Italia di Renzi, è drammatica la previsione secondo cui il nostro paese chiuderà anche il 2014 in recessione, con il Pil che si contrarrà quest’anno dello 0,4% dopo il -1,8% del 2013. In sostanza, saremo l’unica grande economia dell’area a segnare quest’anno un andamento in negativo, mentre Germania, Francia e Gran Bretagna vengono dati tutti in crescita. E’ il quadro di una Nazione piegata su se stessa, con occupazione e crescita ai minimi storici e la pressione fiscale a livelli record. I dati sono devastanti, la ripresa economica e del lavoro sono un miraggio, e confermano il fallimento di Renzi e dei premier che hanno adottato le medesime ricette: Monti e Letta. Anziché fare caroselli od occuparsi di matrimoni gay, fecondazione eterologa e legalizzazione della droga è giunto il momento di abbassare le tasse, colpire la grande evasione, rinegoziare il debito, congelare i mostruosi interessi passivi che maturano ogni anno”.

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Condividere i dati per combattere l’evasione fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2013

Parlamento e Palazzo Chigi

Parlamento e Palazzo Chigi (Photo credit: agenziami)

Il Parlamento ha votato a favore di nuove norme che obbligano gli Stati membri a raccogliere e condividere automaticamente, entro il 2017, i dati sul reddito da lavoro dipendente, i compensi agli amministratori, le assicurazioni sulla vita, le pensioni e le proprietà. Entro il 2017, sarà inoltre richiesto ai singoli paesi di raccogliere e condividere informazioni su altri redditi, inclusi dividendi, plusvalenze e saldi dei conti bancari.Attualmente, le regole vigenti non impongono ai paesi di raccogliere e condividere la totalità di tali informazioni.Nella votazione avvenuta in sessione plenaria, il Parlamento, solo consultato in materia fiscale, ha respinto la raccomandazione della commissione per i problemi economici e monetari, secondo cui il “principio di disponibilità”, che prevede che un paese debba fornire unicamente i dati che decide di raccogliere, dovrebbe essere mantenuto. Tuttavia, in caso di violazione delle regole, gli Stati membri incorrerebbero in sanzioni.La risoluzione è stata approvata con 360 voti a favore, 59 contrari e 287 astensioni.

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Evasione fiscale

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2013

La lotta all’evasione fiscale sinora condotta si è dimostrata un fallimento: oltre al danno tocca subire anche la beffa. Il povero cittadino italiano, soprattutto se pensionato o lavoratore
dipendente, oberato di tasse che si ‘mangiano’ una bella fetta di quello che guadagna con il suo lavoro, è costretto, da uno Stato inefficiente a compensare in prima persona un’evasione fiscale di proporzioni gigantesche. Per Lista Civica Italiana la lotta all’evasione fiscale non si combatte solo riformando profondamente il sistema fiscale secondo l’Articolo 53 della Costituzione (ovvero in modo progressivo in rapporto alla capacità contributiva effettiva), ma anche adottando una serie di misure specifiche, come ad esempio il ripristino delle norme sul falso in bilancio, l’inserimento del reato di autoriciclaggio, la semplificazione dei sistemi per il calcolo delle imposte e facendo partecipare di più i cittadini alle scelte pubbliche grazie alla democrazia diretta. Per Lista Civica Italiana la lotta all’evasione fiscale deve costituire uno dei primi punti dell’agenda di governo. Secondo quanto infatti riportato dai documenti consegnati alla commissione Finanze della Camera dal ministero dell’Economia, dal 2000 al 2012 sono stati evasi 807,7 miliardi di euro e di questi lo Stato ne ha recuperati solo 69,1. In teoria si dovrebbero reperire ancora 545,5 miliardi, di cui però 107,2 miliardi riguardano aziende in fallimento, dunque più difficili da riscuotere. Secondo le analisi la maggior parte dei debitori deve corrispondere all’agenzia delle Entrate una cifra pari o superiore a mezzo milione di euro. Il dato più scoraggiante è constatare che circa l’80% degli evasori la fa franca. Come si può chiedere ancora soldi ai cittadini, tramite nuove tasse dirette e indirette, quando il sistema tributario fa acqua da tutte le parti? Considerato che sono i grandi evasori checon maggiore facilità riescono ad eludere le maglie del fisco, sarebbe davvero il caso di stringerle queste maglie, affinandole armi, ormai spuntate, di cui si serve lo Stato per recuperare i crediti che gli spettano. Numerosi studi dimostrano infine che quando i cittadini sono coinvolti nella gestione della cosa pubblica grazie alla democrazia diretta, pagano più volentieri le tasse.

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Italia: cresce l’evasione fiscale

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2012

Nel 2011 l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 13,4% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 14,7%. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine di 180,7 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it Magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani. Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.
La prima riguarda l’economia sommersa. L’esercito di lavoratori in nero si gonfia sempre di più è composto da circa 2,9 milioni di persone, molti dei quali cinesi o extracomunitari. In tale categoria sono stati ricompresi anche 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 34,3 MLD di euro.
La seconda è l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) che, nel nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” produca un’evasione d’imposta pari a 78,2 MLD di euro l’anno.
La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che il 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano “teste di legno” tra i soci o amministratori. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, il 78% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 22,4 MLD di euro l’anno.
La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94% delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 37,8 MLD di euro all’anno. Nel 2011, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 14,2% le imposte dovute all’erario.
Infine c’è l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all’erario circa 8,2 miliardi di euro l’anno.
In testa nel 2011, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +15,3%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 14,9% e la Valle d’Aosta con +13,6%. A seguire la Liguria con +13,5%, il Piemonte con 13,4%, il Trentino con 13,1%, il Lazio con +12,9%, , l’Emilia Romagna con +12,8%, la Toscana con +12,6 %, le Marche con +11,3%, la Puglia con +10,6%, alla Campania +8,0 %, la Sicilia con +7,6% e l’Umbria con +7,1%.
La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2011, di circa il 15,9%.
In Italia i principali evasori sono gli industriali (33,2%) seguiti da bancari e assicurativi (30,7%), commercianti (11,8%), artigiani (9,4%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%).
A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%). dal Centro (22,2%) e Sud (19,3%).
“Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – bisogna riformare il fisco italiano istituendo Lo Sportello del Contribuente presso tutti gli organi diretti ed indiretti della pubblica amministrazione, seguendo ciò che avviene nei principali p aesi europei che hanno ridotto le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e sopratutto eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione. L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dalle grandi imprese italiane. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria e si taglieranno le spese della casta, il governo avrà bisogno di far cassa ad ogni costo, incassando i soldi “pochi, maledetti e subito” attraverso l’accertamento con adesione, un vero e proprio condono permanente. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto”. Si stima che l’evasione totale non sia infedriore a 180 miliardi di euro. Sarebbe possibile recuperarne almeno la metà se si introducesse una seria politica antievasiva ed invece siamo e restiamo alle sole parole e alla “sceneggiata” delle dimostrazioni “repressive” che poco permettono il raggiungimento dei grandi numeri.

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Roma: lotta all’evasione fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2011

Evasione

Image by RaK'n'RoLL via Flickr

Potenziamento dell’attività di contrasto all’evasione fiscale e contributiva e di recupero delle somme spettanti alle amministrazioni locali che collaborano con lo Stato nell’attività di accertamento dei tributi erariali.
Queste le principali novità contenute nel regolamento istitutivo del Consiglio tributario approvato oggi dalla Giunta di Roma Capitale, presieduta dal sindaco Alemanno, su proposta dell’assessore al Bilancio e allo Sviluppo economico, Carmine Lamanda. Il provvedimento, che sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea Capitolina, adempie alle disposizioni contenute nella manovra ‘estiva’ varata dal Governo nel 2010 (D.L. n. 78/2010) per potenziare ulteriormente la partecipazione dei Comuni nella lotta all’evasione fiscale. La legge stabilisce che, in quelli con una popolazione superiore ai 5.000 abitanti, debbano essere istituiti appositi organismi ausiliari anche per poter acquisire una quota pari al 50% dei tributi statali recuperati grazie alla collaborazione offerta dall’ente locale. L’istituzione del Consiglio Tributario di Roma Capitale consente, pertanto, di rafforzare le attività di contrasto e recupero dell’evasione fiscale e contributiva che costituiscono, da sempre, uno dei punti strategici di tenuta del bilancio capitolino anche in relazione agli accordi stipulati con la Direzione regionale delle Entrate. Il Consiglio Tributario di Roma Capitale sarà formato da personale direttivo interno, ma è prevista la partecipazione, ove necessario, di professionalità esterne anche titolari di funzioni presso strutture pubbliche la cui collaborazione sia ritenuta di significativa rilevanza in merito alla valutazione di specifici ambiti di evasione tributaria e contributiva. I membri del Consiglio e gli eventuali consulenti non percepiranno alcun compenso per l’attività svolta che, senza alcun onere a carico del bilancio, avrà natura di ausilio e supporto alle strutture più direttamente impegnate nell’attività di recupero delle somme evase, soprattutto ai fini del riconoscimento del contributo statale spettante all’Amministrazione capitolina.
Il nuovo Consiglio tributario sarà formato da sei membri: i cinque direttori dei dipartimenti più direttamente impegnati sul versante tributario (Risorse Economiche; Attività Economiche e Produttive; Programmazione e Attuazione Urbanistica; Patrimonio; Anagrafe e Servizi elettorali) nonché dal Comandante del Corpo di Polizia di Roma Capitale o da un suo delegato. Il Consiglio nominerà al proprio interno un suo Presidente ed avrà tra i suoi compiti quello di esaminare le posizioni fiscali e contributive emerse in fase di accertamento, adottando le proprie deliberazioni a maggioranza.

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Un miliardo di evasione certa

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2011

Il governo in queste ore si sta impegnando allo spasimo sul fronte delle evasioni fiscali se non altro per dimostrare ai nostri “controllori” europei che su questo tema fa sul serio. E su tale terreno tanto viscido ci siamo accorti che vi sono evasori che potrebbero essere colti con le mani nella marmellata con relativa facilità se solo ci fosse una volontà politica a farlo. Facciamo un solo esempio, e clamoroso, se si pensa che l’evasione supera il miliardo di euro all’anno. Ci riferiamo a chi opera in Italia nei cosiddetti Centri trasmissioni dati (Golden Bet, Stanley Bet, Planet-Win365, ecc) che sono in realtà dei veri e propri negozi di accettazione di scommesse sportive senza aver mai ottenuto alcuna concessione dai Monopoli di Stato, al contrario di Eurobet, Snai, Lottomatica ecc. Questi operatori esteri, che hanno sedi in Gran Bretagna, Malta, Austria ecc. operano in Italia senza versare allo Stato l’imposta unica che si applica a tutti gli operatori risultati vincenti dai bandi di concorso e in regola con i Monopoli di Stato. Loro sostengono che essendo centri trasmissioni dati la composizione delle scommesse è operata nella sede legale estera per cui è quello il luogo preposto per il pagamento delle tasse sul gioco. Ne deriverebbe che le eventuali vincite dei clienti italiani andrebbero liquidate attraverso un bonifico bancario intestato nominativamente al vincitore. Ciò non accade poichè presso gli stessi esercizi le vincite sono riscosse in contanti. In tal modo si contravvengono le norme di pubblica sicurezza regolate dagli art.88 R.D. del 18/6/1931 n° 773 T.U.P.S. e la legge del 22/5/2010 n° 73 allegato B e si commette di conseguenza un illecito fiscale. Da notare, altresì, che questi centri trasmissioni dati così operando sottraggono di fatto denaro e clienti dai canali ufficiali e per un ammontare evaso con la bella cifra di oltre un miliardo di euro all’anno. E potremmo aggiungere, addirittura, un recupero di altri miliardi se gli accertamenti, attraverso i pagamenti effettuati risalissero agli anni passati. E su tale terreno tanto viscido ci siamo accorti che vi sono evasori che potrebbero essere colti con le mani nella marmellata con relativa facilità se solo ci fosse una volontà politica a farlo. Facciamo un solo esempio, e clamoroso, se si pensa che l’evasione supera il miliardo di euro all’anno. Ci riferiamo a chi opera in Italia nei cosiddetti Centri trasmissioni dati (Golden Bet, Stanley Bet, Planet-Win365, ecc) che sono in realtà dei veri e propri negozi di accettazione di scommesse sportive senza aver mai ottenuto alcuna concessione dai Monopoli di Stato, al contrario di Eurobet, Snai, Lottomatica ecc. Questi operatori esteri, che hanno sedi in Gran Bretagna, Malta, Austria ecc. operano in Italia senza versare allo Stato l’imposta unica che si applica a tutti gli operatori risultati vincenti dai bandi di concorso e in regola con i Monopoli di Stato. Loro sostengono che essendo centri trasmissioni dati la composizione delle scommesse è operata nella sede legale estera per cui è quello il luogo preposto per il pagamento delle tasse sul gioco. Ne deriverebbe che le eventuali vincite dei clienti italiani andrebbero liquidate attraverso un bonifico bancario intestato nominativamente al vincitore. Ciò non accade poichè presso gli stessi esercizi le vincite sono riscosse in contanti. In tal modo si contravvengono le norme  di pubblica sicurezza regolate dagli art.88 R.D. del 18/6/1931 n° 773 T.U.P.S. e la legge del 22/5/2010 n° 73 allegato B e si commette di conseguenza un illecito fiscale. Da notare, altresì, che questi centri trasmissioni dati così operando sottraggono di fatto denaro e clienti dai canali ufficiali e per un ammontare evaso che raggiunge la bella cifra di oltre un miliardo di euro all’anno. E potremmo aggiungere, addirittura, di un recupero di altri miliardi se gli accertamenti, attraverso i pagamenti effettuati negli anni passati, risalissero agli anni passati. (servizio Fidest)

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Manovra: ritocchi distruttivi

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

“Gli ultimi annunciati ritocchi alla manovra, lievitata per il momento a ben 79 miliardi, amplificano la portata distruttiva delle scelte adottate dal Governo, che abbatte lo Stato Sociale accanendosi contro le classi meno abbienti e contro i lavoratori dipendenti, in particolare contro quelli pubblici”, denuncia Giuliano Greggi, dell’Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego. “Questo Governo – prosegue il dirigente USB – che si guarda bene dal mettere in atto un singolo provvedimento per arginare l’enorme evasione ed elusione fiscale del nostro Paese, è invece veloce come una folgore quando si tratta di applicare i Ticket sanitari, in vigore già dalla prossima settimana. Non si parla ancora di nessuna marcia indietro sul contributo unificato applicato alle cause di lavoro e previdenziali, un iniquo balzello che in alcuni casi potrà arrivare alla cifra di 733 Euro più 8 di marca da bollo. L’aumento dell’età pensionabile viene anticipato al 2013, ed i dipendenti pubblici – sottolinea Greggi – che hanno visto reddito e pensione già falcidiatidalle precedenti manovre, quantificabili in 100 mila Lire medi mensili per il mancato adeguamento salariale del ‘91-’93 e di 250 Euro mensili per la legge 122/2010, adesso con il blocco dei contratti vedranno un aumento solo nel 2018. Nel frattempo avranno perso qualcosa come altri 180 Euro medi mensili subendo una forte perdita sulle rendite pensionistiche quantificabile, a regime, in circa 315 euro medi lordi mensili”. “A questa devastazione è necessario dare una prima urgente risposta – conclude Greggi – per questo USB P.I. ribadisce con forza la scelta dello sciopero generale del Pubblico Impiego proclamato per domani e chiama tutti i lavoratori pubblici a far sentire la loro forteprotesta nelle tante iniziative organizzate nelle piazze di tutte le regioni”.

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Ville estive intestate a nullatenenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2011

Nullatenenti e disoccupati. Sono i poveracci, dalle dichiarazioni dei redditi irrisorie, presumibilmente prestanome di imprenditori e professionisti che in questo modo eludono il fisco o, peggio ancora, fanno affari d’oro con la malavita organizzata, gli affittuari, molto spesso a nero, delle più belle ville di lusso in Italia. Lo sostiene in una nota Contribuenti.it, Associazione Contribuenti Italiani che con Lo Sportello del Contribuente rileva costantemente il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia, secondo la quale si espande a dismisura il fenomeno dei ”ricchi nullatenenti” e ”poveri possidenti” che vivono spendendo migliaia di euro e non hanno ”nulla da dichiarare” al fisco. Il 53% dei contratti di locazione, spesso non registrati, delle ville di Porto Cervo, Forte dei Marmi, Porto Rotondo, Rapallo, Capri, Sabaudia, Positano, Ravello, Panar ea, Portofino, Taormina e Amalfi sono intestati a nullatenenti o a pensionati con la social card, prestanome di facoltosi imprenditori, per evadere le tasse. Secondo lo studio dell’Associazione Contribuenti Italiani, divulgato oggi a Capri, che sarà prossimamente pubblicato su “Contribuenti.it Magazine”, elaborato su dati de Lo Sportello del Contribuente e del Ministero delle Finanze, oltre la metà degli italiani ha dichiarato nel 2010 (redditi 2009) meno di 15.000 euro annui e circa due terzi meno di 20.000 euro; di contro, solo lo 0,95% ha dichiarato oltre 100 mila euro, lo 0,17% più di 200mila euro e solo 15 mila persone ha dichiarato un reddito di oltre 300 euro all’anno.
Una fotografia che strida con i dati relativi alle richieste di posti barca che sono cresciuti del 12,3% e agli acquisti di imbarcazioni di lusso. La spesa è cresciuta in Italia nel 2011 del 6,7%. I “ricchi nullatenenti e i poveri possidenti” anche quest’anno hanno destineranno buona parte della loro spesa nella locazione di ville esclusive o per i cosiddetti “passion investiments” come auto di grossa cilindrata (240.000 fuoriserie e suv), mega yachts, gioielli e oggetti d’arte, nonostante la strategia della tensione messa in atto dall’amministrazione finanziaria con lo spesometro e il nuovo redditometro. “L’evasione fiscale che è diventato lo sport più praticato dagli italiani – afferma Vittorio Carlomagno presidente dell’ Associazione Contribuenti Italiani – Gli accertamenti fiscali da soli non servono per combattere l’evasione fiscale. In Italia negli ultimi 5 anni è crollata la fedeltà fiscale di oltre 11 punti. I soldi recuperati dagli accertamenti devono essere destinati a ridurre le aliquote fiscali che sono tra le più alte in Europa”. (Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani)

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Italia sprecona: le risorse ci sono

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

E’ noto che secondo alcuni studi in Italia il 17% del prodotto Interno Lordo sfugge al fisco. DbGeo, acronimo di Database Geomarket, è la nuova banca dati dell’Agenzia delle Entratecreata per elevare il livello della lotta all’evasione fiscale, in quanto permette un maggiore livello di conoscenza anche localizzato delle caratteristiche fiscali dei contribuenti italiani. In Italia su 100 euro di imposte dovute al fisco vengono evasi in media 17,87 centesimi. Un valore che raddoppia e oltre se dall’analisi si escludono i redditi di chi le tasse le paga per forza per conteggiate alla fonte (lavoratori dipendenti e pensionati) arrivando a 38,41 euro. In totale si calcola che sfuggano circa 275 miliardi di Euro l’anno, in particolare nel settore dei bar, ristoranti e strutture alberghiere, dove l’evasione supera largamente il 50%. Per questo noi proponiamo la tracciabilità pressoché totale dei pagamenti, che insieme ad altre misure tecniche potrebbero portare in quattro anni un aumento di incassi di 4/5 miliardi di euro all’anno. Proponiamo poi cheil nuovo redditometro, messo a punto dall’Agenzia delle Entrate, generi un obbligo immediato del pagamento delle tasse dovute (non delle sanzioni) anziché servire solo per controlli a posteriori: se uno gira in Ferrari non può dichiarare meno di 100.000 euro all’anno e, salvo che non dimostri l’errore, dovrà versare subito le relative tasse e, finito eventualmente il contenzioso, pagherà anche le sanzioni. Così si potranno conseguire fino a 3 miliardi di euro all’anno di maggiori entrate. Sappiamo poi che nel nostro Paese vive un numero elevato di stranieri irregolari, che tuttavia spesso svolge quotidianamente un lavoro in nero. L’ultima regolarizzazione ha fatto emergere materia imponibile (contributiva e fiscale) che ha reso allo Stato circa 800 milioni di euro all’anno, che si potrebbero realizzare con una nuova identica autodenuncia da parte dei datori di lavoro. Oggi le rendite speculative scontano un’imposta del solo 12,5%, mentre in Europa è in media del 20%. Uniformandosi (ad eccezione dei Titoli di Stato) si potrebbe ottenere 1 miliardo all’anno in più. Gli italiani spendono sempre di più in giochi d’azzardo e scommesse. Tralasciando gli aspetti etico-morali, un aumento dell’imposta sostituitva sui giochi (PREU- Prelievo Unico Erariale) dal 12 al 13,5% potrebbe generare maggiori incassi per circa 1,5 miliardi di euro. Vi è poi il capitolo delle agevolazioni fiscali, una selva indistricabile formata secondo Tremonti da ben 471 bonus e sgravi, che costerebbero fino a 161 miliardi di euro. Noi ne proponiamo una sforbiciata mirata, senza toccare quelle relative alla casa, alla famiglia, al lavoro ed alle pensioni, per una consistenza di circa 5 miliardi di auro all’anno. Come si può vedere da tutte queste misure si possono attendere entrate complessive aggiuntive, a regime, nel 2015, di circa 18 miliardi di euro. (Antonio Borghesi parlamentare Idv)

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Il governo “forte con i deboli e debole con i forti”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2011

Silvio Berlusconi - Caricature

Image by DonkeyHotey via Flickr

Dopo decenni di evasione ed elusione fiscale più o meno tollerata, più o meno contrastata, il governo Berlusconi, procede verso il recupero di quelle risorse che servono a continuare a mantenere intatta la ricchezza ed il benessere delle classi privilegiate, di quelle corporazioni e di quelle caste che vivono di danaro pubblico, prelevato coercitivamente nel nome del popolo italiano al popolo italiano. Ci saremmo aspettati una manovra perequativa della contribuzione al mantenimento delle classi politica e burocratica, ovvero un forte abbattimento dei costi della casta politica, ma così non è stato. Il governo punta un coltello alla gola dei pensionati e pretende un contributo anche da loro, contributo che finisce direttamente nelle tasche della casta politico-burocratico-partitocratica. Invece di eliminare enti inutili e costosi, privilegi di casta inauditi ed impagabili, il governo decide di sottrarre ricchezza ai più deboli. Ma, è sin troppo facile essere forti con i deboli e deboli con i forti, mentre sarebbe molto più difficile essere giusti. E il governo Berlusconi ha deciso di essere ingiusto, profondamente ingiusto.
Il governo Berlusconi dimentica che un pensionato è stato lavoratore dipendente per una intera vita lavorativa e che i lavoratori dipendenti non possono eludere o evadere il fisco, per legge.
Il governo pretende ingiustamente altri danari da chi ha certamente pagato ogni singolo euro e/o lira della propria tassazione, fra le più alte del mondo occidentale, tassazione che è colpevole di essere quel cuneo fiscale che non fa la felicità degli imprenditori e nemmeno dei lavoratori, sottraendo seccamente ricchezza agli uni e agli altri e portando il mercato del lavoro italiano fuori dalla concorrenza internazionale con il resto del mondo produttivo.
Il governo Berlusconi, dimentica altresì che quegli ex lavoratori che sono oggi dei pensionati, hanno goduto dei più bassi salari di tutto il mondo occidentale, aggravando di fatto la loro condizione di “soggetto contrattuale debole”.
Ma Berlusconi pare dimenticare che il governo di uno stato democratico esiste esclusivamente per creare condizioni di perequazione, non per aggravarne le già gravi sperequazioni in essere, ancor di più rese serie dalla crisi economico-finanziaria che vede le aziende emigrare in massa in stati meglio governati e condotti, meno esosi e spreconi, più equi e sereni.
Silvio Berlusconi appartiene ad una categoria assolutamente differente da quella del popolo, egli è infatti componente di quella imprenditoria che, per legge ordinaria dello stato, è lasciata libera di evadere o meno la contribuzione fiscale, al contrario dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. (Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X – in sintesi)

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La riforma fiscale annunciata dal governo

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

“Il governo dica la verità sulla riforma fiscale. Il faraonico impianto di riforma, anticipato da alcune agenzie di stampa, non è realizzabile nell’immediato a causa dell’incompatibilità con il necessario risanamento del bilancio pubblico. Le imposte si possono rimodulare alleggerendo lavoro e impresa, ma la morsa dell’alta evasione e il debito pubblico non permettono un abbassamento, adesso. Perché si continuano a illudere gli italiani? Forse non si ha il coraggio di dire che l’unica strada percorribile è il pacchetto di proposte del PD, e cioè: l’abbassamento della prima aliquota dal 23% al 20% sull’IRPEF, revisione degli studi di settore, innalzamento del forfettone, esclusione del costo del lavoro dall’IRAP. Tremonti, coraggiosamente, dovrebbe attuare queste riforme. Tutte le altre promesse, probabilmente contenute nella legge-delega che tra poco il governo ci propinerà, sono l’ennesimo racconto di una favola della quale gli italiani hanno già dimostrato di essere stanchi”. Lo dichiara Paola De Micheli, deputato e responsabile PMI del PD, dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta

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Fisco. Il flop di Arcore

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2011

Sarà una nostra fissa ma noi ci ostiniamo a ricordare al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, la promessa che fece nel 2001, dieci anni fa, relativamente alla riduzione delle tasse: 23% fino a 100mila euro e 33% oltre i 100mila euro. Il “vertice” politico che si e’ svolto ad Arcore, con la presenza di Berlusconi, Bossi e Tremonti non ha prodotto alcunché in relazione all’argomento principe: la riduzione delle tasse. Eppure, in Italia, le tasse si potrebbero ridurre aggredendo il cosiddetto “nero”, che vale qualcosa come 270 miliardi di euro, che corrisponde ad una evasione di 120 miliardi di lire, il che significa che la meta’ circa dei contribuenti, il 51,4%, paga anche per l’altro 48,6% di evasori. Il tutto porta ad un debito pubblico del 120%, che significa 70 miliardi di interessi annui. Ci sarebbe di che fare e, in cinque anni di legislatura, si potrebbe fare. Ne sono passati più della metà e il sole non sorge ancora. Probabilmente non sorgera’ mai. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Cambiano le regole per l’esenzioni dal ticket

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 maggio 2011

Un decreto del ministero dell’Economia del 2009 ha stabilito che dal 1° maggio di quest’anno le autocertificazioni sul reddito utili ai fini dell’esenzione dal pagamento del ticket previsto per le prestazioni specialistiche, non saranno più valide se non saranno verificate dai medici di famiglia. Il nuovo sistema nasce con l’intento di combattere l’evasione dei ticket sanitari, poiché si stima che ogni anno circa 1 miliardo di euro sarebbe sottratto dalle casse del Servizio Sanitario Nazionale, proprio grazie ad una percentuale altissima, ben il 40% di pazienti che usufruiscono dell’esenzione senza possederne i requisiti. Chiaramente i medici di base si sono ribellati a questa nuova regola ritenendo che le verifiche dovrebbero essere effettuati dalle Asl di competenza.
Innanzitutto è molto importante verificare alcune e ben determinate condizioni personali (età minore dei 6 anni o maggiore dei 65) o sociali (stato di disoccupazione, titolarità di una pensione la minimo o sociale) che attribuiscono il diritto in relazione al livello minimo di reddito del nucleo familiare stabilito dalla normativa in vigore. Per ovvietà il reddito del nucleo familiare è costituito dalla sommatoria dei redditi complessivi prodotti da ogni singolo componente la famiglia. Per reddito “complessivo” si intende il reddito riportato nella dichiarazione dei redditi, al lordo degli oneri deducibili:
•reddito certificato mediante il modello CUD: Parte B, punto 1 del Cud
•reddito dichiarato nel modello 730: rigo 6 del modello 730
•reddito dichiarato nel modello Unico persone fisiche: rigo RN1
Il nucleo familiare è costituito dall’ interessato, dal coniuge non legalmente separato e dagli altri familiari fiscalmente a carico. Non rileva a tal uopo la condizione o meno di convivenza tra i vari componenti.
Il limite del reddito è stabilito, come detto dalla legge e può essere aggiornato solo attraverso una modifica legislativa.
Per quanto concerne il riconoscimento del diritto all’esenzione, si considera a tali fini “disoccupato” il cittadino che abbia cessato per qualunque motivo (licenziamento, dimissioni, cessazione di un rapporto a tempo determinato) un’attività di lavoro dipendente e sia iscritto all’Ufficio dell’impiego in attesa di nuova occupazione. Non può considerarsi disoccupato il soggetto che non ha mai svolto attività lavorativa, né il soggetto che abbia cessato una attività di lavoro autonoma. Sono considerati “pensionati al minimo” quei soggetti titolari di una pensione minima. La pensione minima viene riconosciuta dall’INPS al pensionato il cui trattamento pensionistico, sulla base del calcolo dei contributi versati, risulti inferiore ad un livello fissato dalla legge, considerato il “minimo vitale” (l’importo mensile, che per il 2009 è di 458,20 euro, varia ogni anno). L’ISEE è un indicatore che tiene conto di reddito, patrimonio (mobiliare e immobiliare) e delle caratteristiche di un nucleo familiare (per numerosità e tipologia). Esso, tranne che in alcune realtà regionali, non viene preso in considerazione ai fini del riconoscimento del diritto all’esenzione. Come evidenziato, nel corso del 2011 stanno entrando in vigore nelle varie Regioni le nuove modalità di verifica delle esenzioni per reddito.
Tra i vari Enti Territoriali nei quali le nuove regole sono applicate, all’atto della prescrizione di prestazioni di specialistica ambulatoriale, il medico prescrittore, su richiesta dell’assistito, verifica il suo diritto all’esenzione per reddito (codici E01, E03, E04) attraverso i dati resi disponibili dal Sistema Tessera Sanitaria e lo comunica all’interessato riportando il codice sulla ricetta o provvedendo in alternativa ad annullare con un segno la casella contrassegnata dalla lettera «N» (non esente) presente sulla ricetta. L’assistito non deve più apporre nessuna firma sulla ricetta. Vi è l’obbligo per l’interessato, relativamente all’esenzione conseguente allo stato di disoccupazione, contraddistinta con codice E02, dell’autocertificazione annuale presso la ASL di appartenenza che rilascia a tal uopo un apposito attestato. Tutti quei soggetti le cui generalità non sono state inserite negli elenchi degli esenti per reddito ma che ritengano di aver diritto all’esenzione, hanno facoltà di richiedere all’Asl di appartenenza un certificato provvisorio di esenzione per reddito, valido per l’anno solare in corso, che l’assistito presenta al medico prescrittore. Ai fini del rilascio del certificato nominativo sono necessari i seguenti documenti:
•autocertificazione del diritto all’esenzione per reddito con riferimento al reddito complessivo ed al nucleo familiare riferito all’anno precedente a quello di erogazione delle prestazioni;
•autocertificazione della condizione di percettore di pensione integrata al minimo ovvero di pensione sociale o di assegno sociale ovvero di disoccupato con l’indicazione del Centro per l’ impiego presso il quale risulta registrato, e il contestuale impegno dell’assistito a comunicare tempestivamente la data di cessazione dello stato di disoccupazione, che comportera’ la perdita dell’esenzione prevista;
•dichiarazione della consapevolezza delle conseguenze di carattere penale per il rilascio di false dichiarazioni, nonche’ della consapevolezza che l’Azienda sanitaria locale attivera’ il successivo controllo della veridicita’ della dichiarazione resa;
•copia di un documento di identita’ in corso di validita’
L’assistito può richiedere il certificato nominativo di esenzione per ognuno dei componenti il nucleo familiare di appartenenza avente diritto all’esenzione per reddito. Si ha diritto all’esenzione a tutte le prestazioni di diagnostica strumentale, di laboratorio ed altre prestazioni specialistiche garantite dal Servizio sanitario nazionale.

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Fisco: Bersani a Radio 24

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

Lunedì prossimo 20 marzo il Partito democratico presenterà un piano per la riforma del fisco, all’interno del quale non é prevista alcuna imposta patrimoniale. Lo rende noto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani nel suo intervento a Radio 24.  Sarà, spiega, “un piano nazionale di riforme che l’Italia dovrà presentare all’Unione Europea ad aprile per rientrare dal debito”. Il primo punto all’ordine del giorno, continua a Radio 24, sarà “la riforma fiscale per alleggerire il lavoro e le imprese e caricare la rendita e l’evasione. Si può fare – conclude Bersani – anche senza la patrimoniale che il governo ha messo nel decreto sul federalismo municipale. Nel nostro piano non c’é”.

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Cresce l’evasione nel nord del 11,7%

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2011

Nel 2010 l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 10,1% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 11,7%. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 176 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da Krls Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani e sarà pubblicata nel prossimo numero del magazine “Contribuenti.it”.Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. La prima riguarda l’economia sommersa che sottrae al fisco italiano un imponibile di circa 135 MLD di euro l’anno. L’esercito di lavoratori in nero è composto da circa 2,4 milioni. Di questi 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo la voro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 30 MLD di euro. La seconda è l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose che, nel nord Italia è cresciuta nel 2010 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” si attesta sui 192 miliardi di euro l’anno con un’imposta evasa di 77 MLD di euro. La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che l’ 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative l’ 81% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 21 miliardi di euro l’anno. La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94 % delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fitt iziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 36 MLD di euro. Nel 2010, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 11 per cento le imposte dovute all’erario.Infine c’è l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all’erario circa 12 miliardi di euro l’anno.In testa nel 2010, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +12,1%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 11,9% e la Valle d’Aosta con +11,6%. A seguire la Liguria con +11,5%, il Piemonte con 11,4%, il Trentino con 10,4%, il Lazio con +10,3%, , l’Emilia Romagna con +10,1%, la Toscana con +9,4%, le Marche con +9,2%, la Puglia con +8,3%, alla Campania +8,0 %, la Sicilia con +7,5% e l’Umbria con +7,4%. La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2010, di circa il 13,3%. In Italia i principali evasori sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%).A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (25,5%%). dal Centro (23,2 %) e Sud (21,9%). “Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente dell’Associazione Contribuenti Italiani al termine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario avvenuto in Campania – bisogna riformare il fisco italiano introducendo la tax compliance, seguendo ciò che avviene nei principali paesi europei che hanno ridotto le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e sopratutto eliminato gli sprechi di denaro pubblico L’evasione fiscale a causa dell’inefficacia della P.A. è diventato lo sport più praticato dagli italiani. al punto che anche i morti evadono il fisco tumulandosi da soli. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria, il governo avrà bisogno di emanare nuovi condoni per far cassa ad ogni costo. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto”.”La lotta all’evasione fiscale non si fa con i comunicati stampa ne terrorizzando i cittadini tramite gli esattori – conclude Carlomagno – Bisogna dare immediata attuazione al federalismo fiscale fornendo al contempo alla guardia di finanza nuovi e più efficaci strumenti d’indagine”

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Evasione: Bollino fiscale cercasi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2011

Evasione record in continua ascesa in Italia. L’Italia è il Paese europeo con la più alta evasione fiscale, con il 54,5% del reddito imponibile che non viene dichiarato, e il record tocca a Napoli (66%) e alla Campania (64%) dove 2 commercianti su 3 non hanno rilasciato lo scontrino fiscale ai contribuenti italiani.  Lo rileva un’indagine di KRLS Network of Business Ethics, condotta su dati divulgati dalle polizie tributarie dei singoli stati Ue, per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani, che sarà pubblicata sul magazine “Contribuenti.it”. Nella speciale classifica degli evasori, l’Italia è al primo posto (54,5% del reddito non dichiarato), seguita da Romania (42,4%), da Bulgaria (39,8%), Estonia (38,2%), Slovacchia (35,4%). Fanalino di coda l’Inghilterra con il 11,7%, il Belgio con il 10,1% e chiude la Svezia con il 7,3%. In Italia i principali evasori sono le industrie (32,8%) seguiti da banche e assicurazioni (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%). A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito dal Sud (24,5%), dal Centro (23,2%) e dal Nord Est (22,9%). In valore assoluto, in Lombardia, si è registrato il maggior aumento dell’evasione fiscale con il 14,7%. Perché si evade? Dall’indagine condotta per l’Associazione Contribuenti Italiani è emerso che il 42% dei contribuenti evade per l’insoddisfazione verso i servizi pubblici erogati dallo stato a fronte dell’alto prelievo fiscale, per il 39% per la complessità delle norme (fisco lunare) ed il mancato rispetto dei diritti dei contribuenti e solo il 19% per la scarsità dei controlli o per mancanza della cultura della legalità. Ciò che incentiva maggiormente l’evasione fiscale, che nel 2010 è cresciuta complessivamente del 1 0,4% raggiungendo – considerando anche l’evasione derivante dall’economia criminale – la cifra astronomica di 159 miliardi di euro all’anno, è l’inefficienza della pubblica amministrazione, con la scarsa qualità dei servizi offerti, le numerose violazioni allo statuto dei diritti del contribuente, i mancati rimborsi fiscali, il fisco lunare e l’inefficacia delle esattorie che rendono superfluo la gran parte del lavoro fatto nella lotta all’evasione fiscale. Ogni anno gli enti impositori riscuotono, tramite le esattorie, meno del 9% di quanto accertato.
«Di fronte a un fenomeno così pervasivo – afferma Vittorio Carlomagno presidente dell’Associazione Contribuenti Italiani – servono strategie fiscali diverse. Bisogna puntare sulla tax compliance anziche’ sui tradizionali strumenti di repressione. È necessaria un’illuminante politica di collaborazione con le associazioni rappresentative dei contribuenti per generare una autentica cultura antievasione». (Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani)

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Canone Rai. La farsa della Leganord

Posted by fidest press agency su domenica, 19 dicembre 2010

Puntuale come una vacca svizzera, arriva anche quest’anno la mungitura della Rai per dar da bere agli italiani un latte avvelenato: quello del finto impegno della Leganord per l’abolizione del canone. Finto impegno che serve solo a catturare presunti (per loro) allocchi che -non informati- credono di ottenere un risultato con l’evasione fiscale spacciata come obiezione di coscienza. E’ quanto viene perorato anche da autorevoli rappresentati di questo partito che siedono nella commissione di vigilanza parlamentare della Rai, come l’on. Davide Caparini. Una farsa che, secondo gli artefici, dovrebbe servire a portar loro piu’ consensi. L’elemento scatenante e’ stato l’abituale ridicolo spot della Rai che ogni fine anno promette ricchi premi e cotillon per quei cittadini che faranno il loro dovere di contribuenti pagando l’imposta per il possesso di un apparecchio tv. Con la scusa dei dialetti incomprensibili  ai non indigeni, si e’ scatenata una finta battaglia di spot. E al ridicolo della Rai si e’ aggiunta l’istigazione a disobbedire alle leggi da parte della Leganord che invita a fare “obiezione di coscienza” non pagando l’imposta Rai. Questo dell’imposta da non pagare e’ un motivetto che viene fuori a singhiozzo da parte di chi, espressione del potere costituito, ogni tanto si lamenta perche’ la tv di Stato non gli da’ quello che lui ritiene lo spazio giusto (Berlusconi, per esempio) o da’ informazioni ritenute difformi dal proprio pensiero (Leganord e Berlusconi, sempre come esempio). Il canone/imposta, cioe’, e’ una sorta di “pannicello caldo” (come dicono a Roma…) che serve a confortare il presunti fustigati di turno. Ma da qui a fare battaglia e proposta politica per la sua abolizione, ci passa un oceano. Non solo, ma il Governo Berlusconi di cui la Leganord e’ parte determinante, sta per far approvare un sistema di esazione del canone da incubo: se non lo paghi nella bolletta elettrica, ti tagliamo anche la luce!
Non ce ne vogliamo i molti abolizionisti presenti un po’ in tutti gli schieramenti. Ma un contribuente medio italiano, come crediamo di essere anche noi con la nostra associazione, non puo’ continuare a farsi prendere in giro senza far sentire la propria indignazione.
Noi siamo per l’abolizione del canone, per la privatizzazione della Rai e per l’abolizione di un servizio pubblico d’informazione e trattenimento gestito, com’e’ oggi, in abuso di posizione dominante nel mercato radiotelevisivo. Non ci piace, solo per fare un piccolo esempio, che lo Stato paghi quei ciarlatani che ci predicono l’oroscopo, e poi tutto il resto, che e’ ampiamente risaputo, Lo Stato pretende da noi rigore e precisione. Siamo delinquenti perche’ anche noi pretendiamo altrettanto in uno dei punti chiave del sistema di potere, cioe’ l’informazione? Qui in nostro canale web per la battaglia abolizionista sul canone Rai: http://tlc.aduc.it/rai/ (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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