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Roma e la rete europea

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2010

Nel corso degli Open Days 2010 che si tengono sino al 7 ottobre a Bruxelles presso il Comitato delle Regioni d’Europa, la città di Roma avendo aderito alla Rete Europea della Città e Regioni Capitali, parteciperà al seminario promosso dalla rete che si svolgerà il 5 ottobre che si prefigge lo scopo di iniziare una discussione sulle linee di indirizzo per la programmazione dei fondi comunitari post 2013. Lo comunica il consigliere comunale Federico Rocca Delegato alle Politiche Europee di Roma Capitale che parteciperà agli open days. “E’ importante evidenziare che questa rete rappresenta circa 50 milioni di cittadini europei poiché il 70% vive nelle aree urbane ed è proprio su queste che si vuole concentrare l’attenzione, poiché queste rappresentano il motore trainante degli stati membri. Siamo convinti che per creare opportunità di crescita e sostenere la formulazione di soluzioni innovative ed efficienti per le Città e Regioni Capitali, la futura Politica Regionale UE deve fornire gli strumenti per assicurare l’equilibrato sviluppo delle aree peri-urbane nell’intento di produrre reali benefici sia per i cittadini delle città europee, sia per gli agglomerati urbani in generale. Per questo sarà  importante ribadire anche in questa sede la presenza di Roma e il nostro interesse a contribuire fattivamente alla vita politica e amministrativa dell’Europa – prosegue Rocca – indicheremo in questo contesto che secondo noi la futura Politica Regionale dell’UE debba svilupparsi in coerenza con il principio della solidarietà, permettendo così lo sviluppo di strategie individuali e su misura; dovrà sostenere le Città Capitali e Regioni in maniera che possano rispondere alle specifiche sfide che le stesse si trovano ad affrontare, inclusi il cambiamento climatico, gli squilibri demografici, come pure i crescenti livelli di disoccupazione generati dalla crisi finanziaria; dovrà indirizzarsi ai bisogni specifici delle aree urbane e dei loro cittadini secondo un approccio integrato e dovrà assicurare un collegamento efficace con gli obiettivi della Strategia “Europa 2020” e rafforzare le capacità delle Città e Regioni Capitali nel contribuire alla realizzazione di tale Strategia. Questo è  il nuovo percorso che Roma Capitale vuole iniziare nel contesto europeo – conclude Rocca – questo grazie al Sindaco Gianni Alemanno che ha voluto impostare un nuovo modo di relazionarsi e confrontarsi con l’Unione Europea e le sue Istituzioni, Roma non starà più a guardare come in passato, poiché vogliamo essere soggetti attivi e protagonisti nelle politiche europee”.

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Ancora sull’enciclica di Benedetto XVI

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2009

Una riflessione che diventa una “lirica della fede”, poetica, spirituale. Umiltà, convinzione e testimonianza sono i termini che “il poeta” attribuisce alla verità che, a sua volta si compiace della carità. In poche parole viene compressa buona parte dell’insegnamento di Cristo; così non possiamo far altro che compiacerci di una tale sintesi. Poi emerge il titolo, che ci riporta all’enciclica di Benedetto XVI. Il dialogo che in tale enciclica si affronta con la Populorum Progressio, non appare sincero, perché mancano le descritte categorie identificative della verità: umiltà, convinzione e testimonianza. Ho iniziato in questo stesso sito una analisi della Populorum Progressio per evidenziare ciò che nella enciclica di Ratzinger NON viene detto; per ottenere la maggiore chiarezza possibile non ho potuto fare a meno di iniziare dalla vita stessa di mons. Montini, arcivescovo di Milano, perché nella coerenza della sua vita si scoprono quelle categorie che diventano poi tangibili nella sua enciclica, a cominciare dalla testimonianza. Fu testimonianza di Fede quella dei primi cristiani che si recavano al Circo di Roma, cantando le lodi al Signore, per essere dati in pasto ai leoni. Montini esercitò la sua testimonianza nella via Crucis dei suoi pellegrinaggi dove non si fermava per ammirare l’opulenza delle nazioni, ma i quartieri emarginati, dove il colore della pelle discrimina anche la dignità, dove la povertà conduce al bisogno e il bisogno alla disperata ricerca dell’indispensabile per sopravvivere. Nel rileggere la “Caritas in veritate” non riesco ad esimermi dal guardare anche dentro la testimonianza di Benedetto XVI e ne esco sconfortato e sempre più convinto delle intime contraddizioni dell’uomo che trasferisce, poi, nel suo essere vicario di Cristo. Questa enciclica è scritta da Ratzinger pontefice, con la dotta elaborazione del professore e la diplomazia del sovrano assoluto dello Stato Città del Vaticano, per questo, pur condivisibile, non risulta credibile. Se l’avesse scritta un vecchio parroco di campagna, aduso alla confessione, a contatto con le miserie e le grandezze dell’uomo, sarebbe diventata una pietra miliare nella storia del magistero sociale della Chiesa, ma scritta da Ratzinger, con il suo storico personale, si trasforma in una mera esercitazione scritta più per dovere dell’ufficio che riveste che per intima convinzione. Il pontefice scrive l’enciclica, ma il dotto professore, da cardinale ebbe a condannare la teologia della Liberazione, colpevole di predicare un Cristo lacero, mendico, affamato, derelitto, emarginato , ma pronto a confortare i suoi simili, considerandoli suoi figli prediletti. Fu lo stesso dotto professore che lanciò il sasso nello stagno per valutare fino a che punto poteva spingersi nell’ambizioso progetto di denigrare le altre religioni in quella disastrosa e disastrata lectio magistralis di Ratisbona. Non valsero a nulla i successivi tentativi di chiarimento, perché dovette recarsi in Turchia, nella moschea per fare ammenda di un peccato che contrastava l’altra categoria della verità: l’umiltà. Ancora il dotto professore si prestò a scrivere a quattro mani quel volumetto “Senza radici” insieme all’ateo e razzista Marcello Pera, dove si voleva esaltare il primato del cristianesimo in quanto religione di quell’Occidente che aveva conquistato il primato del capitalismo, del mercato,m dell’avidità, della legge del più forte e degli egoismi selettivi. Mentre fu il sovrano assoluto dello Stato città del Vaticano che reiterò il protezionismo ai sacerdoti pedofili americani con la lettera “Crinem sollicitationis”, ricevendo anche una denuncia penale da parte di una corte americana per “ostacolo alla giustizia”; nel suo viaggio in America si servì del mandato di Capo di Stato in Carica, per chiedere e ottenere dal presidente Bush l’immunità, come se “Il suo regno fosse di questo mondo!”. Fu un esercizio diplomatico quello di prestarsi a fare da spalla in quell’indegno spettacolo in San Pietro, la notte che al mondo cristiano ricordava la Resurrezione di Cristo, per battezzare in pompa magna e in mondo visione l’apostata Magdi Allam, il quale si servirà poi della gratuita pubblicità ricevuta per acquistare un seggio parlamentare al parlamento europeo. Le tre figure non sono mai riuscite ad amalgamarsi nell’unico mandato di “servo dei servi di Dio”; mancano sia l’umiltà che la convinzione; quanto alla testimonianza che offre al mondo dei credenti è quella dei “Cattolici adulti” che pretendono divorare in pasto i leoni.(Rosario Amico Roxas)

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Rispondo a Simplicio

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2009

Il buon amico Simplicio (che non fa onore al suo nome) si fa sempre più complesso, coinvolgendomi, o cercando di farlo, in un chiarimento o in una spiegazione sovrapponibile  all’eterno dilemma sul sesso degli angeli, oppure sulla quadratura del cerchio. Ma l’argomento è stimolante, non fosse altro perché mi permette di evidenziare, e far riflettere per evidenziare, lo sfacelo della politica italiana. Centro-destra, centro-sinistra, estrema destra, estrema sinistra radicale, battitori liberi nella Lega. Basta solo quest’elenco per capire l’affermazione del PdL, unico e solo partito che ha esonerato gli elettori dal gravoso onere di pensare; c’è uno che pensa, la claque che applaude e tutti gli altri che seguono a ruota. In realtà non esiste una Destra, come non esiste una sinistra, meno che meno quella radicale. Per esistere un centro-Destra o un centro-sinistra, occorre che ci sia un Centro che si sposta a destra o a Sinistra. Non c’è niente di tutto questo, così come non c’è la politica in tutte le sue sfaccettature; economica, sociale, etica, e quindi con le  applicazioni settoriali; sanità, istruzione, ordine pubblico, lavori pubblici, industria, commercio, sviluppo.  Il buon Simplicio, che simplicio non è, auspica  e descrive:  una maggioranza di governo e…..  un programma che sappia essere dalla parte della maggior parte del paese fatta di lavoratori dipendenti e autonomi, pensionati, disoccupati, precari ecc. Sta qui il nocciolo duro del problema. Il governo del cavaliere ha cercato, cerca e cercherà di dare soddisfazione alle domande che emergono dalla popolazione, ma si ferma alla ricerca  dei sondaggi, che coinvolgono esigenze immediate e spesso contraddittorie.  Gli elettori non vogliono l’ICI e la si toglie, sacrificando i servizi che i comuni non potranno più fornire, così la penalizzazione viene stornata ai comuni, raccattando i meriti per aver tolto l’ICI (la vittoria del PdL nelle amministrative in corso ha questa motivazione, ma nessuno l’ha fatta emergere). La maggioranza si pronuncia contro gli emigranti ?  Leggi dure contro i clandestini, respinti in mare. Si leva la richiesta di sicurezza nelle città? L’esercito nelle strade e le ronde in camicia verde. E così via.   Domina la logica dei sondaggi che nessuno statista sarebbe disponibile a prendere in considerazione. La popolarità viene privilegiata contro la capacità di operare scelte a medio e lungo termine, con programmi concreti e con piani di sviluppo per ogni settore interessato. Non ce ne accorgiamo nemmeno, ma stiamo scivolando pericolosamente verso il diventare una nazione in via di sotto-sviluppo. L’opposizione non esiste; non esiste un Centro che dovrebbe essere componente essenziale delle due parti, come mediatore ed elemento equilibratore. Il danno epocale lo ha fatto il metodo di amministrare, che non coinvolge nessuna formazione politica qualificabile, perché è inqualificabile servire l’osso da spolpare,  senza pianificare i ritmi della evoluzione, che deve essere costante e omogenea per tutti; le differenze devono nascere dalle diverse potenzialità non dalle discriminazioni impostate. La sinistra poi ha dimostrato tutte le sue defaillances, arenandosi in uno sterile dibattito che ha dimostrato solamente la  mancanza di cultura di governo. Da 60 anni l’estrema sinistra si è servita delle piazze per chiedere “tutto e subito”, ottenendo “niente e per sempre”; la classe operaia si è rotta della presa in giro parolaia, priva di aderenza alla realtà, e li ha mollati, preferendo forze di governo che, almeno, periodicamente elargisce quell’osso da spolpare. Con la mia memoria storica adesso devo fare riferimento alla mia esperienza lavorativa in Tunisia, dove ho soggiornato ben 18 anni. Ho collaborato con vari ministeri per la promozione dello sviluppo produttivo e per l’applicazione del Programme de Mise à Niveau, destinato alle imprese in grado di diversificarsi secondo le esigenza del mercato e non condizionando i mercati con ciò che può essere prodotto al minor costo e al maggior utile. La scelta di fondo di quel governo era, ed è, la scelta umanistica, la centralità dell’uomo, la funzione del lavoro come espressione dell’uomo e non merce in vendita al mercato delle contrattazioni. Dovevo gestire il passaggio di uno zuccherificio da pubblico a privato a Beja, quasi al confine con l’Algeria. Il lavoro fu facile, tant’è che lo terminai con 12 mesi di anticipo; ma il ministero impose ai nuovi proprietari la mia permanenza, a tutela degli interessi del governo che lì aveva investito sotto forma di partnership a tempo determinato. Fu allora che si presentarono dei tedeschi a proporre una macchia in grado di esemplificare il lavoro e accelerarlo, necessitando solo del 10% della forza lavoro. Si prestarono anche a montare la macchina, contro il mio parere, a dimostrazione.  Così avvenne; quella macchina avrebbe provocato la perdita del posto di lavoro a 130 operai ed avrebbe messo l’azienda tunisina nelle mani di quei tedeschi per tutto ciò che sarebbe stato necessario per il buon funzionamento.  Fu il ministro per lo sviluppo economico in persona che prese la mia relazione e la fece sua, invitando i tedeschi a smontare la macchina e riportarsela in Germania. Fu in quella occasione che mi invitarono  tenere dei corsi di marketing all’università Mannuoba di Tunisi. E’ questa esperienza, unitamente ad altre 19 (in18 anni ho gestito 20 aziende, tutte diventate esportatrici e leader di mercato) che mi fa dire che l’Itala viaggia verso il diventare nazione in via sotto-sviluppo. Preferisco fermarmi qui, non perché reputo esaurito l’argomento, tutt’altro, ma per stimolare le prime obiezioni e per sollecitare un dibattito che potrebbe portarci anche a impostare un metodo alternativo a quello attuale, destinato a creare una sacca immensa di povertà, contro una fettina striminzita di ricchezza eccessiva. Potremo anche parlare dell’esperienza “comunista”  della “comunista” Cina, che può darci molti spunti su ciò che è indispensabile evitare. A presto. (Rosario Amico Roxas)

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