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EuroStat e mortalità evitabile: la stampa italiana dimentica la prevenzione primaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

In questi giorni EuroStat ha rilasciato le statistiche relative ai decessi 2015 analizzate secondo i criteri della mortalità evitabile. La stampa nazionale si è soffermata quasi esclusivamente sulla quota di decessi evitabili grazie alle risorse mediche e tecnologiche attualmente disponibili (per l’Italia è quantificata in circa 52.000 decessi l’anno), omettendo che EuroStat nel medesimo studio stima in quasi 90.000 le morti dovute a mancata prevenzione primaria.I due numeri non vanno sommati, come spiega chiaramente EuroStat nella sua pubblicazione, perché parte delle cause di morte sono considerate evitabili in entrambe le statistiche; tuttavia, per l’anno 2015 hanno complessivamente dato luogo – come diffuso a gennaio dal Rapporto MEV(i) – a circa 105.000 morti evitabili prima dei 75 anni di età.
Natalia Buzzi, responsabile del centro studi Nebo, curatore del Rapporto MEV(i), sostiene che «è importante dare notizia anche della statistica EuroStat sui morti dovuti a carenza di prevenzione primaria, vale a dire quelli causati da scorretta alimentazione, tabagismo, abuso di alcol: se insistere sui decessi trattabili è di fondamentale importanza per sollecitare il miglior utilizzo delle attuali conoscenze e risorse, è altrettanto vero che dare la massima evidenza anche alla parte di mortalità prevenibile con più attenti stili di vita è determinante per informare e educare i cittadini e renderli più consapevoli di come gestire al meglio la propria salute laddove questa dipende anche e soprattutto da scelte private».L’analisi per l’Italia condotta da MEV(i) è stata armonizzata con quella EuroStat già dal 2016 e misura il fenomeno della mortalità evitabile sul territorio nazionale, per genere, quantificando di quanto si sarebbe potuto abbassare il numero di decessi tramite interventi di prevenzione primaria, di diagnosi precoce e terapia e di altra assistenza sanitaria. I risultati dei Rapporti e degli Speciali MEV(i) sono disponibili su http://www.mortalitaevitabile.it: così come EuroStat dà conto delle differenze fra i diversi Paesi dell’Unione, MEV(i) evidenzia la difformità di questo importante indicatore fra le province italiane.

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I giorni di vita perduti pro-capite per mortalità evitabile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

eurostat_logoDisegnano le classifiche territoriali 2017 dell’ultimo Rapporto MEV(i): tra le regioni Marche, Veneto, Trentino Alto Adige occupano i primi tre posti sia per i maschi che per le femmine, la Campania l’ultimo; a livello provinciale, Treviso guida entrambe le classifiche maschile e femminile, seguita da Firenze e Ascoli Piceno nella prima, da Prato e Vicenza nella seconda; all’altro capo Napoli, con due province sarde (Medio Campidano e Nuoro) nel caso dei maschi e con Caserta ed Enna nel caso delle femmine.
Lettura Eurostat 2017 – Il Rapporto MEV(i) ela bora le classifiche anche adottando la metodologia Eurostat (cfr lo Speciale MEV(i) Eurostat 2016), cioè individuando i decessi evitabili a seconda che siano “trattabili” o “prevenibili” o entrambi. Ciò consente di cogliere ulteriori evidenze: in particolare, nel caso delle cause di morte trattabili, vale a dire quelle maggiormente legate alle cure sanitarie, risulta evidente una profonda disparità nord-sud che vede penalizzate quasi esclusivamente province meridionali soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia.
Città Metropolitane 2017 – Una ulteriore novità è la classifica delle 14 Città metropolitane, la prima delle quali è Firenze, seguita da Milano. Sia per la classifica generale maschile che per quella femminile le Città metropolitane del centro-nord si collocano nella prima metà, con l’eccezione di Roma, mentre quelle meridionali sono dislocate nella seconda metà della classifica generale, con l’eccezione di Bari.
Sintesi nazionale 2017 – Il Rapporto MEV(i) è elaborato a partire dai dati riferiti all’anno 2014 appositamente resi disponibili dall’Istat. Gli Autori stimano in circa 103.600 le morti evitabili di persone sotto ai 75 anni avvenute in Italia nel corso del 2014, di cui 66.300 maschi e 37.300 femmine. Si tratta in larga parte di decessi che potrebbero essere efficacemente contrastati grazie a una maggiore attenzione agli stili di vita, perché per lo più legati ad alimentazione, fumo, alcol. A queste morti (circa 53.000, di cui tre quarti maschi) si aggiungono quelle che potrebbero essere evitate con diagnosi tempestive e adeguata terapia, che riguardano soprattutto le donne (oltre 11.500 casi femminili prevalentemente legati a tumori di mammella e utero) e ad altri interventi di sanità pubblica. Uno specifico focus sull’andamento nel quinquennio 2010-2014 mostra una generale diminuzione della mortalità evitabile, pur con qualche rilevante differenza nella dinamica e nella dimensione del fenomeno fra le regioni.
Perché MEV(i) – «Come noto – ricorda Natalia Buzzi, responsabile scientifico di Nebo Ricerche PA – la mortalità evitabile rappresenta un “indicatore sentinella” delle condizioni di salute della popolazione, migliorabili con politiche attive di informazione ed educazione sanitaria da un lato e di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari dall’altro.» Il Progetto MEV(i) nasce infatti dalla riflessione che la salvaguardia dello stato di salute possa essere affrontata in un’ottica di problem solving, sia a livello del singolo che nel più ampio contesto della sanità pubblica.
Al Progetto “MEV(i) – Mortalità evitabile (con intelligenza)” è dedicato il sito http://www.mortalitaevitabile.it, dove sono liberamente disponibili tutte le edizioni e gli speciali pubblicati, la banca dati degli indicatori e i riferimenti bibliografici.

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Mortalitià evitabile in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 dicembre 2014

sigaretteIl Rapporto MEV(i) 2014, elaborato su oltre 70.000 decessi potenzialmente evitabili maschili e 40.000 femminili, introduce oltre al consueto quadro regionale una classifica per provincia, che sottolinea la variabilità del fenomeno anche all’interno della medesima regione. Al primo posto della classifica provinciale maschile si colloca Monza-Brianza, seguita da Siena e da Terni, mentre quella femminile è aperta da Oristano, seguita anche in questo caso da Siena, che a sua volta precede Reggio Emilia; di contro, le province Medio-Campidano, Verbano-Cusio-Ossola e Nuoro nel caso dei maschi e Caserta, Caltanissetta e Foggia per le femmine chiudono invece le due classifiche con i valori più critici.
La classifica regionale maschile evidenzia risultati sensibilmente migliori della media nazionale in Umbria, Marche, Emilia Romagna, Toscana; di contro, Valle d’Aosta, Campania, Sicilia e Sardegna fanno registrare i valori regionali più elevati. Ancora Campania e Sicilia, insieme alla Calabria, chiudono la classifica femminile, guidata invece da Marche e Trentino Alto Adige.
Il Rapporto MEV(i) 2014 aggiorna il quadro della “mortalità evitabile”, vale a dire quella legata a cause di morte che potrebbero essere efficacemente contrastate con interventi di sanità pubblica, conferma almeno per i maschi il trend discendente degli ultimi anni, ma torna a sottolineare l’eterogeneità con cui questo fenomeno si manifesta sul territorio italiano, sia a livello regionale che provinciale.
Abitudine al fumo, abuso di alcol, scorretto regime alimentare, mancata tempestività nella diagnosi e nella terapia di alcuni tumori trattabili, ricorso inappropriato ai servizi sanitari, gestione inadeguata di pazienti cronici sono i potenziali responsabili di quasi 110.000 morti l’anno avvenute prima del 75° compleanno.
Le classifiche regionale e provinciale, in particolare, sono basate sui giorni di vita perduti per mortalità evitabile, e tengono conto oltre che del numero di decessi anche della quota di vita non vissuta a causa di eventi che avrebbero potuto essere prevenuti, accentuando quindi il “peso” dei casi relativi ai più giovani. Lo studio, curato da Nebo Ricerche PA, è disponibile all’indirizzo http://www.mortalitaevitabile.it.

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