Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘evoluzione’

L’evoluzione del pensiero critico dei credenti

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

È evidente che la nostra contemporaneità comporta una evoluzione del pensiero critico dei credenti così come lo è per gli agnostici, del loro spirito di osservazione essendosi liberati dall’acquiescente sudditanza delle parole prive di significato pratico. In altri termini se chi predica la Fede non è coerente con i suoi dettami come può pretenderli in chi l’ascolta?
Se oggi io seguo un sermone a commento di un passo del Nuovo testamento non soggiaccio, come avveniva un tempo, alla passiva accettazione delle parole pronunciate. Si risveglia in me, prepotente, un giudizio critico, a tutto campo, non certo alla stregua dell’esegeta ma di chi vive la sua quotidianità disseminata di falsità e d’inganni in specie se provengono da chi ha fatto dell’avere il suo vitello d’oro da ingraziarsi, d’adorare e da servire a spese, se la convenienza lo richiede, del suo prossimo e che non esclude la persona del predicatore. E non ci basta, di certo, un Mosè ritornato dal Sinai, dove ha ricevuto dal Signore le tavole della legge, pronto a punire la parte del suo popolo che si macchiò con il peccato di adorare il vitello d’oro. Vogliamo questo Mosè, con i suoi discepoli e discendenti, che mai smetta d’indossare le vesti delle sue virtù. Non c’è posto per il Don Abbondio di turno. La fede dell’uomo di chiesa, come del politico e del moralista, non permette eccezioni o divagazioni. Deve essere ferma e concreta per sé come per gli altri e deve dimostrarlo in ogni momento della sua vita. È la loro “maledizione” se vogliamo considerarla tale. (Riccardo Alfonso)

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“Evoluzione degli elefanti nel Pleistocene: anche Unicam nel team internazionale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 gennaio 2020

E’ stato pubblicato nei giorni scorsi sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale “Quaternary Science Reviews”, un nuovo studio sull’evoluzione di uno dei due principali gruppi di elefanti fossili che hanno abitato il Vecchio Mondo durante il Pleistocene, Italia compresa: si tratta degli elefanti del genere Palaeoloxodon, tra i più grandi mammiferi terrestri mai vissuti, potendo raggiungere i 4,5 metri di altezza alla spalla ed un peso di 17 tonnellate. Lo studio è stato condotto da un team internazionale di paleontologi, tra cui il docente Unicam Marco P. Ferretti, della Scuola di Scienze e Tecnologie. “Questi elefanti – racconta il professor Ferretti – si sono originati in Africa, la culla di tutti i proboscidati, circa 2 milioni di anni fa e si sono diffusi in tutta l’Eurasia attorno ad 1 milione di anni fa. La storia evolutiva di questo gruppo di mammiferi, ben documentato nel record fossile, ci fornisce un modello di come i cambiamenti paleoclimatici e paleogeografici influiscono sulle capacità di adattamento, di diffusione ed infine sulle dinamiche di estinzione delle specie animali”.

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L’uomo forte vagheggiato dagli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 dicembre 2019

Dopo la caduta rovinosa del fascismo e la fine della Seconda guerra mondiale la politica italiana ha imboccato quella che possiamo definire la “democrazia compromissoria” e che ha caratterizzato gran parte della storia politica italiana fondata sulla costituzione del 1948. È stato un percorso che si è interrotto negli anni Novanta con il passaggio alla “democrazia maggioritaria”. La svolta è stata segnata dalla riforma elettorale del 1993 che ha aperto la strada all’evoluzione bipolare del sistema politico rappresentativo con la designazione di un candidato alla Presidenza del Consiglio. Da quella fase storica, relativamente recente, ci siamo resi conto che è mancata a tutt’oggi, sia pure necessaria per via dell’integrazione europea, una forma di governo statale in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale e chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti. E’ che ci siamo imbattuti, lungo questo percorso, da un Governo e da un Parlamento fortemente condizionato da “poteri diversi da quello statale” che ne limitano la sua azione riformatrice. E considerato che la capacità del popolo elettore è stata imbrigliata da un apparato politico e culturale fortemente deficitario in chiave decisionale, il disagio sta diventando critico sino al punto che si auspica una guida più incisiva e capace di limitare le interferenze esterne per porre mano ad una riforma del sistema paese per favorire le esigenze fondamentali della società. In questa fase cruciale il fattore tempo è fondamentale. Avverto, infatti, l’urgenza di un cambiamento ma si paventa, rilevata, purtroppo, solo da pochi che si possa finire dalla padella nella brace perché l’uomo solo al comando può essere una buona cosa ma è molto raro ai tempi nostri dove prevalgono i pifferai alias imbonitori di turno. (Riccardo Alfonso)

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“Stati Uniti e Medio Oriente, una situazione in evoluzione”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

Roma, mercoledì 6 novembre, alle ore 18.30, nella sede della John Cabot University, in via della Lungara 233, Trastevere. Si parlerà di Stati Uniti e Medio Oriente – dalla Turchia al Kurdistan, da Israele allo Yemen, dall’Arabia Saudita all’Iran – e di come gli scenari che si prospettano potranno avere influenza sulle elezioni presidenziali americane del prossimo anno. “The US and the Middle East, an evolving situation”, questo il titolo del dibattito organizzato dalla John Cabot University (JCU) – il maggior ateneo Usa d’Italia – a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici. Interverranno Lucio Martino, esperto di relazioni transatlantiche e problemi strategici; Viviana Mazza, che segue gli Usa e il Medio Oriente per la redazione esteri del Corriere della Sera; Farian Sabahi, docente di politica e religione, studiosa di Iran; Pratishtha Singh, autrice e attivista per i diritti delle donne indiane.Saranno presenti Franco Pavoncello, presidente della John Cabot University, e Federigo Argentieri, direttore dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici. Modererà i lavori la giornalista Rai Helen Romana Viola.

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Convegno “Contenuti e servizi: prospettive per l’evoluzione di SBN”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

Venezia. 5 novembre prossimo, a partire dalle ore 15.30, e proseguirà nella giornata del 6 novembre con orario 9.30 – 16.30. Piazzetta San Marco n. 13. L’iniziativa è organizzata dalla Biblioteca Nazionale Marciana in collaborazione con l’Associazione Italiana Biblioteche e la Fondazione Ugo e Olga Levi, nella sua sede storica.
Il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) è l’infrastruttura informatica che ha realizzato una rete di servizi pubblici basata sul catalogo collettivo di circa 6.500 biblioteche italiane, e che a Venezia vede cooperare 39 biblioteche cittadine con un catalogo comune di oltre 2.300.000 documenti. Nel trentennale della nascita del Polo veneziano del SBN questo convegno si propone di discutere sulle prospettive di evoluzione del sistema, in considerazione delle mutate condizioni tecnologiche e delle attuali esigenze degli utenti. La discussione verterà in particolare sul documento “Cosa SBN dovrebbe fare nel breve-medio periodo”, recentemente pubblicato dal Gruppo di lavoro sulle biblioteche digitali dell’AIB e disponibile al seguente indirizzo:

Fai clic per accedere a Cosa_sbn_dovrebbe_fare.pdf


L’esigenza di salvaguardare i livelli di servizio fin qui raggiunti, in epoca di contrazione di risorse sia umane che finanziarie, e nel medesimo tempo di affrontare le sfide dell’era digitale inducono le biblioteche a ripensare le modalità e gli strumenti della cooperazione all’interno della rete del Servizio Bibliotecario Nazionale, anche in vista della valorizzazione delle proprie
ricchissime collezioni presso pubblici diversi da quelli tradizionali.

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Una story map mostra l’evoluzione della Rete Sismica Nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 ottobre 2019

Come si è evoluta e sviluppata la Rete Sismica Nazionale (RSN) dai pochi punti di osservazione sparsi sul territorio italiano fino alle centinaia di stazioni multiparametriche dei nostri giorni?In occasione del Ventennale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), INGVterremoti ha realizzato una nuova story map che racconta lo sviluppo negli anni della RSN, una delle infrastrutture più importanti dell’Istituto che permette di monitorare la sismicità in Italia e nel mondo e di assicurare il servizio di sorveglianza sismica del nostro territorio per il Dipartimento della Protezione Civile (DPC).La story map propone una ricostruzione storica dello sviluppo della rete di monitoraggio dell’INGV (prima ING) che a seguito del terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980 venne centralizzata per fornire un servizio di monitoraggio e sorveglianza a livello nazionale in tempo reale o quasi. Attraverso l’ausilio di mappe interattive, testi, foto e immagini storiche e recenti vengono raccontati i principali aspetti relativi allo sviluppo tecnologico e strumentale delle stazioni di monitoraggio (sensori, ricevitori, trasmissione dati, alimentazione), all’incremento del numero di stazioni e infine alla conseguente evoluzione del servizio di sorveglianza (localizzazioni eventi, turnazione h24, comunicazione verso DPC e il pubblico).Oggi la Rete Sismica Nazionale Integrata, grazie anche al contributo dei dati provenienti da stazioni estere installate in regioni confinanti, conta quasi 500 stazioni.

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Innovazione e sanità: l’evoluzione è digitale

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Lo spiega Gianluca Polifrone nel libro “Sanità Digitale. Prospettive e criticità di una rivoluzione necessaria”, presentato alla Camera dei DeputatiL’innovazione digitale in ambito sanitario rappresenta uno strumento di efficienza di sistema e al contempo di risparmio delle risorse economiche impiegate. Il percorso per comprendere come tutti i paesi stiano evolvendo, mentre l’Italia si trova ancora tragicamente collocata nella retroguardia è guidato da Gianluca Polifrone nel volume “Sanità Digitale. Le riflessioni di Polifrone e degli altri relatori, l’On. Nicola Stumpo, il Dott. Agostino Ragosa, il Dott. Raffaele Bifulco e il Dott. Enzo Chilelli sono state di taglio ampio e analitico: un’Italia più lungimirante e con l’obiettivo di garantire a pieno il diritto alla salute gestirebbe la sanità come un settore economico importante e cruciale da difendere per la propria economia. L’assenza di una regia univoca in grado di identificare le problematiche e di una leadership politica centrale competente è invece causa di frammentazione e spreco di pubblico denaro: le priorità d’intervento e i progetti avviati, dalla carta sanitaria al fascicolo sanitario elettronico, sono stati realizzati verticalmente e risentono di mancanza operativa, laddove l’attuazione di un piano di sanità digitale potrebbe rendere il SSN oltre che più sostenibile, anche accessibile a chiunque.All’interno del volume vengono messe fuoco a fuoco le principali criticità in materia:
– I problemi dovuti alla mancanza di una visione strategica del SSN
– L’approccio conflittuale tra azione dello Stato Centrale e quella delle Regioni, i due attori ai quali compete la gestione della sanità pubblica nel paese
– L’incapacità di proporre un sistema unitario delle informazioni relative il cittadino-paziente, ridisegnando, grazie all’uso delle tecnologie digitali, processi efficaci di gestione
– Lo sperpero di centinaia di milioni di euro nella replica di silos informatici
“Mi piace pensare che, come negli anni ’60 l’Autostrada del Sole ha unito fisicamente l’Italia, allo stesso modo la sanità digitale possa contribuire a omogeneizzare la tutela della salute da nord a sud” ha voluto ribadire Polifrone con una metafora che lascia dubbi sull’approccio armonico che, a suo dire, dovrebbe essere attuato per garantire uguale diritto alla salute a tutti gli italiani.
Gianluca Polifrone è un funzionario pubblico che ha lavorato sin dal 2011 sulle iniziative dell’Agenda Digitale di Poste Italiane prima e a seguire per Consip SpA dove ha rivolto la sua attenzione alla gestione e analisi della domanda formulata dalle pubbliche amministrazioni centrali con la responsabilità di individuare le corrette soluzioni in ambito di sanità digitale. Ha seguito la nascita dell’Agenzia per l’Italia digitale (AGID) e ha partecipato alla realizzazione dei progetti nazionali quale il Sistema Pubblico di connettività, l’adozione dei servizi in materia cloud, la gestione documentale e dei procedimenti amministrativi. Per conto di AIFA siede alla Cabina di Regia del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), istituito con apposito decreto dal Ministero della Salute nel 2017.

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Telematica e consulenza: si può fare di più

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Due aree strategiche, anche per la mobilità aziendale, hanno vissuto negli ultimi anni un’evoluzione molto rapida: la telematica a bordo dei veicoli e l’ottimizzazione della flotta attraverso soluzioni di mobilità integrata e condivisa, in grado di aumentare l’efficienza e ridurre i costi di gestione. Anche su questa capacità di prestare consulenza in termini di Total Cost of Mobility si misura oggi l’offerta delle società di noleggio.
Su queste due nuove aree, i riscontri raccolti mostrano un’offerta ancora non pienamente soddisfacente, nonostante il forte interesse delle aziende clienti: la bassa valutazione sui servizi telematici (2,1 su 4) evidenzia la bassa qualità dei dati messi a disposizione e i costi, percepiti come troppo alti rispetto agli effettivi benefici; un messaggio per l’industry del noleggio, che dovrà approfondire, riflettere e agire per invertire questa percezione.

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L’evoluzione nel campo della riproduzione in medicina

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Mallorca (Palma di Maioca Spagna) dal 4 al 6 aprile IVI celebra il proprio Congresso biennale, che quest’anno ha luogo a Mallorca, incentrato sulla condivisione degli ultimi progressi nel settore della Medicina della Riproduzione e su come ottenere miglioramenti che aiutino ad ottimizzare il futuro della professione.In questa occasione, inoltre, l’incontro è realizzato sulla base di una strategia pienamente sostenibile, definita dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (ODS) proposti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel settembre del 2015.“Questo Congresso rappresenta un incontro d’avanguardia medica e scientifica durante il quale proviamo a riunire le grandi menti che rendono possibile l’evoluzione nel campo della riproduzione. Essendo un Congresso molto importante, e proseguendo nell’obiettivo di progresso e innovazione che abbiamo sempre perseguito, non possiamo ovviare al concetto di sostenibilità che oggi più che mai rappresenta una necessità fondamentale. Dunque, in questa edizione del nostro Congresso abbiamo voluto scommettere con tutta la nostra forza sugli ODS, consapevoli di quanto sia importante adottare una strategia d’impresa vincolata a questi obiettivi globali”, commenta il Dottor Javier Marqueta, Direttore di IVI Mallorca e Presidente dell’8th IVIRMA Congress.
L’impegno di IVI per la sostenibilità si concretizza in tre aspetti: Economico, Sociale e Ambientale. “Già nel corso della sua precedente edizione tenutasi a Bilbao, per la prima volta, il Congresso organizzato da IVI ha messo in atto una strategia di sostenibilità che ha aiutato a generare un’eredità – informa la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – ed è stato riconosciuto come tale con il certificato di eventi sostenibili concesso dal governo basco. Ora, riprende a viva forza questo piano, essendo l’impegno sociale ed ambientale una parte fondamentale nella sua definizione e implementazione”.Il piano di sostenibilità si articola lungo quattro ambiti in relazione con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, un’iniziativa mondiale lanciata da questa organizzazione, che si propone di porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e assicurare che tutte le persone godano di pace e prosperità.L’obiettivo è diminuire il più possibile il consumo di materiali e l’inclusione dei criteri di recupero, riutilizzo e riciclo. E tra le misure adottate, si evidenziano la digitalizzazione della documentazione per evitare il consumo di carta mediante la creazione di una APP del Congresso, la riduzione degli elementi del Pack di Benvenuto e uso di materiali riutilizzati e riciclabili per la loro fabbricazione, un manuale di buone pratiche per gli stand, la semplificazione della scenografia e la separazione effettiva dei residui per facilitare la loro gestione e il loro riciclo.

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“L’evoluzione del mondo con la tecnologia 8K e AIoT”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

Las Vegas. Sharp partecipa al CES 2019 di Las Vegas, una delle più grandi fiere dedicate all’elettronica di consumo, che si terrà dall’8 all’11 gennaio. Per la prima volta dal 2015, Sharp punta su uno stand espositivo full-scale nella Central Hall del Las Vegas Convention Center.Sulla base della business vision “Cambiare il mondo con la tecnologia 8K e AIoT2”, Sharp avrà uno stand con quattro aree dedicate alle soluzioni 8K, AIoT, Home, e Business. I visitatori potranno sperimentare in prima persona un “Ecosistema 8K” basato su dispositivi, soluzioni e apparecchiature 8K e “Soluzioni AIoT” guidate da tecnologia robotica, sensori, elettrodomestici e altri dispositivi AIoT.L’integrazione di Sharp della sua pionieristica tecnologia 8K in un ecosistema 8K e “soluzioni AIoT”, come il servizio COCORO+ (una gamma di soluzioni per la smart home), si sono finora concentrate sul mercato giapponese. Sharp sta ora espandendo e accelerando lo sviluppo su scala globale.In occasione del CES, Sharp annuncia inoltre la sua partnership con Google in Europa. Un’ampia gamma (dai modelli entry-level a quelli di fascia alta) per tutte le categorie di prezzo della serie di Smart TV Sharp per il 2019 sarà dotata di TV Android per la distribuzione nel mercato di massa. Questa e ulteriori collaborazioni con specialisti leader nel settore del design (Pininfarina) e del suono (Harman Kardon) continuano a posizionare e a ristabilire Sharp come brand TV premium.

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“I limiti della specificità degli enzimi e l’evoluzione del metabolismo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Sarà pubblicato sulla rivista “TIBS – Trends in Biochemical Sciences” l’articolo “I limiti della specificità degli enzimi e l’evoluzione del metabolismo” di Alessio Peracchi, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma.Lo studio affronta il tema della specificità degli enzimi, cioè dei catalizzatori biologici da cui dipende il metabolismo di tutti gli esseri viventi.Tradizionalmente gli enzimi (o almeno la maggior parte di essi) venivano descritti come strettamente specifici, cioè capaci di trasformare un solo tipo di substrato (metabolita). Sulla base di un’estesa analisi della letteratura corrente, il lavoro firmato dal prof. Peracchi si inserisce nel processo di correzione di questa visione avvenuto in anni recenti.
L’analisi presentata spiega che tutti gli enzimi sono obbligati ad una specificità “imperfetta”, a causa di inevitabili limiti chimico-fisici; e che comunque, molto spesso, gli enzimi sono addirittura meno specifici di quanto la chimica consentirebbe loro.
Le attività degli enzimi con metaboliti diversi dal loro substrato principale sono soggette a diversi tipi di pressioni evolutive, sia positive sia negative, che contribuiscono a definire il grado finale di specificità di ciascun enzima.La diffusa presenza di queste “attività secondarie” porta alla formazione di metaboliti inusuali, che complicano grandemente la composizione chimica della cellula (il metaboloma).Questa complessità può rappresentare un problema ma anche una risorsa in vista della evoluzione e diversificazione del metabolismo nei differenti organismi viventi.

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L’evoluzione del mercato elettrico in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

Energy communities, distretti commerciali e industriali dove prosumer e consumer si scambiano energia, aggregatori virtuali e sistemi di storage elettrico diffuso… Se ne parla, è vero, ma niente di tutto questo ancora in Italia è reale: si sono avviate nel 2018 le prime sperimentazioni con risultati incoraggianti, approvate e sotto il controllo di ARERA, ma la strada è ancora lunga e tortuosa.Proprio per provare a fare chiarezza sulla situazione reale delle sperimentazioni legate alle nuove configurazioni fisiche e virtuali che potranno operare sul mercato elettrico italiano è stato realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano il secondo Electricity Market Report, presentato questa mattina. Un Report complesso, perché si scontra con l’incertezza delle fonti e con la difficoltà di giungere a una visione condivisa dei risultati, e che tuttavia ha il pregio di mettere in luce come la questione normativa non sia l’unica da risolvere: la tecnologia infatti, che pure è pronta, è ancora troppo costosa e la prospettiva di operare sul mercato dei servizi da sola non è sufficiente a rendere convenienti gli investimenti. E questo è ancora più vero quando dalle configurazioni “virtuali” si passa a quelle “fisiche”, dove occorre replicare le infrastrutture.
Il nuovo paradigma del mercato elettrico si lega al crescente utilizzo della generazione distribuita, in termini sia di capacità di offerta al mercato sia di flessibilità che gli operatori della rete possono utilizzare per il suo continuo bilanciamento. Nuovi concetti, come la “flessibilità” o lo “active demand response”, e nuovi player del mercato elettrico come gli “aggregatori” o “balancing service provider (BSP)” emergono da protagonisti nei più recenti modelli di business verso cui sta migrando la frontiera competitiva.Recentemente anche l’Italia, mediante l’introduzione della delibera 300/2017 da parte dell’ARERA, ha avviato con Terna una serie di progetti pilota per permettere alla generazione distribuita di partecipare al mercato dei servizi di dispacciamento (MSD). Sono state quindi introdotte le Unità Virtuali Abilitate (UVA) e la nuova figura nodale dell’aggregatore, in qualità di abilitatore della partecipazione delle unità non rilevanti al Mercato dei Servizi di Dispacciamento (MSD).Il Mercato dei Servizi di Dispacciamento è sede di negoziazione delle offerte di vendita e di acquisto di servizi di dispacciamento, utilizzata da Terna per le risoluzioni delle congestioni intrazonali, per l’approvvigionamento della riserva e per il bilanciamento in tempo reale tra immissioni e prelievi; vi possono partecipare solo le unità abilitate. Gli aggregatori, ossia i fornitori di servizi che su richiesta accorpano una pluralità di unità di consumo o di produzione e consumo per venderli o metterli all’asta in mercati organizzati dell’energia, possono permettere ai clienti finali di modulare i propri carichi elettrici e in questo modo di partecipare al mercato di dispacciamento, movimentando volumi sufficienti per accedere al MSD.Sono quattro le possibili configurazioni “virtuali” nel nostro mercato elettrico. Le UVAC sono caratterizzate dalla presenza di sole unità di consumo (UC), cioè impianti per il consumo di energia elettrica connessi a una rete pubblica tali che il prelievo complessivo di energia sia utilizzato per un singolo impiego o finalità produttiva.Ma non solo in Italia, anche a livello globale la diffusione di queste configurazioni è da considerarsi ancora a livello embrionale: sono appena 197 nel mondo quelli che, seppur con caratteristiche leggermente diverse da quelli italiani, possono essere classificati come progetti di configurazioni elettriche fisiche, in particolare micro-reti, e “virtuali”. Più della metà sono in America (50,8%), seguono Asia (23,4%), Africa (10,7%), Europa (7,6%), Australia (6,6%) e Antartide (1%).Sono già attivi 146 progetti (74%), mentre il restante 26% si suddivide tra la fase iniziale di progettazione (23%) e quella di costruzione (3%). Due terzi sono riconducibili alle configurazioni fisiche, ma ben 47, già operativi, sono configurazioni virtuali e rappresentano il 24% del campione. Il 61% è alimentato sia da energie rinnovabili sia da fonti tradizionali, mentre il 34% alimenta la rete solamente con energie rinnovabili. I pannelli fotovoltaici sono la tecnologia maggiormente utilizzata (63%), seguita da eolico (31%), idroelettrico (5%) e biomassa (1%). Il 56%, inoltre, a supporto degli impianti ha installato anche sistemi di accumulo.

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La giustizia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

 Ho scritto queste cose trent’anni fa. Sta al lettore di oggi rilevare le eventuali diversità introdotte nel sistema giudiziario italiano e capire, come credo, quanto poco sia stato fatto per restituire al precetto giuridico la sua identità e il suo indirizzo nella realtà sociale e civile di un Paese che vorremmo definire a democrazia compiuta. Come posso ampiamente rilevare la società contemporanea, da una parte, ha fatto tesoro delle esperienze passate, recenti e remote, maturate negli studi approfonditi degli studiosi del diritto che, a mio avviso, hanno inteso, in questo modo, tutelare l’ordinato evolversi della “comunità” rispetto ai suoi compositi impegni ai quali è, di volta in volta, chiamata. Alla base di questo modello “evoluto e specialistico”, offertoci dall’amministrazione della giustizia, vi è stata da sempre la convinzione che solo una “società” ordinata, secondo certi principi universalmente riconosciuti e accettati dalle genti che sceglievano di vivere in comunità e che tracciavano un’area autonoma di territorio dove costruire il loro avvenire, potesse offrire una base concreta sulla quale poter assicurare forza e determinazione ai suoi progetti unitari. Scrivevo, infatti: “La storia, per altro, ci insegna che là dove è venuta meno la giustizia e con essa l’autonomia del giudice dagli altri poteri forti dello Stato, vi è stato il collasso statuale e la crisi è diventata irreversibile fino alle sue estreme conseguenze con le dittature, lo Stato di polizia e via dicendo. Ma la giustizia per essere valida non ha solo bisogno di buone leggi e quindi di un legislatore nato per essere “saggio, accorto e sensibile alle realtà del mondo che cambia”, ma deve far sentire la sua presenza facendo in modo che essa pervenga ai destinatari, attori o convenuti che siano, con tempestività, equità ed uniformità di giudizio a prescindere dalle loro condizioni sociali, dal ceto e dal ruolo politico svolto. Ebbene in Italia, e in una certa misura anche nel resto del mondo industrializzato e non, stanno venendo meno questi presupposti perché si sta scivolando sul piano inclinato di una giustizia che si vuole al servizio di qualcuno, ad usum delphini e non nell’interesse generale. Questo malessere è avvertito un po’ da tutti. Scriveva nel 1986, tra l’altro, il Presidente pro tempore della Corte di Appello di Roma Carlo Sammarco: “Finora il cittadino italiano nutriva una sostanziale fiducia nei suoi giudici, pur essendo ripagato con disfunzioni e ritardi. Di recente ha mutato atteggiamento: esso è divenuto critico se non sospettoso nei confronti dell’istituzione giudiziaria. La verità è che il giudice italiano è chiamato a rendere giustizia in una società che nell’ultimo trentennio si è profondamente trasformata e lo ha fatto ad un ritmo vertiginoso. L’avvento dello stato sociale, finalizzato a garantire a tutti i consociati i benefici conseguiti attraverso lo sviluppo economico, ha comportato la tendenza alla socializzazione del diritto; nel contempo il processo di democratizzazione del sistema socio-economico, per effetto di una imponente moltiplicazione dei soggetti economici sociali ed istituzionali, ha, a sua volta, sviluppato la tendenza al policentrismo del diritto, essendosi la funzione legislativa del Parlamento rivolta alla composizione degli interessi ed alla regolamentazione dei poteri dei corpi intermedi e dei gruppi in competizione fra di loro, per cui le leggi spesso si atteggiano a veri e propri statuti di gruppo. A queste due tendenze del diritto se n’è aggiunta una terza: la proliferazione del diritto; le leggi si accumulano, si contraddicono, si cancellano, il tutto in maniera caotica. Di conseguenza, è venuta appannandosi la posizione di terziarità del giudice, per cui taluno ha parlato di amministrativizzazione della funzione giudiziaria.” Ebbene mentre cambiavano a un ritmo inusitato i connotati sostanziali della giurisdizione e il ruolo del giudice si ampliava e si potenziava occupando spazi un tempo impensabile, non si provvedeva prontamente alla riconsiderazione della sua professionalità e al rinnovamento della legge concernente il loro status e dei codici di rito e tanto meno all’ammodernamento delle strutture organizzative. Cosicché, accanto alle disfunzioni di sempre, andatesi gradualmente aggravandosi, è venuta proponendosi una messa in mora per i modi in cui la giustizia è amministrata in Italia. Un evento, questo, carico di conseguenze negative per l’ordinato vivere civile della comunità nazionale di fronte alla quale non si può rimanere inerti e continuare a credere che tutto possa rimanere come prima. Ebbene nonostante questo e molti altri appelli apparsi sugli organi di stampa, non solo specialistici, e in tutte quelle sedi, compreso il Parlamento dove non solo si poteva informare ma anche decidere una svolta, nel senso voluto in apparenza da tutti, per ridare fiato alla questione giustizia e a conferirle quella funzione vitale per la tenuta stessa della democrazia, po o nulla è stato fatto. Queste riflessioni ho incominciato a farle nella prima stesura di questa pubblicazione, ovvero nel 1995. L’ho vista come la giustizia che si propone con sconti di pena, di condoni  e di amnistie, ma nessuno sembrava voler prendere il classico toro per le corna ed affrontare il problema alla radice. E’ sempre di quel tempo il commento-sfogo, fin troppo amaro, per quanto fosse realistico, di un magistrato, Fabio Salamone – chiamato a svolgere una delicata inchiesta – quando in un’intervista, rilasciata a un giornalista del “Corriere della sera”, dice: “Come il solito in questa Italia che continua a prendersi in giro, il problema non è posto correttamente, mi pare. Intanto, i processi una volta in piedi si devono fare. Salvo che il potere politico si assuma la responsabilità di bloccarli o modificarne la procedura in corso d’opera. Ovviamente – egli rileva – non spetta a noi magistrati decidere. Siamo solo dei tecnici che potremmo esprimere un parere, se richiesto, fermo restando l’obbligo di applicare leggi e norme fatte da altri, da un altro potere costituzionale, appunto quello legislativo. II chiarimento, quindi, va ricercato esclusivamente in sede politica.” Se ci soffermiamo un attimo a considerare proprio questo specifico aspetto richiamato da Salamone, per quanto ovvio, ci troviamo a dover registrare la prima grossa incongruenza nel sistema Italia. Il Parlamento legifera ed è quello che è chiamato a fare nel caso specifico, ma non ci sembra corretto, per non dire altro, che una volta affidate le leggi da esso emanate ai magistrati i quali, a loro volta, sono preposti per farle applicare, si debba dire “tra le righe” che se colpiscono certi uomini influenti le stesse norme non valgono più e che, ancor peggio, esistono degli “intoccabili” che possono rubare, uccidere e compiere qualsiasi illecito, ma guai a chi osa chiamarli a risponderne. Anche in questa circostanza continua a valere la logica del più forte, quella del vincitore che in guerra si vede assolte le sue atrocità mentre condanna quelle del nemico sconfitto, che trasforma in “eroi” dei biechi assassini e riduce a “carnefici” quelli dell’altra parte che hanno avuto il demerito di essere dei perdenti. Dov’è la giustizia in questi casi? E’ indubbiamente in un solo posto: nel cuore dei malvagi, dei prevaricatori, e allora non chiamiamola, ipocritamente, giustizia, ma qualcosa d’altro. E al contrario di quanto pensa Salamone, noi diciamo che in Italia, e aggiungiamo non solo in Italia, non si tratta di schizofrenia del potere politico quando affronta i temi della giustizia peccando di farlo senza uno studio sereno, né di avvalersi di emozioni legate a casi particolari tanto da valutare ogni grande tematica in rapporto solo alla soluzione di una singola emergenza, ma è qualcosa di ancora più grave. E’ vero e proprio disfattismo. La corruzione non è solo il frutto di una burocrazia malata, ma è la volontà di alcune categorie di voler comunque mestare nel torbido per ricavarvi il massimo profitto a costo zero. E a chi si straccia le vesti scandalizzato per queste oscenità da “ergastolo”, chiediamo se onestamente lo Stato italiano dalla sua unità a oggi abbia mai fatto qualcosa in nome di tutta la nazione o, più semplicemente, se non si sia servita del Meridione come di un semplice mercato di sbocco delle produzioni concentrate nel Nord.  Allo stesso modo si è comportata la Francia di Napoleone III nel momento in cui intese favorire l’unità d’Italia. La sua riserva mentale era quella di procurarsi uno spazio “privilegiato” per i  suoi commerci in Italia in ricambio degli appoggi resi. Le forze politiche devono avere la serenità di valutare i temi della giustizia nella loro globalità e senza preconcetti. C’è troppa confusione. L’ignoranza della legge non scusa, si dice. Ma non esiste un codex, un corpus con tutte le norme penali. Si fa una legge finanziaria e s’inserisce una norma penale. Si vara una legge sui bovini ed è lo stesso. Con la conseguenza che nessuno sa quanto siano i reati in Italia. A questo punto è urgentissimo ordinare la materia. Non dimentichiamo che nel nostro Paese vige un codice penale di una società che non esiste più. A questo si aggiunge il problema del sovraccarico degli uffici penali”. Dal libro di Riccardo Alfonso “Diritto e rovescio”

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Alla Stranieri due giornate di studio sull’evoluzione della protezione internazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Perugia 27 settembre ore 14.30 28 settembre ore 9.30 Aula Magna di Palazzo Gallenga. L’evento rappresenta la conclusione di un progetto di ricerca triennale di cui è titolare la prof.ssa Maura Marchegiani, docente di diritto internazionale a palazzo Gallenga, e finanziato dal MIUR.
La prima parte del convegno, con inizio alle ore 14.30, si aprirà con gli interventi di Giandonato Caggiano, docente di diritto dell’UE, all’Università di Roma Tre “La protezione umanitaria dopo la crisi del regolamento Dublino”; degli strumenti geografici per l’analisi dei flussi migratori ne parlerà Chiara Biscarini dell’Università per Stranieri di Perugia, mentre G. Gerli tratterà delle possibili soluzioni alla crisi dei rifugiati in Europa: corridoi umanitari e vie alternative di ingresso.
Nella seconda giornata, (venerdì 28 settembre) sempre in aula magna, con inizio alle 9.30, ad aprire i lavori spetterà al rettore uscente Giovanni Paciullo insieme a Giovanna Zaganelli, direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali della Stranieri di Perugia. A seguire interverranno V. Mori dell’Università degli Studi della Tuscia sul tema “Mediterraneo” e “confine”; del ruolo di un think tank internazionale in Africa: le sfide della collaborazione paritaria ne parlerà F. Tessari, responsabile Filippo Tessari della Fondazione ENI per la sostenibilità in Africa; Thaila Poli, dell’UNHCR; Micol Barnabò dell’OIM; MARIO GIRO, ex viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Tra gli obiettivi del convegno a carattere multidisciplinare anche quello di approfondire lo studio di questo istituto da una prospettiva storica, tecnico-scientifica, giuridica e filosofica. Un focus specifico riguarderà la questione dei corridoi umanitari che sarà trattata anche attraverso la testimonianza di richiedenti asilo arrivati dalla Siria.
Il convegno è aperto a tutti, ma per poter partecipare è necessario effettuare la registrazione al seguente link: https://www.unistrapg.it/it/node/4736 entro il 22 settembre.

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Si vis pacem para bellum

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

E’ stata una grande opportunità quella di mettere a frutto le proprie scoperte e invenzioni, per comunicare e per acquisire conoscenze e migliorare le proprie. I romani apprendevano dalle legioni di Pirro l’arte di ordinare e disporre gli accampamenti. Luigi XIV si rese sostenitore convinto nell’armare dei primi archibugi gli eroi delle sue milizie. A Sadowa si videro i miracoli del fucile ad ago, a Mentana i francesi sperimentarono i loro prodigiosi chàssepot. Napoleone entrò in Piemonte da Nizza, sbaragliò gli austriaci a Montenotte, i piemontesi a Dego, Millesimo e Mondovì con appena 30mila uomini male armati e sprovvisti del necessario per affrontare con sicurezza i disagi di una lunga battaglia. L’anno successivo, come un erede di Annibale, invase la Lombardia e debellando le poderose forze austriache entrò nell’Emilia e nel Veneto e costrinse gli austriaci a una pace forzata. E’ tutta una storia che attraversa i millenni, riproduce sotto altre vesti le stesse imprese e sembra voler tenere unito con un comune filo conduttore le antiche e le nuove esperienze. Parliamo d’Annibale, di Cesare, di Trivulzio, il vincitore di Melegnano, che faceva calare dalle rupi alpine le artiglierie per mezzo di grosse funi, di Bonaparte che imita Annibale. Nel passaggio dalle Alpi fece avvolgere in uno strato di paglia i cerchi delle ruote dei carri, e con questo stratagemma riuscì ad oltrepasare silenziosamente il forte di Bard. (Riccardo Alfonso)

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Un discorso intorno all’evoluzione delle istituzioni democratiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Un tema appena sfiorato, in un recente dibattito, sul ruolo del Parlamento nella società odierna sino a paventare l’eventualità, indicata da Casaleggio junior, che possa essere considerato superfluo e da sostituire con una forma di consenso diretto e continuo con la gente, ha provocato, come naturale che sia, una forte contrarietà non solo nell’area politica ma anche tra i politologhi e gli ambienti culturali. Eppure si tratta di un argomento non nuovo e trattato, ai giorni nostri, da vari studiosi della materia con pubblicazioni quali “La visione del potere” di Gaetano Mosca e Guglielmo Ferrero e i vari scritti di Carlo Mongardini. Si tratta, per dirlo in poche parole, di una “crisi di identità delle democrazie occidentali” capace di scatenare quell’effetto domino che potrebbe preludere ad una crisi più generale delle istituzioni democratiche. E’ che noi abbiamo creato un’immagine di democrazia in termini ideali, di idee e di opinioni che quotidianamente si scontra con una realtà di segno diverso e capace di ridurla ad un involucro “svuotato di sostanza e nella sostanza”. Per Ralf Dahrendorf “la concezione della democrazia è diventata così nebulosa che ciascuno può facilmente adattarla ai propri interessi.” E’ un percorso che indubbiamente ci porta forme di autoritarismo sia pure con varie sfumature. Penso alla “democrazia deliberativa” di John Rawls che si traduce, se ho bene inteso nel suo Homo videns – Televisione e pensiero, nel trasferire il dibattito politico dalla piazza in televisione dove la forza dell’immagine e le capacità del grande comunicatore possono alimentare gli strumenti di persuasione e generare anche scelte di un certo genere. Ma questo comunicatore chi potrebbe essere? E con quale metro di giudizio intende esprimere i suoi concetti per andare oltre l’effetto epidermico e renderci più riflessivi? Vanno, ovviamente adottate delle cautele, fissando dei paletti e chiederci chi è autorizzato a prendere delle decisioni collettive vincolanti e con quale rapporto di consenso collettivo. Il dibattito, quindi, è aperto e non va soffocato dal contingente perché sono proprio le regole condivise e irrinunciabili e insindacabili che danno un senso alla democrazia e ci aiutano a convivere con il nostro prossimo senza grossi traumi esistenziali e dove la politica non può essere un fine ma semmai un mezzo. (Riccardo Alfonso)

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Manifattura: l’evoluzione di domani per competere oggi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2018

Padova. A dare risposta a questo interrogativo mira l’evento “Optimize for Learning” organizzato da Quin il 25 maggio a Villa Ottoboni, Padova. «Esiste un gap tra le potenzialità degli strumenti e il contesto applicativo che bisogna colmare – continua Valgimigli – vogliamo offrire la possibilità di scoprire nuove vie per imparare velocemente a governare la complessità, portando concreti casi di successo di due aziende di primo piano del nostro panorama industriale: Marcegaglia e illycaffè». Con gli interventi di Luciano Villa, Supply Chain Manager divisione Tubi in Marcegaglia e Fabio Attruia, Responsabile Industrializzazione in illycaffè, si condivideranno strategie e soluzioni per disporre di visibilità di medio-lungo periodo sugli eventi, intervenire proattivamente sugli imprevisti, organizzare e portare a termine le attività in modo snello, flessibile ed efficace, mantenendo sempre al centro le risorse umane.
La tecnologia è da sempre al centro del dibattito della manifattura. Un ambito che vent’anni fa ha visto una forte accelerazione delle proprie dinamiche evolutive e ha assunto un peso primario nel guidare le strategie di crescita delle aziende. «Soprattutto, le aziende hanno iniziato a rendersi conto che le soluzioni tecnologiche rappresentano uno strumento, non un fine del processo di sviluppo – spiega Fabio Valgimigli, direttore generale di Quin S.r.l., società di Udine specializzata nella consulenza in ambito Operations e Project Management – i sistemi informativi sono ormai un passo avanti rispetto ai processi aziendali, pertanto implementare nuovi strumenti IT comporta la necessità d’intervenire sull’organizzazione stessa, andando ad ottimizzare sia i processi che le nuove tecnologie che andranno a supportare».Oggi il rapporto tecnologia-industria si fa più stretto che mai, con le aziende chiamate a gestire un contesto sempre più competitivo, complesso e in costante cambiamento. Aumenta la frammentazione geografica della filiera produttiva, con processi produttivi più articolati e distribuiti all’interno di network di dimensioni globali, diminuiscono le dimensioni dei lotti di produzione e il time-to-market si fa sempre più breve. Il mercato si muove guardando non solo la varietà e la personalizzazione dell’offerta, ma anche le tempistiche, la puntualità e la frequenza delle consegne, dando ormai per scontata la qualità.
L’obiettivo diventa quindi migliorare il servizio al cliente e gestire efficacemente le attività dell’intera filiera produttiva. Ma nell’era in cui il tasso di crescita delle tecnologie ha superato il livello dell’adattabilità umana, quali scenari si aprono per le aziende?

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L’evoluzione del pensiero critico dei credenti

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

E’ evidente che la nostra contemporaneità comporta una evoluzione del pensiero critico dei credenti così come lo è per gli agnostici, del loro spirito di osservazione essendosi liberati dall’acquiescente sudditanza delle parole prive di significato pratico. In altri termini se chi predica la Fede non è coerente con i suoi dettami come può pretenderli in chi l’ascolta?
Se oggi io seguo un sermone a commento di un passo del Nuovo testamento non soggiaccio, come avveniva un tempo, alla passiva accettazione delle parole pronunciate. Si risveglia in me, prepotente, un giudizio critico, a tutto campo, non certo alla stregua dell’esegeta ma di chi vive la sua quotidianità disseminata di falsità e d’inganni in specie se provengono da chi ha fatto dell’avere il suo vitello d’oro da ingraziarsi, d’adorare e da servire a spese, se la convenienza lo richiede, del suo prossimo e che non esclude la persona del predicatore. E non ci basta, di certo, un Mosè ritornato dal Sinai, dove ha ricevuto dal Signore le tavole della legge, pronto a punire la parte del suo popolo che si macchiò con il peccato di adorare il vitello d’oro. Vogliamo questo Mosè, con i suoi discepoli e discendenti, che mai smetta d’indossare le vesti delle sue virtù. Non c’è posto per il Don Abbondio di turno. La fede dell’uomo di chiesa, come del politico e del moralista, non permette eccezioni o divagazioni. Deve essere ferma e concreta per sé come per gli altri e deve dimostrarlo in ogni momento della sua vita. E’ la sua “maledizione”. (Riccardo Alfonso)

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Evoluzione: i geni condivisi da invertebrati e mammiferi

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

planariaTutti gli animali in grado di rigenerarsi, da quelli capaci di far ricrescere una parte del loro corpo fino a quelli che riescono a rigenerare il loro intero organismo, possiedono un set di geni simili fra di loro. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori del Centro della Complessità e i Biosistemi (CC&B) dell’Università di Milano.La capacità di riformare organi o arti danneggiati, senza cicatrici o perdita di funzionalità, è molto diffusa fra gli animali, ma con grandi differenze da specie a specie. Alcuni sono infatti in grado di ripristinare un tessuto danneggiato, ma ci sono anche organismi che possono far ricrescere il loro intero corpo partendo da un solo frammento, come alcuni invertebrati. La capacità rigenerativa può anche variare in base al ciclo vitale e con l’età dell’animale. Fra i vertebrati, solo gli anfibi sono in grado di ricostruire organi e tessuti anatomicamente completi e funzionali. Nei mammiferi, questa capacità è presente ma è limitata al fegato, la cui massa può essere rigenerata in seguito a un danno.“Ci siamo concentrati sui geni coinvolti nella rigenerazione in diversi animali, per cercare di capire come mai i mammiferi hanno perso la capacità di far ricrescere arti amputati”, spiega Maria Rita Fumagalli, ricercatrice postdoc al CC&B e principale autrice dello studio, pubblicato su NPJ Systems Biology and Applications.
I ricercatori hanno selezionato tre organismi modello noti per le loro elevate capacità rigenerative – l’idra, la planaria e il cetriolo di mare – li hanno danneggiati e poi hanno analizzato il loro genoma in momenti diversi del processo di rigenerazione, per vedere quali geni si attivavano e in quale fase specifica. I risultati ottenuti sono poi stati confrontati con quelli ricavati da studi precedenti sul fegato di topo.Hanno così scoperto che fra i geni attivati nella prima fase della rigenerazione ce ne sono alcuni che sono simili anche fra animali molto diversi. Ciò suggerisce che tutti gli organismi, mammiferi inclusi, potrebbero aver conservato, nel corso dell’evoluzione, una parte primordiale di questo processo. Nella fase più tardiva della rigenerazione, i geni coinvolti sono invece specifici dell’organismo e del tipo di tessuto in fase di riparazione.
I ricercatori del CC&B hanno anche studiato i geni coinvolti nella risposta infiammatoria, che non è solo un meccanismo di difesa contro microrganismi esterni ma gioca anche un ruolo cruciale nella ricostruzione di un tessuto danneggiato. Quel che hanno scoperto è che nelle cellule del sistema immunitario di idre, planarie e cetrioli di mare, all’inizio della risposta infiammatoria si attivano geni molto simili a quelli dei macrofagi e dei neutrofili che intervengono in caso di infezione nei topi. Ciò significa che, nei mammiferi, la perdita della capacità rigenerativa potrebbe essere stata compensata da una complessa reazione immunitaria che entra in gioco durante la riparazione dei tessuti danneggiati.Nel complesso, questo studio ha consentito di svelare la presenza di un set di geni – fondamentali per dare inizio alla rigenerazione e quindi cruciali per la sopravvivenza – che sono rimasti conservati nel corso dell’evoluzione, in animali anche molto diversi fra di loro.
“La scoperta di questa firma genetica condivisa ci consente di capire meglio l’evoluzione della rigenerazione e potrebbe rivelarsi molto utile per lo sviluppo di future terapie rigenerative”, commenta Caterina La Porta, professoressa di patologia generale al Dipartimento di scienze e politiche ambientali dell’Università di Milano e coordinatrice di questa ricerca. Inibire questi geni potrebbe inoltre aiutare a contrastare le patologie dovute a un eccesso di fibrosi.

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Cyber Security, l’evoluzione della sicurezza nell’ecosistema 4.0

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

Cybersecurity MajorRoma, mercoledì 22 novembre 2017, ore 10:00 Aula Chiostro Facoltà di Ingegneria dell’informazione, Informatica e Statistica Università degli Studi di Roma La Sapienza Via Eudossiana,18 – San Pietro in VincoliNòva 24 – Il Sole 24 Ore in collaborazione con il CINI e Unindustria e la partnership di IBM e Tim organizza la seconda tappa del road show “Cyber Security. L’evoluzione della sicurezza nell’ecosistema 4.0”. L’incontro ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza sul tema della sicurezza informatica e sulle ricadute del fenomeno sul sistema imprenditoriale, attraverso un confronto tra università ed istituzioni, mondo delle aziende e associazioni di categoria. La seconda tappa del roadshow – iniziato a Milano il 2 ottobre con focus sull’impresa – affronterà il tema della cybersecurity come tappa imprescindibile nei programmi di difesa del Paese. La tappa romana sarà un momento di confronto tra la PA, il settore privato e il mondo della ricerca, per definire un approccio di sistema alla cybersecurity.

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